Categoria: Sport

  • Gigi Riva, Fabrizio De Andrè e Federico Buffa… come ve li raccontammo noi- di Teo Parini

    Gigi Riva, Fabrizio De Andrè e Federico Buffa… come ve li raccontammo noi- di Teo Parini

    Spirito anarchico a parte, cos’hanno in comune Riva e De André, uomini potenzialmente antitetici? E poi, perché è imprescindibile dover scomodare Luigi Tenco e Paolo Villaggio, insieme a Gigi Meroni e Georges Brassens passando per Charles De Grave Sells, affinché ogni ulteriore discorso abbia un senso? A dare una risposta convincente a tutti i quesiti- nella tappa milanese, andata in scena al Teatro Manzoni martedì 29 novembre- è stato more solito Federico Buffa, protagonista esemplare dello spettacolo teatrale intitolato non a caso “RivaDeAndrè, amici fragili”, ideato dallo stesso Buffa in collaborazione con Marco Caronna, regista oltre che voce e chitarra.

    Il pianoforte, invece, è prerogativa di Alessandro Nidi, a chiudere un tridente capace di strappare dalla dimensione contingente l’odierna società, frivola, asmatica e cosmopolita, per collocarla in un’Italia che non c’è più o che, chissà, deve ancora venire.
    Un esercizio spaziotemporale che impasta con il rigore della sensibilità note, colori, rombi e silenzi per trasformare la pluralità di evoluzioni sciolte in unisono. Risultato che è rappresentazione plastica del parallelismo che perde la sua più consueta definizione euclidea per convergere in un punto, quello d’incontro di anime fragili e spiriti randagi, governato da un destino che se può apparire crudele, e talvolta crudele lo è davvero, è solo per consentire agli uomini di sensibilità e talento di esibire la loro migliore versione possibile; uomini capaci di descrivere traiettorie destinate a restare impresse nella memoria collettiva perché, di quest’ultima, inesauribile di fonte di ispirazione.

    Così, per la prima e unica volta, Gigi Riva, professione goleador di un calcio d’antan tremendamente rimpianto, e Fabrizio De André, professione poeta, si incontrano. Quindi si studiano, usano i sensi, cercano sul fondo di una bottiglia di whisky il fil rouge che potrebbe unirli. Parlano poco, l’indole è quella, fumano molto e riflettono altrettanto intorno all’idea che qualcosa li possa condurre, insieme, in un luogo che non necessariamente dev’essere fisico, tangibile.

    In sottofondo suona la struggente ‘Preghiera in gennaio’, ode dedicata da Faber all’amico Tenco prematuramente passato al di là dell’ultimo vecchio ponte, così scoprono di essere attori della stessa sceneggiatura chiamata vita e che, pertanto, quel filo è destinato a non spezzarsi mai. Fa grandi giri che si chiudono sempre lì, dove tutto è partito.

    Fragili. È l’aggettivo scelto dall’Autore per descrivere i due protagonisti, il trait d’union, e potrebbe sembrare ossimorico se messo al cospetto di due gigantesche forze della natura di quella risma. Gianni Brera coniò il soprannome di Rombo di tuono per uno che la gamba non la tirava indietro mai, figuriamoci. Tuttavia, spogliata dal distacco scientifico, la fragilità può essere considerata come quella parte della cifra stilistica caratterizzante l’animo umano che è mescolanza di bontà e umanità profonda ed è proprio in quest’ottica che l’accostamento risulta efficace. Così, due ore di teatro sferzate dall’ineguagliabile capacità narrativa di Buffa sono l’invito nemmeno troppo velato a prendere le nostre fragilità e a darne un’accezione positiva. Perché avvicinano al mondo, dove tutto ciò che vive è necessariamente fragile.

    Lo spettacolo è finito, Fabrizio e Gigi non sono più seduti allo stesso tavolo. Il primo ha preso con sé un drappo dal colore del cielo, un naso da clown e una sciarpa del Genoa e se n’è andato via, da qualche parte; l’altro continua a parlare il meno possibile e silenziosamente incarna lo spirito dell’isola che lo ha adottato e che di rimando ha saputo impreziosire.

    Chissà se si incontreranno di nuovo, un giorno, fragili e uguali. Nel caso, ci sarà ancora da rabboccare quella bottiglia.

