Categoria: Ambiente

  • Lago Maggiore, da domani a Sesto Calende solo deflusso minimo vitale

    A partire da domani, venerdi’ 11, dalla diga della Miorina a Sesto Calende, l’infrastruttura che regola i rilasci di acqua dal bacino del Lago Maggiore verso il Ticino e il sistema dei canali irrigui del novarese e della Lomellina, uscira’ soltanto il cosiddetto deflusso minimo vitale.

    Si tratta della quantita’ minima di acqua necessaria per non alterare l’equilibrio biologico dei corsi d’acqua che stanno a valle del Lago. Lo conferma Doriana Bellani, la direttrice del Consorzio Ticino, che gestisce la diga. Da alcuni giorni sulla gestione dei livelli del lago e sui rilasci destinati agli usi agricoli sono in corso proteste contrapposte: da una parte gli operatori del turismo e in particolare della navigazione lamentano lo svuotamento del bacino a causa delle grandi quantita’ d’acqua inviate ai canali con conseguenti difficolta’ per i traghetti; dall’altra i risicoltori che chiedono di mantenere ancora per qualche giorno alta la quantita’ d’acqua prelevata dal lago: sono i giorni cruciali per la coltivazione del riso e una riduzione forte della disponibilita’ potrebbe danneggiare le aziende. Un tentativo di mediazione e’ stato messo in campo ieri dalla Regione Piemonte, ma a quanto pare invano: anche oggi la portata d’acqua inviata ai canali e’ stata ulteriormente ridotta rispetto a ieri: alle 8 di questa mattina uscivano dalla Miorina 118 metri cubi al secondo, contro i 124 di ieri alla stessa ora. Ieri sera, di fronte alla prospettiva di un “taglio” della disponibilita’ d’acqua , il Consorzio di Irrigazione Est Sesia, che gestisce i canali del Piemonte Orientale e della Lomellina aveva proclamato lo stato di emergenza, annunciando una “rotazione” dell’afflusso di acqua nelle diverse aree della rete.

  • Regione Lombardia, deficit idrico passa dal 66 al 21% del 2023

    MILANO In Lombardia il deficit di riserve idriche, a fine luglio, si attesta intorno al 21%, mentre lo scorso anno, nello stesso periodo, era di quasi il 66%. Ne dà notizia l’assessore regionale Massimo Sertori (Enti locali, montagna, risorse energetiche e utilizzo risorse idriche), sottolineando che “rispetto a un anno fa, la situazione, grazie agli apporti del mese di maggio e alla gestione parsimoniosa della risorsa attuata nei primi mesi del 2023, appare oggi complessivamente meno preoccupante, e corrispondente ad un grado di severità idrica bassa.

    È quindi parzialmente colmato il deficit delle riserve lombarde che, solo lo scorso aprile, risultavano ancora dimezzate rispetto alla media e inadeguate a sostenere la stagione irrigua, che invece ora sta proseguendo senza criticità”. Il totale delle riserve idriche disponibili è di circa 1,32 miliardi di metri cubi d’acqua, 200% rispetto allo scorso anno nel medesimo periodo, quando le riserve lombarde ammontavano a 0,56 miliardi di metri cubi d’acqua (+760 milioni metri cubi). “Per la particolare situazione del lago di Como – rimarca Sertori – si è reso necessario coinvolgere anche per quest’anno i gestori degli invasi idroelettrici, al fine di sostenere le portate in ingresso al lago e quindi i livelli del lago, sostegno che è stato garantito fino alla fine di luglio (4 milioni di metri cubi al giorno). Parallelamente, gli utenti irrigui si sono impegnati a contribuire al mantenimento dei livelli del lago attraverso un uso parsimonioso della risorsa, con progressiva riduzione delle erogazioni dal lago. Sul lago di Garda è pienamente rientrata una crisi idrica che sembrava irrecuperabile, e i livelli attuali risultano in linea con il periodo di riferimento. Sul lago d’Idro, infine, sono in corso interlocuzioni con la Provincia Autonoma di Trento per la gestione coordinata degli invasi Alto Chiese nei primi 20 giorni di agosto”.

  • Parco Ticino, nasce il corpo dei Guardiaparco

    Parco Ticino, nasce il corpo dei Guardiaparco

    Il Consiglio di Gestione del Parco mette mano al regolamento, ormai datato, aggiornando il ruolo di questa figura fondamentale. E’ solo una delle tante novità annunciate ieri, “Giornata mondiale dei Guardiparco”, che riguardano il settore Vigilanza annunciate

    Magenta – Nuovi mezzi, nuovi strumenti di videosorveglianza, nuovo personale ma soprattutto un nuovo regolamento che istituisce il Corpo dei Guardiaparco e aggiorna il loro ruolo. Sono tante le novità nel settore Vigilanza annunciate oggi dal Parco del Ticino proprio nella giornata che celebra a livello mondiale la figura dei Guardiaparco.

