Categoria: Salute

  • Peste suina, sette nuovi casi tra Piemonte e Liguria

    Peste suina, sette nuovi casi tra Piemonte e Liguria

    Sette nuovi positivi alla peste suina africana tra i cinghiali sono stati rilevati dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte Liguria e Valle d’Aosta in Piemonte e Liguria.

    Il totale dei positivi sui cinghiali sale cosi’ a 1.925 casi. Fermi a 9 i focolai riscontrati negli allevamenti suinicoli. In Piemonte sono state osservate tre nuove positività: due in provincia di Alessandria a Morbello (38 casi in totale); una in provincia di Novara a Trecate (tredici). Il totale in regione cresce a 789 casi. Non si segnalano nuovi focolai in allevamenti suinicoli in Piemonte.

    In Liguria sono state riscontrate quattro nuove positività: tre in provincia di Savona, una ad Albisola Marina (otto), due a Savona (sedici); una in provincia di Spezia a Sesta Godano (secondo caso). Il totale in regione sale a 1.136 casi. Rimangono stabili a 187 i Comuni in cui è stata osservata almeno una positività alla peste suina africana.

  • La fertilità sotto l’ombrellone. I consigli dell’esperto

    La fertilità sotto l’ombrellone. I consigli dell’esperto

    L’estate è il momento delle vacanze, del relax e del tempo dedicato a se stessi. Ma è anche una stagione che può mettere alla prova l’organismo: temperature elevate, ritmi sballati, cambiamenti nell’alimentazione e negli stili di vita incidono sull’equilibrio ormonale e, di conseguenza, sulla fertilità.

    «Lo diciamo spesso alle nostre pazienti e ai nostri pazienti: la salute riproduttiva non va mai in vacanza, ma l’estate può diventare un’occasione preziosa per ascoltare il proprio corpo, fare prevenzione e prepararsi all’autunno con consapevolezza» afferma la dottoressa Veronica Carotenuto, ginecologa specializzata in medicina della riproduzione di Next Fertility GynePro a Bologna.

    Ecco i cinque consigli principali della specialista per prendersi cura della propria fertilità anche sotto l’ombrellone:

    1. Bere molto e bene

    Il caldo estivo può favorire la disidratazione, che a sua volta influisce sulla produzione ormonale e sulla qualità dei fluidi corporei, inclusi quelli seminali e vaginali. L’idratazione è quindi fondamentale: «Almeno due litri al giorno di acqua naturale, meglio se a basso residuo fisso, evitando bibite zuccherate e alcolici – spiega Carotenuto –. Anche l’abuso di bevande energizzanti o contenenti caffeina può avere un impatto negativo sulla fertilità».

    2. Alimentazione leggera ma nutriente

    In estate spesso si mangia in modo disordinato, veloce, o troppo ricco di zuccheri semplici. «La dieta ideale per chi vuole preservare la fertilità – maschile e femminile – è ricca di antiossidanti, omega 3, vitamine e sali minerali. Frutta e verdura di stagione (come melone, pesche, albicocche, cetrioli, pomodori), pesce azzurro, frutta secca e cereali integrali sono alleati preziosi. Da limitare invece i cibi processati, fritti, insaccati e ricchi di conservanti».

    3. Mantenere ritmi regolari

    Il cambio di orari tipico delle vacanze – mangiare tardi, dormire poco, andare a letto a notte fonda – può alterare il ciclo sonno-veglia, con conseguenze anche sul sistema endocrino. «La produzione di ormoni come melatonina, cortisolo, LH e FSH è sensibile ai ritmi circadiani. Per questo è importante cercare di dormire almeno 7-8 ore a notte, mantenere orari regolari per i pasti e ridurre l’uso di dispositivi elettronici prima di dormire».

    4. Proteggersi dal sole (anche a livello ormonale)

    Esporsi al sole ha effetti positivi sull’umore e sulla vitamina D, ma solo se fatto con prudenza. «È essenziale usare filtri solari sicuri: alcuni cosmetici e prodotti per la pelle possono contenere interferenti endocrini, ovvero sostanze chimiche in grado di alterare il sistema ormonale. Ne sono esempi i parabeni, il benzofenone-3 (oxybenzone), i ftalati e alcuni derivati del petrolio. Meglio scegliere prodotti dermatologici testati e privi di queste sostanze, leggendo con attenzione l’INCI».

    5. Osservare e ascoltare il proprio corpo

    Estate è anche il momento in cui, rallentando, si può fare attenzione a segnali che durante l’anno si ignorano: cicli irregolari, gonfiore, dolori pelvici, episodi di stanchezza anomala. «Tutti segnali che non vanno sottovalutati – spiega Carotenuto –. Il nostro consiglio è approfittare della maggiore tranquillità per riflettere sul proprio progetto di genitorialità. Se c’è un desiderio, anche futuro, è bene iniziare a parlarne con un professionista. Non c’è un’età giusta per farlo: c’è il tempo giusto, e spesso è proprio ora».

