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  • Intesa Sanpaolo, accordo con Coima per valorizzare immobili del gruppo

    Intesa Sanpaolo, accordo con Coima per valorizzare immobili del gruppo

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    MILANO (ITALPRESS) – Un accordo tra Intesa Sanpaolo e COIMA per valutare le migliori opportunità nel settore del Real Estate al fine di valorizzare gli immobili del Gruppo bancario nel mutato contesto di mercato.
    Alla base dell’accordo, che tiene conto dell’evoluzione delle strategie nel Real Estate rispetto alla forte accelerazione impressa al raggiungimento di obiettivi ESG nel settore, il conferimento a veicoli d’investimento gestiti da COIMA SGR di un portafoglio immobiliare della Banca del valore complessivo di oltre 500 milioni di euro.
    Il perfezionamento dell’operazione è subordinato al verificarsi di alcune condizioni sospensive. All’atto del conferimento, Intesa Sanpaolo riceverà quote dei veicoli COIMA che saranno individuati in base alla tipologia degli immobili inseriti nel portafoglio e alla relativa strategia di valorizzazione.
    Gli asset oggetto dell’operazione sono: 3 immobili definiti “prime” situati a Roma in via dei Crociferi 44 e a Milano in via Clerici 4-6 / Piazza Ferrari 10 e in Via Verdi 9-11-13;
    ulteriori immobili in via di liberazione o di dismissione nei prossimi mesi, situati in diverse città fra cui Milano, Torino, Roma, Brescia, Bergamo, Bologna, Padova e Firenze.
    L’operazione comporterà una significativa riduzione del patrimonio immobiliare di Intesa Sanpaolo.
    L’accordo sottoscritto tra Intesa Sanpaolo e COIMA prevede, inoltre, lo studio di ulteriori aree di collaborazione in ambito immobiliare che potrebbero generare opportunità commerciali di comune interesse. Quanto annunciato oggi, rientra nella più ampia strategia di Gestione Smart degli immobili del Gruppo, così come previsto dal Piano d’Impresa 2022/2025 presentato dal CEO, Carlo Messina (nella foto). Le iniziative, ad esso connesse, prevedono per gli immobili strumentali una forte accelerazione verso il nuovo modo di lavorare e una significativa modernizzazione degli ambienti lavorativi negli spazi direzionali. Per quanto riguarda gli immobili non strumentali è prevista una piena valorizzazione degli asset attraverso cessioni e gestioni attive come, ad esempio, locazioni o creazioni di nuovi business.

    – Foto Agenzia Fotogramma –

    (ITALPRESS).

  • Anche alle Bahamas si celebra il 25 aprile

    Anche alle Bahamas si celebra il 25 aprile

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    ROMA (ITALPRESS) – Il 25 aprile è stato celebrato anche a Nassau, Capitale delle Bahamas. Grazie alla presenza del console onorario italiano e di altre personalità di spicco dell’isola, il Cafè Matisse ha ospitato una spettacolare festa italiana. L’evento ha visto la partecipazione del DJ internazionale Roberto Onofri, che ha deliziato il pubblico con una selezione di musica italiana. Il locale ha registrato il tutto esaurito, testimoniando un entusiasmo travolgente.
    “Serate come queste mostrano l’interesse crescente per la cultura italiana” ha commentato Onofri. “Con il sostegno delle principali televisioni e media delle Bahamas, questa sera abbiamo introdotto una fresca ventata di italianità al Cafè Matisse.”
    “Questo straordinario successo dimostra il forte legame che abbiamo creato con le nostre radici italiane” ha spiegato Nicola Grigoletti, CEO del Cafè Matisse. “Continueremo a promuovere e a valorizzare la nostra eredità culturale qui a Nassau”.

    – Foto: Italia Television Group
    (ITALPRESS).

