Categoria: Animali

  • Peste suina: incontro tra Regione Lombardia e i Carabinieri Forestali

    Peste suina: incontro tra Regione Lombardia e i Carabinieri Forestali

    MILANO Il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, e l’assessore regionale all’Agricoltura Alessandro Beduschi, hanno incontrato ieri a Palazzo Lombardia i vertici nazionali e regionali dei Carabinieri Forestali per fare il punto sulla situazione legata ai contagi da Peste Suina Africana verificatisi in questi giorni in alcuni allevamenti della provincia di Pavia.

    Presenti alla riunione il generale Andrea Rispoli, comandante delle Unità Forestali, Ambientali e Agroalimentari dell’Arma e il generale Simonetta De Guz, comandante Regione Carabinieri Forestale ‘Lombardia’. Rispoli ha assicurato piena operatività e un aumento di uomini inviati per intensificare i controlli, sia sul campo, sia sulle strade e nella catena logistica legata alla movimentazione dei suini.

    Inoltre, in accordo con il ministero della Difesa, verranno formate squadre scelte di ‘bioselettori’ per contenere la popolazione di cinghiali, principale veicolo di trasmissione del virus. “L’incontro – sottolineano Fontana e Beduschi – ha confermato la massima attenzione, a tutti i livelli, per contenere la diffusione di una malattia che non è pericolosa per l’uomo ma che, se fuori controllo, avrebbe effetti devastanti per il comparto suinicolo lombardo”. Secondo gli esponenti lombardi “vanno adottate misure di sicurezza a tutti i livelli – concludono – e soprattutto segnalati tempestivamente casi sospetti, evitando comportamenti irresponsabili che rischiano di compromettere il lavoro di tutti”.

  • Peste suina, Regione Lombardia: servono più fondi per abbattimento cinghiali

    Peste suina, Regione Lombardia: servono più fondi per abbattimento cinghiali

    MILANO L’assessore regionale all’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste, Alessandro Beduschi, ha incontrato ieri a Roma il Ministro Francesco Lollobrigida, per discutere sull’emergenza PSA-Peste Suina Africana. Sullo stesso tema si è inoltre tenuta una seduta della Commissione Politiche Agricole che ha coinvolto tutte le Regioni per discutere del ‘Piano straordinario di catture, abbattimento e smaltimento dei cinghiali’ e delle ‘Azioni strategiche per l’Elaborazione dei Piani di Eradicazione nelle Zone di Restrizione da PSA’, presentati dal Commissario straordinario Vincenzo Caputo.

    “Ho rappresentato al Ministro – dichiara l’assessore Beduschi – tutta la preoccupazione della Lombardia, che pesa per oltre il 50% sul patrimonio suinicolo nazionale e che oggi è prima linea nella lotta alla PSA, con la presenza di alcuni focolai in allevamenti della provincia di Pavia. Serve creare una filiera della biosicurezza che coinvolga tutti, dal più piccolo allevatore alle grandi industrie di trasformazione, fino agli enti di governo”.

    Nel pomeriggio si è tenuto inoltre un incontro con tutti i maggiori rappresentanti della filiera e delle associazioni agricole, alla quale ha preso, tra gli altri, parte anche il Ministro della Difesa, Guido Crosetto

    L’assessore Beduschi ha ribadito la necessità di seguire due strade principali. “Vanno aumentate – afferma l’assessore lombardo – le catture di cinghiali che diffondono il virus e per questo ho chiesto al Ministro di aiutarci a potenziare queste attività, utilizzando l’esercito e la protezione civile, ma anche valorizzando il ruolo dei cacciatori, prevedendo anche inediti sistemi di incentivazione”. “Altrettando importanti – prosegue Beduschi – sono le attività di biosicurezza per creare barriere attorno ai nostri allevamenti per le quali servono risorse straordinarie”.

    “I Ministri – conclude l’assessore Beduschi – mi ha assicurato tutta la vicinanza del Governo anche attraverso stanziamenti di nuove risorse, uomini e mezzi, nella consapevolezza che mettere in sicurezza gli allevamenti lombardi significa salvare un settore cardine per l’economia agricola nazionale che rischierebbe di perdere 60 milioni di euro al mese”.

  • I cinghiali adesso arrivano in terrazza (a Lecco)

    LECCO I residenti di una casa di Lezzano, una frazione di Bellano (in provincia di Lecco), si sono risvegliati ieri mattina con un branco di cinghiali sul terrazzo.

