Categoria: Salute

  • Pierluigi Vecchio nominato direttore generale della Fnomceo

    Pierluigi Vecchio nominato direttore generale della Fnomceo

    Salute e Medicina: scopri gli aggiornamenti di oggi su ticinonotizie.it

    ROMA (ITALPRESS) – Pierluigi Vecchio è il nuovo direttore generale della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici chirurghi e degli Odontoiatri (Fnomceo).
    Cinquantatrè anni, pisano, laurea in Giurisprudenza, esperto nella valutazione e certificazione della qualità in tutti i settori della Pubblica Amministrazione, Vecchio si è insediato in Federazione dal primo settembre – dopo una carriera presso le direzioni di diverse Asl toscane e presso la Regione Toscana – ed è stato presentato oggi a tutto il personale.
    “Siamo qui per fargli gli auguri – ha esordito il presidente della Fnomceo, Filippo Anelli – e per introdurlo in questa che considero una grande famiglia. La figura del direttore generale è il motore dell’Ente, che si sviluppa e progredisce grazie all’impegno, alla disponibilità, alle abilità professionali di tutti voi che vi operate”.
    “Grazie alla sua esperienza e alle sue peculiari competenze ci aiuterà a realizzare appeno l’idea di una pubblica amministrazione efficace, efficiente e al passo con i tempi. Sarà per la Fnomceo il valore aggiunto e per tutti voi un valido supporto: la vostra forza è la nostra forza”, ha aggiunto il segretario, Roberto Monaco. “Mi associo agli auguri – ha proseguito il vicepresidente, Giovanni Leoni – e alla considerazione che il personale è l’ossatura della Federazione e che la figura del direttore è un’interfaccia importante tra gli organi politici e il personale stesso”. Vecchio si è detto “felice di lavorare in un ente ben organizzato e con un clima familiare. Sono abituato a lavorare in squadra, non per compartimenti stagni ma per processi, e in primis a lavorare con le persone, perchè è la persona che è dietro al professionista che gli dà la forza per lavorare bene e per fare un salto di qualità. Cercheremo, insieme, di innovare, perchè il mondo cambia e dobbiamo restare al passo, e di introdurre idee organizzative che ci permettano di potenziare e migliorare il nostro lavoro”. Unanime anche il ringraziamento e riconoscimento a Michele Langiulli, direttore vicario dopo la scomparsa di Enrico De Pascale, che, ha ricordato Anelli, “ha traghettato la Fnomceo attraverso un periodo difficile, verso questo nuovo assetto”.
    (ITALPRESS).
    – Foto: ufficio stampa Fnomceo –

  • UNEBA e Luca Moroni dell’Hospice di Bià:  “Un passo avanti per le cure palliative lombarde”

    UNEBA e Luca Moroni dell’Hospice di Bià: “Un passo avanti per le cure palliative lombarde”

    Luca Degani di UNEBA Lombardia: “Questa notra rientra in un percorso in cui la logica di rappresentatività del sistema sociosanitario non può limitarsi al mondo degli anziani, coinvolge la disabilità, la salute mentale , le dipendenza, lo stesso mondo minorile sul tema della neuropsichiatria infantile. Per questo abbiamo voluto ribadire come le cure palliative non sono il “diritto di alcuni” e la lettura dei bisogni necessiti di una trasversalità anche dei modelli organizzativi e della piena collaborazione
    Tra le diverse rappresentanze”.

    RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO LOMBARDIA – Prendere in carico più pazienti, rispondere ad un bisogno che cresce e contribuire nel contempo al raggiungimento di uno degli obiettivi più rilevanti del PNRR. Sono queste le ragioni che hanno portato Regione Lombardia ad approvare l’8 agosto la Delibera di Giunta numero 850 che rende più flessibili e quindi più efficienti le modalità con cui sono erogate le cure palliative a domicilio.
    Si tratta di una prima risposta alle istanze che FCP, UNEBA, SICP e ARIS avevano portato all’attenzione delle istituzioni regionali nell’ambito di un convegno organizzato il 9 novembre scorso a Milano. In quell’occasione le quattro Associazioni avevano illustrato un programma di proposte organizzative utili e necessarie per fare fronte alle nuove sfide e ai mutati bisogni di salute della popolazione lombarda. L’invecchiamento della popolazione, unito ad una maggiore conoscenza del valore delle cure palliative, sta infatti determinando una progressiva crescita della domanda di cura da parte di una popolazione anziana, affetta da malattie inguaribili in fase avanzata.
    Con 75 Hospice e 131 Unità di cure palliative domiciliari la Lombardia può contare su un sistema specialistico di cure palliative solido e strutturato. Nel 2021 sono stati 13.277 i pazienti che hanno potuto accedere agli Hospice mentre 17.301 hanno ricevuto a casa le cure necessarie per affrontare nel modo migliore possibile le ultime fasi dalla malattia. Si tratta di risultati importanti, esito di una sinergia tra pubblico e privato che vede protagonista il mondo del terzo settore e del volontariato, in un contesto pensato per promuovere tempestività, continuità e qualità delle cure.
    Con le nuove regole, introdotte grazie alla delibera 850, a partire da 1 gennaio 2024 saranno maggiormente valorizzati gli infermieri e le altre figure professionali quali psicologi, assistenti sociali, fisioterapisti e OSS; le equipe domiciliari potranno inoltre programmare con maggiore elasticità, in base alle esigenze del singolo paziente, gli accessi a domicilio dei medici palliativisti.
    Siamo ancora lontani dalle performance previste dai Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e dalla legge 197 del 29-12-2022. Le Regioni sono infatti chiamate a programmare lo sviluppo di Reti di cure palliative in grado di assistere almeno il 90 per cento del bisogno potenziale. Si tratta di un traguardo ambizioso ma raggiungibile. Le risorse del PNRR destinate alle cure domiciliari sono un’occasione straordinaria ma affinché siano utilizzate al meglio occorrono ulteriori riforme, per questo FCP e UNEBA hanno formulato alcune proposte operative coerenti con i documenti programmatori di Regione Lombardia: la tecnologia dovrà consentire di integrare le liste d’attesa degli Hospice e di introdurre la telemedicina a domicilio, bisogna portare le “consulenze di cure palliative” negli ospedali, assicurare l’accesso alle prestazioni specialistiche per gli ospiti delle strutture sociosanitarie per anziani e disabili. Occorre sviluppare al più presto la Rete delle cure palliative pediatriche ed è indispensabile adeguare i sistemi di remunerazione per garantire la continuità e la stabilità degli Hospice, oggi fortemente a rischio.
    Le cure palliative Lombarde sono considerate un esperimento tra i più riusciti di sussidiarietà e integrazione tra ospedale e territorio e tra pubblico, terzo settore e volontariato, con il coinvolgimento della società civile. Il loro ruolo, nel complesso del sistema sociosanitario, sta però rapidamente mutando. Lo sviluppo, relativamente recente, delle cure palliative italiane origina infatti da ragioni di tipo etico e valoriale, connesse all’affermarsi di diritti, per troppi anni negati, ad una popolazione di malati particolarmente fragile e sofferente. Pur mantenendo intatta la spinta valoriale le cure palliative si propongono oggi come il paradigma di una medicina moderna e coerente con i nuovi bisogni dei cittadini italiani. L’invecchiamento e la conseguente prevalenza delle malattie croniche rende necessario lo sviluppo di modalità di presa in carico basate sulla tutela della qualità della vita, la dignità, la comunicazione, la condivisione dei percorsi di cura da parte di equipe capaci di integrare professioni diverse, di valorizzare le risorse famigliari e delle comunità locali. I benefici su un Sistema Sanitario oppresso dalle liste d’attesa e dalla carenza di personale saranno certamente positivi e rilevanti.
    La Dgr 850 consente di fare un passo avanti su un sentiero che dovremo percorrere con determinazione: la tempestività e l’urgenza sono imposte non solo dai ben noti vincoli del PNRR ma soprattutto dalla velocità con cui cambiano i bisogni di cura degli italiani e dei lombardi.

    Luca Moroni
    Federazione Cure Palliative – Coordinatore Lombardo
    Uneba Lombardia – Coordinatore Commissione Cure Palliative

  • Lodigiano: salgono a 8 i casi di febbre Dengue

    Lodigiano: salgono a 8 i casi di febbre Dengue

    LODI Nel Lodigiano sono stati individuati altri due casi di Dengue autoctona ed è quindi di otto persone, come spiega l’Ats Milano Città Metropolitana in una nota, il dato complessivo dei contagiati. Si tratta di persone con manifestazioni non gravi della malattia e residenti a Castiglione d’Adda.

    Intanto prosegue l’attività di screening sul territorio. Sono 336 i cittadini di Castiglione d’Adda che si sono sottoposti allo screening per la ricerca di anticorpi per Dengue, virus trasmesso dalla zanzara Aedes (zanzara tigre), alla Casa di Comunità di Codogno che rimane aperta anche domani, sabato 2 settembre, dalle 9 alle 13 e prosegue la settimana prossima, da lunedì 4 a venerdì 8 settembre, dalle ore 8 alle 10. L’Ats ricorda che per limitare la diffusione delle zanzare, sono utili alcune precauzioni: coprire con coperchi ermetici, teli di plastica o zanzariere ben tese, tutti i contenitori utilizzati per la raccolta dell’acqua piovana da irrigazione; tenere puliti tombini e pozzetti applicandovi zanzariere per evitare che vi vengano deposte uova, trattandoli ogni 15 giorni con prodotti larvicidi; verificare che le grondaie siano pulite e non ostruite; nei cimiteri introdurre larvicida nei vasi di fiori freschi o sostituirli con fiori secchi o di plastica, non far ristagnare acqua nei sottovasi; cambiare quotidianamente l’acqua e lavare con cura gli abbeveratoi degli animali.

