Categoria: Territorio

  • Al Carducci di Milano si sperimenta la scuola senza voti. Mah…

    MILANO La scuola non dovrebbe basarsi esclusivamente sul voto. Dopo la lettera aperta di un neodiplomato di un liceo milanese contro “una scuola dilaniata dalla retorica del merito” in cui una generazione di studenti per soddisfare le aspettative “rischia il completo annullamento”, il “burnout”, anche psicologi che di scuola si occupano e presidi concordano.

    Quest’anno in due classi del liceo Classico Carducci di Milano è stata sperimentata la didattica senza voti “che ha trovato il gradimento degli alunni e delle loro famiglie. Ci stiamo sforzando per creare un clima diverso” racconta il preside Andrea Di Mario. Invece della classica valutazione, agli studenti venivano forniti degli appunti su punti di forza e debolezze della loro prova e consigli per migliorare. “Dai registri elettronici abbiamo già eliminato i voti con il meno e il più, vorremmo togliere anche i mezzi e la media – spiega – e c’è bisogno di una didattica diversa. Non è che senza i voti riduciamo l’ansia. Ma la domanda che ci dobbiamo porre è: stiamo sfruttando l’intelligenza dei nostri ragazzi? No. Perché la didattica che c’è non va bene. E la valutazione è la cloaca di un sistema che non va bene”. E anche la maturità “a che serve? la valutazione dovrebbero farla in entrata le università, farla noi in uscita non serve a niente”. “La richiesta degli studenti è di essere considerati nella loro globalità dalla scuola” osserva lo psicologo Carlo Trionfi, direttore del Centro studi Famiglia di Milano. “L’apprendimento – aggiunge – deve passare attraverso il riconoscimento, anche di carattere affettivo: uno studente, per amare la materia, deve sentirsi amato dalla scuola”. “Oggi il voto – commenta la psicologa di Sondrio Maria Cristina Silvestri che ha tenuto corsi per insegnanti e genitori – rischia spesso di risultare un giudizio sulla persona nella sua globalità”. Specie nei confronti di quegli studenti che vivono un ‘fallimento’ scolastico: “Chi perde un anno o viene rimandato – prosegue – viene etichettato come uno che vale di meno” mentre invece diventa fondamentale “sottolineare la necessità di basare la scuola sul principio di equità”. Evitando il giudizio insito nel voto “per valorizzare le risorse di base, l’impegno e la capacità di apprendere. Il punto di partenza – va avanti – non è la valutazione ma gli sforzi nel correggersi che un alunno sviluppa nel corso degli studi. Siamo ancora lontani da una scuola di questo tipo e dall’eliminazione del voto”. Ma qualcosa comunque si muove.

    Sarà questo il ‘nuovo’ modo per promuovere il merito scolastico? Chissà…

  • Studente fuori sede? A Milano 626 euro per una stanza

    MILANO – Milano frena la corsa verso il caro affitti per gli studenti universitari ma è ancora la città più costosa d’Italia con 626 euro per una camera singola (+1% sul 2022). Segue Bologna (482 euro/mese +8%), che per la prima volta sorpassa Roma stabile nei prezzi 463 euro).

    In quarta posizione c’è Firenze con i suoi 435 euro. Quasi appaiate Modena e Bergamo, 412 euro e 411 euro rispettivamente. Superano appena la soglia dei 400 euro anche Padova e Verona (404 euro e 401 euro, rispettivamente). Poco al di sotto di questa cifra, chiudono la top 10 Venezia (396 euro) e Brescia (385 euro). È quanto emerge dall’ultimo rapporto di Immobiliare.it Insights, società del gruppo di Immobiliare.it, il portale specializzato in big data e market intelligence per il settore immobiliare, diffuso oggi in relazione al nuovo anno accademico che sta per cominciare.La domanda di alloggi degli studenti universitari continua a crescere trainando al rialzo i canoni d’affitto – sottolinea il report – influenzata dalla coda lunga dei rientri post-Covid: la richiesta per le singole è infatti salita del 27% rispetto al 2022.

