Categoria: Cultura

  • Sempra a proposito di Islam e Occidente. Sofo (Fdi): bruciare il Corano NON è atto identitario

    Sempre a proposito del rapporto tra Islam e Occidente, ci pare interessante proporre il pensiero dell’amico eurodeputato di Fratelli d’Italia, Vincenzo Sofo, su quanto accaduto di recente in Svezia.

    Alcune decine di persone hanno fatto irruzione giovedì nell’ambasciata svedese a Baghdad, in Iraq, per protestare contro il governo svedese e la decisione di permettere una manifestazione a Stoccolma in cui mercoledì era stato bruciato il Corano.

    I manifestanti si sono radunati su indicazione del predicatore sciita Muqtada al Sadr, sono entrati nell’edificio che ospita l’ambasciata svedese con cartelli di protesta e urlando slogan in difesa del Corano: dopo circa quindici minuti, quando sono intervenuti alcuni agenti di sicurezza, hanno lasciato l’ambasciata.

    Di seguito la riflessione di Vincenzo Sofo.

    “Bruciare il Corano davanti a una moschea NON È un atto identitario e non servirà a risollevare la civiltà europea.
    Servirà solo a fare sempre più dell’Europa un simbolo del rigetto di ciò che è identità e spiritualità (a partire dal cristianesimo) in nome del laicismo e del materialismo. Distruggendo ogni possibile punto di incontro con quei mondi che si trovano al di là del Mediterraneo e sempre più a casa nostra e con i quali dovremo dunque sempre più avere a che fare. E aumentando anzi il solco che alimenta lo scontro di civiltà.

    Il tutto dando occasione a potenze straniere di inserirsi in questo scontro ponendosi come difensori di queste comunità presenti in Europa, utilizzando questo ruolo per aumentare la propria influenza negli affari europei.
    E infatti Turchia e Marocco, a differenza dei paesi europei che mai si schierano a difesa dei cristiani nel mondo, si sono subito schierate a difesa dei musulmani presenti in Europa.

    L‘Europa non la risolleviamo bruciando i simboli identitari degli altri ma tornando ad amare, a valorizzare e a difendere i simboli identitari che ci appartengono”.

  • Fondazione per Leggere è lieta di annunciare la messa in onda del suo primo podcast!

    Al termine del percorso progettuale, realizzato con il finanziamento del CEPELL – Centro per il libro e la lettura nell’ambito del bando Leggimi 0-6, si è giunti alla realizzazione del primo canale podcast, gestito da un sistema bibliotecario, dedicato alla promozione della lettura per bambini e famiglie.

    ABBIATEGRASSO – Il programma d’esordio s’intitola “Per Leggere una storia” ed è già disponibile all’ascolto sulle principali piattaforme dedicate allo streaming audio. 11 bibliotecarie, dopo aver frequentato un corso di formazione dedicato alla lettura a voce alta curato da Matteo Curatella, hanno prestato la loro voce selezionando alcuni racconti della tradizione orale europea dando così vita a storie note e meno note.

    Questo vuol essere solo il primo passo di un nuovo modo di promuovere la lettura e la cultura con l’intento di raggiungere un pubblico ancora più vasto mantenendo la qualità di servizio che
    contraddistingue, da sempre, le iniziative di Fondazione per Leggere.
    “Fondazione Per Leggere oggi è sempre più un’istituzione di riferimento a livello non solo regionale ma anche nazionale – sottolinea a questo proposito il Presidente Marcello Angelo Mazzoleni (nella foto sotto di spalle mentre ammira il suo amato Lago) – grazie alla crescente soddisfazione degli utenti dei servizi di prestito, degli amministratori comunali e del personale dello staff che ogni giorno con passione, dedizione ed entusiasmo sono al servizio della pubblica lettura.
    Tuttavia non siamo soltanto l’ente che coordina l’interprestito e i servizi offerti dalle nostre biblioteche: Il progetto Radio FPL si inserisce nella progressiva apertura di Fondazione Per Leggere ad attività ed esperienze che vanno oltre la biblioteca, quali ad esempio i corsi per il tempo libero, la formazione, gli eventi, la promozione della lettura, la valorizzazione dei luoghi della cultura e molto altro ancora, per essere sempre al passo con i tempi e anticipare le tendenze del futuro nelle nostre biblioteche”.

    SINTONIZZATI su Radio FPL! Programmi di qualità, per tutte le età.

    https://www.fondazioneperleggere.it/radiofpl/
    https://www.spreaker.com/show/per-leggere-una-storia
    https://open.spotify.com/show/3fjOLFkmSbesLvOJbeQ00H

    Per maggiori informazioni:
    info@fondazioneperleggere.it – ulisse.politi@fondazioneperleggere.it

  • La Lega: col PRSS sconti su musei e trasporti per giovani volontari

    MILANO “Agevolazioni per il trasporto pubblico locale e ingresso gratuito nei musei lombardi per i giovani che aderiscono alla leva civica lombarda volontaria o al servizio civile universale. Queste tra le proposte della Lega per promuovere una maggiore adesione delle giovani generazioni alle opportunità di crescita e di occupazione messe a disposizione dalla Regione favorendo, al contempo, una partecipazione attiva alla vita della comunità”.

    Corbetta (Lega): “Chi si impegna per la propria comunità va premiato. Principio è meritocrazia”

    Così Alessandro Corbetta capogruppo della Lega in Consiglio regionale firmatario dell’Odg di maggioranza, approvato all’interno del PRSS, per valorizzare le azioni programmatiche operative della Regione nei prossimi cinque anni.

