Categoria: Musica

  • Treaty Oak Revival – “Have a Nice Day” (2023) by Trex Roads

    Treaty Oak Revival – “Have a Nice Day” (2023) by Trex Roads

    Spesso racconto come il Texas sia un serbatoio inesauribile di musica indipendente di qualità. Un luogo mistico dove la musica si respira nell’aria e fa parte della vita dei suoi abitanti.
    Ecco, la dimostrazione pratica di tutto questo è, nel mio piccolo ovviamente, nei numeri: delle ultime 5 mie recensioni, ben 4 sono di artisti texani.

    Le radici sono importanti e quindi ogni artista o band che si rispetti di questo immenso Stato, ha nelle proprie influenze il country e il red dirt, anche se poi la musica che produce devia moltissimo da questo genere musicale.

    Magari, come il grande Cody Jinks, fa giri attraverso il trash metal o il punk, per poi tornare e diventare un riferimento per il genere country texano (e non solo).Oppure ci sono artisti che mettono nel loro frullatore tutte le loro influenze, ma anche gli amori giovanili fatti di punk rock ed heavy metal e ne fanno uscire un mix esplosivo e originale che miete subito moltissime vittime.

    Ecco, la band texana Treaty Oak Revival è un perfetto esempio di mix altamente riuscito, originale, fresco e dannatamente ben suonato.

    Il gruppo è formato da Sam Canty (voce e chitarra acustica), Jeremiah Vanley, (chitarra solista), Lance Vanley (chitarra ritmica), Andrew Carey (basso) e Cody Holloway (batteria).
    Provengono dal West Texas e dopo il loro debutto nel 2021 con No Vacancy, avevano visto aumentare vertiginosamente la loro base di fans, non solo in Texas.

    Ovviamente quando arrivi a smuovere interesse nel circuito indipendente e esordisci con il proverbiale botto, poi la richiesta di nuova musica all’altezza dell’esordio diventa quasi pressante.
    L’attesa non è stata lunga, nonostante i tantissimi live in giro per gli States, i TOR sono riusciti a tornare in studio di registrazione e, come per il precedente, scrivere e produrre il loro nuovo album Have a Nice Day, uscito per il Giorno del Ringraziamento di questo 2023 così produttivo per la musica indipendente americana.

    Il solco tracciato dal disco precedente, viene abilmente ripreso anche nei 10 pezzi di questo nuovo disco e la musica che esplode nei vostri speaker è la stessa: red dirt, rock e una spruzzata di southern e tantissime chitarre, con una strizzata d’occhio anche al punk, gli amori giovanili non muoiono mai.

    Si inizia con il riff avvolgente e carico di elettricità di Stop & Stare, una canzone d’amore che la voce di Canty rende emozionante, anzi possiamo dire che il disco è una canzone d’amore divisa in 10 parti: dall’amore con i sogni per il futuro, alla fine che spezza il cuore.
    Le chitarre sferzano l’aria anche nella successiva In Between, che prende le influenze red dirt portandole quasi sui lidi di un hard rock anni ’90. Wrong Place Wrong Time è chitarre e groove, con le voci di Canty e Vanley che si intrecciano, così come i riff delle chitarre.

    C’era davvero bisogno di una giovane band che riportasse il suono texano sui lidi del red dirt, come fece a suo tempo Cody Canada con i magici Cross Canadian Ragweed.
    La title track ha un ritmo serrato che sfocia in un bridge arioso ed elettrico. Il lavoro delle chitarre è magistrale e il groove che si crea non mollerà facilmente gli stereo degli amanti del rock americano, quello che non fa prigionieri né in studio né dal vivo, dove certamente incendierà i palchi.

    Fishnets è quella in cui le influenze punk rock si fanno più sentire e dove le chitarre ricamano un riff elettrico che si intreccia a passaggi più melodici.
    Chitarre, chitarre, chitarre e tanto ritmo anche in See You in Court, un groove con tantissime influenze del Sud, non solo nell’accento del cantante, ma anche nel suono e nell’emozione avvolgente di un grande pezzo.

    Il disco si chiude con una ballata dal sapore acremente rock, Chasing My Tail, che ci dimostra sia l’abilità vocale di Sam Canty, ma anche delle due chitarre che si intrecciano nel ritornello che sprigiona un po’ dell’elettricità che sembra intrappolata dalle emozioni.

    Un secondo disco davvero convincente per una band giovanissima, ma che in soli due dischi ha già creato un bella base di ammiratori attorno a sé e che, dal vivo, sarà una vera esplosione di rock elettrico ed emozionante.

    Se siete amanti del rock, ma che non disdegna la melodia e le emozioni, i Treaty Oak Revival so-no davvero la band che fa per voi e con questo Have a Nice Day ci regalano 10 canzoni di una freschezza e un sound davvero notevole, aumentando la sensazione che questo 2023 sia stato davvero uno degli anni più prolifici e di qualità della musica indipendente americana: c’è stato pane per i denti degli amanti del country, del folk, del red dirt e del southern rock.
    Viva la musica indipendente americana!

    Buon ascolto,
    Claudio Trezzani by Trex Roads

    Nel mio blog troverete la versione inglese di questo articolo.
    www.trexroads.com

  • Tanner Usrey – “Crossing Lines” (2023) by Trex Roads

    Tanner Usrey – “Crossing Lines” (2023) by Trex Roads

    Siamo quasi alla fine dell’anno ed è quasi ora di stilare le famose classifiche musicali.
    Io l’ho fatto l’anno scorso per gioco, o almeno per me lo è, scegliendo i migliori 10 dischi fra le mie recensioni (ovviamente non che abbia lasciato fuori dischi brutti, è un gioco appunto).

    Quest’anno ripeterò il gioco, penso attorno alla fine di dicembre e mi stavo già preparando alla cosa stilando una ideale classifica delle quasi 40 recensioni di questo anno fantastico per la musica indipendente.

    Le prime 4 o 5 posizioni erano già assegnate, quasi senza pensarci, perché i dischi che per me sono stati il top del 2023, erano una certezza. Fermi tutti!

    Proprio sul finale, o quasi, arriva un disco che scompagina tutto e, se non al primo, si piazzerà si-curamente sul podio.
    La cosa ancora più incredibile è che si tratta di un esordio e i semi che erano stati seminati con al-cuni singoli di successo (e anche un EP), sono diventati un albero pieno zeppo di frutti succosi e bellissimi.

    Tanner Usrey è figlio dello stato che più di ogni altro è associato alla musica, non solo country, di qualità: il Texas e già dai primi vagiti della sua avventura nel mondo musicale ha avvisato tutti che non era uno qualunque, ma un artista di un altro livello rispetto “ai tanti”.

    Nel 2018 il suo primo singolo Daytona Nights solo su Spotify ha registrato 1 milioni di ascolti e nel 2019 la meravigliosa Beautiful Lies, ripresa anche in questo esordio, quasi 30 milioni.
    I singoli hanno fatto breccia nel pubblico e capirete che sarebbe stato difficile che una major non lo cercasse.

    La fortuna ha voluto che la major in questione fosse, secondo me, una delle migliori della storia: la Atlantic Records e in questo esordio ha lasciato il debordante talento di Tanner libero di esprimersi e il risultato è di una bellezza stordente.

    Non esagero, amici: questi sono 14 pezzi (15 se contate anche la finale che è la versione originale di Beautiful Lies) che lasceranno un segno indelebile in questo 2023 e proietteranno il texano verso un meritato successo di portata non solo nazionale.

    Seguo questo ragazzo da quasi 4 anni ormai, dopo averlo scoperto grazie al fatto che aveva aperto degli show per i grandi Whiskey Myers e non vedevo l’ora di sentire un suo album intero: l’attesa è valsa la pena alla grande!

