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  • Il Derby d’Italia è nerazzurro, l’Inter allunga sulla Juve

    Il Derby d’Italia è nerazzurro, l’Inter allunga sulla Juve

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    MILANO (ITALPRESS) – L’Inter batte 1-0 la Juventus nell’atteso big match di San Siro: decisivo un autogol di Federico Gatti nel primo tempo. La compagine nerazzurra parte subito forte, andando alla conclusione dopo cinque minuti con Mkhitaryan. Dopo 15′ di alta intensità da parte della capolista, la squadra di Massimiliano Allegri sembra prendere le misure, ma al 24′ sono ancora i padroni di casa ad andare vicini al vantaggio con Thuram, sul quale è decisiva la perfetta chiusura di Bremer. Al 32′ anche la formazione ospite ha una grande chance con Vlahovic che riceve un pallone invitante da McKennie ma controlla male e deve accontentarsi di un calcio d’angolo. Qualche minuto più tardi i ragazzi di Simone Inzaghi trovano il vantaggio con uno sfortunato autogol di Federico Gatti che, nel tentativo di anticipare Thuram, infila la palla nella propria porta. Dopo un minuto di recupero le due squadre tornano negli spogliatoi con l’Inter in vantaggio 1-0. Nella ripresa sono sempre i nerazzurri a fare la partita e a rendersi più pericolosi nella metà campo avversaria: al 57′ Calhanoglu colpisce un clamoroso palo con un bel tiro al volo dalla distanza. Successivamente ci provano anche Lauraro Martinez e Thuram, che però vengono fermati dalla retroguardia bianconera. Allegri tenta di scuotere i suoi attraverso dei cambi e al 68′ la Juventus va vicina al pareggio con un tiro di Gatti, che finisce di poco sul fondo. Un minuto più tardi Barella sfrutta un cross di Dimarco e con una potente conclusione impegna Szczesny, che con un grande intervento tiene in partita i bianconeri. Decisivo l’estremo difensore polacco poi anche sul tentativo ravvicinato di Arnautovic. Nel finale c’è spazio per il debutto di Carlos Alcaraz, che però non cambia il risultato per gli ospiti: l’Inter vince 1-0 e piazza un importante “colpo scudetto”. In virtù di questo successo i nerazzurri consolidano il primo posto in classifica, volando a 57 punti, a +4 sulla Juventus, che resta seconda a quota 53 ma con una gara in più giocata rispetto ai nerazzurri.
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  • Ucraina, Zelensky “Non ho mai pensato di mollare, vinceremo noi”

    Ucraina, Zelensky “Non ho mai pensato di mollare, vinceremo noi”

    ESTERI: Ultim’ora ticinonotizie.it

    ROMA (ITALPRESS) – “Agli europei voglio dire che la guerra può arrivare da voi perchè abbiamo a che fare con Putin e quando la guerra arriverà nessuno sarà pronto. Come farà l’Europa se arriverà l’esercito russo? Sarà uno shock. Dov’è la garanzia che la Nato reagirà prontamente? Inizierà una guerra globale, con tante perdite”. A dirlo il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, in un’intervista al direttore del Tg1 Gian Marco Chiocci. “L’Ucraina oggi è diversa, più vicina all’Europa. Siamo più esperti. Anche se a volte siamo un pò stanchi, e volte anche un pò arroganti, non possiamo permettere che la Russia avanzi”, ha aggiunto Zelensky. Putin “non vuole la pace, il loro compito annunciato è la distruzione completa dell’Ucraina, tra poco lo diranno. E’ stato così con la Crimea e il Donbass, faranno così anche con noi: vuole che l’Ucraina diventi russa”. Per Zelensky “sostenere l’Ucraina significa respingere i russi fino a casa”.
    “Non ho mai pensato di mollare” in questi due anni di guerra. “Sono ucraino, amo e difendo l’Ucraina. E’ il mio dovere, non ho mai pensato di mollare, non si può credere alla vittoria del male. So che noi vinceremo”. “La Russia non si fermerà, dobbiamo renderci conto di tutto questo – ha aggiunto -. Papa Francesco ha ragione, la gente si abitua alla guerra. Ma non è possibile abituarsi se arriva a casa tua. Una parte degli ucraini inizia ad abituarsi alla guerra, e questo è un grande errore. Se ho sbagliato qualcosa? Sì, sono un essere umano. Ma credo siano stati di più i passi avanti”.

