Categoria: Territorio

  • L’alzaia del ‘Naviglio in regresso’ è interrotta da tempo

    L’alzaia del ‘Naviglio in regresso’ è interrotta da tempo

    Una delle alzaie che percorrono il ‘Naviglio in regresso’ da Turbigo a Nosate è interrotta da tempo per la caduta di alberi. Non è noto di chi sia la gestione di questo canale che partendo da Turbigo (centrale Castelli) invia una certa portata d’acqua al Ticino, nella lanca che fa da carico al Naviglio Langosco. Non è noto di chi sia la competenza, quello che è certo che l’alzaia è interrotta e non è percorribile neanche a piedi. E’ un vero peccato per chi alla domenica desidera fare una passeggiata nel verde del Parco del Ticino. Lo segnaliamo, magari qualche istituzione potrebbe decidere di intervenire.

  • Vanzago: questa sera un incontro sullo spostamento del Canale Derivatore Valle Olona

    Vanzago: questa sera un incontro sullo spostamento del Canale Derivatore Valle Olona

    L’amministrazione comunale di Vanzago ha promosso per lunedì 26 febbraio sera (a partire dalle ore 21.00) l’incontro pubblico per la cittadinanza.

    Il nuovo tracciato del Villoresi, durante il quale verrà presentato il progetto di spostamento del canale derivatore Valle Olona, nell’ambito del potenziamento ferroviario Rho-Parabiago.

    L’iniziativa si terrà presso la Sala consiliare di Palazzo Calderara e vedrà gli interventi, tra gli altri, del Direttore Generale del Consorzio Valeria Chinaglia.

    In virtù di una convenzione siglata da ETVilloresi e Rete Ferroviaria Italiana (RFI), i lavori per la realizzazione di un nuovo tratto di derivatore Valle Olona nei Comuni di Pogliano e Vanzago, nell’Altomilanese, sono stati affidati al Consorzio. L’intervento si è reso necessario dal momento che il quadruplicamento della linea ferroviaria tra Rho e Parabiago comporta un allargamento della piattaforma ferroviaria che restringe significativamente lo spazio occupato dal canale, già oggi compreso tra ferrovia e abitazioni.

    Il Valle Olona è un importante derivatore del Canale principale Villoresi, che irriga circa 3.600 ettari di terreni coltivati prevalentemente a mais. Il nuovo tracciato del canale non solo consentirà di preservare e migliorare la funzione irrigua del vettore, ma rappresenterà anche un’occasione di valorizzazione territoriale.

  • Malpensa, nuova sperimentazione per ridurre impatto acustico su Comuni

    Malpensa, nuova sperimentazione per ridurre impatto acustico su Comuni

    Al via il 16 aprile la sperimentazione di nuove rotte degli aerei in uscita dall’aeroporto internazionale di Malpensa verso nord e verso sud per ridurre l’impatto acustico sui comuni della fascia dell’Ovest Ticino, in provincia di Novara. “Si lavora a nuovi scenari migliorativi”, spiega all’Agi la vicepresidente della Provincia di Novara Michela Leoni che ieri ha partecipato alla seduta della Commissione aeroportuale indetta da Enac.

    “Da parte di Enac – riferisce Leoni – e’ stato evidenziato come, dopo un lungo lavoro di raccolta dei dati acustici e la successiva elaborazione modellistica, siano scaturiti nuovi scenari migliorativi rispetto al riferimento del 2018 per quanto riguarda la configurazione delle rotte in uscita dall’aeroporto. Sea, Ente gestore dello scalo, ha dal canto suo presentato i due nuovi scenari che hanno come obiettivo la riduzione del numero di popolazione esposta ai diversi livelli acustici: per cio’ che riguarda le rotte incidenti sul territorio piemontese, rispetto alle quali sono stati forniti numerosi report di carattere tecnico, sono previste modifiche alle rotte di decollo sia verso nord, sia verso sud”.