  • Pichetto “Solo le energie rinnovabili non coprono i consumi al 2050”

    Pichetto “Solo le energie rinnovabili non coprono i consumi al 2050”

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    ROMA (ITALPRESS) – “Dobbiamo riuscire a trovare un equilibrio tra chi afferma che deve essere tutto rinnovabile e chi dice che non possiamo riempire l’Italia di pale eoliche e pannelli fotovoltaici. Dobbiamo trovare un punto di equilibrio dove le rinnovabili possono fare tanto. L’obiettivo del Piano prevede una crescita notevole del rinnovabili dal qui al 2030 ma queste producono” energia “quando c’è solo e vento. Le previsioni degli esperti ed economisti rispetto alla crescita e consumo di energia al 2050 ci dice che sarà più che raddoppiata rispetto ad oggi, con il solo fotovoltaico ed eolico non si raggiunge” la copertura di consumo. Così il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, a Radio Anch’io su Rai Radio1.
    Pichetto annuncia anche un piano d’intervento del Governo “in favore delle città metropolitane che ha come obiettivo, con scadenza a giugno 2026, di impiantare milioni di alberi. Noi abbiamo già due milioni di piantine che verranno trasportate nelle varie realtà e che sono nei vivai. Ci sono grandi azioni” da fare, “ma anche noi singolarmente possiamo dare qualcosa”, aggiunge.

    – Foto: Agenzia Fotogramma –
    (ITALPRESS).

  • A Madrid Sonego avanza e sfida Sinner, ok Cobolli e Arnaldi

    A Madrid Sonego avanza e sfida Sinner, ok Cobolli e Arnaldi

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    MADRID (SPAGNA) (ITALPRESS) – Dopo il buon esordio di Luciano Darderi di ieri, anche Lorenzo Sonego, Flavio Cobolli e Matteo Arnaldi hanno superato il primo turno del “Mutua Madrid Open”, il secondo Masters 1000 sulla terra battuta del 2024, con montepremi complessivo pari a 9.249.713 euro, in corso alla Caja Magica della capitale spagnola. Il 28enne tennista torinese, numero 52 del mondo, si è imposto al debutto sul francese Richard Gasquet, numero 116 del ranking internazionale, proveniente dalle qualificazioni, con il punteggio di 6-2 7-5. Ai 32esimi di finale Sonego sfiderà l’amico e connazionale Jannik Sinner, numero 2 della classifica Atp e prima testa di serie del tabellone, che al primo turno ha usufruito di un bye. Bene anche Cobolli. Il 21enne toscano, romano d’adozione, numero 64 del mondo, ha battuto all’esordio il cileno Alejandro Tabilo, numero 38 del ranking Atp, con il punteggio di 5-7, 6-4, 6-4. Nel prossimo match l’azzurro affronterà un altro cileno, ovvero Nicolas Jarry, 22esimo favorito del seeding, anche lui reduce da un bye al primo turno. A chiudere la giornata perfetta del tennis italiano maschile nella capitale spagnola ci ha pensato Arnaldi. Il 23enne sanremese, numero 36 Atp, ha superato facilmente l’australiano Christopher O’Connell, 67 del ranking mondiale, per 6-4 6-1. Ai 32esimi di finale Arnaldi giocherà contro il russo Daniil Medvedev, numero 4 della classifica internazionale e terzo favorito del seeding, che ha “saltato” il primo turno.
    Infine, domani farà il suo esordio Lorenzo Musetti. Il 22enne di Carrara, numero 29 del mondo e 28esima testa di serie a Madrid, parte dai 32esimi, dove affronterà il brasiliano Thiago Seyboth Wild, ieri vincitore al debutto contro il russo Roman Safiullin.
    – foto Ipa Agency –
    (ITALPRESS).

  • 25 Aprile, Mattarella “Senza memoria non c’è futuro, ricordare stragi”

