Categoria: Archivio Storico

  • Perché non celebro il 14 Luglio – Di Domenico Bonvegna

    I manuali di Storia raccontano che il 14 luglio scoppia la Rivoluzione Francese con la cosiddetta “Presa della Bastiglia”. Per Rino Cammilleri è il “mito di fondazione”, anche se sostanzialmente fu una “presa per i fondelli”, come ha scritto Vittorio Messori, che peraltro la abbina ad altre due prese, anch’esse “prese per i fondelli”, quella di Porta Pia e quella del Palazzo d’Inverno.

    La Bastiglia assediata da una settantina di insorti, tra delinquenti comuni, disertori e prostitute, si recarono alla fortezza sperando di trovare armi. Leggo dal testo di Cammilleri, “Fregati dalla scuola. Breve guida di liberazione ad uso degli studenti da affiancare al normale manuale”, (Effedieffe, 1997)
    La fortezza, “era presidiata da invalidi svizzeri, e deteneva alcuni falsari, un giovane depravato (fatto internare dalla famiglia) e due pazzi […]”. Il governatore della Bastiglia invitò a pranzo gli assedianti, ma finì decapitato. Per lo stesso avvenimento utilizzo il testo di Jean Dumont, “I falsi miti della Rivoluzione Francese” (Effedieffe, 1989), lo storico francese, che ha preferito il contatto diretto con gli archivi, invece di svolgere la professione nelle università. Dumont è diventato un punto di riferimento per tre generazioni di studiosi di Storia, avendo rivisto, annotato, commissionato oltre mille opere storiche. Così leggo nell’introduzione di Giovanni Cantoni. Il prezioso testo smonta ad una ad una le menzogne create ad arte sui vari miti della Rivoluzione Francese. Inoltre spiega perché si rifiuta di festeggiare di celebrare le menzogne, le incapacità, le ignominie e infine,“la morte di quanto ci sta a cuore”. In sintesi il libro si rifiuta di festeggiare il 1789.

    La prima è quella della pretesa “presa della Bastiglia da parte del popolo di Parigi”. Questo mito è la più grande costruzione della propaganda rivoluzionaria, montata nel corso della seduta dell’Assemblea succeduta ai fatti accaduti, allo scopo di trasformarli in un avvenimento storico. Poi il pittore David fu incaricato di dipingere un quadro che creasse il mito della Bastiglia. Gli stessi futuri capi rivoluzionari ammettono che si è trattato di un’azione di sparuti gruppi di vagabondi e di disertori, soprattutto stranieri. Il popolo di Parigi si è tenuto ostentatamente alla larga da quell’azione, contrariamente da quanto pretendono di far vedere le illustrazioni stampate appena dopo.
    I capi rivoluzionari appaiono soltanto dopo, quando comincia lo sfruttamento politico. “Non si è trattato di nessuna ‘presa’ ma di un ingresso dalla porta, aperta per ordine del governatore”. Ormai con questa narrazione sono d’accordo i più importanti storici di sinistra come Michel Vovelle, che parla di “interpretazione simbolica”.
    Dal 14 luglio 1789, la superpotenza del mondo di allora, finì travolta dalla follia rivoluzionaria, con la ghigliottina che lavorava a tempo pieno contro i “sospetti”, i “traditori”, i preti. “Senza il golpe – scrive Cammilleri – che a un certo punto eliminò Rebespierre nessun francese sarebbe rimasto vivo”.

    Il testo di Dumont è corredato da diverse tavole che rappresentano la Rivoluzione nella realtà dei fatti. Una delle prime rappresenta la catastrofica situazione economica della Francia sotto la Rivoluzione. La chiusura dei laboratori e gli operai nella disperazione. Una incisione che smonta la menzogna della pretesa “modernizzazione” portata dalla Rivoluzione. Il deputato conservatore inglese Edmund Burke, può scrivere: “I francesi [della Rivoluzione] si sono dimostrati i più abili artefici di rovina che mai siano esistiti al mondo […]”. Altra menzogna da sfatare è “il popolo al potere” sotto la Rivoluzione. Niente affatto governano le bestie feroci della borghesia. “La Rivoluzione fu un martirologio operaio. Rappresentò la disperazione per gli uomini e le donne del popolo che la miseria faceva cadere per inedia nelle strade e portava al suicidio”. Ecco rappresentata in due pagine “la carestia del pane”. Non ci fu durante la Rivoluzione neanche la pretesa della felicità del popolo. Di una grande evidenza è la tavola che rappresenta le teste decapitate delle varie classi sociali in Francia. Praticamente le vittime nobili della ghigliottina erano molto meno numerose di quelle del popolo.

    Per Dumont la menzogna maggiore è quello di nascondere il vero progetto della Rivoluzione: l’anticristianesimo. Il suo unico vero progetto sia iniziale che finale era l’anticristianesimo totalitario. Il 14 luglio 1792 e nei giorni successivi avvengono massacri di sacerdoti un po’ dappertutto in Francia. La Chiesa viene laicizzata, separandola da Roma, mentre i sacerdoti hanno l’obbligo di prestare giuramento alla Costituzione civile del clero.

    Ogni sacerdote refrattario in un individuo “sospetto” può essere trasferito o imprigionato.
    La 3a parte del testo si occupa del Terrore poliziesco e l’arresto dei “sospetti”, che comparivano davanti ai cosiddetti “Tribunali del popolo”. Il Terrore giacobino viene descritto senza giri di parole all’origine dei crimini totalitari moderni a cominciare dal Gulag sovietico o i Lager nazionalsocialisti. Del terrore giacobino saranno esemplari discepoli il KGB, la Gestapo, i Khmer rossi di Pol Pot. Il terrore poliziesco è meticoloso quanto universale: “da quando siamo liberi non possiamo più uscire dalla città senza passaporto”. Ma a volte non è sufficiente nel proprio comune di residenza occorre esibire anche il certificato di civismo, rilasciato dal comitato rivoluzionario di quartiere, in cui risiede la feccia della società. Senza certificato di civismo non vi è possibilità di nutrirsi, serve per comprare il pane e altri alimentari.

    Inoltre lungo la strada viene richiesto il passaporto sull’abbigliamento, dapprima solo per gli uomini, poi anche per le donne. C’è il controllo sistematico della coccarda tricolore, guai chi viene trovato senza. Peraltro fa notare Dumont, durante questi controlli, bisogna essere sempre entusiasti obbligatoriamente. Attenzione durante il terrore ci deve essere sempre una classe di individui punibili sempre e comunque.

    Con la Rivoluzione francese nascono le deportazioni e i campi di concentramento e di sterminio. 75.000 sacerdoti deportati, la metà del clero francese. “Bisognava rimandare questi appestati nei lazzaretti di Roma e dell’Italia”, tuonava l’ispiratore di questa deportazione il deputato Maximin Isnard. Un razzismo anticlericale, anticristiano molto simile a quello antigiudaico dei nazionalsocialisti.

