Categoria: Musica

  • Marco Masini in tour con ‘Ci vorrebbe ancora il mare’, a  35 anni dall’album di debutto

    Marco Masini in tour con ‘Ci vorrebbe ancora il mare’, a 35 anni dall’album di debutto

    Partirà il 5 luglio dal Palazzo Farnese di Piacenza il tour di Marco Masini ‘Ci vorrebbe ancora il mare’, a 35 anni dall’album di debutto “Marco Masini” – con “Ci vorrebbe il mare” e “Disperato” – e a trent’anni dall’album “Il Cielo della Vergine” con “Bella Stronza”, il brano con cui tra una settimana l’artista toscano duetterà assieme a Fedez al festival di Sanremo.

    Alle tre date-evento già programmate nei palasport in ottobre (il 18 al Palazzo dello Sport di Roma, il 24 all’Unipol Forum di Milano, il 25 al Nelson Mandela Forum di Firenze) si aggiungono diciotto nuove date in tutta Italia da luglio, ultima tappa il 2 dicembre al teatro Augusteo di Napoli, passando in estate per Udine, Bard, Cervere, Porto Recanati, Barletta, Marina di Pietrasanta e Verona e dal 31 ottobre a Torino, Bologna, Padova, Brescia, Varese, Montecatini, Bari, Catania, Palermo e Napoli.

    Oltre ai brani che sono diventati classici della musica italiana, il cantautore porterà per la prima volta sul palcoscenico alcuni pezzi dall’ultimo progetto discografico “10 Amori” (Momy Records, Concerto/Bmg), prodotto da Gianluca Tozzi e Milo Fantini e disponibile in vinile, cd e sulle piattaforme digitali. Nel 1990, con “Disperato”, Masini vinse la 40/a edizione di Sanremo nella sezione Novità e il Premio della Critica Mia Martini, sempre nella sezione dedicata agli esordienti, e l’album di debutto vendette 800mila copie. In questi 35 anni sono stati tanti i suoi brani di successo, come “Perché lo fai” (terzo posto a Sanremo ’91), “Cenerentola Innamorata”, “Vaffanculo”, “T’innamorerai”, “L’uomo volante” con cui vinse Sanremo nel 2004.

  • Festival di Sanremo, c’è attesa per Sarah Toscano da Vigevano

    Festival di Sanremo, c’è attesa per Sarah Toscano da Vigevano

    Nuova giornata di prove ieri sul palco dell’Ariston di Sanremo, tra le protagoniste di giornata la cantante vigevanese Sarah Toscano, che ha confermato di essere una delle nuove voci da tenere d’occhio in questa edizione della kermesse canora.

    Ieru è stato anche il giorno di Fedez, il protagonista assoluto della scena musicale e mediatica che ha scosso la città dei fiori. Nel teatro blindato, il rapper milanese è arrivato sorridente e concentrato, mettendo fine, almeno per ora, alle voci insistenti che nelle ultime ore lo vedevano in procinto di ritirarsi dal Festival. Fedez ha eseguito le prove del brano “Battito”, con cui gareggerà in questa edizione, e ha testato il duetto della serata cover con Marco Masini, interpretando l’iconica “Bella Stronza”.

    Al centro di rumors e attenzioni da settimane, tra vicende personali e chiacchiericci sul possibile ritiro dalla competizione, Fedez ha voluto trasmettere serenità e sicurezza, entrando nel teatro con il suo consueto carisma. Nessuna dichiarazione, ma i sorrisi durante le prove sono stati un segnale chiaro: il rapper è pronto a mettersi in gioco e a far parlare di sé sul palco più prestigioso d’Italia, ma questa volta per la musica.

    Non è stato solo il giorno del rapper: oggi le prove all’Ariston hanno visto alternarsi numerosi big pronti a scaldare il pubblico sanremese. Tra questi, Clara, che ha portato la sua carica emotiva sul palco, e Simone Cristicchi, con il suo tocco poetico sempre apprezzato dal pubblico. I Modà sono tornati con la loro solita grinta, mentre i The Kolors hanno infiammato l’Ariston con il loro stile inconfondibile.

    Nata nel 2006 a Vigevano, in provincia di Pavia, Sarah Toscano è figlia di Petra Polomsky, insegnante di tedesco originaria di Stoccarda e Marco Toscano, imprenditore nel settore dei pellami. All’età di cinque anni inizia a studiare pianoforte e in breve tempo comincia a partecipare (e a vincere) dei concorsi di musica anche internazionali.

    “In collaborazione con www.sanremonews.it”

  • La magia della musica (e delle parole) di Sergio Cammariere. L’intervista di Monica Mazzei

    La magia della musica (e delle parole) di Sergio Cammariere. L’intervista di Monica Mazzei

    Sergio Cammariere è un artista eccezionale nel panorama musicale italiano molto apprezzato anche in vari Paesi all’estero, per merito della sua versatilità ed il suo talento innato, scoperto come una rivelazione e coltivato fin da bambino.

    La musica per lui è il linguaggio per dialogare con l’Universo, per mezzo del pianoforte.
    Ma anche il cinema nella sua vita ha avuto sempre un ruolo speciale, grazie alla sua capacità di ricreare atmosfere.

