Categoria: Ambiente

  • Qualità dell’aria, il bilancio della stagione invernale 2025 in Lombardia

    Qualità dell’aria, il bilancio della stagione invernale 2025 in Lombardia

    Il mese di febbraio ha chiuso una stagione invernale caratterizzata da frequenti perturbazioni, risparmiando alla Pianura Padana lunghe fasi di alta pressione nelle quali l’inversione termica, ovvero l’accumulo di aria fredda, ‘prigioniera’ degli strati più bassi dell’atmosfera, trasforma l’aria che respiriamo in una micidiale trappola piena di inquinanti.

    L’inverno appena trascorso è stato dunque, sotto il profilo della qualità dell’aria, uno dei meno peggiori di sempre. Soprattutto l’Est della regione ha beneficiato di correnti orientali che hanno alleviato la cappa di polveri.

    Meno peggio però non significa che tutto sia andato liscio: negli unici due episodi di alta pressione, fortunatamente abbastanza brevi, verificatisi tra gennaio e febbraio, si sono comunque raggiunti livelli micidiali di concentrazioni di polveri sottili. Ed in ogni caso le concentrazioni medie misurate nel bimestre sono risultate lontanissime dalle soglie raccomandate per la tutela della salute, fino a tre volte più alte dei livelli raccomandati dall’OMS, e molto peggio per le polveri ultrafini (PM2.5), più nocive per la salute respiratoria e cardiovascolare.

    Anche quest’anno, i territori più colpiti da livelli elevati di polveri sono stati, oltre a Milano, i capoluoghi della Bassa Pianura, ed in particolare Cremona e Lodi. Osserviamo nuovamente come l’aria peggiore non è detto si respiri nelle città, anzi. Tra i piccoli e medi centri agricoli in cui sono presenti le stazioni di misura di ARPA Lombardia, località come Viadana, Bertonico, Crema hanno fatto registrare concentrazioni medie allineate a quelle dei relativi capoluoghi provinciali, mentre nelle zone a più alta concentrazione di allevamenti intensivi, come a Codogno e a Soresina, si è andati perfino oltre.

    “Il numero eccessivo di animali allevati nella Pianura lombarda e la conseguente produzione di decine di milioni di tonnellate di liquami, sono fattori chiaramente correlabili al cattivo stato di qualità dell’aria nella nostra regione,” dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia. “Nessuno sottovaluta il contributo della zootecnia alla bilancia agroalimentare lombarda, ma è arrivato il momento di chiederci se sia sostenibile concentrare milioni di capi in poche migliaia di Kmq, tra cui oltre la metà dei suini e un terzo di tutti i bovini da latte allevati in Italia. Ripensare le filiere dell’allevamento in Lombardia è una necessità, per la salute degli animali ma anche per la nostra”.

    Il discorso è leggermente diverso per i picchi di inquinamento, riguardo i quali Milano resta in testa alla classifica con oltre un giorno su tre di polveri oltre ogni limite. Sugli episodi acuti il contributo del traffico veicolare è infatti più significativo, e le grandi città, Milano prima fra tutte, dimostrano di soffrire ancora di livelli di congestione da traffico eccessivi.

    “Ci chiediamo cos’altro occorra affinché le città lombarde si decidano a fare fronte comune con il governo nazionale e regionale per meglio governare la mobilità urbana a suon di investimenti nel trasporto collettivo, indispensabile per ridurre l’impatto del traffico pendolare, commenta Federico Del Prete, responsabile mobilità e spazio pubblico di Legambiente Lombardia. “In regione, nonostante la pessima qualità dell’aria e i relativi impatti sulla sanità, continuiamo a vedere campi e boschi distrutti per fare spazio a nuove autostrade neanche fossimo negli anni Sessanta, mentre le città assistono inermi all’assedio del traffico motorizzato senza attivare misure credibili ed efficaci, a partire da una indispensabile revisione delle politiche della sosta su suolo pubblico.

  • AMAGA Abbiategrasso: al via il corso di educazione ambientale nelle scuole

    AMAGA Abbiategrasso: al via il corso di educazione ambientale nelle scuole

    “Abbiamo iniziato il nostro ciclo di incontri formativi nelle scuole primarie. Attraverso il gioco ed il racconto abbiamo imparato come prendersi cura dell’ambiente partendo dalla corretta raccolta differenziata. Perché se ci prendiamo cura tutti insieme del nostro mondo e della nostra comunità saremo più forti e potremo realizzare un futuro migliore sia per noi che per l’ambiente che ci circonda!”

