Categoria: Salute

  • Salute. ‘Dual AnswHER2+’, risposte con esiti concreti a donne affette da tumore al seno

    Salute. ‘Dual AnswHER2+’, risposte con esiti concreti a donne affette da tumore al seno

    Dare risposte con esiti concreti alle donne affette da cancro al seno. Da questo obiettivo nasce il gioco di parole alla base di ‘Dual AnswHER2+’, evento regionale promosso da Roche Italia che ingloba nel proprio titolo l’esigenza di fornire soluzioni alle pazienti affette da una delle forme più aggressive di carcinoma mammario, l’HER2+. Con il convegno di Milano, la casa farmaceutica punta a creare spazi e momenti dedicati al dibattito sulle opportunità che le innovazioni terapeutiche e tecnologiche offrono. Soprattutto negli ultimi anni si è infatti assistito a un’evoluzione dei percorsi di cura nel cancro: basti pensare agli approcci neoadiuvanti e alle formulazioni sottocutanee, elementi chiave che possono generare un impatto significativo sulla sopravvivenza, sulla qualità di vita delle pazienti e sull’efficienza dei centri ospedalieri per il Sistema Sanitario.

    Un altro fattore importante è la rimborsabilità della combinazione di trastuzumab e pertuzumab più chemioterapia. La combinazione di questi farmaci ha modificato il percorso decisionale terapeutico del tumore al seno HER2+ nel contesto neoadiuvante e soprattutto ha migliorato la sopravvivenza nelle pazienti ad alto rischio di recidiva. Per il dottor Alberto Zambelli, Capo Sezione di Senologia Oncologica all’Humanitas IRCCS di Rozzano, “la terapia neoadiuvante nel trattamento del tumore mammario HER2+ oggi consente un significativo miglioramento della sopravvivenza grazie a una miglior calibrazione della terapia individuale. Inoltre, con la disponibilità resa possibile qualche mese fa di pertuzumab, ci allineiamo alle migliori evidenze scientifiche e alle più attuali raccomandazioni nazionali e internazionali per la cura di questo tipo di tumore”.

    La percentuale delle donne ad alto rischio che accedono a un percorso neoadiuvante è incoraggiante: in media in Italia vi ricorre il 54% delle pazienti affette da cancro HER2+ in fase precoce. Si sale addirittura all’85% se il dato si rapporta alla sottopopolazione ad alto rischio per la quale la combinazione è specificamente indicata.

    Sul fronte del ricorso alla formulazione sottocutanea, si può ancora fare tanto. Mario Airoldi, direttore della Struttura Complessa di Oncologia medica 2 alla Città della Salute e della Scienza di Torino, oltre che coordinatore dell’Area Ospedaliera Rete Oncologica Piemonte e Valle D’Aosta, durante l’evento promosso da Roche ha illustrato i vantaggi di questo tipo di terapia: “La formulazione sottocutanea a dose fissa evita errori di dosaggio, diminuisce il tempo di somministrazione e risulta più accettata dalla paziente, che ove possibile riceve le cure a casa. Nel caso del tumore al seno HER2+ in fase precoce l’impatto è particolarmente rilevante, perché spesso si tratta di donne giovani con una vita lavorativa, familiare e sociale attiva. Favorire una maggiore prossimità delle cure deve essere una priorità in oncologia, associando all’attenzione a terapie efficaci la possibilità di evitare o diminuire tossicità fisiche, psicologiche e finanziarie per le pazienti e le strutture ospedaliere, sempre più sotto pressione per l’elevato numero di prestazioni da garantire”. Anche di questo tema si è discusso durante la giornata di dibattito.