    In questa conversazione che ho avuto l’onore di intrattenere con lui, in concomitanza con le date dei suoi spettacoli al pianoforte, ripercorriamo insieme la sua incredibile carriera che attraversa quasi un cinquantennio, spaziando per tutti gli avvenimenti più importanti della sua espressione artistica. Non manca un ricordo rivolto all’esperienza sanremese del 2003.
    Una conversazione nella quale ci si può smarrire, talmente è speciale tutta la produzione artistica di Sergio Cammariere.

    Dunque, quasi un’antologia, che vi posso consigliare grazie alla sua generosità nel concedersi, se volete conoscerlo meglio.

    L’intervista.

    D. Ad ottobre 2024 le è stata conferita una onorificenza dalla sua città, Crotone, come cittadino che ha dato onore e visibiltà alla propria città nel mondo. Cosa la lega ancora alla sua regione nativa e cosa c’è delle sue origini nella sua espressione artistica e nel suo modo di concepire sentimenti e musica?

    R. Io sono nato in quella striscia di mare sullo Ionio, e possiamo dire che la mia formazione viene da lì. Possiamo dire che arriva da lontano, forse da Pitagora, dall’antica Grecia, forse. Ma poi mi sono trasferito a Firenze, dove ho completato i miei studi e la mia base da anni è Roma. Nel mio libro, “Libero nell’aria”, ho descritto la mia vita sino al successo. Nel cuore resta la bella natura e le belle persone che incontrai allora, ma per realizzare il mio sogno di fare il musicista, dovetti tagliare il cordone ombelicale.
    A Firenze poi studiai all’università e allo stesso tempo, suonavo. Faccio questo mestiere da tantissimi anni, perché già allora vivevo di musica. Saranno quasi 50 anni di carriera, perché già nel ’74, quando ero quindi un ragazzino, fui pianista dell’Hotel Casarossa di Crotone. All’audizione ai tempi andai accompagnato da mio padre. Lui stesso non immaginava che suo figlio così piccolo, sapesse suonare già un simile repertorio.
    Posso dire che il mio sia un dono divino di riuscire ad afferrare le note ad orecchio e di riuscire a suonare qualsiasi cosa. Da “Per Elisa” di Beethoven, a tutti i brani della musica leggera. Questo mi ha permesso da subito di cogliere le geometrie armoniche che ruotano intorno alla melodia.

    D. E poi nella sua scelta strumentale è diventato particolarmente protagonista il pianoforte, esaltato in queste date che sta portando in giro attualmente ed al punto che ha composto due album di piano solo, e in particolar modo quello uscito nel 2022, intitolato proprio “Piano Nudo”, con all’interno vari brani con varie sfumature e varie ispirazioni, e se non erro ha suonato senza cantare. È stato il suo modo di battezzare ancora una volta la sua passione immediata per il pianoforte.

    R. È vero, perché il pianoforte da solo è come un’orchestra, e attraverso gli 88 tasti, riesco ad esprimere tutto il mondo, ed un concerto non è altro che uno scambio con il pubblico. Da parte mia è una sorta di rifugio. Mi trovo ogni volta sul palcoscenico come se fosse casa. Il mio cuore parla attraverso i tasti grazie alle mie mani. La musica ci collega a qualcosa di ineffabile con l’architettura dell’Universo stesso, con l’anima stessa.
    Gli album per piano solo come detto da lei sono due, il primo si intitolava semplicemente “Piano”, e poi ho fatto anche “Piano Nudo”. All’inizio della mia carriera, quando suonavo in questi grandi alberghi, quando da Firenze andai al Palace di Milano, come al Grand Hotel di Rimini, o all’Hotel Cervo di Portocervo, in piena libertà suonavo quello che mi pareva. Funzionava molto bene e guadagnavo già, senza aver più bisogno di chiederne alla mia famiglia. All’epoca non c’era l’esigenza di cantare. Poi allo Yellow Bar di Firenze, che ancora esiste, nacque una richiesta nuova: mi chiamarono al Tabetà, un vero pianobar di Firenze, e lì mi avrebbero pagato di più se avessi cantato. Da quel giorno decisi di lanciarmi, e le prime canzoni che cantai, ricordo ancora, furono quelle di Luigi Tenco che mi erano entrate nel cuore da piccolo. Iniziò una nuova, grande avventura…

    D. E tutto questo l’ha portata a vincere tantissimi premi importanti nel cantautorato italiano, come quelli dedicati appunto a Tenco e De André… A quale si sente più legato o quale aneddoto ricorda con più affetto?

    R. Sono tanti, tra i quali anche il Premio Carosone, sono poi da sempre affezionato al Premio Tenco ed al Club Tenco, che frequento dal 1997. Ma ci sono state anche altre occasioni che non dimenticherò, come ad esempio, LA NOTTE DEGLI ANGELI dedicata alla mistica Natuzza Evolo, calabrese, ed il promoter Ruggero Pegna, volle dedicarle un concerto. Fu una serata molto emozionante. Venne deposta la prima pietra del santuario a Paravati di Mileto(VV). Natuzza è stata una specie di Padre Pio, una donna che ha aiutato molte persone. Tra gli ospiti, Nicola Piovani, Katia Ricciarelli, Pippo Franco e tanti colleghi devoti a lei. Quella sera io cantai “Tutto quello che un uomo” e “Dalla pace del mare lontano”. Quest’anno poi l’onorificenza della città di Crotone è stata simpatica, perché sono stati ricordati anche i miei concerti all’estero, in Spagna, in Francia, in Olanda, in Germania. Tra queste esperienze, c’è stata una speciale arrivata dalla Corea del Sud, due ragazzi hanno avuto successo con una mia canzone coverizzata e cantata in un loro talent. La mia musica è arrivata persino in sud Corea! L’originale cantata da me, intitolata “Sul sentiero”, del 2004, è stata addirittura scelta per la pubblicità di un brand molto seguito nel paese. Lo considero un fatto miracoloso grazie alla mia musica, sono come connessioni che arrivano sorprendenti. (https://www.youtube.com/watch?v=YF5al1-lirI&list=LL&index=35&t=360s)

    D. In base a questo, le chiedo se per lei la fede ed i “mondi sottili dell’inaferrabile” sono molto importanti nella vita e nella musica.