    La sperimentazione verra’ avviata a partire dal 16 aprile e durera’ per un periodo compreso tra i 4 e i 6 mesi, prolungandosi per tutta l’estate. “Durante questa sperimentazione – aggiunge il vicepresidente – Arpa Lombardia e Sea effettueranno monitoraggi acustici sia sul territorio lombardo che sul territorio novarese, in particolare nel comune di Oleggio, tra quelli piu’ colpiti”. La scelta definitiva delle nuove rotte di decollo sara’ effettuata tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025. La Commissione e’ stata aggiornata al 14 marzo per approvare definitivamente gli scenari oggetto di sperimentazione

  • Coldiretti: contro lo smog arrivano le piante ‘mangia polveri’ e che salvano i nostri polmoni

    Coldiretti: contro lo smog arrivano le piante ‘mangia polveri’ e che salvano i nostri polmoni

    Per combattere l’emergenza smog che assedia le città italiane, dove sono scattate le prime misure di limitazione del traffico, arrivano le piante mangia polveri per ripulire l’aria inquinata dalle emissioni di Co2 e salvare i polmoni dei cittadini.

    E’ quanto afferma la Coldiretti in occasione dell’inaugurazione, avvenuta ieri, di Myplant&Garden di Milano dove sono esposte, in collaborazione con Assofloro, le specie di piante più adatte a catturare i gas a effetto serra responsabili dei cambiamenti climatici, ma anche di limitare l’inquinamento all’interno delle abitazioni, alla presenza del presidente nazionale della Coldiretti Ettore Prandini e del Governatore della Regione Lombardia Attilio Fontana.

    Una pianta adulta è capace di catturare dall’aria dai 100 ai 250 grammi di polveri sottili – sottolinea Coldiretti – mentre un ettaro di piante è in grado di aspirare dall’ambiente ben 20mila chili di anidride carbonica (CO2) all’anno, secondo una analisi della Coldiretti.

    Promuovere essenze con il Leccio, la Fotinia, il Pittosforo, il Lauro o l’Eleagno aiuta dunque a rendere le strade più vivibili.Ma è importante anche il ruolo dell’Acero Riccio. Dodici piante assorbono – spiega Coldiretti – l’equivalente della CO2 emessa da un’auto di media cilindrata che percorre 10 mila km/anno.

    E piante antismog sono anche la Betulla, il Cerro, il Ginkgo Biloba, il Tiglio, il Bagolaro, l’Olmo campestre, il Frassino comune e l’Ontano nero. Ma ci sono anche – continua la Coldiretti – le piante da appartamento che possono ridurre del 20% l’anidride carbonica in case, scuole, uffici e ospedali e del 15% il quantitativo di polveri sottili PM 2,5. Si va dalla Sansevieria alla Yucca, dalla Camadorrea alla Schefflera, dal Pothos alla Diffenbacchia, dallo Spatifillo fino ad arrivare all’Anturium.

    Un modo efficace di combattere l’inquinamento dell’aria negli ambienti chiusi, talmente diffuso da essere descritto come ”Sindrome dell’edificio malato”, causando l’insorgere di mal di testa e problemi respiratori.

    Per ridurre l’inquinamento e mantenere l’impegno a contrastare i cambiamenti climatici bisogna, dunque, intervenire in modo strutturale sugli ambienti metropolitani ripensando lo sviluppo delle città e favorendo la diffusione del verde pubblico e privato.

    Questo considerato che In Italia ogni abitante dispone di appena 32,5 metri quadrati di verde urbano con una situazione preoccupante per i grandi centri dove si va dagli 18,5 metri quadrati pro capite di Milano ai 16,9 di Roma, ai 13,5 di Napoli, dai 9,4 di Bari ai 12 metri quadrati di Palermo, secondo l’analisi Coldiretti su dati Istat.

    L’analisi sottolinea anche come la presenza di aree verdi sia anche un baluardo contro il caldo, considerando che un parco di grandi dimensioni può abbassare il livello di calore da 1 a 3 gradi rispetto a zone dove non ci sono piante o ombreggiature verdi.