    Importante la testimonianza di Damiano Consoli, infermiere presso l’ospedale San Martino di Genova: “Il nostro day hospital oncoematolologico è attivo da quattro anni ed è uno dei più grandi d’Italia. Con 300 pazienti al giorno, poter accorciare i tempi di attesa e permanenza consente un servizio migliore sia per chi lo eroga sia per chi lo riceve. Abbiamo quindi creato uno spazio ad hoc per effettuare terapie sottocutanee a livello della coscia e terapie intramuscolari, così da garantire la giusta privacy. Altre terapie sottocutanee da somministrare su braccio o addome vengono eseguite regolarmente sulle poltrone standard. Abbiamo inoltre potuto introdurre gli infermieri case manager, che si occupano di quattro o cinque pazienti al giorno e sono disponibili anche al telefono per i dubbi che possono sorgere a casa. Come infermieri auspichiamo di essere sempre più coinvolti nelle riunioni collegiali dei medici”.

    Un fattore chiave per garantire un accesso ottimale ai nuovi percorsi è rappresentato dal team multidisciplinare o Breast Unit. Secondo Francesca Angela Rovera, Direttrice del Centro di Ricerca in Senologia della SSD Breast Unit ASST Settelaghi di Varese, “nella maggior parte delle breast unit il chirurgo è la figura professionale che per prima incontra la paziente, quindi è importante che conosca il valore dell’approccio neoadiuvante, una strategia che è in grado di ridurre il rischio di diffusione della malattia perché interviene con una terapia sistemica in sinergia con la chirurgia. Il bisturi agisce localmente, mentre la terapia farmacologica interviene sulla massa tumorale. Questo consente di ottenere, nelle condizioni migliori, una risposta patologica completa e, in ogni caso, una riduzione dimensionale: interventi chirurgici che un tempo sarebbero stati demolitivi, sia sulla mammella sia sul cavo ascellare, diventano oggi interventi conservativi. La multidisciplinarietà favorisce la discussione pre e post-operatoria dei casi e permette una pianificazione ottimale, con la messa a punto di percorsi personalizzati per ogni paziente“.

    Con quasi 56mila nuovi casi ogni anno, quello al seno è il tumore più diffuso tra le donne, nonché il più diagnosticato nel nostro Paese negli ultimi dodici mesi. La forma HER2+ coinvolge circa il 20% delle pazienti ed è proprio per questo che la ricerca sta esplorando nuove strade, proponendo percorsi di cura sempre più mirati ed efficaci che migliorano di anno in anno l’aspettativa di vita di chi si trova a dover affrontare questa patologia.

  • Voto storico, Regione Lombardia riconosce i Soccorritori

    Voto storico, Regione Lombardia riconosce i Soccorritori

    “Un voto all’unanimità, 55 sì su altrettanti presenti nel Consiglio Regionale della Lombardia per approvare, finalmente, il Progetto di Legge “Promozione e valorizzazione dei percorsi formativi per le attività del soccorritore, dell’autista soccorritore e del tecnico di centrale operativa della rete di emergenza urgenza preospedaliera” fortemente voluto dal consigliere Garavaglia di Fratelli d’Italia.

    È questa una giornata storica per il servizio dell’emergenza-urgenza, con la Lombardia ad aprire la strada a quella che dovrà presto essere una legge nazionale per cui ci stiamo battendo con vigore da tempo.L’odierna PDL intende valorizzare le attività dell’emergenza urgenza svolte da soccorritori, autisti e operatori di centrale operativa, mediante percorsi di formazione gestiti da AREU, per innalzare e uniformare il livello di preparazione di tutti gli operatori del settore.In particolare, si intende garantire standard elevati di servizio delle associazioni che svolgono la loro attività grazie al contributo di oltre 35.000 volontari.Dignità, riconoscimenti normativi e professionali ed emolumenti che tengano in considerazione il valore e le competenze degli angeli del soccorso finalmente trovano un punto di partenza.

    “Regione Lombardia – ha detto l’assessore regionale alla Casa e Housing sociale, Paolo Franco – ringrazia e valorizza chi ogni giorno si impegna con passione e competenza per la comunità, svolgendo ruoli essenziali per la vita, la salute e il benessere dei cittadini. Il Progetto di legge riconosce gli sforzi di chi opera nell’ambito dell’emergenza e dell’urgenza offrendo un contributo determinante per il buon funzionamento del servizio sanitario. Soccorritori, autisti soccorritori e operatori tecnici della centrale operativa rappresentano uno straordinario esempio di dedizione: sono una vera e propria eccellenza lombarda”.