    “Il testo prevede inoltre l’introduzione di altre forme di agevolazioni rivolte ai giovani tra i 18 e i 28 anni che svolgano, in maniera certificata, attività di volontariato in enti e associazioni (ad esempio Protezione Civile, Croci di soccorso, Vigili del Fuoco etc.) aventi sede in Lombardia”.

    “Con questa azione la Regione può dare un aiuto concreto ai giovani impegnati nel sociale e nel volontariato, ragazzi che si impegnano per migliorare la propria comunità e migliorare sé stessi nella crescita personale. Agevolazioni su base meritocratica ed economicamente sostenibili, principi diversi da quelli del Pd che, in campagna elettorale, per raccattare qualche voto proponeva di rendere gratuiti i mezzi pubblici a tutti gli studenti senza distinzioni” conclude Corbetta.

  • .. ora il Cai corregge il tiro: rispetto per le croci

    MILANO Il Club alpino italiano “guarda con rispetto le croci esistenti, ma non solo: si preoccupa del loro stato ed eventualmente, in caso di necessità, si occupa della loro manutenzione (ripulendole dagli adesivi, restaurandole in caso di bruschi crolli).

    Questo perché, è giusto evidenziarlo una volta di più, rimuoverle sarebbe come cancellare una traccia del nostro cammino; un’impronta a cui guardare per abitare il presente con maggior consapevolezza”. ll Club alpino italiano chiarisce la sua posizione riguardo alla presenza e all’installazione di croci di vetta sulle montagne italiane. Ma “è proprio il presente, un presente caratterizzato da un dialogo interculturale che va ampliandosi e da nuove esigenze paesaggistico-ambientali, a indurre il Cai a disapprovare la collocazione di nuove croci e simboli sulle nostre montagne”. “Ci sono argomenti che, più di altri, spaccano in due la sensibilità degli appassionati di montagna, senza lasciare spazio alle mezze misure. Uno di questi è rappresentato dalle croci di vetta. Ogni notizia legata a una croce porta alla rapida formazione di schieramenti netti, distinti, precisi. Tale dinamica purtroppo intorbidisce il dibattito, trasformandolo in alterco; in un battibecco su cui, purtroppo, non pochi tendono a speculare”, sottolinea il Cai, sul portale ‘Lo scarpone’, ricordando quanto emerso in un convegno che si è svolto giovedì a Milano, dove “si è registrato un punto di convergenza culturale, giuridico, storico e perfino religioso; una prospettiva che ha trovato tra i presenti una larga concordanza sulla necessità di lasciare integre le croci esistenti, perché testimonianze significative di uno spaccato culturale, e allo stesso tempo di evitare l’istallazione di nuovi simboli sulle cime”. Una tesi condivisa pienamente dal Club alpino italiano, e che dimostra lo stesso approccio “adottato con i rifugi e con le vie ferrate, prendendosi cura delle strutture esistenti e, al contempo, dichiarandosi contrario alla realizzazione di nuovi innesti. Sarebbe interessante se, per una volta, il dibattito riuscisse a smarcarsi dalla logica del tifo per abbracciare il desiderio di ascoltare, comprendere e riflettere. Una necessità di dialogo che di sicuro alzerebbe il livello del dibattito”.

  • Regione Lombardia al CAI: sbagliato il no alle croci sulle vette

    MILANO “Personalmente ritengo non condivisibile la posizione del Cai che prevede di non innalzare piu’ nuove croci sulle cime delle nostre montagne”. Lo dichiara Francesca Caruso, assessore alla Cultura della Regione Lombardia.

    “Penso – aggiunge – si tratti di una scelta sbagliata innanzitutto dal punto di vista culturale: il simbolo della croce, specialmente in cima alle Alpi e agli Appennini italiani, e’ custode innanzitutto di una storia e di una tradizione che da secoli hanno contribuito ad arricchire l’identita’ del nostro Paese. In quegli scenari mozzafiato, che costituiscono un patrimonio paesaggistico e naturalistico di straordinaria bellezza, le croci possono costituire per tutti, al di la’ del proprio credo religioso, un elemento culturale, e talvolta anche artistico, che si incontra lungo i propri cammini”. “Mi auguro che si possa approfondire la questione, instaurando un dialogo e ascoltando le voci di tutti. Sarebbe un errore compiere una scelta cosi’ netta magari per allinearsi a una “moda” o ad alcune posizioni laiciste piu’ estreme. Le croci, cosi’ come tutti i simboli che caratterizzano l’identita’ di una comunita’, dovrebbero essere strumenti di incontro, confronto e conoscenza anche tra diverse storie, tradizioni, e confessioni religiose”.

  • Il mese in 5 minuti- Torna Camilla Garavaglia e ci parla di Berlusconi, ricchezza ed occhi di acqua celeste. E no, NON è tutto qui…

    Anche 10 se leggi senza fretta: vino, politica, scrittura, cose

    Di tutte le ricchezze
    CAMILLA GARAVAGLIA

    Quando è morto Silvio Berlusconi mi trovavo in coda ai varchi di sicurezza in aeroporto. Di lì a poco avrei preso un volo per Ibiza e ricordo che per prima cosa ho pensato: tutto qui?

    È così che finisce un periodo – un’epoca non so, di sicuro un periodo -, è con un tweet, o un messaggio sul telefono, o un carosello fotografico su uno dei social a caso che si mette una pietra sopra un uomo e la sua storia?

