Categoria: Salute

  • Salute. Nuove speranze per la fertilità e l’oncologia

    Salute. Nuove speranze per la fertilità e l’oncologia

    Un’innovazione tutta italiana sta rivoluzionando il mondo della medicina riproduttiva e dell’oncologia: il processo di scongelamento universale, sviluppato dal dottor Lodovico Parmegiani, embriologo clinico e specialista in biochimica e chimica clinica, ed il suo team di Next Fertility GynePro.

    Il metodo, noto come universal warming, permette di scongelare ovociti, embrioni e tessuti riproduttivi indipendentemente dalla tecnica di crioconservazione utilizzata in origine. Un passo avanti cruciale, considerando che negli ultimi 40 anni si sono susseguite diverse metodologie di congelamento, molte delle quali ormai obsolete. Nei laboratori di tutto il mondo si trovano oggi campioni crioconservati con protocolli per i quali non esistono più le soluzioni specifiche di scongelamento.

    L’evoluzione delle tecniche di crioconservazione è stata lunga e complessa. Nei primi anni Duemila la vitrificazione, il metodo oggi più utilizzato, era ancora agli albori e gli embriologi erano costretti a preparare autonomamente in laboratorio i terreni necessari al congelamento e allo scongelamento delle cellule. L’arrivo sul mercato di kit già pronti ha semplificato il lavoro, ma ha anche vincolato l’utilizzo delle soluzioni di scongelamento a quelle prodotte dalla stessa azienda del kit di congelamento. L’universal warming ha scardinato questa logica, dimostrando scientificamente che qualsiasi cellula può essere scongelata con un’unica soluzione standardizzata.

    L’impatto è enorme sia nella medicina della fertilità che in oncologia. Il problema riguarda in particolare le donne che hanno congelato il proprio tessuto ovarico prima di sottoporsi a cure oncologiche. Fino a pochi anni fa, questi tessuti venivano criopreservati con il cosiddetto congelamento lento, una tecnica oggi in disuso. Tuttavia, l’assenza sul mercato delle soluzioni di scongelamento compatibili con quei protocolli obbliga i laboratori a ricrearle artigianalmente, con possibili problemi di sicurezza ed efficacia.

    Con il nuovo metodo, basato su una soluzione ipertonica a base di saccarosio o trealosio, è possibile scongelare in modo sicuro ed efficace qualsiasi cellula riproduttiva o tessuto crioconservato, anche con tecniche non più in uso. La procedura è incredibilmente rapida: basta un solo minuto in una soluzione a 37°C per ottenere un risultato ottimale.

    L’universal warming è stato introdotto per la prima volta nel 2014, quando proprio quando il team di Parmegiani pubblicò una prima relazione scientifica sulla metodica. Il percorso di validazione è stato lungo: negli ultimi dieci anni, il metodo è stato perfezionato e testato su tutte le possibili combinazioni di congelamento e scongelamento. Inizialmente accolto con scetticismo, oggi è diventato un punto di riferimento per laboratori di tutto il mondo. «Prima ti guardano con diffidenza, poi ti combattono, e infine adottano il metodo», scherza il dottor Parmegiani, parafrasando la celebre frase attribuita al Mahatma Gandhi: Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono, poi vinci.

    I risultati parlano chiaro: negli ultimi cinque anni, la tecnica ha dimostrato un’efficacia clinica straordinaria, con una sopravvivenza degli embrioni del 100%. «E se funziona con gli ovociti, le cellule più delicate da trattare in quanto ricche di liquidi, funziona con qualsiasi altra cellula», sottolinea Parmegiani. Quindi anche in tutti gli altri ambiti medici, come nel caso della conservazione delle cellule staminali, ad esempio, il cui successo di scongelamento del 50-60% viene oggi considerato più che accettabile.

    Oltre ai benefici clinici, il metodo semplifica enormemente il lavoro nei laboratori di embriologia. I protocolli attualmente in uso richiedono diversi passaggi e fino a 10 minuti per scongelare un campione. Con le ultime modifiche introdotte all’universal warming, la procedura si riduce a un solo minuto, ottimizzando tempi e risorse. Inoltre, la soluzione ipertonica necessaria è già presente nei kit di scongelamento disponibili sul mercato, rendendo il processo immediatamente applicabile senza costi aggiuntivi.

    La procedura ottimizzata viene descritta nello studio più recente del gruppo di Next Fertility GynePro, in pubblicazione su una prestigiosa rivista scientifica internazionale: Reproductive Biomedicine Online.