  • Nuova potente cura contro il morbillo?

    Nuova potente cura contro il morbillo?

    Un potente anticorpo potrebbe neutralizzare il virus del morbillo, tra i più contagiosi al mondo, bloccando l’infezione che nei bimbi provoca più morti di qualunque altra malattia prevenibile con i vaccini e che è ancora orfana di terapie specifiche. La molecola della speranza si chiama mAb 77 e agisce interrompendo sul più bello il processo di fusione tra il patogeno e la cellula umana bersaglio.

    A scoprirlo sono stati gli scienziati del Center for Vaccine Innovation del La Jolla Institute for Immunology (Lji) statunitense, che in uno studio pubblicato su ‘Science’, grazie alla microscopia crioelettronica, hanno fotografato per la prima volta il meccanismo con cui il virus del morbillo attacca la cellula e il modo in cui l’anticorpo neutralizzante mAb 77 si mette in mezzo per impedirlo. Gli autori hanno catturato dettagli senza precedenti. “Istantanee del processo di fusione in azione”, spiega Erica Ollmann Saphire, docente, presidente e Ceo del Lji, co-direttrice della ricerca insieme all’italiano Matteo Porotto, professore di Patogenesi molecolare virale in pediatria alla Columbia University di New York, che ha permesso di ottenere una forma della proteina di fusione virale abbastanza stabile da sopportare indagini strutturali.

    La serie di immagini ottenute, descrive Saphire, è “come un libro sfogliabile” che documenta attimo per attimo “il dispiegarsi della proteina di fusione del virus” e l’azione disturbatrice dell’anticorpo, che “la tiene insieme” proprio quando sta per assumere la forma giusta per fondersi con la cellula umana. “Pensiamo che altri anticorpi contro altri virus facciano la stessa cosa, ma non sono mai stati fotografati prima in questo modo”, precisa la scienziata. Il lavoro potrebbe avere implicazioni importanti non solo contro il morbillo. “Ciò che apprendiamo sul processo di fusione – afferma Dawid Zyla, ricercatore post-doc del Lji e primo autore dello studio – può essere rilevante dal punto di vista medico per Nipah”, virus che appartiene alla stessa famiglia del morbillo (paramixovirus), meno contagioso, però più mortale. Ma anche contro “virus parainfluenzali e virus Hendra. Tutti patogeni con potenziale pandemico”, puntualizza Zyla. Intanto gli scienziati si concentrano sul morbillo: l’idea è che un giorno “mAb 77 possa essere utilizzato come parte di un cocktail terapeutico per proteggere le persone dall’infezione o per curarle quando l’hanno contratta”. I risultati dei primi test sui ratti del cotone sono promettenti. I roditori di laboratorio pretrattati con l’anticorpo, quando esposti al virus del morbillo, non si sono ammalati o hanno mostrato segni ridotti di infezione del tessuto muscolare. La ricerca continua.

  • Fascicolo sanitario questo sconosciuto: solo il 41% degli utenti l’ha mai usato

    Fascicolo sanitario questo sconosciuto: solo il 41% degli utenti l’ha mai usato

    All’inizio del 2024 la percentuale di cittadini che ha effettuato almeno un accesso al Fascicolo sanitario elettronico (Fse) per sé o per altri è stata pari al 41%, seppur in aumento rispetto al 2023 (35%). Sono i dati più recenti dell’Osservatorio Sanità Digitale della School of Management del Politecnico di Milano da cui emerge “come sia necessario promuovere ulteriormente l’utilizzo di questo strumento”.

    Dai dati del monitoraggio disponibile sul sito monitopen.fse.salute.gov.it, spiega l’Osservatorio, si evince che i servizi più diffusi sono quelli legati all’accesso ai certificati Covid (95% delle Regioni), alle esenzioni (81%) e alla prenotazione e pagamento di visite ed esami (76%). Le regioni che offrono una maggiore quantità di servizi sono l’Emilia-Romagna e la Toscana (23 servizi) seguite da Lazio (22), Piemonte (21), Lombardia, Friuli-Venezia Giulia e Provincia Autonoma di Trento (18 servizi ciascuna).