    Ma certo che non era così: ci sarebbero stati i funerali, perché poi al plurale?, e gli articoli di giornale, e i coccodrilli e le retrospettive e poi le battute, ad allungare i tempi. Se c’è una cosa che manca a quest’epoca – periodo non so, mi sa che è un’epoca – è proprio il silenzio.

    E la verità arriva come uno schiaffo, come una beffa, come un tradimento: è una tele-verità quella che smonta il sorriso del nostro tele-premier. Domenica 5 ottobre la nuova “Domenica in” trasmette in diretta, sotto-forma di gialla e appariscente classifica, i risultati di un sondaggio lanciato da qualche settimana ai telespettatori: dite “basta” a qualsiasi cosa. Il risultato spiazza la Rai Uno delle censure alle gaffe del capo del governo: la prima delle dieci cose che gli Italiani meno sopportano è “Berlusconi e i politici che dicono e non fanno”.

    “Basta Berlusconi”, dunque? Certo. Ma, come al solito, in realtà l’acefala massa comunista non ha capito un tubo: la maggioranza degli Italiani che a “Domenica in” ha telegridato “Basta Berlusconi” intendeva dire che basta Berlusconi per risolvere il problema delle pensioni, che basta Berlusconi per ricucire insieme i brandelli della coalizione, basta Berlusconi per rimettere in sesto l’economia che va a rotoli. Intendeva insomma dire che a noi Italiani non serve nient’altro: BASTA, e avanza, Berlusconi.

    “Ma, però” – Ottobre 2003

    Quando andavo al liceo Berlusconi era il male. Parlo per me, chiaramente, e per i miei compagni di scuola che come me la pensavano. Non che oggi io sia in vena di revisionismo, ma mi stupisco del livore che riuscivo a provare e, soprattutto, di quanto mi indignassero le sue barzellette, la sua spudoratezza, le sue ragazzine.

    Forse più di tutto mi indignavano le sue ragazzine: come è possibile, dicevo, che donne poco più grandi di me decidessero di vestirsi scollate per partecipare a serate con uomini ricchi e adulti mentre io – io! – desideravo invece entrare nel mondo della politica per la mia bravura, per la mia intelligenza e per la mia cultura (tre cose che ero certissima di avere, e mi dicevo pure che era solo questione di tempo che la sezione giovanile del partito in cui mi ero tesserata lo capisse e mi candidasse per le prime elezioni utili).

    La verità è che con il tempo le cose si fanno sfumate, e così i loro contorni. Come con i frattali, più approfondisci e meno ti avvicini alla realtà: aumenti la potenza della lente di ingrandimento solo per vedere sempre lo stesso schema, ripetuto all’infinito, scoprendo che vedere non ti aiuta a comprendere.

    Ti aiuta, però, a provare pietà, nel senso originario del termine. Pietà per quella che eri e per quelli per cui pensavi di non poterla provare.

    Insomma, era giusto a quei tempi indignarsi per la parata trionfale della mamma di Berlusconi nel paese qui di fianco, ma succedesse oggi forse giudicherei in modo peggiore il tizio che li ha portati, entrambi, nel suo terreno per brillare di luce riflessa. Intendiamoci: non escludo, un giorno, di poter provare pietà anche per lui e di ammorbidire ancora un po’ le mie posizioni.

    Deve essere questo che significa invecchiare: un cammino lungo il quale indurirsi e ammorbidirsi, sentendo sempre un po’ meno e sempre un po’ di più al tempo stesso.

    Ci sono stati i funerali poi, alla fine, e in quattro articoli, centinaia di necrologi e una diretta televisiva si è chiusa l’esistenza di una persona ed è stato lì che ho ripetuto un’altra volta: è tutto qui?

    C’è vento e io ho pensato: guarda te se invece che unirmi alle battute e ai cori di chi dice “è morto! Festeggiamo!” – come la me 17enne meriterebbe, se non altro in onore dei bei tempi – mi trovo a provare dispiacere per la sorte dell’umanità, per il cammino che ci porta tutti per strade diverse allo stesso epilogo anche quando lavoriamo per diventare immortali.

    Guarda te, ho pensato ancora, se in coda per i controlli tra i tamarri in ciabatte e le veline che non lo sono mai diventate mi devo fermare per assimilare la più grande e triste delle certezze: vuoi vedere che in questo momento io, proprio io, sono più ricca di Berlusconi?

    *Questo articoletto lo ha scritto la mia amica V quando aveva 16 anni sul giornale del liceo. Era già brava, bravissima: amica V, quando scrivi qualcosa per la mia newsletter?

  • Beato Lui: Berlusconi riletto da Pietrangelo Buttafuoco, Miglior Fabbro della destra culturale post Lui

    “Ei fu” (egli e’) come il duca Valentino, come Cagliostro o Garibaldi: “Tutti uomini totali e arcitaliani, sepolti tutti sotto montagne di bibliografie e leggende”, “persona che diventa personaggio”. Ma solo lui rispetto a loro “s’impone ai posteri con un sovrappiu’ di fantasia”.

