Categoria: Sport

  • Calcio Eccellenza. Magenta, domenica “Siete tutti convocati!”

    Calcio Eccellenza. Magenta, domenica “Siete tutti convocati!”

    Obiettivo dichiarato continuare la corsa e rincorrere il sogno fino alla vittoria finale. Non di meno, vedere il ‘Plodari’ trasformarsi in una vera e propria bolgia gialloblu. Le premesse ci sono tutti, perchè già contro il Casteggio il campo sportivo di via dello Stadio era gremito.

    Da qui il nuovo appello per domani, domenica 18 Febbraio alle ore 14:30, quanto i ragazzi del paron Cerri ospiteranno la SOLBIATESE per la 23ª giornata di campionato.

    “L’ultima giornata casalinga avevamo uno stadio gremito, per tanto volevamo ringraziare tutti i nostri tifosi e tutti i tesserati AC MAGENTA 1945 ed i loro genitori, che sono venuti a dare sostegno alla nostra squadra” si legge sul profilo social delle Aquile gialloblu.

    Quello di domani è il Big Match del weekend, il Magenta giocherà contro una diretta avversaria per la zona alta della classifica.

    “Chiediamo a tutti di ripetere l’affluenza dell’ultima volta per dare quella spinta in più ai nostri ragazzi, loro hanno bisogno di noi, FACCIAMOCI SENTIRE, VI ASPETTIAMO IN TANTISSIMI. SIETE TUTTI CONVOCATI”

    A Magenta, insomma, l’ambiente è più caldo che mai!

  • Calcio Promozione. Il Pontevecchio dà spettacolo, solidità per i playoff

    Calcio Promozione. Il Pontevecchio dà spettacolo, solidità per i playoff

    Nell’ultimo turno di campionato, successo per 3-1 ai danni della capolista Rhodense, che per la seconda volta in stagione subisce tre gol nella stessa partita. Un risultato clamoroso quello dei biancazzurri, che continuano a volare in zona play-off, raggiungendo quota 34 punti ed il quarto posto in solitaria.

    Una difesa arcigna in casa Pontevecchio.
    Grande merito va certamente dato alla fase difensiva, dove la stanno facendo da padrona due volponi della categoria come Carlo Drago e Riccardo Oliva. Dopo un avvio di stagione balbettante, i milanesi hanno trovato solidità nella coppia difensiva, in grado di fermare alla grande calciatori del calibro di Tripoli e Ursi. Il muro del Pontevecchio si erge alto, e la promozione in Eccellenza attraverso i play-off, ora, non è più un miraggio… Con un Drago e un’Oliva così!

    Matteo Mosconi

    (DAL SITO PARTNER www.paolozerbi.com)

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  • Basket A2, Vigevano sfida Chiusi

    Basket A2, Vigevano sfida Chiusi

    La ventiquattresima giornata di campionato (seconda della fase a orologio) vede la ELAchem Vigevano ospitare domenica 18 febbraio l’Umana Chiusi (palla a due alle ore 18, arbitri Duccio Maschio di Firenze, Daniele Foti di Bareggio e Alessandro Costa di Livorno) . La formazione ducale (ancora priva di Alessandro Amici) arriva da tre sconfitte di fila, mentre gli avversari (sinora 5 vittorie e 18 sconfitte) hanno ceduto la scorsa domenica a Torino solamente nei secondi conclusivi e precedentemente avevano chiuso la fase di qualificazione con due vittorie. Una squadra in salute, come ricorda coach Lorenzo Pansa.

    “Giochiamo contro una squadra che, dopo l’inserimento di Carl Gaddefors ha trovato un’altra consistenza – spiega il tecnico piemontese -, con due risultati utili e una sconfitta arrivata sul filo di lana contro Torino. Dispongono di due ottimi americani e di giocatori capaci di accendersi e fare la giocata per vincere la partita. Ovviamente da parte nostra e’ obbligatorio vincere e imporre il fattore campo, in un momento in cui i due punti cominciano ad avere un peso specifico differente rispetto a qualche settimana fa. Non dobbiamo ripetere gli errori commessi a Piacenza domenica scorsa, essere piu’ solidi e concreti e limitare le palle perse, giocando per limitare le situazioni in cui gli avversari prendono vantaggio”.

    Domenica 18 febbraio donate per beneficienza occhiali usati al Lions Club Internat
    ional

    Ancora un’iniziativa solidale attende i sostenitori di Vigevano 1955 in occasione della partita di campionato di domenica 18 febbraio al PalaELAchem contro Umana Chiusi. All’ingresso del palazzetto verrà infatti posizionato dal “Centro Italiano Lions – Raccolta occhiali usati” un contenitore destinato a raccogliere occhiali usati che verranno catalogati e distribuiti gratuitamente alle persone bisognose in ogni parte del mondo.

