Categoria: Agricoltura

  • Agricoltura. Stagione irrigua in corso: il confronto con le associazioni di categoria

    Mercoledì 21 giugno si è tenuto presso la sede centrale del Consorzio, a Milano, un incontro richiesto da Confagricoltura con il Presidente Alessandro Folli, il Vice Presidente Alessandro Rota, alcuni Consiglieri di ETVilloresi e il Direttore Generale Valeria Chinaglia.

    MILANO – I temi trattati hanno riguardato, in particolare, le problematiche legate alle rogge alimentate dal Naviglio Martesana, non comprese nel reticolo di competenza del Consorzio, attraverso le quali avviene il vettoriamento dell’acqua irrigua ai consorziati. Per superare le criticità di queste rogge nel trasporto e nella distribuzione delle acque si è ribadita l’importanza dell’attuazione del regolamento per l’unione alla bocca approvato dal Consorzio e dell’attivazione dell’irrigazione jemale, sia per la ricarica della falda e la rivitalizzazione dei fontanili che per il mantenimento dell’efficienza delle rogge stesse. Si è condivisa inoltre la strategicità del progetto esecutivo di riqualificazione del Canale Villoresi e di quello di bacinizzazione del Naviglio Martesana, quali interventi indispensabili per far fronte alla carenza idrica e ai cambiamenti climatici.

  • Gli apicoltori lombardi lanciano l’allarme miele

    L’apicoltura lombarda sta attraversando una crisi profonda, forse la piu’ grave degli ultimi decenni, complici soprattutto le condizioni metereologiche di questa primavera e l’insufficienza dei fondi e delle dotazioni finanziarie a disposizione del settore

    MILANO – A lanciare l’allarme sono stati in Commissione Agricoltura la Presidente di Apilombarda Larissa Meani e il Presidente dell’Associazione Apicoltori Lombardi Claudio Vertuan: le due associazioni rappresentano l’80 per cento degli apicoltori lombardi. “A causa del cambiamento climatico, per la terza volta negli ultimi quattro anni, i nostri apicoltori non solo non hanno potuto produrre miele millefiori primaverile e miele di robinia (acacia), ma hanno dovuto supportare le api ridotte alla fame e impossibilitate a bottinare con abbondanti nutrizioni di soccorso per assicurare la loro sopravvivenza” hanno sottolineato Meani e Vertuan, che hanno ricordato come peraltro l’84 per cento delle specie vegetali e il 76 per cento della produzione alimentare in Italia dipende dall’impollinazione ad opera delle api domestiche e selvatiche.

    Si stima che il danno economico per il solo miele di acacia si attesti quest’anno intorno ai 20 chilogrammi per alveare, che in Lombardia significa oltre 3 milioni di chilogrammi di perdita produttiva.

    In Lombardia al 31 dicembre 2022 erano censiti 8.773 apicoltori che mantenevano 160.555 alveari. I due terzi degli alveari sono allevati da 1.523 imprenditori apistici. Nel 2022 la produzione nazionale di miele e’ stata di circa 24mila tonnellate che corrispondono ad un valore di 144 milioni di euro. A livello regionale la stima produttiva e’ pari a 1.610 tonnellate corrispondenti a un valore di circa 9,6 milioni di euro. “Le produzioni degli ultimi 5 anni sono state altalenanti e nel complesso deficitarie -hanno evidenziato i rappresentanti degli apicoltori-. Il settore ha necessita’ di interventi a breve termine che possano ammortizzare la situazione di crisi delle aziende in attesa di soluzioni future.

    Sono sempre piu’ indispensabili e urgenti nuovi interventi a sostegno dei maggior costi e dei minori guadagni”. Il Presidente della Commissione Agricoltura Floriano Massardi ha assicurato la massima attenzione dell’istituzione regionale nella consapevolezza della gravita’ della situazione, e nei prossimi giorni prendera’ contatto con l’Assessorato regionale per confrontarsi su possibili misure e interventi straordinari da mettere in campo a sostegno dell’apicoltura lombarda.