    “Beato lui” che resta nella storia quando i comprimari delle sue quattro stagioni, e le comparse che vi si succedettero brillando di gloria fatuissima, sono gia’ macinati nell’oblio di questa “pur periferica e infinitamente piccola Italia”. “Beato lui”: s’intitola cosi’ il “panegirico dell’arcitaliano Silvio Berlusconi”, che Pietrangelo Buttafuoco ha pubblicato per Longanesi (pagine 144, 17 euro) e approda in libreria quasi come addendum o alternativa letteraria all’omelia che l’arcivescovo di Milano pronuncio’ in Duomo il 14 giugno scorso, salutando il Cavaliere nei funerali di Stato. Panegirico in forma di rapsodia di una parabola umana, imprenditoriale, politica amatissima e odiatissima, il libro di Buttafuoco e’ la prima testimonianza che con la morte questa parabola non si concludera’. Come non si e’ conclusa per il Valentino, Cagliostro e Garibaldi. Perche’ Berlusconi, amato o odiato ma difficilmente suscitatore di indifferenza, e’ come lo Stregatto di Alice nel paese delle meraviglie, paragone che ricorre tra le pagine di questo “Beato lui”: ne resta l’ammaliante o irritante sorriso anche dopo che se ne e’ partito – e stavolta piu’ sul serio delle altre. Come nella sala piena di specchi, che Orson Welles organizzo’ sul finale della “Signora di Shanghai” (e Bruce Lee riprese ne “I tre dell’operazione Drago”), il volto di Silvio si moltiplicava per mille mentre quello degli altri politici rimaneva sempre uno solo. Si moltiplicava per mille e in mille giurarono, a seconda di chi fossero loro piu’ che lui, su quale fosse davvero l’immagine del Cavaliere puntando per infrangerla la propria personale scommessa: nemici, finti amici, convertiti sulla via di Damasco talora con ticket d’andata e ritorno (vedi il poetico Bondi). E chissa’ alla fine di questa rapsodia quante cose il lettore ripeschera’ dalla propria memoria, che alcune aveva serbate e altre – lunga e’ stata la parabola di Silvio – dismesse nei cantucci meno bazzicati della soffitta.

    Quale specchio fu o sara’ quello giusto per collocare il “Beato lui” ieri, oggi e domani? Molte possibili risposte ma una cosa, dice Buttafuoco, sappiamo gia’: “Chiunque alzandosi al mattino, guardandosi allo specchio, vede uno stronzo. Berlusconi invece vede Berlusconi e fa vedere a tutti noi – a noi che siamo tutti stronzi – Berlusconi”. “Beato lui” era l’uomo che non ebbe con se’ un popolo, ma un pubblico. Che fu (e per alcuni resta) uno dei rari “Nemici assoluti”. Uno straricco atipico perche’ non mai tirchio. Un seduttore ispirato piu’ al paradigma di “Amici miei” che al cliche’ del playboy alla Gigi Rizzi, oscillando tra il conte Mascetti di quando aveva ancora i miliardi e il professor Sassaroli quando venne spedito a espiare la pena tra i vecchietti nella casa di cura. “Il piu’ mozartiano degli uomini politici”, scrive Buttafuoco; il “mito forgiato dalla realta’, superiore a qualunque fantasia, sgargiante e vincente nella solennita’ delle istituzioni, il Silvio che aprirebbe le porte del Paradiso pure a Lucifero se solo mandasse un’educata letterina di saluti al padrone di Casa”; il personaggio quasi sdoganato dagli avversari quando sembro’ farsi da parte e raccomandava “vaccinatevi” infuriando il Covid, ma che ridivento’ il cattivissimo allorche’ manifesto’ velleita’ quirinalizie e nuovamente si sfilo’ dallo scaffale, quello a portata di mano, “il catalogo delle contumelie”: la trattativa Stato-Mafia, il conflitto d’interessi, il Bunga-Bunga, la nipote di Mubarak. Fino alla fine e fin dopo la fine. “L’arcitaliano” e’ morto ma non e’ completamente vero e se ne rende conto chi ne segui’ la vicenda non da sodale ne’ da avversario, quanto da testimone che ne scrive adesso volgendo le ultime battute della partitura – che’ questo panegirico e’ rapsodia – nel modo minore, quello delle malinconie. Conclude Buttafuoco: “A ciascuno il suo Silvio e ognuno, con lui, per lui, da lui – beato lui – porta un pezzetto di se’”. L’autore scrive e ne chiede conferma telefonando a chi durante tanto tempo c’era stato e non c’e’ piu’ (ma anche questa, come tutte le morti, non puo’ essere completamente vera). Per sapere a chi telefona Buttafuoco uscendo da Palazzo Grazioli bisogna leggerlo fino alla fine. Spoiler non se ne fanno. (Certo, quanto e’ passato tra la famosa “discesa in campo” e il rito al Duomo di Milano sono gli specchi, sempre loro, a notificarlo. Ma a chi sa raccontare non mettono paura).

  • Alla Comunità Giovanile di Busto Arsizio, domenica 18, maratona cinematografica col Signore degli Anelli di JRR Tolkien

    BUSTO ARSIZIO Davvero una bella idea (non certo la prima..) quella partorita dalla fervida mente dei ragazzi di Comunità Giovanile, una storica realtà dell’aggregazione sociale nata dall’intelligenza e dal coraggio di Giovanni Blini.

    Nel cinquantesimo anniversario della partenza del Professor Tolkein verso Valinor, ci proponiamo di tornare nella Terra di Mezzo e assistere alle avventure di Frodo, Sam e della Compagnia. Naturalmente in versione estesa.

