Categoria: Food

  • Pizza, simbolo nazionale per quasi il 90% degli italiani

    Pizza, simbolo nazionale per quasi il 90% degli italiani

    La pizza è il simbolo della tavola nazionale per la quasi totalità degli italiani (89%), davanti addirittura alla pasta che si ferma ad una quota dell’88%, mentre ben più staccati sono il vino con il 59% e il cappuccino indicato da 1 italiano su 2 (51%). E’ quanto emerge dall’indagine Coldiretti/Ipsos diffusa in occasione della giornata mondiale della pizza che si celebra il 17 gennaio La pizza – sottolineano Coldiretti – viene percepita come un piatto della famiglia, della socialità e dello stare insieme non solo in pizzerie e ristoranti, ma anche a casa dove il 36% degli italiani dichiara di lanciarsi spesso in impasti e condimenti di margherite e altre varianti, mentre il 54% ci si mette almeno qualche volta.La margherita è la più diffusa con la leggenda che narra che nel giugno 1889, per onorare la Regina d’Italia Margherita di Savoia, il cuoco Raffaele Esposito abbia preparato la “Pizza Margherita”, condita con pomodori, mozzarella e basilico, per rappresentare i colori della bandiera italiana. Da allora – continua Coldiretti – è stata fra le ricette più replicate al mondo.

    Oggi con un fatturato che sale a oltre 15 miliardi di euro all’anno la pizza si conferma un tesoro del Made in Italy simbolo del successo della dieta mediterranea nel mondo. Si tratta – spiega Coldiretti – di uno dei piatti storici più versatili della cucina italiana, tanto che l’Unesco ha proclamato nel 2017 l’Arte dei pizzaiuoli napoletani patrimonio immateriale dell’umanità. Ogni pizza è un pezzo unico e ne esistono decine di versione – evidenzia Coldiretti – rotonda, quadrata, con o senza “cornicione”, a tranci, sottile, spessa, croccante o soffice, con mozzarella e pomodoro o con fiori di zucca e alici, oppure con verdure grigliate fino ad arrivare a quelle al tartufo o con i frutti di mare.Ma la pizza è anche la colonna portante di un sistema economico costituto da 121mila locali in Italia dove si prepara e si serve grazie ad una occupazione stimata dalla Coldiretti in 100.000 addetti a tempo pieno e altrettanti 100.000 nel weekend. In Italia – continua la Coldiretti – si sfornano 2,7 miliardi di pizze all’anno che in termini di ingredienti significano durante tutto l’anno 200 milioni di chili di farina, 225 milioni di chili di mozzarella, 30 milioni di chili di olio di oliva e 260 milioni di chili di salsa di pomodoro.

  • Mancava solo la Nutella vegana.. La Ferrero, intanto, registra il marchio

    Mancava solo la Nutella vegana.. La Ferrero, intanto, registra il marchio

    In un mondo dove l’alimentazione plant-based guadagna sempre più terreno, la recente mossa della Ferrero di registrare il marchio “Nutella Plant Based” segna un punto di svolta significativo. L’annuncio di una versione vegana della celebre crema spalmabile Nutella riflette non solo un cambiamento nei gusti dei consumatori ma anche una risposta ad un’esigenza crescente di prodotti alimentari sostenibili e inclusivi. Questa evoluzione va oltre la semplice innovazione di prodotto; rappresenta un adattamento strategico in un mercato in rapida evoluzione.

    La Nascita di una Nutella per Tutti- La Ferrero ha fatto una mossa audace e tempestiva, depositando il marchio “Nutella Plant Based” presso l’Ufficio Italiano Brevetti. Questo gesto non solo anticipa un cambiamento nell’offerta di prodotti ma sottolinea anche la crescente domanda di alternative vegane. La Nutella, che sta per celebrare il suo 60° anniversario, è stata a lungo un simbolo culturale, trasversale a diverse generazioni e stili di vita. La sua evoluzione in una versione vegana mira a mantenere questo status, accontentando un pubblico che opta per una dieta completamente vegetale senza rinunciare ai piaceri della vita.

    Nonostante non sia ancora chiaro quando la Nutella vegana sarà disponibile nei negozi, questa iniziativa si inserisce in un contesto più ampio, che vede l’Italia tra i principali dieci consumatori globali di prodotti biologici. Il Paese, tuttavia, si colloca all’ultimo posto dopo Francia e Germania, con la Danimarca che si attesta come leader mondiale nel settore. Questo nonostante l’Italia vanti una delle più vaste estensioni di terreno dedicato all’agricoltura biologica, coprendo un’area pari a quella dell’Emilia-Romagna. Il consumo e l’utilizzo di cibo plant based permette al mondo di risparmiare sulla bolletta luce e sulla bolletta gas del mondo.

