Categoria: Lavoro

  • Regione Lombardia: nel 2023 meno incidenti sul lavoro che in passato

    Regione Lombardia: nel 2023 meno incidenti sul lavoro che in passato

    In merito alle attività di prevenzione degli infortuni sul lavoro, la Direzione Generale Welfare di Regione Lombardia replica, attraverso una Nota, alla segreteria regionale della Uil, spiegando che l’argomento viene trattato più volte l’anno nell’ambito di una cabina di regia a cui partecipano le parti sindacali (Uil compresa), quelle datoriali e le ATS. L’ultimo incontro si è tenuto lo scorso dicembre. “Nell’analisi dei dati 2023 – si legge nella nota – si evidenzia come i dati complessivi degli infortuni mortali (52) sono inferiori al 2022 (57) e inferiori al 2019 (67). I comparti maggiormente interessati sono le costruzioni (30,8%), l’agricoltura (23,1%) e la metalmeccanica (17,3%)”.

    “In merito ai controlli – prosegue – nel gennaio 2024 sono aumentati del 4% rispetto al gennaio 2023 (4128 contro 3957). In particolare, sono aumentate del 6% le ispezioni sul campo rispetto a gennaio 2023 (2056 rispetto a 1937). Le attività messe in atto dal sistema regionale sono state rinforzate attraverso un’apposita delibera e dalla legge ordinamentale che ha destinato il 2% delle sanzioni per realizzare progetti formativi e informativi”.

    “Inoltre – si legge ancora nella Nota – sono state fornite chiare indicazioni tramite i piani mirati di prevenzione. Si tratta di documenti tecnici che accompagnano le aziende nella prevenzione degli infortuni e nella tutela della salute”.

    “Regione Lombardia – conclude la Dg Welfare – si sta muovendo rinforzando i tre assi di azione (più controlli, più formazione, e più supporto alle aziende) per garantire maggiore sicurezza. Le attività di prevenzione e repressione di comportamenti errati sono in carico a Regione, ATS, sindacati, parti datoriali, ispettorato del lavoro e solo tramite una azione congiunta si potrà diminuire ulteriormente il numero di decessi dovuti al mondo del lavoro”.

  • Gruppp CAP offre lavoro

    Gruppp CAP offre lavoro

    Gruppo CAP, gestore del servizio idrico integrato per il Comune di Abbiategrasso, ha fatto del miglioramento e delle politiche di sviluppo dei territori gestiti uno dei suoi punti di forza, una strategia che negli ultimi anni si è consolidata con i tre pilastri “Sensibili – Resilienti – Innovatori” che guidano il Piano di Sostenibilità.

    Nel corso del 2023 il loro impegno si è concretizzato anche attraverso un consistente piano di potenziamento del personale, che intendono proseguire in questa direzione anche nel 2024, prevedendo un ulteriore incremento delle risorse per supportare al meglio la qualità del servizio e le nuove iniziative di sviluppo.

    Ciò premesso, Gruppo CAP comunica che, tutti gli avvisi di ricerca di personale saranno consultabili sul loro sito www.gruppocap.it, nella sezione LAVORARE NEL GRUPPO – ENTRA NELLA SQUADRA, dove sarà possibile candidarsi, secondo le procedure e le tempistiche ivi descritte, allegando il proprio curriculum vitae.

    Le pubblicazioni degli avvisi di ricerca del personale per il 2024 avverranno nel corso dell’anno.

  • La Uil: Lombardia, triste primato per i morti sul  lavoro

    La Uil: Lombardia, triste primato per i morti sul lavoro

    E’ della Lombardia il primato nazionale per incidenti sul lavoro, con 8.190 infortuni denunciati in gennaio. Di questi 12 sono mortali e 255 sono tecnopatie. Rispetto al 2023 – spiega la Uil in una nota – si è in presenza di un aumento dell’8.65%. A livello nazionale invece le denunce sono state 42.166, con 45 morti sul lavoro e 6.218 malattie professionali.

    “Siamo di fronte ad una situazione inaccettabile – commenta la segretaria confederale regionale Eloisa Dacquino – resa ancor più drammatica dalla presa d’atto che la vita delle persone per il governo vale 20 crediti”. “Di fronte alla perdita di vite umane e all’aumento del numero delle denunce – sottolinea la sindacalista – assistiamo al silenzio delle parti datoriali e ad un approccio burocratico e poco efficace in tema di prevenzione da parte della Regione Lombardia”. “Come Uil – afferma – riteniamo che debba essere messa in campo innanzitutto un’azione di coordinamento e controllo sulla formazione che viene erogata, troppo spesso inadeguata, mancante o addirittura certificata con attestati di frequenza falsi”.