    Con questo post attraverso i suoi canali social, Amaga SpA ha lanciato ufficialmente l’attività didattica nelle scuole con focus l’educazione ambientale. In particolar modo, il titolo dell’iniziativa che toccherà per il momento anche le scuole di Albairate, Cassinetta e Bareggio (oltre naturalmente Abbiategrasso) è “Giochiamo con l’Agenda 2030”.

    Prima tappa alla Primaria Umberto e Margherita di Savoia di Abbiategrasso dove sono coinvolte in questo percorso le classi seconde.

  • Il convegno Mab al Parco del Ticino: lanciato il nuovo video

    Il convegno Mab al Parco del Ticino: lanciato il nuovo video

    Essere parte di una Riserva di Biosfera significa vivere o lavorare in un territorio cui l’UNESCO ha riconosciuto a livello internazionale caratteristiche d’eccezionalità, dove uomo e natura custodiscono la capacità di convivere in equilibrio, promuovendo il benessere delle comunità residenti accanto alla salvaguardia del patrimonio naturalistico, storico, architettonico, culturale. In altre parole, un luogo in cui si incentiva uno sviluppo armonioso e duraturo – dove chi decide di investire tempo, impegno e lavoro in attività rispettose del paesaggio e dell’ambiente dispone di una “marcia in più”.

    Ma se agli addetti ai lavori può apparire quasi scontato che tale riconoscimento rappresenti un’occasione preziosa per la valorizzazione locale, tuttavia, per tanti target diversi – dai cittadini agli amministratori pubblici, dal mondo associazionistico a quello delle imprese o alle platee scolastiche – il programma “Man and Biosphere” (MAB) dell’UNESCO risulta ancora poco noto e il termine “Riserva di Biosfera” viene spesso confuso con quello di “ente parco”.

    Per questa ragione, il Parco Lombardo della Valle del Ticino, assieme al Parco Regionale Campo Dei Fioria e altri enti gestori della Riserva della Biosfera Ticino Val Grande Verbano (l’Ente di Gestione delle Aree Protette del Ticino e del Lago Maggiore e il Parco Nazionale della Val Grande), si è fatto promotore nello scorso giugno di un progetto volto a mettere a disposizione del territorio una serie di strumenti informativi, di comunicazione e di formazione utili a coloro che vogliano farsi portatori a propria volta dei valori connessi al possesso di questo prezioso riconoscimento.

    L’iniziativa, cofinanziata dalla Regione Lombardia nell’ambito dell’Avviso Unico Cultura 2024, è entrata adesso nel vivo della fase operativa con la produzione di 2 video informativi bilingue (italiano ed inglese) sulla Riserva MAB Ticino Val Grande Verbano e la realizzazione di materiali divulgativi aggiornati (opuscoli, brochure e roll-up, sempre in doppia lingua) a supporto dell’azione istituzionale della Riserva.

    Video e supporti informativi sono stati presentati al pubblico per la prima volta venerdì 28 febbraio 2025 alle ore 9.30 durante l’evento di lancio tenutosi presso Villa Castiglioni a Pontevecchio di Magenta (MI) – in occasione del quale si è avviato il percorso di formazione relativo alle opportunità derivanti dall’appartenenza alla Riserva MAB UNESCO previsto nell’ambito del progetto stesso.
    Durante la mattinata, si sono tenuti infatti i primi due moduli formativi: il primo – relativo ai principi e agli obiettivi del Programma MAB UNESCO – è a cura di Philippe Pypaert, esperto in gestione integrata dei siti UNESCO grazie alle competenze maturate durante la permanenza presso l’Ufficio UNESCO di Venezia (dal 1994 al 2017) dove ha lavorato come Specialista di Programma in Scienze Ambientali, coordinando le attività relative ad alcuni dei principali programmi ambientali dell’UNESCO (tra cui il MAB e la rete mondiale delle Riserve della Biosfera) – quindi presso l’Ufficio UNESCO di Pechino e il Segretariato del MAB nella sede centrale dell’UNESCO a Parigi; il secondo modulo è invece di approfondimento rispetto alla Riserva della Biosfera Ticino Val Grande Verbano, con la presentazione delle peculiarità dei grandi ambiti territoriali inclusi nell’area MAB a cura degli Enti Parco, riconosciuti come gestori, in attesa della definizione della governance.

