Categoria: Salute

  • Cancro al polmone, lo studio: diagnosi precoce allunga vita di 5 anni

    Nuova terapia per il cancro al polmone con mutazione Egfr in stadio precoce ha raggiunto una sopravvivenza senza precedenti nella malattia con l’88% dei pazienti vivo a cinque anni.

    I risultati positivi dello studio di fase III Adaura hanno mostrato che osimertinib, questo il nome del farmaco sviluppato da AstraZeneca, ha prodotto un miglioramento statisticamente significativo e clinicamente rilevante della sopravvivenza globale rispetto a placebo, nel trattamento adiuvante del carcinoma polmonare non a piccole cellule (Nsclc) in stadio precoce (IB, II e III A) che presenta mutazioni del recettore del fattore di crescita epidermico (Egfr), a seguito di resezione radicale. Sono questi i risultati illustrati oggi al Congresso annuale 2023 della Società americana di oncologia clinica (Asco) e pubblicati contemporaneamente sulla rivista The New England Journal of Medicine. Osimertinib – si legge in una nota – ha ridotto il rischio di morte del 51% rispetto a placebo, sia nella popolazione dell’analisi primaria (stadio II-IIIA) che nella popolazione complessiva dello studio (Stadio IB-IIIA). Nella popolazione dell’analisi primaria, l’85% dei pazienti trattati con osimertinib è vivo a cinque anni rispetto al 73% dei pazienti trattati con placebo. Nella popolazione complessiva dello studio, l’88% dei pazienti trattati con osimertinib è vivo a cinque anni, rispetto al 78% di quelli trattati con placebo. La sopravvivenza globale mediana non è stata raggiunta sia nel braccio sperimentale che nel gruppo di controllo. I pazienti trattati con placebo che hanno sviluppato malattia metastatica hanno avuto l’opportunità di ricevere osimertinib come trattamento successivo. ”Negli stadi precoci di malattia l’intento del trattamento è curativo – spiega Filippo de Marinis, direttore della Divisione di Oncologia Toracica dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano e Principal Investigator dello studio Adaura per l’Italia – La tradizionale chemioterapia non riesce a impattare in maniera significativa sulla diminuzione del rischio di recidiva di malattia locale o a distanza in percentuali superiori al 5%. Questi nuovi risultati dello studio Adaura dimostrano che quasi il 90% dei pazienti con tumore del polmone non a piccole cellule in stadio iniziale trattati con osimertinib è vivo a 5 anni, con una riduzione del rischio di morte del 51%. La rilevanza di questi dati è senza precedenti: osimertinib è il primo inibitore tirosino-chinasico dell’Egfr a dimostrare un beneficio in sopravvivenza complessiva nel setting adiuvante nei pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule Egfr mutato e sottoposti a chirurgia radicale. Risultati ancora più importanti se consideriamo che, nella malattia operabile, la sopravvivenza a 5 anni diminuisce dal 73% nello stadio IB fino al 41% nel IIIA. Il beneficio di osimertinib si estende a tutti i sottogruppi di pazienti. Infatti, negli stadi II-IIIA la sopravvivenza a 5 anni ha raggiunto l’85%. I risultati di Adaura rinforzano ulteriormente il beneficio di osimertinib quale standard di cura dopo la chirurgia nei pazienti con malattia in stadio precoce e positivi alla mutazione di Egfr”.

  • Tumore della mammella, ribociclib riduce il rischio di recidiva del 25%

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    ROMA (ITALPRESS) – La terapia adiuvante, cioè successiva alla chirurgia, con ribociclib riduce del 25% il rischio di recidiva nel tumore della mammella in stadio precoce (stadio II e III). Sono questi i dati dello studio NATALEE, presentati oggi al meeting annuale dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO). Ribociclib in associazione con la terapia endocrina (ET), rispetto alla sola terapia endocrina, riduce il rischio di recidiva del 25,2% nei pazienti con tumore della mammella in fase iniziale in stadio II e III, positivo per i recettori ormonali e negativo per il recettore 2 del fattore umano di crescita epidermica (HR+/HER2-) (HR=0,748; 95% CI: 0,618 – 0,906; p=0,0014) oltre ad un beneficio di sopravvivenza libera da malattia invasiva (iDFS) consistente e clinicamente significativo nei principali sottogruppi prespecificati. I dati di ribociclib sono risultati consistenti in tutti gli endpoint secondari di efficacia, comprese la sopravvivenza libera da malattia a distanza (riduzione del rischio del 26%) e la sopravvivenza libera da recidiva (riduzione del rischio del 28%), con un trend positivo per la sopravvivenza globale.
    “Nel 2022, in Italia, sono stati stimati 55.700 nuovi casi di carcinoma della mammella – afferma Saverio Cinieri, Presidente AIOM (Associazione Italiana di Oncologia Medica) -. La terapia adiuvante della malattia radicalmente operata può essere considerata uno dei maggiori successi in oncologia negli ultimi trent’anni. Infatti, nonostante il costante aumento dei casi, la mortalità è diminuita del 6,8% dal 2015 al 2021, non soltanto per effetto della diagnosi precoce attraverso programmi di screening, ma anche per l’efficacia della terapia adiuvante”.
    “Per ridurre il rischio di recidiva, le pazienti con carcinoma mammario in stadio precoce, positivo per i recettori ormonali e HER2 negativo, assumono il trattamento ormonale standard di durata compresa tra 5 e 10 anni, in aggiunta o meno alla chemioterapia – spiega Michelino De Laurentiis, Direttore del Dipartimento di Oncologia Senologica e Toraco-Polmonare, INT ‘G. Pascalè di Napoli -. Nello studio NATALEE, che ha coinvolto oltre 5000 pazienti, ribociclib è stato somministrato per 3 anni insieme all’ormonoterapia. In questo modo è stato ridotto di un ulteriore 25% il rischio di recidiva, in una popolazione di pazienti molto vasta, che include anche le donne senza coinvolgimento linfonodale”.
    “L’evento più impattante dal punto di vista clinico, nel carcinoma mammario operato radicalmente, è la comparsa di recidive a distanza, che si associa ad un drammatico peggioramento prognostico – sottolinea Fabio Puglisi, Direttore del Dipartimento di Oncologia Medica CRO di Aviano e professore all’Università di Udine -. Le pazienti con tumore della mammella in stadio precoce con recettori ormonali positivi e HER2 negativo restano a rischio di recidiva, perchè la malattia si ripresenta in un terzo dei casi inizialmente in stadio II e nella metà di quelli esorditi in stadio III. Inoltre, il 90% delle recidive che si sviluppano entro 5 anni portano alla malattia metastatica. L’evoluzione della patologia da stadio iniziale a metastatico ha ripercussioni negative non solo sulla sopravvivenza, ma anche sulla qualità di vita dei pazienti”.
    “In seguito a una diagnosi di tumore della mammella in fase iniziale, i pazienti vivono con il continuo timore che la malattia possa tornare – afferma Paola Coco, CSO & Medical Affairs Head, Novartis Italia -. I dati dello studio NATALEE evidenziano il potenziale di ribociclib di ridurre il rischio di recidiva in questa popolazione a rischio, compresi i pazienti con linfonodi negativi, mantenendo un profilo di sicurezza favorevole”.
    Foto: ufficio stampa Novartis

