Categoria: Archivio Storico

  • Una scuola di Pavia intitolata a Mino Milani

    PAVIA L’Istituto Comprensivo Cavour di Pavia intitolato a Mino Milani, il grande scrittore pavese morto il 10 febbraio 2022 all’età di 94 anni. La giunta comunale ha espresso parere favorevole alla richiesta presentata dalla dirigente scolastica Livianna Speciale, su proposta avanzata dal consiglio di istituto nel settembre del 2022. L’Istituto comprende la scuola dell’infanzia di Torre d’Isola, le scuole primarie Canna, Carducci e Maestri di Pavia, la primaria di Torre d’Isola e la secondaria di primo grado Leonardo da Vinci di Pavia.

    “La figura di Mino Milani, scomparso il 10 febbraio 2022 – si legge in una nota del Comune -, rappresenta per Pavia uno straordinario riferimento civile, culturale e professionale, che ha fatto conoscere Pavia ben oltre i confini cittadini grazie al suo impegno di scrittore, giornalista, fumettista, storico, espresso con particolare vigore proprio nei riguardi dei giovani e giovanissimi con i quali ha sempre intrattenuto e mantenuto un proficuo dialogo”. “È con estremo piacere – sottolinea Chiara Valsini, assessore all’Istruzione, Formazione Professionale, Mense Scolastiche, Politiche Giovanili e Politiche della Famiglia – che l’Amministrazione comunale ha accolto positivamente la proposta di intitolare a Mino Milani uno dei nostri Istituti Comprensivi scolastici. È stato uno dei più grandi scrittori italiani d’avventura per ragazzi, che ha scritto tanto anche per gli adulti. Per chi ha avuto la fortuna di conoscerlo di persona, oltre alla professionalità avrà avuto modo di scoprirne la gentilezza, la disponibilità, la cortesia e la profondità d’animo. I suoi romanzi per ragazzi sembrano non risentire della patina del tempo. Un motivo in più per affiancare il suo nome e la sua memoria al mondo della scuola, con l’augurio che i giovani lettori continuino ad apprezzare i suoi racconti, ad amarli, ad esserne affascinati, a leggerli con gusto, piacere e coinvolgimento”.

  • Gabe Lee – “Drink the River” (2023) – by Trex Roads

    Adoro i cantastorie, è un fatto. Da sempre mi innamoro degli artisti che non scrivono canzoni banali e nei testi riescono a raccontare storie intense, complesse, che muovono l’anima. Invidio chi riesce in poche righe a condensare dei piccoli film, quella capacità di scrivere testi in cui tutti si possono riconoscere almeno in una fase della loro vita.

    Per questa ragione amavo alla follia il primo Springsteen, le storie vere di Darkness on the Edge of Town o The River (che aggancio involontario con il titolo di questo disco!). Sono pochi i cantautori che ci riescono oggi. Non che i testi degli artisti di cui vi parlo settimanalmente non lo facciano, ma non tutti riescono così bene a dipingere personaggi e paesaggi come fossero dei libri.

