Categoria: Salute

  • Dalla Lombardia altri 16 milioni contro l’autismo

    MILANO È stato pubblicato oggi da parte della Regione Lombardia l’esito della manifestazione d’interesse per l’avvio di progetti relativi al ‘Fondo per l’inclusione delle persone con disabilità’ relativo agli interventi dedicati alle persone con disturbo dello spettro autistico.

    Si tratta di 16.890.000 euro, oltre alla quota obbligatoria di cofinanziamento a carico della rete, stanziate per la biennalità. Risorse destinate a progetti per la promozione del benessere e della qualità della vita delle persone autistiche. Per Elena Lucchini, assessore alla Famiglia, Solidarietà Sociale, Disabilità e Pari opportunità “il finanziamento di questi 55 progetti, espressione della grande sensibilità e competenza delle nostre realtà territoriali, rappresenta l’avvio di un percorso virtuoso capace di integrare i servizi per una presa in carico sempre più personalizzata e attenta ai bisogni individuali. Progettualità che rafforzano la collaborazione e la co-progettazione tra gli enti del Terzo settore, i Comuni e le istituzioni”. Infine, ricorda l’assessore Lucchini, “Regione Lombardia ha scelto di porre la massima attenzione alle persone fragili e alle famiglie che ogni giorno si confrontano con i disturbi dello spettro autistico. Per questo abbiamo voluto una programmazione economica e operativa in grado di garantire continuità e che premia i percorsi di lavoro innovativi promossi da quei territori che puntano a creare contesti inclusivi aperti a tutta la cittadinanza”.

  • L’Ircss Policlinico San Donato vince European Private Hospital Awards

    Salute e Medicina: scopri gli aggiornamenti di oggi su relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page/

    MILANO (ITALPRESS) – L’Ircss Policlinico San Donato (Gruppo San Donato) si è aggiudicato il primo premio, nella categoria Collaborative Projects in Health, dell’European Private Hospital Awards, alla sua seconda edizione, organizzato dall’European Union of Private Hospitals e da Portuguese Association of Private Hospitals, in partnership con Ernst Young. Ad essere premiato, un progetto di cooperazione tra l’Irccs Policlinico San Donato di Milano e il Policlinico San Pietro di Ponte San Pietro (BG), secondo il modello “Hub & Spoke”, per la cura della piccola Nour, una bambina bergamasca, di origine marocchina, affetta da una grave malformazione cardiaca congenita. La bambina, dichiarata ufficialmente guarita dai medici alla fine del 2022, era stata sottoposta, in luglio, ad un delicato intervento a cuore aperto all’Irccs Policlinico San Donato, condotto con successo dal professor Alessandro Giamberti, Responsabile dell’Unità di Cardiochirurgia Pediatrica e Cardiochirurgia dei Congeniti Adulti all’Irccs Policlinico San Donato, e dalla sua èquipe. Il percorso di cura di Nour era iniziato al Policlinico San Pietro, con il cardiologo pediatra Paolo Ferrero, referente dell’ambulatorio e ricercatore dell’Unità di cardiopatie congenite del Policlinico San Donato, fino al trasferimento a Milano, non appena la bambina aveva dato segni di scompenso cardiaco. “L’Irccs Policlinico San Donato è onorato di aver ricevuto questo prestigioso riconoscimento ed è particolarmente lieto che sia stato premiato un progetto in cooperazione con il Policlinico San Pietro, perchè crediamo, in una logica di “sistema”, che la sinergia tra le strutture ospedaliere, ognuna con le sue professionalità e competenze, sia la strategia vincente per la migliore assistenza dei pazienti, specie quando occorre intervenire su patologie complesse”, ha dichiarato la dottoressa Sara Mariani, Amministratore Delegato dell’Irccs Policlinico San Donato.(ITALPRESS).

    Photo Credits: ufficio stampa Gruppo San Donato

  • La bellezza cura: allevia la sofferenza, lo stress e l’ansia.

    La bellezza cura: allevia la sofferenza, lo stress e l’ansia. Lo dice la scienza che anche singoli elementi sono importanti per il miglioramento delle condizioni psicologiche dei pazienti e dei loro familiari.