    (ITALPRESS).

  • Il 5 giugno la Giornata mondiale dell’Ortottica

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    ROMA (ITALPRESS) – Ogni primo lunedì di giugno si celebra la giornata mondiale di Ortottica. “L’Ortottica da tutte le angolazioni perchè siamo nel mondo una professione cresciuta di numero coprendo tutti gli angoli, angoli che ogni giorno usiamo nel nostro lavoro e da tutti gli angoli guardiamo i nostri pazienti per fornire il miglior trattamento possibile”, è lo slogan scelto quest’anno dall’International Orthoptics Association (IOA https://www.internationalorthoptics.org/) e rilanciato dalla Federazione nazionale Ordini dei tecnici sanitari di radiologia medica e delle professioni sanitarie tecniche, della riabilitazione e della prevenzione (Fno Tsrm Pstrp).
    L’Ortottista è quel professionista sanitario specializzato nella prevenzione, valutazione e riabilitazione degli handicap visivi, in particolare quelli che riguardano la funzione binoculare e la motilità oculare.
    L’Ortottista tratta i problemi visivi che possono causare disturbi come la strabismo (occhio storto), l’ambliopia (occhio pigro) e la visione binoculare inefficiente. Disturbi che possono comparire, non solo per patologie oculari, ma anche a seguito di malattie neurologiche come lo stroke (ictus), malattie infettive, diabete, traumi cranici, tumori, patologie neuro-degenerative, complicanze di interventi chirurgici e/o nell’utilizzo di farmaci. Disturbi presenti anche nelle malattie rare.
    La prevenzione visiva rappresenta la pietra angolare per molti disturbi della visione, sia per la salute del cittadino, come nei danni conseguenti a patologie invalidanti non riconosciute per tempo, ma anche come elemento di efficientamento delle risorse “Se si puntasse a una diagnosi precoce, si potrebbero ridurre i tempi per attivare i processi di cura e riabilitazione. Infatti con la prevenzione si intercetterebbero molti disturbi a carico della visione, permettendo a molte persone, in particolare nell’età evolutiva, di arrivare prima a diagnosi e a recuperare la funzione della visione per quanto possibile, il prima possibile. Purtroppo a oggi nel nostro paese assistiamo a una disomogenea applicabilità dei programmi di screening ortottici”, è il commento di Lucia Intruglio, Presidente della Commissione di albo nazionale degli Ortottisti.
    Gli screening dell’ambliopia (occhio pigro) in età prescolare e scolare competono agli Ortottisti, tuttavia vengono effettuati in modo uniforme solo nelle provincie di Bolzano, Ragusa e Trento, nel resto del territorio italiano su iniziativa lodevole di singole aziende territoriali.
    Prevenzione a due velocità, dunque, che conferma, inevitabilmente, quanto sia difficile avere le stesse cure in tutte le regioni.
    Un recente studio del “The European House-Ambrosetti” stima che investire 1 euro in prevenzione può fruttarne almeno 3 nell’arco di un decennio. L’Italia spende appena lo 0,5% della spesa sanitaria complessiva, contro una media Ue del 2,9%.
    “La nostra professione si occupa di fare prevenzione a tutte le età, in quella neonatale (e non solo con il riflesso rosso), prescolare per ambliopia, strabismi, difetti rifrattivi, a tutte le età nei controlli dell’efficienza della visione binoculare, per l’uso di qualsiasi dispositivo, dallo smartphone alle realtà immersive. L’utilizzo di tecnologie, incrementato con la pandemia, necessita di una buona ed efficiente visione binoculare e per questo che studiamo con attenzione lo stato dell’accomodazione, delle vergenze, delle forie e della rifrazione”, sottolinea la Presidente Intruglio.
    Screening ortottici sono utili anche in età adulta e in quella senile, al fine di aiutare l’assistito nella prevenzione dei disturbi nella retinopatia diabetica e nella maculopatia, informazione circa le insidie del glaucoma (ladro silenzioso della vista), prevenzione del rischio di cadute (per esempio, nei soggetti con morbo di Parkinson osservati a un anno dalla diagnosi, le cadute sono dovute nell’oltre 80% dei casi a ipovisione non diagnosticata, ma anche nei pazienti sopravvissuti a ictus nel 92% dei casi hanno deficit della motilità oculare o del campo visivo).
    Ortottista è anche sinonimo di riabilitatore visivo. La riabilitazione visiva come terapia ortottica, è un campo della riabilitazione che si occupa di migliorare le abilità visive e la funzione del sistema visivo. E’ particolarmente utile per le persone che hanno problemi visivi come ambliopia, strabismo, disturbi della percezione visiva o difficoltà nell’integrazione delle informazioni visive.
    Una ipovisione o un difetto rifrattivo non riconosciuti possono essere causa di cadute. La letteratura scientifica ha da anni denunciato che il mancato accertamento della condizione visiva, la mancata gestione e la mancata riabilitazione, sono causa di insuccesso della riabilitazione globale oltre che possibili gravi conseguenze come l’aumentato rischio di cadute nell’anziano e la depressione.
    L’obiettivo principale della riabilitazione visiva negli ipovedenti è quello di ottimizzare il residuo di acuità visiva e capacità visive, migliorando la qualità della vita e l’autonomia nelle attività quotidiane. Dovrebbe essere garantita a tutte le persone, a maggior ragione nei confronti degli ultra 65enni in costante aumento tra la nostra popolazione.
    “Effettuiamo tutti gli esami di oculistica, compresa la misurazione della vista (significato di optometria), fornendo indicazioni su ogni dispositivo atto all’abilitazione, riabilitazione o compenso di natura protesica, morfo-estetica e funzionale del sistema visivo rispondendo altresì a nuovi bisogni di salute della popolazione, e come tutte le professioni sanitarie anche gli Ortottisti si occupano di didattica, ricerca e management” aggiunge Lucia Intruglio.
    Per diventare Ortottisti occorre iscriversi e frequentare il corso di laurea (a numero programmato) in Ortottica (L/SNT2 professioni sanitarie della riabilitazione) presso le Facoltà di Medicina e chirurgia, seguita da una formazione clinica e l’ottenimento delle necessarie abilitazioni o licenze per esercitare la professione. L’Ortottista per poter esercitare il proprio lavoro dovrà essere iscritto al proprio albo, che afferisce all’Ordine dei TSRM e PSTRP.
    Gli Ortottisti svolgono il proprio servizio sia presso enti pubblici, che privati, sia alle dipendenze che in regime libero professionale: in Italia siamo poco più di 3300, ma solo il 30% opera all’interno di strutture del SSN. E’ un dato che deve farci riflettere, se si considera la mole di skills e il bagaglio di esperienze che l’Ortottista matura nel corso del proprio percorso lavorativo. Numeri esigui che vanno alimentati.
    “Il nostro auspicio è che tali competenze vengano messe a disposizione del Sistema sanitario nazionale al fine di attrarre parte di quel 70% di Ortottisti che operano nel privato. Per la sanità del futuro ci aspettiamo nuovi modelli organizzativi, pensati per la persona, a cui siano fornite risposte adeguate e tempestive per il proprio bisogno di cura, in modo omogeneo lungo tutto lo stivale. Se prevenzione e riabilitazione visiva fossero garantite saremmo un paese civile, perchè il nostro è un sistema sanitario universalistico” conclude la Presidente Intruglio.

