Categoria: Salute

  • Ad Arese e Corsico arriva il dentista sociale

    ARESE CORSICO “L’Asst Rhodense ha deciso che la sede di via Diaz, fra le nostre proposte al dott. Giovanni Pavesi, direttore generale Welfare che ringrazio, in qualche mese sarà pronta e accoglierà il servizio di odontoiatria e le altre attività specialistiche ambulatoriali.

    Il disagio per i cittadini non durerà anni, ma sarà limitato a pochi mesi” lo annuncia il consigliere regionale del PD Simone Negri dopo aver saputo della lettera che i sindaci interessati hanno ricevuto oggi dell’Asst Rhodense.

    “La sede di Arese sarà dunque temporanea e poi si tornerà presto a Corsico, in via Diaz – fa sapere Negri – Un bel esempio di mobilitazione territoriale che ha visto uniti i sindaci in un fronte comune e che ha dato il frutto sperato”.

    “Ora occorrerà verificare che i tempi siano davvero i più rapidi possibile” conclude il consigliere dem.

  • Lombardia, 416 posti di Medicina Generale in arrivo

    Da oggi possibile candidarsi per il corso triennale in medicina generale

    Milano Diventeranno i medici di famiglia del futuro, pilastri delle cure primarie, su cui molti cittadini ripongono le speranze in questo periodo di particolare carenza. Per loro sono 416 i posti disponibili in Lombardia nel Corso di formazione specifica in medicina generale del triennio 2023-2026.

    E a partire da ieri, mercoledì 9 agosto, sono aperte le candidature. La Regione Lombardia ha infatti annunciato che sono stati pubblicati in Gazzetta Ufficiale, 4° Serie Speciale Esami e Concorsi, n. 60 dell’8 agosto 2023 gli estratti dei bandi regionali per la partecipazione alla procedura concorsuale per l’ammissione al corso. Occhi puntati dunque sul livello di adesione che otterrà il concorso. Gli interessati, si legge in una nota, potranno inserire la propria candidatura fino al 7 settembre sulla piattaforma regionale ‘Bandi online’. Dei 416 posti disponibili in Lombardia, 137 sono quelli finanziati dal Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) e 279 sono finanziati dalle risorse vincolate del Fsn (Fondo sanitario nazionale), per i laureati in Medicina e Chirurgia in possesso dei requisiti previsti dal bando

  • Laser in urologia, 5 interventi di HoLEP al Garibaldi Nesima di Catania

    Salute e Medicina: scopri gli aggiornamenti di oggi su ticinonotizie.it

    CATANIA (ITALPRESS) – Al Garibaldi Nesima di Catania, presso l’Unità Operativa Complessa di Urologia, diretta dal professore Mario Falsaperla, il medico Mario Pulvirenti, coadiuvato dallo specialista Franco Blefari, ha eseguito cinque interventi di Holep. Tale procedura prevede la enucleazione laser della prostata e la morcellazione meccanica dei grossi frammenti (HoLEP Holmium Laser Enucleation of Prostate) ed è ritenuta oggi un’alternativa efficace al trattamento endoscopico (l’attuale “golden standard” della malattia), ma soprattutto offre la possibilità di trattare endoscopicamente le voluminose prostate che oggi richiedono ancora l’intervento a cielo aperto (con taglio).
    Gli interventi sono stati portati a termine con la collaborazione delle anestesiste Roberta Puntillo e Luciana Raciti, del servizio di Anestesia e Rianimazione, diretto da Giuseppe Calabrese, nonchè con il supporto degli infermieri di sala, Diego Fortunato e Nunzio Venia, parte del complesso operatorio centrale coadiuvato da Angelica Catania e Carmelo Saitta.
    “La possibilità di ricorrere a una tecnica così avanzata è dovuta innanzitutto alla volontà della direzione strategica, nelle persone del Commissario Straordinario, Fabrizio De Nicola, del Direttore Amministrativo, Giovanni Annino, del Direttore Sanitario, Giuseppe Giammanco, nonchè del Direttore Medico di Presidio, Graziella Mangiagli, che ha fortemente investito nell’innovazione tecnologica, fondamentale nella moderna chirurgia urologica”, fanno sapere dalla struttura sanitaria.
    foto ufficio stampa Arnas Garibaldi Catania
    (ITALPRESS).

