Categoria: Sport

  • Rugby Parabiago: buone prestazioni delle Seniores, ma i risultati non  sorridono ai colori rossoblù

    Rugby Parabiago: buone prestazioni delle Seniores, ma i risultati non sorridono ai colori rossoblù

    Che sarebbe stata una domenica impegnativa era nelle previsioni per tutte le nostre squadre Seniores: il First XV in casa della prima della classe Cus Torino, le Rugby Parabiago Women in Conference Cup con Benetton Treviso e la Cadetta con Cus Pavia. Nonostante le buone prestazioni non sono arrivate vittorie, ma sui campi si sono viste comunque tante luci, come hanno sottolineato i tecnici a fine partita.

    Cus Torino – Parabiago, finita 24-23 per i padroni di casa, è stata una partita giocata con tanta attitudine e determinazione, come si evince dalle parole dell’Head Coach Daniele Porrino.
    “Complimenti ai ragazzi che hanno lottato per 80 minuti. Il Cus Torino è una squadra completa, molto brava a giocare nello spazio. I nostri ragazzi hanno messo in campo l’atteggiamento giusto, tanta attitudine e tanta voglia di lottare.

    Peccato perché possiamo migliorare un po’ di disciplina, di scelte individuali nei momenti difficili. Questo ha caratterizzato la partita e non ci ha permesso di riuscire a ribaltare ma con questa base di attitudine ora il lavoro di noi allenatori debba essere concentrato su come far capire ai giocatori come comportarsi nei momenti difficili, in situazioni di sotto numero. Mi prendo la responsabilità di non aver trasmesso la giusta gestione del gioco nella situazione di oggi con una squadra così. Complimenti a tutti i ragazzi.”

    Buona anche la prestazione delle Rugby Parabiago Women che in Coppa Conference escono sconfitte dalle ragazze del Benetton Treviso, squadra impegnata in Élite femminile, con il risultato di 7 – 36.

    “Siamo molti contenti – esordisce l’Head Coach Samantha Grieco. Finalmente le ragazze hanno eseguito le consegne, hanno messo in campo un’attitudine molto positiva, sono state concrete soprattutto nella fase difensiva. Hanno fatto tutto quelle che abbiamo chiesto: sono state aggressive, salivano, erano organizzate. Hanno portato in campo un’attitudine come gruppo molto positiva. Il risultato che ci interessava era la loro comprensione delle richieste e ci hanno pienamente soddisfatto.”

    “Domenica sicuramente positiva per le ragazze – aggiunge il Direttore Tecnico del Settore Femminile Riccardo Rizzo. Mi è piaciuto molto l’atteggiamento messo in campo, di estrema determinazione e durezza nei contatti, sui placcaggi, nei punti di incontro. Sicuramente abbiamo avuto dei palloni in attacco che avremmo potuto sfruttare meglio, però per un po’ di frenesia e un po’ di imprecisione non sono andati a buon fine.

    Da sottolineare che i tre quarti in campo erano molto giovani, con due ragazze del 2001, tre del 2005 e due del 2006: una bella linea verde che ci fa bene sperare per il futuro. È comunque una sconfitta, con un avversario di categoria superiore, che però lascia segnali molto positivi. Oggi era importante fare una prestazione di questo tipo, ma dobbiamo proseguire su questa strada già dalla prossima partita. Nota di merito a Sofia Ceresini, meritatamente Woman of the Match, ma tutta la mischia ha giocato molto bene, in particolar modo la terza linea. Un applauso anche alle esordienti Erica Castiglioni e Marta Cruz Blanco.”

    Molta delusione trapela invece dalle parole dell’Head Coach della Cadetta, che nel match di Serie C con Cus Pavia esce sconfitta per 20 a 27, nonostante il buon match a tratti disputato.

    “Abbiamo iniziato la partita con il giusto atteggiamento e costretto Pavia a difendere – racconta Andrea Musazzi. Poi, su un’azione in soprannumero, abbiamo subito una meta su intercetto e un calcio piazzato che ci hanno costretto a subire un passivo di 10-0. Ma abbiamo saputo reagire e ci siamo portati in vantaggio. Siamo stati superiori nelle fasi statiche dove in mischia chiusa abbiamo macinato metri ma siamo stati imprecisi nell’utilizzo del piede e abbiamo forzato ricicli che ogni volta hanno concesso a Pavia di recuperare il pallone. Onore a loro che hanno lottato fino alla fine ma credo che la sconfitta sia arrivata per demerito nostro e per mancanza di una leadership in campo nei momenti cruciali. Siamo delusi e ci dispiace per il pubblico venuto a tifare per noi: dobbiamo ritrovare la fiducia nei nostri mezzi e la confidenza che avevamo un mese fa il prima possibile.”

