Categoria: Ambiente

  • Ambiente. Nel Novarese un progetto innovativo per ottimizzare l’acqua

    Ambiente. Nel Novarese un progetto innovativo per ottimizzare l’acqua

    Un modello di gestione integrata e circolare dell’acqua, basato su un sistema di utilizzo “a cascata” che massimizza l’efficienza della risorsa, con un focus particolare sul recupero, il riutilizzo e lo stoccaggio dell’acqua. Questo il focus del progetto pilota presentato dal gruppo di lavoro Assoreca (l’Associazione che rappresenta le aziende che operano nei settori dell’ambiente, sicurezza, energia, salute e responsabilità sociale in Italia) coordinato da Proger.

    Il progetto pilota per la sostenibilità idrica territoriale realizzato nel Novarese consta di quattro tipologie di intervento principali, derivate da una analisi approfondita del territorio novarese: il recupero e l’utilizzo di acque di depurazione o di processo industriale, lo stoccaggio di acqua in piccoli invasi artificiali, l’iniezione di acqua nel sottosuolo per la ricarica della falda e la chiusura del ciclo delle acque di processo industriale per ridurre i prelievi da acquedotto e la falda.

    Si tratta di accantonare l’acqua quando questa è disponibile in abbondanza, per poi riutilizzarla nei periodi in cui la domanda supera l’offerta. Questo sistema necessita quindi di una fonte di alimentazione (che a seconda degli specifici interventi consiste in un corpo idrico superficiale o in un depuratore) dalla quale prendere i volumi d’acqua da stoccare in un serbatoio (invaso artificiale o falda) per essere poi utilizzate per l’agricoltura mediante opere di canalizzazione o pozzi (in parte esistenti, in parte da realizzare). A seconda delle specificità del singolo intervento, il progetto è ovviamente corredato da un insieme di opere e manufatti che servono per collegare tra loro le diverse componenti del sistema e per collegare il sistema al territorio (in entrata e in uscita). In un contesto di resilienza e circolarità non poteva non essere fatto ricorso a forme di alimentazione energetica da fonti rinnovabili (fotovoltaico, minihydro), così come per le opere di impermeabilizzazione egli invasi la preferenza è stata data, per quanto possibile, a materiali ecocompatibili.

    “Le soluzioni sviluppate nel progetto pilota sono state concepite per lo specifico territorio di intervento – ha spiegato Marco Sandrucci, Head of Enviroment & Geology Department di Proger – ma il loro approccio modulabile e scalabile le rende replicabili in diversi contesti. Il sistema prevede l’utilizzo di fonti di energia rinnovabile e materiali ecocompatibili, in linea con i principi di sostenibilità ambientale”.

    Questo modello si propone come intervento utile, quando non necessario per affrontare le sfide del cambiamento climatico. I risultati del progetto pilota assumono particolare rilevanza alla luce degli effetti sempre più evidenti delle variazioni climatiche, che alterano la distribuzione stagionale delle piogge e aumentano il rischio di siccità e alluvioni. Sfruttando questo progetto pilota, Proger ha anche avuto modo di verificare e rendere tangibile l’interesse del mondo finanziario a progetti che offrono soluzioni di finanziamento “green” e possono, in modo efficace, mettere l’imprenditoria industriale e soprattutto agricola, in condizione di potersi dotare di soluzioni per la resilienza delle proprie attività quali quelle testate e messe a punto nel corso del progetto pilota stesso.

    “Il modello proposto da Proger offre un valido strumento per affrontare le sfide del clima – ha aggiunto Sandrucci – promuovendo una gestione resiliente e sostenibile delle risorse idriche”.

    Il progetto pilota del gruppo di lavoro Assoreca guidato da Proger dimostra la necessità di un approccio olistico che coinvolga agricoltura, industria, urbanizzazione, finanza e tessuto sociale per garantire la protezione e la riqualificazione del territorio in un contesto di cambiamenti climatici sempre più critico.