  • Sindrome dell’ovaio policistico, il Colosseo si illumina per la ricerca

    Sindrome dell’ovaio policistico, il Colosseo si illumina per la ricerca

    Salute e Medicina: scopri gli aggiornamenti di oggi su ticinonotizie.it

    ROMA (ITALPRESS) – Attività fisica e corretta alimentazione sono gli alleati migliori per prevenire l’ovaio policistico.
    Il primo settembre si celebra la giornata internazionale della Pcos e l’associazione scientifica Egoi ha promosso un incontro con istituzioni, medici e ricercatori per far luce sui risultati fin qui raggiunti nella ricerca e per ridiscutere la necessità di rivedere i criteri diagnostici di una sindrome con un impatto sanitario importante e molto complessa.
    “E’ un condizione clinica da considerare con grande attenzione per mettere in campo interventi efficaci e tempestivi”,
    le parole del ministro della Salute, Orazio Schillaci. “La sindrome dell’ovaio policistico – prosegue – comporta rilevanti effetti sulla salute della donna a livello ormonale, metabolico e riproduttivo. E’ la causa più frequente di infertilità per la donna in età riproduttiva e di alterazione metabolica nelle donne più avanti negli anni fino al diabete, specialmente nelle donne con concomitante obesità”.
    Per il ministro della Salute “è indispensabile fornire informazioni appropriate a partire dai più giovani e accrescere la consapevolezza sull’impatto che gli stili di vita e una diagnosi precoce possono avere sull’andamento di tante patologie. In questo ambito è essenziale il ruolo dei medici di medicina generale, dei pediatri al contempo è fondamentale continuare ad investire sulla ricerca”.
    La Sindrome dell’Ovaio Policistico (PCOS) è una condizione endocrino-ginecologica che, in Italia, si stima interessi tra il 7 e il 15% delle donne in età fertile e rappresenta oggi la prima causa di infertilità femminile. Oltre ad ostacolare il desiderio di gravidanza e maternità, la presenza di cicli irregolari o assenti, insieme ad acne, aumento di peso, alopecia androgenetica e irsutismo inficiano pesantemente il benessere fisico e psicologico delle donne con un risvolto sociale importante. Inoltre, con il passare del tempo, per queste donne aumenta esponenzialmente anche il rischio cardiovascolare e metabolico, ponendo una reale sfida alla tutela della salute per una vasta parte della popolazione femminile.
    “La sindrome dell’ovaio policistico è una patologia che interessa dal 7 al 15 per cento delle donne in età fertile e la diagnosi precoce è fondamentale, il primo step, il primo intervento è cambiare lo stile di vita di tipo alimentare” ha detto Vittorio Unfer, membro Egoi e professore di ginecologia “questo consente di agire precocemente su quella patologia che nasconde una predisposizione genetica ma non un trasmissione genetica, possiamo agire su alcuni fattori esterni come appunto lo stile di vita e l’alimentazione. Una tardiva diagnosi significa mettere a rischio la paziente”.
    EGOI, Experts Group on Inositol in Basic and Clinical Research, è l’associazione internazionale che racchiude 45 esperti provenienti da 14 Paesi del mondo impegnati nella ricerca sugli inositoli e sul loro uso nella pratica clinica con la missione di contribuire alla tutela della salute.
    Settembre è il mese dedicato alla Sindrome dell’Ovaio Policistico (PCOS) e dalle 20 alle 24 il Colosseo sarà illuminato in colore verde acqua, colore sociale ufficiale del nastro che rappresenta la Sindrome dell’Ovaio Policistico (PCOS), e tutte le donne che ne sono affette.
    “La sindrome dell’ovaio policistico ha una forte base genetica, poligenica, che predispone ad alterazioni del metabolismo degli zuccheri, alterazioni del metabolismo della produzione di ormoni maschili – ha spiegato Alessandra Graziottin, professore a.c, dipartimento ostetricia e ginecologia – ma soprattutto c’è un malfunzionamento dell’ovaio per cui il ciclo è irregolare. La genetica predispone ma non è il destino, il nostro comportamento ci può aiutare a cambiare il destino”.
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    (ITALPRESS).

  • Speciale Benessere: il Pilates & i benefici per la schiena. Dove praticarlo sul territorio

    Speciale Benessere: il Pilates & i benefici per la schiena. Dove praticarlo sul territorio

    Il Pilates è un sistema di allenamento particolarmente consigliato a chi soffre di lombalgia, ossia di mal di schiena. Nella maggior parte dei casi la lombalgia è causata da problemi di postura, a volte innescati da una vita troppo sedentaria.

    Le cause della lombalgia: come mai soffri di mal di schiena?

    Secondo le statistiche, otto persone su dieci soffrono di lombalgia. Il mal di schiena può essere causato da diversi fattori, ed in particolare: patologie del rachide, movimenti scorretti, forma fisica non ottimale, cause psicologiche, peso eccessivo.

    Per molti anni la ricerca scientifica ha individuato in un solo recettore, l’orecchio interno, la causa di atteggiamenti posturali errati. Tuttavia secondo le ultime pubblicazioni sarebbero coinvolti anche altri recettori del nostro organismo: i piedi, gli occhi, i denti e quindi le malocclusioni.

    Il Pilates è una tecnica di allenamento in grado di migliorare la tua postura grazie ad un ritrovato equilibrio della struttura muscolo-scheletrica impedendo così che il dolore alla schiena si cronicizzi.

    In quali casi però è consigliato il Pilates? Quando il soggetto soffre di lombalgia subacuta e cronica.

    Il Pilates aiuta a migliorare la tua postura

    L’obiettivo del Pilates è allenare il fisico mantenendo la struttura scheletrica nel suo corretto allineamento. Rinforzare la muscolatura significa scongiurare il rischio di ritrovarsi in seguito con seri problemi alla schiena e al collo.

    Una colonna vertebrale storta alla lunga può causare anche anomalie agli organi interni. Non è un caso che molte delle patologie che si riscontrano durante l’età senile siano in qualche modo collegate a deformità scheletriche. Basti pensare all’insufficienza respiratoria, alle sofferenze cardiache oppure ai problemi di deambulazione causati da un’eccessiva curvatura del collo.

    Il Pilates è in grado di rafforzare i muscoli del tronco, quelli che sostengono il corpo nei movimenti che effettuiamo nella vita di tutti i giorni.

    Il Pilates e il mal di schiena

    Il primo campanello d’allarme che suona dopo molti anni di postura scorretta è il mal di schiena. Per questo il consiglio è quello di prevenire il manifestarsi del dolore e delle patologie lombari attraverso il rafforzamento delle strutture muscolari. Il Pilates agisce in modo benefico sugli squilibri migliorando non soltanto la postura del corpo ma anche la qualità del movimento specialmente quando l’organismo è sottoposto ad uno sforzo.

    Tuttavia cosa rende il Pilates l’allenamento più consigliato per combattere il mal di schiena? Ogni esercizio viene eseguito con un obiettivo: mantenere in posizione neutra la colonna vertebrale, in quanto è l’assetto ideale per la struttura muscolo-scheletrica. Significa che eseguendo gli esercizi sarai in grado di trovare la tua fisiologica curva lordotica e cifotica.

