Categoria: Ambiente

  • Rho, altri 5 milioni di euro dal PNRR per il Bozzente

    RHO Il percorso del fiume Bozzente si snoda sul territorio di Rho in parte a vista e in parte tombinato. L’attenzione del Comune di Rho e di altre istituzioni si concentra sul torrente al fine di garantire il corretto scorrimento delle acque e quindi anche di evitare esondazioni e danni strutturali legati a fenomeni di improvvise e violente precipitazioni.

    Fondi di Regione Lombardia per il tramite di Aipo, Agenzia interregionale per il fiume Po, hanno recentemente permesso di ripulire e consolidare gli argini del torrente nel tratto scoperto che si sviluppa da Biringhello sino alla caserma dei vigili del fuoco. Oltre 8 milioni di euro, dedicati a questo scopo da Regione Lombardia, sono destinati alla realizzazione di vasche di laminazione nella zona di Biringhello, che permetteranno di trattenere le acque in eccesso e ridurne il flusso in caso di forti piogge, sia sullo scolmatore e soprattutto sul tratto di torrente che attraversa la città di cui la metà tombinato. Lavori di cui ancora va deciso l’avvio. Ora, come attestato dalla Circolare sul decreto assegnazioni per la messa in sicurezza degli edifici, emessa il 14 luglio 2023 nell’ambito dei documenti del Piano di ripresa e resilienza, Rho viene indicata nell’elenco degli enti beneficiari dei finanziamenti per un totale di cinque milioni di euro per la sistemazione delle tombinature del Bozzente. Il che significa che il totale dei fondi Pnrr connessi al progetto complessivo “Rho la città che cambia” salgono da 58 a 63 milioni.

  • A che punto è la crisi idrica in Italia?

    La situazione idrica in Italia è diventata una sfida critica, poiché la carenza di piogge adeguate per riempire i bacini e la mancanza di infrastrutture adeguate per affrontare gli impatti della crisi climatica stanno creando gravi preoccupazioni per il futuro del paese.

    Dati allarmanti sull’andamento delle risorse idriche sono stati riportati dall’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e di Tutela dei Territori e delle Acque Irrigue (Anbi), soprattutto riguardo ai grandi laghi del Nord. I livelli di riempimento di questi laghi, come il lago Maggiore, lago d’Iseo, lago di Como e lago di Garda, sono stati significativamente inferiori rispetto a quelli registrati a gennaio 2022, a causa della mancanza di precipitazioni sufficienti.

    L’analisi della situazione idrologica dell’Italia è stata effettuata attraverso il modello idrologico “Bigbang” dell’Ispra, che ha fornito un quadro completo e dettagliato della situazione delle risorse idriche nel paese dal 1951 al 2021.

    Uno degli aspetti critici legati alla siccità è il deficit idrico, in cui l’acqua necessaria supera l’acqua disponibile. Questa situazione è particolarmente preoccupante perché influisce sulla disponibilità di risorse idriche essenziali per le necessità quotidiane e le attività agricole e industriali.

    Le origini del problema

    La diminuzione delle risorse idriche è principalmente attribuita agli impatti dei cambiamenti climatici. Tra le principali cause vi sono una riduzione delle precipitazioni, un aumento dell’evaporazione dagli specchi d’acqua e la traspirazione dalla vegetazione, tutte conseguenze dell’incremento delle temperature. Il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) ha fornito dati preoccupanti riguardo alla popolazione italiana. Tra il 6% e il 15% dei cittadini vive in aree esposte a una grave siccità.

    L’alta pressione atmosferica è un’altra delle cause principali della siccità in Italia, espandendosi verso il paese negli ultimi anni. E’ questo, infatti, uno dei fenomeni che ha contribuito alla diminuzione delle precipitazioni e alla crescita dei periodi di siccità, portando a una diminuzione dei livelli d’acqua nei fiumi e nei laghi.

    Le proiezioni future evidenziano possibili conseguenze dei cambiamenti climatici sulla disponibilità delle risorse idriche, rendendo indispensabile l’adozione di azioni efficaci per mitigare le pressioni antropiche. È fondamentale investire energie nel promuovere strategie di adattamento e sostenibilità nell’uso delle risorse per affrontare la sfida della crisi idrica.

    Le possibili soluzioni

    L’Unione Coltivatori Italiani (UCI) ha messo in luce che la siccità è una tendenza drammatica consolidata negli ultimi decenni. L’agricoltura è particolarmente colpita, con aree coltivabili per ortaggi, cereali e riso che si riducono drasticamente. I danni causati dalla siccità all’agricoltura sono stimati a circa 6 miliardi di euro, con previsioni allarmanti per l’estate in arrivo.

