Categoria: Salute

  • Magenta, esclusiva TN: la doc Mengoni timbra l’ultimo cartellino e va in pensione. Ma non finisce qui….

    La scelta di lasciare il lavoro all’ospedale l’ha fatta a malincuore, Elisabetta Mengoni, medico oculista specialista ambulatoriale, dal 1992 al nostro ‘Fornaroli’, da lei considerato una seconda casa.

    MAGENTA – Ma nella vita di ognuno giunge un momento in cui una serie di circostanze si presentano e costringono, tanto per ricorrere alla strausata immagine della bilancia, a soppesarle. Mediti, ripensi, consideri pro e contro e poi arrivi alla decisione. Lei ha messo su un piatto la passione per la professione con la particolare attenzione alla prevenzione e il costante impegno per il buon funzionamento del servizio medico territoriale, sulla cui importanza l’esperienza della pandemia ha aperto gli occhi persino ai più miopi (scrivendo di un’oculista ci è parso appropriato l’uso metaforico di tale espressione!). Sull’altro piatto ha messo i cambiamenti in ambito sanitario, non sempre migliori rispetto al passato, che il volgere del tempo ha portato con sé, quali la generale riduzione degli organici, l’attuale carenza di medici oculisti, tanto per citarne solo un paio.

    Poi c’è da considerare la nascita, sette mesi fa, della nipotina di cui prendersi cura “perché essere nonna è bello”, e un marito neo pensionato, lui pure, dal primo di giugno. E se i piatti rasentavano l’equilibrio, su quello dei pro Elisabetta Mengoni, alleggerendosi un poco il cuore, ha aggiunto il proseguimento della libera professione presso il Poliambulatorio Santa Crescenzia di Magenta diretto dal dottor Andrea Rocchitelli, cui si è dedicata fin dal principio del proprio percorso lavorativo.
    “Mi ricordo che condividevo lo studio con altri tre medici. Avevo un paziente al mese”, racconta, pensando con particolare riconoscenza ai primi che le si sono affidati, “che hanno creduto in me, facendomi acquisire sicurezza”. I suoi pazienti sono via via aumentati fino a diventare assai numerosi. Li sa ascoltare, si occupa della loro presa in carico. Cioè, li segue. “Non avrei potuto svolgere una professione diversa, mi piace la vicinanza alla persona”.

    Da piccola – vi è traccia in un pensierino scritto alle Elementari – avrebbe voluto fare “la dottoressa dei bambini”. Poi, crescendo, era attratta dallo studio delle Lingue orientali, alla Ca’ Foscari, in quel di Venezia. Idea affascinante. Però, sono state le parole di un amico circa la poca convenienza per una donna a intraprendere la professione di medico, “perché troppo impegnativa se poi ti sposi … hai figli , famiglia etc etc” (roba che abbiamo udito in molte), a provocarle lo scatto femminista: sarò medico. A distanza di anni le vien quasi da ringraziarlo: “Non avrei potuto compiere scelta migliore per me: medico e oculista”. Positiva è stata anche l’opzione Università degli Studi di Pavia, dove non solo si è laureata e specializzata, ma ha anche incontrato Flavio, che ha seguito a Magenta, per amore, così si dice e cosi è stato.

    Col camice bianco la nostra dottoressa ha iniziato nel 1986: sostituzioni di colleghi, periodi lavorativi in Piemonte, a Vigevano e quindi l’assunzione presso il nosocomio di via Donatori del sangue. “Ed era un vanto per me dire lavoro all’Ospedale di Magenta”. Il termine ‘vanto’ ben si addice pure all’ambulatorio di oftalmologia pediatrica da lei stessa avviato al ‘Fornaroli’. “Ho sempre creduto molto nella prevenzione e nella cura nella più tenera età”, afferma. Rilevare precocemente patologie e difetti dell’apparato visivo significa “evitare problemi di ipovisione per i pazienti adulti, molti dei quali hanno ‘occhi pigri’ perché non sono stati curati a tempo debito”. Prevenire significa, in aggiunta, operare a favore del contenimento della spesa sociale. Sempre per rimanere nel campo della prevenzione: Elisabetta Mengoni ha partecipato, con la collega Luciana Parola, ex direttore della Pediatria magentina, e con professionisti di altre Aziende Ospedaliere, alla stesura del protocollo, richiesto e, quindi, adottato da Regione Lombardia, sul riflesso rosso del fondo dell’occhio del neonato.

    “Si tratta di esame importate – spiega – che oggi si esegue in tutti i punti nascita lombardi per diagnosticare velocemente patologie congenite, tra cui la cataratta”. Altro incarico significativo da lei ricoperto è quello di presidente del Goal (Gruppo Oculisti Ambulatoriali Liberi), di cui è stata una dei fondatori. “Organizziamo convegni, giornate di studio sempre con un occhio alla medicina territoriale che è fondamentale”. Interesse per il singolo e interesse per la comunità le appartengono entrambi. Da qui anche l’impegno politico che la vede in Consiglio comunale nelle fila del Pd per la terza volta: in maggiorana con il Sindaco Invernizzi, all’opposizione con Calati e Del Gobbo. Puntuale, garbata. Che non è da tutti.
    Come non lo è riprendere dopo un po’ di anni lo studio serio del pianoforte, iniziato a 6, e diplomarsi al Conservatorio, a 45 . Ecco un’altra grande passione: la musica che è rigore ed emozione … le note di Brahms, Chopin, Bach. E non finisce qui. C’è la condivisione delle passioni del marito da mettere in conto: tour in moto, sci, golf e l’amore per il mare, per lei, in primis, quello della sua Cervia, “anche se ormai mi considero romagnola solo per metà, l’altra è lombarda”.