    Diversa la situazione se si vanno ad esaminare i prezzi del posto letto in camere doppie: Milano conserva la prima posizione a 348 euro, al secondo posto si trova invece Roma con 272 euro. Terza posizione per Napoli, fuori dalle prime 10 per quanto riguarda le singole, a 258 euro. Seguono Firenze (255 euro) e Bologna (249 euro). Sesta Padova a 231 euro, seguita da Modena dove un posto letto costa 226 euro di media. Tra i 220 e i 210 euro, infine, le città di Torino, Verona e Pavia, che supera di poco la città di Venezia, fuori quindi dalla top10.Alcune città registrano oscillazioni importanti dei prezzi delle stanze anche in questo 2023. È il caso di Bari che rispetto al 2022 guadagna ben il 29%. Prezzi in aumento, del 18%, anche a Brescia e Palermo. Parma e Pescara vedono un incremento del canone della singola del 16% in un anno.Sono invece principalmente le sedi universitarie più note a mostrare un rallentamento della corsa dei prezzi, quando non una diminuzione: è il caso di Padova, dove i prezzi in un anno sono scesi del 12%, ma anche Firenze e Trento, al -4% e -2% rispettivamente.La città di Siena si attesta al -1%, mentre Roma non mostra variazioni rispetto allo scorso anno.

  • Pavia, 1800 domande per i collegi universitari in città

    PAVIA Sono state 1.813 le domande di ammissione presentate dalle future matricole dell’Universitià di Pavia per entrare negli 11 Collegi pubblici gestiti in città dal’Edisu. I posti disponibili sono circa 400. L’incremento rispetto al 2022 è del 34%.

    La crescita è ancora più marcata se la si parametra con gli anni precedenti: +37% rispetto al 2021, +77% rispetto al 2020, +118% rispetto al 2019 e +271% rispetto al 2016. Particolarmente rilevante la percentuale di presenza femminile: 986 le domande presentate dalle studentesse (il 54.2%) e 827 quelle degli studenti. Successo confermato anche per i 90 posti che Edisu riserva anche quest’anno nei collegi alle studentesse che si iscrivono ai corsi scientifici Stem (Science, Technology, Engineering and Mathematics): le domande sono 319 a fronte delle 221 del 2022, delle 207 del 2021, e delle 140 del 2020. “Il continuo incremento di studentesse e studenti che vogliono cogliere pienamente gli stimoli della vita in collegio è una notizia molto bella per l’Università di Pavia – commenta il rettore Francesco Svelto -. Il modello di città universitaria è, infatti, quello che perseguiamo con coerenza da diversi anni. Il numero di domande presentate, davvero importante, è peraltro coerente con l’aumento di immatricolazioni che stiamo registrando presso i nostri vari corsi di studio per il prossimo anno accademico”. “Quella dei collegi universitari pavesi è, nell’insieme, un’offerta unica in Italia, che garantisce le condizioni ottimali per una crescita personale e una carriera accademica di successo. – aggiunge il presidente di Edisu, Francesco Rigano -. Vivere gli anni degli studi universitari in collegio è anzitutto un’occasione di aggregazione civile, ma non soltanto. La comunità collegiale aiuta la formazione professionale, culturale e umana della persona. I collegi sono il motore anche di attività aggregative: attenzione all’inclusione, con la disponibilità di camere domotiche e il costante coordinamento con i servizi dell’Ateneo”.

  • Goletta laghi 2023 di Legambiente: Lombardia, situazione in miglioramento

    Goletta dei Laghi 2023 in Lombardia, il riepilogo – Situazione in miglioramento, stabili le criticità; oltre alle contaminazioni, da monitorare anche la carenza idrica

    Legambiente: “La mancata depurazione principale imputata delle concentrazioni batteriche, sempre più forte il richiamo a un turismo più sostenibile, la crisi climatica non attende”

    Trentatré punti di campionamento, uno in più del 2022, con un sostanziale calo dei punti inquinati, da diciassette a dieci. Questi i dati di Goletta dei Laghi 2023 in Lombardia, nel giorno del riepilogo nazionale della campagna di Legambiente a Roma, che ha ripercorso i risultati di 125 punti campionati in 40 laghi italiani, con il 23% dei campioni oltre i limiti di legge (29 su 125).