    La musica di Usrey è un country rock molto tendente al red dirt in alcuni pezzi: voce pazzesca, chitarre e ritmo. Ma non mancano le ballate e una certa abilità di scrivere canzoni che verranno amate anche dalle radio, senza mancare di qualità o carattere.

    Si parte a bomba ragazzi: Echo in The Holler è una ballata country energica e polverosa a cui l’armonica regala un sapore western e dove le chitarre sferrano dei colpi micidiali. La voce di Usrey è una delle più belle degli ultimi anni e i suoi testi non sono da meno.

    Guns Drugs and Allergy Pills è il ritorno del red dirt di chitarre e ritmo, una scarica elettrica come non se ne sentivano da tempo. Il testo è diretto e fatto di storie vere, ma l’assolo amici miei è da far tremare i muri e l’arrangiamento perfezione. Impossibile stare fermi: benvenuti nel mondo di Tanner Usrey.

    Un altro super successo in streaming è stato il singolo Take Me Home e il successo è del tutto meritato: una ballata acustica con la voce che ricama emozioni fino a quando la chitarra graffia l’aria aumentando i giri di un pezzo che sembra perfetto per le radio che vogliono la qualità.

    Ecco a voi la nuova veste di Beautiful Lies: una ballata di una bellezza semplice, ma abbagliante. Niente orpelli, niente magie, solo una voce che ti entra nell’anima e un testo d’amore che è una poesia vera.

    Il suono è più ricercato rispetto all’originale, l’evoluzione che Tanner e la sua band hanno avuto in questi anni di mille concerti con grandi artisti, è innegabile e regala ad un pezzo già bellissimo, ancora più valore. Il tutto anche grazie al duetto con la bravissima Ella Langley, altra artista da tenere d’occhio.

    La titile-track è autobiografica, sincera e dannatamente bella. Acustica, ma con un’energia e un suono molto personale che fa una crossover fra influenze country e rock.

    Who I Am è rock da ascoltare mentre si corre sull’autostrada e la chitarra sferza l’aria e il nostro viso, con quel geniale tappeto di tastiere, come fosse un pezzo degli anni d’oro del rock del Sud.

    Leggero tocco di slide e la voce intensa ed emozionante di Tanner Usrey ci introduce nella splendida e malinconica Pick Up Your Phone: una richiesta di aiuto a casa, alla famiglia per rimanere ancorato alla realtà in questa sua vita a tutta velocità, la vita dell’artista sulla breccia in giro per 150 concerti l’anno.

    Altro duetto bellissimo è quello con la texana Graycie York in Last Goodbye: non serve molto per emozionare il pubblico quando si ha la voce che hanno questi due ragazzi e l’abilità di Usrey di scrivere ballate poetiche e sincere.

    Canzoni che piaceranno a chi ama il country, a chi ama il rock e il blues, ma anche a chi cerca solo di emozionarsi ascoltando la musica. Il mio duetto preferito però è quello con Jesse England nella ritmata Evelyn’s Eyes, quasi un rock blues d’annata con un assolo di chitarra sporco e graffiante. Bellissima.

    Il disco, come uno splendido cerchio, si chiude con la canzone che ha dato il la a tutta la carriera di questo ragazzo: Beautiful Lies è bellezza e poesia, anche spogliata del nuovo arrangiamento. Non serve chissà che produzione o arrangiamento, quando hai talento nel songwriting e una voce fuori dal comune.
    Un album che lo proietta senza ombra di dubbio fra i giovani migliori artisti americani degli ultimi anni.

    Un esordio che colpisce nel segno e regala al mondo un disco senza bassi, ma solo con accecanti alti: liriche emozionanti e sincere, voce pazzesca, chitarre che regalano elettricità all’anima e una piacevole sensazione di un artista che con il tuo talento detta le regole del suo sound, senza interferenze.

    Amanti della musica di qualità venite a me, mettetevi comodi e inserite nelle vostre playlist questo gioiello, se poi ne volete conoscere meglio la storia collegatevi con WCN Radio (www.wcnradio.it ) mercoledì 6 dicembre alle ore 20: nella mia trasmissione radio “Trex Music Club”
    (https://www.facebook.com/TrexMusicClub) parlerò di Tanner Usrey.
    #savethedate.

    Buon ascolto,
    Claudio Trezzani by Trex Roads

    Nel mio blog troverete la versione inglese di questo articolo.
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  • Joe T Vannelli: a  Sound Factory le Masterclass di mixaggio e produzione musicale per aspiranti dj

    Joe T Vannelli: a Sound Factory le Masterclass di mixaggio e produzione musicale per aspiranti dj

    In occasione della settima edizione della MILANO MUSIC WEEK, sabato 25 novembre negli studi di SOUND FAKTORY (Via Malipiero, 14, Milano), l’hub milanese del dj e produttore di fama internazionale JOE T VANNELLI si tengono le Masterclass di mixaggio e produzione musicale per aspiranti dj. Un’esperienza unica per gli amanti della musica dance, che consente di apprendere le tecniche di mixaggio in un corso prettamente pratico, affiancati da docenti esperti.

    In tutti i corsi, supervisionati da JOE T VANNELLI, gli iscritti potranno vivere un’esperienza a 360°, mettendosi alla prova e interfacciandosi direttamente con il dj e produttore di fama internazionale, che mette a disposizione la sua esperienza per consentire agli aspiranti dj di crescere come artista e di sviluppare un sound unico che li differenzierà dagli altri dj.

    Il corso di Mixaggio Digitale permette agli aspiranti dj di conoscere e approfondire una o entrambe le tecniche di mixaggio. Tenuto dai docenti Roberta Onirika e Giovanni Nulli, il corso è aperto a tutti gli appassionati, dagli 8 anni in su, con o senza conoscenze di base.

    La lezione si tiene in presenza, dalle ore 10.00 alle ore 17.00. È possibile iscriversi al seguente link: https://www.soundfaktoryofficial.com/academy/corso-di-mixaggio-digitale-e-vinile/?add-to-cart=3814.

    Invece, il corso di Producer Abletone e Logic, pensato per chi vuole imparare o perfezionare le sue conoscenze sulla produzione musicale utilizzando Ableton e Logic, è curato dai docenti Alessio Petrucci e Vincenzo Lacerenza. Il corso è aperto agli aspiranti dj con almeno 14 anni.

    La lezione si tiene in presenza, dalle ore 10.00 alle ore 17.00. È possibile iscriversi al seguente link: https://www.soundfaktoryofficial.com/academy/corso-producer-ablethon/?add-to-cart=3855.

    Per maggiori informazioni su Sound Faktory e sui corsi, consultare il sito www.soundfaktoryofficial.com/dj-academy/ oppure scrivere a info@soundfaktoryofficial.com.

    L’hub milanese di JOE T VANNELLI è uno spazio che consente agli artisti di realizzare tutte le fasi di un progetto musicale, dall’ideazione di un brano al live, passando per vari processi produttivi e di registrazione. Ma non solo: grazie ai numerosi corsi che sono stati inaugurati in occasione della Milano Music Week 2022, dj di tutte le età trovano nella Sound Faktory il luogo ideale dove formarsi.

    Ispirandosi alla concezione creativa della Factory di Andy Warhol, Sound Faktory nasce con l’idea di far incontrare gli artisti, farli stare a proprio agio in un luogo che sia fonte di ispirazione e di collaborazioni. Tra i tanti artisti, musicisti e i dj che in questi anni sono stati ospitati nella Sound Faktory ci sono Ornella Vanoni, Clementino, Ensi, Boss Doms, Mace, Ivana Spagna, Alexia, Samuel, Boosta, Max Brigante, Saturnino, Roger Sanchez, David Morales, Mousse T, Albertino, Federico Scavo e The Cube Guys.