    “E’ un periodo di notevoli cambiamenti e soprattutto di novità per il nostro settore Vigilanza – spiega il consigliere delegato Massimo Braghieri-. A cominciare dall’acquisto di due nuovi mezzi, alla messa a disposizione di alcuni ulteriori pick-up, all’arrivo di nuove attrezzature come le fototrappole e le videocamere di ultima generazione, ma soprattutto siamo finalmente riusciti ad approvare il regolamento che istituisce il corpo dei Guardiaparco. Una novità importante perché il regolamento in vigore è del 1992 e da allora a livello legislativo tante cose sono cambiate”.

    Il nuovo regolamento istituisce il Corpo di Vigilanza del Parco del Ticino, permettendo l’introduzione di nuove forme organizzative del servizio svolto dai Guardiaparco. Vengono specificate le funzioni del personale di vigilanza, sia sotto il profilo tecnico delle diverse norme e diverse materie di intervento, sia sotto il profilo delle funzioni di polizia svolte dai Guardiaparco. Il capo II è dedicato all’organizzazione del Corpo di Vigilanza, con riferimento alle diverse figure gerarchiche, all’organizzazione dei servizi e alla formazione professionale. Vengono infine affrontati gli aspetti relativi all’uniforme, alle armi d’ordinanza, alla gestione dei registri.

    “Il regolamento – prosegue Braghieri – è stato elaborato da un gruppo di lavoro composto dal Direttore, dal Comandante della Vigilanza e dal Responsabile dell’Area Legale, è stato preventivamente confrontato e condiviso con il personale di vigilanza. Questo strumento, oltre agli importanti aspetti di miglioramento nell’organizzazione del lavoro, permetterà una ulteriore valorizzazione dei Guardiaparco, figure fondamentali per il presidio del territorio, per il supporto alle attività dei diversi settori del Parco, per il costante dialogo con la cittadinanza e i fruitori”.

    Tra i molti cambiamenti del settore Vigilanza, uno fondamentale è il bando che si è chiuso pochi giorni fa e che consentirà all’Ente magentino di avere una graduatoria da cui attingere per l’assunzione di nuovo personale. “L’arrivo di nuovi Guardiaparco è fondamentale per poter controllare un territorio così vasto come quello del parco del Ticino – aggiunge Mirko Mereghetti, Comandante del Settore Vigilanza-. Per quanto riguarda i sistemi di videosorveglianza, abbiamo partecipato al bando di Regione Lombardia lo scorso anno e abbiamo ottenuto un finanziamento per l’acquisto di strumenti di videosorveglianza mobile, quelli che il nostro territorio richiede. Si tratta di fototrappole e videocamere di nuova generazione che consentono il rilevamento delle targhe soprattutto in chiave antibracconaggio. Per quanto riguarda il regolamento, credo che il riconoscimento del Corpo dei Guardiaparco sia stato uno snodo fondamentale. Abbiamo gettato le basi per fare un servizio di vigilanza più efficiente e più efficace”.

    ? In allegato una foto con il comandante Mirko Mereghetti, il consigliere delegato Massimo Braghieri e le Guardiaparco Barbara Badino e Orietta Cortesi

  • Gruppo CAP aderisce al Manifesto Imprese per le Persone e la Società

    Gruppo CAP aderisce al Manifesto Imprese per le Persone e la Società

    Gruppo CAP, la green utility che gestisce il servizio idrico integrato della Città metropolitana di Milano, è tra i firmatari promotori del Manifesto “Imprese per le Persone e la Società”. Il testo è stato presentato a Roma dall’UN Global Compact Network Italia – rete locale del Global Compact delle Nazioni Unite per la promozione dello sviluppo sostenibile e della sostenibilità d’impresa, a cui CAP aderisce dal 2023.

    MILANO – Gruppo CAP, la green utility che gestisce il servizio idrico integrato della Città metropolitana di Milano, è tra i firmatari promotori del Manifesto “Imprese per le Persone e la Società”. Il testo è stato presentato a Roma dall’UN Global Compact Network Italia – rete locale del Global Compact delle Nazioni Unite per la promozione dello sviluppo sostenibile e della sostenibilità d’impresa, a cui CAP aderisce dal 2023.

