Categoria: Ambiente

  • Dai dogmi sanitari a quelli climatici – Di Domenico Bonvegna

    Dai dogmi sanitari a quelli climatici – Di Domenico Bonvegna

    Le inchieste giudiziarie sul Covid non servono a nulla, è il parere di Pierluigi Battista, sembra che il dibattito aperto, gli provoca fastidio. Secondo Battista si è vinta la guerra, ora bisogna gestire il dopoguerra.

    “Quindi, da tipico terzista, ci spiega che non ci sono eroi da premiare tipo Conte e Speranza i quali rivendicano i loro primati, ma neppure scheletri nell’armadio su cui si dovrebbe investigare in Parlamento. Pari e patta nel Battista pensiero e scurdammece ‘o passato”.(Gianluca Spera, L’epoca del post-umanesimo: dai dogmi sanitari a quelli climatici, 16.7.23, atlanticoquotidiano.it) Una tesi che potremmo rispettare, fino ad un certo punto. Occorre però approfondire tante cose, per Spera c’è soprattutto, la questione dello stato d’emergenza perenne: in pratica quali sono “I limiti normativi del potere statale durante un’emergenza”. “Ma, soprattutto, perché la gestione autoritaria del periodo pandemico da eccezione si sta trasformando in regola”
    Per il giornalista di Atlantico è un pericolo concreto che “le democrazie di stampo liberale entrino definitivamente in crisi di fronte a qualsiasi emergenza, o presunta tale, rendendo ordinari strumenti normativi in apparenza straordinari. Il rischio, a questo punto, è trovarsi catapultati in un perenne stato di eccezione i cui confini legislativi e temporali diventano sempre più labili e indefiniti”.
    Pare che ancora in Italia ci sia qualcuno che si scagli contro i no vax, i no mask, contro i no qualcosa. Ancora a emergenza abbondantemente terminata sopravvivono sia la mentalità che i metodi draconiani “giustificati” dal contrasto al virus.
    Non sembrano riflessioni esagerate quelle di Spera, anch’io ho l’impressione che in questi giorni di diffuso allarme ambientale, ritorna lo stesso schema dell’era pandemica.
    Qualche settimana fa, Luigi Manconi su Repubblica si interrogava su come comportarsi con i“negazionisti climatici”: “Sbatterli in galera o metterli in condizione di non nuocere?”. Per certi versi si ripropone lo stesso schema del Covid, con tanto di capri espiatori da offrire al pubblico ludibrio. Sempre sullo stesso giornale, il direttore Maurizio Molinari aveva parlato di una crociata di gruppi negazionisti contro i necessari provvedimenti da assumere per avviare la transizione ecologica.
    Eppure, fa notare Spera che l’intransigenza è tutta dall’altra parte, dai cosiddetti ambientalisti, “perché non solo è precluso il confronto (come durante il Covid), ma non si possono neppure discutere le severe misure previste per ridurre i livelli di Co2. Così, si scivola dai dogmi sanitari alla dottrina ecologista dando per scontato che le persone debbano adeguarsi rinunciando a cuor leggero ai propri diritti”.
    In conclusione pare che ci stiamo avviando verso un’epoca post-umanista, dove il presunto progressismo degli eco-ambientalisti ci porta verso un’evidente involuzione della società, imponendo pesanti limiti all’autonomia dei cittadini. Ne abbiamo parlato in questi giorni. Si scrive e si discetta tanto di un pianeta sostenibile ma ai maître à penser nostrani non sorge mai il dubbio che i sacrifici richiesti alla gente comune siano del tutto insostenibili (anche da un punto di vista economico).
    Siamo ormai proiettati verso una trasformazione delle nostre società “nelle quali le persone devono essere votate al martirio per il perseguimento di scopi imposti dall’ideologia dominante. Che da ciò derivino un peggioramento della qualità della vita, un considerevole aumento dei costi, la riduzione dei margini di libertà della popolazione poco importa a chi è abituato a sermoneggiare senza contraddittorio”.

  • Lombardia, Regione più fotovoltaica d’Italia

    MILANO “Regione Lombardia è la prima regione d’Italia relativamente alla potenza dei pannelli fotovoltaici installati (12,6% rispetto all’Italia). Tra il 2021 e il 2022 l’incremento dei pannelli installati è stato pari al 16%.