    Siccome bisognava costruire l’uomo nuovo, allora con i cosiddetti massacri di settembre, si mette in atto un crimine eugenetico, un olocausto ordinato dai giacobini “filosoficamente puri” che annientano, compresi i sacerdoti, tutti i prigionieri politicamente e intellettualmente impuri. Un massacro di tutti quelli che possono rappresentare un insulto al Contratto Sociale di Jean-Jacques Rousseau. Una gigantesca epurazione razzista poi copiata da Adolf Hitler.

    Naturalmente poi viene raccontato il genocidio del popolo vandeano, quasi 600.000 vittime. Un genocidio che fino al 1989 era stato nascosto dalla storia ufficiale, ma che poi grazie soprattutto al professore Reynald Secher, è stato raccontato e conosciuto in Francia e in tutto il mondo.

  • Vigevano, rivolta in carcere: olio bollente contro sette agenti

    VIGEVANO Mirko Manna, segretario nazionale Fp Cgil Polizia penitenziaria rende noto che “nella giornata di giovedì, nel carcere di Vigevano, come in quello di Pavia pochi giorni prima, si è svolta una violenta protesta di detenuti, per lo più stranieri.

    Sette agenti di Polizia penitenziaria sono dovuti ricorrere alle cure in ospedale per ustioni causate dal lancio di olio bollente nei loro confronti” da parte dei detenuti. Manna sottolinea che “nel carcere di Vigevano sono presenti circa 380 detenuti rispetto ai 240 posti letto con un sovraffollamento di quasi il 160%, mentre la percentuale di detenuti stranieri è di oltre il 52% del totale. A Pavia, sono ristrette 650 persone di cui 370 straniere su 516 previste: affollamento di quasi il 130% e oltre il 56% di stranieri. A questi dati vanno aggiunti quelli delle presenze, o per meglio dire, delle assenze del personale di Polizia penitenziaria che a Vigevano contano 195poliziotti su 240 previsti (in servizio 81% della forza lavoro prevista) e a Pavia con 205 su 285 previsti (72%)”. “Dati allarmanti, in media con tutti gli altri numeri della Lombardia – aggiunge Manna – che conta un sovraffollamento reale nelle carceri di oltre il 45% dei detenuti in più rispetto ai posti letto davvero disponibili: 8.300 detenuti su 5.700 posti utilizzabili. Anche il personale di Polizia penitenziaria di tutta la Lombardia soffre di una notevole carenza di organico: 3.700 poliziotti su 4.600 previsti negli Istituti

  • Terminato con successo il corso di lingua italiano a Turbigo

    Si è appena concluso a Turbigo il Corso di lingua italiano curato dalle docenti Elena Cardini ed Elena Ciapparelli del CPIA (Centro Provinciale Istruzioni Adulti di Milano) di Legnano, grazie ad uno sforzo condiviso sul territorio e il coordinamento tra l’Amministrazione Comunale (che aveva sottoscritto ad inizio anno con il CPIA un protocollo d’intesa per la formazione permanente a favore di adulti). Nel progetto sono stati coinvolti anche la Biblioteca Civica e l’Ufficio Cultura di Turbigo, l’ Associazione Interculturale Force de Fem e l’Istituto comprensivo “Don Lorenzo Milani” che ha messo a disposizione alcune aule presso i locali delle scuole primarie di Turbigo. Sono state circa una quarantina le persone partecipanti, per la maggior parte donne, molto motivate e presenti che hanno raggiunto il livello A1, dopo 60 ore di lezioni in presenza. Un percorso formativo davvero importante quello organizzato a Turbigo in quanto oltre alla lingua italiana ha permesso a molte donne straniere di socializzare e frequentare gli spazi pubblici del territorio e che probabilmente continuerà anche nel corso del 2023/2024. “Non sarete mai sole e potrete sempre contare sul nostro supporto. Comprendere la lingua così come conoscere e orientarsi nel territorio in cui si vivete, sarà molto utile per la vostra integrazione, per la crescita dei vostri bambini e per il benessere dell’intera comunità” con queste affettuose parole le hanno salutate l’Assessore alla Cultura dott.ssa Manila Leoni e la dirigente scolastica prof.ssa Giuseppe Francone, ritratte in fotografia con alcune partecipanti

  • Legnano unico Comune di Città Metropolitana scelta dalla Commissione Europea per il programma di transizione verde e digitale

    Unico Comune della Città metropolitana di Milano, il plauso del consigliere delegato Mantoan

    Legnano è una delle sessantaquattro città europee, fra cui sette italiane, selezionate per l’edizione 2023-25 dell’Intelligent Cities Challenge (ICC), l’iniziativa della Commissione Europea, finalizzata a supportare le città europee nella transizione verde e digitale delle loro economie attraverso un pacchetto di iniziative strategiche locali.

    LEGNANO L’ICC aiuta le città europee a sfruttare le potenzialità offerte da tecnologie all’avanguardia rafforzando nel contempo la loro competitività economica, il grado di resilienza sociale e la qualità di vita dei suoi cittadini. Legnano è l’unica realtà dell’area milanese a essere ammessa ad ICC e ha visto, in fase di candidatura, l’adesione, in qualità di stakeholder, della stessa Città Metropolitana di Milano.

    Nella candidatura l’amministrazione comunale ha indicato azioni e strategie in corso e in progetto in città, raggruppabili in tre ambiti principali:

    La sostenibilità energetica degli edifici, tema su cui l’amministrazione sta lavorando per incentivare la produzione, l’uso e la condivisione delle energie da fonti rinnovabili rispettivamente attraverso l’installazione di pannelli fotovoltaici e di pompe di calore e la creazione di una comunità energetica. L’obiettivo è di arrivare, attraverso l’efficientamento energetico ad avere edifici a impatto zero o prossimi all’impatto zero
    Mobilità e rigenerazione urbana; obiettivo dell’amministrazione è sviluppare una strategia partecipata che sia in grado di influire sugli stili di vita attraverso la mobilità dolce, infrastrutture e servizi per la mobilità elettrica, la riforestazione (progetto europeo Superb e progetto Forestami), creazione di corridoi verdi finalizzati alla rigenerazione urbana e alla resilienza ambientale (progetti di deimpermeabilizzazione del suolo e di invarianza idraulica)
    Economia circolare, focalizzata su un deciso aumento della differenziazione dei rifiuti, anche grazie all’introduzione della tariffa puntuale, e sulla loro valorizzazione come risorsa per produrre energia
    L’amministrazione comunale ha anche provveduto a individuare un team di quattro persone con diversi profili professionali per seguire ICC: il project manager Antonio Leone, referente del progetto di rigenerazione urbana “La Scuola si fa città”; Rosalba Russo, dirigente Opere pubbliche per gli aspetti di sostenibilità ambientale ed efficientamento energetico; Roberta Cardini, responsabile del Sicol e referente per la Smart City; Stefano Migliorini, direttore di Amga Spa e amministratore delegato di Neutalia. In fase di candidatura hanno aderito all’iniziativa del Comune, oltre al partner istituzionale Città Metropolitana, con cui l’amministrazione comunale sta già lavorando a progetti nei settori d’interesse, i seguenti stakeholder: Ala, Amga, Neutalia, Cap Holding, CGIL, UIL, Confindustria Altomilanese, Confartigianato Altomilanese, Confcommercio, Parco Altomilanese e WWF Insubria. Le adesioni sono sempre aperte.

