Categoria: Salute

  • West Nile, 2 morti e 10 casi in Italia

    West Nile, 2 morti e 10 casi in Italia

    Il virus della West Nile che sta circolando nel nostro Paese ha causato, secondo i dati riferiti al 20 luglio, “un totale di 10 casi d’infezione” di cui “7 casi nella regione Lazio, tutti nella provincia di Latina, 1 in regione Piemonte nella provincia di Novara, 1 nella regione Veneto in provincia di Padova e 1 nella regione Emilia Romagna in provincia di Modena”.

    Con “2 decessi”, si legge nella circolare del ministero della Salute inviata lunedì alle Regioni, alle organizzazioni dei veterinari, agli Ordini dei medici e agli istituti zooprofilattici, che ha per oggetto ‘Prevenzione, sorveglianza ed interventi in risposta alla circolazione dei virus della West Nile disease e dell’Usutu stagione vettoriale 2025’. I decessi riguardano la donna di 82 anni morta a Fondi (Latina) nei giorni scorsi e un uomo deceduto in Piemonte a marzo. “La sorveglianza entomologica e veterinaria – si legge nella circolare firmata dal Dg della Salute animale, Giovanni Filippini, e dal capo Dipartimento della Prevenzione, della ricerca e delle emergenze sanitarie, Maria Rosaria Campitiello – ha confermato la presenza del West Nile virus in 11 pool di zanzare, 7 uccelli appartenenti a specie bersaglio e in un cavallo campionato nell’ambito della sorveglianza passiva”.

    Le regioni in cui è stata individuata la circolazione del virus “sono: Emilia Romagna, Veneto, Piemonte, Lombardia, Sardegna e Puglia”, spiega il documento che “richiama l’attenzione alle attività previste dal Piano nazionale di prevenzione, sorveglianza e risposta alle arbovirosi, Pna 2020-20251, per prevenire la trasmissione delle arbovirosi sul territorio nazionale e a contrastare la circolazione dei virus trasmessi dai vettori”.

  • L’intelligenza artificiale potrà ‘leggere’ il Parkinson: lo studio a Pavia

    L’intelligenza artificiale potrà ‘leggere’ il Parkinson: lo studio a Pavia

    È possibile riconoscere precocemente i pazienti affetti da malattia di Parkinson analizzando il loro linguaggio tramite strumenti di Intelligenza artificiale. Lo dimostra una ricerca condotta dalla Scuola Universitaria Superiore Iuss di Pavia e dall’Irccs Maugeri di Bari e pubblicata sulla rivista npj Parkinson’s Disease.

    Il progetto, nato con l’obiettivo di identificare possibili biomarcatori digitali del linguaggio associati al Parkinson, ha analizzato i campioni vocali raccolti da 40 pazienti dell’Irccs Maugeri Bari, scelti tra persone con diagnosi di Parkinson e non. A loro è stato chiesto di compiere attività linguistiche, come descrivere immagini complesse o parlare liberamente. Le registrazioni di questa attività sono state poi elaborate con algoritmi di IA allo scopo di addestrare un modello di machine learning in grado di distinguere i tratti caratteristici dei pazienti Parkinson da quelli di soggetti sani. Questa strategia ha mostrato un’accuratezza del 77% nell’identificare le persone con malattia, mostrandosi capace anche di distinguere tra le diverse forme di Parkinson.

    “Tra i marcatori più indicativi emersi dall’analisi, spicca la riduzione nell’uso dei verbi d’azione. Inoltre, è stata rilevata una maggiore frequenza di riformulazioni del discorso e una ridotta produzione di parole appartenenti a classi aperte, come nomi e verbi, suggerendo una difficoltà crescente nell’accesso lessicale”, spiega Petronilla Battista, responsabile del Laboratorio di Neuropsicologia all’Irccs Maugeri Bari.

    “Questo lavoro dimostra come l’Intelligenza artificiale possa essere impiegata per costruire veri e propri biomarcatori digitali del linguaggio, standardizzabili, con valore clinico concreto”, aggiunge Christian Salvatore, direttore del centro Ailice Labs e Ceo di DeepTrace Technologies.

  • Il trattamento delle allergie con lo specialista

    Il trattamento delle allergie con lo specialista

    Le allergie rappresentano una delle problematiche sanitarie più diffuse nel mondo occidentale, colpendo circa il 25-30% della popolazione. Il costante aumento di patologie allergiche ha reso indispensabile l’intervento di specialisti qualificati in grado di offrire diagnosi accurate e trattamenti efficaci personalizzati.