    Con la firma al Manifesto, Gruppo CAP si impegna a rafforzare il ruolo della dimensione sociale nelle sue strategie aziendali per generare valore a lungo termine anche nella catena di fornitura e nelle comunità in cui opera. Il Manifesto è disponibile qui.

    Il Manifesto è stato presentato nel corso di “La Dimensione Sociale: l’impegno delle imprese per People e Prosperity”, ottava edizione del Business & SDGs High-Level Meeting, l’evento annuale promosso da UN Global Compact Network Italia e dedicato ai Presidenti ed Amministratori Delegati delle aziende italiane aderenti all’iniziativa onusiana.

    “Da sempre siamo impegnati nella promozione di una cultura d’impresa fondata sull’attenzione, sul rispetto delle diversità, sulla valorizzazione e sull’inclusione, spiega Alessandro Russo, Amministratore Delegato di Gruppo CAP. Come Azienda pubblica, riteniamo essenziale lavorare per assicurare un ambiente di lavoro in cui chiunque si possa sentire accolto e rispettato. Abbiamo adottato un impegno etico che ci impegna in questo senso non solo all’interno della nostra azienda, ma anche con partner e stakeholder e recentemente abbiamo firmato un Protocollo d’Intesa con la Consulta Femminile di Milano. Con l’adesione al “Manifesto Imprese per le Persone e la Società” intendiamo proseguire sulla strada intrapresa, aggiungendo ulteriore impegno concreto nei confronti di tutti i nostri collaboratori”.

    Il Global Compact delle Nazioni Unite è un’iniziativa speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite che ha il mandato di guidare e sostenere la comunità imprenditoriale globale nel promuovere gli obiettivi e i valori delle Nazioni Unite attraverso pratiche aziendali responsabili. Con più di 20.000 aziende e oltre 3.000 firmatari non profit con sede in 162 paesi e 69 reti locali, l’UN Global Compact è la più grande iniziativa di sostenibilità aziendale nel mondo.

    Il Global Compact delle Nazioni Unite opera in Italia attraverso l’UN Global Compact Network Italia (UNGCN Italia), organizzazione costituitasi in Fondazione nel 2013 dopo dieci anni di attività come gruppo informale. Il Network italiano opera anzitutto per promuovere l’UN Global Compact ed i suoi Dieci Principi attraverso il dialogo istituzionale, la produzione di conoscenza e la diffusione di buone pratiche di sostenibilità. È, altresì, impegnato nell’avanzamento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) fissati dalle Nazioni Unite per il 2030. Oltre 600 imprese ed organizzazioni non profit italiane partecipano all’UN Global Compact.

  • Rho, altri 5 milioni di euro dal PNRR per il Bozzente

    RHO Il percorso del fiume Bozzente si snoda sul territorio di Rho in parte a vista e in parte tombinato. L’attenzione del Comune di Rho e di altre istituzioni si concentra sul torrente al fine di garantire il corretto scorrimento delle acque e quindi anche di evitare esondazioni e danni strutturali legati a fenomeni di improvvise e violente precipitazioni.

    Fondi di Regione Lombardia per il tramite di Aipo, Agenzia interregionale per il fiume Po, hanno recentemente permesso di ripulire e consolidare gli argini del torrente nel tratto scoperto che si sviluppa da Biringhello sino alla caserma dei vigili del fuoco. Oltre 8 milioni di euro, dedicati a questo scopo da Regione Lombardia, sono destinati alla realizzazione di vasche di laminazione nella zona di Biringhello, che permetteranno di trattenere le acque in eccesso e ridurne il flusso in caso di forti piogge, sia sullo scolmatore e soprattutto sul tratto di torrente che attraversa la città di cui la metà tombinato. Lavori di cui ancora va deciso l’avvio. Ora, come attestato dalla Circolare sul decreto assegnazioni per la messa in sicurezza degli edifici, emessa il 14 luglio 2023 nell’ambito dei documenti del Piano di ripresa e resilienza, Rho viene indicata nell’elenco degli enti beneficiari dei finanziamenti per un totale di cinque milioni di euro per la sistemazione delle tombinature del Bozzente. Il che significa che il totale dei fondi Pnrr connessi al progetto complessivo “Rho la città che cambia” salgono da 58 a 63 milioni.

  • A che punto è la crisi idrica in Italia?

    La situazione idrica in Italia è diventata una sfida critica, poiché la carenza di piogge adeguate per riempire i bacini e la mancanza di infrastrutture adeguate per affrontare gli impatti della crisi climatica stanno creando gravi preoccupazioni per il futuro del paese.

