Categoria: Salute

  • Magnago, oggi lo screening senologico gratuito in farmacia

    Magnago, oggi lo screening senologico gratuito in farmacia

    A Magnago, oggi, prima giornata 2024 Screening senologico organizzato da Farmacia Comunale Magnago e “ Associazione Noi per Voi”in Collaborazione con i Comuni di Magnago e di Vanzaghello .Ringraziamo Tutti coloro che hanno partecipato allo Screening e con loro…”Noi per Voi” e il Team di volontarie che hanno permesso la realizzazione di questa bella iniziativa di prevenzione.

    “Ringraziamo per la preziosa collaborazione anche la dottoressa della Clinica Mater Domini Fiorentina Frattolillo che vedete in foto con il Sindaco di Magnago Dario Candiani,il Sindaco di Vanzaghello Arconte Gatti, il consigliere delegato alle Municipalizzate Massimo Riondato, il Presidente di Noi per Voi Davide Grassi con la sig ra Loretta e il Presidente di ASPM Giuseppe Crespi”, dichiarano gli organizzatori.

  • Regione Lombardia, presentato ieri il Piano socio-sanitario

    Regione Lombardia, presentato ieri il Piano socio-sanitario

    Prevenzione primaria per ridurre il rischio di insorgenza delle malattie e aumentare il benessere, la prevenzione secondaria, cioe’ la diagnosi precoce per arrestare la progressione della malattia; la cura, riabilitazione e assistenza e lo sviluppo dei servizi sociosanitari dedicati agli anziani, alle persone con disabilita’ e a quelle con disturbi mentali. Sono queste alcune delle azioni da mettere in campo e i temi principali del Piano socio sanitario regionale integrato lombardo 2023-2027 (Pssr), lo strumento che definisce le linee programmatiche regionale in tema di salute e di sanita’, che e’ stato presentato ieri in occasione di una seduta congiunta delle Commissioni “Sanita’” e “Sostenibilita’ sociale” presiedute rispettivamente da Patrizia Baffi (Fd’I) ed Emanuele Monti (Lega) e dall’assessore al Welfare di Regione Lombardia, Guido Bertolaso. Un altro dossier del Pssr riguarda una migliore accessibilita’ ai servizi, la riduzione delle liste d’attesa e il miglioramento del processo di presa in carico. L’obiettivo e’ coniugare il mantenimento di elevati standard di qualita’ delle prestazioni con la sostenibilita’ del sistema.

    Cio’ significa rimodulare la rete dell’offerta per gli anziani estendendo i servizi diurni e potenziando Rsa aperta; una maggiore flessibilita’ attraverso una presa in carico precoce e integrata per quanto riguarda le cure palliative; il rafforzamento e l’integrazione della rete dei consultori per affrontare la crisi della natalita’ e sostenere la famiglia, la maternita’ e la genitorialita’; una sempre piu’ forte integrazione tra ospedale e territorio per rispondere all’emergenza del disagio mentale. Lo strumento per raggiungere questi obiettivi una evoluzione del sistema organizzativo regionale con l’istituzione di aziende ospedaliere dotate di tutte le discipline di alta specializzazione, il rafforzamento del ruolo delle Ats, il consolidamento dei Distretti sanitari, il completamento dell’offerta delle Case di Comunita’” e la piena strutturazione delle Centrali operative territoriali (Cot). Un ruolo strategico e’ attribuito alla digitalizzazione, alle nuove tecnologie applicate alla medicina, alla ricerca e alle partnership internazionali.

