Categoria: Salute

  • Farmaceutica, Takeda annuncia la rimborsabilità di Maribavir

    Salute e Medicina: scopri gli aggiornamenti di oggi su ticinonotizie.it

    ROMA (ITALPRESS) – Takeda Italia annuncia che, con la pubblicazione della determina AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) n. 424 nella Gazzetta del 22 giugno 2023, è stata ufficializzata la rimborsabilità di maribavir, farmaco orfano per il trattamento dell’infezione/malattia da citomegalovirus (CMV) refrattaria (con o senza resistenza) a una o più terapie precedenti, tra cui ganciclovir, valganciclovir, cidofovir o foscarnet, in pazienti adulti che hanno ricevuto un trapianto di cellule staminali ematopoietiche (HSCT) o di organo solido (SOT)2. Con la decisione dell’agenzia regolatoria nazionale, maribavir, il primo trattamento orale che inibisce la proteina chinasi UL97 specifica del CMV e i suoi substrati naturali, è classificato in Fascia A-PHT, a carico del Sistema Sanitario Nazionale. Il citomegalovirus è causa di una delle infezioni più comuni riscontrate nei pazienti riceventi trapianto, con un tasso di incidenza globale stimato tra il 16 e il 56% nei pazienti sottoposti a SOT e tra il 30 e l’80% nei riceventi HSCT3,4. In Italia, il tasso di incidenza è paragonabile; con una stima pari al 23,5% nei SOT5e tra il 18 e l’82% negli HSCT6.
    Sebbene la prevenzione e la gestione dell’infezione da CMV, nei pazienti sottoposti a SOT e HSCT, con le terapie disponibili, possano contribuire a migliorare gli esiti3, anche con la profilassi possono verificarsi infezioni7 e alcune possono non rispondere al trattamento8. Inoltre, le terapie antivirali attualmente disponibili possono risultare inadeguate a causa delle gravi tossicità ad esse associate. “A seguito di un trapianto, i pazienti devono aderire a regimi di farmaci immunosoppressori, anche per tutta la vita. Questi farmaci tuttavia inibiscono la risposta immunitaria, rendendo l’organismo vulnerabile alle infezioni. In queste persone, le infezioni da CMV possono portare a diverse complicazioni, al rigetto dell’organo e ad un aumento dei tassi di ospedalizzazione, con un impatto significativo sulla vita del paziente e sul Sistema Sanitario3,9. La notizia della rimborsabilità di maribavir, dunque, è un grande traguardo per l’accessibilità di un farmaco che rappresenta un valore per questa categoria di pazienti e per il Sistema Salute”, ha spiegato Alessandra Fionda, Medical & Regulatory Head di Takeda Italia.
    L’autorizzazione all’immissione in commercio si basa sullo studio di Fase 3 SOLSTICE, che ha valutato l’efficacia e il profilo di sicurezza di maribavir rispetto alle terapie antivirali convenzionali – ganciclovir, valganciclovir, cidofovir o foscarnet – per il trattamento di pazienti sottoposti a trapianto di cellule staminali ematopoietiche o di organo solido con infezione da CMV refrattaria (con o senza resistenza) a una terapia precedente. “La rimborsabilità in fascia A di maribavir rappresenta un nuovo traguardo per Takeda Italia, che da sempre si pone come obiettivo centrale l’attenzione all’intero percorso del paziente. Il trapianto è un dono che deve essere preservato attraverso l’attenzione al paziente lungo tutto il percorso di cura: la gestione dei rischi post-trapianto, tra cui l’infezione da CMV, ne è una parte fondamentale e critica. Questo si traduce nella necessità di cambiare la prospettiva del trapianto, dal successo di una procedura chirurgica a un beneficio a lungo termine per la tutela della vita, affinchè la donazione sia una ricchezza non sprecata”, ha dichiarato Annarita Egidi, Amministratore Delegato di Takeda Italia.

    foto: ufficio stampa Takeda

    (ITALPRESS).