    È dal 2006 che Legambiente Lombardia tiene sotto controllo la salubrità delle acque lacustri lombarde, un esempio di Citizen Science che coinvolge tecnici e volontari ma anche le amministrazioni e le comunità locali. Goletta è quindi una base dati ormai stabile, che permette di verificare la stessa criticità ricorrente nel corso di quasi un ventennio: è la mancata depurazione a costituire la più seria minaccia per la salute delle acque e delle comunità.

    Emblematico il caso del Lago Maggiore, con i torrenti Boesio (Laveno Mombello), Bardello (Brebbia) e AcquaNegra (Ispra) in provincia di Varese, acque provenienti dai comuni dell’entroterra, per le quali anche le nostre analisi leggono una situazione di contaminazione almeno dal 2010.

    Non mancano i segnali positivi: i rilevamenti di Salò, di Padenghe sul Garda e della foce del Torrente Toscolano risultano entro i limiti, a differenza dell’anno scorso in cui erano risultati inquinati o fortemente inquinati.

    “I casi in cui la mancata depurazione continua a pesare in modo inequivocabile sono un richiamo forte ai Sindaci e a Regione Lombardia,” commenta Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia. “Le pressioni a cui sono sottoposte le nostre acque sono molte: dalla crisi climatica alla mancata depurazione, alla pressione turistica. Occorre mettere velocemente mano al capitale blu della nostra regione con politiche lungimiranti, integrate e di sistema, per evitare di trovarsi in uno stato di costante emergenza.”

    A peggiorare il quadro c’è poi il dato della carenza idrica, che da ormai quasi due anni ha visto dimezzare il volume, impedendo il mantenimento del livello e il ricambio delle acque: dal primo gennaio 2022 fino ad oggi, secondo i dati degli enti regolatori, i quattro grandi laghi lombardi hanno ricevuto apporti idrici pari a 13,9 miliardi di m3, contro un dato storico atteso pari a 27,8 miliardi di m3. In altre parole, nei laghi, nel corso dei trascorsi 20 mesi, è fluito solo il 50% delle acque che normalmente li alimentano.

    La situazione più grave, anche per i danni alla navigazione, alla flora spondale e alla fauna ittica, è ancora una volta quella del Lago Maggiore, che oltre alla contaminazione delle acque rilevata da Goletta dei Laghi ha raggiunto in questi giorni il livello minimo, ben 1,72 m sotto il massimo di regolazione, inferiore anche ai livelli minimi raggiunti nel 2022. Per questo motivo, oggi è stato necessario chiudere i rubinetti di alimentazione dei canali che irrigano le risaie piemontesi e lomelline.

    Tra i laghi lombardi il Maggiore è inoltre quello che meno ha beneficiato di apporti idrici dalle piogge estive, che hanno investito prevalentemente le montagne della Lombardia orientale, anche se sulla situazione ha pesato anche l’eccesso di prelievi irrigui richiesto dalle risaie coltivate ‘in asciutta’, non bilanciato da rilasci dagli invasi alpini, che in questi giorni trattengono in alta quota oltre il 90% della riserva d’acqua invasata nell’intero bacino del Verbano (363 milioni di m3, secondo i dati di ARPA Lombardia, contro i 27 residui presenti sopra del livello minimo di regolazione del Lago Maggiore)

    Le località lombarde campionate da Goletta dei Laghi 2023

    CERESIO: inquinato 1 su 4

    Dei 4 punti campionati sul Ceresio – 2 sulla sponda comasca e 2 su quella varesotta – sono risultati entro i limiti di legge la Foce del Torrente Vallone (VA), la foce del rio Bolletta a Porto Ceresio (VA), sempre inquinato dal 2010 al 2022, e la foce fiume Rezzo a Porlezza (CO). Inquinata invece la foce del fiume Telo a Claino con Osteno (CO).

