Categoria: Territorio

  • Una nuova dirigente per il Dipartimento Transizione digitale: la Città metropolitana di Milano punta su parità e innovazione

    Una nuova dirigente per il Dipartimento Transizione digitale: la Città metropolitana di Milano punta su parità e innovazione

    La Città metropolitana di Milano guarda al futuro e punta sull’innovazione e sulla parità di genere. Con il decreto del Sindaco metropolitano Giuseppe Sala, pubblicato il 9 febbraio, è stata nominata, al termine di una selezione pubblica, la nuova direttrice del Dipartimento Transizione Digitale: si tratta della dottoressa Ester Anzalone, esperta nel campo dell’innovazione e del digitale.

    Un ulteriore passo in avanti verso la digitalizzazione dell’ente di area vasta che sta portando avanti un’importante azione di transizione verso le nuove tecnologie a beneficio sia del personale, sia della cittadinanza e degli stakeholders, grazie all’utilizzo di sistemi sempre più innovativi e avanzati.
    Con l’arrivo della nuova dirigente, inoltre, si completa l’organico dirigenziale della Città Metropolitana di Milano, sempre più improntato alla parità di genere: dal 1° marzo 2026 saranno, infatti, in servizio 22 dirigenti, di cui 11 donne e 11 uomini. Una situazione di assoluta parità di genere, obiettivo da sempre perseguito dall’ente di area vasta.

    La promozione delle pari opportunità nei ruoli dirigenziali della Pubblica Amministrazione rappresenta oggi un obiettivo strategico per garantire un settore pubblico più efficiente, moderno e capace di rispondere alle esigenze dei cittadini. A questo si aggiunge un altro tema chiave, ossia la promozione delle professionalità STEM, sempre più richieste all’interno della Città metropolitana di Milano, per perseguire i propri obiettivi ed essere sempre più performante nei confronti del territorio e delle sue esigenze.

    Il Vicesindaco metropolitano Francesco Vassallo, che detiene la delega all’Organizzazione e Risorse Umane, afferma: “Favorire un equilibrio di genere nelle posizioni decisionali non è solo una questione di giustizia sociale, ma è anche un elemento che incide direttamente sulla qualità delle politiche pubbliche e sulla capacità delle amministrazioni di innovare. Un contesto dirigenziale diversificato porta con sé una maggiore varietà di competenze, esperienze e punti di vista: un valore aggiunto che si traduce in processi decisionali più completi e soluzioni più efficaci ai problemi complessi. I team eterogenei tendono ad avere migliori performance, soprattutto nelle organizzazioni che operano in contesti dinamici e ad alto impatto sociale come il nostro”.

    Antonio Sebastiano Purcaro, Direttore generale della Città Metropolitana, evidenzia: “Promuovere la presenza equilibrata di uomini e donne ai vertici dell’Amministrazione contribuisce a rafforzare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. La rappresentanza equa comunica responsabilità, trasparenza e vicinanza alla società, elementi fondamentali in un periodo in cui è essenziale ricostruire un rapporto forte tra cittadini e apparati pubblici. Garantire pari opportunità nei percorsi di carriera significa valorizzare pienamente il capitale umano interno alla PA”.

    La Città Metropolitana di Milano, che ha tra le sue funzioni istituzionali proprio la promozione delle pari opportunità nel mondo del lavoro, si pone dunque all’avanguardia nel panorama della Pubblica Amministrazione a livello locale, dimostrandosi attenta a cogliere le opportunità di sviluppo, crescita e innovazione.

  • Gruppo CAP. A Rozzano, un investimento da 3,6 milioni di euro

    Gruppo CAP. A Rozzano, un investimento da 3,6 milioni di euro

    Presso l’impianto di depurazione di Rozzano, CAP Evolution, società di Gruppo CAP che opera nei settori del waste, wastewater ed energy, ha sviluppato una nuova piattaforma dedicata al trattamento dei rifiuti speciali non pericolosi, rafforzando il percorso di trasformazione degli impianti di depurazione in bioraffinerie urbane.

    L’intervento amplia le funzioni del sito, integrando trattamento delle acque, gestione dei rifiuti e produzione di energia rinnovabile, e rappresenta un passaggio chiave nel percorso del Gruppo verso il modello di green utility, con l’apertura a servizi e mercati complementari per il sistema produttivo.

    Il progetto riflette la visione sviluppata negli ultimi anni da Gruppo CAP, orientata a valorizzare in modo sempre più efficiente le infrastrutture e le risorse generate dai processi di depurazione e a ridurre l’impatto ambientale del servizio idrico integrato.

    In questo contesto, l’impianto di Rozzano è stato scelto come sito strategico per integrare soluzioni avanzate di economia circolare, grazie alle sue caratteristiche impiantistiche e al ruolo già consolidato a servizio del territorio.

    «L’impianto di Rozzano rappresenta un tassello strategico nel percorso di evoluzione industriale di Gruppo CAP e di innovazione delle infrastrutture a servizio del territorio», dichiara Michele Falcone, Direttore generale di Gruppo CAP.