  • Sanità da record: alle Molinette primo trapianto cuore ‘revitalizzato’ dopo morte

    Per la prima volta in Piemonte ed una delle primissime in Italia è stato effettuato un trapianto di cuore con la nuovissima tecnica “DCD”, ovvero con un cuore “revitalizzato” dopo il decesso del paziente, presso l’ospedale Molinette della Città della Salute di Torino.

    Questa storia inizia con un giovane uomo che a metà luglio ha un arresto cardiaco. Viene quindi trasferito dal Canavese, dove abita, sotto massaggio cardiaco all’ospedale San Giovanni Bosco per essere stabilizzato con un supporto meccanico circolatorio (ECMO) e per trattare la causa che ha determinato l’arresto cardiaco, ovvero un’embolia polmonare massiva. Dopo le cure praticate dai cardiochirurghi, rianimatori, radiologi interventisti e chirurghi vascolari, gli organi si riprendono, compreso il cuore, ed il supporto circolatorio può essere rimosso dopo poche ore. Purtroppo però i sanitari si rendono conto che il cervello ha sofferto in maniera irreversibile e le cure risultano futili per la prognosi infausta e condividono con i familiari la scelta di sospendere le cure intensive. Il giovane paziente aveva però espresso in passato il consenso alla donazione degli organi. Viene quindi attivata l’organizzazione per poter soddisfare l’ultima volontà espressa in vita dal paziente: donare gli organi. In questo caso la donazione avrà un percorso nuovo e particolare e dovrà passare attraverso un arresto cardiaco conseguente alla sospensione delle terapie di supporto ormai inutili per il destino segnato del giovane paziente.

    Viene quindi allertato il Centro Regionale Trapianti del Piemonte che dispone il trasferimento del paziente all’ospedale Molinette della Città della Salute con cui l’ospedale Giovanni Bosco collabora in una rete integrata. Il trasferimento si rende necessario perché da poco tempo è stato attivato un nuovo programma di donazione del cuore. Infatti da maggio il Centro Nazionale Trapianti ha ufficializzato un nuovo programma nazionale di donazione chiamato “DCD” cuore, che si aggiunge al programma di donazione DCD dei polmoni, fegato e reni, già in vigore. Questo protocollo è il risultato di un gruppo di lavoro formato da tutti i Centri di trapianto di cuore italiani ed è stato coordinato dal professor Massimo Boffini e dalla dottoressa Marinella Zanierato della Città della Salute di Torino. Gli accertamenti eseguiti confermano un’ottima funzione di tutti gli organi, compreso il cuore, fatto salvo il cervello che è stato danneggiato dal prolungato arresto cardiaco ed i polmoni malandati per l’embolia polmonare. Dopo l’ultimo saluto del papà, il giovane viene trasferito in sala operatoria dove avverrà la sospensione delle cure. Il suo cuore smette di battere e lì inizia una corsa contro il tempo per impedire che gli organi soffrano troppo. Dopo l’accertamento della morte, il professor Mauro Rinaldi (Direttore della Cardiochirurgia e del programma di trapianto di cuore e di polmoni delle Molinette) “revitalizza” tutti gli organi (compreso il cuore) con una circolazione extracorporea ed immediatamente il cuore riprende a battere, il fegato a produrre bile, i reni ad urinare. L’ultimo desiderio del paziente diventa realtà: si può procedere al loro prelievo ed al loro impianto in altrettanti riceventi iscritti in lista di attesa. Nella sala operatoria accanto, il ricevente del cuore “rivitalizzato” è pronto a ricevere il prezioso dono.

  • Sanità: Tronca commissario del PAT, Regione revoca accreditamento a Rsa incendiata

    MILANO Francesco Paolo Tronca, in passato già prefetto di Milano, capo dipartimento Nazionale dei Vigili del Fuoco e commissario straordinario di Roma Capitale dal 2015 al 2016, è stato nominato commissario del Pio Albergo Trivulzio di Milano, la più grande rsa d’Italia.