    PAVIA – Con queste premesse è nato ‘Soul Care’, un progetto che ha coinvolto tutto il personale sanitario dell’Istituto Scientifico Maugeri Boezio di Pavia nella selezione di immagini fotografiche che arricchiscono l’arredo degli spazi di degenza per il reparto di Cure Palliative. “Cerchiamo in ogni modo di migliorare le condizioni psicologiche dei pazienti, dei familiari ma anche dei nostri operatori” spiega il dottor Pietro Ferrari, responsabile Hospice 1 e Cure Palliative del centro pavese. “Per tutti coloro in condizione di fragilità – prosegue Ferrari – o che trascorrono gran parte della quotidianità a stretto contatto con la sofferenza, come lo stesso personale sanitario, vivere ambienti più accoglienti è uno stimolo cognitivo ed emotivo molto importante”.

    L’allestimento sarà presentato domenica 28 maggio, in occasione della giornata nazionale del Sollievo.
    “A Pavia – sottolinea Chiara Maugeri, vicepresidente di Fondazione Salvatore Maugeri – presentiamo l’allestimento in occasione della Giornata del Sollievo, da noi celebrata sempre con iniziative importanti, fermate solo dalle prescrizioni previste per la pandemia. Quest’anno ripartiamo con un progetto nato dal confronto con i nostri professionisti. Grazie a loro abbelliamo il reparto con le bellissime opere di Luca Bernasconi, uno dei nostri medici, con la passione e il talento della fotografia”. “Nel reparto in cui viviamo insieme ai pazienti e ai loro familiari – sottolinea Luca Bernasconi, dirigente medico e autore dei trenta scatti messi a disposizione per la scelta affidato al personale dell’Ics Maugeri Boezio – la medicina più importante è la speranza e questi scatti, ritratti di elementi della natura, fiori, piante, credo forniscano quel beneficio ricercato. Per me è stato un privilegio mettere a disposizione i miei scatti. Credo il lavoro finale sia un bel risultato ottenuto con il supporto di tutti ma siamo solo all’inizio. L’obiettivo è quello di rinnovare ogni anno, con una partecipazione sempre più allargata della platea di chi contribuisce alle scelte per l’allestimento finale”.

  • Borghetti (Pd): dove sono i 400mila euro per la neonatologia a Rho?

    RHO “Quando Regione Lombardia decise di chiudere la Terapia Intensiva Neonatale di Rho partecipai a diverse discussioni e manifestazioni, a tutti i livelli, per capire le ragioni di quella scelta che a tutt’oggi resta controversa e raccolse e continua a raccogliere molte contrarietà nella popolazione.

    Non si potè però fare nulla. Tuttavia la delibera della Giunta Fontana del novembre 2019 che disponeva la chiusura della TIN conteneva anche l’incremento dei posti letto di neuropsichiatria infantile per l’ospedale di Rho, con una dotazione di 400mila euro. A distanza di quasi quattro anni oggi ci chiediamo: che ne è di quella previsione?

    Non avendo ricevuto la ASST Rhodense ad oggi nulla, ho depositato una interrogazione presso la Regione Lombardia per chiedere conto di quella previsione, che oltre ad indicare la cifra di 400mila euro testualmente recitava: “Si è provveduto ad autorizzare per il presidio ospedaliero di Rho il potenziamento dell’offerta dell’area pediatrica, incrementando sia la dotazione strutturale, con quattro posti letto di neuropsichiatria infantile, sia la dotazione di personale con due unità mediche specializzate in neuropsichiatria infantile, così da valorizzare l’attività del presidio, rafforzandone il ruolo di punto di riferimento nel territorio lombardo per tale specialità pediatrica”. Bellissime parole, ma… a che punto siamo?”.

    Così interviene Carlo Borghetti, consigliere regionale e capogruppo PD in Commissione Sanità del Consiglio regionale della Lombardia a proposito delle previsioni della DGR n.2395 del 11 novembre 2019.

  • Undici anni senza Pietro Di Biasi, cardiorchirurgo rimasto ‘nel cuore’ di Legnano (e non solo)

    LEGNANO Undicesimo anniversario della scomparsa del cardiochirurgo Pietro Di Biasi, ma l’assenza brucia ancora. “Era un bravissimo medico e aveva la capacità di entrare in sintonia con i pazienti”.