    IL TABELLINO
    Grugliasco, “Campo Angelo Albonico” – domenica 17 marzo 2024 ore 15.30 – Serie A maschile, XVII giornata

    IVECO CUS TORINO RUGBY v RUGBY PARABIAGO 24-23 (14-16)
    Marcatori: p.t. 3’ m. Piacenza tr. Zanatta (7-0); 7’ cp. Joubert (7-3); 14’ m. Torres tr. Zanatta (14-3); 33’ m. Bertoni tr. Joubert (14-10); 37’ cp. Joubert (14-13); 40’ cp. Grassi (14-16); s.t. 41’ cp. Zanatta (17-16); 46’ m. Coffaro tr. Joubert (17-23); 70’ m. Caputo tr. Zanatta (24-23)IVECO CUS Torino Rugby: E. Reevs; Monfrino, Torres (58’ Groza), G. Reeves (cap), Civita (60’ Telloni); Zanatta, Cavallaro (41’ Cruciani); Andreica, Spinelli (41’ Di Fiore), Quaglia; Piacenza, Ciotoli; Barbotti (50’ Lombardo), Caputo, Valleise (45’ Liguori) A disposizione: Cataldi, Riccardi All. Lucas D’Angelo

    RUGBY PARABIAGO: Grassi; Cortellazzi, Albano (54’ Durante), Schlecht, Vitale; Joubert, Coffaro (44’ Grassi F.); Paganin (60’ De Vita), Toninelli (73’ Moioli), Messori (38’ Antonini); Caila (44’ Mikaele), Bertoni (53’ Zecchini); Castellano, Cornejo, Strada (44’ Ceciliani)All. Daniele PorrinoArb. Matteo Angelo Locatelli (Bergamo)Cartellini: 23’ giallo Spinelli (Torino), 23’ rosso Castellano (Parabiago), 39’ giallo Ciotoli (Torino), 60’ giallo Monfrino (Torino)Calciatori: Zanatta (CUS Torino) 4/4; Joubert (Parabiago) 4/4; Grassi (Parabiago) 1/1Note: Giornata soleggiata 18° circa. Campo in buone condizioni. Circa 600 spettatori. Punti conquistati in classifica: IVECO CUS Torino Rugby 4, Rugby Parabiago 1

  • Lode e onori a Federica Brignone, la nostra ‘Signora delle Nevi’

    Lode e onori a Federica Brignone, la nostra ‘Signora delle Nevi’

    Noi che abbiamo visceralmente amato Deborah Compagnoni e la sua gentilezza nel tirare le curve e nella vita, quando ancora gli sci erano attrezzi lunghissimi e governabili solo da pochi eletti, a guardare la gara magistrale che è valsa il successo numero ventisette della carriera di Federica Brignone un emozionante back in the days lo abbiamo vissuto in pieno. La valdostana nata a Milano già trentaquattro anni fa, infatti, ha a fatto proprio l’ennesimo gigante della stagione infliggendo un distacco siderale alle avversarie, trasmettendo una sensazione di superiorità tecnica tale da ricordare quando a non avere rivali era proprio Debby, la più bella sciata da quando gli attrezzi hanno smesso di essere ricavati dai tronchi. Sì, l’impressione è stata quella e si immagina non possa esserci complimento migliore.

    Come le possa essere sfuggita la Coppa di specialità resta un mistero. Anzi no, perché la causa è quel maledetto mese di gennaio nel quale Fede ha bucato un paio di gare, finendo per essere scavalcata dalla costanza certosina di una altrettanto valorosa Lara Gut. Ma il secondo posto nella classifica finale di gigante, unito alla seconda piazza nella classifica generale sempre dietro alla ticinese e alle tante vittorie parziali più annessi podi a grappolo, fa della sua stagione un capolavoro. E, considerata la condizione psicofisica, spiace davvero sia finita qui. Brignone, per la verità, è una garanzia da almeno tre lustri, capace di vincere, prima italiana di sempre, la Coppa del Mondo del 2020 oltre che tre medaglie olimpiche e tre mondiali di cui una d’oro. Sessantotto, invece, sono le apparizioni sul podio, una sola in meno del mito di Gustavo Thoeni, tanto per rendere l’idea della grandezza di questa atleta.

    Del resto che potesse diventare la sciatrice più vincente della storia azzurra era scritto nel suo corredo cromosomico. Fede, infatti, è figlia di Maria Rosa Quario detta Ninna, campionessa degli anni Settanta con quattro successi all’attivo in slalom speciale, disciplina meravigliosamente interpretata. Non era facile raggiungere un livello superiore a quello materno, ci è riuscita e passeranno diversi anni prima che una connazionale possa insidiarle lo status di regina azzurra all-time. Meno estroversa ed empatica di Sofia Goggia – sempre a proposito di fenomeni epocali – ma forse è solo in apparenza, ciò che non le manca è la schiettezza, quella prerogativa di chi non si produce mai in esternazioni banali, come troppo spesso accade, invece, ai suoi colleghi sciatori e agli sportivi in generale. Pane al pane, anche se c’è da essere scomodi.