    Questo grazie anche ai tanti incentivi e bandi avviati da Regione Lombardia, che hanno messo in campo fondi regionali per quasi 90 milioni di euro”. A darne notizia è Massimo Sertori, assessore di Regione Lombardia con delega alle Risorse energetiche, intervenuto questa mattina a una conferenza stampa per fare il punto sulla situazione del settore energetico in Lombardia. Illustrando i dati di monitoraggio forniti da Gse e Gaudì-Terna, è emerso che le rinnovabili contribuiscono alla produzione di energia elettrica su scala nazionale per il 39%, di questo il contributo da parte della produzione da idroelettrico è pari al 40%. “Regione Lombardia – ha spiegato Sertori – è assoluta protagonista nella produzione, attraverso l’idroelettrico, con una potenza installata pari al 27% rispetto a tutta l’Italia. Con la legge regionale 5 del 2020 si mira, attraverso il rinnovo delle concessioni idroelettriche, a forti investimenti nel comparto che incrementeranno ulteriormente la produzione di energia da idroelettrico. Nella programmazione Fers 21-27, 165 milioni di euro sono destinati per Fer (Fonti di Energia Rinnovabile) e Cer (Comunità Energetiche Rinnovabili)”.

  • Legambiente Lombardia a Vittuone: NO al taglio dei 98 pioppi

    Rimandato a Vittuone l’abbattimento di quasi cento (98) pioppi cipressini, alberi in buono stato di salute, parte integrante del paesaggio urbano di via Gandhi.

    L’amministrazione vuole abbatterli per poter ristrutturare trecentocinquanta metri di una pista ciclabile già esistente, in un punto importante quanto delicato per l’intermodalità bici+ treno, riuscendo così a creare un paradosso: un’infrastruttura di mobilità sostenibile diventa nemica dell’ambiente. Per realizzare un miglioramento in tema di mobilità perderemmo biodiversità e mitigazione climatica.

    La normativa attuale prevede diverse alternative a una pista in struttura, risolvendo così il problema delle radici, come ad esempio le corsie in regime di moderazione del traffico, ma al momento non c’è stato nulla da fare per far desistere l’Amministrazione da questo taglio totalmente inutile. È oltretutto davvero incredibile che questo taglio avvenga in piena stagione vegetativa, arrecando un ulteriore danno ambientale: in questo periodo gli alberi fanno il loro dovere per tutti noi producendo ossigeno, rinfrescando la città e assorbendo l’inquinamento dell’aria.

    “Siamo davvero contrari a questo taglio soprattutto perché esistono alternative praticabili,” afferma Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia. “Eliminare alberi belli e sani è davvero poco lungimirante, soprattutto nelle aree urbane di Città Metropolitana così fortemente urbanizzate e a rischio degli effetti negativi provocati dalla crisi climatica. Oltretutto, ciò avverrebbe in stagione vegetativa. Il nostro Circolo locale ha realizzato diversi incontri con l’Amministrazione per proporre alternative praticabili e per chiedere di desistere da questa azione. Purtroppo l’amministrazione intende proseguire in questo intervento adducendo ragioni di forza maggiore dovute al finanziamento del PNRR. Crediamo che non ci si possa nascondere dietro il finanziamento visto che è stata la stessa amministrazione a proporre una variante al progetto iniziale che non contemplava l’abbattimento. Chiediamo quindi di sospendere l’abbattimento e realizzare la ciclabile mantenendo il viale alberato”.

    Ieri mattina il Circolo VitA di Legambiente ha partecipato al presidio insieme ai cittadini e al Comitato “Su la testa” con il quale sono state raccolte le firme per contrastare il taglio degli alberi. Il Circolo si è sempre impegnato in questi anni per la tutela del verde e la creazione di nuovi spazi verdi.

    “Non accettiamo questo progetto, dove il Comune ha inserito solo successivamente l’abbattimento dei novantotto pioppi; riteniamo tale scelta deleteria e in contrasto anche con i propositi del PNRR,” dichiara Ermanno Morelli, presidente del Circolo Legambiente VitA di Vittuone. “Abbiamo incontrato più volte l’amministrazione rimarcando che esistono altre soluzioni e che il viale rappresenta un importante valore paesaggistico e ambientale. Anche nella valutazione agronomica di parte realizzata dal Comune, l’agronomo afferma che piante sono in buono stato. Purtroppo, nella realizzazione del progetto non c’è stato nessun coinvolgimento dei cittadini e delle associazioni, l’amministrazione si è mossa in totale autonomia per un intervento così importante per il paesaggio della città. Siamo davvero increduli che non si possa riadeguare l’intervento salvando le alberature e mantenendo la pista ciclabile. Oggi non è avvenuto il taglio ma potrebbe incominciare nei prossimi giorni arrecando anche un danno all’avifauna presente nell’area. Chiediamo che l’amministrazione desista dal taglio dei pioppi.”

