Categoria: Salute

  • ‘Covid uscito da laboratorio? Lo sapremo solo se Cina collabora’

    ‘Covid uscito da laboratorio? Lo sapremo solo se Cina collabora’

    Sono ormai trascorsi 5 anni dai primi casi di Sars-CoV-2, da quando un virus allora sconosciuto cominciò a dare segni preoccupanti della sua presenza nella metropoli cinese di Wuhan, per poi travolgere il mondo innescando una pandemia globale. Le origini di questo virus che è ancora fra noi restano però un rebus irrisolto. E di recente il tema è finito di nuovo sotto i riflettori, dopo che l’americana Cia ha reso noto di ritenere probabile la teoria della fuga dal laboratorio in Cina, seppur con scarse certezze.

    “Io dico che le ipotesi sul tappeto restano sempre due”, commenta all’Adnkronos Salute Giorgio Palù, professore emerito di microbiologia e virologia, che di analisi su Sars-CoV-2 ne ha firmate diverse ed è stato anche presidente della Società europea di virologia. “Cercare l’origine di un virus non è una sciocchezza – precisa – è molto importante perché” i virus “sono gli elementi vitali più diffusi nella biosfera”. Quindi “capire come si è originato uno” di questi microrganismi “è fondamentale anche per predire quello che sarà l’eventuale sviluppo di prossime forme epidemiche o pandemiche nel mondo”, sottolinea l’esperto. Per Sars-CoV-2 al momento resta aperta anche l’ipotesi “che sia uno spillover da un animale, però questo animale non si è ancora trovato – ricorda Palù – E il virus che era al 97,5% identico al RaTG13, cioè al virus del pipistrello Ferro di cavallo (che si trovava nello Yunnan, a distanza di 1.500 km da Wuhan), aveva delle caratteristiche che infettavano molto bene l’uomo”, qualcosa che “non si era mai vista in un virus zoonotico che passa da un animale all’uomo, perché c’è sempre bisogno di un certo periodo per adattarsi e, in più, va detto che quel virus non era più in grado di infettare il suo ospite naturale che era il pipistrello”. Quindi anche la seconda ipotesi, cioè che fosse un virus “modificato”, è “sostenuta da tanti come possibile, anche da me. Questo perché” il patogeno sembrava avere “una modifica genetica che non era una semplice mutazione” in un particolare sito, che “lo rendeva in grado di infettare le cellule umane”.

    Ma è ormai troppo tardi per conoscere la verità? “Non sarebbe mai tardi – riflette Palù – se la comunità scientifica cinese, il governo e le autorità cinesi ci dicessero tutto quello che è accaduto a Wuhan. Loro in generale possono sapere se c’è stato un incidente di laboratorio. E ricordiamo che non vuol dire che si sia verificato con un’intenzione malevola, perché anche i cinesi ne hanno subito le conseguenze. Però è già successo in passato. Ricordiamo per esempio quando anche in un laboratorio dei Cdc”, Centri americani per il controllo e la prevenzione delle malattie, “si è trovato il virus del vaiolo dimenticato” in alcune fiale riposte in una scatola abbandonata, “e altri casi. Quindi può ancora succedere. Anche questo è qualcosa per cui va sensibilizzata l’opinione pubblica e sarebbe opportuno un regolamento a livello internazionale. Vediamo che tutto questo però non è ancora avvenuto, nonostante molti scienziati abbiano scritto lettere, poi pubblicate anche su riviste scientifiche, al governo cinese e all’Organizzazione mondiale della sanità perché si facesse chiarezza”, lettere “rimaste inascoltate”.

  • Bambino di 4 anni afflitto da malattia gravissima salvato da radiologi di Bergamo e Roma

    Bambino di 4 anni afflitto da malattia gravissima salvato da radiologi di Bergamo e Roma

    Un bambino di 4 anni colpito dopo la nascita da un grave problema al fegato, una condizione rara e inoperabile, è stato sottoposto con successo nei giorni scorsi a una procedura innovativa di radiologia interventistica eseguita da specialisti dell’Asst Papa Giovanni XXIII di Bergamo e dell’Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma. Il bimbo sta bene ed è stato dimesso pochi giorni dopo l’intervento, informano le due strutture in una nota congiunta. L’intervento, mininvasivo, rappresenta una nuova speranza per i bambini con particolari patologie epatiche rare.

    Il paziente, in cura al Bambino Gesù – riferiscono i due ospedali – soffriva di una condizione di ipertensione portale severa causata da una trombosi della vena porta che era insorta in epoca neonatale e aveva portato allo sviluppo di un cavernoma. Questa condizione può provocare gravi emorragie digestive, con il rischio di complicanze e un forte impatto sulla qualità di vita. Nel corso di un intervento durato diverse ore, le due équipe di radiologi hanno effettuato una ricanalizzazione portale percutanea, una tecnica innovativa e mininvasiva che consente di riaprire la vena che porta il sangue dalla milza e dall’intestino al fegato e che era ostruita.