    È fondamentale adottare misure tempestive per proteggere il settore agricolo e garantire la sicurezza alimentare. L’UCI ritiene indispensabile un coordinamento interministeriale e la creazione di un piano idrologico nazionale per garantire un’adeguata gestione delle risorse idriche e monitorare la situazione.

    Gli esperti hanno fornito preziosi consigli per affrontare la crisi idrica, sottolineando l’importanza di adottare azioni di mitigazione delle pressioni antropiche, inclusa la riduzione delle emissioni di gas serra, e di promuovere una gestione sostenibile delle risorse idriche per preservare il futuro del paese. È cruciale garantire la sostenibilità nell’uso delle risorse idriche e proteggere questa preziosa risorsa per garantire la sopravvivenza e il benessere delle generazioni future.

    Le istituzioni possono adottare diverse soluzioni per affrontare la crisi idrica. L’implementazione dell’irrigazione a goccia e dell’agricoltura di precisione rappresentano alcune delle possibili azioni per ridurre gli sprechi di acqua. Inoltre, gli interventi strutturali nelle città, come la costruzione di spazi verdi e l’efficienza del sistema idrico, possono contribuire a contrastare la crisi.

    C’è però un aspetto positivo, rappresentato dal buono stato ecologico delle acque superficiali interne di fiumi e laghi in Italia, con oltre il 43% dei corpi idrici che raggiungono un’ottima qualità, evidenziando la cura con cui sono gestite queste risorse. Inoltre, nel periodo 2016-2021, lo stato chimico delle risorse idriche sotterranee è migliorato, raggiungendo il 70% di buono stato, segnalando progressi positivi nella gestione delle risorse idriche sotterranee del paese.

    Non ci resta che chiederci : quali azioni concrete saranno intraprese per ridurre le emissioni di gas serra e mitigare gli impatti dei cambiamenti climatici sulla disponibilità delle risorse idriche? Come sarà possibile incentivare l’adozione di pratiche sostenibili nell’uso delle risorse idriche sia nel settore agricolo che urbano? Quali nuove tecnologie e soluzioni innovative verranno implementate per affrontare la crisi idrica in modo efficace ed efficiente?

    Fonte: https://www.prontobolletta.it/news/crisi-idrica-in-italia/

  • Parco del Ticino: danni in Fagiana. Sconsigliato il percorso lungo i sentieri

    MAGENTA Effetti visibili e pensati anche nei centri del Parco Ticino e lungo la sua estesa rete di sentieri, dopo l’eccezionale ondata di maltempo di ieri notte.

    Ieri mattina la direzione del Parco ha diffuso una nota nella quale “si sconsiglia di percorrere la rete di sentieri all’interno del Parco a causa dei danni causati dal maltempo. Il Parco sta effettuando una verifica delle situazioni più critiche che durerà per i prossimi giorni. Seguiranno aggiornamenti su questi canali.
    Grazie a tutti per la comprensione”.

    Dalle prime ore di ieri mattina- dopo la violenta ondata di maltempo che si è scatenata alle 4 di notte nel Parco- direttore, tecnici, guardiaparco e servizi operativi dell’Ente, con il fondamentale supporto dei volontari, stanno cercando di arginare i danni arrecati dal temporale.

    SITUAZIONE IN FAGIANA
    Alberi caduti, danni ai tetti della struttura operativa dellEnte, problemi di infiltrazione d’acqua in sede, danni alle pompe idriche dell’incubatoio ittico, strade interrotte ed altri problemi si sono immediatamente palesati a chi ha effettuato i controlli.

    Il Parco, conclusi i sopralluoghi descritti poc’anz, SCONSIGLIA vivamente di effettuare escursioni nei boschi in questi giorni. In particolare evitare di andare in Fagiana, pesantemente danneggiata dal maltempo.

  • Legambiente: catastrofe climatica in Lombardia

    Legambiente: “I ristori non bastano più, bisogna prevenire, subito priorità alla crisi climatica. Città e territori devono ricevere più fondi per adattamento e mitigazione, serve una strategia più immediata ed efficace o presto i fondi per le emergenze diventeranno la norma”

    Milano, Como, Brescia, Luino, Gessate, Lissone, Cremona, Varese, Monza, Seregno, Busto Arsizio, la lista può continuare: sono le località lombarde dove nelle ultime settimane si è abbattuta la furia degli eventi meteorologici estremi. Grandine, vento, pioggia; crolli, abbattimenti, allagamenti.

    Per bocca dell’assessore La Russa, il governatore della Regione Lombardia Attilio Fontana ha comunicato di voler chiedere al governo lo stato di calamità naturale.