    Così, il rientro dalle vacanze potrebbe essere il momento ideale per prenotare una prima consulenza o un check-up. «Next Fertility GynePro propone percorsi integrati e personalizzati – conclude Carotenuto –. Offriamo visite ginecologiche, andrologiche, consulenze genetiche e di diagnosi prenatale, proprio per affrontare in modo completo ogni situazione, anche quelle in cui “sembra tutto normale” ma si fatica ad avere un figlio. La fertilità è un tema che riguarda il presente, ma anche il futuro».

    Next Fertility GynePro – Sin dal 2002 punto di riferimento nel campo della medicina della riproduzione, con sede dal 2024 nel cuore di Bologna, al civico 20 di viale XII Giugno, Next Fertility GynePro è dotata di tutte le apparecchiature più moderne e all’avanguardia, con strutture ambulatoriali e sale operatorie che permettono l’esecuzione di un ampio spettro di procedure medico-chirurgiche, incluse le più diffuse tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA). Alcuni dei suoi professionisti esercitano anche presso il poliambulatorio multispecialistico Next Fertility Verona: una struttura ambulatoriale che mette a disposizione competenze cliniche nell’ambito della medicina della riproduzione, sterilità, procreazione assistita, medicina prenatale, ginecologia ed ostetricia.

  • L’Asst Rhodense e l’infermiere di famiglia

    L’Asst Rhodense e l’infermiere di famiglia

    Il signor Bruno ha 86 anni ed è affetto da decadimento cognitivo per malattia di Alzheimer in stadio avanzato. A novembre è andato in pronto soccorso per ictus ischemico. Tornato a casa, l’infermiere di famiglia e di comunità (IFeC) ha attivato per lui un piano di assistenza individualizzato, coinvolgendo il medico di base, i caregiver e la badante, garantendo continuità assistenziale nelle 24 ore post- ricovero.

    Nei mesi successi questo tipo di gestione nella cura della persona ha comportato la riduzione degli accessi in pronto soccorso, il recupero della deambulazione autonoma senza ausili, l’inserimento in un progetto di RSA aperta per il recupero motorio completo, oltre ad un aumento della percezione di sicurezza da parte del paziente e della figlia.

    In un contesto sociale dove i cittadini hanno sempre maggiori bisogni, soprattutto in ambito sanitario e di cura della persona, l’infermiere di famiglia e comunità (IFeC) diventa una figura indispensabile per garantire la continuità assistenziale.
    L’Asst Rhodense nell’ambito del sistema territoriale ha introdotto l’infermiere di famiglia e di comunità già da qualche tempo, rispondendo con tempestività ai bisogni emergenti dei cittadini.

    L’infermiere di famiglia e di comunità’ collabora con il medico di medicina generale (MMG) nelle valutazioni multidimensionali della persona e del nucleo familiare rilevando bisogni assistenziali, relazionali e ambientali. Garantire la medicina di prossimità è una delle attività dell’l’infermiere di famiglia e di comunità finalizzata a diminuire gli accessi impropri al Pronto Soccorso, aumentare l’aderenza terapeutica e migliorare l’integrazione multidisciplinare. Nei distretti sociosanitari l’infermiere di famiglia e di comunità ha la funzione di intercettare precocemente i bisogni di salute e di attivare risposte tempestive, in stretta sinergia con le Unità di Cure Domiciliari e con le Centrali Operative Territoriali, garantendo un’assistenza personalizzata e continuativa.

    In questa organizzazione si inserisce il Progetto di Sorveglianza Domiciliare (PSD) che rappresenta un modello di intervento soprattutto verso le fasce più fragili della popolazione. Grazie a un approccio integrato e collaborativo, l’infermiere di famiglia e di comunità non solo risponde a bisogni emergenti, ma contribuisce attivamente a ridisegnare i confini del welfare locale, orientandolo verso una logica di cura diffusa, partecipata e sostenibile.

    I criteri per l’accesso al servizio sono: presenza di fragilità (patologia cronica stabilizzata), nessuna necessità di ADI, persone sole o con rete sociale debole, pazienti dimessi da strutture ospedaliere con necessità di monitoraggio costante dei parametri vitali e dell’aderenza terapeutica, difficoltà per condizioni cliniche e/o logistiche a raggiungere l’ambulatorio di riferimento Territoriale, cittadini in carico ai servizi socio-sanitari territoriali. Per attivarlo basta informarsi dal proprio medico curante o dagli IFeC presenti presso i Punti unici di accesso (PUA), della Casa di Comunità (CdC) d’intesa e con conferma del medico dell’assistito.