    Questa metodica viene comunemente utilizzata nei bambini per gestire alcune complicanze che possono insorgere dopo il trapianto di fegato in età pediatrica. Tre anni fa a Bergamo è stata avviata la sua applicazione anche per la cura di bimbi non sottoposti a trapianto. Del gruppo che ha effettuato l’intervento faceva parte Paolo Marra, responsabile della sezione di Radiologia interventistica dell’Unità di Radiologia diagnostica per immagini 1 – Radiologia e interventistica dell’Asst Papa Giovanni XXIII. “Va premesso – precisa – che questa tecnica radiologica, utilizzata nei bambini sottoposti a trapianto, può essere applicata su fegati ‘nativi’ solo in casi selezionati. In alcuni studi preliminari abbiamo dimostrato l’efficacia, la sicurezza e la durevolezza di questa tecnica. A Bergamo abbiamo già eseguito 10 casi con successo, riuscendo a ripristinare, in pazienti non operabili chirurgicamente, il fisiologico flusso nella vena porta in modo meno invasivo e altrettanto efficace della chirurgia”.

  • Long Covid, sintomi anche 5 anni dopo la malattia

    Long Covid, sintomi anche 5 anni dopo la malattia

    A cinque anni dall’inizio della pandemia, sono tuttora numerosi i casi di pazienti che in Italia, anche a distanza di tempo dalla guarigione, presentano sintomi persistenti dovuti alla cosiddetta Pasc, acronimo di post-acute sequelae of Sars-CoV-2 infection. Circa 6 pazienti su 10 ospedalizzati per Covid nelle fasi più acute della pandemia (2020) presentano ancora sintomi, mentre nei casi meno gravi valutati dai medici di Medicina Generale che non hanno richiesto un ricovero, il rapporto è di un caso ogni 10 pazienti.

    È quanto emerge dal progetto scientifico Pascnet, coordinato dall’Università Cattolica del Sacro Cuore e finanziato dalla Fondazione Cariplo. La rilevazione, basata sulla raccolta di dati clinici sistematici di oltre 1.200 pazienti, ha cercato di valutare l’impatto clinico della Pasc e, nello stesso tempo, di indagare le conseguenze che la pandemia di Covid-19 ha avuto sul Ssn lombardo.

    Secondo lo studio, tra gli effetti della pandemia, ci sono infatti anche quelli indiretti sul Servizio Sanitario Nazionale che, alla fine del periodo pandemico, registrava ancora un calo ampio e persistente dell’assistenza ambulatoriale.

    “L’obiettivo di Pascnet – secondo l’Università – è stato sia colmare tutte le lacune relative alla sindrome, sia migliorare la conoscenza delle caratteristiche cliniche e dei fattori di rischio, grazie anche a una prospettiva epidemiologica, clinica e di salute pubblica. Lo studio si è avvalso del coinvolgimento di diversi attori del Ssn lombardo”.

    “I risultati scientifici raggiunti – ha commentato Claudio Lucifora, docente di Economia politica alla Cattolica e coordinatore scientifico del progetto – contribuiranno a migliorare sia la diagnosi di Long Covid da parte dei medici, sia la presa in carico da parte del Servizio sanitario nazionale di tutti quei pazienti che, a distanza di tempo, soffrono dei sintomi legati alla sindrome Pasc”.

  • Infertilità maschile: la ‘MicroTese’ raddoppia le gravidanze evolutive

    L’infertilità maschile, spesso considerata un grave ostacolo per molte coppie desiderose di avere un figlio, può oggi essere sconfitta grazie ai progressi della scienza e della medicina.

    In particolare, anche la Azoospermia Non-Ostruttiva, che interessa poco meno dell’1% degli uomini in età riproduttiva e che rappresenta la forma più grave di infertilità maschile al punto che ancora oggi molte coppie si rivolgono alla riproduzione assistita con sperma di donatore, può essere trattata con successo in termini di bambino-in-braccia grazie a innovazioni e perfezionamenti tecnici della MicroTese. Grazie a questi, infatti,Next Fertility ProCrea Lugano ottiene risultati così eccellenti da posizionarsi tra i pochissimi Centri internazionali leader nel trattamento delle coppie infertili per Azoospermia Non-Ostruttiva.

    «Siamo orgogliosi del tasso molto elevato di gravidanze evolutive che da quattro anni registriamo anche per i casi più severi di azoospermia, su pazienti spesso rifiutati da altri Centri perché considerati senza reali possibilità procreative», spiega il dottor Andrea Barlocco, direttore generale di Next Fertility ProCrea di Lugano. Che aggiunge: «Il professor Giovanni Maria Colpi, uno dei massimi esperti internazionali della MicroTese, aveva da tempo propugnato il ricorso a questa tecnica con immediato uso degli spermatozoi recuperati per fecondazione a fresco degli ovociti mediante ICSI. In questo modo, infatti, la MicroTese permette di ottenere embrioni anche in caso di recupero chirurgico di quantità minime di spermatozoi, spesso definite ‘non congelabili’ da altri Centri.