    Franca Galeazzi

  • Al Galeazzi di Milano asportato tumore facciale da un chilo e 400 grammi

    MILANO Un chilo e quattrocento grammi e’ il peso della massa tumorale, un ameloblastoma, rimossa dal volto di Angelo, un uomo di 38 anni, dall’e’quipe del professor Alessandro Baj, responsabile dell’UOC di Chirurgia Maxillo-facciale dell’IRCCS Ospedale Galeazzi-Sant’Ambrogio di Milano (Gruppo San Donato), che ne ha ricostruito la mandibola impiegando una porzione di osso del perone del paziente stesso.

    L’ameloblastoma – una neoplasia benigna dell’osso mascellare non metastatica ma molto aggressiva localmente e che origina dalle cellule atte alla produzione dello smalto dentale – aveva compromesso in maniera significativa la vita di Angelo che faticava ormai a deglutire, ad alimentarsi e a respirare. Il tumore, scoperto oltre 20 anni fa, nel tempo e’ cresciuto intaccando completamente la bocca, la mandibola e il cavo orale, rendendo assolutamente indispensabile l’intervento chirurgico. “Siamo di fronte a una neoplasia primitiva dell’osso, le cui cause sono da ricercare nella genetica. Il tessuto di origine e’ quello dello smalto dei denti, che va incontro a un’aberrazione durante il suo sviluppo, al quale segue un errore di trascrizione nel Dna che i sistemi di correzione del nostro organismo non riescono ad affrontare” afferma Alessandro Baj, che e’ anche professore associato di Chirurgia maxillo-facciale del Dipartimento di scienze Biomediche, chirurgiche e odontoiatriche dell’Universita’ degli Studi di Milano e Direttore della Scuola di Specializzazione in Chirurgia Maxillo-Facciale della medesima Universita’.

    Prima di intervenire chirurgicamente e’ stata necessaria un’accurata pianificazione: il paziente e’ stato sottoposto a una Tac per ricavare immagini poi elaborate da uno specifico software in grado di riprodurre tridimensionalmente lo scheletro della testa. E’ stato poi simulato l’intervento virtualmente e, grazie all’ausilio delle migliori tecnologie software e di stampa 3D, e’ stato possibile progettare “su misura” tutti le componenti – come placche, guide e viti – necessarie in sala operatoria, soprattutto per quanto concerne la resezione dell’osso mandibolare, la modellazione del perone e dei tessuti da impiegare per la ricostruzione del volto. In un’unica seduta operatoria, della durata di 8 ore, il professor Baj con la sua e’quipe ha rimosso, mediante un doppio accesso da bocca e collo, la massa tumorale e la mandibola, parallelamente si e’ proceduto con l’espianto del perone – con l’arteria peroniera e le vene – che e’ stato modellato al fine di riprodurre, anche grazie all’ausilio di mezzi di fissazione, l’esatta curvatura della mandibola. Si tratta quindi di un trapianto autologo, di un tessuto che viene poi rivascolarizzato con tecniche microvascolari, che permettono pertanto al tessuto trapiantato di essere subito percorso dal sangue.