    Il Pssr, uno dei pilastri programmatori della strategia regionale, definisce gli obiettivi e le strategie del sistema sociosanitario lombardo per i prossimi anni. Il PSSR 2023-2027 si muove in uno scenario caratterizzato dal progressivo invecchiamento della popolazione (dal 2020 al 2040, gli ultra 85enni passeranno dal 3,6 per cento all’8 per cento), da una forte riduzione della natalita’ (dal 2015 al 2019 la natalita’ si e’ ridotta del 3.5 per cento) e da un aumento del numero di famiglie unipersonali (dal 2020 al 2040 sono aumentate di 332mila le famiglie composte da una sola persona). Aumentano anche gli indicatori di fragilita’: oltre tre milioni di cittadini hanno almeno una condizione cronica, 672 mila lombardi hanno limitata autosufficienza, dal quattro per cento al 38 per cento dei cittadini vive in un ambiente sociale disagiato. L’evoluzione della complessita’ clinica della popolazione lombarda prevede che entro il 2050 ci sara’ un aumento di 662.696 cittadini che avranno necessita’ di cure, da un quadro clinico di lieve intensita’ alla necessita’ di cure intensive. Cio’ comportera’ una previsione di aumento della spesa sanitaria da 24,7 a 25,4 miliardi di euro. I punti di forza “sono sicuramente una struttura sanitaria regionale che e’ di gran lunga tra le piu’ avanzate e le piu’ efficienti del nostro Paese, una struttura di personale medico e infermieristico di primo livello, competente, impegnata e appassionata”, ha spiegato Bertolaso a margine. I problemi, invece, “li conosciamo bene: liste d’attesa ancora lunghe, pronti soccorsi che in certi momenti dell’anno si intasano per situazioni che potrebbero essere facilmente gestite sul territorio. Ma sono tutte questioni che stiamo affrontando e che risolveremo”, ha proseguito Bertolaso, sottolineando che “il problema, non solo della regione ma di tutto il paese, e’ la prospettiva nei prossimi 20 anni”. “Sappiamo che ci sara’ un continuo e progressivo invecchiamento della popolazione e noi dobbiamo fare in modo che le persone rimangano piu’ sane per il tempo piu’ lungo possibile”, ha aggiunto, “perche’ solamente garantendo stili di vita corretti e quindi uno stato di salute accettabile possiamo andare a diminuire quelle che sono da un lato le spese sanitarie e in contemporanea garantire quell’assistenza di qualita’ eccellente a quelle categorie piu’ fragili che ne avranno bisogno per il tempo piu’ lungo possibile”. “Non possiamo farlo se non andiamo a fare prevenzione corretta, ridurre alcune spese sanitarie e garantire invece investimenti sul sociale che possano migliorare quella che e’ la situazione generale”, ha concluso l’assessore.

    Emanuele Monti (Lega), presidente della Commissione “Sostenibilita’ sociale, casa e famiglia” ha dichiarato che “in primo luogo la Lombardia inizia un iter di riforma italiano”, essendo la prima regione che approva “un piano socio sanitario che guarda al futuro, tecnologie, innovazione, prossimita’ con il territorio”. Non sono mancate pero’ critiche da parte dell’opposizione. “Io credo che siamo di fronte a buoni propositi che rischiano di rimanere totalmente sulla carta se non si invertono alcune scelte fatte in questi anni, per esempio a sostegno della sanita’ privata”

  • Comune di Abbiategrasso, avviso pubblico per sostenere il Dopo di Noi

    Comune di Abbiategrasso, avviso pubblico per sostenere il Dopo di Noi

    Il Comune di Abbiategrasso ha emesso un avviso pubblico per la realizzazione di interventi a favore di persone con disabilità grave prive del sostegno familiare – Dopo di Noi – l.n. 112/2016 – d.g.r. n. DGR 275/2023. A partire dal giorno 09 gennaio 2024, sino ad esaurimento fondi, sono aperti i termini per la presentazione delle domande per l’accesso alle Misure per la realizzazione di interventi.

    Il provvedimento legislativo n. 112 del 2016 conosciuto anche come legge del “Dopo di noi” sostiene l’assistenza, la cura e la protezione delle persone con disabilità grave, non dovuta all’invecchiamento o alle patologie connesse alla senilità, attraverso progetti di emancipazione dal nucleo familiare. Questa normativa statale aiuta chi ha perso uno o entrambi i genitori e interviene quando i genitori o altri familiari non riescono più a dare supporto in modo adeguato, considerando anche la prospettiva del venir meno del sostegno familiare.