    Il dato è molto rilevante, in quanto i casi con recuperi così estremamente esigui da essere definiti in vari altri Centri “non congelabili” o “non usabili” rappresentano circa il 35-40% dei casi di Azoospermia Non-Ostruttiva, come osserviamo quasi quotidianamente su pazienti che hanno fallito altrove con altri specialisti. Grazie alla combinazione di un’esperienza microchirurgica di lunghissima data, con oltre duemila MicroTese eseguite personalmente dal professor Colpi e l’uso di procedure biologiche innovative, in una continua ricerca di ulteriori perfezionamenti, la fecondazione in vitro (ICSI) con spermatozoi freschi ha più che raddoppiato le gravidanze evolutive nelle coppie con Azoospermia Non-Ostruttiva rispetto a pochi anni fa. Il tasso di successo è impressionante: 42,5% di gravidanze evolutive al primo transfer di blastocisti, 66,9% entro il secondo transfer e 81% entro il terzo transfer. Questi risultati, presentati già in anteprima al Congresso Internazionale di Urologia ad Istanbul nell’ottobre 2023 e ulteriormente confermati ad un Congresso Internazionale a Milano nel settembre scorso superano significativamente i tassi di gravidanza evolutiva con spermatozoi crioconservati da MicroTese riportati in Letteratura, che oscillano tra il 26,9% e il 29,8% per ciclo».

    “Next Fertility ProCrea è uno dei pochissimi Centri Europei in grado di offrire routinariamente questa innovativa procedura – riprende Andrea Barlocco – in perfetta sintonia con la sua storia ultraventennale di centro di eccellenza in procreazione assistita per tutte le coppie alla ricerca di un bimbo”.

    Oltre ai successi nella procreazione assistita, il professor Giovanni Colpi, andrologo e direttore scientifico di Next Fertility ProCrea, evidenzia alcuni aspetti cruciali e ben distinti.

    Da un lato la caduta della natalità in tutto l’Occidente, e ancor più in Italia. «Nelle ultime tre generazioni si è dimezzata la concentrazione media degli spermatozoi nel liquido seminale – spiega Colpi-. Questo fenomeno è dovuto a inquinamento ambientale, e a stili di vita non ottimali. Ma la attuale grave denatalità ha anche altre cause: accanto alla riduzione della frequenza dei rapporti sessuali, il fattore negativo di maggior rilievo è l’aumento della età in cui uomo e donna iniziano la ricerca di prole.

    La donna ha un “orologio biologico” che regola la sua fertilità e che comporta una riduzione progressiva della sua fertilità col passare degli anni (i 35, i 38, i 41 anni sono altrettanti “spartiacque” tra gruppi di età caratterizzati da una probabilità di gravidanza via via sempre minore. Ma anche l’uomo vede ridurre la sua fertilità negli anni, seppure più lentamente rispetto alla donna. Infatti, l’aumento della sua età si associa, oltre che ad un calo numerico e qualitativo degli spermatozoi, anche ad un progressivo incremento della percentuale di spermatozoi con DNA frammentato, causa di mancata fertilizzazione o di embrioni destinati a non evolvere o di gravidanze destinate ad aborti precoci».

    «Un altro aspetto cruciale è stato dimostrato da studi epidemiologici scandinavi. Essi hanno messo in risalto come il liquido seminale rappresenti una sorta di “biopsia liquida” dello stato di salute generale del soggetto. In sintesi, tanto più alterato appare (costantemente) un quadro seminale, tanto maggiori sono i rischi del soggetto per la sua salute futura, relativamente a carenza di testosterone, patologie cardiovascolari, diabete, tumori, ecc. Quindi, il controllo della fertilità maschile è essenziale non solo per ottenere, quando sarà opportuno, una gravidanza, ma anche per monitorare la salute generale dell’uomo. Il liquido seminale è un marcatore dello stato di salute di una persona», ribadisce il professor Colpi.

    Pertanto, è fondamentale promuovere una cultura della prevenzione della infertilità maschile, con esami seminali prescritti già dai 20-22 anni.

    Il Prof. Giovanni Colpi è un pioniere nel campo dell’andrologia e della microchirurgia delle vie seminali. Fondatore della prima Banca del Seme in Italia per pazienti oncologici nel 1983, Colpi è stato il primo a studiare i problemi sessuologici e riproduttivi negli uomini con lesioni del midollo spinale. È riconosciuto a livello internazionale per le sue innovazioni nella diagnosi e nel trattamento dell’infertilità maschile, avendo descritto e applicato nuove tecniche chirurgiche. La sua esperienza e dedizione hanno permesso di ottenere risultati eccezionali anche nei casi considerati senza speranza da altri Centri, e la sua presenza ha portato Next Fertility ProCrea ad essere un punto di riferimento internazionale per le coppie con problemi di infertilità maschile.