    «Con questa nuova piattaforma rafforziamo il ruolo dell’impianto come bioraffineria urbana: integriamo gestione dei rifiuti e processi di depurazione, migliorando le performance ambientali e generando benefici duraturi per cittadini e comunità locali».

    Nuove funzionalità: dal trattamento dei rifiuti alla produzione di energia rinnovabile

    Il depuratore di Rozzano ha una capacità di trattamento pari a 122.000 abitanti equivalenti, di cui 56.000 riferiti alle acque reflue generate dall’agglomerato fognario e 66.000 legati al carico derivante dai rifiuti conferiti all’impianto. L’infrastruttura di depurazione delle acque reflue è composta da due linee acqua, con una capacità massima che raggiunge 40.000 metri cubi di reflui al giorno, e una linea fanghi, dotata di digestione anaerobica e gasometro per lo stoccaggio del biogas prodotto.

    La nuova sezione impiantistica, realizzata con un investimento di 3,6 milioni di euro, ha portato alla realizzazione di una piattaforma di trattamento di rifiuti speciali.

    La nuova struttura è stata progettata per coniugare affidabilità industriale e attenzione ambientale, grazie a soluzioni impiantistiche moderne, sistemi di controllo e monitoraggio, supportati da un laboratorio interno all’impianto per garantire elevati standard di sicurezza e tracciabilità.

    L’impianto è in grado di ricevere fino a 104.000 tonnellate di rifiuti liquidi speciali non pericolosi e dispone di una capacità di stoccaggio complessiva di 440 m³, distribuita in 11 serbatoi in acciaio inox.

    È inoltre presente una sezione di pretrattamento chimico-fisico finalizzata a migliorare l’efficienza complessiva del processo.

    La piattaforma integra anche una sezione dedicata alla gestione dei rifiuti solidi confezionati di origine alimentare: attraverso un processo di sconfezionamento e miscelazione con il fango biologico di depurazione, è possibile recuperarne e valorizzarne fino a 3.000 tonnellate all’anno. Un intervento con effetti che vanno oltre l’ampliamento operativo. L’apporto aggiuntivo di materia organica aumenta la produzione di biogas e quindi di elettricità, incrementando la produzione di energia destinata a coprire il fabbisogno dell’impianto e consolidando il ruolo chiave del depuratore sia nella gestione circolare delle risorse, sia nell’offerta di servizi qualificati per l’ecosistema – ambientale e produttivo – locale.

    Un modello di economia circolare integrata a scala locale

    L’intervento si inserisce in una strategia più ampia di gestione circolare dei rifiuti e produzione di energia rinnovabile, integrandosi e potenziando il progetto di interconnessione tra lo stabilimento gestito da CAP Evolution e la centrale di teleriscaldamento di Atmos – società del gruppo GETEC e gestore della rete del Comune di Rozzano – che prevede lo scambio sinergico di energia elettrica e termica tra le due infrastrutture.

    Una collaborazione virtuosa, che consente di massimizzare il rendimento complessivo delle strutture e di aumentare l’autosufficienza dei sistemi: l’energia termica fornita dalla rete stabilizza la temperatura dei digestori, migliora l’efficienza dei processi anaerobici, mentre il calore rinnovabile prodotto dal biogas alimenta la rete di teleriscaldamento comunale, contribuendo a ridurre l’uso di fonti fossili.

    Uno sguardo al futuro

    La realizzazione della nuova piattaforma di trattamento dei rifiuti liquidi non pericolosi rappresenta una tappa fondamentale di un percorso più ampio, che vede Gruppo CAP impegnata nello sviluppo di modelli industriali integrati, capaci di coniugare servizio idrico, gestione dei rifiuti e produzione di energia rinnovabile.
    Un’evoluzione che rafforza il ruolo dei depuratori come hub ambientali ed energetici, a supporto dei territori e dei mercati complementari in cui il Gruppo opera come green utility.

  • Regione Lombardia: avvistamenti dei lupi, ecco le regole da seguire

    Regione Lombardia: avvistamenti dei lupi, ecco le regole da seguire

    L’assessore regionale all’Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste, Alessandro Beduschi, interviene sul tema delle segnalazioni di avvistamenti di lupi in Lombardia, ricordando che la presenza della specie è oggi una realtà con cui fare i conti, ma che non può essere affrontata a spanne o sull’onda dell’emotività.

    “Il problema esiste e va gestito con serietà – chiarisce l’assessore all’Agricoltura di Regione Lombardia, Alessandro Beduschi – ma è fondamentale ricordare che esistono norme precise, e procedure codificate. Alimentare allarmismi, segnalare ai giornali prima che alle autorità, o affidarsi a valutazioni improvvisate, non aiuta né i cittadini gli enti che devono agire”.