    R. Io sono più “antroposofo” (ride), che religioso. Vedo tutto dal punto di vista di una spiritualità oltre la convenzione. La vera spiritualità va cercata dentro se stessi. La fede è speranza. Ho 64 anni adesso, sono in una fase in cui si diventa molto più buoni. Se vedo quel ragazzo a vent’anni con tutto quell’entusiasmo, che voleva tanto fare il musicista, vedo questo passaggio di tempo positivamente, perché alla fine, in 42 anni suonati ho raggiunto il successo nel mio Paese con la partecipazione a Sanremo nel 2003.
    Potrei essere un esempio di caparbietà e di speranza ben riposta, perché quella occasione mi diede modo di mettermi meglio in luce con il grande pubblico. Considero il mio successo una connessione cosmica.

    D. Parlando di ricordi, non per niente, nel 2023 è uscito con l’album “Una sola giornata”, dedicato a ricordo di un’amicizia…

    R. Si, è dedicato al rimpianto e al pensiero verso persone che ti stavano accanto. È una canzone anche un po’ generazionale, ed alla fine potremmo quasi riassumere tutta la nostra vita in “un solo giorno”. Penso che noi dovremmo vivere il presente al massimo, questo è il senso. Sempre.

    D. In particolare lei canta dei 30 anni “come nuovi 18”, in un certo senso…

    R. Certo. Io condivido con Roberto Kunstler, che si occupa da anni dei miei testi, cose ed emozioni. È lui che le scrive in prima linea. Io mi affido alla sua poesia. Sono innamorato della poesia e del suono che ne scaturisce.

    D. Infatti ci sono dei nomi che ricorrono da anni nella sua carriera, uno è appunto Kunstler, al quale ha già accennato, e poi ci sono Dacia Maraini, Damiano Damato, Fabrizio Bosso, ed altri. Cosa cementifica il suo rapporto con loro?

    R. Si, con Roberto c’è un’alchimia che va avanti da anni. Il nostro rapporto è iniziato con un album condiviso che si chiamava “I ricordi e le persone”. La produzione era di Vincenzo Micocci. Era il 1992, ’93. L’incontro invece con Dacia Maraini è stato per esempio molto collaborativo e intriso di feeling. Dovevamo scomporre sue poesie, e tradurle in canzoni. Ci riuscimmo dopo svariati incontri, ricordo che andavo a casa sua con una tastiera. Suonavo dal vivo con lei, ammirando i suoi quadri e respiravo la presenza di Moravia, Pasolini… C’era una atmosfera magica. Mi manca. Ci siamo rivisti circa un anno fa, ad una replica di “Teresa la Ladra” con Mariangela D’Abbraccio al Teatro Parioli. So che hanno replicato spesso. Ogni tanto lei la riprende e la riporta in giro. E ci sono queste 10 canzoni che ho fatto con lei.

    D. Al Teatro degli Illuminati, invece si è occupato della messa in scena Moni Ovadia. Vuol dirci qualcosa della sua sfumatura e di come è nata, in riferimento a questa storia che fu anche un film con Monica Vitti?

    R. Bisogna immaginare che si parla di quegli anni lì, dell’immediato Dopoguerra. So che Dacia aveva incontrato personalmente in carcere Teresa. E da lì vennero fuori “Le memorie di una ladra”, che era il libro che ispirato film e spettacoli teatrali. Di Moni posso dire che è il saggio della situazione, un vero vulcano. Parla 10 lingue, è pazzesco. Lo sento come un fratello maggiore. Lui lavora anche con la violoncellista che spesso collabora con me, Giovanna Famulari, è stata lei a farci incontrare.

    D. Poi c’è il cinema! Forse la parte della sua carriera più creativa e strepitosa, con oltre 20 colonne sonore composte per film, cortometraggi, film d’animazione e documentari… Anche per queste opere lei ha vinto un sacco di premi. Come si cala in questo tipo di lavoro, per produrre la colonna sonora giusta?

    R. Questa è una domanda che mi piace molto! La mia prima si intitolava “Quando eravamo repressi”, prima di entrare alla IT, la mia prima casa discografica, con le Edizioni Cam, realizzai questa colonna. “Uomini senza Donne”, è stato un altro film di Angelo Longoni, per il quale ho composto una colonna, nel ’95-’96, con Alessandro Gassmann e Giammarco Tognazzi, e partecipai anche io nel ruolo di me stesso. Infatti canto 4 canzoni. Nel cinema sono accadute molte cose! Ad esempio, quando ho incontrato Mimmo Calopresti, avevo da poco realizzato un disco “Il pane, il vino e la visione”. A Mimmo piacque molto infatti, quel brano e un altro in particolare,”Nuova Italia”, fanno parte del film “L’Abbuffata”. Nel 2007 ho ricevuto per questa opera il premio come Miglior colonna sonora al festival del cinema di Montpellier. Il rapporto con Pupi è iniziato sempre partendo da una canzone, che poi è diventata il tema del film, “La quattordicesima domenica del tempo ordinario”. In quel caso abbiamo composto insieme, perché poi lui è musicista a sua volta. Mi mandò due endecasillabi dalle quali creare il tema: “Ovunque nella stanza ci son sogni non realizzati”.