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  • Usa 2024, Biden e la rielezione bruciata dall’incendio in Medio Oriente

    Usa 2024, Biden e la rielezione bruciata dall’incendio in Medio Oriente

    ESTERI: Ultim’ora ticinonotizie.it

    Di Stefano Vaccara

    NEW YORK (STATI UNITI) (ITALPRESS) – Il Medio Oriente in fiamme avrà un peso sul risultato finale della corsa alla Casa Bianca. La politica estera non sarà in testa alle preoccupazioni della maggioranza degli americani che andranno a votare, ma per come sono strutturate le regole delle elezioni presidenziali, quando la politica internazionale si mischia a quella locale, può diventare una miscela tanto esplosiva quanto fatale ad un presidente in carica. Un esempio lampante è il Michigan, grande stato del Middle West, che Joe Biden, per essere confermato alla presidenza, non potrà perdere a novembre. Ciò è accaduto ai democratici nel 2016 con Hillary Clinton, regalando così la presidenza al candidato dei repubblicani che nemmeno i suoi elettori credevano potesse vincere: Donald Trump. A novembre Biden per prevalere contro Trump – o qualunque altro candidato – potrebbe anche perdere la Georgia (vinta a sorpresa nel 2020) ma non potrà permettersi passi falsi in Michigan. Lo stato dove i grandi sindacati dell’industria automobilistica, hanno già dato chiari segnali di voler appoggiare Biden, dovrebbe essere piuttosto agevole per i democratici, ma ecco che improvvisamente la politica estera entra a gamba tesa nella politica locale, scombussolando i piani del presidente.
    Nello stato dei grandi laghi risiede una numerosa popolazione arabo-americana, che votando in blocco per Biden nel 2020, risulta determinante per strappare a Trump quello Stato che lui aveva tolto a Hillary.
    Questo appoggio è diventato di colpo incerto a causa del sostegno, ritenuto spropositato e senza freni, di Biden a Israele, che avrebbe agevolato la distruzione di Gaza e della morte di migliaia di palestinesi. Ovviamente non voterebbero per Trump gli arabi-americani, che ricordano le politiche discriminatorie della sua amministrazione (uno dei primi atti, ai limiti dell’ incostituzionalità, fu di bloccare l’immigrazione legale dai paesi musulmani), e poi il riconoscimento di Gerusalemme capitale d’Israele che nessun presidente aveva mai osato, sfidando il diritto internazionale. Basterebbe che molti arabi-americani siano attratti da candidati indipendenti, come Robert Kennedy jr o altri: nel 2016 furono gli oltre 200 mila voti per gli indipendenti in Michigan, che fecero perdere Clinton contro Trump.
    Biden giovedì era in Michigan e la sua campagna elettorale ha faticato parecchio per tenere a distanza i gruppi di arabo-americani con i cartelli di protesta contro la sua politica in Medio Oriente. Le mosse di Biden in politica estera, nel 2024 saranno più influenzate dagli effetti che potrebbero avere in certi Stati chiave della sua campagna elettorale. Venerdì gli Stati Uniti hanno effettuato una serie di attacchi militari di ritorsione contro forze iraniane e milizie sostenute dall’Iran, evitando di bombardare il territorio iraniano ma concentrandosi solo su obiettivi in Siria e Iraq.
    “Domenica scorsa, tre soldati americani sono stati uccisi in Giordania da un drone lanciato da gruppi militanti sostenuti dal Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche iraniane”, ha scritto Biden in una nota. “La nostra risposta è iniziata oggi”. Oltre alla ritorsione nei confronti delle milizie pro Iran, ecco che Biden accelera su altri due fronti: un accordo che possa portare ad una tregua più lunga a Gaza da parte di Israele in cambio del rilascio degli ostaggi ancora nelle mani di Hamas; e contemporaneamente spingere il governo israeliano ad accettare una soluzione per il futuro di Gaza e il West Bank, con il riconoscimento di uno stato palestinese demilitarizzato con al comando una nuova autorità palestinese. Per questa “nuova” politica estera in Medio Oriente, che l’influente columnist del “New York Times” Thomas Friedman battezza “la dottrina Biden”, la Casa Bianca ha pochissimo tempo per ovvie ragioni elettorali. Ma mentre i colpi all’Iran già in corso potranno continuare se non provocheranno l’allargamento della guerra che neanche Teheran sembrerebbe volere, come l’accordo per la liberazione degli ostaggi con un cessate il fuoco di fatto potrebbe essere annunciato già dalla prossima settimana, per far accettare al governo Netanyahu il terzo pilastro della “dottrina Biden”, il piano per lo Stato palestinese, i tempi si prevedono molto più lunghi. Richiederanno, oltre al pieno riconoscimento USA dello Stato palestinese, un ricambio nel governo israeliano.
    Se alla fine Biden riuscirà a imporre la nuova politica americana in Medio Oriente prima delle elezioni, potrà anche vincere in Michigan e sperare di restare alla Casa Bianca. Del resto, come sosteneva un famoso speaker del Congresso, Tip O’Neill, tutta la politica è “local”: soprattutto quella degli americani in Medio Oriente.