  • Ricambio generazionale in agricoltura: al via il progetto di Cia Centro Lombardia e INSOR

    Ricambio generazionale in agricoltura: al via il progetto di Cia Centro Lombardia e INSOR

    Il settore agricolo, tradizionalmente una colonna portante dell’economia e della cultura italiana, sta affrontando una sfida cruciale: il ricambio generazionale. La mancanza di giovani che scelgono di intraprendere una carriera nell’agricoltura mette a rischio la sostenibilità delle aziende agricole e contestualmente la continuità e la sopravvivenza di un sistema economico, ambientale, alimentare, sociale e culturale nazionale che ha nel mondo agricolo il suo primo baluardo e promotore.

    Per affrontare questa situazione e poter studiare delle soluzioni efficaci, è necessario comprendere le motivazioni, le difficoltà e le opportunità legate a questo fenomeno, attraverso un progetto che coinvolga direttamente i protagonisti del settore agricolo.

    In questo contesto, Cia Agricoltori Italiani Centro Lombardia e INSOR – Istituto Nazionale di Sociologia Rurale, hanno avviato il progetto Coltivare futuri: giovani, agricoltura e innovazione che ha lo scopo, attraverso lo scambio di esperienze e raccolta di dati e informazioni tra i protagonisti di oggi e di domani, di delineare le basi per un futuro in cui i giovani possano vedere nell’agricoltura un’opportunità di crescita personale e professionale.

    Cia Agricoltori Italiani Centro Lombardia e INSOR intendono comprendere il fenomeno giovani-agricoltura-futuro attraverso l’analisi e l’interpretazione dei dati disponibili (fonti ufficiali e big data) per creare uno scenario evolutivo da condividere con gli studenti, gli agricoltori e gli stakeholder, coinvolgendoli inizialmente attraverso dei questionari, successivamente scambiando con loro punti di vista ed esperienze in modo strutturato e dando vita ad una strategia di territorio condivisa.

    I questionari sono cinque e sono creati in funzione del target di riferimento e delle informazioni che si vogliono raccogliere. I destinatari sono gli studenti degli istituti agrari, gli apprendisti del settore agricolo, gli agricoltori con figli che lavorano in azienda o con figli che hanno scelto strade professionali diverse, i figli di agricoltori che lavorano nell’azienda di famiglia, i figli di agricoltori che hanno scelto altre professioni.

    Attraverso il questionario compilato dagli studenti degli istituti agrari si vuole comprendere le loro aspirazioni professionali e la percezione dell’agricoltura come opportunità di carriera. Con il contributo degli apprendisti del settore agricolo si analizzeranno le esperienze formative e lavorative dei giovani già coinvolti nel settore. L’apporto degli agricoltori con figli sarà quello di fornire la propria esperienza dal punto di vista di chi vive il passaggio generazionale come genitore. I figli di agricoltori che lavorano nell’azienda racconteranno invece quali sono le sfide e le motivazioni nel continuare l’attività agricola di famiglia, mentre i figli di agricoltori che non lavorano nel settore agricolo spiegheranno i motivi dell’allontanamento dall’agricoltura.

    Per Cia Agricoltori Italiani Centro Lombardia e INSOR il progetto Coltivare futuri: giovani, agricoltura e innovazione rappresenta un’importante occasione per rafforzare il messaggio dell’importanza del ruolo dell’imprenditore agricolo all’interno di un contesto economico in evoluzione nel quale, il settore agricolo, gioca e giocherà un ruolo sempre più centrale per la competitività dei territori e dell’Italia stessa.

    In questo momento storico la presa di coscienza di questa opportunità da parte delle nuove generazioni è fondamentale.