    Le domande per accedere agli interventi previsti devono essere presentate presso l’Ufficio protocollo del Comune di Abbiategrasso, piazza Marconi 1, negli orari di apertura del servizio al pubblico (lun-ven: 9.15-12.45, mar. 9.15 – 13.45, mer 16.00 – 18.00) o con invio via pec all’indirizzo: comune.abbiategrasso@legalpec.it.

    Possono presentare l’istanza i cittadini residenti nei Comuni di Abbiategrasso, Albairate, Besate, Bubbiano, Calvignasco, Cassinetta di Lugagnano, Cisliano, Gaggiano, Gudo Visconti, Morimondo, Motta Visconti, Ozzero, Rosate, Vermezzo con Zelo

    Per informazioni rivolgersi a:
    Ufficio di Piano, Ambito dell’Abbiatense
    Via Cairoli n.1
    Tel. 02 94692 505/524, email: ufficio.piano@comune.abbiategrasso.mi.it

  • Cane grandi contro grandi piccoli? Ecco chi vive di più

    Cane grandi contro grandi piccoli? Ecco chi vive di più

    Cani grandi versus cani piccoli: chi vive di più e chi affronta il maggior rischio di malattie? Se in termini di quantità di affetto che sono in grado di dare ai loro compagni di vita umani la taglia di Fido non conta, il discorso cambia se il raffronto tra ‘big’ e ‘toy’ lo si fa sulle questioni di salute e in particolare di longevità.

    Su questo fronte, un nuovo studio pubblicato sulla rivista open access ‘Plos One’ potrebbe aiutare a comprendere e a spiegare un dato: in media, i cani più piccoli tendono a vivere più a lungo dei cani più grandi. Perché a dispetto dei minori centimetri gli anni di vita sono di più? Per capirlo, e provare a confermare un’eventuale relazione, un team di scienziati Usa – Yunbi Nam dell’University of Washington e colleghi – ha preso in esame oltre 27mila cani statunitensi e 238 razze, e ha collegato la taglia del cane a diversi modelli di rischio per patologie nel corso della vita. Le evidenze raccolte suggeriscono che i cani più grandi non tendono ad avere più problemi di salute, precisano gli scienziati. Piuttosto, cani di dimensioni diverse possono affrontare diversi livelli di rischio per diverse patologie.

    A ogni taglia i suoi acciacchi? Potrebbe sembrare di sì, ma “sono necessarie ulteriori ricerche per chiarire i collegamenti tra età, taglia e prevalenza di malattia nel cane”, chiariscono gli autori. Però delle differenze emergono. Per approfondire, il gruppo di ricerca ha analizzato i dati di un sondaggio realizzato su 27.541 cani, compilato dai proprietari che partecipano al ‘Dog Aging Project’. Nel complesso, i quattrozampe più grandi coinvolti nello studio avevano maggiori probabilità di aver affrontato a un certo punto della loro vita alcuni tipi di patologie, tra cui cancro, malattie legate alle ossa, problemi gastrointestinali, problemi a orecchio/naso/gola, disturbi neurologici ed endocrini e malattie infettive. Dal canto loro, i cani più piccoli avevano maggiori probabilità di soffrire di malattie oculari, cardiache, respiratorie e di fegato/pancreas. L’anamnesi di malattie renali-urinarie, invece, non differiva signiicativamente tra i cani più imponenti e quelli mini.

    Per molti tipi di patologie – tra cui cancro, patologie oculari, cardiache, ortopediche e dell’orecchio/naso/gola – le diverse dimensioni dei cani erano associate a diversi modelli di rischio nel corso della vita del pet. I risultati, si spiega nello studio, sono rimasti validi anche dopo che i ricercatori hanno tenuto conto statisticamente del sesso dei cani, del luogo in cui vivevano e del fatto che fossero di razza pura o mista. I ricercatori notano che questo lavoro non conferma una relazione causale tra taglia del cane, età e malattia.