  • Rapporto Crea sanità, 8 regioni promosse

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    ROMA (ITALPRESS) – Otto Regioni/Province autonome (di cui tre migliori delle altre) promosse, sette “rimandate” e sei “bocciate” alla prova delle Performance 2023, valutate su sei dimensioni: appropriatezza, equità, sociale, esiti, economico-finanziaria, innovazione. Un quadro che sottolinea la nuova impostazione di ammodernamento dell’assistenza che punta sul territorio e sulla domiciliarità, come prescritto dal PNRR
    e dal Decreto 77/2022 di riordino dell’assistenza territoriale e che si affianca (suggerendone anche alcuni criteri di implementazione) al Nuovo Sistema di Garanzia per il controllo dei Livelli essenziali di assistenza.
    A disegnarlo è l’XI edizione del rapporto “Le Performance Regionali” del CREA Sanità, Centro per la Ricerca Economica Applicata in Sanità.
    L’analisi dei risultati delle Regioni e le relative valutazioni sono state assegnate quest’anno da oltre 100 esperti raggruppati in un Panel multistakeholder diviso in cinque grandi gruppi: istituzioni, management aziendale, professioni sanitarie, utenti, industria medicale, che hanno anche ideato un sistema di monitoraggio ‘dinamicò degli effetti dell’autonomia differenziata, che da oggi è oggetto di valutazione da parte del CREA e dei suoi esperti: oltre ai rappresentanti del
    Panel, il CREA si avvale di docenti universitari nei campi dell’economia, del diritto, dell’epidemiologia, dell’ingegneria biomedica, della statistica medica.
    Veneto, Trento e Bolzano hanno ottenuto il miglior risultato 2023 (con punteggi che superano la soglia del 50% del risultato massimo ottenibile, rispettivamente: 59%, 55% e 52%).
    Toscana, Piemonte, Emilia-Romagna, Lombardia e Marche vanno abbastanza bene, con livelli dell’indice di Performance compresi tra il 47% e il 49 %.
    Ma le buone notizie finiscono qui: se Liguria, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Umbria, Molise, Valle d’Aosta e Abruzzo raggiungono livelli di Performance abbastanza omogenei, seppure inferiori, compresi nel range 37-43%, Sicilia, Puglia, Sardegna, Campania, Basilicata e Calabria, hanno livelli di
    Performance che risultano inferiori al 32%.
    In sostanza la valutazione divide in due l’Italia, con circa 29 milioni di cittadini nelle prime otto Regioni che possono stare relativamente tranquilli
    e altri 29 milioni nelle Regioni rimanenti che potrebbero avere serie difficoltà nei vari aspetti delle dimensioni considerate.
    Sulle sei dimensioni, a loro volta suddivise ciascuna in tre indicatori – ognuno con un suo peso che ha determinato le differenze finali -, la valutazione degli stakeholder è stata abbastanza omogenea (ma i ‘votì più bassi sono stati quelli degli utenti).
    Le tre dimensioni appropriatezza, equità e sociale contribuiscano per oltre il 60% alla Performance: 24,9%, 22,6% e 15,6% rispettivamente; segue la dimensione esiti (13,9%); le dimensioni economico-finanziaria e innovazione, contribuiscono rispettivamente per il 12,1% e l’11,5 per cento.
    Con alcune differenze quantitative, equità e appropriatezza (quest’ultima con l’eccezione dei rappresentanti delle istituzioni) sono nelle prime tre posizioni per tutte le categorie di stakeholder; la dimensione sociale anche, ad eccezione però, dei rappresentanti dell’Industria medicale.
    Le performance sono chiaramente indicate Regione per Regione nel modo più semplice: i valori degli indicatori sono stati
    associati a due colori differenti: verde se il valore è migliore della media nazionale e rosso se è peggiore. Un triangolo rivolto verso l’alto è indicativo di un miglioramento dell’indicatore rispetto al 2019, verso il basso di un peggioramento. L’assenza
    del triangolo significa una sostanziale invarianza del valore.
    Così, ad esempio, il Veneto (Regione che ha ottenuto i risultati migliori) presenta tutti gli indicatori delle prime quattro dimensioni per importanza “verdi”.
    E solo nella dimensione economico-finanziaria ha due ‘rossì per quanto riguarda la spesa sanitaria pubblica e l’incidenza dei consumi sanitari sul totale dei consumi; e nella dimensione innovazione non va l’attuazione del fascicolo sanitario elettronico. La Calabria (la Regione coi risultati peggiori) è quasi tutta “rossa”; su diciotto indicatori, in verde ha solo quelli sull’ospedalizzazione evitabile per malattie croniche (unico nelle dimensioni maggiori), l’indice di salute mentale, la spesa pro-capite standardizzata, l’implementazione della rete oncologica e lo sviluppo del fascicolo sanitario elettronico.
    In prospettiva, obiettivo del CREA e degli oltre 100 stakeholder sarà verificare che con l’autonomia differenziata non si generino arretramenti regionali (almeno rispetto ai LEA, ma anche rispetto alla Performance complessiva), ovvero che tutte le Regioni procedano in un processo di miglioramento, evitando peggioramenti attribuibili al rischio che l’autonomia diventi più competitiva che cooperativa.
    Come? Osservando le variazioni di un nucleo di indicatori “permanenti”, onde permettere l’apprezzamento delle dinamiche in essere, grazie a tre indicatori: il primo, basato sulle variazioni dell’”area” delle Performance peggiori regionali;
    il secondo, sul numero di miglioramenti o peggioramenti di tali
    Performance; ed il terzo, sulla diversa dinamica registrata dagli indicatori nelle Regioni a cui sarà stata riconosciuta un’autonomia differenziata in Sanità, rispetto alle restanti.
    Nel primo caso l’aspettativa è che, coerentemente con la logica del rispetto dei LEA e del miglioramento complessivo della
    Performance (effetto “traino” descritto nel Ddl sull’autonomia differenziata) l’area (rossa nel grafico: gli indicatori sono quelli riportati nelle schede regionali per ogni dimensione) generata fra il valore medio nazionale e i risultati peggiori regionali (ovvero il risultato delle Regioni posizionate in corrispondenza del valore minimo o, in alternativa, del primo quartile della distribuzione) diminuisca negli anni (ovvero crescano i livelli minimi di Performance regionali sui singoli indicatori). Nel secondo, che utilizzando le preferenze sviluppate nell’ambito del progetto “Le Performance Regionali”, sia possibile raffinare ulteriormente l’indicatore, elaborando una “area standardizzata” in base ai pesi attribuiti alle diverse dimensioni o ai diversi indicatori prescelti.
    La terza necessità emersa dal Panel richiede un adeguato investimento per migliorare i sistemi informativi: infatti, spesso i sistemi di monitoraggio adottati nell’ambito del SSN sono stati costruiti (anche) sulla base della disponibilità dei flussi informativi che, peraltro, sono stati originariamente sviluppati per altre necessità, per lo più di tipo amministrativo.
    -foto ufficio stampa Crea Sanità-
    (ITALPRESS).