    “Va valorizzato ulteriormente il sistema dei protocolli sottoscritto con provincie e comuni – prosegue – che hanno dimostrato che, dove applicati, si sono ridotti gli infortuni”. “Abbiamo chiesto di investire risorse finanziando progetti di formazione e che le aziende che violano la normativa vengano escluse dai bandi – ricorda Dacquino – ma ad oggi non c’è stata nessuna risposta, così come nessun riscontro alla richiesta di incontro unitaria del sindacato confederale all’assessore al Welfare Guido Bertolaso”. “Quanti morti dovremo ancora contare – si chiede – prima che la Regione Lombardia metta in campo azioni efficaci di prevenzione in tema di sicurezza sul lavoro”.

  • Ricordarsi che la persona viene prima del profitto- di Angelo Colombini

    Ricordarsi che la persona viene prima del profitto- di Angelo Colombini

    La scorsa settimana a Firenze si è consumata l’ennesima tragedia su un luogo di lavoro dove cinque lavoratori sono morti ed altri tre sono stati ricoverati in ospedale, per il crollo di una trave nel cantiere mentre veniva costruito un centro commerciale. Questo grave incidente riporta alla cronaca il dibattito sulla sicurezza nei luoghi di lavoro e contestualmente la giusta indignazione, le prese di posizioni, le ore di sciopero, che rischiano di essere dei “riti” quotidiani.

    Ogni tragedia è il riflesso di un mancato rispetto delle regole che ci sono e vanno rispettate, le norme vanno applicate, la Legge 81/2008 su salute e sicurezza nei luoghi di lavoro è un’ottima legge invidiata ed attenzionata da molti in Europa.

    Nel settore dell’edilizia, il subappalto spesso aumenta il rischio di un lavoro già denso di pericoli. Annunciare più ispettori e ispezioni è positivo ma non risolutivo. Occorre operare sul subappalto quando non corrisponde ad un’impresa specialistica, dotata di apparecchiature e lavoratori specializzati. Perché queste imprese si aggiudicano l’appalto, ma non lavorano in un cantiere, limitandosi a dividere le lavorazioni ricorrendo al subappalto, dove spesso vengono applicati altri contratti, come quello dei metalmeccanici evitando così gli obblighi di formazione e prevenzione previsti dagli accordi nazionali del settore edile, sfruttando anche cittadini stranieri costretti a lavorare in nero.

    In questi anni e durante l’agevolazione fiscale del Superbonus 110% sono state create imprese che posseggono le credenziali formali, ma non dispongono né di attrezzature né di lavoratori formati per tale attività lavorativa. Per questo i controlli delle autorità dovranno essere stringenti e gli appalti al massimo ribasso dovranno essere eliminati.

    Oltre a non abbassare la guardia attraverso le ispezioni degli organi competenti e proseguendo ad investire sulla prevenzione, attingendo anche ai finanziamenti messi a disposizione da Inail, occorre garantire un presidio in ogni realtà lavorativa, dalle micro alle grandi imprese, attraverso una rappresentanza sindacale competente, ma serve pure una assunzione di responsabilità collettiva da parte della società civile.

    Il governo innanzitutto deve definire al più presto una Strategia Nazionale in materia di Salute e sicurezza, un sistema di qualificazione delle imprese, (es. patente a punti) ed aggiornare la Legge 81/2008 assicurando in ogni realtà lavorativa un’adeguata sorveglianza sanitaria, ma anche prevedere per i grandi appalti privati le garanzie di qualità, la trasparenza, la regolarità contributiva e contrattuale previste per gli appalti pubblici. Inoltre, deve realizzare una campagna straordinaria sulla sicurezza, anche in ambito scolastico, per trasferire le adeguate conoscenze di base sulla prevenzione ai futuri lavoratori, partendo dai Percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento (PCTO) e nelle esperienze degli stage per tutelare gli allievi e le allieve coinvolte. Inoltre, dovrebbe sollecitare, attraverso gli organi di vigilanza e controllo, ispezioni coordinate nei cantieri pubblici delle grandi opere ed in tutti i luoghi di lavoro. La concretizzazione della formazione per tutti i datori di lavoro, un’adeguata organizzazione del lavoro che metta in relazione mansioni, età, competenze e salute, rappresenterebbero un passo determinante per un cambiamento radicale nel sistema di prevenzione.