    Mi sono avvicinato a Gabe Lee proprio perchè ne ho sentito parlare in questi termini: uno che raccontava storie e lo faceva mischiando influenze country, folk e blues.
    Gabe è alla sua quarta fatica discografica, ma ci arriva con maturità e coraggio, come si conviene ad un artista che ormai sa cosa può dare e ne è consapevole.
    Nativo di Nashville, ha sfruttato in pieno questa fortuna prendendo spunti e assorbendo influenze e storie da quella che è sempre stata considerata Music City.
    Il suo è un viaggio, nel senso che è un artista che non si è fatto strada con i social media, non ha sbancato Youtube o Tok Tok, ma si è fatto largo con il passaparola e concerti su e giù per gli Stati Uniti. Alla vecchia maniera, possiamo dirlo, come piace a me.
    In questo viaggio che è stata la sua carriera ha raccolto storie e ispirazione per arrivare a questo Drink the River: una raccolta di 8 pezzi autografi più una cover stupenda.
    Gabe Lee ha “asciugato” il suo sound, quello che potete apprezzare nei suoi dischi precedenti e ci regala storie acustiche, dove la potenza sono le parole e la sua voce intensa e incisiva.
    Niente arrangiamenti ricercati o evoluzioni sonore, lo spazio è tutto per i personaggi e i loro viaggi.
    E il disco comincia con la ricerca di qualcosa per staccarsi dalla “gravità” che questa realtà ci impone e che ci grava sulle spalle, The Wild è una ballata acustica che ci mostra subito un grande cantautore e una voce che non si può ignorare.
    Una melodia allegra con il mandolino e gli archi, un’apertura solare mentre il testo di Even Jesus Got The Blues è potente e ci narra dell’epidemia di oppiodi e il tragico viaggio nelle dipendenze di una donna sul “lato oscuro della strada”, anche se il titolo regala ironicamente una speranza alle vite che cadono verso il basso.
    La title track è bellissima. Ecco, non servirebbero altre parole per descriverla: una storia in cui il protagonista antepone l’amore a tutte le sfortune della vita, con ancora una prova maiuscola della voce di Lee, che trova in un arrangiamento essenziale oscillante fra il folk e il country, la sua collocazione perfetta.
    C’è una cover in questo disco ed è una scelta coraggiosa e, se vogliamo, inusuale per un cantautore.


    Una delle canzoni più intense e sottovalutate dell’intera discografia di una delle più grandi band rock di tutti i tempi e, di certo, una delle più sfortunate: i Lynyrd Skynyrd.

    All I Can Do Is Write About it non è solo una canzone stupenda, ma anche un manifesto per tutti i cantautori che vivono la realtà. La resa del pezzo è perfetta e viene regalato un doveroso e fantastico omaggio ad un brano che è meraviglioso, nella sua semplicità.
    Girando in tour in lungo e in largo si ascoltano storie e proprio una di queste storie è alla base di Merigold, una piccola cittadina del Mississippi. Gabe ci narra la storia di un uomo, e l’autore racconta di averla sentita proprio da lui, che deve affrontare la sua vita e il suo futuro dopo aver perso per un cancro, l’amore di tutta la sua vita. Incisiva, potente e dannatamente bella, un blues folk di classe purissima.

    Gli spunti per le sue storie sono i più vari e nella malinconica Lidocaine riporta, anche qui direttamente, la storia di un tassista che riceve una diagnosi di demenza precoce e cerca un modo per anestetizzare la realtà. La voce di Lee è nata per raccontare, così come la sua penna.
    Eveline è la nuova versione della sua canzone più amata del suo disco di esordio Farmland del 2019 e, come nella sua prima, è una splendida canzone d’amore.
    Il lavoro si chiude con una fantastica e solare ballata country, Property Line sulla storia di un uomo che cerca di difendere in maniera testarda la sua proprietà di 100 acri e con essa i suoi valori. Splendido il lavoro del banjo.

    Un disco d’altri tempi, per un autore così anacronistico da essere più attuale di tanti suoi colleghi maggiormente celebrati. Narratore come ne esistono pochi e che racchiude dentro di sé tutte le abilità della grande tradizione americane dei cantautori folk e country.

    E’ un disco con una forte malinconia di fondo, ma con sempre un’apertura di speranza, di un raggio di sole pronto a farsi largo o di un sorriso ironico pronto a cambiare l’umore della storia.
    Drink The River va assaporato e gustato senza la fretta della musica moderna, sedetevi sulle rive del fiume di Gabe Lee e ascoltate le sue storie ne varrà di certo la pena.

    Buon ascolto,
    Claudio Trezzani by Trex Roads

    Nel mio blog troverete la versione inglese di questo articolo.
    www.trexroads.altervista.org

  • “Gravel Bike Night” benefica a Marcallo con Casone domani sera

    Gravellata serale, evento non competitivo per gravel, MTB, e-bike, iniziativa inserita dentro alla Notte Bianca di Marcallo con Casone. Previsti due percorsi rispettivamente di 50 e 70 KM

    MARCALLO CON CASONE – L’iniziativa è inserita nell’ambito della Notte Bianca, con il patrocinio del comune di Marcallo con Casone, in collaborazione con cooperativa La Solidarietà G.Rainoldi di Albairate (MI), La Sgurieta di Marcallo con Casone (MI) e le associazioni L’ORO, Blue Family e Laulima. Parte del ricavato dell’evento sara’ devoluto alla raccolta fondi per l’acquisto di un mezzo per il trasporto dei ragazzi.