    Regione Lombardia è da tempo impegnata nel monitoraggio della specie e nel supporto agli allevatori e alle comunità locali, attraverso strumenti di prevenzione, informazione e intervento coordinato con le forze di polizia e gli enti competenti. “Per una corretta gestione del lupo– prosegue Beduschi – servono dati aggiornati, segnalazioni corrette e il rispetto delle procedure, perché solo così è possibile distinguere i casi reali dalle percezioni distorte e intervenire in modo efficace”.

    LE PROCEDURE IN CASO DI AVVISTAMENTO – In caso di avvistamento di un lupo, è necessario contattare tempestivamente la Polizia provinciale competente o, nel territorio di Milano, la Polizia della Città Metropolitana. Se possibile, è utile raccogliere materiale fotografico o video per consentire una corretta identificazione dell’esemplare. In alternativa, le segnalazioni possono essere inviate a Ersaf Lombardia all’indirizzo supportoprevenzionelupo@ersaf.lombardia.it indicando la posizione precisa dell’avvistamento.

    Nel caso di ritrovamento di un lupo ferito o morto, o di incidente stradale, occorre avvisare le Polizie provinciali, la Polizia della Città Metropolitana di Milano o i Carabinieri forestali, evitando qualsiasi intervento diretto sull’animale. Le operazioni di soccorso e valutazione sanitaria competono esclusivamente alle autorità competenti e ai centri specializzati attivi 24 ore su 24.
    Infine, in caso di predazione di bestiame, l’allevatore deve contattare le forze di polizia competenti, che attiveranno le Wolf Prevention Intervention Units (WPIU), squadre specializzate istituite da Regione Lombardia per supportare gli allevatori nella prevenzione dei danni e nella gestione delle procedure di indennizzo.

    NON SIGNIFICA LIBERALIZZARNE CACCIA – In questo contesto si inserisce anche il recente declassamento del lupo a livello europeo. La specie resta comunque protetta, ma il nuovo quadro normativo apre a maggiori margini di intervento per le Regioni, nel rispetto dei limiti fissati a livello nazionale. “Non significa liberalizzarne la caccia – conclude l’assessore Beduschi – ma governare in modo più responsabile una presenza che oggi è strutturale e in certi contesti come quelli urbani non è accettabile, per la sicurezza dell’uomo e dell’animale stesso. Il lupo va riportato nelle aree vocate ed è per questo che è in corso un confronto tecnico tra Regioni, Ministeri e Ispra per aggiornare i dati, definire criteri più coerenti e costruire strumenti di gestione realmente applicabili sui territori”.

  • Varese, i rifiuti elettronici diventano nuova risorsa: l’opera Terra Rara restituisce più di tre quintali di plastica e oltre 100 kg di metalli

    Varese, i rifiuti elettronici diventano nuova risorsa: l’opera Terra Rara restituisce più di tre quintali di plastica e oltre 100 kg di metalli

    Da rifiuti a fonte di materiali utili, a volte anche rari e ricercati. È questo il destino che attende i 512 kg di RAEE – cioè dispositivi elettrici ed elettronici come telefonini, caricabatterie e piccoli elettrodomestici – che sono stati raccolti a Varese nell’ambito del progetto Terra Rara, promosso dal Consorzio Ecolight in collaborazione con il Comune di Varese, la curatela di Karakorum Impresa Sociale e il sostegno di Impresa Sangalli e Fondazione Molina.

    Dagli oltre 5 quintali di apparecchi (1.300 pezzi) che in meno di un mese, tra ottobre e novembre, sono arrivati nei 17 punti di raccolta attivati sul territorio, sono stati infatti recuperati circa 320 kg di plastica e 110 kg di metalli, fra cui anche una parte di materiali – le cosiddette “terre rare”, appunto – che scarseggiano in natura ma sono fondamentali per l’industria high-tech e la transizione ecologica. A questo si aggiungono 15kg di pile esauste che si trovavano all’interno dei RAEE stessi.

    «Al di là di questi numeri, che sono positivi – commenta il presidente del Consorzio Ecolight Walter Camarda –, un risultato importante è l’alleanza virtuosa che si è creata fra le realtà protagoniste del progetto: 300 studenti di tre scuole superiori, due enti locali, otto enti del terzo settore e due imprese private hanno promosso la raccolta e diffuso consapevolezza sui temi dell’ambiente e dell’economia circolare, dimostrando che coinvolgere le persone dal basso è la chiave per costruire un futuro sostenibile. Avere agito, oltre che sul piano ambientale, anche su quello educativo e culturale rappresenta il valore aggiunto del progetto».