    L’approccio specialistico alle allergie
    L’allergologia moderna si basa su un approccio scientifico rigoroso che combina esperienza clinica e tecnologie diagnostiche avanzate:

    Medicina basata sull’evidenza
    ● Linee guida internazionali: protocolli diagnostici e terapeutici standardizzati
    ● Ricerca clinica: costante aggiornamento sui nuovi trattamenti
    ● Personalizzazione: adattamento delle cure al singolo paziente
    ● Outcome research: valutazione dell’efficacia dei trattamenti

    Approccio multidisciplinare
    ● Collaborazione: con pneumologi, dermatologi, gastroenterologi
    ● Visione olistica: considerazione degli aspetti psicosociali
    ● Medicina integrata: combinazione di terapie convenzionali e complementari
    ● Continuità assistenziale: follow-up a lungo termine

    Quale specialista cura le allergie?
    L’allergologo è il medico specialista specificamente formato per gestire tutte le forme di allergie:
    Formazione dell’allergologo

    Percorso formativo:
    ● Laurea in Medicina e Chirurgia (6 anni)
    ● Specializzazione in Allergologia e Immunologia Clinica (4-5 anni)
    ● Tirocinio pratico in centri specializzati
    ● Aggiornamento continuo (ECM obbligatori)

    Competenze specifiche:
    ● Immunologia clinica e fisiopatologia allergica
    ● Tecniche diagnostiche specialistiche
    ● Farmacologia degli antistaminici e cortisonici
    ● Immunoterapia specifica (vaccini per allergie)
    ● Gestione delle emergenze allergologiche

    Quando consultare l’allergologo
    ● Sintomi ricorrenti: che si ripresentano stagionalmente o dopo esposizioni specifiche
    ● Inefficacia terapie: quando farmaci da banco non danno sollievo
    ● Peggioramento progressivo: sintomi che aumentano d’intensità nel tempo
    ● Impatto sulla qualità di vita: interferenza con attività quotidiane, lavoro, sonno
    ● Sospetta allergia alimentare: reazioni dopo ingestione di cibi specifici
    ● Allergie professionali: sintomi correlati all’ambiente lavorativo

    Quali sono gli effetti collaterali della desensibilizzazione per le allergie?
    L’immunoterapia specifica, comunemente chiamata “vaccino per allergie”, può causare alcuni effetti collaterali:
    Reazioni locali (più comuni)
    Sede di iniezione (per SCIT – immunoterapia sottocutanea):
    ● Eritema: arrossamento nel punto di iniezione
    ● Gonfiore: tumefazione locale di varia entità
    ● Prurito: sensazione pruriginosa transitoria
    ● Indurimento: formazione di nodulo sottocutaneo temporaneo

    Durata: generalmente 24-48 ore Frequenza: 10-20% delle iniezioni Gestione: impacchi freddi, antistaminici locali
    Reazioni sistemiche (meno comuni ma più serie)
    Reazioni lievi:
    ● Rinorrea e starnuti generalizzati
    ● Prurito diffuso o orticaria localizzata
    ● Peggioramento dell’asma lieve
    ● Malessere generale
    Reazioni moderate:
    ● Orticaria estesa
    ● Angioedema di viso o estremità
    ● Broncospasmo significativo
    ● Sintomi gastrointestinali (nausea, crampi)
    Reazioni gravi (anafilassi – molto rare, <1%):
    ● Difficoltà respiratoria grave
    ● Calo pressorio importante
    ● Perdita di coscienza
    ● Shock anafilattico
    Fattori di rischio per reazioni
    ● Asma non controllato: aumenta rischio di reazioni sistemiche
    ● Infezioni intercorrenti: alterano la risposta immunitaria
    ● Esercizio fisico post-iniezione: può scatenare reazioni
    ● Errori posologici: dosaggi eccessivi o progressioni troppo rapide
    ● Periodo di pollinazione: maggiore reattività durante l’esposizione naturale
    Misure preventive
    ● Valutazione pre-iniezione: controllo asma e stato generale
    ● Osservazione post-iniezione: 30 minuti di attesa obbligatoria
    ● Disponibilità di adrenalina: per trattamento immediato dell’anafilassi
    ● Personale addestrato: in centri specializzati
    ● Educazione del paziente: riconoscimento sintomi precoci

    Quali sono i test cutanei per le allergie?
    I test cutanei rappresentano il metodo diagnostico fondamentale in allergologia:
    Prick test