    IL PROGRAMMA

    Ore 18.30: ritrovo presso La Sgurieta, Marcallo con Casone (MI) ,info maps ;
    ​Ore 19.00: partenza, 2 percorsi Km 50 & Km 70;
    ​​

    Contributo d’iscrizione:

    EUR 10, online fino alle ore 20 del 20 Luglio 2023 o al raggiungimento dei 150 iscritti.
    ​Pasta party finale e gadget per tutti gli iscritti.

    ​​

    I due percorsi non sono segnalati ma percorribili in totale autonomia seguendo le due tracce GPX che verranno inviate via email agli iscritti il giorno 21 Luglio 2023.

    ​E’ obbligatorio l’uso del casco, faro anteriore e posteriore e kit per eventuali forature.

  • Faccia da Novarese e la mancata integrazione – Di Massimo Moletti

    Le mie esperienze mi hanno sempre portato ad una domanda: ma ho la lebbra ?

    Altre volte: “Avrò ucciso il gatto o peggio sterminato tutta la famiglia fino alla 15° generazione!” Molto spesso pensavo di avere un escremento in pieno petto…
    La mia città Natale o la mia terra mah.. Novar/e per me era la città del sabato pomeriggio dove facevi le vasche a vedere le vetrine.

    Poi divenne la città dello studio superiore ma eri sempre un paesano neanche andassi in centro a New York….
    Le mie avventure disgraziate politiche/ televisive non avevano avuto un buon esito forse perché le facevo io …non per la qualità

    Un difetto che prende tutta la zona dove si dice che i popoli francesi o nordici sono freddi e antipatici, infatti, di riso ne sono pieni i campi cosa servono sul viso???
    I fatti di cronaca portano alla ribalta una città e zona che molti non vogliono vedere o sanno che dopo un pò finirà nella scarsa memoria della popolazione…
    Una realtà dove se nasci pesce non puoi morire uccello dalle piume di cristallo perché magari puzzi di stalla.
    Una realtà dove sono forti con i deboli o con chi possono attaccarsi, ma paurosi con chi è potente o non ha nulla…
    Una situazione che denuncio ogni giorno.
    L’integrazione non esiste e non si può spacciare buonismo per nascondere lo schifoso classismo e immobilismo sociale..

    Questa realtà di provincia poteva esser buona in un terreno senza figure estremamente “foreste” com’è oggi.
    Una situazione che sarà sempre peggiore con risorse sempre in mano ai soliti e con persone senza preparazione e mano d opera a buon prezzo per la criminalità..
    Il problema che si va avanti come se non fosse cambiato nulla. Le multe sempre !!!! Ma molti la macchina la possono lasciare in divieto nessuno la tocca…
    In un mio esperimento empirico sul treno ero in mezzo a giovani ma il controllore mirò dritto e fermo..

    Sempre più giovani vanno via e molti vogliono andare ma in troppi non riescono a partire da queste deserte e ingiuste province…..
    Pure a ‘Novare’??? Basta lasciare passare…. tanto la memoria e il futuro può sempre aspettare

  • Da stasera Carpenzago in Festa: che belle, le sagre popolari…

    CARPENZAGO DI ROBECCO – Le feste e le tradizioni popolari riguardano la storia e l’identità di un territorio e di una comunità. Le rievocazioni storiche e il mantenimento delle feste e delle tradizioni che vengono ripetute di anno in anno costituiscono un bagaglio culturale da preservare e tramandare e rappresentano risorse eccellenti capaci di mettere in atto processi di sviluppo e turismo locali e sostenibili.

    Sottoscriviamo alla lettera questa definizione, soprattutto oggi, giorno in cui comincia la bellissima Festa Patronale dell’amena frazione robecchese organizzata dagli Amici di Carpenzago, , in corrispondenza della ricorrenza dei patroni Sant’Anna e San Gioachino.