  • Busto Arsizio: questa sera Carlo Borghetti e Samuele Astuti parlano di Case di Comunità e dello stato della Sanità lombarda

    Appuntamento sulla Sanità questa sera organizzato dal circolo del PD

    RICEVIAMO & PUBBLICHIAMO BUSTO ARSIZIO VA – “Il Governo Meloni non ha stanziato risorse per la Sanità per coprire l’inflazione e il caro bollette, cioè sta definanziando la Sanità pubblica;
    la Regione Lombardia è in grave ritardo sulla realizzazione del PNRR e delle Case di Comunità (poco importa a che punto sono le altre regioni): così si perde l’occasione per costruire finalmente una sanità territoriale regionale all’altezza dei bisogni, smontata negli ultimi 25 anni, e oggi disponibile troppo spesso solo per chi se la può pagare

    Ne parliamo ‘stasera a Busto Arsizio con il Circolo PD con Carlo Borghetti e il collega Samuele Astuti”.

  • In Lombardia prosegue il progetto per l’implementazione della medicina di precisione

    Una delle prime realtà ad attivare la Rete Oncologica Regionale, diagnosticati ogni anno circa 60.000 nuovi casi di cancro

    MILANO – Prosegue in regione Lombardia il Progetto ‘Percorso regionale per l’implementazione della medicina di precisione nei territori italiani’ creato dal gruppo APMP- Associazioni Pazienti, insieme per il diritto alla Medicina Personalizzata in oncologia (clicca qui per maggiori informazioni), con il supporto di Roche e in collaborazione con Deloitte, con l’obiettivo di promuovere il corretto utilizzo della medicina di precisione in oncologia sul territorio locale e nazionale.

    Il terzo evento dell’iniziativa, che prevede una serie di tavoli di confronto in sei regioni italiane, volti a favorire la connessione di stakeholder chiave quali Clinici, Istituzioni regionali, Management Sanitario, Farmacisti Ospedalieri, referenti della Rete Oncologica Regionale e delle Associazioni di Pazienti del gruppo APMP, è stato ospitato a Milano.

    IL CANCRO E I NUMERI IN REGIONE LOMBARDIA
    Secondo gli ultimi dati, nella regione Lombardia si stima che siano diagnosticati ogni anno circa 60.000 nuovi casi di cancro, che si traducono in un tasso di incidenza pari a 6 nuovi tumori per 1.000 abitanti: questo dato rappresenta il 15% delle nuove diagnosi di tumore registrate in Italia nel 2022.
    Il numero delle nuove diagnosi è in costante aumento per molteplici fattori, tra cui la diffusione degli screening o di altre forme di diagnosi precoce di alcuni tumori (es. mammella, colon-retto ecc.), l’aumento dell’aspettativa di vita e i costanti miglioramenti negli anni di sopravvivenza dal momento della diagnosi.

    LA RETE ONCOLOGICA REGIONALE E I MOLECULAR TUMOR BOARD
    Rispetto alle altre regioni italiane, la Lombardia è stata una delle prime realtà ad attivare la Rete Oncologica Regionale e si è impegnata ad istituire vari Molecular Tumor Board (MTB) nei centri di eccellenza oncologici della regione (es. Istituto Europeo di Oncologia, Istituto Nazionale dei Tumori ecc.).
    Alla luce dello schema di DM approvato in Conferenza Stato-Regioni il 10 maggio, sarebbe utile definire dei criteri di accesso alla rete e istituire un organismo di coordinamento dei MTB locali, che si avvalga di una piattaforma informatica condivisa di raccolta dati.

    C’è ancora tanta strada da fare per offrire percorsi sempre più personalizzati per i pazienti oncologici, grazie anche al contributo delle Associazioni Pazienti che sono sempre più coinvolte attivamente in questi percorsi.

    I PARTECIPANTI AL TAVOLO DI LAVORO

    Al tavolo di lavoro in Lombardia hanno partecipato il Dottor Massimo Barberis, Direttore Unità Clinica di Genetica Oncologica, IRCCS Istituto Europeo di Oncologia (IEO)- Milano, la Dottoressa Elena Castagnetti, Membro del Consiglio Direttivo IPOP onlus- Associazione Insieme per i Pazienti di Oncologia Polmonare, il Professor Diego Luigi Cortinovis, Direttore ff SC Oncologia Medica, Direttore SS Lung Unit c/o la SC di Oncologia Medica, Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori- Monza, il Dottor Vito Ladisa, Direttore SC Farmacia Ospedaliera, Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori- Milano e il Dottor Roberto Mazza, Componente del Comitato Scientifico Salute Donna ODV.

    A Milano hanno portato il proprio contributo anche il Dottor Carlo Nicora, Direttore Generale Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori- Milano, il Professor Giancarlo Pruneri, Direttore Dipartimento Patologia diagnostica e Laboratorio, Fondazione IRCCS Istituto Nazionale dei Tumori- Milano, il Dottor Claudio Talmelli, Consigliere Europa Uomo Italia Onlus, e il Professor Alessandro Venturi, Presidente CDA Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo- Pavia, membro Steering Committee- ROL.

    VENTURI: “LA RETE ONCOLOGICA LOMBARDA HA RUOLO ESSENZIALE NELLA MEDICINA DI PRECISIONE IN ONCOLOGIA”

    ‘La Rete Oncologica Lombarda- ha affermato il Professor Alessandro Venturi- ricopre un ruolo essenziale nell’ambito della medicina di precisione in oncologia in quanto ha il compito di organizzare la rete dei centri di riferimento che erogano le prestazioni sanitarie avanzate dal punto di vista diagnostico e terapeutico. Ciò richiede in primo luogo una centralizzazione, un’efficiente diffusione dei dati e delle informazioni sanitarie generate, mantenendo un corretto bilanciamento tra l’erogazione di prestazioni avanzate e la sostenibilità economica’.