    D. Anche in questo film sono pregnanti i ricordi ed i rimpianti se vogliamo, dall’amore all’amicizia… Cose che accumunano il suo recente brano e la trama del film di Pupi… Poi ho visto che ha fatto molte altre colonne per contesti diversi, dove il tipo di lavoro sarà stato differente…

    R. Esatto. Ed è molto più semplice fare una colonna sonora glielo confesso, anzi molto più divertente, che fare un album di canzoni! Una volta deciso con il regista il tema, un artista lo può scomporre, fare in tempi diversi, insomma, ci si può sbizzarrire… In piena libertà. Ci vuole solo il gusto di saper inserire questa musica nella scena, che a volte può durare un minuto, a volte pochi secondi. All’inizio si lavorava in moviola. Era un altro mondo con i nastri che giravano sulle bobine. L’approccio era completamente diverso. Poi quando è arrivato il digitale, attorno al ’96-’97, è cambiato tutto.
    L’ultimo film che ho fatto, volevo parlare di “Revival”, di Dario Germani. Si tratta di un giovane regista che ha realizzato già diversi film, è anche un bravissimo direttore della fotografia. Il film esce in America tra due mesi. In Italia è uscito, ma essendo un horror tra l’altro esoterico, e mi riallaccio ai “mondi sottili” ai quali accennava lei, dove si parla di vita e di morte, la trama si svolge proprio nel mezzo, con uno scienziato che rapisce persone per fare esperimenti… È una storia molto intrigante! Con una buona fotografia ed attori bravissimi, tutti americani. In questo contesto mi sono espresso con una musica diversa dal mio solito, più elettronica! Da me non ce lo si aspetta! Vi sono però dei riferimenti classici, come quelli a Karlheinz Stockhausen, o ad Edgard Varèse. Sono andato quindi oltre il suono. Con l’elettronica sono riuscito a creare delle basi sonore e dei momenti che in effetti fanno rabbrividire!

    D. E se lei dovesse pensare invece ad un Paese con il quale si è trovato meglio… Quale le viene in mente?

    R. Il Brasile! Il mio primo viaggio importante, erano gli Anni Ottanta, avevo ai tempi un trio. Suonavamo in un locale di Rio De Janeiro, eravamo ad Ipanema. Suonavamo in questo locale dove si tenevano dei piccoli concerti. Era un posto molto “In” all’epoca. Venivano a cantare artisti di grande profilo, come Leny Andrade, e tante altre cantanti sudamericane. La voglio ricordare perché è scomparsa da poco. Veniva Carlos Lyra, uno dei più grandi compositori brasiliani… Era frequentato da questo tipo di artisti, e mi sono reso conto che la loro umiltà li rendeva ancora più grandi e che eravamo in un certo senso molto vicini, oltre alla musica stessa. Un’empatia potremmo dire inaspettata.

    D. La ringrazio di questi racconti. Ed ora vorrei tornare un attimo al film di Pupi Avati. In questo ultimo film ho trovato interessante anche il titolo, che suona quasi come un riferimento epico… Mentre lei nell’ultimo brano usa come “unità di misura” ipotetica una sola giornata, Pupi fa riferimento a sua volta ad una domenica in particolare… Avete in comune il ricordo.

    R. Certo, perché non tutti lo sanno, ma è quasi un’opera biografica… Quando mi disse il titolo la prima volta, non sapevo facesse parte della liturgia, un giorno per lui importantissimo, perché è quello in cui si è sposato. Il film infatti è dedicato alla moglie, della quale ha parlato nell’ultima intervista. Io mi auguro che vista la sua sensibilità, e le sue capacità, perché è uno dei pochi registi anche musicisti, con il suo bellissimo cinema d’autore, viva fino a 100 anni… Lui sa esattamente ciò che vuole in ogni frame di film, a livello musicale, grazie alle sue conoscenze da musicista; e questo fa si che lavorare con lui sia ancora più semplice. Chiese a Lucio Gregoretti, suo collaboratore musicale di fiducia, di dare a questa canzone che avevo scritto per il film, un vestito anni ’40-’50, uguale ad una orchestra che lui aveva sentito 50 anni fa…

    D. Anche con la famiglia Tognazzi c’è un feeling particolare…

    R. Da sempre. Con Giammarco. Infatti nel film di Maria Sole, “Ritratto di mio padre”, un documentario bellissimo, dedicato ad Ugo, con le testimonianze di Monicelli, di Ettore Scola, dei più grandi registi, poi arrivo io ad un certo punto, da casa mia tra l’altro, perché la troupe venne qui, per cantare una canzone che ho scritto con Giammarco, un mese dopo la scomparsa di Ugo. “Due Gocce d’Acqua”, questa canzone con le parole di Giammarco, chiude questo documentario. Sono anche testimone di nozze (ride), di Giammarco! Il film è da vedere perché ci sono delle scene in super 8, veramente suggestive, del privato di Ugo.