    25 Aprile, Mattarella “Senza memoria non c’è futuro, ricordare stragi”

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    CIVITELLA VAl DI CHIANA (AREZZO) (ITALPRESS) – “Rivolgo un saluto a tutti i presenti, alla Vicepresidente del Senato, al Ministro  della difesa, al Presidente della Regione, al Sindaco, alle Autorità e, con affetto particolare, a tutti i cittadini di Civitella e ai Sindaci presenti. Siamo qui, a Civitella in Val di Chiana, riuniti per celebrare il 25 aprile – l’anniversario della Liberazione -, a ottant’anni dalla terribile e disumana strage nazifascista perpetrata, in questo territorio, sulla inerme popolazione. Come abbiamo ascoltato, poc’anzi, dalle parole del Sindaco, della Professoressa Ponzani, dalle letture –  e ringrazio Ottavia Piccolo per averci coinvolti, con commozione, nei drammatici ricordi che ci ha illustrato – e dalla testimonianza straordinaria di Ida Balò, gli eccidi avvennero, oltre che a Civitella, a Cornia, dove la crudeltà dei soldati della famigerata divisione Goering si sfogò in maniera particolarmente brutale, con stupri e uccisioni di bambini. Nella stessa giornata si compiva, non lontano da qui, a San Pancrazio, un altro eccidio, dove furono sterminate oltre settanta persone. Come è attestato dai documenti processuali, gli eccidi furono pianificati a freddo, molti giorni prima, e furono portati a termine con l’inganno e con il tradimento della parola. Si attese, cinicamente, la festa dei Santi Pietro e Paolo per essere certi di poter effettuare un rastrellamento più numeroso di popolazione civile. La tragica contabilità di quel 29 giugno del ’44, in queste terre, ci racconta di circa duecentocinquanta persone assassinate. Tra queste, donne, anziani, sacerdoti e oltre dieci ragazzi e bambini. Il più piccolo, Gloriano Polletti, aveva soltanto un anno. Maria Luisa Lammioni due. Il parroco di Civitella, don Alcide Lazzeri, e quello di San Pancrazio, Don Giuseppe Torelli, provarono a offrire la loro vita per salvare quella del loro popolo, ma inutilmente. Furono uccisi anch’essi – come abbiamo sentito poc’anzi -, insieme agli altri.  Alcuni ostaggi, destinati alla morte, rimasero feriti o riuscirono a fuggire. Nei loro occhi, sbigottiti e impauriti, rimarrà per sempre impresso il ricordo di quel giorno di morte e di orrore. Sono venuto qui, oggi, a Civitella – uno dei luoghi simbolo della barbarie nazifascista – per fare memoria di tutte le vittime dei crimini di guerra, trucidate, in quel 1944, sul nostro territorio nazionale e anche all’estero. Non c’è alcuna parte del suolo italiano –  con la sola eccezione della Sardegna – che non abbia patito la violenza nazifascista contro i civili e che non abbia pianto sulle spoglie dei propri concittadini brutalmente assassinati. La Regione che ci ospita – la Toscana – è tra quelle che hanno pagato il più alto tributo di sangue innocente, insieme al Piemonte e all’Emilia Romagna. La magistratura militare e gli storici, dopo un difficile lavoro di ricerca, durato decenni, hanno, finora, documentato sul nostro territorio italiano cinquemila crudeli e infami episodi di eccidi, rappresaglie, esecuzioni sommarie. Con queste barbare uccisioni, nella loro strategia di morte, i nazifascisti cercavano di fare terra bruciata attorno ai partigiani per proteggere la ritirata tedesca; cercavano di instaurare un regime di terrore nei confronti dei civili perché non si unissero ai partigiani; cercavano di operare vendette nei confronti di un popolo considerato inferiore da alleato e, dopo l’armistizio, traditore. Si trattò di gravissimi crimini di guerra, contrari a qualunque regola internazionale,  contrari all’onore militare e, ancor di più, ai principi di umanità. Nessuna ragione, militare o di qualunque altro genere, può infatti essere invocata l’uccisione di ostaggi e di prigionieri inermi. I nazifascisti ne erano ben consapevoli: i corpi dei partigiani combattenti, catturati, torturati, uccisi, dovevano rimanere esposti per giorni, come sinistro monito per la popolazione. Ma le stragi dei civili cercavano di tenerle nascoste e occultate, le vittime sepolte o bruciate. Non si sa se per un senso intimo di vergogna e disonore, o per evitare d’incorrere nei rigori di una futura giustizia, oppure, ancora, per non destare ulteriori sentimenti di rivolta tra gli italiani. All’infamia, ad esempio, della strage di Marzabotto – la più grande compiuta in Italia – seguì un corollario altrettanto indegno: la propaganda fascista, sui giornali sottoposti a controlli e censure, negava l’innegabile, provando a smentire l’accaduto, cercando di definire false le notizie dell’eccidio e irridendo i testimoni.  