    Il branco, una mamma con sette cuccioli, è probabilmente giunto dai boschi vicini alla strada provinciale 66. La scena è stata ripresa da alcuni cittadini. La notizia è stata anticipata online dal sito del Corriere della Sera, mentre il video già circola sui social. I cinghiali alla fine sono fuggiti attraverso un orto.

    Il tema è sempre più scottante: al di là dei numeri, gli ungulati portano in dote diversi problemi di non facile soluzione. Anche qui partiamo dai numeri: secondo la Coldiretti, per esempio, aumentano pericoli e danni in città e campagne con un incidente stradale ogni 41 ore nel 2022 causato dai cinghiali. I cinghiali causano quindi incidenti stradali con morti e feriti, portano malattie, razzolano fra i rifiuti in città, spaventano le famiglie e sono un flagello per i campi perché devastano i raccolti.

    Non solo. Da qualche tempo su di loro si è anche abbattuta la Peste suina africana, di cui i cinghiali sono principale vettore, che rappresenta un’importante minaccia per l’agroalimentare made in Italy, soprattutto per i salumi. A rischio c’è un comparto che garantisce lavoro a 100mila persone tra allevamento, trasformazione, trasporto e distribuzione, con un fatturato che vale 20 miliardi, buona parte del quale realizzato proprio sui mercati esteri.

  • Enpa: 2354 cani abbandonati (solo) a luglio

    Rifugi pieni, cucciolate abbandonate sotto il sole a morire, cani domestici attaccati con un guinzaglio a un palo o ad un albero. E’ uno scenario preoccupante quello che emerge dal resoconto delle attività quotidiane dei volontari dell’Ente Nazionale Protezione Animali che soltanto nel mese di luglio 2023 hanno recuperato 2.354 cani.

    Nei giorni scorsi è stata segnalata la presenza di un cane legato con una corda al guardrail in una strada di Barrafranca, in provincia di Enna. Sotto il sole e probabilmente per provare a liberarsi il cane, un giovane rottweiler, si è ferito gravemente e, nonostante il tempestivo arrivo dei volontari dell’Enpa di Barrafranca sul posto con gli agenti della polizia locale, è stato trovato morto soffocato. L’Enpa ha presentato denuncia e ha chiesto a chiunque abbia visto qualcosa di farsi avanti. E’ stato più fortunato, invece, un cucciolo di pochi mesi, anche lui lasciato legato ad un arbusto, in una zona semicentrale di Novara. I volontari dell’Enpa di Novara lo hanno recuperato domenica scorsa e lo hanno portato in salvo. Il piccolo non aveva microchip e, per ora, non ci sono testimoni di chi ha compiuto l’ignobile gesto. E’ stato invece ritrovato all’alba, legato ad un palo in una via centrale di Monza, La Fayette, così l’hanno ribattezzato i volontari dell’Enpa di Monza che lo hanno accolto al rifugio. Anche in questo caso non ci sono testimoni, nonostante la zona centrale.

  • Nuovo incontro ravvicinato uomo-orso in Trentino

    TRENTINO Un nuovo incontro ravvicinato ieri tra un orso ed una coppia che si stava recando nella casetta di montagna. L’incontro come quello di domenica scorsa è avvenuto a Roncone in località Malga Giuggia; la coppia ha avvistato l’orso ma non si è messa a creare la situazione per uno scontro con il plantigrado e si è limitata a fare rumore.

    Dopo alcuni momenti in cui l’orso ha seguito i due per assicurarsi che non avessero cattive intenzioni se ne è andato lasciando che la coppia giungesse a casa dove poi ha avvisato il sindaco. Sulla vicenda interviene con una breve nota l’Associazione Italiana Difesa Animali ed Ambiente Aidaa che plaude alla coppia: “Possiamo immaginare che si siano spaventati chi non lo sarebbe? Ma a differenza di altre occasioni non si è lasciata andare a gesti inconsulti che avrebbero provocato la reazione del plantigrado ma si sono limitati a far rumore allontanando di fatto l’orso davvero bravi e – concludono gli animalisti- in altre occasioni invece di fare gli eroi altri si fossero comportati allo stesso modo sarebbe certamente stato meglio, per gli uomini ed anche per gli orsi”.

  • Notti delle Stelle nelle oasi Lipu dal 6 al 13 agosto

    Torna dal 6 al 13 agosto l’atteso evento ‘Notti delle stelle’, organizzato come ogni anno dalla Lipu per osservare lo spettacolo delle stelle cadenti nelle oasi e riserve. L’evento, che propone 12 appuntamenti, vedrà la partecipazione di esperti astrofili che guideranno lo sguardo dei partecipanti verso il cielo, per osservare (salvo maltempo) il passaggio della vecchia cometa, la Swift-Tuttle, proprio nei giorni in cui la Terra ne taglia l’orbita.