    Certo che a leggere la classifica finale, a voler essere più pignoli del dovuto, un minimo di rammarico c’è. Perché l’assenza prolungata dell’aliena Mikaela Shiffrin causa infortunio, una che fa uno sport tutto suo, e il risicato distacco dalla vincitrice Gut fanno rimpiangere quel paio di uscite dopo Natale senza muovere il punteggio intrise di un po’ di sfortuna. Insomma, il clamoroso bis nella Generale non era così tanto lontano e, appunto, dispiace che la stagione sia già passata in archivio, perché in questo momento a Fede le avversarie non vedrebbero nemmeno le code degli sci. Ma è giusto una considerazione statistica che nulla toglie a quanto di gigantesco ha fatto vedere quest’anno.

    Con gli auguri di pronta guarigione a Sofia Goggia, ma la bergamasca è dura come il granito e non ne ha certo bisogno, e rinnovando i complimenti a Federica, ringraziandola anche per aver fatto rivivere il mito di Deborah Compagnoni a chi come noi ha una certa età e tende a guardare più indietro che avanti, va in archivio il 2023-2024 dello sci alpino. Detto tutto il bene possibile di Brignone, e con Goggia e Bassino tra le migliori dieci della classifica nonostante le reciproche disavventure, un po’ di preoccupazione per il ricambio generazionale purtroppo c’è. Alle spalle del tris di regine Fede-Sofi-Marta – una compresenza che, peraltro, ha la stessa possibilità di accadimento di un passaggio della cometa di Halley – lo sci azzurro in gonnella fatica un po’ a rinnovarsi e si spera che la primavera faccia sbocciare qualche nuovo talento capace di non fare rimpiangere troppo questo inarrivabile periodo di vacche grasse.

    Del resto, ci hanno abituato troppo bene queste ragazze; talmente brave da veicolare una surreale sensazione di normalità quando, invece, di normalità non hanno proprio nulla: sono uno spettacolo della natura.

  • Calcio, Eccellenza. Il Magenta impatta con la Sestese e adesso l’Oltrepo’ scappa

    Calcio, Eccellenza. Il Magenta impatta con la Sestese e adesso l’Oltrepo’ scappa

    E adesso si fa dura. Già perché il sogno continua ma moltissimo dipenderà dall’esito del recupero di mercoledì 20 Marzo, quando, i ragazzi del Magenta Calcio scenderanno in campo ancora al ‘Plodari’ alle 17,30 per il turno di recupero. Fondamentali i tre punti per accorciare sull’Oltrepò che sta scappando via.

    Finisce in parità la sfida del sabato pomeriggio tra Magenta e Sestese. 1-1 il risultato finale nell’anticipo del girone A di Eccellenza. Le firme sono di due difensori: vantaggio gialloblù con Devis Nossa, replica degli ospiti con Matteo Della Volpe. Di seguito gli highlights del match a cura del sito di Paolo Zerbi www.paolozerbi.com dove potete seguire tutto il calcio del territorio.

    Il punto, in fin dei conti, soddisfa di più la squadra di Pierluigi Gennari.

    Il tabellino del match
    MAGENTA-SESTESE 1-1

    MARCATORI: 7’ Nossa, 35’ Della Volpe

    MAGENTA (4-3-1-2): Taliento; Ortolani, Perini, Nossa, Decio (40’ st De Bernardi); Favilla (14’ st Perotta), Grillo (31’ st Gatti), Lo Monaco (31’ st Tondi); Pedrocchi; Cominetti, Avinci. A disp.: Ruta, Garavaglia, Papasodaro, Ricca, Basso Serati. All.: Lorenzi.

    SESTESE (4-3-3): Ferrara; Battistella, Lunghi, Della Volpe, Marcone; Galli (46’ st Mazzucchelli), Vecchierelli, Paltrinieri (40’ st Costantini); Otelé (16’ st Giardino), Pagliaro, Siano (16’ st Rancati). A disp.: Cherchi, Priori, Hoxha, Mazzucchelli, Mhaimer, Costantini, Ranati, Pinotti, Giardino. All.: Gennari.

    ARBITRO: Salvi di Lodi.

    NOTE: Spettatori 300. Espulso: 45’ st Battistella (S) per doppia ammonizione. Ammoniti Grillo, Paltrinieri, Nossa. Angoli 4-1. Recupero 1’, 5’.

    https://paolozerbi.com/magenta-sestese-gli-highlights-video/

  • Tennis: salta il ‘due’. Take it easy e provaci ancora, Jannik

    Tennis: salta il ‘due’. Take it easy e provaci ancora, Jannik

    Prima o poi sarebbe dovuto succedere, la legge dei grandi numeri. Che sia stato Carlitos Alcaraz ad interrompere la striscia vincente di Jannik Sinner, campanilismo a parte, non è poi una cattiva notizia perché in questo periodo storico stitico in quanto a talenti non è pensabile fare a meno del tennis dello spagnolo, il giocatore in attività (Kyrgios, di fatto, non lo è più) per distacco piu virtuoso del seeding. La sua versione sbiadita degli ultimi sei mesi abbondanti non è ancora definitivamente messa alle spalle, il match di ieri lo ha confermato, ma per battere Sinner, benché l’azzurro non fosse al top della forma fisica causa palesi noie al ginocchio in chiusura di match, occorre comunque una prestazione di spessore e in casa Alcaraz non la si vedeva da troppo tempo, tanto da far allarmare gli addetti ai lavori dal cambio di umore facile già pronti a celebrare il suo funerale. A vent’anni, pazzi.

