Categoria: Lavoro

  • Atm, venerdì 7 sciopero a Milano

    MILANO Per venerdì 7 luglio l’Organizzazione Sindacale CONFAIL FAISA ha proclamato uno sciopero nazionale di 24 ore del trasporto pubblico locale.

    Ha aderito a livello territoriale SAMA FAISA CONFAIL di Milano e che interesserà i lavoratori del Gruppo ATM S.p.A. A Milano, l’agitazione del personale viaggiante e di esercizio delle linee di superficie e metropolitane sarà possibile dalle 8,45 alle 15,00 e dalle 18,00 al termine del servizio. Lo sciopero è stato indetto per rivendicare la mancanza nel CCNL di contenuti essenziali per la categoria soprattutto in relazione all’aumento del costo della vita in atto, alla sicurezza sul lavoro, all’orario e all’organizzazione del lavoro e di tutte quelle tematiche che richiedono urgente e necessaria attenzione.

  • Abbiategrasso e AFOL: le ultime offerte di lavoro

    ABBIATEGRASSO Grazie alla collaborazione tra il Comune ed Eurolavoro-Afol Metropolitana (Centri per l’Impiego di Legnano, Magenta ed Abbiategrasso), ecco le ultime offerte di lavoro disponibili sul territorio dell’abbiatense.

    I Comuni interessati sono quelli di: Abbiategrasso, Albairate, Besate, Bubbiano, Calvignasco, Cassinetta di Lugagnano, Cisliano, Gaggiano, Gudo Visconti, Morimondo, Motta Visconti, Ozzero, Rosate, Vermezzo con Zelo.

    In queste settimane stanno cercando:

    – Operaio – letturista (34444)
    – Bracciante agricolo (34473)
    – Giardiniere (34493)
    – Contabile senior (34496)
    -Tirocinante confezionamento manuale (34670)
    – Operaio di produzione (34723)
    – Add. pulizie (34763)
    – Meccanico gommista (34771)
    – Assistenza all’artista (34789)
    -Aiuto cuoco (34812)
    -Cameriere/a di sala (34814)
    -Operatore di impianto di calcestruzzo (34848)
    -Apprendista elettromeccanico (34853)
    -Impiegato/a (34858)
    -Impiegato/a ufficio tecnico (34860)
    -Add. amministrazione del personale (34892)

    Per ulteriori informazioni è a disposizione il seguente link: https://www.afolovestmilano.it/?page_id=2651

  • Morti sul lavoro. Non siamo neppure a metà anno e il bilancio è straziante: 358 le vittime. I dati dell’Osservatorio Vega

    SONO 358 LE VITTIME RILEVATE TRA GENNAIO E MAGGIO 2023. E LA MEDIA MENSILE CRESCE PASSANDO DA 66 A 71 DECESSI OGNI 30 GIORNI E 17 ALLA SETTIMANA.
    SONO 271 GLI INFORTUNI MORTALI REGISTRATI IN OCCASIONE DI LAVORO E 87 QUELLI IN ITINERE.

    CONTINUA L’APPELLO ALLA SICUREZZA DELL’OSSERVATORIO VEGA ENGINEERING PER L’ELEVATA INCIDENZA DI MORTALITÀ DEI GIOVANISSIMI CON UN’ETÀ COMPRESA TRA I 15 E I 24 ANNI. IL 100% IN PIÙ RISPETTO AI COLLEGHI NELLA FASCIA TRA I 25 E I 34 ANNI. E FINO AI 14 ANNI SI RILEVANO ANCORA 27.760 DENUNCE DI INFORTUNI (OLTRE IL 10% DEL TOTALE).
    L’ALLARME RIGUARDA ANCHE E ANCORA I LAVORATORI STRANIERI: IL LORO RISCHIO DI INFORTUNIO MORTALE È QUASI DOPPIO RISPETTO AGLI ITALIANI, CON UN’INCIDENZA DI MORTALITÀ DI 20,2 CONTRO IL 10,8 DEGLI ITALIANI.
    IN DIMINUZIONE INVECE LE DENUNCE DI INFORTUNIO TOTALI: -24,1% RISPETTO A MAGGIO 2022. UN DATO POSITIVO CHE È SEMPRE OPPORTUNO CHIARIRE: NEI PRIMI MESI DEL 2022 GLI “INFORTUNI PER COVID” ERANO ANCORA MOLTO NUMEROSI. DUNQUE, È LA CONCLUSIONE DELL’EMERGENZA SANITARIA LA VERA CAUSA DI QUESTA DIMINUZIONE.
    L’ATTIVITÀ MANIFATTURIERA RIMANE IL SETTORE PIÙ COLPITO DAGLI INFORTUNI.
    SUL PODIO DELL’INSICUREZZA IN ZONA ROSSA CI SONO: UMBRIA, ABRUZZO, VALLE D’AOSTA, TRENTINO ALTO ADIGE E FRIULI VENEZIA GIULIA. QUESTA È LA PRIMA ISTANTANEA DELLA MAPPATURA DELL’EMERGENZA DELL’OSSERVATORIO VEGA ENGINEERING CHE AIUTA A CAPIRE DOVE I LAVORATORI HANNO RISCHIATO MAGGIORMENTE LA PROPRIA VITA DA GENNAIO A MAGGIO 2023.
    IL RISCHIO DI MORTE, REGIONE PER REGIONE, DA GENNAIO A MAGGIO 2023. DALLA ZONA ROSSA ALLA ZONA BIANCA.