  • Tumore al seno, breast unit della Maugeri di Pavia eccellenza nazionale

    Tumore al seno, breast unit della Maugeri di Pavia eccellenza nazionale

    La Breast Unit dell’IRCCS Maugeri Pavia ha ottenuto per il 17° anno consecutivo la certificazione EUSOMA (European Society of Breast Cancer Specialists), tra i riconoscimenti più autorevoli a livello europeo in ambito senologico. Questo traguardo conferma l’adesione costante del centro pavese ai più alti standard nella diagnosi, cura e riabilitazione delle pazienti affette da tumore al seno, con un approccio multidisciplinare che mette realmente al centro la persona.

    La certificazione EUSOMA, completamente volontaria, è riconosciuta alle Breast Unit che soddisfano una serie di requisiti precisi e documentati. Tra questi, la gestione di almeno 150 nuovi casi di tumore mammario all’anno, la disponibilità di un database validato per il monitoraggio degli indicatori di qualità, la presenza di un team specialistico completo e dedicato – che comprende radiologi, oncologi, chirurghi plastici, psicologi, fisiatri, infermieri e un data manager – e l’impiego di tecnologie all’avanguardia. Ogni centro viene sottoposto ad audit annuali per verificare il mantenimento degli standard stabiliti dal documento ufficiale “The Requirements of a Specialist Breast Centre” aggiornato nel 2020.

    “La certificazione EUSOMA non è una formalità, ma un percorso rigoroso e continuo cui ci sottoponiamo volontariamente ogni anno – spiega il professor Fabio Ruggero Maria Corsi, direttore della Breast Unit –. È uno strumento prezioso di confronto con le migliori realtà a livello europeo nel trattamento del tumore mammario, che ci consente di metterci in discussione e ci costringe a rivedere e affinare le nostre procedure e i nostri approcci terapeutici per offrire i più elevati standard qualitativi”.

    La Breast Unit di IRCCS Maugeri Pavia ha un percorso strutturato e continuo, che permette l’accesso agevole a visite, esami e interventi e un’attenzione che va oltre la dimensione clinica, abbracciando anche gli aspetti psicologici e relazionali legati alla malattia.

    “Ci contraddistingue un’attenzione costante ai pazienti lungo tutto il percorso, dalla diagnosi ai trattamenti chirurgici e medici – spiega il professor Corsi -. Troppo spesso le pazienti si ritrovano ad affrontare da sole il peso di una diagnosi, senza un reale accompagnamento lungo tutto il complesso percorso di cura: biopsia, esami radiologici, colloqui con i diversi specialisti, dovendo fare i conti con agende piene e informazioni frammentate. Il nostro impegno è costruire un rapporto diretto di fiducia tra paziente e specialisti, garantendo un accesso facilitato a prestazioni diagnostiche e terapeutiche, e offrendo un’assistenza realmente integrata e centrata sulla persona. Il nostro obiettivo è dare sostanza al concetto di presa in carico del paziente che tenga conto di ogni sua esigenza clinica, relazionale e sociale”.

    La Breast Unit dell’IRCCS Maugeri Pavia mette a disposizione delle pazienti il numero verde 800.775.371 per informazioni, consulti, visite senologiche e visite oncologiche.

    Nel 2024 la Breast Unit ha eseguito oltre 2.000 visite senologiche e preso in carico circa 1.600 pazienti, consolidando il suo ruolo come punto di riferimento per la senologia.

    “Il rinnovo della certificazione EUSOMA riconosce e premia la coerenza di un impegno quotidiano di tutto il team multidisciplinare e la capacità di evolversi senza mai perdere di vista ciò che conta davvero: la persona – conclude il professor Corsi -. In un panorama sanitario in cui l’eccellenza non si misura solo con i numeri ma con l’attenzione alla persona, la puntualità e tempestività delle risposte e la capacità di accompagnare le pazienti in ogni fase della cura, la Breast Unit di IRCCS Maugeri Pavia si conferma un punto di riferimento a livello nazionale ed europeo”.

  • Un tatuaggio temporaneo per difendersi dalla droga dello stupro

    Un tatuaggio temporaneo per difendersi dalla droga dello stupro

    Un tatuaggio temporaneo per difendersi dalle cosiddette ‘droghe dello stupro’, sostanze come il Rohypnol o il Ghb, incolori e insapori, che aggiunte a un drink possono indurre uno stato di torpore simile a quello di una grave intossicazione alcolica, esponendo chi lo beve al rischio di aggressioni, violenza sessuale o rapporti inconsapevoli.

    Un gruppo di scienziati del Korea Research Institute of Bioscience and Biotechnology di Daejeon, in Corea del Sud, ha inventato un adesivo simile a un tattoo – stampabile in diversi disegni – in grado di rilevare entro 1 secondo anche livelli bassissimi di droga dello stupro disciolta in una bevanda: quando entra in contatto con la sostanza, il tatuaggio si colora di rosso indicando la presenza della droga. Per intercettare queste sostanze in una bevanda sono già disponibili strisce o strumenti specifici che esposti alla droga-bersaglio reagiscono cambiando colore, ma si tratta di test che non si possono fare di nascosto e che richiedono minuti per produrre un risultato.