    Inaugurata a giugno 2019, la struttura post industriale di oltre 700 metri quadri racchiude in un unico palazzo tutti i professionisti della musica. Un ambiente molto pop, elegante e moderno, carico di colori e tante figure musicali iconiche (a partire dai ritratti delle 40 star della musica dipinti nel murales, ad opera degli street artist Orticanoodles, che decora interamente la facciata) che ospita 10 uffici in cui i professionisti della musica lavorano e producono artisti.

    L’hub include anche la viniloteca in cui sono custoditi oltre 40.000 vinili della collezione privata di JOE T VANNELLI e un migliaio di White Label introvabili, in copia unica, di brani inediti italiani ed internazionali, messi a disposizione di dj e musicisti in cerca di ispirazione. Oltre che dalle due sale dello studio personale di JOE T VANNELLI, una analogica e una digitale, la Sound Faktory è impreziosita dalla Sound Room, una stanza di 100 metri quadri con un impianto audio che, grazie alla migliore tecnologia attualmente disponibile, permette di avere la massima qualità del suono. La Sound Room è inoltre caratterizzata da una totale versatilità che dunque la rende ideale per press day oppure la trasforma in un club underground stile newyorkese dove gli artisti possono esibirsi dal vivo.

    Joe T Vannelli, dj e produttore di fama internazionale, è tra i maggiori esponenti della House Music con oltre 20 dischi d’oro e di platino. Nel corso della sua carriera ha suonato le più importanti e prestigiose consolle di tutto il mondo, dal Pacha all’Amnesia di Ibiza, Cavo Paradiso a Mykonos, Marquee di New York, Wall di Miami, Love Parade di Berlino, protagonista assoluto di locali e serate di riferimento nella storia del clubbing: After Dark, Exogroove, New York Bar e Supalova, brand da lui ideato e creato, la one-night per eccellenza con numeri da record, caratterizzato da uno show di performers, cantanti, musicisti e dj internazionali. Ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti internazionali, oltre venti dischi d’oro e di platino come produttore di “Children” di Robert Miles, “Another Brick in the Wall” remix dei Pink Floyd, “Groovejet” di Spiller, “Sweetest Day of May”, “Play With the Voice”. È disponibile “God is a Dj”, la sua autobiografia (edita da Baldini+Castoldi) che dà il titolo anche al suo ultimo album, uscito in doppio vinile in edizione limitata.

    Uno dei suoi ultimi successi è il remix del brano che quest’estate è stato ai vertici delle classifiche “ITALODISCO” dei The Kolors (Warner Music Italy). Per celebrare alcuni dei maggiori successi del dj e produttore di fama internazionale, sono disponibili sulle piattaforme streaming e in digital download “DON’T DEAL WITH US”, brano pubblicato nel 1990 e firmato come JT Company, e il remix di “RUN & SHOUT” impreziosito dalla voce di LOLEATTA HOLLOWAY, una delle regine della disco music.

  • Alli Mattice Band – “No Drama” (2023)  – by Trex Roads

    Alli Mattice Band – “No Drama” (2023) – by Trex Roads

    Connessioni, infinite connessioni. Ecco, la maggior parte delle mie scoperte di nuovi artisti da seguire e nuovi album di cui parlarvi deriva dalle connessioni. Connessione alla rete e relative connessioni con amici dall’altra parte dell’Oceano.

    Possono essere amici, fan come il sottoscritto, della musica indipendente e che quindi mi suggeriscono nuove canzoni da ascoltare o musicisti sconosciuti da seguire oppure direttamente amici artisti che hanno a loro volta amici da ascoltare.

    Capirete che stare dietro a tutti e rendergli giustizia a volte è veramente difficile, soprattutto per chi, come me, non lo fa per lavoro, ma solo per passione.

    L’artista di cui vi parlo oggi l’ho conosciuta tramite la mia amica texana Kayla Jane (di cui vi avevo parlato qui https://www.ticinonotizie.it/240278-2/ ), dopo averla vista e sentita suonare assieme lei nella neonata band tutta al femminile Billie Jeans, di cui, per inciso, aspetto un album con ansia.

    Alli Mattice ha una voce che mi ha colpito subito e mi sono messo subito a cercare notizie su di lei e ho scoperto che non aveva ancora fatto uscire nessun singolo.

    Mi sono accontentato delle sue performances live nei locali texani e devo dire che il desiderio di sentire dove l’avrebbero portata delle canzoni autografe è cresciuto, sentendola cantare cover fantastiche.

    In Texas, si sa, il talento musicale è veramente fiorente e la musica è ovunque. Si cresce ascoltandola, si cresce respirandola e assaporandola, figuriamoci se poi si cresce in una famiglia dove entrambi i genitori sono musicisti e pure gli amici.

    Non è una novizia, è in giro per locali e club del Texas dal 2010, ma, racconta, che scrive canzoni da quando aveva 5 anni. Cinque, avete capito bene.
    Devo dire che ero proprio curioso di sentire questo esordio e già dalla copertina ci fa capire quale sia la direzione musicale e di filosofia che l’ha guidata in studio di registrazione.

    Si rifa ad un periodo musicale di grande fermento ed energia e con queste 10 canzoni ne esprime proprio quello spirito: l’Estate dell’Amore non è mai stata così vicina.
    Non solo perchè la copertina la ritrae disegnata come una novella Janis Joplin, fra fiori, simboli e furgoni Volkswagen, ma soprattutto nella musica e nei testi che, in maniera fresca ed originale, ci riportano in quel momento storico, almeno per un momento.

    Non voglio essere blasfemo o fare paragoni che non sono mai corretti, ma lo spirito e quell’energia mi ricordano molto i primi passi della cantante texana per eccellenza: Janis, appunto.

    Come con la sua musica, catalogare la musica della Alli Mattice Band è difficile: un mix energico e riuscito di blues, rock, soul e country. Posso solo invidiare chi potrà sentire questi pezzi dal vivo.
    Saranno un vero e proprio incendio di anime.

    Per rendersene conto basta premere play e sentire la prima canzone Dead Weeds: tastiere e chitarre dal groove anni ’70 e la voce di Alli intensa, sensuale e così dannatamente emozionante.

    La title track pare uscita da un album dell’Estate del ’67 e il video, che potete trovare su Youtube, è lì a ricordarcelo. Chitarre, tastiere e tanto divertimento, l’assolo poi è così blues rock tagliente, vintage e moderno allo stesso tempo.

    Il primo singolo del disco, Sold Out the World, inizia in maniera quasi gotica con le tastiere e ha un incidere epico. La voce della Mattice è velluto e il suono è un rock dove il pianoforte ha un ruolo fondamentale e la ritmica pulsa crescendo assieme al cantato. Molto bella.

    Chitarre e groove ed ecco Stupid Angel, un blues rock che la voce sensuale di Alli addolcisce, ma dove la ritmica è pulsante e una nube porpora proveniente sempre dagli anni d’oro del rock, aleggia sopra le nostre teste.

    Le canzoni sono talmente moderne e vecchie allo stesso tempo, da catapultarci come in una macchina del tempo a 50 anni fa, senza però risultare delle copie.

    La voce splendida di Alli Mattice piace anche nella ballata rock dall’appeal radiofonico e nostalgico di Super Bowl Sunday: forse la domenica con maggiori ricordi dell’anno del pubblico americano.

    Giù i finestrini, sole e vento sulla faccia e via verso una strada senza fine, questo vorresti fare ascoltando queste canzoni. Splendido l’assolo incastonato al centro del brano.
    Il lavoro delle chitarre e delle tastiere è veramente notevole e la band scelta dalla Mattice per ac-compagnarla in questa avventura per il suo esordio discografico, è davvero di talento.