    La quota di mercato biologico in Italia è attualmente del 3,5%, inferiore rispetto a quella di nazioni come Germania e Francia. Nel 2022, l’acquisto di ortofrutta biologica ha raggiunto il volume più basso degli ultimi cinque anni, con un incremento medio del prezzo del 3%, portando il costo a 2,22 euro/kg. Nonostante questo, la domanda di alcuni prodotti biologici, come le banane, ha mostrato un aumento. La crescita dei consumi di patate biologiche, in particolare, ha contribuito a mantenere stabili gli acquisti di ortaggi nel corso dell’anno.

    Plant based: a che punto siamo in Europa?
    Un sondaggio condotto in Europa da ProVeg in collaborazione con l’Università di Copenaghen e l’Università di Gand, finanziato dal Smart Protein Project, ha rivelato che nel 2022 il 51% dei cittadini europei ha ridotto significativamente il consumo di carne. Ciò rappresenta un aumento rispetto al 46% del 2021, segnalando un cambiamento nelle abitudini alimentari. Le ragioni principali di questo cambiamento sono la salute (47%), l’attenzione all’ambiente (29%) e il benessere degli animali (26%). Inoltre, il sondaggio ha rivelato che il 27% dei consumatori europei si definisce flessitariano, ovvero segue un regime alimentare principalmente vegetariano ma include occasionalmente proteine animali.

    La fiducia negli alimenti a base vegetale è in crescita, con il 46% degli europei che si esprime positivamente verso questi prodotti rispetto a due anni fa. In media, il 28% degli europei consuma almeno un’alternativa alimentare a base vegetale almeno una volta alla settimana, un aumento rispetto al 21% del 2021. Il 66% degli europei consuma legumi almeno occasionalmente, e il 53% vorrebbe consumarli più frequentemente.

    Il consumo di Plant based in Italia
    Secondo lo studio di Unione Italiana Food, il mercato degli alimenti plant-based in Italia ha raggiunto un valore significativo di oltre 490 milioni di euro nel 2022, con previsioni di una crescita ulteriore. La ricerca ha rivelato che ormai uno su due italiani acquista regolarmente alternative vegetali, e il 25% di coloro che non le hanno ancora provate prevede di farlo in futuro grazie a fornitori sostenibili.

    Questo interesse è alimentato da una maggiore richiesta di prodotti considerati più sani, nonché da una crescente attenzione verso questioni etiche e ambientali. Il miglioramento dell’8% nelle vendite rispetto all’anno precedente è stato guidato principalmente dalla bontà percepita (71,3% dei consumatori), dalla digeribilità (71,1%), dall’aiuto nella corretta nutrizione (71%) e dalla sostenibilità (70,3%). Inoltre, il 41,8% dei consumatori sceglie il plant-based per variare l’alimentazione, mentre il 32,2% per ridurre il consumo di proteine animali. Tutto ciò garantisce maggiori contatti con il mondo che ci circonda.

    Dal punto di vista geografico, il Nord Ovest si conferma come l’area più rilevante per i volumi di vendita biologica, nonostante una diminuzione del 6% rispetto al 2021. Anche il Nord Est e il Sud, compresa la Sicilia, hanno registrato cali nelle vendite. Unica eccezione è rappresentata dal Centro e dalla Sardegna, dove si è verificato un aumento dell’8% degli acquisti.

    In questo scenario, l’introduzione della Nutella vegana da parte della Ferrero non è solo una risposta a un mercato in evoluzione, ma rappresenta anche un potenziale catalizzatore per l’ulteriore crescita del settore biologico e plant-based in Italia. Se questa nuova versione della celebre crema di cioccolato sarà in grado di conquistare sia i vegani sia gli amanti della versione classica, rimane da vedere. Tuttavia, la sua presenza segna un subentro importante verso un futuro più inclusivo e sostenibile nel mondo dell’alimentazione.