  • Mal’Aria 2025 di Legambiente: 9 capoluoghi lombardi su 12 devono svoltare sul PM10

    Mal’Aria 2025 di Legambiente: 9 capoluoghi lombardi su 12 devono svoltare sul PM10

    La fotografia di Mal’Aria 2025 – dati 2024, fonte ARPA – mette in evidenza la distanza con gli obiettivi europei, da raggiungere entro il prossimo 2030, tra le attuali politiche regionali e locali sulla diminuzione delle emissioni.

    La situazione in Lombardia è impietosa: tra le nove città capoluogo su dodici lontane dai nuovi limiti per il PM10 solo Como non dovrà ridurre la concentrazione di PM10 di un valore superiore al 20%, mentre per l’NO2 Como e Milano dovranno trovare strategie utili a superare un gap del 40%. Questo relativamente alla media annua, mentre per ciò che riguarda il giornaliero la franchigia, nel 2024 superata da sei capoluoghi, passerà da 35 a 18 giorni per tutti gli inquinanti misurati (PM 10 e 2,5, NO2).

    Nel 2024 sei capoluoghi (Milano, Cremona, Brescia, Monza, Lodi, Pavia) hanno superato i 35 giorni di franchigia per il PM10, con Milano seconda a livello nazionale. Cremona è seconda in Italia come media annuale per lo stesso inquinante (evidente la natura zootecnica di questo dato), mentre Milano è terza per l’NO2 (qui pesa invece la congestione da traffico motorizzato, in crescita come anche il tasso di motorizzazione pro capite).

    La qualità dell’aria, un diritto dei cittadini che le amministrazioni devono garantire, in Lombardia è ancora una volta sacrificata in nome di una logica di business as usual (“tutto come al solito”) poco utile a innovare l’economia e a salvaguardare i criteri minimi di salute pubblica.

    Oltre alla qualità dell’aria è ancora all’ordine del giorno il dossier mobilità: la ‘pagella’ della campagna Città2030 su Milano evidenzia il livello di mobilità insostenibile (il tasso di motorizzazione cresce in modo ormai costante a Milano, arrivata a toccare le 520 auto per 1000 abitanti, con importanti conseguenze su congestione e inquinamento) nonostante un’offerta di TPL ai massimi livelli europei (5 linee di metropolitana, 18 tramvie, 1279 bus, collegamenti ferroviari) e un notevole panorama di sharing mobility (4 car sharing, 4 tra monopattini e biciclette).

    Questa contraddizione sottolinea la necessità di riformare la governance e la concorrenza nel campo dei collegamenti ferroviari metropolitani e regionali, la cui scarsa affidabilità condiziona l’efficienza dell’ecosistema della mobilità milanese, e l’urgenza di intervenire sulla sosta su suolo pubblico, sia regolare sia tollerata, per ridurre il ricorso indiscriminato all’automobile privata.

    Gli effetti più evidenti sono, a parte la qualità dell’aria, un preoccupante quadro della sicurezza stradale e una ciclabilità se non depressa nei confronti delle sue potenzialità necessariamente in conflitto con le altre modalità.

    “Mal’Aria e Città 2030 delineano un quadro poco incoraggiante sia per gli obiettivi condivisi a livello europeo sia per la salute dei cittadini,” commenta Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia. “La qualità dell’aria continua ad essere un territorio inesplorato da parte della politica regionale, mentre per ciò che riguarda la mobilità la notevole offerta di trasporto collettivo non riesce a scardinare il modello automobile-centrico, ormai sopravvivente oltre ogni ragionevolezza. È necessario un cambiamento sia culturale sia amministrativo, se si vuole innovare l’economia e la società al passo con la necessaria transizione ecologica.”

  • Lombardia: sono 10 i Comuni ‘Plastic Free 2025’ premiati per il loro impegno per l’ambiente

    Lombardia: sono 10 i Comuni ‘Plastic Free 2025’ premiati per il loro impegno per l’ambiente

    Sono 122 i Comuni Plastic Free 2025 che si sono distinti per la lotta contro gli abbandoni illeciti, la promozione di comportamenti responsabili, le opere di sensibilizzazione sul territorio nonché per l’impegno in una gestione virtuosa dei rifiuti urbani.

