Categoria: Salute

  • Vuoi rinforzare i tuoi capelli? Affidati agli esperti di NaturHouse di Cornaredo e Legnano in provincia di Milano

    Vuoi rinforzare i tuoi capelli? Affidati agli esperti di NaturHouse di Cornaredo e Legnano in provincia di Milano

    Rivolgiti con fiducia alla Dottoressa Cristina Bianchi ed il suo staff. Ti aiuteranno a scoprire i cibi da inserire nella tua dieta per rinforzare i tuoi capelli.

    Spiega la Dottoressa Bianchi: La nostra testa è coperta da 100.000 capelli in media, di cui ne perdiamo quotidianamente, in modo del tutto naturale, 100-150 mentre gli altri crescono di mezzo millimetro al giorno. Pertanto i nostri capelli possono essere completamente rinnovati fino a 25 volte nel corso della nostra vita. Questo ciclo continuo è il miglior segno che il nostro cuoio capelluto è un organo vivente, che non smette di funzionare e per questo ha bisogno di buoni nutrienti.

    La densità, la lucentezza e la forza dei nostri capelli dipendono in gran parte da come li nutriamo dall’interno. Sebbene ci siano altri fattori che possono danneggiare i capelli e che non possiamo controllare, come la genetica, l’età, lo stress, l’inquinamento e i cambiamenti ormonali, il cibo è indubbiamente lo strumento migliore che abbiamo nelle nostre mani per mantenerli sano. Scopri i giusti alimenti per rinforzare i capelli.

    Di quali nutrienti hanno bisogno i nostri capelli?
    Il capello è formato da fibre di cheratina, ovvero proteine contenenti zolfo. Queste fibre nel tempo si degenerano e quindi il nostro capello si rigenera continuamente (ci sono capelli che cadono ed altri che crescono); per questo motivo è necessario rifornire il nostro organismo di quanto necessario ed utile per produrre più cheratina e mantenere i cicli di rigenerazione del capello.

    I nutrienti e alimenti che dobbiamo assicurarci di ricevere nella nostra dieta per favorire la crescita dei capelli sono:

    Vitamine del gruppo B, in particolare le seguenti quattro:
    L’acido pantotenico o vitamina B5, fornisce flessibilità, forza e lucentezza ai nostri capelli, prevenendo la caduta dei capelli e ritardando la comparsa dei capelli grigi.
    Acido folico o vitamina B9, inoltre rafforza i capelli e previene la loro caduta.
    Vitamina B6, importante per prevenire la forfora e mantenere i capelli puliti e sani.
    La biotina o vitamina B7, è la più importante per i nostri capelli e importante per monitorare se i nostri capelli sono solitamente fragili.

    Antiossidanti: questi rigeneratori cellulari si prendono cura dei follicoli del cuoio capelluto, mantenendoli giovani e forti. La vitamina C è un potente antiossidante.
    Ferro: è il motivo per cui i nostri capelli cadono di più quando abbiamo la regola. Un deficit di questo minerale ha un effetto diretto sulla debolezza dei capelli e sulla caduta dei capelli.
    Vitamina A: aiuta l’ossigenazione delle cellule nel follicolo pilifero.
    Vitamina E: il suo deficit produce secchezza e perdita di capelli, così come la comparsa di capelli grigi.
    Zinco: un deficit di questo minerale rallenta la crescita dei capelli.
    Zolfo: Una parte fondamentale della composizione della cheratina, assicura che i nostri capelli siano più spessi, più lucidi e più forti.

    Altri minerali come magnesio, rame e selenio.
    In NaturHouse abbiamo creato un cocktail con tutti questi nutrienti, a base di estratti naturali, in modo da non lasciarne nessuno fuori dalla tua dieta, ma puoi anche ottenerli attraverso il cibo.

    I migliori alimenti per rafforzare i nostri capelli
    In un modo molto più efficace di maschere e prodotti per capelli, con una dieta corretta possiamo ottenere tutti i nutrienti di cui i nostri capelli hanno bisogno per essere sani e forti.

    Uova: un alimento molto ricco di biotina, antiossidanti, vitamina A e proteine. È anche leggero, versatile ed economico. Non aver paura di mangiarlo ogni giorno perché la sua cattiva reputazione è solo un mito.
    Frutta secca: soprattutto anacardi, noci, nocciole, pistacchi e mandorle. Contengono molto ferro e proteine, oltre a vitamina E, calcio e grassi sani.

    Agrumi: i frutti tipici dell’autunno che è uno dei momenti in cui i nostri capelli cadono di più. La natura è saggia e ci offre questi alimenti ricchi di vitamina C proprio quando ne abbiamo più bisogno.