    Fonte: https://www.prestoenergia.it/news/nutella-vegana/

  • Donne e vino, il 94% usa l’identità del territorio: l’indagine

    Donne e vino, il 94% usa l’identità del territorio: l’indagine

    (Adnkronos) – Sono donne, producono vino e lo fanno per lo più preservando l’identità del territorio di competenza. Questo è quanto è emerso dall’indagine ‘Donna, vino e salvaguardia dell’identità culturale dei territori del vino’, condotta da Marta Galli, direttrice dell’Osservatorio sustainable wine business and enogastronomic tourism, presentata a Firenze in occasione del 35esimo anniversario dell’associazione nazionale delle Donne del vino.  Il 94% si avvale del territorio e della sua identità per la filiera produttiva di una delle bevande più apprezzate dagli italiani, volo al prodotto, imbottigliato e servito a tavola. Si tratta di un traguardo che prova a superare le difficoltà relative ad alluvioni e maltempo che hanno colpito diverse zone italiane nell’ultimo anno, causando danni ingenti oltre che il divario di genere nei settori lavorativi più noti, compreso appunto quello enogastronomico.  
    Resistenza, ripartenza e caparbietà hanno dimostrato quanto le ‘Donne del vino’, così come l’intera produzione messa in standby a causa proprio dei disagi dovuti al maltempo, abbiano fatto fronte comune per la salvaguardia del patrimonio vitivinicolo italiano.  L’osservatorio ha condotto la ricerca attraverso un’analisi qualitativa. Si è trattato, infatti, di un questionario inviato a oltre 230 socie tra produttrici, ristoratrici, commercianti, consulenti e sommelier di tutta Italia.  I risultati del rapporto, ha commentato la presidente nazionale delle Donne del vino Daniela Mastroberardino sono "un segno di speranza in un Paese dove le alluvioni vengono amplificate da un eccessivo sfruttamento del suolo e i 'non luoghi' sono sempre più diffusi".  "L'indagine ha portato alla luce un aspetto ancora inesplorato dell'attività di chi produce, vende o fa consumare il vino – ha evidenziato Donatella Cinelli Colombini, delegata delle Donne del vino toscane -: l'attitudine a conservare l'identità e la cultura locale per usarla nello storytelling delle bottiglie". Circa la metà (il 44,7%) delle donne che hanno un’impresa in tale mondo ha ripristinato edifici preesistenti e per farlo ha usato soprattutto imprese del posto (56,1%). Il dato di maggior valore è sicuramente quello relativo alla quasi totalità delle partecipanti all’indagine che ha sottolineato la necessità di restaurare le costruzioni antiche piuttosto che costruirne nuove. La storia locale, in altre parole, ripaga e lo fa con un prodotto che in tutto il mondo ci viene invidiato.  È ‘I numeri del vino’ a riassumere i dati Istat sulla produzione dello scorso anno. In sintesi, è emerso un quadro generalmente positivo, nonostante il calo del 3% sul 2021, ma sopra al 4% degli ultimi 10 anni.  A subire un forte incremento sono stati propri gli IGT rossi con un +12% della produzione. IGT, infatti, sta a significare Indicazione Geografica Tipica, ed è una delle cinque denominazioni presenti in Italia (DOP, DOC, DOCG, IGP) utilizzate per indicare i migliori vini da tavola sul mercato comunitario: zona e tecniche di produzioni sono alla base di tali criteri.  Il vino esportato, invece, è pari a 5 miliardi di euro nei primi otto mesi del 2023, un andamento considerevole, ma in tendenza negativa, simile agli altri paesi. Un dato che non scoraggia se si pensa al riconoscimento ricevuto dalla rivista americana Wine Spectator, secondo cui il miglior vino del mondo 2023 è un Brunello di Montalcino.  Nonostante le donne siano custodi dell’identità del territorio e della produzione enogastronomica che ne consegue, i dati Istat riportano che le imprese italiane del vino condotte da donne sono circa un terzo del totale e nella maggior parte dei casi si tratta di piccole o medie imprese, la cui produzione agricola utilizzata per scopo vitivinicolo è il 21% del totale complessivo nazionale. L’interesse per questo settore, da parte delle donne, è in aumento e rappresentano circa il 30% dei sommelier nazionali.  A sostegno di una maggior adesione delle donne alla catena vitivinicola nazionale c’è appunto l’Associazione Nazionale le Donne del vino che promuove il ruolo delle donne nella società e nel lavoro di settore; le collega tramite rete sociale a iniziative condivise, formazione e viaggi istruttivi e propone la voce e la visione femminile alle istituzioni e organizzazioni del vino italiane ed estere. Obiettivi che guardano alla sfera sociale dei tre pilastri della sostenibilità, che insieme a quello economico e a quello ambientale, necessitano ancora di grande lavoro nel nostro territorio. La sostenibilità come valore etico nella filiera è un valore etico che, non ancora abbastanza, è stato riconosciuto come propulsore di innovazioni in tal senso. —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

  • Arriva in Italia la pasta fatta con farina.. di grilli

    Arriva in Italia la pasta fatta con farina.. di grilli

    Prosegue il lavoro di Small Giants, pmi innovativa nel mercato degli edible insects. A pochi giorni dalla presentazione del progetto ‘Hop for the future’ realizzato con Supernaturale per la promozione e valorizzazione delle proteine edibili da insetti, la startup italiana fondata dagli imprenditori italiani Edoardo Imparato e Francesco Majno lancia sul mercato la High Protein Pasta di farina di grillo prodotta in Italia. ”Con il 22% di proteine complete (più di una bistecca), un elevato potere saziante, una nota aromatica delicatamente nocciolata e un’ottima consistenza al dente, questa pasta con farina di grillo porta innovazione, sostenibilità e gusto nel piatto”, dichiara Francesco Majno.

    Small Giants si posiziona strategicamente tra i primi player nel settore in forte crescita degli alimenti a base di insetti, uno dei segmenti più promettenti all’interno del mercato delle proteine alternative. Il progetto è esploso dopo la pandemia anche con il lancio di una campagna di crowdfunding che ha raccolto quasi 800mila euro da 469 persone in soli 30 giorni. Forti dell’elevatissimo apprezzamento dei prodotti dagli oltre 4.000 clienti online, dopo i Cracker Bites con farina di grillo, le Crispy Bakes (fette biscotatte) e il versatile Easy Mix (preparato per burger e polpette) con farina di buffalo worms, ora i fondatori di Small Giants presentano la loro high protein pasta con farina di grilli prodotta in Italia.