    La ripresa economica con gli investimenti del PNRR, la crescita del PIL e gli incentivi fiscali devono essere linfa che alimenta il sistema lavoro, non a discapito di vite umane e di sofferenza per famiglie e persone. Siamo di fronte a un processo che vede intersecarsi e crescere, insieme al lavoro tradizionale, l’avvento delle nuove tecnologie, il lavoro agile (dove tempo e luogo sono per legge indifferenti), gli strumenti innovativi a tutela della salute (esoscheletri), e della sicurezza (dispositivi indossabili come smartwatch, occhiali intelligenti, orologi che monitorano l’attività fisica, cardiaca e del sonno). La persona va, per questo, messa “al centro” e protetta applicando un diverso modello di tutela molto più articolato e innovativo. Non si può garantire un posto di lavoro per poi metterlo a rischio sul fronte della mancata prevenzione e protezione.

    Ecco allora che il compito delle politiche e delle normative sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro diviene importante perché deve essere in grado di prevenire pericoli ancora indefiniti senza, tuttavia, creare allarmismi nel sistema economico e in particolare tra gli stessi lavoratori. Davanti a questi cambiamenti è fondamentale il coordinamento e il rafforzamento dei controlli, accrescendo il fronte della vigilanza (ASL, INL, INAIL, Vigili del fuoco e Carabinieri), riducendo i vincoli burocratici per le assunzioni e formando le forze in campo, avendo un occhio di riguardo sul rendere effettiva la funzione di deterrenza delle sanzioni, stringendo le maglie dei provvedimenti disciplinari oggi poco applicate e la messa a regime dei flussi informativi (banche dati) e l’incrocio dei diversi sistemi (regionali, istituzionali e parti sociali).

    Chi lavora deve pretendere la sicurezza e impegnarsi in prima linea affinché nei luoghi di lavoro questa sicurezza sia effettiva. Oltre alla formazione dei datori di lavoro, bisogna pretendere che nelle aziende ci siano investimenti nelle nuove tecnologie, che possono non soltanto ridurre la gravosità e la pesantezza del lavoro, ma anche garantire sempre di più il modo di lavorare. Naturalmente la tecnologia deve essere utilizzata senza disattivare i sistemi di sicurezza come purtroppo è successo. Anche in questo caso è importante la formazione, l’informazione e l’addestramento, perché una persona impara a come muoversi su una impalcatura, a come si produce e a come viene utilizzato un impianto, un macchinario, un trattore, una gru.

    Sono anche le modalità, i tempi e i ritmi di lavoro che rappresentano il reale punto debole, il tutto riconducibile ad una organizzazione del lavoro che spesso non è attenta alla tutela della salute e sicurezza dei lavoratori. Per svolgere più velocemente le lavorazioni purtroppo si sceglie di disattivare le protezioni di sicurezza, di non mettere l’imbragatura quando si opera sulle impalcature, oppure di non indossare i dispositivi di protezione individuale, saltando così alcune fasi delle procedure di lavorazione che garantirebbero la protezione necessaria. Alla fretta incosciente va contrapposta una coscienza che non può esimersi dall’aiutare la persona a lavorare con più responsabilità e con più attenzione, unendo la produzione alla sicurezza e alla salute.

    Occorre inoltre un sindacato forte, autorevole e unito che faccia sentire la voce delle lavoratrici e dei lavoratori. Perché, quando un lavoratore è precario, oppure irregolare e pagato in nero è molto difficile che decida di denunciare chi lo paga per queste inaccettabili condizioni lavorative. È impensabile che un operaio sfruttato oppure un immigrato irregolare denuncino contesti pericolosi. Sono i rappresentanti dei lavoratori, come quotidianamente fanno, che possono, in una situazione di parità e non di subalternità, costringere gli imprenditori che cercano di eludere le regole, di tornare nell’alveo della regolarità e della legalità.

    *Di Angelo Colombini. Consigliere Civ Inail, Vicepresidente Ebna e Fsba, Già Segretario nazionale CISL

  • Il primo Consiglio regionale dei Maestri del Lavoro presso la Sarpom di Trecate

    Il primo Consiglio regionale dei Maestri del Lavoro presso la Sarpom di Trecate

    Il Console Regionale MdL Ubaldo Uberti, i Consiglieri Regionali (Consoli delle Province Piemontesi) e alcuni Maestri del Lavoro sono stati accolti dalla Direzione SARPOM che ha presentato loro la storia della Raffineria.