    In zona rossa nei primi cinque mesi del 2023 con un’incidenza superiore al 25% rispetto alla media nazionale (Im=Indice incidenza medio, pari a 11,7 morti sul lavoro ogni milione di lavoratori) sono: Umbria, Abruzzo, Valle D’Aosta, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia. In zona arancione: Sicilia, Puglia, Lombardia, Marche e Piemonte. In zona gialla: Veneto, Campania, Liguria e Lazio. In zona bianca: Emilia Romagna, Toscana, Sardegna, Calabria, Basilicata e Molise.
    (sul sito https://www.vegaengineering.com/osservatorio/ sono disponibili i grafici e i dati).

    “Siamo quasi al giro di boa dell’anno e la tragedia continua e si aggrava. Il lavoro prosegue inesorabilmente a mietere vittime nel nostro Paese. E dopo cinque mesi ciò che ancora colpisce, oltre ai numeri, è l’incidenza di mortalità specie tra i giovanissimi lavoratori. Per chi ha un’età compresa tra i 15 e i 24 anni, infatti, il rischio di morire sul lavoro è doppio rispetto ai colleghi che hanno un’età compresa tra i 25 e i 34 anni (11,3 infortuni mortali ogni milione di occupati contro 6,1). Se dal confronto con l’anno scorso possiamo considerare positivamente la diminuzione del 24,1% degli infortuni denunciati, dobbiamo però ricordare come nel 2022, e in particolare nei primi mesi dell’anno, fossero ancora molti gli infortuni denunciati connessi al Covid che oggi, invece, non compaiono più nelle statistiche”.
    Così introduce le più recenti proiezioni dell’ultima indagine condotta dall’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering di Mestre, il suo Presidente, l’ingegnere Mauro Rossato. (NELLA FOTO SOTTO)

    Sempre sul fronte delle incidenze, quella minima viene rilevata, invece, tra i 35 e i 44 anni (pari a 5,6 infortuni per milione di occupati), mentre la più elevata nella fascia dei lavoratori ultrasessantacinquenni (46,6), seguita dalla fascia di lavoratori compresi tra i 55 e i 64 anni (21).
    Ancora preoccupante la situazione per gli stranieri: quelli deceduti in occasione di lavoro sono 48 su 271. E il rischio di morte sul lavoro si dimostra essere sempre superiore rispetto agli italiani. Gli stranieri, infatti, registrano 20,2 morti ogni milione di occupati, contro i 10,8 italiani che perdono la vita durante il lavoro ogni milione di occupati.

    I NUMERI ASSOLUTI DELLE MORTI SUL LAVORO E DEGLI INFORTUNI IN ITALIA DA GENNAIO A MAGGIO 2023

    MORTI.