    Alcaraz è fenomeno epocale e il tunnel in cui si era impantanato rientra nella normalità del processo di maturazione di un tennista che, oltre alle insidie dell’età quasi adolescenziale, ha l’aggravante, si fa per dire, di giocare un tennis complicatissimo e fatto di mille cose, così tante che è un attimo incartarsi da soli quando la fiducia è quella che è. Chi pensa sia un paradosso è perché non ha mai incontrato il pensiero di Nick Bollettieri, il guru del tennis moderno, per il quale è a pensare più del minimo sindacale che si fanno dei gran casini giocando a tennis. Vien da sé che il possesso di un ventaglio inesausto di opzioni tecnico-tattiche, e Carlitos lo ha, può costituire un’arma a doppio taglio quando i pensieri sono meno automatici del dovuto. Ecco, l’impressione di questi ultimi mesi è che fosse un po’ vittima della confusione, oltre che dalla fine dell’effetto sorpresa sugli avversari ormai abituati a fronteggiare il suo illusionismo. Ma che qui ad Indian Wells qualcosa fosse cambiato lo si era già detto a valle della batosta rifilata al buon Zverev di questi tempi e la semifinale di ieri vinta in rimonta su Sinner non ha fatto altro che confermare l’assioma.

    Che bellezza: la palla sembra tornata a sanguinare, quando si mette in testa di sfondare come un prima linea del rugby, e a descrivere traiettorie inconsuete, quando decide di darle del tu con la delicatezza di una poesia di Rodari. Il test, come si diceva poc’anzi, non è del tutto veritiero perché il terzo parziale ha visto Sinner scendere troppo di livello per essere quello doc, probabilmente le scorie di tante partite giocate e vinte. Ma è altrettanto vero che l’Alcaraz di dieci giorni fa ci avrebbe tranquillamente perso lo stesso e lo switch fa presagire una primavera ad altissimi contenuti tennistici. In ballo, oltre al titolo, c’era la seconda piazza del ranking che, per ora, resta appannaggio dello spagnolo bravo a respingere l’assalto dell’italiano. Nessun problema, entro il 2024 è molto probabile che questi due diavoli si contenderanno il numero uno e, pertanto, in propositi bellicosi sono solo rinviati. Insomma, se ne vedranno delle belle.

    Tornando al torneo che ambisce al ruolo di quinto Slam, sarà una finale di lusso quella che vedrà Alcaraz affrontare Medvedev,
    più fortunato che bravo a regolare Paul, il giustiziere di Nardi che a sua volta ha estromesso Djokovic. Ma la brutta prestazione non deve ingannare, in finale il russo avrà tutta un’altra faccia. Daniil è un pigro, e pure mezzo matto, e in campo ha sempre la tendenza a giocare con voglia proporzionale al blasone dell’avversario e, con tutto il rispetto, Alcaraz non è certo il volitivo Paul. L’atto conclusivo, nonostante la delusione per la mancanza di Sinner, promette di valere il prezzo del biglietto. Jannik, dal canto suo, ha un team che non necessita di consigli ma, potessimo farlo, lo inviteremmo ad un po’ di stop per ricaricare le energie psicofisiche, adesso che la stagione della terra battuta, quella a lui meno congeniale, è già alle porte con tutto il suo carico di polverosa fatica. Obiettivo Parigi. Doppio, peraltro, con Roland Garros e Olimpiade.

    Buone notizie per l’altro azzurro, Matteo Berrettini, che torna a disputare una finale dopo un periodo che a definire sfigato gli si fa un complimento. Certo, non si tratta di Wimbledon ma di un Challenger come ce ne sono tanti. Tuttavia, occorre aver sempre a mente due cose. Una è che nessuno ti regala mai nulla e che tutte le partite devono essere vinte di merito e non di blasone. L’altra, assai più importante, è che a vederlo giocare pare abbia riposto la circospezione mista a paura di incappare nell’ennesimo infortunio che lo accompagnava come un’ombra. Facendo tutti gli scongiuri possibili, Matteo sembra essersi dato una nuova chance. Chissà che possa essere il preludio ad una stagione sui livelli che gli competono.

  • Italrugby: a Cardiff la brezza e il profumo della storia

    Italrugby: a Cardiff la brezza e il profumo della storia

    Un po’ di numeri, a briglia sciolta. Primo tris di risultati utili consecutivi della nostra storia, miglior differenza punti in un Sei Nazioni, tre ‘man of the match’ in cinque partite. Due sono di Nacho Brex che, a questo punto, si gioca pure il titolo di miglior giocatore della manifestazione. Aggiungiamo un piccolo rammarico, con la sfrontatezza di chi può permettersi di fare le pulci ad un capolavoro. Senza l’incredibile palo che ci ha tolto dalle mani la Coppa Garibaldi contro la Francia e con un calcio di punizione in più all’esordio contro gli inglesi, dove ci hanno separato la miseria di tre punti, e fatta salva la giusta scoppola di Dublino, oggi sarebbe seconda piazza. Hai idea?