    “Inutile dare la colpa a un clima impazzito, se siamo noi ad essere meno saggi di ciò che questa difficile congiuntura richiederebbe. Ci vogliono nuove strategie e investimenti slegati dalle emergenze” osserva Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia. “Un aumento di questi fenomeni nella regione più popolosa e attiva d’Italia disegnano una catastrofe ricorrente, sarebbe forse meglio dire permanente: tra la siccità registrata l’anno scorso e gli eventi estremi di questo ultimo mese c’è una correlazione strettissima. O ci si adatta al cambiamento climatico o saremo destinati ad avere sempre più danni, non solo materiali. Il nostro pensiero e la nostra vicinanza va alle famiglie delle vittime di questi due giorni. Prevenzione ed adattamento salvano anche vite umane”.

    Calamità come queste sono sempre più frequenti, al punto da far pensare che il nesso causa-effetto tra distruzione e ristoro, uno strumento necessario ai cittadini danneggiati che in mancanza di politiche strutturate di mitigazione e adattamento rischia però di essere inefficace. È necessaria una strategia di intervento permanente, perché linee guida e piani, soprattutto se non accompagnate da investimenti e azioni, non sono in grado di rispondere alla vulnerabilità di fronte alla crisi climatica dei sistemi socioeconomici della regione. Il “Documento di azione regionale per l’adattamento al cambiamento climatico della Lombardia” (2016), a sua volta derivato dalla Strategia Regionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (2015) sono stati concepiti in anni nei quali gli eventi estremi avevano una frequenza molto bassa, circa sei volte in meno rispetto allo scorso 2022.

    Le città e i territori lombardi devono essere messi in sicurezza e sostenuti per migliorare la loro capacità di resistere a questa crescita esponenziale; arrivare ex-post per constatare e riparare i danni non basta più.

    In attesa dell’approvazione in via definitiva del Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (al momento fermo dopo la fase di VAS, Valutazione ambientale strategica) e della legge sul consumo di suolo, attesa da più di undici anni, la Lombardia può e deve fare di più per dimostrare di proteggere l’ambiente e l’economia, dando priorità alla crisi climatica, evitando di nascondersi dietro i dati economici che, proprio per l’effetto degli eventi estremi, potrebbero andare in crisi.

    “Il cambiamento climatico non è il titolo di un libro! È una realtà che ha bisogno di strategie per essere affrontata, salvando l’ambiente e le persone. Depavimentare, ricreare lo spazio pubblico urbano più verde, abbassare il livello di emissioni in atmosfera, mettere in sicurezza il territorio prevenendo il rischio idrogeologico, fare una corretta manutenzione al patrimonio arboreo cittadino, adeguare il sistema fognario, sono tutte azioni che possono rendere meno complicato il passaggio di eventi estremi nel nostro territorio. E invece cosa si fa?” conclude Meggetto “si pagano i danni e si continua come prima”.

    I dati Città Clima di Legambiente sulla Lombardia.

    • 179 eventi dal 2010 al giugno 2023 incluso (su 1.732 totali in Italia);

    • di cui 51 allagamenti da piogge intense, 47 danni da trombe d’aria e raffiche di vento, 27

    esondazioni fluviali, 20 danni da siccità prolungata, 10 danni alle infrastrutture, 10 frane da piogge

    intense, 9 danni da grandinate, 4 eventi di temperatura record, 1 danno al patrimonio storico da

    piogge intense;

    • 13 vittime in Lombardia (su 331 totali);

    • tra le province le più colpite sono: provincia di Milano con 45 casi, Varese con 30, Brescia e Como

    16 ciascuna;

    • tra i Comuni: Milano (30), Como (6), Blevio, Luino, Cremona e Varese, tutte con 4 casi

  • Salvare l’ecologia da verdi e feticci green- di Alain De Benoist

    La teoria dello sviluppo sostenibile vuol fare quadrare il cerchio: guardandosi dal mettere in discussione il capitalismo, che è la maggiore causa della devastazione della Terra perché per sua natura combatte tutto ciò che rischia di ostacolare l’espansione planetaria del mercato, pretende di difendere l’ambiente senza però ripudiare l’ideale moderno della crescita.

    Martin Heidegger ha scritto nella sua Introduzione alla metafisica (1935): «L’oscuramento del mondo, la fuga degli dei, la distruzione della Terra, la gregarizzazione dell’uomo, il sospetto odioso verso tutto ciò che è creativo e libero, tutto ciò ha raggiunto, su tutta la Terra, proporzioni tali che categorie infantili come pessimismo e ottimismo da tempo sono diventate ridicole».