Occorre – oggi e in futuro – far memoria di quelle stragi e di quelle vittime, e sono preziose le iniziative nazionali e regionali che la sorreggono. Senza memoria, non c’è futuro. Una lunga scia di sangue ha accompagnato il cammino dell’Italia verso la Liberazione. Il sangue dei martiri che hanno pagato con la loro vita le conseguenze terribili di una guerra ingiusta e sciagurata, combattuta a fianco di Hitler nella convinzione che la grandezza e l’influenza dell’Italia si sarebbero dispiegate su un nuovo ordine mondiale. Un ordine fondato sul dominio della razza, sulla sopraffazione o, addirittura, sullo sterminio di altri popoli. Un’aspirazione bruta, ignobile, ma anche vana. Totalmente sottomessa alla Germania imperialista di Hitler, l’Italia fascista, entrata nel conflitto senza alcun rispetto per i soldati mandati a morire cinicamente, non avrebbe comunque avuto scampo.  Ebbe a notare, con precisione, Luigi Salvatorelli: “Con la sconfitta essa avrebbe perduto molto, con la vittoria tutto”. Generazioni di giovani italiani, educati, fin da bambini, al culto infausto della guerra e dell’obbedienza cieca e assoluta, erano stati mandati, in nome di una pretesa superiorità nazionale, ad aggredire con le armi nazioni vicine: le «patrie degli altri» come le chiamava don Lorenzo Milani. Nella disastrosa ritirata di Russia, sui campi di El Alamein, nelle brutali repressioni compiute in Grecia, nei Balcani, in Etiopia, nelle deportazioni di ebrei verso i campi di sterminio, nel sostegno ai nazisti nella repressione della popolazione civile, si consumò la rottura tra il popolo italiano e il fascismo. Si verificò – scrisse ancora Salvatorelli – «una crisi morale profonda, una disaffezione completa rispetto al regime, un crollo disastroso dell’idolo Mussolini”. Il fascismo aveva in realtà, da tempo, scoperto il suo volto, svelando i suoi veri tratti brutali e disumani. Come ci ricorda il prossimo centenario dell’assassinio di Giacomo Matteotti. L’8 settembre, con i vertici del Regno in fuga, fece precipitare il Paese nello sconforto e nel caos assoluto. Ma molti italiani non si piegarono al disonore. Scelsero la via del riscatto. Un riscatto morale, prima ancora che politico, che recuperava i valori occultati e calpestati dalla dittatura. La libertà, al posto dell’imposizione. La fraternità, al posto dell’odio razzista. La democrazia, al posto della sopraffazione. L’umanità, al posto della brutalità. La giustizia, al posto dell’arbitrio. La speranza, al posto della paura. Nasceva la Resistenza, un movimento che, nella sua pluralità di persone, motivazioni, provenienze e spinte ideali, trovò la sua unità nella necessità di porre termine al dominio nazifascista sul nostro territorio, per instaurare una convivenza nuova, fondata sul diritto e sulla pace. Scrisse Padre Davide Maria Turoldo: “Tra i morti della Resistenza vi erano seguaci di tutte le fedi. Ognuno aveva il suo Dio, ognuno aveva il suo credo, e parlavano lingue diverse, e avevano pelle di colore diverso, eppure nella libertà e nella umana dignità si sentivano fratelli”. Fu così che reduci dalla guerra e giovani appassionati, contadini e intellettuali, monarchici e repubblicani, si unirono per lottare, con le armi, contro l’oppressore e l’invasore. Tra di loro uomini, donne, ragazzi, di ogni provenienza, di ogni età. Combatterono a viso aperto, con coraggio, contro un nemico feroce e soverchiante per numero, per armi e per addestramento. Vi fu l’eroica Resistenza dei circa seicentomila militari italiani che, dopo l’8 settembre, rifiutarono di servire la Repubblica di Salò, quel regime fantoccio instaurato da Mussolini sotto il totale controllo di Hitler.  