  • Magenta: Italia Viva con Stefano Viganò pronte all’appuntamento di venerdì sera

    Tornare a parlare di politica, di temi e di idee anche nel nostro territorio: è uno degli obiettivi di Italia Viva.

    RICEVIAMO & PUBBLICHIAMO DA MAGENTA – Dopo l’incontro di lunedì 12/6 ad Abbiategrasso sui temi dell’energia, Venerdì 23 giugno alle ore 21.00 nella sala di Casa Giacobbe in via IV Giugno 80, Magenta, Italia Viva Magentino ed Abbiatense, insieme al gruppo locale di Magenta, organizza un’altra iniziativa che prosegue nella stessa direzione, per ragionare insieme sulla transizione ecologica e sull’economia circolare, tra opportunità e criticità, per il mondo del lavoro, dell’impresa e dell’agricoltura.

    stefano viganò - ticino notizie
    Lo faremo insieme ad Angelo Colombini, già Segretario Confederale CISL, autore di diversi articoli e testi sullo sviluppo sostenibile, le transizioni e le implicazioni sul mondo del lavoro
    concentrando l’attenzione sui lavoratori e sulle lavoratrici e insieme all’On. Maria Chiara Gadda, Deputata del Gruppo Italia Viva – Azione e Vicepresidente della Commissione
    Agricoltura della Camera dei Deputati. Maria Chiara Gadda, che è stata la prima firmataria della Legge 66/2016 sullo spreco alimentare, è altresì, impegnata nella promozione di un’economia circolare che consideri sì la sostenibilità ambientale ma anche quella sociale. Consapevoli che non è più il tempo di una politica ideologica, che pianta delle bandierine
    identitarie, ma di una politica capace di affrontare i temi, cercando soluzioni valide ed efficaci, Italia Viva, nel prossimo autunno, continuerà con l’organizzazione di altre iniziative
    territoriali, sia a livello di Zona Est Ticino, sia nella stessa Città di Magenta con l’obiettivo di informare, ascoltare e confrontarsi con le cittadine e cittadini su temi locali e nazionali. Con vivo piacere, ringraziamo anticipatamente quanti avranno interesse a partecipare all’Evento di cui sopra.

    Coordinatore Italia Viva Magenta
    Stefano Viganò

  • Le scuole di Cuggiono in visita alla diga del Panperduto

    CUGGIONO/SOMMA LOMBARDO – Quest’anno la Settimana della Bonifica e della Irrigazione, almeno per il Consorzio, ha esteso eccezionalmente la sua durata oltre il termine ufficiale del 21 maggio in considerazione del maltempo che il mese scorso ha sconvolto l’originaria pianificazione delle iniziative, con l’annullamento di un evento organizzato sul Canale Villoresi nell’Altomilanese. Agli inizi di giugno il Presidente di ETVilloresi Alessandro Folli e il Direttore Generale Valeria Chinaglia hanno così accolto a Panperduto quasi un centinaio di bambini, tutti frequentanti le classi V della scuola primaria di Cuggiono (MI).

    I ragazzi, con gli insegnanti e il loro Sindaco Giovanni Cucchetti (nella foto sotto con Folli e Chinaglia), grazie anche al supporto delle bravissime guide di Panperduto, sono stati accompagnati alla scoperta del sito, della sua importanza idraulica ma anche delle sue attrattive turistico-fruitive. Tra queste il Giardino dei Giochi d’acqua, dove i bambini hanno potuto sperimentare divertenti attività tra il ludico e il didattico. La visita ha previsto anche la navigazione all’interno del bacino e lungo un tratto di Ticino a bordo di una imbarcazione elettrica, a seguito della recente riattivazione del servizio, che si sta rivelando molto gradito al pubblico. La storia del Consorzio e la presentazione delle sue attività hanno suscitato grande interesse nei piccoli visitatori, dimostratisi estremamente sensibili anche ai temi della sostenibilità e del rispetto degli equilibri ambientali.