  • Australian Open: ma dove può arrivare Jannik Sinner? Di Teo Parini

    Australian Open: ma dove può arrivare Jannik Sinner? Di Teo Parini

    Per quanto visto sul finire del 2023 e alla compilazione del tabellone degli Australian Open che lo ha collocato nella parte alta, quella presidiata da Djokovic, l’obiettivo minimo per non considerare una sorpresa in negativo la campagna australe di Jannik Sinner era da considerare la semifinale, appunto, contro il serbo che difficilmente la potrebbe mancare. Ogni altra eventualità sarebbe stata da cogliere, già in sede di pronostico e con le bocce ancora ferme, come un brusco passo indietro nel processo di crescita dell’azzurro, forte della testa di serie numero quattro e, pertanto, obbligato al traguardo anche dal computer, il cui compito è proprio quello di far di conto. Ci siamo quasi.

    Oggi, a Melbourne Park inizia la seconda settimana di torneo che va ad allineare il tabellone dei sopravvissuti ai quarti di finale, i migliori otto. Sinner, nell’attesa che gli altri due califfi del seeding, Alcaraz e Medvedev, facciano il loro dovere di favoriti e con Djokovic già in carrozza, risolvendo la pratica Kachanov ha messo anch’esso la bandierina al posto giusto. L’ultimo scoglio obbligatorio prima dell’esame di laurea in lingua slava, sarà un altro russo, Rublev, uno che gli somiglia ma che fa tutto un pelo meno bene di lui e allora, giornate nefaste a parte che nel corso di uno Slam lungo e faticoso sono sempre dietro l’angolo, non si vede come ci possa perdere. Del resto nei primi quattro match disputati fin qui, Sinner ha dato dimostrazione di forza e maturità.

    Dodici set giocati, dodici set vinti senza dover fare gli straordinari. Che significa aver risparmiato energie fisiche e mentali preziose per quando gli avversari saranno più competitivi di quelli già affrontati e che, Kachanov a parte, non è che fossero proprio fenomenali per uno come lui.

    Due parole le meritano proprio il match con il lungagnone russo, chiuso ieri in tre set ma non senza qualche grattacapo. Intanto, c’è da dire che Kachanov è una brutta gatta pelare che sulla lunga distanza si dimostra sempre attrezzato per la battaglia. Il grande merito di Jannik, all’uopo, è stato proprio quello di stringere i denti nei momenti di difficoltà affinché la partita in controllo non scivolasse sul piano della rissa da strada nella quale Karen è in grado di menare come un fabbro. Invece, l’italiano è stato formidabile, e un pochino fortunato, nell’alzare esponenzialmente il livello del suo tennis nei punti che avrebbero potuto trasformare l’assolo in bagarre, impedendo così all’avversario di darsi realmente una chance. Non era proprio scontato, non fosse altro per i precedenti. Due vittorie a uno per Sinner ma tre incontri serrati, chiusi sempre sul filo di lana e infarciti di tie-break, a testimonianza dell’equilibrio. Ma è anche vero che, dall’ultima volta, Jannik ha cambiato decisamente marcia mentre il russo il suo acme lo aveva già raggiunto allora. Ecco spiegato il tre set a zero di ieri, questione di cilindrata.

    Se, come detto, Rublev, bravo ma instabile, non dovrebbe essere un grande problema anche in considerazione della fatica fatta dal moscovita per estromettere De Minaur, uno che per incrocio di caratteristiche Sinner asfalterebbe giocando bendato. Ma la storia di questo sport insegna che a sottovalutare l’avversario sono più le volte che si finisce per farsi male, tuttavia, conoscendo Sinner e la sua maniacale voglia di arrivare, ci sentiamo di escludere quest’ultima eventualità e, in fondo, già pregustiamo l’assalto al fortino inespugnabile del giocatore più forte di ogni epoca e galassia con la speranza veder assestato un letale colpo alla torre. Djokovic, fin qui, ha fatto il Djokovic. Quindi, utilizzando i primi match alla stregua di allenamenti agonistici, incazzandosi col mondo circostante tanto per non perdere l’abitudine di imporre la propria personalità, piacevole come una cartella esattoriale, sugli eventi e, infine, provando in pochi e selezionati frangenti le marce alte. Come quando al povero Mannarino, geniale pure nella disgrazia, ha concesso il primo game solo dopo aver vinto tutti i primi tredici in fila. Insomma, fa paura ma non certo da oggi.