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  • Ngonge e magia Kvaratskhelia, il Napoli ribalta il Verona 2-1

    Ngonge e magia Kvaratskhelia, il Napoli ribalta il Verona 2-1

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    NAPOLI (ITALPRESS) – Vittoria in rimonta per il Napoli di Walter Mazzarri, che soffrendo batte per 2-1 il Verona. Al momentaneo vantaggio scaligero siglato da Coppola hanno poi risposto l’ex della gara Ngonge e Kvaratskhelia. Parte bene il Napoli, proprio con un Kvaratskhelia da subito ispirato che prova a infilare Montipò prima con un sinistro potente da dentro l’area, poi con una volèe dalla distanza, tentativi entrambi disinnescati dal portiere gialloblù. Azzurri in controllo del gioco ma davanti a un Verona complessivamente ordinato in fase difensiva e pronto a ripartire. La formazione di Mazzarri pressa e prova ad impostare il suo ritmo anche in avvio di ripresa, con gli uomini di Baroni che però vanno vicini al vantaggio sulla punizione di Duda e la deviazione di Coppola che termina vicino al palo di Gollini. Sarà poi lo stesso portiere del Napoli, poco più tardi, a sventare la conclusione potente di Lazovic indirizzata verso l’angolo alla sua destra. La reazione dei partenopei arriva, al 55′, grazie all’imbucata di Lobotka a favorire il cross di Juan Jesus per Simeone, con l’argentino che riesce a deviare verso la porta ma non a battere un ancora reattivo Montipò. L’episodio decisivo arriva al 72′, con l’ennesima punizione velenosa battuta da Suslov e la deviazione stavolta vincente di Coppola che batte Gollini e porta avanti il Verona. Napoli che si riversa dunque in avanti, con Montipò che sventa un doppio tentativo degli azzurri, con le conclusioni di Mazzocchi prima e Lindstrom poi parate dall’estremo difensore scaligero. Ma il pareggio è soltanto rimandato, con il neo entrato Ngonge che sulla bella giocata in dribbling di Lindstrom deve solo spingere in porta il pallone dell’1-1 a dieci minuti dalla fine. La rimonta dei padroni di casa si completa all’87’, con la ripartenza portata avanti da Mazzocchi e il servizio per Kvaratskhelia, che dal limite dell’area piazza il destro a giro sul quale stavolta Montipò non può intervenire, mandando così ai titoli di coda la sfida del ‘Maradonà.
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  • Ucraina, cresce lo scontro fra Zelensky e il capo dell’Esercito