    Gli alberi infatti rinfrescano gli ambienti in cui si trovano grazie sia all’ombreggiatura che creano e sia alla traspirazione e fotosintesi del fogliame diventando dei grandi condizionatori naturali: un’area verde urbana di 1500 metri quadrati raffredda in media 1,5 gradi e propaga i suoi positivi effetti a decine di metri di distanza.

    Una spinta positiva in tale ottica è arrivata dal Bonus Verde, fortemente sostenuto da Coldiretti, che prevede una detrazione ai fini Irpef del 36% delle spese sostenute per la sistemazione a verde di aree scoperte private e condominiali di edifici esistenti, di unità immobiliari, pertinenze o recinzioni (giardini, terrazze), per la realizzazione di impianti di irrigazione, pozzi, coperture a verde e giardini pensili.

    La misura è in scadenza il prossimo 31 dicembre 2024 ed è importante che venga rinnovata con la Legge di bilancio, portando possibilmente al 50% la detrazione e/o innalzandola da 5.000 a 10.000 euro. ”La valorizzazione del ruolo del verde a tutela della salute dei cittadini rappresenta una nuova opportunità per promuovere un settore cardine per l’economia italiana”, ha dichiarato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini.

    ”Puntare sulla filiera 100% italiana garantisce alla biodiversità locale di crescere – ha aggiunto – e alle nostre città di avere un alleato in più contro l’inquinamento.

    Puntiamo sulla giusta retribuzione delle piante, nel massimo rispetto della legge contro le pratiche sleali”.

  • “Tutela del Territorio, Ritorno alla Civiltà Rurale”: l’incontro del FAI a Settimo Milanese

    “Tutela del Territorio, Ritorno alla Civiltà Rurale”: l’incontro del FAI a Settimo Milanese

    In linea con l’orientamento della fondazione FAI di focalizzare l’attenzione per le tematiche ambientali e per il sostegno della biodiversità, lo scorso 21 febbraio la delegazione Fai Ovest Milano
    ha compiuto il primo passo verso la realizzazione del progetto “Tutela del Territorio, Ritorno alla Civiltà Rurale”.

    Con il patrocinio del Comune di Settimo Milanese, presso la prestigiosa sala consiliare di Palazzo d’Adda, ha invitato il professor Stefano Bocchi a presentare i principi dell’Agroecologia.

    Il Prof Stefano Bocchi, Professore ordinario di Agronomia presso il Dipartimento di Scienze
    e Politiche Ambientali della Statale di Milano, titolare della cattedra di Agroecologia e Presidente dell’AIDA (Associazione Italiana di Agroecologia), con la sua relazione “ Curiamo il paesaggio
    coltivandolo” ha evidenziato come il modello dell’agricoltura industrializzata, utilizzato fino a qualche decennio fa, non sia più sostenibile.

    Bisogna fare un passo avanti e ridare un ruolo all’azienda agricola facendola tornare al centro dell’attenzione secondo criteri di sostenibilità e cura del territorio e trasformarsi in polo multifunzionale con la capacità di offrire servizi utili anche alla comunità.

    Successivamente a questo primo incontro, seguiranno le visite alle aziende agricole che sposano le pratiche dell’Agroecologia: processi produttivi sostenibili, cura e protezione del territorio, valorizzazione dei paesaggi, attraverso racconti di persone che hanno fatto di queste pratiche la loro ragione di lavoro e di vita.

  • Attilio Fontana: a Milano ancora 890 impianti di riscaldamento a gasolio

    Attilio Fontana: a Milano ancora 890 impianti di riscaldamento a gasolio

    “Se pensate che a Milano ci sono ancora 890 impianti di riscaldamento che funzionano a gasolio, o che in Lombardia ci sono ancora impianti di riscaldamento a legna, forse vi potete dare una risposta…”: così il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana a margine di un evento al Palazzo Lombardia ritornando sul tema dello smog.