  • Cap Holding: arriva “Capirci un tubo”, il podcast per capire la crisi climatica e il surriscaldamento globale

    Dieci nuove puntate per raccontare, attraverso gli occhi della scienza, il presente e il futuro del nostro pianeta. Realizzato da Gruppo CAP, è disponibile dal 17 luglio, gratuitamente sulle principali piattaforme di podcasting

    MILANO – L’anticiclone africano Caronte sta facendo sentire i suoi torridi effetti sul nostro Paese, con temperature superiori ai 40° da Agrigento a Bolzano, passando per Roma. Un clima che ormai dobbiamo considerare il “new normal”, punto di arrivo di una tendenza in atto ormai da anni. Già nel 2013 in Australia le temperature erano arrivate a 50°, nel 2016 in Kuwait si sono toccati i 53,9°, e lo scorso 3 luglio la temperatura media globale ha superato per la prima volta i 17°. Un catastrofico primato che è stato superato il giorno dopo. E il giorno dopo ancora.

    Stiamo vivendo quella che è una vera e propria crisi climatica, e la necessità di agire diventa sempre più impellente. Ma cosa significa davvero “cambiamento climatico”? Cosa dice la scienza rispetto a un fenomeno così ampio e complesso? Per rispondere a queste domande, e a molte altre, arriva la seconda stagione di Capirci un Tubo, un podcast dedicato al clima che cambia, ahimè, in peggio, raccontato con gli occhi della scienza.

    Realizzato da Gruppo CAP, la green utility che gestisce il servizio idrico integrato della Città metropolitana di Milano, in collaborazione con Frame – Divagazioni Scientifiche, Capirci un Tubo è un podcast a cadenza quotidiana di dieci puntate, online su tutte le piattaforme di podcasting a partire dal 17 luglio.

    In maniera divertente, semplice e comprensibile, il podcast propone un viaggio attraverso ogni aspetto di quella che è considerata la sfida più importante che deve affrontare oggi il nostro Pianeta: comprendere i fenomeni in atto, cercare di contenerli e, magari, invertire la tendenza. Si parte naturalmente dall’acqua, dagli oceani, dai fiumi, dai laghi e dai ghiacciai, per poi parlare degli effetti dell’aumento delle temperature, e delle conseguenze sugli ecosistemi e la biodiversità. Ma si parlerà anche di greenwashing e dell’impegno delle nuove generazioni, di adattamenti e grandi progetti internazionali e anche di quello che ognuno di noi può fare per dare il proprio contributo a preservare il nostro Pianeta azzurro.

    Condotto da Alberto Agliotti, divulgatore scientifico ed esperto di comunicazione, insieme a un ospite diverso ogni giorno, tra cui la nota divulgatrice Beatrice Mautino (@divagatrice su Instagram), il podcast intende fare il punto su tutto quanto, oggi, la scienza ha appurato in merito al grande fenomeno del cambiamento climatico, proprio mentre i cittadini, le istituzioni e i Paesi del mondo stanno discutendo su come intraprendere la grande transizione green.

    Con queste nuove 10 puntate, Capirci un Tubo arriva alla sua seconda stagione. La prima stagione, pubblicata lo scorso anno, era interamente dedicata all’acqua, da quella del rubinetto a quella che restituiamo in natura, fino alla possibile presenza di acqua nello spazio. Sempre realizzata in collaborazione con FRAME, è composta da 55 puntate da circa 5 minuti, ed è ancora disponibile su tutte le piattaforme.

    Capirci un Tubo fa parte di una serie di progetti di Gruppo CAP nell’ambito dei podcast, a partire dal progetto di climate fiction The Source, realizzato nel 2021 e che racconta un’Italia in un futuro molto prossimo alle prese con la più spaventosa siccità mai sperimentata. Dal podcast è nato un concorso letterario che ha portato alla realizzazione di un’antologia di racconti (The Source – Scrivere sull’Acqua) edito da DeAgostini. Nel 2022 CAP ha prodotto anche Tempi Sbagliati, ideato per sensibilizzare rispetto ai temi della sostenibilità, dando voce alla Generazione Z: una serie di interviste a protagonisti dei mondi dell’impresa, del design, dei servizi e delle istituzioni, fatte dalla giovane divulgatrice ambientale e attivista Sofia Pasotto, che avrà una nuova stagione in settembre.

    https://www.gruppocap.it/it/capirci-un-tubo

  • Consorzio dei Navigli/Legambiente premia Bernate Ticino, Besate, Calvignasco, Corbetta e Nosate come “Comuni Rifiuti Free” a livello nazionale

    Presentato il dossier nazionale Comuni Ricicloni 2023. Solo 629 comuni italiani rispettano i parametri per essere Rifiuti Free

    ALBAIRATE – Il Consorzio dei Navigli S.p.A. ancora una volta si conferma essere una eccellenza nazionale nella gestione integrata dei rifiuti. Dei 629 Comuni Ricicloni premiati da Legambiente, cinque fanno parte del Consorzio che opera nelle tre macroaree del Sud Ovest Milanese: Abbiatense, Castanese e Magentino.