    Ad accendere la partecipazione è stata l’idea di trasformare una parte dei RAEE raccolti, circa 50kg, nell’installazione artistica “Terra Rara” di Livia Paola Di Chiara, esposta durante le ultime feste natalizie a Palazzo Estense. Smontata l’opera, gli oggetti (assieme a tutti gli altri conferiti nell’ambito del progetto) sono stati portati agli impianti autorizzati al trattamento dei rifiuti elettronici. È importante ricordare che i RAEE sono riciclabili per oltre l’85% del loro peso: «Molte delle loro componenti (le cosiddette materie prime seconde) si possono reimmettere nel ciclo produttivo. Sfruttare questa “miniera” comporta tanti vantaggi, come ridurre i costi derivanti dalla gestione dei rifiuti, risparmiare energia ed evitare lo sfruttamento delle risorse naturali» aggiunge Camarda.

    Cittadini e cittadine possono proseguire lo spirito del progetto portando i RAEE in piattaforma ecologica, oppure in negozio in ragione dei principi “1contro1” (il nuovo per il vecchio) e “1contro0” (nei grandi negozi e per RAEE fino a 25 cm: maggiori informazioni su www.ecolight.it).

    Da parte sua, il Comune di Varese ha annunciato l’intenzione di prendere spunto dall’iniziativa Terra Rara per adottare, in concomitanza con il rinnovo dell’appalto del servizio di igiene urbana, nuove pratiche che possano diventare stabili nel tempo.

    «Il progetto “Terra Rara” e le iniziative dedicate alla raccolta dei piccoli RAEE – dichiara Nicoletta San Martino, assessora alla tutela ambientale, sostenibilità sociale ed economia circolare del Comune di Varese – consentono al Comune di Varese di rafforzare il proprio impegno nello sviluppo di modelli di economia circolare fondati sulla collaborazione strutturata tra cittadini, istituzioni e imprese. Con il nuovo appalto per il servizio di igiene urbana, l’Amministrazione intende dare continuità e ulteriore impulso a tale percorso, attraverso l’adozione di nuove modalità di raccolta porta a porta dei RAEE, in coerenza con gli obiettivi di sostenibilità ambientale».

  • Lombardia: Legambiente, aria migliora ma lontana da limiti Ue

    Lombardia: Legambiente, aria migliora ma lontana da limiti Ue

    Qualita’ dell’aria in miglioramento inn Pianura Padana ma resta il ritardo nella conformita’ alla nuova direttiva. Questo il ritratto che emerge dai dati lombardi di
    Mal’Aria, il report annuale di Legambiente sull’inquinamento
    atmosferico. Un ritardo che e’ esito di insufficienti
    investimenti, dovuti anche ad un governo nazionale che taglia le
    risorse e indebolisce, anziche’ consolidare, le politiche sulla
    qualita’ dell’aria.

    A rafforzare questo giudizio e’ la doccia
    fredda della nuova procedura di infrazione avviata nei giorni
    scorsi dalla Commissione Europea all’Italia per inadempimento
    della direttiva europea relativa alla riduzione delle emissioni
    nazionali degli inquinanti disciplinati dal protocollo di
    Gothenburg sull’inquinamento transfrontaliero, che si aggiunge a
    quelle gia’ arrivate a sentenza della Corte di Giustizia Europea
    nel 2020 su PM10 e del 2022 per gli NO2, nonche’ all’avvio della
    procedura di infrazione per superamenti dei limiti di PM2,5.

    “Il peso delle infrazioni alle direttive UE in materia ambientale e’ assai gravoso per
    l’Italia, ma lo e’ ancora di piu’ per i cittadini padani, che
    pagano in salute” osserva Barbara Meggetto, presidente di
    Legambiente Lombardia.

    Oltre ai parametri in vigore sui limiti giornalieri per il PM10
    (50 microgrammi per metro cubo per un massimo di 35 giorni
    all’anno) le tabelle lombarde di Mal’Aria prendono in
    considerazione anche i limiti della nuova direttiva, da
    raggiungere entro il 2030, valori decisamente piu’ stringenti
    degli attuali (20 g/m per PM10, 20 g/m per l’NO2, 10 g/m per
    PM2.5) e per rispettare i quali servira’ un deciso cambio di
    marcia. Il dossier Mal’Aria indica le riduzioni necessarie a
    perseguire i nuovi limiti, con evidenti ritardi da colmare
    quanto prima. Solo Lecco e Varese per il PM10, e Mantova,
    Sondrio e Varese per l’NO2, sono su una traiettoria coerente con
    i traguardi europei di qualita’ dell’aria.

    Come nel resto
    d’Europa, nell’ultimo decennio le emissioni da traffico (NOx) si
    sono ridotte in misura significativa grazie alla normativa
    europea sulle emissioni dei veicoli (-28% nell’ultimo decennio).
    La stessa normativa ha permesso anche di ridurre, seppure in
    misura meno incisiva, le emissioni di PM2.5 (-21%), mentre le
    misure attivate in ambito industriale hanno consentito moderati
    miglioramenti per i vapori di solventi organici, riducendo di
    circa il 18% le emissioni di COV. Nessun miglioramento invece si
    misura per l’ammoniaca (NH3), rimasta invariata su valori
    elevati (circa 80.000 tonnellate anno, emesse per il 96% dal
    settore agricolo e in particolare dagli allevamenti).
    “L’ammoniaca, insieme al metano, sta accrescendo il proprio peso
    relativo sul bilancio delle emissioni, con un effetto rilevante
    sulla qualita’ dell’aria, considerato che si tratta del
    principale precursore gassoso della formazione di particolato
    sottile, mentre il metano e’ all’origine del micidiale smog
    fotochimico, che si sviluppa durante la stagione estiva. La
    Lombardia non deve girare la testa dall’altra parte, ma avviare
    politiche incisive di riduzione dei contributi emissivi che, per
    questi due gas, significa in primo luogo ridurre il numero
    davvero eccessivo di capi allevati nelle grandi stalle
    lombarde”.