  • Coldiretti: 25 milioni di italiani fanno la spesa ‘dal contadino’

    MILANO Sono circa 25 milioni gli italiani che hanno acquistato cibo dai contadini, trainati da una nuova sensibilita’ verso i cibi salutari ma anche dalla volonta’ di recuperare un contatto diretto con chi coltiva i prodotti che portano in tavola.

    E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti su dati Censis, diffusa in occasione della giornata mondiale della gastronomia sostenibile promossa il 18 giugno dalle Nazioni Unite per mettere al centro l’importanza di un’alimentazione che rispetti l’ambiente e che si avvalga di ingredienti biologici a chilometro zero, senza sprechi.

    L’Italia – spiega Coldiretti – e’ il Paese della Ue con la piu’ estesa rete organizzata di mercati contadini con 15.000 agricoltori coinvolti in circa 1.200 farmers market di Campagna Amica per un fatturato nazionale della filiera corta con vendita diretta che raggiunge i 6 miliardi di euro all’anno. Un sistema organizzato da nord a sud del Paese che – continua l’associazione degli agricoltori – non ha solo un valore economico ma anche occupazionale ed ambientale. Un primato riconosciuto a livello mondiale dove Campagna Amica si e’ fatta promotrice della World Farmers Markets Coalition di cui fanno parte realta’ di tutti i continenti come Usa, Australia, Giappone, Canada, Cile, Ghana, Inghilterra, Danimarca e Norvegia con il coinvolgimento di 250 mila agricoltori e loro famiglie. Le vendite dirette con gli acquisti a km zero tagliano anche del 60% lo spreco alimentare rispetto ai sistemi alimentari tradizionali secondo l’Ispra e garantiscono un contributo importante alla lotta contro l’inquinamento e i cambiamenti climatici che provocano danni e vittime in tutto il mondo. E’ stato calcolato infatti che – sottolinea la Coldiretti – un chilo di ciliegie dal Cile per giungere sulle tavole italiane deve percorrere quasi 12mila chilometri con un consumo di 6,9 chili di petrolio e l’emissione di 21,6 chili di anidride carbonica, mentre un chilo di mirtilli dall’Argentina deve volare per piu’ di 11mila chilometri con un consumo di 6,4 kg di petrolio che liberano 20,1 chili di anidride carbonica per ogni chilo di prodotto, attraverso il trasporto aereo. “Il successo dei farmers market e’ frutto della legge italiana che premia la multifunzionalita’ dell’agricoltura e che abbiamo fortemente sostenuto per avvicinare le imprese agricole ai cittadini e conciliare lo sviluppo economico con la sostenibilita’ ambientale e sociale” afferma il presidente della Coldiretti, Ettore Prandini

  • Il “Mercato Contadino” a Busto Arsizio domenica 18 giugno

    Il “Mercato Contadino” a Busto Arsizio domenica 18 giugno

    Domenica 18 Giugno avremo la nuova edizione del Mercato Contadino a Busto Arsizio nel Parco Comerio (con ingressi da via Espinasse, Via Magenta e via Silvio Pellico) dalle 9 alle 13. Il Mercato Contadino nasce dalla collaborazione tra Slow Food Legnano, Slow Food Valle Olona ed alcuni produttori locali sull’esempio dei mercati contadini di Canegrate, San Giorgio su Legnano, Villa Cortese, Legnano, Vittuone e Nerviano.

    BUSTO ARSIZIO VA – L’iniziativa consiste in un mercato di prodotti agricoli del territorio previsto per ogni terza domenica del mese nel Parco Comerio. Si potranno acquistare prodotti di stagione direttamente dai produttori che metteranno in esposizione le tantissime bontà prodotte localmente . Nel mercato si troveranno generi come salumi, pane e dolci, miele, formaggi, vino,olio, birra, riso ed altri prodotti alimentari come farine, verdure e frutta di stagione.
    Durante il Mercato a cura del bar all’interno del parco Comerio sarà proposto un aperitivo con i prodotti del Mercato Contadino.