    Penetrando nell’atmosfera terrestre, i frammenti della cometa danno luogo a scie luminose dette, appunto, stelle cadenti. Si parte domenica 6 agosto con la Riserva naturale di Ostiglia, in provincia di Mantova, con l’iniziativa ‘I Signori della notte’, per ascoltare e conoscere i canti dei rapaci notturni e conoscere il comportamento dei pipistrelli. Alla vigilia della Notte di San Lorenzo, il 9 agosto, appuntamento con le stelle all’Oasi Lipu Bosco del Vignolo (Pavia) mentre il 10 agosto saranno quattro gli appuntamenti proposti: all’Oasi Lipu Arcola (La Spezia), all’Oasi Lipu Bianello (Reggio Emilia), alla Riserva del Chiarone-Oasi Lipu Massaciuccoli (Lucca), dove sarà possibile effettuare un’escursione in battello per osservare il cielo: il programma è replicato anche il giorno seguente, 11 agosto. Infine, sempre il 10 agosto, appuntamento alla Gravina di Laterza (Taranto), che effettuerà un secondo evento sulle stelle cadenti sabato 19 agosto. Ben cinque invece le serate di sabato 12 agosto, con la Riserva naturale Ca’ Roman (Venezia), e passeggiata notturna lungo i sentieri dell’isola. Poi l’Oasi Lipu Celestina (Reggio Emilia), il Parco di Pantanello (Latina), la Riserva regionale Santa Luce (Pisa) e l’Oasi Lipu Chm di Ostia, dove, tra le numerose proposte, verrà presentato il libro Altre Terre dell’astrofisico Giovanni Covone. Chiude infine Le Notti delle Stelle, domenica 13 agosto, la Riserva naturale Torrile e Trecasali (Parma), con ritrovo dalle 19 ai ‘Fontanili di Viarolo’, dove sarà anche possibile osservare i rari falchi cuculi.

  • Le cicogne del Pavese trovano un nuovo nido: la torre telefonica..

    PAVIA – La coppia di cicogna tornava ogni anno sopra una vecchia gru, che però sarebbe stata rimossa. L’unica soluzione, per evitare di perdere il loro arrivo considerato beneagurante, era quella di utilizzare una torre telefonica.

    Il sindaco del comune di Inverno e Monteleone, in provincia di Pavia, ha allora chiamato Inwit, che gestisce la torre. E’ stata così realizzata dalla società una piattaforma circolare che potesse aiutare la costruzione del nuovo nido. Risultato: le cicogne sono tornate e, visto che la vecchia gru era stata rimossa, la coppia si è allontanata di qualche centinaia di metri ed ha scelto di nidificare sulla torre telefonica. “Vogliamo ringraziare Inwit che è stata da subito disponibile ad aiutarci e a non far perdere alle cicogne la loro casa – ha dichiarato il sindaco, Andrea Lazzari – Il nostro comune è da sempre attento alle esigenze anche degli animali, le cicogne sono da sempre un simbolo di rinascita e di buon auspicio e non potevamo farle andare via”. “L’ambiente è uno dei pilastri della strategia del nostro Piano di Sostenibilità e la tutela della biodiversità è uno dei temi rilevanti per noi e per i nostri stakeholder”, ha dichiarato Michelangelo Suigo, che dirige anche il settore della sostenibilità della società delle torri telefoniche – è stato per noi naturale raccogliere l’invito di Comune e Regione Lombardia e adeguare la nostra torre con una piattaforma che potesse ospitare anche la nuova casa per le cicogne”. L’ambiente è tra i temi su cui la società pone attenzione, tanto da aver avviato collaborazioni con il Wwf per il monitoraggio di incendi in alcune ‘Oasi’ e con Legambiente per testare la qualità dell’aria in alcuni Parchi nazionali dell’Appennino centrale. “La cicogna che ogni anno torna nello stesso posto per costruire il suo nido è un evento benaugurante – ha commentato l’assessore all’Ambiente della Regione Lombardia Giorgio Maione – Nella tradizione popolare infatti è un volatile simbolo di fecondità e gioia. Accogliamo dunque i buoni auspici che ci porta”.