    MAGGIORE: inquinati 4 su 5

    È il Lago Maggiore il sorvegliato speciale di questa campagna, con ben quattro punti su cinque “inquinati” o “fortemente inquinati”; questi ultimi sono il punto campionato alla foce del torrente Boesio a Laveno Mombello, quello campionato alla foce del torrente Bardello a Brebbia e quello campionato alla foce del torrente AcquaNegra a Ispra, quasi sempre inquinati dal 2010 ad oggi. ‘Inquinato’ a Luino lo scarico presso la terrazza di piazza Garibaldi, più o meno inquinato dal 2019. Entro i limiti di legge, invece, il punto campionato nel canale presso la spiaggia del lido comunale a Germignaga.

    LARIO LECCHESE: inquinato 1 su 7

    Sei dei sette punti campionati sono risultati entro i limiti di legge, mentre si conferma un solo punto critico, oltre che ‘fortemente inquinato’: la foce del torrente Meria. Miglioramenti rispetto al 2022 per la foce del torrente Fossone, la foce del torrente Valle dei Mulini e il lago presso la foce del torrente Esino. I nuovi punti campionati alla foce del rio Varrone, di fronte alla foce del torrente Gallavesa e alla foce del torrente Caldone sono tutti all’interno dei limiti stabiliti.

    LARIO COMASCO: inquinati 2 su 4

    Dei 4 punti campionati risultano entro i limiti di legge la foce del torrente Telo e la foce del torrente Breggia. Risultano invece ‘inquinate’ la foce del torrente Cosia e la foce del torrente Albano. Lo scorso anno queste ultime due località erano risultate ‘fortemente inquinate’.

    ISEO: inquinati 0 di 6

    I sei punti sottoposti a campionamento sulle sponde del lago Sebino sono tutti risultati entro i limiti di legge, compresa la foce del fiume Oglio a Costa Volpino (BG), che lo scorso anno risultava inquinata; bene quindi in provincia di Bergamo il punto campionato alla foce del torrente Borlezza a Castro e il canale presso la spiaggia “Bar delle Rose” a Costa Volpino; in provincia di Brescia, il punto campionato di fronte alla foce del torrente Calchere a Sulzano, quello a lago presso lo scarico del pontile nord (altezza sfera alta tensione) a Monte Isola e il punto presso lo sfioratore del Comune nel canale industriale in Darsena a Pisogne.

    GARDA: inquinati 2 su 7

    Sono stati prelevati 13 campioni, di cui 7 in Lombardia e 6 in Veneto. Sulle sponde lombarde del lago risulta ‘fortemente inquinata’ la foce del torrente in località Santa Maria di Lugana a Sirmione, monitorato per il secondo anno. ‘Inquinato’ il nuovo punto di campionamento di Toscolano Maderno, presso la foce del rio Lefà, monitorato per la prima volta. Bene località Maratona e Oasi San Francesco del Garda a Desenzano, Le Rive a Salò, Porto a Padenghe sul Garda, Roina a Toscolano Maderno, tutte in provincia di Brescia.

    Riassumendo, delle dieci località lombarde sopra i limiti Goletta dei Laghi ha classificato cinque come ‘inquinate’ (Enterococchi Intestinali > 500 UFC/100ml e/o Escherichia Coli > 1000 UFC/100ml) e altrettante come ‘fortemente inquinate’ (Enterococchi Intestinali > 1000 UFC/100ml e/o Escherichia Coli > 2000UFC/100ml).

