Categoria: Agricoltura

  • Trombe d’aria e grandine: Cia Est Lombardia raccoglie le segnalazioni dei danni

    Cia Est Lombardia, a seguito delle due perturbazioni importanti che hanno colpito il territorio mantovano, con trombe d’aria e fortissima grandine, tra la notte di venerdì 21 luglio e il pomeriggio di sabato 22 luglio, comunica di star raccogliendo tra i comuni maggiormente danneggiati le segnalazioni da trasmettere a D.G. Agricoltura di Regione Lombardia.

    MANTOVA – Le coltivazioni agricole colpite da grandine e in piena difficoltà riguardano: ortaggi, angurie, zucche, meloni, mais, erba medica, soia. Moltissimi i danni anche a vigneti e frutteti (pere e mele).

    Diverse strutture hanno subito gravi danneggiamenti, molti i tetti di stalle volati via e tegole frantumate ovunque, così come diverse auto in sosta hanno avuto danni ai vetri mandandoli in frantumi.

    Le aziende associate a Cia Est Lombardia, durante i sopralluoghi, raccontano di condizioni atmosferiche apocalittiche, specialmente durante il temporale pomeridiano di sabato, che in pochissimi minuti e ha creato i danni descritti in precedenza.
    Tutto il personale tecnico della CIA è impegnato nella raccolta di informazioni e nel sostenere moralmente le aziende associate.

    I comuni interessati dall’attività di raccolta segnalazioni sono:

    · San Benedetto Po
    · Quistello
    · Sustinente
    · Serravalle a Po
    · Magnacavallo
    · Borgo Mantovano
    · Ostiglia
    · Moglia
    · Gonzaga
    · Pegognaga
    · Viadanese

  • Siccità. Gli scenari in caso di riduzione della portata alla Miorina

    Siccità. Gli scenari in caso di riduzione della portata alla Miorina

    La Commissione irrigua al lavoro

    TERRITORIO – Si è riunita la Commissione irrigua consortile. In considerazione del fatto che al raggiungimento dello zero idrometrico il Consorzio del Ticino, che regola il Lago Maggiore, opererà una diminuzione dei livelli di 12-15 mc/s, ETVilloresi ha disposto che, nel caso, tale riduzione sia applicata inizialmente al Naviglio, lasciando invariata la portata del Villoresi, per consentire l’irrigazione delle coltivazioni di mais precoci. Si prevede che dopo una settimana il Villoresi entri in turnazione a 35 mc/s; la restante portata disponibile verrà quindi destinata a vantaggio delle coltivazioni risicole, maggiormente praticate nelle aree sottese alla rete dei Navigli.

    Intanto, a causa di una forte perturbazione verificatasi venerdì 21 luglio, il Consorzio ha ridotto in via straordinaria la portata del Naviglio Martesana da 29 mc/s a 10 mc/s. Una volta terminata la situazione di emergenza e ristabilite le adeguate condizioni di sicurezza idraulica, si potrà provvedere al ripristino della portata irrigua.

  • Coldiretti: tra Lombardia ed Emilia 46 grandinate in 24 ore

    MILANO Tra Lombardia ed Emilia-Romagna si sono abbattute in un solo giorno ben 46 violente grandinate con vere e proprie palle di ghiaccio che hanno provocato danni incalcolabili nelle campagne dove sono state colpite irrimediabilmente le produzioni di grano, ortaggi, barbabietole, frutta e vigneti ma anche alberi diventi, serre distrutte e strutture agricole con tetti rovinati.