    Sono 358 le vittime sul lavoro in Italia, delle quali 271 in occasione di lavoro e 87 in itinere. Ancora alla Lombardia la maglia nera per il maggior numero di vittime in occasione di lavoro (57). Seguono: Veneto (25), Lazio (23), Piemonte (21), Campania e Sicilia (19), Emilia-Romagna e Puglia (17), Toscana (13), Abruzzo (11), Umbria (9), Marche, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia (8), Liguria (7), Sardegna (4), Calabria (3), Valle d’Aosta e Basilicata (1). (Nel report allegato il numero delle morti in occasione di lavoro provincia per provincia).
    Nei primi cinque mesi del 2023 è sempre il settore Trasporti e Magazzinaggio a registrare il maggior numero di decessi in occasione di lavoro: sono 41. Ed è seguito dalle Costruzioni (31), dalle Attività Manifatturiere (29) e dal Commercio (19).
    La fascia d’età numericamente più colpita dagli infortuni mortali sul lavoro è sempre quella tra i 55 e i 64 anni (101 su un totale di 271).
    Le donne che hanno perso la vita in occasione di lavoro da gennaio a maggio 2023 sono 16, mentre 11 hanno perso la vita in itinere, cioè nel percorso casa-lavoro.
    Gli stranieri deceduti in occasione di lavoro sono 48, mentre sono 14 quelli deceduti a causa di un infortunio in itinere.
    Il lunedì e il mercoledì sono i giorni neri della settimana, ovvero quelli in cui si sono verificati più infortuni mortali nei primi cinque mesi dell’anno (19,2%).

    INFORTUNI.
    Le denunce di infortunio sono in diminuzione del 24,1% rispetto a fine maggio 2022. Erano, infatti, 323.806 a maggio 2022. Nel 2023 sono scese a 245.857. E il decremento risulta essere sempre maggiormente rilevante, come del resto nei mesi precedenti, nel settore della Sanità; lo scorso anno le denunce erano 47.381, mentre a fine maggio 2023 sono diventate 11.749. Altra conferma, questa, della totale ‘estinzione’ degli infortuni connessi al Covid dalle statistiche.
    Anche dopo i primi cinque mesi del 2023, il più elevato numero di denunce arriva dalle Attività Manifatturiere (28.430). Seguono: Costruzioni (12.336), Trasporto e Magazzinaggio (12.048), Sanità (11.749) e Commercio (11.698).
    Le denunce di infortunio delle lavoratrici italiane da gennaio a maggio 2023 sono state 89.425, quelle dei colleghi uomini 156.432.
    Più che allarmante il dato relativo alle denunce degli infortuni dei giovanissimi. Fino ai 14 anni si rilevano 27.760 denunce (oltre il 11% del totale).
    LA ZONIZZAZIONE A COLORI È LA NUOVA RAPPRESENTAZIONE GRAFICA ELABORATA DALL’OSSERVATORIO SICUREZZA SUL LAVORO VEGA ENGINEERING DI MESTRE, PER FOTOGRAFARE, IL LIVELLO DI SICUREZZA DEI LAVORATORI.
    L’incidenza degli infortuni mortali indica il numero di lavoratori deceduti durante l’attività lavorativa in una data area (regione o provincia) ogni milione di occupati presenti nella stessa. Questo indice consente di confrontare il fenomeno infortunistico tra le diverse regioni, pur caratterizzate da una popolazione lavorativa differente.
    La zonizzazione utilizzata dall’Osservatorio Sicurezza Vega dipinge il rischio infortunistico nelle regioni italiane secondo la seguente scala di colori:
    Bianco: regioni con un’incidenza infortunistica inferiore al 75% dell’incidenza media nazionale
    Giallo: regioni con un’incidenza infortunistica compresa tra il 75% dell’incidenza media nazionale e il valore medio nazionale
    Arancione: regioni con un’incidenza infortunistica compresa tra il valore medio nazionale e il 125% dell’incidenza media nazionale
    Rosso: regioni con un’incidenza infortunistica superiore al 125% dell’incidenza media nazionale

  • Non solo lavoro. Alcuni ristoranti McDonald’s di Milano premiati dall’Agenzia ONU per i Rifugiati

    La società che gestisce i ristoranti McDonald’s di Milano in via Tadino, Corso Buenos Aires e via Monteverdi, premiata in occasione della quinta edizione di “Welcome Working for refugee integration” – il programma di UNHCR, Agenzia ONU per i rifugiati – per l’impegno a favore dell’integrazione lavorativa dei rifugiati.

    MILANO – Grazie alla collaborazione con gli enti locali, le associazioni che operano sul territorio e i Comuni, in alcuni ristoranti McDonald’s di Milano, fino ad oggi sono stati attivati 7 tirocini e assunti 4 rifugiati.

    Il premio, sostenuto dal Ministero del Lavoro, da Confindustria e da UN Global Compact Network Italia, è andato quest’anno a 167 aziende che hanno attivato 9.300 percorsi di inserimento lavorativo per richiedenti asilo e rifugiati, favorendo l’integrazione degli stessi nel mercato del lavoro.