  • RSV, la prevenzione al centro. Necessario un cambio di paradigma

    Salute e Medicina: scopri gli aggiornamenti di oggi su ticinonotizie.it

    MILANO (ITALPRESS) – La prevenzione del virus respiratorio sinciziale (RSV) è una priorità di sanità pubblica globale, come segnalato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), perchè il suo grave peso impatta su tutta la popolazione pediatrica. L’RSV rappresenta, infatti, la causa più comune di infezioni delle basse vie respiratorie, come bronchiolite e polmonite, ed è anche una delle principali cause di assistenza medica ambulatoriale e ospedaliera nei neonati. La gestione e la prevenzione dell’RSV è ad oggi un bisogno medico non soddisfatto poichè non sono disponibili terapie farmacologiche sicure ed efficaci contro l’infezione da RSV e le forme di prevenzione disponibili sono indicate e ristrette ai soli bambini nati gravemente prematuri e ai bambini nati con patologie che determinano compromissione o deficit cardio-respiratorio.
    Ad essere maggiormente a rischio, però, sono tutti i neonati e bambini nel loro primo anno di vita e alla loro prima stagione di RSV: 9 bambini ospedalizzati o visitati in ambulatorio per RSV su 10, infatti, sono bambini nati sani e nati a termine, come dimostrato da numerosi studi italiani ed internazionali.
    Data l’ultima stagione epidemica di RSV, che ha visto un rapido e notevole aumento dei casi rispetto al passato e una conseguente ed importante occupazione delle terapie intensive neonatali, è cresciuta nella comunità della sanità pubblica la consapevolezza rispetto alla necessità di un nuovo approccio alla prevenzione dell’RSV che contempli l’anticorpo monoclonale come strumento di profilassi per tutti i bambini.
    L’evento “Un cambio di paradigma nella prevenzione del Virus Respiratorio Sinciziale nella prima infanzia” cui Sanofi ha fornito il supporto incondizionato, promosso dalla Società Italiana di Pediatria (SIP) – e dalla Società Italiana di Neonatologia (SIN), ha permesso un attivo confronto tra gli attori chiave del sistema – istituzioni nazionali e regionali e società scientifiche – e, sulla scorta delle nuove evidenze clinico-epidemiologiche ed economico-sanitarie, ha sottolineato l’urgenza di attuare al più presto una strategia di prevenzione allargata, con attribuzione dei costi, anche per gli anticorpi monoclonali, al budget prevenzione. Un cambio di paradigma, quindi, che permetta di passare da una focalizzazione su una specifica popolazione target alla protezione di tutti i neonati e bambini. L’evento è stato, quindi l’occasione per una presa di posizione e un impegno effettivo da parte delle istituzioni per il raggiungimento di quest’obiettivo.
    ‘Sanofi è orgogliosa di poter mettere a disposizione anche in Italia una soluzione concreta ad un bisogno di sanità pubblica per cui non esisteva risposta – afferma Mario Merlo, General Manager Vaccines Sanofi Italia -. Sfidare i confini della scienza per migliorare la vita delle persone è il nostro scopo. L’obiettivo che ci spinge ad innovare costantemente per non accontentarci mai. Sono stati necessari decenni di ricerca e sviluppo per ottenere uno strumento di prevenzione nuovo in grado di fornire protezione contro la malattia da RSV a tutti i neonati e i bambini. Anche la comunità scientifica italiana ha riconosciuto come questo possa potenzialmente rivoluzionare l’approccio preventivo e l’impatto clinico e sanitario di questo insidioso virus stagionalè.
    Il Board del “Calendario per la Vita”, composto dalle Società Scientifiche di Pediatria (SIP), di Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (SItI), Neonatologia (SIN) e della Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP), ha riconosciuto la sicurezza ed efficacia di nirsevimab e il suo impiego come nuovo strumento di prevenzione a disposizione della sanità pubblica. Il Board ha auspicato che nirsevimab venga incluso nel Calendario del Piano Nazionale di Immunizzazione, proprio per il suo potenziale grande impatto in termini di possibilità preventiva universale che risponde ad un bisogno medico finora insoddisfatto.
    Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e il Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie (European Centre for Disease Prevention and Control – ECDC) hanno raccomandato ai NITAG nazionali (National Immunization Technical Advisory Group) di allargare, sulla base delle evidenze scientifiche, il concetto di immunizzazione a nuove soluzioni preventive, come quelle rappresentate dagli anticorpi monoclonali, per malattie infettive che hanno un importante impatto in termini di Sanità Pubblica.
    Da qui è scaturito un grande interesse della sanità pubblica nei confronti di questo potenziale cambio di paradigma in termini di governance di prevenzione. Altri Paesi europei, come la Francia e la Spagna, infatti, hanno implementato una strategia di immunizzazione che include gli anticorpi monoclonali nel calendario finanziata dal budget della prevenzione, affinchè tutti i bambini nella loro prima stagione RSV possano essere ugualmente protetti.
    ‘Da mesi collaboriamo con tutti gli attori del mondo scientifico e sanitario affinchè si possano creare le condizioni necessarie per sfruttare il potenziale offerto da questo nuovo strumento di prevenzione e se ne favorisca l’accesso sul territorio a beneficio della salute nella prevenzione in tutti i bambini nel primo anno di vità, aggiunge Merlo.
    Peraltro, secondo uno studio di prossima pubblicazione dell’EeHta Ceis, estendere la strategia di profilassi consentirebbe di ridurre gli eventi sanitari correlati ad RSV, evitando i relativi costi (tanto diretti sanitari che indiretti). Secondo lo studio, infatti, una strategia di prevenzione estesa a tutti i neonati e bambini che vanno incontro alla loro prima stagione di RSV, assumendo una copertura pari al 60% dell’intera coorte di nascita, determinerebbe una riduzione ogni anno di circa il 46% di eventi sanitari selezionati, ovvero oltre 100.000 minori richieste di prestazione tra visite mediche ambulatoriali, accessi al pronto soccorso e ospedalizzazioni causati dall’infezione acuta da RSV.
    Il tutto, accompagnato da un’importante riduzione della mortalità, pari a -39%. Alla riduzione di eventi sanitari corrisponderebbe anche un notevole vantaggio economico, quantificato in una riduzione di spesa totale pari ogni anno a oltre 30 milioni di euro (45%) rispetto alla situazione attuale.
    In Italia, nell’ultima stagione 2022/2023, più del 50% delle sindromi simil-influenzali nei bambini di età La stagione dell’RSV va solitamente di pari passo con la stagione influenzale. E così anche in Italia, dove la circolazione dell’RSV inizia solitamente tra ottobre-novembre, registra il suo picco tra dicembre-febbraio, e si conclude tra marzo-aprile, per una durata complessiva solitamente di circa 5 mesi.
    Come confermato da recenti studi italiani, considerando una coorte di 400.000 bambini nel primo anno di vita, ogni stagione l’RSV determina il seguente l’impatto in termini di assistenza sanitaria: 20%, cioè 80.000 bambini, richiede assistenza medica ambulatoriale; 6%, cioè 24.000 bambini, accede in pronto soccorso
    4%, cioè 16.000, viene ricoverato in ospedale, di cui 3.200 in terapia intensiva.
    Il tutto concentrato nei 5 mesi di stagionalità dell’RSV, determinando così frequenti rallentamenti nell’erogazione dei servizi ambulatoriali e ospedalieri di routine.
    A livello globale, ogni anno i costi sanitari diretti nei bambini di età 0-5 anni sono di circa 4,82 miliardi di euro, di cui il 55% è rappresentato dai costi dovuti alle ospedalizzazioni mentre il 45% è dovuto ai costi delle cure territoriali.
    In Italia, nell’attuale contesto di prevenzione ristretta ai soli bambini ad alto rischio, il sopracitato modello di prossima pubblicazione stima costi sanitari diretti di assistenza medica per cause legate all’RSV pari a circa 67 milioni di euro ogni anno, di cui quasi il 60% riconducibile ai ricoveri ospedalieri. A questi costi va aggiunto l’impegno economico sostenuto per l’attuale profilassi, limitata a meno di 10.000 neonati, e pari ad oltre 40 milioni di euro nelle ultime stagioni.
    Nirsevimab è un anticorpo a lunga durata d’azione destinato a tutti i neonati per la protezione contro la malattia da RSV nella prima stagione con una singola dose, è stato sviluppato congiuntamente da Sanofi e AstraZeneca. Nirsevimab consiste in una singola somministrazione, siringa preriempita e dosaggio fisso, con protezione rapida. Nirsevimab è stato sviluppato per offrire ai neonati e ai bambini una protezione diretta contro l’RSV attraverso un anticorpo che aiuti a prevenire le infezioni del tratto respiratorio inferiore causate dall’RSV, che sono oggetto di assistenza medica. Gli anticorpi monoclonali non richiedono l’attivazione del sistema immunitario e contribuiscono a offrire una protezione tempestiva, rapida e diretta contro la malattia.