    La MicroTese (Microdissection Testicular Sperm Extraction) è una procedura chirurgica avanzata utilizzata per recuperare spermatozoi direttamente dai testicoli di uomini affetti da Azoospermia Non-Ostruttiva, una condizione in cui non ci sono spermatozoi nel liquido seminale. Attraverso l’uso di un microscopio operatore, il microchirurgo esamina a 36 ingrandimenti il tessuto testicolare ed identifica e preleva i tubuli seminiferi in cui possono essere presenti spermatozoi vitali, anche in quantità minime. Questi spermatozoi vengono poi utilizzati immediatamente per la fecondazione in vitro (ICSI), aumentando significativamente le probabilità di successo di gravidanza. La procedura di MicroTese, in mani esperte, risulta virtualmente indolore.

  • Asst Ovest Milanese, innovazione nella cardiochirurgia di Legnano: il prelievo endoscopico dei vasi (ehv) per il bypass aorto-coronarico

    L’Ospedale di Legnano si conferma un punto di riferimento nell’ambito della cardiochirurgia, distinguendosi per l’adozione routinaria della tecnica del prelievo endoscopico dei vasi (EVH) durante gli interventi di bypass aorto-coronarico.

    Questa procedura minimamente invasiva, che prevede l’utilizzo di un’endoscopia per prelevare i vasi necessari all’intervento evitando le incisioni estese della chirurgia tradizionale, offre significativi vantaggi per i pazienti, tra cui:

    Ø riduzione del dolore post-operatorio, grazie a un approccio meno invasivo;

    Ø minore rischio di infezioni e complicanze, aumentando la sicurezza complessiva dell’intervento;

    Ø cicatrici ridotte, con evidenti benefici estetici;

    Ø tempi di recupero più rapidi, consentendo un ritorno veloce alle normali attività;

    Ø miglioramento della qualità di vita nel decorso post-operatorio.

    “La possibilità di offrire questa avanzata tecnica chirurgica è il risultato di una strategia mirata di investimenti da parte della nostra azienda – spiega il Direttore Amministrativo dell’ASST Ovest Milanese Maria Luigia Barone – che continua a puntare sull’innovazione tecnologica e sull’acquisizione di presidi all’avanguardia”.
    “Parallelamente, l’Ospedale di Legnano ha investito nel potenziamento delle competenze del personale medico e chirurgico – conferma il Direttore Sanitario Valentino Lembo – garantendo una formazione costante per assicurare i più elevati standard di qualità ed eccellenza nelle cure”.

    La combinazione di strumenti tecnologicamente avanzati e di un team altamente qualificato permette di gestire in sicurezza e con grande competenza procedure complesse come il prelievo endoscopico dei vasi, offrendo ai pazienti soluzioni personalizzate e sempre più efficaci.
    “L’introduzione e il consolidamento di tecniche innovative come l’EVH rappresentano un elemento centrale del nostro impegno – sottolinea in dott. Germano Di Credico, responsabile del Dipartimento cardio-toraco-vascolare – per migliorare non solo i risultati clinici, ma anche l’esperienza e la qualità di vita dei pazienti”.

    L’Ospedale di Legnano ribadisce così la sua missione di eccellenza clinica e umana, consolidando il proprio ruolo di struttura di riferimento per la cardiochirurgia e per l’intero territorio.​

  • Salute. Ospedale Bassini e Istituto Nazionale Tumori: percorsi integrati per pazienti con patologie urologiche

    Salute. Ospedale Bassini e Istituto Nazionale Tumori: percorsi integrati per pazienti con patologie urologiche

    È operativa la convenzione siglata tra l’ASST Nord Milano e l’IRCCS Istituto Nazionale Tumori di Milano INT per garantire percorsi integrati, veloci e di eccellenza per i pazienti con patologie oncologiche di carattere urologico.

    L’obiettivo è garantire ai pazienti che si rivolgono alle due strutture percorsi di cura d’eccellenza, nel minor tempo possibile, attraverso una condivisa e ottimale gestione delle liste di attesa.

    I professionisti urologi dei due ospedali lombardi lavorano integrando le loro risorse e le rispettive competenze al fine di garantire la migliore gestione dei pazienti con patologie uro-oncologiche o con patologie urologiche collaterali rispetto alla diagnosi oncologica principale.

    Per i pazienti vuol dire potersi rivolgere a una struttura nella consapevolezza che il proprio percorso di diagnosi e cura si arricchisce della competenza e disponibilità che questa collaborazione permette per una risposta qualificata, integrata e coerente con il proprio bisogno di salute.

    I pazienti con patologie uro-oncologiche maggiori, inizialmente valutati presso l’Ospedale Bassini, possono proseguire il percorso chirurgico all’INT e allo stesso modo i pazienti visitati in INT con patologie minori (indicazioni diagnostiche di primo livello epatologie urologiche collaterali rispetto alla diagnosi oncologica), possono essere seguiti in tempi più brevi presso l’Ospedale Bassini.

    L’eccellenza in campo oncologico dell’INT sposa l’eccellenza del Bassini in quello delle patologie prostatiche ostruttive e dell’utilizzo di procedure endoscopiche.