Furono passati per le armi, come a Cefalonia e a Corfù, o deportati nei lager tedeschi. Furono definiti “internati militari”, per negare loro in questo modo persino lo status di prigionieri di guerra. Ben cinquantamila di loro morirono nei campi di detenzione in Germania, a causa degli stenti e delle violenze. Vi fu la Resistenza della popolazione, ribellatasi spontaneamente di fronte a episodi di brutalità e alle violenze, scrivendo pagine di eroismo splendido di natura civile. Vi furono le coraggiose lotte operaie, culminate nei grandi scioperi nelle industrie delle città settentrionali. In tutta la Penisola, nelle montagne e nelle zone di mare, si attivò spontaneamente, in quegli anni drammatici, la rete clandestina della solidarietà, del risveglio delle coscienze e dell’umanità ritrovata. A migliaia, uomini, donne, religiosi, funzionari dello Stato, operai, borghesi, rischiando la propria vita e quella dei loro familiari, si opposero alla dittatura e alle violenze sistematiche, nascondendo soldati alleati, sostenendo la lotta partigiana, falsificando documenti per salvare ebrei dalla deportazione, stampando e diffondendo volantini di propaganda.  Fu la Resistenza civile, la Resistenza senza armi, un movimento largo e diffuso, che vide anche la rinascita del protagonismo delle donne, sottratte finalmente al ruolo subalterno cui le destinava l’ideologia fascista. Scrive, riguardo a questo impegno, Claudio Pavone: “Essere pietosi verso altri esseri umani era di per sé una manifestazione di antifascismo e di resistenza, quale che ne fosse l’ispirazione, laica o religiosa. Il fascismo aveva insita l’ideologia della violenza, la pietà non era prevista”. La Resistenza, nelle sue forme così diverse, contribuì, in misura notevole, all’avanzata degli Alleati e alla sconfitta del nazifascismo. Ai circa trecentocinquantamila soldati, venuti da Paesi lontani, morti per liberare l’Italia e il mondo dall’incubo del nazifascismo, l’Italia si inchina doverosamente, con commozione e con riconoscenza. Quei ragazzi, che riposano sotto le lapidi bianche dei cimiteri alleati che costellano la nostra Penisola, li sentiamo come nostri caduti, come nostri figli. Liberazione, dunque, dall’occupante nazista, liberazione da una terribile guerra, ma anche da una dittatura spietata che, lungo l’arco di un ventennio, aveva soffocato i diritti politici e civili, calpestato le libertà fondamentali, perseguitato gli ebrei e le minoranze, educato i giovani alla sacrilega religione della violenza e del sopruso. L’entrata in guerra, accanto a Hitler, fu la diretta e inevitabile conseguenza di questo clima di fanatica esaltazione.  Il 25 aprile è, per l’Italia, una ricorrenza fondante: la festa della pace, della libertà ritrovata, e del ritorno nel novero delle nazioni democratiche. Quella pace e quella libertà, che – trovando radici nella resistenza di un popolo contro la barbarie nazifascista – hanno prodotto la Costituzione repubblicana, in cui tutti possono riconoscersi, e che rappresenta garanzia di democrazia e di giustizia, di saldo diniego di ogni forma o principio di autoritarismo o di totalitarismo. Aggiungo – utilizzando parole pronunciate da Aldo Moro nel 1975 – che “intorno all’antifascismo è possibile e doverosa l’unità popolare, senza compromettere d’altra parte la varietà e la ricchezza della comunità nazionale, il pluralismo sociale e politico, la libera e mutevole articolazione delle maggioranze e delle minoranze nel gioco democratico”. A differenza dei loro nemici, imbevuti del culto macabro della morte e della guerra, i patrioti della Resistenza fecero uso delle armi perché un giorno queste tacessero e il mondo fosse finalmente contrassegnato dalla pace, dalla libertà, dalla giustizia. Oggi, in un tempo di grande preoccupazione, segnato, in Europa e ai suoi confini, da aggressioni, guerre e violenze, confidiamo, costantemente e convintamente, in quella speranza. E per questo va ripetuto: Viva la Liberazione, viva la libertà, viva la Repubblica”. Lo ha detto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel corso del suo intervento a Civitella Val di Chiana.(ITALPRESS).