    Sarà addirittura possibile conoscere la destinazione degli occhiali raccolti, inviando un messaggio whatsapp al numero 3898383009 con il testo: @occhiali e il nome della città (ad esempio @occhialiVigevano). Per ulteriori informazioni visitate il sito www.raccoltaocchiali.org. Vi aspettiamo!

  • Boffalora sopra Ticino: Riccardo Asperges campione italiano indoor under 18 nel lancio del peso

    Boffalora sopra Ticino: Riccardo Asperges campione italiano indoor under 18 nel lancio del peso

    Boffalora sopra Ticino vanta un campione nella prestigiosa disciplina dell’atletica leggera. E’ Riccardo Asperges laureatosi tricolore indoor under 18 nel lancio del peso. Asperges è tesserato per l’US Sangiorgese e ha ottenuto il successo grazie all’ultimo lancio con un 15,78 gli ha consentito di migliorarsi di un metro.

    Dopo avere giocato a calcio è passato all’atletica nel periodo del lockdown sotto la guida di Alberto Galli a San Giorgio su Legnano. Anche la mamma Eliana Bombana nel 1989 è stata campionessa italiana cadette nella disciplina degli 80 ostacoli. Asperges si è imposto su Andrea Masucci e su Giovanni Dolis.

  • I primi 60 anni di Gianni Bugno, tra Italo Calvino e Michelangelo- di Teo Parini

    I primi 60 anni di Gianni Bugno, tra Italo Calvino e Michelangelo- di Teo Parini

    Quelli che la facevano facile, una follia trattandosi di sport, erano soliti ripetere a quel tempo che, con tutto il talento del quale era stato dotato da Madre Natura, il suo palmares non è che fosse poi così ricco. Bontà loro, si immaginavano che si potesse vincere un Tour de France per diritto divino, quando l’avversario era forse il più grande corridore sulle tre settimane di corsa degli ultimi cinquant’anni, Miguel Indurain. O una Parigi – Roubaix, tanto cosa volevi che fosse mettere la bicicletta davanti a Museeuw sulle pietre coperte di fango? Un brutto vizio culturale, che italiano lo è sicuramente, quello di credere che per vincere sia sufficiente mettersi in testa di farlo. Ma non è così nemmeno alla sagra del paese, figuriamoci tra i satanassi del professionismo.

    Gianni Bugno nato in Svizzera ma trapiantato in Lombardia, e per un po’ a Carpenzago nella nostra terra, è vero, ha potuto godere di doti naturali esageratamente sopra la media degli avversari, infatti la sua ruota è finita spesso e volentieri per varcare per prima la linea d’arrivo, altroché. Va bene, il Tour che ha finito per respingerlo anche nei suoi anni migliori, ma c’è davvero qualcuno che, anche con la ragione del poi, ha ancora la faccia tosta per criticare la sua carriera? Con un Giro d’Italia vinto indossando la maglia rosa dal primo all’ultimo giorno – e chi l’ha mai più rifatto? – due titoli di campione del mondo, la Sanremo scappando già sulla Cipressa, il Fiandre infilzando un triumvirato da pelle d’oca come quello composto da Museeuw, Ballerini e Tchmil, tappe a ripetizione nei GT con doppietta in cima all’Alpe d’Huez, tutte le classiche del calendario italiano, la San Sebastian e di sicuro ci stiamo dimenticano di altro, davvero c’è ancora qualcuno con l’indice alzato?

    Uomo per tutti i terreni, il Gianni, con l’articolo determinativo davanti perché era sufficiente il nome per capire di chi si stesse parlando, faceva la voce grossa ovunque. In pianura come in salita, a cronometro o in volata. Da febbraio a ottobre, come si usava una volta, quando a computer di bordo, misuratori di dati clinici e diavolerie elettroniche varie, si facevano preferire sensazioni, ascolto del proprio corpo e improvvisazione. Tutto senza stagioni, che sembra, proprio perché lo è, tutta un’altra epoca. Ma per noi che il ciclismo non sarà mai una spulciata di almanacchi, Bugno è sì il plurivincitore di cui sopra, ci mancherebbe, ma è soprattutto inavvicinabile paradigma di una bellezza ciclistica mai più avvicinata. Gianni, in sella, fu opera d’arte, appagamento degli occhi e del palato, sincera invidia per chi provasse nel tempo libero a scalciare sulle pedivelle il più forte possibile. Nureyev che balla, McEnroe che gioca una volée di rovescio, Maradona che dribbla, Deborah Compagnoni che pennella una curva, Leonard che combina destro e sinistro, Campese che si invola verso la meta: siamo a questi livelli. La pedalata di chi faceva sembrare che la fatica si fosse scordata di lui, tanto fu intrisa di eleganza biomeccanica e di una leggerezza ingannatrice, perché capace di celare il vigore di quadricipiti inesausti e potenti.