    – fonte foto a uso gratuito da pexels.com –
    (ITALPRESS).

  • Salute, Università San Raffaele: parte il progetto telecyclette

    Il professor Claudio de’Sperati, associato di Psicobiologia e Psicologia fisiologica alla Facoltà di Psicologia dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, ha presentato ad Amsterdam, nel corso del “Xr4rehab Annual Conference 2023” del 29 giugno, il progetto “Telecyclette”, una soluzione innovativa che ha l’ambizione di introdurre un nuovo modello di riabilitazione per gli anziani ricoverati nelle Rsa.

    MILANO – Gli anziani, soprattutto quando vivono in strutture assistite, affrontano tre problemi principali: l’isolamento fisico, il declino dell’attività motoria e l’impoverimento affettivo, che hanno un forte impatto negativo sulla gestione delle comorbilità fisiche e sulla qualità generale della vita. Per far fronte a questa condizione, nasce il progetto Telecyclette, che prende spunto dai sistemi di ciclismo indoor con realtà virtuale, già disponibili in commercio per gli appassionati, ma se ne differenzia per il sistema di telecomunicazione che mette in dialogo una cyclette da camera, collocata per esempio nella palestra di una Rsa, e una bicicletta reale.

    Il progetto è svolto in cooperazione con il Multisensory Experience Lab dell’Università di Aalborg (Danimarca), che, grazie al supporto del dottor Emil Høeg, co-direttore del progetto Telecyclette, e della professoressa Stefania Serafin, co-direttrice del Multisensory Experience Lab, si occuperà di sviluppare il software immersivo e di studiare l’interazione virtuale durante l’esperienza della Telecyclette. Di sviluppo si occuperà anche il team coordinato dal professor Sergio Mascetti, del Dipartimento di Informatica “Giovanni Degli Antoni” dell’Università degli Studi di Milano, in particolare mettendo a punto la tecnologia che permette di acquisire i dati dalla bicicletta reale e di trasmetterli al visore di realtà virtuale indossato dall’anziano. Il progetto si avvale della collaborazione cruciale di due RSA, la San Giuseppe di Milano (Associazione Monte Tabor) e la Residenza il Trifoglio di Torino (Cooperativa Sociale Bios), dove verranno condotte le attività di test con gli anziani, che inizieranno in autunno.
    Un contributo importante viene dall’associazione Kallipolis, una realtà non-profit di Trieste che si occupa di rigenerazione urbana, che avrà il compito di organizzare il servizio di accompagnamento ciclistico.

  • L’assessore regionale Lucchini alla Casa di Comunità a Mede

    MEDE “Oggi (ieri, nda) ho partecipato all’inaugurazione della Casa di comunità di Mede (in provincia di Pavia, ndr). Una struttura di prossimità che consentirà di garantire la continuità dei servizi sanitari e potenziare i servizi sociosanitari sempre più integrati con i Comuni della Lomellina e il Terzo settore”.

    Lo ha detto l’assessora alla Famiglia, solidarietà sociale, disabilità e pari opportunità di Regione Lombardia, Elena Lucchini.La struttura, ha proseguito l’esponente della Giunta Fontana, “vuole essere un luogo di accoglienza e ascolto ed è stata dotata di facilitazioni per il superamento delle barriere architettoniche, climatizzazione e collegamento wi-fi. Grazie alla presenza di un assistente sociale, saranno fornite informazioni e adeguati chiarimenti per l’espletamento delle pratiche sulla normativa relativa a situazioni di marginalità e disabilità”. “Sarà un punto di riferimento – ha concluso Lucchini – per promuovere e sostenere interventi di supporto a familiari e caregiver nelle situazioni di fragilità e cronicità. Sarà la Casa di tutta la Comunità”

  • L’ospedale di Magenta è il primo centro in Italia ad utilizzare DICo® 1000 per la comunicazione dei pazienti in Terapia Intensiva

    DICo® 1000, la prima soluzione italiana di Comunicazione Aumentativa e Alternativa in Terapia Intensiva certificata MDR e la cui tecnologia è coperta da brevetto, rappresenta un grande passo avanti nel campo nella comunicazione assistita e il Dott. Carlo Capra, Direttore Servizio di Anestesia e Rianimazione Ospedali Magenta e Abbiategrasso Direttore Dipartimento Emergenza e Urgenza ASST ha per primo raccolto l’opportunità utilizzando il dispositivo nel reparto di terapia intensiva.

    MAGENTA – “Mettere la Persona al primo posto” è stata la parola d’ordine alla Sessione Scientifica che si è tenuta al 34° Smart Meeting Anesthesia Resuscitation Intensive Care a Milano, ciò è possibile anche grazie alla tecnologia che permette alle persone impossibilitate a comunicare di esprimersi.
    In occasione dell’evento, il Dottor Capra, ha ricordato come DICo® 1000, dopo i primi mesi di introduzione graduale, sia ormai pianamente entrato nella routine clinica della Terapia Intensiva che lui stesso dirige. Come lui stesso ha fatto presente, il segnale è inequivocabile: “i pazienti hanno cominciato a richiederlo spontaneamente ogni volta abbiano il desiderio di comunicare qualcosa che vada al di la del semplice cenno del capo per farsi capire”.
    Anche “il personale medico e infermieristico di Magenta ritiene il dispositivo parte integrante del processo di cura alla persona” e ne propongono l’uso abituale,
    abbattendo il tempo dedicato alla comunicazione con i pazienti ed evitando errori che possono favorire l’insorgere di eventi avversi che allungano i tempi di degenza.

