Categoria: Ambiente

  • Al Parco del Ticino si fa la conta dei danni ad alberi e boschi

    Al Parco del Ticino si fa la conta dei danni ad alberi e boschi

    I due nubifragi estivi hanno raso al suolo centinaia di ettari di bosco tra Comune di Abbiategrasso e Città di Vigevano. I tecnici del Parco stanno utilizzando metodi innovativi, con droni e immagini da satellite, per verificare l’attuale situazione, ma ci vorranno ancora alcune settimane per quantificare i danni ad un patrimonio naturale di valore inestimabile.

    Magenta – Come ricorderemo il 2023? Siccità, incendi, inondazioni, ondate di calore, poi la violentissima sequenza di nubifragi, quattro episodi in luglio e l’ultimo, devastante, a fine agosto.
    Gran parte del Parco del Ticino non è stata risparmiata. In particolare migliaia di alberi sono stati sradicati o stroncati nei boschi, chilometri di filari campestri hanno subito la stessa sorte.
    Con diversa traiettoria e diversa intensità, questi fenomeni estremi si sono abbattuti sui nostri territori nelle ultime settimane, con venti che hanno sempre superato i 100 km orari.

    “Soprattutto l’evento del 26 agosto scorso ha raso al suolo centinaia di ettari di bosco tra Abbiategrasso e Pavia – spiega la Presidente, Cristina Chiappa – creando grandi lacune paragonabili, su minore scala, alla tempesta Vaia che a partire dal 26 ottobre 2018 aveva colpito, con dimensioni sicuramente più catastrofiche, il nord est dell’Italia. Ma per le nostre foreste, le nostre più belle foreste di quercia, le ultime di queste dimensioni nella pianura Padana, in proporzione il danno regge il paragone: si tratta, purtroppo, di un evento epocale”.
    I tecnici, i servizi operativi del Parco sono subito intervenuti e decine di volontari della Protezione Civile del Parco sono stati impegnati nello sgombero dei casi più urgenti, nel Parco, a Milano o in altri Comuni, su richiesta di collaborazione delle varie amministrazioni. Imprese, agricoltori cooperative e vari altri operatori hanno lavorato, per conto dell’Ente, per il ripristino della viabilità e la riduzione dei danni.

    Centinaia anche le telefonate e le e-mail giunte agli Uffici, per avvisare dei lavori di “pronto intervento”, realizzati dalle Amministrazioni, da singoli proprietari e cittadini.

    L’elenco dei Comuni colpiti nel Parco è molto lungo. Tutto il territorio del Parco è stato coinvolto dai due eventi.

    “In particolare l’ultimo, quello del 26 agosto, ha provocato i danni maggiori nel vigevanese e abbiatense – precisa il consigliere delegato Massimo Braghieri – Per i danni subiti dalle nostre foreste, soprattutto le più belle del milanese e del vigevanese, ci vorranno anni per un almeno auspicabile recupero dell’ecosistema forestale. Certo un ruolo lo hanno giocato, oltre alla forza dei venti, le caratteristiche dei suoli su cui insistono i nostri boschi di alto fusto, che in terreni superficiali come quelli prospicienti al fiume, non hanno apparati radicali profondi. In questo momento i boschi sono particolarmente fragili e attaccabili da specie alloctone, dobbiamo capire come ripristinarli “.

    Sono in corso misurazioni con droni e immagini da satellite, quindi metodi innovativi, ma ci vorranno ancora alcune settimane per quantificare gli ettari di bosco rasi al suolo dai due eventi estivi.
    “Gli alberi ci aiutano più di tutti nel contrasto alla crisi climatica, assorbono circa il 29 % delle emissioni di CO2 causate dall’uomo (fonte Global Carbon Project, 2022), ma anche loro ne pagano amaramente le conseguenze – conclude il direttore del Parco, Claudio De Paola -.Una stima dei danni è in corso, richiederà settimane. Avvieremo anche una riflessione sui nostri modelli organizzativi e sulla gestione forestale. Purtroppo si sono aperti grandi spazi per le specie esotiche che stavamo cercando di controllare; i modelli colturali del querco-carpineto in letteratura tecnica prevedono tempi più lunghi per la rinnovazione, tempi che con la crisi climatica in atto temiamo di non avere più a disposizione”.

  • Treno a idrogeno Brescia-Edolo pronto nel 2025

    Treno a idrogeno Brescia-Edolo pronto nel 2025

    BRESCIA Il treno all’idrogeno sulla linea Brescia-Iselo-Edolo dovrebbe iniziare le sue corse regolari a fine 2024-inizio 2025. Lo spiega Andrea Gibelli, presidente esecutivo di Fnm, ricordando che l’investimento complessivo del gruppo per questo progetto innovativo è di 350 milioni, in buona parte finanziati dal Pnrr.

