Categoria: Salute

  • Carenza medici due, Cassinetta risolve: arriva la dottoressa Santi

    Carenza medici due, Cassinetta risolve: arriva la dottoressa Santi

    CASSINETTA DI LUGAGNANO – “Ho appena ricevuto comunicazione formale da ATS e da ASST che è stato nominato nella persona della dottoressa Laura Santi il nuovo Medico di Medicina Generale per Cassinetta di Lugagnano”.

    “La dottoressa Santi, alla quale esprimo il saluto di benvenuto a nome di tutta la comunità cassinettese, prenderà servizio il prossimo 1° settembre.

    L’attività della dottoressa si svolgerà presso l’ambulatorio comunale di via Trento.
    Si tratta di un risultato molto prezioso, vista la grave carenza di medici, che è frutto della fattiva e intensa collaborazione tra Comune, ATS e ASST, orientata a garantire ai cittadini un servizio essenziale quale è quello del Medico di Medicina Generale e che contiamo di proseguire per il futuro.
    Il sindaco, Domenico Finiguerra”.

    Problema risolto nella piccola Cassinetta; meno di duemila persone, ossia i residenti, rimasti scoperti (al pari di molte altre persone nell’est Ticino) dal servizio medico, che dal primo settembre sarà risolto grazie all’arrivo della dottoressa Santi. Una bella soddisfazione, comprensibile, quella manifestata dal primo cittadino, anche perché trattandosi di un piccolo paese, seppure adiacente ad Abbiategrasso, per le fase più anziane e deboli della popolazione sarebbe stato un problema doversi risolvere altrove.

    L’emergenza medici, anche se qualche correttivo è stato introdotto, si fa ancora sentire in particolare nell’Ats Milano (che comprende oltre all’area metropolitana anche la provincia di Lodi) dove lo scorso 11 aprile si è chiuso il bando che metteva a disposizione 424 posti di medicina generale: a candidarsi sono stati solo in 48. In un precedente bando, sempre per la stessa azienda sanitaria, la Regione Lombardia aveva deciso di aprire il concorso anche a medici non lombardi: erano arrivate solo due domande.

  • Carenza medici uno, a Inveruno da domani ambulatorio temporaneo

    INVERUNO Per rispondere alle esigenze dei pazienti momentaneamente privi di un medico di riferimento a seguito della cessazione dell’attività della Dr.ssa Puricelli, ATS attiverà, a partire da domani, 2 agosto 2023, il servizio di Ambulatorio Medico Temporaneo (AMT) attivo tre giorni a settimana (esclusi festivi e prefestivi), presso i locali messi a disposizione dall’Amministrazione Comunale di Inveruno siti in piazza Don Rino Villa 2 (dietro Palazzina APAI).

    CHI POTRÀ ACCEDERE? L’AMT è ad accesso libero ma gli assistiti che potranno accedere all’ambulatorio sono esclusivamente i cittadini senza Medico di Medicina Generale. QUALI DOCUMENTI PORTARE CON SÈ? I cittadini dovranno portare con sé tessera sanitaria, documento d’identità, stampa delle eventuali esenzioni (il medico non avrà accesso al SISS o fascicolo sanitario) ed eventuale documentazione sanitaria pertinente alla visita per la corretta prescrizione di farmaci/visite specialistiche/esami di laboratorio/esami strumentali. ll Medico di AMT NON eroga: ● Prestazioni infermieristiche non correlate alla visita medica; ● Punti di sutura o altre medicazioni. Certificati per attività sportiva, certificati per rientro scolastico o altri certificati medici possono essere redatti a pagamento come per i MMG. Di seguito i turni dell’AMT di Inveruno per il mese di agosto. (SI RICORDA CHE L’AMT RIMARRA’ CHIUSO NEI GIORNI FESTIVI E PREFESTIVI E 14 E 15 AGOSTO)