    Nella piazzetta antistante la chiesa è tutto pronto: sedie e tavoli, cucina pronta a dispensare bontà, musica dal vivo ovviamente ad ingresso libero: oggi e domani, per famiglie e più piccoli, a disposizione anche il luna park.

    Dalla cucina (ultimissimi posti rimasti; affrettatevi!) usciranno piatti ruspanti: salumi con nervetti, lasagne, risotto al Barolo, grigliata di carne, totani, stinco, cotoletta (viva l’estate…), crostata e brownies.

    Sarà proposta anche una sottoscrizione a premi; l’estrazione sarà il giorno 22 Luglio alle ore 22.00 presso la piazzetta di Carpenzago. Gli ‘Amici’ ringraziano tutti coloro che hanno contribuito per questi meravigliosi premi. Biglietti ancora in vendita presso Valleticino a Castellazzo e durante le serate della festa.

    Andateci, alla Festa di Carpenzago, uno degli ultimi appuntamenti conviviali dei nostri paesi prima della pausa di agosto. Teniamole vive, le tradizioni popolari e comunitarie.

  • Dare a Cesare quel che è di Cesare….. e basta con tutte queste divisioni per forza !

    Non mi stupisco che ci sia un calo dei fedeli specialmente nella chiesa cattolica dove esiste il perdono!

    Ma essere atei o agnostici non significa essere anti clericali o ancora peggio sostituirsi a Dio !! Il ghigno di piacere dei non credenti fa rima con voi credete o poveri deficienti.
    La mia tendenza monarchica mi mette fuori dall’arco costituzionale retribuito, ma la mia impressione che si sia sostituita una monarchia con una forma di auto monarchia…
    Stile Napoleone è mia e basta!! Vedendo come molte persone trattano le cose comunali o di tutti mi fa evincere che uno più uno può andare bene come slogan elettorale o per supermercato in svendita!!

    Siamo un paese di altezzosi protagonisti provinciali che esaltano le nostre virtù pure nascoste e non riconosciamo i meriti altrui..
    Nel mio paese di Cerano (foto sopra) il sindaco ha il nome giusto ed è entrato nel periodo della caccia: alla volpe…
    Dopo di me ? Ma prima?? Un uomo è un amministratore sono le stesse formule di belle e non perfette azioni ma l’azione o opera va giudicata senza pregiudizi ne occhi tappati…
    Dare a Cesare quel che di Cesare e a Dio pardon pd quello che è giusto!!
    Gesù aveva già diviso chiesa e stato senza troppe freddure e parole..
    Se non mettiamo un punto di ordine tra giudizio, morale e simpatica convenienza non andremo più ne in Europa ne a casa..
    Il governo Meloni è riuscito a far avere la grazia al giovane Zaky dopo anni di fiaccolate di sinistra e sensibilizzazione??? Bene ! Siamo un paese allora festeggiamo il risultato e la nostra patria o nazione o comunione degli intenti…

    Una volta ci univamo almeno vicino al tricolore per le partite della Nazionale italiana di calcio…oggi tutto diviso…
    Non è troppo ??? Se la piazza delle scuole a Cerane è stata fatta bella nulla da dire.
    Siamo tutti cittadini e non dobbiamo strapparci le vesti: con gli stipendi così bassi (politici a parte)
    Opposizione vuol dire costruire e consigliare e non gufare e imprecare il disfattismo tutti i giorni con giornali amici da megafono amplificato al disastro..

    Dare a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio ma di aumenti e vitalizi sono arrivati anche lì al Pd
    Nessun strappo di vesti??? Erano impegnati a fare shopping per la nuova “mise” per andare in tv ?

  • Birra in Villa 2022: tutto pronto per la 7° edizione a Villa Arconati

    Torna il venerdì sera della “regia Villa” di Castellazzo

    BOLLATE – Da venerdì 21 luglio nella bellissima Corte Nobile di Villa Arconati torna Birra in Villa per godersi il venerdì sera in un’atmosfera unica!
    La manifestazione organizzata da Fondazione Augusto Rancilio in collaborazione con Birra Artigianale Follia Pura torna con tre serate per godersi l’atmosfera unica della piccola Versailles milanese sorseggiando ottima birra artigianale.