    Tornando con i piedi per terra, ieri l’Italia, che per settanta minuti ha dilaniato un Galles per la verità inguardabile, ha messo un’altra bandierina sul percorso di crescita che la sta avvicinando ad ampie falcate al gotha europeo. Non era scontato, confermarsi è terribilmente più difficile che imporsi una prima volta, ed è sacrosanto essere fieri di questo pomeriggio al Millennium Stadium per l’occasione coperto dove, forse per la prima volta da quando il fu Cinque Nazioni ci ha incluso, il risultato non è mai stato in discussione con l’Italia che ha preparato, interpretato e gestito un piano tattico vincente con pochissime sbavature. Tutto ciò è riassumibile con una sola parola: maturità. Il bello è che la compagine azzurra è la più giovane di tutte le contendenti.

    Quesada, già lo si diceva settimana scorsa, ha tirato fuori dai suoi ragazzi l’italianità più pura: quella catenacciara nel senso più abbacinante del termine mutuato dal soccer, difesa commovente e perpetua, avanzante e furiosa. Così, a finire sgretolata dalla marea azzurra, dopo Francia e Scozia, è stato il Galles che ha assaggiato il pane duro dell’impotenza in mischia e le randellate nei punti di incontro. Con Brex ancora migliore in campo, menzione speciale va quest’oggi a Capitan Lamaro che, soprattutto nei primi quaranta minuti, ha rubato più palloni che i quadri da Lupin, ciò in mezzo al solito numero industriale di placcaggi, esercizio nel quale si colloca tra i migliori al mondo. Un bel pugno sui denti ai troppi detrattori che da anni gli imputano una scarsa propensione alla leadership. Oggi Michele non ha giocato a rugby, ha giganteggiato riempiendoci di orgoglio. L’eredità ingombrante dell’epocale Parisse da questa sera trova così la sua casa più bella, quella di Lamaro.

    Con Pani che nella meta messa a referto è sembrato il Tomba di Madonna di Campiglio e Garbisi che ha messo a punto un piede chirurgico, Menoncello si conferma diamante di inestimabile valore e Ferrari, al rientro dopo un lungo infortunio, ha aggiunto granito ad un pacchetto di mischia già eccellente che oggi ha ricordato quel pomeriggio benedetto a San Siro, quando a finire arati ai limiti dell’umiliazione furono i pari ruolo neozelandesi. Ed è tutto talmente bello che possiamo perdonare il calo di tensione finale che ha consentito al Galles di dare dignità allo score, con due mete in due minuti davvero evitabili. La strigliata che Quesada siamo certi non farà mancare, tuttavia, consentirà ad un gruppo che si sta cementando di aggiungere un altro tassello alla competenza necessaria a restare al vertice. Quello di non mollare mai, fino all’ultimo secondo di match. Piccolo peccato di gioventù all’interno di un torneo che ci restituisce con gli interessi le delusioni di anni di pane duro. Sì, siamo davvero felici.

    Per tornare ai numeri, da aggiungere l’otto: da lunedì, infatti, l’Italia, scavalcando proprio il Galles, salirà in ottava posizione nel ranking mondiale. E chissà cosa avranno da dire ora i sedicenti addetti ai lavori che da tempo immemore sostengono l’inadeguatezza italiana alle dinamiche del rugby. Sopra di noi, solo sette nazioni in tutto il mondo. Per chiudere, tutta la magia di uno sport unico e meraviglioso in un’istantanea. Minuto cinquantasette, Italia avanti per diciotto a zero. I tifosi gallesi, consci della sconfitta che verrà, estraggono dal cilindro i cucchiai di legno e con l’autoironia di chi per definizione non perde mai iniziano a sventolarli in aria, ovviamente ridendo di gusto. Cucchiaio che, per i meno avvezzi, spetta metaforicamente alla squadra che giunge ultima in classifica e toccherà proprio a loro. Accadimento foriero di una certa umiliazione, eppure a queste latitudini e in questo gioco brutale ma per cuori grandi ci si scherza su, prima di scolare una birra tutti insieme. Unico, no?

    Per i bilanci più articolati ci sarà tutto il tempo, adesso è il momento del terzo tempo più euforico possibile. È stato un cammino difficile quello che ci ha condotto fino a qui e spesso la tentazione di mollare tutto, una stagione nefasta dopo l’altra, è stata davvero forte. Abbiamo resistito, in un clima che a definire ostile si sbaglia per difetto, grazie ad una passione incrollabile. Ora, noi, popolo del rugby azzurro, ci godiamo la nostra rivincita. Che emozione.