    Ci sono due tipi di campioni. Il primo è quello di coloro che, pur non godendo di una particolare forma di talento, suppliscono con abnegazione, che a ben pensarci è anch’essa una forma di talento, e cuore per scalare le gerarchie. La sensazione che emanano – errata, ovviamente, ma comprensibile – è quella di uomini proprio come noi aficionados, solo più determinati, tanto da far credere di poter essere come loro se solo lo si volesse. Il Diablo Chiappucci quale splendida nemesi del Gianni, per esempio. Lo dice uno che ha visceralmente venerato (e preferito) il varesino e pianto con lui sulla strada del Sestriere e della leggenda, proprio perché archetipo e protagonista di quelle belle storie da brutto anatroccolo che diventa cigno; storie di sport che suscitano nei tifosi un senso di appartenenza fortissimo. Il secondo, invece, è quello elitario dei predestinati, la nobiltà genetica. Li guardi e ti chiedi se anch’essi umani o di qualche genere superiore, tanto li si vede compiere gesti non replicabili da chicchessia. Il sottoinsieme del ciclismo che annovera tra le sue fila Coppi e Bartali, Merckx e Gimondi, Saronni e Pantani, Contador e Pogacar. E Gianni Bugno. Esserci dentro non significa affatto bypassare la necessità di lavoro e fatica che sono l’essenza del ciclismo, ma la specificità di questi campioni è proprio l’impressione che ne potrebbero fare a meno. Bugno, che il compianto e irripetibile cantore delle due ruote Gianni Mura ribattezzò “Vedremo” per quel suo modo ricorrente di rispondere agli intervistatori e per quel suo fare serioso ed enigmatico, fu, a scanso di equivoci, un professionista serissimo; uno che non ha mai saltato una sessione d’allenamento perché, prima di tutto, il ciclismo esige rispetto. Al pari delle fatiche paterne. “Papà lavora in lavanderia – diceva – e io lavoro in strada”. Che piova, faccia caldo o tiri vento. Roba da ciclisti.

    Se oggi siamo qui a parlarne, è perché Gianni ha da poco fatto cifra tonda, quella dei sessant’anni, anche se il viso è sempre quello di un ragazzino, con Chronos che pare sia sempre benevolo con lui. Se la rivalità con Chiappucci ha inchiodato alla tivù milioni di spettatori e creato fazioni quasi calcistiche, è proprio il confronto di stili con il rivale, antitetico semmai ce ne fosse uno, che consente di sintetizzare con una breve chiosa quel che ha rappresentato Bugno per noi, quindi tantissimo. La prendiamo in prestito da un articolista della Gazzetta – che ringraziamo – perché brillante ed esemplificativa. Bugno, scrisse, è il gentiluomo che si veste di tutto punto senza lasciare alcun dettaglio al caso per inginocchiarsi di fronte a una donna, con il rischio gli possa rifiutare l’anello. Chiappucci, invece, è quello che tocca il culo a tutte, finché qualcuna ci sta. Similitudine che, probabilmente, gli strapperebbe un sorriso. Odiava le interviste, era allergico alle luci dei riflettori, non conosceva il significato della parola loquacità. Eppure diventò mito, mito di anni mitici, quelli della decade del novanta, che per il ciclismo hanno significato il punto apicale della grandeur degli albori, la sublimazione della pionieristica concezione di essere ciclisti, l’anticamera felice di stravolgimenti un po’ meno felici.

    “Non ero forte in salita, non ero forte in volata, non ero forte neppure a cronometro. Mi arrangiavo un po’ dappertutto. Di certo non ero capace ad andare in bici. Cercavo solo di fare quello che fanno tutti: restare il più possibile in equilibrio per non cadere”. È l’attacco destabilizzante della sua prima autobiografia che, non ce ne vorrà, non corrispondendo affatto al vero esemplifica efficacemente il concetto di umiltà quale dote imprescindibile degli uomini realmente virtuosi. Disse a riguardo Italo Calvino: “Le imprese che si basano su di una tenacia interiore devono essere mute e oscure; per poco uno le dichiari o se ne glori, tutto appare fatuo, senza senso o addirittura meschino”. Gianni, in tal senso, silente e schivo per desossiribonucleico ha sempre fatto parlare le sue imprese. E se per Michelangelo “L’esperienza ha poco da insegnare se non viene vissuta con umiltà”, è proprio dai campioni come Bugno che non si smette mai di imparare. Ha fatto grande il nostro sport preferito e il ciclismo di rimando lo ha reso uno dei suoi miti più belli. Pertanto, agli auguri per il traguardo anagrafico e al calice sollevato, aggiungiamo un grazie financo commosso per il privilegio di averlo potuto ammirare così da vicino. Alla tua, Gianni.

