Categoria: Cultura

  • Fratelli d’Italia Marcallo: l’Ideologia del Godimento di Fabrizio Fratus questa sera al DJ Bar

    Fratelli d’Italia Marcallo: l’Ideologia del Godimento di Fabrizio Fratus questa sera al DJ Bar

    MARCALLO Un tema di estrema, drammatica attualità, che peraltro i lettori di Ticino Notizie conoscono molto bene. Questa sera, dalle 21 al dj Bar (piazza Italia 26), il neonato circolo di Fratelli d’Italia a Marcallo con Casone propone un incontro col sociologo Fabrizio Fratus che presenterà L’Ideologia del Godimento, un saggio apparso nelle librerie per i tipi del Cerchio editore di Rimini.

    Si tratta di un interessante e coraggioso contributo (L’ideologia del godimento. Pornografia e potere nella società delle immagini, F. Fratus e P. Cioni, inizialmente pubblicato dal Circolo Proudhon Edizioni nel 2015) in cui si decide di prendere in mano il giocattolo preferito della società contemporanea – il porno, appunto – e smontarlo pezzo per pezzo, dimostrandone la natura malefica. Tutto è porno, nel nostro modo di vivere: le immagini, il linguaggio, le azioni, i pensieri. Tette, culi e falli invadono la nostra quotidianità, vengono infilati nelle nostre teste e usati per venderci qualsiasi cosa. Per indurre all’acquisto bisogna prima stimolare il desiderio, si sa. E che cosa stimola il desiderio più del porno?

    Tutto è porno è il porno modifica tutto. Emotività, psiche e impulso sessuale. E così Fratus decide di condurre un viaggio nei processi chimici che si sviluppano nel cervello del dipendente da pornografia, partendo dalle condizioni del fruitore, ragionando sul modo in cui l’uomo e la donna si relazionano al sesso nell’era del porno-brodo globale. Con analisi che dovrebbero farci riflettere, persino sulla solidità dell’istituzione famiglia: l’uso della pornografia è collegato alla masturbazione, alla ricerca di soddisfazione sessuale in modo individualistico, per questo motivo, secondo Fratus il dilagare del porno ha favorito la disarmonia di coppia, le separazioni, i divorzi e anche il calo delle nascite in vari paesi del mondo tra cui l’Italia. E anche l’impotenza, inesorabile conseguenza di medio-lungo termine per tutti i virtual sex addicted. Tale pratica, che coinvolge oggi l’80 per cento degli uomini e il 30 per cento delle donne, causa la progressiva diminuzione di desiderio sessuale relativo al rapporto di coppia sino a arrivare a un’incapacità di erezione con la propria donna, poiché la dipendenza da porno necessita di immagini sempre più spinte, con conseguente aumento della dissociazione con la realtà e dunque con il proprio partner.

  • Ottobre 1983, nasceva Drive In: tra i fan c’era anche Federico Fellini

    Ottobre 1983, nasceva Drive In: tra i fan c’era anche Federico Fellini

    MILANO Sono quaranta le candeline da spegnere sulla ideale torta di ‘Drive In’, il varietà firmato Antonio Ricci che compie appunto 40 anni, con la prima puntata che andò il onda il 4 ottobre del 1983 su Italia1.

    “Drive In era una caricatura delle abitudini degli italiani e della società dell’epoca, un programma comico e satirico che ha irriso e messo alla berlina protagonisti, mode e personaggi di quegli anni. Una parodia dell’Italia del riflusso, dell’edonismo reaganiano e della Milano da bere”, sottolinea una nota di Mediaset. Federico Fellini, Umberto Eco, Giovanni Raboni, Beniamino Placido, Oreste Del Buono, Omar Calabrese, Luciano Salce, Lietta Tornabuoni, Maurizio Cucchi, Angelo Guglielmi e tanti altri intellettuali e artisti dell’epoca definirono Drive In “la trasmissione di satira più libera che si sia vista e sentita per ora in tv” e 2l’unico programma per cui vale la pena avere la tv”, descritto da Antonio Ricci come “una macedonia di generi, una via di mezzo tra sit-com, varietà, effetti speciali, satira politica, parodie, gag, barzellette, tormentoni”.