    I fusilli con farina di grillo – ad oggi l’unico formato di pasta disponibile – si possono acquistare online sul sito di Small Giants (https://eatsmallgiants.com/it/) nella confezione di 250 grammi (prezzo 3,37 euro). Questa pasta, dall’elevato contenuto proteico e ricca di fibre, viene realizzata da un pastificio italiano con farina di grillo approvata dall’Ue secondo i più alti standard internazionali di sicurezza alimentare. A breve sarà distribuita in tutta la rete horeca di SuperNaturale e presso gli eventi a Marchio ‘Hop for the future’ pianificati a Milano e a Roma per l’inizio del 2024.

  • Svelati i primi 4 vini subacquei prodotti in Molise da ‘LeProfondità

    Svelati i primi 4 vini subacquei prodotti in Molise da ‘LeProfondità

    (Adnkronos) – Il 20 ottobre 2023 segna una data storica per la start–up Cobalto: la presentazione al pubblico e la degustazione esclusiva dei primi quattro vini subacquei del Molise prodotti da ‘LeProfondità’, la più grande cantina subacquea italiana. L’evento al Porto Turistico Marina di San Pietro a Termoli. Il progetto -tutto molisano e tutto al femminile-, che si occupa di ricerca e sviluppo di metodi per la valorizzazione dei prodotti agroalimentari con tecniche sperimentali ed innovative, è stato voluto fortemente da due amiche Lucia Criscolo e Sandra Palombo, quest’ultima amministratore unico della Cobalto e già imprenditrice nel settore del luxury food. Un primato, frutto di studio, innovazione e ricerca nel campo del cantinamento nelle profondità del mare, durato tre anni ed annunciato già nel mese di luglio scorso, dopo un ultimo panel di assaggio da parte degli enologi ed esperti, subito accolto con interesse e curiosità nel mondo enologico nazionale ed internazionale. Sono stati quindi presentati i primi quattro vini al mondo riemersi dal mare del Molise. ‘Aplysia’ Falanghina del Molise doc, ‘Umbrella’ Tintilia del Molise Rosato doc, ‘Turritella’ Tintilia del Molise Rosso doc, ‘Cancellariidae’ Linea Premium – Tintilia del Molise doc, questi i vini da record che, in serie e quantità limitata, hanno acquisito ed amplificato valori e caratteristiche tali da rendere la loro degustazione un’esperienza sensoriale unica ed esclusiva. Nasce così una filiera interamente made in Molise che valorizza le qualità e le caratteristiche del vino molisano collocandolo in un target di prestigio.  Ma cosa caratterizza questo tipo di affinamento del vino lasciato raffinare ad oltre 4 miglia dalla costa termolese ad una profondità di 38 metri? La risposta è nelle parole di Sandra Palombo. “Dopo mesi di maturazione nel buio delle profondità marine con temperatura e pressioni costanti, cullati dalle correnti del mare Adriatico al largo di Termoli, i nostri vini hanno acquisito e amplificato valori e caratteristiche tali da rendere la loro degustazione un'esperienza sensoriale unica ed esclusiva. Infatti, la profondità di immersione genera una pressione sul tappo verso l’interno della bottiglia. A quella profondità si creano le condizioni di climatizzazione naturale con la temperatura dell’acqua che subisce poche variazioni stagionali, inoltre le correnti sottomarine generano un dondolio che favorisce un’integrazione degli elementi tale da garantire un’armonicità degustativa". "Questa originalità dimostra il nostro modo di essere -dichiara Francesco Roberti Presidente della Regione Molise- persone piene di coraggio che si danno da fare, che fanno parlare di sé anche fuori dai confini. Una regione piccola, ma che ha un cuore immenso. Quando mi trovo a confrontarmi con altri governatori d'Italia, hanno un po' di invidia: qui c'è ancora umanità, ci sentiamo comunità, ci sono valori, ma anche l'ambiente e il clima fanno la differenza. Una regione dove si investe nei prodotti tipici e qualità dell'ambiente che fa la differenza. Avete coraggio da vendere e noi saremo al vostro fianco".  —winewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

  • Guida Ristoranti Gambero Rosso 2024: sul podio Bottura e Romito. Tutti i primi della classe (e i voti)

    Guida Ristoranti Gambero Rosso 2024: sul podio Bottura e Romito. Tutti i primi della classe (e i voti)

    Arriva ‘Ristoranti d’Italia 2024’, la nuova Guida del Gambero Rosso giunta alla sua 34ma edizione. Sono 2.485 le insegne recensite, con 324 novità. Migliori chef della ristorazione italiana sono Massimo Bottura e Niko Romito, entrambi con un punteggio di 96 centesimi, raggiunti appena sotto da Heinz Beck ed Enrico Crippa, mentre perde una forchetta, scivolando dall’empireo, Gianfranco Vissani.