  • Sinner Alcaraz a Indian Wells: sale la febbre

    Sinner Alcaraz a Indian Wells: sale la febbre

    Cresce l’attesa per la sfida tra Jannik Sinner e Carlos Alcaraz a Indian Wells. La semifinale del torneo californiano, prevista alle 21.30 (ora italiana), non mette in palio solo il secondo posto della classifica Atp ma rappresenta un capitolo tutto nuovo di una rivalita’ che, a partire da oggi, potrebbe trovare una definitiva consacrazione. Il 20enne spagnolo e il 22enne italiano sono pronti a prendersi il palcoscenico occupato, fino a non molto tempo fa, dalla triade Federer, Nadal, Djokovic.

    Il primo ha gia’ detto basta con il tennis giocato, il secondo lotta per ritrovare una condizione fisica accettabile mentre il terzo, ancora numero uno del mondo, e’ partito con il freno tirato in un 2024 che appare per lui sempre piu’ difficile e complicato. Alcaraz e’ stato il primo a sollevare un titolo del Grande Slam agli US Open del 2022, dove ha eliminato Sinner in uno dei migliori match degli ultimi anni. Lo spagnolo, tuttavia, sta vivendo un periodo complesso, il piu’ lungo della sua carriera senza alzare un trofeo. L’ultimo e’ stato il clamoroso e indimenticabile successo a Wimbledon, nel luglio scorso, su Novak Djokovic che gli ha permesso di conquistare il suo secondo titolo major.

    La sua ultima finale risale ad agosto e nelle ultime settimane ha sofferto di problemi fisici, tra cui un infortunio alla caviglia subito a febbraio a Rio de Janeiro. Nell’ultima settimana, tuttavia, il giocatore di Murcia ha ritrovato stimoli, fiducia e una condizione accettabile: elementi fondamentali per portare a termine la missione di difendere il titolo del Masters 1000 di Indian Wells

  • Italrugby a Cardiff: passa il treno della storia..

    Italrugby a Cardiff: passa il treno della storia..

    Calmi, stiamo calmi. Con la calma, competente e ordinata, che gli azzurri ci hanno messo nel difendere il fortino per venti e più ondate durante l’ultimo assalto scozzese sabato scorso a Roma. Calmi, perché al Millennium Stadium significa andare ad esplorare un inferno rosso e perché i gallesi saranno incazzati come iene per un Sei Nazioni fin qui nefasto. E perché, è vero, abbiamo fatto un passo in alto scavalcando un gran bell’ostacolo ma non abbiamo mica spianato l’Everest e il movimento gallese è sempre un passo avanti a noi. Quindi, calmi perché a farsi prendere la mano ci si fa male da soli. Con questo non vuole dire essere remissivi, a Cardiff si va per vincere e non più per uscire dal campo a testa alta, perché quanto ha detto il torneo nelle sue prime quattro giornate ci obbliga a farlo, ma con il piglio di chi sa troppo bene che nel rugby ogni centimetro di campo costa sangue e sudore e nessuno è mai disposto a scansarsi.

    Che a ben pensarci è già una gran bella conquista perché, per noi che da ventiquattro anni febbraio-marzo vuole dire Sei Nazioni, non dimentichiamo la sgradevole sensazione di vedere avversari e tifosi prendere il match con l’Italia alla stregua di un giorno di festa nel quale infliggere una sonora lezione, senza nemmeno sudare più di tanto e con il ghigno stampato sul volto che più umiliante non si può. Ecco, da quei venti minuti di difesa epica con la quale abbiamo distrutto le certezze francesi a casa loro è nata l’Italia che poi ha domato la Scozia, in quella che è la partita di maggior qualità rugbistica della nostra storia, e che costringe tutti gli avversari che non siano Irlanda, Sud Africa e Nuova Zelanda a preoccuparsi di noi. Galles, ovviamente, incluso. Ma cos’è successo di così speciale a pochi mesi da un mondiale che ci aveva sbattuto in faccia tutta la durezza del rugby granitico nelle sue gerarchie?

    I cambiamenti sono sempre processi lunghi che affondano le radici diverso tempo indietro, figuriamoci nel rugby, dunque sarebbe sbagliato dare per intero il merito alla nuova gestione tecnica. Crowley, il predecessore, ha fatto un gran lavoro, chi lo nega è in malafede, insegnando agli italiani un gioco arioso, pieno di fantasia e spregiudicato nell’uso delle mani che passano l’ovale. È come se avesse messo in testa ai suoi giocatori che la competenza non fosse necessariamente prerogativa degli altri e che un minimo di arroganza nel provare a imporre il nostro gioco ci era concessa. Silurato in tutta fretta, gli si deve molto del macinato messo in cascina. Quesada, il coach attuale, ha chiuso il cerchio con un’intuizione che può sembrare banale ma non lo è per nulla. Ha ricordato a se, ai ragazzi e a noi tifosi, un concetto importante: siamo dei fottuti italiani.