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  • 25 Aprile, alta tensione a Roma tra Pro Palestina e Comunità Ebraica

    25 Aprile, alta tensione a Roma tra Pro Palestina e Comunità Ebraica

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    ROMA (ITALPRESS) – Alta tensione a Roma, davanti al monumento della Piramide a porta San Paolo, tra i manifestanti del corteo Pro Palestina e quello della brigata ebraica. Divise dalle forze dell’ordine i due cortei sono quasi venuti in contatto, ma sono stati immediatamente separati grazie anche a dei fumogeni sparati dagli agenti in assetto antisommossa. (ITALPRESS).

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  • Fiorentina ko, Atalanta-Juventus la finale di Coppa Italia

    Fiorentina ko, Atalanta-Juventus la finale di Coppa Italia

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    BERGAMO (ITALPRESS) – L’Atalanta vince 4-1 contro la Fiorentina e strappa il pass per la finale di Coppa Italia. Una vittoria arrivata dopo una partita incredibile in cui è successo praticamente di tutto: decisive le reti di Koopmeiners, Scamacca, Lookman e Pasalic, le ultime due arrivate nei minuti di recupero e con i viola in 10 già dall’8° della ripresa. Terza finale dell’era Gasperini, il 15 maggio i nerazzurri sfideranno la Juventus allo Stadio Olimpico di Roma.
    Rispetto alla gara d’andata i nerazzurri hanno avuto un approccio differente, più aggressivo. Gasperini – squalificato, in panchina il vice Tullio Gritti – ha schierato l’attacco pesante con Scamacca, Koopmeiners e De Ketelaere. La Fiorentina invece ha risposto col 4-2-3-1: Nico Gonzalez esterno a destra e Belotti unico riferimento centrale. I padroni di casa ci hanno messo 8 minuti per sbloccare la partita, lo stesso Koopmeiners ha beffato Terracciano con un diagonale imparabile. Cinque minuti più tardi Scamacca ha trovato la rete del raddoppio con una violenta conclusione dalla distanza, ma il gol è stato annullato dopo una revisione al Var per un pestone dell’olandese nerazzurro su Beltran.
    Gli orobici sono riusciti a trovare la chiave giusta per far male alla Viola, De Ketelaere e Ruggeri nel primo tempo hanno sprecato due buone occasioni per siglare il 2-0.
    Nella ripresa la trama del match è cambiata ancora una volta dopo 8 minuti, Milenkovic è stato espulso dopo aver steso Scamacca lanciato a rete. La Fiorentina, nonostante l’uomo in meno, è riuscita a trovare il pareggio con Martinez Quarta al 23′, sugli sviluppi di un calcio di punizione. Sette minuti più tardi ancora Scamacca si è inventato un gran gol su sponda di De Ketelaere, una mezza rovesciata che ha superato per la seconda volta Terracciano. Quando ormai la partita sembrava essere destinata ai supplementari è arrivato il gol di Lookman, un 3-1 che ha sancito la qualificazione alla finale dei bergamaschi. In pieno recupero Pasalic, lanciato in contropiede, ha firmato la rete del definitivo poker. Il 15 maggio sarà Atalanta-Juventus la finale di Coppa Italia.
    – foto Image –
    (ITALPRESS).

  • A Washington manifestazione a difesa del diritto all’aborto

    A Washington manifestazione a difesa del diritto all’aborto

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    WASHINGTON (STATI UNITI) (ITALPRESS) – A poco meno di due anni dall’annullamento del diritto costituzionale all’aborto, la Corte Suprema degli Stati Uniti è chiamata a valutare fino a che punto i divieti statali possono estendersi alle donne in situazioni di emergenza medica. Durante la riunione i giudici si ritrovano anche a valutare il caso dell’Idaho, Stato in cui un severo divieto di aborto è entrato in vigore dopo la discussa decisione risalente al 2022.
    Il caso è arrivato alla Corte Suprema tra le proteste di centinaia di manifestanti che in queste ore si sono radunati a Washington.
    “È importante essere qui oggi perché la Corte Suprema in questi anni ha preso delle decisioni veramente assurde sull’aborto. È inconcepibile”. Così una manifestante ha ribadito l’importanza di far sentire la propria voce in una giornata così importante. Della stessa opinione è Felipe Avila, direttore della comunicazione di “Pro Life Nurses”: “Vogliamo dare un messaggio chiaro all’amministrazione Biden perché ci sono tante famiglie e tante madri che stanno soffrendo. Questo non è giusto, bisogna far valere i propri diritti”.
    Il tema dell’aborto rientra tra i principali argomenti che avranno un peso specifico in vista delle elezioni Usa 2024 che si svolgeranno a novembre. Risulta chiaro che se non ci dovessero essere degli importanti stravolgimenti sul tema l’amministrazione Biden rischia di perdere un consenso che potrebbe fare la differenza.

    – Foto xp6/Italpress –

    (ITALPRESS).