    Le Tre Forchette, con il partner TrentoDoc, sono 47 contro le 44 del 2023, di cui sette nuove. Tutte al Nord come Guido di Serralunga d’Alba, l’Antica Corona Reale di Cervere, Del Cambio di Torino (che fanno salire il palmares piemontese ai più alti livelli), l’Atelier Moessmer Norbert Niederkofler di Brunico, l’Harry’s Piccolo di Trieste con le due eccezioni del Kresios di Telese Terme in Campania e il Pashà di Conversano in Puglia.

    Presidiatissimi i grandi centri urbani, con offerte molto differenti dal grande ristorante alla trattoria, dal bistrò al wine bar, così come le mete più raccolte e isolate, sempre più spesso illuminate, per turisti veri o clienti in cerca di nuovi esercizi da scoprire, da una ristorazione di alto profilo. La Guida è un caleidoscopio di proposte per tutte le tasche e per tutti i gusti, con diverse chiavi di lettura e un piccolo cruscotto in grado di evidenziare anche il rapporto qualità prezzo di ogni cucina.

    Primeggia la Lombardia per numero e qualità di insegna, mentre in Piemonte aumentano felici le Tre Forchette, così come in Puglia e si assottigliano le differenze tra Nord e Sud. “All’indomani della candidatura della cucina italiana a Patrimonio Culturale Immateriale dell’Unesco e dopo un’estate rovente tra scontrini fuori taglia e dibattiti sulla crisi del settore, nonostante i sold out”, racconta Laura Mantovano, direttore editoriale della Guida, che aggiunge: “Il compito della guida è quello di tirare le somme, cogliere tendenze, senza dimenticare di valorizzare solide realtà. Le difficoltà, a partire dalla sostenibilità economica, esistono, vanno studiati nuovi modelli, non è più tempo di formalismi ma certo è che la ristorazione d’autore dalla forte identità, in Italia, ha ancora molto da dire”.

    I 21 migliori ristoranti del Nord Italia con le Tre Forchette
    La regione con la maggior concentrazione di fine dining è la Lombardia, con 10 campioni di alta cucina – la metà a Milano e provincia – su un totale di 361 insegne totali in tutte le categorie di cui 222 ristoranti. Seguono il Piemonte, dove degli attuali cinque Tre Forchette, 3 sono nuovi ingressi in cima alla classifica, il Veneto con tre medaglie d’oro – e doppietta per la famiglia Alajmo delle Calandre a Rubano, che mantiene anche le Tre Cocotte a Venezia con Amo – e il Friuli Venezia Giulia con due conferme. Poi, dulcis in fundo, in Alto Adige compare la “novità” di Brunico (BZ): si tratta di Atelier Moessmer Norbert Niederkofler, il nuovo progetto del grande chef prima al St.Hubertus di San Cassiano.

    Piemonte
    95

    Piazza Duomo – Alba (CN)

    93

    Villa Crespi – Orta San Giulio (NO)

    91

    Guido – Serralunga d’Alba (CN)

    90

    Antica Corona Reale – Cervere (CN)

    Del Cambio – Torino

    Lombardia
    93

    Da Vittorio – Brusaporto (BG)

    Cracco in Galleria – Milano

    92

    D’O – Cornaredo (MI)

    Seta by Antonio Guida – Milano

    91

    Lido 84 – Gardone Riviera (BS)

    Dal Pescatore – Canneto sull’Oglio (MN)

    Ristorante Enrico Bartolini Mudec – Milano

    Berton – Milano

    90

    Miramonti L’Altro – Concesio (BS)

    Veneto
    94

    Le Calandre – Rubano (PD)

    91

    La Peca – Lonigo (VI)

    90

    Antica Osteria da Cera – Campagna Lupia (VE)

    Friuli Venezia Giulia
    91

    Agli Amici dal 1887 – Udine

    90

    Laite – Sappada (UD)

    Trentino Alto Adige
    93

    Atelier Moessmer Norbert Niederkofler – Brunico/Bruneck (BZ)

    I 16 migliori ristoranti del Centro Italia con le Tre Forchette
    Dall’Emilia Romagna al Lazio, altrettanti big che sono tutti conferme rispetto alla scorsa edizione. Assodato il primato dell’Osteria Francescana di Massimo Bottura, unico Tre Forchette in regione ma col massimo punteggio (96) nella classifica nazionale insieme a Niko Romito del Reale di Castel di Sangro, la Toscana, superata per poco dal Lazio per numero di “abitanti” della ristorazione censiti in guida (243 contro 292), conta invece 4 insegne al top. Lazio che invece è a un passo dalla Lombardia pure quanto a concentrazione di alta ristorazione, con 8 Tre Forchette di cui 6 nella Capitale. Infine, nelle Marche, occhio a Senigallia felix, una cittadina che conta poco più di 45mila abitanti e vanta due big “vicini di casa” come Mauro Uliassi e Moreno Cedroni.