    “La nomina del Commissario Francesco Paolo Tronca rappresenta la strada individuata da Regione Lombardia, sentito il Comune di Milano, per risanare i conti e costruire un’azione di rilancio per il Pio Albergo Trivulzio”, spiegano in una nota congiunta il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana e il sindaco di Milano Giuseppe Sala, gestori della rsa. “Regione e Comune – proseguono – ritengono prioritario l’obiettivo di salvare l’Ente da una situazione di grave criticità contabile ormai consolidata negli ultimi dieci anni, come segnalato a più riprese anche dai vertici succedutisi negli anni ed evidenziato da ultimo dalla due diligence. Sono state vagliate tutte le possibili soluzioni e la scelta di un Commissario con poteri straordinari è quella che consente di rispettare la missione sociale del Pat e il suo patrimonio immobiliare”. “Convergenza assoluta – concludono Fontana e Sala – anche sulla nomina dell’ex prefetto Tronca per ricoprire questo ruolo che, con la sua professionalità e preparazione costituisce una figura di assoluta garanzia”.

    RSA INCENDIATA
    Regione Lombardia sospende per 180 giorni l’accreditamento alla Rsa Casa dei Coniugi di Milano, gestita dalla cooperativa Proges, la struttura di via dei Cinquecento a Milano dove nella notte tra giovedì 6 e venerdì 7 luglio è scoppiato un incendio che ha provocato la morte di sei persone. Lo ha deciso la giunta della Regione, riunita oggi per l’ultima volta prima della pausa estiva, a seguito “dei provvedimenti emessi dal Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco per gravi fatti accaduti e per la conseguente situazione di grave rischio per la salute dei cittadini”, oltre “al mancato mantenimento dei requisiti”, ossia in relazione ai problemi riscontrati sul funzionamento dei rilevatori antifumo.

  • ‘Covid? Non è finito nulla’. Come ci mancava, professor Galli…

    MILANO “Non è finito nulla, forse solo nelle speranze di qualcuno ma non nelle certezze” e la scelta del Governo di mettere fine all’isolamento per i positivi al Covid “è solo un atto politico e non ha nessuna base scientifica”.

    Così all’Adnkronos Salute Massimo Galli, già direttore del reparto di Malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano. “E’ abbastanza discutibile che si decida di scaricare sugli ospedali determinate responsabilità – aggiunge Galli – il potere di isolare i positivi sarà deciso dalle direzioni sanitarie. Certi provvedimenti fanno scalpore ma dal punto di vista delle realtà dei fatti la situazione è, e sarà, diversa. Non sappiamo cosa potrà accadere in autunno, se una anziana contrae la malattia in corsia e muore di chi sarà la responsabilità?” “Siamo un Paese molto vaccinato e in cui probabilmente la metà della popolazione ha contratto l’infezione – ha precisato – E’ evidente che la gravità dei quadri clinici, salvo cataclismi e la comparsa di varianti, non sarà elevatissima”.