    Questa scoperta rappresenta un importante passo avanti nella medicina della fertilità, nella conservazione dei tessuti riproduttivi per le pazienti oncologiche e in altri ambiti in cui si adotta la tecnica della crioconservazione. Un’innovazione che, nata in Italia, sta per diventare uno standard globale.

    Lodovico Parmegiani è un embriologo clinico italiano, specialista in biochimica e chimica clinica, con una solida formazione accademica e una vasta esperienza nel campo della medicina riproduttiva. Attualmente, ricopre il ruolo di direttore del laboratorio IVF presso Next Fertility GynePro e di head of embryology per NextClinics International. Nel corso della sua carriera ha sviluppato e ottimizzato dispositivi e metodologie innovative nel settore della fecondazione assistita, contribuendo significativamente al progresso delle tecniche di procreazione medicalmente assistita. La sua esperienza e competenza lo hanno reso una figura di spicco a livello internazionale nel campo dell’embriologia clinica, con numerose pubblicazioni scientifiche e partecipazioni a convegni e seminari dedicati alla medicina della fertilità. Tra i tanti eventi, ha preso parte al TEDxAncona, con un intervento intitolato “Il dono della vita”, in cui ha condiviso la sua visione sulla scienza della riproduzione e il valore della ricerca in questo ambito.

  • Nuove speranze da farmaco per tumore al seno metastatico

    Nuove speranze da farmaco per tumore al seno metastatico

    Il tumore al seno metastatico e’ una delle sfide piu’ difficili nel trattamento del carcinoma mammario, una condizione che si sviluppa in quasi un caso su tre tra le donne con diagnosi in fase iniziale, e che in Italia colpisce circa 37 mila donne.

    La ricerca scientifica continua a fare progressi significativi, con l’introduzione di terapie sempre piu’ mirate, tra cui sacituzumab govitecan che sta emergendo come una svolta nella lotta contro le forme piu’ aggressive e difficili di questa malattia, come emerso durante l’evento organizzato da Gilead “Nuove prospettive nel tumore al seno metastatico”, a Milano. Questo farmaco, appartenente alla classe degli Antibody-Drug Conjugates (Adc), offre adesso una nuova speranza alle pazienti, grazie all’ampliamento del suo campo di applicazione.

    Gia’ autorizzato per il trattamento del tumore al seno triplo negativo metastatico (mTNBC), la forma piu’ aggressiva di carcinoma mammario, sacituzumab govitecan rappresenta ora un’opzione terapeutica anche per le pazienti con carcinoma mammario metastatico HR+/HER2-. Questo tipo di tumore e’ positivo ai recettori ormonali HR (estrogeno o progesterone), ma presenta una bassa o nulla espressione della proteina HER2. Il tumore HR+/HER2-, che rappresenta circa il 70 per cento delle diagnosi di carcinoma mammario, e’ associato a un maggior rischio di sviluppare metastasi ossee e, nella sua forma metastatica, ha un tasso di sopravvivenza a cinque anni del 34 per cento.

  • Salute. NeMO inaugura a Brescia l’Area Ambulatori e Ricerca Clinica

    Salute. NeMO inaugura a Brescia l’Area Ambulatori e Ricerca Clinica

    Con la dedica “Per aver creduto con generosità nell’idea dei Centri NeMO e per aver avuto la capacità di vedere oltre, abbracciando così quelli che oggi sono diventati autentici luoghi di cura”, la nuova ‘Area Ambulatori e Ricerca Clinica’ del Centro Clinico NeMO Brescia rende omaggio all’Avv. Pompeo Anelli, figura di spessore nella comunità bresciana e nella sezione UILDM – Brescia. Questi spazi potenzieranno la capacità di risposta nella presa in carico del Centro, offrendo un approccio integrato di continuità tra cura e ricerca.

    Situato presso la Fondazione “Ospedale e Casa di Riposo Nobile Paolo Richiedei” di Gussago, il NeMO Brescia è ora dotato di due nuovi ambulatori specialistici in Neurologia/Fisiatria e Pneumologia, uno spazio per i trattamenti innovativi di cura e i trial clinici sperimentali e uno studio medico per attività di ricerca. Il team dedicato comprende le figure di un coordinatore infermieristico, uno study coordinator, un infermiere e un fisioterapista specializzati nella ricerca.

    Nel 2005, l’Avv. Anelli, con straordinaria lungimiranza e generosità, scelse di sostenere il progetto dei Centri NeMO, quando allora sembrava essere solo un sogno. Decise di donare 50.000 euro, così motivandolo: “Bisogna prendersi cura l’uno dell’altro, in modo concreto, senza troppi fronzoli, ma senza mai dire di no”. Quel gesto fu la scintilla che accese un percorso di trasformazione. Oggi, infatti, NeMO è un modello di cura consolidato e un network nazionale di riferimento clinico e scientifico per le patologie neuromuscolari e neurodegenerative.