  • Regione Lombardia, definito calendario venatorio 2023-24

    MILANO Regione Lombardia ha approvato la delibera e i decreti relativi al calendario venatorio 2023/24 che si compone di più atti: una deliberazione di Giunta regionale con le disposizioni integrative territoriali e due decreti.

    Il primo denominato ‘decreto riduttivo’, col quale possono essere disposte riduzioni al prelievo di alcune specie in stato di conservazione non favorevole. Il secondo decreto integra le tre giornate settimanali di caccia normalmente fruibili da ogni cacciatore, con ulteriori giornate (fino a un massimo di due in più alla settimana) per la sola forma di caccia da appostamento fisso alla sola avifauna migratoria e limitatamente al bimestre ottobre/novembre. “Un documento complesso e articolato – ha commentato l’assessore all’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste, Alessandro Beduschi – per il quale ringrazio la mia struttura che si è impegnata su una tematica complessa, producendo una documentazione dotata di rigore scientifico e senza nessun preconcetto ideologico”. La delibera, oltre a fissare la data di apertura generale della stagione venatoria al 17 settembre 2023, ha confermato la chiusura generale al 31 gennaio 2024 fatte salve diverse disposizioni contenute nel decreto riduttivo. È opportuno evidenziare che: Nel periodo dal 17 al 30 settembre, la caccia in forma vagante e quella da appostamento temporaneo nella maggioranza degli ATC saranno possibili nei tre giorni fissi di mercoledì, sabato e domenica. Farà eccezione la caccia da appostamento fisso, possibile per tre giorni settimanali a scelta del cacciatore. Dal 1° ottobre, anche la caccia in forma vagante potrà essere esercitata per massimo tre giorni alla settimana, a libera scelta del cacciatore. Per l’intera stagione venatoria, sono escluse le giornate del martedì e del venerdì, cosiddette di ‘silenzio venatorio’ ossia nelle quali la caccia non è consentita, ai sensi della normativa statale (legge 157/92). La caccia alla piccola stanziale (fagiano, starna, lepre comune, pernice rossa, coniglio selvatico, volpe, ecc.) terminerà al massimo al 31 gennaio 2024 per i soli fagiano e volpe, mentre quella alle altre specie stanziali terminerà fra il 30 novembre 2023 e il 31 dicembre 2023, con differenze fra territori/ATC. Nel mese di gennaio 2024 la caccia vagante alle specie consentite in tale periodo, sarà limitata alle zone umide, paludi, acquitrini, stoppie di riso allagate, fossi e corsi d’acqua nonché nella fascia massima di 50 metri di distanza da tali zone. I corsi d’acqua dai quali si potrà cacciare in forma vagante nella fascia di 50 metri, sono indicati negli allegati territoriali. Farà eccezione la caccia da appostamento fisso, naturalmente consentita alle specie alle quali la caccia in gennaio sarà possibile, indipendentemente da dove si trovino gli appostamenti. Per quanto attiene ai Comprensori alpini di caccia, le disposizioni e le regole venatorie in parte differiscono da quanto disposto per il territorio fuori dalla Zona Alpi (quello cioè di competenza degli ATC). Occorre pertanto verificare le specificità disposte nei singoli allegati territoriali, rispetto alla ripartizione della Zona Alpi in comparto A di maggior tutela e comparto B di minor tutela, con regole diverse tra i due comparti. LA CACCIA DI SELEZIONE AGLI UNGULATI. In Lombardia sono cacciabili cervo, capriolo, camoscio e muflone, nonché il cinghiale, il cui prelievo venatorio segue però regole specifiche che si discostano da quelle relative agli altri ungulati. La caccia collettiva al cinghiale si svolgerà tra il 1° ottobre e il 31 dicembre, oppure fra il 1° novembre e il 31 gennaio, ai sensi della normativa statale, secondo quanto richiesto nella sede delle Consulte faunistico-venatorie territoriali. Per il cinghiale, vige inoltre tutta la normativa speciale a contrasto della PSA – peste suina africana, derivante da ordinanze del Commissario straordinario alla PSA, del Presidente della Regione Lombardia e dal PRIU – Piano regionale di interventi urgenti per il controllo della PSA. L’allenamento e addestramento dei cani da caccia nei trenta giorni antecedenti l’apertura generale della stagione venatoria, sarà possibile negli ATC a partire dal 18 agosto 2023, secondo date di avvio e di fine, nonché modalità e orari, differenti fra i vari territori, da verificarsi nei singoli allegati territoriali. Idem per quanto riguarda i CAC, fatta eccezione per il comparto A di maggior tutela, ove l’attività è possibile a partire dall’1 settembre, in relazione all’avvio posticipato della stagione venatoria in forma vagante (1° ottobre). Per quanto attiene al divieto di utilizzo delle munizioni in piombo per la caccia nelle zone umide, il calendario integrativo a quanto disposto dalla circolare interministeriale