  • Ciclismo: vent’anni 20 fa la scomparsa del ‘Pirata’ Marco Pantani

    Ciclismo: vent’anni 20 fa la scomparsa del ‘Pirata’ Marco Pantani

    Vent’anni fa moriva a soli 34 anni Marco Pantani uno dei più grandi ciclisti italiani della storia, quello che più di ogni altro ha emozionato gli appassionati dopo l’epopea di Fausto Coppi e Gino Bartali per le sue imprese nelle salite più iconiche dei grandi Giri.

    Il 14 febbraio 2004 il corpo senza vita del campione romagnolo veniva trovato in una stanza del residence Le Rose di Rimini.
    Un decesso dai contorni mai chiariti, malgrado l’autopsia abbia accertato l’overdose di cocaina e psicofarmaci.

    Quello che resta indelebile di Pantani sono le sue imprese su due ruote che iniziano nel 1994, quando il ‘Pirata’ inizia a farsi conoscere: il 4 giugno, al Giro d’Italia, il giovane scalatore trionfa nel tappone Lienz-Merano. L’impresa con la I maiuscola arriva il giorno successivo, con la cavalcata verso il successo nella frazione tra Merano e l’Aprica.

    Alla fine chiuderà la corsa Rosa secondo, dietro al russo Evgenij Berzin, ma davanti al monumento spagnolo Miguel Indurain. Pantani si concede anche un Tour di altissimo livello, chiuso al 3° posto. Altre spettacolari impresa arrivano l’anno successivo, nonostante la sfortuna gli tenda qualche tranello.
    In primavera viene investito durante un allenamento e deve saltare il Giro d’Italia. Si rivede al Tour de France dove vince due tappe in montagna, una sulle Alpi e una sui Pirenei.

    Dopo la medaglia di bronzo al Mondiale in Colombia, a ottobre ecco un altro incidente alla Milano-Torino, investito da un’auto contromano, si frattura tibia e perone, che lo mettono fuori gioco per quasi tutto il 1996.

    Nel 1997 prosegue il momento nero con una caduta al Giro nella discesa del valico del Chiunzi, in costiera amalfitana. Pantani compie un recupero lampo e si presenta al Tour del France. Vince due tappe ma attraversa anche qualche momento di difficoltà. Alla fine è 3° alle spalle del tedesco Jan Ullrich e del francese Richard Virenque.

    Dopo la storica doppietta Giro e Tour del 1998, ecco il 1999 e l’altrettanto poco chiara vicenda dell’ematocrito alto… fu l’inizio della fine.

    Escluso dal Giro d’Italia 1999, risentì del clamore mediatico suscitato dalla vicenda. Pur tornato alle gare l’anno seguente, raggiunse solo sporadicamente i livelli cui era abituato, chiudendosi molto in se stesso fino all’epilogo mai definitivamente chiarito.

  • NBA Basketball School e Champions’ Camp portano a Oleggio e Corbetta eventi per bambini e ragazzi

    NBA Basketball School e Champions’ Camp portano a Oleggio e Corbetta eventi per bambini e ragazzi

    Grazie alla collaborazione con le società del luogo: CBC Basket school TED Corbetta e Oleggio Magic Basketball, il 01 e il 02 marzo 2024 NBA Basketball School farà tappa in zona.

    Sport and Fun Holidays Srl, licenziataria esclusiva per l’Italia del marchio NBA Basketball School, ha pubblicato sul sito www.nbabasketballschool.it gli eventi, rivolti a bambini e ragazzi tra gli 8 e i 17 anni, in programma nel 2024.

    Dall’Aprile 2022 ad oggi quasi 5.000 giovani provenienti da tutta la Penisola hanno preso parte ad eventi NBA Basketball School in Italia. Alcuni dei partecipanti – i più meritevoli per tecnica, attitudine, educazione e rispetto – hanno anche avuto l’opportunità di partecipare a eventi internazionali come l’International NBA Basketball School Camp in occasione degli NBA Paris Games. Ragazze e ragazzi si sono misurati con i migliori talenti d’Europa e Medio Oriente, a loro volta selezionati dalle altre NBA Basketball School, e hanno avuto l’opportunità di assistere a
    partite NBA dal vivo.

    Per il 2024 Sport and Fun Holidays Srl – conosciuta in Italia per essere la proprietaria del circuito di camp estivi e invernali chiamato Champions’ Camp www.championscamp.it e per aver sviluppato e gestito dal 2021 anche l’accademia dei portieri di Gianluigi Buffon (www.buffonacademy.com) – ha definito un ricco programma
    caratterizzato da settimane di Summer camp residenziali, Player Clinic ed altri eventi estivi nominati NBA Summer Experience.