    I ricercatori coreani propongono oggi un’alternativa, descritta sulla rivista ‘ACS Sensors’ e sviluppata nell’ambito di un progetto sostenuto dalla National Research Foundation of Korea, dal Korean National Research Council of Science & Technology, dal ministero della Sicurezza alimentare e farmaceutica e dal Nanomedical Devices Development Project del National NanoFab Center. Gli autori hanno versato in uno stampo una miscela di gel contenente un recettore chimico che diventa rosso quando capta il farmaco gamma-idrossibutirrato (Ghb).

    Hanno quindi posizionato lo stampo su una sottile pellicola di plastica decorata con disegni simili a tatuaggi, rivestendo il retro con una soluzione di colla diluita in modo che potesse aderire alla pelle. Ecco ottenuto il tattoo adesivo anti-violenza: non un vezzo estetico, ma un potenziale salvavita. Gli scienziati hanno testato la capacità dello strumento di rilevare piccole quantità di Ghb in diverse bevande: whisky, vodka, birra, soju (una bibita alcolica coreana) e caffè. In appena 1 secondo, il tatuaggio ha captato la droga anche in concentrazioni inferiori al livello che indurrebbe sintomi gravi: 0,01 microgrammi di Ghb in 1 millilitro di bevanda. L’idea è questa: a chi indossa l’adesivo-tattoo basterebbe immergere un dito nel drink prima di berlo, toccarsi con il dito il tatuaggio e vedere cosa succede. In caso di test positivo, il colore rosso appare immediatamente e persiste fino a 30 giorni; un elemento importante in caso servisse come prova di violenza. Gli autori assicurano che si tratta di una tecnica economica, che il tattoo è facile da produrre e confidano che possa essere presto disponibile in commercio.

  • 7mila passi al giorno per rimanere in salute

    7mila passi al giorno per rimanere in salute

    Buone notizie per chi non riesce a centrare la ‘dose quotidiana’ di 10mila passi al giorno, comunemente ‘prescritta’ per mantenersi in salute. Ne bastano anche 7mila per arrivare quasi a dimezzare il rischio di morte e ridurre in modo significativo la probabilità di sviluppare diverse malattie. Sono le conclusioni pubblicate su ‘The Lancet Public Health’ da scienziati dell’università di Sidney, in Australia.

    Gli autori hanno condotto una revisione sistematica di 57 studi (di cui 31 inclusi in meta-analisi), per un totale di oltre 160mila adulti partecipanti, fornendo “la prova più completa, ad oggi, dell’associazione tra il numero di passi giornalieri e un’ampia gamma di esiti per la salute”. “Camminare circa 7mila passi al giorno – emerge dall’analisi – è associato a una riduzione del rischio di diverse gravi conseguenze per la salute, tra cui mortalità per tutte le cause (riduzione del 47%), malattie cardiovascolari (-25%), cancro (-6%), diabete di tipo 2 (-14%), demenza (-38%), depressione (-22%) e cadute (-28%)”.

    La ricerca indica inoltre che “un numero modesto di passi (circa 4mila al giorno) è collegato a una salute migliore rispetto a un’attività fisica molto bassa (circa 2mila passi al giorno). Per alcune patologie, come le malattie cardiache, i benefici per la salute hanno continuato ad aumentare oltre i 7mila passi” quotidiani, “ma per la maggior parte delle patologie i benefici hanno teso a stabilizzarsi”, rilevano gli scienziati.

    Gli autori sottolineano che “7mila passi al giorno potrebbero rappresentare un obiettivo più realistico rispetto all’attuale traguardo (non ufficiale) di 10mila passi al giorno, in particolare per le persone meno attive”, suggerendo che “l’obiettivo 7mila può comunque apportare miglioramenti significativi alla salute”. In base ai dati ottenuti, gli scienziati evidenziano “l’importanza di utilizzare un contapassi come metodo semplice per misurare l’attività fisica”.

  • Ambulatorio di cure palliative in Ospedale: rinnovata l’alleanza tra Hospice di Abbiategrasso e ASST Ovest Milanese con importanti novità

    Ambulatorio di cure palliative in Ospedale: rinnovata l’alleanza tra Hospice di Abbiategrasso e ASST Ovest Milanese con importanti novità

    È stato firmato il 22 luglio ed è ora pienamente operativo il nuovo Protocollo d’Intesa tra l’Hospice di Abbiategrasso e l’ASST Ovest Milanese. Il documento rinnova e rilancia una collaborazione ormai decennale tra l’Ente del Terzo Settore che gestisce i servizi di cure palliative del territorio e gli ospedali dell’Azienda Socio Sanitaria, in particolare quelli di Abbiategrasso e Magenta.