    Programma divenuto un cult della tv, ‘Drive In’ ha lanciato alcuni dei comici italiani divenuti poi famosi, come il bocconiano rampante Sergio Vastano, il paninaro sfigato Enzo Braschi, il vigilante Vito Catozzo di Giorgio Faletti e la top model pentita Antonia Dell’Atte. E poi, i monologhi di Gianfranco D’Angelo e la satira di Ezio Greggio, Enrico Beruschi e Caterina Sylos Labini, le comiche di Benny Hill e le curve pop delle Ragazze Fast-Food. E ancora, le parodie dei film campioni d’incasso e dei telefilm come ‘Bold Trek’ con la coppia Boldi-Teocoli e i tormentoni lanciati dallo show, da ‘Troppo giusto!’ e ‘A me, me pare ‘na strunzata’, a ‘È chiaro ‘stu fatto?’ e ‘Has Fidanken’.

  • Trecate: con la “Messa da Requiem” di Verdi la Schola Cantorum ricorda Giuseppe Magnaghi

    Trecate: con la “Messa da Requiem” di Verdi la Schola Cantorum ricorda Giuseppe Magnaghi

    TRECATE NO – Torna la grande musica con la Schola cantorum “San Gregorio Magno”. Torna per ricordare affettuosamente alla comunità trecatese la figura di Giuseppe Magnaghi, sindaco della città negli anni Novanta e presidente emerito della corale trecatese, scomparso lo scorso luglio.

    Si terrà alle 21 del prossimo 9 ottobre l’esecuzione della “Messa da requiem per soli coro e orchestra” di Giuseppe Verdi.

    L’iniziativa, ospitata dalla chiesa parrocchiale grazie alla disponibilità della Parrocchia di Santa Maria Vergine Assunta, è patrocinata dalla Città di Trecate. Insieme con i cori “San Gregorio Magno” e “Amici del Loggione del Teatro alla Scala” diretti da Filippo Dadone e Alberto Sala, si esibiranno il soprano Anna Rita Taliento, il mezzo soprano Giorgia Gazzola, il tenore Danilo Formaggia, il basso Carlo Agostini e i musicisti dell’orchestra “Antonio Vivaldi” diretta da Ernesto Colombo. L’evento è a ingresso libero.

    “Un’occasione culturale davvero unica – osservano il sindaco Federico Binatti, il vicesindaco Rossano Canetta e il consigliere incaricato alla Cultura Mauro Bricco – per rendere omaggio a una figura di spicco della nostra comunità. Si tratta di un’opera dedicata a un defunto, ma nata soprattutto da un sentimento di gratitudine e affetto da parte di Verdi alla notizia della morte di Alessandro Manzoni, con il quale aveva condiviso gli alti ideali civili risorgimentali. La scelta di ricordare l’ingegner Magnaghi con la “Messa da requiem” ci sembra più che azzeccata, dato il suo impegno politico e culturale a favore della città, Ringraziamo pertanto la nostra Schola cantorum “San Gregorio Magno”, la presidente Maria Airoldi e il maestro Mauro Trombetta per la grande sensibilità dimostrata e per una forma di ricordo che lascerà un segno, proprio come sempre avviene attraverso la musica”.

  • Casorezzo, il 18 ottobre arriva don Luigi Ciotti

    Casorezzo, il 18 ottobre arriva don Luigi Ciotti

    CASOREZZO I recenti fatti di cronaca e attualità locali e nazionali (la relazione della Direzione Investigativa Antimafia -Dia- relativa alla provincia di Milano, le minacce ricevute dai sacerdoti di Roma e di Napoli impegnati contro il degrado e la criminalità, i tanti episodi di violenza registrati nel nostro Paese e compiuti da ragazzi poco più che maggiorenni) faranno da cornice all’incontro organizzato dall’assessorato alla Pubblica istruzione e alle Politiche sociali del Comune di Casorezzo con don Luigi Ciotti, fondatore dell’associazione “Libera”, sacerdote sotto scorta per la sua lotta alla criminalità organizzata che si terrà

    MERCOLEDÌ 18 OTTOBRE I ORE 20.30
    Sala Civica Giorgio Ambrosoli, via Einaudi 3 a Casorezzo (Ml)
    Per evidenti motivi di ordine pubblico (don Luigi Ciotti è sotto scorta) e per meglio organizzare gli spazi riservati alla stampa vi chiediamo di segnalarci la vostra partecipazione entro il
    13/10/2023 all’indirizzo mail ufficio.sociale@comune.casorezzo.mi.it

    Luigi Ciotti è nato il 10 Settembre 1945 a Pieva di Cadore.

    Nel 1950 emigra con la famiglia a Torino.