    E precisamente, nell’elenco nazionale dei “Comuni Rifiuti Free” sotto i 5000 abitanti sono rientrati: Bernate Ticino, Besate, Calvignasco e Nosate. Mentre in quello nazionale dei Comuni Rifiuti Free sopra i 15 mila abitanti è rientrato il comune di Corbetta.

    Comuni Ricicloni 2023 (sui dati 2022), il dossier nazionale di Legambiente giunto alla 30ª edizione, è stato presentato lo scorso 6 luglio a Roma, in occasione della premiazione dei 629 comuni virtuosi.

    «È un concorso volontario cui concorrono le realtà che inviano i dati di produzione dei rifiuti nei tempi e nei modi stabiliti dagli organizzatori. – spiega il presidente del Consorzio dei Navigli Carlo Ferrè – Il dossier di Legambiente fa il punto sull’impegno degli italiani e delle singole comunità nella raccolta differenziata e premia le realtà più virtuose».

    Per rientrare nell’elenco di Legambiente, come spiega il direttore del Consorzio dei Navigli, Christian Migliorati, occorre raggiungere almeno il 65% di raccolta differenziata (RD) e avere un residuo secco non superiore a 75 kg abitante anno (PSR).

    Ecco i dati per i cinque Comuni Ricicloni del Consorzio che sono stati premiati da Legambiente: Bernate Ticino (2.952 abitanti, 81,4 % di RD – Raccolta differenziata e 74,6 di PSR); Besate (2.051 abitanti, 82,0 % di RD – Raccolta differenziata e 71,8 di PSR); Calvignasco (1.211 abitanti, 82,7% di RD e 67,5 di PSR); Corbetta (18.778 abitanti, 82,5% di RD e 70,4 di PSR); Nosate (645 abitanti, 84,0% di RD e 68,3 di PSR).

    Nel Dossier 2023 di Legambiente sono 629 i comuni virtuosi “liberi” dai rifiuti (+39 rispetto all’anno precedente), così suddivisi: 423 nel Nord, 30 nel Centro e 176 nel Sud. In Lombardia su un totale di 1.504 comuni soltanto 74 sono “rifiuti free”.

    Nella prima edizione di Comuni Ricicloni del 1994 vennero premiati 10 comuni lombardi che avevano superato il 10% di raccolta differenziata finalizzato al recupero di materia.

    Nel tempo molte cose sono cambiate nei criteri di valutazione di una buona gestione dei rifiuti. In particolare, dal 2016 vengono premiati soltanto i comuni che contengono la produzione di rifiuto da avviare a smaltimento entro i 75 kg/ab/anno.

    I 18 comuni oggi Soci di Consorzio dei Navigli S.p.A., società mista pubblico-privata, sono: Arluno, Bernate Ticino, Besate, Bubbiano, Busto Garolfo, Calvignasco, Casorate Primo, Cassinetta di Lugagnano, Cisliano, Corbetta, Cusago, Inveruno, Mesero, Morimondo, Nosate, Ozzero, Vanzaghello e Vittuone.

    I Soci privati, che detengono il 30% del capitale sociale e che, con i propri servizi operativi hanno contribuito in maniera decisiva al conseguimento del prestigioso risultato, sono Idealservice Soc. Coop. di Udine e Spazio Aperto Soc. Coop. Sociale di Milano, cui si aggiunge, a partire dal secondo semestre 2022, Econord S.p.A. di Varese.

    Consorzio dei Navigli S.p.A., dunque, si attesta tra i più performanti gestori aggregati nazionali, anche a seguito del processo di trasformazione in società mista pubblico-privata.

  • Salviamo la Brughiera: ancora su Malpensa, espansioni ed esigenze di tutela

    RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

    MALPENSA Il disinteresse in politica, palesa in realtà scelte ben determinate e mirate, di cui sarebbe troppo vergognoso farsi carico a viso aperto. Tanto più grave dunque, se tale atteggiamento di ‘disinteresse’ viene dai sindaci e dalle amministrazioni comunali della Comunità del Parco del Ticino e delle Provincie di Varese e Pavia, che dovrebbero impiegare invece tutte le loro energie per tutelare il prezioso territorio che sono stati chiamati ad amministrare.