    Il primo passo previsto dalla ICC è il webinar fissato il prossimo 27 luglio in cui, fra le altre cose, saranno fornite informazioni sulle fasi del progetto e le iniziative strategiche locali.

    Si tratta di un risultato importante che premia il grande lavoro messo in atto dall’Amministrazione comunale di Legnano, cui vanno i nostri complimenti – afferma Giorgio Mantoan, Consigliere delegato allo Sviluppo Economico, Politiche Giovanili, Rapporti con Sistema delle Università, Forestazione urbana e Progetto ForestaMI, Coordinamento Fondi Europei – Con convinzione abbiamo supportato il processo di candidatura e seguiremo con grande interesse, passo dopo passo, lo sviluppo di questo progetto strategico per la transizione verde e digitale. Un esempio da seguire”.

    Info su ICC: https://www.intelligentcitieschallenge.eu/news/cities-selected-intelligent-cities-challenge-2023-25

  • Moody’s sulla Lombardia: tanti soldi e poco debito, meglio dell’Italia. Fontana: bene. Sem fort, num lumbard..

    MILANO L’agenzia americana Moody’s certifica e conferma che la Lombardia detiene parametri economici migliori rispetto a quelli dell’intero Paese. “Per la nostra Regione – spiega il presidente Fontana – viene confermato il rating Baa2, mentre l’Italia si ferma al Baa3”.

    “Questo strumento – sottolinea il governatore – misura l’indice di affidabilità di un’istituzione, in questo caso quello della Regione Lombardia. Noi conseguiamo un risultato migliore di quello dello Stato italiano, un caso per certi versi unico e davvero eccezionale nel panorama internazionale”.

    “Dall’analisi di Moody’s – prosegue il governatore – emerge che il profilo creditizio della Regione Lombardia riflette la sua importante economia e una governance molto forte, elementi che le consentono di raggiungere risultati finanziari equilibrati e una buona performance del sistema sanitario, principale voce di spesa”.

    Secondo Moody’s la Regione Lombardia beneficia di molte risorse provenienti dai fondi europei e nazionali che ne sostengono la strategia di investimento, aumentando la sua forte posizione di liquidità.

    Punti di forza della Lombardia, oltre a una governance molto forte e a una grande quantità di fondi europei e nazionali che sostengono la strategia di investimento della regione, la larga e ricca base economica, l’onere del debito molto basso e una forte liquidità

  • Faccia da set: l’ansia della notte prima

    La notte prima del set è tentacolare !! perché ha numerose incanalature; se sei comparsa dormi tranquillo perché unico obbiettivo è arrivare sul set sano e salvo e aspettare.
    La figurazione o comparsa scelta ha già più agitazione perché devi fare o partecipare attivamente alla scena..

    Attore o altro vicino con battute inizia a ripetere come un pappagallo sempre con la stessa intonazione!!
    Magari devi solo dire: lì a destra. Ma ti senti come tutti che il peso venga messo sulle tue spalle.
    Almeno le prime volte: (se la sindrome continua consultare medico con urgenza), sei convinto di essere il centro della scena madre !
    La mia notte è sempre costellata dalla paura di colpi alla salute o alla gola e sapendo quanto è facile la sostituzione mi viene ansia da malocchio e occhio pure prezzemolo: l’ultimo non si può più dire … Poi dico dormiamo ma puntiamo la sveglia!!! Cologno Monzese via Peppino Rossi ??? dov’è ???

    Prendo i mezzi tanto a Milano sono efficienti!!! sciopero ! prendo treno in fascia di garanzia a Trecate: due carrozze piene ma mi siedo..
    Arrivo in stazione Garibaldi e prendo la Metro poi a Cologno sud a piedi e non trovo strada !!! il navigatore mosso da compassione mi dà indirizzo di casa di riposo anziani!!!

    Poi trovo un “rumeno” : è da un ora che giro intorno !!! è lì!!! Corro stile Fantozzi per timbrare il cartellino devo arrivare per le nove in punto
    Con la lingua di fuori arrivo sul set !!! Ecco un vero set in sala posa con macchina del fumo e luci e telecamere…
    Molto spesso vedo su Facebook pseudo set con attrezzatura da turista … Ringrazio Dio per aria condizionata e camerino personale…
    Ripasso la parte mentre con un occhio guardo sciopero dei treni su telefono…

    La scena grazie al regista e alla mia compagna di set:(Cinzia Brugnola) bravissima attrice che mi aiuta nelle battute…
    Un set bello perché le presenze femminili molto professionali sono delle vere rarità di fascino.
    La fine era prevista per le “seiiiiiiiii”
    Ma dopo pausa pranzo per fortuna non devo fare più battute perciò cerco il divano ….
    Alle 16 fischio finale ma … lo sciopero …

    La mitica Cinzia mi accompagna fino a Rho stazione e almeno mi avvicino …
    Scambio di numeri: classico dei set e lavori.
    Il prodotto!!!! top secret perché in rispetto al cliente posso solo mettere alcune foto ma una buona idea originale …
    Una pubblicità sempre più rivolta verso il web !!! dove le sperimentazioni sono molto più frequenti…
    Comunque sono sul binario della stazione con biglietto ma non si vede treno …
    Poi un annuncio del convoglio diretto Trecate ..ringrazio il Ministro e arrivo in orario svizzero in tempo per giocare la schedina non vincente
    La professionalità e studio paga sempre in tutto il gioco no.

    Finisce così una giornata di set milanese pardon Cologno Monzese con una carica di adrenalina che nessun lavoro o solo pochi possono dare …a tutti i giovani consiglio: tranquillità e non farsi prendere dall’ eterno attendere per non finire in situazioni che porteranno cibo alla nostra illusione ma non soddisfazione….