    Cosi Germano Di Credico, direttore del Dipartimento cardiotorovascolare e di cardiochirurgia dell’Asst Ovest, ricorda Pietro Di Biasi, cardiochirurgo che lavorò fino al 2012 all’ospedale di Legnano e, prima, al Fatebenefratelli Sacco di Milano, morto a 50 anni, per un tumore cerebrale. Una perdita che lasciò un vuoto nella comunità della sanità di Legnano, del Milanese e dell’Emilia, dove Di Biasi era molto stimato.

    Tra i medici e i pazienti il ricordo di Pietro Di Biasi è vivissimo. Quando si manifestò il male, furono proprio i colleghi di Legnano i primi a curarlo. Di Credico ne ricorda la figura: “Grande competenza e senso di squadra. Pietro si era inserito perfettamente nello staff. Sapeva fare squadra. Una presenza preziosa”. Intanto il Dipartimento della Asst Ovest Milanese è cresciuto: oltre alla Cardiochirurgia in cui lavorava Di Biasi, attualmente comprende due Cardiologie, la Chirurgia vascolare, la Riabilitazione cardiologica e la Nefrologia. “Tra Legnano e Magenta si eseguono 700-800 angioplastiche all’anno, soprattutto in infarto acuto – prosegue il direttore – La Cardiochirrugia, che ha funzionato da hub durante la pandemia, esegue un numero di by pass coronarici fra i primi in Italia e sicuramente il primo in Lombardia”. “Pietro Di Biasi avrebbe condiviso con gioia questi traguardi, – continua Di Credico – sempre con la sua signorile discrezione”.

    A ricordarne la lezione professionale e di vita è anche il fratello Maurizio Di Biasi, direttore della Cardiologia interventistica dell’ospedale Sacco, che ha fondato l’associazione no-profit “Pietro Di Biasi – Amici del cuore”. Convegni, seminari, formazione, consulti on line: infinite le iniziative, ma sempre unite da un filo rosso, l’idea che la cura del malato sia a tutto tondo, malattia e persona. “Era un medico molto serio e di straordinaria umanità – ricorda Maurizio Di Biasi -. Mio fratello rappresenterà sempre la mia forza”.

    Una carriera in rapida ascesa, quella di Pietro. La descrive nelle tappe principali Maurizio Di Biasi: “Laureato in Medicina, specializzato in Chirurgia toracica a Napoli e in Cardiochirurgia a Milano, con il massimo dei voti, Pietro entrò giovanissimo nella Cardiochirurgia del Sacco, dove lavorò per 13 anni, poi si trasferì, nel 1997, nel nuovo centro di Cardiochirurgia dell’Irccs MultiMedica, che contribuì a fondare”. Successivamente – continua il direttore della Cardiologia interventistica del Sacco – “passò all’ospedale di Legnano, una sfida che aveva fortemente voluto, interrotta purtroppo dalla malattia, che affrontò con coraggio, nonostante fosse consapevole della prognosi”. I colleghi di Legnano gli furono vicini anche in quei tragici momenti e lo ricordano con immutato affetto.

    DA LEGNANO A GUARDIA DEI LOMBARDI
    Da Legnano a Guardia dei Lombardi, nell’Avellinese. Una trasferta per ricordare un medico speciale e saldare un legame che neppure la morte ha interrotto. Ci saranno anche tanti medici legnanesi, il 2 agosto alle 18, alla commemorazione di Pietro Di Biasi, cardiochirurgo dell’ospedale di Legnano fino al 2012 e per tredici anni al Sacco di Milano, scomparso nel 2012, a 50 anni. Al “dottor Pietro”, come lo chiamavano i pazienti legnanesi, verrà conferita la cittadinanza onoraria alla memoria, a Guardia dei Lombardi, paese d’origine della famiglia Di Biasi, nel cui cimitero Pietro riposa accanto ai genitori.