    E’ quanto emerge dall’analisi della Coldiretti su dati Eswd (European sever weather database) in riferimento all’ondata di maltempo che ha colpito a macchia di leopardo il nord Italia mentre il caldo torrido sta “bruciando” la frutta e verdura nei campi lungo tutto lo Stivale con ustioni che provocano la perdita del raccolto che in alcune aziende arrivano al 90 per cento. Chicchi di grandine grandi come palle da tennis – sottolinea Coldiretti in una nota – hanno colpito le colture dell’Emilia-Romagna, in particolare nelle province di Parma (Sala Baganza, Felino, Corcagnano, Carignano, Vigatto), Reggio Emilia (Salvaterra, Pratissolo), Modena (Mirandola, Rivara, San Felice sul Panaro, Massa Finalese, Finale Emilia, Cavezzo), Bologna (San Giovanni in Persiceto, Baricella), Ferrara (Cento, Bondeno, Montestirolo, Vigarano Mainarda, Voghiera, Argenta) e Ravenna dalla costa (da Casalborsetti a Marina di Ravenna) alle aree interne (Lavezzola, Conselice, Voltana, Alfonsine, Fusignano, Bagnacavallo) distruggendo le coltivazioni risparmiate dall’ alluvione in Romagna. In Lombardia, nella provincia di Milano – continua la Coldiretti – i chicchi di ghiaccio, uniti a vortici di forte vento hanno distrutto le coltivazioni in campo, dal mais pronto per essere raccolto, alla soia. Secondo le prime stime dei tecnici Coldiretti le tempeste di ghiaccio hanno flagellato centinaia di ettari oltre a danneggiare i mezzi agricoli e scoperchiare i tetti delle cascine, delle stalle e dei capannoni. Stalle allagate e mais piegato in provincia di Bergamo, dove sotto i colpi della grandine sono finiti anche i prati e i pascoli di montagna. Danni si registrano inoltre in provincia di Cremona con mais divelto da terra dalla furia del vento, campi di girasoli e prati spianati e mezzi agricoli rovinati dalla violenza dei chicchi di ghiaccio. Nubifragi e grandine anche nel bresciano che hanno amplificato gli effetti delle frustate che il maltempo ha scaricato sul territorio con tetti scoperchiati, strutture danneggiate, raccolti fortemente compromessi dalle colture in campo, alle piante di olivo e vite.

  • Coldiretti: nel Milanese gravi danni a mais e soia

    MILANO Raccolti devastati, tetti scoperchiati e piante sradicate per effetto delle trombe d’aria e delle violente grandinate che si sono abbattute sul Milanese venerdì: è questo l’esito del primo monitoraggio dei danni del maltempo effettuato dai tecnici della Coldiretti di Milano, Lodi e Monza Brianza sul territorio.

    Nell’area metropolitana – precisa la Coldiretti interprovinciale – i chicchi di ghiaccio uniti a vortici di forte vento hanno colpito un’ampia fascia di comuni tra la periferia est del capoluogo lombardo e i confini con la bassa bergamasca. Completamente distrutte le coltivazioni in campo, dal mais pronto per essere raccolto alla soia. Secondo le prime stime le tempeste di ghiaccio hanno flagellato centinaia di ettari oltre a scoperchiare i tetti delle cascine, delle stalle e dei capannoni. ”La grandine – conferma Alessandro Rota, presidente della Coldiretti di Milano, Lodi e Monza Brianza – ha investito un’intera fascia di comuni tritando ogni cosa, tetti delle cascine e dei capannoni compresi. In altre occasioni se la tempesta si portava via il foraggio potevi rivolgerti al vicino che non era stato coinvolto, ma stavolta a vari livelli sono stati più o meno coinvolti tutti. Con le amministrazioni locali e le istituzioni come Coldiretti stiamo valutando la richiesta urgente di calamità naturale per far fronte ai danni ingenti subiti”.

    ”Io in 60 anni non avevo mai visto niente del genere – dichiara Cesare Mascheroni, agricoltore di Melzo – Qui intorno è un vero disastro: nei campi non si è salvato nulla. Quest’anno avevo deciso di non coltivare riso e ho puntato sulla soia: non ne è rimasta in piedi nemmeno una pianta”. ”Grandine e vento forte sono durati forse una quindicina di minuti – racconta Maria Antonia Ceriani, che gestisce un’azienda agricola con agriturismo e fattoria didattica a Truccazzano -. La tempesta ha scoperchiato il tetto della stalla e ha sradicato piante secolari e da frutta. Il mais è tutto a terra e il labirinto di girasoli che avevo realizzato per i bambini non esiste più”. La grandine – sottolinea la Coldiretti di Milano, Lodi e Monza Brianza – è l’evento climatico avverso più temuto dall’agricoltura in questa fase stagionale per i danni irreversibili che provoca alle coltivazioni in campo. Un fenomeno che – precisa la Coldiretti – si ripete sempre con maggiore frequenza, ma a cambiare è anche la dimensione dei chicchi che risulta essere aumentata considerevolmente negli ultimi anni con la caduta di veri e propri blocchi di ghiaccio anche più grandi di una palla da tennis. Siamo di fronte alle evidenti conseguenze dei cambiamenti climatici anche in Italia dove l’eccezionalità degli eventi atmosferici è ormai la norma, con una tendenza alla tropicalizzazione che – conclude la Coldiretti interprovinciale – si manifesta con una più elevata frequenza di manifestazioni violente, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo, con sbalzi termici significativi che compromettono le coltivazioni nei campi con perdite della produzione agricola nazionale e danni alle strutture e alle infrastrutture nelle campagne italiane che nel 2023 supereranno complessivamente 6 miliardi dello scorso anno