    D. Quale infine è il brano che secondo lei resta il manifesto della sua produzione musicale? E penso tra l’altro anche ad un omaggio importante che lei stesso ha ricevuto… Per un brano in particolare.

    R. Si certo, da parte di Mina… Quello per me è un premio alla carriera! La più grande cantante italiana e conosciuta nel mondo. Il brano è “Tutto quello che un uomo”. E questo è sicuramente il mio “manifesto” personale come artista! Anche perché è il mio brano più famoso e più coverizzato. Rimane il clou del mio concerto ed è molto amata. Nel mio libro ho scritto una cosa molto bella a tal proposito, sul fatto che io l’avevo sognato e poi si è avverato… In un programma della RAI degli anni 70,Milleluci, Mina ad un certo punto cantava una canzone “Non gioco più”, con questa grande orchestra, e all’armonica c’era il grande maestro Toots Thielemans… Nel 2004, si avverò un sogno perché suonai anche io proprio con lui! A Pescara Jazz, sul palco insieme… ! Ma guarda la vita quante sorprese incredibili riserva, pensai! Io da bambino che guardavo Mina suonare con lui in televisione; e poi io che suono con lui in un importante festival jazz, tanti anni dopo… ! Questi sono i doni divini ed inaspettati… Come l’amore vero, che è totalmente inaspettato e magico.
    Ma tornando a “Tutto quello che un uomo”, bisogna ricordare anche che si tratta del brano inserito da Giulio Base nel film sulla Shoa, ritrovabile su RaPlay, “Un Cielo stellato sopra il Ghetto di Roma”, del 2020. Vi si parlava di questi bambini ebrei, ed è una storia molto affascinante, molto bella. Alla fine, bambini, ragazzi e adolescenti, ebrei, non ebrei e cristiani, cantano in coro questa mia canzone, “Tutto quello che un uomo”.

    D. Cosa porterà a Locarno in concerto e con quale stile suonerà?

    R. Il live durerà più o meno un ora e un quarto circa, essendo piano solo. È un concerto molto intimo. Vi è solo uno strumento, il pianoforte. Nel caso però del concerto a Locarno, visto che ogni volta ho ospiti diversi, ma non poteva esserci la mia violoncellista, verrà il mio sassofonista Daniele Tittarelli, che infonderà il jazz nei miei brani. Con i suoi fraseggi ed il suo gusto. Il repertorio comprenderà tutte le mie canzoni, quelle più ballad, più lente, dove si può riassaporare in qualche modo la dinamica stessa del brano suonato. Saranno tra le 16 e le 18 tracce. La specialità di ogni mio live è che è sempre diverso uno dall’altro: le mani vanno da sole. Io la musica l’ho imparata da autodidatta e ogni volta volo sui tasti in modo libero ed ispirato. Si può riascoltare ogni volta una destrutturazione dei miei brani e solo chi è perfettamente padrone del suo strumento, sa farlo! Questo è il segreto dei miei concerti sempre sold out, perché la gente torna volentieri a riascoltarmi!

    D. C’è qualcosa che vorrebbe ancora dire ai nostri lettori?

    R. Era da qualche anno che non tornavo dalle vostre parti. Sarà un piacere condividere le mie emozioni con chi sarà presente al concerto.

    Monica Mazzei
    Freelance culturale
    TicinoNotizie.it

  • Musica. Le grandi interviste del Duca: Marco Ferradini il papà di Teorema

    Musica. Le grandi interviste del Duca: Marco Ferradini il papà di Teorema

    L’autore della famosissima Teorema ai microfoni del Duca di Saronno stile ‘Red Ronnie’ in questa video intervista con Marco Ferradini, cantautore di successo che ebbe una grande eco con ‘Teorema’ canzone uscita nel 1981 che ha saputo andare oltre le generazioni.

    In questa intervista con Massimo Moletti si parla di musica a tutto campo partendo da quei tempi, venendo fino ad oggi. Un percorso molto interessante, anche con rivelazioni inedite.

    GUARDA LA VIDEO INTERVISTA:

    CHI E’ MARCO FERRADINI

    Agli studi scolastici Marco alterna quelli musicali, approfondendo e sviluppando un talento naturale che era maturato molto presto; studia canto e armonia e suona la chitarra, fino ad approdare ai primi impegni professionali nella scena del nascente pop rock italiano assieme a formazioni come I Balordi e la Drogheria Solferino.

    Partecipa attivamente anche nel famoso coro de I 4+4 di Nora Orlandi

    Ha inciso diversi jingle pubblicitari radiofonici e di popolari spot televisivi. Ha partecipato ai cori di famose sigle dei cartoni animati come Ufo Robot e Capitan Harlock, mentre insieme a Silvio Pozzoli è la voce principale di varie sigle di cartoni animati, pubblicati utilizzando degli pseudonimi, come La principessa Sapphire (sigla dell’anime del 1980 dal titolo La principessa Zaffiro e incisa come “I cavalieri di Silverland”) e La ballata di Tex Willer (incisa come “Disco Tex”), tutto ciò sotto la regia di Vince Tempera. Frequentando l’ambiente musicale milanese ha occasione di fare incontri che diverranno fondamentali per la sua futura carriera: uno fra tutti Alessandro Colombini che sarà a lungo suo produttore.