    Nella parte bassa del tabellone le cose sono andate in maniera leggermente diversa. Perché Alcaraz non sempre ha ricordato di essere il giocatore più talentuoso del circuito e, potenzialmente, uno epocale, mentre Medvedev, la cui mente spesso si presta a strani viaggi, a momenti ci lascia le penne anzitempo, prima di rimettersi in carreggiata e tornare cavallo da corsa. Morale della favola, salvo cataclismi, ci si appresta a vivere le due semifinali che tutti si auspicavano, quelle che vedrebbero per protagonisti i quattro giocatori più competitivi per distacco siderale sulla concorrenza che, per la verità, è nella migliore delle ipotesi rivedibile. Nel caso, quello che si direbbe un inizio di stagione col botto. Per chiudere, sempre restando in casa nostra, un applsuso gigante dev’essere riservato alla splendida Jasmine Paolini che, per la prima volta in carriera, si è issata agli ottavi di finali in un torneo del grande Slam. Che dire, brava.

    Non aggiungiamo altro, un po’ di scaramanzia non guasta mai.

  • Con quella faccia un po’ così.. l’ultimo tango tennistico di Adrian Mannarino- di Teo Parini

    Con quella faccia un po’ così.. l’ultimo tango tennistico di Adrian Mannarino- di Teo Parini

    Il problema, se possiamo definirlo tale per uno come lui, è che fatica terribilmente a trovare colleghi disposti ad allenarsi insieme. “Sono tutti così ossessionati dalla perfezione”, dice. Lui, Adrian Mannarino, che del concetto di perfezione, ma anche di ossessione per la professione del tennista, è la antitesi, plastica che più non si può. Così, la sessione di palleggio prima del match di terzo turno degli Australian Open in corso di svolgimento la fa, per mancanza di alternative, col suo allenatore che non è proprio la stessa cosa. Dura poco, per giunta, perché la giustificazione e che “di questi tempi ho già giocato abbastanza”, prima di tornarsene negli spogliatoi con la maglietta appena un po’ stropicciata.

    A vederlo gestire il tritacarne di uno Slam, quindi, non gli si darebbero due lire e, invece benché sua Maestà la professionalità Djokovic ne abbia brutalmente interrotto la corsa, Mannarino oltre a confermare la Top 20 del ranking mondiale timbra anche un onorevole ottavo di finale Slam che, a trentacinque anni suonati, non è proprio una cosa da poco. Così, senza prendersi mai troppo sul serio. Per quello rivolgersi a uno come Sinner, al transalpino è saggio chiedere altre cose. L’estro e l’imprevedibilità, per esempio, sul campo ma anche fuori. Peraltro, se non fosse che Adrian si aggira per il circus ormai da un pezzo e, quindi, il suo mestiere, quello del tennista, sia fuori discussione, la sua immagine darebbe adito a più di un dubbio. Così, mentre i suoi rivali sfilano agghindati di tutto punto con i loghi dei magliai bene in vista, lui, che sponsor non ne ha, si presenta sul ground che sembra un doppista della domenica mattina al dopolavoro ferroviario. T-shirt girocollo monocolore di due taglie più grande, pantaloncini tendenti all’ascellare, parafrasando una celebre descrizione fantozziana, scarpe demodé e aria stralunata.

    Di chi, una volta nel match, comincia a litigare con l’attrezzo che non ne vuole sapere di assecondarlo. A proposito, l’attrezzo. Con la tecnologia esacerbata all’inverosimile che fa sì che una racchetta sia già vecchia ancor prima di essere presentata al mercato e con fior di tecnici intenti a studiare come rendere ancora più performanti i materiali, Mannarino, sempre nell’ottavo di finale di un Major, gioca con una vecchia Dunlop fuori produzione da almeno due decadi e incordata, si fa per dire, con una tensione di appena dieci chili. Per i meno avvezzi, come giocare a tennis con una fionda su un campo da ping pong. Impossibile, ma non per lui, pensare di tenere una palla che sia una tra le righe. Questo perché, stranezze congenite a parte, è dotato di una forma di talento abbacinante. Incontrare Mannarino è un po’ come imbattersi in quei personaggi bizzarri, nella mimica sconclusionata e nel costume improbabile, che pensi non combinino nulla di buono nella vita salvo poi scoprire, già alla terza parola, che sono dei fottuti geni. Ecco, Adrian è così, geniale.

    Se l’addome, che non gli si vede mai, c’è da giurare non sia quello forgiato da sessioni disumane in palestra, in compenso se si tratta di tennis c’è poco da dovergli insegnare perché, in un contesto stereotipato e pure tendente al brutto, la sua tecnica di base riconcilia con la disciplina. Mancino, sempre a proposito di geni, riesce ad abbinare due concetti fisici fondamentali per primeggiare: tempo e spazio. La capacità di anticipo, quindi l’arte del controbalzo, e la quasi assenza di rotazioni in colpi praticamente piatti come una volta, fanno sì che Mannarino, del tempo, sia un autentico ladro e all’avversario lo strappa letteralmente dalle mani. In quanto allo spazio, invece, c’è da pensare che in una precedente vita sia stato un geometra, appassionato di Euclide e Pitagora, perché capace di disegnare traiettorie che a definire inusuali gli si fa un torto. Roba che ti manda ai matti.