    Tuttavia, evidenziano, i risultati potrebbero aiutare a comprendere più a fondo i tipi di condizioni che potrebbero essere alla base della minore durata di vita dei cani più grandi. Ad esempio, all’interno delle categorie di malattie esplorate nel lavoro, la ricerca futura potrebbe concentrarsi sui modelli di età e dimensione associati a patologie specifiche. “Questi risultati – concludono gli scienziati – forniscono approfondimenti sulle categorie di malattie che possono contribuire a ridurre la durata della vita nei cani più grandi e suggeriscono molteplici strade per ulteriori esplorazioni.

  • Salute. Al “Niguarda” il primo cuore artificiale impiantato in Lombardia

    Salute. Al “Niguarda” il primo cuore artificiale impiantato in Lombardia

    Un cuore artificiale, munito di valvole biologiche, che va a sostituire totalmente il cuore con funzioni molto vicine a quelle fisiologiche. Sono le caratteristiche del device impiantato per la prima volta in Lombardia a Niguarda nei giorni scorsi. Il cuore artificiale di ultima generazione è stato utilizzato per trattare un paziente affetto da grave scompenso cardiaco con disfunzione del ventricolo sinistro e destro, da diversi mesi in attesa per un trapianto di cuore.

    L’intervento è stato effettuato con successo dall’équipe della Cardiochirurgia e Trapianto di cuore, diretta da Claudio Russo, e supportata dallo staff dell’Anestesia e Rianimazione Cardiotoracovascolare, diretto da Michele Mondino. Il nuovo device consentirà al paziente di affrontare con una migliore qualità di vita il periodo d’attesa in vista del trapianto cardiaco. Il cuore artificiale di nuova generazione sostituisce totalmente il cuore nativo, che viene rimosso con un intervento cardiochirurgico in circolazione extracorporea.

    Il nuovo device si compone di una camera ventricolare sinistra ed una ventricolare destra. Questa configurazione lo differenzia dai sistemi di assistenza utilizzati normalmente, i cosiddetti VAD (Ventricular Assist Device), che risultano essere pompe a turbine miniaturizzate in grado di fornire un flusso sanguigno di tipo continuo (costante, senza una sistole e una diastole), con funzione di supporto pressoché esclusivo ventricolo sinistro.

    Il cuore artificiale con le sue quattro valvole biologiche (che corrispondono alle valvole tricuspide, polmonare, mitrale ed aorta del cuore nativo) è in grado invece di generare un flusso fisiologico di tipo pulsato (cioè con una pressione sistolica ed una diastolica come nel soggetto normale).

    “Questa caratteristica – sottolinea Claudio Russo- mette al riparo da tutte le possibili complicanze del flusso continuo; inoltre il cuore artificiale a valvole biologiche è dotato di sensori che permettono un adattamento dell’attività in base alle richieste dell’organismo, così come succede nel cuore nativo. Tra i vantaggi di questo nuovo device rientrano anche le superfici interne totalmente rivestite di membrane biologiche che richiedono bassi livelli di terapia anticoagulante con un ridotto rischio di complicanze correlate”.

    L’intervento per l’impianto è una procedura piuttosto complessa in quanto richiede la totale rimozione del cuore nativo che viene sezionato a livello delle valvola tricuspide e mitrale.

    “La tecnica deve essere estremamente accurata per evitare qualsiasi rischio di emorragia- spiega Russo-.” Dopo avere completato le suture, il sistema viene attivato, sospendendo la circolazione extracorporea. La attivazione è di tipo elettromagnetico e l’energia viene fornita tramite un cavo percutaneo (cosi come anche nei VAD) che dall’esterno alimenta il sistema, totalmente alloggiato nel torace al posto del cuore nativo.

    Questo tipo di device rappresa un passo in avanti per migliorare la condizioni di chi va incontro a uno scompenso cardiaco biventricolare, tale da rendere necessario un trapianto cardiaco, ma che proprio per la compromissione di entrambi i ventricoli non può giovarsi dell’impianto di un VAD. La carenza di organi da trapiantare, purtroppo allunga notevolmente il periodo di attesa per questi pazienti.