    Mauro Passoni, licenziatario McDonald’s per i ristoranti di Milano in via Tadino, Corso Buenos Aires e via Monteverdi, al momento del ritiro del premio ha dichiarato: “Questo è per noi un grande riconoscimento al lavoro e all’impegno profuso in questi anni a favore dell’integrazione lavorativa dei rifugiati. Grazie alla continua collaborazione con le istituzioni locali, gli enti e le associazioni attive nei territori presso i quali operiamo, riusciamo ad offrire a queste persone molto più che un semplice impiego lavorativo: un ambiente accogliente e inclusivo, un posto dove possano sentirsi a casa e fare squadra insieme al resto dei nostri team”.

  • Si è riunito il Tavolo metropolitano sul lavoro

    Si è riunito nella mattinata di ieri 27 giugno, nella Sala Giunta di Palazzo Isimbardi, il Tavolo metropolitano per i servizi all’impiego e le politiche attive del lavoro, organismo istituito da Città metropolitana per assicurare un diretto confronto e un raccordo costante con le parti sociali. Presenti i rappresentanti di Camera di Commercio, Api Confartgianato, Assimpredil, Confcommercio, Confcooperative. Unione Artigiani, Apa Confartigianato, Confesercenti, Cna Lombardia, Assolombarda, Afol metropolitana, Cgil Lombardia, Cisl e Uil. All’ordine del giorno la ripresa dello stesso tavolo, fermo ormai da un anno, con rinnovati propositi di operatività e di periodicità trimestrale.

    MILANO – Il direttore del Settore Politiche del Lavoro, welfare metropolitano e promozione delle pari opportunità Federico Ottolenghi ha illustrato i più recenti sviluppi dei servizi per il lavoro sul territorio, ma anche le prospettive per il prossimo quinquennio, che saranno indicate dal piano strategico di Regione Lombardia con obiettivi da condividere con Città metropolitana e le altre province lombarde. Quadro normativo e finanziamenti (14 milioni di euro) sono quelli del programma Gol (Garanzia per l’occupabilità dei lavoratori, misura del Pnrr) avviato lo scorso anno. Si annuncia il potenziamento strutturale degli attuali nove centri dell’impiego: diventeranno 17 per una maggiore capillarità dei servizi. Si parte da quello di Milano, che articolerà la sua attuale unica sede di via Strozzi in cinque ubicazioni tra loro collegate, alcune con funzioni specialistiche, a copertura di tutti i quadranti della città. Intanto entro il prossimo dicembre si completerà l’ampliamento dell’organico attuato attraverso concorsi: 285 i posti da coprire, 176 i neoassunti che hanno finora preso servizio, 109 quelli ancora da assumere. Città metropolitana intende portare un contributo che sia di tutti gli attori territoriali.

    Nel corso dell’incontro sono stati forniti alcuni dati esemplificativi dell’attività dei Centri per l’impiego Afol nello scorso 2022: 54.353 le persone accolte dagli operatori; 38.754 quelle che hanno rilasciato una Did (dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro); 30.862 quelle che hanno sottoscritto un patto di servizio personalizzato; 5.380 le posizioni di lavoro coperte incrociando domanda e offerta attraverso 9.307 preselezioni. Focus sul Sod (Servizio Occupazione Disabili): lo scorso anno gli iscritti sono stati 27.858, di cui 14.804 disponibili a svolgere un’attività.
    Altro tema e partita che Città metropolitana intende rilanciare da subito, nell’alveo delle proprie competenze e deleghe, quella della formazione professionalizzante. Nel 2022 Afolmet ha offerto servizi a oltre 8.300 a persone: 2.047 allievi negli istituti di formazione professionale; 3.882 nella formazione continua e 1.785 in quella permanente, 673 nella formazione superiore. Con i 36 enti di formazione accreditati da Regione (che contano 14mila iscritti ad oltre 900 corsi) e con le associazioni rappresentative delle imprese, Città metropolitana ha preso l’impegno di mettere a disposizione nuovi strumenti di supporto informatico e un nuovo catalogo dell’offerta formativa professionalizzante sul territorio.