    Emilia Romagna
    96

    Osteria Francescana – Modena

    Toscana
    93

    Enoteca Pinchiorri – Firenze

    91

    Da Caino – Montemerano (GR)

    90

    Lorenzo – Forte dei Marmi (LU)

    Il Piccolo Principe del Grand Hotel Principe di Piemonte – Viareggio (LU)

    Marche
    94

    Madonnina del Pescatore – Senigallia (AN)

    Uliassi – Senigallia (AN)

    90

    Andreina – Loreto (AN)

    Lazio
    95

    La Pergola dell’Hotel Rome Cavalieri – Roma

    94

    Il Pagliaccio – Roma

    92

    Pascucci al Porticciolo – Fiumicino (RM)

    La Trota – Rivodutri (RI)

    91

    Enoteca La Torre a Villa Laetitia – Roma

    Idylio by Apreda del The Pantheon Iconic Rome Hotel – Roma

    Imàgo dell’Hotel Hassler – Roma

    90

    Glass Hostaria – Roma

    I 10 migliori ristoranti del Sud Italia con le Tre Forchette
    Ottime nuove anche dall’Abruzzo alla Sicilia. Se Niko Romito presidia il primo posto nazionale con Massimo Bottura a Castel di Sangro, ed è l’unico Tre Forchette in Abruzzo, in Campania – 154 insegne e 17 nuovi ingressi –, e soprattutto in una sperduta Telese Terme, nel Beneventano, sale in cima il Kresios di Giuseppe Iannotti (che fa il bis col premio speciale come Ristoratore dell’Anno grazie alle nuove aperture degli ultimi mesi), ad affiancare i 4 Tre Forchette in provincia di Napoli. Mentre la Puglia guadagna finalmente il suo posto al sole con la promozione del Pashà di Conversano, e la Sicilia rimane stabile con tre big.

    Abruzzo
    96

    Reale – Castel di Sangro (AQ)

    Campania
    93

    Torre del Saracino – Vico Equense (NA)

    92

    Danì Maison – Ischia (NA)

    Quattro Passi – Massa Lubrense (NA)

    90

    Krèsios – Telese Terme (BN)

    Taverna Estia – Brusciano (NA)

    Puglia
    90

    Pashà – Conversano (BA)

    Sicilia
    92

    Duomo – Ragusa

    90

    La Madia – Licata (AG)

    Signum – Salina (ME)

  • Cuggiono, il Buffalo vi aspetta: menù e piatti da sogno, adesso tocca a voi..

    Cuggiono, il Buffalo vi aspetta: menù e piatti da sogno, adesso tocca a voi..

    CUGGIONO – Dopo il successo dell’inaugurazione da tutto esaurito di settembre, a Cuggiono in via Concordato 24 ha salpato definitivamente il nuovo Buffalo, che si prefigge di diventare location preferita per una vasta clientela dell’est Ticino. Andiamo perciò a scoprire i piatti più sfiziosi e intriganti di un menù davvero ricco.

    “La nostra passione per la gastronomia ci spinge a ricercare sempre il massimo con i nostri prodotti, sia che tu stia cercando un aperitivo raffinato o una cena succulenta. Al Buffalo, ospitiamo persone di tutte le età, offrendo un ambiente dove tutti sono gentili e cordiali, ideale per trascorrere serate con gli amici o in famiglia”, ci raccontano i titolari.

    La cucina del Buffalo è un’esperienza completa, caratterizzata da una selezione eccezionale di vini pregiati e birre artigianali, accanto a deliziosi hamburger, tagli di carne argentini e la prelibata pinsa romana. E da qui iniziamo, dalle pinse: dalla margherita alla diavola c’è solo da scegliere. Si prosegue con gli antipasti, dai salumi alle deliziose tartare; l’hamburgeria dal canto suo soddisfa tutti (anche i vegetariani), poi arriva la sontuosa griglieria con asado, entrecote, filetto, fiorentina o costata. Finger food e invitanti dessert completano la proposta gastronomica.

    Di assoluto rispetto ed eguale valore la drink list, che dallo Champagne ai grandi vini rossi (e ovviamente sino ai cocktail) appagherà ogni palato: ecco il link dove consultarla integralmente.

    https://buffalocuggiono.it/drink/

    Il tutto in una location dove tutto invita a serate di autentico piacere: “Dall’istante in cui varchi le nostre porte, ti accogliamo come un membro della nostra famiglia, creando un ambiente che sia informale quanto formale, restando sempre autentico. Il nostro obiettivo è offrirti un’esperienza culinaria straordinaria, basata sulla qualità delle materie prime che vogliamo valorizzare con la nostra cucina”.

    E allora.. in bocca al lupo, Buffalo!

    BUFFALO

    Via Concordato 24, Cuggiono

    375 823 9079

    info@buffalocuggiono.it

    buffalocuggiono.it/food

  • Da Magenta alla conquista di Milano (nella ultra-cool zona Sarpi): in bocca al lupo ad Andrea Cantisani e al panino più buono del mondo

    Da Magenta alla conquista di Milano (nella ultra-cool zona Sarpi): in bocca al lupo ad Andrea Cantisani e al panino più buono del mondo

    Chi conosce Andrea Cantisani ricorda, e sa, come tra le pieghe del suo intrigante menù spuntò tempo fa il pan cristallo, deliziosa specialità da forno che Andrea abbinava a Sua Maestà Patanegra, il prosciutto (spagnolo) più buono del mondo.