    “Questa convenzione è un modello di riferimento conforme alle indicazioni regionali per operare in rete e consente altresì l’integrazione delle competenze delle due eccellenze ospedaliere. Grazie a questo accordo – ha dichiarato il Direttore Generale dell’Istituto Nazionale dei Tumori Maria Teresa Montella – possiamo assicurare ai pazienti oncologici un accesso più rapido e coordinare percorsi di cura specialistici, migliorando al contempo la qualità della presa in carico e l’efficienza del sistema sanitario”. È evidente che l’accordo e la condivisione di percorsi assistenziali da parte dei Direttori delle SC di Urologia è garante del buon funzionamento di tale percorso.

    Questa collaborazione, che nasce dall’esigenza di garantire percorsi adeguati e rapidi all’intero percorso di cura dei pazienti, rappresenta un esempio del modello di cura in rete. Questa scelta deriva da un confronto clinico sul singolo paziente, effettuata da un board di professionisti delle due strutture che potrà nel tempo migliorare e adattarsi alla naturale evoluzione delle conoscenze e delle disponibilità tecniche e tecnologiche.

    “Al servizio delle necessità cliniche, il nostro reparto può attivare i servizi che si rendono utili alla presa in carico – ha commentato Nicola Nicolai, Responsabile della Struttura Complessa (SC) di Urologia dell’Istituto dei Tumori – coinvolgendo le competenze di eccellenza dell’oncologia medica, della radioterapia oncologica e di tutti i servizi”.

    “Con grande soddisfazione presentiamo oggi un accordo con una delle strutture di eccellenza nazionale in area oncologica, un passo significativo nella direzione di offrire ai nostri pazienti una gestione più completa, specializzata e innovativa dei tumori alla prostata. Questa collaborazione – ha dichiarato Tommaso Russo ASST Nord Milano – nasce con l’obiettivo di garantire trattamenti di eccellenza, integrando le risorse e le competenze di due realtà sanitarie di primissimo livello. Grazie a questo accordo, i nostri pazienti potranno beneficiare di una gestione condivisa e altamente qualificata delle patologie uro-oncologiche, con un percorso diagnostico e terapeutico ottimizzato e personalizzato. Siamo convinti che questa sinergia rappresenti un’opportunità unica per migliorare l’efficacia delle cure e ridurre i tempi di attesa, a beneficio dei pazienti e delle loro famiglie”.

  • Speciale TN Salute. Emergenza emicranie: quando il dolore può anche proteggerti

    Speciale TN Salute. Emergenza emicranie: quando il dolore può anche proteggerti

    Nel caso delle emicranie possiamo anche dire che il cervello manda un segnale al nostro corpo in modo più o meno brutale: ‘ti devi fermare’”.

    Il tema delle cefalee o genericamente chiamato ‘mal di testa’ è senza dubbio la materia di studio professionale – praticamente da una vita, dai tempi in cui al ‘Besta’ di Milano durante il suo tirocinio fu assegnato al centro specializzato appena avviato – che fa del dottor Fabio Frediani uno dei maggiori esperti nel nostro Paese.

    Il neurologo, che risiede a Magenta ed è particolarmente legato al nostro territorio è da poco andato in pensione (dicembre 2024 ndr). Anche se per fortuna nostra, continua a mettere a disposizione passione, competenza e professionalità.

    Tanto che il suo impegno ormai storico con il Poliambulatorio Santa Crescenzia – che risale al lontano 1993 – con ogni probabilità, sin dalle prossime settimane aumenterà.
    Per adesso la giornata di ambulatorio è il mercoledì ma presto potrebbe essere inserita un’altra giornata.

    Una risorsa preziosa non solo per il Magentino, forte anche della sua esperienza che lo ha portato ad aver aperto il reparto di Neurologia al ‘Fornaroli’ ed aver concluso – come detto – il suo percorso ospedaliero come primario del San Carlo.

    La caratteristica principale di questo bravo neurologo molto assertivo e particolarmente attento alla storia clinica dei suoi Pazienti è quella di essere un autentico luminare nel campo delle Cefalee. Una patologia – questo il paradosso tipico della nostra comunità scientifica – che viene spesso banalizzata a semplice ‘sintomo’.

    Un ‘gap culturale’ tipico del nostro Paese che ha avuto come conseguenza il fatto che disponiamo di un numero di specialisti di gran lunga inferiore alla effettiva richiesta.

    “In Italia – spiega Frediani – a fronte di 7 milioni di emicranici abbiamo circa 500 medici specializzati e non più di 150/160 centri dedicati ma bene pochi di questi realmente strutturati”.

    Una carenza che, gioco forza, finisce per rendere sempre più superficiale l’approccio ad una malattia – perché le cose vanno chiamate con il loro nome – che potrebbe avere conseguenze molto pesanti per il paziente. Nei casi peggiori anche devastanti.

    “Questa carenza obbliga, di fatto, il paziente a doversi “arrangiare” da solo, inducendo una pericolosa crescita dell’automedicazione con tutti i rischi del caso…”. ‘Ma è così difficile diagnosticare un mal di testa?’
    “Certamente sì – afferma lo specialista – in quanto ci sono almeno 200 differenti tipologie di mal di testa, quindi, capirne le esatte origini è tutt’altro che semplice. Diciamo che un passo avanti significativo sarebbe già quello di sapere distinguere tra cefalea primaria e secondaria, ovvero, tra quella che è una malattia e quella che invece nasconde un’altra malattia, magari anche pericolosa”.
    Da qui il medico lancia un accorato appello ad investire di più sulla conoscenza di questa patologia. Conoscere la patologia significa poter decidere in maniera determinante l’approccio diagnostico e terapeutico da seguire. Se si sbaglia, come sempre, si possono fare danni. O comunque non risolvere il problema.