    In particolare l’attività che dal 2012 l’Hospice di Abbiategrasso organizza con continuità riguarda l’ambulatorio di cure palliative presso l’Ospedale di Magenta che offre consulenze gratuite da parte del medico palliativista. A questa attività si aggiungono una serie di elementi di rilevante innovazione introdotti a seguito del rinnovo del Protocollo:

    1. Integrazione informatica: il servizio di consulenza specialistica offerto dai medici palliativisti dell’Hospice ai pazienti ricoverati sarà pienamente integrato nei sistemi informativi aziendali, garantendo una comunicazione più fluida ed efficace tra gli operatori sanitari.
    2. Più valore al ruolo infermieristico: sarà possibile avviare in via sperimentale una consulenza palliativa infermieristica, in affiancamento a quella medica.
    3. Ambulatorio territoriale: il Protocollo apre alla possibilità di portare le cure palliative anche nelle Case di Comunità, rafforzando così la continuità assistenziale sul territorio.
    4. Formazione congiunta: viene data ampia attenzione all’organizzazione di momenti formativi condivisi tra medici e infermieri, con l’obiettivo di migliorare le competenze specifiche e la capacità di risposta ai bisogni dei pazienti.

    Il documento firmato dal Direttore Generale dell’ASST, Dr. Francesco Laurelli, e dal Presidente della Cooperativa In Cammino che gestisce l’Hospice di via dei Mille, Dr. Silvano Lopez, è il frutto di un lavoro congiunto. La promozione della collaborazione si deve in particolare al Direttore Sociosanitario Dr. Giovanni Guizzetti, che ha sostenuto un modello virtuoso di integrazione tra ospedale e territorio che punta a garantire tempestività, appropriatezza e continuità nei percorsi di cura dei malati.
    Soddisfatto Guizzetti che dichiara: “Il nuovo Protocollo d’Intesa fra Hospice di Abbiategrasso e la nostra ASST è un documento importante, operativo e concreto, che ha il pregio di mettere in rete e valorizzare le diverse esperienze e competenze. Un piano d’azione, dunque, che permette anche di rafforzare l’eccellente settore delle cure palliative dall’ASST Ovest Milanese adottate negli hospice e a livello domiciliare a beneficio del cittadino in un contesto particolarmente delicato”.

    Anche Moroni, Direttore dell’Hospice, esprime soddisfazione: “Negli oltre 30 anni di attività di cura, l’Hospice di Abbiategrasso ha cercato di innovare e sperimentare forme di assistenza sempre più efficaci per rispondere ai bisogni di salute di una società che cambia. Oggi essere innovativi significa saper integrare e coordinare le attività con gli altri attori del Sistema Sanitario Regionale. Il protocollo d’Intesa con l’ASST è un passo importante che evidenzia la perfetta sintonia rispetto agli obiettivi che solo insieme possiamo raggiungere.

    L’attività è svolta concretamente da diversi palliativisti, in particolare dalla Dr.ssa Clarissa Florian Direttore scientifico dell’Hospice di Abbiategrasso, presso il reparto di oncologia diretto dal Dr. Marco Galliano che ha sostenuto e promosso la collaborazione.

    Tra il 2023 e il 2024, i medici dell’Hospice di Abbiategrasso hanno effettuato 1.155 consulenze a favore di 432 pazienti. Nel dettaglio solo 2024 sono state svolte:

    • 93 consulenze sono state svolte in favore di pazienti ricoverati in otto reparti diversi;
    • 468 visite hanno interessato pazienti seguiti presso il Day Hospital dell’ASST.
    L’intervento dei medici palliativisti, in questa fase sperimentale, è completamente a carico dell’Hospice e non comporta quindi costi aggiuntivi per l’ASST, che può al contrario beneficiare di un’importante crescita delle competenze interne e di un significativo miglioramento dell’efficienza assistenziale.

    I dati dell’ATS di Milano confermano l’efficacia di questo approccio: i Distretti di Abbiategrasso e Magenta si distinguono per performance superiori alla media nella risposta ai bisogni di cure palliative. A questo corrisponde anche una riduzione della mortalità in ospedale e degli accessi impropri al Pronto Soccorso.

    Lo sviluppo delle cure palliative costituisce un obiettivo prioritario di fronte alla prevalenza di condizioni di cronicità avanzata e in una fase di rapida evoluzione del contesto socioeconomico e famigliare. Per questo risulta necessario perseguire forme inedite e innovative di collaborazione tra operatori sanitari mettendo al centro la persona malata, i suoi bisogni e suoi desiderata.