    PRUNERI: “I MTB SONO ESSENZIALI PER L’ANALISI DEI DATI OTTENUTI DALLA PROFILAZIONE MOLECOLARE ESTESA”

    ‘È necessario costruire una rete di professionisti e di laboratori di altissimo livello- ha sottolineato il Professor Giancarlo Pruneri– per garantire ai pazienti un servizio efficiente sul territorio regionale. I MTB sono essenziali per l’analisi dei dati ottenuti dalla profilazione molecolare estesa e permettono di offrire ai pazienti trattamenti personalizzati con farmaci innovativi off-label o nel contesto di studi clinici’.

    CORTINOVIS: “FONDAMENTALE CHE ONCOLOGI E ANATOMOPATOLOGI LAVORINO INSIEME IN GRUPPI MULTIDISCIPLINARI”

    ‘È fondamentale- ha evidenziato il Professor Diego Luigi Cortinovis- che oggigiorno gli oncologi e gli anatomopatologi lavorino insieme all’interno di gruppi multidisciplinari, condividendo le informazioni tramite un linguaggio comune. Questo porterà ad un miglioramento nell’accesso e nella fruibilità dei test NGS e di conseguenza ad un accesso alle nuove cure per i pazienti oncologici’.

    CASTAGNETTI: “ASSOCIAZIONI DI PAZIENTI HANNO RUOLO FONDAMENTALE NEL TENERE VIVA ATTENZIONE DELLE ISTITUZIONI SU PROBLEMATICHE E BISOGNI”

    ‘Le Associazioni Pazienti- ha dichiarato la Dottoressa Elena Castagnetti- rivestono un ruolo fondamentale nel tenere sempre viva l’attenzione delle Istituzioni sulle problematiche e sui bisogni dei pazienti. Diffondono informazioni, collaborano e comunicano con le strutture ospedaliere in modo tale che il paziente ed il proprio caregiver non si trovino abbandonati durante il percorso di cura’.
    Dal terzo tavolo di confronto regionale è emerso quanto la Lombardia abbia la capacità di saper sfruttare il potenziale dei propri centri di eccellenza e delle figure professionali di altissimo livello che le guidano. Grazie ad una grande motivazione da parte degli esperti riuniti al tavolo, si è resa possibile una discussione aperta, di grande valore, dalla quale è emerso il grande impegno che della Regione Lombardia negli ultimi anni e che, con l’obiettivo di migliorarsi sempre di più, si propone di dare nell’immediato futuro.

    L’ONCOLOGIA DI PRECISIONE PER PERCORSI DI CURA PERSONALIZZATI ED EFFICACI

    I successi della ricerca scientifica- nel campo della genetica, genomica e biologia molecolare- da una parte, e quelli della scienza dei dati dall’altra, stanno trasformando la prevenzione, la diagnosi e il trattamento dei tumori. Negli ultimi anni abbiamo assistito all’affermazione dell’oncologia di precisione, un approccio al tumore a partire dalle sue caratteristiche genetiche e molecolari, diverse per ogni individuo e indipendenti dalla sede anatomica dove la malattia si sviluppa.

    L’oncologia di precisione si è inoltre evoluta a oncologia personalizzata, un approccio che mette al centro l’individuo e non solo il suo tumore. L’obiettivo è quindi quello di integrare tutte le informazioni di chi convive con la malattia- dalla genetica allo stile di vita, dal genotipo all’ambiente in cui vive- per individuare un percorso di cura il più aderente possibile alle esigenze di ogni singola persona, dal punto di vista terapeutico e della qualità di vita.

    IL GRUPPO APMP
    Alla luce di queste considerazioni, 12 Associazioni di Pazienti attive nel campo dell’oncologia (Acto Italia Alleanza contro il Tumore Ovarico ETS, Europa Donna Italia, Europa Uomo Italia Onlus, F.A.V.O. – Federazione Italiana delle Associazioni di Volontariato in Oncologia, La Lampada di Aladino ETS, Fondazione IncontraDonna, IPOP Onlus – Associazione Insieme per i Pazienti di Oncologia Polmonare, Associazione PaLiNUro – Pazienti Liberi dalle Neoplasie UROteliali, Salute Donna Onlus – Salute Uomo, WALCE Onlus – Women Against Lung Cancer in Europe e UniPancreas Associazione Onlus) si sono impegnate a collaborare insieme affinché l’equità di accesso ai percorsi della medicina di precisione, nel nostro Paese, venga recepita come un obiettivo prioritario da parte delle Istituzioni, per permettere un accesso più ampio, secondo criteri di appropriatezza ben definiti, a questo approccio diagnostico-terapeutico.

    Il Gruppo, denominato APMP- Associazioni Pazienti, insieme per il diritto alla Medicina Personalizzata in oncologia, con il supporto di Roche, dopo aver enfatizzato l’importanza dell’oncologia personalizzata nel Libro Bianco della medicina personalizzata in oncologia (2021), ha dato inizio al progetto APMP & Regioni, con cui si impegna a continuare a lavorare insieme attraverso l’avvio di un percorso di sei tavoli di lavoro regionali, con l’obiettivo di sensibilizzare la corretta implementazione della medicina di precisione in oncologia su tutto il territorio nazionale.

    IL PERCORSO REGIONALE
    Il progetto coinvolge sei regioni lungo la penisola italiana. Si è partiti con Sicilia a marzo e Abruzzo a maggio, per poi arrivare al terzo appuntamento in Lombardia e quindi procedere nelle regioni Campania, Piemonte e Lazio. Al termine degli eventi, sarà realizzato un report con le evidenze raccolte che sarà presentato ai decision-maker (tecnici e politici a livello regionale/nazionale) durante un evento nazionale.