    Dati allarmanti sull’andamento delle risorse idriche sono stati riportati dall’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e di Tutela dei Territori e delle Acque Irrigue (Anbi), soprattutto riguardo ai grandi laghi del Nord. I livelli di riempimento di questi laghi, come il lago Maggiore, lago d’Iseo, lago di Como e lago di Garda, sono stati significativamente inferiori rispetto a quelli registrati a gennaio 2022, a causa della mancanza di precipitazioni sufficienti.

    L’analisi della situazione idrologica dell’Italia è stata effettuata attraverso il modello idrologico “Bigbang” dell’Ispra, che ha fornito un quadro completo e dettagliato della situazione delle risorse idriche nel paese dal 1951 al 2021.

    Uno degli aspetti critici legati alla siccità è il deficit idrico, in cui l’acqua necessaria supera l’acqua disponibile. Questa situazione è particolarmente preoccupante perché influisce sulla disponibilità di risorse idriche essenziali per le necessità quotidiane e le attività agricole e industriali.

    Le origini del problema

    La diminuzione delle risorse idriche è principalmente attribuita agli impatti dei cambiamenti climatici. Tra le principali cause vi sono una riduzione delle precipitazioni, un aumento dell’evaporazione dagli specchi d’acqua e la traspirazione dalla vegetazione, tutte conseguenze dell’incremento delle temperature. Il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) ha fornito dati preoccupanti riguardo alla popolazione italiana. Tra il 6% e il 15% dei cittadini vive in aree esposte a una grave siccità.

    L’alta pressione atmosferica è un’altra delle cause principali della siccità in Italia, espandendosi verso il paese negli ultimi anni. E’ questo, infatti, uno dei fenomeni che ha contribuito alla diminuzione delle precipitazioni e alla crescita dei periodi di siccità, portando a una diminuzione dei livelli d’acqua nei fiumi e nei laghi.

    Le proiezioni future evidenziano possibili conseguenze dei cambiamenti climatici sulla disponibilità delle risorse idriche, rendendo indispensabile l’adozione di azioni efficaci per mitigare le pressioni antropiche. È fondamentale investire energie nel promuovere strategie di adattamento e sostenibilità nell’uso delle risorse per affrontare la sfida della crisi idrica.

    Le possibili soluzioni

    L’Unione Coltivatori Italiani (UCI) ha messo in luce che la siccità è una tendenza drammatica consolidata negli ultimi decenni. L’agricoltura è particolarmente colpita, con aree coltivabili per ortaggi, cereali e riso che si riducono drasticamente. I danni causati dalla siccità all’agricoltura sono stimati a circa 6 miliardi di euro, con previsioni allarmanti per l’estate in arrivo.

    È fondamentale adottare misure tempestive per proteggere il settore agricolo e garantire la sicurezza alimentare. L’UCI ritiene indispensabile un coordinamento interministeriale e la creazione di un piano idrologico nazionale per garantire un’adeguata gestione delle risorse idriche e monitorare la situazione.

    Gli esperti hanno fornito preziosi consigli per affrontare la crisi idrica, sottolineando l’importanza di adottare azioni di mitigazione delle pressioni antropiche, inclusa la riduzione delle emissioni di gas serra, e di promuovere una gestione sostenibile delle risorse idriche per preservare il futuro del paese. È cruciale garantire la sostenibilità nell’uso delle risorse idriche e proteggere questa preziosa risorsa per garantire la sopravvivenza e il benessere delle generazioni future.

    Le istituzioni possono adottare diverse soluzioni per affrontare la crisi idrica. L’implementazione dell’irrigazione a goccia e dell’agricoltura di precisione rappresentano alcune delle possibili azioni per ridurre gli sprechi di acqua. Inoltre, gli interventi strutturali nelle città, come la costruzione di spazi verdi e l’efficienza del sistema idrico, possono contribuire a contrastare la crisi.

    C’è però un aspetto positivo, rappresentato dal buono stato ecologico delle acque superficiali interne di fiumi e laghi in Italia, con oltre il 43% dei corpi idrici che raggiungono un’ottima qualità, evidenziando la cura con cui sono gestite queste risorse. Inoltre, nel periodo 2016-2021, lo stato chimico delle risorse idriche sotterranee è migliorato, raggiungendo il 70% di buono stato, segnalando progressi positivi nella gestione delle risorse idriche sotterranee del paese.