    La sola Lombardia libera nell’atmosfera terrestre ben 420.000
    tonnellate di queste sostanze, oltre un quinto del totale
    nazionale (poco meno di 2 milioni di tonnellate secondo i dati
    ISPRA) a cui occorrerebbe aggiungere, sempre per la Lombardia,
    325.000 tonnellate di metano. Gli inquinanti normati dalla
    direttiva, per i quali vengono stabilite delle soglie obiettivo
    (National Emission Ceilngs) in attuazione del Protocollo di
    Gothenburg, sono: il particolato sottile (PM2.5), gli ossidi
    d’azoto (NOx), principalmente generati dal traffico, il diossido
    di zolfo (SO2) che deriva principalmente dal settore industriale
    e della raffinazione petrolifera, le sostanze organiche volatili
    (VOC) che si sprigionano da una pluralita’ di processi
    industriali e in particolare dai solventi, e l’ammoniaca (NH3),
    che invece deriva dall’uso di fertilizzanti agricoli e
    dall’attivita’ di allevamento.

    Per quanto riguarda le emissioni di fonte agricola (ammoniaca) la situazione di
    stagnazione lombarda e’ simile a quella di aree a forte
    intensita’ agrozootecnica europea, come i Paesi Bassi, il nord
    della Germania, la Bretagna e l’Irlanda, dove troppi allevamenti
    intensivi e abusi di fertilizzanti portano a copiosi rilasci di
    composti azotati che ammorbano l’aria e inquinano le acque.

  • Centinaio: “Non abbassare la guardia sull’invasione del fotovoltaico”

    Centinaio: “Non abbassare la guardia sull’invasione del fotovoltaico”

    “Non ho intenzione di abbassare la guardia sullo scempio che il territorio della provincia di Pavia rischia di subire, a causa dell’eccessivo numero di progetti fotovoltaici e agrivoltaici che lo minacciano. Tra questi, mi è stato segnalato recentemente quello che dovrebbe interessare i Comuni di Cigognola e Broni. Per questo, ho presentato un’interrogazione ai ministri dell’Ambiente e dell’Agricoltura per chiedere in che modo intendono tutelare il paesaggio e il suolo agricolo, che rappresentano parte integrante della stessa identità del territorio, della comunità che vi abita e di tutto il Paese”. Lo afferma in una nota il vicepresidente del Senato e senatore della Lega, Gian Marco Centinaio.

    “In particolare, gli impianti agrivoltaici nascondono, dietro l’illusione di poter continuare a coltivare quei campi, la realtà di un progressivo abbandono delle colture tradizionali di un’area, con le relative conseguenze sull’economia locale, sul consumo di suolo e sulla perdita di competenze professionali e qualità dei prodotti”, spiega il senatore.

    “Siamo di fronte a un caso di miopia ambientalista, tra l’altro contestata perfino da molte associazioni green. Si guarda all’emergenza del momento, ossia la transizione energetica, senza prestare attenzione ai danni a lungo termine che si rischia di provocare. Per questo, chiedo al governo di coinvolgere maggiormente in queste decisioni le comunità locali e gli enti territoriali, che conoscono bene la loro realtà e possono individuare valide alternative al suolo agricolo, su cui installare gli impianti fotovoltaici”, conclude Centinaio.

  • Busto Arsizio: la “Tommaseo” con la Secondaria “Prandina” sale sul podio del 1° torneo di “Prof in Barattolo”

    Busto Arsizio: la “Tommaseo” con la Secondaria “Prandina” sale sul podio del 1° torneo di “Prof in Barattolo”

    L’Istituto Comprensivo “Nicolò Tommaseo” di Busto Arsizio sale sul podio del torneo cittadino di Analisi Logica con “Prof in Barattolo”.

    L’idea di “Prof in Barattolo” nasce a Busto Arsizio grazie a Lino Pinna, musicista e animatore bustocco, con la Erickson dopo il confronto con insegnanti e ragazzi.

    Parlando del suo progetto spiega: «volevo far giocare come una volta, guardandosi in faccia e scrivendo».

    Da qui l’idea del 1° Torneo cittadino di Analisi Logica “Prof in Barattolo” presentato l’8 ottobre 2025, con una rappresentanza docente della Scuola “Prandina” su iniziativa dell’Assessore alle Politiche Educative, prof.ssa Chiara Colombo, animata dallo slogan «Si impara divertendosi».