  • Chirurgia fetale e neonatale, Italia all’avanguardia

    Chirurgia fetale e neonatale, Italia all’avanguardia

    Salute e Medicina: scopri gli aggiornamenti di oggi su ticinonotizie.it

    MILANO (ITALPRESS) – Bambini operati nell’utero materno, operati quando sono bambini piuma e così piccoli da stare in una mano, operati a un giorno dalla nascita. Possono essere tante le ragioni per intervenire in queste circostanze, con modalità e tecniche che rappresentano l’estrema e più raffinata evoluzione della chirurgia mini invasiva. La chirurgia fetale e neonatale è un’eccellenza del nostro Paese, anche grazie a un approccio ultra specialistico e multidisciplinare insieme. Alla base di tutto, ci sono diagnosi sempre più precise, che permettono di affrontare malformazioni e patologie minimizzando i danni al momento della nascita, evitare disabilità, e addirittura salvare la vita a chi ha tutta la vita davanti. Sono questi alcuni dei temi trattati da Ernesto Leva, professore associato di chirurgia pediatrica dell’Università degli studi di Milano e direttore della struttura complessa di chirurgia pediatrica del Policlinico di Milano, intervistato da Marco Klinger, per Medicina Top, format tv dell’agenzia di stampa Italpress. “La chirurgia neonatale è la parte più raffinata della chirurgia pediatrica, abbiamo a che fare con un materiale estremamente delicato. Al Mangiagalli ne operiamo di tutti i pesi, addirittura sotto il kg, di recente anche un bambino di 350 grammi – ha esordito Leva – Sono strutture estremamente delicate, ma con una forza vitale incredibile, è la parte più bella. Per fare chirurgia neonatale bisogna essere un chirurgo pediatrico dedicato alla chirurgia neonatale, chi si occupa solitamente di adulti combinerebbe dei guai. Più casi vengono operati e migliore è il risultato anche a lunga distanza”.
    Sotto questo aspetto, la scienza ha fatto passi da gigante negli ultimi anni, introducendo anche le operazioni chirurgiche fetali: “Gli orizzonti sono cambiati perchè è entrata proprio ciò che chiamiamo chirurgia fetale – ha spiegato – Oggi alcune patologie malformative già le trattiamo in utero con gli ostetrici, gli outcome di questi trattamenti hanno alzato il livello di aspettativa di vita di questi bambini. In chirurgia fetale lavori su due esseri viventi, feto e mamma, l’attenzione deve essere pertanto molto alta. Il neonato, anche di bassissimo peso, ha intorno un’emotività familiare molto intensa”.
    “La sinergia tra i vari specialisti è fondamentale, l’expertise dei vari specialisti pure, così come il ruolo dei nostri infermieri, che devono essere di altissimo livello – ha aggiunto il professore – I risultati buoni che riusciamo a ottenere sono anche legati al fatto di avere infermieri di alto livello”.
    Tra le principali occupazioni di Leva anche le operazioni chirurgiche nei paesi meno sviluppati: “La chirurgia in paesi in via di sviluppo mi ha sempre affascinato, non hanno le nostre risorse e dobbiamo adattarci, ma i bambini sono sempre bambini – ha raccontato – La soddisfazione di fare queste operazioni in quei posti fa bene al cuore e ai bambini. Lì l’esperienza e l’abilità del chirurgo può sopperire a quella parte di tecnologia che non trovi. La logica con cui faccio queste esperienze è di andare e formare i chirurghi in loco, con i quali manteniamo poi i rapporti e mettiamo in atto iniziative e collaborazioni. Un progetto lanciato di recente, Accademia Polis, è un processo di democratizzazione della medicina – ha concluso – Si tratta di una piattaforma in cui carichiamo degli interventi che facciamo e i medici dei paesi in via di sviluppo possono accedere gratis guardando proprio quegli interventi”.

    – foto Italpress –

    (ITALPRESS).

  • Primo caso di West Nile in Veneto, ma non c’è allarme

    PADOVA “La Direzione Prevenzione della Regione Veneto comunica che il primo caso umano di West Nile per questa stagione è stato confermato il 27 luglio 2023, dal laboratorio di Padova, in una persona residente in Veneto.

    In genere, quando il primo caso umano si verifica in questo periodo (fine luglio) non ci si attende una stagione di alta circolazione con molti casi nell’uomo: l’anno scorso infatti, il primo caso si era verificato già ad inizio giugno”. E’ quanto si legge in una nota della Regione in cui si fa il punto sull’andamento di West Nile, ricordando come ormai da “diversi anni il virus” circoli “ogni estate nel territorio della Regione Veneto e di altre regioni del nord Italia”. West Nile è un virus che viene trasmesso dalle zanzare, non da persona a persona. L’infezione è spesso asintomatica: in una persona su cinque ci possono essere manifestazioni come febbre, mal di testa, dolori articolari, eritemi cutanei e, raramente (1 caso su 150) possono verificarsi quadri severi, con il coinvolgimento del sistema nervoso (ad esempio meningite ed encefalite). “La situazione ambientale e climatica della scorsa estate 2022 aveva determinato un contesto molto favorevole alla circolazione di questo virus e si sono verificati moltissimi casi di infezione e purtroppo anche dei decessi”, ricordano gli esperti della Regione. “Nelle ultime settimane si sono verificate, come atteso, le prime positività del virus nelle zanzare. La Regione Veneto, in collaborazione con l’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie e con tutti i Dipartimenti di Prevenzione delle Ulss stanno mantenendo un’attenta sorveglianza sul territorio, al fine di permettere interventi tempestivi ai primi segnali di circolazione virale”.