    “Le corse prova inizieranno nel prossimo febbraio – annuncia Gibelli a margine del Forum Ambrosetti di Cernobbio – e quelle commerciali speriamo entro la fine del 2024. Contiamo che le autorizzazioni possano arrivare nell’arco di 6-8 mesi come per l’alta velocità”. Il treno Alstom all’idrogeno che verrà utilizzato, dei quali saranno acquistati in tutto 14 esemplari, sarà visibile alla prossima Expo Ferroviaria 2023, la vetrina italiana per le tecnologie, i prodotti e i sistemi ferroviari, che si svolgerà dal 3 al 5 ottobre presso Fiera Milano.

  • Trecate, verde pubblico: ripresi gli sfalci dopo la gestione dell’emergenza maltempo

    ‍All’indomani dell’evento atmosferico dello scorso 25 luglio, l’Amministrazione e l’Ufficio ambiente hanno coordinato diversi interventi per ripristinare la normalità nelle aree verdi di proprietà comunale.

    TRECATE NO – “Conseguentemente a ciò – spiega l’assessore all’Ambiente Alessandro Pasca – per alcune settimane ci siamo trovati costretti a fermare gli sfalci per dedicarci alla messa in sicurezza della città e questo ha fatto sì che l’erba diventasse alta in molte aree. L’impresa appaltatrice ha comunque lavorato per tutto il mese di agosto, recuperando una buona parte delle aree nelle quali gli interventi erano stati a causa dell’emergenza.
    I tagli sono quindi stati effettuati in via Parazzolo, via Valle, via dei Padri Giuseppini, via Barassino, via Novara, via Bettole, via Borsellino, via Spallanzani, via Romentino, piazzale Antonini, via Rugiada, via Machiavelli, giardino all’italiana di Villa Cicogna, via Sozzago, via Tonetti, via Seneca, via Pertini, via Dossi, via del volontariato, piazzale Rimembranze, chiesa di San Bernardo, via Rimembranze, via dei Sassi, via Fratel Luigi Nebiolo, via Ruggerone, via Cervino, via del Ciliegio, via Strettura, via Buscaglia, via Dolce, piazzale Madonna delle Grazie, piazza Dolce, via Sanzio, via Vela, via Vecellio, via Pregagliana, via Macallè, piazza Cattaneo, via Coloredo, via delle Vigne, via Ferraris, via dei Fiori, via dell’Euro, via Verra, via Nova, alla scuola “Don Milani” e alle scuola “Cassano”.

    In alcune di queste vie – precisa l’assessore – è stato inoltre purtroppo necessario procedere alla rimozione di alberi caduti o pericolanti a causa del maltempo, come per esempio in via delle Vigne, via Vecellio, alle Scuole medie e in via del Volontariato. Sono stati effettuati infine interventi di sfoltimento sugli alberi e rimozione erbe infestanti in via Cerano. Siamo finalmente riusciti a rimettere in ordine una buona parte della città: nelle prossime settimane – annuncia a conclusione l’assessore – completeremo il lavoro”.

  • Stop ai diesel euro 5 in Piemonte: il sindaco di Novara dice NO

    NOVARA Alessandro Canelli, sindaco leghista di Novara, si schiera contro la misura voluta dalla giunta regionale di centrodestra del Piemonte che prevede dal 15 settembre il divieto di circolazione delle auto euro 5 diesel, a seguito di una procedura sanzionatoria dell’Ue sui livelli di inquinamento.

    Una norma applicata con una disposizione firmata dall’assessore regionale all’Ambiente Matteo Marnati, che, come Canelli, e’ novarese e leghista. Il sindaco ha ribadito la sua posizione con una diretta Facebook nel pomeriggio. “Noi – ha detto Canelli – siamo contrari a questa ipotesi non tanto perche’ non si debbano raggiungere obiettivi di miglioramento della qualita’ dell’aria che tra l’altro Novara ha gia’ raggiunto, ma perche’ un intervento di questo genere deve essere fatto dando la possibilita’ alle persone di organizzarsi”. “Stiamo parlando – ha aggiunto il sindaco – di un parco auto che arriva fino al 2015, auto che non sono certo da buttare”. “La normativa – ha proseguito Canelli – prevede che si possa installare il cosiddetto Move In, una scatola nera che consente di fare fino 9000 km all’anno e sei esente dal divieto. Mi viene a pensare: ma se posso fare 9000 km all’anno con questo dispositivo, fammeli fare lo stesso senza introdurre il blocco strutturale”. “Noi chiediamo – ha concluso il sindaco – di avere un po’ di buon senso e di consentire alle persone, tenendo ferme le altre misure che incidono su altre fonti di inquinamento, di utilizzare le autovetture per andare a lavorare o per portare i bambini a scuola”.