    In questo percorso, il NeMO Brescia, inaugurato nel 2020, è il simbolo di una comunità che, di fronte alle sfide della pandemia, ha scelto di restare unita e solidale. La partecipazione delle istituzioni, dei sostenitori e dei pazienti all’evento di oggi, testimonia come NeMO sia diventato non solo una risposta alle esigenze delle famiglie, ma anche un bene comune da custodire.

    Con costi di ristrutturazione e allestimento pari a oltre 400.000 euro, la raccolta fondi avviata nel 2022 per la realizzazione di questa nuova area, ha raggiunto 335mila euro, grazie alla generosità dei molti donatori, tra privati, enti pubblici e realtà del terzo settore. A loro si è unito l’impegno nel creare le condizioni per la sua realizzazione da parte di Istituzioni, strutture sanitarie e di ricerca. Insieme per garantire una continuità assistenziale integrata tra ospedale, territorio e domicilio.

    Vicini ai familiari dell’Avv. Anelli, a sottolineare il legame profondo con la comunità locale erano presenti le istituzioni. L’area, infatti, nasce dalla sinergia con la Clinica Neurologica dell’Università degli Studi di Brescia e l’ASST Spedali Civili, sotto l’egida del Comitato Tecnico Scientifico per le Malattie Neuromuscolari.

    L’Assessore all’Istruzione, Formazione e Lavoro di Regione Lombardia, Simona Tironi, ha voluto portare il saluto istituzionale, sottolineando come NeMO rappresenti un punto di riferimento regionale e un simbolo di speranza e impegno concreto. Claudio Vito Sileo, Direttore Generale di ATS Brescia, ha evidenziato che “sostanza” e “concretezza” siano i pilastri dell’innovazione nella sanità bresciana, con il Centro NeMO come parte integrante. Luigi Cajazzo, Direttore Generale di ASST Spedali Civili di Brescia, ha messo in luce l’importanza della sinergia con le strutture sanitarie locali per garantire un’assistenza sempre più efficace. Giovanni Coccoli, Sindaco di Gussago, ha dichiarato che l’apertura dei nuovi spazi rafforza l’integrazione tra assistenza sanitaria e vicinanza ai cittadini.

    Alessandro Padovani, Direttore Dip. Scienze Cliniche e Sperimentali Università degli Studi Brescia e U.O. Neurologia ASST Spedali Civili e Presidente SIN, ha evidenziato l’importanza delle sinergie e della contaminazione dei saperi per l’efficacia dei percorsi di cura, come enunciato nella Strategia Italiana per la Salute del Cervello 2024-2031; Massimiliano Filosto, direttore clinico e scientifico del Centro, ha affermato come questa nuova Area non sia solo un ampliamento, ma un nuovo passo nello sviluppo della continuità tra clinica e ricerca, fondante il modello NeMO. Francesca Pasinelli, Vicepresidente dei Centri NeMO e Consigliere Fondazione Telethon, ha condiviso l’emozione nel vedere il Centro crescere, sottolineando l’importanza della scienza al servizio delle fragilità e delle malattie rare in particolare.

    Orietta Filippini, Direttore Generale della Fondazione Comunità Bresciana, ha dichiarato come il NeMO sia il risultato tangibile di un territorio che investe nella salute in quanto valore condiviso. Paolo Boldini, Direttore Generale di Fondazione Richiedei, ha evidenziato le nuove prospettive offerte dall’integrazione del Centro NeMO nell’infrastruttura sanitaria della Fondazione. Enrico Zampedri, già Coordinatore di #aiutiAMObrescia, ha sottolineato come il percorso di NeMO rappresenti un modello di sussidiarietà orizzontale di riferimento nazionale.

    Marco Rasconi, Presidente dei Centri NeMO, ha confermato come ogni nuova apertura rafforzi il modello NeMO e Brescia dimostri come sia possibile innovare preservando la centralità della persona. Paola Frau, Segretario di UILDM-Brescia, ha espresso il suo riconoscimento per l’Avv. Anelli, figura determinate per la crescita dell’Associazione. Alberto Fontana, Segretario dei Centri NeMO, chiude gli interventi sintetizzando il valore della giornata: “La fiducia dell’Avv. Anelli ci ha permesso di realizzare quello che allora era solo il sogno dei Centri NeMO. Oggi questa nuova area ci permette di custodire la memoria di quel sogno e di restituire alla famiglia di Pompeo Anelli la gratitudine di una comunità che vuole continuare a crescere”.