    Il resto è talento puro. Detto delle corde tese meno della metà della media dei professionisti, e chi un po’ ha giocato a tennis sa quanto ogni tassello di corpo e mente debba essere al posto giusto per non tirare la palla in tribuna in quelle condizioni, Adrian è competente praticamente in tutto e lo fa con la semplicità di chi ha la mano benedetta da Madre Natura. Talento, appunto, quello di risolvere problematiche complesse in assenza di sforzo. Sembra non faccia fatica a far uscire traccianti dalla racchetta, questione di pulizia tecnica e di utilizzo allo scopo dell’energia cinetica altrui, e capita spesso che lasci l’avversario fermo immobile a tre metri dalla palla nonostante non sia depositario della forza bruta. Perché, a pensare di giocarci contro tirando forte e alla cieca – Shelton, un nome a caso – significa essere intortati come poppanti al primo giorno di scuola.
    Stessa competenza esibita nel gioco verticale, una rarità.

    È la presa della rete dei suoi avi rivoluzionari che conquistarono la Bastiglia. Movimenti corretti, tempismo, senso della posizione e, infine, gran bel gioco di volo condito da un tocco raffinato. Che se non fa di lui Pat Rafter, del resto chi lo è, ne fa indiscutibilmente uno dei migliori volleatori in attività, capace di coniugare redditività e, cosa che non guasta, spettacolo. Guardarsi qualche sortita a rete proprio contro Shelton per credere. La morale è che è sempre una buonissima idea quella di dedicare due ore del proprio tempo ad un match di Mannarino perché qualcosa, noi che il tennis è amore grande, la si impara sempre. Anche in considerazione del fatto che l’anagrafica non perdona e le trentacinque primavere sulle spalle suonano un po’ come ultimo tango e, chissà, magari proprio a Parigi. Con un epilogo che si spera possa essere più fortunato di quello riservato da Bertolucci a Marlon Brando nella celebre pellicola. Anche se, al pari di Jeanne, diremmo anche, noi di lui, “era un pazzo”. Del resto è proprio per quello che, tennisticamente, lo amiamo visceralmente. Con quella faccia un po’ così.

  • San Siro, romanzo senza fine. Sala: ora i club pensano a ristrutturare

    San Siro, romanzo senza fine. Sala: ora i club pensano a ristrutturare

    Il progetto di ristrutturazione dello stadio di San Siro, che ‘tratterrebbe’ Inter e Milan in citta’, torna tra le ipotesi in campo, e sara’ valutato il 31 gennaio dalla commissione consiliare. Per il sindaco Beppe Sala “Se c’e’ una soluzione che permette di continuare a giocare magari perdendo pochissimo di capienza, va esaminata con grande interesse. Questo e’ il nostro obiettivo numero uno, cercare di tutelare San Siro e la sua storicita’ – ha detto Sala a margine di una conferenza a palazzo Marino – non pretendiamo che sia qualcosa di condivisibile immediatamente ma lo spirito di quella commissione e del lavoro che seguira’ sara’ quello di convincere le squadre a rivalutare questa ipotesi”.

    “Quello e’ un esempio di un progetto – ha aggiunto . E’ chiaro che non e’ quello che il Comune ha scelto ma lo considero interessate. Le squadre si sono sempre opposte all’idea di ristrutturare San Siro perche’ sostenevano – e non so se lo sostengono ancora – che c’era il rischio di andare lontano a giocare per due o tre anni. E’ chiaro che questo sarebbe stato un limite importante perche’ avrebbero perso molto in termini di biglietti e i tifosi non sarebbero stati cosi’ felici”. Quanto a Marotta, direttore sportivo dell’Inter, che aveva detto che ci sono troppi iter burocratici per mettere mano su San Siro per il sindaco le sue affermazioni sono “per giustificare quello che hanno fatto”. “Io continuo a pensare che e’ molto meglio per le squadre rimanere in citta’ – ha ribadito Sala – stanno veramente sottovalutando le problematiche che ci sono in termini di mobilita’, di impatto. Pero’ se noi non offriamo una alternativa e quello e’ il lavoro che si fara’ con quella commissione. Si e’ perso molto tempo. Non e’ casuale che in Italia nessuno stadio e’ riuscito a partire, e’ un tema delicato. Se si potesse ripartire da quello io sarei molto felice” .