    Si partirà a febbraio con il quinto NBA Player Clinic Tour. Un tour di 13 giorni che toccherà diverse città in 7 regioni italiane e a cui ne farà seguito almeno un altro in autunno. In estate, invece, sono previste ben 6 settimane di camp in diverse regioni.

    Il Player Clinic consiste in una giornata dove i partecipanti respirano e vivono la NBA e vengono organizzati in primavera, autunno e inverno. Gli allenamenti, della durata di 90’ cadauno, vengono condotti da un Direttore Tecnico del circuito NBA giunto appositamente in Italia. Training session uniche per il mercato italiano, in cui i partecipanti hanno l’opportunità di allenarsi ad alta intensità, di mettersi alla prova con esercitazioni innovative ed estremamente divertenti all’interno di un impianto sportivo che per l’occasione viene totalmente brandizzato NBA.

    Grazie alla collaborazione con la Oleggio Magic Basketball e la CBC Basketschool TED, partner organizzativo e logistico sul territorio, si terranno due tappe del Player Clinic Tour, rispettivamente il 1 e il 2 marzo.

    Le sessioni di allenamento saranno suddivise per fasce d’età e sono aperte a tutti i giocatori e giocatrici del territorio, indipendentemente dalla società di appartenenza.

    A Oleggio, presso il PalaMiranda, il 1 marzo 2024:
    • ROOKIE (dal 2012 al 2016) alle 17.30
    • ALL-STAR (dal 2008 al 2012) alle 19.30

    A Corbetta presso il Palazzetto Balzarotti, il 2 marzo 2024:
    • ROOKIE (dal 2012 al 2016) alle 14.30
    • ALL-STAR (dal 2008 al 2012) alle 16.30

  • Milano: il Prefetto decreta il divieto vendita di alcoolici per Milan – Rennes di Europa League

    Milano: il Prefetto decreta il divieto vendita di alcoolici per Milan – Rennes di Europa League

    Per assicurare il sereno svolgimento della partita Milan – Rennes di Europa League che si giochera’ giovedi’ 15 alle 21 e e prevenire possibili turbative per l’ordine pubblico dovute all’eventuale abuso di bevande alcoliche, il Prefetto di Milano Claudio Sgaraglia, ha disposto il divieto della somministrazione e della vendita di bevande alcoliche e superalcoliche, nonche’ la vendita per asporto in contenitori di vetro e lattine sia in forma fissa che ambulante, senza inibirne l’ordinario consumo con servizio al tavolo.

    Il divieto sara’ in vigore dalle ore 8 alle ore 20 del 15 febbraio, nella zona centro e dintorni, Corso Como, zona Darsena, zona Sempione e nelle vie adiacenti e dalle ore 12 alle ore 24 del 15 febbraio nella zona di San Siro e dintorni.

  • Basket A2. Vigevano vince: è al 1° posto come crescita di pubblico nel girone di ritorno della 1a fase

    Basket A2. Vigevano vince: è al 1° posto come crescita di pubblico nel girone di ritorno della 1a fase

    Ancora una volta Vigevano si ritaglia un posto di assoluto spicco in serie A2 nel dato riguardante la presenza media di spettatori al PalaELAchem, che si attesta al decimo posto complessivo (su ventidue squadre) a quota 1987, ma soprattutto registra il primo posto in termini di crescita nel girone di ritorno rispetto al girone di andata, con un incremento del 21% (dai 1633 spettatori medi del girone d’andata).

    Cifre importanti che premiano le iniziative ideate dalla società in questi mesi (prima fra tutte le convenzioni con le scuole cittadine) per riempire il palazzetto che, unito alla grande passione del popolo gialloblu, stanno dando una spinta importante alla squadra. Ma ecco il quadro riassuntivo dei dati ufficiali forniti.

    INTRODUZIONE – I dati del girone di ritorno confermano il trend di crescita che aveva già contraddistinto quelli del girone di andata e globalmente rispetto alla scorsa stagione. La media-gara salita a 1.863, equivale ad un +32% rispetto al 2022-2023.

    MEDIA SPETTATORI – Nelle 264 gare disputate, sono affluiti nei palasport 491.856 spettatori, per una media-gara di 1.863. Lo scorso anno erano stati 468.325 e 1.408 di media. Il 42% dei 24 Club ha pubblico oltre la media del campionato. La media spettatori nel Girone Rosso, che vanta 7 dei primi 10 Club per presenze assolute, è di 2.156; in quello Verde è di 1.571.