    L’elenco di borghi, paesi e città italiane che hanno superato la valutazione di Plastic Free Onlus, basata su ben 23 punti, è stato svelato a Montecitorio, in una conferenza stampa alla presenza dell’On. Mauro Rotelli, presidente della Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera dei deputati, e dei vertici dell’associazione ambientalista.

    Ben 10 i Comuni Plastic Free della Lombardia: Bergamo (BG); Gussago (BS); Borgo Virgilio (MN); Cassina de’ Pecchi, Cernusco sul Naviglio e Milano (MI); Lissone, Villasanta, Vimercate (MB); Pavia (PV).

    “Sono molto orgoglioso che la nostra iniziativa, giunta alla quarta edizione, raccolga ogni anno sempre più adesioni passando da 111 a 122 Comuni Plastic Free. – ha dichiarato Luca De Gaetano, fondatore e presidente di Plastic Free Onlus, l’associazione nata nel 2019 per contrastare l’abuso e l’inquinamento da plastica, oggi presente in oltre 30 Paesi nel mondo – I tantissimi Comuni che hanno deciso di sottoporre il proprio operato amministrativo in tema ambientale alla nostra valutazione sono il frutto dell’impegno quotidiano e concreto dei nostri referenti e volontari sul territorio. Attraverso una sensibilizzazione continua dei cittadini ma soprattutto dei giovani nelle scuole, riusciamo anno dopo anno a tenere alta l’attenzione delle pratiche virtuose necessarie per un futuro libero dall’eccesso di plastica. L’auspicio è che – ha concluso De Gaetano (Plastic Free) – sempre più Amministrazioni colgano l’incitamento e il supporto dei nostri 1.100 referenti italiani, donando così alle proprie comunità luoghi più piacevoli, puliti e sani da vivere”.

    A ogni Comune Plastic Free verrà assegnato un livello di valutazione espresso in tartarughe: 1, 2 o 3, fino a un massimo di “3 tartarughe gold”. La consegna dei riconoscimenti e delle targhe con il relativo attestato di virtuosità si terrà il prossimo 8 marzo a Napoli presso il Teatro Mediterraneo, in un evento che celebrerà l’impegno per l’ambiente delle Amministrazioni locali.

    Ad illustrare l’impegno dell’associazione sui territori e l’impatto dell’azione di sensibilizzazione sulle amministrazioni sono stati Margherita Maiani e Lorenzo Zitignani, rispettivamente Segretario e Direttore generale di Plastic Free Onlus.

    La regione con più Comuni Plastic Free è stata l’Abruzzo, ben 16, seguita da Sicilia (14), Puglia e Veneto (12), Lombardia e Campania (10).

  • Parabiago: parte la campagna informativa che introduce la Tariffa Puntuale

    Parabiago: parte la campagna informativa che introduce la Tariffa Puntuale

    La città di Parabiago si prepara ad accogliere la Tariffa Puntuale, un sistema innovativo per la gestione dei rifiuti indifferenziati che va a premiare i comportamenti virtuosi e a promuove la sostenibilità ambientale.

    “La tua impronta fa fiorire l’ambiente” è lo slogan della campagna di comunicazione che accompagnerà, passo passo, i cittadini verso l’adozione del nuovo sistema.

    A partire da marzo 2025, i cittadini della Città di Parabiago riceveranno gratuitamente i nuovi sacchi GRIGI dotati di microchip. Tali sacchi dovranno essere utilizzati per conferire i rifiuti indifferenziati, in sostituzione dei sacchi viola attualmente in uso e non più utilizzabili. I nuovi sacchi GRIGI dotati di microchip saranno ‘personalizzati’, ovvero associati ad ogni utenza di riferimento.