    L’inaugurazione di oggi segna un ulteriore passo nel consolidamento del NeMO Brescia quale punto di riferimento per le malattie neuromuscolari, rafforzando il suo impegno nella cura e nella ricerca vicino alle famiglie.

  • 540mila donne italiane colpite da anoressia

    540mila donne italiane colpite da anoressia

    L’anoressia nervosa colpisce circa l’1% della popolazione italiana, e il 90% dei casi riguarda le donne, per un totale di oltre 540mila pazienti. L’anoressia e’ solo uno dei disturbi del comportamento alimentare piu’ diffusi che, secondo gli ultimi dati, interessano oltre 3 milioni di persone (bulimia, binge eating).

    Un nuovo studio, condotto dal Centro per la cura dei disturbi alimentari di Villa Miralago (Varese) e dall’Universita’ di Milano, ha chiarito l’importanza di considerare alcuni marcatori chiave nel percorso riabilitativo nutrizionale di pazienti con anoressia nervosa, indipendentemente dal loro genere. Tra questi peso, indice di massa corporea, massa grassa, massa magra, massa cellulare corporea, angolo di fase e marcatori di idratazione.

    I dati mostrano la necessita’ di pianificare in modo dinamico e personalizzato l’assunzione di calorie e proteine, al fine di garantire non solo il recupero del peso, ma anche una migliore composizione corporea, entrambi essenziali per il benessere delle pazienti. I risultati, pubblicati sulla rivista Nutrients, proprio in occasione della Settimana nazionale del Fiocchetto Lilla (fino al 15 marzo) dedicata ai disturbi dell’alimentazione, sono il frutto della ricerca di Ileana Terruzzi, professore associato in scienza dell’alimentazione dell’Universita’ degli Studi di Milano e responsabile della convenzione con Villa Miralago, ed Eugenia Dozio, responsabile nutrizione di Villa Miralago, centro di eccellenza del sistema sanitario nazionale nella cura dei disturbi alimentari.

    Grazie a questa convenzione strategica, che rappresenta un impegno concreto nella ricerca, e’ stato possibile condurre questo studio sugli aspetti essenziali della riabilitazione nutrizionale nei pazienti con anoressia nervosa.

  • Open Day sulla Criolipolisi: sabato 22 a Bareggio incontro informativo sulla riduzione del grasso localizzato

    Open Day sulla Criolipolisi: sabato 22 a Bareggio incontro informativo sulla riduzione del grasso localizzato

    Sabato 22 marzo si terrà un Open Day dedicato alla Criolipolisi, una tecnica non invasiva per la riduzione del grasso localizzato. L’incontro, promosso dal centro nutrizionale del Dott. Maurizio Fiocca di Bareggio, offrirà ai partecipanti la possibilità di approfondire il funzionamento di questo trattamento, che si basa sull’uso del freddo per eliminare gradualmente le cellule adipose.

    Durante la giornata, un medico esperto sarà a disposizione per spiegare i principi scientifici della Criolipolisi, le sue possibili applicazioni e le aree del corpo su cui è più efficace, come addome, fianchi e interno coscia. L’incontro sarà un’occasione per chiarire dubbi e ricevere informazioni su un trattamento che negli ultimi anni ha suscitato crescente interesse in ambito medico-estetico.

    L’evento è a numero chiuso, ed è possibile prenotare un incontro informativo ai numeri +39 347 9006649 o +39 347 7759258.

  • Tumori:  all’Humanitas, diagnosi precoce al seno grazie all’Intelligenza Artificiale

    Tumori: all’Humanitas, diagnosi precoce al seno grazie all’Intelligenza Artificiale

    Medici e tecnici di radiologia dell’IRCCS Istituto Clinico Humanitas e degli Humanitas Medical Care hanno un nuovo alleato per la diagnosi precoce del tumore del seno, patologia che in Italia colpisce circa 60mila donne ogni anno. Si tratta di un software di Intelligenza Artificiale in grado di migliorare la qualita’ e l’efficacia degli esami mammografici. In particolare: verifica in tempo reale la qualita’ delle immagini mammografiche, aiutando i tecnici a garantire esami ottimali; valuta la densita’ mammaria, oggi riconosciuta come uno dei principali fattori di rischio per lo sviluppo del tumore al seno e una possibile causa di diagnosi mancate.