    Secondo Fontana “continuare a sottolineare questi problemi non può che creare ulteriore panico nei nostri cittadini. Quello che devo dire l’ho già detto – ha spiegato – e non posso che ribadirlo: bisogna distinguere quello che si fa per evitare di inquinare rispetto a quello che è la situazione geomorfologica”.

    “Noi – ha proseguito – abbiamo una quantità di sostanze inquinanti che immettiamo in atmosfera che è di gran lunga al di sotto dei parametri voluti dall’Europa”. Se poi “l’aria, in certi periodi dell’anno, qui non circola per via della condizione della nostra Pianura Padana, circondata da Alpi e Appennini e dove di vento non ce n’è mai… è un dato di fatto da cui non possiamo prescindere – ha concluso – noi potremmo continuare a migliorare, se voi guardate i parametri sono in continuo miglioramento, però è chiaro che se non piove e non c’è vento la situazione non può essere in nessun modo risolta se non spopolando o chiudendo la Regione ma credo che non si possa fare”.

  • Da Oriente a Occidente, è di nuovo  “Santa Caterina meets Japan”

    Da Oriente a Occidente, è di nuovo “Santa Caterina meets Japan”

    Si è conclusa con un dono, un origami, la visita di tre giorni di una delegazione di giapponesi che ha partecipato alle attività in lingua inglese alla scuola primaria Santa Caterina. “E’ stato bello vedere la gioia negli occhi dei bambini a differenza di quanto accade in scuole con metodo tradizionale”, hanno commentato le sei studentesse nipponiche del penultimo anno di università.
    Dal 12 al 14 febbraio, accompagnate dalla loro professoressa Adachi Rie della Sugiyama Jogakuen University, School of Education Department of Child Development di Nagoya, hanno potuto osservare lezioni con metodologia CLIL (Content and Language Integrated Learning), ossia l’approccio che prevede l’apprendimento integrato di contenuti disciplinari in una lingua straniera veicolare.

    Un’esperienza positiva anche per gli alunni e le alunne, come ha spiegato il Dirigente Scolastico Davide Basano: “una lezione di vita per i piccoli che hanno sperimentato quanto sia importante studiare inglese per comunicare con gli altri e conoscere. Sottolineo anche il legame che si sta rafforzando negli anni tra le istituzioni scolastiche, consolidando competenze reciproche sia nell’insegnamento che nelle relazioni. Il mio grazie agli insegnanti che hanno organizzato e gestito questi tre giorni intensi.”
    Esperienza resa possibile dai contatti che ha la professoressa magentina Silvia Minardi, docente ed esperta di metodologia e didattica delle lingue straniere, e che la referente del progetto “Santa Caterina meets Japan” Ornella Lombardi, così spiega: “Il programma dell’università giapponese dà la possibilità ad alcuni studenti di svolgere attività di tirocinio in scuole elementari fuori dal Giappone. Credo sia una interessante opportunità anche per noi insegnanti che ci sentiamo arricchite da questa esperienza e ci auguriamo di ripeterla presto”.

    “Un arricchimento reciproco con un Paese e una cultura molto diversa attraverso uno scambio culturale oltre che linguistico, uno scambio di idee e di materiali; un confronto anche relativo agli ordinamenti. Una bellissima esperienza anche per me che avevo esempi europei”, ha spiegato Fabio Cretella, madrelingua angloamericano e insegnante di inglese alla Santa Caterina e guida per la delegazione, insieme alla responsabile di plesso Giusi Grassi.