    Questi primi moduli sono parte integrante di un’offerta formativa dedicata a target specifici (amministratori pubblici, tecnici, funzionari, portatori di interesse, guide turistiche etc.) – strutturata in video-lezioni che toccheranno tanti aspetti d’interesse del variegato territorio della Riserva, esplorando le tante opportunità derivanti dall’applicazione virtuosa dei principi del programma MAB e dall’appartenenza alla rete mondiale delle Riserve di Biosfera; non mancheranno approfondimenti sulle buone pratiche messe in atto sul nostro territorio, volte ad incentivare la crescita di collaborazioni e reti a livello locale, il coinvolgimento di enti e stakeholders territoriali nelle attività del MAB nonché potenziali fonti d’ispirazione per tutti coloro che lavorano nell’area della Riserva e hanno a cuore il suo avvenire.

    Dopo la conclusione del percorso, le lezioni saranno poi messe a disposizione di tutti per una futura fruizione sui canali social della Riserva MAB Ticino Val Grande Verbano.

    L’Assessore alla Cultura di Regione Lombardia Francesca Caruso così ha dichiarato:”Regione Lombardia ha creduto in questo progetto, cofinanziandolo nell’ambito dell’Avviso Unico Cultura 2024 perché riteniamo essenziale fornire strumenti efficaci di comunicazione e formazione. Le basi su cui costruire politiche territoriali di successo, coinvolgendo amministratori, imprese, associazioni e cittadini in un percorso condiviso di crescita sostenibile. I nuovi strumenti informativi e il percorso formativo presentati oggi rappresentano un passo concreto in questa direzione. Lavorare insieme per rafforzare il senso di appartenenza alla rete mondiale delle Riserve di Biosfera è una sfida che dobbiamo affrontare con responsabilità e visione”.

    Il Presidente del Parco Lombardo della Valle del Ticino Ismaele Rognoni, riguardo all’importanza del progetto, afferma che “spesso il lavoro quotidiano dei gestori di una Riserva di Biosfera consiste nel diffondere la consapevolezza di cosa significa davvero essere parte di un territorio MAB UNESCO – ossia vivere in un’area ricca di bellezza e di possibilità eppure fragile e bisognosa di protezione; un efficace laboratorio di ‘buone pratiche’, in cui la tutela dell’ambiente, la salvaguardia delle pratiche tradizionali e lo sviluppo di nuove attività nel rispetto del patrimonio di un territorio sono strettamente funzionali a garantire il benessere e la qualità di vita delle persone”.
    Tiziano Domenico Zocchi – Consigliere di Gestione del Parco Lombardo nonché moderatore degli interventi della giornata – sottolinea come “la sfida ambiziosa che ci proponiamo è quella di intercettare, sensibilizzare e informare/formare anche quelle realtà, esterne ai Parchi, ma ricadenti all’interno dell’area MAB, facendole entrare in un circuito virtuoso per la promozione e la valorizzazione del riconoscimento UNESCO, offrendo loro idee e strumenti per accedere a nuove risorse e opportunità”.

    Il Presidente del Parco Campo dei Fiori Giuseppe Barra ricorda infine come “l’esperienza MAB ha come obiettivo principale andare oltre la, logica dei confini, oltre i 4 parchi fondatori. Si deve andare oltre, abbracciare la realtà complessa in cui viviamo. Si deve lavorare mettendo a sistema tutti i soggetti che lavorano, che siano produttivi, culturali, ambientali. Si deve crescere nei principi fondamentali per le quali siamo stati insigniti di questo pregioso riconoscimento. Abbiamo bisogno di tutti, dalle Regioni, Province e Comuni, ma anche di ogni singolo cittadino. I primi con le politiche del territorio i secondi con i propri stili di vita che possiamo accompagnare con azioni di comunicazione e divulgazione.