    I tavoli di lavoro regionali stanno aprendo ad un dialogo costruttivo tra i diversi stakeholder quali Clinici, Management Sanitario, Istituzioni regionali, Farmacisti Ospedalieri, referenti delle Associazioni di Pazienti del gruppo APMP e della Rete Oncologica Regionale, il cui contributo risulta essere essenziale per definire le criticità e best practice al fine di co-creare nuove proposte operative da rivolgere alle Istituzioni nazionali, portando all’attenzione le diverse realtà regionali in vista di una futura discussione costruttiva, con l’obiettivo finale di ottenere dei risultati concreti in termini di miglioramento nell’adozione della medicina di precisione in campo oncologico.

    (FONTE AGENZIA DIRE)

  • Dall’intelligenza artificiale un aiuto contro l’ictus

    L’intelligenza artificiale al servizio di medici, pazienti e caregiver per la gestione delle fasi acute e croniche dell’ictus ischemico.

    Questo lo scopo del progetto TRUSTroke che avrà come output finale lo sviluppo di una nuova piattaforma basata appunto sull’intelligenza artificiale. Ma per arrivare a questo, è necessario ‘istruire’ gli algoritmi di intelligenza artificiale per far loro imparare come evolve l’ictus in un vasto gruppo di pazienti. Completata la fase preparatoria, questi strumenti di intelligenza artificiale saranno validati su una serie di pazienti, per verificare se sono stati correttamente ‘addestrati’, cioè per valutare se la previsione che l’algoritmo fa in termini di miglioramento o peggioramento clinico, di recidiva di ictus, di re-ospedalizzazione, di aderenza alla terapia di prevenzione secondaria, risulti affidabile o meno.

    Il progetto TruStroke si articola in due grossi filoni: la parte tecnica, che si occuperà di sviluppare gli algoritmi, e la parte clinica, coordinata dal Policlinico Gemelli. I partner tecnici sono Eurecat, Josef Stefan Institute, Nora Health, Politecnico di Milano, Cnr, Nacar. Verrà inoltre sviluppata e utilizzata un’infrastruttura di apprendimento federato (ospitata dal Cern) per consentire una creazione collaborativa di modelli predittivi affidabili basati sull’Ai, sfruttando i dati relativi all’ictus, senza compromettere la privacy (Eatris, Stroke Alliance for Europe) e implementando i migliori protocolli di sicurezza. La Fondazione Policlinico Gemelli Irccs e il Centro multidisciplinare Gemelli Generator, diretto dal professor Vincenzo Valentini, avranno il ruolo di coordinare le attività cliniche, svolte in strutture ospedaliere di rilievo mondiale (ospedale universitario Vall D’Hebron di Barcellona, Università Cattolica di Lovanio, Policlinico universitario di Ljubljana); si occuperanno di definire le variabili cliniche su cui si baseranno i modelli predittivi, di promuovere gli studi clinici per verificare l’efficacia dei modelli predittivi sviluppati e di validarli clinicamente; contribuiranno inoltre all’integrazione dei risultati nelle linee guida che a livello internazionale definiscono gli aspetti salienti della cura dei pazienti con ictus. “Il progetto TruStroke – spiega Paolo Calabresi, direttore dell’Unità operativa complessa di Neurologia del Policlinico Gemelli e ordinario di Neurologia all’Università Cattolica – rappresenta una straordinaria opportunità di implementazione dei processi di gestione dei pazienti con ictus ischemico con importanti ricadute per il singolo paziente e la collettività”. Il coordinamento generale del network è affidato all’Ospedale universitario di Vall D’Hebron di Barcellona.

    Se gli algoritmi che stiamo costruendo si dimostreranno validi – prosegue il dottor Caliandro – questo ci consentirà di ottimizzare il percorso di cura del paziente, non solo in ospedale, migliorando la sua assistenza e i tempi di degenza, ma anche a domicilio, dove continuerà a essere seguito attraverso strumenti e applicazioni che faranno da interfaccia tra il paziente a casa e noi in ospedale”.Il progetto TRUSTroke si articola in due grossi filoni: la parte tecnica, che si occuperà di sviluppare gli algoritmi, e la parte clinica, coordinata dal Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS. I partner tecnici sono Eurecat, Josef Stefan Institute, Nora Health, Politecnico di Milano, CNR, NACAR; verrà inoltre sviluppata e utilizzata un’infrastruttura di apprendimento federato (ospitata dal CERN) per consentire una creazione collaborativa di modelli predittivi affidabili basati sull’IA, sfruttando i dati relativi all’ictus, senza compromettere la privacy (EATRIS, Stroke Alliance for Europe) e implementando i migliori protocolli di sicurezza