    Venerdì 21 – 28 luglio e 4 agosto, a partire dalle ore 19.00 fino alla 1.00, nell’elegante Corte Nobile della villa sarà possibile gustare un’ottima cena con deliziosi primi piatti, carne alla griglia, patatine fritte e tante sfiziosità dolci e salate accompagnate naturalmente da ottima birra artigianale.
    Un modo davvero unico per passare la serata dall’happy hour fino al dopocena.

    Il venerdì sera vivi la Corte Nobile della “regia Villa” di Castellazzo in un modo davvero unico, nello splendore delle sere d’estate: cibo genuino e rinfrescante birra artigianale prodotta con materie prime di altissima qualità saranno gli ingredienti per vivere le calde serate estive in un luogo dal fascino secolare, in un’atmosfera elegante ed esclusiva… dove si respira il fascino d’altri tempi!

    BIRRA IN VILLA
    Venerdì 21 – 28 luglio e 4 agosto 2022
    dalle 19.00 alle 1.00
    Corte Nobile di Villa Arconati
    Ingresso libero
    Info e prenotazioni:
    +39.333.3618080
    birrificiofolliapura@gmail.com

  • Doppio Malto arriva a Magenta con il suo 38esimo ristorante in Italia: appuntamento il 27 luglio

    Apre i battenti il nuovo locale del brand Doppio Malto: un posto felice che unisce il piacere della birra artigianale a una cucina semplice, genuina e creativa.

    MAGENTA – Ingredienti semplici, ma di qualità, e voglia di stare insieme. Questa è la ricetta della felicità per Doppio Malto che dai prossimi giorni (e questione di qualche giorno…) è pronto ad accogliere i suoi clienti ogni giorno nel nuovo ristorante di Magenta. Un nuovo posto felice posizionato in una zona strategica e di passaggio in via Boffalora 34 proprio nel cuore del Magentino, con oltre 400 metri quadrati di spazio interno e 160 metri quadrati di dehors di 160 per chi preferisce consumare all’aperto.

    Con questa nuova apertura i numeri di Doppio Malto diventano sempre più importanti, ora sono 38 i ristoranti in Italia e 41 in Europa coi locali di Glasgow in Scozia, Newcastle in Inghilterra e Parigi La Defense in Francia. La nostra Testata Giornalistica seguirà con grande attenzione quello che si prefigura come un grande evento per il territorio e, in particolar modo, per gli amanti del Food & beverage.

    Più informazioni sul sito ufficiale di Doppio Malto Magenta

  • Inveruno: al via questa sera la 31 esima edizione di Rockantina

    Riassuntone con tutti gli orari di esibizione degli artisti per non perdersi neanche un momento di un appuntamento ormai fisso nell’estate dell’est Ticino

    INVERUNO – La settimana più bella dell’anno è iniziata e il countdown sta per terminare. A Rockantina si può ascoltare della buona musica ma anche cenare insieme.
    Non hai ancora prenotato il tuo tavolo? C’è ancora qualche posto per Giovedì e Domenica non farteli scappare!

    – INGRESSO GRATUITO –
    ? Cortile del torchio, via Marcora 38/40 INVERUNO (MI)
    Servizio bar e ristorante attivo dalle ore 19
    Info e prenotazioni: 3519019216

    QUI SOTTO IL TABELLONE CON GLI ARTISTI CHE SI ESIBIRANNO

  • Frankenstein Junior: il capolavoro di Mel Brooks stasera a Cassinetta, lungo il Naviglio

    FRANKENSTEIN JUNIOR
    CINEMA AL PARCO ??
    Quando ?
    ? Giovedì 20 Luglio, h 21:15 ⏰
    Dove?
    ?Parco Comunale Fabrizio De André, Comune Cassinetta di Lugagnano- Ingresso libero

    Un capolavoro senza tempo, da gustare nel bellissimo parco di Cassinetta adiacente il Naviglio. Dopo la Commedia Incompiuta di sabato 15, che ha riscosso un grande successo, altra serata d’estate da non perdere nella piccola perla dell’Abbiatense.