    Infatti, l’utilizzo della sedazione profonda in terapia intensiva è andato progressivamente a ridursi, a favore di modelli che prevedono pazienti sempre più “svegli” già dalle fasi più precoci del ricovero. Se, da un lato, queste strategie comportano numerosi vantaggi, la presenza del tubo endotrachealeo della cannula tracheostomica impedisce al paziente di esprimersi “verbalmente”, spesso limitando
    L’ospedale di Magenta è il primo centro in Italia a utilizzare DICo® 1000 per la comunicazione dei pazienti in Terapia Intensiva
    In foto: Dott. Carlo Capra pesantemente la possibilità di comunicare con i caregivers, siano essi familiari o sanitari, generando in entrambe le parti un senso di impotenza e frustrazione.
    DICO® 1000 è stato progettato per facilitare la comunicazione nei pazienti intubati, permette loro di esprimersi attraverso immagini e simboli che vengono selezionati con semplici movimenti trasmessi da un sensore inerziale.

    Il dispositivo garantisce rapidi tempi di apprendimento anche a quei pazienti che hanno limitata capacità di movimento, può essere programmato per adattarsi alle necessità dei pazienti, tiene conto della loro provenienza, traduce in 57 lingue, ha un’interfaccia intuitiva che può essere controllata tramite touchscreen, pulsanti o dispositivi di input specializzati, a seconda delle capacità motorie del paziente. I Numeri di Dico® 1000
    Dopo circa un anno, e cioè quando siamo partiti con la commercializzazione del prodotto, oggi sono 12 le Terapie Intensive in Italia che l’hanno adottato e lo utilizzano quotidianamente per dare supporto a circa il 50% dei loro pazienti che, sottoposti a ventilazione meccanica ma non a sedazione, attraverso DICo® 1000 possono esprimere i loro bisogni comunicativi.
    Una prima survey effettuata in uno di questi ospedali, ha registrato un livello di soddisfazione di pazienti e operatori sanitari che supera l’80%.

    Il Futuro prossimo
    Oltre a queste strutture, attualmente circa 20 tra le più importanti Terapie Intensive in Italia, stanno testando il dispositivo. L’introduzione nella pratica clinica per questo tipo di soluzione di Comunicazione Aumentativa e Alternativa (CAA) è infatti quello che si può definire a tutti gli effetti un “game changer” al confronto delle altre soluzioni di CAA, essenzialmente low-tech, oggi presenti.
    L’obiettivo è di perfezionare il dispositivo ampliando l’uso anche nella lungo degenza e nel domiciliare.
    SEDA S.p.A distributore per i’Italia, leader nel mercato dei dispositivi medici e DICO TECHNOLOGIES srl, start-up innovativa che ha progettato e realizzato DICo 1000®, sono due realtà Italiane operanti nel med tech, dal 2022 hanno stretto una partnership con un obiettivo comune: rispondere alle esigenze comunicative dei pazienti temporaneamente disabilitati a parlare in ambito sanitario.

  • Regione Lombardia, altri 20 milioni per taglio liste d’attesa e Centro Unico Prenotazioni

    MILANO Regione Lombardia stanzia ulteriori 20 milioni per il contenimento dei tempi d’attesa e approva il progetto definitivo per la realizzazione del Centro Unico di Prenotazione. Queste alcune decisioni assunte oggi dalla Giunta presieduta dal governatore Attilio Fontana.

    Approvata una delibera che, su proposta dall’assessore al Welfare Guido Bertolaso, prevede un’integrazione da 20 milioni euro del piano operativo regionale per il contenimento dei tempi di attesa. In questo modo lo stanziamento totale, a favore dei piani presentati dalle ATS, arriva a quota 81 milioni.

    DISTRIBUZIONE RISORSE – Della dotazione totale quindi, 46.372.000 euro sono destinati agli erogatori pubblici e 34.628.000 euro agli erogatori privati accreditati.

    COSA PREVEDE LA DELIBERA – La delibera approvata oggi contiene indicazioni alle aziende per aumentare le prestazioni ambulatoriali e di ricovero attraverso l’erogazione di prestazioni aggiuntive e fornisce importanti indicazioni sull’appropriatezza prescrittiva in radiologia e medicina nucleare. Ed ancora, il 10% delle prestazioni di diagnostica è finalizzata alla quota screening aggiuntiva che ogni ente dovrà effettuare entro fine anno. Nell’atto sono contenute anche indicazioni operative per la gestione delle agende con l’obiettivo di renderle uniformi e omogenee tra i vari enti.

    Regione Lombardia vuole superare il problema dei cosiddetti ‘no-show’ (ovvero i pazienti che non si presentano a visita) che nei primi 4 mesi del 2023 ammontano a 1.457.429, quasi il 23% delle prestazioni prenotate. Lo farà attraverso l’aumento delle prenotazioni che si aggiungeranno alla normale disponibilità. Le strutture sanitarie dovranno poi impegnarsi a pubblicare tempestivamente i referti sul Fascicolo Sanitario Elettronico entro 24 ore dalla loro produzione (almeno il 95%) e raggiungere l’80% delle prescrizioni ambulatoriali effettuate da parte dei propri specialisti in forma dematerializzata entro la fine del 2023.