    – foto ufficio stampa Fno Tsrm Pstrp –

    (ITALPRESS).

  • Sclerosi Multipla, in Italia ancora tanti ostacoli da superare

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    ROMA (ITALPRESS) – Dalla ricerca ai diritti: sette giorni per abbattere tutti gli ostacoli che non permettono alle persone con sclerosi multipla di vivere una vita piena. Dal 29 maggio al 6 giugno si tiene la settimana di informazione sulla sclerosi multipla e l’Aism (Associazione Italiana Sclerosi Multipla) ha organizzato numerose iniziative. Tra queste la presentazione del Barometro della SM, avanzamento dell’Agenda della SM 2025 e patologie correlate.
    Un confronto tra le associazioni e rappresentanti istituzionali per fare il punto sulle azioni portate avanti in questi anni, e sui progetti per il futuro. La sclerosi multipla è una malattia cronica, imprevedibile e progressivamente invalidante. Una delle più gravi del sistema nervoso centrale. Colpisce principalmente i giovani e le donne. Sono circa 140 mila le persone con SM in Italia, con un costo sociale medio annuo della malattia che supera i 6 miliardi di euro. Tanti i passi nella ricerca ma molto rimane ancora da fare soprattutto per le forme progressive di sclerosi multipla. Il Barometro della SM, giunto alla sua ottava edizione, ricostruisce la diffusione della malattia e i bisogni delle persone con SM. E’ frutto di un lavoro di relazioni quotidiane di AISM con le persone con Sclerosi Multipla e patologie correlate attraverso il Numero Verde nazionale, gli sportelli territoriali per oltre 16.000 richieste l’anno.
    “Il barometro è il luogo in cui le priorità dell’Agenda sono spiegate e circostanziate proprio a partire dalla vita delle persone con SM”, ha spiegato Mario Alberto Battaglia, presidente della Fondazione Italiana Sclerosi Multipla, “che hanno assunto un ruolo essenziale nell’orientare e supportare sia l’attività della nostra Associazione e Fondazione, sia nella sua azione verso gli stakeholder. Oggi il Barometro racconta la nostra vita, è il documento che spiega i nostri obiettivi e le ragioni del nostro Movimento. Parla con la voce delle 137mila persone con SM: l’Agenda delle persone con SM è contributo strategico e operativo dell’Agenda del paese”.
    Quasi una persona con SM su 2 riceve meno assistenza di quanto avrebbe bisogno; una persona con SM su 3 lamenta tempi di attesa molto lunghi per la risonanza magnetica e segnala che gli effetti della pandemia si fanno ancora sentire nei ritardi e irregolarità dei percorsi di cura; per una persona su 4 questo vuol dire anche dover attendere per visite di controllo oltre i tempi programmati, i costi assistenziali sono spesso a loro carico. Prestazioni diagnostiche, assistenza domiciliare, certificazioni, farmaci sintomatici, riabilitazione, supporto psicologico sono indicati come pesanti per le famiglie e costituiscono una spesa media annua di circa 5.000 euro, che arrivano a 12.000 per chi ha disabilità grave e raggiungono i 25.000 euro per le famiglie costrette a spendere di più.
    Tre persone con SM su 4 hanno avuto bisogno di presa in carico interdisciplinare: ma solo il 37% l’ha potuta sperimentare con beneficio, segno che i 13 Percorsi Diagnostico Terapeutici Assistenziali (PDTA) regionali già approvati per la SM devono in molti casi ancora trovare effettiva applicazione. I PDTA dovrebbero infatti assicurare cure integrate sia sul piano sanitario, che socio-sanitario che socio-assistenziale. I farmaci sintomatici non sono completamente rimborsabili; la non rimborsabilità di alcuni medicinali può anche portare a rinunciarvi o sceglierli in base al costo anzichè al beneficio.
    Il 17% delle persone ha rinunciato al farmaco sintomatico, o ne ha usato un altro meno appropriato, perchè troppo costoso. La riabilitazione, nonostante qualche eccezione, rimane uno dei punti deboli del sistema di cure per la Sclerosi Multipla: la quota di persone che non conosce o non riesce ad accedere alla riabilitazione è alta anche tra chi ha disabilità lieve, il 42% del totale non è riuscita a riceverla o ne ha comunque tratto minimo beneficio, e il 58% di chi la riceve indica di non riceverne abbastanza.