    Come ci mancava, professore…

  • Aifa, nel 2022 la spesa farmaceutica supera i 34 miliardi

    Salute e Medicina: scopri gli aggiornamenti di oggi su ticinonotizie.it

    ROMA (ITALPRESS) – Nel 2022 la spesa farmaceutica nazionale totale (pubblica e privata) è stata nel 2022 pari a 34,1 miliardi, in aumento del 6% rispetto al 2021, rappresentando un’importante componente della spesa sanitaria nazionale che incide per l’1,8% sul Pil. La spesa farmaceutica pubblica, con un valore di 23,5 miliardi, tiene conto del 68,9% della spesa farmaceutica complessiva e del 17,9% della spesa sanitaria pubblica, in aumento rispetto al 2021 (+5,5%).
    Questi alcuni dei dati che emergono dal rapporto 2022 “L’uso dei farmaci in Italia”, realizzato dall’Osservatorio Nazionale sull’impiego dei Medicinali (Osmed) dell’Aifa. Nel 2022 la spesa farmaceutica territoriale complessiva, pubblica e privata, è stata pari a 22,5 miliardi con un aumento del 6,5% rispetto all’anno precedente. La spesa territoriale pubblica, comprensiva della spesa dei farmaci di classe A erogati in regime di assistenza convenzionata e in distribuzione diretta e per conto, è stata di 12,5 miliardi, registrando un trend in aumento (+5,7%), determinato prevalentemente dall’incremento della spesa dei farmaci di classe A erogati in distribuzione diretta (+15,4%) e dei farmaci di classe A erogati in distribuzione per conto (+11,5%). La spesa a carico dei cittadini, comprendente la quota della compartecipazione (ticket regionali e differenza tra il prezzo del medicinale a brevetto scaduto e il prezzo di riferimento), l’acquisto privato dei medicinali di classe A e la spesa dei farmaci di classe C, è stata pari a 9,9 miliardi, con un aumento del 7,6% rispetto al 2021. A influire su questo andamento sono stati l’aumento della spesa privata dei farmaci di classe A (+16,1%), l’incremento di spesa dei medicinali per automedicazione (+13,9%) e di quelli dispensati negli esercizi commerciali (+13,7%). Nel 2022 sono state consumate ogni giorno, in regime di assistenza convenzionata, 18 confezioni per ogni cittadino e 1140,6 dosi ogni mille abitanti (+0,9% rispetto al 2021). Nel complesso dell’assistenza territoriale, comprensiva di quella pubblica e privata, le confezioni dispensate sono state circa 1,9 miliardi, in aumento rispetto all’anno precedente (+3,5%). Anche quest’anno si riducono le confezioni erogate in distribuzione diretta (-0,8%), mentre continua il trend in aumento di quelle erogate in distribuzione per conto (+3,8%).
    Le principali componenti della variazione della spesa farmaceutica convenzionata lorda evidenziano rispetto all’anno precedente una stabilità dei consumi di farmaci prescritti (+0,4% in termini di DDD), una lieve riduzione dei prezzi medi (-1,4%), collegata in parte a un aumento di utilizzo di medicinali a brevetto scaduto e, infine, uno spostamento della prescrizione verso specialità più costose. La regione con il valore più elevato di spesa lorda pro capite per i farmaci di classe A-SSN è stata la Campania con 197,9 euro pro capite, mentre il valore più basso si registra nella PA di Bolzano (115,3 euro pro capite), con una differenza tra le due regioni del 71,6%. Per quanto concerne i consumi, la regione con i livelli più elevati è stata la Campania. La spesa per i farmaci acquistati dalle strutture sanitarie pubbliche è stata di circa 15 miliardi (253,6 euro pro capite), in crescita rispetto al 2021 (+8,6%), con un incremento dei consumi del 5,7%. Le regioni in cui sono stati riscontrati i valori di spesa più elevati sono la Campania (290,3 euro pro capite), le Marche (288,3 euro pro capite); al contrario, in Valle d’Aosta (189,3 euro pro capite) e nella PA di Trento (217,1 euro pro capite) si rilevano i valori più bassi. L’incremento della spesa, rispetto al 2021, è stato registrato in tutte le regioni, con le maggiori variazioni in Veneto (+13,7%) e nelle Marche (+12,1%). Nel 2022 il 66,3% degli assistiti ha ricevuto almeno una prescrizione di farmaci, con una spesa pro capite di 203 euro. Si evidenzia una lieve differenza di esposizione ai farmaci tra i due sessi, con una prevalenza che raggiunge il 62,0% nei maschi e il 70,4% nelle femmine. La spesa pro capite e i consumi crescono con l’aumentare dell’età, in particolare la popolazione con più di 64 anni assorbe quasi il 65% della spesa e il 70% delle dosi. Le regioni del Nord registrano una prevalenza inferiore (63,1%) rispetto al Centro (68,6%) e Sud Italia (69,5%). Nel corso del 2022, quasi 4,2 milioni di bambini e adolescenti assistibili hanno ricevuto almeno una prescrizione farmaceutica, pari al 45% della popolazione pediatrica generale, con una prevalenza leggermente superiore nei maschi rispetto alle femmine (46,1% vs 43,8%). Rispetto all’anno 2021, si registra un incremento delle confezioni pro capite sia nei maschi sia nelle femmine e si nota, analizzando le fasce di età, come l’aumento si sia concentrato maggiormente nei bambini tra i 6 e gli 11 anni di età, sebbene un aumento dei consumi abbia interessato tutte le fasce di età. Gli antinfettivi per uso sistemico si confermano la categoria terapeutica a maggiore consumo in età pediatrica, seguiti dai farmaci dell’apparato respiratorio. Per entrambe le categorie si osserva un forte incremento dei consumi rispetto all’anno precedente, rispettivamente del 53,3% e del 36,9%. I farmaci del sistema nervoso centrale si collocano al quarto posto tra i farmaci più prescritti, con un consumo pari all’8,8% del totale, confermando l’andamento crescente delle confezioni erogate (+6,9% rispetto al 2021).
    (ITALPRESS).
    – Foto: Agenzia Fotogramma –