    La posizione neutra nel Pilates

    Altro elemento importante nel Pilates è la consapevolezza della posizione neutra. L’assetto ottimale della colonna vertebrale non deve essere ottenuto soltanto durante gli esercizi ma anche nella vita di tutti i giorni.

    Il Pilates insegna a conservare tale neutralità anche in condizioni di sforzo, con l’obiettivo di minimizzare le percentuali di infortuni causate da movimenti sbagliati. La posizione neutra assicura un alleggerimento della tensione che grava sulla struttura osseo-scheletrica.

    Gli esercizi rafforzano i muscoli profondi, la cosiddetta Girdle of Strength, ossia la cintura di forza. Si tratta di una zona del corpo compresa tra il bacino e la cassa toracica: i gran dorsali, gli addominali, i quadrati dei lombi, i muscoli del collo e dei glutei. Questi muscoli svolgono un ruolo di controllo sulla stabilità del tuo corpo, lavorando in armonia con i muscoli superficiali del tronco. Se il tronco è adeguatamente stabilizzato la pressione sulla schiena si alleggerisce, dando sollievo a tutto l’organismo e facilitandone i movimenti corretti.

    È doveroso ricordare che il Pilates non è un toccasana per qualsiasi tipo di dolore ed è fondamentale trovare un insegnante certificato con una scuola seria che insegna come gestire clienti con patologie.

    *(fonte: articolo tratto da https://www.pilatesitalia.com/)

    DOVE PUOI PRATICARLO SULTERRITORIO?

    Nel territorio del Magentino sono attivi diversi centri tra questi quello di Annalisa Albano all’interno dell’Onda Verde Sporting Club (vedi sito https://studiopilatesmagenta.it/
    Diplomatasi presso la Pilates Institute of London seguendo i corsi di Michael King e Jolita Trahan ha partecipato anche a numerosi workshop della Stott Pilates. Dopo una lunga esperienza di collaborazione con palestre e centri fitness di Milano e provincia, ormai da quasi sei anni ha avviato il suo studio all’interno dell’Ondaverde Sporting fitness di Corbetta.
    Nello Studio Pilates i programmi di allenamento prevedono una particolare attenzione alla persona , così da trovare la soluzione più adatta a migliore il benessere psico fisico.
    Per questa ragione i corsi sono singoli o duetti con l’ausilio di attrezzi specifici.

    Per ulteriori informazioni su costi, orari ed esigenze specifiche mail: annalisa.albano@Gmail.com. o il sito web https://studiopilatesmagenta.it

  • Puntura insetti, arriva terapia salvavita

    Puntura insetti, arriva terapia salvavita

    I mesi estivi e quelli autunnali sono i periodi dell’anno più rischiosi per quanto riguarda le punture di insetti con pungiglioni: vespe (compresa quella orientale, sempre più diffusa in Italia), calabroni, bombi e api. Le loro punture possono portare anche allo shock anafilattico e al decesso nei soggetti allergici, come testimoniano purtroppo i più recenti fatti di cronaca.

    “Grazie all’immunoterapia desensibilizzante è possibile prevenire lo shock anafilattico e quindi anche i decessi legati alle punture di insetti”, spiega il professor Alessandro Fiocchi, responsabile di Allergologia del Bambino Gesù. Presso l’Ospedale della Santa Sede è possibile sottoporsi alla procedura desensibilizzante dedicata ai bambini e ai ragazzi con diagnosi di allergia grave al veleno di questi insetti. Nell’ultimo anno e mezzo gli accessi al pronto soccorso dell’Ospedale per puntura di imenotteri sono stati 625. E’ importante riuscire a distinguere una reazione normale da una reazione allergica. Diversi insetti con pungiglione quando pungono iniettano sostanze nocive che provocano bruciore, rossore, dolore e prurito. Si tratta di reazioni del tutto normali se localizzate nella sede della puntura e se limitate nell’estensione, nella gravità e nella durata. Si parla invece di allergia al veleno degli insetti quando la reazione locale è eccessiva: troppo estesa, grave e duratura. In qualche caso viene interessata gran parte di un braccio o di una gamba, il rigonfiamento raggiunge un picco massimo entro le 48 ore e può durare fino a 7-10 giorni. A volte si presentano anche febbre (lieve rialzo della temperatura corporea), spossatezza e nausea. Le punture di imenotteri scatenano reazioni allergiche in circa 2 persone su 100. Fortunatamente, tra i bambini il fenomeno è molto meno frequente che negli adulti. Tuttavia, proprio a causa del veleno di insetti, ogni anno in Italia muoiono da 5 a 20 persone (tra adulti e bambini). Da gennaio dello scorso anno a luglio di quest’anno il pronto scorso dell’ospedale ha registrato 625 accessi per punture di insetti con pungiglione: 386 nel 2022 e 239 nei primi 7 mesi del 2023. In caso di puntura di insetto, è importante rimuovere immediatamente (entro 20 secondi) il pungiglione, se è visibile, con un movimento secco e rapido (usando le unghie o le pinzette). Trascorsi i primi 20 secondi l’operazione risulterà meno utile perché tutto il veleno sarà stato ormai liberato nel corpo. Dopo la puntura è consigliabile applicare nella zona colpita qualcosa di freddo (ghiaccio, impacchi freddi) ed eventualmente un analgesico (farmaco per calmare il dolore). È anche possibile somministrare un antistaminico per bocca e applicare localmente una pomata cortisonica. Il medico, se necessario, prescriverà una terapia antinfiammatoria a base di cortisone per bocca per 3-7 giorni. In caso di sospetta reazione allergica è fondamentale rivolgersi prima possibile al medico o al pronto soccorso e, successivamente, pianificare una visita specialistica dall’allergologo. Sarà lui a effettuare un colloquio e una serie di esami con l’obiettivo di verificare se si tratta davvero di una reazione allergica, identificare l’insetto che l’ha causata e verificare attraverso il dosaggio delle IgE specifiche l’esistenza di sensibilizzazione allergica verso il veleno di una o più specie di insetti. In seguito, lo specialista prescriverà dei farmaci di pronto impiego da utilizzare in caso di ulteriori reazioni allergiche scatenate da puntura d’insetto. Presso l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù è attivo anche il Centro Antiveleni a cui rivolgersi per le emergenze.