    La terapia consiste quasi sempre (89%) nella fisioterapia; gli altri tipi di riabilitazione sono molto meno diffusi anche perchè la maggior parte delle strutture di riabilitazione eroga solo fisioterapia e non terapie specifiche per la SM.
    “Tanti bisogni che attendono riscontri. Tante richieste che meritano risposte. Con questa prospettiva nasce proprio in questa settimana dedicata alla sensibilizzazione della sclerosi multipla, una mozione articolata in 30 punti che rimandano direttamente alle linee di missione e priorità di un’Agenda della SM e patologie correlate 2025 – ha detto Francesco Vacca, presidente nazionale AISM -, che in questo modo diventa contributo immediato e fruibile per l’Agenda del Paese. Chiediamo a tutti e ciascuno di farli propri e agire per il proprio ruolo e volontà di incidere sulla, e oltre, la realtà della SM e patologie correlate”.
    Aism ha anche rinnovato l’appello alla firma della Carta dei diritti delle persone con SM e patologie correlate. Presentata il 30 maggio 2022 presso la Camera dei Deputati, la nuova versione della Carta voluta e promossa da AISM nel 2014 consolida la missione dell’Associazione nel rappresentare, tutelare e affermare i diritti delle persone con sclerosi multipla e patologie correlate, dei loro familiari e caregiver. La versione attualizzata della Carta, nasce dal dialogo costante con le persone con SM e tiene conto non solo delle loro esigenze e aspettative, ma del loro fondamentale diritto a vivere la propria vita, i propri sogni, andando oltre la malattia, sempre aspirando a un mondo libero dalla condizione che vivono. L’obiettivo entro il 2025 è arrivare a 137 mila firme, una per ogni persona con SM. “Non c’è qualcosa che non può essere sottoscritto”, l’impegno di Alessandra Locatelli, ministra per la Disabilità, “unendo le nostre responsabilità possiamo arrivare a dare delle risposte, dobbiamo iniziare a mettere in ordine quello che facciamo ogni giorno – ha aggiunto -. Nel Barometro si toccano tutti i temi, a partire dal progetto di vita, la chiave di lettura per il futuro”.

    – foto col/Italpress –

    (ITALPRESS).

  • 800 milioni dalla Regione per gli ospedali lombardi

    MILANO Ottocento milioni di euro per la ristrutturazione e la manutenzione degli ospedali lombardi. Le risorse sono contenute in una serie di delibere approvate dalla Giunta regionale su proposta dall’assessore al Welfare Guido Bertolaso.

    Si tratta di fondi statali e regionali che fanno parte dell’accordo di programma quadro per il settore degli investimenti sanitari e per il mantenimento di strutture, impianti e apparecchiature.

    “Un contributo davvero importante – hanno commentato il presidente Attilio Fontana e l’assessore Guido Bertolaso – che ci consente di avviare interventi strategici e significativi in diversi ospedali lombardi”.

    “Fondi necessari – specifica Bertolaso – per il riammodernamento di alcune realtà sanitarie e per la manutenzione delle strumentazioni esistenti. Una serie di azioni fondamentali che rientrano nel modo di lavorare della nostra Regione, dove la programmazione proiettata sulla prevenzione è sempre più strategica”.

    INTERVENTI DI RISTRUTTURAZIONE E INVESTIMENTI SANITARI, SUDDIVISI PER PROVINCE

    CREMONA (310.702.754,47 euro)
    Nuovo edificio monoblocco presidio ospedaliero di Cremona (250.702.754,47 euro)
    Presidio ospedaliero Oglio Po di Casalmaggiore: adeguamento facciate e coperture (25.000.000)
    Intervento di umanizzazione area medica presidio ospedale di Crema (5.000.000)
    Nuovo monoblocco presidio ospedaliero di Cremona: trasferimenti, aree esterne, demolizioni (30.000.000).