  • Verona, uomo fulminato in strada. Coldiretti: milioni di euro nei campi di Lombardia

    Un uomo è stato colpito da un fulmine in strada a Verona. Secondo una prima ricostruzione l’episodio sarebbe avvenuto in piazza Porta Nuova poco dopo le ore 13.

    Sul posto sono intervenuti i mezzi del Suem: un’ambulanza infermierizzata, un’automedica e la polizia stradale. L’uomo è stato trasferito in codice rosso all’ospedale Borgo Trento. In queste ore il Veneto è colpito dal forte maltempo che sta interessando il Nord Italia.

    La grandine con tempeste di vento ha colpito macchia di leopardo la Lombardia con i chicchi di ghiaccio che hanno distrutto campi di mais, soia, pomodoro pronto per la raccolta, angurie, meloni, zucche ma anche i pascoli della Val Brembana, con milioni di euro di danni. E’ quanto emerge dal monitoraggio della Coldiretti sugli effetti dell’ondata di maltempo che ha interessato la Lombardia, da Milano a Mantova fino a Bergamo con eventi estremi violenti ed improvvisi che hanno abbattuto alberi, scoperchiato capannoni e colpito anche i tetti di case, oltre che stalle, serre e pannelli fotovoltaici delle cascine. La grandine – sottolinea la Coldiretti – e’ l’evento climatico avverso piu’ temuto dall’agricoltura in questa fase stagionale per i danni irreversibili che provoca alle coltivazioni in campo che lo scorso anno hanno raggiunto la cifra record di oltre mezzo miliardo di euro solo nelle aziende assicurate secondo l’Asnacodi. I chicchi – spiega la Coldiretti – colpiscono i frutti in modo da provocarne la caduta o danneggiandoli in modo tale da impedirne la crescita o lasciando deformazioni tali da renderli non adatti alla commercializzazione. Un evento climatico avverso che – precisa la Coldiretti – si ripete sempre con maggiore frequenza ma a cambiare e’ anche la dimensione dei chicchi che risulta essere aumentata considerevolmente negli ultimi anni con la caduta di veri e propri blocchi di ghiaccio anche piu’ grandi di una palla da tennis. Siamo di fronte alle evidenti conseguenze dei cambiamenti climatici anche in Italia dove l’eccezionalita’ degli eventi atmosferici e’ ormai la norma, con una tendenza alla tropicalizzazione che – continua la Coldiretti – si manifesta con una piu’ elevata frequenza di manifestazioni violente, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo, con sbalzi termici significativi che compromettono le coltivazioni nei campi con perdite della produzione agricola nazionale e danni alle strutture e alle infrastrutture nelle campagne che nel 2023 supereranno complessivamente 6 miliardi dello scorso anno.

  • Agricoltura. Risorsa idrica & crisi climatica. La ‘due giorni’ di Parma

    A Parma le giornate dell’acqua 2023

    PARMA – Si è svolta a Parma, presso la Casa della Musica (in Piazzale San Francesco, 1), una due giorni promossa dall’Autorità di Bacino Distrettuale del Fiume Po, in collaborazione con l’Associazione Nazionale per il Clima Globe Italia, sul tema della gestione sostenibile della risorsa idrica in relazione agli effetti dei cambiamenti climatici. L’iniziativa Acqua – Fronte comune contro la crisi climatica si è conclusa sabato 15 luglio con la sessione mattutina Acqua, Energia, Infrastrutture e Cambiamento climatico.
    L’ente organizzatore intende rendere questo appuntamento ricorrente; la volontà dell’Autorità di Bacino Distrettuale del Fiume Po è quella di istituzionalizzare un momento di studio e confronto che possa essere di riferimento per tutto il Paese, stimolando un approccio unitario rispetto alle sfide sul fronte climatico, che vedranno coinvolto il Pianeta nei prossimi decenni.