    Chiudo ringraziando l’agenzia Clan per avermi proposto a questa ottima produzione perché un agenzia seria e competente conta molto se vuoi fare cose importanti.
    Ringrazio Giorgia Bellanova per aver avuto pazienza con le mie borse e a cercare i miei capelli donna eclettica che tocca molti rami del settore.

    Buon set a tutti!

  • Ellen River – “Life” (2023) – by Trex Roads

    Siamo in un mondo interconnesso in maniera totale e, a volte, asfissiante. Però spesso queste connessioni mi fanno scoprire note, poesie e voci che mi sarebbe stato impossibile trovare senza un aiuto “esterno”. Chi mi segue lo sa: tutti, o quasi, gli artisti che vi faccio conoscere, li ho scoperti in questo modo.
    Amici americani o gruppi di fans che segnalano nuovi musicisti, nuove uscite e nuove canzoni.


    Ascolto, ormai, pochissima musica “mainstream” e solo di artisti che amo da sempre: Lynyrd Skynyrd, Led Zeppelin, Rory Gallagher, Jimi Hendrix, Allman Brothers Band, ecc… Solo per citare i più influenti nel mio modo di intendere la musica.
    Nel nostro paese, invece, questo sottobosco di musica indipendente che cerca disperatamente di fare emergere la sua voce ha molta più difficoltà ad emergere. Sopratutto se l’artista ama sonorità prettamente americane e, Dio non voglia, decida di cantare le sue poesie in inglese.
    Scopro talmente tanti artisti negli Stati Uniti, che spesso non ho materialmente il tempo di avventurarmi in ricerche che meriterebbero sicuramente maggiore approfondimento.
    Laggiù la speranza e anche la possibilità di farcela è più a portata di mano. Non solo Nashville, che comunque resta il centro dei sogni musicali del 90% dei musicisti, ma ormai i locali che sono dei riferimenti nel circuito indipendente sono veramente tantissimi e distribuiti in tutti gli Stati.
    Inoltre ci sono numerosissimi festival stupendi che sono delle vere e proprie vetrine per talenti locali.
    Non dico che farcela sia facile o che scatenare un passaparola a valanga sia come dirlo, ma di certo si hanno maggiori chance di provare a farlo con successo.
    Nel mio profilo Instagram sfrutto queste connessioni per alcune collaborazioni che mi permettono di far girare i miei articoli e, anche in quel modo, sfrutto lo spazio per portare alla conoscenza di orecchie italiane i miei artisti preferiti.
    Proprio in questo modo, grazie alla collaborazione con la pagina chiamata “Book ’N Roll Club” (https://www.instagram.com/booknroll_club/), una volta al mese circa faccio un post “vetrina” per un artista che penso meriti di essere scoperto.
    E’ stato proprio rispondendo ad uno dei miei post, che questa artista è arrivata alla mia conoscenza.
    Ero stupito che un’italiana conoscesse una delle mie canzoni preferite del grande Ray Wylie Hubbard e in più, scartabellando nella sua pagina, ho scoperto che era una musicista: dovevo saperne di più.
    Eccomi qui a parlarvi di una ragazza emiliana dal nome artistico molto blues e che con la sua meravigliosa voce mi ha fatto viaggiare nella terra dei miei sogni musicali.
    Ellen River è stata una di quelle scoperte che mi rimarranno negli speaker per molto tempo, non uno di quegli ascolti di passaggio che non ti lasciano nulla.
    Come le ho detto dopo il primo ascolto, ho avuto questa sensazione: la sua voce è una cura per le anime, proprio come quella delle artiste americane che adoro e di cui vi ho parlato nei miei articoli (Jade Marie Patek, Morgan Wade, Kayla Jane o Nikki Lane, per citarne alcune).

    Ellen è al suo secondo disco solista (a dire il vero esiste anche un primo album del 2014, “Otis”, ma non lo troverete nei servizi streaming) e dopo l’ottimo Lost Souls del 2018, raggiunge la maturità artistica, nonostante sia giovanissima, con un’opera che oserei dire monumentale: questo Life.
    Monumentale perchè un disco doppio, lungo, 27 canzoni per quasi 1 ora e mezza di fantastica musica americana.
    Non spaventatevi, il disco scorre via come una corsa sulla Route 66 con il sole in faccia e il vento che vi accarezza.
    Un viaggio musicale che parte dalle paludi della Louisiana e arriva alla polvere e al deserto del Texas, senza dimenticare di sostare fra i monti del Kentucky e il rumore della città di Chicago.
    La musica di Ellen è davvero una sorta di tour operator dell’America che abbiamo imparato ad amare e ad apprezzare.

    Ellen River appartiene a quel mondo e le auguro, un giorno, di poterlo dimostrare anche dall’altra parte dell’Oceano: sono certo una voce come la sua, accompagnata dalle sue liriche non banali e fortemente legata alla vita vera, di amore, sofferenza e rinascita, sarebbe perfetta per un bel concerto alla Gruene Hall di New Braunfels in Texas. Luogo dove si sono esibiti tutti i più grandi cantautori americani.
    La voce di Ellen River, sin dalla prima canzone Blues For G, mi ha molto ricordato il timbro delle grandi cantanti soul passate da Muscle Shoals, ma con la freschezza di una giovane Alanis Morrissette. Un connubio che la rende personale, ispirazioni sì, ma con un carattere forte e mai banale. Questo pezzo è paludoso, trascinato, blues dall’anima appiccicosa. Che inizio!
    Menzione d’onore per le chitarre suonate da Boris Casadei e dal sound perfetto con la regia di Gianluca Morelli dello studio Decklab di Rimini, co-produttore dell’album assieme alla River.
    Non da meno sono gli altri strumentisti: Rodolfo Valdifiori al basso, Diego Sapignoli alla batteria, Stefano Zambardino al piano e fisarmonica, Marco Maccari il fantastico banjo, Enrico Giannini con la sua hammond, Alex Valle con l’americanissima pedal-steel, Enrico Guerzoni al violoncello e Luca Falasca con il suo violino.
    Non vi ho parlato delle canzoni non perchè non ne valesse la pena, ma perchè davvero in questo viaggio tutte valgono la pena di essere assaporate.
    Basta guardare la copertina del disco dove il sorriso solare di questa ragazza trasmette ottimismo: ecco, il suo disco e le sue poesie sono così. Ottimismo nonostante la vita a volte ti riservi brutture e difficoltà che sembrano insormontabili. Canzoni per i sognatori ad occhi aperti e io sono uno di loro.
    Il singolo e title-track è questo: solare, trascinante e dannatamente bello. La voce potente e intensa di Ellen River fa il resto in un pezzo dall’andamento oscillante fra il folk e il rock.