    Sono parole che si applicano benissimo all’ecologia. Oggi, a parte qualche scontroso reazionario, tutti si dicono ecologisti. Se ne potrebbe essere lieti se, dell’ecologia, non si potessero avere le idee più diverse, le peggiori come le migliori. Lo testimoniano le due forme di ecologia più diffuse nel solco dell’ideologia dominante: da un lato il “capitalismo verde” e il suo corollario, lo “sviluppo sostenibile”, dall’altro l’ecologismo radical chic, che è anche quello dei partiti Verdi.

    La teoria dello sviluppo sostenibile vuol fare quadrare il cerchio: guardandosi dal mettere in discussione il capitalismo, che è la maggiore causa della devastazione della Terra perché per sua natura combatte tutto ciò che rischia di ostacolare l’espansione planetaria del mercato, pretende di difendere l’ambiente senza però ripudiare l’ideale moderno della crescita. Ma, bisogna ripeterlo, non si può avere una crescita industriale e demografica infinita in uno spazio finito. Lo sviluppo sostenibile, pilotato da esperti che credono che l’ideologia si riduca alle anomalie climatiche e all’impronta carbone, che contano sulle “tecno soluzioni”, cioè sul ricorso a sempre più tecnica per correggere la tecnica, e vogliono decidere su tutto in termini di quantità e redditività perché nella natura vedono solo un oggetto da gestire, si accontenta di rinviare le scadenze, adottando l’atteggiamento di un pilota di nave che, avvertito di star dirigendosi contro gli scogli, decide di ridurre la velocità invece di cambiare rotta. Chi parla di ecologia senza mettere sotto accusa il capitalismo farebbe meglio a tacere.

    L’ecologismo radical chic, invece, funziona sulla tematica del pentimento morale in una prospettiva “planetaria” e apocalittica («pentitevi, perché la fine è vicina!»). Veicolato da piccoli borghesi delle grandi città che non hanno alcuna idea di cosa sia davvero la natura (i cacciatori la conoscono e la rispettano meglio di loro), perorano un’ecologia fondamentalmente punitiva col pretesto di “far del bene al pianeta”, che ai loro occhi non è che uno spazio mondiale in via di unificazione. Come fare del bene al pianeta? Proibendo gli alberi di Natale, il foie gras, la caccia alla lepre e le corride, favorendo la promozione delle pale eoliche e dei monopattini elettrici, vandalizzando le opere d’arte o magari legalizzando la cannabis e inviando carri all’Ucraina. Strano modo di preservare l’ambiente.
    Che fare, allora, se si vuol restituire all’ecologia il suo vero senso? Innanzitutto evitare quella che Bernard Charbonneau chiamava la «periferizzazione del mondo», la trasformazione del mondo in una periferia senza fine, fatta di costruzioni industriali, sedi di grosse società, terre desolare, “grandi insiemi” e centri commerciali. Impedire la devastazione del mondo da parte di un capitalismo liberale che cerca solo di massimizzare i profitti. Preservarlo dall’accelerazione del tempo e dal restringimento dello spazio. Farne un luogo non solo vivibile, ma abitabile.

    Questa ecologia è un’ecologia del locale, del territorio, del paesaggio, del sito, del «luogo che fa legame» (Michel Maffesoli). L’ecologista sincero è un amico dei luoghi, che sono altrettanti abiti con cui i popoli hanno rivestito la Terra. I luoghi, come gli uomini che li abitano, non sono intercambiabili, anche se entrambi vivono nell’orizzonte della precarietà. Friedrich Nietzsche diceva che «l’occhio del nichilista idealizza nel senso della bruttezza». La bruttezza oggi è voluta e ricercata, perché la bellezza è considerata superata. Occorre restituire al mondo la sua bellezza e la sua diversità, a partire dalla diversità dei popoli e delle culture.

    Non si tratta solo di rispettare l’ambiente, ma di rifondare un’amichevole connivenza fra l’uomo e la natura, che si potrebbe riassumere nei termini di Martin Buber: sostituire l’io-tu all’io-ciò. Ritrovare il senso del cosmos. Smettere di ragionare secondo il dualismo soggetto-oggetto ereditato da Cartesio che inaugura un’assoluta separazione tra la cultura e la natura, gettando le basi di quello che Augustin Berque chiama il paradigma occidentale moderno classico.

    Armonia ma non fusione. Perché bisogna anche respingere l’ecologismo New Age, mistico e fusionale, e l’antispecismo, che vuole dimenticare che l’uomo è creatore di se stesso perché, contrariamente agli altri animali, l’ambito che gli appartiene in proprio è la storicità. Solo l’uomo diviene storicamente. L’umanità è una solo biologicamente; culturalmente è per forza molteplice. L’uomo non ha un ambiente specifico. Crea il suo a sua guisa, e questa disposizione sfocia nella diversità delle culture.