    Nel 1966 promuove un grupo di impegno giovanile, che in seguito si chiamerà «Gruppo Abele», diventando Associazione di volontariato.

    Nel 1968 interviene all’interno degli istituti di pena minorili.

    Nel 1972, dopo aver terminato gli studi al Seminario di Rivoli, diventa sacerdote e gli viene affidata «la strada» come parrocchia.

    In quegli anni affronta il diffondersi della droga e apre prima un centro di accoglienza e ascolto, e nel 1974 una comunità, partecipando attivamente al dibattito sulla legge n.685 sulle tossicodipendenze.

    In quegli anni, lavora sul fronte della lotta alle tossicodipendenze in molti paesi, come Gran Bretagna, USA, Giappone, Svizzera, Spagna, Grecia, Jugoslavia.

    Nei primi anni «80 lavora sul piano internazionale, prima in Vietnam e in seguito sugli ex-detenuti di alcuni Paesi in via di sviluppo.

    Sempre in quegli anni, diventa presidente del CNCA (Coordinamento Nazionale delle Comunità di Accoglienza) e della LILA (Lega Italiana per la Lotta all’AIDS).

    Negli anni «90 intensifica la sua opera contro la Mafia, fondando il mensile «Narcomafie».

    Nel 1995 nasce «Libera-Associazioni, nomi e numeri contro le mafie», una importantissima associazione contro la mafia che collega oltre 700 tra associazioni e gruppi che si occupano anche di recuperare i beni confiscati alla Mafia (con Libera Terra).

    Luigi Ciotti è stato anche giornalista, collaborando a diverse testate (tra cui: La Stampa, l’Avvenire, l’Unità, il Manifesto, Il Sole-24 Ore, il Mattino, Famiglia Cristiana, Messaggero di Sant’Antonio, Nuovo Consumo).

  • Il Comune sostiene l’evento territoriale contro le mafie

    Il Comune sostiene l’evento territoriale contro le mafie

    In biblioteca la mostra della fotografa Michela Capelli

    ROBECCHETTO CON INDUNO – Il Comune di Robecchetto con Induno, guidata dal sindaco Giorgio Braga, ha patrocinato, l’evento di valenza territoriale “Le mafie: come agiscono cosa nostra e ‘ndrangheta nei nostri territori” che si terrà, venerdì 06 ottobre alle ore 21.00, nell’ex sala consiliare di Busto Garolfo, in via Magenta 25. Interverranno: Alessandra Cerreti (Magistrato della Direzione Distrettuale Antimafia presso la Procura della Repubblica di Milano), Lorenzo Rotella (Giornalista de “La Stampa”) e Piero Sebri (presidente Carovana Antimafia Ovest Milano).

    La fotografa Michela Capelli sarà fino a sabato 28 ottobre l’artista protagonista di “Esponiamoci – L’Arte all’Alda Merini”. È l’iniziativa promossa dall’Amministrazione comunale di Robecchetto con Induno attraverso la biblioteca comunale di via Novara, con il supporto dell’associazione “Amici della Biblioteca”, per promuovere gli artisti locali esponendo le loro opere pittoriche o grafiche all’interno dei locali di via Novara, in modo che possano essere ammirate dal pubblico durante gli orari di apertura.

    Inoltre, sempre in biblioteca, con il supporto del Gruppo di Lettura, continuano alle ore 21.00, gli appuntamenti gratuiti per esplorare la letteratura americana: (26 ottobre) la prima metà del Novecento; (23 novembre) la seconda metà del Novecento.

  • Corbetta: domenica arriva la Festa d’Autunno

    Corbetta: domenica arriva la Festa d’Autunno

    CORBETTA – L’autunno inizia a risplendere in città! Vi aspetto Domenica 1 Ottobre a Corbetta per la “Festa d’Autunno” in occasione dell’Antica Festa della Beata Vergine del Santo Rosario.
    Dalle 8.30 mercatini, bancarelle e prodotti tipici in centro e sul corso, alle 14.30 e alle 15.30 laboratori con i madonnari per bambini in età scolare fino ad esaurimento posti.

    Il Sindaco Marco Ballarini

    Con questo messaggio il Sindaco Marco Ballarini invita i suoi concittadini al primo appuntamento in agenda che apre di fatto l’Autunno corbettese.

    Un mix tra tradizione religiosa e momento d’aggregazione

  • Esselunga, pesca, allegoria (e dolore).

    Esselunga, pesca, allegoria (e dolore).