    Non ci resta che chiederci : quali azioni concrete saranno intraprese per ridurre le emissioni di gas serra e mitigare gli impatti dei cambiamenti climatici sulla disponibilità delle risorse idriche? Come sarà possibile incentivare l’adozione di pratiche sostenibili nell’uso delle risorse idriche sia nel settore agricolo che urbano? Quali nuove tecnologie e soluzioni innovative verranno implementate per affrontare la crisi idrica in modo efficace ed efficiente?

    Fonte: https://www.prontobolletta.it/news/crisi-idrica-in-italia/

  • Parco del Ticino: danni in Fagiana. Sconsigliato il percorso lungo i sentieri

    MAGENTA Effetti visibili e pensati anche nei centri del Parco Ticino e lungo la sua estesa rete di sentieri, dopo l’eccezionale ondata di maltempo di ieri notte.

    Ieri mattina la direzione del Parco ha diffuso una nota nella quale “si sconsiglia di percorrere la rete di sentieri all’interno del Parco a causa dei danni causati dal maltempo. Il Parco sta effettuando una verifica delle situazioni più critiche che durerà per i prossimi giorni. Seguiranno aggiornamenti su questi canali.
    Grazie a tutti per la comprensione”.

    Dalle prime ore di ieri mattina- dopo la violenta ondata di maltempo che si è scatenata alle 4 di notte nel Parco- direttore, tecnici, guardiaparco e servizi operativi dell’Ente, con il fondamentale supporto dei volontari, stanno cercando di arginare i danni arrecati dal temporale.

    SITUAZIONE IN FAGIANA
    Alberi caduti, danni ai tetti della struttura operativa dellEnte, problemi di infiltrazione d’acqua in sede, danni alle pompe idriche dell’incubatoio ittico, strade interrotte ed altri problemi si sono immediatamente palesati a chi ha effettuato i controlli.

    Il Parco, conclusi i sopralluoghi descritti poc’anz, SCONSIGLIA vivamente di effettuare escursioni nei boschi in questi giorni. In particolare evitare di andare in Fagiana, pesantemente danneggiata dal maltempo.

  • Legambiente: catastrofe climatica in Lombardia

    Legambiente: “I ristori non bastano più, bisogna prevenire, subito priorità alla crisi climatica. Città e territori devono ricevere più fondi per adattamento e mitigazione, serve una strategia più immediata ed efficace o presto i fondi per le emergenze diventeranno la norma”

    Milano, Como, Brescia, Luino, Gessate, Lissone, Cremona, Varese, Monza, Seregno, Busto Arsizio, la lista può continuare: sono le località lombarde dove nelle ultime settimane si è abbattuta la furia degli eventi meteorologici estremi. Grandine, vento, pioggia; crolli, abbattimenti, allagamenti.

    Per bocca dell’assessore La Russa, il governatore della Regione Lombardia Attilio Fontana ha comunicato di voler chiedere al governo lo stato di calamità naturale.

    “Inutile dare la colpa a un clima impazzito, se siamo noi ad essere meno saggi di ciò che questa difficile congiuntura richiederebbe. Ci vogliono nuove strategie e investimenti slegati dalle emergenze” osserva Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia. “Un aumento di questi fenomeni nella regione più popolosa e attiva d’Italia disegnano una catastrofe ricorrente, sarebbe forse meglio dire permanente: tra la siccità registrata l’anno scorso e gli eventi estremi di questo ultimo mese c’è una correlazione strettissima. O ci si adatta al cambiamento climatico o saremo destinati ad avere sempre più danni, non solo materiali. Il nostro pensiero e la nostra vicinanza va alle famiglie delle vittime di questi due giorni. Prevenzione ed adattamento salvano anche vite umane”.

    Calamità come queste sono sempre più frequenti, al punto da far pensare che il nesso causa-effetto tra distruzione e ristoro, uno strumento necessario ai cittadini danneggiati che in mancanza di politiche strutturate di mitigazione e adattamento rischia però di essere inefficace. È necessaria una strategia di intervento permanente, perché linee guida e piani, soprattutto se non accompagnate da investimenti e azioni, non sono in grado di rispondere alla vulnerabilità di fronte alla crisi climatica dei sistemi socioeconomici della regione. Il “Documento di azione regionale per l’adattamento al cambiamento climatico della Lombardia” (2016), a sua volta derivato dalla Strategia Regionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (2015) sono stati concepiti in anni nei quali gli eventi estremi avevano una frequenza molto bassa, circa sei volte in meno rispetto allo scorso 2022.