    “Secondo le linee guida della Societa’ Europea di Breast Imaging (EUSOBI) – spiega la professoressa Daniela Bernardi, responsabile della Radiologia Senologica e Screening dell’IRCCS Istituto Clinico Humanitas di Milano -, per le mammelle con densita’ estremamente elevata sono raccomandati esami aggiuntivi, come la risonanza magnetica, che consente di superare i limiti della mammografia in questa categoria di densita’, aumentando l’accuratezza diagnostica. Grazie alla classificazione oggettiva della densita’ mammaria fornita dal software, e’ possibile identificare con precisione le donne che potrebbero necessitare di esami aggiuntivi e disegnare percorsi diagnostici omogenei” La piattaforma offre inoltre funzionalita’ avanzate, tra cui la possibilita’ di affiancare i radiologi nell’individuare lesioni mammarie favorendo diagnosi sempre piu’ precise e tempestive. “Questo innovativo strumento rappresenta un alleato prezioso per il team multidisciplinare delle Breast Unit, composto da tecnici di radiologia, radiologi, chirurghi, oncologi, radioterapisti, psicologi e tante altre figure professionali, perche’ migliora l’identificazione precoce del tumore grazie alla qualita’ delle immagini, consentendo trattamenti sempre piu’ mirati e personalizzati. Per le donne, significa maggiore sicurezza, esami piu’ accurati e la certezza che ogni dettaglio venga analizzato garantendo un’elevata qualita’”, conclude Bernardi.

    Questa tecnologia, gia’ adottata nell’area milanese, verra’ estesa a tutti gli ospedali Humanitas e alla rete di centri Humanitas Medical Care di Lombardia, Piemonte e Sicilia in cui si effettuano mammografie. Si tratta della prima esperienza di questo tipo in un gruppo ospedaliero, con l’obiettivo non solo di uniformare i percorsi di diagnosi e cura, ma anche di rafforzare il lavoro in rete. Grazie a questo strumento, sara’ possibile garantire coerenza tra i diversi centri, favorendo una condivisione strutturata delle competenze e assicurando ovunque un’elevata qualita’ clinica. La mammografia e’ fondamentale per individuare il tumore al seno in fase iniziale, aumentando la possibilita’ di trattamenti meno invasivi e migliorando significativamente la prognosi.

    Oggi, grazie alla diagnosi precoce, la percentuale di guarigione completa ha raggiunto l’87%. Per accedere alla mammografia, le donne possono aderire ai programmi di screening attivi su tutto il territorio nazionale. In generale, si raccomanda di eseguire l’esame a partire dai 40 anni, eta’ dalla quale il rischio comincia ad essere effettivo. In alcuni casi, come ad esempio se il seno risulta particolarmente denso alla mammografia, lo specialista puo’ consigliare ulteriori accertamenti tramite ecografia mammaria o, per situazioni ad alto rischio, risonanza magnetica. Il primo passo resta sempre la prevenzione: in aggiunta all’autopalpazione del seno, e’ importante definire un percorso di prevenzione personalizzato che associ, alla visita senologica, mammografia e/o ecografia mammaria in funzione dell’eta’, della storia familiare ma anche delle caratteristiche della mammella di ogni donna, tra le quali appunto la densita’ mammografica. Senza dimenticare che uno stile di vita corretto, con una dieta bilanciata, movimento fisico costante e astensione dal fumo, e’ la prima forma di prevenzione.

  • ASST Ovest Milano: il prossimo 13 marzo attività gratuita per la Salute dei reni

    ASST Ovest Milano: il prossimo 13 marzo attività gratuita per la Salute dei reni

    n occasione della Giornata Mondiale del Rene che si svolgerà il 13 marzo prossimo, l’ASST Ovest Milanese organizzerà alcune attività straordinarie gratuite che avranno l’obiettivo di promuovere e diffondere le informazioni necessarie per garantire la salute dei reni.

    Le iniziative prevedono la sinergia fra la Struttura Complessa di Nefrologia e Dialisi dei Presidi Ospedalieri di Legnano e Magenta, la Struttura Complessa Vaccinazioni e Sorveglianza Malattie Infettive e i Servizi territoriali dei Distretti.

    In particolare i cittadini, giovedì 13 marzo dalle 10.00 alle 16.00 – previa prenotazione al CUP dell’ASST Ovest Milanese – potranno sottoporsi ad attività di Screening totalmente gratuite che prevedono una visita, la misurazione della pressione arteriosa ed l’effettuazione dell’esame delle urine.

    Le attività verranno organizzate all’Ospedale “G. Fornaroli” di Magenta, via al Donatore di Sangue 50, e all’Ospedale Vecchio di Legnano, via Candiani 2.

    Il paziente nefropatico è più suscettibile alle infezioni e questo implica un maggior numero di ospedalizzazioni per batteriemia rispetto a quello senza insufficienza renale.