    Quelli del catenaccio di Nereo Rocco e di Claudio Gentile che azzanna le caviglie di Maradona. Quindi, per lo champagne c’è sempre tempo ma prima si difende e si placca fino alla morte. E se l’avversario scavalca il Piave, perché nella guerra vince una battaglia, lo si ricaccia indietro placcando ancora di più. L’argine eretto da ragazzi con la bava alla bocca, l’ossigeno nei muscoli e il fosforo in libera circolazione che ha inchiodato la Scozia alla sconfitta, senza crepe fino a costringere l’avversario a chinare il capo, è un frame da far studiare nelle scuole del rugby per quanto sia stato impeccabile. Pagina trentasei del manuale della disciplina. Quesada, allora, ancorando il gioco proprio alla difesa con quella garra tipicamente latina, pur senza accantonare le ambizioni (e le conquiste) di Crowley, ha garantito il nostro equilibrio più stabile, nel quale tutti gli attori protagonisti sono sempre messi nelle condizioni di dare la loro migliore versione. Insomma, il mantra è quello di sfruttare tutto ciò che si ha fino all’ultima goccia per colmare la distanza che ancora c’è rispetto ai maestri anglofoni e transalpini. Il bello è che stiamo davvero provando a farlo.

    Certo, bisogna anche dire che abbiamo nel roster alcuni grandissimi fuoriclasse, perché va bene l’abnegazione collettiva ma senza talento sarebbe assai più duro il pane da mordere. La coppia di centri Brex-Menoncello, per esempio, se non è la più forte al mondo poco ci manca. Ioane e Capuozzo sulle ali, poi, sono motivo di invidia per molti, oltre che spina nel fianco delle difese. Placcatori granitici come Lamaro, il più prolifico di tutto il Sei Nazioni nel portare l’avversario a terra, e Cannone sono l’essenza del gioco. Le incursioni di Negri, uno che trova sempre il modo per avanzare palla in mano, stanno al rugby come le progressioni di Ganna stanno al ciclismo dei pistard. E molto altro ancora, con una coperta finalmente di lunghezza opportuna. Chi subentra, infatti, non fa rimpiangere chi esce. Si pensi a Zuliani il ruba-palloni o a Spagnolo, una delle più belle e recenti scoperte.
    A proposito di Capuozzo. L’ultima sua apparizione al Millennium non è glorificata su YouTube ma direttamente in paradiso. Ricordate, no? Tempo scaduto, punteggio sotto break, la palla che dal cielo piove nella metà campo azzurra e viene raccolta proprio da Ange che decide di coltivare grano dove tutti pensano non possa che nascere sterpaglia. Testa alta, un’occhiata al posizionamento di compagni e avversari prima di un’idea, folle ma solo per chi non ha né il suo cuore né le sue gambe atomiche. È il Tomba dei pali stretti a Calgary, il Maradona di Città del Messico: dribbla tutti. E quando una finta di corpo manda a stendere i panni l’ultimo gallese al culmine di ottanta metri di volata, lo scarico su Padovani per la meta, preludio della trasformazione di Garbisi che vale la vittoria, sancisce la nascita di un talento purissimo che oggi, due anni più tardi, è patrimonio dell’umanità rugbistica. Corsi e ricordi storici, prima del weekend scorso l’Italia non vinceva una partita proprio da quel giorno.

    L’appuntamento, quindi, è fissato per questo pomeriggio. Una vittoria azzurra significherebbe tante cose tra le quali il miglior posizionamento di sempre nel torneo, presumibilmente terzi, il primo filotto da tre partite utili consecutive, il superamento della famigerata prova del nove che spesso ci ha respinto. Nell’attesa delle scelte tecniche di Quesada, una certezza. Chi scenderà in campo darà sempre la sensazione di fare la cosa giusta al momento giusto, che nello sport significa aver fatto il possibile per essere migliori dell’avversario. Il vento è proprio cambiato e a Cardiff c’è la possibilità concreta che non possa essere fermato.

  • Calcio: sabato  16 le Aquile di Magenta tornano in campo

    Calcio: sabato 16 le Aquile di Magenta tornano in campo

    Pronti per ripartire subito. Dopo la battuta d’arresto (largamente immeritata) di Broni, il Magenta vuole immediatamente rialzare la testa. L’occasione è propizia: gara casalinga sabato 16 marzo alle 17,30 al ‘Plodari’ contro la Sestese Calcio per l’anticipo del girone di Eccellenza.

    “Un incontro in serale con un’atmosfera suggestiva. Dopo l’affluenza dell’ultima giornata in casa ed il calore dato ai nostri ragazzi, ripetiamo un tifo così caldo”. Questo l’appello che campeggia sulla pagina Facebook del Magenta 1945. Dunque, nuova chiamata alle armi per proseguire nel rincorrere il sogno. “SIETE TUTTI CONVOCATI!”. Il ‘Plodari’ dovrà essere una bolgia, il 12 esimo uomo in campo: “I nostri ragazzi hanno bisogno di tutta la nostra spinta”. Adesso la palla passa ai Magentini, così da andare tutti a rete insieme!