    Legumi: trasportano vitamine del gruppo B, ferro e magnesio, tutti nutrienti essenziali per la salute dei nostri capelli. Ti ricordiamo che affinché il nostro corpo assorba il ferro di origine vegetale dobbiamo consumarlo con vitamina C, quindi accompagna quelle lenticchie con un bicchiere di limonata per ottenere tutto il loro vantaggio nutrizionale.

    Broccoli: ricchi di vitamina A, di vitamina C e zolfo che prevengono l’indebolimento dei capelli.
    Frutti di mare: contiene molti minerali necessari per la produzione di cheratina come zinco, rame e selenio.

    Pesce azzurro: pesce spada, tonno e salmone sono una fonte molto importante di metionina, un aminoacido sulfureo essenziale per i nostri capelli.
    Riempi la tua cucina con questi alimenti e preparati a mostrare i tuoi capelli più forti!

    Per informazioni e consulenze puoi contattarci oppure passare presso i nostri centri di:

    Cornaredo Via Magenta 75 (MI) Tel: 02.87225189 – 351.5177992 (anche WhatsApp)
    LEGNANO Corso Garibaldi 147 (MI) Tel: 0331.441015 – 351.8746711 (anche WhatsApp)

  • 298 casi di West Nile in Italia, 9 decessi in Lombardia

    298 casi di West Nile in Italia, 9 decessi in Lombardia

    MILANO Salgono a 298 in Italia i casi confermati di infezione da West Nile virus nell’uomo dall’inizio di maggio (erano 283 nel precedente bollettino), con 18 decessi (17 nella scorsa rilevazione): 5 in Piemonte, 9 in Lombardia (+1), 4 in Emilia Romagna. Questi i dati del bollettino dell’Istituto superiore di sanità, aggiornati al 4 ottobre.

    Sul totale dei casi, 172 si sono manifestati nella forma neuro-invasiva (35 Piemonte, 52 Lombardia, 19 Veneto, 1 Liguria, 53 Emilia Romagna, 5 Puglia, 1 Calabria, 1 Sicilia, 3 Sardegna, 1 caso importato dall’Ungheria e 1 dalla Francia); 65 casi sono stati identificati in donatori di sangue (13 Piemonte, 31 Lombardia, 4 Veneto, 1 Friuli Venezia Giulia, 15 Emilia Romagna, 1 caso importato dalla Germania); 61 sono stati i casi di febbre (5 Piemonte, 17 Lombardia, 32 Veneto, 6 Emilia Romagna, 1 Puglia).

    Il primo caso umano di infezione da West Nile della stagione è stato segnalato dall’Emilia Romagna a luglio nella provincia di Parma. Nello stesso periodo sono stati segnalati 7 casi di Usutu virus, 2 in più rispetto al bollettino precedente (2 Piemonte, 5 Lombardia), 5 identificati in donatori di sangue e 2 casi che si sono manifestati in forma neuro-invasiva. Salgono a 55 le province con dimostrata circolazione del virus West Nile, in 13 regioni: Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Liguria, Emilia Romagna, Marche, Campania, Puglia, Basilicata, Sicilia e Sardegna.

  • Sentite gli infettivologi: il Covid circola, ma provoca ‘forme lievi di malattia’. Cari stregoni, non c’è trippa per gatti

    Sentite gli infettivologi: il Covid circola, ma provoca ‘forme lievi di malattia’. Cari stregoni, non c’è trippa per gatti

    MILANO Quali virus respiratori stanno circolando in questo ottobre caratterizzato da temperature più miti del solito? “In Lombardia, per esempio, c’è un sistema di sorveglianza regionale su questi patogeni nei pronto soccorso, e da quello che vediamo sta circolando molto Covid, che se n’è sempre un po’ fregato delle stagioni a differenza di altri virus respiratori che sono proprio invernali”. Accanto a Sars-CoV-2, poi, “vediamo virus ‘cugini’ dell’influenza.

    Quest’ultima invece ci aspettiamo di vederla più avanti con la stagione fredda”. E’ il quadro tracciato all’Adnkronos Salute da Paolo Bonfanti, direttore della Struttura complessa di Malattie infettive della Fondazione Irccs San Gerardo dei Tintori di Monza e professore all’università degli Studi di Milano-Bicocca, oggi in occasione dell’apertura del congresso ‘Acta Reboot – Attualità e controversie in terapia antinfettiva’, che si tiene fino a domani nel capoluogo lombardo. “Sappiamo con certezza – sottolinea Andrea Gori, direttore dell’Unità di Malattie infettive 2° Divisione dell’Asst Fatebenefratelli ospedale Sacco di Milano e ordinario di Malattie infettive all’università degli Studi di Milano – che in questo momento abbiamo un numero dei casi di Covid che sta crescendo in maniera significativa nelle ultime settimane. Ormai abbiamo un sistema di sorveglianza sulle varianti che è molto puntuale e ci dice quelle che stanno circolando”, sostanzialmente EG.5 (Eris), quindi la famiglia XBB di cui fa parte, e poi varie discendenti di BA.2.