    Nel giro di qualche settimana sono partite le sfide interne agli istituti secondari di primo grado cittadini e quindi la finalissima di mercoledì 21 gennaio 2026.

    L’appuntamento è stato presso la Biblioteca comunale, dove si è tenuta la fase conclusiva del torneo di analisi logica, organizzato dall’amministrazione comunale ed indirizzato alle classi terze delle scuole secondarie di I grado di Busto Arsizio.

    Per il nostro Istituto comprensivo, e più specificatamente per la Scuola “Fabrizio Prandina” ha partecipato una squadra composta da alcuni alunni della classe 3D: Ariel Jaramillo, Mia Millan Castro, Federico Maglio, Destiny Osarobo e Vincenzo Santoro, che si sono classificati al secondo posto.

    La Dirigente Scolastica, prof.ssa Cristina Parisini, unitamente alla vicaria della Scuola “Prandina” prof.ssa Manuela Sora, si sono complimentate con i vincitori per il prestigioso riconoscimento, con i partecipanti tutti per l’impegno profuso e con il corpo docente che con professionalità e dedizione ha seguito gli studenti in questa esperienza che si rivede nella Missione nella Vision della Scuola attenta al sconvolgimento delle metodologie ludiche per rendere più accattivante e efficace l’insegnamento curriculare.

    Tornando al racconto e allo svolgimento del 1° Torneo cittadino di Analisi Logica “Prof in Barattolo” va detto che gli alunni, dopo aver superato nei mesi scorsi le fasi del torneo interne alla scuola, accompagnati dalla docente lettere, prof.ssa Chiara Arrigo, hanno vinto i quarti di finale ad eliminazione diretta, la semifinale ed hanno partecipato alla finale arrivando sul podio al secondo posto. La competizione è stata vinta dalla scuola “De Amicis”.

    Gli studenti della Scuola “Prandina” sono stati premiati dall’assessore alle politiche Educative del Comune di Busto Arsizio Chiara Colombo e da Lino Pinna, ideatore del gioco di analisi logica “Prof in barattolo”.

    Giova ricordare che Lina Pinna è stato uno dei protagonisti, ospiti e testimoni della Settimana di Orientamento scolastico che si è tenuta dal 20 al 24 ottobre 2025 presso la nostra Scuola Secondaria di primo grado “Fabrizio Prandina” con il titolo “DIREZIONE FUTURO – Settimana dell’orientamento”.

    Per informazioni sulle iniziative della nostra Scuola si rimanda al portale web della scuola (www.tommaseobusto.edu.it), al canale Youtube (link) della scuola, al giornale on line “BTP” (link) e alla pagina social https://www.facebook.com/icnicolotommaseobusto, il Canale WhatsApp (link) e il Canale Telegram (link). Per informazioni in presenza l’Istituto Comprensivo «Nicolò Tommaseo» è in Via R. Sanzio 9 a Busto Arsizio, per appuntamenti telefonare 0331 631350 o scrivere a vaic85500d@istruzione.it.

  • A Cassolnovo il futuro della risicoltura tra sostenibilità, produzione agricola e biodiversità

    A Cassolnovo il futuro della risicoltura tra sostenibilità, produzione agricola e biodiversità

    Quale futuro attende il paesaggio simbolo del nostro territorio? Per rispondere a questa domanda, giovedì 5 febbraio alle ore 20.30, il Teatro G. Verdi di Cassolnovo ospiterà un evento pubblico aperto a cittadini e agricoltori promosso dal Parco del Ticino dedicato alla risicoltura sostenibile, all’acqua e alla biodiversità faunistica e vegetale.

    In apertura di serata ci sarà la proiezione del filmato “CAVALIERI DELLE RISAIE” (2025), opera del videomaker Mattia Nocciola.

    Il documentario racconta l’esperienza di tutela del Cavaliere d’Italia che, in maniera massiccia, lo scorso anno ha nidificato nelle risaie in sommersione di quattro agricoltori di Cassolnovo.

    L’evento si aprirà con i saluti istituzionali di Luigi Parolo, Sindaco di Cassolnovo, e Ismaele Rognoni, Presidente del Parco del Ticino.

    “Quanto accaduto nei campi agricoli di Cassolnovo lo scorso aprile rappresenta la prova più concreta di quanto il dialogo possa essere l’elemento cardine per la tutela della biodiversità. Le segnalazioni arrivate dai nostri GuardiaParco” dichiara il Presidente del Parco del Ticino, Ismaele Rognoni “unite alla professionalità dei dipendenti del Parco del Ticino nei settori Fauna e Agricoltura hanno incontrato il grande cuore e il profondo senso di responsabilità degli agricoltori coinvolti.