    “Si tratta di un’opportunità per far conoscere ai cittadini questo strumento”, afferma Chiara Sgarbossa, Direttrice dell’Osservatorio Sanità Digitale a proposito della campagna informativa delle ultime settimane ‘Fascicolo Sanitario Elettronico. Sicuri della nostra salute’ che “ha permesso di comunicare a tutta la popolazione italiana i vantaggi collegati alla raccolta e alla disponibilità dei dati sulla salute.

    “Secondo i professionisti che lo hanno utilizzato – aggiunge Sgarbossa – lo strumento riduce il tempo necessario per reperire le informazioni, semplifica la lettura dei documenti scambiati, fornisce informazioni critiche per la gestione del paziente in situazioni di emergenza e permette di prendere decisioni più personalizzate e basate sull’intera storia clinica del paziente”.

  • Abbiategrasso, Pronto Soccorso (anzi, PPI) in orario estivo e ridotto. Da settembre nuovi medici e infermieri

    Abbiategrasso, Pronto Soccorso (anzi, PPI) in orario estivo e ridotto. Da settembre nuovi medici e infermieri

    Nuovo capitolo nella vicenda, lunga e complessa, del Pronto Soccorso di Abbiategrasso. Con una nota diffusa stamattina, l’Asst Ovest Milanese comunica che dal 1 luglio al 15 settembre il Punto di Primo Intervento (P.P.I.) dell’Ospedale di Abbiategrasso sarà aperto dalle ore 8:00 alle ore 16:00.

    Dal 16 settembre, prosegue l’Azienda, il Punto di Primo Intervento tornerà nuovamente al consueto orario di accesso dalle ore 8:00 alle ore 20:00. Questa misura, resa necessaria dall’attuale organico disponibile, consentirà al personale medico e infermieristico di fruire delle ferie estive, come previsto dai contratti collettivi. Si ricorda che sul territorio di riferimento è sempre presente il DEA di I° livello dell’Ospedale di Magenta. A partire dal prossimo mese di settembre, a seguito delle procedure concorsuali espletate, è già prevista l’assunzione di nuovo personale medico ed infermieristico per rafforzare l’organico già presente. “L’impegno è di potenziare gradualmente l’organico dell’Ospedale ‘C. Cantù’, per migliorare i servizi ai cittadini del territorio” ha dichiarato Francesco Laurelli, Direttore Generale dell’ASST Ovest Milanese. ”Da settembre sono in programma ulteriori attività ambulatoriali e di ricovero per rafforzare l’offerta sanitaria di Abbiategrasso”. Una dichiarazione, un impegno, particolarmente importante e di peso per Abbiategrasso e l’Abbiatense. Ora si attendono naturalmente atti conseguenti e i futuri, ulteriori passi che verranno compiuti dall’azienda.

  • Salute. Lo IEO Milano ai vertici di tre società scientifiche

    Salute. Lo IEO Milano ai vertici di tre società scientifiche

    Per la prima volta in Europa un istituto ottiene la presidenza di 3 società scientifiche contemporaneamente. E’ il primato dell’Istituto europeo di oncologia (Ieo) di Milano, dove Barbara Jereczek-Fossa, direttore della Divisione di Radioterapia, e Giuseppe Curigliano, direttore della Divisione Nuovi farmaci per terapie innovative, sono stati contemporaneamente eletti da pochi giorni presidenti delle prime 2 società oncologiche in Europa: la European Society for Radiotherapy and Oncology (Estro) e la European Society for Medical Oncology (Esmo).