    In particolare, soffermandosi sui due eventi più significativi che hanno caratterizzato l’anno appena concluso: i 70 anni della SARPOM e l’acquisizione del 75% della raffineria, detenuto da Esso Italiana, da parte di IP Gruppo api, il principale operatore privato italiano nel settore dei carburanti e della mobilità, che già deteneva il restante 25% di partecipazione.

    In particolare, Claudia Breschi, direttore delle operazioni di SARPOM ha evidenziato come questi due importanti momenti rappresentino per la raffineria un nuovo punto di partenza che ci ispira per affrontare con successo il futuro e la sfida della transizione energetica. “Allo stesso tempo” – ha sottolineato Claudia Breschi – “SARPOM mantiene un ruolo cruciale come realtà imprenditoriale dedicata all’integrazione con la comunità e alla promozione dello sviluppo socio-economico del territorio in cui opera. Nel corso di questi 70 anni di attività, il nostro approccio distintivo è stato sempre quello di affrontare le sfide con uno sguardo rivolto al futuro e all’innovazione, come per esempio i nuovi progetti per la produzione di biocarburanti avanzati e di idrogeno verde.”

    I partecipanti al Consiglio Direttivo Piemontese si sono mostrati molto interessati ai contenuti esposti, di estrema attualità in quanto coniugano la necessità di sviluppare nuovi prodotti per la mobilità e il supporto alla industrializzazione in un’ottica di conservazione dell’ambiente.

    Dopo i doverosi e sentiti ringraziamenti ai relatori e alla Direzione SARPOM che si è da subito resa disponibile per ospitare l’incontro, il Consiglio ha proseguito la giornata trattando i vari punti dell’ordine del giorno, tra i quali:

    · approvazione del bilancio 2023 e situazione finanziaria al 31.12.2023

    · previsioni impegni budgetari per l’anno 2024

    · progetto di Testimonianza Formativa Scuola

    · candidature nuovi Maestri del Lavoro per il 2024

    Il Consolato Regionale e i Consolati Provinciali non hanno scopo di lucro: tutte le iniziative svolte dai Maestri del Lavoro iscritti alla Federazione Nazionale Soci si basano sul volontariato.

    Il Progetto “Testimonianza Formativa Scuola – TFS”, per l’anno scolastico 2023-2024, è stato ampiamente illustrato dal Coordinatore Regionale (CORE) e dai Coordinatori Provinciali presenti. Questa attività riveste grande interesse e priorità per la nostra Federazione Nazionale. I Maestri coinvolti si portano in dote la loro lunga esperienza e le loro conoscenze specifiche, a favore della Formazione e dell’Orientamento delle nuove Generazioni. Orientamento sia di tipo scolastico, che di tipo professionale.

    Il Console Regionale ha esposto la situazione delle candidature per l’anno 2024 per il conferimento della “Stella al Merito del Lavoro” presentate dalle Aziende Piemontesi all’Ispettorato del Lavoro di Torino, per la successiva verifica dei requisiti e validazione. La decorazione, conferita con Decreto del Presidente della Repubblica su proposta del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, sarà consegnata alle neo Maestre e ai neo Maestri del Lavoro con una cerimonia che si terrà il 1° maggio 2024 presso il Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino.

  • Poste Italiane cerca.. ‘postini’ in provincia di Milano

    Poste Italiane cerca.. ‘postini’ in provincia di Milano

    In provincia di Milano Poste Italiane cerca portalettere da inserire nel proprio organico. I candidati saranno assunti con contratto a tempo determinato e si occuperanno della distribuzione di corrispondenza e pacchi nel territorio in relazione alle specifiche esigenze aziendali.

    Per poter presentare la propria candidatura è sufficiente inserire il proprio curriculum vitae sulla pagina web del sito istituzionale di Poste https://www.posteitaliane.it, nella sezione “Carriere” dedicata a “Posizioni Aperte”.

    Tra i requisiti richiesti per la candidatura c’è il possesso di un diploma di scuola media superiore o diploma di laurea, anche triennale e patente di guida in corso di validità idonea per la guida dei mezzi aziendali. Almeno inizialmente i contratti proposti da Poste italiane per questa figura professionale sono quasi sempre a tempo determinato, della durata, solitamente, di tre o quattro mesi. La retribuzione si aggira intorno a i 1.200 euro netti fino ad arrivare a un massimo di 1.500 euro. Non si tratta quindi di una cifra altissima, ma bisogna considerare che per questo lavoro non è richiesta un’elevata specializzazione.