    Grazie a questo lavoro congiunto è stato possibile garantire alla specie dei Cavalieri d’Italia le condizioni ottimali per la nidificazione, permettendo loro di utilizzare in sicurezza il suolo agricolo. E’ proprio questo straordinario gioco di squadra che racconteremo alla cittadinanza giovedì 5 febbraio” precisa il Presidente “insieme all’amministrazione comunale di Cassolnovo: un esempio virtuoso di collaborazione che ha permesso di tutelare un territorio intero e la sua ricchezza naturalistica”.

    Nel corso della serata ci saranno una serie di interventi tecnici volti ad approfondire il legame tra risicoltura e conservazione: Fabio Casale (Ornitologo FLA) e gli esperti del Parco del Ticino, Monica Di Francesco, Michele Bove che illustreranno i progetti in corso per un’agricoltura sempre più integrata e rispettosa del patrimonio naturale e faunistico.

    Uno dei momenti della serata sarà dedicato al dialogo con gli agricoltori, in particolare i quattro agricoltori di Cassolnovo, Cristina Ballone, Giovanni Locateli, Maurizio Spirolazzi e Pier Carlo Guallini, protagonisti lo scorso anno del progetto di successo nato dalla loro collaborazione con i tecnici del Parco del Ticino e i Guardiaparco Massimo Balocco e Francesca Bocca.

    Grazie alla disponibilità dei quattro agricoltori, infatti, sono state adottate misure concrete per tutelare le uova deposte dai Cavalieri d’Italia nelle risaie: trattori più lenti e traiettorie studiate per non calpestare i nidi; programmazione mirata degli interventi agricoli.

    Le coltivazioni non hanno subito danni e i Cavalieri d’Italia sono riusciti a portare a termine le nidificazioni con successo.

    “Il territorio cassolese celebra un evento naturalistico di straordinario rilievo: la nidificazione del Cavaliere d’Italia. Secondo gli esperti, si tratta di un fenomeno non comune che rappresenta un indicatore inequivocabile della salute ambientale della nostra zona – commenta il sindaco, Luigi Parolo -. Se in passato si erano registrati episodi simili in aree più distanti dal Parco del Ticino, come a Villanova, la scelta di queste terre per la riproduzione conferma il valore ecologico del nostro paesaggio. In qualità di Sindaco, accolgo questa scoperta con grande entusiasmo e un pizzico di sorpresa. In questi mesi ho operato attivamente per garantire la massima riservatezza sulla vicenda, tutelando il sito dai curiosi per permettere a queste splendide creature di nidificare in totale sicurezza. Il nostro obiettivo primario è stato, sin dal primo momento, la protezione assoluta del loro habitat. Il successo di questo evento è merito soprattutto dello straordinario contributo dei nostri agricoltori locali, supportati con professionalità dal Parco del Ticino.

    Negli anni, il Settore Agricoltura del Parco ha saputo trasformare il proprio ruolo in senso propositivo, sviluppando progetti capaci di coniugare la tutela ambientale con la garanzia del reddito agricolo. – conclude il Sindaco- In un’epoca che rincorre spesso la produttività estrema, i nostri agricoltori rappresentano un modello di sensibilità e attenzione.”

    Le conclusioni della serata saranno affidate a Claudio De Paola, Direttore del Parco del Ticino.

  • Novara Green: nel 2025 raccolti 3.000 Kg di inciviltà

    Novara Green: nel 2025 raccolti 3.000 Kg di inciviltà

    “Il 2025 è stato un anno particolarmente vivace per Novara Green. In totale i nostri volontari hanno realizzato 42 interventi di pulizia, toccando quasi tutti i quartieri della città. Se escludiamo la prima quindicina di gennaio e l’ultima di dicembre, troppo fredde, e i mesi di luglio e agosto, troppo caldi, le nostre pettorine verdi sono uscite ogni settimana per raccogliere rifiuti abbandonati su marciapiedi e nei parchi di Novara”. Il bilancio arriva dal presidente di Novara Green, Fabrizio Cerri, ma i numeri non finiscono qui.

    La stima media di rifiuti raccolti per singola uscita di gruppo oscilla intorno ai 70 kg, che portano a valutare in circa 3.000 i chilogrammi di spazzatura abbandonata rimossa dall’associazione.
    Oltre alle attività su strada Novara Green può mettere nel bilancio di fine anno anche 12 attività svolte nelle scuole novaresi di ogni ordine e grado.

    “Sono estremamente grato ai nostri volontari per il tempo che scelgono di donare ogni volta alla città – continua Cerri – È un segno di attenzione, cura, e affetto verso Novara ed è la miglior conferma che ci potessimo augurare di quanto è importante per loro onorare la promessa dell’associazione: combattere l’inciviltà con atti di civiltà. In un’epoca segnata da un crescente individualismo, la risposta dei cittadini attivi di Novara è un segnale di speranza concreto”.