    Incarichi che si aggiungono a quello assegnato in maggio a Nicola Fazio, direttore del Programma Tumori dell’apparato digerente e neuroendocrini, presidente della European Society of Neuroendocrine Tumors (Enets). “Le nomine dei nostri medici ai vertici delle società scientifiche europee più influenti è un motivo di orgoglio per tutti noi dello Ieo – commenta il direttore scientifico dell’Irccs fondato da Umberto Veronesi, Roberto Orecchia – perché conferma la nostra vocazione e il nostro posizionamento internazionale, riflettendo lo spirito con cui siamo nati 30 anni fa, come istituzione europea di nome e di fatto.

    Non si è mai verificato in Europa che un centro ottenesse la presidenza di 3 società scientifiche contemporaneamente. Questo risultato – sottolinea Orecchia – dovrebbe essere motivo di soddisfazione anche per le nostre autorità sanitarie, perché è un segno dell’eccellenza dell’oncologia italiana e della capacità di leadership dei nostri medici e ricercatori.

    Ma soprattutto dovrebbe essere un annuncio rassicurante per i pazienti, perché è una conferma che il nostro Paese, anche grazie allo Ieo, è all’avanguardia nella ricerca e nella cura del cancro e qui possono trovare le terapie e le metodiche più innovative elaborate a livello internazionale”. Le società scientifiche in Europa hanno un ruolo fondamentale nel coordinamento e lo sviluppo del know-how scientifico ed esserne la guida, rimarca l’Ieo, permette di orientare i nuovi studi e le strategie di ricerca in base ai bisogni più urgenti dei pazienti. Non va inoltre sottovalutata l’influenza che possono esercitare sul Parlamento europeo e gli altri organi comunitari.

  • Salute, attenzione: crescono le malattie sessuali, +50% gonorrea, +20% sifilide

    Salute, attenzione: crescono le malattie sessuali, +50% gonorrea, +20% sifilide

    Infezioni Sessualmente Trasmesse (IST) al centro dell’attenzione in vista dell’estate: in primis l’HIV, ma anche le epatiti virali, il papilloma virus e le infezioni batteriche causate da Clamidia, Gonorrea, Sifilide, con i contagi di queste ultime che si rivelano in preoccupante aumento. Questi dati sono stati analizzati nella 16 edizione di ICAR – Italian Conference on AIDS and Antiviral Research. In attesa della pubblicazione del Notiziario ufficiale dell’Istituto Superiore di Sanita’, i primi dati dei sistemi di sorveglianza sentinella delle IST (che non raccoglie i dati di tutti i casi di IST in Italia, ma solo, diciamo, una “punta dell’iceberg”) coordinati dal Centro Operativo AIDS dell’ISS rilevano significativi incrementi nella diffusione delle IST.

    “I dati del 2022 mostrano un incremento delle IST soprattutto tra i giovani – sottolinea Barbara Suligoi, Direttore COA dell’ISS – Per la Gonorrea sono stati segnalati al sistema sentinella circa 1200 casi, che rispetto agli 820 del 2021 implicano un aumento del 50%. Per la Sifilide, siamo passati da 580 casi del 2021 a 700, con un aumento quindi del 20%. Questa crescita nei numeri non e’ solo un effetto della maggiore socializzazione che si e’ verificata dopo le fasi piu’ acute della pandemia da Covid-19, in quanto si riscontra anche rispetto al 2019, quando i casi di Gonorrea erano stati 610 (quindi rispetto ad allora sono aumentati del 100%), mentre quelli di Sifilide erano 470, incrementati quindi di oltre il 50%.

    Anche sulla Clamidia il riscontro e’ analogo: dagli 800 casi del ’19, si e’ giunti nel 2022 a 993, con un aumento del 25%. L’aspetto piu’ rilevante e’ il coinvolgimento giovanile, in particolare le ragazze under 25: la prevalenza della Clamidia tra le giovani di questa fascia d’eta’ e’ del 7%, mentre sopra i 40 anni e’ appena 1%. In 3 casi su 4 l’infezione e’ asintomatica, quindi molte ragazze non se ne accorgono per lungo tempo”.