    La formazione passa anche dai Patti territoriali per le competenze e l’occupazione: tre i progetti presentati in Regione Lombardia dal territorio metropolitano rispondendo all’avviso di manifestazione di interesse connesso a GOL (Pnrr). Città metropolitana ne partecipa attivamente due: quello per lo sviluppo della filiera della mobilità elettrica e sostenibile, capofila la Camera di Commercio di Milano, Monza e Brianza e Lodi; e quello finalizzato alla filiera logistica dell’area omogenea dell’Adda Martesana.
    Preannunciata anche l’intenzione di riprendere l’attività di gestione delle crisi aziendali, peculiare del settore Lavoro di Città metropolitana: un percorso da avviare sulla scorta della recente manifestazione di interesse di Regione Lombardia per la creazione di reti di ricollocazione e riqualificazione.
    Infine l’Osservatorio del mercato del lavoro di Città metropolitana che ha mantenuto un ruolo centrale, di riferimento metodologico e coordinamento operativo, per quello che sarà il nuovo portale unificato di Regione Lombardia. Sottoscritta a febbraio la convenzione che ne regolerà il funzionamento, lo strumento è al varo, ma non ancora disponibile per gli utenti, cittadini, imprese e istituzioni.

    Un’anticipazione sui dati del primo trimestre 2023 relativi all’andamento del mercato del lavoro, sostanzialmente in positiva ripresa, è stata commentata nel corso della riunione dalla consigliera delegata alle Politiche del Lavoro e alle Politiche sociali di Città metropolitana Diana De Marchi: «Due i trend che emergono distintamente: il primo è l’aumento della curva delle assunzioni; il secondo, che implica una più approfondita riflessione, è il prevalere dei contratti a tempo determinato. E c’è un tema cardine, a questo proposito, che metto subito su questo tavolo: la buona occupazione, il buon lavoro che Città metropolitana si pone come obiettivo da promuovere e perseguire nell’attuazione della sua delega alle politiche attive del lavoro».
    Maurizio Del Conte, presidente di Afol metropolitana, ha illustrato «l’attività più innovativa e significativa da noi avviata nella prima parte di quest’anno: il progetto COB23 che rovescia la consuetudine dei centri per l’impiego, andando a cercare a domicilio le persone inattive per proporre loro percorsi accompagnati di formazione e reinserimento lavorativo. Si è partiti con una platea di 5000 donne che sono uscite dal mercato del lavoro per non rientrarvi più. Questa esperienza vorrebbe essere replicata anche per altri soggetti, ad esempio i giovani neet».
    Dalle parti sociali riunite al tavolo, soprattutto dai rappresentanti delle organizzazioni sindacali, è arrivato il richiamo forte a recuperare il tempo perduto nell’anno di mancata convocazione riattivando a pieno titolo il Tavolo metropolitano. La sfida è a ragionare, progettare e adoperarsi insieme per affrontare con intelligenza lungimirante le emergenze odierne, dal mismatching tra domanda e offerta di lavoro, all’abbandono scolastico, alla fuga dei giovani laureati all’estero, al rischio di favorire il «lavoro povero» che mortifica il presente e nega il futuro.

    I rappresentanti delle associazioni datoriali hanno ancora una volta richiamato l’urgenza imposta dalle trasformazioni in atto e che si riflettono nel mondo del lavoro e dell’impresa: digitalizzazione, intelligenza artificiale, cambiamento climatico, la rivoluzione è epocale ed è ineludibile, nessuno può permettersi di viverlo da spettatore. «Il problema più grosso è quello delle competenze professionali che non sono presenti nelle nostre aziende – ha detto Stefano Valvason, direttore generale di Api Confartigianato – Le nostre imprese hanno bisogno di ecosistemi che funzionino per vincere la sfida». Comune l’auspicio: incrementare i momenti di condivisione e confronto su piani e strategie tra Città metropolitana e le parti sociali, per lavorare con concretezza al raggiungimento degli obiettivi fissati.

  • Nerviano, addio a Grancasa: in 33 senza lavoro

    NERVIANO – Dopo trent’anni di attività ha chiuso i battenti. E ha così lasciato 33 dipendenti senza lavoro. Il canto del cigno del centro “Grancasa” è stato un duro colpo per Nerviano.