    Le giornate sono state davvero piene per tutti: grandi e piccoli, ospiti e comunità scolastica. Il grande lavoro di organizzazione e gestione ha infatti permesso lo svolgimento di una ventina momenti di interscambio nelle aule e negli spazi della scuola. I bambini, soprattutto i pià piccoli, hanno capito che l’inglese non è solo una materia di studio, ma un modo per relazionarsi con altre culture e altre lingue, conclude Cretella.
    Una nuova esperienza internazionale che si aggiunge a quelle descritte nel libro “Una scuola, tante voci”, edito dalla Memoria del Mondo che racconta il mezzo secolo di storia della scuola magentina.
    Sayonara

  • Smog a Milano, sia Legambiente che il cdx contro Sala

    Smog a Milano, sia Legambiente che il cdx contro Sala

    Mentre Regione Lombardia rimane su un binario morto, e il Comune di Milano nega l’evidenza dei dati ARPA che, ieri, hanno fatto registrare livelli di PM2.5 di 118 microgrammi/mc come media giornaliera – un valore 24 volte più alto dei livelli raccomandati dall’OMS su base annuale – si respira dappertutto aria tossica, senza se e senza ma. L’azione amministrativa che dovrebbe tutelare la salute di tutti latita, e l’unica politica efficiente è l’attesa che, dopo giorni di sofferenza, le condizioni meteorologiche facciano il miracolo, come sembra avverrà, gradualmente, già a partire da oggi

    Su scala regionale, fino ad oggi non è stata prevista nessuna limitazione nemmeno per l’attività che maggiormente contribuisce all’aumento del particolato sottile, ovvero lo spandimento di liquami zootecnici, in tutti i campi lombardi.

    Siamo al paradosso di dover attendere che si concluda un’emergenza conclamata, oltre che chiaramente prevedibile, in Lombardia così come nel resto del bacino padano, per attivare quelle procedure emergenziali che dovrebbero servire a prevenirla! Il protocollo regionale, infatti, prevede che le misure di prevenzione e di limitazione si attivino dopo almeno cinque giorni di superamento , con relativo accumulo degli inquinanti. Da domani, quando le condizioni meteo sono date in miglioramento, si attiveranno quindi le misure di primo livello. In Lombardia la salute dei cittadini non aspetta tempi lunghi solo per ottenere una diagnosi, visti i tempi del sistema sanitario; ma anche per evitare, con misure preventive, che quella diagnosi debba essere richiesta.

    Le cose non vanno meglio a livello cittadino. In una intervista nella quale i giornalisti chiedevano un commento sulla recente classifica nella quale Milano sarebbe oggi la seconda città più inquinata al mondo tra quelle che ne compongono il campione, il sindaco Sala si è detto “seccato” di rispondere alle domande dei giornalisti su una questione come questa. Lasciando da parte le classifiche ma guardando i fatti, il Comune di Milano non ha da parte sua ritenuto di fare qualcosa di diverso che aspettare le direttive regionali. Cioè, nulla, al di là delle pur necessarie politiche di lungo periodo, che però se non sono sufficienti in condizioni ordinarie, sono del tutto inutili a fronteggiare una emergenza sanitaria.

    Risultato: ieri Milano , con i 118 microgrammi per metro cubo di PM 2.5 e i 136 di PM10 alla centralina di via Senato, ha toccato il picco di una crisi di inquinamento i cui livelli non sono mai stati eguagliati dal gennaio 2017. Anche qui non stiamo parlando di un fulmine a ciel sereno, ma di un episodio da tempo previsto dai servizi meteorologici, che già la scorsa settimana informavano del rischio di raggiungere livelli di PM10 analoghi a quelli effettivamente misurati.

    “La totale inadeguatezza delle risposte agli episodi di inquinamento di questo inizio 2024 hanno azzerato la residua fiducia verso amministrazioni evidentemente irresponsabili riguardo agli effetti sanitari dell’inquinamento,” dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia. “Alla luce dei fatti, le istituzioni pubbliche della Lombardia risultano evidentemente, e colpevolmente, sprovviste di strumenti per la prevenzione e gestione delle emergenze sanitarie. L’immobilismo delle istituzioni non è compatibile con i diritti fondamentali di tutela della salute dei cittadini.”