    Ecco dunque che, mentre in Italia, diverse provincie e regioni fanno a gara per inserire i propri siti nella Rete Natura 2000 istituita dal Governo e suddivisa in ZSP-Zone Speciali di Conservazione e ZPS-Zone di Protezione Speciale (ZPS), gli amministratori del territorio sud-varesino non solo non portano avanti l’istanza per tutelare la Brughiera di Lonate e Malpensa, ma la ostacolano. Perché fanno questo? perché in tale area protetta sono compresi i 44 ettari della cui importanza ambientale si sono fatti baluardo proprio gli stessi Ministeri dell’Ambiente e della Cultura, il quali non hanno concesso a SEA/ENAC, lo sfruttamento, per un piano di ampliamento non giustificato (piano SEA/ENAC denominato “Masterplan 2035”). Pare tuttavia che né il buon senso dei cittadini, né il parere scientifico e qualificato del Parco del Ticino, né l’autorità del Ministero per l’Ambiente, né l’emergenza climatica universalmente riconosciuta, né la recente Legge UE sul ripristino della Natura, permettono di rimuovere interessi radicati e visioni economiche di corto raggio. La Brughiera di Lonate rappresenta un sito di Importanza Comunitaria nell’area di competenza della Riserva della Biosfera UNESCO, di rilevanza ambientale, ecosistema unico e peculiare, oggetto di studi da parte di scienziati e istituzioni per la sua importanza floro-faunistica, sito tutelato dallo Stato e su cui si è recentemente espresso molto chiaramente il Governo, sito che appartiene a tutti. Perché dunque gli amministratori non si avvalgono di tali autorevoli pareri per limitare le inopportune richieste private di SEA? Qual è il vero prezzo, in termini economici, ecologici e di qualità della vita, se tali preziosi territori verranno sacrificati per il tornaconto di una società privata? E come se non bastasse, sulla base di progetti obsoleti, ‘ipotesi’ e proiezioni e non su analisi del fabbisogno in senso ampio e generale (senza nessuna VAS). Sul sito governativo del Ministero dell’Ambiente si legge: “La rete Natura 2000 è costituita dai Siti di Interesse Comunitario (SIC), identificati dagli Stati Membri secondo quanto stabilito dalla Direttiva Habitat, che intende garantire la protezione della natura tenendo anche conto delle esigenze economiche, sociali e culturali, nonché delle particolarità regionali e locali, con una gestione sostenibile sia dal punto di vista ecologico che economico.” È possibile che direttive governative e progetti promossi dal Ministero dell’Ambiente che si avvale di qualificati tecnici di vari ambiti, vengano ostacolati da sindaci e amministratori che si nascondono dietro silenzi o calcolate assenze? Già strategicamente sperimentate l’anno scorso, sempre in occasione della medesima istanza SIC per la Brughiera di Lonate Pozzolo. Comitato SalviAMO La Brughiera http://salviamolabrughiera.blogspot.it/ salviamolabrughiera@gmail.com 2 Coloro che di fatto sottoscrivono, a nome e per delega di chi li ha fiduciosamente votati, la distruzione di un ecosistema, di fauna e flora unico ed irripetibile, hanno coscienza che potremmo irreparabilmente perdere ciò che adesso apprezziamo e per cui scegliamo di vivere qui? Coloro che sono pronti a sacrificare un bene prezioso con tanta leggerezza, sono altrettanto pronti a confermare la loro responsabilità, davanti a tutti noi cittadini, per un territorio che perderà di interesse, diverrà anonimo, si spopolerà e impoverirà? avremo strutture che collassano, minor interesse turistico, pessima qualità della vita e un inquinamento acustico e dell’aria insostenibile. L’aeroporto va gestito all’interno di un territorio che ne attutisca il devastante impatto. Il territorio lo abbiamo: difendiamolo con intelligenza, se vogliamo continuare a vivere anche dell’aeroporto! Senza uno studio tecnico che garantisca l’equilibrio tra natura e struttura, tra Sito di Interesse Comunitario e di Riserva della Biosfera e aeroporto, non ci può essere vita, salute, cittadinanza e dunque nemmeno prosperità economica: questo è quanto è stato indicato dai tecnici governativi del Ministero. Questo è semplicemente quello che va fatto, a vantaggio di tutti, anche di SEA. Comitato SalviAMO La Brughiera

    COMITATO SALVIAMO LA BRUGHIERA

  • Adda e Lago di Como: fine dell’emergenza, ma si punta a maggiore risparmio idrico

    MILANO Si è tenuto a Palazzo Lombardia l’annunciato Tavolo ‘ad hoc’, convocato dall’assessore di Regione Lombardia con delega all’Utilizzo della risorsa idrica, Massimo Sertori, in merito alla specifica situazione idrologica del bacino del fiume Adda, al fine di condividere le più opportune strategie per la gestione delle risorse idriche nel proseguo della stagione irrigua e turistica.