    “Un gentiluomo e un medico bravissimo”, così lo ricorda Germano Di Credico, direttore del Dipartimento cardiotorovascolare e di cardiochirurgia dell’Asst Ovest, che con determinazione aveva voluto Di Biasi nella “sua” Cardiochirurgia legnanese. A dieci anni dalla scomparsa di Pietro, tante cose nella Asst Ovest milanese sono cambiate: il Dipartimento ha fatto passi da gigante (quattordici posti letto, due sale operatorie, sei chirurghi), tra Legnano e Magenta si eseguono 700-800 stent all’anno. Ma il ricordo di Pietro è ancora vivissimo: “Avrebbe condiviso – continua Du Credico – con gioia questi traguardi, sempre con la sua signorile discrezione, perché Pietro aveva un grande dono: un senso di squadra che lo portava a non mettersi mai sul piedistallo, neanche con i colleghi più giovani. Sembra ancora di vedere il suo sorriso in corsia”. Uno choc, quella malattia crudele. I colleghi di Legnano furono i primi a curarlo: “Pietro era la vita in persona, impossibile immaginarlo malato. Adorava il suo lavoro di cardiochirurgo, la sala operatoria e la corsia erano il suo pane quotidiano. Purtroppo fu costretto a smettere di colpo. Noi increduli, e lui ci faceva coraggio”. Un dolore che unì Legnano all’Avellinese: “Tanti pazienti arrivavano al nostro Ospedale dal Sud apposta per lui. Pietro sapeva costruire un rapporto di fiducia totale: i malati si affidavano e lui creava una corrente di empatia che favoriva anche la cura”.

    Oggi più che mai, con la commemorazione del 2 agosto, c’è un filo rosso che corre da Legnano a Guardia. Lo spiega il sindaco di Guardia, Francescantonio Siconolfi: “Purtroppo non ho avuto il piacere e l’onore di conoscere personalmente il noto cardiochirurgo Pietro di Biasi, ma le persone buone d’animo, gentili e generose, oltre che brillanti professionalmente, sono e rimarranno nel cuore di tutti, non solo di chi ha avuto la fortuna di essere loro amico. Il suo operato e il suo impegno professionale, il suo talento e la passione per la cardiochirurgia, nota sin dai primi anni della sua carriera, hanno raggiunto le vette più alte perché hanno toccato gli animi dei pazienti che ancora oggi lo piangono. Con rammarico per la sua prematura scomparsa, dopo dieci anni per noi tutti è un onore concedere questa onorificenza al dottor Pietro Di Biasi”. “Una persona di grande fama e bontà – conclude – non può che essere ricordata sempre. Gli uomini che in vita brillano e si spendono per gli altri, non muoiono mai”.

    Maurizio Di Biasi

    La testimonianza del dottor Di Biasi ha prodotto molti altri frutti. Li ricorda Maurizio Di Biasi, fratello di Pietro, che oggi dirige la Cardiologia interventistica dell’ospedale Sacco di Milano, un’altra eccellenza nella sanità pubblica lombarda: un esempio luminoso è l’associazione no-profit “Pietro Di Biasi – Amici del cuore”, fondata appunto dal fratello Maurizio, che opera con iniziative come convegni, formazione medica, consulti on line. “Pietro – continua il fratello Maurizio – era sempre pronto a inventarsi nuove imprese, un passo avanti rispetto alla realtà. Era un cardiochirurgo nato, studiava e studiava per portare in ospedale interventi complessi e innovativi . Il suo esempio rappresenterà sempre la mia forza,. Continuiamo a camminare insieme”.

    Una carriera in rapida ascesa, quella di Pietro Di Biasi. Il fratello Maurizio ne ripercorre le tappe: “Laureato in Medicina e specializzato in Chirurgia toracica alla Federico II di Napoli, poi in Cardiochirugia all’Università di Milano, sempre con il massimo dei voti, entrò giovanissimo nella Divisione di cardiochirurgia dell’ospedale Sacco, diretta dal professor Santoli, dove lavorò per 13 anni”. Vinse anche il concorso per assistente in cardiochirurgia e diventò l’assistente più giovane d’Italia”. Poi il premio Donatelli-De Gasperis per il miglior lavoro in cardiochirurgia, la nomina a delegato della Società polispecialistica italiana di giovani chirurghi. Nel 1997, a 36 anni, si trasferì dal Sacco al nuovo centro di Cardiochirurgia dell”Irccs MultiMedica, che contribuì a fondare. Ma era sempre alla ricerca di nuove sfide e nuovi stimoli: così – continua il fratello Maurizio – “passò all’ospedale di Legnano, un’ennesima prova professionale, interrotta purtroppo dalla tragedia della malattia, che affrontò con coraggio, nonostante, da medico, fosse perfettamente consapevole della prognosi. Era innamorato della sua famiglia e cercava di proteggere i piccoli figli, Rocco e Laura”.