    Ucraina, cresce lo scontro fra Zelensky e il capo dell’Esercito

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    KIEV (UCRAINA) (ITALPRESS) – Le notizie giunte in questi giorni da Bruxelles hanno rinvigorito il morale di Zelensky e del suo staff: i 50 miliardi di euro garantiti nei prossimi quattro anni dall’Unione Europea, con il voto favorevole di tutti i paesi membri, ha rappresentato un toccasana per Kiev e questo sia sotto l’aspetto meramente economico che morale.
    Putin, fino all’ultimo, aveva sperato che la stanchezza manifestata dalle opinioni pubbliche occidentali e la palese contrarietà del leader ungherese Orban nel continuare a sostenere Kiev inducessero l’Ue ad un disimpegno progressivo ed invece già nel 2024 potrebbe arrivare in Ucraina la prima tranche di 18 miliardi. Che non modificheranno probabilmente le sorti del conflitto ma aiuteranno l’esercito a resistere. Se poi da Oltreoceano dovesse giungere l’agognato ma ancora incerto rifinanziamento militare per Kiev, allora gli equilibri al fronte potrebbero almeno in parte ribaltarsi.
    E’ quanto spera naturalmente Zelensky. In settimana il Senato americano dovrebbe votare il disegno di legge sui nuovi fondi all’Ucraina, inseriti all’interno di un pacchetto che comprende anche un importante sostegno a Israele e Taiwan. Il testo dovrebbe essere reso pubblico in queste ore e includerà nuove misure per rendere più difficoltoso l’ingresso negli Stati Uniti degli immigrati dal confine messicano. Frontiere sigillate, insomma, in cambio dell’ok, da parte repubblicana, ai nuovi aiuti a Kiev e agli alleati in Medio Oriente e nel Sud-est asiatico.
    Se il rifinanziamento dovesse essere approvato, in Ucraina il clima potrebbe cambiare. In questo momento, e al netto del supporto quadriennale garantito da Bruxelles, il malumore nel Paese è crescente. In primis, i rapporti fra il presidente e il capo delle forze armate, il generale Zaluzhny, sono ai minimi termini.
    Si è parlato con insistenza di un esautoramento alle porte ma Zelensky deve fare attenzione perché il suo consenso è in calo mentre quello per il comandante è in crescita: negli ultimi sondaggi l’apprezzamento per Zaluzhny è dato all’88% mentre il leader politico si attesta appena al 60%. Licenziare il capo dell’esercito, in questo momento, potrebbe ritorcersi contro il presidente sia per la contrarietà dell’opinione pubblica ma anche per la possibile – per quanto poco probabile – reazione delle forze armate e la relativa tenuta democratica del Paese. Il pessimismo è accresciuto poi dalla situazione al fronte: è vero che negli ultimi giorni le truppe di Kiev hanno affondato un’altra nave lanciamissili russa nel Mar Nero e tre aerei da combattimento sono stati danneggiati in Crimea ma il Cremlino ha annunciato nel week-end alcune conquiste territoriali sia nella regione di Kharkiv che in Donbass. D’altronde l’esercito di Kiev, in questo momento, è sulla difensiva e gli unici successi stanno arrivando dai cieli.
    L’Ucraina ha bisogno assoluto di munizioni, anche perché quelle promesse nel 2023 dall’Unione Europea sono giunte solo in parte. La Francia ha garantito nel fine settimana la consegna a breve di sei installazioni di obici, in grado di colpire bersagli a una distanza di 40 chilometri. Secondo il settimanale Politico, potrebbero arrivare a destinazione nella prima metà di febbraio anche nuove bombe di precisione americane, capaci di raggiungere una profondità di quasi 150 chilometri. Questo significherebbe poter colpire tutti i territori occupati in Donbass e la penisola di Crimea. Un cambio di prospettiva che diventerebbe ulteriore motivo di ottimismo se da Washington, in settimana, arrivasse anche la notizia più attesa.
    Per quanto concerne infine la macabra contabilità delle vittime, il fatto più eclatante e più cruento del week-end sarebbe successo a Lysychansk, nella provincia di Lugansk conquistata nei primi mesi del 2022 dalle truppe russe. E’ qui che, secondo fonti dell’autoproclamata repubblica, si conterebbero ventotto morti a causa di un attacco compiuto da Kiev ai danni di una panetteria e di un ristorante nel centro della città.
    Notizie impossibili da verificare per l’assenza di testimoni indipendenti sul posto, nonostante i video trasmessi da Mosca. Se confermata, in ogni caso, sarebbe l’ennesima strage di civili in un Donbass sempre più martoriato.