    “Ma fortunatamente – precisa – gran parte della popolazione italiana si è vaccinata, molti sono entrati in contatto col virus per cui hanno sviluppato almeno parzialmente un’immunità protettiva, altri si sono vaccinati e poi si sono anche ammalati, quindi abbiamo un’immunità naturale, da vaccino e ibrida. E la stragrande maggioranza delle persone che si stanno infettando sviluppano forme lievi di malattia”. Assicura Bonfanti: “Stiamo assistendo a qualcosa che non è paragonabile per nulla a ciò che abbiamo visto fino anche a un anno fa

  • Lombardia: Guido Bertolaso e Ambra per la campagna contro il tumore al seno

    Lombardia: Guido Bertolaso e Ambra per la campagna contro il tumore al seno

    MILANO Presentata ieri a Palazzo Lombardia dall’assessore regionale al Welfare, Guido Bertolaso, la campagna regionale di screening mammografico #iononaspetto con l’attrice e conduttrice Ambra Angiolini come testimonial.

    Obiettivo, sensibilizzare le donne, nella fascia di età 45-74 anni, sull’importanza di sottoporsi allo screening mammografico per la prevenzione del tumore al seno.

    Nel 2022, in Lombardia sono stati diagnosticati 9.300 casi di cancro alla mammella e circa 2.300 donne sono decedute per questa tipologia di tumore. Dei casi diagnosticati, circa 2.000 sono stati intercettati grazie alla campagna regionale di screening mammografico. È il quadro che emerge dai dati presentati dall’assessore Bertolaso in conferenza stampa.

    ASSESSORE BERTOLASO: “L’obiettivo – ha detto l’assessore – è molto semplice, cioè, raggiungere un milione di donne con lo screening mammografico. Di queste, negli anni passati, solo la metà si è presentata per questo esame, una percentuale troppo bassa”.

    “Alle donne – ha detto ancora Bertolaso – voglio rivolgere un appello: guardate lo spot, prendete appuntamento e andate a fare il controllo al seno. Salviamo le vite in questo modo, dobbiamo giocare d’anticipo”.

    IMPLEMENTAZIONI DELLE ADESIONI ATTRAVERSO IL PORTALE REGIONALE – L’assessorato al Welfare di Regione Lombardia, con l’obiettivo di favorire ulteriormente le adesioni, ha infatti implementato un cambiamento fondamentale per il sistema di prenotazione semplificando l’accesso: sarà possibile per l’utente scegliere la data per l’appuntamento direttamente tramite il sito di Regione Lombardia www.prenotasalute.regione.lombardia.it (le lettere di invito continueranno comunque ad essere inviate, attualmente sono attive entrambe le modalità).

    L’obiettivo dello screening è la diagnosi precoce poiché nello stadio iniziale il tumore può essere affrontato con maggiore efficacia e minori effetti collaterali e maggiori sono pertanto le probabilità di cura. Il programma di screening è offerto gratuitamente, senza ricetta medica, ai cittadini residenti sul territorio regionale che rientrano nelle fasce di età previste.

    Regione Lombardia è una delle 10 regioni che hanno aderito all’iniziativa di aggiornamento dei programmi di screening, estendendo la platea oggetto della prevenzione al tumore della mammella: donne dai 45 ai 49 anni screening mammografico ogni anno e donne dai 50 ai 74 anni ogni 2 anni.

    Chi rientra in questa fascia di età, fino ad oggi, riceveva a casa solo una lettera dell’ATS con la comunicazione di un appuntamento presso un centro clinico regionale.

    La novità illustrata in occasione del lancio della campagna di sensibilizzazione è la possibilità di prenotare direttamente la mammografia utilizzando pc e smartphone.

    #iononaspetto è anche veicolata da uno coinvolgente spot televisivo con protagonista l’attrice e conduttrice radio-tv Ambra Angiolini.

    AMBRA ANGIOLINI – “Lo screening mammografico – ha detto Ambra – è veramente l’alleato contro il tumore al seno. Uno spot di questo tipo tratta la quotidianità, entra nella testa delle donne e degli uomini e rende questo esame qualcosa di normale. Oggi esistono gli strumenti per prevenire e vanno utilizzati. Se la Regione Lombardia li mette a disposizione di tutti, noi non possiamo far altro che prenotare”.