  • Insetti killer estivi: come riconoscere i sintomi

    (di Manuela Correra, ANSA) Un ragazzo di 14 anni, Matteo, morto a fine luglio ad Udine a causa di una puntura di zanzara mentre stava trascorrendo un periodo di vacanza in Brasile. Questo è solo l’ultimo caso, dall’inizio della stagione estiva, di punture o morsi di insetti con esito fatale.

    Un pericolo legato non soltanto ai viaggi in paesi tropicali e rispetto al quale gli esperti invitano alla massima allerta, con particolare attenzione ai sintomi: non vanno mai sottovalutati e se persistono è importante rivolgersi subito al medico o al Pronto soccorso. Sempre lo scorso luglio, a Pavia è deceduto un uomo di 75 anni punto da un calabrone. Fatale è stato lo shock anafilattico. E a giugno un quarantunenne, sempre a Udine, è morto per una puntura di ape o vespa mentre si trovava tra le sue vigne. A Sabaudia invece, sempre a giugno, un uomo di 58 anni è stato trovato morto a causa di uno shock anafilattico provocato dal morso di un ragno. In generale, afferma Marco Libanore, direttore dell’Unità Operativa di Malattie Infettive dell’Azienda ospedaliero universitaria di Ferrara, “se ci sono sintomi persistenti e particolari dopo la puntura di un insetto, è bene chiamare subito un medico e, nel caso di vespe, api o scorpioni, occorre rivolgersi direttamente al pronto soccorso. In caso di semplici bolle, gonfiori e arrossamenti si può utilizzare una crema antibiotico-cortisonica. Ma ad ogni modo la via della prudenza è sempre da preferire contattando il medico”. In caso di shock anafilattico, la forma più grave di reazione allergica, i sintomi si manifestano da pochi minuti a qualche ora dopo il contatto con l’insetto. I sintomi sono di tipo cutaneo, respiratori e cardiovascolari: è importante chiedere subito l’intervento del medico e, se disponibile, somministrare precocemente dell’adrenalina (epinefrina) attraverso un auto-iniettore. Questo dispositivo è spesso prescritto a persone con allergie potenzialmente gravi o che hanno già avuto una reazione di questo tipo. Con l’estate, cresce innanzitutto il rischio legato alle punture di zanzara: in genere sono sufficienti dei farmaci antinfiammatori, ma se le reazioni interessano l’organismo a livello sistemico, potenzialmente pericolose per la vita, è necessaria l’ospedalizzazione. La zanzara del genere anopheles è responsabile della malaria. La zanzara classica può essere veicolo della malattia di West Nile e quelle del genere Aedes della Febbre Gialla, Dengue, Chikungunya e Zyka. Frequenti sono anche le punture di zecca, generalmente indolori e che non lasciano tracce. Il più delle volte ci accorgiamo della loro puntura solo perché le ritroviamo attaccate alla cute. Le zecche possono essere pericolose in quanto responsabili della rickettsiosi e della malattia di Lyme. In Italia, spiega Luisa Barzon dell’Associazione Microbiologi Clinici Italiani, il pericolo maggiore è costituito dal virus dell’encefalite da zecche (Tbev) che può avere un esito fatale. Nei primi sei mesi del 2023, a livello nazionale, i casi confermati di encefalite da zecche sono 7, secondo quanto riportato dal Sistema Nazionale di Sorveglianza delle Arbovirosi. Vi è inoltre il morso dei ragni: il più delle volte non è pericoloso, a meno di reazioni allergiche individuali. Se trascorse 24 ore la ferita continua a peggiorare, però, è bene rivolgersi al medico. Le punture di api, vespe o calabroni, invece, sono facili da riconoscere per gli attacchi dolorosi. Vespe, api e calabroni sono dotati di un pungiglione contenente un veleno che viene iniettato con la puntura. Il veleno è molto tossico ma le quantità iniettate sono solitamente contenute e raramente costituiscono un pericolo per la vita. Il rischio di shock anafilattico è però presente in una piccola percentuale. Infine, nel caso di viaggi verso destinazioni tropicali è bene rivolgersi, prima della partenza, ad un centro di medicina dei viaggi, che potrà suggerire le precauzioni più opportune, comprese eventuali misure di profilassi. E al rientro a casa, se si notano febbre o malesseri, è opportuno rivolgersi ad un reparto di malattie infettive.