    Il 2 agosto è alle porte. Da Legnano a Guardia, amici, colleghi e familiari saranno riuniti assieme per rendere omaggio a Pietro con la cittadinanza onoraria: “Lui da lassù ci vede – conclude Maurizio Di Biasi – e di certo ci è vicino e ci saluta con il suo stupendo sorriso”.

  • Terapisti occupazionali a confronto sul futuro della professione

    In evidenza su relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page/ le ultime più importanti nel campo della Salute e della Medicina.

    ROMA (ITALPRESS) – Il 24 maggio ricorre la Giornata nazionale del Terapista occupazionale, una data storica che ricorda la pubblicazione del Decreto ministeriale (136/97), contente il profilo professionale, pubblicato successivamente in Gazzetta ufficiale (119/97). Giornata di festeggiamenti per i 3 mila Terapisti occupazionali di Italia. In alcune città le Commissioni di albo dei Terapisti occupazionali degli Ordini TSRM e PSTRP e la Associazione tecnico scientifica AITO (Associazione italiana Terapisti occupazionali) hanno organizzato molti eventi, con l’intento di promuovere la professione e farla sentire più vicina ai cittadini.
    Per l’occasione la Commissione di albo nazionale dei Terapisti occupazionali (TO) annuncia l’avvio verso “Gli Stati generali della Terapia occupazionale”, che si concluderà a maggio 2024.
    “Gli Stati generali, per definizione, sono uno spazio aperto di dialogo, accessibile a tutti i portatori di interessi su una precisa tematica – è il commento di Francesco Della Gatta, presidente della Commissione di albo nazionale TO – auspichiamo pertanto la costruzione di un percorso condiviso tra colleghi, per avviare un confronto proficuo per la nostra professione e che risponda sempre più ai bisogni di salute della popolazione”.
    Il primo appuntamento, in preparazione di quello che si preannuncia uno storico evento per la professione del Terapista occupazionale, si terrà online il prossimo 27 maggio.
    Questo incontro, a cui sono invitati tutti i Terapisti occupazionali, ha l’ambizione di ascoltare e confrontarsi con tutti per il futuro della professione in Italia.
    “Riteniamo che per pensare al Terapista occupazionale del domani, sia determinante coinvolgere la nostra comunità, tutti insieme per la prima volta all’interno di un albo, per “fare ordine” tra identità, formazione, evoluzione delle competenze, aspetti giuridico medico legali, tematiche importanti che sono state al centro delle Giornate nazionali degli anni passati. Daremo la possibilità a tutti di interagire con domande, suggerimenti e spunti”, conclude Della Gatta.

    – foto ufficio stampa Fno Tsrm e Pstrp –
    (ITALPRESS).

  • Ospedale Fornaroli, il Direttore del distretto-dottoressa Sibilano- fa il punto sulle case di comunità a Magenta e Vittuone

    La dottoressa Angelamaria Sibilano è il Direttore del distretto magentino di ASST Ovest Milanese dal primo gennaio di quest’anno. Una figura importante e nuova entrata in vigore proprio adesso e che ha avviato un lavoro intenso per fare rete sul territorio con il coinvolgimento dei 13 comuni per 130mila abitanti.

    MAGENTA – La dottoressa Sibilano ha tratteggiato l’importanza delle case di comunità e di quella attivata al Fornaroli di Magenta di via al Donatore di Sangue. “Ci sono diversi servizi con un punto unico di accesso dove il cittadino può trovare risposte ai propri bisogni – spiega – inoltre abbiamo l’infermiere di famiglia di comunità, il consultorio familiare e l’ufficio di protezione giuridica, i servizi di medicina legale, le dimissioni protette, gli assistenti sociali e le cure domiciliari”.

    A Magenta la casa di comunità cambierà sede in seguito ai lavori che verranno avviati a breve in una nuova palazzina, in fondo al Fornaroli. “Inoltre – aggiunge la dottoressa – sorgerà un’altra casa delle comunità a Vittuone con i lavori che partiranno il prossimo anno. Nel frattempo si stanno attivando tutti i servizi a Magenta”.