    Tecnica:
    ● Applicazione di gocce di allergeni standardizzati
    ● Puntura superficiale dell’epidermide
    ● Lettura dopo 15-20 minuti
    ● Misurazione dei pomfi formati
    Vantaggi:
    ● Rapido e economico
    ● Elevata sensibilità e specificità
    ● Possibilità di testare molti allergeni
    ● Risultati immediati
    Limitazioni:
    ● Interferenza con antistaminici
    ● Non eseguibile su cute lesa
    ● Possibili false positività in soggetti atopici
    Patch test
    Indicazioni: allergie da contatto (dermatiti allergiche)
    Metodica:
    ● Applicazione di allergeni su cerotti
    ● Mantenimento per 48-72 ore
    ● Letture multiple a distanza di tempo
    ● Valutazione dell’intensità della reazione
    Allergeni testati:
    ● Metalli (nichel, cromo, cobalto)
    ● Conservanti e profumi
    ● Gomme e plastiche
    ● Farmaci topici

    Test intradermici
    Utilizzo: quando prick test negativo ma forte sospetto clinico
    Tecnica: iniezione intradermica di piccole quantità di allergene
    Indicazioni specifiche:
    ● Allergie a farmaci
    ● Allergie a veleni di imenotteri
    ● Alcune allergie alimentari complesse
    Rischi: maggiore possibilità di reazioni sistemiche
    Test di provocazione
    Scopo: conferma diagnostica quando test cutanei dubbi
    Tipi:
    ● Nasale: instillazione di allergeni nel naso
    ● Bronchiale: inalazione controllata di allergeni
    ● Orale: ingestione progressiva di alimenti sospetti
    ● Oculare: instillazione in gocce oculari
    Ambiente: sempre in centri specializzati con possibilità di rianimazione

    Quanto dura una reazione allergica cutanea?

    La durata delle reazioni allergiche cutanee varia considerevolmente:
    Orticaria acuta
    Durata tipica: 2-6 ore Massimo: raramente oltre 24 ore Caratteristiche: pomfi pruriginosi che migrano Risoluzione: spontanea o con antistaminici
    Orticaria cronica
    Definizione: sintomi persistenti per oltre 6 settimane Durata media: 1-5 anni Remissione: spontanea nel 50% dei casi entro 1 anno Gestione: richiede terapie prolungate
    Dermatite da contatto allergica
    Fase acuta: 7-14 giorni Decorso:
    ● Eritema: prime 24-48 ore
    ● Vescicole: 2-3 giorni
    ● Desquamazione: 5-10 giorni
    ● Guarigione completa: 2-3 settimane
    Angioedema
    Durata: 24-72 ore tipicamente Localizzazione: viso, labbra, palpebre Risoluzione: più lenta rispetto all’orticaria Complicanze: possibile coinvolgimento laringeo

    Fattori che influenzano la durata
    Tipo di allergene:
    ● Allergeni volatili: reazioni più brevi
    ● Allergeni persistenti: reazioni prolungate
    ● Allergeni alimentari: durata variabile (2-48 ore)
    Intensità dell’esposizione:
    ● Dosi elevate: reazioni più durature
    ● Esposizioni ripetute: cronicizzazione possibile
    Trattamento:
    ● Terapia precoce: accorcia la durata
    ● Rimozione dell’allergene: essenziale per la guarigione
    ● Antistaminici: riducono intensità e durata
    Algoritmi terapeutici moderni
    Terapia farmacologica personalizzata
    Antistaminici di nuova generazione:
    ● Fexofenadina, desloratadina, bilastina
    ● Elevata selettività per recettori H1
    ● Minima sedazione
    ● Durata d’azione prolungata
    Cortisonici:
    ● Uso limitato nel tempo
    ● Preferenza per formulazioni topiche
    ● Schemi a scalare per evitare rebound
    Terapie biologiche:
    ● Omalizumab per asma allergico grave
    ● Dupilumab per dermatite atopica
    ● Mepolizumab per asma eosinofilo
    Immunoterapia personalizzata
    Selezione dei pazienti:
    ● Diagnosi accurata dell’allergene responsabile
    ● Correlazione clinica con test diagnostici
    ● Fallimento della terapia farmacologica
    ● Motivazione del paziente al trattamento prolungato
    Protocolli innovativi:
    ● Schemi ultra-rush per accelerare la desensibilizzazione
    ● Immunoterapia epicutanea (patch)
    ● Allergoids per ridurre le reazioni avverse
    ● Immunoterapia con allergeni ricombinanti