    Si badi che tra gli stessi neurologi c’è ancora una troppa generalizzazione della materia.
    Eppure, riuscire ad inviare dei messaggi di sanità precisi e puntuali in primis a livello culturale a quel popolo di 7 milioni di emicranici del ‘Bel Paese’ sarebbe davvero cosa rilevante. Così come tutto il determinante argomento della prevenzione.

    Prendiamo i cosiddetti ‘Red Flags’, segnali d’allarme che se presi nella giusta considerazione, ma più ancora con la corretta tempistica, potrebbero essere assai preziosi nel salvare vite umane o, comunque, utili ad evitare l’aggravamento di patologie con conseguenze pesanti per la persona.

    “Un forte mal di testa per chi non ne ha mai sofferto, il mal di testa peggiore della tua vita, il mal di testa che ti arriva durante uno sforzo, il cosiddetto ‘mal di testa esplosivo’ che nel 50 per cento dei casi nasconde un’emorragia … “.

    “Qui – rimarca il dottor Frediani – non c’è da perder tempo e occorre andare senza indugio in Pronto Soccorso. Anche nel caso in cui non si risponde alle terapie dopo un tot di giorni che, di norma, vengono assunte per quel tipo di mal di testa, è opportuno andare a farsi visitare tempestivamente”.

    Consigli preziosi che non ci stancheremo mai di ripetere. Perché la prevenzione è fondamentale. E di riflesso, purtroppo, la banalizzazione della malattia è nefasta in ogni senso.

    D’altronde, il fenomeno Cefalee ha un’incidenza davvero molto significativa specie nei Paesi industrializzati dove siamo al 12-13% della popolazione. Ma soprattutto, è considerata la seconda causa d’invalidità nella fascia d’età che va dai 15 ai 50 anni, che diventa anche la prima nel caso della popolazione femminile. E questa, non dimentichiamolo, è la fase maggiormente produttiva della nostra vita.

    Insomma, altro che sintomo! Altro che risolvere il problema seguendo le indicazioni di qualche ‘pubblicità martellante’ a volte, proprio come il mal di testa… Perché le emicranie – parola del dottor Frediani – ti possono davvero stravolgere l’esistenza.

    “Quando sono croniche e si ripresentano in forma ciclica hanno delle implicazioni notevoli anche a livello psicologico e comportamentale sul soggetto che ne soffre. Spesso si cancellano appuntamenti, si abbandona la vita sociale, si vive nel terrore che arrivi il prossimo mal di testa…”.

    Naturalmente anche per chi soffre di emicrania vale la regola dei corretti stili di vita. Forse in questo caso, ancora di più. Perché la regolarità per questi soggetti è un valore aggiunto. “Fare attività fisica moderata in modo costante, mangiare sempre alle stesse ore del giorno, non stravolgere le proprie abitudini nel fine settimana, proprio per non incappare nell’ormai classico ‘mal di testa da week end’…”.

    Consigli che non possiamo che girare ai nostri Lettori. Perché l’emicrania – definizione interessantissima dataci dal dottor Frediani – ‘è una patologia dell’adattamento’. Come dire che il nostro fisico, quando gli si cambia troppo la routine va in ‘crash’.

    “Questo perché il cervello di un emicranico è tendenzialmente con meno protezioni e meno benzina. Ma contestualmente la personalità di questi soggetti (ci sono studi specifici che hanno portato a tratteggiare una personalità stereotipata ma risponde al vero *ndr) li pone come iper attivi, perfezionisti, molto severi con sé stessi…”.

    Logico pertanto che se alziamo troppo l’asticella e chiediamo sempre di più, allora, il nostro corpo si ‘arrabbia’ – e qui torniamo all’inizio di questa lunga ma interessantissima intervista – e nel caso di chi soffre di cefalea giunge il messaggio di chiedere un ‘time out’ è appunto il ‘mal di testa’..

    “Sono soggetti ipersensibili e qui il dolore si trasforma in difesa. Anche se in alcuni casi può essere molto impattante per il paziente…”.

    In chiusura, lo specialista del Poliambulatorio Medico Santa Crescenzia ci concede un focus sui ragazzi.

    “Innanzi tutto diciamo che la prima colazione è essenziale. Potrà sembrare una banalità, ma il nostro fisico ha bisogno di energie. Perciò molti mal di testa, specie nei giovanissimi, sono strettamente collegati a cattive abitudini alimentari.
    In secondo luogo, potrà apparire magari un po’ sorprendente, ma da recenti studi scientifici non è emersa una diretta connessione con l’utilizzo di Tablet, Smartphone, ect. Certamente sarebbe buona prassi un utilizzo moderato di queste nuove tecnologie. Di converso, ascoltare a lungo la musica con le cuffie può essere alla base dell’insorgenza di mal di testa…”.