  • McDonald’s assume 25 persone a Segrate

    McDonald’s assume 25 persone a Segrate

    McDonald’s cerca 25 nuovi candidati per rafforzare i team dei suoi ristoranti di Segrate Rivoltana e di Segrate Cassanese. Martedì 5 marzo, l’azienda ha organizzato una giornata di selezioni e colloqui presso il ristorante McDonald’s via Rivoltana, 64, dalle ore 9.00 alle 17.00. Una preziosa occasione di conoscere più da vicino la realtà di McDonald’s, attraverso l’esperienza di chi ci lavora.

    Voglia di mettersi in gioco, capacità di lavorare in squadra e a contatto con i clienti, rappresentano alcune delle principali caratteristiche che l’azienda ricerca nelle persone che lavorano nei suoi ristoranti. McDonald’s offre un’opportunità di lavoro concreta, grazie a contratti stabili (che rappresentano il 92% del totale) e possibilità di crescita professionale rapida. Entrare in McDonald’s significa lavorare in un contesto dalla forte identità di gruppo, giovane, inclusivo e meritocratico, capace di garantire a tutti i dipendenti le medesime opportunità.

    Le persone selezionate verranno inserite in un percorso di formazione propedeutico alle mansioni che svolgeranno, con contratti part-time, e inquadrate secondo il contratto nazionale del turismo. La retribuzione è quella prevista dallo stesso contratto, parametrata al numero di ore lavorative settimanali.

    Per partecipare, è possibile inviare la propria candidatura entro il 3 Marzo direttamente sul sito, attraverso la compilazione di un questionario circa diverse tematiche, tra cui la disponibilità oraria e il tipo di mansioni a cui si è interessati e il caricamento del CV.

    McDonald’s Italia
    In Italia da 37 anni, McDonald’s conta oggi oltre 680 ristoranti in tutto il Paese per un totale di 32.000 persone impiegate che servono ogni giorno 1.2 milioni di clienti. I ristoranti McDonald’s italiani sono gestiti per il 90% secondo la formula del franchising grazie a 150 imprenditori locali che testimoniano il radicamento del marchio al territorio. Anche nella scelta dei fornitori McDonald’s conferma la volontà di essere un marchio “locale”, con l’85% di fornitori che è rappresentato da aziende italiane o aziende che producono in Italia. Nel mondo McDonald’s è presente in oltre 100 Paesi con più di 38.000 ristoranti.

  • Economia & Ambiente: sempre più aziende sostenibili. A cura di Massimo Colombo

    Economia & Ambiente: sempre più aziende sostenibili. A cura di Massimo Colombo

    Al 31 dicembre 2023 sono 63 le società quotate su Euronext Growth Milan – mercato dedicato alle piccole e medie imprese (PMI) dinamiche e competitive che cercano capitali per finanziare la loro crescita – (31% del totale) che hanno rendicontato le proprie attività di sostenibilità e rappresentano una capitalizzazione complessiva pari a 3,0 miliardi di euro.

    Al di là del numero assoluto, è da rilevare come il dato relativo sia in decisa crescita rispetto alle 54 società che hanno rendicontato la sostenibilità al 31 dicembre 2022, tracciando un trend chiaro e definito per il futuro; dato che diventa ancora più significativo se si considera che nel 2023 hanno rendicontato ulteriori 7 società EGM che sono state successivamente oggetto di OPA o hanno effettuato il translisting al mercato principale.

    All’interno del quadro generale, va anche evidenziato nel dettaglio che si incrementa la percentuale di società che dichiara un’esperienza di rendicontazione non finanziaria almeno biennale (73% rispetto al 56% nel 2022), così come, parallelamente, si incrementa la percentuale di società che adotta processi di stakeholder engagement all’interno del proprio business model (79% rispetto al 67% nel 2022).

    Non è tutto. Cresce anche il numero delle aziende che considera l’impatto che la propria attività ha sugli SDG: 63% rispetto al 57% nel 2022. I GOAL “8 Lavoro dignitoso e crescita economica” e “4 Istruzione di qualità” si confermano quelli maggiormente perseguiti.