    “Questo modo di operare –sottolinea l’assessore all’Igiene Urbana, Luca Ferraio- permette una tariffazione più equa: nel calcolo della Tari, infatti, sarà preso in considerazione anche il numero dei conferimenti annuali effettuati da ciascuna utenza. Per ‘conferimenti annuali’, è bene precisarlo, si intende il numero delle esposizioni del sacco GRIGIO con microchip contenente rifiuto indifferenziato che ogni utenza espone per il ritiro nei giorni prestabiliti e, NON, il suo peso!”.

    OBIETTIVI
    La Tariffa Puntuale nasce per:

    Incentivare la raccolta differenziata, trasformando i rifiuti in nuove risorse.
    Ridurre la quantità di secco indifferenziato e le emissioni di CO2 prodotte dai termovalorizzatori, dove finiscono, appunto, i rifiuti indifferenziati.
    Premiare le famiglie e le imprese che adottano comportamenti sostenibili.

    TEMPISTICHE E MODALITÀ. La distribuzione porta a porta dei nuovi sacchi grigi avverrà gradualmente tra marzo e maggio 2025, seguendo le zone di raccolta in cui il territorio di Parabiago è già suddiviso. Il 2025 sarà l’anno della sperimentazione, in modo che i cittadini imparino a familiarizzare con il nuovo sistema che entrerà ufficialmente in vigore dal 1° gennaio 2026, quando nel computo della Tari rientrerà anche il numero (non il peso) di sacchi grigi conferiti da ciascuna utenza.

    Per facilitare il passaggio al nuovo sistema, sono in programma tre incontri pubblici, durante i quali cittadini e imprese potranno ricevere tutte le informazioni necessarie. Di seguito le date programmate:

    Giovedì 27 febbraio 2025 ore 21.00 -Sala Consiglio del Comune di Parabiago – Piazza della Vittoria, 7
    Giovedì 27 marzo 2025 ore 21.00 – Sala Polivalente Campo Sportivo Venegoni Marazzini – Via Carso, 2
    Martedì 15 aprile 2025 ore 21.00 – Sala Teatro parrocchia San Lorenzo – Via Don Giacomo Bianchi, 9
    “Questa novità – sottolinea il sindaco, Raffaele Cucchi – non costituisce solo un adempimento agli impegni e agli obiettivi contenuti in Agenda 2030, ma rappresenta per Parabiago un passo importante verso un futuro più sostenibile. Il cittadino diviene parte attiva, protagonista di questo processo di cambiamento, attraverso il piccolo sforzo quotidiano di porre una maggiore attenzione sia alla separazione domestica dei rifiuti, sia al contenimento della produzione di rifiuti indifferenziati, ossia quelli che hanno un maggiore impatto, a livello ambientale. Sì, perché dal modo in cui scegliamo di differenziare producendo minor residuo possibile, dipende la qualità dell’ambiente in cui viviamo e in cui vivranno i nostri figli.”.

    La tua impronta farà davvero rifiorire l’ambiente

    Per maggiori informazioni: Numero verde: 800 196363 – www.aemmelineaambiente.it

  • Fondazione OMD porta clima, meteo ed energia nelle scuole a Milano

    Fondazione OMD porta clima, meteo ed energia nelle scuole a Milano

    Sono 95 le classi, per un totale di 1900 alunni, che hanno aderito alla nuova edizione di Nuvole a motore e Play4Climate. I due progetti di educazione ambientale sono organizzati dalla Fondazione OMD – Osservatorio Meteorologico Milano Duomo ETS con il contributo di IGS S.p.A. – operatore di stoccaggio di gas naturale – e il patrocinio della Provincia di Lodi.

    Dal 2018 a oggi l’iniziativa ha coinvolto oltre 10.000 studenti tra scuole primarie e secondarie. A partire da quest’anno scolastico possono partecipare in presenza anche gli istituti del Comune di Milano oltre a quelli della provincia di Lodi, mentre nel resto d’Italia rimane l’opportunità di aderire alla modalità di partecipazione online.