  • Tumori allo stomaco: primi interventi con chirurgia delle membrane

    Rimuovere in blocco il tumore e ogni suo piu’ piccolo focolaio, asportando non solo lo stomaco, o parte di esso (a seconda della sede e dell’estensione della lesione neoplastica), ma anche quell’insieme di membrane che come un “sacchetto” avvolgono l’organo, lo fissano alla parete addominale e contengono i suoi linfonodi, nervi e vasi sanguigni, con l’obiettivo di limitare il rischio di recidive.

    Consiste in questo l’innovativa tecnica chirurgica per trattare i tumori gastrici nata in Cina, dove l’incidenza di queste patologie e’ molto piu’ alta che in Occidente, e arrivata da poco anche nel nostro paese. “Ad oggi sono oltre un centinaio i pazienti italiani con tumore allo stomaco operati secondo l’approccio della scuola cinese”, dichiara Andrea Porta, Direttore della Chirurgia Generale dell’Ospedale San Giuseppe di Milano – Gruppo MultiMedica, che ha introdotto la metodica in Italia. Quinta neoplasia piu’ comune al mondo e terza causa di decesso per tumore, il cancro allo stomaco non presenta sintomi specifici. I pazienti che ne sono affetti hanno disturbi riconducibili a una semplice gastrite, si curano con farmaci, ritardando esami piu’ approfonditi, come una gastroscopia in grado di indagare cio’ che accade alla mucosa gastrica. Nel nostro Paese la mancanza di programmi di screening specifici per questo tumore porta a scoprire la malattia a uno stadio avanzato o metastatico, che incide sulla scelta del trattamento e sulla prognosi. La chirurgia rimane il cardine terapeutico, eventualmente coadiuvata da chemioterapia prima e/o dopo l’intervento. “La cosiddetta tecnica chirurgica delle membrane e’ stata sviluppata al Tongji Cancer Center di Wuhan, centro di riferimento asiatico per la cura del tumore dello stomaco, che conta circa 2.000 interventi l’anno”, spiega Porta.

    “In sostanza, si cerca di raggiungere una maggior radicalita’ dell’intervento – continua – non solo grazie all’asportazione dello stomaco (o di una parte di esso) e dei linfonodi loco regionali, ma anche di quelle strutture connettivali che dal punto di vista embriologico rappresentano i piani all’interno dei quali si sono sviluppati i vasi sanguigni e linfatici di pertinenza dello stomaco. Sembra che la possibilita’ di asportare queste membrane in maniera anatomica, senza reciderle, possa migliorare l’efficacia dell’intervento e di conseguenza il controllo locale della malattia rispetto all’intervento standard che procede ‘per pezzi’, interrompendo la continuita’ delle membrane, con il rischio di disseminazione della malattia”. Prosegue: “La metodica nasce per cercare di rispondere a quella quota di pazienti che, nonostante il trattamento chirurgico, sviluppa una recidiva locale, probabilmente a causa di una diffusione del tumore proprio in quelle membrane di collegamento tra lo stomaco e la parete addominale. Si ispira a un principio gia’ convalidato nella chirurgia del tumore del colon retto, che prevede sempre di asportare, oltre alla porzione di organo malato, anche il suo ‘meso’, un insieme di tessuti connettivali che lo fissano all’addome e in cui scorrono vasi e nervi. Questo approccio ha cambiato la storia della patologia tumorale del retto, passando da tassi di recidive di quasi il 20% a tassi del 3%. Il nostro auspicio e’ di ottenere risultati simili anche per il tumore gastrico. Presso il Tongji Cancer Center di Wuhan e’ attualmente in corso un trial randomizzato monocentrico, i cui risultati preliminari hanno confermato la sicurezza della tecnica delle membrane nel trattamento del cancro allo stomaco. Siamo ora in attesa dei dati di sopravvivenza a 3 anni”. L’intervento viene eseguito in laparoscopia, per poter usufruire di quella che il professor Gong, ideatore della tecnica, ha definito come “visione submicroscopica”. “In sostanza l’evoluzione dello strumentario laparoscopico consente di individuare con precisione i piani anatomici all’interno dei quali operare mantenendo integre le cosiddette membrane. L’approccio laparoscopico, inoltre, permette di ottenere un minor dolore postoperatorio e un piu’ veloce recupero delle funzioni fisiologiche, con una conseguente riduzione dei tempi di degenza ospedaliera”, conclude Porta.