  • “La Salute in Lombardia è ancora un diritto per tutti?” Oggi con Borghetti a Varese

    RICEVIAMO & PUBBLICHIAMO – “Al Pirellone si è chiusa una tre-giorni di discussione del Bilancio regionale ed è successa una cosa incredibile:

    Non una parola da parte di Fontana e dell’assessore Bertolaso sulla Sanità…”

    Questa Regione e questo Governo nazionale credono ancora che la salute sia un diritto da garantire a tutti, anche per chi non può pagarsi visite ed esami privatamente?

    Il Pd vuole che la Costituzione venga rispettata e applicata: la sanità deve essere un diritto per tutti.

    Ne parliamo a Varese questa sera con il collega Samuele Astuti e altri alla Festa Pd, dove si balla, si mangia e si parla di politica”.

  • Cittadini “Piano Schifani innovativo per ridurre le liste d’attesa in Sicilia”

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    PALERMO (ITALPRESS) – “Il piano illustrato oggi dal Presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, per ridurre le liste d’attesa, recuperando le prestazioni di ricovero e ambulatoriali prenotate e non ancora erogate o sospese a causa della pandemia, è un’importante iniziativa per fare in modo che l’accesso alle cure diventi davvero tempestivo”. Lo dice Barbara Cittadini, Presidente nazionale dell’Aiop – Associazione italiana ospedalità privata, commentando la conferenza stampa del Presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, a Palazzo d’Orleans, a Palermo, sul piano approvato in Giunta per la riduzione delle liste d’attesa in sanità.
    Cittadini esprime soddisfazione per “un piano che prevede, finalmente a pieno titolo, il coinvolgimento delle strutture della componente di diritto privato del SSN, che, al pari di quelle della componente di diritto pubblico, contribuiscono a garantire il diritto alla salute della popolazione. Con questo innovativo progetto, anche in termini di investimento, la Regione Siciliana dimostra un grande interesse e un impegno concreto su temi che investono sia la vita dei singoli che le famiglie”.
    “E’ fondamentale – precisa la Presidente Aiop – affrontare il tema dell’emergenza-urgenza. Un’efficace programmazione orientata ad una integrazione della rete, che sappia cogliere le capacità inespresse, anche in questo settore, dalla componente di diritto privato, migliorerebbe la risposta qualitativa dei servizi offerti, soprattutto negli ambiti territoriali meno organizzati, decongestionando gli ospedali di diritto pubblico con un’azione efficace e puntuale all’insorgere di un bisogno di cura”.
    Secondo la Presidente nazionale Aiop “ricorrere alle nostre strutture per recuperare le prestazioni non erogate e, contestualmente, per gestire le emergenze in maniera efficace ed efficiente, non è solo una scelta importante per la Regione, ma è l’unica strada possibile per rispondere alla sempre crescente e diversificata domanda di cura e assistenza della popolazione. Anzi, quanto deciso dalla Giunta della Regione Siciliana può essere di esempio per altre realtà regionali”, conclude.
    foto ufficio stampa Aiop
    (ITALPRESS).

  • L’Urologia di Magenta tra passato, presente e futuro. A cura del Professor Sandro Sandri

    L’Urologia di Magenta tra passato, presente e futuro. A cura del Professor Sandro Sandri

    Da ex Primario dell’Urologia dell’Ospedale di Magenta non posso che complimentarmi per il recente annuncio da parte dell’attuale Primario di aver eseguito l’asportazione di un rene per via laparoscopica con grande vantaggio per il decorso postoperatorio e la ripresa dell’attività per la paziente che l’ha subita.