    All’incontro sono inoltre intervenuti alcuni dei rappresentanti delle associazioni impegnate nella promozione dello screening mammografico, la presidente dell’associazione Europa Donna Italia, Rosanna D’Antona ha presentato un progetto di sensibilizzazione attraverso la realizzazione di murales in diverse città d’Italia a partire dalla Lombardia: Milano, Pavia, Bergamo, Brescia, Mantova e Varese. Presenti anche le rappresentanti della ‘staffetta in rosa’, promossa da ATS Pavia con la partecipazione del proprio personale, del Comune di Pavia e di alcune associazioni del territorio attive nel volontariato in oncologia (YAC Pavia, ADOS Pavia, ADOS Pavia, LILT Pavia).

  • Monza-Bologna: operato per alluce valgo, perde piede e gamba

    Monza-Bologna: operato per alluce valgo, perde piede e gamba

    MONZA Doveva essere una semplice operazione di correzione dell’alluce valgo ma il paziente, per via di alcune patologie che non erano state tenute in condiderazione e avrebbero sconsigliato l’intervento, è andato incontro a un calvario che ha portato all’amputazione del piede e di una gamba.

    E’ per questo che tre strutture ospedaliere sono state condannate a risarcire l’uomo e i suoi due figli, in misura diversa, da un giudice di Bologna il quale, anche sulla scorta di una consulenza tecnica d’ufficio, ha rilevato come l’operazione sia stata eseguita senza “procedere ai “necessari e doverosi accertamenti angiologici” nella casa di cura Villa Erbosa (Bologna) “dove peraltro il paziente contraeva un’infezione” “poi “non adeguatamente e tempestivamente curata dai sanitari”. AllI’Istituto Humanitas Mater Domini di Castellanza (Varese) si contesta la tardiva individuazione del quadro settico e il tardivo ricovero dopo un accesso al pronto soccorso quando la situazione era già grave. “L’evoluzione negativa delle condizioni del paziente in seguito registratasi, culminata dapprima con l’amputazione del piede sinistro e poi dell gamba destra, trova dunque origine nelle condotte negligenti attuata dalle due struttiure”, scrive il giudice.

    In questa sequenza già in atto “si è innestato il contributo dell’allora Asst di Monza ospedale San Gerardo (ora Fondazione San Gerardo dei Tintoti nrd.) che, omettendo di interventire in modo tempestivo e adeguato, ha contribuito all’epilogo del decorso clinico con l’amputazione dell’altro arto”. Era stato una prima volta dimesso con la prescizione di un farmaco “sostanzialmente inutile” e le sue condizioni erano peggiorate. Con l’uomo, assistito dall’avvocato Giuseppe Badolato, sono stati risarciti anche i due figli, uno, in particolare, quello che l’ha assistito più da vicino, per il peggioramento delle sue condizioni di vita.

  • Nuovo anticorpo monoclonale contro l’Alzheimer: risultati promettenti

    Nuovo anticorpo monoclonale contro l’Alzheimer: risultati promettenti

    E’ un anticorpo monoclonale per la malattia di Alzheimer, mira a un nuovo bersaglio e si sta rivelando promettente nei test preclinici. Segni particolari: i ricercatori che hanno messo a punto la potenziale terapia si sono ispirati al caso di una donna sulla settantina originaria della Colombia. Non una persona qualunque, ma una donna che ha resistito all’Alzheimer ed è rimasta protetta dal declino cognitivo per quasi 3 decenni, nonostante facesse parte di una famiglia con un rischio genetico insolitamente alto di sviluppare precocemente la patologia.

    Quello che gli scienziati hanno scoperto è che era portatrice di una variante genetica ‘scudo’, chiamata Apoe Christchurch. E per trasformare la scoperta in un potenziale trattamento, hanno sviluppato un anticorpo che mima il comportamento della variante genetica in questione, riducendo le proteine Tau anomale associate all’Alzheimer e offrendo così una via terapeutica diversa, che non mira al target classico degli accumuli di placche di beta-amiloide. Lo studio, pubblicato su ‘Alzheimer’s and Dementia: The Journal of the Alzheimer’s Association’ è stato realizzato da un team guidato da ricercatori del network sanitario Usa Mass General Brigham. Gli esperti hanno lavorato per sviluppare anticorpi che potessero colpire le interazioni tra il gene ApoE e proteine ​​chiamate proteoglicani a eparan solfato. E hanno scoperto che un anticorpo, chiamato 7C11, potrebbe inibire l’interazione patologica, conferendo resistenza all’Alzheimer.