    La nostra maratona sarà accompagnata dai pasti e dalle leccornie della cucina tradizionale hobbit.
    Di seguito i costi:
    – per un solo film e i corrispondenti piatti, € 10;
    – per due film, € 20;
    – per tutta la giornata, € 30 (dalla prima colazione allo spuntino notturno).
    Un evento a cui un vero fan non può mancare!
    Per prenotazioni: 342-6418127

    Comunità Giovanile
    Vicolo Carpi 5
    Busto Arsizio (VA)

    IL SIGNORE DEGLI ANELLI
    Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien è uno dei massimi capolavori della letteratura fantasy. Pubblicato per la prima volta in Gran Bretagna tra il 1945 e il 1955, è diviso in tre libri: La compagnia dell’anello, Le due torri, Il ritorno del Re. Il primo libro della trilogia segue, a distanza di qualche anno, le avventure narrate ne Lo Hobbit, romanzo che per la prima volta ci fa conoscere gli Hobbit e la famiglia Baggins in particolare.

    Premessa
    Per poter capire al meglio tutte le vicende che si svolgeranno nella trama della trilogia, è necessario conoscere i fatti avvenuti nella prima opera di Tolkien Lo Hobbit, e preferibilmente – ma non necessariamente – de Il Silmarillion. Ideale sarebbe dare un ordine preciso agli eventi, secondo il livello temporale della fabula (trama), partendo dall’ultima opera di Tolkien il Silmarillion, pubblicata postuma alla morte dello scrittore dal figlio negli anni settanta, ma la cui scrittura era iniziata attorno al 1917. Non nasce come romanzo, ma è più che altro un legendarium, cioè una raccolta di storie e leggende che definiscono i contorni del mondo di Tolkien. Basti sapere che l’ultimo capitolo del Silmarillion si chiude con la crea
    zione degli Anelli del Potere da parte di Sauron. Il Signore degli Anelli, da par suo, si apre con la celebre poesia ripresa appunto dall’ultimo capitolo del Silmarillion, premessa fondamentale per il lettore:

    «Tre Anelli ai Re degli Elfi sotto il cielo che risplende,
    Sette ai Principi dei Nani nelle lor rocche di pietra,
    Nove agli Uomini Mortali che la triste morte attende,
    Uno per l’oscuro Sire chiuso nella reggia tetrav Nella Terra di Mordor, dove l’Ombra nera scende.
    Un Anello per domarli, Un Anello per trovarli,
    Un Anello per ghermirli e nel buio incatenarli,
    Nella Terra di Mordor, dove l’Ombra cupa scende»
    Silmarillion

    Tutto il mondo di Tolkien si divide in quattro ere. Nella prima l’universo fu creato dall’unico Dio Eru Ilúvatar, padre dei potenti spiriti, gli Ainur, nati dal suo pensiero. Tra i primi Ainur ci sono gli stregoni: Gandalf il grigio, Saruman il bianco, Radagast il bruno e i due maghi blu: solo alla fine della seconda era prenderanno forma umana. Dei primi Ainur fa parte anche Melkor. Quest’ultimo comincia a provare invidia per il potere di Eru Ilùvatar, demiurgo che tutto può creare dal solo pensiero. Così durante la creazione di Eà (l’universo) ed Arda (la Terra), tramite la musica degli Ainur intonata dal Dio Eru, Melkor comincia a cambiare il corso degli eventi arbitrariamente, corrompendo il canto degli Ainur e immettendo il male nel mondo. Tutta la seconda era è dedicata alla guerra di Melkor e al suo tentativo di sottomettere tutti gli esseri viventi.
    Dopo varie battaglie però Melkor viene sconfitto ed esiliato in un limbo senza tempo e spazio. A comandare le sue orde di orchi (Elfi catturati e torturati da Melkor e poi trasformati in creature orribili) rimane Sauron suo fedele servo, creatore dell’Anello del Potere. Ha inizio così la terza era.
    La quarta era, detta “era degli uomini”, comincerà alla fine della Trilogia dell’Anello.
    Prologo – tratto dal film di Peter Jackson La Compagnia dell’Anello
    “Molto di ciò che era si è perduto, perché ora non vive nessuno che lo ricordi.”