    Certo – volendo chiudere con una battuta da Boomers concedetecelo … – con certa musica nelle orecchie che gira oggi nella ‘generazione Z’, non stentiamo a credere che si sia arrivati a queste conclusioni.

    Fabrizio Valenti

  • Regione Lombardia, tolleranza zero contro le aggressioni ai sanitari

    Regione Lombardia, tolleranza zero contro le aggressioni ai sanitari

    Regione Lombardia ha avviato una serie di iniziative finalizzate a ridurre il fenomeno della violenza agli operatori sanitari negli ospedali. Ne hanno parlato venerdì l’assessore regionale al Welfare, Guido Bertolaso, e l’assessore regionale alla Sicurezza, Romano La Russa, nell’ambito dell’evento sulla violenza agli operatori sanitari, il convegno organizzato da ONSIP, Organismo Nazionale Professionisti Sicurezza & Privacy in collaborazione con il sindacato UGL Salute alla presenza anche di Federico Romani, Presidente del Consiglio Regionale, del Segretario Generale UGL Francesco Paolo Capone, consiglieri regionali e parlamentari.

    In particolare, con l’approvazione di una delibera in Giunta regionale, lo scorso dicembre è stato definito un documento di indirizzo per la prevenzione e la gestione degli atti di violenza verso gli operatori sanitari. Questo documento include misure strutturali, tecnologiche e organizzative per garantire ambienti di lavoro più sicuri.

    Dal 2 gennaio, l’ASST di Pavia è la prima in Lombardia a utilizzare smartwatch antiaggressione nell’Ospedale Civile di Vigevano. In caso di emergenza, un pulsante SOS consente il contatto diretto con la centrale operativa e, se necessario, l’intervento immediato delle Forze dell’ordine.

    Ed ancora, Regione Lombardia e Ministero dell’Interno stanno lavorando a un accordo per potenziare i sistemi di videosorveglianza e introdurre ulteriori strumenti innovativi per la sicurezza presso i presidi sanitari.

    Infine, una recente circolare della direzione Welfare della Regione fornisce indicazioni sulla tutela dei lavoratori vittime di aggressioni. L’atto prevede che gli enti sanitari devono denunciare alla Procura della Repubblica gli episodi di aggressione o in altri casi, per le aggressioni non rientranti in queste fattispecie ma procedibili solo a querela, gli enti devono supportare il lavoratore nella denuncia e in caso di conclusione delle indagini penali gli enti devono valutare se costituirsi parte civile garantendo il massimo supporto legale e istituzionale ai professionisti aggrediti.

    “Regione Lombardia – ha detto l’assessore Bertolaso – sta investendo risorse e competenze per tutelare medici, infermieri e tutto il personale sanitario, che ogni giorno garantisce cure e assistenza ai cittadini. Le misure adottate, come gli smartwatch antiaggressione e i protocolli di sicurezza, rappresentano un passo importante verso la costruzione di un ambiente di lavoro sicuro e sereno. Tuttavia, è fondamentale continuare a lavorare insieme, rafforzando la collaborazione tra istituzioni e enti sanitari, per affrontare le sfide ancora aperte.”

    “Aggredire chi sta lavorando per curare e spesso salvare vite – – ha aggiunto l’assessore La Russa – è davvero un atto meschino e vigliacco. Come assessorato, insieme al ministero degli Interni, stiamo lavorando per destinare 3 milioni di euro per la videosorveglianza negli ospedali. Un progetto importante che è un primo passo per rafforzare la sicurezza degli operatori sanitari e dei pazienti stessi”.

  • Scoperto un nuovo gene nella lotta all’Alzheimer

    Scoperto un nuovo gene nella lotta all’Alzheimer

    Scoperto un nuovo gene alla base dell’Alzheimer. Il risultato è frutto della collaborazione di diversi gruppi di ricerca italiani, impegnati da anni nello studio delle cause genetiche della malattia, coordinato dall’ospedale Molinette della Città della Salute di Torino. La scoperta, pubblicata sulla rivista scientifica internazionale Alzheimer’s Research & Therapy, “suggerisce il ruolo di rare mutazioni genetiche anche come causa della malattia in età senile”, spiega Innocenzo Rainero che dirige il Centro Alzheimer e demenze correlate dell’ospedale Molinette e dell’Università di Torino.

    Il gruppo scientifico, coordinato dalla dottoressa Elisa Rubino, ricercatrice presso il Centro per la Malattia di Alzheimer delle Molinette, ha studiato per diversi anni una famiglia italiana con malattia di Alzheimer ad esordio senile, scoprendo che era causata da mutazioni nel gene Grin2C, gene che codifica per una subunità del recettore Nmda del glutammato. Questo grazie all’utilizzo di avanzate tecniche di genetica molecolare. Inoltre è stato possibile dimostrare gli effetti che questa mutazione provoca in modelli cellulari incrementando l’eccitabilità neuronale ed alterando il legame di questa proteina con altre proteine neuronali.