  • West Nile, 2 morti e 10 casi in Italia

    West Nile, 2 morti e 10 casi in Italia

    Il virus della West Nile che sta circolando nel nostro Paese ha causato, secondo i dati riferiti al 20 luglio, “un totale di 10 casi d’infezione” di cui “7 casi nella regione Lazio, tutti nella provincia di Latina, 1 in regione Piemonte nella provincia di Novara, 1 nella regione Veneto in provincia di Padova e 1 nella regione Emilia Romagna in provincia di Modena”.

    Con “2 decessi”, si legge nella circolare del ministero della Salute inviata lunedì alle Regioni, alle organizzazioni dei veterinari, agli Ordini dei medici e agli istituti zooprofilattici, che ha per oggetto ‘Prevenzione, sorveglianza ed interventi in risposta alla circolazione dei virus della West Nile disease e dell’Usutu stagione vettoriale 2025’. I decessi riguardano la donna di 82 anni morta a Fondi (Latina) nei giorni scorsi e un uomo deceduto in Piemonte a marzo. “La sorveglianza entomologica e veterinaria – si legge nella circolare firmata dal Dg della Salute animale, Giovanni Filippini, e dal capo Dipartimento della Prevenzione, della ricerca e delle emergenze sanitarie, Maria Rosaria Campitiello – ha confermato la presenza del West Nile virus in 11 pool di zanzare, 7 uccelli appartenenti a specie bersaglio e in un cavallo campionato nell’ambito della sorveglianza passiva”.

    Le regioni in cui è stata individuata la circolazione del virus “sono: Emilia Romagna, Veneto, Piemonte, Lombardia, Sardegna e Puglia”, spiega il documento che “richiama l’attenzione alle attività previste dal Piano nazionale di prevenzione, sorveglianza e risposta alle arbovirosi, Pna 2020-20251, per prevenire la trasmissione delle arbovirosi sul territorio nazionale e a contrastare la circolazione dei virus trasmessi dai vettori”.

  • L’intelligenza artificiale potrà ‘leggere’ il Parkinson: lo studio a Pavia

    L’intelligenza artificiale potrà ‘leggere’ il Parkinson: lo studio a Pavia

    È possibile riconoscere precocemente i pazienti affetti da malattia di Parkinson analizzando il loro linguaggio tramite strumenti di Intelligenza artificiale. Lo dimostra una ricerca condotta dalla Scuola Universitaria Superiore Iuss di Pavia e dall’Irccs Maugeri di Bari e pubblicata sulla rivista npj Parkinson’s Disease.

    Il progetto, nato con l’obiettivo di identificare possibili biomarcatori digitali del linguaggio associati al Parkinson, ha analizzato i campioni vocali raccolti da 40 pazienti dell’Irccs Maugeri Bari, scelti tra persone con diagnosi di Parkinson e non. A loro è stato chiesto di compiere attività linguistiche, come descrivere immagini complesse o parlare liberamente. Le registrazioni di questa attività sono state poi elaborate con algoritmi di IA allo scopo di addestrare un modello di machine learning in grado di distinguere i tratti caratteristici dei pazienti Parkinson da quelli di soggetti sani. Questa strategia ha mostrato un’accuratezza del 77% nell’identificare le persone con malattia, mostrandosi capace anche di distinguere tra le diverse forme di Parkinson.

    “Tra i marcatori più indicativi emersi dall’analisi, spicca la riduzione nell’uso dei verbi d’azione. Inoltre, è stata rilevata una maggiore frequenza di riformulazioni del discorso e una ridotta produzione di parole appartenenti a classi aperte, come nomi e verbi, suggerendo una difficoltà crescente nell’accesso lessicale”, spiega Petronilla Battista, responsabile del Laboratorio di Neuropsicologia all’Irccs Maugeri Bari.

    “Questo lavoro dimostra come l’Intelligenza artificiale possa essere impiegata per costruire veri e propri biomarcatori digitali del linguaggio, standardizzabili, con valore clinico concreto”, aggiunge Christian Salvatore, direttore del centro Ailice Labs e Ceo di DeepTrace Technologies.

  • Il trattamento delle allergie con lo specialista

    Il trattamento delle allergie con lo specialista

    Le allergie rappresentano una delle problematiche sanitarie più diffuse nel mondo occidentale, colpendo circa il 25-30% della popolazione. Il costante aumento di patologie allergiche ha reso indispensabile l’intervento di specialisti qualificati in grado di offrire diagnosi accurate e trattamenti efficaci personalizzati.