    L’ecologia è fondamentalmente conservatrice, poiché si batte per il rispetto degli ecosistemi e dei cicli naturali, valorizza il radicamento, rifiuta il saccheggio dei paesaggi, ha il senso della terra, diffida tradizionalmente dei danni provocati in nome del produttivismo e del progresso. Ma è anche rivoluzionaria. Nel 1937, Bernard Charbonneau pubblicò un articolo intitolato Il sentimento della natura, forza rivoluzionaria, constatando che «in un mondo che si lascia andare nel corso del Niagara economico, la conservazione diventa rivoluzionaria». Aveva ragione. Cambiare rotta sarebbe un atto molto profondamente conservatore e perfettamente rivoluzionario.

    (tradotto e pubblicato dal Grece Italia)

    Di Alain De Benoist

  • Maltempo: il report della Protezione Civile di Regione Lombardia

    MILANO La Sala operativa della Protezione civile regionale, coordinata dall’assessore alla Sicurezza e Protezione Civile, Romano La Russa, ha emesso – alle ore 17.30 di oggi – il report che segue, relativo ai disagi causati dal maltempo che ha interessato la Lombardia nelle ultime ore.

    Purtroppo, si registra anche una vittima a Lissone, a causa della caduta di un albero. “Ai suoi familiari e ai suoi cari – dice l’assessore regionale alla Protezione civile, Romano La Russa – giunga il cordoglio e la vicinanza della Regione Lombardia. Una tragedia tanto assurda quanto grave che colpisce un’intera comunità”.

    IL REPORT
    A partire dalle ore 14 circa di questo pomeriggio, precipitazioni a carattere di rovescio e temporale, in spostamento da ovest verso est, stanno interessando l’Alta Pianura e la Fascia Prealpina. Localmente si stanno verificando anche rinforzi di vento e grandinate. Dal tardo pomeriggio è previsto un acutizzarsi dei fenomeni, che coinvolgeranno anche i settori di pianura e potranno essere di forte intensità.

    Nelle ultime 6 ore sono state registrate le seguenti cumulate di pioggia massime:

    Varese: 44 mm
    Monza Brianza: 34 mm
    Milano: 33 mm
    Lecco: 29 mm
    Bergamo: 25 mm

    I livelli idrometrici dei principali corsi d’acqua monitorati attualmente si mantengono al di sotto delle soglie di allertamento, fatta eccezione per il Seveso e il Lambro che, rispettivamente, nelle stazioni di via Valfurva e di via Feltre, hanno superato la soglia di ordinaria criticità. Il livello dei due torrenti è attualmente in diminuzione.

    LE SEGNALAZIONI RICEVUTE

    Provincia di Monza e Brianza

    Monza: molti alberi caduti, chiusi il Parco e la Stazione ferroviaria.
    Lissone: SOREU ha confermato alla SOR il decesso di una donna di 58 anni a causa della caduta di un albero, a seguito del maltempo.
    Busnago: tetto in amianto danneggiato dal temporale con conseguente dispersione di frammenti sulla strada. La SOR ha provveduto ad informare sindaco e ATS. In corso operazioni di rimozione di un albero caduto su SP176.
    Segnalati alberi caduti su auto a Bernareggio e Vimercate.

    Provincia di Milano

    Legnano: caduta di 3 alberi due dei quali su auto con persone a bordo, 2 persone soccorse dal 118. Allagamenti diffusi a sottopassi.
    Cerro Maggiore: segnalata una probabile tromba d’aria che ha abbattuto una serie di piante.
    Milano: in viale Zara segnalata la caduta di alberi e grossi rami sulle autovetture in transito e parcheggiate al bordo strada. Nel quartiere Lambrate albero caduto in zona Politecnico. In corso evacuazione della comunità Exodus causa innalzamento del livello del Lambro nella stazione di via Feltre.
    ATM: la caduta di alberi in diverse strade ha danneggiato alcuni tratti della rete elettrica di alimentazione dei mezzi e ha imposto la chiusura di strade. Attivati servizi sostitutivi. M2 temporaneamente interrotta per alberi caduti tra Vimodrone e Cernusco sul Naviglio.
    Rho: tetto di un’abitazione danneggiato dal temporale.
    Cassano d’Adda: cedimento di una scarpata in viale delle Rimembranze con conseguente caduta di alberi.
    Città Metropolitana di Milano: attivati volontari Protezione civile per interventi nel milanese zona Canegrate, San Giorgio su Legnano e Rescaldina, Busto Garolfo prevalentemente per taglio piante.