    La chiusura dell’album è affidata ad un brano che inizia acustico ma con un ritmo da un groove irresistibile, What it so Wrong?, con sferzate di chitarra elettrice e tastiera così dannatamente seventies che crescono fino ad un bridge rilassato e quasi onirico che valorizza, se mai ce ne fosse bisogno, una grande cantante.

    Una scoperta davvero piacevole questa band e questa artista: Alli Mattice ha un talento sopraffino, un’energia positiva avvolge la sua musica e, con la sua voce emozionante, riesce alla grande a trasportarla in queste 10 canzoni. Un risultato fresco, divertente, vintage, ma assoluta-mente originale.

    Prendete anche voi il van Volkswagen della Alli Mattice Band e correte su questa autostrada dal Texas alla California, passando attraverso i suoni di un’estate indimenticabile, e regalatevi un viaggio da fare e rifare, con un mix della migliore musica che quegli anni ci hanno regalato, suonato in maniera personale e mai banale e cantati da una voce che difficilmente dimenticherete.

    Buon ascolto,
    Claudio Trezzani by Trex Roads

    Nel mio blog troverete la versione inglese di questo articolo.
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  • Flatland Cavalry – “Wandering Star” (2023) by Trex Roads

    Flatland Cavalry – “Wandering Star” (2023) by Trex Roads

    Oggi viviamo in un mondo veloce, con poca anima e con poca attenzione al bello e nella musica questo ha una delle sue più terribili manifestazioni.

    La musica viene chiamata con un termine orribile: “liquida”. Non si presta più attenzione alle parole, ai crediti di chi quella musica l’ha creata, suonata e prodotta e, soprattutto, non si valorizza il lavoro, spesso immane, che sta dietro alla copertina.

    Oggi nella musica indipendente, per fortuna, questa arte di creare copertine che hanno qualcosa di magico è tornata prepotentemente anche grazie al ritorno in auge del mio amato vinile, le cui copertine sono la massima espressione di questa arte che rischiava di andare persa per sempre.

    Ecco, la copertina del quarto album di una delle band più di culto e amate del Texas, i Flatland Cavalry, ha nella sua copertina meravigliosa tanti significati, ma il sentimento che più ho percepito ascoltando e guardando, è quello di una band che suona canzoni dal sapore antico e “vecchia scuola”.

    Un po’ come la copertina dove la “stella errante”, rappresentazione perfetta di una band che ha girato locali e locali senza fermarsi mai, passa sopra ai ricordi di campagna e di deserto del proprio Texas.
    La band è un sestetto che non si può paragonare a nessuno, secondo me. Cercare di dirvi assomigliano a questo o quell’altro è inutile. Tantissime influenze e nessuna decisiva.

    Sono originali, come la splendida voce del leader Cleto Cordero, uno dei cantautori migliori che il Texas abbia prodotto negli ultimi anni.

    Il resto della band è qualità pura: Reid Dillon alla chitarra elettrica, Adam Gallegos alle tastiere, banjo, acustica e mandolino, Jason Albers alla batteria, Jonathan Saenz al basso e Wesley Hall al violino.

    Alla naturale e innata vena creativa di Cordero, aggiungetevi che sua moglie è una delle artiste più di talento della musica indipendente, e avrete due menti che si sostengono e si ispirano in una maniera che l’uno migliora l’altro.

    Per inciso la moglie è Kaitlin Butts e vi ho parlato del suo meraviglioso disco del 2022 in questo articolo: www.ticinonotizie.it/kaitlin-butts-what-else-can-she-do-2022-by-trex-roads/

    Il disco prodotto da Dwight A. Baker è anche il loro esordio con l’etichetta Interscope Records.
    C’erano timori sulla band dopo il deflagrante successo dell’essere comparsi nella colonna sonora della serie tv Yellowstone o essere andati in tour con un artista del pop country del mainstream di Nashville.
    Questi timori sono stati spazzati via e anzi possiamo dire che questo Wandering Star è uno dei dischi più belli di country texano degli ultimi anni.

    Un country che prende un po’ del meglio di tutto il country di ogni decennio e lo declina con abilità, sicurezza dei propri mezzi e originalità, senza mai strafare o cercare di scimmiottare i grandi del passato.

    Mettete la puntina sul vinile, restiamo nella bellezza corroborante del passato, e verrete invasi dalla bellissima e scatenata The Provider: chitarre graffianti come in un rock anni ’50 e celebra-zione dell’America che lavora. Si parte alla grande!

    The Best Days è un country rock solare dove il violino si intreccia alle chitarre che lascia spazio alla bellissima ballata acustica Only Thing At All.

    La prestazione vocale di Cordero è di una bellezza abbagliante e, mai come in questo disco, espressiva ed emozionante.

    La splendida canzone d’amore e di maturità in duetto con la moglie Kaitlin, Mornings With You, è perfezione poetica. Scritta assieme ad un’altra artista che era già comparsa in un disco di una band leggendaria fra quelle indipendenti e cioè Ashley Monroe (comparsa in un disco degli Steel Woods, ndr).
    Splendida e divertente è Let it Roll, così dannatamente vintage e arrangiata alla grande.

    E, ragazzi, l’assolo di violino di Hall intrecciato a quello di chitarra di Dillon è breve, ma talmente bello che ho premuto ripeti solo per quei secondi.

    In Spinnin’ c’è il titolo del disco, ma c’è anche la tranquilla semplicità di un songwriting che non teme il passare del tempo, il suono è così sospeso fra le stelle della copertina senza risultare vecchio e nemmeno moderno. E’ semplice bellezza così stordente da lasciarci così sdraiati su di un prato con il naso all’insù cercando la stella errante sopra il cielo del Texas.

    Oughta See You (The Way I do) è un gioiello di country rock di livello assoluto con il testo ispirato da una frase dettagli dalla moglie. Quando due menti così piene di idee vivono sotto lo stesso tetto, basta una piccola scintilla per scatenare l’incendio che è questa stupenda canzone.

    Gli assoli poi, amici, sono spettacolari e li ascolterei per ore: chitarra e violino, violino e chitarra e poi la ritmica e la voce di Cleto. Magia, come nelle stelle sopra di loro. Un disco dove la magia della copertina avvolge un suono senza tempo, semplice, ma non scontato.
    Il ritorno di una band ormai leggendaria che ad ogni disco ci regala un nuovo capolavoro come se fosse la cosa più normale del mondo.

    Prestazioni meravigliose di tutti i membri della band, nessuno escluso: la voce che ci guida con un’intensità mai sentita, la chitarra elettrica che sferza come il vento del deserto, la magia del violino che regala assoli mescolando malinconia e gioia, la sezione ritmica che batte come il cuore nel petto dopo una lunga corsa: ecco, questo Wandering Star è tutto questo e anche di più.

    Grazie a Dio il successo non ha cambiato di una virgola i Flatland Cavalry e, se non li conoscete, questo album vi farà entrare nel loro mondo e, fidatevi, se amate la musica di qualità non ne uscirete più. Parola di Trex.

    Buon ascolto,
    Claudio Trezzani by Trex Roads

    Nel mio blog troverete la versione inglese di questo articolo.
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  • Brent Cobb – “Southern Star” (2023) by Trex Roads

    Brent Cobb – “Southern Star” (2023) by Trex Roads

    Ormai il country indipendente è una marea inarrestabile, talmente inarrestabile che ormai anche il music business del mainstream non può ignorarla e cerca, anzi, di inserirsi in questo successo che non conosce crisi o cali di popolarità da anni.