    Riceviamo & Pubblichiamo DA MAGENTA- “E’ un segno della continuità che l’opera iniziata oltre 50 anni fa dal compianto Prof. Zanollo si mantiene di elevata qualità.
    Nei 18 anni in cui ho avuto l’onore di guidare questo reparto ho cercato sempre di mantenere alta la fama dell’Urologia di Magenta sia per quanto riguarda il servizio per il territorio e aree limitrofe o altre regioni italiane sia per la ricerca in ambito clinico. Tale fama è stata riconosciuta da una attività sempre molto intensa, nonostante il graduale depauperamento di personale medico e infermieristico, dalla presentazione di molteplici relazioni e comunicazioni durante Convegni nazionali e internazionali, dalla nomina a Presidente della Società Italiana di Urodinamica e dalla pubblicazione di numerosi articoli scientifici su riviste nazionali e internazionali.
    Ma oltre all’obiettivo principale di ricerca nel nostro lavoro nei riguardi della Vescica Neurologica e dell’Incontinenza Urinaria, abbiamo sempre mantenuto aggiornati gli standard di trattamento chirurgico e conservativo urologici attraverso la laparoscopia (le nostre prime nefrectomie laparoscopiche risalgono a 20 anni fa), la chirurgia endoscopica della calcolosi urinaria (i nostri primi interventi per via percutanea della calcolosi renale risalgono a oltre 25 anni fa e quelli per via ureteroscopica della calcolosi ureterale a oltre 30 anni fa), la chirurgia endoscopica della ostruzione prostatica tra i primi in Italia ad utilizzare la tecnica bipolare e poi con l’uso del Laser negli adenomi prostatici particolarmente grandi e senza nemmeno trascurare un ambito della Urologia generalmente non considerato in altri Reparti come L’Urologia Pediatrica oggi praticata soprattutto dai Chirurghi Pediatri.
    L’unico rammarico è l’impossibilità di veder proseguire l’attività del Reparto nell’ambito dell’Urologia Funzionale per raggiunti limiti di età o trasferimento di chi si era dedicato a proseguire l’argomento di maggiore interesse del Prof. Zanollo e del sottoscritto. Purtroppo il problema non riguarda solo Magenta, ma anche tutta la Lombardia per la carenza di Centri Pubblici che si occupino ad esempio ma non solo di trattamento chirurgico dell’incontinenza urinaria maschile (ad esempio dopo prostatectomia radicale per tumore) o disturbi di svuotamento vescicale funzionale ovvero non indotti da un ostacolo meccanico ma da una disfunzione neuromuscolare. Mi auguro che la Regione prenda prima o poi a cuore tale carenza e permetta di tornare a trattare queste problematiche con l’attenzione e i risultati che si erano ottenuti in passato.

    Prof. Sandro Sandri
    Direttore Emerito delle Unità Operative di Urologia dell’Ospedale di Magenta e di Legnano
    Presidente Emerito della Società Italiana di Urodinamica
    Professore a Contratto presso la Scuola di Specialità in Urologia dell’Università degli Studi di Milano