    Le lezioni, tenute dagli educatori qualificati della Fondazione OMD, si svolgeranno fino a maggio e saranno dedicate a meteo, clima ed energia, ponendo particolare attenzione a tutto ciò che riguarda il tema, quanto mai attuale, della transizione energetica ed ecologica: dal ruolo del gas naturale alle fonti alternative, delle batterie agli altri strumenti di stoccaggio energetico. Attraverso l’insegnamento di contenuti scientificamente fondati, l’obiettivo è fornire agli studenti gli strumenti necessari a comprendere meglio il contesto in cui vivono, individuare le informazioni false e fuorvianti e capire così quali sono i comportamenti e le scelte più sostenibili da adottare per fronteggiare i cambiamenti climatici in corso e le loro conseguenze.

    “Nuvole a motore” si rivolge in particolare alle scuole primarie: sfruttando materiali sia cartacei che online, attraverso un’alternanza di spiegazioni frontali, giochi, esperimenti e altri momenti di interattività permette ai ragazzi di imparare mettendosi in gioco in prima persona.
    “Play4Climate”, destinato invece alle scuole secondarie di primo e secondo grado, affronta i temi del progetto attraverso una storia, che prende il via dal lavoro di un gruppo di scienziati in un futuro sconvolto dalle conseguenze del cambiamento climatico e i cui passi avanti sono gli stessi studenti a sviluppare nel corso delle lezioni. Lo fanno in particolare attraverso un dibattito in classe, un videogame sviluppato ad hoc per l’iniziativa – con cui tutti possono mettersi alla prova su play4climate.it/game – e una escape room – allestita in aula o ricreata attraverso un kit in scatola -che tra enigmi da risolvere, meccanismi da interpretare e codici da scoprire li condurrà alla soluzione finale.

    Tutte le informazioni aggiornate sul progetto sono disponibili su nuvoleamotore.it e su play4climate.it.

  • L’appello di Sebastian Colnaghi per proteggere gli anfibi in Piemonte

    L’appello di Sebastian Colnaghi per proteggere gli anfibi in Piemonte

    Ogni anno migliaia di anfibi in Piemonte tra cui il Rospo comune (nome scientifico Bufo bufo), affrontano gravi rischi a causa delle infrastrutture artificiali. Questi ostacoli, come canali di irrigazione e grate, possono intrappolare gli animali, compromettendo la biodiversità.

    Il Rospo comune è diffuso in tutto il territorio italiano, dalle pianure alle zone montuose, con l’eccezione di alcune isole minori. In Piemonte è particolarmente presente nelle aree boschive delle Alpi Cozie e Marittime, lungo i corsi d’acqua come il Po, il Tanaro e il Sesia, e nelle zone umide delle colline del Monferrato e delle Langhe. Qui trova habitat ideali per la riproduzione e lo sviluppo delle larve. La sua presenza è un indicatore della salute dell’ecosistema.

    Sebastian Colnaghi, ambientalista impegnato nella sensibilizzazione per la tutela del pianeta e della biodiversità, ha recentemente condotto un intervento di salvataggio di alcuni rospi, intrappolati in una presa d’acqua per l’irrigazione nella riserva naturale di Pantalica, in Sicilia. Questo episodio evidenzia una problematica presente anche in Piemonte: le strutture artificiali possono diventare trappole mortali per la fauna selvatica.

    “Episodi simili si verificano frequentemente lungo i fiumi – dichiara Sebastian Colnaghi -. Canali e prese d’acqua intrappolano anfibi e altri animali selvatici. Le nostre aree naturali richiedono maggiore attenzione e interventi concreti da parte delle autorità per garantire la salvaguardia di questa specie essenziale”. Durante il salvataggio l’ambientalista ha utilizzato guanti in lattice per maneggiare i rospi senza danneggiare il delicato strato di muco che protegge la loro pelle, dimostrando l’importanza di agire con consapevolezza.