n. 72 del 9.02.2023. In relazione al secondo decreto riduttivo si segnala che: – il prelievo delle specie Combattente, Pavoncella e Moretta è sospeso per la stagione venatoria 2023/24, in conformità al parere Ispra per le prime due, per la terza perché le dieci attività poste da Ispra come condizione per poterne esercitare la caccia, non avrebbero potute essere tutte messe in atto in tempo utile per l’avvio della stagione venatoria, nonostante Regione Lombardia abbia messo in atto iniziative per cercare di adempiere a quanto indicato nel parere Ispra; – il prelievo della specie Allodola, si svolgerà come da piano di gestione nazionale: periodo 1° ottobre/31 dicembre 2023, limite massimo di carniere per cacciatore di 10 capi giornalieri e 50 stagionali, questi ultimi ovunque conseguiti, anche fuori Regione Lombardia; – il prelievo della specie Quaglia, si svolgerà dal 17 settembre al 31 ottobre 2023, con limite massimo di carniere per cacciatore di 3 capi giornalieri e 20 stagionali; – il prelievo della specie Tortora selvatica dovrà avvenire ai sensi del Piano di gestione nazionale: carniere massimo per cacciatore pari a 5 capi giornalieri e 15 stagionali; carniere massimo a livello regionale di 465 capi, pari al 50% della media di prelievo in Lombardia realizzato nel periodo 2018/2020; in caso di preapertura, per un massimo di tre giornate di caccia nel periodo 1-16 settembre 2023, la chiusura della caccia alla specie dovrà essere anticipata di pari periodo. Infine, i dati di prelievo dovranno essere comunicati giornalmente a Regione Lombardia, scrivendo allo specifico indirizzo mail faunisticovenatorio@regione.lombardia.it; – il prelievo della specie Merlo nel mese di settembre sarà possibile solo da appostamento e con limite di carniere giornaliero per cacciatore pari a 5 capi; – il prelievo di anatidi e rallidi terminerà al 31 gennaio 2024, limitato nel periodo dal 20 al 31 gennaio alla sola caccia da appostamento. Per la specie Codone, il carniere massimo per cacciatore sarà di 5 capi giornalieri e 25 stagionali. Per la specie Moriglione, il prelievo sarà consentito con limiti di carniere per cacciatore pari a 2 capi giornalieri e 10 stagionali e nel rispetto delle disposizioni del Piano di gestione nazionale; – le specie Beccaccino e Frullino potranno essere prelevate fino al 31 gennaio 2024; – i turdidi tordo sassello e cesena potranno essere prelevati fino al 20 gennaio 2024. La caccia al tordo bottaccio terminerà il 31 dicembre 2023; – il prelievo della specie Beccaccia, sarà consentito fino al 31 gennaio 2024, con un carniere massimo per cacciatore di 2 capi giornalieri e 20 stagionali. Nel mese di gennaio, la caccia alla specie sarà possibile solo negli ATC e solo nelle giornate di sabato e domenica. Vige il protocollo Meteo Beccaccia, per la gestione della specie nei mesi invernali di dicembre e gennaio rispetto a eventuali ondate di gelo, come disposto con Decreto regionale n. 9133/2021. In relazione al decreto sulle giornate integrative settimanali di caccia da appostamento fisso nel periodo 1° ottobre/30 novembre 2023, si segnala che: – nei territori di Bergamo, Brescia e Lecco, verrà concessa una giornata integrativa settimanale, in adeguamento al parere Ispra; – nei territori di Varese, Como, Monza, Mantova e Pavia, verranno concesse due giornate integrative settimanali, in adeguamento al parere Ispra; – nei territori di Cremona, Lodi e Città metropolitana di Milano non verrà concessa alcuna giornata integrativa settimanale, in quanto non è stato manifestato interesse per tale integrazione in sede di Consulte faunistico-venatorie territoriali; – dal prelievo nelle giornate settimanali integrative concesse, saranno escluse le specie migratrici Combattente, Moretta e Pavoncella, poiché il loro prelievo sarà sospeso per l’intera stagione venatoria, nonché le specie Moriglione, Allodola e Tortora selvatica, in quanto sottoposte a piani nazionali di gestione visto il loro stato di conservazione non favorevole; – per la stagione venatoria 2023/2024, in aggiunta alle specie elencate nel decreto, saranno prelevabili nelle giornate integrative settimanali anche i corvidi (Cornacchia nera, Cornacchia grigia, Gazza e Ghiandaia), visto il parere favorevole di Ispra. Occorre evidenziare che tutte le disposizioni relative alla stagione venatoria 2023/2024 saranno soggette alle misure di cui al Decreto n. 10571/2023 della Direzione Generale Territorio e Sistemi Verdi, relativo alla valutazione d’incidenza del calendario venatorio rispetto ai siti della rete Natura 2000 (ZPS e ZSC) istituiti sul territorio regionale. Le disposizioni del calendario venatorio regionale si attuano su tutto il territorio di competenza regionale, fatta eccezione per la Provincia di Sondrio, che dispone autonomamente rapportandosi direttamente con Ispra.