  • Al Policlinico di Milano sette trapianti di polmone in pochi giorni

    Salute e Medicina: scopri gli aggiornamenti di oggi su ticinonotizie.it

    MILANO (ITALPRESS) – Per ogni singolo trapianto si mette in moto una macchina organizzativa eccezionale, che non riguarda solo l’intervento in sè ma anche l’individuazione del donatore, il prelievo degli organi da trapiantare, il loro eventuale trasporto in un’altra struttura, la preparazione dell’organo e del paziente, e infine il trapianto vero e proprio. L’impegno e le competenze sono ancora più grandi quando accade quello che è appena successo al Policlinico di Milano: non un solo trapianto ma ben sette nell’arco di pochi giorni, tutti seguiti da Lorenzo Rosso e dai collaboratori della Chirurgia Toracica e Trapianti di Polmone. I sette trapianti sono stati possibili grazie ad altrettanti donatori, sia lombardi sia di altre Regioni. In due casi, in particolare, gli organi sono stati ricondizionati dagli specialisti del Policlinico: ovvero sono stati impiegati polmoni che potenzialmente non erano trapiantabili, ma che grazie a delle particolari tecniche sono stati ‘ringiovanitì e resi pienamente funzionali. Questa procedura di fatto crea nuove opportunità per i pazienti che sono in lista d’attesa per ricevere dei nuovi organi, perchè estende ulteriormente il bacino dei potenziali donatori. “I trapianti – commenta Lorenzo Rosso – sono interventi salvavita, capaci di donare speranza alle persone con gravi malattie. Uno di questi pazienti appena trapiantati, ad esempio, era arrivato al nostro Pronto Soccorso in condizioni critiche e aveva bisogno di assistenza respiratoria 24 ore su 24. Il trapianto con polmoni nuovi ha radicalmente cambiato la sua aspettativa di vita e la sua quotidianità: ora respira autonomamente, e potrà tornare progressivamente ad una vita il più possibile normale”. Le forze messe in campo per un intervento di questo tipo sono notevoli: coinvolgono i chirurghi toracici, gli anestesisti rianimatori, i cardiochirurghi, i perfusionisti, gli infermieri delle sale operatorie e della terapia intensiva, gli esperti della Medicina Trasfusionale. Decine di persone del Policlinico di Milano a cui si aggiungono gli esperti che coordinano il trasporto dell’organo, il suo prelievo, l’individuazione del paziente in lista d’attesa più compatibile, e molto altro ancora. Accanto all’Ospedale ci sono il Nord Italia Transplant program, il Coordinamento Regionale Trapianti e quello Nazionale, così come la Protezione Civile: è lo sforzo di centinaia di persone contemporaneamente, che raccoglie un grande gesto di generosità come la donazione degli organi e lo trasforma in una nuova speranza di vita per un paziente.(ITALPRESS).

    Foto: Agenzia Fotogramma

  • Ictus, SNO: la dieta influisce nel 20-30% dei casi, contano molto di più i fattori ereditari

    Tutto quello da sapere nell’intervista al presidente della società dei neurologi ospedalieri. A cura dell’Agenzia DIRE

    Cos’è l’ictus? Chi sono i soggetti più esposti a questo tipo di evento neurologico? Riguarda solo la popolazione più anziana o anche i giovani? È vero che le donne ne sono colpite in maniera maggiore rispetto agli uomini? E ancora: quali sono i principali campanelli d’allarme? È possibile prevenirlo? Conta di più uno stile di vita salutare o la genetica? Una cattiva alimentazione e un eccessivo consumo di carne rossa possono considerarsi cause scatenanti? Infine: quali sono i principali trattamenti oggi a disposizione? In Italia esiste una rete solida per la presa in carico e la riabilitazione per i pazienti colpiti da ictus? A tutte queste domande ha risposto il dottor Luca Valvassori, presidente della SNO (Scienze Neurologiche Ospedaliere), nel corso di una intervista rilasciata alla Dire sul tema, che sarà uno degli argomenti al centro del 62esimo Congresso Nazionale della SNO, in programma a Firenze dal 27 al 30 settembre.

    – Intanto, quanti tipi di ictus esistono?
    “Esistono due tipi di ictus: l’ictus ischemico e l’ictus emorragico. Il primo rappresenta circa l’80% degli ictus ed è quello in cui si verifica l’occlusione di una arteria che porta sangue al cervello, con i relativi sintomi che sono diversi a seconda dell’arteria che viene colpita, quindi neurologicamente può avvenire la paralisi di un lato del corpo, la mancanza della parola oppure un deficit della vista, dell’equilibrio o anche della coscienza.
    L’ictus ischemico ha diverse cause e colpisce prevalentemente le persone anziane, ma anche i più giovani. Questo perché, se è vero che in molti casi l’ictus è un problema di arteriosclerosi (quindi di placche sulle arterie) oppure di fibrillazione atriale (cioè delle aritmie cardiache che producono coaguli all’interno del cuore), nei giovani possono verificarsi le cosiddette ‘dissecazioni degli slaminamenti delle arterie’, prevalentemente delle carotidi, che possono appunto causare un ictus: in questi casi, laddove l’arteria si slamina, spesso al collo, produce dei coaguli che arrivano alla testa e chiudono le arterie”.

    – Ma perché questo può verificarsi con più facilità nei giovani?
    “Non si conosce ancora la causa, spesso potrebbe trattarsi di movimenti strani o di una fragilità congenita delle arterie, peraltro sconosciuta fin quando non si verifica l’ictus”.

    Esiste la possibilità che l’ictus ischemico possa verificarsi anche nei bambini o persino nei neonati?
    “È difficile che si verifichi un ictus ischemico nel neonato, può capitare nei bambini quando di solito ci sono delle malattie concomitanti che espongono a questo rischio, ma le casistiche per fortuna sono molto basse”.