    “Si consideri che l’attesa media in lista ordinaria per trapianto di cuore in Italia è di circa tre anni e una tecnologia che mima da vicino la fisiologia cuore può aiutare a portare nelle migliori condizioni possibili i pazienti ad affrontare il trapianto- conclude Russo-

    L’auspicio è che in un futuro prossimo, l’impiego del cuore artificiale possa perfezionarsi e divenire una soluzione alternativa definitiva al trapianto di cuore, in particolare per quelle categorie di malati con disfunzione cardiaca biventricolare e con controindicazioni (per età o malattie associate) al trapianto di cuore”.

  • Gli oncologi: aumentano i casi di cancro tra i giovani

    Gli oncologi: aumentano i casi di cancro tra i giovani

    “In Italia tutti gli oncologi medici si sono accorti che da un punto di vista clinico stiamo vedendo sempre più casi di cancro tra i giovani”. Un trend che riguarda un po’ “tutte le patologie oncologiche: non soltanto i tumori del colon-retto, ma anche quelli al pancreas, al seno, al polmone. Stiamo lavorando a dati precisi, ma una tendenza all’aumento c’è anche nel nostro Paese”, dichiara all’Adnkronos Salute Saverio Cinieri, presidente di Fondazione Aiom, dopo che il ‘Wall Street Journal’ ha segnalato lo “sconcerto” degli oncologi per un boom delle diagnosi di cancro nella fascia under 50, cresciute del 13% circa dal 2000 al 2019. “Come Aiom lo abbiamo detto più volte”, ricorda Cinieri. “C’è un incremento di casi nei pazienti più giovani – conferma – che è dovuto ai cattivi comportamenti: sigaretta, alcol, sedentarietà, dieta scorretta”, insomma stili di vita sbagliati.

    In dicembre Aiom (Associazione italiana di oncologia medica) e Fondazione Aiom hanno diffuso l’ultimo rapporto ‘I numeri del cancro in Italia’, rammenta Cinieri. Il report indica che “nel 2023 sono 395mila i casi di cancro previsti nel nostro Paese”, 208mila negli uomini e 187mila nelle donne, “in incremento non enorme, ma che c’è, sia negli uomini che nelle donne, anche se più per gli uomini”. Però “il dato importante riguarda i morti risparmiati”, rimarca l’oncologo. “Sia negli uomini che nelle donne italiane – si legge nel rapporto – il numero osservato per morti causate da tutti i tumori nel loro complesso è stato ogni anno, dal 2007 al 2019, inferiore al numero atteso rispetto ai tassi medi del 2003-2006. Negli uomini, nel periodo 2007-2019, per tutte le sedi tumorali insieme sono state stimate in 206.238 le morti in meno rispetto a quelle attese, equivalente a una diminuzione del 14,4% delle morti oncologiche in tutto il periodo. Il numero di morti oncologiche evitate è passato da 4.143 nel 2007 a 28.952 nel 2019 negli uomini (-23,5% rispetto al numero atteso)”.

    Quanto alle donne, “nel periodo 2007-2019 per tutte le sedi tumorali insieme sono state stimate in 62.233 le morti in meno rispetto a quelle attese, equivalente a una diminuzione del 6,1% delle morti oncologiche in tutto il periodo. Il numero di morti oncologiche evitate è passato da 614 nel 2007 a 9.346 (-11%) nel 2019”. Numeri sui quali Cinieri insiste, che “fanno onore al nostro sistema sanitario nazionale e che gli Usa non possono vantare”.

  • Influenza, picco superato: si va verso i 15 milioni di casi

    Influenza, picco superato: si va verso i 15 milioni di casi

    “Il picco dell’influenza è stato superato” nell’ultima settimana del 2023, “ma la stagione influenzale è tutt’altro che finita. I virus ci terranno compagnia almeno almeno fino alla metà di febbraio”. E se finora le sindromi simil-influenzali hanno colpito oltre 6,7 milioni di italiani, di cui oltre 1 milione dall’1 al 7 gennaio 2024, prima di ‘archiviare’ quella definita da più parti “la peggiore influenza degli ultimi 15 anni” dovremo aspettarci “più o meno altrettanti contagi di quelli registrati finora”. A conti fatti, quindi, “arriveremo a un totale di 14-15 milioni di casi”.