  • Magenta-Salute. Il dottor Matteo Donadon, una nuova risorsa per il Poliambulatorio Santa Crescenzia

    Magenta-Salute. Il dottor Matteo Donadon, una nuova risorsa per il Poliambulatorio Santa Crescenzia

    Intervista allo specialista responsabile della Chirurgia Oncologica presso l’Ospedale di Novara dove è anche docente all’Università del Piemonte Orientale

    MAGENTA- Si aggiunge un altro importante tassello alla rete medico sanitaria al servizio del territorio, offerta dal Poliambulatorio Medico Santa Crescenzia di Magenta, diretto dal dottor Andrea Rocchitelli.
    E’ di questi giorni, infatti, l’ingresso del dottor Matteo Donadon, sicuramente un valore aggiunto significativo, se si guarda al suo curriculum e alle sue specialità. Professore Associato di Chirurgia Generale presso l’Università del Piemonte Orientale a Novara (Dipartimento di Scienze della Salute), nonché, Direttore del Programma di Chirurgia Oncologica – Dipartimento di Chirurgia dell’Azienda Ospedaliero – Universitaria Maggiore della Carità.

    Donadon che abita a Magenta, ha maturato in precedenza importanti esperienze presso l’Humanitas di Rozzano, un centro medico d’eccellenza, dove in particolare, ha sviluppato competenze specifiche rispetto ai tumori del fegato, delle vie biliari e del pancreas. Stiamo parlando ovviamente di malattie difficili da sconfiggere ma rispetto alle quali – ci spiega il dottore – la medicina ha fatto passi avanti importanti, senza contare (come sempre) il ruolo cruciale della prevenzione.

    “Rispetto ai cosiddetti ‘tumori primitivi’ del fegato – sottolinea Donadon – un tempo paradossalmente il percorso era più prevedibile. Spesso e volentieri ci si trovava davanti pazienti con cirrosi epatica o ancor prima colpiti da epatite virale. Oggi, pur non dimenticando queste fattispecie – evidenzia il medico chirurgo – stiamo assistendo ad una vera e propria emergenza di sanità pubblica legata alla malattia da fegato grasso. Questo è un fattore di rischio, talvolta, sottovalutato ma che secondo i più recenti studi è destinato ad aumentare in modo esponenziale nei prossimi 20/30 anni”.

    Ma che fare allora? Innanzi tutto, è fondamentale chiarire il termine ‘malattia da fegato grasso’. “Questa è una condizione per lo più metabolica che si sviluppa – spiega Donadon – in pazienti con diabete mellito e un profilo lipidico ematico alterato”.

    Fare accertamenti periodici, pertanto, diventa cruciale. Così come porre in essere sani stili di vita. “La sedentarietà, il non praticare sport in modo costante, e il trascurarsi a livello di controlli – ribadisce il professionista – indubbiamente non aiutano”. Anche perché l’evoluzione della malattia in un paziente con ‘fegato grasso’ non è affatto scontata. “A costo di ripeterci il fattore tempo, così come una volta scoperta la problematica, mettere in atto tutti i correttivi possibili, fa sì che l’insorgenza di un tumore al fegato sia un’ipotesi tutt’altro che scontata”. Quanto poi agli altri noti fattori di rischio – vedi evoluzione di un’epatite virale cronica – oggi ci sono cure efficaci, tra cui gli agenti virali ad azione diretta”.

    Ciò non toglie – osserva il medico – che stiamo parlando di tumori ‘silenti’ perciò dei più insidiosi. Onde per cui, l’alcolismo e i fattori metabolici debbono sempre essere tenuti sott’occhio.
    Se la prevenzione e i controlli sono essenziali per il tumore al fegato lo sono ancora di più per quello al pancreas che spesso, purtroppo, ha esiti fatali per il paziente.
    “Qui lo scenario per certi versi è ancor più insidioso – aggiunge il nuovo medico del Santa Crescenzia – di certo la presenza di una macchia, è già un campanello d’allarme. Così come un diabete di nuova insorgenza in un soggetto senza fattori di rischio o storia famigliare. fuori controllo in base all’età. Altri segnali possono venire da una diarrea persistente o da una perdita di peso. Ma, beninteso, sono tutte situazioni che debbono essere contestualizzate, perché non sempre questi sono i prodromi di un tumore al Pancreas”.
    Restando in tema di tumore al Pancreas, il Direttore della Chirurgia dell’Ospedale di Novara precisa che le cure sono decisamente migliorate. , a fronte comunque di una prognosi infausta. Insomma, se il tempo e la fortuna ci danno una mano, non bisogna disperare in anticipo e in gergo sportivo ‘conviene giocarsela fino in fondo’.
    Interessante anche capire l’età media d’insorgenza di questi tumori. A questo proposito, anche qui, il dottor Donadon punta l’indice sulla ‘variabile malattia da fegato grasso’. .