    Film capolavoro del divertimento, Frankenstein Junior vede protagonisti personaggi entrati a pieno titolo nell’immaginario collettivo: il geniale Gene Wilder nei panni del Dottor Frankenstein, lo straordinario gobbo Igor reso immortale da Marty Feldman, la terribile e innominabile Fraü Blucher interpretata da Cloris Leachman, la creatura – mostro portata in scena dall’immenso Peter Boyle, e Madeline Kahn in Elizabeth.

    Il film è stato candidato a 2 premi Oscar: migliore sceneggiatura non originale a Mel Brooks e Gene Wilder e miglior sonoro a Richard Portman e Gene S. Cantamessa.

    Quando Mel Brooks si stava preparando per questo film, ha scoperto che Ken Strickfaden, che aveva realizzato gli elaborati macchinari elettrici per le sequenze di laboratorio nei film della Universal Frankenstein, era ancora vivo e viveva nell’area di Los Angeles. Brooks ha fatto visita a Strickfaden e ha scoperto che aveva immagazzinato tutta l’attrezzatura nel suo garage. Brooks ha fatto un accordo per noleggiare l’attrezzatura e ha dato a Strickfaden il credito cinematografico che non aveva ricevuto per i film originali.

    La gobba mobile sulla schiena di Igor era una gag improvvisata. Marty Feldman aveva spostato di nascosto la gobba avanti e indietro per diversi giorni quando finalmente i membri del cast se ne sono accorti. La gag è stata quindi aggiunta alla sceneggiatura.

    Gene Hackman ha saputo del film tramite il suo frequente compagno di tennis Gene Wilder e ha richiesto un ruolo, perché voleva provare il genere commedia. Si è offerto volontario per interpretare gratuitamente l’Eremita cieco. Sono stati quattro giorni di riprese per circa quattro minuti su schermo.
    Gene Hackman ha improvvisato la battuta d’addio dell’Eremita cieco “I was gonna make espresso”, diventata “Volevo offrirti anche una sambuca” nella versione italiana. La scena sfuma immediatamente a nero perché la troupe è scoppiata a ridere. Hackman non è stato in grado di ripetere la battuta senza ridere con il resto della troupe, quindi è stata utilizzata la prima ripresa. Hackman non era accreditato quando il film è stato originariamente distribuito nelle sale e poche persone lo hanno riconosciuto come il vecchio cieco.
    Cloris Leachman ha improvvisato il dialogo in cui Frau Blücher offre “Orzata con latte” (Ovomaltina in originale) al Dr. Frankenstein.

    Gene Wilder e Mel Brooks hanno avuto un solo litigio durante la produzione del film, ma è stato un grosso scontro con Mel che ha urlato e si è infuriato e alla fine si è precipitato fuori dall’appartamento di Gene (dove gli autori stavano lavorando alla sceneggiatura). Circa dieci minuti dopo, il telefono di Gene squilla. La persona che chiamava era Mel, che aveva questo da dire: “CHI ERA QUEL PAZZO CHE AVEVI IN CASA TUA? POTEVO SENTIRE LE URLA DA QUI. NON DOVRESTI MAI FAR ENTRARE DEI PAZZI IN CASA TUA, NON LO SAI? POTREBBERO ESSERE PERICOLOSI”. Quello, come disse in seguito Gene, era “il modo di scusarsi di Mel”.

    Quando Gene Wilder si avvicina per dare il bacio della buonanotte a Madeline Kahn nella sua camera da letto, la sua battuta dell’ultimo secondo “Niente lingua” è stata improvvisata da Kahn.
    Gene Wilder ha affermato che questo è il film preferito tra tutti quelli che ha realizzato.