    LE ECCELLENZE – Senza rivali il dominio della Fortitudo Bologna, che conferma tutti i 4 primati della valutazione: spettatori complessivi (56.804), media spettatori per gara (5.164), incasso globale (934.343) ed incasso-medio (84.940).
    Tutti dati in crescita rispetto al girone di andata. Nella Top 5 per media-spettatori seguono Trieste (3.377), Udine (3.014), Forlì (2.955) e Cantù (2.951). A completare le migliori dieci Trapani (2.911), Rimini (2.851), Verona (2.552),
    Cividale (2.208) e Vigevano (1.987).

    INCREMENTO – Nel corso del girone di ritorno si sono registrate alcune significative crescite di pubblico. La più rilevante è quella di Vigevano, capace di ottenere un +21%, passando da 1.633 a 1.987 spettatori di media. Seguono quelle
    di Verona (+17%), Forlì (+12%) e con l’8% sia Cantù che Cividale. Nella seconda parte della prima fase hanno avuto più pubblico rispetto all’andata 17 delle 24 squadre del campionato. Ricordiamo che i dati della fase ad orologio (seconda fase) saranno parte integrante della stagione regolare.

    PERCENTUALE DI RIEMPIMENTO – Il Club che riempie più posti del suo palasport è la Fortitudo Bologna, al 96% della capienza ufficiale del PalaDozza. Tra le eccellenze seguono Udine (89%), Trapani e Rimini (86%) e Cividale (80%).

    INCASSI – Dietro la Fortitudo Bologna, gli incassi medi modificano un po’ il ranking delle presenze. Al secondo posto resta Trieste (50.709€), seguono Rimini (33.920€), Forlì (28.653€), Trapani (25.925€), Udine (23.799€) e Cantù (20.105€). Sfiora i 20.000 di incasso medio-gara anche Verona (19.275). Gli incassi generati complessivamente della Serie A2 al termine della prima fase sono stati pari a 4.558.500€. Rispetto al 2023 l’incasso medio per gara è passato da 11.526€ a 17.267€.

    AFFLUENZE E RECORD ASSOLUTO – Le 11 gare interne disputate dalla Fortitudo Bologna rappresentano i primi 11 dati di affluenza della stagione, compresi tra i 4.778 ospitando Nardò ed i 5.545 contro Udine, attuale record stagionale. A
    seguire, il miglior dato di affluenza stagionale è stato di 4.899 per Verona (ospitando Bologna), 4.491 per Trieste (vs Udine), 4.191 per Cantù (vs Trapani), 3.780 Forlì (vs Bologna), 3.390 per Udine (vs Trieste) e 3.385 per Trapani (vs
    Latina). Il record assoluto per la Serie A2, sia di spettatori che di incasso, resta quello registrato il 6 gennaio 2017, per il derby di Bologna tra Virtus e Fortitudo, giocato alla Unipol Arena davanti a 9.291 spettatori, per un incasso di 262.046€.

    In vendita i biglietti per Vigevano-Chiusi, diventano 5 le convenzioni con le scuole cittadine

    Continua ad allargarsi la platea di potenziali spettatori alle partite interne della ELAchem Vigevano. Oggi si apre la vendita on line dei biglietti validi per il 24simo turno di campionato che vedrà ELAchem Vigevano ospitare domenica 18 febbraio al PalaELAchem la formazione della Umana Chiusi. All’indirizzo https://www.vivaticket.com/it/Ticket/elachem-vigevano-umana-chiusi/230153 è possibile assicurarsi un posto per assistere all’importantissimo match contro i toscani, un impegno nel quale i sostenitori gialloblu daranno ancora una volta il loro contributo.

    Si consolida nel frattempo l’opera di collaborazione della socità con gli istituti scolastici cittadini, volti a catturare nuovi simpatizzanti, soprattutto fra i giovani. La società ha concluco una nuova convenzione con gli Istituti Paritari Leonardo Da Vinci, che va ad aggiungersi alla lista comprendente il Liceo Ginnasio Statale Benedetto Cairoli, l’Istituto di Istruzione Superiore Caramuel Roncalli, l’Istituto Paritario San Giuseppe e l’Istituto Tecnico Statale Luigi Casale.
    L’accordo, valido sino alla fine della fase ad orologio (previsto domenica 21 aprile), prevede l’ingresso alle partite casalinghe al costo concordato di 1 euro per ogni alunno iscritto e di 5 euro per l’eventuale accompagnatore. Lo studente dovrà presentare alla cassa il documento che attesti l’iscrizione all’anno scolastico in corso e un documento d’identità personale valido.