    Chi cerca un allergologo vicino a Monza può trovare specialisti aggiornati sui protocolli terapeutici più moderni, in grado di offrire trattamenti personalizzati e sicuri per ogni tipo di allergia.
    Gestione integrata del paziente allergico

    Team multidisciplinare
    ● Allergologo: diagnosi e terapia specifica
    ● Pneumologo: per asma allergico complesso
    ● Dermatologo: per manifestazioni cutanee estese
    ● Nutrizionista: per allergie alimentari multiple
    ● Psicologo: per aspetti comportamentali e ansia correlata
    Educazione del paziente
    ● Riconoscimento dei sintomi: identificazione precoce delle reazioni
    ● Uso dei farmaci: corretta assunzione di antistaminici e broncodilatatori
    ● Evitamento degli allergeni: strategie pratiche di prevenzione
    ● Gestione delle emergenze: uso dell’adrenalina autoiniettabile
    Follow-up strutturato
    ● Controlli periodici: valutazione efficacia terapie
    ● Aggiustamenti posologici: personalizzazione in base alla risposta
    ● Monitoraggio effetti collaterali: soprattutto per terapie prolungate
    ● Rivalutazione diagnostica: se cambiamenti nel quadro clinico

  • Salute. Innovazione in Regione Lombardia: dal confronto tra esperti cinque proposte per rispondere ai bisogni dei pazienti ematologici

    Salute. Innovazione in Regione Lombardia: dal confronto tra esperti cinque proposte per rispondere ai bisogni dei pazienti ematologici

    I progressi scientifici e le terapie innovative stanno trasformando le opportunità di trattamento e le prospettive di cura in ematologia. Tuttavia, a fronte di una forte spinta verso l’innovazione, è prioritario per la Regione Lombardia una riorganizzazione del Sistema sanitario stesso. Proprio su questo tema, si è svolto oggi presso la Giunta regionale della Lombardia l’evento istituzionale “Ematologia in Regione Lombardia – Strategie regionali per l’innovazione”, promosso da Johnson & Johnson, con l’obiettivo di creare un’occasione di confronto tra tutti gli attori del sistema Salute per individuare proposte in ambito organizzativo e gestionale per la presa in carico del paziente ematologico in tutta le Regione.

    Sono cinque le proposte emerse dal confronto tra le istituzioni regionali, i clinici e le associazioni del terzo settore, per garantire l’accesso all’innovazione terapeutica, accelerare la diagnosi e migliorare la presa in carico dei pazienti ematologici:

    Riorganizzare in maniera efficiente le risorse economiche disponibili per garantire a livello regionale l’accesso all’innovazione a tutti i pazienti ematologici che ne hanno bisogno, implementando una nuova governance condivisa per tipologia di esami, verifica degli esiti e dell’efficacia, capace di rendere uniforme sul territorio l’appropriatezza degli esiti e della gestione delle patologie nel loro complesso;
    Adeguare il modello gestionale-organizzativo di presa in carico dei pazienti sulla base delle nuove esigenze cliniche e dei nuovi trattamenti disponibili per rispondere tempestivamente ai bisogni di Salute in Ematologia;
    Aumentare l’organico amministrativo al fine di gestire gli aspetti burocratici legati alla presa in carico del paziente affinché gli specialisti possano dedicare più tempo alla pratica clinica, come da proposta già avanzata dalla Commissione III Sanità;
    Integrare la Rete Ematologica Lombarda con la partecipazione delle associazioni di pazienti e delle Istituzioni regionali competenti in materia, favorendo la costituzione di un tavolo programmatico che, a livello regionale, traduca in provvedimenti operativi le istanze raccolte. Riconoscere, allo stesso tempo, il ruolo cruciale del terzo settore e delle associazioni di pazienti in ambito ematologico nel garantire il benessere complessivo del paziente, con un loro coinvolgimento attivo e istituzionalizzato nei tavoli decisionali a livello regionale;
    Proporre un pilota che, in linea con le Linee guida Agenas e il Protocollo regionale, ripensi l’assistenza in termini di territorializzazione delle cure onco-ematologiche e di una maggiore valorizzazione delle Case di Comunità.

    L’ematologia rappresenta da sempre l’avamposto dell’innovazione terapeutica in ambito oncologico, dove nel corso degli ultimi dieci anni sono state introdotte nuove opzioni terapeutiche in grado di prolungare e migliorare la vita dei pazienti. Un caso particolare è rappresentato dal mieloma multiplo, la seconda forma più comune tra i tumori del sangue, con un’incidenza progressivamente in aumento, tanto che nel nostro Paese si contano ogni anno quasi 6.000 nuovi casi, di cui circa 800 solo in Lombardia, e dove la sopravvivenza dopo la diagnosi è significativamente aumentata passando da due a oltre sette anni.