    “In sintesi, è stato in grado di riprodurre in un modello in vivo l’effetto protettivo della variante Apoe Christchurch”, dice Claudia Marino, ricercatrice che ha co-diretto lo studio. Convalidata la sua specificità e determinate le dosi più efficaci, gli scienziati hanno somministrato la terapia ai topi, modello preclinico della malattia, ottenendo una riduzione delle proteine ​​tau anomale presenti nel cervello e nella retina. Servono ancora altri studi su ulteriori modelli animali per confermare l’efficacia preclinica dell’anticorpo 7C11. Ma la speranza è che, “essendo stato in grado di colpire le interazioni responsabili di un importante fattore di rischio genetico per l’Alzheimer sporadico”, possa funzionare meglio di altri trattamenti, dice il coautore corrispondente Joseph F. Arboleda-Velasquez.

  • Cuore di donna 38enne ‘salvato’ dall’intelligenza artificiale

    Cuore di donna 38enne ‘salvato’ dall’intelligenza artificiale

    Il cuore di una giovane donna – età 38 anni – messo al sicuro dal rischio infarto. Un caso “risolto con la ‘consulenza’ del dottor Ai”. Non è il racconto da un ospedale del futuro, dove si possono immaginare macchine e medici in carne e ossa che lavorano gomito a gomito nella vita di tutti i giorni. Ma succede oggi, in Italia, nel laboratorio di emodinamica di una struttura sanitaria: l’intelligenza artificiale permette allo specialista di vedere qualcosa che a un primo esame era praticamente invisibile.

    E’ un caso esemplificativo che fotografa la rivoluzione hi-tech in corso in medicina. A riportarlo all’Adnkronos Salute è Giovanni Esposito, presidente Gise e direttore della Uoc di Cardiologia, Emodinamica e Utic dell’Azienda ospedaliera universitaria Federico II di Napoli. “Di recente mi è successo di avere una giovane paziente che aveva dolore ed era andata già più volte in ospedale. L’abbiamo sottoposta a coronarografia e sostanzialmente sembrava non avesse nulla – spiega l’esperto – Allora abbiamo deciso di approfondire” con ulteriori esami di diagnostica per immagini “e dall’analisi dell’imaging avanzato con l’intelligenza artificiale abbiamo scoperto che aveva una dissezione coronarica”, in pratica lo strato più interno del vaso era lacerato. “Il che – chiarisce Esposito – ovviamente comporta una diagnosi importante perché la dissezione coronarica, se non si intraprendono tutte le procedure necessarie, può portare anche alla chiusura” del vaso stesso “e all’infarto”. Un caso di prevenzione hi-tech.

    “La donna protagonista ha 38 anni. Purtroppo spesso è soprattutto in questi pazienti che le dissezioni sono più frequenti”, ma sempre in questi pazienti succede che “la diagnosi diventa più difficile. L’Ai aiuta soprattutto in questi casi più complessi”, evidenzia Esposito. Alla paziente salvata con l’aiuto dell’algoritmo l’esperto ha spiegato che “oggi abbiamo a disposizione tecnologie che fino a pochi anni fa non potevano essere utilizzate”. Queste “ci supportano nella diagnosi, che è molto più precisa e dettagliata e affidabile rispetto al passato”. Il valore aggiunto del dottor Ai è ancora più significativo se si considera il gender gap che svantaggia il cuore delle donne.

  • Vax Day di Asst Ovest Milanese per oltre 700 persone

    I numeri del Vax Day presso ASST Ovest Milanese: oltre 500 persone per l’antinfluenzale, 196 per l’anti-Covid

    Si è svolta domenica 1 ottobre, con successo, nei quattro Ospedali della Asst Ovest Milanese la giornata del Vax Day dedicata alla vaccinazione antinfluenzale e anti-Covid.

    E’ stato questo il primo appuntamento stagionale dedicato agli over 60, bambini dai 2 ai 6 anni, donne in gravidanza, operatori sanitari, appartenenti alle

    Forze dell’ordine, Polizia locale, Vigili del fuoco, insegnanti e personale scolastico.

    L’iniziativa – organizzata su tutto il territorio regionale – ha permesso di vaccinare un alto numero di persone che precedentemente si erano prenotate mediante una mail dedicata.

    Gli operatori sanitari e volontari del terzo settore che hanno partecipato all’organizzazione del Vax Day sono stati in grado di gestire efficacemente

    e con grande professionalità l’afflusso di persone, anche quelle sprovvisti di prenotazione, con sicurezza e rapidità.