  • Taglio dell’erba lungo l’alzaia: ciclabili temporaneamente chiuse

    Continua lo sfalcio del verde lungo il canale Villoresi nell’Altomilanese e iniziano i lavori lungo la ciclovia della Martesana

    MILANO – Continua anche durante questa settimana il taglio dell’erba lungo le strade alzaie e le piste ciclabili in gestione alla Città Metropolitana di Milano.

    Nella giornata di oggi, lunedì 17 luglio, si concludono i lavori lungo il Canale Villoresi, nella tratta relativa ai Comuni di Parabiago e Nerviano.

    Da martedì 18 luglio l’impresa incaricata continuerà il taglio dell’erba lungo il Villoresi, nelle tratte che fanno capo al Comune di Arconate e, a seguire, nel territorio di Paderno Dugnano.

    Da mercoledì 19 luglio una seconda squadra inizierà il taglio dell’erba anche lungo la ciclovia della Martesana, nel territorio del Comune di Gorgonzola direzione Cassano d’Adda.

    Per garantire la sicurezza di tutti, la circolazione ciclabile sarà temporaneamente bloccata, così da consentire la movimentazione dei macchinari che operano e sfalciano lungo l’alzaia. La città metropolitana di Milano si scusa per il disagio arrecato a cicliste e ciclisti.

  • Carne coltivata, la CIA: ecco il vero impatto sui consumatori

    La dottoressa Lorena Miele, biologa e vicepresidente di Cia Lombardia, risponde nel dettaglio a chi sostiene che la carne coltivata sia meno dannosa di quella reale da allevamento

    Milano– Cia Agricoltori Italiani Lombardia, a seguito di alcune errate informazioni circolate attraverso testate giornalistiche, secondo cui la posizione degli agricoltori contro la carne coltivata sarebbe puramente di personale interesse economico, indicando poi la zootecnia come principale causa dell’inquinamento, specialmente in Lombardia, ha deciso di portare all’attenzione di tutti alcune informazioni, spesso taciute, circa il reale impatto, ambientale e sanitario, della carne coltivata.

    A tal proposito, la dottoressa Lorena Miele, specialista in genetica medica, con esperienza in citogenetica e biologia molecolare, nonché vicepresidente regionale di Cia Lombardia e allevatrice di bovini, spiega alcune procedure necessarie alla produzione di carne coltivata e l’impatto ambientale che da esse derivano.

    “Partiamo da un concetto piuttosto basilare e oggettivo: produrre carne coltivata è un processo industriale e come tale richiede energia,” spiega la vicepresidente, “i bioreattori altro non sono che grossi incubatori che mantengono costanti la temperatura a 37° e i livelli di CO2 al 5%, altrimenti le cellule non potrebbero vivere. Per fare questo ovviamente consumano corrente: maggiore è la produzione di carne coltivata, maggiore è la corrente necessaria. E come sappiamo, non tutta la corrente è prodotta da fonti rinnovabili, diversamente dall’energia usata per produrre carne vera da allevamento, che è il cibo fornito agli animali, ossia il foraggio cresciuto grazie alla fotosintesi, che utilizza l’energia solare, l’unica ad impatto ambientale zero. ”

    Al consumo di energia, si aggiunge poi il delicato tema delle sostanze necessarie alla produzione della carne coltivata. Continua la dottoressa Miele: “Va ricordato che le cellule vivono in un terreno di coltura liquido con una composizione chimica ben precisa, un prodotto dell’industria chimica, quindi non naturale. Una volta che le cellule sono pronte, vanno pulite dal terreno di crescita e trattate in modo tale che non marciscano prima di raggiungere le nostre tavole. Ma quali conservanti verranno aggiunti?”.