    – Le donne sono più esposte all’ictus rispetto agli uomini?
    “Non in modo significativo, la patologia arteriosclerotica, che è una delle cause dell’ictus, una volta colpiva molto di più gli uomini rispetto alle donne, perché c’erano problemi di ipertensione ma anche di fumo e di qualità di vita. Oggi il trend si è abbastanza invertito, tanto che per esempio nei tumori polmonari, una volta ‘appannaggio’ degli uomini, oggi colpiscono almeno in pari grado uomini e donne. Lo stesso vale per l’ictus: non è mai stata dimostrata una vera differenza di genere in quello ischemico”.

    – Facendo un passo indietro, che cosa accade invece con l’ictus emorragico?
    “In questo caso si rompono delle piccole arterie all’interno del cervello, con la fuoriuscita di sangue all’interno del tessuto cerebrale, che va a creare un ematoma cosiddetto intraparenchimale, più tipico dell’iperteso o dell’iperteso misconosciuto. Sull’ictus emorragico purtroppo non c’è molto da fare, ma certamente se l’ematoma mette a rischio la vita bisogna toglierlo, anche se a volte questo crea dei gravi problemi, a volte per la sua sede non è operabile oppure a volte lo è ma lascia comunque degli strascichi”.

    – Un capitolo a parte riguarda le emorragie subaracnoidee. Cosa sono?
    “È quando il sangue esce nel ‘liquor’ che circonda il cervello e che, nella stragrande maggioranza dei casi, tra l’80-90%, è legato alla rottura di un aneurisma cerebrale. Gli aneurismi colpiscono almeno il doppio delle donne rispetto agli uomini, il perché è sconosciuto. Le emorragie subaracnoidee possono verificarsi in età relativamente giovane, la maggior parte colpisce persone dai 35 ai 55 anni, a volte prima ma raramente dopo. Questa è una patologia gravissima: un terzo delle persone muore subito prima che arrivi in ospedale, un terzo arriva in ospedale ma esce con dei deficit, un terzo riesce invece a tornare a fare la vita di prima”.

    – Ma l’ictus (ossia ‘colpo’) è qualcosa di completamente imprevedibile? Oppure esistono dei campanelli d’allarme che possano far pensare che sia in arrivo?
    “Se parliamo dell’ictus ischemico, questo a volte ha dei campanelli d’allarme che sono gli attacchi ischemici transitori, cioè gli stessi sintomi dell’ictus maggiore (come paresi, formicolii, vista, ecc.), ma che durano pochi secondi o pochi minuti e sono reversibili. La prevenzione in questi casi può essere messa in atto, ma è necessario che le persone non sottostimino i campanelli d’allarme. L’ictus emorragico, invece, soprattutto sulla rottura di aneurismi, a volte è preceduto da mal di testa improvvisi molto forti, che possono anche regredire. Se si ha la fortuna che l’aneurisma non si rompa in modo da provocare una emorragia massiva, è comunque necessario recarsi velocemente in ospedale. Ma anche in questo caso bisogna che paziente e medico non sottostimino l’episodio”.

    – È possibile prevenire l’insorgenza dell’ictus attraverso uno stile di vita salutare oppure a contare è più la genetica?
    “È un argomento complesso. Certamente per l’ictus ischemico, che colpisce molte più persone, probabilmente c’è una certa familiarità, come per l’arteriosclerosi e la pressione alta, ma se non è genetica è predisposizione. La persona in questi casi dovrebbe sottoporsi a qualche controllo, come pressione, glicemia o arteriosclerosi, ma dal punto di vista di quando possa accadere è difficile dare una prescrizione di vita. Anche sulla pressione alta si potrebbe discutere a lungo: alcuni cardiologi sono molto tassativi nel tenere la pressione normale, personalmente sarei molto più tollerante perché poi, nella pratica, vediamo che anche persone con pressioni normali possono essere colpite da ictus”.

    – Tra le cause scatenanti dell’ictus, si sente parlare spesso di cattiva alimentazione e di eccesso nel consumo di carne rossa. È un falso mito?
    “Direi nulla di certo, oggi si tende ad andare verso una certa limitazione del consumo di carne, che però ha molto più ruolo nei tumori piuttosto che nell’ictus. Semmai tra le cause scatenanti dell’ictus da arteriosclerosi hanno molto più ruolo i grassi, ma la dieta vale il 20-30% al massimo, tutto il resto siamo noi e cosa abbiamo ereditato. Non metterei di certo in relazione il consumo di carne con l’ictus”.