    L’approccio specialistico alle allergie
    L’allergologia moderna si basa su un approccio scientifico rigoroso che combina esperienza clinica e tecnologie diagnostiche avanzate:

    Medicina basata sull’evidenza
    ● Linee guida internazionali: protocolli diagnostici e terapeutici standardizzati
    ● Ricerca clinica: costante aggiornamento sui nuovi trattamenti
    ● Personalizzazione: adattamento delle cure al singolo paziente
    ● Outcome research: valutazione dell’efficacia dei trattamenti

    Approccio multidisciplinare
    ● Collaborazione: con pneumologi, dermatologi, gastroenterologi
    ● Visione olistica: considerazione degli aspetti psicosociali
    ● Medicina integrata: combinazione di terapie convenzionali e complementari
    ● Continuità assistenziale: follow-up a lungo termine

    Quale specialista cura le allergie?
    L’allergologo è il medico specialista specificamente formato per gestire tutte le forme di allergie:
    Formazione dell’allergologo

    Percorso formativo:
    ● Laurea in Medicina e Chirurgia (6 anni)
    ● Specializzazione in Allergologia e Immunologia Clinica (4-5 anni)
    ● Tirocinio pratico in centri specializzati
    ● Aggiornamento continuo (ECM obbligatori)

    Competenze specifiche:
    ● Immunologia clinica e fisiopatologia allergica
    ● Tecniche diagnostiche specialistiche
    ● Farmacologia degli antistaminici e cortisonici
    ● Immunoterapia specifica (vaccini per allergie)
    ● Gestione delle emergenze allergologiche

    Quando consultare l’allergologo
    ● Sintomi ricorrenti: che si ripresentano stagionalmente o dopo esposizioni specifiche
    ● Inefficacia terapie: quando farmaci da banco non danno sollievo
    ● Peggioramento progressivo: sintomi che aumentano d’intensità nel tempo
    ● Impatto sulla qualità di vita: interferenza con attività quotidiane, lavoro, sonno
    ● Sospetta allergia alimentare: reazioni dopo ingestione di cibi specifici
    ● Allergie professionali: sintomi correlati all’ambiente lavorativo

    Quali sono gli effetti collaterali della desensibilizzazione per le allergie?
    L’immunoterapia specifica, comunemente chiamata “vaccino per allergie”, può causare alcuni effetti collaterali:
    Reazioni locali (più comuni)
    Sede di iniezione (per SCIT – immunoterapia sottocutanea):
    ● Eritema: arrossamento nel punto di iniezione
    ● Gonfiore: tumefazione locale di varia entità
    ● Prurito: sensazione pruriginosa transitoria
    ● Indurimento: formazione di nodulo sottocutaneo temporaneo

    Durata: generalmente 24-48 ore Frequenza: 10-20% delle iniezioni Gestione: impacchi freddi, antistaminici locali
    Reazioni sistemiche (meno comuni ma più serie)
    Reazioni lievi:
    ● Rinorrea e starnuti generalizzati
    ● Prurito diffuso o orticaria localizzata
    ● Peggioramento dell’asma lieve
    ● Malessere generale
    Reazioni moderate:
    ● Orticaria estesa
    ● Angioedema di viso o estremità
    ● Broncospasmo significativo
    ● Sintomi gastrointestinali (nausea, crampi)
    Reazioni gravi (anafilassi – molto rare, <1%):
    ● Difficoltà respiratoria grave
    ● Calo pressorio importante
    ● Perdita di coscienza
    ● Shock anafilattico
    Fattori di rischio per reazioni
    ● Asma non controllato: aumenta rischio di reazioni sistemiche
    ● Infezioni intercorrenti: alterano la risposta immunitaria
    ● Esercizio fisico post-iniezione: può scatenare reazioni
    ● Errori posologici: dosaggi eccessivi o progressioni troppo rapide
    ● Periodo di pollinazione: maggiore reattività durante l’esposizione naturale
    Misure preventive
    ● Valutazione pre-iniezione: controllo asma e stato generale
    ● Osservazione post-iniezione: 30 minuti di attesa obbligatoria
    ● Disponibilità di adrenalina: per trattamento immediato dell’anafilassi
    ● Personale addestrato: in centri specializzati
    ● Educazione del paziente: riconoscimento sintomi precoci

    Quali sono i test cutanei per le allergie?
    I test cutanei rappresentano il metodo diagnostico fondamentale in allergologia:
    Prick test

    Tecnica:
    ● Applicazione di gocce di allergeni standardizzati
    ● Puntura superficiale dell’epidermide
    ● Lettura dopo 15-20 minuti
    ● Misurazione dei pomfi formati
    Vantaggi:
    ● Rapido e economico
    ● Elevata sensibilità e specificità
    ● Possibilità di testare molti allergeni
    ● Risultati immediati
    Limitazioni:
    ● Interferenza con antistaminici
    ● Non eseguibile su cute lesa
    ● Possibili false positività in soggetti atopici
    Patch test
    Indicazioni: allergie da contatto (dermatiti allergiche)
    Metodica:
    ● Applicazione di allergeni su cerotti
    ● Mantenimento per 48-72 ore
    ● Letture multiple a distanza di tempo
    ● Valutazione dell’intensità della reazione
    Allergeni testati:
    ● Metalli (nichel, cromo, cobalto)
    ● Conservanti e profumi
    ● Gomme e plastiche
    ● Farmaci topici