    La spinta all’innovazione data dalla necessità di adottare terapie sempre più personalizzate ed efficaci, rappresenta una sfida per tutti gli attori del sistema Salute, dai clinici che somministrano queste terapie, alle associazioni che supportano i pazienti nel loro percorso di cura, dalle aziende che fanno ricerca, alle Istituzioni: garantire l’accesso alle migliori terapie disponibili e al contempo la sostenibilità del sistema sanitario regionale, e per fare ciò è necessario ripensare all’ecosistema a livello regionale in termini di gestione e organizzazione.

    «Quando parliamo di innovazione in ambito sanitario, sono tre le parole chiave da tenere a mente: equità, sostenibilità e adeguatezza rispetto al bene più prezioso che abbiamo nel nostro Paese e nella nostra Regione: il nostro sistema sanitario. Se da un lato, questo comporta già il valore dell’equità, dall’altro, di fronte alla spinta all’innovazione, va implementato nella sostenibilità. Questa è la sfida che dobbiamo affrontare insieme tra tutti i protagonisti del mondo della salute e della sanità, a partire da clinici, istituzioni, associazioni dei pazienti, loro familiari, cambiando in maniera radicale i modelli organizzativi. L’obiettivo è quello di garantire uniformità delle cure, consentendo ai pazienti le terapie migliori su tutto il territorio regionale, in maniera omogenea, senza differenze. Per tali motivi, incontri come questo di oggi incontri rappresentano opportunità di confronto e dialogo essenziali, su tematiche molto delicate, come l’ematologia e il mieloma multiplo», dichiara Marco Alparone, Vicepresidente e Assessore al Bilancio e Finanza, Regione Lombardia.

    «Per migliorare la presa in carico delle persone con mieloma multiplo è necessario promuovere un cambiamento di alcuni dei modelli organizzativi così da definire percorsi di cura che assicurino un accesso precoce alla diagnosi e ai trattamenti. In tal senso, è necessario che l’assistenza sia più territoriale,, riducendo così il carico degli ospedali. Questo è ciò che accade ad esempio nel modello Hub & Spoke, dove nei centri Hub vengono indirizzati i pazienti con maggiore complessità terapeutica, mentre chi non richiede più cure specialistiche può essere seguito in quelli Spoke. Nel nostro territorio, un importante supporto può essere dato dalle Case di Comunità, laddove venga garantito però un alto livello di competenza specialistica», commenta Francesco Passamonti, Direttore SC Ematologia, Policlinico di Milano e Professore Ordinario di Ematologia, Dipartimento di Oncologia ed Onco-Ematologia, Università degli Studi di Milano.

    «È fondamentale che vi sia una un’armonizzazione a livello regionale delle strategie da utilizzare, a partire da esami, approfondimenti e verifiche degli esiti in modo tale da gestire la malattia ematologica nel suo complesso. Ma per fare ciò, è altrettanto fondamentale agire come una vera e propria rete con il fine ultimo di garantire i tre principi chiave dell’equità all’accesso: sostenibilità, prossimità e appropriatezza. Con una maggiore integrazione, la Rete Ematologica Lombarda può contribuire a introdurre elementi di monitoraggio per bilanciare le necessità di accesso, appropriatezza e utilizzo strategico delle risorse. Tutto ciò passa dal coinvolgimento di tutte le figure coinvolte nel percorso di presa in carico e cura del paziente, a partire dalla costruzione di tavoli programmatici che, a livello regionale, possano tradurre in provvedimenti operativi ed efficaci i bisogni portati avanti dai professionisti sanitari e dai pazienti», aggiunge Roberto Cairoli, Direttore SC Ematologia, ASST GOM Niguarda e Professore Associato di Malattie del Sangue, Dipartimento di Medicina e Chirurgia, Università degli Studi di Milano-Bicocca.

    «In linea con la prospettiva nazionale, risulta fondamentale istituzionalizzare il ruolo delle associazioni di pazienti nei processi decisionali del sistema salute. Questo tipo di partecipazione è attualmente più consolidata in oncologia, è importante però lavorare nella stessa direzione anche in ambito ematologico, dove le differenze nell’accesso alle cure sono purtroppo sempre più presenti, anche nella nostra regione. Lo scopo è puntare alla presa in carico complessiva particolarmente quando si tratta di persone anziane, oltre ai bisogni puramente clinici. Per questo, è necessaria la massima collaborazione tra i diversi professionisti, ma anche tra ospedale e territorio», afferma Davide Petruzzelli, Presidente La Lampada di Aladino ETS.