  • Trapianti da record in Sicilia, in pochi giorni salvate 19 vite

    Salute e Medicina: scopri gli aggiornamenti di oggi su ticinonotizie.it

    PALERMO (ITALPRESS) – In Sicilia, in una settimana, sono stati eseguiti 19 trapianti di organi che hanno riacceso la speranza per tanti pazienti in lista d’attesa. Lo rende noto il Crt – Centro Regionale Trapiani.
    All’ospedale San Giovanni Di Dio di Agrigento è stato prelevato un fegato da donatore deceduto per ischemia cerebrale massiva.
    Al Policlinico di Messina ad un paziente deceduto per emorragia cerebrale sono stati prelevati: reni, cuore, fegato e polmoni. All’ospedale San Marco di Catania sono stati prelevati da un donatore deceduto per ictus ischemico: reni e fegato. Altre due donazioni sono avvenute all’Arnas Civico di Palermo. Al primo paziente, deceduto per ictus ischemico, sono stati prelevati: reni, fegato, polmone, cuore e cornee. Al secondo paziente, morto per emorragia cerebrale, sono stati prelevati: cuore, fegato e cornee. Giorni eccezionali anche per altri tre pazienti siciliani, salvati grazie alle offerte arrivate da fuori Regione dagli ospedali di Napoli, Cosenza e Nuoro.
    “Questi risultati straordinari – dichiara Giorgio Battaglia, coordinatore del Crt Sicilia – sono stati resi possibili grazie ai donatori e alle loro famiglie che hanno regalato la vita a 19 persone siciliane in lista d’attesa. Fondamentale infine è stato il lavoro di squadra tra le equipe medica e personale sanitario di tutti gli ospedali che hanno lavorato senza sosta, con molto impegno e dedizione. Uno sforzo continuo portato avanti per aumentare e migliorare l’attività delle donazioni. Voglio ringraziare inoltre – aggiunge Battaglia – gli psicologi coinvolti nel processo di donazione che hanno un ruolo importante nel relazionarsi con i familiari dei donatori e gli infermieri del Crt Operativo che hanno coordinato tutte le attività con il supporto dei dottori Antonio Scafidi e Vincenzo Mazzarese”.
    – foto Agenzia Fotogramma –
    (ITALPRESS).

  • In Lombardia le farmacie diventano ‘presidi di zona’ (con infermieri, medici ecc)

    MILANO In Lombardia le farmacie diventano “ufficialmente e a pieno titolo, un ‘presidio di zona’, dove è possibile effettuare analisi di prima istanza, tramite personale formato e dedicato, erogare servizi di secondo livello mediante dispositivi strumentali e attivare forme di assistenza domiciliare per i pazienti più fragili”.

    Nei locali interni o esterni alla farmacia, inoltre, “possono operare non solo infermieri e fisioterapisti ma tutti gli operatori e i professionisti sanitari, a eccezione di medici, odontoiatri e veterinari, nel rispetto dei relativi profili professionali”. E’ quanto stabilisce in sintesi la delibera regionale (n° XII/848, datata 8 agosto), che ratifica le linee guida sulla farmacia dei servizi stilate congiuntamente da Federfarma Lombardia, Federazione degli Ordini dei farmacisti della Lombardia, Servizi farmaceutici Ats e Uo Farmaceutica e dispositivi medici della Direzione generale Welfare. A riferirlo è Federfarma Lombardia in una nota in cui viene illustrato il contenuto del documento, che identifica modalità uniformi di erogazione delle prestazioni sul territorio, oltre a definire compiti e prerogative dei soggetti coinvolti, “confermando le farmacie lombarde nel loro ruolo di capillari operatori della rete sociosanitaria e fondamentali presidi sanitari di comunità”̀. Il provvedimento, già entrato in vigore, in altre parole armonizza le disposizioni regionali in materia, aggiornandole alle ultime novità provenienti dalla giurisprudenza, e – spiega ancora Federfarma – consentirà di “superare le eventuali difficoltà o difformità nell’interpretazione delle norme a livello locale”. Queste linee guida, commenta Annarosa Racca, presidente di Federfarma Lombardia, “rappresentano uno step importante nel percorso verso la piena e uniforme attuazione della farmacia dei servizi lombarda. I nostri esercizi farmaceutici dispongono ora di un quadro regolatorio chiaro e aggiornato, che li mette in condizione di organizzare e proporre prestazioni in grado di rispondere al meglio ai bisogni dei cittadini. Abbiamo lavorato in piena sintonia con gli uffici della sanità regionale per predisporre il documento e trovo particolarmente significativo che, nelle premesse, si definisca chiaramente la farmacia ‘un presidio di zona, dove la popolazione trova farmaci, ma anche servizi e assistenza di prossimità”.

  • Sicob “Contro l’obesità estendere la chirurgia metabolica”