    Da qui è nata l’idea di aprire a Milano, assieme ad un socio, “La Cristalleria“: inaugurata settimana scorsa in via Morazzone 10, nel contesto della sempre più cool zona di via Paolo Sarpi, Andrea è partito da Magenta alla conquista della clientela meneghina, che a livello enogastronomico vive in una delle città più in evoluzione di tutto il mondo.

    IL PAN DE CRISTAL E JOSELITO
    Il protagonista della Cristalleria di Milano è un prodotto unico, nato dalla tradizione spagnola e composto da un impasto ad altissima idratazione che comporta una crosta sottile e croccante e una mollica altamente alveolata. Il “pane di cristallo” ha una consistenza diversa da quella del pane tradizionale. Le modalità di preparazione sono determinanti per la croccantezza della crosta e per ottenere una mollica voluminosa e leggera.

    Cristalleria Milano Magenta Defuego Cantisani

    Tutto questo lo rende ideale da servire con formaggi, insaccati come prosciutto e olio d’oliva. Come detto, Andrea e il suo staff hanno deciso di impreziosirlo con ingredienti e farciture di altissimo livello come il predetto Patanegra. E tra quelli disponibili Andrea ha scelto.. il Re: Joselito. Senza ombra di dubbio la marca di Pata Negra più conosciuta dentro e fuori i confini della Spagna.

    L’azienda originaria di Guijuelo nella ragione di Salamanca rappresenta uno dei fiori all’occhiello della gastronomia iberica: più di un secolo di storia, 40mila jamon prodotti e commercializzati all’anno e tanti riconoscimenti da parte della critica e del pubblico. Ottenuto da una straordinaria qualità di suini tutti rigorosamente di razza 100% iberica e allevati allo stato brado, Joselito ha una stagionatura lentissima e riposa in bodega tra i 24 e i 30 mesi.

    In perfetto equilibrio tra sapidità e dolcezza, è un campione del gusto che ti avvolge con la sua rosa di sapori unici, regalandoti grandi emozioni.

    CHINATOWN, OGGI
    Dimenticatevi il passato, anche recente: oggi la Chinatown ambrosiana è un ribollire di nuove iniziative imprenditoriali puntate sul cibo e non solo di matrice cinese. I vecchi imprenditori del tessile-abbigliamento sono stati sostituiti da altri: le ricche famiglie asiatiche hanno pensato bene di investire nel food e in particolare sul vino e gli aperitivi.

    Sono sorte così, una a fianco all’altra, enoteche e take away come se piovesse. Insomma la vecchia Chinatown ha cambiato pelle ed è diventata un quartiere multietnico cool specializzato nella somministrazione veloce di cibo che ha incontrato il favore dei consumatori italiani, seduti fianco a fianco con i giovani cinesi. I

    l prezzo più abbordabile (nei take away ci si sfama con ravioli e birra con 10-15 euro mentre nei ristoranti cinesi si va dai 20 ai 40) ha mosso molto e ha attirato l’attenzione del consumatore milanese.

    Ed ecco che la Cristalleria si inserisce pienamente in questo ‘dinamico’ vortice.

    IL MENU’ E IL CONCEPT DELLA MAGENTINA DEFUEGO
    Ma cosa offre la Cristalleria, oltre al già citato e succulento panino con Joselito? La scelta spazia tra proposte diverse, tutte di altissima gamma (da scegliere in formato regolare o maxi): quello con la pregiata acciuga San Filippo, il Vitello Tonnato, il Varzi, il Sockeye (salmone), il Pastrami (re dello street food a New York), quello con mortadella di Mangalica o con prosciutto cotto artigianale. Tutte materie prime selezionate con passione e rigore e accompagnate ad ingredienti altrettanto importanti. E ovviamente a un reparto di ‘beverage’ e drink di pari livello.

    Assieme all’idea c’è un altro decisivo elemento made in Magenta in questo progetto: Defuego, l’innovativa agenzia di consulenza per lo sviluppo del business fondata da Eugenio Ceriani nel cuore della città e che ora conta su collaboratori e creativi da tutto il territorio. DEFUEGO cura strategie di crescita per aziende e organizzazioni che guardano al futuro, fornendo tutto il supporto tecnico e creativo necessario alla realizzazione di progetti che si fondano sulla creazione di un valore “di marchio”.

    Un unico interlocutore strategico per sviluppare la presenza -soprattutto online- di qualsiasi impresa interessata alla crescita. Comunicazione, targeting, e vendita online sono le frontiere che vedono impegnato lo staff per conto dei propri partner, ed è infatti anche (e soprattutto!) online che puoi ordinare comodamente il nuovo panino più buono del mondo.