    MONZA BRIANZA (16.000.000 euro)
    Potenziamento del presidio di Desio: ampliamento e nuova radiologia con razionalizzazione accessi (16.000.000).

    MANTOVA (45.000.000)

    Completamento ospedale Carlo Poma; nuovo blocco e servizi: pronto soccorso, farmacia, laboratori, immunotrasfusionale, anatomia patologica (45.000.000).

    MILANO (109.000.000)

    Adeguamento presidio ospedaliero San Paolo: (55.000.000)
    Adeguamento PO San Paolo: acquisto attrezzature (5.000.000)
    Ristrutturazione Padiglione Carati – Neuropsichiatria Infantile (NPI) e Psichiatria dell’ospedale Niguarda (32.000.000)
    Ristrutturazione del padiglione Talamona, area Formazione e degenze buffer dell’ospedale Niguarda (17.000.000).

    BERGAMO (50.000.000)
    Ristrutturazione ospedale ‘Pesenti Fenaroli’ di Alzano Lombardo (50.000.000).

    VARESE (24.000.000)
    Ristrutturazione riabilitazione pneumologia dell’ospedale di Cuasso al Monte (24.000.000).

    BRESCIA (153.093.303)
    Presidio ospedaliero di Esine: nuova piastra emergenza urgenza e blocco operatorio 8 sale (24.000.000)
    Nuovo ospedale di Desenzano del Garda (129.093.303).

    SONDRIO (50.000.000)

    Ampliamento del presidio ospedaliero di Sondrio (50.000.000).

    INTERVENTI DI MANUTENZIONE DIVISI PER ATS, ASST, IRCCS E AREU (Totale complessivo 40.000.000 euro)

    Enti Sanitari – Importo ammesso

    – ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda: 1.701.400
    – ASST Santi Paolo e Carlo: 1.740.900
    – ASST Fatebenefratelli Sacco: 1.795.300
    – ASST Centro Specialistico Ortopedico Traumatologico Gaetano Pini/Cto: 715.300
    – ASST Ovest Milanese: 1.829.800
    – ASST Rhodense: 1.096.500
    – ASST Nord Milano: 652.000
    – ASST Melegnano E Della Martesana: 1.113.800

    – ASST di Lodi: 949.000

    – ASST dei Sette Laghi: 2.000.000
    – ASST della Valle Olona: 1.950.000

    – ASST Lariana: 1.285.300
    – ASST della Valtellina e Dell’alto Lario: 1.297.600

    – ASST della Valcamonica: 600.000

    – ASST Di Lecco: 1.421.800
    – ASST Brianza: 1.538.600

    – ASST Papa Giovanni XXIII: 1.561.500
    – ASST di Bergamo Ovest: 776.000
    – ASST di Bergamo Est: 1.056.500

    – ASST degli Spedali Civili di Brescia: 1.950.000
    – ASST della Franciacorta: 600.000
    – ASST del Garda: 1.183.000

    – ASST DI Cremona: 1.272.800
    – ASST DI Crema: 651.900

    – ASST DI Mantova: 1.415.500

    – ASST DI Pavia: 1.438.400

    – FONDAZIONE IRCCS ISTITUTO NAZIONALE PER LO STUDIO E LA CURA DEI TUMORI DI MILANO: 600.000

    – FONDAZIONE IRCCS ISTITUTO NAZIONALE NEUROLOGICO CARLO BESTA: 600.000

    – FONDAZIONE IRCCS POLICLINICO SAN MATTEO: 1.455.000

    – FONDAZIONE IRCCS CA’ GRANDA – OSPEDALE MAGGIORE POLICLINICO: 1.462.500

    – FONDAZIONE IRCCS SAN GERARDO DEI TINTORI: 1.139.600

    – ATS della Città Metropolitana di Milano: 200.000

    – ATS dell’Insubria: 100.000

    – ATS della Montagna: 100.000

    – ATS della Brianza: 100.000

    – ATS di Bergamo: 100.000

    – ATS di Brescia: 100.000

    – ATS della Val Padana: 100.000

    – ATS di Pavia: 100.000

    – AREU: 250.000.

  • L’assessore regionale Bertolaso negli ospedali di Vigevano, Abbiategrasso e Magenta

    L’assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso ha visitato oggi gli ospedali di Vigevano, Abbiategrasso e Magenta.

    A VIGEVANO CON ASSESSORE LUCCHINI E SOTTOSEGRETARIO INVERNIZZI – All’ospedale Civile di Vigevano erano presenti, tra gli altri, l’assessore regionale Elena Lucchini, il sottosegretario Ruggero Invernizzi e il direttore generale dell’Asst Pavia, Marco Patenoster. L’assessore Bertolaso, nel visitare i vari reparti del nosocomio vigevanese, ha ribadito “quanto sia importante l’impegno che quotidianamente mettono in campo medici, infermieri e tutto il personale sanitario e amministrativo”. Berolaso ha poi aggiunto che “c’è la volontà di istituire la presenza di un posto fisso di Polizia”. “Una decisione – ha concluso – da prendere in considerazione anche alla luce degli ultimi episodi di cronaca”. L’assessore regionale alla Famiglia Elena Lucchini ha quindi aggiunto: “L’ospedale Civile di Vigevano e il suo Pronto Soccorso sono un presidio fondamentale per il nostro territorio e l’impegno delle istituzioni è rivolto al potenziamento e miglioramento dei servizi e delle prestazioni offerte. Ringrazio dunque l’assessore Bertolaso per aver voluto visitare la struttura e incontrare il personale medico infermieristico. Una visita nella quale ha saputo confrontarsi direttamente con le esigenze dei pazienti e degli operatori dimostrando attenzione e sensibilità nei confronti della realtà pavese”.