  • Siccità lago Maggiore, Regione Piemonte in campo

    NOVARA “Abbiamo ben presente quale sia la portata del problema con le implicazioni che vanno a toccare, tra gli altri, anche un comparto, quello turistico, decisamente importante per l’economia di un’intera zona”.

    Così l’assessore regionale piemontese all’ambiente Matteo Marnati a proposito dei livelli delle acque del Lago Maggiore. “Proprio per questo fin dai primi giorni di agosto – sottolinea l’assessore – mi sono attivato chiedendo al ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin la convocazione di un tavolo tecnico di approfondimento sulla gestione dei livelli, che coinvolgendo due regioni – Piemonte e Lombardia – e un altro Stato, la Svizzera, non dipende direttamente dalla Regione Piemonte ma vede appunto un coordinamento del Ministero da cui dipende, anche in termini di vigilanza e controllo dell’operato, il Consorzio del Ticino. Il ministro Pichetto ha già dato la propria disponibilità a convocare un incontro quanto prima”.

    BAVENO Il basso livello delle acque del lago Maggiore sta causando una situazione problematica, che ha inevitabilmente conseguenze negative sul comparto del turismo, delle attività economiche legate al lago e sugli spostamenti dei cittadini e delle merci attraverso i traghetti della Navigazione Lago Maggiore.
    Al di là di quello che succederà nei prossimi giorni a livello meteo (forse son previste delle piogge che potrebbero mitigare la situazione) rimane evidente come la sperimentazione del Consorzio Ticino (lunga ormai un decennio) sul tema dei livelli del lago vada assolutamente rivista, organizzando un tavolo permanete di confronto che ad oggi non esiste, anche coinvolgendo la parte Svizzera, per far coesistere non solo gli interessi agricoli e industriali ma anche quelli turistici e del trasporto locale nel nostro bacino.
    Gli amministratori locali e le forze economiche del territorio non possono essere abbandonati e non ottenere nessun tipo di risposta in merito. Possiamo solo lamentarci di fronte a situazioni problematiche come queste.
    C’è la necessità quindi di avere un tavolo reale di confronto con l’autorità di Bacino. E per far questo dovrebbe essere la Regione Piemonte che ha gli strumenti e il ruolo istituzionale, a partire dall’assessore regionale all’ambiente Matteo Marnati e dal consigliere regionale nel nostro territorio Alberto Preioni, a promuovere un lavoro in tal senso.
    Ad ora nulla sembra muoversi dalla Regione Piemonte e ci chiediamo il perché.

    Alessandro Monti
    Sindaco di Baveno

  • Legambiente lancia l’allarme ghiacciai

    “La notizia del nuovo record italiano dello zero termico raggiunto alla stazione di radiosondaggio Novara Cameri a 5.328 metri testimonia l’aumento senza precedenti delle temperature e l’inesorabile destino dei nostri ghiacciai alpini, in piena emorragia, per effetto della crisi climatica.

    Neanche il Rutor è fuori pericolo: non sono bastate le nevicate dello scorso maggio a scongiurare il probabile bilancio di massa negativo”. Così Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente e presidente Cipra Italia. Legambiente ha tenuto ad Aosta una conferenza stampa dopo il monitoraggio sul ghiacciaio del Rutor, prima tappa della quarta edizione di Carovana dei ghiacciai, la campagna internazionale promossa dall’associazione ambientalista con la partnership scientifica del Comitato glaciologico italiano. E’ emersa una perdita di superficie di circa 4 chilometri quadrati dal 1865 ad oggi, di cui 1,5 persi solo negli ultimi cinquant’anni. Sempre facendo un confronto con la situazione dei primi anni Settanta, la fronte del lobo destro si è ritirata di 650 metri mentre quella del lobo sinistro di 750 metri. Marco Capio Borglino, direttore tecnico Arpa Valle d’Aosta, ha spiegato che nonostante l’accumulo invernale 2023 del ghiacciaio risulti sorprendentemente tra i migliori degli ultimi vent’anni (situazione ben più positiva rispetto a quelle degli accumuli dei vicini ghiacciai di Timorion e del Grand Etret), quest’estate ci si aspetta un bilancio di massa negativo anche se meno severo rispetto al 2022.