    “Questa chiusura- spiega l’ex sindaco Massimo Cozzi ora sui banchi dell’opposizione con la Lega – che è arrivata al termine di una crisi cominciata nel 2014 ha fortemente indebolito il tessuto economico cittadino, vorremmo sapere che ne sarà del futuro degli oltre trenta dipendenti che ci lavoravano”. Dal canto suo, il primo cittadino Daniela Colombo ha ricordato di avere incontrato per due volte il segretario generale della Cgil di Legnano, una a inizio marzo e l’altra a metà maggio. “Grancasa – ha spiegato – ha avviato procedure di licenziamento collettivo per 33 dipendenti proponendo una ricollocazione nei punti di Gerenzano, Pero e Paderno Dugnano, di questi 33 un terzo ha imboccato un percorso di prepensionamento , tredici invece hanno accettato il licenziamento collettivo con i benefici connessi, non ho incontrato la proprietà perché la cosa era già stata decisa”. Quanto alla questione del parcheggio, del pari sollevata da Cozzi che ne ha evidenziato la situazione di degrado, Colombo ha sottolineato: “il parcheggio è privato a uso pubblico e spetterà a Grancasa gestire il discorso”.

    Cristiano Comelli

  • Sciopero dei treni regionali: Venerdì 23 Giugno dalle 9 alle 17

    MILANO – Venerdì 23 giugno dalle ore 9 alle ore 17 è in programma uno sciopero proclamato da alcune sigle sindacali, che potrà avere ripercussioni sulla circolazione dei treni regionali, suburbani e sui collegamenti aeroportuali Malpensa Express e S50 Malpensa Aeroporto-Bellinzona.

    Informazioni in tempo reale sulla circolazione saranno disponibili sulle pagine di ogni linea della App e del sito Trenord. Si invitano i passeggeri a prestare attenzione ad annunci sonori e monitor di stazione.

    La mattina viaggeranno i treni con orario di partenza dalla stazione di origine corsa prima delle ore 9 e arrivo a destinazione finale entro le ore 10. Per garantire il collegamento con l’Aeroporto Internazionale di Malpensa, saranno previsti autobus sostitutivi senza fermate intermedie per le corse non effettuate sui collegamenti Malpensa T2-Milano Cadorna (partenza e arrivo in Via Paleocapa 1) e S50 Malpensa T2-Stabio.

  • Trenord va a caccia di talenti (ed assume)

    Il percorso formativo e professionale avrà la durata di 12 mesi; sarà finalizzato ad assunzioni a tempo indeterminato

    Milano – Trenord a caccia di talenti: l’azienda ferroviaria lombarda dà il via al primo Graduate Program per selezionare e inserire giovani neolaureati in tre Direzioni strategiche: Operativa, Corporate, Commerciale.

    Il percorso, organizzato insieme a un partner specializzato, avrà la durata di un anno e sarà strutturato per formare i candidati selezionati sia dal punto di vista tecnico che da quello manageriale. Sarà finalizzato all’assunzione a tempo indeterminato, al termine dei 12 mesi.

    I giovani selezionati saranno chiamati a lavorare con metodologie innovative; impareranno a conoscere l’azienda in diverse aree operative, grazie a periodi di job rotations.

    Ciascun neolaureato avrà come tutor tecnico un manager di Trenord, che lo guiderà alla conoscenza degli aspetti tecnici e aziendali e lo coinvolgerà per mettere alla prova le competenze maturate.

    Sarà previsto anche l’affiancamento di un mentor esterno, che tramite esercizi e incontri individuali affiancherà ogni candidato in un processo di crescita personale volto a incoraggiare ciascuno a sviluppare, accrescere ed esprimere le proprie soft skills

    I neolaureati selezionati seguiranno un corso, strutturato per insegnare loro a sviluppare il proprio potenziale all’inizio di carriera, incrementando autoconsapevolezza, flessibilità cognitiva e abilità di gestione delle difficoltà, fino ad arrivare a sprigionare il “potenziale nascosto” di ciascuno.

    Ulteriori informazioni sul Graduate Program e sulle modalità per candidarsi sono disponibili al link https://www.trenord.it/lavora-con-noi.

  • Uber Eats lascia l’Italia: 49 licenziamenti

    MILANO Esuberi alla Uber Eats: l’azienda che opera nel settore del food delivery online ha annunciato nei giorni scorsi la cessazione definitiva dell’attività in Italia e la conseguente chiusura degli uffici, con il licenziamento di 49 lavoratori, per la quasi totalità concentrati nella sede centrale di Milano.