    Se dovessi inquadrare il sound sarebbe un’interpretazione personale della musica di Morgan Wade, una delle artiste indipendenti migliori degli ultimi anni.
    Ritmo serrato e atmosfere bluegrass sono quelle toccate in Make It Right, dove prendono la scena le sonorità del banjo e della fisarmonica.
    C’è ovviamente spazio anche per le atmosfere western e nella strumentale Resonance c’è un personale e originale tributo al grande Ennio Morricone. Originale perchè l’artista inserisce come tappeto in lontananza il rumore che esce appunto dalle “risonanze magnetiche” e si immagina il duello fra la macchina che rappresenta il dolore e la sofferenza e la musica e la melodia che cercano di farsi largo, di farsi ascoltare, di vivere.
    Non ho parlato di tutte le canzoni, ma penso che mi basterebbe questa per trovare un motivo per ascoltare i 27 pezzi di questo bellissimo disco. Si tratta di talento e genialità, non è comune.
    Un bellissimo viaggio lungo e arricchente, un viaggio che Ellen River fa attraverso le sue esperienze, ma che potrebbe benissimo essere autobiografico per tutti coloro che ascolteranno. Questo è il segreto della musica indipendente che amo e che questa artista ha dentro la sua anima: parlare alla gente comune di storie di vita vera in cui riconoscersi e con le quali fare la propria personale catarsi.
    Una voce che non dimenticherete facilmente e che, se amate le grandi voci americane e inglesi, non potrete non mettere nella vostre playlist.
    L’ho detto e lo ripeto: la voce di questa ragazza emiliana è una medicina per l’anima e spero, un giorno, di assistere ad un suo concerto, visto che non solo è bravissima, ma è anche alla maniera americana super attiva con i suoi live in giro per la sua regione e non solo.

    E un giorno, chissà, visto che sono un sognatore ad occhi aperti la immagino all’Exit In di Nashville
    far sognare anche la terra a cui appartiene la sua musica.

    Buon ascolto,
    Claudio Trezzani by Trex Roads

    Nel mio blog troverete la versione inglese di questo articolo.
    www.trexroads.altervista.org

  • AbbiateArte: si parte! Appuntamento alle 18 nei sotterranei del Castello

    La quinta edizione di AbbiateArte al via, un esperimento culturale divenuto un appuntamento ricorrente dell’estate abbiatense facente parte della rassegna REstate in città.

    ABBIATEGRASSO – Come ogni anno la Consulta Giovani di Abbiategrasso, in collaborazione con l’Assessorato alle Politiche Giovanili, organizza una mostra presso i sotterranei del castello per dare visibilità ai giovani talenti artistici del nostro territorio.

    Quest’anno l’evento si terrà dal 14 al 16 luglio con inaugurazione venerdì 14 alle ore 18 nei sotterranei del castello.

    Una mostra dedicata a giovani artisti del territorio e infatti numerosi sono stati gli elaborati pervenuti, selezionati dalla Consulta Giovani tramite bando pubblico e un’apposita giuria.

    La mostra è un grande contenitore, nel quale sarà possibile ammirare l’estro e le diverse sensibilità artistiche di quelli che sono i figli di questo territorio, dalla fervente attività culturale. Questo retaggio lo si potrà toccare con mano anche solo per la varietà di stili e di forme d’arte: pittura, fotografia, arte digitale, installazioni materiche ecc..

    Una panoramica vasta sui generi che dipinge anche quest’anno la mostra “AbbiateArte” come una delle più attese e variopinte sul territorio.
    Tutte gli artisti espositori saranno presenti per l’intera durata della mostra e saranno a disposizione del pubblico per illustrare le loro opere.
    “Una mostra ideata e creata dai giovani, impazienti di condividere con la città i frutti del loro impegno. Iniziative come questa vogliono essere testimonianza di una voglia di fare sempre presente, che sproni la comunità giovanile ad esprimere il loro valore” sostiene l’assessore alle Politiche Giovanili Beatrice Poggi .

    Di seguito gli artisti che esporranno ad AbbiateArte 2023:
    Candida Pisati
    Gregorio Di Pietri
    Massa Giulia Maria
    Carola Albini
    Monti Alice
    Laura Alberani
    Ahmed Elnahif
    Alisia Gallotti
    Vladimir Scavuzzo
    Dolcini Serena
    Nicole Andree Monguzzi
    Elisa Cassaro

    Orari mostra:
    – VENERDÌ 14 dalle ore 18 fino alle 23.30
    – SABATO 15 LUGLIO dalle 15 alle 23
    – DOMENICA 16 LUGLIO dalle 16 alle 20,00

  • L’essenza e la missione del Papa – Di Domenico Bonvegna

    Potremmo mettere un altro titolo: “Il Papa secondo il cardinale Gerhard Ludwig Muller”, ex Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede (ex S. Ufficio). Da qualche mese è uscito il suo ultimo libro, “Il Papa. Ministero e Missione”, pubblicato dalla casa editrice Cantagalli di Siena. (372 pp. 26 e)

    La faticosa lettura del documentato testo del cardinale tedesco certamente ha irrobustito la mia cultura sulla figura fondamentale del Pontefice. Il libro rafforza l’idea che noi cattolici siamo dei privilegiati rispetto ad altre religioni, abbiamo una guida e un punto di riferimento sicuro per la nostra Fede. Arcivescovo-vescovo emerito di Ratisbona, Incaricato personalmente da Benedetto XVI di pubblicare le sue Gesammelte Scriften, gli scritti di carattere teologico e quindi di curare la pubblicazione dell’Opera Omnia. Un progetto di 16 volumi. Muller ha all’attivo oltre cinquecento pubblicazioni scientifiche. In questo libro, racchiude e ci consegna, in un unico quadro, note, riflessioni e osservazioni di tutta una vita, sull’origine, l’essenza e la missione del successore di Pietro. Così “Il Papa” diventa un’opera imponente che, proprio in questi tempi di enorme confusione sulla figura del Papa, offre un contributo determinante per una corretta comprensione del ministero petrino. Un ministero unico al mondo, che nel corso dei secoli fino ai nostri giorni ha sempre provocato grande devozione, ma anche forti critiche, sia dentro che fuori della Chiesa. Il cardinale Muller ha tracciato le linee fondamentali del suo libro in una affollata conferenza del 7 maggio presso Palazzo Madama a Torino, organizzata dall’associazione “Logos e Persona” di don Salvatore Vitiello.