    Il cast, e specialmente Mel Brooks, si sono divertiti così tanto, ed erano così contrariati quando le riprese principali erano quasi terminate, che Mel ha aggiunto appositamente delle scene per continuare a girare.
    Gene Wilder avrebbe realizzato il film solo in cambio della promessa da parte di Mel Brooks di non recitarvi. Brooks di solito appariva nei suoi film, ma Wilder pensava che la presenza di Brooks avrebbe rovinato l’illusione. Brooks è apparso fuori campo nei panni del lupo ululante, del nonno di Frederick e del gatto urlante.
    Nel 1974 gli Aerosmith si presero una pausa da una lunga notte di registrazione per vedere questo film. Steven Tyler ha scritto il successo della band “Walk This Way” la mattina dopo aver visto il film, ispirato dalla prima scena di Marty Feldman allastazione, la scena “walk this way…this way” (“segua i miei passi…”).

    L’idea del dardo di Frederick che colpisce un gatto è stata improvvisata sul set. Quando Gene Wilder ha lanciato il suo dardo fuori dallo schermo, il regista Mel Brooks ha subito urlato come un gatto per creare l’illusione.
    Presumibilmente la scena che ha richiesto il maggior numero di riprese per essere girata è stata quella in cui Igor morde la stola di volpe di Elizabeth. Il motivo era che ogni volta che lo faceva, gli rimaneva un pezzo di pelo in bocca, scena che faceva ridere istericamente gli altri attori e attrici.

    Gene Wilder scoppiava a ridere costantemente durante le riprese. Secondo Cloris Leachman, “Ha interrotto ogni ripresa (con le sue risate) e non è stato fatto nulla al riguardo!”. Spesso le riprese dovevano essere ripetute fino a quindici volte prima che Wilder potesse finalmente recitare con una faccia seria. Per questo motivo diversi momenti chiave hanno portato Mel Brooks a dover tagliare diversi primi piani per eliminare le risate. In particolare, dopo che Frankenstein si è pugnalato alla coscia con un bisturi, Brooks ha dovuto tagliare un primo piano di Wilder che diceva: “La lezione è terminata” per evitare di vedere l’attore ridere.

    Mel Brooks ha detto che quando la Columbia Pictures ha capito che voleva girare il film interamente in bianco e nero, erano così contrari che Brooks ha portato il progetto il giorno successivo alla 20th Century Fox, dove il molto più accomodante Alan Ladd, Jr., che non aveva nessun problema con questa idea, aveva appena preso il comando. Tuttavia, il produttore Michael Gruskoff afferma che il passaggio alla Fox è avvenuto perché la Columbia non era disposta ad aumentare il budget da 1,75 milioni di dollari a 2,8 milioni.

    Mel Brooks lo considera il miglior film che abbia mai diretto, ma lo classifica al terzo posto tra i suoi più divertenti, dopo Mezzogiorno e mezzo di fuoco (1974) e Per favore, non toccate le vecchiette (1967). Brooks ha confermato queste opinioni nelle interviste che celebravano il suo novantesimo compleanno nel 2016.
    La gag “walk this way” (“segua i miei passi”) di Marty Feldman, originariamente prevista per essere tagliata dalla versione finale del film, ha guadagnato così tanta popolarità che Mel Brooks ne ha incluso variazioni in La pazza storia del mondo (1981) e Robin Hood – Un uomo in calzamaglia (1993).

    Teri Garr originariamente aveva fatto il provino per il ruolo di Elizabeth, la fidanzata, mentre Madeline Kahn era la favorita per Inga, l’assistente. Ma alla fine Kahn ha deciso che avrebbe preferito interpretare Elizabeth, lasciando a Mel Brooks il compito di riassegnare il ruolo di Inga. Garr ha detto di aver basato il suo accento tedesco su quello del produttore di parrucche di Cher, con il quale ha lavorato a The Sonny and Cher Comedy Hour (1971).

    Secondo Mel Brooks, lo studio provò a convincerlo a girare il film a colori. “Mi dissero ‘Okay, lo faremo in bianco e nero, ma anche a colori, in modo da poterlo mostrare in Perù, che ha appena ottenuto il colore, e io ho detto ‘No. No perché mi fotterete. Tu dici così e poi, per salvare l’azienda, rischierai una causa legale e stamperai tutto a colori. Il film dovrà essere su pellicola in bianco e nero.”