  • La Ticinia Novara ricevuta in Senato

    La Ticinia Novara ricevuta in Senato

    “Ricevere in Senato gli eroi dello sport per l’inclusione sociale della Ticinia Novara é stata una importante occasione per dimostrare la grande attenzione che le istituzioni e la politica hanno nel portare avanti le battaglie per garantire a chi è considerato diverso la possibilità di esprimere le proprie capacità attraverso l’attività sportiva. L’alto valore e il merito delle loro attività in favore della pratica sportiva degli atleti con disabilità rende orgogliosa tutta la nostra comunità perché lo sport ha un fortissimo potere per rompere qualsiasi barriera sociale ”.

    Lo dichiara il senatore questore di Fratelli d’Italia, Gaetano Nastri a margine dell’incontro tenutosi al Senato con la delegazione della Associazione sportiva “Ticinia Novara”, nata nel 1995. L’Associazione dal 2010 consente alle persone con disabilità intellettivo relazionale, fisica, con sindrome di down e autismo di giocare a calcio sia con attivita’ non agonistica di Scuola Calcio che agonistica attraverso i campionati della FIGC DCPS (Divisione Calcio Paralimpico Sperimentale), ottenendo anche il Titolo Italiano nel 2022.

    La delegazione, ricevuta dal senatore Nastri e premiata con una targa celebrativa del Senato, composta dal presidente Daniele Colognesi, il vice presidente Gerardo Bestetti, il responsabile dell’ attivita’ di Football Sala Fabrizio Pavan e l’allenatore giocatore Stefano Usai, ha conquistato nel 2023 il suo 10° scudetto e ha vinto per la seconda volta la Champions League di Football Sala a Montecarlo nel mese di giugno. Presenti all’incontro i responsabili dell’attivita’ disabilita’ intellettivo relazionale, Barbara Bertaggia e Danilo Calcaterra e quella dell’attivita’ non vedenti, Adalgisa Mozzillo. Per l’occasione la societa’, oltre ad una targa celebrativa, ha regalato al Senatore Nastri, la maglia personalizzata con lo scudetto e la stella dei 10 scudetti”.

  • Emilia Magni, 15 anni:  una Basket Players di Marcallo con Casone in nazionale

    Emilia Magni, 15 anni: una Basket Players di Marcallo con Casone in nazionale

    Emilia Magni, di 15 anni, cresciuta nelle file della Basket Players Marcallo e ad oggi ancora tesserata con la nostra società, nonostante sia stata girata in prestito alla Geas Sesto San Giovanni, squadra di blasone nazionale con cui attualmente partecipa ai campionati di categoria Under 15, Under 17 e Under 19 e ha già esordito in serie C senior, visto che purtroppo a Marcallo non abbiamo ancora una squadra femminile, per ora, anche se non nascondiamo in futuro il desiderio di rifarla

    Emilia ha sempre giocato a basket con la Basket Players Marcallo, prima con le squadre minibasket e poi con la nostra squadra Under iscritta ai campionati regionali, unica ragazza in un gruppo maschile. E non si è mai tirata indietro, anzi è sempre stata una delle nostre punte di diamante agli ordini prima di Daniele Foti, coach minibasket e poi di Pippo Foti, coach della squadra Under.

    Nel 2023 ha voluto provare a giocare nel campionato femminile, prima il trasferimento alla BFM Milano e poi alla Geas Sesto San Giovanni, compagini in cui ha sempre mantenuto 20 punti di media, distinguendosi come promettente prospetto in chiave futura, sia per i punti realizzati ma anche per la difesa e il gioco di squadra, visto che le viene riconosciuto di eccellere per la sua età nella comprensione del gioco del basket.

    Le abbiamo chiesto di raccontarci la sua esperienza:

    “Da gennaio 2023 ho iniziato gli allenamenti con il CRL (Comitato Regionale Lombardia) riservato alle atlete nate nel 2009, con raduni e allenamenti mensili, tenuti da allenatori del giro della Nazionale Italiana (in uno c’era presente anche l’allenatore della Nazionale Italiana di Basket, GianMarco Pozzecco).

    Il mio percorso con la Maglia Azzurra è iniziato nell’estate del 2023 quando a luglio hanno pubblicato le convocazioni per l’Europeo U16 in Turchia. Sono risultata tra le riserve a casa, non ho potuto partecipare all’evento ma è stato comunque un grande inizio.

    Il 7 dicembre 2023 sono stata convocata per il raduno a Roma, con la Nazionale U16 che si è svolto dal 27 al 30 dicembre, che si è svolto al Centro di Preparazione Olimpica. È stato il primo passo del cammino in preparazione agli Europei U16 di agosto 2024 che si terranno in Ungheria, a cui spero di partecipare.