    ‹‹Tutto ebbe inizio con la forgiatura dei grandi anelli: tre furono dati agli Elfi, gli esseri immortali, più saggi e leali di tutti; sette ai re dei Nani, grandi minatori e costruttori di città nelle montagne; e nove, nove anelli furono dati alla razza degli Uomini, che più di qualunque cosa desiderano il potere. Poiché in questi anelli erano sigillati la forza e la volontà di comandare tutte le razze. Ma tutti loro furono ingannati, perché venne creato un altro anello: nella terra di Mordor, tra le fiamme del Monte Fato, Sauron l’Oscuro Signore forgiò in segreto l’anello sovrano per controllare tutti gli altri, e in questo anello riversò tutta la sua crudeltà, la sua malvagità, e la sua volontà di dominare ogni forma di vita: “un anello per domarli tutti”. Uno ad uno i paesi liberi della Terra di Mezzo caddero sotto il potere dell’Anello, ma alcuni opposero resistenza. Un’ultima alleanza di Uomini ed Elfi marciò contro le armate di Mordor, e sui pendii del Monte Fato, combatté per la libertà della Terra di Mezzo.
    La vittoria era vicina, ma il potere dell’Anello non poteva essere sopraffatto: la potenza di Sauron era infinita. Fu in quel momento, quando ogni speranza era svanita, che Isildur, figlio del re di Nùmenor, afferrò la spada spezzata di suo padre, e con quel che restava della lama recise con un fendente il dito di Sauron che indossava l’Anello. Sauron, il nemico dei popoli liberi della Terra di Mezzo, venne sconfitto. L’Anello passò a Isildur che ebbe quest’unica possibilità di distruggere il male per sempre. Ma il cuore degli uomini si corrompe facilmente e l’Anello del Potere ha una volontà sua.
    Esso condusse Isildur alla morte, e alcune cose che non avrebbero dovute essere dimenticate andarono perdute; la storia divenne leggenda, la leggenda mito, e per 2500 anni dell’Anello si perse ogni conoscenza. Finché, quando si presentò l’occasione, esso irretì un nuovo portatore. L’Anello pervenne alla creatura chiamata Gollum che lo portò nei profondi cunicoli delle Montagne Nebbiose, e lì l’Anello lo consumò. L’Anello diede a Gollum un’innaturale, lunga vita: per 500 anni avvelenò la sua mente, e nell’oscurità della caverna di Gollum, attese. Le tenebre strisciarono di nuovo nella foresta del mondo; correvano voci di un’ombra ad est, sussurri di una paura senza nome.
    E l’Anello del Potere percepì che era giunto il suo momento: abbandonò Gollum. Ma accadde qualcosa che l’Anello non aveva previsto. Fu raccolto dalla creatura più improbabile che ci fosse: uno Hobbit, Bilbo Baggins della Contea. Perché presto arriverà il momento in cui gli Hobbit plasmeranno la fortuna di tutti››.

    La compagnia dell’anello – Riassunto
    La storia comincia con un anziano Bilbo Baggins che vive tranquillo nella Contea degli Hobbit, insieme al cugino e nipote acquisito Frodo, adottato dopo che questi rimase orfano da bambino. Tutta la contea degli Hobbit è in fibrillazione per i preparativi della festa di compleanno che Bilbo sta organizzando per festeggiare i suoi 111 anni. Alla festa è presente anche lo stregone Gandalf il Grigio, suo grande amico e compagno di avventure. Bilbo però ha un piano: lasciare tutto in eredità a Frodo con l’intento di partire e non far più ritorno alla Contea. Così, al culmine della festa, durante il suo discorso di ringraziamento, Bilbo indossa di nascosto un misterioso anello, e scompare dileguandosi sotto lo stupore di tutti gli invitati. Solo Gandalf capisce che si tratta del magico anello che lo Hobbit aveva sottratto a una strana creatura cinquant’anni prima, e lo esorta a cederlo a Frodo insieme al resto dell’eredità, in modo da lasciarsi tutto alle spalle prima di partire. Riluttante nel distaccarsi dal monile al punto da destar sospetti, Bilbo alla fine si convince, lascia l’anello allo stregone e abbandona per sempre la Contea. Gandalf è alquanto sospettoso del comportamento di Bilbo, e decide di partire per indagare a fondo sulla questione, non prima di aver fatto le giuste raccomandazioni a Frodo sul tenere ben nascosto l’anello dello zio. Quindici anni dopo Gandalf torna alla Contea. Per verificare che non si tratti di qualcosa di ben più pericoloso di un semplice oggetto magico, getta l’anello nel fuoco del camino di un preoccupato Frodo. Tra le fiamme, l’anello svela delle incisioni scritte in una strana lingua antica (Linguaggio Nero): “Un Anello per domarli, un Anello per trovarli, Un Anello per ghermirli e nel buio incatenarli”. Purtroppo le paure di Gandalf sono fondate. La scritta rivela la natura dell’anello: non si tratta, come si era pensato fino a quel momento, di un semplice oggetto magico capace di rendere invisibili, ma dell’Unico Anello creato dall’Oscuro Signore Sauron, il quale farà di tutto per riaverlo. Dopo aver incaricato Frodo di andar via dalla Contea per evitare di mettere in grave pericolo tutti gli Hobbit, e aver fissato come luogo d’incontro la citta di Brea, Gandalf parte alla volta di Isengard per parlare con Saruman il Bianco, capo del suo ordine, e riferirgli così dell’anello del potere e dell’imminente ritorno di Sauron

  • L’Arte è il nostro spettacolo (incontri d’arte e cultura a ingresso gratuito): al Guado un’estate di Bellezza

    Giugno/luglio alla Cascina del Guado – Robecchetto con Induno (MI)
    Una iniziativa di Guado Officine Creative dal 1969 con “La Corrente del Guado”

    Il Guado propone un’estate calda d’arte e cultura, infatti alla cascina è visitabile, a ingresso gratuito tutte le domeniche dalle 14.30 alle 19.00, la mostra “Guado 6923 – Una collezione sociale d’arte, utopia, opera e pensiero” che racconta la storia dell’istituzione culturale anche attraverso opere di Sebastian Matta, Stefano Pizzi, Daniele Oppi, Agustin Espanol Vinas, Rino Crivelli, Enrico Baj, Claudio Nicolini e altri artisti anche provenienti da Inverart, quel Padiglione d’Arte Giovane giunto proprio quest’anno al ventesimo anniversario.

    Con Francesco Oppi, poliedrico figlio d’arte e attuale anima del Guado come regista, si susseguiranno momenti di approfondimento culturale, concerti, reading di poesia…

    L’intenzione è quella di proporre momenti di aggregazione e partecipazione, come nella tradizione del Guado dal 1969, gratuitamente. Tra gli altri spicca la presenza del Maestro ENRICO INTRA, personalità unica della storia del jazz italiano e non solo (ricordiamo solo il duo Cerri Intra…) e quella del grande muralista cileno Mono Carrasco.