    Per qualcuno Muller passa come un reazionario “nemico” di Papa Francesco. Invece il cardinale ha risposto a queste dicerie con un libro che trasuda amore e fedeltà al magistero pontificio. Tuttavia, l’ex prefetto, intervistato da Il Giornale, non rinuncia a parlare chiaramente di tutto ciò che non va nel governo della Chiesa e non risparmia critiche dure alle autorità ecclesiastiche e a quelle politiche. Rispondendo alle domande di Nico Spuntoni (“Anche se malato, il Papa non deve dimettersi”, 3.4.23, Il Giornale) Muller afferma di essere stato sempre difensore del Papa e dei papi. “Ciò che è cambiato oggi è che gli anti-papisti sono diventati super-papisti. Non per rispetto del papato come istituzione divina, ma piuttosto perché vogliono strumentalizzare Francesco per l’introduzione della loro ideologia modernista nella Chiesa. A questo scopo distinguono tra ‘amici’ e ‘nemici’ del papa.”. Comunque Muller rifiuta qualsiasi etichetta o categoria. Risponde citando S. Tommaso che difendeva il ruolo del Papato nella Chiesa e che il Papa come persona umana può avere i suoi limiti e talvolta le critiche nei suoi confronti non solo sono un diritto, ma addirittura un dovere. Secondo Muller il Papa anche se malato non deve dimettersi.

    In passato c’erano la vecchiaia e le malattie per papi e vescovi, ma Gesù è morto sulla croce. “Non si può pensare ad un apostolo che va in pensione! Ho accettato la decisione di Benedetto XVI, ma resto convinto che la missione del Papa sia per sempre, ad vitam.”
    Ritornando al Libro “Il Papa”, è suddiviso in sette capitoli. Nel I (I papi della mia vita), il cardinale racconta la sua vita in rapporto ai sette papi che si sono susseguiti negli anni. A cominciare dal venerabile Pio XII, durante la sua infanzia e poi giovinezza. Nato e cresciuto in una famiglia cattolica praticante, sotto il pontificato del venerabile Pio XII (1939-1958), egli ha dunque conosciuto la cosiddetta cattolicità “preconciliare” che gli ha insegnato a venerare la “figura” del Papa, e a difenderlo dai connaz
    ionali tedeschi seguaci del protestantesimo luterano e da quell’anti-romanità senza più freni.

    Il clima di confronto — scontro — continuo con i luterani hanno fatto nascere in lui un profondo desiderio di ecumenismo, di cambiamento di rapporti fra cattolici e protestanti. Per questo aderì, fin da giovane seminarista e teologo, alle richieste di rinnovamento della Chiesa che il “vento” franco-tedesco esigeva da Roma. La Chiesa non doveva più rifiutare in toto le “riforme” — come fece ai tempi di Lutero, verso il quale il Cardinale è molto comprensivo —, ma mettersi a capo di esse, come ha fatto col Vaticano II. Il Concilio Vaticano II, afferma il card. Muller, è stato una svolta per la Chiesa, ma non è stato una rottura col suo passato.

    I “maestri” del Cardinale sono stati Henri de Lubac, SJ (1896-1991) e Joseph Ratzinger-Benedetto XVI (1927-2022), quindi egli non può che essere un convinto sostenitore dell’ermeneutica della riforma nella continuità. La Chiesa ha cambiato atteggiamento, teologia, ma non la sua missione e la sua morale. E il Papa dev’essere il “garante” di tutto questo.
    Nell’introduzione il cardinale precisa: “ho voluto di proposito evitare il titolo di ‘Papato’, per sottolineare il primato della persona sull’istituzione. Per la fede cattolica, Cristo ha trasformato un semplice pescatore del lago di Tiberiade, Simone, il figlio di Giona, primo di una lunga serie di successori, nella roccia su cui avrebbe costruito la propria Chiesa”. Scrive Muller: “le persone cambiano, ma il compito rimane lo stesso. Il compito particolare del papa è servire l’unità e la comunione della Chiesa con Dio e di testimoniare la verità della fede in ‘Cristo, il figlio del Dio vivente’ (Mt 16,16)”.

    Nelle sue riflessioni teologiche sul Papa e la Chiesa Muller al famoso teologo di Tubinga Johan Adam Mohler (1796-1838). Alla “Storia dei Papi” di Ludwig von Pastor (1854-1928). E poi al professor Cardinale Karl Lehmann. Per la libertà della Chiesa dallo Stato durante la Kulturkampf (1871-1878) ricorda le battaglie del grande vescovo di Magonza, Wilhelm Emmanuel Barone von Ketteler (1811-1877). Naturalmente sono frequenti i passaggi in riferimento ai vari Papi, come Giovanni XXIII che “aiuta a superare il giudizio superficiale di una Chiesa polarizzata fin da questa epoca in un’ala conservatrice e una progressista”. In questo tempo il cardinale comprese come all’interno della Chiesa c’era tensione tra chi intendeva trasmettere fedelmente l’oggetto della fede e chi invece voleva illustrarla al passo con i tempi. Fu evidente l’ostilità e la reazione all’enciclica Humanae vitae da parte di certi ambienti ecclesiastici. A questo proposito, Muller accenna all’incomprensione e il disprezzo sia da parte dei conservatori che dei progressisti, di cui fu oggetto l’enciclica di san Paolo VI. Enciclica oggi riconosciuta come profetica. Sul tema, “c’era chi, da una parte, puntava il dito contro il Concilio per l’ormai diffusa crisi della fede, dall’altra chi riteneva che le riforme conciliari non fossero state attuate in modo abbastanza radicale. In realtà – scrive Muller – è stato proprio un’interpretazione ideologica del Concilio, a dividere la Chiesa in scettici ed entusiasti. Così al posto dell’auspicato rinnovamento nella vita e nella missione della Chiesa è arrivata la confusione babilonica”. Per Muller un magistero, soprattutto un concilio ecumenico, non può fondare una nuova Chiesa o abolirne una vecchia.

    Interessante poi le riflessioni di Henri de Lubac (1896-1991) insieme a Hans Urs von Balthasar (1905-1988) che hanno aiutato Muller a trovare la sua strada al di fuori dell’opposizione distruttiva tra conservatorismo (integralismo) e progressismo (modernismo). A questo proposito il cardinale precisa che queste due posizioni, infruttuose e distruttive, “enfatizzano un elemento importante dell’insieme, ma che lo separano da esso, si fonda sulla confusione tra la fede, che deriva dall’ascolto della parola divina, e una ideologia pensata dai suoi sostenitori, che non è altro se non auto-redenzione gnostica”. Muller ricorda la canonizzazione del grande papa San Giovanni Paolo II. Uno dei papi più importanti degli ultimi secoli. Muller ricorda i punti essenziali della vita di Karol Wojtyla a combattere prima l’ideologia razzista del nazismo e poi quella comunista. “Giovanni Paolo II ha sperimentato sulla propria pelle, e in quella del popolo polacco, l’applicazione del darwinismo sociale nei Paesi sotto il dominio nazionalsocialista e comunista e ne ha riconosciuto le conseguenze omicide”. Muller, ricorda che il “darwinismo sociale non è un errore spirituale, ma un crimine contro lo spirito”.