    Il Mercato Contadino è una grande opportunità di incontro con produttori che hanno deciso di non essere coinvolti nella grande distribuzione e di poter colloquiare con l’utente finale per condividere proposte alternative di distribuzione degli alimenti tramite i mercati contadini mensili. I mercati a chilometro zero diffondono e favoriscono lo scambio tra consumatori e produttori informazioni utili in tema di educazione alimentare e corretti stili di vita. Il Mercato Contadino vuole valorizzare i prodotti locali e salvaguardare la storia e la cultura alimentare di una comunità , nonché il paesaggio e il territorio per stimolare la biodiversità e la stagionalità.

    L’iniziativa è svolta in collaborazione con Royal Time,Lumapiù e Caravanseray.

    I produttori presenti partecipano anche ai mercati di Villa Cortese (primo sabato del mese in Piazza Della Quercia ), di Canegrate (prima domenica del mese in Via Cottolengo) , di Legnano (seconda domenica del mese in Piazza Mercato), di San Giorgio su Legnano ( terzo sabato del mese in Piazza Mazzini), di Vittuone (terzo venerdì del mese in Piazza Italia) e di Nerviano (quarta domenica del mese in Piazza Chiesa Colorina).Tutti i mercati sono presenti sulla pagina Facebook “Mercati Contadini Alto Milanese” dove si possono trovare aggiornamenti.

    I Mercati Contadini di Slow Food Legnano APS saranno sospesi per i mesi di luglio ed agosto per riprendere a settembre

  • Villoresi: verso la stagione irrigua. Al lavoro la Commissione irrigua consortile. Incrementata la portata del Canale

    Villoresi: verso la stagione irrigua. Al lavoro la Commissione irrigua consortile. Incrementata la portata del Canale

    Si è riunita la Commissione irrigua consortile, che alla luce dei livelli raggiunti dai principali bacini lacuali e dell’andamento climatico ha deciso un aumento della portata del Villoresi.

    TERRITORIO – Il livello del canale è stato dunque incrementato di circa 3 mc/s per andare incontro alle esigenze espresse dagli agricoltori. Il Villoresi è passato pertanto a 32,5 mc/s; l’orientamento del Consorzio è quello di aumentare la sua portata in modo progressivo sulla base di eventuali necessità sopraggiunte. La Commissione irrigua si riunirà di nuovo lunedì 12 giugno. Lo scorso 1 giugno si è tenuta anche una seduta del Tavolo Regionale per l’utilizzo in agricoltura della risorsa idrica durante la quale, per la prima volta, dopo diversi mesi sono stati diffusi dati confortanti.

    L’orientamento sarà quello di mantenere alta e costante l’attenzione rispetto alle disponibilità idriche nel corso della stagione, impegnandosi per immagazzinare più acqua possibile e per una fattiva attivazione anche sul fronte del riutilizzo delle acque reflue. Giovedì 8 giugno è iniziato intanto l’aumento dei livelli dei Navigli: la portata del Naviglio Martesana è passata da 26 mc/s a 32 mc/s. Se nelle ultime settimane intensa si è rivelata l’attività di monitoraggio delle diponibilità d’acqua con un occhio sempre rivolto al cielo, non minore è stata l’attenzione riservata dal Consorzio allo stato del reticolo e delle relative alzaie e banchine. Tra maggio e giugno si sono concluse le attività di taglio della vegetazione sulle sponde dei Navigli (nella foto in alto la manutenzione della banchina lungo il Naviglio Pavese tra Borgarello e Pavia) mentre sono in corso le operazione di eradicazione delle piante acquatiche con l’utilizzo delle imbarcazioni consortili Leonardo.

  • L’allevamento italiano è sostenibile, carni artificiali hanno un maggiore impatto sul clima

    Presentato a Roma un libro sulla filiera zootecnica

    ROMA – In Italia, negli ultimi 10 anni, gli allevamenti zootecnici hanno contribuito a raffreddare l’atmosfera. Le loro emissioni, infatti, hanno catturato 49 milioni di tonnellate di Co2 nel decennio. Questo è uno dei grandi temi di ‘Carni e salumi: Le nuove frontiere della sostenibilità’ scritto dagli autori Elisabetta Bernardi, Ettore Capri e Giuseppe Pulina. Il libro è edito da Franco Angeli con il contributo di Carni Sostenibili, organizzazione no profit che riunisce le associazioni dei produttori di carni e salumi italiani con lo scopo di promuovere un consumo consapevole e la produzione sostenibile degli alimenti di origine animale. All’evento, insieme agli autori, è intervenuto anche Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia.