    Lo segnala la Cisl del capoluogo lombardo. Uber Eats ha una sede principale a Milano e altri uffici a Roma, Torino e Napoli considerati solo di ‘appoggio’, afferma il sindacato, che ricorda come la società che ha da poco annunciato di chiudere le attività in Italia, operi nella penisola dal 2019, attraverso una rete di collaboratori occasionali o autonomi con partita Iva, oltre ai 49 dipendenti diretti. “I dipendenti – osserva Massimiliano Genova, operatore della Fisascat Cisl di Milano – pagheranno le conseguenze di quella che l’azienda considera una crescita non in linea con le aspettative, anche se la sua è una delle App più utilizzate per acquistare cibo da consumare a casa. Stigmatizziamo con forza una scelta fatta per meri interessi economici, senza considerare l’impatto sociale sui lavoratori, diretti ed indiretti”. “In queste settimane – aggiunge Genova – sarà avviato il confronto con Uber Eats per conoscere il percorso di uscita previsto per i lavoratori. Come Fisascat Cisl chiederemo sia all’azienda che alle istituzioni l’immediata revoca di questa decisione e la definizione di misure di tutela per la totalità delle persone coinvolte. Non dimentichiamo che i dipendenti diretti possono accedere alla Naspi, mentre tutti gli altri collaboratori non hanno diritto ad alcun sussidio”. L’azienda, nella comunicazione di avvio della procedura di licenziamento inviata ai sindacati, ha dichiarato che non è ipotizzabile alcun ricorso ad ammortizzatori sociali, conclude la Cisl milanese, ricordando che il gruppo Uber “non intende comunque abbandonare del tutto l’Italia, ma si concentrerà sui servizi di mobilità, con gli Ncc, dove registra una crescita importante”.

  • “She leads”, con più donne al comando innovazione e Pil +12%

    Ecco libro Sole 24ore-4.Manager. Cuzzilla: Agire su rinnovi contrattuali

    MILANO – Colmare il divario tra donne e uomini in ogni ambito della vita privata e pubblica consentirebbe di avere una crescita del Pil del 12%. Ma i dati sono ancora poco confortanti: una donna su due è inoccupata, mentre tra i manager e donne sono appena il 28% e la maternità è ancora un ostacolo alle carriere. Lontana anche l’equità retributiva, con uno scarto del 13% rispetto ai colleghi uomini. Per questo prende forma il libro edito dal Sole 24 Ore “She Leads: la parità di genere nel futuro del lavoro”, scritto da Stefano Cuzzilla, Presidente Federmanager e 4.Manager insieme con Andrea Catizone, Avvocata sui diritti della persona e delle discriminazioni e a cura della giornalista Silvia Pagliuca. Il volume, promosso da 4.Manager, associazione bilaterale Confindustria-Federmanager e presentato ieri a Milano nella sede del Gruppo 24 Ore, indaga le ragioni del gender gap denunciando le fragilità attuali ed evidenziando le possibili vie di miglioramento per una ‘rivoluzione possibile’, per diffondere una cultura aziendale più equa e inclusiva.

    “Gender gap- spiega Silvia Pagliuca, giornalista curatrice di She Leads- significa vivere in un Paese in cui il tasso di occupazione femminile è tra i più bassi in Europa, il 50,8%, in cui a 5 anni dalla laurea le donne guadagnano il 20% in meno rispetto ai colleghi uomini di pari livello, in cui essere madri è un ostacolo alla realizzazione della carriera. La percentuale di occupazione tra i 25 e i 49 anni passa, infatti, dal 72% per le donne senza figli al 53% per le donne che hanno un figlio under 6. E ovviamente c’è un impatto anche in termini di reddito: i salari lordi annuali delle mamme lavoratrici sono inferiori di 5.700 euro rispetto alle lavoratrici che non sono mamme”.

    Parlando di posizioni manageriali, inoltre, i dati dell’Osservatorio 4.Manager mostrano come quelle femminili siano ferme al 28% del totale, quota che si riduce al 19% se consideriamo le posizioni regolate da un contratto da dirigente. Il ruolo di presidente del Consiglio di amministrazione, invece, è rivestito solo per il 12,2% da donne, percentuale che si abbassa all’11,9% tra gli amministratori delegati. Eppure la ‘diversity’ fa bene, in termini di produttività, sostenibilità, innovazione e benessere della forza lavoro. Ad esempio, le imprese a conduzione femminile presentano un punteggio più alto sul grado di digitalizzazione rispetto alle imprese a conduzione prioritaria o esclusiva maschile.