    Dopo una breve militanza nel gruppo di musica popolare Yu Kung come bassista e L’Enorme Maria dell’amico Simon Luca, Marco è pronto per l’esordio da solista come cantautore, che avviene ufficialmente al Festival di Sanremo 1978 con il brano Quando Teresa verrà, singolo cui fa immediatamente seguito un album dallo stesso titolo.

    Nel suo primo lavoro da solista Marco presenta canzoni molto personali sia come struttura melodica che come testi, caratterizzate da tematiche di convincente attualità espresse in modo diretto e personale, per quanto innegabilmente acerbo, ma soprattutto faceva apprezzare dal pubblico la cifra del suo stile canoro. In seguito nella vita professionale e privata di Marco si verifica un altro incontro fondamentale, quello con Herbert Pagani. Inizia una collaborazione, il cui primo passo è la composizione delle musiche di un album e di uno spettacolo teatrale.

    Dopo l’album di esordio, che aveva ottenuto un buon riconoscimento di critica e pubblico, nel 1981 pubblica il singolo Teorema, scritto a quattro mani con Pagani, contenuto nel Qdisc Schiavo senza catene, ottimamente accolto dal pubblico e dalle radio che trasmettono massicciamente i brani di Ferradini. Nello stesso anno partecipa a un tour con Ron, con il quale è andato anche in sala d’incisione e al Festivalbar 1981. Nonostante i successi come cantautore solista, Marco continua a lavorare in sala d’incisione, e nei vari tour, per Lucio Dalla, Bruno Lauzi, Marcella Bella, Riccardo Cocciante, Pupo, Mina, Eros Ramazzotti, Ivan Graziani, Luca Barbarossa, Franco Simone e Toto Cutugno, Umberto Tozzi, Patty Pravo,Giorgio Gaber,Enzo Jannacci.

    Questo desiderio si concretizza in una delle prime esperienze italiane di collaborazione di più artisti, il Qdisc inciso insieme a Mario Castelnuovo e Goran Kuzminac coordinati da Amedeo Minghi, che contiene fra gli altri il brano Oltre il giardino, rielaborato dalla Ciaccona di Bach. Insieme ai suoi compagni di viaggio, Ferradini si esibisce in concerti di impostazione davvero nuova per quegli anni, come il tour Caserme aperte (promosso dal Ministro della Difesa dell’epoca Lelio Lagorio): per la prima volta le caserme militari venivano aperte ai civili per assistere ai concerti. Al tour fa seguito l’uscita del Qdisc intitolato Q Concert.

    Nel 1983 concorre al Festival di Sanremo con Una catastrofe bionda, scritta con la collaborazione di Mogol, Renzo Zenobi e dell’amico Pagani; l’omonimo album contiene anche il brano Lupo solitario DJ. Nello stesso anno partecipa al programma di Canale 5 Premiatissima.

    Al 1985 risale il concept album Misteri della vita, costruito sul tema della musica come compagna di vita, in cui l’amicizia e i rapporti affettivi sono il filo conduttore che lega le canzoni. L’anno successivo, l’album Marco Ferradini si discosta dai precedenti soprattutto per le sonorità più blues rock e per una certa ironia che lo pervade; vi sono contenuti i brani Mario e Forse non lo sai.

    Nel 1991, dopo un lungo periodo di silenzio e ricerca, pubblica È bello avere un amico, del quale cura gli arrangiamenti insieme a Maurizio Tirelli. Tra i brani spiccano Aironi, Lasciami stare così e Acqua.

    Al 1992 risale la raccolta Ricomincio da Teorema. Nell’estate dello stesso anno partecipa al Cantagiro. Torna all’incisione di album con pezzi originali nel 1995, quando ritorna allo stile naif degli esordi. L’album è diviso in due parti: la prima contiene brani che privilegiano temi legati al sociale, mentre nella seconda è ricco di ballate. È seguito da Dolce piccolo mio fiore, interamente acustico, nato per voce e chitarra, suonato e arrangiato dallo stesso Marco, che contiene dieci brani inediti tra cui Un letto in riva al mare, anch’esso scritto insieme all’amico Herbert Pagani, morto nel 1988. L’album è stato realizzato a casa dell’artista e poi mixato in uno studio. Tra i collaboratori Massimo Luca alle chitarre acustiche e Fabio Treves all’armonica a bocca.

    Nel 1998 esce per le Edizioni Ca’Bianca il singolo con Aria/Sul ponte di Messina, prodotto da Osvaldo Miccichè, Enrico Santulli e Gianni Tirelli. Sempre nel 1998 esce per la Edizioni Ca’Bianca/Evento il singolo con Teorema, prodotto anch’esso da Miccichè, in quattro versioni e battuto in tutte le radio e le TV. Nel 2000 Aldo, Giovanni e Giacomo nel loro film Chiedimi se sono felice scelgono Teorema come parte della colonna sonora, riportando attenzione e interesse nei confronti del cantante e della sua musica.