  • Tennis: Sinner-Alcaraz, si balla tra le stelle (e il numero 1 del ranking mondiale..). Di Teo Parini

    Tennis: Sinner-Alcaraz, si balla tra le stelle (e il numero 1 del ranking mondiale..). Di Teo Parini

    È per partite come questa che ci si allena ogni maledetto giorno. Immaginiamo lo stiano pensando entrambi, Jannik e Carlitos, a poche ore da un match che vale tutto l’oro che c’è. Non è la finale di Wimbledon, ma un giorno racconteremo pure di quella, ma solo – e si fa per dire – la semifinale di Indian Wells, torneo vecchio come il mondo e il prestigio pesante come granito che, nella mente degli organizzatori, avrebbe tutti i sacramenti per essere insignito dello status di quinto Slam. E chissà che un giorno possa diventarlo. Intanto è teatro di un accadimento importante per il tennis tout court e, ancora di più, per quello azzurro. Il perché è presto detto: vincesse Sinner la sfida titanica contro il più talentuoso giocatore in attività salirebbe al numero due del ranking mondiale, scapito proprio del rivale. Superfluo ricordare che per l’Italia sarebbe una prima assoluta.

    Sinner, al lato pratico, sono ormai settimane che gioca e vince da tirannico numero uno ma anche il computer vuole ma sua parte e, ad oggi, Alcaraz e Djokovic ancora lo sopravanzano. Ma, appunto, lo spagnolo ha ormai l’azzurro negli specchietti con la stessa foga di sorpasso da scomodare il Nigel Mansell d’annata, quello che trovava il pertugio per infilarsi anche dove non c’era. Un altro record da abbattere è quindi alle porte e, a guardare la contingenza, sembra essere alla portata dell’italiano che in questo 2024 non ha ancora perso una partita, inanellando un filotto di successi che lo colloca in compagnia dei più grandi interpreti del passato. Alcaraz, dal canto suo, è un enigma e pure di quelli belli grossi. Detto di lui come del miglior tennista attuale in quanto a qualità tecnica, Carlitos, dal trionfo di Wimbledon ormai di quasi un anno fa non ne ha più azzeccate molte e dal possibile domino incontrastato si è passati alla versione sbiadita che lo contraddistingue ormai da troppo tempo.

    Questa settimana, però, qualche automatismo si è rimesso in moto e la stesa riservata a Zverev, che lo aveva clamorosamente battuto in Australia, in tal senso è un discreto segnale di vitalità. Buon per il tennis, Sinner incluso, perché, considerata la penuria di talento che c’è in giro, il tennis ha bisogno come l’aria di un Alcaraz al top delle sue sconfinate capacità e, lo si è visto con il Fedal, le rivalità garantiscono la buona salute del circus. E non si vede cosa possa eguagliare la chance di vedere rivaleggiare all’ultimo sangue gli antitetici per eccellenza, Jannik e Carlitos. Il robot e l’artista: vi ricorda qualcosa? A Indian Wells, insomma, il piatto è bello ricco e che ne possa venir fuori un gran match ci sono tutte. Per i bookmakers è Sinner il favorito per il titolo, soprattutto dopo la clamorosa eliminazione di Djokovic per mano di un Nardi meraviglioso. Ma, si sa, i pronostici sono lì apposta per essere disattesi. La fiducia potrebbe essere l’ago della bilancia ed è inutile ricordare quanta ne abbia alle spalle l’altoatesino che ha disimparato la parola sconfitta.

    In ogni caso, alle nostre latitudini viviamo davvero un gran momento; momento che troverà il suo acme dopo l’estate quando – questa volta la previsione è nostra – avremo il primo numero uno al mondo della storia d’Italia. Nell’attesa di sapere chi si sveglierà lunedì mattina sul secondo gradino del ranking, un pensiero positivo va a Matteo Berrettini che, lontano dalla gloria che ha conosciuto nemmeno così tanto tempo fa, ha fatto il suo ritorno in campo e, considerata la sfiga endemica che si porta appresso, è di per sé un’altra bella notizia. Una delle tante dalle tonalità celesti.

  • Abbiategrasso, prosegue Sport nei Parchi: sabato 16 tocca alla pallavolo

    Abbiategrasso, prosegue Sport nei Parchi: sabato 16 tocca alla pallavolo

    Il progetto “SPORT NEI PARCHI – Linea di intervento 2 – Urban sport activity e weekend” promosso da Sport e Salute S.p.A. e Associazione Nazionale Comuni Italiani – ANCI, è realizzato in collaborazione tra Comune di Abbiategrasso, Sport e Salute e le Federazioni Sportive Nazionali (FSN), le Discipline Sportive Associate (DSA), gli Enti di Promozione Sportiva (EPS).

    Il Progetto permette di realizzare attività motorie e sportive nei parchi urbani per la creazione di aree non attrezzate (c.d. “Isole di Sport”) messe a disposizione dai Comuni e gestite dalle ASD/SSD che sono state selezionate per lo svolgimento dell’attività motoria e sportiva a favore della cittadinanza: Wami Yoga, Ala Atletica, Pro Volley e Rugby club Abbiategrasso.

    Le ASD/SSD selezionate si impegnano ad offrire durante il weekend un programma di attività gratuite destinate a diversi target (bambini e ragazzi, donne, terza età) all’interno del Parco della Darsena.

    Il prossimo appuntamento sarà domani, sabato 16 marzo, alle 10.30 con “Pallavolo – Atletica”.