    I vaccini rappresentano quindi uno degli strumenti disponibili per prevenire le complicanze infettive nei soggetti nefropatici. Per questo motivo, lo stesso giorno verranno proposte le seguenti vaccinazioni:

    Epatite B

    Pneumococco

    Herpes Zoster

    Morbillo -parotite – rosolia e varicella

    Meningococco B

    Meningococco ACWY

    Verrà inoltre verificato il richiamo decennale per Difterite Tetano e Pertosse.​

  • Salute: i giovani non vanno dall’andrologo, a rischio la fertilità

    Salute: i giovani non vanno dall’andrologo, a rischio la fertilità

    Da decenni la salute riproduttiva maschile sta subendo un preoccupante declino, rientrando così a pieno titolo tra i fattori responsabili del declino demografico, con tutte le gravi conseguenze che ne derivano sul piano sociale, previdenziale e sanitario. La fertilità maschile è in costante diminuzione: studi scientifici internazionali dimostrano che la concentrazione di spermatozoi per millilitro è passata dai 120 milioni del decennio 1930-40 ai circa 65 milioni negli anni ’90, mentre la conta totale è declinata del 62,7% in quarant’anni. «Rimettere la prevenzione maschile al centro deve essere una priorità – afferma il professor Giovanni Maria Colpi, andrologo e direttore scientifico di Next Fertility ProCrea Lugano –. Il 73% dei giovani italiani, secondo gli ultimi rilevamenti della Società Italiana di Andrologia, non si è mai sottoposto a una visita andrologica: la scomparsa della visita di leva e l’assenza di programmi nazionali hanno contribuito a un grave deficit nella diagnosi precoce. Che invece è fondamentale: basti pensare che i dati raccolti dal 1999 al 2013 nelle campagne di prevenzione svolte nelle scuole in Lombardia (campagne allora ideate dal Prof. Colpi e portate a termine ad opera di Aziende Sanitarie “illuminate”) dimostrarono che circa il 40% degli 11.000 giovani sottoposti a screening presentava patologie andrologiche, tra cui il 25% con varicocele medio o severo, il 2% con incurvamento del pene e il 16% con altre problematiche meno gravi ma comunque potenzialmente interferenti sulla salute riproduttiva o sessuale. Questi dati epidemiologici sono stati confermati da analoghe attività di screening condotte in altre aree del territorio italiano negli anni successivi».

    Molte patologie andrologiche si sviluppano durante l’adolescenza e, se non trattate, possono compromettere la fertilità in età adulta. Il varicocele, ad esempio, è una delle principali cause di infertilità maschile, poiché può determinare una riduzione volumetrica dei testicoli e alterazioni della spermatogenesi. Il testicolo migrante, se non corretto, può portare a ipotrofia testicolare e aumentare il rischio di torsione testicolare, mentre la fimosi può aumentare il rischio di infezioni sessualmente trasmissibili. «Una semplice visita consentirebbe di individuare tempestivamente queste condizioni, avviando il giovane a monitoraggi e/o trattamenti appropriati, per evitare o gestire complicazioni future» sottolinea il prof. Colpi.

    Altrettanto importante è intervenire per tempo su stili di vita che a lungo andare possono minare la possibilità di procreare. I fattori di rischio modificabili sono il tabagismo, l’abuso di alcol, l’uso di sostanze anabolizzanti e di droghe, la promiscuità sessuale e l’obesità. Secondo uno studio pubblicato su Andrology nel 2019, il 32% degli adolescenti maschi fuma, l’80% consuma alcolici in quantità superiori ai limiti raccomandati, il 43% fa uso di droghe e il 19% è in sovrappeso o obeso. «Parliamo di problematiche che non hanno effetti solo sulla fertilità – ricorda il professore –. L’obesità, in particolare, rappresenta un rischio anche per la salute cardiovascolare e metabolica». Infine, l’esposizione a fattori ambientali (come nanoplastiche e pesticidi) rappresenta un’ulteriore minaccia per la salute riproduttiva: studi hanno evidenziato come alcune di queste sostanze possano agire come interferenti endocrini, alterando il sistema ormonale e aumentando il rischio di infertilità e patologie oncologiche.

    Nonostante questi campanelli di allarme, conclude il professor Colpi, «mancano campagne nazionali dedicate alla salute maschile, che pure avrebbero un impatto positivo sulla denatalità e sulla spesa sanitaria futura. Non possiamo infatti pensare che la soluzione universale all’infertilità sia la fecondazione in vitro, che comporta alti costi per i pazienti e per il sistema sanitario, non è scevra da rischi e ha un forte impatto psicologico sulle coppie. E poi, promuovere la prevenzione maschile vuol dire abituare i giovani a prendersi cura della propria salute nel senso più ampio: un aspetto fondamentale per assicurarsi una vita lunga e sana».