    “Il Tavolo odierno – spiega Massimo Sertori – aveva come obiettivo quello di condividere una strategia gestionale della risorsa idrica che consentisse, da un lato, di tutelare le necessità dell’agricoltura per la stagione irrigua, e dall’altro di considerare anche tutti gli altri interessi, compresi quelli delle realtà lacuali. Per questo, ho ritenuto opportuno invitare tutti gli attori coinvolti nella gestione delle acque nel bacino dell’Adda e del Lago di Como”.

    “Come sempre – prosegue Sertori – il confronto è stato proficuo e costruttivo. Oltre agli operatori idroelettrici, che nel corso della riunione hanno ribadito l’impegno preso qualche giorno fa di garantire un rilascio verso il Lago di almeno 4 milioni di metri cubi d’acqua al giorno, oggi anche il mondo irriguo ha risposto con senso di responsabilità e lungimiranza. In particolare, attraverso una gestione cautelativa delle erogazioni verso il fiume Adda, ci si prefigge l’obiettivo di ridurre il più possibile la discesa dei livelli del Lago, che nel mese di giugno è stata molto importante; le azioni di risparmio idrico saranno portate avanti considerando, comunque, la necessità di concludere positivamente una stagione irrigua che, solo qualche mese fa, sembrava difficilissimo portare a termine”.

    L’attuale situazione delle riserve idriche del bacino dell’Adda e del Lago di Como, infatti, mostra ancora un deficit del 30% rispetto alla media del periodo di riferimento, come conseguenza delle scarse precipitazioni nevose che hanno caratterizzato lo scorso inverno. Nonostante ciò, lo stato delle riserve risulta notevolmente migliore rispetto a quello registrato nel luglio 2022, quando il deficit superava addirittura il 70%.

    “È necessario non abbassare la guardia – prosegue Sertori – e proseguire nella gestione cautelativa della risorsa idrica che ha caratterizzato i primi mesi del 2022; ricordo che tutte le cautele adottate, anche grazie al confronto e coordinamento portato avanti nell’ambito del Tavolo regionale, hanno contribuito a mitigare una potenziale crisi idrica che poteva essere ancora peggiore di quella dello scorso anno. Bene, quindi, gli accordi raggiunti oggi. Resta comunque inteso che la situazione delle riserve idriche e dei livelli del lago andrà costantemente monitorata, giorno per giorno, per assumere tempestivamente tutte le azioni correttive che saranno necessarie. A questo proposito, è già stato convocato un nuovo Tavolo regionale per il 24 luglio prossimo”.

    Da ultimo, Regione e mondo agricolo hanno concordato sull’opportunità di puntare, a medio e lungo termine, su interventi di efficientamento della rete irrigua che consentano ancora maggiore risparmio idrico. “Per questo sarà fondamentale – conclude Sertori – un lavoro congiunto di progettazione e presentazione al Governo degli interventi prioritari da finanziare nei prossimi mesi”.

  • Franco Battaglia smonta la gigantesca eco-balla sui morti di caldo

    Ditemi che c’è là fuori – soprattutto nelle redazioni dei Tiggì e dei più quotati organi d’informazione – un sacco di gente ipnotizzata. Perché io so benissimo di essere di intelligenza mediocre, eppure mi sento un gigante del pensiero, uno il cui cervello è la somma di quelli di Galileo, Newton e Einstein messi insieme, al cospetto di ciò che trasuda dagli schermi della Tv e dalle pagine appese nelle edicole. Allora, escluse le fantasie sul mio poderoso cervello ed esclusa l’ipnosi collettiva, qualcuno mi spieghi com’è che tutti i gli organi d’informazione nazionali e internazionali abbiano raccontato dei 62.000 morti in Europa (18.000 in Italia) a causa del riscaldamento globale, e tutti lì a bere la colossale balla.