    La presentazione dei dati si è tenuta questa mattina ad Aosta alla presenza di Marco Giardino, vicepresidente Comitato glaciologico italiano e docente dell’Università di Torino; Marta Chiarle, CNR-IRPI; Denis Buttol, Presidente Circolo Valle D’Aosta; Marco Cappio Borlino, Direttore tecnico presso ARPA Valle d’Aosta. A moderare Vanda Bonardo, Responsabile nazionale Alpi Legambiente e presidente CIPRA Italia. “La notizia del nuovo record italiano dello zero termico raggiunto alla stazione di radiosondaggio Novara Cameri a 5.328 metri1 – dichiara Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente e Presidente CIPRA Italia – testimonia l’aumento senza precedenti delle temperature e l’inesorabile destino dei nostri ghiacciai alpini, in piena emorragia, per effetto della crisi climatica. Neanche il Rutor è fuori pericolo: non sono bastate le nevicate dello scorso maggio a scongiurare il probabile bilancio di massa negativo”.

  • Cesano Boscone, Binasco e Cinisello: arrivano le prime 3Bee Box

    La climate tech 3Bee ha introdotto le sue Box nei primi tre punti vendita in provincia di Milano – a Binasco, Cesano Boscone e Cinisello Balsamo – ampliando così la propria community di store ambassador della biodiversità, che a un anno dal lancio del progetto hanno superato i 200.

    A un anno dal lancio del progetto, 3Bee – la climate tech company leader nella tutela della biodiversità con la tecnologia – fa il punto sulle sue Box: i cofanetti regalo che permettono di tutelare la biodiversità adottando un alveare di biomonitoraggio e ricevendo, nel rispetto delle api e se previsto dal piano di adozione, una piccola parte del miele prodotto. Il cofanetto include al suo interno un libro educativo di 170 pagine, con curiosità sugli insetti impollinatori e sulla biodiversità, e permette di proteggere fino a 2.000 api. Con l’adozione inoltre, si riceve il certificato di adozione personalizzato con l’impatto di biodiversità generato e il monitoraggio dell’alveare 4.0 direttamente dall’app 3Bee, con aggiornamenti dal coltivatore di biodiversità, foto e video delle api.

    Il progetto Box ha riscosso un grande successo, con oltre 200.000 utenti attivi e oltre 200 store affiliati alla rete 3Bee. Tra questi, in provincia di Milano ci sono L’Ericola di Erica Demuru a Binasco, l’Edicola Rovati Luca di Luca Rovati a Cesano Boscone e Giri d’Inchiostro di Daniela Locati a Cinisello Balsamo. I punti vendita sono i primi della provincia a diventare ambassador della biodiversità con 3Bee, facendosi portavoce di un importante messaggio di sensibilizzazione e coinvolgendo i loro clienti nella causa della biodiversità. Il successo delle Box di 3Bee risiede nella loro originalità: si tratta infatti di un perfetto regalo sostenibile ed educativo, ideale per grandi e piccini e per le occasioni più svariate. La scelta di 3Bee di creare un circuito di edicole, tabaccherie, cartolerie e altre piccole attività per la rivendita delle sue Box non è casuale: l’obiettivo infatti, è di sostenere le piccole imprese e l’economia locale creando una community di store ambassador della biodiversità impegnati in questa importante causa.

    Gli alveari di biomonitoraggio adottati grazie a 3Bee e alle sue Box sono collocati all’interno delle Oasi della Biodiversità: aree di protezione urbane e agroforestali con rifugi per impollinatori e flora autoctona. Luoghi certificati grazie alla tecnologia e dall’impatto tracciabile, curati dai coltivatori di biodiversità di 3Bee. Anche Enti pubblici e Imprese hanno la possibilità di aderire al progetto, contribuendo così alla cura e alla crescita delle Oasi e assumendo un ruolo attivo nella salvaguardia della biodiversità.

    Guardando al futuro, 3Bee lancerà prossimamente una nuova edizione delle sue Box che permetterà l’adozione di alberi nettariferi, espandendo ulteriormente l’impatto del progetto. L’obiettivo? Coinvolgere sempre più la community di store ambassador della biodiversità, trasformando il progetto “adotta un albero nettarifero 3Bee”, attualmente solo digitale, in un prodotto fisico. Con il progetto Box, 3Bee rafforza il legame tra tecnologia, impegno per la biodiversità ed economia locale: con oltre 200 store affiliati in un solo anno, il progetto mette in evidenza il ruolo fondamentale che le piccole imprese locali possono svolgere nel monitoraggio e nella tutela della biodiversità e nella sensibilizzazione su questo importante tema.