  • Legambiente Lombardia: a secco le terre del riso

    A secco le terre del riso italiano

    Oltre alla scarsità idrica il lago Maggiore e il fiume Ticino soffrono i prelievi agricoli ed energetici

    Legambiente: “Trasformare l’agricoltura tra Lombardia e Piemonte e negoziare i rilasci dagli invasi idroelettrici di monte”

    Il Lago Maggiore è l’invaso più colpito dalla carenza idrica

    Dopo le piogge alluvionali di luglio torna a farsi sentire la carenza idrica, almeno nelle terre agricole che ricevono l’acqua irrigua dai grandi bacini lacustri dell’ovest Lombardia. Dei quattro laghi del Nord Italia che funzionano anche da ‘grandi accumulatori’ idrici per l’agricoltura la situazione più critica è quella del Lago Maggiore, nel 2023 ai minimi storici per quanto riguarda il livello dell’acqua.

    L’invaso del lago, ovvero il volume di acqua il cui rilascio può essere regolato dalle opere idrauliche, è ridotto all’8% di capacità (dato di stamane). Ciò avviene perché da molti giorni le portate di acqua in uscita, che alimentano i canali irrigui lombardi e piemontesi, sono molto maggiori di quelle in ingresso: le piogge estive, infatti, non sono state sufficienti a invertire il deficit idrico, in continuo peggioramento dalla metà di giugno.

    Di più: si può dire che la carenza di precipitazioni non abbia mai smesso di pesare sulle portate degli immissari: da inizio anno nel lago si sono riversati meno di 2,8 miliardi di mc di acqua, poco più del 50% di quelli attesi in un anno medio: le conseguenze si vedono, tali da imporre limitazioni alla navigazione, con conseguenti disagi per la mobilità territoriale.

    Dà da pensare anche la situazione del Lago di Como, che al momento ha un volume di invaso pari al 26% della capacità, ma il cui livello si sta abbassando al ritmo di 5 cm al giorno: di questo passo il minimo di regolazione sarà raggiunto in 7-10 giorni, rischiando di lasciare a secco le colture di mais a pochi giorni dal raccolto.

    Non desta invece preoccupazione la situazione dei laghi della Lombardia orientale: sia il Sebino che il Benaco sono pieni per oltre il 50% della loro capacità, un dato superiore a quello che si misura normalmente in questo periodo dell’anno: questa la situazione fotografata dai rilevamenti di ARPA Lombardia e degli enti regolatori dei laghi.

    “È ormai evidente che il sistema di accumulo e gestione delle acque a fini irrigui della pianura lombarda non è più in grado di garantire una sufficiente affidabilità, in un quadro climatico in forte evoluzione,” dichiara Damiano Di Simine, responsabile scientifico Legambiente Lombardia. “Una stagione estiva allungatasi di quasi un mese, l’assottigliamento dei ghiacciai, il ricorrere di periodi prolungati di siccità e caldo estremo indicano la necessità di soluzioni adattative, abbandonando le monocolture, in particolare del riso e del mais, a favore di una maggiore diversificazione.”

    La crisi del Lago Maggiore espone in particolare la coltura del riso, in cui negli ultimi anni sono state fatte scelte che hanno determinato un aumento di fabbisogno idrico estivo. Soprattutto l’abbandono degli allagamenti invernali e primaverili per passare alla coltura ‘in asciutta’ ha privato le falde acquifere di un prezioso rifornimento nelle stagioni in cui, normalmente, l’acqua è più disponibile e meno soggetta ad evaporazione, costringendo ad aumentare le irrigazioni nel periodo di luglio-agosto: paradossalmente, le camere di risaia non più allagate peggiorano, anziché migliorare, la criticità irrigua della coltivazione del riso.

    Occorre sicuramente ripristinare la coltivazione allagata, soprattutto nelle fasce di alta e media pianura, insieme alla circolazione invernale delle acque nel sistema irriguo: tutte pratiche che alimentano la falda freatica, riducendo le criticità nelle aree più prossime al Po, come in Lomellina. Allo stesso tempo bisogna ripristinare le rotazioni agricole, anche se ciò comporterà una riduzione delle superfici investite a riso, favorendo la differenziazione colturale a beneficio di altre produzioni meno idro-esigenti: una scelta sicuramente difficile per il comparto risicolo, ma ormai necessaria per affrontare la crisi climatica, e che potrà portare benefici, sia in termini di minor bisogno di fitofarmaci e fertilizzanti, sia di miglioramento del suolo e della sua sostanza organica, e quindi di capacità del suolo stesso di trattenere acqua.