  • Regione Lombardia: dentiere gratis per malati oncologici e operati al cavo orale

    Regione Lombardia: dentiere gratis per malati oncologici e operati al cavo orale

    “Nella seduta della Giunta regionale, presenterò una delibera che garantisce dentiere gratis per chi ha avuto un tumore e a tutti coloro che hanno subito interventi che gli hanno compromesso il cavo orale”. Lo ha detto l’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Guido Bertolaso, durate l’evento ‘Salute Direzione Nord’, questa mattina al Belvedere ‘Silvio Berlusconi’ di Palazzo Lombardia, anticipando i contenuti di una delibera all’ordine del giorno della seduta della Giunta regionale, in programma nel pomeriggio, ricordando come “proprio Silvio Berlusconi ‘avesse il pallino’ di far sorridere gli anziani”.

    La delibera prevede un periodo sperimentale in cui saranno erogati, a carico del Servizio Sanitario Regionale, i dispositivi odontoiatrici implantari e protesici a due categorie di pazienti residenti in Regione Lombardia. Quelli oncologici sottoposti a demolizioni funzionali per patologie oncologiche del cavo orale e quelli vittima di trauma del massiccio facciale e sottoposti a intervento maxillo-facciali di ricostruzione ossea mascellare e mandibolare a carico del Servizio Sanitario Nazionale. L’impatto economico del provvedimento è stimato in circa 750.000 euro.

    L’accertamento del criterio che determina l’erogabilità dei dispositivi implantari e protesici con il SSR è a carico del medico specialista operante in una struttura pubblica dove si deve svolgere il trattamento odontoiatrico e riabilitativo, che li prescrive a seguito della valutazione della sussistenza delle citate condizioni che devono essere riportate chiaramente nei documenti sanitari.

    Il periodo sperimentale avrà inizio il 1° luglio, avrà durata di 6 mesi e potrà essere prorogato previo stanziamento di nuovi fondi. Stando a quanto riferito, la delibera che sarà presentata in Giunta da Bertolaso prevede quindi un periodo di prova sperimentale durante il quale i dispositivi saranno erogati alle due categorie di pazienti indicati: i malati oncologici e coloro che, a causa di ripetuti interventi, hanno riportato danni al cavo orale. Le spese saranno a carico del Servizio Sanitario Regionale. Si andrà avanti volta per volta, e la Regione valuterà poi se proseguire e come.

  • La ricerca: mortalità tumori +86% nei malati di depressione

    La ricerca: mortalità tumori +86% nei malati di depressione

    “La mortalità per cancro in persone affette da schizofrenia, disturbi bipolari o depressione grave è più elevata rispetto alla popolazione generale. Lo abbiamo confermato sia in uno studio condotto su oltre 12mila persone con schizofrenia o disturbo bipolare sia in un altro in via di pubblicazione su oltre 13mila persone con depressione maggiore, seguite in 10 anni dai Dipartimenti di Salute mentale in Emilia Romagna e messe a confronto con il tasso di decesso della popolazione regionale. Esaminando la mortalità causata dal cancro, questa è risultata dell’86% più alta nei pazienti affetti da depressione grave rispetto alla popolazione della regione”.

    E’ il dato evidenziato a Napoli in occasione del I Forum nazionale delle neuroscienze da Luigi Grassi, ordinario di Psichiatria all’università di Ferrara e coordinatore dello Spoke 5 del progetto Mnesys, ‘Cern italiano’ per la ricerca sul cervello finanziato dal Pnrr. “La depressione non va considerata unicamente una patologia mentale- sottolineano Grassi e Alessio Maria Monteleone dell’università Vanvitelli di Napoli, co-principal investigator Spoke 5 – ma un disturbo che coinvolge molti organi e apparati, che determina un incremento degli ormoni dello stress e una riduzione dell’attività immunitaria attraverso molti meccanismi biologici, inclusi fenomeni infiammatori a livello cerebrale. Per questo è dimostrato, nelle persone con patologie mentali severe, un aumento del rischio di sviluppare malattie fisiche, incluse quelle oncologiche”.