    Se la questione dei componenti chimici utili alla produzione della carne coltivata lascia qualche perplessità, va aggiunto il trattamento degli scarti, ovvero un ulteriore problema di cui nessuno parla, ma che è un fattore molto grave secondo la vicepresidente di Cia Lombardia: “Il metabolismo delle cellule consuma i nutrienti e riversa nel medium di coltura le sostanze chimiche di scarto, per questo il terreno di coltura deve essere spesso cambiato e quindi smaltito, ciò significa ettolitri ed ettolitri di rifiuto speciale da smaltire. Sì, rifiuto speciale, perché è un prodotto chimico, biologicamente contaminato e con aggiunta di antibiotici, che non può essere immesso nell’ambiente in quanto trattasi di inquinante chimico e biologico. Gli antibiotici sono indispensabili per impedire la crescita di batteri nel terreno di coltura, che provocherebbero la morte delle cellule.”

    Chiariti questi punti, si passa ovviamente alla salubrità del prodotto, vero enigma della carne coltivata. Spiega ancora la dottoressa Miele: ” E’ improprio persino definirla “carne” perché in questo caso si parla di vero e proprio prodotto artificiale creato in laboratorio, che si pretende di immettere sulle nostre tavole senza prima aver fatto la necessaria sperimentazione per essere sicuri che non nuoccia alla salute! Sono cellule prelevate da un animale, che è un organismo complesso, nel quale è attiva una miriade di meccanismi biochimici di controllo per regolare le caratteristiche di ogni sua componente, anche dei muscoli. Mediante biopsia le cellule vengono prelevate e fatte riprodurre in coltura per un numero finito di cicli, perché poi invecchiano e non si riproducono più e quindi bisogna ripetere la biopsia. Quanto deve essere grande la biopsia per produrre tante cellule? Qui non interessa a nessuno il benessere animale?”.

    “Queste cellule vengono fatte riprodurre in coltura dove vengono meno i meccanismi di regolazione presenti nell’animale, ma come sono le proteine di queste cellule? Ricordiamoci che la malattia della mucca pazza è data da una proteina aberrante!”.

    Dettagli da non trascurare quando si parla di salute, tantopiù se ad un prezzo ad oggi non certo conveniente visto i costi che la carne coltivata avrà una volta in commercio, sicuramente più alto della carne di produzione agricola ma senza la certezza di consumare prodotti sani e di qualità.

    Infine, una considerazione importante sul tema ambientale: “Se in futuro si vorranno eliminare le produzioni animali perderemo letame, che è ciò che permette di mantenere sostanza organica nei prati e nei campi, garantendo benessere all’ambiente in modo naturale, e soprattutto verranno meno alimenti salubri ed importanti per la salute delle persone, quali latte e carne, a favore di prodotti artificiali, il cui effetto sulla salute non è ancora noto” conclude la dottoressa Lorena Miele.

  • Adda e Lago di Como: fine dell’emergenza, ma si punta a maggiore risparmio idrico

    MILANO Si è tenuto a Palazzo Lombardia l’annunciato Tavolo ‘ad hoc’, convocato dall’assessore di Regione Lombardia con delega all’Utilizzo della risorsa idrica, Massimo Sertori, in merito alla specifica situazione idrologica del bacino del fiume Adda, al fine di condividere le più opportune strategie per la gestione delle risorse idriche nel proseguo della stagione irrigua e turistica.

    “Il Tavolo odierno – spiega Massimo Sertori – aveva come obiettivo quello di condividere una strategia gestionale della risorsa idrica che consentisse, da un lato, di tutelare le necessità dell’agricoltura per la stagione irrigua, e dall’altro di considerare anche tutti gli altri interessi, compresi quelli delle realtà lacuali. Per questo, ho ritenuto opportuno invitare tutti gli attori coinvolti nella gestione delle acque nel bacino dell’Adda e del Lago di Como”.

    “Come sempre – prosegue Sertori – il confronto è stato proficuo e costruttivo. Oltre agli operatori idroelettrici, che nel corso della riunione hanno ribadito l’impegno preso qualche giorno fa di garantire un rilascio verso il Lago di almeno 4 milioni di metri cubi d’acqua al giorno, oggi anche il mondo irriguo ha risposto con senso di responsabilità e lungimiranza. In particolare, attraverso una gestione cautelativa delle erogazioni verso il fiume Adda, ci si prefigge l’obiettivo di ridurre il più possibile la discesa dei livelli del Lago, che nel mese di giugno è stata molto importante; le azioni di risparmio idrico saranno portate avanti considerando, comunque, la necessità di concludere positivamente una stagione irrigua che, solo qualche mese fa, sembrava difficilissimo portare a termine”.