    3Bee è la climate tech company leader nella tutela della biodiversità che realizza progetti rigenerativi tramite tecnologie avanzate. 3Bee utilizza l’ape come fondamentale bioindicatore raccogliendo e interpretando i dati attraverso sistemi proprietari innovativi per monitorare la salute delle api, degli impollinatori e la loro connessione con gli ecosistemi. Inoltre, 3Bee ha sviluppato innovazioni in ambito ambientale: Hive-Tech, un alveare 4.0 che consiste in una rete di sensori IoT che monitorano il benessere delle api; Spectrum, un sistema di conteggio della fauna automatico – in particolare insetti impollinatori – che sfrutta l’intelligenza artificiale per riconoscere la tipologia di animale; Flora, un sistema di di Reti neurali per l’analisi delle biodiversità vegetali, in collaborazione con ESA. Fino ad oggi, 3Bee ha realizzato progetti rigenerativi al fianco di oltre 500 aziende in 10 Paesi che hanno scelto di contribuire concretamente alla protezione della biodiversità. Inoltre, 3Bee collabora con centri di ricerca, scuole, agricoltori, coltivatori e cittadini per promuovere l’importanza della salvaguardia della biodiversità. Dalla sua nascita, 3Bee ha sviluppato una rete di oltre 3.000 apicoltori, installato più di 4.000 sensori IoT e rigenerato oltre 40.000 ettari.

  • Goletta laghi 2023 di Legambiente: Lombardia, situazione in miglioramento

    Goletta dei Laghi 2023 in Lombardia, il riepilogo – Situazione in miglioramento, stabili le criticità; oltre alle contaminazioni, da monitorare anche la carenza idrica

    Legambiente: “La mancata depurazione principale imputata delle concentrazioni batteriche, sempre più forte il richiamo a un turismo più sostenibile, la crisi climatica non attende”

    Trentatré punti di campionamento, uno in più del 2022, con un sostanziale calo dei punti inquinati, da diciassette a dieci. Questi i dati di Goletta dei Laghi 2023 in Lombardia, nel giorno del riepilogo nazionale della campagna di Legambiente a Roma, che ha ripercorso i risultati di 125 punti campionati in 40 laghi italiani, con il 23% dei campioni oltre i limiti di legge (29 su 125).

    È dal 2006 che Legambiente Lombardia tiene sotto controllo la salubrità delle acque lacustri lombarde, un esempio di Citizen Science che coinvolge tecnici e volontari ma anche le amministrazioni e le comunità locali. Goletta è quindi una base dati ormai stabile, che permette di verificare la stessa criticità ricorrente nel corso di quasi un ventennio: è la mancata depurazione a costituire la più seria minaccia per la salute delle acque e delle comunità.

    Emblematico il caso del Lago Maggiore, con i torrenti Boesio (Laveno Mombello), Bardello (Brebbia) e AcquaNegra (Ispra) in provincia di Varese, acque provenienti dai comuni dell’entroterra, per le quali anche le nostre analisi leggono una situazione di contaminazione almeno dal 2010.

    Non mancano i segnali positivi: i rilevamenti di Salò, di Padenghe sul Garda e della foce del Torrente Toscolano risultano entro i limiti, a differenza dell’anno scorso in cui erano risultati inquinati o fortemente inquinati.

    “I casi in cui la mancata depurazione continua a pesare in modo inequivocabile sono un richiamo forte ai Sindaci e a Regione Lombardia,” commenta Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia. “Le pressioni a cui sono sottoposte le nostre acque sono molte: dalla crisi climatica alla mancata depurazione, alla pressione turistica. Occorre mettere velocemente mano al capitale blu della nostra regione con politiche lungimiranti, integrate e di sistema, per evitare di trovarsi in uno stato di costante emergenza.”

    A peggiorare il quadro c’è poi il dato della carenza idrica, che da ormai quasi due anni ha visto dimezzare il volume, impedendo il mantenimento del livello e il ricambio delle acque: dal primo gennaio 2022 fino ad oggi, secondo i dati degli enti regolatori, i quattro grandi laghi lombardi hanno ricevuto apporti idrici pari a 13,9 miliardi di m3, contro un dato storico atteso pari a 27,8 miliardi di m3. In altre parole, nei laghi, nel corso dei trascorsi 20 mesi, è fluito solo il 50% delle acque che normalmente li alimentano.

    La situazione più grave, anche per i danni alla navigazione, alla flora spondale e alla fauna ittica, è ancora una volta quella del Lago Maggiore, che oltre alla contaminazione delle acque rilevata da Goletta dei Laghi ha raggiunto in questi giorni il livello minimo, ben 1,72 m sotto il massimo di regolazione, inferiore anche ai livelli minimi raggiunti nel 2022. Per questo motivo, oggi è stato necessario chiudere i rubinetti di alimentazione dei canali che irrigano le risaie piemontesi e lomelline.