    Nel mese di dicembre inoltre sono stata selezionata tra le 12 migliori atlete della Lombardia, per partecipare al prestigioso Torneo Memorial Mario Fabbri, che coinvolge le rappresentative di alcune regioni italiane.

    Il torneo ha avuto luogo a Rimini dal 3 al 6 gennaio 2024, noi della Selezione della Regione Lombardia ci siamo qualificate per la finale, vincendo quattro partite su quattro giocate. Sfortunatamente abbiamo perso l’ultima partita contro la Selezione Veneta, ottenendo così, il secondo posto.” (Inutile dire che Emilia è stata una delle protagoniste)

    “Sono molto orgogliosa del percorso sportivo che sto affrontando, che comprende numerosi sacrifici in quanto oltre alla pallacanestro devo dedicare tempo allo studio (liceo scientifico tradizionale). Desidero ringraziare tutte le persone che mi hanno permesso di raggiungere certi risultati, credendo in me e spronandomi a fare sempre meglio! Viva il Basket sempre!”

    E noi aggiungiamo viva anche la Basket Players Marcallo che si può fregiare di aver cresciuto una giocatrice di cui sicuramente sentiremo parlar in futuro.

  • Robecco sul Naviglio: il freddo non ferma il ‘Memorial Peppino Prisco”

    Robecco sul Naviglio: il freddo non ferma il ‘Memorial Peppino Prisco”

    Buona la prima per il ‘Memorial Peppino Prisco’. Che dopo un periodo di assenza è tornato sabato in quel di Robecco sul Naviglio. Complice il grande impegno, la dedizione e la passione messa in campo dal presidentissimo Luciano Cucco, affiancato dal Concordia Robecco e dalla disponibilità dello stesso comune rivierasco.

    In campo la Categoria Esordienti. I ragazzini nonostante il freddo e la nebbia sono scesi in campo con il piglio giusto. Così da dar vita a gare combattute, diverse delle quali finite anche ai calci di rigori.

    Alla fase finale sono approdate Sedriano, Inveruno, Arconatese e Serra Ricco’ Genova a dimostrazione di come il Memorial Prisco sia ritornato in grande spolvero con compagini che sono arrivate anche da fuori regione.

    La seconda giornata di qualificazione si disputerà sempre sul terreno del Concordia sabato 20 Gennaio.

    “Vi aspetto tutti alla giornata finale, sabato 27, dove la vincente sarà ammessa alla 25’ edizione del Memorial Enrico Cucchi del prossimo mese di giugno” è l’invito del Presidente Cucco.

    Anche qui la macchina organizzativa si è già messa in moto: il prossimo 12 aprile alla tensostruttura di Robecco sul Naviglio, infatti, ci sarà la presentazione del torneo che si disputerà tra Robecco e Pontevecchio.

    Sarà questa anche l’occasione per una serata di gala per festeggiare il 45 esimo di fondazione dell’Inter Club Magenta alla presenza di personaggi del mondo del calcio e dello sport.

    Intanto, limitandoci ad oggi, i cuori nerazzurri festeggiano Nazzareno ‘Nazza’ Canuti centrocampista dell’Inter di Bersellini e grande amico dell’Inter club Magenta. Auguroni ‘Nazza’ !!!

  • I ripetuti dolori (e infortuni) del giovane Berrettini- di Teo Parini

    I ripetuti dolori (e infortuni) del giovane Berrettini- di Teo Parini

    Matteo Berrettini ha solo ventisette anni. Poco, in generale, e pochissimo se si pensa a come i vari Federer, Nadal e Djokovic abbiano mostrato che sia possibile allungare, e pure molto, la carriera del tennista. Verrebbe da dire che tempo ne ha ancora parecchio davanti. Verrebbe. Il condizionale è quasi un obbligo perché non è che negli ultimi mesi Matteo abbia visto molto da vicino il campo, preferendo, si fa per dire, l’infermeria. Un contrattempo fisico dietro l’altro, infatti, ne ha condizionato lo status di giocatore di vertice perché se c’è una cosa che non deve mancare in uno sport così delicato è proprio la continuità di gioco.