    E’ questo il quadro che emerge dal report che, ormai da anni, IRTOP Consulting, boutique finanziaria milanese specializzata nei capital market e nell’advisory per la quotazione, IPO partner di Borsa Italiana, ha tratteggiato attraverso le analisi dell’Osservatorio ECM ESG su Euronext Growth Milan, che ha indagato le prassi di disclosure ESG delle 63 società quotate su EGM al 31 dicembre 2023 che hanno rendicontato le proprie attività di sostenibilità. Le principali evidenze dell’Osservatorio sono state presentate a Milano nel corso di un convegno rivolto a investitori, istituzioni e stampa economico-finanziari, presso lo studio Pavia e Ansaldo, partner dell’evento.

    Anna Lambiase, CEO di IRTOP Consulting e direttore scientifico dell’Osservatorio ECM ESG, ha commentato il report dichiarando: “L’attenzione crescente da parte degli investitori istituzionali con fondi ex art. 8 e art. 9 continua a stimolare le PMI a rendicontare le tematiche ESG. Rendicontare la sostenibilità pone queste società in una condizione di vantaggio competitivo rispetto alle altre e genera comportamenti virtuosi che si riflettono sia sugli stakeholder interni che sugli stakeholder esterni, i quali percepiscono la chiara volontà di creare e mantenere valore nel breve, medio e lungo termine. Nel 2023 il 73% delle società dichiara un’esperienza almeno biennale nella rendicontazione di sostenibilità (in forte crescita rispetto al 56% nel 2022); emerge inoltre che il 63% delle aziende (in aumento rispetto al 57% nel 2022) ha preso in considerazione l’impatto che la propria attività ha sugli obiettivi di sviluppo sostenibile.

    Per chi già rendiconta, è necessario definire SDG (Sustainable Development Goals) raggiungibili e implementarli nei piani industriali. È necessario sviluppare un processo di reporting delle performance sociali, ambientali ed economiche, per sostenere un’idea di progetto sostenibile utile per ottenere un vantaggio competitivo e il successo aziendale di lungo termine. Inoltre le informazioni non finanziarie sono sempre più utilizzate da banche e investitori istituzionali per i finanziamenti alle PMI e per favorire l’accesso a strumenti di finanza sostenibile quali IPO e bond green o social”.

    Alla luce dei dati raccolti, chiaro e senza sbavarture il commento di Mia Rinetti, Partner Capital Market Pavia e Ansaldo e Milena Prisco, Partner e responsabile ESG Pavia e Ansaldo: “I dati dell’Osservatorio ECM ESG evidenziano una crescente attenzione da parte delle PMI agli aspetti di sostenibilità: a nostro avviso non si tratta di una tendenza ma di un progressivo cambio di mentalità da parte degli imprenditori.

    La rendicontazione ESG delle PMI è sempre di più lo snodo per lo sviluppo di pratiche imprenditoriali che beneficiano della finanza sostenibile e del favore dei mercati; lo dimostra la consultazione aperta a Bruxelles sugli standard di rendicontazione per le PMI soggette al reporting non finanziario secondo la direttiva CSRD. Dalla nostra esperienza professionale non possiamo che confermare i dati dell’Osservatorio, che evidenziano una timida adozione della governance integrata ESG, la quale diventa, invece, strategica ed essenziale per l’integrazione dei fattori ESG nei piani industriali e nelle buone pratiche di governo societario nella rilevazione dei rischi e delle opportunità di sostenibilità”.

    Per quanto riguarda le caratteristiche settoriali e regionali delle Società sustainable su Euronext Growth Milan, appartengono principalmente al settore Technology Services (24%), seguito dai settori Producer Manufacturing (11%) e Commercial Services (10%).

    In termini di composizione territoriale, invece, la regione più rappresentata è la Lombardia (38%), seguita dal Lazio (13%) e dalla Campania (11%).

    Massimo Colombo

  • Economia. Industria Calzaturiera: un periodo di su e giù…

    Economia. Industria Calzaturiera: un periodo di su e giù…

    Tra i mercati esteri si conferma al primo posto la Francia (+17,3% in valore e +1,1% in quantità su gennaio-ottobre 2022), le cui cifre comprendono anche i flussi di rientro delle produzioni effettuate in Italia dalle multinazionali francesi del lusso. Prosegue il processo di selezione tra le imprese (con un pesante -5,3% tra industria e artigianato), malgrado la tenuta nel numero degli addetti (che segna un +1,8%, benché ancora al di sotto dei livelli 2019 pre-Covid e in calo nell’ultimo trimestre)

    Il comparto calzaturiero italiano, grazie ai risultati favorevoli della prima parte dell’anno, chiude il 2023 con il fatturato a 14,6 miliardi di euro, in debole crescita sul 2022 (+0,9%) sostenuto dall’export, che si attesta a 12,8 miliardi (+1,1% a valore).