    “I dati diffusi da IQAir sulla qualità dell’aria di Milano vanno contestualizzati in uno scenario più ampio e complesso di quanto emerso oggi, altrimenti si rischia di fare confusione e di perdere di vista le reali criticità ma soprattutto gli obiettivi di risanamento di qualità dell’aria da raggiungere,” dichiara Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente. “Da anni con il report Mal’aria di città denunciamo l’emergenza cronica dell’inquinamento atmosferico che soffoca la nostra penisola e che trova, soprattutto in pianura padana, la sua area più vulnerabile. Qui a pesare è anche l’effetto degli allevamenti intensivi e dell’agricoltura. Il risultato finale è una Milano che oggi passa agli onori della cronaca internazionale come una delle città più inquinate al mondo. Per risolvere il problema dell’inquinamento atmosferico tutelando la salute dei cittadini e garantire città più vivibili, è fondamentale una sinergia su più livelli tra Governo, Regioni e Comuni ai quali lanciamo un appello. Si introduca una vera e propria rivoluzione urbana con misure strutturali e integrate che abbiano al centro una mobilità sempre più sostenibile, il trasporto pubblico locale che deve essere maggiormente incentivato, e prevedendo al tempo stesso azioni concrete per contrastare anche le altre fonti inquinanti come riscaldamento e agricoltura. Non si perda altro tempo”. E’ la nota di Legambiente Lombardia.

    COMAZZI E CORBETTA
    “I dati sull’inquinamento di Milano sono sconcertanti. Questo risultato testimonia il lavoro di dieci anni di finto ecologismo delle Giunte comunali che hanno governato la città”. Lo afferma in una nota in merito ai livelli di inquinamento registrati a Milano il consigliere comunale di Forza Italia e assessore regionale al Territorio e Sistemi Verdi, Gianluca Comazzi. “Le politiche adottate sono state poco più di un falso alibi per nascondere la loro totale mancanza di azione concreta. Sono mancate politiche di incentivi di sistema, ma hanno anche dimostrato una totale cecità riguardo all’efficacia delle restrizioni di area B e C. Queste misure, spacciate come la panacea per la nostra Milano, si sono invece rivelate inadeguate e incapaci di affrontare concretamente il problema dell’inquinamento. L’amministrazione deve assumersi le proprie responsabilità a riguardo” conclude Comazzi.

    “Dire come un disco rotto che Regione non ha fa nulla per combattere lo smog è una falsità che inquina il dibattito politico, è evidente che Majorino non si è accorto delle politiche portate avanti in Lombardia in questi anni, forse perché preferisce buttare in caciara un tema fondamentale per mancanza di idee e proposte serie. La Lombardia stanzia ogni anno tramite bandi decine di milioni di euro per la sostenibilità dei settori produttivi quali l’industria, il commercio e il mondo agricolo, veri modelli di innovazione green riconosciuti in tutto il mondo. Senza dimenticare la promozione delle Comunità energetiche sul territorio e le risorse destinate al potenziamento dei sistemi forestali regionali, tant’è che assistiamo ad un aumento della superficie boschiva in Lombardia. Quali sono invece le proposte del PD in tema di inquinamento: estendere area C all’intera Lombardia e aumentare i biglietti dei mezzi pubblici?”.

  • La Milano dei divieti di Sala? Tra le prime città del mondo più inquinate

    La Milano dei divieti di Sala? Tra le prime città del mondo più inquinate

    Cresce l’allerta smog a Milano e nella Pianura Padana, dove complice il clima asciutto e mite i livelli di inquinamento sono in crescita da settimane. Nella giornata di domenica le polveri piu’ sottili, pm2,5, hanno toccato la quota record di 118 microgrammi nella centralina Milano-Senato, a fronte dei 15 della media giornaliera fissata come obiettivo dall’Oms. Ben oltre i limiti d’allarme anche i numeri del pm10 nelle tre centraline cittadine: Milano Pascal 102, Milano Senato 136, Milano Verziere 110, quando l’obiettivo dovrebbe essere di un contenimento entro i 45.