    La soggettiva inquadra un bimbo, un preadolescente quindi ancora la specie, che nel suo cercare tra i prodotti coglie una pesca. Il frutto dalla buccia tanto serica e vellutata quanto aspra al morso che allega i denti; sbucciata, la polpa luminosa e dolce, invita.

    Allegoria: non rimanere in superficie, apri, entra. Svestite il rancore, guardatevi nudi.
    Un bimbo, ancora estraneo al canone adulto, la gabbia d’acciaio del linguaggio pari per grandezze e meschinità, manifesta mimicamente la potenza del sentimento, poi, molto poi verrà il suo saper dire: nessun maggior dolore, che ricordarsi del tempo felice nella miseria; accadrà da adulto e forse saprà, nei giorni duri, che in ogni sentimento s’affresca l’ombra della malinconia. Ma non ancora. L’amore, il contenuto autentico del cortometraggio meta commerciale, che sente un bimbo per i genitori è indiscutibile. L’ora del vero sentire coincide in lui nel coricarsi sotto le coperte del letto genitoriale. Sarà poi, molto poi, dall’adolescenza alla vecchiezza, quell’amore, perduto, soggetto di costante ricerca, vana. In quell’amore, infantile, si coglie il puro disinteresse, bello di per se stesso bello.

    Simmetria, proporzione, armonia. L’incrinatura e la frattura, costante in ogni rapporto umano da tempi immemorabili del due fratelli gemelli, il bimbo la rigetta e, quando la deve accettare, il dovere fatto obbligo dinanzi al quale egli è impotente, si adopera nel ricomporlo. Ancora non comprende, è in formazione, o forse ha già compreso tutto e non lo accetta. Tenta di aggiustare con un gesto, il dono ch’è allegoria per definizione. L’oggetto è la forma della sostanza: l’amore. Il kintsugi, l’arte giapponese di cucire la ceramica saldandola con l’oro, si coglie nel sorriso del bimbo. Non sa ancora il bimbo la complessità, il cum plexo, il piegato dentro, tutto da aprire per comprendere, se mai sarà possibile.

    Il cortometraggio Esselunga fa discutere, certo, è interessante. Non è immediato. Non è un commerciale scontato, del tipo IKEA: squarcio di un catalogo in movimento con un bimbo a comparsa, infatti l’attenzione viene sollecitata dal prezzo in chiaro dei prodotti. Questo “corto” non provoca alcuna discussione. Lo vedi e non lo pensi. Il ‘corto’ di Esselunga, al contrario, è metacommerciale. Va di là dal suo perimetro di pura vendita, accende una luce nella notte nera del conformismo. Fa pensare. Quindi fa male, è invitabile. Ed è un bene. Il dolore illumina.

    Emanuele Torreggiani

  • Marcallo con Casone:  domani sera l’incontro con l’autrice Amanda Colombo

    Marcallo con Casone: domani sera l’incontro con l’autrice Amanda Colombo

    MARCALLO CON CASONE – Prosegue l’impegno dell’Amministrazione di Marina Roma sul fronte della cultura e dei libri.

    “Un gruppo di amiche, una storia di ripartenze e una libreria stracolma di libri: quali migliori ingredienti per una storia?
    Venite a scoprirla con la scrittrice e libraia Amanda Colombo!
    E se volete, prima della presentazione vi aspetta un inedito aperitivo a tema libri organizzato dal team della Biblioteca! ”

    Questo l’invito del Sindaco all’appuntamento di DOMANI SERA in Sala San Marco con anche un “aperitivo letterario” che precederà l’evento vero e proprio.

    PER SAPERNE DI PIU’

    Incontro con Amanda Colombo

    Appuntamento da non perdere con la libraia e scrittrice Amanda Colombo, amica della nostra Biblioteca e qui in versione di autrice del romanzo “Meno male che ci siete voi”.

    Dalla sua esperienza è nato questo libro, un esordio che non è solo un inno alle librerie, ma soprattutto una storia di amicizie crescita.

    Per l’aperitivo (gratuito) è gradita la prenotazione scrivendo a biblioteca@marcallo.it

  • “Archeologia del lavoro”, quando gli spazi ormai silenziosi parlano del nostro passato

    “Archeologia del lavoro”, quando gli spazi ormai silenziosi parlano del nostro passato

    Una madonnina in mezzo ai telai è il simbolo dell’interessante mostra fotografica allestita in piazza Vittorio Veneto 12.