    Basti pensare che i festival che si susseguono dalla primavera all’autunno sono grandiosi, con delle line-up da sogno e registrano sold-out in ogni angolo degli Stati Uniti. Si è tornati a fare musica indipendente come si usava negli anni ’70 quando gli artisti erano un vero movimento e collaboravano fra loro per il successo uno dell’altro.

    Ecco, Brent Cobb è stato protagonista e testimone della rinascita di questo movimento che con fatica si è lasciato alle spalle le lusinghe e i dollari sonanti del music business che cercava di ingabbiarlo in folli regole commerciali. Non tutti, nonostante il talento, sono riusciti a a farlo, ma quelli che ce l’hanno fatta oggi sono snocciolati in una delle canzoni più belle degli ultimi anni.

    Parto in maniera diversa oggi a raccontarvi questo disco e comincio col parlarvi di un brano che è un manifesto, una testimonianza, una celebrazione da parte di un artista che c’era, ha vissuto e ha condiviso gli studi di registrazione, il palco e la vita con i migliori artisti della musica indipendente, ma anche con quelli del mainstream.

    Brent Cobb con When Country Came Back to Town ci regala una sorta di playlist dei migliori artisti country di questo movimento e lo fa con una meravigliosa ballata che ha impiegato 15 anni a completare e che sarà nei miei speaker per tanti anni a venire. Non è riuscito a inserire tutti, ma ci sono nomi che oggi riempiono le arene, ma quando hanno iniziato erano osteggiati e suonavano per 100$ nei drugstore e oggi sono il faro che guida quelli che vogliono percorrere le stesse strade.

    C’è il “cugino Dave” che è Dave Cobb il mago della produzione che ha dato il la al movimento, c’è Jamey Johnson e il suo compianto chitarrista Jason “Rowdy” Cope con cui condivideva i sogni, c’è Sturgill Simpson che ha aperto la strada come Cody Jinks, c’è Chris Stapleton e la moglie Morgane, Nikki Lane e anche chi, nonostante sia inglobata ormai nel carrozzone di Nashville, resta una grande artista e cioè Miranda Lambert. E tantissimi altri.

    Non solo un brano da ascoltare, ma un brano da leggere e tramandare ai posteri: oggi la musica indipendente è protagonista e lo è grazie ad artisti come Brent Cobb, nessun dubbio riguardo a questo.

    Southern Star è un disco perfetto, 10 canzoni che sono una celebrazione non solo della musica del Sud degli States, la parte migliore, per chi vi parla, della musica americana, ma è anche una celebrazione della vita dei luoghi dove Cobb ha vissuto.

    Per esempio la title track che apre il disco è una dedica alla sua Stella Polare, quella dove sa che può tornare e sentirsi meglio e cioè la sua Georgia, ma anche ad un bar dove era solito frequentare il leggendario Jason Cope. Un artista che è stato suo ispiratore e con il quale ha condiviso tanto, prima della sua tragica scomparsa.

    Il disco è stato registrato ai Capricorn Studios di Macon e il sentimento che avvolge il disco è lo stesso che avvolgeva i dischi di chi è nato e ha registrato qui: la Allman Brothers Band, Charlie Daniels, il soul e il southern, come nella splendida Livin’ the Dream. Ritmo, soul e una spruzzata di funk. Tastiere e armonica, una voce calda e un’abilità nello scrivere canzoni di qualità veramente pazzesca.

    Patina è una bellissima ballata d’amore scritta dalla moglie di Brent che rilassa l’atmosfera, uno di quei pezzi che ci immaginiamo ascoltare sotto un portico davanti ad un piccolo fuoco. Bellissima nella sua disarmante semplicità.

    Volevate rock e funk del Sud? Ecco a voi ‘On’t Know When dove la magia del sentimento gospel, che era alla base del suo precedente disco (la cui recensione potete trovare qui https://www.ticinonotizie.it/brent-cobb-and-now-lets-turn-the-page-2022-by-trex-roads/), in-contra l’honky tonk e il southern. Un pezzo divertente e con un arrangiamento da fuoriclasse.

    Il ritmo non vi molla nemmeno in Devil Ain’t Done, andamento del Sud: soul, funk e blues in un mix assassino. Metteteci poi il testo che ci parla di come il nostro non vuole mollare l’atteggiamento ribelle e, anzi lo ritiene fondamentale e avrete un pezzo che non lascerà presto le playlist di chi ama il rock del Sud e il suo appeal.

    Il lavoro si chiude con un’altra ode al Sud, Shade Tree, che ne abbraccia completamente il sentimento rilassato con una ballata d’altri tempi che la voce calda e intensa di Cobb rende ancora più incisiva. Il songwriting di questo ragazzo ha pochi eguali nel mondo indipendente. Chapeau!

    Southern Star è uno dei dischi indipendenti dell’anno, non solo per la canzone che celebra le gesta dei suoi eroi, ma perché esalta un territori e il suo sentimento che sono la migliore espressione della musica cantautoriale americana.

    Cobb dopo album veramente bellissimi, ci regala un altro capolavoro da tramandare ai posteri che lo pone, senza ombra di dubbio, fra i migliori della sua generazione.

    Un disco che nella sua tranquilla semplicità, cela un mondo di poesie e storie complesse e piene di significati, che vanno apprezzate lentamente, come se steste sorseggiando un tea dolce in uno di quei barattoli di vetro, avvolti dal profumo delle pesche, seduti sotto un portico di legno.

    Io, come Brent Cobb, lascio agli altri la stella che punta al Nord, musicalmente la mia stella è una stella del Sud che punta direttamente verso i luoghi dove la migliore musica americana si è rivelata al mondo.

    Buon ascolto,
    Claudio Trezzani by Trex Roads

    Nel mio blog troverete la versione inglese di questo articolo.
    www.trexroads.com

  • Southall – “Southall” (2023) by Trex Roads

    Southall – “Southall” (2023) by Trex Roads

    Ci sono artisti la cui crescita è evidente man mano che si susseguono gli album: una maturazione musicale che quasi coincide con l’aumento esponenziale del successo e del numero di fans.

    Nella musica indipendente americana succede spesso. Si parte da uno zoccolo duro di ascoltatori che magari ti seguono da quando muovevi i primi passi in un piccolo bar di Stillwater, Oklahoma e ora viene a vederti in locali o festival dove ci sono migliaia di persone.

    Ecco amici, i Southall hanno fatto questo percorso e, come un treno in corsa senza ostacoli, lo stanno percorrendo entusiasmando per freschezza musicale, influenze diverse fra loro e un sound esplosivo che non fa prigionieri.

    Vi avevo già parlato di questa band recensendo il loro terzo disco For the Birds del 2021 https://www.ticinonotizie.it/read-southall-band-for-the-birds-2021-by-trex-roads/), ma c’è una sostanziale differenza rispetto al disco di solo 2 anni fa: il nome.

    Il leader di questa giovanissima band si chiama Read Southall e ha sempre usato il suo nome e cognome per chiamare la sua creatura sin dall’esordio discografico del 2015.

    La differenza con il passato però risulta evidente perchè ora i membri della band (Ryan Wellman e John Tyler Perry alle chitarre, Reid Barber alla batteria, Jeremee Knipp al basso e Braxton Curliss alle tastiere) portano le loro idee, le loro note e le loro parole per creare canzoni come un tutt’uno.
    Proprio per questo motivo hanno deciso di chiamare la loro band solo Southall senza aggiungervi altro: siamo noi, siamo questi e siamo una band. Coi fiocchi aggiungerei.