    L’alternativa per san Giovanni Paolo II è la civiltà dell’amore, l’unica via d’uscita dall’autodistruzione dell’umanità. Interessanti le riflessioni del teologo Muller sugli anni della cosiddetta “Guerra fredda”, del sistema economico capitalista e di quell’umanesimo senza Dio che era destinato a fallire come progetto filosofico e sociale, destinato a sfociare “nella più grande barbarie della storia umana, nell’umanesimo senza esseri umani, nella disumanità assoluta e nella follia di un trans e post-umanesimo”. Sempre in questo primo capitolo Muller racconta il suo incontro a Lima con Gustavo Gutierrez, il padre della Teologia della Liberazione. Vado oltre se no diventa una mega recensione del libro. L’ultima parte è dedicata al suo rapporto con Papa Benedetto XVI da Prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede. Le brevi analisi delle encicliche del Papa tedesco, la lezione tenuta all’Università di Ratisbona il 12 settembre 2006. E poi quella sui tre volumi di “Gesù di Nazareth”, che raggiunge il culmine della vita di Ratzinger teologo e studioso. Infine Papa Francesco, “differente per temperamento ed esperienza dai suoi predecessori fortemente radicati in Europa, il primo papa latino-americano ha posto i poveri, i sofferenti e gli scartati delle periferie al centro del suo pontificato”. Muller accenna ai documenti pubblicati da papa Francesco, Evangelii gaudium, Laudato si, Amoris Letitia, che cercano di costruire ponti anche verso coloro che si sentono esclusi o lontani. “Occorre superare gli scontri ideologici tra conservatori e progressisti, che paralizzano la vita e la missione della Chiesa”. Papa Francesco ci mette in guardia, “da uno stile di vita mondano e dall’adeguamento della Chiesa al mondo, come se la Chiesa di Cristo fosse soltanto una delle tante organizzazioni di carattere umanitario-spirituale”. Al centro della Chiesa il Papa ha messo i poveri, è necessario che ci facciamo evangelizzare da loro. Il povero è considerato un grande valore, la nuova evangelizzazione deve partire da loro.

    Il II capitolo tratta de “Il Papato come realtà della Storia e della Rivelazione”. Una istituzione divina, a partire da San Pietro, si sono succeduti 266 uomini in veste di detentori del ministero. Il Papato con le sue luci ed ombre, è un fenomeno unico, di cui la Storia non può ignorare. In questa parte il cardinale esamina il profilo teologico e spirituale del supremo servizio per la Chiesa e per il mondo, che il suo Capo ha affidato a San Pietro e ai suoi successori. Neanche la storiografia liberale, scrive Muller, che nel primato della Chiesa di Roma ha visto una semplice creazione umana o il prodotto casuale di congiunture storiche […] può sottrarsi al fascino di una tradizione lunga duemila anni. Non mi soffermo sui vari passaggi storici del Papato esaminati dall’autore del poderoso testo, non mancano i riferimenti alla cosiddetta Riforma di Martin Lutero, la Libertà religiosa di fronte agli Stati assoluti dell’epoca Moderna.
    Il III° capitolo (“Il Creatore della Chiesa è anche il fondatore del papato”) Qui Muller dopo aver rievocato i sette Papi della sua vita, risale all’origine del papato: il rapporto di Gesù con quel pescatore del lago di Tiberiade, da lui definito la pietra su cui avrebbe edificato la Chiesa. “Solo in relazione a Gesù Cristo può avere senso qualsiasi discorso sull’origine divina della Chiesa, sui suoi inizi nella storia, sulla sua missione universale e sul suo mandato apostolico”. La lettura di questa parte del testo rinforza la nostra fede che talvolta vacilla di fronte agli attacchi della Modernità ma nello stesso tempo arricchisce la nostra debole cultura teologica sulla nascita della Chiesa, il ministero e il primato di Pietro.
    Il IV° capitolo (“La Chiesa Cattolica nella Tradizione Apostolica”) IL Papa riceve il suo mandato direttamente e personalmente da Cristo, non da una comunità, né da una Chiesa locale né dalla Chiesa universale. Qui il cardinale Muller spiega perché come sede del Papato è stata scelta Roma e non un altro luogo. Ci sono tutte le risposte ai possibili interrogativi. Perché è stato scelto solo uno degli apostoli, che poi sarà il vescovo di Roma, a governare la Chiesa. Nel capitolo viene affrontato il dualismo tra Pietro e Paolo. Anche qui il rapporto tra il papa e il concilio dei vescovi. Poi le tensioni tra Oriente e Occidente nella Chiesa.

    Il V° capitolo (“Il dogma del primato di dottrina e giurisdizione del Pontefice romano”) Nel testo Muller chiarisce quanto sia importante e attuale mostrare con urgenza il primato romano del Pontefice per preservare la verità della rivelazione. E qui fa riferimento a Pio XI nell’enciclica Mit brennender Sorge contro il nazionalsocialismo evidenziò come di fronte alla brutale minaccia nei confronti dell’uomo, la fede nella Chiesa non si manterrà pura e incontaminata se non si appoggerà nella fede al primato del vescovo di Roma. E oggi anche se non c’è più il totalitarismo nazista, ci sono altri pericoli totalitari di “stampo mediatico, pseudoreligioso e laicista-statalista”. Pertanto per Muller, “Il vecchio agnosticismo e il relativismo contemporaneo dominante, opposti alla verità naturale e rivelata, non hanno portato affatto libertà di coscienza e tolleranza. Al contrario, non sono mai al riparo dal trasformarsi in pretese ideologiche e politiche totalitarie”. Muller insiste scrivendo che proprio nell’era della scristianizzazione o “secolarizzazione” in Europa e nel mondo, si giunge alla maggiore persecuzione dei cristiani mai vista in passato. VI° capitolo affronta il tema dell’Integrazione del Papato nella Chiesa e nel Collegio dei vescovi. Sulla presunta mancata continuità tra il Concilio Vaticano I e II, il cardinale Muller fa riferimento alla Lumen Gentium 18, dove si dice un chiaro no a tutte le teorie e ipotesi di una rottura nella tradizione della fede cattolica. “Una banalizzazione populista – scrive Muller – vede nella differenza tra i due concili un cambiamento dell’immagine della Chiesa da una piramide a un cerchio”. Sembrerebbe che all’improvviso i laici dal “basso” della Chiesa costruiscono il vertice dandogli un mandato di rappresentanza. Ne deriva una specie di democratizzazione, come se l’origine del potere risiederebbe nel popolo. “Si dimentica però che la gerarchia non rappresenta una struttura di potere perché i ministeri ecclesiastici possiedono un fondamento apostolico”. Peraltro qualsiasi autorità nella Chiesa deriva da Cristo. Il cardinale accenna a quel spirito del concilio interpretato da certe forze progressiste nella Chiesa che avrebbero il compito di schiacciare l’interpretazione conservatrice ed emarginare i suoi esponenti. Non esiste contrapposizione tra l’episcopato e il Papa, nessuna contrapposizione tra il Concilio e il Papa. Il teologo Johan Adam Mohler ha esposto chiaramente con la massima chiarezza la dottrina della Chiesa sul primato e sull’episcopato. Tuttavia il Papa ha bisogno dei vescovi, il Papa non può fare tutto, non si può farsi carico delle molteplici situazioni di ciascun Paese del mondo. “Un’eccessiva centralizzazione non aiuta la Chiesa, ma ne ostacola il dinamismo missionario”. La Chiesa non può permettersi lotte di potere tra forze centraliste e particolariste. Così avremmo una Chiesa secolarizzata e politicizzata, simile alle Ong. Per Papa Francesco occorre “superare la passività e la rassegnazione di fronte all’estrema secolarizzazione e di porre fine ai paralizzanti conflitti interni tra ideologie tradizionaliste e moderniste”.