  • Il ‘ghiozzetto dei fontanili’ torna nel Ticino.. e negli scatti di Simone Macchi

    MAGENTA Simone Macchi ha concluso da poco il suo anno di Servizio Civile al Parco del Ticino, ma la passione di fotografo naturalista ovviamente rimane immutata. La sua fama ormai è ben solida, a partire dalla bellissima fotografica di scatti naturali effettuati durante la pandemia.

    Questa volta ci fa conoscere il cosiddetto panzarolo (Knipowitschia punctatissima): un pesciolino endemico dell’Italia nord orientale. Viene chiamato anche ghiozzetto dei fontanili, perché il suo ambiente sono le risorgive (acque pure, limpide, ossigenate, con corrente ridotta o assente, temperatura costante nel corso dell’anno, fondi sabbiosi e ricchezza di piante acquatiche).

    Nelle foto esemplari di diverse taglie che popolano una risorgiva nella foresta ripariale del Ticino.

    Il panzarolo è un piccolo gobide caratteristico esclusivamente degli ambienti di risorgiva. Allo stato attuale la sua presenza è limitata alle sole risorgive del parmense e del reggiano. Questa specie ha una notevole importanza da un punto di vista naturalistico. Necessita quindi di opportuna tutela, insieme all’ambiente in cui vive. In considerazione del fatto che è in grado di colonizzare rapidamente ambienti con caratteristiche idonee, si può ipotizzare la sua reintroduzione in aree, dove è attualmente scomparso, una volta verificata la fattibilità di questa operazione. E’ inoltre importante limitare la presenza di specie alloctone che possono competerecon il panzarolo.

    Essendo il Parco del Ticino un parco fluviale, la fauna ittica non può che avere una rilevanza particolare nella gestione faunistica.

    Un importante lavoro relativo ai pesci del Ticino è la carta ittica della Provincia di Milano. In essa si riporta il rinvenimento di 47 specie ittiche, di cui 17 esotiche e 30 autoctone. Tra queste ultime vi sono endemismi italiani che si trovano in stato di declino e che la legge impone di proteggere.

    Tra le specie minacciate ricordiamo: la Trota marmorata (un tempo la regina di questo fiume), il Pigo e lo Storione cobice.

  • Lombardia, 10mila firme per chiedere il contenimento dei lupi

    MILANO Quasi 10mila firme, 7mila delle quali raccolte in Valtellina e Valchiavenna e 2.500 nell’Alto Lago di Como. Sono quelle consegnate ieri a Palazzo Pirelli al Presidente della Commissione speciale “Valorizzazione e tutela dei territori montani e di confine” Giacomo Zamperini dai rappresentanti dei “Comitati spontanei per la tutela delle persone e degli animali dai lupi” Michele Corti e Mario Pighetti, a supporto della petizione popolare “No lupi nei paesi”.

    “La petizione popolare è rivolta a Regione Lombardia e chiede all’istituzione regionale di prendere atto che il “problema lupo” sta sfuggendo di mano -hanno spiegato i promotori dell’iniziativa -. In Italia e in Lombardia si assiste a un moltiplicarsi di casi di predazione di animali domestici sin dentro i cortili, i giardini, le stalle, che spesso sfociano anche nell’aggressione a persone, con o senza cane. E’ indispensabile pertanto -hanno sottolineato i rappresentanti dei comitati- adottare uno schema di regole come è stato fatto in Svizzera. Non si può continuare ad anteporre la venerazione ideologica del lupo alle esigenze di sicurezza e di tutela delle attività economiche come l’agricoltura e il turismo che sono vitali per il mantenimento della montagna”.