    Questi ragazzi sono fra i migliori esponenti della scena attuale della red dirt music dell’Oklahoma e vengono da un posto dove gente come i Cross Canadian Ragweed e i Great Divide erano leggende vere, ma i Southall non sono solo quello. Hanno inserito nel loro sound elettrizzante an-che sprazzi di rock settantiano, scariche di hard rock e tantissime idee geniali e personali.

    Questo album omonimo però comincia con quella che mi sembra una specie di dedica al sound della loro terra e quella che più è radicata nel loro cuore: The Score. Suono, chitarre del sud e cori. Un inizio che spiazzerà visto che il resto del disco sarà totalmente invaso dal suono di chitarre sferzanti e tanto ritmo martellante.

    When You’re Around chiarisce subito il concetto con delle sferzate di chitarra elettrica e un groove avvolgente. Una canzone rock veloce dal gusto quasi punk e guidata dalla voce intensa e particolare di Read Southall.

    Le chitarre fanno un lavoro egregio e sfrecciano via graffiando l’aria, ma nella successiva Out Alive il suono si fa ancora più pesante e le chitarre si fanno più dure. Il riff sembra un incontro clandestino fra i Black Sabbath e la chitarra acida di Jack White, ma è la voce gridata del leader che ne certifica l’originalità. Bellissimo il testo, molto attuale sulla paura di dire o pubblicare qualcosa in questo mondo di censori che sono pronti a crocifiggere qualcuno per idee diverse da ciò che loro ritengono giusto.

    Non fate in tempo ad abituarvi al sound pesante e quasi cupo della precedente, che arriva By Surprise un rock cadenzato e solare che sembra quasi una canzone rock degli anni ’90, spensierata e da cantare a squarciagola con i finestrini abbassati in un’estate senza fine.

    La cosa sicura è che è difficile catalogare i Southall, in un certo senso la stessa cosa che capita con i Whiskey Myers: possiamo certamente dire che sono rock americano nell’accezione più ampia del termine. Ci sono tantissime influenze e suoni diversi, ma tutti declinati con personalità e originalità.
    One Day at Time cambia ancora registro, un brano quasi blues nel suo incidere di chitarre, un blues però influenzato dal rock come nella migliore tradizione inglese degli anni ’70.

    E per rimanere in quel periodo e in quella zona musicale arriva la mia preferita del disco: la splendida ed entusiasmante Scared Money. Con una freschezza e un talento sopraffino i ragazzi dell’Oklahoma attualizzano il sound che i Rolling Stones avevano concentrato nel loro capolavoro Exile on Main Street. Chitarre, riff dal groove assassino e tanto ritmo. Le influenze più forti del country della loro terra è nel testo dedicato ai lavoratori e alla gente comune.

    Chitarre sugli scudi anche in All I Have e anche qui forte eco di punk rock anni ’90, ma con un appeal moderno e mai banale. Il lavoro delle chitarre è anche qui un punto di forza.

    Volevano fare un disco rivoluzionario per la loro carriera: nel nome, nella musica e nel modo di farla e si sono affidati al produttore di uno dei dischi più rivoluzionari degli ultimi anni e cioè Eddie Spear che ha prodotto il capolavoro mastodontico di Zach Bryan: American Heartbreak.

    Un altro testo fortemente country in una canzone caratterizzata dalle chitarre blues: ecco a voi Spit it Out. Un tappeto di tastiere e una ritmica pulsante, altro pezzo che è nella lista dei miei preferiti. La produzione e la band creano un sound così ricco e pieno di sfumature che premere ripeti sarà normale per apprezzarne la profondità.

    Il disco si chiude con una solare ballata, Short and Sweet, dove la voce di Read ci regala forse la prestazione più inaspettata e bella. Intensa, avvolgente ed emozionante. Qui il country è anche nella musica, una ballata acustica da chiusura di show, con la chitarra elettrica che cerca di fare capolino.
    Un disco che è un vero e proprio viaggio nella musica rock americana, senza dimenticare le origini di una band nata nel solco dei grandi artisti dell’Oklahoma.

    Fra poco in mezzo a quei nomi ormai diventati leggendari, potremmo leggere il nome di questa band formata da ragazzi da un talento che ormai è riconosciuto e fidatevi dopo averli visti dal vivo a Milano lo scorso anno di spalla ai Blackberry Smoke posso confermarvi che sono una scarica elettrica tanto da disco come sulle assi di un palco.

    Il successo sta montando forte come l’evoluzione del loro sound, come vi ho detto all’inizio, e nel 2024 saranno in tour come attrazione principale in Europa e toccheranno anche Milano: vi suggerisco di segnarvelo in agenda e, se amate il rock, di non lasciarvi scappare l’occasione.

    Buon ascolto, by Trex Roads

    Nel mio blog troverete la versione inglese di questo articolo.
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  • The Steel Woods – “On Your Time” (2023) – by Trex Roads

    The Steel Woods – “On Your Time” (2023) – by Trex Roads

    Ci sono artisti che reputo assolutamente fondamentali nel mio modo di vedere e ascoltare la musica. Artisti che sin dal primo ascolto mi hanno colpito e lasciato un segno nell’anima.

    La mia Stella Polare della musica indipendente ha cinque punte e una di queste punte è sicuramente occupata dagli Steel Woods (le altre sono Whiskey Myers, Cody Jinks, Shane Smith and the Saints e Turnpike Troubadours, ndr).

    La band, nata a Nashville nel 2016, era la creatura partorita da due menti artistiche con pochi eguali. Due menti che si sono trovate ad avere la stessa visione, gli stessi gusti e fra le quali è nata una chimica che possiamo definire magica. A me ha sempre ricordato la magia che c’era fra Jimmy Page e Robert Plant e dalla quale nacquero i Led Zeppelin.

    L’incontro fra il grande chitarrista (che all’epoca era il chitarrista della band di Jamey Johnson) Jason “Rowdy” Cope e il polistrumentista Wes Bayliss è avvenuto per puro caso e, come mi piace ricordare, per un aiuto arrivato dal Cielo: Wes stava cantando ad un concerto di tributo al leggendario countryman Wayne Mills e colpì Rowdy a tal punto che lo spinse a conoscerlo.

    Wayne Mills, la cui storia racconterò in una puntata del mio show Trex Music Club su WCN Radio a gennaio, condivide a suo modo lo stesso tragico destino di Cope: morì proprio mentre stava per raccogliere i frutti del duro lavoro on the road di quegli anni.

    Mills venne ucciso a colpi di pistola il 23 novembre 2013, fuori da un locale di Nashville, per un banale lite, mentre Rowdy Cope morì per le complicazioni del suo diabete il 16 gennaio 2021.
    Il filo rosso che lega Wayne Mills agli Steel Woods venne suggellato dalla stupenda cover di One Of These Days di Mills, che la band registrò per il loro secondo disco Old News del 2019.

    La scomparsa di Cope fu un colpo durissimo per la famiglia, per gli amici e per la band che era già diventata un riferimento assoluto della musica southern e rock americana, tanto che nel 2020 era in programma un tour europeo.

    In quei mesi ho avuto paura che gli Steel Woods non si sarebbero più ripresi, anzi che Bayliss non avrebbe più trovato forza e ispirazione per continuare nel progetto e nella visione che era il sogno di entrambi.
    Al contrario la band non si fermò e, come spesso ripete il grande Wes, è ciò che Jason avrebbe voluto per la sua creatura e, ne sono certo, ne sarebbe stato orgoglioso.

    All of Your Stones (che avevo recensito per il mio blog qui https://trexroads.altervista.org/all-of-your-stones-the-steel-woods-2021/) era stato l’ultimo disco in cui Cope era ancora presente, una specie di testamento in musica lasciato al mondo.