    «Come Johnson & Johnson da sempre siamo protagonisti dell’innovazione in tutte le sue forme, non solo attraverso la ricerca scientifica, ma anche promuovendo iniziative che possano migliorare i modelli gestionali di presa in carico delle persone con tumori ematologici, come il mieloma multiplo. Siamo convinti che attraverso momenti di confronto come questo, che ha visto coinvolti tutti i principali rappresentanti del sistema Salute, stiamo procedendo nella direzione giusta per affrontare la sfida di un sistema che consideri sempre di più la spesa farmaceutica come un investimento a cui destinare le risorse necessarie, così da rispondere sempre meglio ai bisogni di cura dei pazienti per una loro corretta e tempestiva presa in carico», conclude Monica Gibellini, Direttore Government Affairs, Policy & Patient Engagement Johnson & Johnson Innovative Medicine Italia

  • Pavia, nuovo test genetico prevede il rischio di obesità già in bambini

    Pavia, nuovo test genetico prevede il rischio di obesità già in bambini

    Un nuovo test genetico basato sui dati di oltre 5 milioni di persone è in grado di identificare e prevedere il rischio di sviluppare l’obesità nel corso della vita già nei bambini, addirittura prima dei 5 anni di età.

    Pubblicato sulla rivista Nature Medicine, questo test apre dunque alla possibilità di mettere in atto interventi preventivi sullo stile di vita, come alimentazione ed esercizio fisico, ben prima che si manifestino altri fattori di rischio e che la patologia si sviluppi.

    Il test messo a punto dal gruppo coordinato da Roelof Smit dell’Università di Copenhagen funziona come una sorta di calcolatrice: combina gli effetti delle diverse varianti genetiche che una persona possiede e calcola un punteggio complessivo che quantifica il rischio di obesità.

    Il risultato è frutto della collaborazione internazionale Giant che riunisce oltre 600 ricercatori provenienti da 500 istituzioni di tutto il mondo. Ne fanno parte anche diversi ricercatori italiani di Università di Trieste e di Sassari, Istituto di Genetica e Biofisica del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Napoli, Istituto di Ricerca Genetica e Biomedica del Cnr di Cagliari, Istituto di Genetica Molecolare del Cnr di Pavia, Usl Toscana Centro e Istituto di ricerca Eurac per la biomedicina di Bolzano.

  • Terapia prenatale corregge difetti genetici nei feti

    Terapia prenatale corregge difetti genetici nei feti

    Corregge i difetti genetici nei feti già durante la gravidanza la procedura sperimentale per la somministrazione di terapie geniche in utero messa a punto da Università degli Studi di Milano e Fondazione Irccs Istituto Neurologico Carlo Besta, in collaborazione con il Policlinico di Milano e Avantea di Cremona. I risultati dello studio, pubblicati sulla rivista Gene Therapy del gruppo Nature, aprono la strada a interventi prenatali per le malattie genetiche congenite più gravi.

    La procedura, minimamente invasiva, utilizza una tecnica già in uso nella pratica clinica, l’iniezione ecoguidata transaddominale. Applicata ai suini — animali scelti per la loro stretta somiglianza fisiologica con l’uomo — questa procedura ha permesso di somministrare un vettore virale (AAV9) contenente un gene marcatore (GFP) direttamente al feto, attraverso la vena ombelicale o il cuore.

    I suini nati dopo la procedura hanno mostrato un’ampia distribuzione del gene terapeutico in diversi organi, senza effetti collaterali significativi né segni di infiammazione. Anche le madri hanno tollerato bene l’intervento, senza complicazioni. Questo modello potrà così essere utilizzato per testare nuove terapie in malattie rare e devastanti come le malattie mitocondriali e altre patologie multisistemiche che iniziano già durante la vita intrauterina.

    Allo studio hanno partecipato anche Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico, Università di Verona e UCL School of Pharmacy di Londra. Il progetto è stato sostenuto dalla Fondazione Regionale per la Ricerca Biomedica, Fondazione Telethon, la Fondazione Mariani, il programma europeo EJP RD e il PNRR.