    Il settore zootecnico italiano vale il 15% di tutto l’agroalimentare del nostro Paese con un fatturato di quasi 30 miliardi di euro, 513.000 addetti e circa 170.000 aziende agricole. Questa la fotografia del settore da cui è emerso che entro il 2050 la richiesta degli alimenti di origine animale aumenterà del 30%. Al centro dell’incontro il grande tema della sostenibilità. In un contesto globale in cui, secondo le stime
    Fao, la richiesta di alimenti di origine animale vedrà un aumento del 30% entro il 2050 (+29% carne, +35% latticini, +25% uova e +37% pesce) è evidente che il comparto dovrà essere in grado di
    produrre di più continuando a ridurre i propri impatti ambientali. Un percorso già intrapreso dal settore agricolo, che a livello mondiale ha ridotto le emissioni pro-capite del 20% in 30 anni a fronte di un aumento della popolazione di 2,5 miliardi di individui.

    Oggi in Italia “l’agricoltura pesa per il 7,8% sul totale delle emissioni climalteranti- ha spiegato Giuseppe Pulina, professore di Etica e Sostenibilità degli Allevamenti all’Università di Sassari e presidente di Carni Sostenibili- di queste il 3,5% sono imputabili alle filiere della carne, escluso
    latte e uova”. Secondo i dati Ispra 2023, infatti, i settori le cui emissioni maggiormente impattano sul clima restano Energia e industria energetica (55,0%) e Trasporti (24,7%). “Ma quello che è più importante è che quando si parla di impatto ambientale della zootecnia- ha aggiunto il professore- dobbiamo cominciare a ragionare in un’ottica di equilibrio: in questo comparto, infatti, emissioni e sequestro delle stesse avvengono nello stesso posto e nello stesso momento”. Nuovi studi “ci dicono che
    in Italia le attività zootecniche negli ultimi 10 anni- prosegue Pulina- non solo non hanno impattato sull’ambiente, ma hanno contribuito a raffreddare l’atmosfera con emissione ricalcolate cumulativamente a -49 milioni di tonnellate di CO2 equivalente”.

    Un dato importante che si basa sulle revisioni delle metriche proposte dal team di fisici dell’atmosfera dell’Università di Oxford pubblicate su Nature e applicate al nostro sistema dagli studiosi dell’Università di Sassari sulla base dei dati Ispra dal 1990 al 2020. Ma come si spiega una tale riduzione degli impatti?
    “Lo studio dei ricercatori di Oxford prende in considerazione per la prima volta la differenza in termini di azione sul riscaldamento globale tra gli inquinanti climatici a vita breve, come il metano, e gli inquinanti climatici a vita lunga come l’anidride carbonica”, ha spiegato Pulina, sottolineando che “le nuove metriche tengono conto di questa differenza e in particolare di quanto un gas permane in atmosfera, una differenza sostanziale se consideriamo che il metano ha una emivita di circa 10 anni, mentre l’anidride carbonica resta in atmosfera per oltre mille anni. In altre parole, a tasso di emissioni costanti, il
    metano non si accumula in atmosfera e non la riscalda mentre l’anidride carbonica si accumula in atmosfera e la riscalda”.