    Nel 2001, sempre per le “Edizioni Ca’Bianca”, esce Geometrie del cuore, album prodotto, oltre che da Miccichè, da Enrico Santulli e Gianni Tirelli e ricco di brani inediti, tra i quali spiccano la nuova versione di Teorema e Alla ricerca di un sogno, insieme al brano Amici. Nel 2005 pubblica Un filo rosso, raccolta di quindici canzoni tra cui cinque inediti; la traccia omonima è un brano di forte intensità emotiva che Marco ha dedicato alla madre scomparsa e a quel filo rosso che unisce e muove corde profonde. Partecipa al Festival Show 2006. Nel 2007 Ferradini coinvolge Simon Luca e Ricky Belloni, nel progetto Sessantitaly, una serie di concerti acustici per chitarre e voci, su un repertorio rivisitato di brani di West Coast & Country.

    Insegna musica in provincia di Monza, continuando le esibizioni live in tutta Italia con la sua band in formazione acustica o elettrica; ha partecipato a diverse trasmissioni televisive e a numerose manifestazioni, tra cui Parola Cantata, Musicultura, Premio Bindi, Premio Ciampi, Premio Lunezia e Premio Pigro 2012.

    Nel 2012 è impegnato nella promozione di un doppio CD intitolato La mia generazione[6], dedicato a rivalutare e ricordare l’artista e amico Herbert Pagani. Per l’occasione si è avvalso della collaborazione di alcuni amici cantautori come Ron, Eugenio Finardi, Fabio Concato, Alberto Fortis, Andrea Mirò, Syria, Fabio Treves, Flavio Oreglio, Shel Shapiro, Mauro Ermanno Giovanardi, Gloria Nuti e Simon Luca. Ventuno brani reincisi e un inedito: Stelle negli oroscopi, brano che racconta gioie e difficoltà del creare una canzone. Il progetto prevede anche la realizzazione di uno spettacolo teatrale con la collaborazione di Josè Orlando Luciano (fisarmonica e pianoforte), il violinista Simone Rossetti Bazzaro, la voce di Charlotte Ferradini, le attrici Anna Jencek e Caroline Pagani.

    Nel 2014 pubblica i singoli Due splendidi papà (in duetto con Gianni Bella) ed Attimi. Nel 2019 esce il suo undicesimo album in studio L’uva e il vino con l’omonimo singolo, preceduti dal singolo Le parole. Dal 2019 è testimonial ufficiale dei City Angels.

  • Duran Duran in Italia 40 anni dopo la prima performance: concerto a Milano il 16 giugno

    40 anni dopo la loro prima storica performance in Italia, nel 1985 al Festival di Sanremo, i Duran Duran tornano la prossima estate nel Bel Paese per tre concerti.

    La band britannica sarà infatti in concerto a Roma al Circo Massimo domenica 15 giugno e lunedì 16 giugno, alla Fiera del Levante di Bari il 18 giugno e agli I-DAYS Milano all’Ippodromo Snai San Siro venerdì 20 giugno.

    Inseriti nella Rock & Roll Hall of Fame nel 2022, i Duran Duran hanno venduto più di 100 milioni di dischi in tutto il mondo durante la loro carriera quarantennale. Con 18 singoli nelle classifiche americane, 21 successi nella Top 20 del Regno Unito e ripetuti successi nelle classifiche italiane, più recentemente con il loro ultimo album in studio, la band ha consolidato il proprio posto come uno dei gruppi più influenti e duraturi nella storia della musica. Inoltre, hanno scritto l’unica canzone della colonna sonora di James Bond ad aver raggiunto il primo posto in tutto il mondo e hanno lavorato con alcuni dei creativi più venerati della musica, del cinema e della televisione, tra cui David Lynch, che ha diretto uno dei loro film-concerto di maggior successo.
    Tra i loro numerosi riconoscimenti figurano otto premi alla carriera e un’ambita stella sulla Hollywood Walk of Fame.

    Formati a Birmingham nel 1978, i Duran Duran hanno sempre prosperato nell’ombra, abbracciando estremi artistici, emotivi ed estetici. I loro successi contagiosi e senza tempo, come “Hungry Like the Wolf”, “Ordinary World” e “Rio”, invitano i fan a ballare e cantare insieme, ma c’è una magia unica nel vivere la loro musica sotto il velo della notte.

    Durante i live, i fan possono aspettarsi una scaletta ricca dei successi, tra cui “Girls on Film”, “The Wild Boys”, “The Reflex”, “Ordinary World”, “Come Undone” e “Rio”. Lo spettacolo conterrà anche brani tratti dal loro ultimo album “Danse Macabre” portando nuova energia al loro repertorio.

  • Continua la passione per il vinile: mostra mercato a Legnano

    Continua la passione per il vinile: mostra mercato a Legnano

    Tutti pazzi per il vinile e per quei 45 e 33 giri d’epoca che adesso piacciono sempre di più al grande pubblico.

    Anno nuovo, mostra mercato nuova dunque sul nostro territorio. L’appuntamento per gli amanti anche dei CD di collezione è fissato per domenica 26 GENNAIO presso il SALICE, situato in Via dei Salici 9 a Legnano.

    La manifestazione è organizzata dall’Associazione Comitato Laboratorio di Quartiere Mazzafame, da Il Salice e dal Circolo Santa Teresa Mazzafame in collaborazione con l’Associazione Culturale Rock Paradise

    Parteciperanno espositori con migliaia di dischi in vinile, CD, DVD. Ampio parcheggio gratuito esterno alla struttura. Ingresso gratis, possibilità di scambiare dischi e cd con gli espositori. Eppoi, naturalmente l’opportunità di condividere insieme ad altri cultori della materia questa passione senza tempo.

    Possibilità infine di ristorarsi e pranzare presso il bar della struttura.