    “L’aria di Milano non e’ mai stata cosi’ tossica negli ultimi anni”, ha denunciato il consigliere comunale di Europa Verde Carlo Monguzzi, che ha parlato di “scandalo su cui il Comune irresponsabilmente non informa e non da’ precauzioni sanitarie”. La ‘cappa’ sulla Pianura Padana per l’accumulo di pm10 e pm2,5 ha anche favorito le nebbie che stanno causando tamponamenti sulle autostrade di Emilia e Lombardia.

    Ad accendere la polemica politica e’ anche una classifica del sito svizzero IQAir che domenica, nella sua classifica in tempo reale dello smog in 95 citta’ mondiali particolarmente a rischio, indicava Milano fra le quattro piu’ inquinate del mondo, dietro solo a Dacca in Bangladesh, Lahore in Pakistan e Delhi in India. “Sono rivelazioni estemporanee fatte da un ente privato che ogni tanto tira fuori queste cose”, ha lamentato il sindaco di Milano, Beppe Sala, “noi stiamo lavorando per migliorare l’aria, Arpa dice che e’ migliorata anche se io sostengo non abbastanza”. Sull’inquinamento “non abbiamo fatto miracoli, nessuno di noi, ne’ la Regione Lombardia ne’ Milano”, ha ammesso il sindaco, “ciononostante noi stiamo continuando a cercare di fare qualcosa, anche con decisioni divisive”. “E’ un dato di fatto che coinvolge tutta la pianura padana”, ha sottolineato il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, “e’ chiaro che senza pioggia ne’ vento si crea quello che abbiamo visto negli ultimi giorni”. “Noi”, ha assicurato Fontana, “stiamo facendo dei miracoli per ridurre lo smog, migliorando riscaldamenti e auto e favorendo un percorso di sostenibilita’ delle attivita’ produttive”.

    La classifica di IQAir, peraltro, monitora solo il particolato sottile (2,5) e comunque nella classifica storica dal 2017 al 2022 allargata a 7323 citta’ del mondo, Milano e’ al 531mo posto (Torino al 5470mo). L’emergenza, pero’, e’ reale: l’ultimo rapporto sulla qualita’ dell’aria dell’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA) ha stimato i decessi prematuri in Italia solo per le polveri piu’ sottili in 52.300 l’anno.

    L’ultimo bollettino dell’Arpae, l’agenzia regionale, ha certificato che la qualita’ dell’aria in Emilia-Romagna resta da bollino rosso e ha prolungato fino a mercoledi’ le misure emergenziali come lo stop ai diesel Euro 5 dalle 8.30 alle 18.30 nei comuni con piu’ di 30mila abitanti.

  • La quercia più resistente? E’ nel Parco del Ticino, a Motta Visconti

    La quercia più resistente? E’ nel Parco del Ticino, a Motta Visconti

    Questa scoperta apre nuovi scenari e indica strategie innovative per contrastare efficacemente il deperimento dei querceti attraverso la raccolta di semi e la messa a dimora di individui resistenti. La quercia con caratteristiche genetiche più resistenti è nel Parco del Ticino, ai Geraci di Motta Visconti. E’ quanto emerge dai risultati del progetto ResQ , “Deperimento della quercia nei boschi planiziali: studio multidisciplinare per la selezione di risorse genetiche resistenti”, finanziato da Regione Lombardia – Direzione Generale Agricoltura, Sovranità Alimentare e Foreste, e giunto al termine.