    – Quali sono i principali trattamenti a disposizione per l’ictus?
    “Parlando sempre dell’ictus ischemico ci sono due modalità di trattamento che sono però tempo-dipendenti, per cui è necessario arrivare in ospedale quando l’arteria si è chiusa da poche ore, altrimenti, nonostante l’arteria possa essere riaperta, il danno al cervello sarà comunque già stato provocato. La prima è attraverso un farmaco fibrinolitico che viene somministrato con una flebo entro le quattro ore e mezzo (in alcuni casi oggi anche entro le nove ore); la seconda è una pratica rivoluzionaria (esistente da circa sette/otto anni) che si chiama ‘trombectomia meccanica’, per cui noi possiamo andare all’interno delle arterie per asportare il trombo, ricanalizzando le arterie stesse. Se fatta in tempi brevi, questa pratica ha dei risultati notevolissimi”.

    – Ma in Italia resta il problema delle presa in carico e della riabilitazione per i pazienti colpiti da ictus: è così?
    “È un problema su cui tutta la sanità sta lavorando, perché la nostra vita media è aumentata, noi salviamo sempre più persone e quelle che prima morivano oggi non muoiono più, ma ovviamente vanno trattate. La fisioterapia è fondamentale e porta ad ottimi risultati, ma c’è un problema di saturazione, forse in alcune regioni più che in altre. Oggi c’è il grosso capitolo della spesa sanitaria che deve tenere in piedi ospedali e strutture di lungodegenza, quindi di degenza riabilitativa, che può essere anche di diversi mesi. E questo è un grande peso anche per le famiglie. Bisognerà trovare un sistema e oliare la macchina, che non sia più piena di inceppamenti come adesso”.

  • Covid, anche Gallera (assolto) contro i pataccari forcaioli: ‘Smentita narrazione negativa’

    MILANO “Accolgo con grande emozione e particolare soddisfazione questa notizia che rende giustizia al mio operato e a quello di Regione Lombardia nel corso delle prime, drammatiche fasi dell’emergenza Covid e spazza via ogni forma di sciacallaggio contro la nostra gestione.
    Rimarrà comunque sempre indelebile in tutti noi la ferita profonda determinata dalla sofferenza e dai decessi causati dalla pandemia”.

    Giulio Gallera, Consigliere regionale della Lombardia, nel corso delle prime fasi della pandemia da Coronavirus era Assessore regionale al Welfare e oggi commenta così la decisione del Collegio per i Reati Ministeriali del Tribunale di Brescia di archiviare le accuse precedentemente formulate nei confronti suoi e degli altri indagati.

    “L’analisi meticolosa dei fatti, delle competenze e del contesto internazionale allo scoppio della pandemia – aggiunge Gallera – ben descritta nelle motivazioni che hanno portato alla decisione del Tribunale, sottolinea in modo inconfutabile che la narrazione a cui per mesi siamo stati sottoposti, in base alla quale Regione Lombardia veniva accusata delle colpe più gravi, in realtà è un falso storico. Una narrazione definita dallo stesso Collegio una “congettura priva di basi scientifiche”. Noi abbiamo agito sempre per salvare quante più vite umane possibili, nel pieno rispetto dei ruoli, delle funzioni e delle competenze, ben distinte fra Stato e Regioni, fra le indicazioni di indirizzo politico e le attività amministrative”.

    “Una decisione – prosegue Giulio Gallera – che rende giustizia a chi, in quel momento, doveva assumere le decisioni necessarie in modo tempestivo e coraggioso, anche con misure molto rigide che andavano a limitare la libertà dei cittadini”.

    “A seguito dell’avvio di questa indagine ho trascorso mesi psicologicamente complessi – conclude Giulio Gallera – ed oggi, leggendo le pagine della Relazione del Collegio per i Reati Ministeriali del Tribunale di Brescia che riabilita totalmente il nostro operato, esprimo un pensiero particolare e un ringraziamento particolare alla mia famiglia, che sempre mi è stata vicina, a chi insieme a me ha condiviso i momenti più delicati dalla plancia di comando dell’unità di crisi, al mio Avvocato Guido Camera con il quale abbiamo prodotto le deduzioni e le ricostruzioni giuridiche necessarie a ristabilire la verità”.