    Next Fertility ProCrea – Con una esperienza di oltre 25 anni in Medicina della Riproduzione, Next Fertility ProCrea è uno dei maggiori Centri svizzeri di infertilità ed è uno dei più rinomati Centri internazionali per il trattamento della Azoospermia Non-Ostruttiva. Con un Laboratorio di Embriologia (IVF) certificato ISO15189, offre analisi genetiche e trattamenti dell’infertilità con tecniche d’avanguardia. La sede principale è a Lugano in via Clemente Maraini, 8. www.nextfertilityprocrea.ch

  • “Dormi bene, vivi meglio!” Visite gratuite al Policlinico di Milano per la Giornata Mondiale del Sonno

    “Dormi bene, vivi meglio!” Visite gratuite al Policlinico di Milano per la Giornata Mondiale del Sonno

    In occasione della ‘Giornata Mondiale del Sonno 2025’, il Policlinico di Milano organizza un Open Day interamente dedicato al tema della “Salute del Sonno”. Il prossimo 14 marzo, gli specialisti di ‘Otorinolaringoiatria e Chirurgia Cervico-Facciale’, saranno a disposizione dei cittadini attraverso visite gratuite e consulenze personalizzate, con particolare attenzione al tema delle apnee notturne, un disturbo spesso sottovalutato, ma con conseguenze, anche importanti, sulla salute.

    Il tema di questa Giornata è ‘Fai della Salute del Sonno una Priorità’, uno slogan che sottolinea come un buon riposo migliori in modo significativo la qualità della vita. Tuttavia, molti ignorano l’importanza di una corretta igiene del sonno, ovvero le buone pratiche che facilitano un riposo rigenerante ed efficace.

    Russare è un disturbo respiratorio del sonno, ma se non si verificano apnee non vi sono ripercussioni particolari sulla salute. I problemi sono soprattutto relazionali: non è facile dormire accanto a un partner con questo problema. Se però si verificano le apnee notturne (tecnicamente si chiamano OSAS, e le ha il 2-4% della popolazione tra 40 e 65 anni), l’arresto improvviso del respiro per almeno 10 secondi riduce l’ossigenazione del sangue. Questo può favorire problemi nelle prestazioni sessuali, cefalea, disturbi di concentrazione e memoria, decadimento cognitivo, ma anche problemi più gravi come infarto, ipertensione, ictus, epilessia. Una delle conseguenze spesso sottovalutate è la sonnolenza diurna, con ripercussioni sulla sicurezza sul lavoro e su quella stradale. Il rischio di incidente, infatti, è sette volte maggiore se si soffre di questa sindrome.

    “Il contributo della nostra struttura – commenta il prof. Matteo Bonzini, Direttore della Medicina del Lavoro del Policlinico di Milano – è fondamentale per valutare le conseguenze delle scorrette abitudini di igiene del sonno e delle patologie che lo influenzano – come la sindrome delle apnee ostruttive del sonno (OSAS) – sulla salute e sulla sicurezza. La sonnolenza diurna, spesso sottovalutata, può infatti causare incidenti gravi e avere ripercussioni a lungo termine. Inoltre, il sonno è fortemente condizionato dal lavoro a turni, che rende necessarie strategie specifiche, stili di vita sani e, in alcuni casi, una valutazione medica mirata. Per mansioni a rischio terzi la Medicina del Lavoro assume un ruolo pubblico per diagnosticare e inviare precocemente a terapia i soggetti come i conducenti di mezzi, da cui dipende la sicurezza di molti”.

    La medicina negli ultimi anni ha compiuto enormi progressi nel trattamento dei disturbi del sonno, offrendo diverse soluzioni terapeutiche. Queste includono modifiche allo stile di vita, terapie farmacologiche e interventi chirurgici mirati. È dimostrato, ad esempio, come la riduzione del peso in eccesso contribuisca significativamente a diminuire gli episodi di apnea notturna.