    Dobbiamo fare nostri aspetti di natura educativa a partire dal passato per proiettarsi verso il futuro anche e soprattutto coinvolgendo i giovani e con la governance di un territorio mosaico di situazioni e ricchezze”.

  • Trecate: OK alle compensazioni ambientali per il Parco del Ticino

    Trecate: OK alle compensazioni ambientali per il Parco del Ticino

    Un progetto per opere e interventi di compensazione ambientale pari a 559.000 euro: è quanto stabilito dall’attuazione della convenzione tra la Città di Trecate e la ditta “Lcp Italy srl” di Milano, che, nel 2020, ha realizzato i pozzi geotermici a servizio del polo logistico lungo la Strada statale 11.

    <>.

  • Lombardia, superficie boschiva cresciuta del 45% in dieci anni

    Lombardia, superficie boschiva cresciuta del 45% in dieci anni

    La superficie boschiva in Lombardia è cresciuta del 45% in cento anni e ora copre circa 618 mila ettari, corrispondenti al 26% dell’intero territorio regionale. Il Rapporto sullo stato delle foreste in Lombardia, presentato ieri in commissione Agricoltura, presieduta da Floriano Massardi, rileva tendenze, criticità e grandi opportunità di un settore “che presenta uno scenario radicalmente cambiato rispetto a un secolo fa.

    Allora l’agricoltura montana avanzava a scapito dei boschi, ma questi successivamente hanno conquistato spazi sempre più ampi. Non è perciò possibile parlare oggi di deforestazione.
    Piuttosto occorre essere capaci di cogliere le opportunità offerte da tale sovrabbondanza, come del resto si sta facendo in Lombardia, ha scritto nell’introduzione del rapporto l’assessore regionale all’Agricoltura Alessandro Beduschi.

    “Il nostro impegno – ha detto Fabio Losio, presidente dell’ente regionale per i servizi all’agricoltura e alle foreste (Ersaf) – si colloca proprio a questo livello. Gestiamo infatti 16.500 ettari di boschi di proprietà regionale e ci occupiamo degli oltre 618.000 ettari boschivi di tutta la Lombardia”.


    “Il Rapporto presentato oggi, giunto alla sua diciassettesima edizione, sottolinea l’importanza di tutta la filiera legata all’ambiente e alla sua tutela così come le politiche di Regione Lombardia nella gestione e nel mantenimento di questa importante risorsa che gode di buona salute fornendo ricchezza e lavoro.
    Il patrimonio forestale rappresenta un insieme di risorse fondamentali per il futuro del nostro territorio e della nostra gente. Per questo motivo occorre assicurare un’attenzione continua e costante verso cura, manutenzione e sviluppo, proseguendo l’opera documentata oggi da Ersaf che, anzi, deve essere valorizzata sempre di più”, aggiunge Massardi.

  • Salute & sicurezza sul lavoro: la Città metropolitana di Milano raccoglie la sfida!

    Salute & sicurezza sul lavoro: la Città metropolitana di Milano raccoglie la sfida!

    La Città metropolitana di Milano, in qualità di preposto alla vigilanza in materia di polizia mineraria, ha effettuato un censimento che ha fornito un quadro dettagliato e aggiornato della forza lavoro, delle macchine e degli impianti impiegati nelle cave di ghiaia e sabbia operanti sul proprio territorio. Le informazioni raccolte sono state analizzate e sistematizzate in un report realizzato dal servizio cave di Palazzo Isimbardi.

    Il Rapporto illustra i dati (numero degli operatori e relative mansioni, provenienza dei vari macchinari presenti in cava ecc.), e le raccomandazioni frutto di quanto emerso nelle 26 cave dell’area metropolitana. Questo lavoro é finalizzato al miglioramento delle condizioni di lavoro, alla riduzione degli incidenti e a garantire un ambiente lavorativo più sicuro. L’obiettivo è quello di creare un circolo virtuoso in cui la sicurezza diventa un valore integrato nella cultura lavorativa delle cave, ma anche una sperimentazione che, se ottiene risultati positivi, sia estendibile in ambiti più ampi.