    Bene il saldo commerciale (5,8 miliardi, +7,3%), ma stentano la spesa delle famiglie italiane (-1,5%) e soprattutto i volumi prodotti (che hanno annullato il recupero del 2022 tornando a 148 milioni di paia, -8,6%) e quelli esportati (-10,6%), in sensibile contrazione. Questa la fotografia del settore scattata dal Centro Studi di Confindustria Moda per Assocalzaturifici presentata in occasione di Micam, la più importante fiera del comparto in programma dal 18 al 21 febbraio 2024 a Fiera Milano Rho.

    Forte preoccupazione per l’avvio 2024, previsto in ulteriore frenata almeno nel primo semestre, alla luce del difficile scenario internazionale, dominato da eventi e rischi geopolitici, e delle condizioni finanziarie restrittive per famiglie e imprese: per oltre la metà degli imprenditori la ripartenza non avverrà prima del 2025.

    Per Giovanna Ceolini, Presidente di Assocalzaturifici: “L’anno da poco concluso ha avuto per il calzaturiero italiano un andamento ondivago. Alle performance brillanti del primo trimestre, con aumenti a doppia cifra per export e fatturato, è seguito un progressivo rallentamento – in parte fisiologico, stante il raffronto con mesi 2022 non più penalizzati dalla pandemia – che ha condotto a risultati modesti nella seconda frazione e poi a flessioni nella seconda parte dell’anno.

    Il quarto trimestre, in particolare, si è chiuso senza stravolgimenti rispetto al trend negativo del precedente, registrando una frenata del fatturato (-5,4%), dell’export e degli acquisti sul mercato interno (-1,8% la spesa delle famiglie), peggiorando così ulteriormente l’andamento evidenziato nei primi 9 mesi. Il 2024 inoltre sta manifestando in avvio segnali preoccupanti, e prevediamo un’ulteriore frenata almeno nel primo semestre. Una congiuntura determinata dal difficile scenario internazionale, dominato da eventi e rischi geopolitici, e dalle condizioni finanziarie restrittive per famiglie e imprese”.

    Nel dettaglio, in merito all’export, nei primi 10 mesi 2023 (a cui si fermano i dati ufficiali Istat sinora diffusi) tra i mercati esteri si è confermata al primo posto la Francia (+17,3% in valore e +1,1% in quantità su gennaio-ottobre 2022), le cui cifre comprendono anche i flussi di rientro delle produzioni effettuate in Italia dalle multinazionali francesi del lusso. In forte calo (-24,6% in valore e -33,3% in paia) la Svizzera, tradizionale hub logistico delle griffe, interessata verosimilmente da un cambio nelle strategie distributive delle stesse (che hanno spedito direttamente ai mercati finali una parte consistente delle merci vendute, senza transitare dai depositi elvetici).

    USA e Germania hanno subìto nella seconda parte dell’anno drastiche battute d’arresto (nell’ordine del -25% in volume nel quadrimestre luglio-ottobre), registrando nei primi 10 mesi flessioni del -20% circa nelle paia (e del -7,8% e -2,3% rispettivamente in valore). Rinforzati anche dai minori transiti in Svizzera, i flussi diretti dall’Italia verso il Far East sono cresciuti del +15,6% in valore e del +7,4% in quantità (con Cina +12,4% in valore, Hong Kong +16,5%, Giappone +18,7% e Sud Corea con un moderato +2,8%, l’unica negativa in volume).

    Quest’area si conferma quella con i prezzi medi più elevati, proprio per il ruolo determinante giocato dalle griffe. Bene anche gli Emirati Arabi (+30% in valore e +8,9% in paia). Russia (+36,8% in valore) e Ucraina (+79%) hanno sperimentato – dopo il crollo del 2022 causato dall’inizio del conflitto – un sensibile rimbalzo, pur restando tuttora sotto i livelli 2021 pre-guerra.