    Sono anni che raccontano che il riscaldamento globale attiene ad 1 grado – dicesi 1 grado – di temperatura media globale più alta oggi che 150 anni fa – dicesi 150 anni fa – praticamente una variazione impercettibile a qualunque organo del nostro corpo, e ora i medesimi ci raccontano che codesto aumento ha ammazzato in 3 mesi del 2022 ben 62.000 cristiani in Europa e 18.000 in Italia. L’ha detto Nature, ullallà! Potrebbero averlo detto anche Budda, Maometto e, Dio mi perdoni, lo stesso Gesù Cristo, perché la più ragionevole reazione ai 62.000 morti per 1 grado in più, almeno per me che sono un cretino, sarebbe: chissenefrega chi l’ha detto, è una balla, punto.

    Siccome capisco che sto avendo a che fare con ipnotizzati, mi tocca mostrarvi le temperature massime registrate all’aeroporto di Milano-Linate nel luglio del 1982 e nel luglio del 2022. Eccole qua.

    temperature Milano Linate nel tempo

    Per tutto il mese di luglio di entrambi gli anni considerati le temperature sono rimaste nella fascia 30-37 gradi, e 37 gradi fu appunto la temperatura massima del mese, sia per il 1982 (7 luglio) che per il 2022 (22 luglio). Dando per buono il numero di decessi comunicatici dalla “scienza” della “prestigiosa” (va da sé) rivista “scientifica” Nature, bisogna avere proprio una straordinaria fantasia – che io non ho – per ipotizzare che la causa sia la differenza fra le temperature dei due anni considerati. E se invece, la butto là, i decessi per colpo di caldo fossero dovuti non a 1 grado in più ma a 15 gradi in più? Voglio dire: se i poveretti deceduti fossero vissuti in un ambiente climatizzato, con temperatura non di 37 gradi ma di 22 gradi, magari non sarebbero morti. Voi che ne dite? Vi sembra più plausibile morire perché la temperatura è stata troppo alta di 1 grado o troppo alta di 15 gradi?

    Ove concordaste col mio sospetto, la domanda ora è come mai quei disgraziati avessero il climatizzatore spento. E su questo avanzo un’altra ipotesi di lavoro: o che non l’avevano oppure che lo tenevano spento. La seconda che ho detto è la più probabile, anche perché l’aveva anticipata nientepopodimeno che Mario Draghi: cosa volete, l’aria condizionata o la pace? E, prima di lui, gli ambientalisti d’ogni colore hanno strologato per anni sostenendo che l’elettricità costa troppo poco. Perché solo se l’elettricità costa molto allora i loro dannatissimi impianti fotovoltaici diventano remunerativi. Onde per cui si sono inventati la transizione energetica, grazie alla quale (o meglio, al perseguimento della quale, perché nessuna transizione energetica è possibile) il costo delle bollette elettriche è salito alle stelle; e i vecchietti con poche centinaia d’euro di pensione preferiscono tenere il climatizzatore spento, ignari che il loro rischio di morire va alle stelle.

    In conclusione: i morti per il caldo aumenteranno se si persegue la transizione energetica. Più saranno gli impianti fotovoltaici, più morti per caldo ci saranno. Mettetevelo bene in testa.

    Franco Battaglia, 14 luglio 2023

    da www.nicolaporro.it

    FRANCO BATTAGLIA è catanese di nascita (1953) e triestino nel cuore. Dopo gli studi classici, la laurea in Chimica, e il Ph.D. americano in Chimica-Fisica, nel 1987 è diventato professore di Chimica Teorica. Ha svolto ricerca per 7 anni all’estero: al Max Planck Institut di Göttingen (Germania) e alle università di Rochester (NY), di Buffalo (NY) e alla Columbia University di New York; e per il resto del tempo in Italia: alle università di Roma Tor Vergata, della Basilicata, di Roma Tre e di Modena, come professore di Chimica Teorica e di Chimica-Fisica. Ha collaborato col Giornale dal 1999 al 2021. Dal 2021 collabora con La Verità. Considera gli ambientalisti i peggiori nemici dell’ambiente, e quello dei cervelli l’inquinamento più insidioso.

  • Il ‘ghiozzetto dei fontanili’ torna nel Ticino.. e negli scatti di Simone Macchi

    MAGENTA Simone Macchi ha concluso da poco il suo anno di Servizio Civile al Parco del Ticino, ma la passione di fotografo naturalista ovviamente rimane immutata. La sua fama ormai è ben solida, a partire dalla bellissima fotografica di scatti naturali effettuati durante la pandemia.