    Lo Spoke 5 di Mnesys, sul tema ‘Umore e psicosi’, concentra le sue ricerche sulle malattie psicotiche e affettive. “Patologie che si stanno svelando sempre più capaci di colpire l’individuo non solo dal punto di vista mentale, ma anche fisico”, rimarcano gli scienziati. Un problema soprattutto pensando a i numeri delle malattie psichiatriche. “Il 20% degli italiani – ricordano – soffre di almeno un disturbo mentale: sono mezzo milione gli individui che presentano schizofrenia e disturbi bipolari e 3 milioni le persone nel nostro Paese che sono affetti da depressione, una malattia che nella sua forma più grave, definita depressione maggiore, ha un impatto estremamente significativo sulla qualità della vita ed è considerata dall’Organizzazione mondiale della sanità al primo posto come onere sociale tra tutte le patologie, prima ancora delle malattie cardiovascolari”.

  • Salute. Tumore al seno: a Torino il primo intervento con il robot  ‘Cobra’

    Salute. Tumore al seno: a Torino il primo intervento con il robot ‘Cobra’

    ‘Cobra’, chirurgo-robot mono braccio, debutta contro il cancro al seno. “Per la prima volta in Europa” la Chirurgia senologica dell’Irccs Candiolo, annuncia l’istituto torinese, ha eseguito con successo un intervento di mastectomia mini-invasiva con ricostruzione plastica immediata utilizzando il robot Da Vinci Sp (Single Port), alias Cobra, prodotto negli Stati Uniti.

    L’intervento è stato effettuato il 18 giugno su una paziente 51enne con diagnosi di tumore al seno, precedentemente sottoposta a chemioterapia pre-intervento come da protocolli relativi alla tipologia e allo stadio della neoplasia. Dimessa dopo 48 ore, “la paziente oggi è a casa e si è perfettamente ristabilita”, assicurano i sanitari.

    “L’intervento con il nuovo robot è stato eseguito attraverso una singola incisione di 2,5 centimetri sotto l’ascella”, spiega Antonio Toesca, direttore della Chirurgia senologica dell’Irccs di Candiolo, che 10 anni fa eseguì il primo intervento al mondo di mastectomia mini-invasiva robotica per la cura del tumore al seno.

    “A differenza della versione precedente del robot Da Vinci, dotato di 4 braccia – descrive il chirurgo – Da Vinci Sp ne possiede uno solo, da cui emergono 3 strumenti e la telecamera, in grado di muoversi in maniera flessibile, appunto come un cobra, senza danneggiare i tessuti sani e riducendo al minimo l’impatto della chirurgia demolitiva, con vantaggi sia estetici che funzionali”.

    Non solo: “I sofisticati strumenti chirurgici del nuovo robot, comandati dal chirurgo – evidenziano da Candiolo – permettono di eliminare completamente il fisiologico tremore dell’operatore umano, così da garantire la massima precisione e la corretta esposizione dei tessuti da rimuovere”. “Questo tipo di chirurgia, modernissima, ma già oggetto di approfonditi studi – precisa Toesca – migliora sensibilmente l’impatto estetico e la qualità di vita delle donne mastectomizzate, spesso penalizzate da sequele psico-fisiche invalidanti dopo l’intervento con tecnica classica.

    L’estrema precisione chirurgica permette di conservare la sensibilità del seno, preservare il complesso areola-capezzolo ed il lembo cutaneo e sottocutaneo che contiene i vasi sanguigni superficiali, nonché ridurre al minimo la cicatrice chirurgica”, pressoché invisibile e “situata oltretutto lontano dalla mammella”.

    L’Irccs Candiolo, attualmente l’unico istituto europeo a eseguire interventi al seno con il robot Cobra e, in generale, a sviluppare filoni di ricerca sugli altri tipi di intervento chirurgico mini-invasivo e conservativo per la cura del carcinoma mammario – si legge in una nota – vuole rendere accessibili le innovazioni attraverso l’insegnamento e la divulgazione. Organizza infatti frequenti corsi per chirurghi senologi e promuove sistematicamente fellowship e collaborazioni internazionali.