    In questo comparto è presente un numero elevato di lavoratori stranieri e ciò determina la necessità di attivare una formazione mirata perché sono soggetti a rischi correlati alle differenze linguistiche e culturali dei Paesi di origine.
    Inoltre la presenza di poco personale in cava determina un forte rischio di lavoro in solitaria che risulta essere estremamente pericoloso, perciò è necessario l’uso di moderne tecnologie di connettività e di sensori che consentano il monitoraggio da remoto e in tempo reale della posizione dei lavoratori.

    Infine è essenziale che le aziende instaurino una cultura che incoraggi i lavoratori a essere proattivi nella gestione della sicurezza: si implementerà, ad esempio, un sistema di segnalazione, studio e gestione dei “quasi incidenti” o “quasi infortuni”, ovverosia tutti quei casi in cui si è verificato un evento imprevisto che, per pura casualità non ha creato danni al lavoratore, la cui analisi determini l’introduzioni di correttivi.

    Così commenta il consigliere all’Ambiente Paolo Festa: “La sicurezza e la salute sui luoghi di lavoro sono temi drammaticamente attuali, secondo i dati dell’Inail in Italia nel 2023 sono stati 1041 gli incidenti mortali e quasi 600mila gli infortuni, si tratta di dati preoccupanti che, come amministratori locali, non ci possono lasciare indifferenti. È per questo abbiamo realizzato questo report con le relative prescrizioni che, se come auspichiamo, dovesse avere riscontri positivi cercheremo di ampliare ed estendere ad altri soggetti pubblici; il nostro vuole essere un contributo fattivo alla costruzione di una cultura della sicurezza condivisa con lavoratori e imprese”.

  • Parco Ticino: venerdì 28 febbraio evento MAB Unesco in Villa Castiglioni

    Parco Ticino: venerdì 28 febbraio evento MAB Unesco in Villa Castiglioni

    Essere parte di una Riserva di Biosfera significa vivere o lavorare in un territorio cui l’UNESCO ha riconosciuto a livello internazionale caratteristiche d’eccezionalità, dove uomo e natura custodiscono la capacità di convivere in equilibrio, promuovendo il benessere delle comunità residenti accanto alla salvaguardia del patrimonio naturalistico, storico, architettonico, culturale.

    Per questa ragione, il Parco Lombardo della Valle del Ticino, assieme al Parco Regionale Campo dei Fiori e altri enti gestori della Riserva della Biosfera Ticino Val Grande Verbano (l’Ente di Gestione delle Aree Protette del Ticino e del Lago Maggiore e il Parco Nazionale della Val Grande), si è fatto promotore nello scorso giugno di un progetto volto a mettere a disposizione del territorio una serie di strumenti informativi, di comunicazione e di formazione utili a coloro che vogliano farsi portatori a propria volta dei valori connessi al possesso di questo prezioso riconoscimento.

    L’iniziativa, cofinanziata dalla Regione Lombardia, verrà presentata per la prima volta venerdì 28 febbraio 2025 alle ore 9.30 durante l’evento di lancio che si terrà presso Villa Castiglioni a Pontevecchio di Magenta (MI) – in occasione del quale si terrà anche l’avvio del percorso di formazione relativo alle opportunità derivanti dall’appartenenza alla Riserva MAB UNESCO previsto nell’ambito del progetto stesso.

    Saranno presenti:

    Francesca Caruso – Assessore alla Cultura, Regione Lombardia

    Marco Gallo – Assessore con delega alle Aree Protette, Regione Piemonte

    Ismaele Rognoni – Presidente del Parco Lombardo della Valle del Ticino

    Giuseppe Barra – Presidente del Parco Regionale Campo dei Fiori

    Luigi Spadone – Presidente del Parco Nazionale della Val Grande

    Erika Vallera – Commissaria dell’Ente di Gestione delle Aree Protette del Ticino e del Lago Maggiore

  • ForestaMi, 700 nuove piante a Corbetta

    ForestaMi, 700 nuove piante a Corbetta

    Forestami, l’iniziativa che si propone di coinvolgere tutti, cittadine, cittadini, comunità locali, istituzioni, associazioni e aziende nella responsabilità di mitigare il cambiamento climatico attraverso la piantagione di 3 milioni di nuovi alberi entro il 2030 a Milano e nel territorio della Città metropolitana di Milano, arriva nel Comune di Corbetta con una nuova piantagione collettiva.