    Provincia di Varese

    parecchi interventi per caduta alberi, allagamenti e tetti scoperchiati nella zona di Busto Arsizio, Caronno Pertusella, Gerenzano e Origgio.

    Provincia di Como

    3 interventi per alberi pericolanti nella zona di Olgiate Comasco e limitrofi.

    Provincia di Lecco

    Nessun intervento.

    Linee ferroviarie:

    Il servizio ferroviario sta subendo modifiche e interruzioni a causa dei danni subiti in diverse aree della rete lombarda.
    Le stazioni di Monza e Gallarate sono chiuse. Ritardi e variazioni per i treni delle linee S7, S8, S11, Regionali per Sondrio e Bergamo e sulla rete Ferrovienord S1, S2, S3, S4, Regionali per Como Nord, Varese Nord, Novara e Erba/Asso.

    ALLERTE EMESSE

    ‘Allerta arancione’ per rischio temporali e ‘allerta gialla’ per rischio idrogeologico, valida fino alle ore 18 di domani, martedì 25 luglio.

    Piano Provinciale fiume Oglio e torrente Val Rabbia – attivazione fase di ordinaria criticità scenario B (colate Val Rabbia) fino alle ore 18 del 25 luglio.

  • Fontana: “Il cambiamento è green”. Presentato il ‘Libro Bianco’ del Verde

    “La Salute è Verde, il Verde è Salute”

    VARESE – Confagricoltura e Assoverde, in collaborazione con KEPOS, la Camera di Commercio di Varese, il CREA – Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’economia agraria e gli ordini professionali hanno promosso il convegno Il Libro Bianco del Verde – La Salute è Verde, il Verde è Salute, tenutosi a Varese il 18 luglio.
    L’iniziativa si è svolta in continuità con il percorso del Libro Bianco del Verde, avviato lo scorso 21 ottobre, focalizzando attenzione e interventi sul ruolo dei Parchi e giardini nella valorizzazione turistica del territorio. Nel pomeriggio è stata programmata una visita guidata al Parco Ville Ponti

  • Coldiretti: tra Lombardia ed Emilia 46 grandinate in 24 ore

    MILANO Tra Lombardia ed Emilia-Romagna si sono abbattute in un solo giorno ben 46 violente grandinate con vere e proprie palle di ghiaccio che hanno provocato danni incalcolabili nelle campagne dove sono state colpite irrimediabilmente le produzioni di grano, ortaggi, barbabietole, frutta e vigneti ma anche alberi diventi, serre distrutte e strutture agricole con tetti rovinati.

    E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti su dati Eswd (European sever weather database) in riferimento all’ondata di maltempo che ha colpito a macchia di leopardo il nord Italia mentre il caldo torrido sta “bruciando” la frutta e verdura nei campi lungo tutto lo Stivale con ustioni che provocano la perdita del raccolto che in alcune aziende arrivano al 90 per cento. Chicchi di grandine grandi come palle da tennis – sottolinea Coldiretti in una nota – hanno colpito le colture dell’Emilia-Romagna, in particolare nelle province di Parma (Sala Baganza, Felino, Corcagnano, Carignano, Vigatto), Reggio Emilia (Salvaterra, Pratissolo), Modena (Mirandola, Rivara, San Felice sul Panaro, Massa Finalese, Finale Emilia, Cavezzo), Bologna (San Giovanni in Persiceto, Baricella), Ferrara (Cento, Bondeno, Montestirolo, Vigarano Mainarda, Voghiera, Argenta) e Ravenna dalla costa (da Casalborsetti a Marina di Ravenna) alle aree interne (Lavezzola, Conselice, Voltana, Alfonsine, Fusignano, Bagnacavallo) distruggendo le coltivazioni risparmiate dall’ alluvione in Romagna. In Lombardia, nella provincia di Milano – continua la Coldiretti – i chicchi di ghiaccio, uniti a vortici di forte vento hanno distrutto le coltivazioni in campo, dal mais pronto per essere raccolto, alla soia. Secondo le prime stime dei tecnici Coldiretti le tempeste di ghiaccio hanno flagellato centinaia di ettari oltre a danneggiare i mezzi agricoli e scoperchiare i tetti delle cascine, delle stalle e dei capannoni. Stalle allagate e mais piegato in provincia di Bergamo, dove sotto i colpi della grandine sono finiti anche i prati e i pascoli di montagna. Danni si registrano inoltre in provincia di Cremona con mais divelto da terra dalla furia del vento, campi di girasoli e prati spianati e mezzi agricoli rovinati dalla violenza dei chicchi di ghiaccio. Nubifragi e grandine anche nel bresciano che hanno amplificato gli effetti delle frustate che il maltempo ha scaricato sul territorio con tetti scoperchiati, strutture danneggiate, raccolti fortemente compromessi dalle colture in campo, alle piante di olivo e vite.