  • Inaugurato “Open Space”, primo polo interculturale di Roma

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    ROMA (ITALPRESS) – E’ stato inaugurato “Open Space” il primo polo interculturale di Roma per la creazione di reti e ponti con il mondo della cultura, dell’arte e del mondo produttivo, aperto alla cittadinanza. Lo spazio si trova in Corso Vittorio Emanuele II, al civico 343, ed è realizzato nell’ambito del progetto Psic – Percorsi Sanitari Integrati Complessi cofinanziato dalla Unione Europea attraverso il Fami, Fondo Asilo Migrazione e Integrazione, e che vede capofila Roma Capitale, attraverso il dipartimento delle Politiche sociali, e il coinvolgimento delle 3 aziende sanitarie locali ASL Roma 1, 2 e 3.
    “Open Space” è un luogo dove si incrociano linguaggi, competenze tecniche, arti, culture, e dove si incontrano anche persone con esperienze di esclusione e di traumi sociali connessi allo stigma e alle migrazioni. L’obiettivo di questo nuovo polo interculturale cittadino è di sostenere un nuovo modello di inserimento sociale di persone troppo spesso “confinate” negli specifici settori d’intervento dei relativi servizi o escluse dal mondo culturale, formativo e produttivo.
    Alla inaugurazione, organizzata da Giancarlo Santone, Direttore del Centro di Salute per Migranti Forzati (SAMIFO) della ASL Roma 1, hanno partecipato tantissime persone, tra le quali Padre Camillo Ripamonti, Presidente del Centro Astalli, servizio dei Gesuiti per i rifugiati in Italia e Barbara Funari, Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Roma.
    “Oggi inauguriamo uno spazio non sanitario ma che è strettamente collegato con la salute – ha dichiarato Santone -. Perchè la salute non è solo accertamenti, visite e medicinali ma è anche benessere che si può raggiungere attraverso la possibilità di esprimere ed esprimersi in diversi modi. Open Space sarà uno spazio aperto a tutti; un aeroporto di arrivi e partenze! Di arrivi perchè è un luogo di alta visibilità e qui ci sarà la possibilità, per chi fa delle cose belle inerenti il nostro progetto, di potersi far vedere; di partenze, invece, perchè qui vorremmo avviare diversi laboratori di attività multimediali, gioiello etico e tanto altro. Se gli altri partner saranno d’accordo – ha aggiunto Santone – vorrei che questo spazio fosse una sorta di mostra permanente dove organizzare tante altre iniziative nel corso dell’anno, una specie di museo moderno interattivo sulle migrazioni”.
    foto ufficio stampa ASL Roma 1
    (ITALPRESS).

  • Precisione e ripresa più rapida, i vantaggi della chirurgia robotica

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    MILANO (ITALPRESS) – Massima precisione, minima invasività. La chirurgia robotica è la naturale evoluzione della chirurgia laparoscopica, e in particolare permette di raggiungere sedi anatomiche difficili da trattare. Viene infatti utilizzata soprattutto nella regione toracica e in quella addominale. Nel sistema robotico, il chirurgo che esegue l’intervento non è al letto operatorio, ma seduto davanti a una console tecnologica. Da qui, utilizzando dispositivi simili ai joystick dei giochi elettronici, manovra gli strumenti chirurgici montati sui bracci del robot che fisicamente esegue l’intervento. La chirurgia robotica, pertanto, permette di superare i limiti dell’uomo chirurgo, dalla vista, alla mobilità, alla memoria, data la possibilità di sovrapporre al campo operatorio immagini radiologiche che permettono di rendere ancora più preciso e radicale l’intervento. Sono questi alcuni dei temi trattati dal professor Paolo Bianchi, Direttore del dipartimento di chirurgia dell’Unità Complessa di chirurgia dell’Ospedale San Paolo di Milano e professore a contratto della Scuola di Specializzazione in Chirurgia dell’Apparato Digerente ed Endoscopia Digestiva Chirurgica di Milano, intervistato da Marco Klinger, per Medicina Top, format tv dell’agenzia di stampa Italpress.
    “La chirurgia robotica è una chirurgia mini invasiva, questo significa una ripresa più rapida dopo l’intervento, meno complicanze, una grande precisione: è come operare col microscopio – ha spiegato Bianchi – Noi nella nostra struttura abbiamo quattro piattaforme robotiche a disposizione, per cui facciamo tanti interventi. Il robot è anche uno strumento di insegnamento molto valido: al giorno d’oggi, conta soprattutto però avere anche un background di chirurgia tradizionale, mentre in un futuro remoto avremo chirurghi che partiranno direttamente dal robot”. Una tecnologia che pian piano prende campo anche in Italia: “La chirurgia robotica è ancora in fase di sviluppo, soprattutto in ambito addominale – ha aggiunto il professore – Questo perchè fino a oggi i robot sono estremamente costosi e non ce ne sono ancora tanti a disposizione. Il più diffuso è il Da Vinci, ma ci sono altre piattaforme che stanno entrando nel mercato”.
    “Al tavolo operatorio c’è sempre un chirurgo – ha precisato Bianchi – Ma l’operatore principale si trova a una console, come una Playstation, e da lì muove i bracci e gli strumenti tramite una piattaforma digitale. Si parla da tantissimi anni di chirurgia robotica, il robot nella sua forma primitiva era stato pensato nella cardiochirurgia, poi è rimasto nel dimenticatoio, quindi è stato riscoperto dagli urologi e poi, migliorando le macchine, si è diffuso in altri campi”.
    E sull’utilizzo nel nostro paese di questo tipo di chirurgia nella quale la tecnologia avanzata supporta l’abilità umana: “La tecnologia robotica si può usare anche in urgenza se il team è ben addestrato. Grosseto è stata la prima scuola internazionale di chirurgia robotica in Italia, ora fortunatamente anche in Lombardia e a Milano si è sviluppata una scuola importante che addestra i giovani chirurghi a utilizzare le nuove tecnologie – ha aggiunto Bianchi – I giovani sono più bravi di noi e sono molto interessati e affascinati dall’utilizzo della tecnologia. Credo che nel futuro possa esserci spazio per l’intelligenza artificiale e la sovrapposizione delle immagini – ha concluso – Così, il chirurgo sarà aiutato a essere sempre più preciso e meno invasivo”.

    – foto Italpress –
    (ITALPRESS).