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    NAPOLI (ITALPRESS) – L’obesità, patologia o fattore di rischio? Di sicuro va considerata una delle condizioni tra le più diffuse in Italia e nel mondo, con quasi la metà degli italiani in sovrappeso e il 10%, una persona su dieci, clinicamente obesa nel nostro Paese. E’ poi una condizione che genera malattie: diabete tipo 2 per quasi il 60% dei casi, cardiopatia ischemica nel 21% dei casi e fino al 42% di alcuni vengono ricondotti all’obesità che causa, nei pazienti più gravi – di classe III – una riduzione dell’aspettativa di vita tra i 10 e i 15 anni. A queste si aggiunge la maggior predisposizione a forme tumorali quali ad esempio al colon e, nelle donne, all’endometrio, ma anche a neoplasie epato-bilio-pancreatiche, neoplasie linfoproliferative e cancro al seno post menopausale. E’, infine, una condizione complessa, che richiede un approccio multidisciplinare ed un percorso del paziente capace di integrare supporto psicologico e psichiatrico, terapia farmacologica, corretto regime alimentare e, ove indicato, l’intervento chirurgico. Se n’è parlato a Napoli durante il congresso della SICOB – Società italiana di chirurgia dell’Obesità e delle malattie metaboliche (29-30 agosto).
    ‘Tutti i dati in nostro possesso dimostrano che l’obesità è una malattia in sè stessa e come tale va riconosciuta sia dallo Stato che dalla società – dichiara il professor Giuseppe Navarra, responsabile del centro di eccellenza di chirurgia bariatrica e direttore delll’UOC Chirurgia Generale ad indirizzo oncologico del Policlinico G. Martino di Messina e presidente eletto SICOB – Società Italiana di Chirurgia dell’Obesità e delle malattie metaboliche -. Questo significa capire che i malati d’obesità non hanno colpa della loro condizione. L’obesità non è un vizio, ma è il prodotto di diversi fattori, molti dei quali stiamo progressivamente isolando e comprendendo: dai processi cerebrali che regolano in maniera alterata la sensazione di sazietà alle tante disfunzioni nell’assorbimento dei nutrienti. Accettare l’obesità come patologia significa riconoscere l’impatto gravissimo delle sue conseguenze – con malattie croniche e tumori – ma anche prepararsi a garantire quelle cure alle quali i pazienti hanno diritto: dai nuovi farmaci all’accesso ai circa 130 Centri Chirurgici multidisciplinari certificati e regolati. A tutto questo, SICOB continuerà a dare particolare attenzione fornendo assistenza ai soci nell’affrontare problematiche di tipo medico-legale e alla comunicazione dell’obesità come patologia e della chirurgia metabolica e bariatrica come possibile soluzione, nei casi indicati. Inoltre, ci dedicheremo alla revisione dei criteri di accreditamento tanto dei centri che dei chirurghi e ad implementare uno strumento eccezionale di monitoraggio degli esiti della chirurgia. Mi riferisco al Registro di cui SICOB si è dotata tra i primi al mondo, e che proprio per tale motivo necessita di una profonda e continua revisione. L’inesauribile mole di dati raccolti sarà poi oggetto di analisi e comunicazione dei dati alla comunità scientifica sotto la regia di un comitato scientificò.
    La chirurgia dell’obesità (o chirurgia metabolica e bariatrica) è, infatti, per quella parte di pazienti con BMI – body mass index superiore a 30, la cura più efficace per l’obesità, portando alla riduzione di fino al 70 per cento del peso in eccesso. E’ una chirurgia sicura – con il tasso di complicanze più basso dell’intero spettro chirurgico (0,05 per cento) e i cui effetti positivi si protraggono nel tempo. Purtroppo, è, ancora, una chirurgia cui si ricorre molto raramente – l’1% – rispetto al bisogno effettivo. Gli interventi sono aumentati sì del 300 per cento negli ultimi dieci anni, toccando i circa 30mila all’anno, ma coloro che potrebbero, potenzialmente ed effettivamente, trarne beneficio si stima superino i 3 milioni, ovvero il 50 per cento delle persone con obesità, in Italia circa 6 milioni.
    ‘I dati sono inequivocabili – spiega il dottor Giuseppe Maria Marinari responsabile U.Op. Chirurgia Bariatrica all’IRCCS Humanitas di Milano -. Secondo uno studio condotto dall’Università dello Utah su 22mila pazienti obesi per 40 anni, la mortalità di coloro che si erano sottoposti a chirurgia metabolica e bariatrica si è rivelata decisamente inferiore a quella delle persone con obesità non operate. A loro volta, i pazienti operati hanno una probabilità di morte inferiore del 16 per cento in assoluto e del 29 per cento per le malattie cardiache, del 43 per cento per tumore, e del 72 per cento per il diabete. La chirurgia dell’obesità va estesa ai pazienti per i quali è indicata, perchè ha un impatto diretto e sostanziale sia sulla qualità di vita che sull’aspettativa di vità.
    ‘Bisogna sfatare un pregiudizio che ancora oggi persiste – si inserisce il Professor Marco Antonio Zappa, attuale Presidente SICOB – e cioè che la chirurgia metabolica e bariatrica possa essere considerata un intervento di tipo estetico volto a soddisfare i capricci del paziente, ‘colpevolè di essere una persona con obesità. Questo approccio trascura invece i tantissimi fattori che portano all’obesità quali predisposizione genetica, traumi psicologici, problematiche culturali. Manca la consapevolezza del fatto che si tratta di una malattia per la quale l’intervento si può rivelare un vero salva-vita. Non a caso l’obesità patologica è spesso definita il cancro del terzo millennio. Se non ci fosse l’obesità avremmo il 12% di tumori in meno nell’uomo e il 13,5% nella donna. Per questo tutti questi fattori fanno dell’obesità una malattia gravissima, la seconda causa di morte al mondo. Ma fino a quando continueremo a considerarla un problema estetico di cui il paziente è responsabile, non ne verremo mai fuorì.