    – foto: Agenzia Fotogramma –
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  • Nessun gol e poche emozioni, Torino-Salernitana 0-0

    Nessun gol e poche emozioni, Torino-Salernitana 0-0

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    TORINO (ITALPRESS) – Torino e Salernitana pareggiano 0-0 nel lunch match della ventitreesima giornata di Serie A: nessun gol e poche emozioni all’Olimpico Grande Torino, nonostante gli sforzi compiuti soprattutto dai ragazzi di Juric. Inzaghi può, invece, considerarsi soddisfatto della buona prova difensiva della sua squadra. A Torino si presenta una Salernitana decisamente rivoluzionata dal mercato: sono infatti ben cinque i nuovi acquisti schierati da Inzaghi, tra cui anche l’ex Bayern Boateng. Il canovaccio tattico della partita risulta ben chiaro sin dai primi minuti con il Torino subito all’attacco e la Salernitana arroccata in difesa. La manovra del Toro è, però, sotto ritmo e gli ospiti sono molto bravi a chiudere gli spazi nella propria metà campo. Di fatto, il primo tempo si rivela poco spettacolare e povero di occasioni da gol: da segnalare il forfait di Rodriguez al 43′, sostituito per un problema muscolare. Nella ripresa il Torino cresce nella pressione e nell’intensità, ma continua a faticare nel servire le punte. La prima, vera occasione per il Torino arriva al 58′ quando, su cross di Masina, Ricci svetta sul secondo palo e spedisce la sfera sull’esterno della rete. Entrambi gli allenatori provano a dare una scossa ad una partita sin qui bloccata: Inzaghi inserisce Dia, mentre Juric schiera addirittura tre punte, facendo entrare anche Pellegri. Al 67′ Linetty calcia al volo dal limite dell’area, ma Ochoa è bravo a deviare in angolo. Si rende pericolosa anche la Salernitana su sviluppo del primo corner della sua partita: è, infatti, Dia all’81’ in girata a costringere Milinkovic all’intervento. L’ultima occasione della partita è per il Torino al 92′, quando Pellegri in torsione di testa spedisce la palla di poco a lato. Un pareggio che soddisfa ben poco il Torino che fallisce l’aggancio alla zona europea, distante due punti; dall’altra parte, la Salernitana porta a casa un buon punto, ma rimane comunque ultima, distaccata di cinque lunghezze dall’Empoli.
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  • Papa “La pace oggi più che mai a rischio, è responsabilità di tutti”

    Papa “La pace oggi più che mai a rischio, è responsabilità di tutti”

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    ROMA (ITALPRESS) – “Invito a pregare per la pace, alla quale il mondo tanto anela e che oggi più che mai è messa a rischio in molti luoghi. Essa non è una responsabilità di pochi ma dell’intera famiglia umana, cooperiamo tutti a costruirla, con gesti di compassione e di coraggio. Continuiamo a pregare per le popolazioni che soffrono per la guerra, specialmente in Ucraina, Palestina e Israele”. Così Papa Francesco parlando alla folla radunata in piazza Aan Pietro al termine dell’Angelus.
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  • Un Frecciarossa con livrea dedicata per il Festival di Sanremo