    “Ridurre i divari di genere e essere protagonisti di un cambiamento- commenta Stefano Cuzzilla, Presidente 4.Manager e Federmanager- oggi non è solo auspicabile ma necessario. Dobbiamo diffondere una cultura d’impresa più inclusiva. E’ ormai nei fatti, le imprese che hanno una governance mista sono più competitive e aperte all’innovazione. Uno dei punti importanti su cui soffermarsi è il rinnovo dei contratti di lavoro. Devo dire che la lungimiranza di Federmanager e Confindustria hanno permesso di fare dei passi in avanti che hanno un profondo significato sociale, oltre che contrattuale. Uno tra tutti aver diviso, anche formalmente, la malattia dalla tutela della maternità e paternità. Continuerò a lavorare perché siano superati quegli ostacoli che alimentano le asimmetrie di genere nel mondo del lavoro. Continuerò a lavorare per soluzioni di welfare integrativo e di conciliazione vita lavoro, oltre che alla promozione della salute e della genitorialità. Non possiamo continuare a tenere in panchina una parte così importante del capitale umano”.

    Ma il problema della disuguaglianza di genere è presente anche nelle istituzioni pubbliche. “I dati statistici relativi alla presenza delle donne in magistratura- spiega Francesca Nanni, Procuratore Generale presso la Corte di Appello di Milano- dimostrano che tra i magistrati in ruolo, il 27% circa dei direttivi, il 45% circa dei semidirettivi e il 58% dei magistrati con funzioni ordinarie sono donne. La percentuale di donne con incarichi direttivi sale, se guardiamo ai soli uffici giudicanti, al 33,9% contro il 31% dello scorso anno, mentre, per quanto attiene a quelli requirenti, soltanto nel 23% dei casi un magistrato donna ha responsabilità di comando. Tale squilibrio vale anche per gli incarichi semidirettivi, che sono assegnati a donne nel 48,7% dei casi fra i giudicanti, e soltanto nel 33% delle volte negli uffici requirenti”.

    Oggi, però, sono sempre di più gli strumenti che il legislatore mette in campo per raggiungere la parità di genere. In questo, sta giocando un ruolo cruciale il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che promette di generare un aumento dell’occupazione femminile del 4% entro il 2026. Il Parlamento Europeo, inoltre, ha lavorato affinché entro la metà del 2026, tutte le grandi società quotate riservino alle donne almeno il 33% del totale dei posti di amministratore. In Italia, invece, la novità più rilevante è la Certificazione della parità di genere, con cui le imprese potranno valutare il proprio impegno in termini di capitale umano ottenendo importanti benefici. Le imprese, infatti, potranno godere di un esonero dal versamento dei contributi previdenziali che sarà determinato in misura non superiore all’1% e nel limite massimo di 50.000 euro annui per ciascuna impresa. Entro giugno 2026, si stima che almeno 800 Pmi potranno essere certificate e circa 1.000 aziende riceveranno le agevolazioni fiscali.

    “La Certificazione sulla parità di genere- sottolinea l’avvocata Andrea Catizone- fa uscire dal cono d’ombra il tema della gender equality perché fornisce alle imprese una serie di strumenti per cambiare la cultura aziendale sui temi della diversità e dell’inclusione. Oggi si è capito che l’assenza delle donne dal mondo del lavoro crea un disvalore per l’intero paese. Con la certificazione, invece, si è voluto dare alle imprese dei meccanismi premiali che possano introdurre una serie di azioni che ne modifichino la modalità di approccio rispetto al lavoratore, all’orario di lavoro, all’organizzazione delle progressioni di carriera, al linguaggio che viene utilizzato e a come si gestiscono i rapporti dentro le imprese”.

    Un esempio di come la Certificazione sulla parità di genere incida sulle politiche aziendali viene proprio dal Gruppo 24 Ore. “Il Sole 24ore- spiega infatti Mirja Cartia d’Asero, Amministratrice Delegata Gruppo 24 Ore- è il primo media ad aver acquisito la certificazione di parità di genere già a dicembre scorso e di questo siamo particolarmente fieri. Non lo abbiamo fatto come un punto di arrivo ma come un punto di partenza: è come fare le analisi del sangue, ci siamo misurati sulle tematiche principali come la parità di genere in azienda a tutti i livelli, anche quelli apicali, il gender pay gap, e altre iniziative che favoriscano la possibilità di dedicare il proprio tempo con determinazione sia all’avanzamento professionale per tutte le donne, sia nei momenti di maternità sapendo di poter tornare in un ambiente sano che aspetta a braccia aperte la lavoratrice che torna. Abbiamo previsto contributi di mille euro per ogni nuovo nato contribuendo quindi alla retta degli asili nido, iniziative sulla mobilità urbana e tante altre, ad esempio la formazione interna”.