    I DATI – Analizzando i numeri delle prestazioni erogate nei primi mesi dell’anno (gennaio-maggio) è evidente l’incremento di visite ed esami nelle classi di priorità B (10 giorni) e D (30 giorni), soprattutto da parte degli enti pubblici. Prendendo in esame il periodo gennaio – maggio 2019 e il periodo gennaio maggio 2023 per la classe di priorità B, grazie ai provvedimenti della Giunta regionale, sono stati erogati 101.577 esami e visite in più nel 2023, corrispondenti a un aumento del 41% di prestazioni. Per la classi di priorità D (30 giorni) la differenza nello stesso periodo tra il 2019 e 2023 fa registrare un aumento di 136.942 tra esami e visite, che vale il 24% in più.

    “Il piano operativo – ha detto l’assessore Bertolaso – ha registrato una concreta e proficua partecipazione delle strutture pubbliche e private accreditate fin dai primi mesi del 2023. Tutto ciò ha determinato un incremento delle prestazioni erogate. E, l’ulteriore somma messa a disposizione da Regione Lombardia, conferma l’impegno dell’ente in questo importante settore”.

    CUP UNICO – Con un’altra delibera, proposta sempre dall’assessore Bertolaso, la Giunta approva il progetto definitivo per la realizzazione del Centro Unico di Prenotazione regionale in cui confluiranno le agende delle strutture pubbliche e private. Una volta in essere, prevede un insieme di strumenti applicativi per la gestione centralizzata della programmazione e dell’offerta ambulatoriale. Definita quindi l’offerta tecnica, la Direzione Generale Welfare di Regione dovrà incaricare ARIA S.p.A. per la realizzazione del progetto definito affinché diventi operativo.

    “Un provvedimento davvero molto importante – ha concluso l’assessore regionale al Welfare – che vuole andare a incidere concretamente sulla facilitazione dell’accesso alle prenotazioni da parte dei cittadini. Anche in questo modo cerchiamo di rendere più semplice il ‘dialogo’ tra chi necessita di una visita o di un esame e la struttura che deve offrirla”.

  • Sanità, Ospedale di Novara: il Prof. Donadon collaboratore del Santa Crescenzia annuncia un importante studio per il cancro del fegato

    Sanità, Ospedale di Novara: il Prof. Donadon collaboratore del Santa Crescenzia annuncia un importante studio per il cancro del fegato

    Messo a punto in Italia l’integratore di nuova generazione che migliora le condizioni dei pazienti in cura oncologica. Conferme da studi clinici in doppio cieco in 3 ospedali.

    Lo studio, ora pubblicato sulla rivista scientifica internazionale ‘Cancers’, è stato coordinato dal Prof. Matteo Donadon, Direttore del Programma di Chirurgia Oncologica dell’Ospedale Universitario Maggiore della Carità di Novara.

    NOVARA/MAGENTA – L’integratore naturale Synchro Levels, già noto in ambito oncologico, è ora a disposizione di medici e pazienti in una nuova formula ulteriormente migliorata, a base di peptidi di pesce, retinolo, piridossina, tiamina, magnesio pidolato e calcio pidolato, che offre un chiaro e netto contributo al benessere dei pazienti oncologici sottoposti a intervento chirurgico: tutti i parametri principali con cui si misura il ‘performance status’ di queste persone, migliorano sensibilmente.

    E’ quanto emerge da uno studio eseguito su pazienti affetti da neoplasia primitiva del fegato, ovvero con epatocarcinoma e colangiocarcinoma, ai quali è stato somministrato l’integratore Synchro Levels prima e dopo l’operazione.

    Si tratta di uno dei pochi studi clinici in doppio cieco con placebo su un integratore. Significa che sono stati impiegati gli stessi criteri con cui sono testati i farmaci: né il medico, né il paziente sape-vano chi assumeva l’integratore e chi il placebo. Dall’analisi dei primi 66 casi, che sono stati inte-ramente seguiti per molti mesi dopo l’intervento, sono stati rilevati dati statisticamente significativi a favore del gruppo di pazienti che assumeva Synchro Levels. Attraverso un affidabile strumento di misurazione della qualità della vita, che tiene conto di diversi parametri sia fisici sia psicologici, è emerso che coloro che avevano assunto Synchro Levels hanno avuto un netto miglioramento in molti di questi parametri. Ciò non è avvenuto in coloro che hanno assunto placebo, nei quali diversi di questi parametri sono peggiorati.

    In sostanza, coloro che hanno assunto Synchro Levels hanno avuto un recupero post-operatorio più veloce e globalmente migliore. Nei prossimi mesi si prevede di poter analizzare anche i risultati in termini di recidive e sopravvivenza.

    Il lavoro è stato pubblicato ora sulla prestigiosa rivista scientifica ‘Cancers’ (Impact Factor 6,5) dopo un’attenta analisi da parte di qualificati revisori internazionali.

    E’ stato realizzato dai Proff. Matteo Donadon e Guido Torzilli, all’ospedale Humanitas di Rozzano (Milano), ed allargato, come multicentrico, all’ospedale Infermi di Rimini con il coordinamento del Dott. Luigi Veneroni, e all’ospedale Cardinal Panico di Tricase (Lecce), sotto la direzione del Dott. Emiliano Tamburini.

    Spiega il Prof. Matteo Donadon, attualmente Direttore del Programma di Chirurgia Oncolo-gica dell’Ospedale Universitario Maggiore della Carità di Novara: “L’obiettivo della ricerca era valutare se Synchro Levels potesse dare un contributo nel rafforzare l’organismo e contribuire al benessere generale della persona. Talvolta gli interventi chirurgici vengono rinviati proprio a causa del rischio rappresentato dal deperimento del paziente. Pertanto, in ambito medico, si ritiene utile trovare il modo di preparare adeguatamente gli ammalati di cancro ad affrontare al meglio le cure del caso”.