    Ieri, sabato 22 febbraio, gli abitanti di Corbetta hanno partecipato alla messa a dimora delle ultime piantine del progetto di via Croce, un impianto complessivo di 700 piante, di cui 490 alberi e 210 arbusti, su un’area di 6.600mq.

    “Oggi Corbetta compie un altro passo verso un futuro più verde con la piantumazione di nuovi alberi. Grazie all’iniziativa Forestami, stiamo arricchendo il nostro Bosco Urbano, migliorando la qualità dell’aria e la vivibilità della nostra città. Un grazie a tutti i cittadini che hanno partecipato a questo evento. Insieme stiamo creando un ambiente più sano e sostenibile per le generazioni future” ha dichiarato il Sindaco di Corbetta Marco Ballarini.

    Nell’area oggetto di intervento attualmente è presente un prato, situato nella parte sud del Bosco Urbano di Corbetta. Questa zona, dal particolare valore naturalistico-ambientale, è già dotata di una componente arborea e arbustiva molto importante, connettendo la campagna con il tessuto urbano.

    L’intervento di Forestami ha l’obiettivo di integrare e completare la forestazione a nord del bosco urbano, realizzata circa vent’anni fa. L’impianto arboreo e arbustivo vedrà altezza e profondità variabili per una funzione non solo estetica e naturalistica ma anche di controllo degli agenti inquinanti e di protezione dal rumore. Oltre alle specie autoctone verranno utilizzate alcune specie resistenti a prolungati periodi siccitosi come ad esempio il pino silvestre.

    Il progetto di forestazione è a cura della Cooperativa Demetra che si prenderà cura dell’area e delle piante per i prossimi cinque anni.

    Tra le principali specie arboree utilizzate vi sono il pino silvestre, il tiglio selvatico, il carpino bianco, il ciliegio e la roverella; gli arbusti che cresceranno qui sono il corniolo, l’evonimo europeo, il nocciolo, la sanguinella e il viburno.

  • Lombardia, siti orfani da risanare. Investimento da 65 mil di euro. Ci sono Bià, Boffalora, Turbigo, Morimondo

    Lombardia, siti orfani da risanare. Investimento da 65 mil di euro. Ci sono Bià, Boffalora, Turbigo, Morimondo

    Risulta conclusa la progettazione per la bonifica di tutti i 18 siti orfani della Lombardia interessati da un investimento complessivo di 65 milioni di euro (51 milioni previsti dal Pnrr e 14 milioni di fondi della Regione Lombardia).

    È quanto emerso dall’aggiornamento comunicato oggi dall’assessore all’Ambiente e Clima della Regione Lombardia, Giorgio Maione.

    Come ‘siti orfani’ si intendono aree inquinate in cui non è individuabile un responsabile della contaminazione o lo stesso non agisce o, comunque, dove un percorso per la bonifica è stato avviato ma mai concluso, anche eventualmente da soggetti incolpevoli (es. proprietario).

    “Il Pnrr – ha detto Maione – prevede la riqualificazione di almeno il 70% della superficie del suolo dei siti orfani entro il primo trimestre del 2026. I tempi sono stretti, ma l’intervento della Regione è stato puntuale e mirato a rispettare il crono programma. Si tratta di un piano di bonifiche straordinario che sta dando risposte che i territori attendono da decenni”.

    “Sono bonifiche molto complesse – ha aggiunto l’assessore regionale all’Ambiente – sia sotto il profilo tecnico che amministrativo. Ogni situazione presenta delle criticità, ma il lavoro con il Governo e con i Comuni è efficace e vogliamo arrivare a un obiettivo che è strategico per il futuro della Lombardia: risanare aree che in molti casi erano considerate perse”.

    Per 14 siti Regione sta intervenendo direttamente, per tramite di ARIA Spa, mentre per due interventi procedono direttamente i Comuni interessati, Milano e Cesano Maderno; nei due siti ulteriori è stata riattivata l’azione del privato.

    Rispetto ai siti in capo alla Regione Lombardia, ARIA Spa ha recentemente pubblicato una gara per 4 siti (scadenza offerte 10 marzo) e procederà a breve per ulteriori 6 siti. Gli altri interventi risultano conclusi o di prossimo completamento.

    Qui di seguito i ‘siti orfani’ suddivisi per provincia con relativo aggiornamento.