    VAX DAY
    1 OTTOBRE 2023

    ATTESI PRENOTATI VIA MAIL SENZA PRENOTAZIONE PERCENTUALE SENZA PRENOTAZIONE
    600 337 219 39%

    CDC VACCINATI ANTINFLUENZALE DI CUI SOMM.NI VACCINO COVID
    ABBIATEGRASSO 88 30
    CUGGIONO 102 31
    LEGNANO 237 89
    MAGENTA 129 46
    TOTALE 556 196

  • Turomi cerebrali, per la cura in arrivo nuovo farmaco biologico

    Turomi cerebrali, per la cura in arrivo nuovo farmaco biologico

    MILANO Il suo nome è hrBMP4: si tratta di una proteina ricombinante umana, dimostratasi in grado di agire sulle cellule staminali tumorali del cervello, bloccandone la crescita, senza tossicità a carico dell’organismo, come emerge da un recente studio multicentrico internazionale di fase 1, pubblicato sulla prestigiosa rivista “Molecular Cancer”. Il neuroscienziato Angelo Vescovi, che lo ha ideato e diretto: “Di fronte a una neoplasia che ha resistito allo sviluppo di nuovi farmaci efficaci per oltre 40 anni, abbiamo all’orizzonte la speranza di una nuova cura che esula dagli schemi. Nel prossimo trial di fase 2, per il quale stiamo raccogliendo fondi, ci aspettiamo la conferma e il miglioramento dei dati di efficacia, già molto interessanti a questo primo stadio”.

    L’obiettivo, infatti, non è più cercare di uccidere tutte le cellule del cancro, ma focalizzarsi, come bersaglio, solo sulle cellule staminali carcinogeniche, vero motore dello sviluppo tumorale. Inoltre, non si cerca di ucciderle, come avviene con i trattamenti attuali, ma, agendo su di esse per farle diventare mature e differenziate, le si rende incapaci di moltiplicarsi e sostenere la crescita del tumore. La nuova terapia, detta appunto di pro-differenziamento, ha superato lo studio clinico di fase 1, dimostrando di essere sicura e molto ben tollerata in una popolazione di pazienti affetti da glioblastoma recidivante (con aspettativa di vita media di 5 mesi). La proteina ha inoltre iniziato a dare prova della sua efficacia nel bloccare, e in alcuni casi eliminare, la neoplasia. Il trial, pubblicato su una delle più importanti riviste oncologiche, “Molecular Cancer”, è stato messo a punto e sostenuto con oltre 14 milioni di euro da StemGen SpA, biotech italiana nata all’interno dell’Università di Milano-Bicocca. La ricerca è stata ideata e coordinata da Angelo Vescovi, Direttore Scientifico dell’IRCCS Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo (FG) e Professore Associato presso il Dipartimento di Biotecnologie e Bioscienze della Bicocca. Vescovi è stato inoltre pioniere nell’identificare le cellule staminali cerebrali umane e quelle dei glioblastomi e ha ideato l’approccio di pro-differenziazione nel trattamento dei tumori del cervello, pubblicato in precedenza su “Nature”.

    Lo studio multicentrico, condotto a livello internazionale, ha visto coinvolti: la Fondazione IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano, il prof. Clemens Dirven e il team dell’Erasmus University Medical Center di Rotterdam, il Brainlab A.G. di Monaco di Baviera, il Tel Aviv Medical Center, la University Clinic Hamburg-Eppendorf e l’Amsterdam University Medical Center. La ricerca è stata supportata anche dalle americane “The Brain Tumor Funders’ Collaborative Initiative” e “James S. McDonnel Foundation”. Durata oltre 3 anni, la sperimentazione ha valutato in 15 pazienti affetti da glioblastoma recidivante la somministrazione della proteina hrBMP4 all’interno e nei pressi della massa tumorale, tramite una particolare tecnica di lenta infusione cerebrale, con un dosaggio crescente del farmaco da un minimo di 0,5 a un massimo di 18 milligrammi – essendo un ormone, agisce a concentrazioni anche un milione di volte più basse rispetto ai chemioterapici standard -. I risultati hanno mostrato l’assenza di seri effetti collaterali e l’eccellente tollerabilità del farmaco, anche alla dose massima impiegata, e una promettente evidenza di efficacia. Il 20% dei soggetti ha risposto alla terapia: in due pazienti la lesione è completamente scomparsa, in assenza di altri trattamenti concomitanti, e un terzo paziente, con risposta parziale, è sopravvissuto fino a 27 mesi (circa 4 volte il tempo medio di comparsa delle recidive). Inoltre, nei soggetti “non-responder”, la recidiva si è manifestata quasi esclusivamente nelle aree cerebrali non irrorate da hrBMP4.