  • Brescia: denaro dai pazienti per ‘ridurre’ liste di attesa, arrestato primario

    BRESCIA Questa mattina i carabinieri di Breno (Brescia) hanno dato esecuzione ad un’ordinanza cautelare di arresti domiciliari nei confronti del Dirigente Medico del Reparto di Oculistica dell’Ospedale Civile Vallecamonica di Esine (Bs) cui sono stati contestati, in via provvisoria, i reati di truffa aggravata, peculato, falso in atto pubblico e indebita induzione a dare o promettere utilità.

    Le indagini – iniziate lo scorso novembre e conclude in aprile – hanno portato ad indagare sul primario che, abusando della sua posizione di vertice all’interno della struttura ospedaliera, avrebbe, in tesi accusatoria: indotto gran parte dei suoi pazienti, che dovevano essere sottoposti ad interventi chirurgici alla cataratta, a consegnare somme di denaro non dovute in cambio del loro inserimento nelle liste delle operazioni da eseguirsi in ospedale a Esine, eludendo così i lunghi tempi di attesa gestiti dal Centro Unico di Prenotazione. Dopo aver fatto eseguire agli interessati gli esami strumentali preliminari il dirigente, a fronte della consegna di somme di denaro (dai 500 ai 700 Euro), avrebbe fatto inserire i loro nominativi nelle liste degli interventi ed avrebbe eseguito operazione oculistiche in 30-40 giorni.

    Il medico avrebbe erogato prestazioni sanitarie, appropriandosi illecitamente della quota che doveva essere devoluta alle casse dell’ASST Valcamonica; redatto certificati medici, che si ipotizzano falsi, finalizzati al rinnovo di patenti di guida, a favore di soggetti ai quali venivano riconosciuti dei requisiti fisici non posseduti. Inoltre avrebbe svolto attività di libera professione in forma di intramoenia allargata, prestando servizio presso uno studio medico privato, per il quale ricopre la carica di direttore sanitario, in giornate nelle quali invece sarebbe risultato in servizio presso l’ospedale di Esine. Unitamente alla misura cautelare personale è stata data esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo per un importo di circa 200mila euro. Tale provvedimento si fonda sull’analisi investigativa svolta dalla Guardia di Finanza – Sezione di Polizia Giudiziaria presso la Procura di Brescia, che ha evidenziato una rilevante sproporzione tra il patrimonio riconducibile al medico arrestato e i redditi dichiarati.

  • Nasce Team di comunità nel quartiere Flaminio a Roma, “La salute a casa”

    Salute e Medicina: scopri gli aggiornamenti di oggi su ticinonotizie.it

    ROMA (ITALPRESS) – E’ stato presentato il nuovo progetto messo a punto dalla ASL Roma 1 insieme al II Municipio “La salute a casa” un network costruito con le associazioni di volontariato e i servizi di zona. Al villaggio Olimpico 20 stand di servizi al cittadino, tra cui gli appuntamenti di screening oncologici e le informazioni antitruffa a cura della Polizia di Stato. Oltre a questo dimostrazioni sportive, fanfara dei Carabinieri e tanta attività di informazione, lo scopo contrastare la solitudine che colpisce tante persone, soprattutto anziane e facilitare l’accesso ai servizi socio sanitari. Il Team di Comunità, presentato ufficialmente, avrà sede nel presidio di via degli Olimpionici 17 e offrirà aiuto e sostegno ai cittadini che abitano nel quartiere Flaminio, garantendo la presa in carico dei pazienti attraverso tutti gli specialisti della ASL insieme all Comunità di Sant’Egidio, alla Caritas e al II Municipio.
    “Dobbiamo creare dei percorsi di cura per tutte le persone fragili – ha sottolineato il Commissario Straordinario della ASL Roma 1, Giuseppe Quintavalle – che in maniera continuativa devono avere innanzitutto uno sportello di orientamento quando ne hanno bisogno, e poi deve essere assicurata loro la presa in carico integrata. Gli ultimi studi che abbiamo realizzato hanno fatto emergere che una delle gravi malattie della società contemporanea è la solitudine. E proprio su questo aspetto dobbiamo intervenire con delle figure speciali. Non solo con questa iniziativa ma con sperimentazione più ampia. La ASL Roma 1 è già all’opera per essere soggetto attivo, anche in considerazione dell’importanza strategica dei territori”.
    “Dopo lungo tempo – ha detto la Presidente del Municipio Francesca De Bello – riusciamo finalmente ad aprire questo presidio sanitario, necessario qui all’indomani della chiusura delle strutture ASL al quartiere Flaminio. E’ una iniziativa di grandissima importanza per dotare il territorio di un presidio e far sì che gli operatori possano essere fisicamente vicini ai cittadini, laddove il principio della domiciliarità dei servizi diventa di vitale importanza. Il progetto si conclude formalmente il 31 dicembre, ma lo porteremo avanti calandolo ancora di più sulle esigenze del territorio”.
    Il Questore di Roma Carmine Belfiore ha ribadito il coinvolgimento della Polizia di Stato all’iniziativa “Stiamo facendo una campagna a tappeto anche attraverso studi medici e parrocchie perchè è un messaggio che dobbiamo far arrivare velocemente. Tante persone anziane sono completamente sole e deboli e i criminali che vanno porta a porta a truffarli incidono proprio sul loro essere vulnerabili. Noi ci siamo sempre – ha concluso rivolgendosi ai partner del progetto – voi potete aiutarci ad arrivare a loro”.
    Tra gli interventi anche quello dell’avvocato Laila Perciballi, recentemente nominata Garante dei diritti delle persone anziane di Roma “Occorre l’impegno di tutti per non lasciare sole le persone anziane: creiamo relazioni fra le generazioni, portiamo a casa i nostri nonni e permettiamogli di vivere dove hanno sempre vissuto. Ai tempi della pandemia ho ‘adottatò una mia vicina di casa anziana e sarebbe bello se questo modello si diffondesse ancor di più, per far sentire meno soli gli anziani, non farli cadere nelle truffe e farli sentire parte del nostro tessuto sociale”.
    A chiudere la presentazione monsignor Vincenzo Paglia, impegnato con la Legge delega 33 sulla Riforma dell’assistenza agli anziani. “Lavoro perchè la vecchiaia sia un tempo non di scarto, ma di vita, come tutte le età – ha spiegato -. Ho 78 anni e non ho desiderio di tornare indietro, perchè le età vanno vissute in tutta la loro ricchezza e fragilità. La solitudine è il frutto dell’individualismo che è più terribile del Covid. Gli anziani hanno il diritto di abitare nelle loro case e la società ha il dovere di prendersi cura di loro, di noi. Quando ho presentato il Disegno di legge ho incontrato il ministro Giorgetti e gli ho spiegato che il punto non sono i soldi, ma la visione per cui gli anziani non vengano abbandonati. E poi se si attua l’assistenza domiciliare si risparmiano miliardi. E’ anche per questo che iniziative come ‘La salute a casà sono importantissime”.
    foto ufficio stampa ASL Roma 1
    (ITALPRESS).