    ‘Non si pensi, però, – riprende e ribadisce Marinari – che la chirurgia metabolica e bariatrica sia una bacchetta magica per il dimagrimento oppure per l’aspetto estetico. Al contrario, è un intervento che richiede assoluta consapevolezza e assistenza. Non va bene per tutti e bisogna sapere dire di no ai pazienti, facendo anche capire che l’intervento bariatrico farà venire meno non solo lo stimolo ma anche l’interesse e la gratificazione del cibo: un elemento importante e decisivo nell’equilibrio emotivo della persona. Il paziente affetto da obesità è, infatti, una persona spesso fragile perchè reduce, quando si presenta al chirurgo, da molti anni di tentativi falliti di dimagrire. Quello di cui abbiamo bisogno, dunque, è un’umanizzazione delle cure ma, alla luce del vasto bacino di pazienti che avrebbero bisogno dell’intervento, abbiamo bisogno anche di un’urgente razionalizzazione delle risorse. L’adozione del protocollo ERAS (Enhanced Recovery After Surgery) in chirurgia metabolica e bariatrica è la chiave per raggiungere entrambi gli obiettivi: attraverso una serie di procedure standardizzate, superando pratiche tradizionali ma poco efficaci della chirurgia e avendo cura di includere le aspettative, le priorità e i feedback dei pazienti nel percorso di cura, l’applicazione del protocollo ERAS riduce, di fatto, i tempi di ospedalizzazione migliorando l’esperienza del paziente e permettendo di curare più persone con le stesse risorsè.
    ‘La grande diffusione della chirurgia metabolica e bariatrica – conferma il professor Marco Raffaelli, Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Chirurgia Endocrina e Metabolica della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS – è stata resa possibile negli ultimi 20 anni dalla definitiva affermazione della chirurgia laparoscopica, cioè la tecnica mininvasiva che, attraverso piccole incisioni e l’utilizzo di microcamere, permette di effettuare interventi chirurgici complessi con ripresa più rapida e ridotte complicanze rispetto alle tecniche del passato. L’introduzione delle piattaforme robotiche ci ha poi permesso di fare un importante passo in più. L’uso dei robot chirurgici nella cura dell’obesità è particolarmente indicato in alcuni casi, i più complessi, (grandi obesi, re-interventi) e permette di ridurre in maniera significativa il numero degli interventi necessari a raggiungere un livello di performance ottimale, rendendo molto più rapida la curva di apprendimento. L’impiego di programmi AI – Intelligenza Artificiale, inoltre, potrà nel prossimo futuro avvicinarci al traguardo di una medicina dell’obesità personalizzata, aiutando il chirurgo nell’esecuzione dell’intervento. E’, comunque, da sottolineare che la scelta del percorso terapeutico più adeguato va inserita nella prospettiva di una valutazione multidisciplinare di ogni singolo paziente che tenga conto della sua individuale unicità, in termini di abitudini alimentari, aspetti psicologici e comorbidità’.
    Tra le innovazioni degli ultimi 5 anni figurano anche nuovi approcci chirurgici per il trattamento sia dell’obesità che del reflusso gastroesofageo. ‘L’obesità – racconta il professor Stefano Olmi, Responsabile della Unità Operativa di Chirurgia Generale e Oncologica, Centro di Chirurgia Laparoscopica avanzata e Centro di Chirurgia dell’obesità presso il Policlinico San Marco a Zingonia – Bergamo – aumenta il rischio di molte altre patologie in comorbidità. Oltre ai già citati diabete e tumori – del colon, endometrio e mammella in particolare – vanno contati anche ipertensione arteriosa, apnee notturne e dolori articolari. L’intervento chirurgico non risolve solo il problema del peso, ma anche le comorbilità associate. Non fa eccezione il reflusso gastro-esofageo, patologia associata a circa il 30 per cento degli obesi oltre che quella che pone più difficoltà dal punto di vista chirurgico. Il reflusso, infatti, è peggiorato dall’obesità ma, al contempo, preclude l’esecuzione di alcuni degli interventi bariatrici. E’, inoltre, spesso sottovalutato nelle diagnosi, ma può portare a forme sintomatiche gravi e dolorose se trascurato. La soluzione che abbiamo sviluppato più di 5 anni fa – continua Olmi – è stata quella di associare l’intervento di plastica anti-reflusso (secondo la tecnica di Rossetti o Nissen) all’intervento di riduzione del volume dello stomaco (sleeve gastrectomy). Fondamentale premessa di questo percorso virtuoso è l’attenzione diagnostica per il reflusso attraverso gastroscopia, PH metria e manometria esofagea. L’associazione delle due tecniche chirurgiche permette al paziente obeso di perdere peso, risolvere comorbidità e non avere più problemi legati al reflusso gastro-esofageò.
    L’innovazione nella chirurgia metabolica e bariatrica passa anche attraverso la metodologia e lo sviluppo delle linee guida. ‘La chirurgia italiana in questo ambito è una delle più influenti e rispettate al mondo – spiega il professor Maurizio De Luca, Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Chirurgia Generale dell’ospedale di Rovigo e vicepresidente SICOB – e la nascita sia della Federazione mondiale che europea delle società scientifiche di chirurgia bariatrica (IFSO) deve molto all’azione di un luminare italiano come Nicola Scopinaro, recentemente scomparsò.
    ‘Il XXXI Congresso Nazionale della SICOB è un evento senza precedenti perchè si accompagna al XXVI Congresso Mondiale dell’IFSO – annuncia il presidente del Congresso, professor Mario Musella Ordinario di Chirurgia generale e Responsabile U.O.C. Chirurgia generale ad indirizzo Bariatrico ed Endocrino Metabolico A.O.U. Federico II di Napoli -. Avremo quindi l’opportunità di valutare quanto il peso scientifico raggiunto dalla SICOB, una delle Società fondatrici dell’IFSO, non abbia nulla da invidiare alle eccellenze internazionali riunite a Napoli a fine agosto per il Congresso Mondiale della Chirurgia dell’Obesità IFSO. Noi come SICOB evidenzieremo, tra le altre cose, l’importanza sociale della chirurgia metabolica e bariatrica perchè il nostro scopo è restituire ai pazienti uno status di salute ottimale e una ritrovata qualità di vita. In noi, i pazienti ripongono tutte le loro aspettative e la volontà di cambiare la propria esistenza, maturata dopo anni di dubbi, di sofferenze, di isolamento. Per questo motivo noi li ‘prendiamo in caricò dando loro una nuova motivazione e fornendo loro percorsi chiari, sicuri e codificati. E’ importante, infatti, ricordare che non si tratta di procedure banali, ma di interventi chirurgici importanti, che vengono eseguiti in base a protocolli nazionali e internazionali precisi. Desidero sottolineare infine che la chirurgia non è per tutti ma viene scelta, dopo molte valutazioni ed esami, da team multidisciplinarì.

    – foto: Agenzia Fotogramma –

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