    Le città e i territori lombardi devono essere messi in sicurezza e sostenuti per migliorare la loro capacità di resistere a questa crescita esponenziale; arrivare ex-post per constatare e riparare i danni non basta più.

    In attesa dell’approvazione in via definitiva del Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (al momento fermo dopo la fase di VAS, Valutazione ambientale strategica) e della legge sul consumo di suolo, attesa da più di undici anni, la Lombardia può e deve fare di più per dimostrare di proteggere l’ambiente e l’economia, dando priorità alla crisi climatica, evitando di nascondersi dietro i dati economici che, proprio per l’effetto degli eventi estremi, potrebbero andare in crisi.

    “Il cambiamento climatico non è il titolo di un libro! È una realtà che ha bisogno di strategie per essere affrontata, salvando l’ambiente e le persone. Depavimentare, ricreare lo spazio pubblico urbano più verde, abbassare il livello di emissioni in atmosfera, mettere in sicurezza il territorio prevenendo il rischio idrogeologico, fare una corretta manutenzione al patrimonio arboreo cittadino, adeguare il sistema fognario, sono tutte azioni che possono rendere meno complicato il passaggio di eventi estremi nel nostro territorio. E invece cosa si fa?” conclude Meggetto “si pagano i danni e si continua come prima”.

    I dati Città Clima di Legambiente sulla Lombardia.

    • 179 eventi dal 2010 al giugno 2023 incluso (su 1.732 totali in Italia);

    • di cui 51 allagamenti da piogge intense, 47 danni da trombe d’aria e raffiche di vento, 27

    esondazioni fluviali, 20 danni da siccità prolungata, 10 danni alle infrastrutture, 10 frane da piogge

    intense, 9 danni da grandinate, 4 eventi di temperatura record, 1 danno al patrimonio storico da

    piogge intense;

    • 13 vittime in Lombardia (su 331 totali);

    • tra le province le più colpite sono: provincia di Milano con 45 casi, Varese con 30, Brescia e Como

    16 ciascuna;

    • tra i Comuni: Milano (30), Como (6), Blevio, Luino, Cremona e Varese, tutte con 4 casi

  • Salvare l’ecologia da verdi e feticci green- di Alain De Benoist

    La teoria dello sviluppo sostenibile vuol fare quadrare il cerchio: guardandosi dal mettere in discussione il capitalismo, che è la maggiore causa della devastazione della Terra perché per sua natura combatte tutto ciò che rischia di ostacolare l’espansione planetaria del mercato, pretende di difendere l’ambiente senza però ripudiare l’ideale moderno della crescita.

    Martin Heidegger ha scritto nella sua Introduzione alla metafisica (1935): «L’oscuramento del mondo, la fuga degli dei, la distruzione della Terra, la gregarizzazione dell’uomo, il sospetto odioso verso tutto ciò che è creativo e libero, tutto ciò ha raggiunto, su tutta la Terra, proporzioni tali che categorie infantili come pessimismo e ottimismo da tempo sono diventate ridicole».

    Sono parole che si applicano benissimo all’ecologia. Oggi, a parte qualche scontroso reazionario, tutti si dicono ecologisti. Se ne potrebbe essere lieti se, dell’ecologia, non si potessero avere le idee più diverse, le peggiori come le migliori. Lo testimoniano le due forme di ecologia più diffuse nel solco dell’ideologia dominante: da un lato il “capitalismo verde” e il suo corollario, lo “sviluppo sostenibile”, dall’altro l’ecologismo radical chic, che è anche quello dei partiti Verdi.

    La teoria dello sviluppo sostenibile vuol fare quadrare il cerchio: guardandosi dal mettere in discussione il capitalismo, che è la maggiore causa della devastazione della Terra perché per sua natura combatte tutto ciò che rischia di ostacolare l’espansione planetaria del mercato, pretende di difendere l’ambiente senza però ripudiare l’ideale moderno della crescita. Ma, bisogna ripeterlo, non si può avere una crescita industriale e demografica infinita in uno spazio finito. Lo sviluppo sostenibile, pilotato da esperti che credono che l’ideologia si riduca alle anomalie climatiche e all’impronta carbone, che contano sulle “tecno soluzioni”, cioè sul ricorso a sempre più tecnica per correggere la tecnica, e vogliono decidere su tutto in termini di quantità e redditività perché nella natura vedono solo un oggetto da gestire, si accontenta di rinviare le scadenze, adottando l’atteggiamento di un pilota di nave che, avvertito di star dirigendosi contro gli scogli, decide di ridurre la velocità invece di cambiare rotta. Chi parla di ecologia senza mettere sotto accusa il capitalismo farebbe meglio a tacere.