    TAPPA ABBIATEGRASSO, PROGETTO ‘PIEDE DIABETICO’ VERA ECCELLENZA – Bertolaso ha poi raggiunto l’ospedale ‘Cantù’ di Abbiategrasso dove, ribadendo i ringraziamenti a tutti coloro che operano nella struttura, ha sottolineato l’importanza del loro lavoro concentrando la sua attenzione sul progetto del ‘piede diabetico’ “una vera e propria eccellenza italiana – ha detto l’assessore – che vogliamo ulteriormente potenziare. Gli ospedali devono sempre più specializzarsi per essere sempre più competitivi confermandosi punto di riferimento anche a livello internazionale”.

    A MAGENTA NEL NUOVO POLO TECNOLOGICO – Terza tappa all’ospedale ‘Fornaroli’ di Magenta. Alla presenza, tra gli altri, del direttore generale Fulvio Odinolfi, si è intrattenuto con medici e infermieri ed ha poi ha visitato il nuovo polo tecnologico (reparto di rianimazione, le sale operatorie e l’emodinamica) e il Pronto Soccorso generale e pediatrico. “Un lavoro di squadra evidente – ha evidenziato l’assessore – che ha alla base un personale molto qualificato. Anche qui, come in altre realtà della Lombardia, c’è il problema della carenza di organico, una situazione che purtroppo si registra in tutta Italia. Siamo al lavoro per cercare di risolvere queste criticità, ma resta la bontà di quanto strutture come questa di Magenta, grazie all’abnegazione di tutti i lavoratori, è in grado di offrire ai nostri cittadini”.

  • Delegazione degli Emirati Arabi al Mondino di Pavia

    PAVIA La Fondazione Mondino di Pavia ha ospitato oggi una delegazione delle autorità sanitarie di Sharjah, capitale dell’omonimo emirato degli Emirati Arabi Uniti, nell’ambito di una visita alle strutture sanitarie lombarde organizzata da Assolombarda per le imprese della filiera “Life Science”.

    All’appuntamento con Abdel Saeed Bin Butti Al Mheiri, chairman della SHA Sharjah Health Authority, e con Binu G Pisharadi, manager commercial affairs, Sharjah Healthcare City Authority – Government of Sharjah, hanno partecipato il presidente dell’Irccs pavese e rettore dell’Università di Pavia, Francesco Svelto, il direttore generale Gianni Bonelli e il direttore scientifico Roberto Bergamaschi, supportati dal team marketing e dall’International Department. “L’incontro – si legge in una nota – ha posto le basi per una futura collaborazione tra Fondazione Mondino e le strutture sanitarie dell’Emirato. La SHA Sharjah Health Authority è infatti impegnata in una missione di miglioramento del sistema sanitario nell’Emirato di Sharjah, in particolare di sviluppare e gestire l’ambizioso progetto della Sharjah Healthcare City (SHCC), con l’obiettivo di fare dell’Emirato la destinazione sanitaria più ambita della regione”. In particolare, i rappresentanti della SHA hanno mostrato interesse per “la creazione di una stroke unit, che prevede anche e un articolato programma di formazione e training di personale medico e infermieristico, e per una collaborazione negli ambiti di second opinion e teleconsulto, nella diagnostica per immagini, nelle indagini genetiche e nelle terapie delle patologie neuroimmunologiche”. “È stato un incontro piacevole e ricco di spunti interessanti – ha commentato Gianni Bonelli, direttore generale di Fondazione Mondino – Siamo felici di aver avuto l’occasione, grazie a questa importante iniziativa di Assolombarda, di approfondire la conoscenza della Sharjah Health Autority, nell’ottica di una futura collaborazione. Si tratta di un nuovo passo avanti sulla via dell’internazionalizzazione delle attività di ricerca e cura, un asse fondamentale della strategia del nostro Irccs”

  • L’Assessore Regionale al Welfare Bertolaso al Fornaroli: “Garantire sicurezza a chi lavora nei pronto soccorso”

    Prima ad Abbiategrasso e poi al Fornaroli di Magenta. L’assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso ha fatto tappa in città per visitare il nosocomio di via Al Donatore di Sangue.

    MAGENTA – “Quando giro per i nostri paesi ho sempre tante preoccupazioni, – ha commentato – l’importante è che vengano fugate da quello che si vede. Il personale lavora, è impegnato, ha grande passione. Ho trovato qua a Magenta e ad Abbiategrasso grande impegno e attaccamento al luogo di lavoro. Il nostro impegno è di valorizzare ancora di più chi lavoro”. Anche a Magenta i problemi ci sono, nonostante non si possa paragonare il Fornaroli con altri nosocomi con problematiche ben più gravi in altre regioni d’Italia. L’assessore Bertolaso parla della sicurezza che spesso viene a mancare per chi lavora negli ospedali e, soprattutto, nei pronto soccorso.

    “Va garantita a chi sta in trincea – commenta – e non c’è chi sta in trincea più di medici e infermieri che lavorano al pronto soccorso”. Presenti oggi al Fornaroli il Sindaco di Magenta Luca Del Gobbo, i consiglieri regionali Silvia Scurati e Christian Garavaglia, i vertici di ASST Ovest Milanese. “Abbiamo le carte in regola per fare del nostro ospedale un punto di riferimento per tutto l’ovest milanese”, ha commentato Del Gobbo.