    Occorre però anche trovare un migliore equilibrio tra i diversi utilizzatori della risorsa idrica: nel bacino del Lago Maggiore, infatti, non è del tutto vero che manchino accumuli idrici. Sebbene al di sotto della media (-27% secondo il dato fornito da ARPA Lombardia riferito al 30 luglio), negli invasi idroelettrici alpini del bacino del Verbano risulta un volume di oltre 350 milioni di mc, in gran parte derivante da fusione glaciale, una quantità 12 volte superiore a quella disponibile nel lago per la regolazione, e sufficiente ad alimentare i canali irrigui per oltre un mese, quindi ben oltre la mietitura. Certo, una gran parte di quest’acqua si trova in territorio elvetico, e quindi l’accesso a questa risorsa richiede un’azione diplomatica da condurre nelle opportune sedi.

    “Lo stoccaggio energetico alpino è sicuramente strategico, ma è inaccettabile che la regolazione degli invasi risponda esclusivamente all’interesse economico degli operatori energetici, se ciò significa tirare a secco il lago, i fiumi e i campi coltivati sottostanti,” conclude Damiano Di Simine. “crediamo che serva un maggiore sforzo di coordinamento tra le autorità lombarde, piemontesi ed elvetiche, perché la situazione è inaccettabile: oltre a determinare danni ambientali ed economici, espone al rischio di tensioni sociali e politiche.”

    Tab.: Laghi lombardi a confronto. Elaborazione su dati ARPA Lombardia (*ultimo aggiornamento 30 luglio) ed Enti regolatori dei laghi (ultimo dato disponibile in tempo reale)

  • Agricoltura: Villoresi in riduzione per consentire l’irrigazione dei secondi raccolti

    Agricoltura: Villoresi in riduzione per consentire l’irrigazione dei secondi raccolti

    Considerata la situazione del Lago Maggiore, il Consorzio del Ticino ha disposto per dallo scorso 4 agosto una diminuzione delle portate erogate dal bacino lacuale.

    LAGO MAGGIORE – In previsione di tale richiesta, il Consiglio di Amministrazione di ETVilloresi si era già espresso nel corso della seduta del 2 agosto, esprimendo preferenza per una riduzione in questi giorni della portata del Canale Villoresi in modo da consentire poi l’irrigazione dei secondi raccolti dopo la metà del mese. Pertanto, a partire dalle ore 12.00 del 4 agosto, sono state effettuate le manovre di riduzione: la portata del Villoresi è così passata da 37.5 mc/s a 8.5 mc/s. ETVilloresi ha chiesto al Consorzio del Ticino di rivalutare in avvio di settimana prossima la situazione dei livelli del Verbano e delle esigenze irrigue. La portata del Naviglio Martesana verrà invece aumentata sabato 5 agosto da 10 mc/s a 15 mc/s.

  • Ferragosto, niente raccolta rifiuti da Legnano a Magenta

    Ferragosto, niente raccolta rifiuti da Legnano a Magenta

    Martedì 15 agosto – giornata segnata in rosso sul calendario perché, appunto, festiva- i servizi di raccolta porta a porta dei rifiuti saranno sospesi, così come le attività di spazzamento manuale e meccanizzato. Chiuse anche le piattaforme rifiuti e i centri di raccolta dei 18 Comuni in cui AEMME Linea Ambiente eroga le proprie prestazioni.

    Nessun cittadino dovrà, pertanto, esporre i rifiuti la sera di lunedì 14, perché il giorno seguente gli operatori non saranno in servizio e la presenza dei rifiuti a bordo strada non gioverebbe al decoro urbano.