    L’ecologismo radical chic, invece, funziona sulla tematica del pentimento morale in una prospettiva “planetaria” e apocalittica («pentitevi, perché la fine è vicina!»). Veicolato da piccoli borghesi delle grandi città che non hanno alcuna idea di cosa sia davvero la natura (i cacciatori la conoscono e la rispettano meglio di loro), perorano un’ecologia fondamentalmente punitiva col pretesto di “far del bene al pianeta”, che ai loro occhi non è che uno spazio mondiale in via di unificazione. Come fare del bene al pianeta? Proibendo gli alberi di Natale, il foie gras, la caccia alla lepre e le corride, favorendo la promozione delle pale eoliche e dei monopattini elettrici, vandalizzando le opere d’arte o magari legalizzando la cannabis e inviando carri all’Ucraina. Strano modo di preservare l’ambiente.
    Che fare, allora, se si vuol restituire all’ecologia il suo vero senso? Innanzitutto evitare quella che Bernard Charbonneau chiamava la «periferizzazione del mondo», la trasformazione del mondo in una periferia senza fine, fatta di costruzioni industriali, sedi di grosse società, terre desolare, “grandi insiemi” e centri commerciali. Impedire la devastazione del mondo da parte di un capitalismo liberale che cerca solo di massimizzare i profitti. Preservarlo dall’accelerazione del tempo e dal restringimento dello spazio. Farne un luogo non solo vivibile, ma abitabile.

    Questa ecologia è un’ecologia del locale, del territorio, del paesaggio, del sito, del «luogo che fa legame» (Michel Maffesoli). L’ecologista sincero è un amico dei luoghi, che sono altrettanti abiti con cui i popoli hanno rivestito la Terra. I luoghi, come gli uomini che li abitano, non sono intercambiabili, anche se entrambi vivono nell’orizzonte della precarietà. Friedrich Nietzsche diceva che «l’occhio del nichilista idealizza nel senso della bruttezza». La bruttezza oggi è voluta e ricercata, perché la bellezza è considerata superata. Occorre restituire al mondo la sua bellezza e la sua diversità, a partire dalla diversità dei popoli e delle culture.

    Non si tratta solo di rispettare l’ambiente, ma di rifondare un’amichevole connivenza fra l’uomo e la natura, che si potrebbe riassumere nei termini di Martin Buber: sostituire l’io-tu all’io-ciò. Ritrovare il senso del cosmos. Smettere di ragionare secondo il dualismo soggetto-oggetto ereditato da Cartesio che inaugura un’assoluta separazione tra la cultura e la natura, gettando le basi di quello che Augustin Berque chiama il paradigma occidentale moderno classico.

    Armonia ma non fusione. Perché bisogna anche respingere l’ecologismo New Age, mistico e fusionale, e l’antispecismo, che vuole dimenticare che l’uomo è creatore di se stesso perché, contrariamente agli altri animali, l’ambito che gli appartiene in proprio è la storicità. Solo l’uomo diviene storicamente. L’umanità è una solo biologicamente; culturalmente è per forza molteplice. L’uomo non ha un ambiente specifico. Crea il suo a sua guisa, e questa disposizione sfocia nella diversità delle culture.

    L’ecologia è fondamentalmente conservatrice, poiché si batte per il rispetto degli ecosistemi e dei cicli naturali, valorizza il radicamento, rifiuta il saccheggio dei paesaggi, ha il senso della terra, diffida tradizionalmente dei danni provocati in nome del produttivismo e del progresso. Ma è anche rivoluzionaria. Nel 1937, Bernard Charbonneau pubblicò un articolo intitolato Il sentimento della natura, forza rivoluzionaria, constatando che «in un mondo che si lascia andare nel corso del Niagara economico, la conservazione diventa rivoluzionaria». Aveva ragione. Cambiare rotta sarebbe un atto molto profondamente conservatore e perfettamente rivoluzionario.

    (tradotto e pubblicato dal Grece Italia)

    Di Alain De Benoist

  • Maltempo: il report della Protezione Civile di Regione Lombardia

    MILANO La Sala operativa della Protezione civile regionale, coordinata dall’assessore alla Sicurezza e Protezione Civile, Romano La Russa, ha emesso – alle ore 17.30 di oggi – il report che segue, relativo ai disagi causati dal maltempo che ha interessato la Lombardia nelle ultime ore.