    MAGENTA – Rimarranno esposte fino al 20 ottobre presso l’Agenzia Generali Italia B&P Assicuratori, a Magenta, in Piazza Vittorio Veneto 12 le opere di “Archeologia del Lavoro. Spazi, Ambienti, Manufatti”, il racconto di un percorso nel recente passato fatto di industria spesso nelle città. Un mondo ormai perduto ma testimoniato da questi ritratti dei luoghi. La mostra è stata patrocinata dal Comune di Magenta, dalla Pro loco e dall’Università del Magentino in collaborazione con l’Archivio Fotografico Italiano.

    All’inaugurazione della mostra fotografica, nata dall’idea di uno dei soci dell’Agenzia Generali appassionato d’arte, Roberto Parolini, erano presenti numerosi cittadini e le istituzioni. Per l’assessore al Welfare, Scuole ed educazione Giampiero Chiodini è “un momento di eccellenza per la città; l’arte è un bene prezioso e dedicare spazi come questo alla cultura rappresenta un’occasione, un arricchimento per la città. E quando due mondi, seppur diversi come quello assicurativo e fotografico, si uniscono si deve dare tutto l’appoggio possibile”.
    Il curatore della mostra è Claudio Argentiero che ha sottolineato che il ruolo dell’Archivio Fotografico Italiano è quello di “cercare di recuperare, proteggere e pubblicare foto storiche ma anche di seguire i progetti di documentazione rispetto al passato”.
    “Questa mostra rappresenta una novità per il nostro territorio – ha commentato Virginia Bonasegale, presidente dell’Università del Magentino -; sarebbe bello continuare questo genere di iniziative che rappresentano una testimonianza di quello che è stato e anche se dicono che la fotografia sia destinata a scomparire, per ora cerchiamo di valorizzare quest’arte e chi la promuove”.
    Presenti anche gli autori delle fotografie, Silvia Lagostina, Stefano Barattini e Roberto Venegoni, oltre al noto pittore Giovanni Sesia che usa la foto per le sue sperimentazioni e come base dei suoi lavori: “La foto per me rappresenta la parte oggettiva del mio imminente lavoro (anche se non si può attribuire alla fotografia un puro valore oggettivo), la parte tecnica su cui inserire con il pennello la parte più emotiva. A guardare queste foto si sente quasi il silenzio di quei luoghi ritratti, che presuppone un’attività meccanica e umana che c’è stata e che ora non c’è più”.
    Argentiero si è inoltre soffermato sulla scelta dell’architettura industriale che apre mondi quasi ormai lontani oggi: infatti, “sono luoghi inaccessibili e le fotografie in mostra presentano un racconto poetico di una società industriale e post industriale, sono documenti che raccontano i vissuti delle persone e testimoniano, attraverso l’architettura, anche l’attenzione data all’aspetto estetico dei luoghi. Al contempo stimola una riflessione sui luoghi abbandonati, sulla riconversione, sul rispetto dell’ambiente, sulla nuova architettura e sugli spazi abitati. La foto – conclude – stimola le amministrazioni a curare il patrimonio”.
    Sarà possibile visitare la mostra negli orari di apertura dell’agenzia: dalle ore 9.00 alle ore 13.00 e dalle ore 14.30 alle ore 19.00, da lunedì a venerdì.

  • In difesa dello spot Esselunga: Vincenzo Sofo e Stefano Olivari

    In difesa dello spot Esselunga: Vincenzo Sofo e Stefano Olivari

    Dopo il fiume di parole sullo spot Esselunga (la pesca..) pubbichiamo due interventi: quello dell’eurodeputato di FDI Vincenzo Sofo e del direttore di www.indiscreto.info, Stefano Olivari

    Davvero siamo arrivati al punto che una pubblicità come quella di #Esselunga diventa oggetto di polemica, addirittura ACCUSANDOLA DI FASCISMO?

    Una pubblicità che racconta una semplice, banale, innocente realtà: nella stragrande maggioranza dei casi i figli soffrono per le separazioni dei loro genitori e sperano che tornino insieme. Anche se le separazioni sono avvenute in buoni termini, se i genitori hanno mantenuto buoni rapporti e i figli non hanno vissuto la cosa in modo traumatico e hanno ottimi rapporti con i nuovi compagni dei genitori. Ma spesso anche se è avvenuto il contrario.