    “Ad oggi erano note rare mutazioni nei geni Psen1, Psen2 e App, quali causa di malattia di Alzheimer, principalmente in età presenile”, commenta Rainero, che aveva contribuito già nel 1995 all’identificazione di Psen1. “Ci aspettiamo che Grin2C sia una causa molto rara di malattia di Alzheimer”, spiega Rubino, sottolineando che “tuttavia, l’aspetto più significativo della ricerca è la conferma del ruolo che i meccanismi di eccitotossicità correlata al glutammato possono avere nello sviluppo della malattia. Quando il glutammato interagisce con il recettore Nmda sui neuroni, si apre un canale che promuove l’ingresso di ioni calcio. Se questa stimolazione è eccessiva, si provoca un’intensa eccitazione del neurone che porta alla morte cellulare”. Dal punto di vista clinico, è particolarmente interessante rilevare come, prima dello sviluppo del deficit cognitivo, i pazienti portatori della mutazione abbiano sviluppato per anni un disturbo dell’umore di tipo depressivo, dicono i ricercatori. Il nuovo studio, rilevano, “necessiterà lo sviluppo di nuovi farmaci in grado di ridurre l’eccitotossicità cerebrale da glutammato per rallentare la progressione di questa drammatica malattia”.

    La ricerca si è avvalsa della collaborazione con Elisa Giorgio del Dipartimento di Medicina Molecolare dell’Università di Pavia, con Alfredo Brusco del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Torino e con Fabrizio Gardoni del Dipartimento di Farmacologia e Scienze Biomolecolari dell’Università di Milano.

    L’Alzheimer è la principale causa di gravi deficit cognitivi ed è divenuta uno dei maggiori problemi sanitari a livello mondiale. La ricerca scientifica ha dimostrato che la malattia è il risultato di una complessa interazione tra fattori genetici e numerosi fattori ambientali, quali ipertensione, obesità, diabete, depressione ed isolamento sociale che favoriscono la deposizione nel cervello di due proteine tossiche, la beta amiloide e la proteina tau, responsabili della neurodegenerazione.

  • La nuova medicina integrata per la vita per diventare genitori

    La nuova medicina integrata per la vita per diventare genitori

    Anche nel 2025, Next Fertility ProCrea conferma il proprio impegno verso le coppie che sognano di diventare genitori, con un evento dedicato che unisce informazione, ascolto e dialogo. Sabato 25 gennaio, la clinica di Lugano aprirà le porte alle ore 14,15 per un pomeriggio speciale, che offrirà una visione completa e innovativa sulla medicina della riproduzione. «Un evento gratuito, senza impegno, pensato per offrire alle coppie risposte concrete e far conoscere da vicino il nostro approccio multidisciplinare», spiega Andrea Barlocco, direttore generale di Next Fertility ProCrea.

    Gli esperti del centro, specializzati nella Medicina della Riproduzione da oltre 25 anni, affiancano le coppie che desiderano realizzare il loro sogno e nell’incontro verranno spiegate le cause dell’infertilità, gli esami necessari per una diagnosi mirata e le soluzioni migliori ed innovative di procreazione medicalmente assistita integrate alle più avanzate analisi genetiche, percorsi di medicina funzionale, supporto psicoterapeutico unito a tecniche di rilassamento come l’agopuntura. Un percorso unico creato appositamente per la coppia, questa è la nuova “medicina integrata per la vita” che offre il centro svizzero Next Fertility ProCrea, unito ad un accompagnamento dedicato 7 giorni su 7, 365 giorni all’anno, offrendo soluzioni all’avanguardia e affiancando le coppie in ogni fase del loro percorso.

    L’incontro, dal titolo “Cos’è l’infertilità e come la trattiamo in Next Fertility ProCrea”, si terrà dalle 14,30 alle 16,30 e sarà seguito da una visita guidata della clinica per i partecipanti in sede. Al termine dell’incontro, sarà offerto un piccolo rinfresco per favorire il dialogo in un contesto informale e accogliente, con la possibilità di confrontarsi direttamente con gli specialisti.

    L’evento è gratuito e aperto a tutte le coppie interessate, previa iscrizione per la partecipazione in presenza presso la sede di via Clemente Maraini 8, Lugano. È possibile registrarsi compilando il form disponibile asul web (https://nextfertilityprocrea.ch/porte-aperte-sabato-25-gennaio-2025/), oppure contattando la segreteria al numero +41 91 924 55 55 o, dall’Italia, allo 02 600 63 041.

    Chi desidera seguire l’incontro online, può collegarsi al link: https://us02web.zoom.us/j/88915366428.

    «Next Fertility ProCrea da molti anni offre incontri gratuiti in presenza in sede a Lugano oppure nel suo percorso a tappe “ProCrea in Tour” in varie città italiane -conclude Andrea Barlocco-. Momenti preziosi di dialogo e confronto per conoscere il nostro team di esperti specializzati nel mondo della procreazione assistita, che sin dal 1999 accompagnano le coppie a realizzare il loro sogno più grande».