    Proteggere gli anfibi e altre specie selvatiche è una responsabilità condivisa che richiede l’impegno congiunto di istituzioni e cittadini. Segnalare situazioni critiche, sostenere iniziative locali e adottare pratiche rispettose dell’ambiente sono azioni essenziali per garantire un futuro più sicuro alla fauna. “La biodiversità italiana è un patrimonio inestimabile che va protetto – conclude Colnaghi -. Vedere questi piccoli animali intrappolati mi ha fatto riflettere su quanto possiamo fare per aiutarli, soprattutto in un momento così critico per la biodiversità. Ogni gesto, anche il più piccolo, può fare la differenza nel custodire la straordinaria ricchezza del nostro territorio”.

  • In Lombardia le foreste sono cresciute del 45% in 100 anni

    In Lombardia le foreste sono cresciute del 45% in 100 anni

    Boschi e foreste in Lombardia occupano oltre 618.000 ettari: un quarto del territorio regionale, un dato che in un secolo è cresciuto di quasi il 45% per un patrimonio costituito da 145 milioni di metri cubi di legname che aumenta di 3 milioni di metri cubi l’anno ed è in grado di trattenere 103,4 milioni di tonnellate di anidride carbonica. Sono alcuni dei dati contenuti nel rapporto sullo stato delle foreste in Lombardia 2023 di Ersaf, l’ente regionale per i servizi all’agricoltura e alle foreste.
    La provincia con la maggiore superficie boscata è Brescia con 171.000 ettari di bosco, mentre Como e Lecco sono quelle con il maggiore tasso di boscosità con il 47% del territorio coperto da foreste, seguite da Bergamo (43%), Varese (41%) e Sondrio (39%).

    Le imprese boschive sono 325 (+70% rispetto al 2009) con oltre 1.600 addetti, con 28 Consorzi forestali che gestiscono circa 88.000 ettari di bosco.

    “Questo volume – dichiara l’assessore all’Agricoltura della Regione Lombardia Alessandro Beduschi – come ogni anno fotografa lo stato di una ricchezza naturale che cresce ma è allo stesso tempo fatta di equilibri fragili che abbiamo il dovere di monitorare. Dal bosco dipendono non solo la qualità della biodiversità, ma anche la protezione dei suoli e la sicurezza idrogeologica”.

    Ersaf, sottolinea in conclusione il presidente Fabio Losio, gestisce 16.500 ettari di boschi di proprietà regionale e si occupa degli oltre 618.000 ettari di tutta la Lombardia, impiegando poco più di 100 operai. “È un contributo essenziale per la gestione del nostro meraviglioso patrimonio forestale che è in buona salute” conclude.

  • Aemme Linea Ambiente: fuori uso per guasto tecnico il distributore automatico di via Girardi

    Il distributore automatico di sacchi grigi e azzurri con il microchip ubicato in via Girardi (rione Canazza) è momentaneamente fuori servizio, a causa di un guasto tecnico.

    E’ già stata allertata l’assistenza che provvederà al ripristino nei tempi compatibili al reperimento dei pezzi da sostituire.

    I cittadini della zona Oltresempione 6 possono, tuttavia, contare sugli altri quattro distributori dislocati sul territorio cittadino:

    *via Caravaggio (zona Frati)- vicino alla casetta dell’acqua
    * piazza San Magno- cortile del municipio
    * via dei Salici (zona Mazzafame)- vicino alla casetta dell’acqua
    * via Pisa- marciapiedi antistante la scuola Collodi

    Per ottenere la fornitura di sacchi è sufficiente avvicinare la tessera sanitaria dell’intestatario Tari al display del distributore automatico.

    Ricordiamo che è sempre attivo il Numero verde di AEMME Linea Ambiente 800- 19.63.63 e che è possibile scaricare la nuova App (usALAapp), per ottenere tutte le informazioni inerenti i servizi erogati NEI 19 Comuni in cui ALA gestisce l’Igiene Urbana.