    Prof. Guido Torzilli, Direttore del Dip. di Chirurgia Generale ed Epatobiliare IRCCS Istituto Clinico Humanitas Rozzano (MI): “Una intuizione italiana ha aperto nuovi orizzonti nella gestione dei pazienti oncologici aiutandoli a meglio affrontare le cure. Questo studio sul Synchro Levels ci sta dicendo che siamo sulla strada giusta”.

    Dott. Luigi Veneroni, Chirurgia Generale Ospedale Infermi Rimini: “Vorrei ringraziare prima di tutto i pazienti e coloro che hanno reso possibile lo studio randomizzato. Un grazie ai collaboratori Dott. Davide Tassinari, Dott. Gabriele Donati, Dott.ssa Brit Rudnas, Dott.ssa Claudia Soverchia, Dott.ssa Denise Lombardi, Dott. Gianluca Garulli. Considerati i risultati raggiunti, auspicherei un nuovo lavoro che possa associare il Synchro Levels a un farmaco chemioterapico efficace sulle patologie primitive del fegato”.

    Dott. Emiliano Tamburini, Direttore Struttura Complessa Oncologia Ospedale Cardinale G.Panico di Tricase: “Avevo già avuto modo di prescrivere l’integratore Synchro Levels negli ultimi anni in cui lavorai in Romagna, notando come l’uso dell’integratore, su molti pazienti, impattasse positivamente in termini di qualità di vita; questo oltretutto al costo di nessun effetto collaterale riportato dai pazienti. Proprio grazie all’esperienza pregressa, ho accolto con entusiasmo la possibilità di partecipare ad uno studio randomizzato, il primo per me su un integratore, convinto di quanto questo prodotto potesse aggiungere alle nostre terapie tradizionali. I dati hanno poi di fatto confermato quella che era una evidenza legata alla pratica clinica.”

    Già nel 2019 sul Synchro Levels era stato realizzato uno studio pilota su 24 pazienti affetti da tumore al colon in stadio avanzato. Il progetto era stato coordinato dal Prof. Mariano Bizzarri, del Dipartimento di Medicina Sperimentale dell’Università La Sapienza di Roma, dove coordina il System Biology Group Laboratory e dirige il centro di Biomedicina Spaziale. In quello studio pilota, ad un gruppo era stato somministrato il solo farmaco Regorafenib mentre all’altro gruppo a Regora-fenib era stato associato Synchro Levels. I risultati avevano evidenziato un importante contributo di Synchro Levels nel sostenere la salute generale dei pazienti contribuendo ad una loro miglior aderenza alle cure standard che pertanto potevano ‘funzionare ancora meglio’.

    Synchro Levels è un integratore messo a punto, prodotto e distribuito da Aurora Biosearch di Bollate (MI), società di ricerca e sviluppo impegnata a realizzare soluzioni di nuova generazione per l’oncologia, la neurologia, la dermatologia e la medicina rigenerativa.

    L’approccio alla ricerca in Aurora Biosearch si inserisce nell’ambito della biologia dei sistemi complessi (systems biology) e della biologia dello sviluppo (developmental biology).
    Nello specifico Aurora Biosearch da anni è attiva nello studio dei processi di sviluppo embrionale ossia quei processi che guidano la nascita della vita. La comunità scientifica internazionale infatti è sempre più convinta che molte patologie complesse, quali il cancro e la neuro-degenerazione, possano essere più facilmente comprese alla luce dei meccanismi con cui si formano organi ed apparati. Processi che vengono già ampiamente studiati anche in ambito di ingegneria tessutale e medicina rigenerativa.
    Tutte le ricerche di Aurora Biosearch vengono realizzate all’interno di laboratori universitari.

    https://www.mdpi.com/2072-6694/15/10/2809

    Incremento dei 20 parametri di misurazione del performance status nei pazienti che hanno assunto Synchro Levels confrontati con l’andamento dei medesimi parametri nei pazienti che hanno preso placebo.

    I grafici rappresentano l’andamento del miglioramento dei parametri di performance status ottenuti dopo 6 mesi di trattamento con Synchro Levels in confronto al placebo.

    A) Recupero delle limitazioni nelle attività fisiche
    A) Miglioramento dei problemi fisici
    B) Superamento problemi emotivi
    C) Recupero energia e benessere psico-fisico

    Nella foto il dottor Matteo Donadon, Direttore del Programma di Chirurgia Oncologica dell’Ospedale Universitario Maggiore della Carità di Novara, nonché, collaboratore del Poliambulatorio Santa Crescenzia di Magenta