    Purtroppo, si registra anche una vittima a Lissone, a causa della caduta di un albero. “Ai suoi familiari e ai suoi cari – dice l’assessore regionale alla Protezione civile, Romano La Russa – giunga il cordoglio e la vicinanza della Regione Lombardia. Una tragedia tanto assurda quanto grave che colpisce un’intera comunità”.

    IL REPORT
    A partire dalle ore 14 circa di questo pomeriggio, precipitazioni a carattere di rovescio e temporale, in spostamento da ovest verso est, stanno interessando l’Alta Pianura e la Fascia Prealpina. Localmente si stanno verificando anche rinforzi di vento e grandinate. Dal tardo pomeriggio è previsto un acutizzarsi dei fenomeni, che coinvolgeranno anche i settori di pianura e potranno essere di forte intensità.

    Nelle ultime 6 ore sono state registrate le seguenti cumulate di pioggia massime:

    Varese: 44 mm
    Monza Brianza: 34 mm
    Milano: 33 mm
    Lecco: 29 mm
    Bergamo: 25 mm

    I livelli idrometrici dei principali corsi d’acqua monitorati attualmente si mantengono al di sotto delle soglie di allertamento, fatta eccezione per il Seveso e il Lambro che, rispettivamente, nelle stazioni di via Valfurva e di via Feltre, hanno superato la soglia di ordinaria criticità. Il livello dei due torrenti è attualmente in diminuzione.

    LE SEGNALAZIONI RICEVUTE

    Provincia di Monza e Brianza

    Monza: molti alberi caduti, chiusi il Parco e la Stazione ferroviaria.
    Lissone: SOREU ha confermato alla SOR il decesso di una donna di 58 anni a causa della caduta di un albero, a seguito del maltempo.
    Busnago: tetto in amianto danneggiato dal temporale con conseguente dispersione di frammenti sulla strada. La SOR ha provveduto ad informare sindaco e ATS. In corso operazioni di rimozione di un albero caduto su SP176.
    Segnalati alberi caduti su auto a Bernareggio e Vimercate.

    Provincia di Milano

    Legnano: caduta di 3 alberi due dei quali su auto con persone a bordo, 2 persone soccorse dal 118. Allagamenti diffusi a sottopassi.
    Cerro Maggiore: segnalata una probabile tromba d’aria che ha abbattuto una serie di piante.
    Milano: in viale Zara segnalata la caduta di alberi e grossi rami sulle autovetture in transito e parcheggiate al bordo strada. Nel quartiere Lambrate albero caduto in zona Politecnico. In corso evacuazione della comunità Exodus causa innalzamento del livello del Lambro nella stazione di via Feltre.
    ATM: la caduta di alberi in diverse strade ha danneggiato alcuni tratti della rete elettrica di alimentazione dei mezzi e ha imposto la chiusura di strade. Attivati servizi sostitutivi. M2 temporaneamente interrotta per alberi caduti tra Vimodrone e Cernusco sul Naviglio.
    Rho: tetto di un’abitazione danneggiato dal temporale.
    Cassano d’Adda: cedimento di una scarpata in viale delle Rimembranze con conseguente caduta di alberi.
    Città Metropolitana di Milano: attivati volontari Protezione civile per interventi nel milanese zona Canegrate, San Giorgio su Legnano e Rescaldina, Busto Garolfo prevalentemente per taglio piante.

    Provincia di Varese

    parecchi interventi per caduta alberi, allagamenti e tetti scoperchiati nella zona di Busto Arsizio, Caronno Pertusella, Gerenzano e Origgio.

    Provincia di Como

    3 interventi per alberi pericolanti nella zona di Olgiate Comasco e limitrofi.

    Provincia di Lecco

    Nessun intervento.

    Linee ferroviarie:

    Il servizio ferroviario sta subendo modifiche e interruzioni a causa dei danni subiti in diverse aree della rete lombarda.
    Le stazioni di Monza e Gallarate sono chiuse. Ritardi e variazioni per i treni delle linee S7, S8, S11, Regionali per Sondrio e Bergamo e sulla rete Ferrovienord S1, S2, S3, S4, Regionali per Como Nord, Varese Nord, Novara e Erba/Asso.

    ALLERTE EMESSE

    ‘Allerta arancione’ per rischio temporali e ‘allerta gialla’ per rischio idrogeologico, valida fino alle ore 18 di domani, martedì 25 luglio.

    Piano Provinciale fiume Oglio e torrente Val Rabbia – attivazione fase di ordinaria criticità scenario B (colate Val Rabbia) fino alle ore 18 del 25 luglio.