    Dopo tre anni di studi, il gruppo di ricerca multidisciplinare di ResQ ha individuato farnie che presentano combinazioni di geni potenzialmente legate a forme di resistenza al deperimento, un primo nucleo di alberi con cui sarà possibile arricchire le raccolte semi finalizzate a interventi di rimboschimento.
    Si è trattato di uno studio di alto livello scientifico, ma anche un esempio di come la ricerca possa generare elementi di conoscenza con ricadute applicative dirette per la gestione delle nostre foreste. “Siamo felici – dice il Responsabile del Settore Vegetazione e Boschi del Parco Fulvio Caronni -, come Parco del Ticino di poter mettere a disposizione del mondo scientifico i nostri ecosistemi meglio conservati, per capire come funzionano la natura ed i suoi equilibri. In questo caso: La Fagiana di Magenta, i Geraci di Motta Visconti, il Turbigaccio di Lonate Pozzolo”.

    Il progetto ha coinvolto i gruppi di ricerca della Prof. Paola Nola, coordinatore (Dipartimento di Scienze della Terra e dell’Ambiente, Università degli Studi di Pavia), del Prof. Francesco Ripullone (Scuola di Scienze Agrarie, Forestali, Alimentari ed Ambientali, Università della Basilicata) e del Dott. Andrea Piotti (Istituto di Bioscienze e BioRisorse, CNR di Firenze).

    Il progetto ResQ ha indagato le cause del deperimento della farnia, specie emblematica dei boschi di pianura che caratterizza gli ecosistemi forestali del bacino padano-veneto, per cercare di trovare soluzioni efficaci per arginarlo.
    La ricerca ha concentrato le sue indagini in cinque siti di studio in due importanti parchi lombardi (Parco Lombardo della Valle del Ticino e Parco delle Groane), e ha indagato 125 coppie di individui sani e deperienti, vicini e in condizioni ecologiche apparentemente simili, registrando tantissime caratteristiche degli alberi e dell’ambiente che li circonda. Ed è proprio ai Geraci che si trova la quercia con caratteristiche genetiche più resistenti.

    L’obiettivo principale del progetto si riferisce alla creazione di una banca del germoplasma in situ e alla selezione di materiale propagativo utile alla gestione e conservazione dei querceti regionali.

    A tal fine, i 250 individui esaminati, 50 per sito, sono stati ordinati gerarchicamente in una lista basandosi sul punteggio ottenuto dall’indice di deperimento, ovvero una formula matematica capace di quantificare la resistenza genetica al deperimento del singolo individuo

    Cosa è stato scoperto?
    Le piante deperienti e quelle sane pur crescendo in aree con parametri microambientali simili, mostrano notevoli differenze nel ritmo di accrescimento. L’osservazione del ritmo di accrescimento permette di fare una diagnosi precoce del livello di deperimento di ogni pianta

    Ma c’è di più: esplorando il genoma di ogni pianta indagata in ResQ, abbiamo appreso che numerosi geni sono legati a vari livelli alla capacità di resistere al deperimento. Questa scoperta apre nuovi scenari per la comprensione del fenomeno e indica strategie innovative per contrastarlo efficacemente tramite la raccolta di semi e la messa a dimora di individui resistenti.

    Lo studio continua
    Ma ResQ è solo il punto di partenza: ci attende un lungo percorso che può portare a massimizzare le possibilità dei boschi di farnia di persistere in un ambiente fortemente antropizzato e minacciato dai cambiamenti climatici, come la pianura Padana. A tal proposito, mentre sono in preparazione le pubblicazioni scientifiche che sottoporranno alla valutazione della comunità scientifica internazionale i risultati principali di ResQ, il gruppo di ricerca è coinvolto nel nuovo progetto PRIN 2022 “ResItFor”, finanziato dall’Unione europea – Next Generation EU, dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e dal Ministero dell’Università e della Ricerca e coordinato da Giovanni G. Vendramin dell’Istituto di Bioscienze e BioRisorse del CNR. Ciò consentirà di estendere lo studio del deperimento delle querce in altre aree geografiche d’Italia e a numeri maggiori di piante per valutare la possibilità di generalizzare i risultati ottenuti, e renderli più solidi ed applicabili ad ampio raggio.

    Sito di progetto
    https://resq.unipv.it/