    Tuttavia secondo il cardinale nella Chiesa serve una riforma della curia romana. Del resto, “ogni volta che la Chiesa si è liberata dai modelli terreni di esercizio del potere e ha eliminato il veleno del pensiero mondano dal suo spirito e dal suo corpo, ha aperto la via a un profondo rinnovamento spirituale in Gesù Cristo, suo capo e fonte di vita”. La Chiesa storicamente ha sempre avviato riforme come quella del grande movimento gregoriano dell’XI secolo, oppure quella tridentina, o la grande apertura del Concilio Vaticano II. Attenzione ai vescovi cortigiani, gli esempi del passato sono tanti, “i criteri d’azione del vescovo non stanno nel cercare il favore del popolo, o nel tacere per non ferire la sensibilità, ma nell’amore per Gesù, il Buon Pastore che ha dato la sua vita”. Paolo scrivendo a Timoteo delinea l’ideale biblico del vescovo: “Combatti la buona battaglia della fede”. Muller insiste sul comportamento degli uomini di Chiesa, “a dar senso alla Chiesa non è il consenso della società, né servirsi del cristianesimo come religione civile, o il contatto con i più importanti politici, ma l’annuncio della salvezza per i poveri nelle periferie esistenziali”. A questo proposito il cardinale fa l’esempio di pastore universale che ha favorito la riforma ecclesiastica san Pio X con il suo motto: “Omnia in Christo instaurare”. Occorre evitare da un lato di secolarizzare la Chiesa, ma anche di spiritualizzarla e di respingerla nel regno dell’ideale e dei sogni. La Chiesa è santa, ma è sempre bisognosa di purificazione, avanza continuamente per il cammino della penitenza e del rinnovamento (Lumen Gentium 8) L’invito di Papa Francesco a fare un esame di coscienza, non significa “confermare chissà quali leggende nere ‘dietro le mura del Vaticano’”. Muller chiarisce che cosa intende per riforma: “la bussola del rinnovamento non consiste nel patrimonio ecclesiastico, nella vastità delle nostre istituzioni e nel personale alle dipendenze di diocesi e ordini (o scuole e ospedali), ma nello spirito d’amore con cui la Chiesa serve gli uomini mediante l’annuncio, i sacramenti e la carità”.

    La Chiesa è per sua natura missionaria, guidata e governata universalmente dal successore di Pietro, è il contrario dell’europeizzazione della Chiesa. L’ultimo capitolo è dedicato alla “Missione del Papa nel disegno divino di salvezza universale”. Tutti i programmi di autoredenzione umana erano e sono condannati al fallimento, nessun uomo può essere salvato né con la gnosi mitologica, né con le utopie di una “new age”, né per le utopie sociali marxiste, né del capitalismo liberale. Occorre superare “i burroni ideologici”. La Chiesa, i suoi pastori, devono ritornare ad essere “pescatori di uomini per Cristo”, “predicatori della misericordia divina”, per andare contro il vortice del secolarismo e del mondo senza Dio.
    Concludo con parole significative rivolte al Papa, che trovano posto nella IV di copertina: “la critica priva di amore finisce per disgregare. L’amore senza critica non è altro che una stucchevole lusinga. Il supremo ministero che Gesù ha conferito a Pietro e ai suoi successori si contraddistingue proprio perché il suo titolare non si gloria della sua dignità, ma rimane all’ombra del Signore e lo segue”.

  • A Robecchetto con Induno la prevenzione è sempre di moda

    Appuntamento domenica 16 luglio nel parco Bambini di Mostar

    ROBECCHETTO CON INDUNO – “Sogno di una notte di mezza estate – La prevenzione è sempre di moda”. È questo il titolo dell’evento speciale organizzato dall’associazione “Cuore di Donna”, con il patrocinio dell’Amministrazione comunale e in collaborazione con diverse realtà locali, che si terrà domenica 16 luglio dalle ore 20.00 a Robecchetto con Induno, presso il parco Bambini di Mostar di Malvaglio (via Novara, via Ronzoni), a ridosso della biblioteca civica “Alda Merini”.

    «Si tratta di un evento estivo ad accesso gratuito organizzato all’insegna della semplicità e della leggerezza tra moda, musica e arte coinvolgendo in una sfilata diverse donne che stanno ancora facendo la chemio e, infatti, indosseranno anche un turbante. – spiega Marzia Pinotti, una delle referenti territoriali di Cuore di Donna – Ci sarà anche un nostro banchetto con gadget e materiale informativo».

    In questi ultimi quattro anni, compreso il periodo di stop per l’emergenza pandemica, nel territorio circa 600 donne si sono rivolte all’associazione Cuore di Donna, che è nata nel 2012 in provincia di Bergamo per iniziativa di un gruppo di donne operate al seno e non, unite per sostenere le donne che affrontano il cancro e lottare contro i tumori femminili.

    Domenica 16 luglio chi parteciperà all’evento potrà effettuare anche una donazione presso il banchetto di Cuore di Donna, che sarà destinata per sostenere i percorsi di prevenzione a favore delle donne, nel caso specifico le visite senologiche, tramite la convenzione in essere con Humanitas mater Domini di Castellanza. Oltre alla sfilata ci sarà l’esibizione della nota cover band Rumors e interverrà l’artista Fabrizio Vendramin che realizzerà due dipinti.

    «È una valida occasione per trascorrere insieme una serata di mezza estate, sostenere un importante progetto di prevenzione dalla parte delle donne, ascoltare della buona musica e vedere un artista all’opera. Un appuntamento per tutti e da non perdere», aggiunge il sindaco Giorgio Braga.