    Perché la verità è che la separazione, anche quando comprensibile o magari inevitabile, ha in ogni caso delle conseguenze sulla famiglia. E lo ripeto, anche quando tutto si svolge perfettamente: basti pensare banalmente al fatto che i figli siano costretti a fare avanti e indietro tra casa di mamma e casa di papà o in alternativa a rinunciare a vivere con uno dei due, in ogni caso a rinunciare a vivere quotidianamente con entrambi.

    I media e gli influencer “progressisti” che in queste ore stanno attaccando la pubblicità di Esselunga, in alcuni casi addirittura additandola di FASCISMO, stanno dunque palesando (e alcuni lo stanno rivendicando apertamente) l’obiettivo della loro agenda ideologica: negare, censurare e manipolare il funzionamento REALE della società per IMPORRE un modo artificiale di vivere: nel modo di vestirsi, nel modo di accoppiarsi, nel modo di costruire le nostre relazioni, nel modo di gestire le nostre priorità e i nostri valori.

    I progressisti la realtà non la sopportano.

    L’isteria con la quale stanno attaccando un’innocente pubblicità come questa ne è la dimostrazione.

    On. Vincenzo Sofo

    Nel mondo di chi non ha niente da fare, pericolosamente vicino al nostro (come ideologia, perché poi nella realtà il tempo è sparito), si sta parlando molto dello spot dell’Esselunga intonato ‘La pesca’, in cui una bambina, figlia di genitori separati o divorziati, regala al padre una pesca comprata all’Esselunga dicendogli che è stata un’idea della madre (cosa che non è vera, o comunque nello spot non si capisce). L’idea della bambina è quella di favorire un riavvicinamento fra i genitori, o almeno sognarlo, visto il modo in cui dal finestrino della macchina guarda gli altri bambini apparentemente con due genitori ancora insieme. Così, a pelle, ci sembra che la madre separata sia una cagacazzo che della Bundesliga non permette di vedere nemmeno gli highlights (ed il sabato alle 15.30 pretende l’Esselunga, altro che l’Union Berlino) ed il padre un cretino, forse con un lavoro creativo che gli consente di fare il genio incompreso, che ci ha provato con la stagista regalandole il suo romanzo nel cassetto.

    In sostanza nello spot si suggerisce che un bambino preferisca avere genitori che vivano entrambi con lui piuttosto che genitori divisi. Una cosa così ovvia da non meritare nemmeno un commento, eppure in tanti ci hanno visto un attacco al divorzio o addirittura alla libertà degli adulti decidere il proprio futuro. Qualcosa di simile aveva generato lo spot dell’Ikea in cui si vedeva un bambino figlio di separati che lascia la sua cameretta nella casa della madre e va nella casa del padre per il tempo in cui il padre lo deve tenere, trovando la stessa identica cameretta, ovviamente Ikea con tanto di prezzo. Ma qui l’ideologia è più indecifrabile, anche se il bambino non sembra contento di andare di qua e di là.

    Il nostro spirito divisivo non arriva al punto di proporre un di qua o di là, perché non sapremmo cosa proporre ‘Di là’. La separazione dei nostri genitori (nostri, ma anche di altri) è qualcosa che subiamo, visto che la decisione è loro, che spieghiamo o ci viene spiegata, che al limite anche accettiamo perché la vita deve andare avanti e dalla convivenza di due persone che non vanno d’accordo possono nascere solo guai. E nel 2023 ovvio che se il matrimonio (o equivalente) non funziona bisogna separarsi, ma la separazione agli occhi dei figli non è comunque una cosa positiva e non si capisce quindi perché dovrebbe essere un modello.

    La cosa divertente in tutto questo è che chi all’Esselunga intesa come azienda ha approvato questo spot non lo ha ben capito e quindi presumibilmente si inventerà qualcosa di riparatore, con un figlio felicissimo di una coppia separata che regala quattro diverse Fidaty Card a genitore 1 (trans, nero) e genitore 2 (non binario, disabile) e ai loro nuovi compagni. Scherziamo ma non troppo, vista l’abiura che dovette fare la Barilla, e non si trattava nemmeno di uno spot ma di parole di Guido Barilla sulla famiglia tradizionale come modello per gli spot, che poi l’ha portata ad inventarsi un ‘addetto alla diversità’ e ad assumere imprecisati consulenti LGBTQ. Poi il giornalista collettivo si chiede come mai un libro sgrammaticato e pieno di luoghi comuni possa essere in testa alle classifiche.

    Stefano Olivari, www.indiscreto.info

    https://www.youtube.com/watch?v=eoEEIQuLJWI&t=1s