    Gli ospiti sono di tutto rispetto. Qui gli Enti coinvolti e il programma completo:

    L’Arte è il nostro spettacolo – Incontri d’Arte e cultura alla Cascina del Guado.
    Ascoltiamo e condividiamo convivialità con artisti e operatori culturali.
    Iniziativa a cura di La Corrente del Guado e Guado Officine Creative dal 1969.

    Con il Patrocinio di
    Società Umanitaria
    Comune di Inveruno
    Comune di Robecchetto con Induno
    Comune di Turbigo

    La mostra, tutti gli incontri e le performances d’arte sono a fruibilità gratuita su prenotazione fino a esaurimento posti.
    Prenotazioni: whatsapp 392 198 4782 (Franca)

    Domenica 18 giugno – ore 18.00 – Il mondo dell’arte e le sue relazioni…
    Marco Antonio Peruffo intervista Francesco Oppi
    Francesco Oppi è nato nel 1970. Grafico. Fomentatore e coordinatore di progetti culturali applicati al tessuto sociale, si è formato alla Comune del Guado e, dopo studi classici, nella Cooperativa Raccolto, di cui è stato presidente dal 2006 al 2018. Ha curato l’edizione di oltre 100 libri dal 1999, ha curato e realizzato mostre d’arte e storiche per Enti storici, Enti pubblici e fondazioni. Fondatore e direttore del Padiglione d’Arte Giovane – Inverart di Inveruno (MI), scrive poesia, compone musica e ha una produzione d’arte visiva che è il frutto di una ricerca culturale incessante e libera.
    Marco Antonio Peruffo, giornalista e divulgatore, autore di articoli e saggi sul patrimonio storico e artistico di Milano. Come direttore de “Il Diciotto” e in precedenza, come presidente dell’Associazione culturale “La bifora”, ha contribuito alla difesa e alla valorizzazione del ruolo delle periferie nella vita sociale e culturale di Milano.

    Giovedì 22 giugno – ore 18.30 – Momento… Jazz
    Ascoltiamo il Maestro Enrico Intra con la compositrice Eugenia Canale
    Enrico Intra è pianista, compositore e direttore d’orchestra di ambito jazz, noto per il suo sodalizio artistico con il chitarrista Franco Cerri, con cui ha formato nel 1980 un celebre duo strumentale. È docente e bandleader della Civica Orchestra Jazz di Milano, con la quale ha tenuto nel maggio 2008 uno spettacolo-omaggio dedicato a Duke Ellington. È stato per molte edizioni il Direttore d’orchestra del Festival di Sanremo. Ideatore di un approccio nuovo e in chiave strettamente afro-europea al jazz moderno, è musicista di fama internazionale; fratello del noto pianista, arrangiatore e direttore d’orchestra Gianfranco Intra, è conosciuto anche per la sua attività di organizzatore di rassegne e festival.
    Eugenia Canale, pianista nata nel 1989. Ha suonatoper alcune tra le più prestigiose rassegne concertistiche. Si esibisce spesso anche all’estero: a Budapest (vecchio Parlamento), Eger (Conservatorio), Pecs (Università), Marsiglia, Zagabria, Colonia, Atene, La Valletta (Teatro Manoel), Amsterdam. Partendo da una formazione classica, si pone ora con l’ultimo lavoro “Risvegli”, nel dibattito musicale jazz mediterraneo.

    Domenica 25 giugno – ore 18.00 – Tarot de Marseille… Destini incrociati
    Incontriamo Federico Scarioni
    Federico Scarioni, già Presidente di AIB Lombardia, laureato in Filosofia, scrittore ed esperto di tarocchi, oggi è il coordinatore del sistema bibliotecario lombardo della Fondazione Per Leggere. Nel suo comune di origine, Mesero, ha ricoperto la carica di Assessore alla Cultura. È stato promotore e primo firmatario dell’appello per la costituzione di un “Assessorato all’Estetica” in Italia. È autore di cinque opere di narrativa.

    Mercoledì 28 giugno – ore 21.00 – Inverart – vent’anni di artisti da scoprire
    Incontriamo Sara Bettinelli con Nicoletta Saveri e Giorgio Braga
    L’avventura sociale, politica, culturale del primo Padiglione d’Arte Giovane in Italia vista dall’Amministrazione che l’ha fatto nascere. Intervengono il Sindaco e il Vicesindaco e Assessore alla Cultura, di Inveruno.

    Domenica 2 luglio – ore 18.00 – il Colpo di Stato in Chile
    Incontriamo Eduardo Mono Carrasco
    Il vero nome è Héctor Carrasco, (Santiago del Cile, 1954), grafico, muralista, promotore culturale. Nel 1969 a bordo di una jeep scrivendo messaggi sulle pietre delle montagne cilene fondava la Brigada Ramona Parra (gruppo muralista cileno)… Nel 1971 in un quartiere di Santiago (la Granja) dipinge, con Sebastian Matta, un’importante opera murale, poi resa Patrimonio Culturale del Paese. Nel 1974 arriva in Italia sfuggendo alla violenza della dittatura, soggiornando anche al Guado. Nel 2004 l’Ambasciata del Cile a Roma gli conferisce la Medaglia Pablo Neruda. E’ Rappresentante in Italia del gruppo musicale Inti Illimani histórico.