    Così Fabrizio Pregliasco, virologo dell’università Statale di Milano e direttore sanitario dell’Irccs ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio del capoluogo lombardo, fa il punto per l’Adnkronos Salute sull’andamento futuro dell’epidemia di influenza e altre infezioni respiratorie, dopo che ieri il bollettino RespiVirNet dell’Istituto superiore di sanità ha messo nero su bianco l’avvenuto superamento del picco di incidenza. “La significativa riduzione dell’incidenza nella fascia d’età più giovane, che è quella che contribuisce per gran parte al numero di casi simil-influenzali in termini assoluti – conferma Pregliasco – ci fa pensare, salvo eventuali ritardi nella segnalazione, che effettivamente il picco è stato raggiunto. Dobbiamo però considerare che l’epidemia disegna una curva ‘a campana’, perciò nei fatti quando si è al picco si è solo a metà dell’opera e dunque avremo una curva che scenderà, ma con una quantità di casi comunque elevata nel prossimo futuro”. Insomma “non è finita”, avverte l’esperto, ed è “giusta la raccomandazione alla vaccinazione, seppur tardiva”.

  • 3 milioni di italiani con disturbi alimentari

    3 milioni di italiani con disturbi alimentari

    Chi soffre in Italia di disturbi del comportamento alimentare? Non c’è un censimento o dati precisi, spiegano le associazioni. “Ma si stima che siano intorno a 3,5 milioni di persone, circa il 5% della popolazione”, ricordano all’Adnkronos Salute dalla Fondazione Fiocchetto Lilla. “Un numero enorme e in linea con quanto emerso anche da un report della Fondazione The Bridge su queste patologie in Lombardia e che parlava di quasi 500mila persone colpite dai disturbi del comportamento alimentare”, riflette uno dei fondatori Stefano Tavilla, che ribadisce anche l’allarme sull’età sempre più precoce di esordio.

    “Più di 2 milioni si calcola siano i giovani sotto i 25 anni colpiti”. E sono under 25 anche tanti di quelli che muoiono. Perché, ripetono le associazioni mentre in questi giorni cresce la preoccupazione dopo l’azzeramento del Fondo per il contrasto dei disturbi alimentari, “di anoressia, bulimia, binge eating e di tutte le sfumature meno conosciute di questi disturbi si muore ancora”. In Italia, secondo i dati ReNCam (Registro nominativo cause morte), veniva ricordato a fine 2023 dal Movimento Lilla, sono “circa 4mila le morti ogni anno per la mancanza di cure nel trattamento delle malattie del comportamento alimentare”. “Una fascia così larga di popolazione interessata da queste malattie non merita di avere un percorso autonomo di cura?”, si chiede Tavilla. Il problema si è ingigantito dopo il Covid.

    A seconda delle fonti, si calcola che i casi siano aumentati del 30-40% (i ricoveri durante e dopo il lockdown erano saliti del 50%). Cresce la componente maschile, “soprattutto nelle nuove generazioni”, ma la stragrande maggioranza delle pazienti sono donne. E l’età scende ancora. “Parliamo spesso di bambini – osserva Maruska Albertazzi, attivista dell’associazione ‘Mi Nutro di Vita’ – Anche le cure per loro sono offerte in pochi centri, eppure circa il 20% delle diagnosi sono sotto i 14 anni, il 10% sotto i 12 anni. Ci sono diversi casi di bambini di 6-7 anni ed è difficilissimo gestire la cura perché è un’età in cui non si può fare la psicoterapia che si fa con gli adulti, è un lavoro diverso e molto più complesso, e serve personale specializzato. Così i viaggi della speranza delle famiglie continuano”.