    Nei Comuni di Legnano, Canegrate, Parabiago, Magnago, Arconate e Dairago, tutti i servizi previsti per martedì 15 saranno posticipati a mercoledì 16 agosto: ciò significa che le varie tipologie di rifiuto dovranno essere esposte la sera di martedì 15.

    I servizi di raccolta rifiuti saranno, invece, anticipati a lunedì 14 nei Comuni di Buscate e Rescaldina.
    Nessuna variazione per i Comuni di Turbigo, Robecchetto con Induno, San Giorgio su Legnano e Villa Cortese, dove nella giornata di martedì non sono, appunto, mai previsti servizi di raccolta.

    Anche sul territorio di Gallarate martedì 15 agosto non sarà svolto alcun servizio.
    La raccolta dell’umido sarà posticipata a giovedì 17 agosto, quella dei rifiuti indifferenziati a venerdì 18, mentre la raccolta della carta slitterà a martedì 22 agosto.

    Vediamo la situazione nel Magentino. Anche qui gli operatori non saranno operativi nella giornata di martedì 15 agosto. A Magenta le raccolte di umido, vetro, carta, plastica e rifiuti indifferenziati saranno posticipate a mercoledì 16 agosto. Subirà il posticipo a mercoledì 16 anche la raccolta dei rifiuti indifferenziati nel Comune di Boffalora sopra Ticino. Servizi anticipati, invece, a lunedì 14 nei Comuni di Ossona (rifiuti indifferenziati) e di Cuggiono (vetro e plastica).

    Anche a Cornaredo gli operatori non saranno in servizio nella giornata di martedì 15 agosto. La raccolta dell’umido slitta a venerdì 18 e quella dei rifiuti indifferenziati a martedì 22 agosto. In tale Comune la piattaforma rifiuti resterà chiusa non solo nella giornata festiva di martedì 15, ma anche in quella di lunedì 14.

    Non saranno in servizio neppure gli operatori del Numero Verde (800- 196363), che torneranno a rispondere alle chiamate il giorno successivo (mercoledì 16).

  • Lago Maggiore, da domani a Sesto Calende solo deflusso minimo vitale

    A partire da domani, venerdi’ 11, dalla diga della Miorina a Sesto Calende, l’infrastruttura che regola i rilasci di acqua dal bacino del Lago Maggiore verso il Ticino e il sistema dei canali irrigui del novarese e della Lomellina, uscira’ soltanto il cosiddetto deflusso minimo vitale.

    Si tratta della quantita’ minima di acqua necessaria per non alterare l’equilibrio biologico dei corsi d’acqua che stanno a valle del Lago. Lo conferma Doriana Bellani, la direttrice del Consorzio Ticino, che gestisce la diga. Da alcuni giorni sulla gestione dei livelli del lago e sui rilasci destinati agli usi agricoli sono in corso proteste contrapposte: da una parte gli operatori del turismo e in particolare della navigazione lamentano lo svuotamento del bacino a causa delle grandi quantita’ d’acqua inviate ai canali con conseguenti difficolta’ per i traghetti; dall’altra i risicoltori che chiedono di mantenere ancora per qualche giorno alta la quantita’ d’acqua prelevata dal lago: sono i giorni cruciali per la coltivazione del riso e una riduzione forte della disponibilita’ potrebbe danneggiare le aziende. Un tentativo di mediazione e’ stato messo in campo ieri dalla Regione Piemonte, ma a quanto pare invano: anche oggi la portata d’acqua inviata ai canali e’ stata ulteriormente ridotta rispetto a ieri: alle 8 di questa mattina uscivano dalla Miorina 118 metri cubi al secondo, contro i 124 di ieri alla stessa ora. Ieri sera, di fronte alla prospettiva di un “taglio” della disponibilita’ d’acqua , il Consorzio di Irrigazione Est Sesia, che gestisce i canali del Piemonte Orientale e della Lomellina aveva proclamato lo stato di emergenza, annunciando una “rotazione” dell’afflusso di acqua nelle diverse aree della rete.