    Il taglio originale del film era lungo quasi il doppio del taglio finale, ed è stato considerato da tutti i soggetti coinvolti un fallimento abissale. È stato solo dopo una maratona di montaggio che hanno prodotto il montaggio finale del film, che sia Gene Wilder che Mel Brooks hanno considerato di gran lunga superiore al prodotto originale. Ad un certo punto hanno notato che per ogni battuta che funzionava, ce n’erano tre che fallivano. Quindi sono intervenuti e hanno eliminato tutte le battute che non funzionavano.
    Mel Brooks inizialmente pensava che la gag “Walk this way” (“segua i miei passi”) fosse troppo banale e voleva che fosse tagliata dal film. Ma quando una sera durante una proiezione ha visto la reazione del pubblico, ha deciso di lasciar perdere.

    A causa di problemi di continuità del trucco, alcune inquadrature nella scena dell’Eremita cieco sono state girate di nuovo. Nella ripresa in cui l’Eremita cieco versa la zuppa sul mostro, la mano che rovescia la zuppa apparteneva a Mel Brooks, non a Gene Hackman.

    Mel Brooks ha chiesto alla costumista Dorothy Jeakins di far mostrare a Madeline Kahn quanto più scollatura possibile nel 1974. Ironia della sorte, se la sono cavata molto di più nel 1931 che nel 1974 perché a quel tempo la censura non era ancora così invasiva.

    Proprio come in Frankenstein (1931), il trucco del viso verdastro è stato utilizzato sul mostro per rendere i suoi lineamenti più prominenti nel film in bianco e nero.
    Madeline Kahn ha chiesto a Mel Brooks se poteva cantare “Ah! Sweet Mystery of Life” invece delle prime battute di “Cheek to Cheek” (Heaven, I’m in Heaven ) come era stato originariamente scritto. Sentiva che doveva essere una canzone che iniziava con “ah” o “oh”.
    Peter Boyle ha incontrato la sua futura moglie Loraine Alterman Boyle quando ha visitato il set per scrivere un articolo sulle riprese di Frankenstein Junior per la rivista Rolling Stone.

    L’esperimento menzionato dallo studente di medicina, in cui Darwin conserva un verme in un fluido finché non prende vita, è menzionato nella prefazione del romanzo “Frankenstein” di Mary Shelley. Il Darwin in questione era Erasmus Darwin, nonno del famoso Charles Darwin.

    Gene Wilder ha concepito la scena “Puttin ‘on the Ritz”, mentre Mel Brooks si è opposto a essa come una mera “presunzione” e ha ritenuto che avrebbe sminuito la fedeltà ai film horror della Universal nel resto del film. Wilder ricorda di essere stato “vicino alla rabbia e alle lacrime” e ha discusso per la scena prima che Brooks lo fermasse e dicesse: “È dentro!” Quando Wilder ha chiesto perché avesse cambiato idea, Brooks ha detto che dal momento che Wilder aveva così tanto combattuto per questo elemento, allora sarebbe stata la cosa giusta da fare. Ma fu solo quando vide il numero musicale insieme a un pubblico urlante che Brooks fu finalmente sicuro della sequenza.

    In una delle scene di un’assemblea del villaggio, una delle figure autoritarie afferma di sapere già cosa sta combinando Frankenstein sulla base di cinque esperienze precedenti. Mel Brooks ha detto che questo è un riferimento ai primi cinque film della Universal. In un’intervista Gene Wilder afferma che il film è basato su Frankenstein (1931), La moglie di Frankenstein (1935), Il figlio di Frankenstein (1939) e Il terrore di Frankenstein (1942).
    Un pomeriggio, durante le riprese, Anne Bancroft (la moglie di Mel Brooks) ha visitato il set e ha detto a Teri Garr che lei e Mel avevano visto La conversazione (1974) la sera prima, che vede Garr e Gene Hackman nel cast. Garr ha risposto: “Oh, sì, si è rivelato un bel film”. Bancroft ha risposto: “Tesoro, *questo* è un film. La conversazione è un film”.

    https://www.youtube.com/watch?v=Sh4-krjHR-M