  • Trecate, il punto della situazione sui lavori dell’Ufficio Ambiente

    Gli interventi sul verde pubblico: l’assessore all’Ambiente Alessandro Pasca illustra quelli effettuati e in programma in questi giorni.

    TRECATE – NO – “Oltre ad ascoltare le numerose segnalazioni che arrivano agli Uffici comunali o a me personalmente – premette l’assessore – verifico due-tre volte a settimana in maniera sistematica lo stato del verde, appuntandomi le condizioni di ciascuna area di competenza comunale: questo mi consente di inoltrare all’Ufficio gli interventi più urgenti, rispetto ai quali vengo aggiornato con un resoconto quotidiano dell’attività svolta dalla ditta appaltatrice del servizio, che lavora da lunedì a sabato mattina avvalendosi costantemente della presenza di sette-nove persone corrispondenti a tre squadre. Il controllo consente di verificare che le richieste vengano effettivamente evase e di sapere in tempo reale lo stato del verde in ogni area della città”.

    L’Ufficio Ambiente effettua “ciclicamente sopralluoghi sul territorio per verificare la situazione del verde: l’ultimo di questi – ricorda l’assessore – risale allo scorso 11 luglio e, come ho detto, a mia volta effettuo due ai tre sopralluoghi a settimana durante i quali controllo in media lo stato di circa trenta-quaranta aree verdi e cioè un quarto delle aree. Con la ditta appaltatrice del servizio viene effettuato un controllo giornaliero delle aree oggetto di manutenzione e riceviamo quotidianamente il report degli interventi effettuati”.

    L’assessore ricorda che, per quanto riguarda Il taglio dell’erba, “va comunque considerato il fatto che alcune delle criticità che si sono verificate quest’anno sono state determinate dalle condizioni meteorologiche che hanno interessato tutto il territorio del Novarese fino a un paio di settimane fa: l’intervallarsi di sole e pioggia ha determinato una crescita dell’erba incontrollata. Il taglio è già stato effettuato nelle vie Caboto, Magellano, Verrazzano, San Cassiano, Ferrandi, Galvani, dei campi, della Natura, Guerrazzi, Po, dei Fiori, Perone, Tanaro, Arno, Roggiolo, Coloredo, delle Vigne, Novara angolo Parazzolo, delle Viole, degli Angeli, Murello, Battisti, Mameli, Volta e zone limitrofe, parco Oriana Fallaci, rotonda via Novara, Scuola secondaria di primo grado “Cassano”, ingresso est, Cascina Nuova. Nella giornata di oggi, venerdì 21 luglio, e fino al prossimo 27 luglio – aggiunge l’assessore – si procederà con l’aiuola via Parazzolo, il giardino via della Natura, il terreno incolto via della Natura, l’area verde sul lato destro del cavalcaferrovia da via Sforza, il parco Sant’Antonio e l’aiuola prossimità tratto ferroviario, l’aiuola via Novara adiacente alla rotonda, l’aiuola nel parcheggio di piazza Santa Maria, ’aiuola nel parcheggio 27 gennaio 1945, l’aiuola in via Balbo e il percorso pedonale verso via Traversagna, l’aiuola nel parcheggio di via Traversagna, il terreno inghiaiato, la banchina, il terreno incolto e le aiuole esterne di via Barassino, le aiuole del parcheggio e il terreno incolto di piazzale, l’aiuola del parcheggio in via Bettole all’angolo con via Padri Giuseppini, le aiuole esterne di via Papa Giovanni Paolo II. Oggi è inoltre in programma il taglio all’interno del giardino della Scuola dell’Infanzia “Collodi” ed entro il 29 luglio anche l’area feste di piazzale Antonini in vista della “Festa d’estate” dedicata agli anziani”.

    L’assessore ricorda inoltre che “si è provveduto a ripulire dalle erbe infestanti, utilizzando il diserbo, nelle vie Mezzano, Caboto, Magellano, Verrazzano, San Cassiano, Ferrandi, Doria, Bottego, Moro, Arcobaleno, della pace, dei delfini, Sempione, Donizetti, Nova, Verra, Del Sarto, Girondella, Buonarroti, Goldoni, Donatello, Don Gambino, Da Vinci, D’Azeglio, Micca, San Marco, Boito, Canova, Mascagni, Cerina, Monti, Liberazione, Isonzo, Boccaccio, Orazio, Foscolo, Colombo, Gozzi, Tasso, Boccaccio, Gozzi, Cavallotti, Virgilio, Petrarca, Leopardi, Giusti, Alfieri, Pascoli, Plinio, Dossi, Boezio, del Volontariato, Sozzago, Mazzini, Mameli, Vela, Sanzio, Vecellio, Rossini, Pregagliana, Savoini, Don Milani, Crespi, in corso Roma e nelle piazze Dolce e Marconi”.