  • Shirley MacLaine, il premio Oscar compie 90 anni

    Shirley MacLaine, il premio Oscar compie 90 anni

    Gli aggiornamenti di oggi dalla Redazione Spettacoli

    ROMA (ITALPRESS) – Il premio Oscar Shirley MacLaine compie 90 oggi (24 aprile).
    Ventenne, debutta nel mondo del cinema nel 1955, nel film La congiura degli innocenti di Alfred Hitchcock, dove è la protagonista femminile accanto a John Forsythe, Edmund Gwenn e Mildred Natwick, e con cui vince il Golden Globe come migliore attrice debuttante. Successivamente viene diretta da Frank Tashlin in Artisti e modelle (1955), accanto a Jerry Lewis e Dean Martin, e ottiene la prima candidatura agli Oscar per Qualcuno verrà (1959) di Vincente Minnelli, ove affianca Frank Sinatra e Dean Martin. Recita anche in due film di Billy Wilder, L’appartamento (1960) e Irma la dolce (1963), in entrambi i quali ha come partner Jack Lemmon. Nel 1959, per Tutte le ragazze lo sanno di Charles Walters, in coppia con David Niven, e nel 1960 per il citato L’appartamento di Wilder vince il BAFTA quale attrice internazionale dell’anno.
    Apprezzata soprattutto per le sue doti brillanti ma anche per la sua versatilità, la MacLaine negli anni sessanta ha una carriera molto intensa al cinema, lavorando, tra gli altri, con Yves Montand in La mia geisha (1962) di Jack Cardiff, Peter Ustinov e Richard Crenna in A braccia aperte (1965) di J. Lee Thompson, Michael Caine in Gambit – Grande furto al Semiramis (1966) di Ronald Neame, e Vittorio De Sica nel film a episodi Sette volte donna (1967). Nel 1969 è la protagonista di Sweet Charity – Una ragazza che voleva essere amata, musical diretto da Bob Fosse basato sul film Le notti di Cabiria di Federico Fellini. Alterna i ruoli comici a quelli drammatici, ottenendo in genere grande successo e imponendosi tra le migliori e più richieste attrici americane della sua generazione. Notevoli le sue prove accanto a celebri attori, come David Niven in Il giro del mondo in ottanta giorni (1956) di Michael Anderson, Robert Mitchum in La ragazza del quartiere (1962) di Robert Wise, Audrey Hepburn e James Garner in Quelle due (1962) di William Wyler, Alain Delon e Art Carney in un episodio di Una Rolls-Royce gialla (1964) di Anthony Asquith, Clint Eastwood in Gli avvoltoi hanno fame (1969) di Don Siegel, Anne Bancroft in Due vite, una svolta (1977) di Herbert Ross ed Anthony Hopkins in In amore si cambia (1980) di Richard Lang.
    Tra gli altri suoi film, da ricordare Oltre il giardino (1979) di Hal Ashby, accanto a Peter Sellers e Melvyn Douglas, per il quale ottiene il British Academy Film Award e una candidatura al Golden Globe per la sua interpretazione. Lavora anche in film di nicchia come La ruota di scorta della signora Blossom (1968) di Joseph McGrath, Desperate Characters (1971) di Frank D. Gilroy e Madame Sousatzka (1988) di John Schlesinger. Nel 1984 conquista il premio Oscar alla miglior attrice per Voglia di tenerezza (1983) di James L. Brooks, con Debra Winger e Jack Nicholson. Nel 1988 è candidata al Golden Globe per la miglior attrice in una mini-serie o film per la televisione per Tra il buio e la luce, nel quale la MacLaine interpreta se stessa. Il film, ispirato al romanzo autobiografico dell’attrice Out on a limb, racconta dell’avvicinamento della diva al movimento New Age.[1] Negli anni novanta appare in Cartoline dall’inferno (1990) di Mike Nichols, in coppia con Meryl Streep. Con Marcello Mastroianni è la protagonista di La vedova americana (1992) di Beeban Kidron.
    Affianca ancora Nicholson nel film Conflitti del cuore (1996) di Robert Harling, sequel di Voglia di tenerezza. Negli stessi anni recita, tra l’altro, in Ricordando Hemingway (1993) di Randa Haines, Cara, insopportabile Tess (1994) di Hugh Wilson e Scambio di identità (1996) di Richard Benjamin.
    Nel 2006 viene candidata al Golden Globe per il film In Her Shoes – Se fossi lei (2005) di Curtis Hanson, ove interpreta la nonna di Toni Collette e Cameron Diaz. Nel 2005 appare anche in Vita da strega di Nora Ephron, con Nicole Kidman, e in Vizi di famiglia di Rob Reiner, accanto a Jennifer Aniston e Kevin Costner. In seguito recita in ruoli primari in vari film, tra cui Closing the Ring (2007), ultima regia di Richard Attenborough, e Elsa & Fred (2014) di Michael Radford, entrambi in coppia con Christopher Plummer.
    Nel 2016 affianca Jessica Lange in Wild Oats di Andy Tennant. Tra le sue apparizioni in produzioni televisive, cui prende parte sin dai primi anni settanta, si segnalano il film These Old Broads (2001) di Matthew Diamond, ove recita con Elizabeth Taylor, Debbie Reynolds e Joan Collins, e la miniserie Coco Chanel (2008) di Christian Duguay, girata principalmente a Roma.
    -foto Agenzia Fotogramma-
    (ITALPRESS).