    Provincia di Milano:

    Milanfer, il soggetto attuatore esterno è il Comune di Milano e l’intervento dovrebbe concludersi entro il 2025.

    Abbiategrasso, area ex Inceneritore. Area dismessa di proprietà comunale adibita ad impianto di incenerimento rifiuti urbani. L’inquinamento del sito riguarda il suolo, in particolare per la presenza di metalli. L’intervento di bonifica riguarda la rimozione dei rifiuti presenti e la messa la messa in sicurezza permanente dell’area, attraverso il capping di impermeabilizzazione delle superfici.

    Boffalora Sopra Ticino, sversamento SS11 – sinistro del 23/11/2006. Battistrada della ex SS 11 contaminato da idrocarburi a seguito di uno sversamento accidentale. Il procedimento di bonifica era fermo al collaudo che aveva evidenziato ancora superamenti; pertanto, si è proceduto al rifacimento del collaudo in contradditorio con Arpa che ha evidenziato l’assenza dei superamenti rilevati in passato. L’intervento di bonifica risulta concluso e certificato; è stato affidato ad ARIA S.p.A. l’incarico per procedere con la rinaturazione dell’area come da prescrizione del Parco del Ticino.

    Morimondo, ex SIECAM. L’area industriale è attiva ed è composta da due corpi fabbrica principali uniti tra loro: capannone produttivo e edificio ad uso uffici. Attualmente sul sito opera la società Eurosat Srl (affittuario non responsabile) che si occupa della satinatura di tubi in acciaio inox. Il procedimento di bonifica era stato avviato nel 2003 a seguito di ordinanza sindacale che ordinava alla società SIECAM la rimozione dei rifiuti abbancati e lo svolgimento delle indagini ambientali, a seguito delle quali sono risultati contaminati i suoli per il parametro idrocarburi pesanti. Dalle indagini passate presenti agli atti e da quelle svolte nell’autunno 2023 sono stati individuati 4 hotspot di contaminazione per cui il progetto di bonifica prevede la rimozione tramite scavo e smaltimento di 3 hotspot ad eccezione di uno per cui è stata elaborata l’analisi di rischio che ha evidenziato l’assenza di rischio per la salute umana. È stato affidato l’incarico ad ARIA al fine dell’esecuzione degli interventi sul sito. Si ipotizza la gara entro marzo.

    Sesto San Giovanni, Area Sacri. Area industriale/artigianale dismessa. L’ultima attività svolta sull’area era quella di Falegnameria svolta a partire dagli anni ’50, in precedenza era un’area industriale che lavorava i metalli e prima ancora un’azienda che produceva bacchette per ombrelli. L’area è interessata da contaminazione dei suoli per i parametri idrocarburi nella zona ove erano ubicati i serbatoi per il riscaldamento e per la presenza di scorie. È stato affidato l’incarico ad ARIA al fine dell’esecuzione degli interventi sul sito. Si ipotizza la gara entro marzo.

    Sesto San Giovanni, Area Viale Italia 936. Area industriale dismessa dove veniva svolta lavorazione di carpenteria metallica. L’area dall’avvio del procedimento di bonifica, avvenuto nel 2010 a seguito di indagini ambientali funzionali al cambio di destinazione d’uso, è stata oggetto di conferimento di rifiuti derivanti da lavori di edilizia. La contaminazione riguarda i suoli per i parametri metalli ed idrocarburi. Nel 2023 sono state svolte delle indagini integrative al fine dell’aggiornamento del progetto di bonifica e la caratterizzazione dei rifiuti presenti sull’area. È stato affidato l’incarico ad ARIA al fine dell’esecuzione degli interventi sul sito. Si ipotizza la gara entro marzo.

    Turbigo, Area Agricola Molinara. Intervento in capo ai privati.

    Vimodrone, Area Nova–Elfe. Ex Discarica E.C.A. Trattasi di un’area di discarica ante-norma con presenza di rifiuti solidi di viario genere e attualmente area oggetto di insediamenti abusivi. Risultano contaminati i terreni da metalli pesanti e composti organici e risultano superamenti in falda per i solventi clorurati non sono imputabili alla discarica in quanto rilevati anche nei piezometri di monte idrogeologico e imputabili ad inquinamento diffuso. La progettazione prevede la messa in sicurezza permanente tramite chiusura superficiale e ripristino ambientale del sito e il monitoraggio post operam dei biogas. ARIA ha pubblicato il bando di gara in data 05.02.2025. E’ stato nel frattempo necessario procedere allo sgombero degli abusivi presenti.