    Tra i laghi lombardi il Maggiore è inoltre quello che meno ha beneficiato di apporti idrici dalle piogge estive, che hanno investito prevalentemente le montagne della Lombardia orientale, anche se sulla situazione ha pesato anche l’eccesso di prelievi irrigui richiesto dalle risaie coltivate ‘in asciutta’, non bilanciato da rilasci dagli invasi alpini, che in questi giorni trattengono in alta quota oltre il 90% della riserva d’acqua invasata nell’intero bacino del Verbano (363 milioni di m3, secondo i dati di ARPA Lombardia, contro i 27 residui presenti sopra del livello minimo di regolazione del Lago Maggiore)

    Le località lombarde campionate da Goletta dei Laghi 2023

    CERESIO: inquinato 1 su 4

    Dei 4 punti campionati sul Ceresio – 2 sulla sponda comasca e 2 su quella varesotta – sono risultati entro i limiti di legge la Foce del Torrente Vallone (VA), la foce del rio Bolletta a Porto Ceresio (VA), sempre inquinato dal 2010 al 2022, e la foce fiume Rezzo a Porlezza (CO). Inquinata invece la foce del fiume Telo a Claino con Osteno (CO).

    MAGGIORE: inquinati 4 su 5

    È il Lago Maggiore il sorvegliato speciale di questa campagna, con ben quattro punti su cinque “inquinati” o “fortemente inquinati”; questi ultimi sono il punto campionato alla foce del torrente Boesio a Laveno Mombello, quello campionato alla foce del torrente Bardello a Brebbia e quello campionato alla foce del torrente AcquaNegra a Ispra, quasi sempre inquinati dal 2010 ad oggi. ‘Inquinato’ a Luino lo scarico presso la terrazza di piazza Garibaldi, più o meno inquinato dal 2019. Entro i limiti di legge, invece, il punto campionato nel canale presso la spiaggia del lido comunale a Germignaga.

    LARIO LECCHESE: inquinato 1 su 7

    Sei dei sette punti campionati sono risultati entro i limiti di legge, mentre si conferma un solo punto critico, oltre che ‘fortemente inquinato’: la foce del torrente Meria. Miglioramenti rispetto al 2022 per la foce del torrente Fossone, la foce del torrente Valle dei Mulini e il lago presso la foce del torrente Esino. I nuovi punti campionati alla foce del rio Varrone, di fronte alla foce del torrente Gallavesa e alla foce del torrente Caldone sono tutti all’interno dei limiti stabiliti.

    LARIO COMASCO: inquinati 2 su 4

    Dei 4 punti campionati risultano entro i limiti di legge la foce del torrente Telo e la foce del torrente Breggia. Risultano invece ‘inquinate’ la foce del torrente Cosia e la foce del torrente Albano. Lo scorso anno queste ultime due località erano risultate ‘fortemente inquinate’.

    ISEO: inquinati 0 di 6

    I sei punti sottoposti a campionamento sulle sponde del lago Sebino sono tutti risultati entro i limiti di legge, compresa la foce del fiume Oglio a Costa Volpino (BG), che lo scorso anno risultava inquinata; bene quindi in provincia di Bergamo il punto campionato alla foce del torrente Borlezza a Castro e il canale presso la spiaggia “Bar delle Rose” a Costa Volpino; in provincia di Brescia, il punto campionato di fronte alla foce del torrente Calchere a Sulzano, quello a lago presso lo scarico del pontile nord (altezza sfera alta tensione) a Monte Isola e il punto presso lo sfioratore del Comune nel canale industriale in Darsena a Pisogne.

    GARDA: inquinati 2 su 7

    Sono stati prelevati 13 campioni, di cui 7 in Lombardia e 6 in Veneto. Sulle sponde lombarde del lago risulta ‘fortemente inquinata’ la foce del torrente in località Santa Maria di Lugana a Sirmione, monitorato per il secondo anno. ‘Inquinato’ il nuovo punto di campionamento di Toscolano Maderno, presso la foce del rio Lefà, monitorato per la prima volta. Bene località Maratona e Oasi San Francesco del Garda a Desenzano, Le Rive a Salò, Porto a Padenghe sul Garda, Roina a Toscolano Maderno, tutte in provincia di Brescia.