    “Se si considera che lo studio è stato condotto su soggetti già molto compromessi da una patologia in stadio avanzato e che le terapie standard, a fronte di notevole tossicità e pesanti effetti collaterali, allungano solo di 5 mesi l’aspettativa di vita dopo una recidiva, i risultati ottenuti rappresentano una speranza concreta per iniziare a cambiare la storia di questo terribile tumore cerebrale”, spiega Angelo Vescovi, che da alcuni mesi è Presidente del Comitato Nazionale per la Bioetica. “E c’è di più: un dato fra i più sorprendenti della ricerca – prosegue il neuroscienziato – ci arriva anche dai soggetti che non hanno risposto alla terapia. In questi pazienti, infatti, abbiamo osservato che il tumore è tornato a crescere soltanto nelle aree del cervello in cui non siamo riusciti a far arrivare il farmaco, a causa dei limiti delle tecniche di infusione nel coprire con precisione la lesione cancerosa. Viceversa, i 3 pazienti responder sono tra quelli in cui il farmaco ha raggiunto una porzione maggiore di tumore. Questa è un’ulteriore prova del fatto che la proteina hrBMP4, agendo come regolatore inibitorio delle cellule staminali neoplastiche, può essere in grado di bloccarne la crescita”. “Nella lotta al glioblastoma, tutti i nostri sforzi basati sui classici modelli di trattamento come chemioterapia, radioterapia, terapie anti-angiogeniche e più recentemente immunoterapia, si sono fino ad ora infranti contro una realtà invariabilmente e rapidamente infausta”, afferma Francesco DiMeco, Professore Ordinario di Neurochirurgia presso l’Università degli Studi di Milano e Direttore del dipartimento Neurochirurgia della Fondazione IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta, tra gli autori dello studio, “abbiamo allora cambiato strategia, vogliamo ‘rieducare’ quella sottopopolazione di cellule tumorali verosimilmente responsabili della nascita e della progressione del tumore. La ricerca appena pubblicata dimostra che questa strategia è perseguibile in maniera sicura per i pazienti e con indizi di una reale efficacia terapeutica, che indagheremo ulteriormente”. I ricercatori ripongono ora molte aspettative nella futura fase 2 della sperimentazione clinica, per avviare la quale sarà necessario raccogliere ulteriori finanziamenti.

  • Bollate ‘sensibilizza’ sul tumore al seno

    Bollate ‘sensibilizza’ sul tumore al seno

    BOLLATE Ottobre è il mese della prevenzione e il Comune di Bollate, da sempre attento alla salute dei cittadini e alle opportunità di prevenzione, ha colto con piacere la proposta dell’Associazione C.A.O.S. Odv di far partire un progetto pilota nel nostro territorio che prevede la possibilità di usufruire di visite gratuite al seno per circa 200 cittadine bollatesi. Il progetto, che ha il patrocinio dell’ASST Rhodense, dell’ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda, dell’ASST Fatebenefratelli Sacco e dell’associazione Europa Donna Italia, è nato anche grazie al torneo Esordienti di Baseball Giocato da Ciechi che si è tenuto a settembre nel campo Comunale Baseball di Bollate di via Verdi nell’ambito del quale era già stata lanciata la sensibilizzazione sull’importanza della prevenzione per combattere il cancro al seno. Ora i promotori tornano sull’argomento e, grazie alla rete nata con le ASST mettono a disposizione i medici delle Breast Unit del territorio per eseguire visite senologiche gratuite per le cittadine di Bollate.

    QUANDO Due le date in programma: il 7 e il 21 ottobre dalle ore 9 alle 13 nella Casa di Comunità di Bollate, via Piave 20 – PAD. 63/70, Bollate, con visite al seno gratuite per le donne che si prenoteranno a partire da lunedi 2 ottobre a venerdì 20 ottobre 2023.

    COME PRENOTARE LA VISITA

    Telefonare al numero 328 3007961, da lunedì a venerdì dalle ore 8.30 alle ore 13.00.

    Le visite verranno prenotate fino a esaurimento dei posti disponibili. Si consiglia di portare con sé eventuali esami precedenti come ecografie, mammografie etc..

    IMPORTANTE: non serve l’impegnativa del medico, le visite sono gratuite.