    Ulteriori istituti scolastici intenzione ad aderire alla promozione, possono farlo scrivendo una mail a marketing@pallacanestrovigevano.it

  • Tennis: elogio al talento di Ernests Gubils, che perse mezzo milione al casinò di Riga- di Teo Parini

    Tennis: elogio al talento di Ernests Gubils, che perse mezzo milione al casinò di Riga- di Teo Parini

    Questione di fame, si dice in questi casi. Basterebbe chiedersi come possano avere dentro lo stesso sacro fuoco uno che il tennis ha iniziato a giocarlo su campi improbabili schivando le bombe che dilaniavano la sua nazione e uno che, invece, per uscire di casa aveva la possibilità di scegliere tra una Ferrari, un jet privato e un sottomarino. E non è un’iperbole. Infatti non ce l’hanno. E il talento, purtroppo ma solo per gli amanti della bellezza sopra ogni cosa, non c’entra nulla; perché nel tennis, si sa, è paradossalmente piuttosto remota la possibilità che il più talentuoso sia anche il più forte. Non a caso, il primo, quello abituato a guardare che dal cielo non piovano ordigni, è diventato il giocatore più forte della storia del gioco, della Terra e di eventuali altri pianeti, mentre il secondo, baciato da una forma epocale di talento, con gli almanacchi non è che abbia costruito chissà quale feeling. Uno, sempre il primo, è ovviamente Novak Djokovic; l’altro è quello che, a farci quattro chiacchiere, non capisci mai se è pazzo o geniale, ma solo perché è entrambe le cose, e all’anagrafe fa Gulbis, Ernests Gulbis.

    Figlio di Ainars, magnate dell’energia nonché terzo uomo più ricco della Lettonia, e di Milena, attrice e donna meravigliosa, che non si sia dedicato al tennis per diventare ricco, del resto lo era già, o famoso, idem, o per girare il mondo, vedi i mezzi di locomozione di cui sopra, è una cosa che ripete spesso. “Gioco per darmi un obiettivo”. Quello di poter dire a sé stesso di aver raggiunto il livello dei migliori, se possiamo permetterci di interpretare il suo pensiero, vanitoso e criptico. Vien da sé una certa allergia per il lavoro duro che, se per i colleghi è pane quotidiano, per lui è congiura. Così, difficilmente lo si è visto tirato a lucido e con il serbatoio della benzina pieno all’atto di scendere in campo. Ernests, e qui si rischia di sbagliare per difetto, ha dilaniato nell’arco della carriera qualcosa come mille racchette, che non è certo un motivo di vanto, anzi, ma è l’assist buono per provare a delineare gli strani connotati del personaggio che, troppe volte e troppo in fretta, lo si è etichettato come negativo. “Ne rompevo una sessantina a stagione – racconta – e poi, per sentirmi ancora più un idiota di quanto già non fossi, mi recavo alla fabbrica per guardare gli operai che producevano i miei attrezzi. Così mi ci sentivo”. Sipario.

    Tornando al tennis giocato, chi pensa sia stato solo un fenomeno da baraccone – effettivamente in più di una circostanza si è davvero messo d’impegno per sembrarlo – prende un abbaglio. Ernests, che se oggi parliamo di lui è perché ha deciso che con il tennis agonistico possa bastare così, è stato giocatore vero. Verissimo. Detto di una forma abbacinante di talento e, aggiungiamo adesso, di una mano che parafrasando il vate Clerici vorremmo ci accarezzasse tanto è raffinata, non si diventa il numero dieci al mondo per le casualità della vita, serve sostanza e neppure poca. Obiettivo centrato all’indomani di una semifinale Slam, in quel di Bois de Boulogne, disputata e persa – guarda un po’ – contro Djokovic, quello delle bombe, ma solo dopo averlo messo alle corde su una superficie per giunta non ideale fino all’inevitabile accensione prematura della spia della riserva. Fa niente se, una volta fatta la doccia, anziché partire per Londra con destinazione Queen’s Club Championships come da programma scelse di tornare a Riga con il gruzzolo racimolato a Parigi, mezzo milione di euro mal contati, per farsi accompagnare dal cugino spiantato al casinò. Dove un rosso e nero sbagliato fece evaporare in una sola puntata il frutto delle fatiche (si fa per dire) parigine, con il suo accompagnatore costretto a pagare cocktail e, si dice, signorine.

    Non dev’essere mica tanto facile vincere sei tornei ATP, battendo qua e là un paio di volte Federer, con attitudini simili e un addome più riempito che scolpito. Cose da Gulbis, insomma. Come il suo rovescio, per esempio, uno dei colpi bimani più belli ed efficaci del tennis moderno. Per intenderci, siamo ai livelli elitari di un Safin, sempre a proposito di follia, e di un Nalbandian; detto a beneficio di chi ancora si ostina, perché accecato dal bigottismo del politicamente corretto e che vorrebbe i tennisti stereotipati in fotocopia e silenti, a non voler ammettere che Ernests è di quelli che non capitano tutti i giorni. E se la dinamica del dritto era bizzarra e inaffidabile almeno quanto lui, in compenso il servizio sapeva essere demoralizzante ma solo per gli avversari. Una sentenza, al pari della morte e delle tasse, quando la testa era sgombra da nubi.