  • Ricerca sul tumore al polmone, i progetti vincitori del bando Sanofi

    Salute e Medicina: scopri gli aggiornamenti di oggi su relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page/

    MILANO (ITALPRESS) – Sono stati consegnati oggi i premi Research to Care – Oncology Edition, promosso dalla divisione Specialty Care di Sanofi e dedicato quest’anno al tumore al polmone non a piccole cellule (NSCLC), che ha messo a disposizione un primo premio dal valore di 100.000 euro e due menzioni speciali da 10.000 euro ciascuna. Il bando – aperto a novembre 2022 – era rivolto a Università, Ospedali, IRCCS, o altri enti di ricerca, pubblici o privati, con sede nel territorio italiano. Research to Care è nato con lo scopo di valorizzare la ricerca e l’innovazione italiane in oncologia, con un focus in particolare sulla ricerca preclinica, con riferimento all’identificazione di fattori predittivi e nuovi target o biomarcatori, la ricerca traslazionale su meccanismi di resistenza all’immunoterapia e di ottimizzazione delle sequenze di trattamento, e l’innovazione digitale a supporto della gestione del paziente con tumore al polmone.
    “In oltre 50 anni di storia, la nostra ricerca ci ha permesso di raggiungere importanti traguardi con scoperte scientifiche al servizio dei pazienti – afferma Marcello Cattani, presidente e Ad Sanofi Italia -. Un impegno che non si ferma e che – nel campo dell’oncologia – ci vede impegnati per lo sviluppo di nuove generazioni di terapie antitumorali. Quella contro i tumori è una lotta che non si può affrontare da soli: è per questo che siamo davvero orgogliosi di poter supportare e promuovere progetti di ricerca indipendente dall’alto valore innovativo che potranno a lungo termine contribuire a migliorare significativamente la condizione e la qualità di vita dei pazienti con tumore al polmone”.
    I progetti sono stati selezionati da una Giuria indipendente di esperti presieduta da Silvia Novello, Professore Ordinario di Oncologia Medica dell’Università degli Studi di Torino, Responsabile del Reparto di Oncologia Polmonare presso AOU San Luigi Gonzaga di Orbassano (TO) e Presidente dell’Associazione WALCE (Women Against Lung Cancer in Europe) Onlus.
    La Giuria ha potuto contare su quattro esperti riconosciuti a livello nazionale e internazionale per la loro competenza come Umberto Malapelle, Chief Supervisor del Laboratorio di Patologia Molecolare Predittiva del Dipartimento di Sanità Pubblica, Università degli Studi di Napoli Federico II; Romano Danesi, Professore Ordinario di Farmacologia all’Università di Pisa, Direttore dell’Unità Operativa Complessa di Farmacologia clinica e Farmacogenetica e del Dipartimento ad Attività Integrata di Medicina di Laboratorio presso l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana; Armando Santoro, Direttore Humanitas Cancer Center, Istituto Clinico Humanitas-IRCCS, Humanitas University Rozzano (MI); Michele Maio, Professore ordinario di Oncologia Medica dell’Università di Siena e Direttore del CIO dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Senese.
    “Con 43mila diagnosi solo in Italia nel 2022, il tumore al polmone è ancora oggi una delle neoplasie più diffuse, la seconda più frequente negli uomini dopo il tumore alla prostata e la terza più comune nelle donne dopo il tumore al seno e al colon-retto – sottolinea Silvia Novello, presidente Giuria del Premio Research to Care – Oncology edition -. Proseguire il lavoro di ricerca è fondamentale. Il numero e il livello dei progetti di ricerca che abbiamo avuto l’opportunità di vagliare, i progetti premiati oggi sono l’ennesima dimostrazione delle competenze dei ricercatori del nostro Paese. L’approccio, le tecnologie e le competenze messe in atto ci permettono anche di mappare le direzioni che la ricerca sta intraprendendo. In Italia, come nel resto del mondo, la ricerca indipendente è una fucina di idee innovative che può trovare solo vantaggio nel supporto da parte delle aziende”.
    Il progetto vincitore di Research to Care, che si aggiudica il premio da 100.000 euro, è “Dissecting the Impact of Orphan Genomic Alterations (OGAs) in advanced Non-Small Cell Lung Cancer (NSCLC)”, proposto dalla dottoressa Giulia Mazzaschi, Università degli Studi di Parma – Dipartimento di Medicina e Chirurgia.
    L’identificazione e la caratterizzazione di Orphan Genomic Alterations (OGA) e il tentativo di bersagliarle rappresentano una priorità assoluta nella cura del tumore polmonare non a piccole cellule. L’obiettivo di questo progetto di ricerca traslazionale è decifrare l’interazione reciproca tra il tumore e l’ospite per implementare le attuali conoscenze sul NSCLC con OGA, al fine di favorire lo sviluppo di strategie terapeutiche personalizzate. Inoltre, mediante modelli preclinici, lo studio si propone di definire trattamenti innovativi e mirati applicando un approccio di screening farmacologico ad elevato rendimento.
    La Giuria ha anche assegnato due menzioni speciali, che si aggiudicano un riconoscimento di 10.000 euro l’una. Tra questi, il progetto di trasformazione digitale del Dott. Damiano Caruso, del Dipartimento di Scienze Medico-Chirurgiche e Medicina Traslazionale dell’Università di Roma “La Sapienza”, dal titolo “AIRSPACE – Artificial Intelligence RadiogenomicS for Precision CAre of Lung CancEr”.
    Questo lavoro ha l’obiettivo di sviluppare un modello di intelligenza artificiale basato sulla signature radiogenomica del carcinoma polmonare attraverso un approccio che combina l’estrazione di parametri quantitativi radiomici da immagini di tomografia computerizzata (TC) del carcinoma polmonare con dati clinici, patologici e genomici. Questo consentirà una maggiore precisione ed una comprensione di aggressività, prognosi e sopravvivenza del tumore, incidendo in ultima analisi sulle strategie terapeutiche.
    La seconda menzione speciale è stata invece assegnata alla professoressa Chiara Nardon, Università degli Studi di Verona – Dipartimento Biotecnologie con il progetto di ricerca preclinica “Turning inorganic pathophysiology into an ally: new anti-stromal and anti-cellular strategies for the treatment of Non-Small Cell Lung Cancer (NSCLC)”. Il progetto NASCENT mira a sviluppare una nuova classe di terapie – promettenti per il trattamento del NSCLC – in grado di colpire sia il cosiddetto microambiente tumorale sia le cellule tumorali. Per farlo sfrutta il ruolo chiave del pH nel distretto canceroso e quello dei metalli endogeni ferro e rame.
    Il disegno della futura terapia prevede un rilascio selettivo delle nuove molecole, capaci di innescare la morte della cellula tumorale mediante due meccanismi, scoperti recentemente, denominati cuproptosi e ferroptosi. Il progetto mette così in luce la rilevanza clinica della chimica bio-inorganica con particolare attenzione al valore di pH (acido) dello stroma, che contribuisce a determinare la resistenza agli attuali farmaci e la progressione della neoplasia.