    Cristalleria Milano

    L’AI COME ELEMENTO DI SVILUPPO CREATIVO
    L’intero progetto della Cristalleria di Milano, curato da DEFUEGO sin dalle fasi embrionali, ha visto l’impiego dell’intelligenza artificiale nella definizione del concept comunicativo nel suo complesso. Un altro importante elemento di novità che arriva dal nostro territorio e che andrà tenuto sott’occhio nella sua evoluzione.

    E allora, da oggi, tutti in Cristalleria a Milano per augurare in bocca al lupo ad Andrea Cantisani!

  • Giovedì 12, a Cascina Caremma, ‘Ritorno alla Vigna’ con la magia di Langhe e Monferrato

    Giovedì 12, a Cascina Caremma, ‘Ritorno alla Vigna’ con la magia di Langhe e Monferrato

    BESATE Sta per scoccare l’ora del secondo appuntamento autunnale col vino d’autore (e di passione) a Cascina Caremma. Giovedì 12 Ottobre dalle ore 20 torna nell’azienda agrituristica di Lele Corti e del suo staff l’attesissimo “Ritorno alla Vigna 2023”, con protagonista la Tenuta il Falchetto – Cuneo. Tra Langhe e Monferrato Vigneti che vantano il privilegio di trovarsi nelle sottozone del Canelli Docg e del Nizza Docg.
    “Gestiamo i vigneti manualmente dalla potatura alla vendemmia. Grande attenzione viene posta alla qualità dell’uva e alla resa produttiva di ogni singola vite: un equilibrio importante per ottenere vini dalla personalità unica.”

    Questo viaggio nella cultura del gusto culmina con la degustazione di un menù speciale, declinato in base alla stagione, accompagnato dagli ottimi vini biologici accuratamente selezionati
    Scopriremo:
    Alta Langa
    Incompreso
    Barbera d’Asti – Pian Scorrone
    Moscato d’Asti Canelli

    IL MENU’ E LE INFO
    Ogni Giovedì sera di Ottobre e Novembre. Inizio percorso ore 20:00. Serate a tema dedicate al grande passato vitivinicolo del territorio, alle Cantine della Carta dei Vignaioli della Caremma e ai suoi viticultori, pionieri del vino Biologico.

    MENÙ DELLA SERATA

    Sacchetto del ☺Pane Casereccio

    Tagliere di *Salumi del Giorno con ☺Crauto Rosso in Agrodolce
    Aspic di Cinghiale Rosé
    Insalata di *Nervetti
    ☺Focaccia Integrale con Zola, Noci e ☺Mela Cotogna
    Flan di ☺Cavolo Nero e Fonduta di *Formaggio di Capra

    ☺Riso Integrale al salto Con Funghi
    Risotto con ☺Zucca, Amaretti e Crema di Rusticone

    *Bocconcini di Mora della Lomellina con Mandorle e Uva Fragola
    ☺Polenta Integrale macinata a Pietra

    Strudel di Mele con riduzione di Verdea

    €39 Bevande incluse

    * con prodotti provenienti dalla Nostra Azienda Agricola

    IL VIDEO

    https://www.youtube.com/watch?v=UwLigH6hIm4

  • 40 anni di Baiocchi del Mulino Bianco: se ne producono 13 miliardi l’anno…

    40 anni di Baiocchi del Mulino Bianco: se ne producono 13 miliardi l’anno…

    Se ne producono 13 miliardi l’anno per quasi 120mila tonnellate e generano un fatturato – sono dati 2022 – pari a 37 milioni di euro. Parliamo dei baiocchi, i biscotti farciti Mulino Bianco che quest’anno festeggiano i 40 anni. Un anniversario che Barilla ha deciso di festeggiare con il lancio di una edizione limitata al gusto caffè, che si affianca, ai due gusti nocciola e pistacchio.

    Prodotti con 2.000 tonnellate di farina, 8.500 di nocciole e quasi 3.000 di cacao, i Baiocchi nascono nel 1983 dalle mani di Mara Cesari e Signorina Solzi e traggono il loro nome da una moneta d’argento coniata nel XV secolo. E se all’inizio il biscotto faceva parte dei dolcetti delle feste, la linea presto si trasforma in una gamma di prodotti. Solo negli ultimi cinque anni questi biscotti farciti, prodotti negli stabilimenti Barilla di Novara e Ascoli, hanno quasi triplicato il lorovalore di vendita, superando nel 2022 i 37 milioni di euro (fonte Nielsen Mercato Italia).

    Ora il nuovo gusto al caffè in edizione limitata è in vendita solo online sul sito dedicato a te Mulino Bianco, l’e-commerce dove è possibile anche acquistare oggetti e confezioni personalizzate con nomi, foto e dediche. In realtà non è la prima volta che si sperimenta con farciture: negli anni sono arrivate, infatti, la crema alla vaniglia e quelle speciali al cacao e al latte. Ma anche i formati sono diventati un terreno di scoperta, con le mini size lanciate agli inizi degli anni ’90, la versione Choco lanciata nel 2020, fino alla più recente edizione con crema al pistacchio e a quella gelato realizzata da Algida – gruppo Unilever.