  • Ps Abbiategrasso, neanche due pazienti a notte: si chiude dal 14 agosto. Via alla demolizione del monoblocco

    ABBIATEGRASSO Un nuovo capitolo nella lunga e tribolata vicenda del Pronto Soccorso all’ospedale di Abbiategrasso, che di certo non mancherà di rinfocolare le polemiche.

    Con una nota diffusa stamani, infatti, ASST Ovest Milanese, dopo 9 mesi dall’avvio della sperimentazione dell’apertura notturna del Punto di Primo Intervento del Presidio Ospedaliero di Abbiategrasso, valutati approfonditamente tutti gli aspetti inerenti l’organizzazione e l’utilizzo effettivo del servizio (dati di afflusso alquanto scarsi e stabilizzatisi intorno a una media di 1,5 accessi per notte), tenuto conto altresì dell’impossibilità di utilizzare personale medico e infermieristico dipendente (con la necessità di ricorrere a società terze) e avuto riguardo alle nuove disposizioni in tema di utilizzo di società esterne/cooperative per lo svolgimento di servizi all’interno del SSN (Legge n. 56 del 26/5/2023), comunica che l’attività notturna del PPI di Abbiategrasso (dalle ore 20.00 alle ore 8.00) sarà sospesa a partire dal prossimo 14 agosto c.m.

    Si comunica altresì, che in data 29 giugno u.s., l’ASST ha consegnato alla impresa “Massucco Costruzioni S.r.l. di Cuneo, i lavori per le demolizioni del I° e II° Monoblocco Ospedaliero. L’importo complessivo è pari a EURO 2.418.177,39 e la durata prevista dei lavori è di circa un anno.

  • Oblio oncologico, Maerna: scritta buona pagina di politica

    ‘Il Parlamento oggi ha dato una grande prova di maturità’

    ROMA “L’approvazione della legge sull’oblio oncologico, ieri alla Camera, segna una vittoria di civiltà per i tanti italiani guariti dal cancro, che devono avere gli stessi diritti di chi non si è mai ammalato. La legge consentirà di superare le discriminazioni verso gli ex malati di cancro nell’accesso al lavoro, nel richiedere servizi finanziari, in caso di adozione.

    Non parliamo solo di una norma che migliora la vita di tutte quelle persone che non dovranno più patire disparità a causa della loro storia clinica, ma anche del frutto di un lungo lavoro condotto da gruppi, associazioni di malati e persone che hanno sensibilizzato opinione pubblica ed istituzioni, facendo approvare a molteplici livelli – si pensi al recente voto bipartisan in Regione Lombardia – mozioni mirate. Il Parlamento ha dato una grande prova di maturità”. Lo dichiara Umberto Maerna, deputato di Fratelli d’Italia.

    In Italia 3,6 milioni di persone hanno avuto una diagnosi di cancro. Circa un milione, il 27%, può essere considerato guarito. Tuttavia, secondo Aiom molte di queste persone subiscono, hanno subito o subiranno ingiustamente discriminazioni legate alla malattia.

    Queste persone vogliono soltanto riprendersi la propria vita, a distanza di anni, e tornare ad essa con dignità senza che qualcuno ricordi loro, in modi e tempi inopportuni, quel che hanno vissuto. È improprio differenziare un malato oncologico da un malato che soffre d’altro.

    Chi ha la buona sorte di guarire non dimentica l’esperienza di malattia, essa diventa parte della propria personale esistenza. Per quanto entrato nelle proprie cellule, per quanto abbia invaso i propri tessuti vitali e per quanto riempia i propri pensieri, non si diventa mai il proprio tumore. Oggi, grazie al voto della Camera, si comincia a riparare questa silenziosa e marchiana ingiustizia.