  • Consorzio Villoresi e crisi climatica: dopo il pronto intervento si censiscono i danni

    Dopo essere intervenuto prontamente per rimuovere le piante cadute, lungo le strade alzaie ma anche nell’alveo dei canali, e per operare su manufatti e scarichi ostruiti – effetto degli eventi atmosferici di notevole intensità e forza, registratisi la scorsa settimana – il Consorzio sta provvedendo, nel dettaglio, al censimento dei danni occorsi, che si stanno purtroppo rivelando consistenti.

    MILANO – Le aree maggiormente coinvolte dai recenti forti temporali sono risultate l’Altomilanese, la città di Milano e i territori più ad est ricompresi tra Gorgonzola e Monza. Dalle sponde danneggiate alle lastre e alle canalette divelte, particolarmente colpita è risultata la rete derivata del Canale Villoresi. Gli interventi, tempestivamente attivati da ETVilloresi, sono stati effettuati sia direttamente dal personale consortile che da ditte appaltatrici grazie ad affidamenti già aperti. In pochi giorni il Consorzio è fattivamente riuscito a far fronte alla maggior parte delle criticità riscontrate sul territorio. Intanto dall’Assessorato regionale all’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste hanno fatto sapere che, per le aziende agricole lombarde, ci sarà più tempo, rispetto a quanto stabilito dalla normativa, per inoltrare la ricognizione dei danni, in considerazione del fatto che non si è trattato di un solo fenomeno ma di più eventi; il termine è fissato al prossimo 21 agosto.

  • Una nuova frontieria per la cura del colon

    MILANO Sono le cellule senescenti, cioè invecchiate, il nuovo bersaglio terapeutico delle metastasi del tumore al colon retto. Un studio dell’Istituto di ricerca genetica e biomedica del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Irgb) di Milano, in collaborazione con Humanitas e finanziato dal ministero della Salute, ha infatti identificato nelle metastasi epatiche due tipi di cellule tumorali senescenti con ruoli totalmente opposti, uno benigno e uno maligno, in termini di impatto sui valori di sopravvivenza dei pazienti e sul tempo che intercorre prima della ricomparsa della recidiva dopo la rimozione chirurgica. Obiettivo della ricerca, pubblicata su Aging Cell, è quello di comprendere il ruolo di questo fenomeno nella fase avanzata del cancro.

    “La metastasi epatica – spiega Francesca Faggioli, ricercatrice del Cnr-Irgb – è una sfida clinica per il cancro del colon-retto. Il 90% della letalità del cancro è dovuto alla formazione di metastasi, cellule tumorali che dalla sede primaria colonizzano altri organi. Le metastasi al fegato da tumore del colon-retto non fanno eccezione. Si sviluppano infatti – continua la ricercatrice -nel 50% dei pazienti. La rimozione chirurgica dopo chemioterapia neo-adiuvante è il trattamento terapeutico di riferimento, ma solo il 10%-20% dei pazienti è valutato idoneo. La mancanza di efficaci approcci terapeutici risiede nella scarsa conoscenza dell’evolversi della patologia e di quello che effettivamente accade negli organi secondari”. Il gruppo di ricerca si è chiesto quale fosse il contributo delle cellule invecchiate nelle metastasi, attraverso cinque biopsie metastatiche di pazienti affetti da tumore primario al colon. “Le cellule senescenti maligne – sottolinea Faggioli – sono sensibili alla chemioterapia e contribuiscono a instaurare un ambiente immunologico permissivo per la crescita tumorale. Un maggiore accumulo di cellule senescenti benigne invece corrisponde a parametri di sopravvivenza positivi e a un ambiente immunitario efficiente con azione antitumorale. Questo studio stabilisce che la direzione in cui evolverà la metastasi è da attribuire al tipo di cellula metastatica senescente che prevale sulle altre. Paradossalmente il ruolo chiave in questo processo è determinato, in ogni caso, da cellule che hanno perso la capacità di dividersi e riprodursi”.