    Un Frecciarossa con livrea dedicata per il Festival di Sanremo

    Gli aggiornamenti di oggi dalla Redazione Spettacoli

    ROMA (ITALPRESS) – E’ partito da Roma Termini un Frecciarossa con livrea dedicata a Sanremo, che accompagnerà giornalisti e dipendenti Rai nella città ligure per partecipare alla manifestazione canora più celebre d’Italia. Alla partenza del treno charter erano presenti, tra gli altri, Luigi Corradi, Ad e direttore generale di Trenitalia e Giampaolo Rossi, direttore generale della Rai. A bordo del treno anche le conduttrici di Rai Radio 2, Ema Stokholma e Andrea Delogu. Una partnership, quella tra Frecciarossa, il treno alta velocità di Trenitalia e Rai siglata sotto l’insegna della sostenibilità e con protagonista il treno. Il Frecciarossa 1000, infatti, è il primo treno AV al mondo ad avere ottenuto la certificazione di impatto ambientale (EPD) basata su un’attenta analisi del ciclo di vita. Ogni dettaglio, dalle leghe leggere di cui è composto, fino ai nuovi motori elettrici che lo spingono, è stato progettato per ridurre al minimo il consumo di energia: fino al 30% in meno rispetto ai treni AV della precedente generazione. L’attenzione alla sostenibilità non si limita alla riduzione dei consumi ma tiene conto anche della riciclabilità dei materiali di cui è costituito, che raggiunge il 94% al termine del ciclo di vita del treno. Con questa partnership, Rai si unisce alle 47mila aziende che l’anno scorso hanno scelto di viaggiare con Trenitalia. Nei prossimi giorni, il Frecciarossa livreato per Sanremo viaggerà sulla rete Alta Velocità per tutta la durata del Festival, per poi ripartire da Sanremo l’11 febbraio alla volta di Roma. Trenitalia ribadisce così il suo impegno nel muovere le persone e connetterle alla cultura, nel pieno rispetto della sostenibilità ambientale e della promozione turistica.
    “Il Frecciarossa 1000 livreato ‘Sanremo 2024′ è molto sostenibile, è un treno nuovo che consuma il 30% di energia in meno, e i suoi materiali sono al 97% riciclabili. Pensiamo anche al futuro e alle nuove generazioni, è bellissimo farlo col Festival. Sul treno si canterà e ci si divertirà, perchè serve a portare tutta la Rai che lavorerà nei prossimi giorni al Festival. Abbiamo diverse partnership ma quella con la Rai è particolarmente importante e il Festival è uno degli eventi più importanti. Lancio già una sfida per il futuro: rinnovare anche per il prossimo Festival di Sanremo questa partnership”, ha commentato Luigi Corradi, amministratore delegato e direttore generale di Trenitalia. “Il Festival sarà un grande spettacolo, con un direttore artistico come Amadeus che ormai è un grande esperto del più grande spettacolo di intrattenimento. Sanremo apre molte cose, è l’immaginario del nostro Paese e la finestra dell’Italia nel mondo. Per il Festival la Rai investe tanto mettendo in piedi una macchina produttiva unica in Europa. E’ un regalo che la Rai fa al nostro Paese, grazie a centinaia di donne e uomini che sono a lavoro da mesi”, ha sottolineato Giampaolo Rossi, direttore generale della Rai.
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  • Addio allo svedese Hamrin, l’Uccellino di Fiorentina e Milan