    Mercoledì 5 luglio – ore 21.00 – Che tempo fa nei quadri?
    Impariamo a conoscere le nuvole e i loro effetti sul tempo a partire dai dipinti che hanno fatto la storia dell’arte
    Incontriamo Marcello Mazzoleni
    Marcello Mazzoleni è appassionato di meteorologia sin dai tempi della scuola elementare, rileva dati meteo da più di trentacinque anni. Da venticinque anni pubblica le sue previsioni in rete su #meteosincero. Ha condotto ricerche sui fenomeni meteorologici estremi, censendo oltre cinquemila episodi alluvionali dall’Unità d’Italia ad oggi. E’ imprenditore nel settore dell’istruzione e della formazione. Attualmente è presidente di Fondazione Per Leggere, Ente che coordina il sistema bibliotecario di 57 Comuni del milanese e del pavese.

    Domenica 16 luglio – ore 18.00 – Note ignote, in jazz e voce
    Ascoltiamo Bruno Exp, DJ Red e Shadrack
    Tre amici celebrano un omaggio alla poesia in musica. Un collage di dischi e frammenti sonori tratto dall’esperienza di Bruno Exp, esploratore sonoro, insieme ai DJ Red e Shadrack: i poeti afroamericani dell’epoca classica e quelli del jazz politico degli anni ’70. Le voci dei dub poet giamaicani tra Canada e Londra. La ricerca vocale di Demetrio Stratos, mescolata con le dissonanze del free jazz. I poeti della controcultura Enzo Minarelli e Giulio Stocchi. I breakbeat poet che oggi compongono con l’estetica hip hop e del jazz rap. Il tutto condito da una sana dose di improvvisazione e follia.

    Il Guado ringrazia tutti i relatori e gli artisti che collaborano a questo programma.

    Si ringrazia per il sostegno alla programmazione FELM E Conceria Guerino (nelle persone di Matteo Colombo e Alessandro Foieni)

  • Busto Garolfo, sabato 17 giugno si inaugura la mostra “Colori in libertà” di Giuseppe Catone

    Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate, CCR e Bcc Insieme Mutua propongono nella sede di via Verdi a Busto Garolfo l’esposizione del pittore di Solbiate Olona: 20 opere dove il colore racconta la realtà

    BUSTO GAROLFO – Le emozioni passano dal colore per dare vita a rappresentazioni della realtà capaci di estrarre l’anima da un ritratto, un paesaggio o una natura morta. È l’arte di Giuseppe Catone, pittore di Solbiate Olona, che presenta a Busto Garolfo la sua personale “Colori in libertà”. Organizzata dalla Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate, dal Circolo Culturale e Ricreativo (CCR) della banca e da Ccr Insieme Mutua, la mostra è allestita nella sede del CCR in via Verdi 19 a Busto Garolfo. L’inaugurazione è in programma sabato 17 giugno alle 17.30.

    Attraverso una ventina di tele che raffigurano ritratti, paesaggi e nature morte, Catone dà voce alla realtà con il colore. «Il colore è anima, è espressione e può raccontare molto di un luogo, di una persona, di una situazione», dice l’artista. «Rifacendomi alla pittura di inizio Novecento, ho voluto raccontare quello che ci circonda, dando prevalenza al colore. Attraverso contrasti accentuati o tinte quasi irreali, ho voluto entrare nell’essenza del soggetto ritratto per provare a trasmettere emozioni».

    La mostra a Busto Garolfo prosegue l’attività del CCR nel dare valore agli artisti locali trasformando la propria sede in un luogo di arte oltre che di socialità. Al contempo rilancia l’azione di promozione culturale che da sempre contraddistingue la Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate e lo stesso CCR.

    «La dimensione locale del nostro istituto e il ruolo sociale che il Credito Cooperativo ha ci muovono a creare occasioni di valore sul territorio; occasioni che vogliono essere motore di cultura e di conoscenza», premette Roberto Scazzosi, presidente della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate. Aggiunge Maria Carla Ceriotti , presidente del CCR: «Come Circolo Culturale e Ricreativo proseguiamo nel promuovere all’interno della nostra sede degli appuntamenti espositivi che sappiano non solamente creare una cultura del bello, ma anche stimolare a una qualche riflessione».

    Giuseppe Catone è un pittore di Solbiate Olona. Ha coltivato la passione per l’arte in generale e per la pittura in particolare fin da giovane. Formatosi negli anni Ottanta alla scuola del maestro Francesco Giovinazzo, dal quale ha appreso l’arte classica e le tecniche di disegno, ha trovato nel ritratto una delle sue forme espressive predilette. La costante ricerca lo ha portato successivamente a incontrare il maestro Claudio Calzavacca con il quale ha affrontato un’arte più concettuale. Lo studio della corrente pittorica dei Fauves (le belve), che a inizio 900 ha visto tra i suoi massimi rappresentanti Henry Matisse, lo ha portato a sviluppare una pittura spontanea e istintiva. È un componente attivo dell’associazione Blaue Reiter di Cavaria (VA) con la quale ha partecipato a esposizioni collettive.

    La mostra “Colori in libertà” viene inaugurata sabato 17 giugno alle 17.30 nella sede del CCR in via Verdi 19 a Busto Garolfo. Resterà allestita fino al 30 luglio con aperture il martedì dalle 10 alle 12 e il giovedì dalle 21 alle 22.30. L’ingresso è libero.