    Durante la presentazione spazio al tema della carne artificiale. Poiché nel mondo 1,3 miliardi di persone devono esclusivamente il loro sostentamento ad attività legate alla zootecnia, Luigi Scordamaglia, consigliere delegato di Filiera Italia, nel suo intervento ha ricordato la necessità di mantenere vivo il legame fra terra e produzione del cibo: “La risposta alla domanda di sostenibilità non può essere quella di smantellare le attività agricole e delegare ai laboratori la produzione di quello che mangiamo”. E in particolare sulla carne artificiale ha ricordato che “secondo Fao e Oms esistono almeno 53 potenziali pericoli per la nostra salute legati al possibile consumo di carne artificiale, mancano gli studi necessari che dicano che il consumo di questo prodotto, addizionato di ormoni, antibiotici e
    antimicotici necessari per farla crescere, non comporti rischi”. Il divieto alla produzione e alla vendita in Italia di carne artificiali “tutela il consumatore in questo senso. Lungi dall’essere una battaglia di retroguardia è la giusta applicazione di un principio valido in tutta l’Ue, il principio di precauzione”, ha aggiunto il consigliere delegato. E sugli impatti ha affermato: “Chi ha salutato l’avvento della carne
    artificiale come alternativa più sostenibile dovrà ricredersi: recenti studi più accurati ci dicono che la produzione di carne artificiale attraverso bioreattori potrebbe avere un impatto climalterante fino a 25 volte superiore a quello della carne naturale”.

    Dalle pagine di ‘Carni e salumi’ si legge che l’Italia è il quarto produttore al mondo di biogas. Sul tema della sostenibilità degli allevamenti italiani è intervenuto anche Ettore Capri, professore di Chimica agraria presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, che ha ricordato come il sistema zootecnico made in Italy sia un modello avanzato di economia circolare: “Negli ultimi anni- ha detto Capri- abbiamo assistito a una progressiva presa di coscienza del comparto che ha metodicamente provveduto a rigenerare le risorse e a diminuire gli scarti”. Oggi, infatti, l’Italia è il quarto produttore al mondo di biogas, dopo Germania, Cina e Usa. “Questo ha contribuito- ha sottolineato il professore- a un enorme risparmio
    delle emissioni consentendoci di accumulare un ‘know how’ elevato che ci porta a produrre più energia con meno biomasse”. Nello stesso senso va lo sviluppo delle attività di Carbon Farming: “Si tratta di una serie di pratiche agricole volte alla produzione alimentare- ha spiegato ancora Capri- che nel contempo sono in grado di sequestrare con maggiore efficienza il carbonio atmosferico. È un processo naturale ecosistemico che l’allevamento del bestiame intensifica grazie al ruolo primario svolto dalla produzione di sostanza organica da destinarsi al suolo secondo un principio di economia circolare delle risorse e lo sviluppo di comunità energetiche sui territori”.

  • Agricoltura. Pomodoro: la CIA chiede subito un accordo responsabile su prezzo al Centro-Sud

    “Serve disciplinare relazioni filiera e stabilizzare comparto. Bene intesa al Centro-Nord, raggiunta a 150 euro a tonnellata”

    ROMA – Colmare i ritardi e arrivare a una quotazione giusta per chiudere finalmente l’accordo sul prezzo del pomodoro da industria del Centro-Sud. Lo chiede Cia-Agricoltori Italiani, sulla scia di quanto già fatto al Centro-Nord, che ha raggiunto l’intesa a 150 euro a tonnellata, dopo una negoziazione difficile ma dall’esito soddisfacente.

    “È importante che al Centro-Sud la trattativa prosegua serrata e si raggiunga un prezzo di riferimento utile a disciplinare le relazioni e a stabilizzare il comparto -sottolinea il presidente nazionale di Cia, Cristiano Fini-. Purtroppo, anche quest’anno, si discute di aspetti contrattuali importanti a trapianti ormai fatti, ma confidiamo in un accordo responsabile che riconosca l’impegno della parte agricola in una campagna già difficilissima e che lo faccia in maniera equa, considerando l’aumento a valore sul dettaglio di tutte le referenze del comparto”.

    Nonostante l’Italia resti il terzo produttore mondiale di pomodoro fresco destinato alle conserve, con circa 5,5 milioni di tonnellate di pomodoro prodotte e trasformate nel 2022 (che corrispondono al 15% della produzione mondiale e al 56% di quella europea), negli ultimi anni comincia a perdere “terreno”. Già nel 2022 la superficie complessiva nazionale investita a pomodoro da industria è diminuita sia rispetto al 2021 (-8,4%) sia nel confronto con il dato medio del triennio 2019-2021 (-2,9%), per motivi riconducibili alla scarsa disponibilità di acqua per irrigare e all’aumento generalizzato dei costi di produzione. Cia si attende una nuova contrazione delle superfici anche nel 2023, legata sia al perdurare della questione costi che all’andamento climatico particolarmente ostile.