    “Un progetto importante che può portare con sé sviluppi a favore della nascita di una rete che punta alla prevenzione in modo sempre più consapevole – dicono Francesco Vassallo Sindaco di Bollate e l’Assessore allo Sport Ida De Flaviis. Un progetto che è nato come sensibilizzazione attraverso il torneo di settembre e che ora diventa prevenzione grazie a visite senologiche vere e proprie offerte gratuitamente. Siamo molto onorati che questa sperimentazione avvenga proprio a Bollate e che sia una bella opportunità di controllo per molte donne bollatesi. Come Amministrazione siamo sempre in prima linea quando si tratta di sperimentare, soprattutto se, come in questo caso, i progetti offrono risposte concrete ai nostri cittadini. Un grazie doveroso va sia alle associazioni di volontariato che si sono messe in gioco che alle Aziende sanitarie che hanno dato un supporto importante per dare le gambe al progetto”.

    “La collaborazione fra Istituzioni, Sistema Sanitario, Associazionismo e cittadini, nell’ottica della prevenzione, sta portando risultati importanti per la diagnosi precoce del tumore al seno che si sta confermando uno strumento salvavita – dice Emanuele Monti, Presidente della Commissione Sostenibilità sociale e famiglia di Regione Lombardia. Un sentito ringraziamento va alla comunità, a chi svolge gratuitamente le visite e a chi mette a disposizione del prossimo il proprio tempo e le proprie energie”.

    “La Casa di Comunità di Bollate riveste un ruolo strategico nella presa in carico dei cittadini e in questa occasione mette a disposizione della cittadinanza i suoi ambulatori per promuovere per la prima volta iniziative di prevenzione – dice Germano Maria Uberto Pellegata, Direttore Generale dell’ASST Rhodense.

    “Nel mese della prevenzione del tumore al seno, abbiamo ritenuto importante aderire all’iniziativa promossa dal Comune di Bollate e dall’Associazione Caos, per rafforzare il messaggio di sensibilizzazione e per garantire la realizzazione di una opportunità di prevenzione, utile ad individuare e curare eventuali malattie del seno nella cittadinanza – affermano Adelina Salzillo, Direttore sanitario e Pier Mauro Sala Direttore Sociosanitario ASST Rhodense.

    “Quando si parla di cancro al seno siamo consapevoli che il tema della prevenzione, in un’ottica di cura e cultura della salute, sia fondamentale. Per questo motivo crediamo fortemente nel collegamento e nella collaborazione tra la Breast Unit, il Territorio ed il Terzo Settore. Siamo onorati di partecipare a questa iniziativa – commentano Marco Bosio, Direttore Generale ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda e Antonio De Luca, Responsabile della Breast Unit. Questa sinergia contribuirà a potenziare l’attività preventiva e a promuovere una consapevolezza collettiva ancora più profonda riguardo a questo importante tema che vede un incidenza annuale in Italia che sfiora i 60.000 casi. La percentuale di guarigione supera il 95% grazie alla diagnosi precoce ed alla cura nelle Breast Unit che fanno dell’approccio multidisciplinare e personalizzato il punto di forza. Qualità di vita e di cura sono gli obiettivi scientifici e culturali che perseguiamo giorno con impegno e passione”

    “E’ molto importante la logica di rete, alla luce anche della Riforma Socio Sanitaria Lombarda, affinchè il progetto possa rappresentare non soltanto un momento corale dedicato alla salute delle donne, ma anche un forte messaggio culturale di sinergia collegiale tra Istituzioni, ASST e Terzo Settore al fine di strutturare e potenziare il collegamento tra Ospedale e Territorio, nella costruzione di un modello eccellente di “presa in cura”. Una cura che sia l’integrazione tra ricerca, scambio di saperi, considerazione della persona, formazione e solidarietà – conclude Adele Patrini, Presidente Associazione CAOS”.

    PER SAPERNE DI PIU’

    Più di 55.000 donne all’anno, sempre più giovani, si ammalano di cancro al seno in Italia. Questo dato inquietante si allinea un altro dato molto rassicurante: la guarigione supera il 95% se la diagnosi è precoce. La letteratura affida all’anticipazione diagnostica la peculiarità della lotta al cancro nella profonda consapevolezza che l’attenzione alla salute esca dai confini scientifici per abbracciare un panorama più ampio dai risvolti culturali e sociali.

    Alla luce di questa riflessione nasce il progetto pilota, che vede una collegiale sinergia tra territorio e Breast Unit, “La sensibilizzazione si mette in rete”. Grazie alla collaborazione tra Associazione C.A.O.S. e Comune di Bollate, con il patrocinio di ASST Rhodense, ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda e ASST Fatenefratelli Sacco, il progetto vuol rappresentare una best practice legata alla prevenzione di una malattia socialmente invalidante come il tumore alla mammella.