    Test intradermici
    Utilizzo: quando prick test negativo ma forte sospetto clinico
    Tecnica: iniezione intradermica di piccole quantità di allergene
    Indicazioni specifiche:
    ● Allergie a farmaci
    ● Allergie a veleni di imenotteri
    ● Alcune allergie alimentari complesse
    Rischi: maggiore possibilità di reazioni sistemiche
    Test di provocazione
    Scopo: conferma diagnostica quando test cutanei dubbi
    Tipi:
    ● Nasale: instillazione di allergeni nel naso
    ● Bronchiale: inalazione controllata di allergeni
    ● Orale: ingestione progressiva di alimenti sospetti
    ● Oculare: instillazione in gocce oculari
    Ambiente: sempre in centri specializzati con possibilità di rianimazione

    Quanto dura una reazione allergica cutanea?

    La durata delle reazioni allergiche cutanee varia considerevolmente:
    Orticaria acuta
    Durata tipica: 2-6 ore Massimo: raramente oltre 24 ore Caratteristiche: pomfi pruriginosi che migrano Risoluzione: spontanea o con antistaminici
    Orticaria cronica
    Definizione: sintomi persistenti per oltre 6 settimane Durata media: 1-5 anni Remissione: spontanea nel 50% dei casi entro 1 anno Gestione: richiede terapie prolungate
    Dermatite da contatto allergica
    Fase acuta: 7-14 giorni Decorso:
    ● Eritema: prime 24-48 ore
    ● Vescicole: 2-3 giorni
    ● Desquamazione: 5-10 giorni
    ● Guarigione completa: 2-3 settimane
    Angioedema
    Durata: 24-72 ore tipicamente Localizzazione: viso, labbra, palpebre Risoluzione: più lenta rispetto all’orticaria Complicanze: possibile coinvolgimento laringeo

    Fattori che influenzano la durata
    Tipo di allergene:
    ● Allergeni volatili: reazioni più brevi
    ● Allergeni persistenti: reazioni prolungate
    ● Allergeni alimentari: durata variabile (2-48 ore)
    Intensità dell’esposizione:
    ● Dosi elevate: reazioni più durature
    ● Esposizioni ripetute: cronicizzazione possibile
    Trattamento:
    ● Terapia precoce: accorcia la durata
    ● Rimozione dell’allergene: essenziale per la guarigione
    ● Antistaminici: riducono intensità e durata
    Algoritmi terapeutici moderni
    Terapia farmacologica personalizzata
    Antistaminici di nuova generazione:
    ● Fexofenadina, desloratadina, bilastina
    ● Elevata selettività per recettori H1
    ● Minima sedazione
    ● Durata d’azione prolungata
    Cortisonici:
    ● Uso limitato nel tempo
    ● Preferenza per formulazioni topiche
    ● Schemi a scalare per evitare rebound
    Terapie biologiche:
    ● Omalizumab per asma allergico grave
    ● Dupilumab per dermatite atopica
    ● Mepolizumab per asma eosinofilo
    Immunoterapia personalizzata
    Selezione dei pazienti:
    ● Diagnosi accurata dell’allergene responsabile
    ● Correlazione clinica con test diagnostici
    ● Fallimento della terapia farmacologica
    ● Motivazione del paziente al trattamento prolungato
    Protocolli innovativi:
    ● Schemi ultra-rush per accelerare la desensibilizzazione
    ● Immunoterapia epicutanea (patch)
    ● Allergoids per ridurre le reazioni avverse
    ● Immunoterapia con allergeni ricombinanti

    Chi cerca un allergologo vicino a Monza può trovare specialisti aggiornati sui protocolli terapeutici più moderni, in grado di offrire trattamenti personalizzati e sicuri per ogni tipo di allergia.
    Gestione integrata del paziente allergico

    Team multidisciplinare
    ● Allergologo: diagnosi e terapia specifica
    ● Pneumologo: per asma allergico complesso
    ● Dermatologo: per manifestazioni cutanee estese
    ● Nutrizionista: per allergie alimentari multiple
    ● Psicologo: per aspetti comportamentali e ansia correlata
    Educazione del paziente
    ● Riconoscimento dei sintomi: identificazione precoce delle reazioni
    ● Uso dei farmaci: corretta assunzione di antistaminici e broncodilatatori
    ● Evitamento degli allergeni: strategie pratiche di prevenzione
    ● Gestione delle emergenze: uso dell’adrenalina autoiniettabile
    Follow-up strutturato
    ● Controlli periodici: valutazione efficacia terapie
    ● Aggiustamenti posologici: personalizzazione in base alla risposta
    ● Monitoraggio effetti collaterali: soprattutto per terapie prolungate
    ● Rivalutazione diagnostica: se cambiamenti nel quadro clinico