    Addio allo svedese Hamrin, l’Uccellino di Fiorentina e Milan

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    FIRENZE (ITALPRESS) – E’ morto nella notte, all’età di 89 anni, lo svedese Kurt Hamrin, ex attaccante e poi allenatore. Nato in Svezia il 19 novembre 1934, Hamrin è sbarcato nel calcio italiano nel 1956-57 vestendo la maglia della Juventus, per poi approdare al Padova; successivamente ha giocato con la Fiorentina per nove anni. In 289 gare con la maglia gigliata ha realizzato 151 reti, restando per molti anni il bomber della storia viola, superato solo da Gabriel Omar Batistuta nel 2000. Hamrin, soprannominato ‘Uccellinò per la sua velocità e agilità (170 cm per 70 Kg), lasciò nel 1967 Firenze, dove vinse due Coppe Italia e una Coppa delle Coppe, per giocare due stagioni nel Milan (scudetto, Coppa dei Campioni e Coppa delle Coppe) ed altre due successivamente nel Napoli, chiudendo la sua carriera nell’Ifh Stoccolma nel 1972. Per dodici anni ha difeso i colori della sua nazionale, la Svezia, giocando anche la finale del campionato del mondo 1958, persa 5-2 in casa contro il Brasile di Pelè. Fu il capocannoniere della squadra in quel torneo, con quattro reti realizzate contro Ungheria, Unione Sovietica e Germania Ovest. Le prestazioni offerte in quel Mondiale gli consentirono di piazzarsi al quarto posto nella graduatoria del Pallone d’oro 1958. Ha chiuso la sua esperienza nel calcio guidando la Pro Vercelli come allenatore dal novembre 1971 al gennaio 1972, quando fu esonerato per i risultati negativi conseguiti. Quinto figlio di un imbianchino, da adolescente lavorò come apprendista operaio e poi come zincografo per il giornale svedese ‘Dagens Nyheter’. Nel 1953, diciannovenne, conobbe Marianne, di un anno più giovane di lui, con la quale si sposò due anni più tardi e festeggiò nel 2005 le nozze d’oro. La coppia ha avuto cinque figli: Susanna, Carlotta, Piero, Riccardo ed Erika. Cessata l’attività sportiva, Hamrin intraprese quella di commerciante, importando ed esportando tra Svezia e Italia oggetti in ceramica; tuttavia il crescente numero di prodotti di fattura cinese sul mercato lo portò a essere non sufficientemente competitivo e dunque alla chiusura. Fino al 2008 è stato anche talent-scout per conto del Milan in Toscana. Viveva a Coverciano, dove fino a qualche anno fa ha insegnato calcio ai bambini della squadra della Settignanese.
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  • Salis, Tajani “Sosterremo la famiglia e gli avvocati”

    Salis, Tajani “Sosterremo la famiglia e gli avvocati”

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    ROMA (ITALPRESS) – Sul caso Salis “sicuramente c’è stata una grande attenzione da parte delle autorità ungheresi”, dice in un’intervista al Corriere della Sera il ministro degli Esteri, Antono Tajani. “Anche ieri a Bruxelles ho parlato con il ministro degli Esteri ungherese, abbiamo riscontrato una disposizione ad ascoltarci, stanno facendo tutte le verifiche che abbiamo chiesto sulla tutela della detenuta”, spiega. Sulla possibilità di scontare i domiciliari in Italia, Tajani dice: “Seguiremo il caso con il rispetto dovuto alle procedure della giustizia ungherese, ma sosterremo con attenzione e continuità la famiglia e gli avvocati”. Quanto alla posizione di Salvini, per il quale Salis non potrebbe più insegnare, secondo Tajani “è una sua valutazione, io sono un garantista e sino a quando non viene condannata per me Salis è una cittadina imputata, ma ancora innocente come tutti gli altri. Io non prendo posizioni politiche. Anche perchè rischierei di danneggiare il detenuto. Quando si negozia il silenzio è d’oro”. Infine, sulla possibilità che in Europa possano fare un accordo con Orban, il ministro chiosa: “Bisogna vedere cosa accadrà con le elezioni, il partito Conservatore fa entrare chi vuole, ma Orbàn è stato espulso dal Ppe e qualcuno potrebbe storcere il naso. Si vedrà dopo il voto”.
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