    A vederlo, Matteo pare, a scelta, uno dei due bronzi di Riace. Statuario, archetipo di fisicità e bellezza. Il problema, semmai, è che, più che di metallo, pare essere fatto di cristallo e con la scritta fragile sull’imballo: si rompe di continuo. Gli esperti fanno notare che cotanta muscolatura non sia il migliore requisito possibile per un tennista e la non-massa del più forte di tutti, Djokovic, sembra essere lì apposta per ribadire ogni volta il concetto. Matteo è un marcantonio di due metri di altezza per quasi un quintale di peso, una macchina complicata da movimentare sul campo da tennis dove il pane quotidiano sono gli scatti, brucianti e brevi, ripetuti migliaia di volte nell’arco di un match. Portarsi appresso quella massa, oltre che disfunzionale ad un gioco che esige piedi veloci e coordinazione, rischia seriamente di fare scopa con i malanni fisici.

    Sarà un caso. A non esserlo è il surplus di tempo che Berrettini, una volta guarito clinicamente, necessità per riacquisire la giusta forma e, con essa, le migliori sensazioni. E le stagioni passano svelte. Ai box ormai da diversi mesi, emblematica la sua presenza in veste di tifoso sulla panchina italiana nella vittoriosa campagna della Davis Cup dello scorso novembre, l’obiettivo dichiarato era quello di ripresentarsi tirato a lucido per il primo Slam dell’anno a Melbourne. Con l’avvicinarsi dell’appuntamento, però, qualcosa dev’essere andato storto perché Matteo, giusto l’altro giorno, si è visto costretto a non prendere parte alla consueta esibizione preparatoria di Kooyong. Forse un motivo precauzionale, forse qualcosa di più serio. In ogni caso, se Matteo sprizzasse salute da tutti i pori, oggi sarebbe stato in campo a scaldare il motore in vista del complicatissimo primo turno degli Australian Open che la sorte gli ha propinato, quello con Tsitsipas, e non sul lettino a interrogare muscoli già incazzati prima ancora di cominciare. Pare essere un incubo senza fine: e infatti l’incontro col greco è saltato causa nuovo guaio fisico del tennista romano.

    Peccato. Perché, pur non essendo giocatore epocale come rischia di diventare, invece, l’amico e rivale Sinner, Matteo è comunque giocatore vero, di grande sostanza; uno capace di fare finale a Wimbledon, strappando anche un set a Djokovic, e semifinale a New York, oltre che di assicurarsi un buon numero di tornei del circuito maggiore meritando per diritto di classifica la partecipazione al Master di fine anno. Ancorato nel gioco a due fondamentali da primo della classe, servizio e dritto, Berrettini è tennista che potenzialmente ha nelle corde la Top Ten in pianta quasi stabile, anche considerando il periodo storico non proprio pregno di talento. Infatti, oggi vi gravità uno come De Minaur che, con tutto il rispetto per un ragazzo che dà sempre tutto ciò che possiede, ha una cilindrata che il miglior Matteo sorpassa a velocità doppia.

    Anche cercando ulteriori conferme in rete, la natura del guaio occorsogli a Kooyong non appare chiara, la speranza è che, almeno questa volta, sia solo un eccesso di precauzione e non l’ennesima ricaduta, fisica e pure morale. Sceso inevitabilmente nel ranking, come si diceva poc’anzi a Berrettini è stato abbinato il nome di Tsitsipas per il primo nobilissimo turno del Major australiano. Il greco, anch’esso dotato di un fisico da decatleta e – guarda un po’ – anch’esso assai fragile, pare non essere al top della forma a causa dei purtroppo ricorrenti problemi lombari. Insomma, quella che potrebbe essere la finale di uno Slam, non a caso è già successo per entrambi di accedervi, è un ‘banale’ primo turno e anche un match che rischia di non cominciare nemmeno o, comunque, di essere condizionato dagli infortuni. L’auspicio, a questo punto per entrambi, è che il 2024 riesca a dare loro un minimo di tregua. In quanto ad agone, si intende, perché, per il resto, sono due dei migliori interpreti del jet set modaiolo post tennis. Che non è certo una brutta cosa, eh.
    In bocca al lupo, Berretto. A noi, quando fai deflagrare il dritto, piace sempre un sacco.

  • Basket A2, domenica Vigevano contro Latina per continuare ‘la striscia’

    Basket A2, domenica Vigevano contro Latina per continuare ‘la striscia’

    Gianmarco Bertetti è tornato ad allenarsi in gruppo in vista della sfida valevole per la diciannovesima giornata di campionato, in programma contro Benacquista Assicurazioni Latina domenica 14 gennaio alle ore 18, arbitri Marco Rudellat di Nuoro (Nu), Alex D’Amato di Tivoli (Roma) e Sebastiano Tarascio di Priolo Gargallo (Sr).

    Il play biellese ha saltato la vittoriosa trasferta di Treviglio per un’elongazione muscolare, la squadra ducale arriva da tre successi consecutivi, i laziali invece sono reduci da nove sconfitte di fila. All’andata Vigevano si impose 66-91, coach Lorenzo Pansa analizza l’importante sfida.