  • Ambiente. Nel Novarese un progetto innovativo per ottimizzare l’acqua

    Ambiente. Nel Novarese un progetto innovativo per ottimizzare l’acqua

    Un modello di gestione integrata e circolare dell’acqua, basato su un sistema di utilizzo “a cascata” che massimizza l’efficienza della risorsa, con un focus particolare sul recupero, il riutilizzo e lo stoccaggio dell’acqua. Questo il focus del progetto pilota presentato dal gruppo di lavoro Assoreca (l’Associazione che rappresenta le aziende che operano nei settori dell’ambiente, sicurezza, energia, salute e responsabilità sociale in Italia) coordinato da Proger.

    Il progetto pilota per la sostenibilità idrica territoriale realizzato nel Novarese consta di quattro tipologie di intervento principali, derivate da una analisi approfondita del territorio novarese: il recupero e l’utilizzo di acque di depurazione o di processo industriale, lo stoccaggio di acqua in piccoli invasi artificiali, l’iniezione di acqua nel sottosuolo per la ricarica della falda e la chiusura del ciclo delle acque di processo industriale per ridurre i prelievi da acquedotto e la falda.

    Si tratta di accantonare l’acqua quando questa è disponibile in abbondanza, per poi riutilizzarla nei periodi in cui la domanda supera l’offerta. Questo sistema necessita quindi di una fonte di alimentazione (che a seconda degli specifici interventi consiste in un corpo idrico superficiale o in un depuratore) dalla quale prendere i volumi d’acqua da stoccare in un serbatoio (invaso artificiale o falda) per essere poi utilizzate per l’agricoltura mediante opere di canalizzazione o pozzi (in parte esistenti, in parte da realizzare). A seconda delle specificità del singolo intervento, il progetto è ovviamente corredato da un insieme di opere e manufatti che servono per collegare tra loro le diverse componenti del sistema e per collegare il sistema al territorio (in entrata e in uscita). In un contesto di resilienza e circolarità non poteva non essere fatto ricorso a forme di alimentazione energetica da fonti rinnovabili (fotovoltaico, minihydro), così come per le opere di impermeabilizzazione egli invasi la preferenza è stata data, per quanto possibile, a materiali ecocompatibili.

    “Le soluzioni sviluppate nel progetto pilota sono state concepite per lo specifico territorio di intervento – ha spiegato Marco Sandrucci, Head of Enviroment & Geology Department di Proger – ma il loro approccio modulabile e scalabile le rende replicabili in diversi contesti. Il sistema prevede l’utilizzo di fonti di energia rinnovabile e materiali ecocompatibili, in linea con i principi di sostenibilità ambientale”.

    Questo modello si propone come intervento utile, quando non necessario per affrontare le sfide del cambiamento climatico. I risultati del progetto pilota assumono particolare rilevanza alla luce degli effetti sempre più evidenti delle variazioni climatiche, che alterano la distribuzione stagionale delle piogge e aumentano il rischio di siccità e alluvioni. Sfruttando questo progetto pilota, Proger ha anche avuto modo di verificare e rendere tangibile l’interesse del mondo finanziario a progetti che offrono soluzioni di finanziamento “green” e possono, in modo efficace, mettere l’imprenditoria industriale e soprattutto agricola, in condizione di potersi dotare di soluzioni per la resilienza delle proprie attività quali quelle testate e messe a punto nel corso del progetto pilota stesso.

    “Il modello proposto da Proger offre un valido strumento per affrontare le sfide del clima – ha aggiunto Sandrucci – promuovendo una gestione resiliente e sostenibile delle risorse idriche”.

    Il progetto pilota del gruppo di lavoro Assoreca guidato da Proger dimostra la necessità di un approccio olistico che coinvolga agricoltura, industria, urbanizzazione, finanza e tessuto sociale per garantire la protezione e la riqualificazione del territorio in un contesto di cambiamenti climatici sempre più critico.