  • Grandland, il nuovo SUV Opel diventa “mega” ed è anche elettrico

    Grandland, il nuovo SUV Opel diventa “mega” ed è anche elettrico

    La rubrica Motori a cura di ItalPress su ticinonotizie.it

    TORINO (ITALPRESS) – Opel volta pagina con il nuovo Grandland, il primo veicolo della casa tedesca ideato sulla piattaforma STLA Medium BEV di Stellantis. Ciò ha consentito di collocare il pacco batterie piatte con una potenza fino a 98 kWh, un motore elettrico di nuova generazione che garantirà fino a 700 chilometri di autonomia full electric. E in una stazione di ricarica rapida pubblica, ci vorranno solo 26 minuti per ricaricare all’80% la batteria, pari ad oltre 500 km ulteriori.
    Non solo novità tecniche, poichè la piattaforma STLA Medium BEV è di fatto una tela bianca per i designer, non essendoci vincoli per gli spazi e gli sbalzi. Ecco allora che il nuovo Grandland è più lungo di 173 mm di lunghezza aggiuntiva, 19 mm di altezza in più e 64 mm di larghezza, arrivando a 4,65 metri di lunghezza. Tutto questo è abbinato a cerchi fino a 20 pollici, e linee squadratissime. Spicca il nuovo logo illuminato e gli Intelli-Lux Pixel Matrix HD, composto da oltre 50.000 elementi che in base alla situazione del traffico, esclude dagli abbaglianti in modo ancora più preciso rispetto alle tecnologie Matrix Light standard, fornendo un fascio di luce molto più luminoso e omogeneo. Il passo di 2.784 mm e il portellone posteriore ripido offrono più spazio nell’abitacolo e nel bagagliaio che ha un volume di carico fino a 1.641 litri.
    All’interno, spicca il display centrale da 16 pollici, mentre dietro il volante c’è un quadro strumenti ampio e completamente digitale che lavora in combinazione con l’head-up display Intelli-HUD. I sedili ergonomici AGR di Opel hanno una nuova funzione di comfort, che migliora notevolmente la regolazione del comfort laterale grazie a due tasche pneumatiche situate nelle imbottiture laterali dello schienale. Non solo, i sedili offrono anche ventilazione e massaggio per il conducente. Di serie, c’è poi la funzione brevettata Intelli-Seat nei sedili anteriori, una fessura che allevia la pressione sul coccige, e garantisce un comfort eccezionale anche durante i lunghi viaggi in autostrada. Il tutto rivestito da tessuti riciclati al 100%. In totale, il nuovo Opel Grandland offre oltre 35 litri di vani portaoggetti interni: dal Pixel Box alle tasche per il telefono negli schienali dei sedili anteriori, fino all’ampio vano portaoggetti sotto la console centrale, che ospita anche una presa da 12 V.
    Oltre alla versione elettrica, disponibile anche il Grandland Plug-in Hybrid che offre fino a 85 km di autonomia a zero emissioni locali (WLTP1) e l’Opel Grandland Hybrid con tecnologia a 48 volt offrono altre soluzioni entusiasmanti che offrono il piacere di guida riducendo al contempo i consumi e le emissioni di CO2. Su tutte le versioni sono moltissimi i sistemi di assistenza alla guida, tra cui l’In Crash Braking, un sistema che ha lo scopo di aiutare a evitare collisioni secondarie in caso di incidente. A richiesta è disponibile anche il sistema Intelli-Drive 2.0, che integra numerosi assistenti elettronici e li combina con l’assistenza semiautomatica al cambio di corsia e l’adattamento della velocità consigliata. Se la corsia di destinazione è libera, l’assistente guida Opel Grandland nella corsia desiderata con piccoli movimenti automatici dello sterzo. Inoltre, l’adattamento della velocità consigliata garantisce che, se confermato dal conducente, la velocità del veicolo venga ridotta di conseguenza quando viene raggiunto un nuovo limite di velocità o aumentato fino a tale limite. Ecco perchè il nuovo Opel Grandland si colloca in cima alla gamma di SUV Opel, portando un nuovo livello di libertà completamente elettrica alla strategia di elettrificazione di Opel.

    foto: ufficio stampa Stellantis

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