    Riassumendo, delle dieci località lombarde sopra i limiti Goletta dei Laghi ha classificato cinque come ‘inquinate’ (Enterococchi Intestinali > 500 UFC/100ml e/o Escherichia Coli > 1000 UFC/100ml) e altrettante come ‘fortemente inquinate’ (Enterococchi Intestinali > 1000 UFC/100ml e/o Escherichia Coli > 2000UFC/100ml).

  • Legambiente Lombardia: a secco le terre del riso

    A secco le terre del riso italiano

    Oltre alla scarsità idrica il lago Maggiore e il fiume Ticino soffrono i prelievi agricoli ed energetici

    Legambiente: “Trasformare l’agricoltura tra Lombardia e Piemonte e negoziare i rilasci dagli invasi idroelettrici di monte”

    Il Lago Maggiore è l’invaso più colpito dalla carenza idrica

    Dopo le piogge alluvionali di luglio torna a farsi sentire la carenza idrica, almeno nelle terre agricole che ricevono l’acqua irrigua dai grandi bacini lacustri dell’ovest Lombardia. Dei quattro laghi del Nord Italia che funzionano anche da ‘grandi accumulatori’ idrici per l’agricoltura la situazione più critica è quella del Lago Maggiore, nel 2023 ai minimi storici per quanto riguarda il livello dell’acqua.

    L’invaso del lago, ovvero il volume di acqua il cui rilascio può essere regolato dalle opere idrauliche, è ridotto all’8% di capacità (dato di stamane). Ciò avviene perché da molti giorni le portate di acqua in uscita, che alimentano i canali irrigui lombardi e piemontesi, sono molto maggiori di quelle in ingresso: le piogge estive, infatti, non sono state sufficienti a invertire il deficit idrico, in continuo peggioramento dalla metà di giugno.

    Di più: si può dire che la carenza di precipitazioni non abbia mai smesso di pesare sulle portate degli immissari: da inizio anno nel lago si sono riversati meno di 2,8 miliardi di mc di acqua, poco più del 50% di quelli attesi in un anno medio: le conseguenze si vedono, tali da imporre limitazioni alla navigazione, con conseguenti disagi per la mobilità territoriale.

    Dà da pensare anche la situazione del Lago di Como, che al momento ha un volume di invaso pari al 26% della capacità, ma il cui livello si sta abbassando al ritmo di 5 cm al giorno: di questo passo il minimo di regolazione sarà raggiunto in 7-10 giorni, rischiando di lasciare a secco le colture di mais a pochi giorni dal raccolto.

    Non desta invece preoccupazione la situazione dei laghi della Lombardia orientale: sia il Sebino che il Benaco sono pieni per oltre il 50% della loro capacità, un dato superiore a quello che si misura normalmente in questo periodo dell’anno: questa la situazione fotografata dai rilevamenti di ARPA Lombardia e degli enti regolatori dei laghi.

    “È ormai evidente che il sistema di accumulo e gestione delle acque a fini irrigui della pianura lombarda non è più in grado di garantire una sufficiente affidabilità, in un quadro climatico in forte evoluzione,” dichiara Damiano Di Simine, responsabile scientifico Legambiente Lombardia. “Una stagione estiva allungatasi di quasi un mese, l’assottigliamento dei ghiacciai, il ricorrere di periodi prolungati di siccità e caldo estremo indicano la necessità di soluzioni adattative, abbandonando le monocolture, in particolare del riso e del mais, a favore di una maggiore diversificazione.”

    La crisi del Lago Maggiore espone in particolare la coltura del riso, in cui negli ultimi anni sono state fatte scelte che hanno determinato un aumento di fabbisogno idrico estivo. Soprattutto l’abbandono degli allagamenti invernali e primaverili per passare alla coltura ‘in asciutta’ ha privato le falde acquifere di un prezioso rifornimento nelle stagioni in cui, normalmente, l’acqua è più disponibile e meno soggetta ad evaporazione, costringendo ad aumentare le irrigazioni nel periodo di luglio-agosto: paradossalmente, le camere di risaia non più allagate peggiorano, anziché migliorare, la criticità irrigua della coltivazione del riso.

    Occorre sicuramente ripristinare la coltivazione allagata, soprattutto nelle fasce di alta e media pianura, insieme alla circolazione invernale delle acque nel sistema irriguo: tutte pratiche che alimentano la falda freatica, riducendo le criticità nelle aree più prossime al Po, come in Lomellina. Allo stesso tempo bisogna ripristinare le rotazioni agricole, anche se ciò comporterà una riduzione delle superfici investite a riso, favorendo la differenziazione colturale a beneficio di altre produzioni meno idro-esigenti: una scelta sicuramente difficile per il comparto risicolo, ma ormai necessaria per affrontare la crisi climatica, e che potrà portare benefici, sia in termini di minor bisogno di fitofarmaci e fertilizzanti, sia di miglioramento del suolo e della sua sostanza organica, e quindi di capacità del suolo stesso di trattenere acqua.