    Per quest’anno l’Ufficio Ambiente sta inoltre lavorando “a un progetto che prevede la mappatura delle piante morte o mancanti lungo le strade e la successiva sostituzione. Sulla base dei preventivi – aggiunge a conclusione l’assessore – verificheremo quali e quanti interventi di abbattimento e sostituzione effettuare e quali di potatura, ma come priorità assoluta rimuoveremo in ogni caso qualsiasi pianta che possa rappresentare un pericolo”.

  • Dai dogmi sanitari a quelli climatici – Di Domenico Bonvegna

    Dai dogmi sanitari a quelli climatici – Di Domenico Bonvegna

    Le inchieste giudiziarie sul Covid non servono a nulla, è il parere di Pierluigi Battista, sembra che il dibattito aperto, gli provoca fastidio. Secondo Battista si è vinta la guerra, ora bisogna gestire il dopoguerra.

    “Quindi, da tipico terzista, ci spiega che non ci sono eroi da premiare tipo Conte e Speranza i quali rivendicano i loro primati, ma neppure scheletri nell’armadio su cui si dovrebbe investigare in Parlamento. Pari e patta nel Battista pensiero e scurdammece ‘o passato”.(Gianluca Spera, L’epoca del post-umanesimo: dai dogmi sanitari a quelli climatici, 16.7.23, atlanticoquotidiano.it) Una tesi che potremmo rispettare, fino ad un certo punto. Occorre però approfondire tante cose, per Spera c’è soprattutto, la questione dello stato d’emergenza perenne: in pratica quali sono “I limiti normativi del potere statale durante un’emergenza”. “Ma, soprattutto, perché la gestione autoritaria del periodo pandemico da eccezione si sta trasformando in regola”
    Per il giornalista di Atlantico è un pericolo concreto che “le democrazie di stampo liberale entrino definitivamente in crisi di fronte a qualsiasi emergenza, o presunta tale, rendendo ordinari strumenti normativi in apparenza straordinari. Il rischio, a questo punto, è trovarsi catapultati in un perenne stato di eccezione i cui confini legislativi e temporali diventano sempre più labili e indefiniti”.
    Pare che ancora in Italia ci sia qualcuno che si scagli contro i no vax, i no mask, contro i no qualcosa. Ancora a emergenza abbondantemente terminata sopravvivono sia la mentalità che i metodi draconiani “giustificati” dal contrasto al virus.
    Non sembrano riflessioni esagerate quelle di Spera, anch’io ho l’impressione che in questi giorni di diffuso allarme ambientale, ritorna lo stesso schema dell’era pandemica.
    Qualche settimana fa, Luigi Manconi su Repubblica si interrogava su come comportarsi con i“negazionisti climatici”: “Sbatterli in galera o metterli in condizione di non nuocere?”. Per certi versi si ripropone lo stesso schema del Covid, con tanto di capri espiatori da offrire al pubblico ludibrio. Sempre sullo stesso giornale, il direttore Maurizio Molinari aveva parlato di una crociata di gruppi negazionisti contro i necessari provvedimenti da assumere per avviare la transizione ecologica.
    Eppure, fa notare Spera che l’intransigenza è tutta dall’altra parte, dai cosiddetti ambientalisti, “perché non solo è precluso il confronto (come durante il Covid), ma non si possono neppure discutere le severe misure previste per ridurre i livelli di Co2. Così, si scivola dai dogmi sanitari alla dottrina ecologista dando per scontato che le persone debbano adeguarsi rinunciando a cuor leggero ai propri diritti”.
    In conclusione pare che ci stiamo avviando verso un’epoca post-umanista, dove il presunto progressismo degli eco-ambientalisti ci porta verso un’evidente involuzione della società, imponendo pesanti limiti all’autonomia dei cittadini. Ne abbiamo parlato in questi giorni. Si scrive e si discetta tanto di un pianeta sostenibile ma ai maître à penser nostrani non sorge mai il dubbio che i sacrifici richiesti alla gente comune siano del tutto insostenibili (anche da un punto di vista economico).
    Siamo ormai proiettati verso una trasformazione delle nostre società “nelle quali le persone devono essere votate al martirio per il perseguimento di scopi imposti dall’ideologia dominante. Che da ciò derivino un peggioramento della qualità della vita, un considerevole aumento dei costi, la riduzione dei margini di libertà della popolazione poco importa a chi è abituato a sermoneggiare senza contraddittorio”.