  • Programma Regionale della Mobilità e dei Trasporti: ‘giuste premesse di sostenibilità’, la nota di Legambiente

    Dopo il forum pubblico di chiusura, convocato a ridosso della pausa di fine anno, si è conclusa sabato 18 gennaio la fase di acquisizione dei pareri, dei contributi e delle osservazioni alla Proposta di aggiornamento del Programma Regionale della Mobilità e dei Trasporti (PRMT) di Regione Lombardia, dopo l’ultima redazione del 2016. Insieme al Programma Regionale della Mobilità Ciclistica (PRMC) questo aggiornamento costituirà la linea guida delle realizzazioni entro il 2032 in materia di mobilità delle persone e delle merci, con importanti riflessi sulla vita della comunità regionale, sia sociale sia amministrativa.

    Lo scenario della mobilità lombarda è un riflesso di quello nazionale: elevata motorizzazione sia individuale sia commerciale, investimenti insufficienti nel trasporto collettivo rispetto a quelli per le infrastrutture viabilistiche, congestione, inquinamento, minaccia all’integrità e alla connessione delle aree protette. In Lombardia l’utilizzo dell’automobile privata può arrivare all’85% degli spostamenti, una tendenza che si riflette nella preponderanza di programmi per nuove strade e autostrade, senza intaccare le aree ancora non servite dal trasporto collettivo con progetti innovativi e migliorativi dell’attuale scenario, dominato dalla motorizzazione di massa.

    Non fa eccezione il trasporto delle merci su gomma, nonostante il PRMT contenga programmi di incentivazione al trasferimento su rotaia di questo essenziale comparto dell’economia regionale. Mancando una strategia industriale, molte delle ottanta opere viabilistiche previste dal PRMT non faranno altro che rafforzare il ‘far west’ degli insediamenti logistici, per i quali solo nel 2023 sono stati transati 1,3 Mln di mq sui 10,5 già esistenti, evitando di costruire alternative sia per il trasporto e la consegna delle merci, e assecondando una disorganizzazione degli attrattori di mobilità, destinata ad affossare ulteriormente l’efficacia dei servizi di trasporto collettivo.

    Queste ottanta realizzazioni, tra le quali opere palesemente inutili e dannose come la Bergamo-Treviglio, l’autostrada regionale Cremona Mantova o la devastante Tangenziale di Abbiategrasso, per non parlare di Pedemontana, confermano i ‘contenuti prioritari’ del Programma, ovvero il completamento delle opere principalmente viabilistiche prima che il potenziamento di quelle ferroviarie o la progettazione di nuove linee di trasporto collettivo.

    Vista la situazione lombarda, aggravata da picchi di inquinamento che proseguono la serie negativa di superamenti delle normative europee, la strategia da seguire sarebbe quella di una riduzione del danno realizzata con l’ottimizzazione dell’esistente, ma il pur efficace ‘paradigma ASI’ (Avoid, Shift, Improve, ovvero riduzione della domanda, spostamento su modalità più sostenibili ed efficientamento dell’esistente), adottato nelle più avanzate pianificazioni trasportistiche, come in questo PRMT, sottopone la riduzione della domanda a un laconico ‘da realizzare nel quadro delle politiche regionali’.

    “I molti, troppi investimenti in nuove infrastrutture stradali e autostradali, costose quanto insostenibili, impediscono una vera innovazione nei trasporti lombardi,” commenta Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia. “Sarebbe invece opportuno il deciso potenziamento di un trasporto collettivo che sia innovativo nei piani di esercizio e nella capillarità, prima di pensare a tecnologie avveniristiche ma che non risolvono i problemi del presente, come l’idrogeno scelto per la Brescia Edolo, e un trasporto delle merci che mostri una qualsiasi strategia di politica e industriale che eviti la crescita disordinata degli insediamenti logistici per far diventare questo settore un punto di riferimento europeo quanto ad alta efficienza e ridotto spreco di energia e di territorio