    Occorre però anche trovare un migliore equilibrio tra i diversi utilizzatori della risorsa idrica: nel bacino del Lago Maggiore, infatti, non è del tutto vero che manchino accumuli idrici. Sebbene al di sotto della media (-27% secondo il dato fornito da ARPA Lombardia riferito al 30 luglio), negli invasi idroelettrici alpini del bacino del Verbano risulta un volume di oltre 350 milioni di mc, in gran parte derivante da fusione glaciale, una quantità 12 volte superiore a quella disponibile nel lago per la regolazione, e sufficiente ad alimentare i canali irrigui per oltre un mese, quindi ben oltre la mietitura. Certo, una gran parte di quest’acqua si trova in territorio elvetico, e quindi l’accesso a questa risorsa richiede un’azione diplomatica da condurre nelle opportune sedi.

    “Lo stoccaggio energetico alpino è sicuramente strategico, ma è inaccettabile che la regolazione degli invasi risponda esclusivamente all’interesse economico degli operatori energetici, se ciò significa tirare a secco il lago, i fiumi e i campi coltivati sottostanti,” conclude Damiano Di Simine. “crediamo che serva un maggiore sforzo di coordinamento tra le autorità lombarde, piemontesi ed elvetiche, perché la situazione è inaccettabile: oltre a determinare danni ambientali ed economici, espone al rischio di tensioni sociali e politiche.”

    Tab.: Laghi lombardi a confronto. Elaborazione su dati ARPA Lombardia (*ultimo aggiornamento 30 luglio) ed Enti regolatori dei laghi (ultimo dato disponibile in tempo reale)

  • Ferragosto, niente raccolta rifiuti da Legnano a Magenta

    Ferragosto, niente raccolta rifiuti da Legnano a Magenta

    Martedì 15 agosto – giornata segnata in rosso sul calendario perché, appunto, festiva- i servizi di raccolta porta a porta dei rifiuti saranno sospesi, così come le attività di spazzamento manuale e meccanizzato. Chiuse anche le piattaforme rifiuti e i centri di raccolta dei 18 Comuni in cui AEMME Linea Ambiente eroga le proprie prestazioni.

    Nessun cittadino dovrà, pertanto, esporre i rifiuti la sera di lunedì 14, perché il giorno seguente gli operatori non saranno in servizio e la presenza dei rifiuti a bordo strada non gioverebbe al decoro urbano.

    Nei Comuni di Legnano, Canegrate, Parabiago, Magnago, Arconate e Dairago, tutti i servizi previsti per martedì 15 saranno posticipati a mercoledì 16 agosto: ciò significa che le varie tipologie di rifiuto dovranno essere esposte la sera di martedì 15.

    I servizi di raccolta rifiuti saranno, invece, anticipati a lunedì 14 nei Comuni di Buscate e Rescaldina.
    Nessuna variazione per i Comuni di Turbigo, Robecchetto con Induno, San Giorgio su Legnano e Villa Cortese, dove nella giornata di martedì non sono, appunto, mai previsti servizi di raccolta.

    Anche sul territorio di Gallarate martedì 15 agosto non sarà svolto alcun servizio.
    La raccolta dell’umido sarà posticipata a giovedì 17 agosto, quella dei rifiuti indifferenziati a venerdì 18, mentre la raccolta della carta slitterà a martedì 22 agosto.

    Vediamo la situazione nel Magentino. Anche qui gli operatori non saranno operativi nella giornata di martedì 15 agosto. A Magenta le raccolte di umido, vetro, carta, plastica e rifiuti indifferenziati saranno posticipate a mercoledì 16 agosto. Subirà il posticipo a mercoledì 16 anche la raccolta dei rifiuti indifferenziati nel Comune di Boffalora sopra Ticino. Servizi anticipati, invece, a lunedì 14 nei Comuni di Ossona (rifiuti indifferenziati) e di Cuggiono (vetro e plastica).

    Anche a Cornaredo gli operatori non saranno in servizio nella giornata di martedì 15 agosto. La raccolta dell’umido slitta a venerdì 18 e quella dei rifiuti indifferenziati a martedì 22 agosto. In tale Comune la piattaforma rifiuti resterà chiusa non solo nella giornata festiva di martedì 15, ma anche in quella di lunedì 14.

    Non saranno in servizio neppure gli operatori del Numero Verde (800- 196363), che torneranno a rispondere alle chiamate il giorno successivo (mercoledì 16).