    Il team di ‘Otorinolaringoiatria e Chirurgia Cervico-Facciale’ del Policlinico di Milano, diretto dal Prof. Lorenzo Pignataro, ha messo a punto un innovativo intervento mininvasivo della durata di soli 45 minuti, pensato per migliorare la qualità della respirazione notturna e ridurre i sintomi delle apnee. “Questa tecnica – spiega il prof. Pignataro – chiamata delle ‘tende a pacchetto’, è una procedura reversibile, che stabilizza l’ugola e i tessuti molli del palato senza necessità di tagli o asportazioni chirurgiche. Con un tasso di successo superiore all’80% e oltre 100 interventi eseguiti senza complicanze post-operatorie, questa tecnica si è rapidamente affermata come trattamento di riferimento per chi soffre di russamento cronico e apnee notturne.” “Migliorare la qualità del sonno – conclude – non solo riduce il russamento e le apnee notturne, ma contribuisce anche a una migliore la concentrazione, ad avere maggiore energia durante il giorno e in generale una migliore qualità della vita. Tutto questo è possibile rivolgendosi a centri specializzati come il nostro, che risolvono il problema con tecniche avanzate e mininvasive”.

    Chi soffre di disturbi del sonno o desidera migliorare la qualità del proprio riposo, venerdì 14 marzo potrà incontrare gli specialisti del Policlinico di Milano, disponibili per rispondere a domande e curiosità sui disturbi del sonno e per effettuare visite e consulenze specialistiche gratuite.

    – OPEN DAY – Incontro con gli specialisti

    QUANDO

    Venerdì 14 marzo
    dalle ore 8.45 alle ore 12

    DOVE

    Aula Magna, Clinica Mangiagalli
    Via della Commenda, 12

    Ingresso gratuito fino ad esaurimento posti

    – OPEN DAY – Visite e consulenze specialistiche

    QUANDO

    Venerdì 14 marzo
    dalle ore 13 alle ore 17

    DOVE

    Padiglione Monteggia
    Via F. Sforza, 35

    PRENOTAZIONE
    Su portale prenota.zerocoda.it
    (Giornata Mondiale del Sonno – Consulenza ORL – Milano)

  • Magenta, 63mila accessi al Pronto Soccorso del Fornaroli nel 2024

    Magenta, 63mila accessi al Pronto Soccorso del Fornaroli nel 2024

    Il Pronto soccorso di Magenta (un DEA di Livello 1) ha chiuso il 2024 con 63.130 accessi e il 2025 è iniziato con un incremento del 20 per cento su base giornaliera – fino a metà febbraio – determinato soprattutto dal picco dell’influenza e da patologie respiratorie.

    “Lo scorso anno abbiamo gestito più di 6.400 codici maggiori – spiega il dott. Massimo Dello Russo, Direttore del Pronto Soccorso di Magenta – in particolare 5.431 codici arancione e 905 codici rossi, ovvero persone in grave pericolo di vita o che necessitano comunque di un intervento immediato”.

    Nel 2024 i codici azzurri (urgenza differibile) sono stati 13.701, i verdi 37.500 e i bianchi 5.593.

    “La presenza contemporanea di codici maggiori in Pronto Soccorso – aggiunge il dott. Dello Russo – comporta un intervento sinergico e coordinato di più medici specialisti, infermieri (con la coordinatrice infermieristica del DEA di Magenta Silvia Castiglioni) e operatori, e necessita di approfondimenti diagnostici tempestivi con priorità assoluta. Queste emergenze possono causare un incremento dell’attesa per le persone alle quali è assegnato un codice minore, anche se l’attenzione e l’impegno del nostro personale, e il supporto che arriva dai vari reparti dell’Ospedale sono altissimi e incessanti”.

    Dal periodo natalizio fino alla scorsa settimana, le patologie influenzali e respiratorie, soprattutto a carico delle persone più fragili, hanno determinato un incremento degli accessi che a Magenta hanno più volte sfiorato quota 200 in un giorno.

    “La nuova e moderna struttura del Pronto Soccorso di Magenta – sottolinea Francesco Laurelli, Direttore Generale dell’ASST Ovest Milanese – i cui lavori sono terminati cinque anni fa, consente un utilizzo razionale degli spazi e una migliore definizione dei percorsi. Le stanze di Osservazione Breve Intensiva, rafforzate numericamente e qualitativamente rispetto alla precedente struttura, rappresentano un valido supporto al lavoro dei professionisti”.

    “L’elevata qualità dei reparti di emergenza urgenza della nostra ASST – aggiunge il Direttore Sanitario Valentino Lembo – determina un massiccio afflusso ai nostri Pronto Soccorso di cittadini auto-presentati o inviati dalle Centrali operative di AREU, provenienti dalla nostra area di afferenza e da territori limitrofi, anche di altre Province con una quota d’incidenza media del 20 per cento. Questo accade grazie alla presenza di validi specialisti, in equipe multidisciplinari, che garantiscono un rapido intervento per tutte le patologie tempo dipendenti e per i grandi traumi”.