  • Emilia Magni torna in Azzurro: la giovane magentina convocata per l’Europeo Under 16 di basket

    Emilia Magni torna in Azzurro: la giovane magentina convocata per l’Europeo Under 16 di basket

    Un’altra prestigiosa tappa per Emilia Magni, classe 2009, talento del basket femminile italiano e orgoglio di Magenta e Marcallo. La giovanissima atleta è stata nuovamente convocata dal coach Giovanni Lucchesi per il raduno della Nazionale Under 16 femminile, in vista del Campionato Europeo di categoria che si disputerà dal 15 al 23 agosto a Pitesti, in Romania.

    Il raduno azzurro è iniziato il 18 luglio a Castel San Pietro Terme (BO), dove Emilia e le altre 15 convocate si prepareranno affrontando anche una serie di amichevoli internazionali contro Lettonia, Ungheria e Slovenia. Poi, il 13 agosto, la partenza per la Romania. L’Italia esordirà il 15 agosto contro Israele, per poi affrontare Germania e Croazia nel girone D.

    Un percorso, quello di Emilia, iniziato sui campetti della sua Marcallo, nei Basket Players, proseguito con la Svo Thunder e quindi con le esperienze in BFM Milano e nella Geas Sesto San Giovanni, una delle società più prestigiose del panorama cestistico nazionale femminile. Un talento naturale, certo, ma anche frutto di dedizione, disciplina e grande passione.

    A sostenerla, come sempre, ci sono i genitori Michele “Mitch” Magni – ex giocatore del glorioso basket magentino – e mamma Melissa, entrambi orgogliosi di un traguardo che premia sacrifici e talento.

    Soddisfazioni che coinvolgono anche la comunità: già nel 2024 Emilia era stata omaggiata dal sindaco di Marcallo, Fausto Coatti, per la sua prima convocazione in azzurro. Oggi, a un anno di distanza, non è più tra le riserve ma tra le protagoniste: pronta a rappresentare l’Italia nel torneo continentale e a difendere con grinta la maglia azzurra.

    Emilia prosegue così nella succitata e solida tradizione del basket magentino dei tempi d’oro, divenuto grande coi pionieri Ezio Romolo, Umberto Colombini e tanti altri, con gli anni in serie A1 della Nuvenia Magenta di Massimo Porrati e Valerie Still; un patrimonio importante, da cui la giovane atleta ha certamente potuto ‘attingere’

    Avanti così Emilia: buon sangue non mente… e il bello deve ancora venire.

  • L’Importanza delle cassette in plastica nella filiera alimentare

    L’Importanza delle cassette in plastica nella filiera alimentare

    La catena di distribuzione alimentare moderna è una macchina complessa e delicata. Garantire che i prodotti arrivino intatti e sicuri dal produttore al consumatore è la priorità assoluta, una sfida che si gioca ogni giorno nei magazzini e sui mezzi di trasporto. In questo scenario, la scelta del contenitore giusto non è un dettaglio, ma un fattore decisivo per il successo. L’impiego strategico di cassette in plastica per alimenti si è affermato come la soluzione più affidabile per rispondere a queste esigenze, offrendo un mix vincente di sicurezza, efficienza e resistenza.

    Una barriera attiva per l’igiene e la sicurezza

    Quando si parla di alimenti, l’igiene non ammette compromessi. I contenitori usati devono essere una garanzia, non un rischio. Le cassette realizzate in polimeri specifici per il contatto alimentare, come l’HDPE, nascono proprio per questo. Il materiale è inerte, quindi non contamina il cibo né ne altera le proprietà. Ma il vero punto di forza è la superficie, compatta e non porosa. A differenza del legno o del cartone, non assorbe liquidi né residui, eliminando alla radice il pericolo di muffe e batteri. Questo rende le operazioni di lavaggio e sanificazione incredibilmente efficaci e veloci, un requisito senza dubbio essenziale per chiunque debba seguire le severe normative sanitarie e i protocolli HACCP. La sicurezza, in questo modo, diventa un processo ripetibile e garantito.

    Logistica ottimizzata, lavoro semplificato

    L’efficienza in un magazzino o durante un trasporto si misura in spazio e tempo. Le cassette in plastica sono progettate pensando proprio a questo. Pur essendo estremamente robuste per proteggere il contenuto dagli urti, sono leggere e facili da maneggiare per gli operatori. La loro forma regolare e la capacità di impilarsi in modo stabile sono fondamentali: permettono di sfruttare ogni centimetro disponibile, sia a terra sia in altezza, riducendo i volumi e i costi di trasporto. Molti modelli seguono inoltre misure standard europee, integrandosi alla perfezione con pallet e sistemi di movimentazione automatici. Questa versatilità, che include versioni traforate per l’ortofrutta o a tenuta stagna per le carni, trasforma un semplice contenitore in uno strumento logistico intelligente, in grado di preservare la qualità del prodotto in ogni fase.