    Credo che la maggiore difficoltà non sia stata trovare un sostituto, soprattutto nei live, perché di chitarristi bravi ne esistono e la scelta di Tyler Powers fu perfetta, ma nessuno avrebbe potuto sostituire la magia che Rowdy creava quando lavorava con Wes Bayliss.

    Non voglio assolutamente sminuire Powers, che è un musicista straordinario e lo sta dimostrando nei tanti live che si sono succeduti, ma Jason “Rowdy” Cope aveva un ruolo che non potrà essere rimpiazzato da nessuno e il grandissimo merito di Wes Bayliss sta in questo disco che avete ora nei vostri speaker.

    E’ riuscito in questo On Your Time a dare seguito, da solo, alla visione che lui e Cope ebbero nel 2016 e lo ha fatto in una maniera che solo chi è toccato da un talento fuori dal comune può fare: suonando tutti gli strumenti che sentirete nelle 10 canzoni (TUTTI!), producendo il lavoro e cantando in maniera incredibile come se il suo amico Rowdy fosse al suo fianco nello studio di registrazione a vegliare su di lui e a dargli forza e ispirazione.

    Inoltre questo disco, nelle sue storie, continua il percorso della vita del personaggio che ha attraversato i 3 dischi degli Steel Woods e cioè Uncle Loyd (protagonista della canzone omonima presente nel primo disco Straw in the Wind che era una cover del grande Darrell Scott, presente in questo disco con la sua steel guitar). Se avete tempo, traducete i testi e seguite la storia, ne varrà la pena e poi ammiratelo sulla stupenda copertina guardare le montagne al tramonto.

    Il lavoro inizia con un arpeggio di chitarra southern: inizia così The Man From Everywhere. La voce di Bayliss è una delle migliori voci rock del music business e quando inizia a cantare capirete perché. Una canzone trascinata, appiccicosa, emozionante come nella migliori canzoni che il southern rock ha partorito negli anni.

    Bayliss ci canta di responsabilità famigliari e di bambini che cambiano la visione della vita dei genitori, mentre il riff di Cut the Grass ci avvolge con le sue chitarre. Le chitarre sono grasse e pesanti, gli assolo taglienti e si respira quell’aria umida della musica del Sud, ma la voce di Bayliss apre un varco ed è emozionante a livelli impensabili.

    Il riff di Devil in this Holler è un manuale di come deve suonare quel tipo di rock americano che deve la sua nascita alla Allman Brohters Band e ai Lynyrd Skynyrd. Graffiante, sporco, trascinato e quando la voce di Bayliss esplode non fa prigionieri. Una delle mie preferite della discografia magnifica di questa band eccezionale. L’assolo poi è di una bellezza lancinante e vi ricordo che suona tutto lui. Pazzesco.

    Famine Fortune ha un groove da far tremare i denti, le chitarre scavano solchi, mentre l’armonica regala un tocco di blues al sound sporco di polvere e fango. La storia modernizzata di Adamo ed Eva è cantata da una voce che viene dal Cielo, accompagnata da un brano in cui la melodia si intreccia ad un lavoro incredibile di ritmica e chitarra. Il finale è un altro assolo stupendo.

    La title track è una ballata dove le influenze country emergono in tutta la loro bellezza e Bayliss mostra tutto il suo talento padroneggiando questa melodia struggente con la sua voce incredibile.
    Rivedo, senza fare paragoni, in questo brano in cui Wes cui parla con il cuore del rapporto padre figlio, la stessa emozionante bellezza di Simple Man dei Lynyrd Skynyrd.

    Questa voce potrebbe cantare qualsiasi cosa e renderla emozionante, figuriamoci una canzone della bellezza di On Your Time: capolavoro.
    E’ poi il turno di due cover e come in ogni disco degli Steel Woods sono pezzi che non interpretano, ma le fanno sembrare come scritte da loro: You Don’t Even Know Who I Am, di Gretchen Peter, è una ballata intensa ed emozionante che sembra un’outtake di un album con Cope, mentre Border Lord, del leggendario Kris Kristofferson, è un rock del Sud dall’incedere quasi epico.

    Una cavalcata di 7 minuti con un tappeto di armonica e un andamento oscillante, quasi blues. Il lavoro di Bayliss agli strumenti è davvero soprannaturale: un artista che ha pochi paragoni nella musica americana di oggi, un vero fuoriclasse.

    Stories to tell to Myself è una ballata malinconica quasi folk-blues che era stata scritta nel 2018 e sembra proprio provenire dall’esordio discografico in cui c’era ancora Cope al fianco di Bayliss: le liriche paiono dare un filo conduttore a tutte le storie sentite finora, dove Uncle Loyd era protagonista e ascoltarle accompagnate da una parte strumentale di una bellezza commovente, ci fa entrare nell’immagine di copertina, all’ombra di quel tramonto.

    Seduti ad ascoltare quell’uomo e la sua vita. Poesia e arte, Wes Bayliss le padroneggia come fosse un pittore. Broken Down Dam inizia piano, con la voce calma di Bayliss ad accoglierci, ma proprio come l’acqua che esce dalla diga rotta del titolo, cresce sempre di più in intensità per arrivare all’ennesimo assolo di chitarra finale di una bellezza scintillante, attorniato dalle tastiere, dalla steel guitar e da un ritmo epico.

    Non si può raggiungere la felicità nella vita senza passare attraverso al dolore e alle difficoltà e If Not for the Rain è il manifesto finale di questo disco, come a dirci che la perdita di uno dei più grandi musicisti della musica americana indipendente è stato il passaggio per arrivare ad un disco, e mi ripeto, di una bellezza poetica stordente e magica. L’assolo di armonica ne suggella in maniera perfetta la chiusura.

    La vita per fortuna continua e Wes Bayliss la sua l’ha fatta continuare nel solco che un giorno tracciò assieme ad un umile musicista che aveva la sua stessa visione del mondo e dell’arte.

    Vi ricordo che sarebbe un peccato non approfittare della loro tournée europea che toccherà Milano assieme ai Blackberry Smoke il 2 ottobre 2024: vi aspetto, io di certo non me lo perderò. Grazie Dio per gli Steel Woods e per Wes Bayliss, chi li conosce non li molla più, anche se non è avvezzo a questa musica: potere della bellezza e della magia.

    Piccola nota a margine nel mio piccolo troverete nel mio romanzo in uscita il 13 giugno 2024 una dedica a Wes non solo nella colonna sonora del libro, ma anche nel nome del co-protagonista il detective Bayliss. Eagle Up!

    Buon ascolto,
    Claudio Trezzani by Trex Roads

    Nel mio blog troverete la versione inglese di questo articolo.
    www.trexroads.altervista.org

  • Busto Arsizio, stasera Banco del Mutuo Soccorso in concerto

    Busto Arsizio, stasera Banco del Mutuo Soccorso in concerto

    MILANO – Dopo il concerto sold-out del batterista Gianni Cazzola, che ha inaugurato la nuova stagione, e la strepitosa esibizione del pianista e compositore Enrico Pieranunzi, stella di prima grandezza della scena internazionale, la rassegna “Eventi in Jazz”, organizzata come di consueto dall’imprenditore discografico Mario Caccia con il contributo dei Comuni di Busto Arsizio e Castellanza, in provincia di Varese, propone un altro imperdibile appuntamento: venerdì 13 ottobre, al Teatro Sociale di Busto Arsizio, sarà di scena il Banco del Mutuo Soccorso, una delle formazioni che ha scritto la storia del rock progressive italiano (inizio live ore 21; ingresso 10 euro, gratuito per gli Under 26).