    “Latina è una squadra che ha collezionato appena due vittorie, ma che nelle ultime uscite ha sempre venduto cara la pelle, trovandosi anche avanti di 10 punti in un recente turno casalingo contro Milano. E’ un gruppo che punta molto a rompere la fluidità di gioco degli avversari, non dovremo fare altro che vincere magari una brutta partita, ma essere pronti a combattere per 40′ con l’obiettivo di aggiungere altri due punti alla nostra classifica, cercando di togliere i loro punti di forza e allo stesso tempo giocare in attacco le nostre situazioni con grande aggressività, senza permettere a loro di mettere la sabbia nei nostri ingranaggi”.

  • Sport e inclusività: “Pallacanestro Varese” sceglie il servizio di audiodescrizione di CMT per tifosi ciechi, ipovedenti e pluridisabili visivi

    Sport e inclusività: “Pallacanestro Varese” sceglie il servizio di audiodescrizione di CMT per tifosi ciechi, ipovedenti e pluridisabili visivi

    L’attenzione e la sensibilità che il mondo sportivo rivolge nei confronti della disabilità visiva danno vita a nuove occasioni di inclusione sociale: per la prima volta una partita di pallacanestro sarà fruibile a tifosi ciechi, ipovedenti e pluridisabili visivi grazie al sistema di audiodescrizione “Connect Me Too” di CMT.

    Il club “Pallacanestro Varese” ha scelto di avvalersene nel prossimo match contro il Venezia, in programma domenica 14 gennaio.

    Il servizio, altamente innovativo, è in grado di divulgare una radiocronaca iperdescrittiva, realizzata da un professionista appositamente formato che riporta fedelmente i dettagli della sfida nel rettangolo di gioco e tutte le sfumature di ciò che accade intorno, ad esempio in panchina o sugli spalti, al fine di far vivere un’esperienza sportiva unica e totalizzante.

    Il progetto dell’audiodescrizione inclusiva è nato dalla collaborazione tra A.C. Milan, nella veste di promotore dell’idea, e CMT in qualità di partner tecnologico, con l’obiettivo di aumentare l’accessibilità agli eventi a carattere sportivo, nella fattispecie calcistici, dei tifosi con disabilità.

    Dal 2019 il team tecnico di CMT si occupa di sviluppare la tecnologia che supporta il servizio di audiodescrizione: la piattaforma, inizialmente strutturata su sistemi radio, è stata radicalmente trasformata ed evoluta nel corso degli anni.

    Oggi, infatti, il servizio è completamente digitale, si appoggia alla rete 4G ed è accessibile da parte degli utenti tramite uno smartphone e cuffie/auricolari. Tali caratteristiche rendono “Connect Me Too” particolarmente flessibile e adattabile a qualsiasi tipologia di sport e location, dagli stadi ai palazzetti, dalle palestre alle piste, dalle piscine agli autodromi. Non solo.

    L’audiodescrizione può valicare i confini fisici convenzionali e raggiungere anche quei tifosi che sono rimasti a casa.

    «”Connect Me Too” sta rivoluzionando l’esperienza dei tifosi con disabilità visiva, prima nell’ambito calcistico e adesso in quello del basket – spiega Tony D’Angelo, direttore commerciale di CMT -. Lo sport ha la capacità di unire le persone e abbattere barriere e differenze culturali e di background, creando opportunità di progresso sociale.

    Nel solco di questo contesto, si inserisce il nostro sistema integrato di audiodescrizione che risponde alle esigenze di accessibilità e inclusione, ormai diventate una necessità. Siamo orgogliosi ed emozionati per il debutto nel basket. Ringraziamo “Pallacanestro Varese” per la sensibilità dimostrata e per aver abbracciato questa progettualità».

    «Lo sport è fondamentale per favorire la condivisione, l’inclusione e la socializzazione e allo stesso tempo ha bisogno di strumenti educativi per farlo. Per questo siamo felici ed orgogliosi di essere il primo club nella storia della pallacanestro a incorporare con grande orgoglio, in supporto e rappresentanza della comunità non vedente e ipovedente, la scritta “Varese” in Braille sulle rispettive divise da gioco ed a offrire un servizio integrato di audiodescrizione ai tifosi ciechi, ipovedenti e pluridisabili, perché il basket rappresenta condivisione e unione fin dalle sue radici e nelle sue fondamenta», dichiara il direttore Marketing della Pallacanestro Varese Francesco Finazzer Flori.