    In questo quadro, quindi, è fondamentale arrivare a un buon accordo sul prezzo per gli agricoltori e “continuiamo a credere per il futuro -aggiunge Fini- che la programmazione anticipata di superfici e quantità sia indispensabile per un salto di qualità dei rapporti”.

    Più in generale, per Cia è necessario un confronto stabile con l’industria, rilanciando il ruolo dell’interprofessione, che è il luogo della filiera e delle regole, necessarie a garantire un futuro al comparto. Serve uno sforzo che non può che essere in chiave collettiva per affrontare le sfide agricole come i cambiamenti climatici e la riduzione degli strumenti di difesa fitosanitaria, i costi crescenti e la difficoltà di reperimento lavoratori. Bisogna aumentare la competitività e la sostenibilità del settore nella sua interezza, invertire alcune tendenze negative, tra cui il calo delle vendite di prodotti tradizionali come il pelato (-12,5% degli acquisti 2021/22 sulla media delle due stagioni precedenti) con progetti di promozione condivisi.
    Per Cia occorre, dunque, continuare a lavorare per potenziare l’OI superando le logiche di contrapposizione o di isolamento, e non è più rinviabile il coinvolgimento della Grande distribuzione organizzata.

  • Lombardia, deficit idrico passato dal 50 al 16% in un mese

    MILANO I copiosi nubifragi che hanno colpito l’Italia nelle ultime settimane hanno determinato danni in molte parti d’Italia; in 7 giorni, eventi temporaleschi si sono registrati in Toscana, Marche, Lazio, Basilicata e Sicilia; allagamenti si sono verificati anche nella Sardegna Nordoccidentale, mentre lo spettro dell’inondazione è tornato a preoccupare la Romagna.

    I dati del report settimanale dell’Osservatorio Anbi sulle risorse idriche hanno tuttavia evidenziato una situazione parallela che rappresenta un motivo di speranza per molti territori. La condizione idrologica della Penisola, infatti, mostra l’allontanamento dei grandi laghi del Nord dalla condizione di grave crisi idrica in cui versavano fino a poco più di un mese fa: il Lago Maggiore è al 93,5% di riempimento, il Sebino è al 98,6% (vicino al massimo storico), il Lario all’80% e il bacino del Garda cresce di ulteriori 9 centimetri, raggiungendo un rassicurante valore di riempimento (75,7%), che si avvicina alla media del periodo. Il mese di maggio, estremamente piovoso, in Lombardia ha portato quindi una sensibile riduzione del deficit delle riserve idriche, passate in un mese da oltre il 50% al 16,4%. In decisa ripresa il fiume Adda, la cui portata (mc/s 245) registra un livello superiore a quella del biennio 2021-2022, mentre crescono anche i livelli di Serio ed Oglio. La situazione non è ancora risolta per il fiume Po, che nel tratto lombardo mostra una portata tornata sotto i livelli del periodo.

    Anche la rete idrica lombarda “tiene” bene: la percentuale di perdite è del 30,3 per cento contro una media nazionale del 42 per cento. La più virtuosa è Milano con il 17,6 per cento, mentre le altre provincie sono tutte sotto la media nazionale (solo Lecco è sopra con il 49 per cento). Regione Lombardia ha assegnato agli Uffici d’Ambito, per i trienni 21-23 e 22-24,124 milioni di euro di cui 23,4 milioni su acquedotti e reti idriche e 100 milioni su reti fognarie e sistemi di depurazione. Il Pnrr ha erogato agli operatori (gestori del servizio idrico e consorzi irrigui) risorse per circa 166 milioni di euro e 215 milioni di euro per le perdite di rete. Sono, invece, 65,5 milioni di euro le risorse del Pnrr per fognatura e depurazione.