    Questa volta ci fa conoscere il cosiddetto panzarolo (Knipowitschia punctatissima): un pesciolino endemico dell’Italia nord orientale. Viene chiamato anche ghiozzetto dei fontanili, perché il suo ambiente sono le risorgive (acque pure, limpide, ossigenate, con corrente ridotta o assente, temperatura costante nel corso dell’anno, fondi sabbiosi e ricchezza di piante acquatiche).

    Nelle foto esemplari di diverse taglie che popolano una risorgiva nella foresta ripariale del Ticino.

    Il panzarolo è un piccolo gobide caratteristico esclusivamente degli ambienti di risorgiva. Allo stato attuale la sua presenza è limitata alle sole risorgive del parmense e del reggiano. Questa specie ha una notevole importanza da un punto di vista naturalistico. Necessita quindi di opportuna tutela, insieme all’ambiente in cui vive. In considerazione del fatto che è in grado di colonizzare rapidamente ambienti con caratteristiche idonee, si può ipotizzare la sua reintroduzione in aree, dove è attualmente scomparso, una volta verificata la fattibilità di questa operazione. E’ inoltre importante limitare la presenza di specie alloctone che possono competerecon il panzarolo.

    Essendo il Parco del Ticino un parco fluviale, la fauna ittica non può che avere una rilevanza particolare nella gestione faunistica.

    Un importante lavoro relativo ai pesci del Ticino è la carta ittica della Provincia di Milano. In essa si riporta il rinvenimento di 47 specie ittiche, di cui 17 esotiche e 30 autoctone. Tra queste ultime vi sono endemismi italiani che si trovano in stato di declino e che la legge impone di proteggere.

    Tra le specie minacciate ricordiamo: la Trota marmorata (un tempo la regina di questo fiume), il Pigo e lo Storione cobice.

  • Lombardia: 1.122.321 kg di pile e accumulatori portatili raccolti nel 2022

    In Lombardia sono stati raccolti 1.122.321 kg di pile e accumulatori portatili nel 2022, nei 2.453 luoghi di raccolta iscritti al Centro di Coordinamento Nazionale Pile e Accumulatori (CDCNPA) che coordina la filiera di raccolta e avvio al trattamento, riciclo e smaltimento di pile e accumulatori.

    In Italia nel 2022 la raccolta si è attestata su un valore assoluto pari a 10.291.821 kg, con un incremento di circa 40.000 kg rispetto all’anno precedente.

    È inoltre aumentato significativamente il numero di luoghi di raccolta iscritti al CDCNPA in tutte le regioni italiane, nel 2022 sono passati da 11.296 a 12.818 con un tasso di crescita pari a circa l’11-12% nelle macro-aree Nord e Centro, e al 18% nel Sud.

    Aumentano gli accumulatori nuovi immessi sul mercato, pari a 397.350 tonnellate, anche grazie alla sempre maggiore diffusione dei veicoli a trazione elettrica o ibrida e alle batterie destinate all’accumulo. Nel 2022 la raccolta degli accumulatori industriali e per veicoli ha raggiunto un totale di 125.835 tonnellate.

    “Siamo sempre più testimoni in questi tempi di un cambio tecnologico importante, gli accumulatori ricaricabili – non solo quelli venduti singolarmente, ma anche quelli compresi nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche di largo consumo – stanno prevalendo sempre più sul mercato, e il loro ciclo di vita più ampio non permette di intercettare il rifiuto in maniera immediata, dilatandone i tempi di ritorno”, spiega il Presidente del CDCNPA, Giuliano Maddalena, anche commentando il nuovo regolamento UE per la progettazione, la produzione e la gestione di ogni tipo di batteria e la gestione dei successivi rifiuti, “fra le novità, il regolamento prevede che entro il 2027 le batterie portatili incorporate negli apparecchi siano rimovibili e sostituibili dall’utilizzatore finale, lasciando agli operatori tempo sufficiente per adattare la progettazione dei loro prodotti a tale requisito e la definizione di nuovi e più ambiziosi obiettivi di raccolta e riciclaggio. Inoltre, è prevista l’introduzione dell’obbligo della dichiarazione ed etichetta dell’impronta di carbonio e del passaporto digitale per le batterie dei mezzi di trasporto leggeri (LMT), le batterie industriali con capacità superiore a 2 kWh e le batterie EV”.

    “Come CDCNPA siamo a disposizione del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica per fornire il consueto supporto per la imminente revisione normativa che dovremo attuare anche in Italia, fornendo spunti, analisi e ipotesi operative, mantenendo i principi di equità, omogeneità e di ottimizzazione dei costi, anche per garantire i consumatori” – conclude Maddalena.