  • Magenta: inaugurata la Sala della Pediatria dedicata agli adolescenti

    Tanti i presenti. Un’occasione per lanciare un appello: ABIO cerca nuovi volontari.

    MAGENTA – Lunedì 12 giugno, l’inaugurazione della sala dedicata agli adolescenti, in cura presso la Pediatria del ‘Fornaroli,’ è e vuole essere un evento importante per varie ragioni di cui, però, non riferiremo nell’ordine della loro illustrazione da parte di quanti, tra i numerosi presenti nell’ampio spazio di accesso al reparto, hanno preso la parola. Cominciamo, infatti, dal cielo azzurro dove, sopra i Camini delle Fate, galleggiano mongolfiere colorate.

    Il dipinto, realizzato da Elena e Tiziano Colombo, sfonda una parete del luogo in cui i ragazzi potranno trovare una parvenza di normalità, sollecitati da quanto raffigurato a spingere il pensiero “al di fuori dell’ospedale”, come sottolinea Ortensia Marazzi, presidente di Abio Magenta. Si deve, infatti, all’Associazione per il Bambino in Ospedale il dono degli arredi e dei decori per la sala.
    La circostanza dell’inaugurazione riveste per Abio un particolare valore. Non si tratta di visibilità, ma di riprendere con forza “la nostra missione, perché è troppo importante la costante presenza dei volontari accanto ai minori”, continua la presidente. Dopo gli anni della pandemia “in cui siamo rimasti fuori dall’ospedale”, mantenendo tuttavia una ‘vicinanza a distanza’, resa possibile dalla proficua collaborazione con il personale ospedaliero, l’obiettivo oggi è quello di tornare a operare a pieno ritmo. Allo scopo, però, urge accrescere il numero di persone “che offrano il proprio tempo libero all’associazione, ai bambini”, come ora fanno Anna, Ramona, Roberta e Sara. Il prossimo 28 di giugno, alle ore 17, presso l’aula consiliare ‘Mariangela Basile’, al 30 di via Fornaroli, avrà luogo un incontro informativo su Abio e sul percorso di formazione mirato e indispensabile per divenirne volontari.

    Un invito dunque a parteciparvi, previa iscrizione (scrivere a segreteria@abiomagenta.org oppure chiamare il 340 6530537).
    La presenza di Abio nella Pediatria del ‘Fornaroli’ dal 1999 testimonia un’attenzione per la salute dei pazienti che va oltre la cura medica e l’inaugurazione di una sala per gli adolescenti la ribadisce. E’ il dottor Stefano Fiocchi, attuale direttore dell’UO del VI piano, a sottolineare nel merito “con quanta lungimiranza la dott.ssa Luciana Parola ha creato una realtà dove i problemi, posti dal ricovero degli adolescenti, sono affrontati e gestiti con una grande competenza, costruita con un percorso che ha anticipato i tempi. Al malessere degli adolescenti non ci si può dedicare improvvisando”.

    Luciana Parola dal canto suo ringrazia i propri collaboratori – un grazie speciale alla dott.ssa Francesca Lizzoli – per averla seguita con sensibilità e impegno in un progetto teso a rispondere alle esigenze del territorio e all’urgenza di non vedere più ragazzini mandati da un Pronto Soccorso all’altro.
    Il tema dell’insufficienza e della necessità di reparti idonei al ricovero dei minori è affrontato anche dal dott. Cesare Candela, direttore sanitario dell’ASST Ovest Milano e dal dottor Giuseppe Genduso, presidente di Fondazione Abio Italia Onlus, che definisce la realtà pediatrica cittadina “un luogo felice” e auspica, inoltre, il coinvolgimento della società civile, nello specifico, attraverso l’adesione al volontariato Abio.

    Un apprezzamento unito a riflessioni sul disagio giovanile viene dal direttore del Dipartimento di Salute mentale, Giorgio Bianconi, e infine dall’assessore Maria Rosa Cuciniello. Poi, dalle parole alla musica. Si scende al secondo piano, dove dieci giovani bravi allievi della pianista Maddalena Miramonti si esibiscono in un breve applaudito concerto.