    Se in linea di principio queste malattie oncologiche si manifestano dopo i 50/60 anni di età, nel caso della cosiddetta ‘Steatosi Epatica’ le statistiche ci dicono che con maggior frequenza si può presentare anche in età più precoce.
    Anche qui va detto che molto possono fare anche le apparecchiature mediche di ultima generazione con esami ad hoc.
    E’ il caso della ‘Elastrografia transitoria del fegato’ che consente di avere una misura quantitativa della ‘Steatosi’ e, quindi, un dato di sostanza su cui basarsi.

    Se queste sono le patologie più infide e complesse su cui si è specializzato il Nostro intervistato, non vanno dimenticate le ernie inguinali, il laparocele, le patologie della cute, così come i calcoli della Colecisti e ovviamente le Colecistiti. Tutta materia del Prof. Donadon.

    Situazioni certamente in ultima istanza più semplici’, verrebbe da dire di routine, ma che non debbono essere sottovalutate.

    Il Dottor Donadon riceve presso il Poliambulatorio Santa Crescenzia tutti i venerdì pomeriggio, previo appuntamento.
    Come si diceva in apertura, una professionalità in più a disposizione della medicina del territorio, ma anche il valore aggiunto di avere un filo diretto sempre aperto con l’Ospedale di Novara, nel caso in cui a seguito di una visita, si dovesse render necessario un ricovero per accertamenti/intervento chirurgico.

    Per info e prenotazioni rivolgersi direttamente al Poliambulatorio Santa Crescenzia:
    www.santacrescenzia.it

  • Pavia: risonanza magnetica in 10 secondi.. grazie all’intelligenza artificiale

    Presentati i risultati della ricerca del Centro “BioData Science”, coordinato dalla professoressa Figini

    PAVIA – È dall’utilizzo dell’intelligenza artificiale che arriva in Italia l’innovazione nella tecnica diagnostica della risonanza magnetica per la diagnosi e il monitoraggio delle malattie rare neuromuscolari: in pochi secondi, fino a un massimo di dieci, è possibile ottenere informazioni accurate sulle proprietà dei tessuti patologici.

    L’impiego sperimentale delle reti neurali per l’acquisizione delle immagini di risonanza magnetica è l’oggetto del progetto di ricerca sviluppato alla Fondazione IRCSS Mondino dal trentenne Leonardo Barzaghi e dalla ventiseienne Raffaella Fiamma Cabini, dottorandi del Centro “BioData Science” della Fondazione Mondino, coordinato dalla professoressa Silvia Figini. Sono stati loro, già laureati in fisica a Pavia e Milano, a presentarlo in anteprima mondiale al CompMat Spring Workshop”, l’evento dedicato alle nuove frontiere del machine learning e della matematica computazionale, organizzato nella giornata di lunedì 22 maggio dall’Università di Pavia e svoltosi nell’aula Foscolo.
    Grazie a due borse di studio finanziate dal centro neurologico pavese di eccellenza, i due ricercatori hanno studiato lo sviluppo degli algoritmi di machine learning e deep learning per la previsione di biomarcatori quantitativi delle malattie dell’apparato muscolo-scheletrico. «Per supportare la diagnosi e aumentare la qualità delle immagini anatomiche ad alta risoluzione ottenute tramite la risonanza magnetica, negli ultimi anni sono state sviluppate tecniche che permettono di quantificare le proprietà fisiche dei tessuti patologici – spiega Barzaghi, attivo nell’Advanced Imaging and Artificial Intelligence Center dell’IRCCS Mondino, guidato dalla professoressa Anna Pichiecchio –. L’uso dei modelli più evoluti di intelligenza artificiale consente oggi di accelerare i tempi di acquisizione delle informazioni quantitative della patologia come, ad esempio, quelle realtive alla quantità dell’infiammazione, dell’atrofia e la percentuale di grasso. Grazie alle reti neurali si possono ottenere immagini in pochi secondi, abbattendo i tempi necessari con i metodi standard, quantificabili in ore».