    L’attuale situazione delle riserve idriche del bacino dell’Adda e del Lago di Como, infatti, mostra ancora un deficit del 30% rispetto alla media del periodo di riferimento, come conseguenza delle scarse precipitazioni nevose che hanno caratterizzato lo scorso inverno. Nonostante ciò, lo stato delle riserve risulta notevolmente migliore rispetto a quello registrato nel luglio 2022, quando il deficit superava addirittura il 70%.

    “È necessario non abbassare la guardia – prosegue Sertori – e proseguire nella gestione cautelativa della risorsa idrica che ha caratterizzato i primi mesi del 2022; ricordo che tutte le cautele adottate, anche grazie al confronto e coordinamento portato avanti nell’ambito del Tavolo regionale, hanno contribuito a mitigare una potenziale crisi idrica che poteva essere ancora peggiore di quella dello scorso anno. Bene, quindi, gli accordi raggiunti oggi. Resta comunque inteso che la situazione delle riserve idriche e dei livelli del lago andrà costantemente monitorata, giorno per giorno, per assumere tempestivamente tutte le azioni correttive che saranno necessarie. A questo proposito, è già stato convocato un nuovo Tavolo regionale per il 24 luglio prossimo”.

    Da ultimo, Regione e mondo agricolo hanno concordato sull’opportunità di puntare, a medio e lungo termine, su interventi di efficientamento della rete irrigua che consentano ancora maggiore risparmio idrico. “Per questo sarà fondamentale – conclude Sertori – un lavoro congiunto di progettazione e presentazione al Governo degli interventi prioritari da finanziare nei prossimi mesi”.

  • Stagione irrigua in corso: Regione Lombardia chiede la collaborazione degli idroelettrici

    Si è riunita lunedì 10 luglio la Giunta tecnica del Consorzio dell’Adda, che ha confermato la riduzione al 70% delle portate di competenza derivate dal fiume Adda da tutti i Consorzi irrigui. Questo è avvenuto dopo un mese di rilasci dal lago per favorire il completamento del primo ciclo di colture e consentire la semina dei secondi raccolti grazie alle piogge che si sono registrate nelle province di Como e Lecco ma anche in Valtellina.

    Per non svuotare completamento il bacino lariano, sostenendo il mantenimento del livello idrometrico a salvaguardia dell’uso primario irriguo ma con attenzione rivolta a tutte le attività che utilizzano l’acqua, Regione Lombardia si è rivolta ai gestori idroelettrici, chiedendo un loro contributo. Dall’Assessorato regionale agli Enti Locali, Montagna, Risorse energetiche ed Utilizzo della risorsa idrica fanno sapere che nei prossimi quindici giorni gli operatori idroelettrici, che gestiscono le dighe in Valtellina, turbineranno complessivamente circa 4 milioni di metri cubi d’acqua al giorno. Conseguentemente alle precipitazioni verificatesi negli ultimi giorni, il Consorzio dell’Adda ha convenuto di aumentare all’80% delle portate di competenza derivate dall’Adda da tutti gli utenti irrigui. La portata del Naviglio Martesana è pertanto passata il 13 luglio a 29 mc/s.
    Per quanto riguarda il Lago Maggiore, il Consorzio del Ticino ha imposto da venerdì 14 luglio una diminuzione delle portate derivate dagli utenti irrigui lombardi e piemontesi, dopo la riduzione di 30 mc/s richiesta agli idroelettrici nelle scorse settimane. Sono state effettuate pertanto manovre di riduzione delle portate nel Canale Villoresi, che è passato da 52.5 mc/s a 46.5 mc/s, e di quelle del Naviglio Grande da 64 mc/s a 58 mc/s.

    ETVilloresi, alle prese con le regolazioni stagionali, sta pianificando intanto le manutenzioni autunnali in modo da ridurre i periodi di asciutta. Settimana prossima verranno deliberate le modifiche al calendario delle asciutte 2023 e formalizzate le date di quello relativo alla primavera 2024.