    L’impegno civico però, per quanto fondamentale, non può colmare da solo le lacune della città. Per esempio il declino del patrimonio arboreo urbano, un’emergenza silenziosa su cui è urgente intervenire. “A fronte di circa 300-400 abbattimenti annui per ragioni di sicurezza, non assistiamo a un adeguato ripristino – prosegue il presidente di Novara Green – Gli investimenti attuali sono insufficienti e troppo legati alle compensazioni edilizie o a bandi regionali una tantum. I fondi regionali intercettati di recente sono un ottimo punto di partenza, ma la città ha bisogno di una strategia strutturale che non dipenda solo da bandi spot, ma da una programmazione costante e coraggiosa. Per questo chiediamo che il Comune metta a bilancio fondi certi ogni anno per nuove infrastrutture verdi”.

    La proposta di Novara Green è chiara. L’associazione chiede che venga istituito un Regolamento Comunale che vincoli l’Amministrazione – presente e futura – all’obbligo di piantare due nuovi alberi per ogni pianta abbattuta, entro un anno e nello stesso parco, garantendo così la rigenerazione dei polmoni verdi della città.

    Altro tema cittadino su cui si potrebbe fare di più è la mobilità. Sebbene la realizzazione delle piste ciclabili stia procedendo, Novara Green sollecita una accelerazione decisa sul PUMS (Piano Urbano della Mobilità Sostenibile): Restano infatti ancora sulla carta interventi strategici come le 12 rotonde previste per fluidificare il traffico e, soprattutto, una visione moderna delle “Zone 30”. Secondo l’associazione, limitare la velocità non basta. Serve contestualmente una riqualificazione profonda dei quartieri attraverso arredi urbani di qualità e pavimentazioni dedicate, che rendano le strade di quartiere più belle, verdi e sicure, realmente favorevoli alla mobilità dolce.

    “Tra volontariato attivo e collaborazione istituzionale, il futuro di Novara passa da scelte precise, che secondo noi sono più alberi, meno inciviltà e una mobilità che rimetta al centro quartieri e persone. L’obiettivo è aumentare il benessere collettivo e rendere la vivibilità della città sempre maggiore – conclude Cerri – Mentre ci avviciniamo al traguardo dei 100 volontari associati, punto d’arrivo che testimonia il profondo legame tra la comunità e l’attenzione alla cura dei beni di tutti, la promessa di Novara Green per il 2026 rimane la stessa. Intendiamo continuare a mantenere il nostro impegno verso la città e coltivare in modo ancora più proficuo la virtuosa collaborazione con Assa e il Comune di Novara”.

    Su Novara Green
    Novara Green è un’associazione di volontariato che, dal 2018, si impegna in modo regolare a svolgere iniziative che rendono la città di Novara un luogo più sostenibile. Per Novara Green l’ambientalismo è fatto anche di piccoli gesti di attenzione all’ambiente e di cura del bene pubblico. Un impegno a cui tutti i cittadini che hanno voglia di riportare bellezza e pulizia nella città, possono contribuire.

    www.novaragreen.it

  • Parco agrivoltaico a in Lomellina, la Provincia archivia il progetto

    Parco agrivoltaico a in Lomellina, la Provincia archivia il progetto

    La Provincia di Pavia ha archiviato il progetto per la realizzazione del parco agrivoltaico denominato “Boscolungo”, presentato dalla società ContourGlobal Sanas Srl con sede a Milano. L’impianto avrebbe dovuto sorgere nelle campagne dei comuni di San Giorgio, Cergnago e Tromello, ma la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) si è conclusa con esito negativo.
    A riportarlo è La Provincia Pavese.

    Alla base del provvedimento ci sono diverse criticità, a partire dall’eccessiva estensione dell’intervento e dalla sua incompatibilità con un territorio considerato di pregio ambientale. In particolare, la Provincia ha evidenziato la presenza di dossi sabbiosi che rappresentano un habitat naturale ancora oggi produttivo di funghi porcini di pianura, elemento ritenuto meritevole di tutela.

    Il progetto prevedeva la realizzazione di un impianto fotovoltaico da 122 megawatt di potenza, con l’occupazione di 210 are di superficie agricola (pari a 21.000 metri quadrati), oltre alle opere di connessione alla rete elettrica nazionale in media tensione (36 kV), fino al collegamento con la stazione elettrica Terna di Pieve Albignola.

    Ed è proprio la sottostazione elettrica di Pieve Albignola uno dei nodi decisivi che hanno portato all’archiviazione. Come si legge nel decreto provinciale, infatti, «non risultano depositate istanze relative alla costruzione ed esercizio dell’ampliamento della nuova sottostazione a Pieve Albignola, né la società ContourGlobal Sanas Srl si è fatta carico, nell’istanza presentata, di ottenere l’autorizzazione alla costruzione ed esercizio di tale opera elettrica». Per questo motivo, conclude la Provincia, «non sussistono tutti gli elementi per poter procedere con l’istruttoria».

    La società proponente potrà ora valutare la possibilità di presentare ricorso al Tar della Lombardia.