  • Le nuove strategie anticancro riabilitano lo zucchero

    Le nuove strategie anticancro riabilitano lo zucchero

    Il fruttosio, uno zucchero semplice contenuto naturalmente nella frutta, nel miele e in forma di additivo in alcuni alimenti dolci, potrebbe rivelarsi un alleato prezioso nella lotta al cancro. Uno studio cinese, condotto da ricercatori dello Shanghai Chest Hospital e dell’università Jiao Tong di Shanghai, indica che una dieta ricca di fruttosio è in grado di rafforzare la risposta immunitaria contro i tumori, riducendone la progressione e la letalità.

    Sui risultati della ricerca, pubblicati su ‘Cell Metabolism’ e commentati in un editoriale su ‘Nature Immunology’, fa chiarezza l’oncologo Paolo Ascierto: “Lo studio non indica che fare incetta di zuccheri aiuti automaticamente a contrastare il tumore”, spiega, sottolineando come siano “necessari ulteriori studi che ci aiutino a comprendere se e come possiamo sfruttare il fruttosio per rafforzare l’azione del nostro sistema immunitario contro il cancro”.

    “Che il fruttosio sia associato alla crescita di alcuni tumori, come quelli intestinali, e delle metastasi lo sapevamo da tempo – afferma Ascierto dell’Istituto nazionale tumori Fondazione Pascale di Napoli e presidente della Fondazione Melanoma – Quello che fino ad oggi risultava ancora poco chiaro è il suo impatto sulla risposta immunitaria antitumorale. Il nuovo studio colma in parte questa lacuna e mostra che una dieta ricca di fruttosio è in grado di rafforzare la risposta immunitaria contro il cancro, controllandone la crescita.

    Il fruttosio alimentare, dunque, promuove l’immunità antitumorale delle cellule”. Gli autori del lavoro – riassume una nota – hanno nutrito un gruppo di topi affetti da melanoma con una dieta ricca di fruttosio e un altro gruppo con una dieta normale.

    Si è così osservato che già dopo 2 settimane i roditori alimentati con una dieta ad alto contenuto di fruttosio hanno registrato una significativa riduzione della crescita tumorale e della letalità indotta dal cancro, rispetto a quelli del gruppo di controllo.

    Anche uno studio precedente condotto su topi con carcinoma polmonare ha dimostrato che nutrire gli animali con una dieta ad alto contenuto di fruttosio ha ridotto le dimensioni del tumore e aumentato la sopravvivenza.

  • Disabilità gravissime: le associazioni in Regione Lombardia

    Disabilità gravissime: le associazioni in Regione Lombardia

    Si sono riunite ieri pomeriggio, a Palazzo Lombardia, le associazioni che rappresentano le persone con disabilità e le loro famiglie. Al centro del confronto l’attuazione del ‘Piano nazionale non autosufficienza’ che impone la graduale riduzione dello stanziamento economico erogato ai caregiver familiari e che a compensazione indirizza tali risorse al potenziamento dei servizi.

    “Ho voluto ribadire alle realtà associative – ha affermato l’assessore alla Famiglia, Solidarietà sociale, Disabilità e Pari opportunità Elena Lucchini – come le modifiche al Programma Operativo siano imposte dalla normativa statale e nello specifico dal Piano nazionale proposto e approvato dall’allora Ministro Orlando, nel precedente Governo. Pur condividendo la volontà di potenziare i servizi, ho rimarcato la necessità di un tempo congruo per consentire a tutto il territorio un livello adeguato alle esigenze di tutti”.

    Le persone con disabilità e i caregiver familiari, ha sottolineato, “restano al centro della nostra azione di governo regionale per questo, nel recepire la riforma nazionale abbiamo voluto garantire un confronto continuo e costante con le associazioni di primo e secondo livello. Un dialogo – ha proseguito l’assessore – necessario a condividere un percorso che vede alleate istituzioni e realtà associative, finalizzato alla valorizzazione dei caregiver e al miglioramento dell’offerta dei servizi sociali e sociosanitari. Infine – ha annunciato Lucchini – oggi, nel corso della Commissione Politiche sociali, ho portato formalmente all’attenzione della Conferenza delle Regioni il tema. In accordo con gli altri assessori presenti porteremo la questione direttamente al ministro Calderone”.