    Si diceva del talento che, se inteso come la capacità di risolvere situazioni intricate e ad altri precluse con disinvoltura, fa proprio scopa con Gulbis. Per il semplice fatto che la sua competenza tecnica è stata realmente da primo della classe. È bravo ma non si impegna, come si direbbe allo scolaro discolo e brillante insieme. Del resto, la vita è una sola e se finisci in galera, magari a Stoccolma, è logisticamente difficile che ti stia adeguatamente preparando per il prossimo torneo. Ernests, in arresto, ci è finito davvero. “Agente – disse al poliziotto che lo scortava – lei, quando conosce una ragazza, prima di andarci a letto domanda che mestiere fa? Vede, agente, a me non interessa”. La donna in questione, di lavoro faceva la prostituta e pare che a Stoccolma non fosse cose gradita quella di chiudere la nottata con lei. Il nome, Ernesto, lo deve alla passione dei genitori per Hemingway mentre il corredo cromosomico molto probabilmente è eredità del nonno, cestista che fece grande la nazionale sovietica. Di Ernests capì tutto quella vecchia volpe di Niki Pilic, manco a dirlo il primo allenatore di Djokovic e mentore di chissà quanti campioni, che osservandolo giocare ancora ragazzino decise saggiamente di non compromettere il fegato inseguendo le traiettorie sinusoidali del lettone: “Troppo ricco e troppo talento – disse – per cavar fuori qualcosa di buono”, prima di lasciarlo andare incontro al suo imprevedibile destino tennistico.

    Se il suo sogno è sempre quello di poter incontrare, chissà dove, Einstein per conversare un po’ sul senso delle cose, pur nella convinzione probabilmente infondata che il genio della relatività mai avrebbe accettato l’invito di “uno stupido atleta”, tanto per usare le sue stesse parole, con quelli come Federer o come Nadal, dioscuri in campo ma molto meno fuori, non è mai stato troppo tenero. “Noiosi in ciò che esternano – era solito ripetere, attirando, così, l’ira di milioni di tifosi – mica come quei pugili che alla cerimonia del peso se ne urlano in faccia di tutti i colori”. Eppure, anche se sembra impossibile, ci sono stati dei momenti nei quali Gulbis ha tentato di violentare l’indole inadatta a fare fronte alle insidie psicologiche che propone la disciplina del diavolo per alzare quella benedetta asticella che le sue qualità tecniche avrebbero potuto spedire in cielo. Allora, per recuperare un minimo di condizione dopo settimane di bagordi, lo si è visto fare a sportellate in tornei Challenger, dove i campi fanno schifo, l’organizzazione è alla viva il parroco e si incontra gente che pur di arrivare dorme in auto e sputa sangue su ogni palla, come se da ciò dipendesse la propria sopravvivenza. Sempre a proposito di fame. Non troppo tempo fa, poi, si è giocato anche l’ultima carta del mazzo, assoldando Piatti e trasferendosi a Bordighera nel tentativo di tornare in alto. Ma si sa, c’è poco da inventare nello sport, figuriamoci nel tennis e non c’è Piatti che tenga.

    Anche noi, che tennisticamente lo amiamo in maniera viscerale, lo avevamo perso di vista ormai da un po’, tanto per dire che l’annuncio a mezzo social del ritiro non è che ci abbia colto di sorpresa. Se è vero che il tennis farà benissimo a meno di uno che, sovente, non è stato archetipo di dedizione alla causa, per usare un eufemismo, è altrettanto vero che, di un tennis omologato, robotico e allergico alla fantasia, Gulbis ha rappresentato la ventata d’aria fresca. L’effetto sorpresa, l’idea che potesse accadere qualcosa di non preventivato, l’elogio dell’eccesso e della bellezza. Hai detto niente. “I pazzi e gli ubriachi sono gli ultimi santi della terra”, disse Charles Bukowski. Se il pensiero del guru del realismo sporco corrispondesse a realtà, e a noi piace terribilmente pensarlo, Ernests Gulbis, che vivaddio è sia uno che l’altro, in un giorno che si spera essere il più lontano possibile lo si vedrà scorazzare in Paradiso. Con una coppa di Gout de Diamants in mano e il sorriso beffardo di chi a prendersi troppo sul serio non ne vuole proprio sapere.

    Hey Ernests, dov’è che si va stasera? Sì, va bene, ma offri tu.