  • Sanofi lancia la campagna “Vacciconcura” per viaggiatori più consapevoli

    Salute e Medicina: scopri gli aggiornamenti di oggi su ticinonotizie.it

    MILANO (ITALPRESS) – Con l’arrivo della bella stagione torna anche la voglia di partire per staccare la spina. Rispetto al calo dovuto alla pandemia, nel 2023 si riscontra un ulteriore recupero, con l’89% degli italiani che ha in programma viaggio di vacanza nel corso di quest’anno, di cui il 20% oltre i confini europei. Fondamentale quindi, oltre al necessario da mettere in valigia, non dimenticare una corretta informazione sulle regole di prevenzione e le vaccinazioni raccomandate (o in alcuni casi obbligatorie) per la destinazione prescelta. E’ proprio a questo scopo che Sanofi lancia la campagna di sensibilizzazione “VacciConCura”, iniziativa promossa insieme a SIMVIM (Società Italiana di Medicina dei Viaggi e delle Migrazioni) che si svilupperà attraverso un portale dedicato e sui social network.
    “Che si viaggi per lavoro o per vacanza, soprattutto per quanto riguarda le mete più “esotiche”, assume grande importanza informarsi con anticipo sui potenziali rischi e sulle patologie presenti nel Paese di destinazione, oltre che sulla possibilità di proteggersi da tali malattie – spiega Alberto Tomasi, presidente della SIMVIM -. A questo proposito, le vaccinazioni rappresentano un efficace metodo preventivo per molte delle malattie che si possono contrarre in viaggio. La necessità o raccomandazione a sottoporsi a tali vaccinazioni va sempre valutata con il proprio medico o presso gli ambulatori della Medicina dei Viaggi a seconda della destinazione, della tipologia di viaggio e delle proprie condizioni di salute. Gli strumenti dedicati all’informazione dei viaggiatori sono da ritenersi in ogni caso utili nell’ambito della prevenzione poichè facilmente consultabili da tutti coloro che amano viaggiare in modo responsabile. ‘Un viaggiatore ben preparato si godrà di più il viaggio e sarà presto pronto a partire di nuovò”.
    Per rispondere alle esigenze delle persone che vogliono visitare paesi stranieri con meno preoccupazioni, Sanofi ha lanciato www.VacciConCura.it, il sito all’interno del quale i viaggiatori potranno trovare informazioni autorevoli sui vaccini necessari e sulle misure di prevenzione da prendere in vista delle partenze verso determinate mete internazionali. Inoltre, la campagna prende vita anche sui social network con tre focus dedicati: i tipi di viaggiatore, le destinazioni, le tipologie di viaggio. Per aumentare ulteriormente la consapevolezza su queste tematiche, sia all’interno delle famiglie che tra i più giovani, la campagna è veicolata anche attraverso la collaborazione con degli influencer.

    – foto ufficio stampa Sanofi –

    (ITALPRESS).

  • Farmaceutica, Takeda annuncia la rimborsabilità di Maribavir

    Salute e Medicina: scopri gli aggiornamenti di oggi su ticinonotizie.it

    ROMA (ITALPRESS) – Takeda Italia annuncia che, con la pubblicazione della determina AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) n. 424 nella Gazzetta del 22 giugno 2023, è stata ufficializzata la rimborsabilità di maribavir, farmaco orfano per il trattamento dell’infezione/malattia da citomegalovirus (CMV) refrattaria (con o senza resistenza) a una o più terapie precedenti, tra cui ganciclovir, valganciclovir, cidofovir o foscarnet, in pazienti adulti che hanno ricevuto un trapianto di cellule staminali ematopoietiche (HSCT) o di organo solido (SOT)2. Con la decisione dell’agenzia regolatoria nazionale, maribavir, il primo trattamento orale che inibisce la proteina chinasi UL97 specifica del CMV e i suoi substrati naturali, è classificato in Fascia A-PHT, a carico del Sistema Sanitario Nazionale. Il citomegalovirus è causa di una delle infezioni più comuni riscontrate nei pazienti riceventi trapianto, con un tasso di incidenza globale stimato tra il 16 e il 56% nei pazienti sottoposti a SOT e tra il 30 e l’80% nei riceventi HSCT3,4. In Italia, il tasso di incidenza è paragonabile; con una stima pari al 23,5% nei SOT5e tra il 18 e l’82% negli HSCT6.
    Sebbene la prevenzione e la gestione dell’infezione da CMV, nei pazienti sottoposti a SOT e HSCT, con le terapie disponibili, possano contribuire a migliorare gli esiti3, anche con la profilassi possono verificarsi infezioni7 e alcune possono non rispondere al trattamento8. Inoltre, le terapie antivirali attualmente disponibili possono risultare inadeguate a causa delle gravi tossicità ad esse associate. “A seguito di un trapianto, i pazienti devono aderire a regimi di farmaci immunosoppressori, anche per tutta la vita. Questi farmaci tuttavia inibiscono la risposta immunitaria, rendendo l’organismo vulnerabile alle infezioni. In queste persone, le infezioni da CMV possono portare a diverse complicazioni, al rigetto dell’organo e ad un aumento dei tassi di ospedalizzazione, con un impatto significativo sulla vita del paziente e sul Sistema Sanitario3,9. La notizia della rimborsabilità di maribavir, dunque, è un grande traguardo per l’accessibilità di un farmaco che rappresenta un valore per questa categoria di pazienti e per il Sistema Salute”, ha spiegato Alessandra Fionda, Medical & Regulatory Head di Takeda Italia.
    L’autorizzazione all’immissione in commercio si basa sullo studio di Fase 3 SOLSTICE, che ha valutato l’efficacia e il profilo di sicurezza di maribavir rispetto alle terapie antivirali convenzionali – ganciclovir, valganciclovir, cidofovir o foscarnet – per il trattamento di pazienti sottoposti a trapianto di cellule staminali ematopoietiche o di organo solido con infezione da CMV refrattaria (con o senza resistenza) a una terapia precedente. “La rimborsabilità in fascia A di maribavir rappresenta un nuovo traguardo per Takeda Italia, che da sempre si pone come obiettivo centrale l’attenzione all’intero percorso del paziente. Il trapianto è un dono che deve essere preservato attraverso l’attenzione al paziente lungo tutto il percorso di cura: la gestione dei rischi post-trapianto, tra cui l’infezione da CMV, ne è una parte fondamentale e critica. Questo si traduce nella necessità di cambiare la prospettiva del trapianto, dal successo di una procedura chirurgica a un beneficio a lungo termine per la tutela della vita, affinchè la donazione sia una ricchezza non sprecata”, ha dichiarato Annarita Egidi, Amministratore Delegato di Takeda Italia.

    foto: ufficio stampa Takeda

    (ITALPRESS).