    La celebre band fondata da Vittorio Nocenzi, che in mezzo secolo di attività ha firmato album leggendari come “Il Salvadanaio”, “Darwin!”, “Io sono nato libero” e “Come in un’ultima cena” e hit popolari quali “Moby Dick” e “Paolo Pa”, proporrà i suoi più grandi successi con un’attenzione particolare al concept-album “Orlando: le forme dell’amore”, il suo lavoro più recente, uscito nel 2022 e ispirato all’Orlando Furioso, l’opera simbolo del Rinascimento italiano che Ariosto scrisse nel 1516.

    Tanti i temi d’attualità toccati in questo disco dal Banco: l’ambiente, la globalizzazione, la guerra, la multietnicità ma non solo. Afferma Vittorio Nocenzi, unico membro ancora presente della formazione originaria: «Dopo cinquant’anni di attività, la voglia di suonare i nostri brani dal vivo e di incontrare il nostro pubblico, che è trasversale e che abbraccia tre generazioni, è ancora intatta, perché è nei live che la nostra musica esprime tutta la sua forza comunicativa. Il pubblico questo lo capisce e ci trasmette, ogni volta, un grande entusiasmo. Agli spettatori che verranno ad ascoltarci a Busto Arsizio promettiamo un concerto del Banco del Mutuo Soccorso intenso, autentico, vero, fatto di muscoli e di cuore».
    Nel mese di novembre “Eventi in Jazz” si sposterà a Castellanza: venerdì 10 novembre sul palco del Cinema Teatro Dante si alterneranno i Manomanouche, formazione di punta del panorama Gipsy Jazz, e gli irresistibili Sugarpie and The Candymen, quintetto che modella con virtuosismo e ironia i classici del rock e del pop in uno stile rétro che evoca il jazz manouche, l’era dello swing e il Rock’n’roll degli albori. Infine, per l’ultima data della nuova edizione, venerdì 17 novembre la ribalta sarà tutta per il sassofonista e compositore Claudio Fasoli, uno dei più importanti jazzisti della scena italiana (ma non solo). Dotato di uno stile personale e riconoscibile e di un’invidiabile vena prolifica, Fasoli (84 anni da compiere il 29 novembre) è ancora oggi uno dei musicisti più interessanti e apprezzati in circolazione (il suo “Next” si è aggiudicato il Top Jazz 2021 della rivista specializzata Musica Jazz come miglior disco dell’anno). A ripercorrere, insieme a lui, la sua lunghissima carriera interverranno i tanti colleghi che lo hanno accompagnato negli ultimi due decenni di attività, sottolineando i passaggi e le evoluzioni stilistiche che hanno contraddistinto la sua inesauribile ricerca musicale.

    EVENTI IN JAZZ – Da domenica 1 ottobre a venerdì 17 novembre 2023
    Domenica 1 ottobre 2023
    Busto Arsizio (Va)
    Teatro Sociale, via D. Alighieri 20.
    Tullio De Piscopo presenta… The Great Gianni Cazzola & New Jazz Generation
    Gianni Cazzola (batteria), Andrea Candeloro (pianoforte), Attilio Costantino (chitarra), Carlo Bavetta (contrabbasso), Cesare Mecca (tromba), Didier Yon (trombone), Tommaso Profeta (sax).

    Sabato 7 ottobre 2023
    Busto Arsizio (Va)
    Teatro Sociale, via D. Alighieri 20.
    Enrico Pieranunzi si racconta
    Enrico Pieranunzi (pianoforte), Simona Severini (voce), Rosario Giuliani (sax), Andrea Dulbecco (vibrafono), Luca Bulgarelli (contrabbasso), Mauro Beggio (batteria) e il Jazz Acoustic Strings: Cesare Carretta (violino), Silvia Maffeis (violino), Matteo Del Soldà (viola), Yuriko Mikami (violoncello).

    Venerdì 13 ottobre 2023
    Busto Arsizio (Va)
    Teatro Sociale, via D. Alighieri 20.
    Banco del Mutuo Soccorso
    Vittorio Nocenzi (tastiere, voci), Michelangelo Nocenzi (pianoforte, tastiere), Filippo Marcheggiani (chitarra elettrica, cori), Nicola Di Già (chitarra ritmica e acustica), Marco Capozi (basso elettrico), Dario Esposito (batteria), Tony D’Alessio (voce solista).

    Venerdì 10 novembre
    Castellanza (Va)
    Cinema Teatro Dante, via D. Alighieri 5.
    Manomanouche
    Nunzio Barbieri (chitarra manouche), Luca Enipeo (chitarra manouche), Francesco Django Barbieri (clarinetto), Pierre Steeve Jino Touche (contrabbasso)
    Sugarpie and The Candymen
    Lara Ferrari (voce), Jacopo Delfini (chitarra gipsy e armonie vocali), Renato Podestà (chitarra, banjo e armonie vocali), Roberto Lupo (batteria), Alessandro Cassani (contrabbasso).

    Venerdì 17 novembre
    Castellanza (Va)
    Cinema Teatro Dante, via D. Alighieri 5.
    Claudio Fasoli – Excursus
    Claudio Fasoli (sax), Mario Zara, Michelangelo Decorato (pianoforte), Simone Massaron, Michele Calgaro (chitarra), Yuri Goloubev, Tito Mangialajo Rantzer (contrabbasso), Marco Zanoli, Stefano Grasso, Gianni Bertoncini (batteria).

    Inizio concerti: ore 21.

    Biglietti: ingresso 10 euro; gratuito per gli Under 26.
    Abbonamento a cinque concerti: 37,50 euro
.
    Acquisti on line: www.biglietti.store
    Informazioni: management@abeatrecords.com; cell: 3478906468.
    
On line: www.facebook.com/eventiinjazz
    Instagram: Eventi in Jazz

  • Vasco boom: tre nuove date a San Siro, raddoppia anche Bari

    Vasco boom: tre nuove date a San Siro, raddoppia anche Bari

    MILANO Con l’annuncio di 3 nuove date il 15, 19 e 20 Giugno, salgono a 7 gli show di Vasco Rossi a Milano, mentre Bari raddoppia, con 2 concerti consecutivi il 25 e 26 Giugno per un totale di 9 date per Vasco Live 2024. Un nuovo record per Vasco: 36 concerti a Milano dal 1990 ad oggi, allo Stadio San Siro, un connubio indissolubile… senza contare l’evento all’Ippodromo La Maura nel 2022. Nuove date, è la notizia che tutto il popolo di Vasco stava aspettando, dopo che le prime 5 annunciate la scorsa settimana si sono polverizzate in meno di un’ora di vendita. La canzone Gli sbagli che fai, sigla della più vista docuserie su Netflix,Il Supervissuto, entra nelle classifiche radiofoniche.

    Nuove date in seguito al sold out in meno di un’ora per le date di Milano e Bari, previste rispettivamente per il 7 ed il 25 giugno del prossimo anno allo Stadio San Siro della città meneghina e allo Stadio San Nicola di Bari del capoluogo pugliese. Ecco le date annunciate fino ad ora:

    07 giugno 2024, Stadio San Siro di Milano
    08 giugno 2024, Stadio San Siro di Milano
    11 giugno 2024, Stadio San Siro di Milano
    12, giugno 2024, Stadio San Siro di Milano
    25 giugno 2024, Stadio San Nicola di Bari

    E così in meno di 60 minuti settimana scorsa stati letteralmente polverizzati 240mila ticket per le 5 date a Milano e Bari messi a disposizione sulle varie piattaforme di vendita Vivaticket, Ticketmaster e Ticketone. Ovviamente sui social network subito si sono fatti sentire i fan che non sono riusciti a procedere con l’acquisto degli ingressi. Fortunatamente, tra una lamentela e l’altra, Live Nation ha annunciato di essere a lavoro sull’annuncio di due nuovi appuntamenti dal vivo nelle stesse città: date arrivate appunto oggi.