  • Aaron Brooks al Centro Civico Pertini di Legnano

    Aaron Brooks al Centro Civico Pertini di Legnano

    Aaron Brooks è un cantautore americano, già membro fondatore e frontman della band di rock psichedelico Simeon Soul Charger che negli anni si è guadagnata la fama di “super gruppo” live per il modo in cui le sue performance sapevano mescolare elementi tipici dell’hard rock con il progressive, il folk e la psichedelia beatlesiana post Sgt. Pepper.

    Quello che fa è difficilmente inquadrabile in un genere preciso: è come se i Beatles avessero incontrato David Bowie e i Pink Floyd a una festa e tutti insieme avessero fondato i Radiohead per poi scrivere colonne sonore adatte a western fantascientifici lasciando che Bob Dylan ne scandisse gli intermezzi.

    Lo accompagneranno Christian Draghi alla chitarra elettrica, Martin Frank al basso, Max Huber alle percussioni e Benedict Wiedemann alle tastiere.

    Si inizia alle 19:45 con cena e poi alle 21:30 inizia lo spettacolo.
    Prezzo 20€ bevande escluse.

    Prenotazioni al 0331458949 (bar) o al 3396871789 (Mara),
    oppure via email all’indirizzo ati.legnano.mazzafame@gmail.com

  • Max Pezzali: doppia data a San Siro. In vendita da oggi i biglietti per il 2026

    Max Pezzali: doppia data a San Siro. In vendita da oggi i biglietti per il 2026

    La festa di Max Pezzali è una linea continua senza inizio né fine: dal palco dell’Unipol Forum di Milano, durante l’ultima delle 11 memorabili date milanesi di Max Forever – Questo Forum non è un albergo, annuncia Max forever gli anni d’oro – stadi 2026, due nuove date in vendita da oggi, che lo vedranno a San Siro l’11 e il 12 luglio 2026 per un’altra grande stagione live da protagonista negli stadi.

    Dopo le 10 date da tutto esaurito nei principali stadi italiani, compresa una tripletta milanese, nell’estate 2024, e la straordinaria catena di palazzetti di Milano e Roma, la titanica avventura live di Max prosegue quest’estate con il maxi evento Max forever – Grand Prix il 12 luglio 2025 all’Autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola, volando con la mente già ai nuovi stadi dell’estate del 2026.

  • “Sipario aperto su Trecate”: il 19 gennaio l’Orchestra da camera del Basso Novarese

    “Sipario aperto su Trecate”: il 19 gennaio l’Orchestra da camera del Basso Novarese

    “Melodie senza tempo” è il titolo del prossimo spettacolo della terza edizione di “Sipario aperto su Trecate”, rassegna organizzata dall’assessorato ai Servizi grazie a una convenzione tra la Città di Trecate e la Parrocchia Maria Vergine Assunta per l’organizzazione di attività teatrali gratuite rivolte, in particolare, alla popolazione anziana.

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    L’ingresso è gratuito con prenotazione obbligatoria tramite messaggio al numero whatsapp 345.4554937 o scrivendo all’indirizzo mail info@teatrosilviopellico.it.

  • Chi vincerà Sanremo? Per gli scommettitori Giorgia, poi Elodie

    Chi vincerà Sanremo? Per gli scommettitori Giorgia, poi Elodie

    Sanremo 2025 inizia ad entrare nelle case degli italiani, pronti a immergersi nell’atmosfera totalizzante del Festival e a farsi rapire dalle performance dei propri artisti del cuore.

    Circolano in queste ore i nomi dei/delle probabili co-conduttori/co-conduttrici di Carlo Conti: in attesa di notizie ufficiali, i rumors accendono i riflettori su Geppi Cucciari, Katia Follesa, Serena Rossi, ma anche su Mahmood e Annalisa.

    Per ciò che riguarda i partecipanti, invece, ègià tutto pronto: saranno 30 i big in gara pronti a sfidarsi a suon di corde vocali e testi per vincere il prestigioso festival della canzone italiana. Ma qual è la previsione dei bookmakers sul papabile vincitore di questa 75esima edizione?

    Stando al confronto delle quote sul vincente di Sanremo 2025 di Superscommesse, in pole position nell’elenco dei principali favoriti troviamo Giorgia, che con il brano “Come saprei” conquistò il Festival di Sanremo del 1995.

    Elodie risulta la seconda maggiore accreditata, ma attenzione a Olly e Rocco Hunt: le quotazioni dei due artisti, infatti, hanno subito un abbassamento dopo l’annuncio dei titoli dei loro brani. Il cantante-rapper napoletano, ad esempio, è passato da una quota 26.00 a una che varia tra 7.50 e 11.00. Seguono poi Irama, Achille Lauro, Noemi e Francesco Gabbani. Infine, una lunga lista di underdog, tra i quali certamente emergerà una sorpresa.


    Di seguito la top 10 dei big favoriti alla vittoria di Sanremo 2025 secondo i principali bookmakers:

    Vincente Sanremo 2025

    Quota più alta nel confronto Superscommesse

    Giorgia

    5.50

    Elodie

    7.00

    Olly

    9.00

    Irama

    10.00

    Achille Lauro

    10.00

    Rocco Hunt

    11.00

    Noemi

    16.00

    F.Gabbani

    19.00

    F.Michielin

    25.00

    Gaia

    26.00