    – foto ufficio stampa APCOWorldwide –
    (ITALPRESS).

  • A Milano “Ci siamo. In Regione Lombardia la Senologia è in rete”

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    MILANO (ITALPRESS) – Si è svolto a Milano, presso l’Aula Magna della Clinica Mangiagalli, il corso residenziale e accreditato “Ci siamo. In Regione Lombardia la Senologia è in rete”, organizzato dalla Commissione d’Albo dei Tecnici Sanitari di Radiologia Medica dell’Ordine TSRM e PSTRP di Milano, Como, Lecco, Lodi, Monza Brianza e Sondrio con il patrocinio di ATS Milano Città Metropolitana, Europa Donna Italia (EDI), Gruppo Italiano Screening Mammografico (GISMa) e Senonetwork Italia.
    Un evento – si legge in una nota – “che esprime, fin dal titolo, una dichiarazione d’intenti ben precisa, quella di esserci – come Tecnici di Radiologia (TSRM) e come Professionisti Sanitari di area senologica – su tutto il territorio regionale, facendosi parte integrante di una rete di prevenzione e cura del tumore alla mammella”.
    “Grazie al dialogo con le istituzioni e al progressivo coinvolgimento nei tavoli tecnici regionali, ad oggi la Commissione d’Albo TSRM di Milano, che rappresento, è pienamente attiva sul territorio” ha commentato Carmela Galdieri, Presidente della CdA TSRM. “La nostra Professione è il primo e fondamentale interlocutore per le pazienti nel contesto dello screening del tumore della mammella, il primo punto d’incontro e di accompagnamento alle fasi successive della presa in carico”.
    L’evento costituisce il culmine di un processo avviato con Regione Lombardia dall’ex Presidente del Collegio TSRM, ora Presidente dell’Ordine TSRM e PSTRP di Milano, Diego Catania, che ha commentato: “Dal 2016 stiamo lavorando per costruire una rete regionale senologica, tenendo conto di tutti i Professionisti Sanitari che intervengono nel percorso diagnostico, terapeutico e assistenziale (PDTA) delle pazienti affette da carcinoma mammario”.
    In rappresentanza di Regione Lombardia ha portato i suoi saluti Emanuele Monti, Presidente della IX Commissione Welfare-Sostenibilità sociale, Casa e Famiglia: “In questi anni abbiamo lavorato insieme per rafforzare la tenuta del Sistema Socio-Sanitario. Attraverso la collaborazione tra i TSRM e
    le diverse Professioni Sanitarie è possibile costruire un impianto di supporto davvero efficace e ricettivo, in grado di rispettare i criteri d’eccellenza definiti dai PDTA regionali”.
    Sul tema dei protocolli regionali è intervenuta anche Stella Pedilarco, membro della CdA e Delegato ai tavoli tecnici di area senologica di Regione Lombardia: “La recente pubblicazione del PDTA-R per la gestione della persona a rischio e/o con tumore della mammella ha dato uno stimolo importante all’elaborazione del programma. All’interno del documento è dedicato un ampio spazio all’aspetto psicologico e comunicativo della relazione fra paziente e caregiver, che rappresenta uno dei fili conduttori dell’evento insieme agli standard per l’esecuzione degli esami diagnostici e al concetto di rete regionale”.
    La volontà di ‘mettere in retè traspare anche dalla molteplicità di soggetti coinvolti nel programma nella mattinata. Davanti a un pubblico di oltre 200 TSRM ha preso parola un parterre di spicco non solo di TSRM, ma anche di Medici Radiologi, Senologi, Fisici Medici e rappresentanti delle associazioni di pazienti, nonchè di decisori politici, per delineare una panoramica il più possibile esaustiva di tutte le competenze in gioco in ambito senologico e dei numerosi punti d’incontro fra Professioni diverse. I momenti di confronto e scambio hanno permesso di integrare al meglio le prospettive e le conoscenze di ciascuna figura, riportando ancora una volta lo sguardo sull’individuo e sulla sua centralità.
    “La persona deve sempre essere il fine del nostro agire, come TSRM in generale e come operatori della Senologia in particolare” ha concluso la Presidente Galdieri. “Il contatto con la sofferenza, la paura e il disagio dei pazienti non deve intimorirci, ma spingerci ad accrescere sempre di più il nostro bagaglio umano e professionale, anche attraverso iniziative come quella odierna. E forse il titolo e slogan del nostro incontro di formazione assume il suo significato più profondo proprio in risposta a una richiesta d’aiuto, come la rassicurazione che vorremmo dare a ogni persona con bisogno di salute: qui ed ora, in èquipe e sul territorio, come Professionisti Sanitari e come soggetti coinvolti in un rapporto di cura, ci siamo.”

    foto ufficio stampa Ordine TSRM e PSTRP di Milano
    (ITALPRESS).