    Per quanto riguarda i consumi interni, gli acquisti delle famiglie hanno evidenziato nei 12 mesi del 2023 una contrazione sia termini di quantità (-3%) che di spesa (-1,5%), solo in parte mitigata dal recupero nello shopping dei turisti stranieri. A livello merceologico, le scarpe da donna mostrano rispetto al 2022 i trend meno penalizzanti (-2,3% le paia e -0,9% la spesa), con segni positivi in alcune voci (calzature classiche da passeggio, mocassini, stivali e stivaletti), mentre le “sportive e sneakers”, ancorché in moderata flessione sul 2022 (-0,9% in spesa), sono le sole ad aver superato i numeri pre-pandemia.

    La dinamica recessiva della domanda in termini di quantità, sia sul fronte interno che sui mercati internazionali, ha fortemente penalizzato la produzione nazionale, scesa nel 2023 a poco meno di 148 milioni di paia: ha perso quanto aveva ripreso nel 2022 ed è tornata ai volumi del 2021 (decisamente lontana dai 179 milioni realizzati nel 2019).

    Prosegue infine il processo di selezione tra le imprese (con un pesante -5,3% tra industria e artigianato), malgrado la tenuta nel numero degli addetti (che segna un +1,8%, benché ancora al di sotto dei livelli 2019 pre-Covid e in calo nell’ultimo trimestre); il ricorso crescente alla cassa integrazione nella filiera (+20,6% le ore autorizzate nel 2023) preannuncia però nuove tensioni.

  • Il Distretto del Commercio Alto Milanese fa scuola anche in Regione Lombardia

    Il Distretto del Commercio Alto Milanese fa scuola anche in Regione Lombardia

    Un’esperienza che fa ‘scuola’. Regione Lombardia, con l’Assessore allo Sviluppo Economico
    Guido Guidesi, ha promosso un incontro dal titolo ‘Quale futuro per i Distretti del commercio in
    Lombardia’ presso la prestigiosa Sala Biagi di Palazzo Lombardia.

    Un appuntamento per riflettere su cosa vuol dire fare distretto e come si sono evolute queste forme di rappresentanza, che in Lombardia son state sperimentate da ormai 15 anni, per “volare in alto come speranza e cambiamento. I distretti agricoli, di laghi, montagna, manifatturiero, commercio,… sono
    opportunità che connettono le attività economiche in cerca di sviluppo”.

    La realtà dei ‘Distretti del Commercio’ si son sviluppati a partire da 15 anni fa dai primi distretti,
    realtà che tengono insieme il territorio. “Lo stare insieme è già il primo successo. In questi anni si
    son persi più di 2304 negozi nonostante l’attività e l’impegno dei titolari. Dove son attivi i Distretti
    è confermato che la percentuale di chiusure è più bassa”.

    Nel territorio lombardo sono attivi 187 distretti (124 sovracomunali e 63 urbani) coinvolgendo oltre
    816 comune lombardi. All’incontro, con rappresentanti politici e tecnici di tutte le realtà regionali, hanno presenziato anche alcune figure istituzionali che coordinano e collaborano con la realtà dell’Alto Milanese: Luigi Gariboldi (assessore di Inveruno, comune capofila, che collabora con Arconate, Bernate Ticino, Buscate, Cuggiono, Magnago); Emiliano Crotti di Europartner che ha curato il progetto che ha
    ottenuto uno dei finanziamenti più alti da parte di Regione Lombardia; Simone Ganzebi di
    Confcommercio che è stato scelto tra i sei relatori ufficiali per esporre i progetti fin qui realizzati.

    “Il successo del DID Alto Milanese è stato quello di un approccio molto semplificato, mettendo a
    terra un progetto semplice e facilmente applicabile, portando le imprese a sentirsi coinvolte. Non
    solo contributi e finanziamenti, inteso come erogatore di fondi, ma investimenti pubblici e privati
    che si sono sviluppati in una direzione chiara e precisa. Una modalità che ha permesso di realizzare
    incontri con le imprese; generare un circuito virtuoso capace di garantire funzionalità e attrattività;
    nutrire fiducia da parte degli imprenditore; sviluppare un prodotto digitale in evoluzione che sarà il
    Marketplace territoriale”.

    Aver potuto presentare, davanti alla platea regionale, l’esempio del nostro DID Alto Milanese (in un
    contesto in cui gli altri presentanti erano di città come Varese, Brescia e Bergamo) è la
    testimonianza di un impegno concreto, preciso, coordinato e ben radicato nel territorio per cercare
    di sostenere le attività ed il commercio locale, facendo rete verso un territorio che guarda al futuro.