    Una scelta durevole che guarda al futuro

    Scegliere un contenitore riutilizzabile è una decisione economica e ambientale di grande valore per moltissimi motivi diversi. La resistenza delle cassette in plastica agli sbalzi termici, all’umidità e all’usura quotidiana assicura un ciclo di vita lunghissimo, ben diverso da quello di soluzioni monouso. Questo comporta meno sprechi e, in particolare, anche un ritorno sull’investimento che si consolida nel tempo. Un contenitore che dura anni riduce la necessità di acquisti frequenti e i costi di smaltimento. Inoltre, al termine della loro vita utile, queste cassette sono completamente riciclabili, pronte a diventare nuova materia prima in un’ottica di economia circolare. In conclusione, investire in soluzioni durevoli e riciclabili non è solo una scelta efficiente, ma anche un segnale di responsabilità verso l’ambiente, sempre più apprezzato dal mercato e dai consumatori finali.

  • Il dott. Alessandro Bottani premiato alla Camera dei Deputati: un medico di Arluno tra i protagonisti della sanità italiana

    Il dott. Alessandro Bottani premiato alla Camera dei Deputati: un medico di Arluno tra i protagonisti della sanità italiana

    C’è anche il nome del dott. Alessandro Bottani, medico di famiglia ad Arluno, tra i vincitori della prima edizione del prestigioso Premio “Dott. Geppino Micheletti”, consegnato giovedì 17 luglio nella solenne cornice della Sala della Regina, presso la Camera dei Deputati a Roma.

    Il premio, promosso dall’On. Andrea Mascaretti insieme alla Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri, nasce per onorare medici che si sono distinti per altruismo, senso del dovere e straordinaria dedizione al prossimo, incarnando lo spirito del dott. Micheletti, medico eroe della strage di Vergarolla, che continuò a operare i feriti pur avendo perso la sua famiglia nell’esplosione.

    Tra i tanti professionisti provenienti da ogni parte d’Italia e del mondo, spicca la figura del dott. Bottani, residente a Vittuone e medico di medicina generale ad Arluno, dove è punto di riferimento per centinaia di famiglie. Classe 1985, laureato a Pavia e specializzato in Medicina d’Emergenza e Urgenza, ha lavorato a lungo nei Pronto Soccorso del territorio e oggi è stimato non solo per la sua competenza, ma per la sua presenza costante, attenta, silenziosa e umana accanto ai pazienti.

    Il riconoscimento ricevuto alla Camera dei Deputati non è solo un premio individuale, ma un motivo di orgoglio per tutto il nostro territorio, che può contare su una figura medica che incarna i valori più alti della professione: serietà, empatia e dedizione autentica.

    Ad Alessandro Bottani vanno le congratulazioni della comunità di Arluno, con la gratitudine sincera di chi ogni giorno si affida a lui con fiducia.

  • West Nile, cinque casi da gennaio: a Novara e in Lombardia

    West Nile, cinque casi da gennaio: a Novara e in Lombardia

    Da inizio anno sono stati segnalati in Italia 5 casi confermati di infezione da West Nile virus (Wnv) nell’uomo, di cui 4 si sono manifestati nella forma neuro-invasiva (1 in Piemonte, 1 in Emilia Romagna e 2 nel Lazio) e 1 con febbre (in Veneto).

    Lo comunica l’Istituto superiore di sanità nel primo bollettino per il 2025. Il primo caso umano autoctono di infezione da Wnv della stagione è stato segnalato dal Piemonte il 20 marzo nella provincia di Novara, riporta l’Iss; si è trattato di “un caso sporadico in bassa stagione”, precisa. “La sorveglianza veterinaria attuata su cavalli, zanzare, uccelli stanziali e selvatici ha confermato la circolazione del Wnv in Veneto, Piemonte, Sardegna, Emilia Romagna e Lombardia”, si legge nel report. Nello stesso periodo non sono stati segnalati casi di Usutu virus.

    Dall’inizio dell’anno al 15 luglio in Italia sono stati segnalati al sistema di sorveglianza dell’Istituto superiore di sanità anche 83 casi di D
    engue, di cui 82 associati a viaggi all’estero e 1 autoctono in Emilia Romagna. I contagiati sono per il 53% uomini e l’età mediana è 42 anni. La regione con più casi è la Lombardia (20), seguita da Veneto (13), Lazio (12) e Toscana (11).