    La ricerca di Barzaghi si è concentrata sulle immagini cliniche, mentre quella di Cabini su quelle precliniche. «Uno dei settori della nostra indagine ha riguardato la tecnica della “risonanza magnetica fingerprinting”, che consente di acquisire e calcolare in modo efficiente e più veloce, rispetto ai metodi tradizionali, mappe quantitative che rappresentano le proprietà dei tessuti. A differenza delle immagini convenzionali di risonanza magnetica, che forniscono informazioni principalmente sulla morfologia e sull’anatomia, queste nuove immagini offrono misurazioni quantitative e replicabili dei parametri specifici dei tessuti». Il vantaggio principale di questa tecnica – sottolinea la ricercatrice, attiva nell’International Center for Advanced Computing in Medicine dell’Università di Pavia, guidato dal professor Alessandro Lascialfari – «è la riduzione dei tempi di acquisizione, così da migliorare il comfort del paziente durante l’esame di risonanza magnetica e apportare vantaggi economici alle strutture sanitarie, sia in termini di risparmio energetico per il funzionamento delle macchine sia per la possibilità di analizzare più pazienti».

    «Fin dalla sua nascita avvenuta nel 2017, il Centro “BioData Science” – commenta la responsabile scientifica, Silvia Figini, direttrice del dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’ateneo – ha indirizzato la sua attività di ricerca nello sviluppo di algoritmi per l’analisi automatica di immagini biomediche sia in ambito clinico che preclinico. I risultati ottenuti da Barzaghi e Cabini incoraggiano l’ulteriore applicazione delle tecniche di machine learning, deep learning e modellistica matematica in ambito clinico, offrendo nuove opportunità di ricerca. Proseguiremo il lavoro che abbiamo iniziato, sviluppando metodi innovativi che consentano di velocizzare, aiutare e migliorare la valutazione delle analisi mediche».

  • Salute. Malattie rare neuromuscolari: una nuova tecnica diagnostica grazie all’intelligenza artificiale

    Salute. Malattie rare neuromuscolari: una nuova tecnica diagnostica grazie all’intelligenza artificiale

    Grazie all’utilizzo dell’intelligenza artificiale arriva in Italia una nuova tecnica diagnostica della risonanza magnetica per la diagnosi e il monitoraggio delle malattie rare neuromuscolari. In pochi secondi, fino a un massimo di dieci, è possibile ottenere informazioni accurate sulle proprietà dei tessuti patologici.

    PAVIA – L’impiego sperimentale delle reti neurali per l’acquisizione delle immagini di risonanza magnetica è l’oggetto del progetto di ricerca sviluppato alla Fondazione Mondino di Pavia dal 30enne Leonardo Barzaghi e dalla 26enne Raffaella Fiamma Cabini, dottorandi del Centro “BioData Science” del Mondino, coordinato dalla professoressa Silvia Figini. Sono stati loro, già laureati in fisica a Pavia e Milano, a presentarlo in anteprima mondiale al CompMat Spring Workshop”, l’evento dedicato alle nuove frontiere del machine learning e della matematica computazionale, organizzato oggi dall’Università di Pavia e svoltosi nell’Aula Foscolo.
    Grazie a due borse di studio finanziate dal centro neurologico pavese, i due ricercatori hanno studiato lo sviluppo degli algoritmi di “machine learning” e “deep learning” per la previsione di biomarcatori quantitativi delle malattie dell’apparato muscolo-scheletrico.

    “Per supportare la diagnosi e aumentare la qualità delle immagini anatomiche ad alta risoluzione ottenute tramite la risonanza magnetica, negli ultimi anni sono state sviluppate tecniche che permettono di quantificare le proprietà fisiche dei tessuti patologici – spiega Barzaghi -. L’uso dei modelli più evoluti di intelligenza artificiale consente oggi di accelerare i tempi di acquisizione delle informazioni quantitative della patologia come, ad esempio, quelle realtive alla quantità dell’infiammazione, dell’atrofia e la percentuale di grasso. Grazie alle reti neurali si possono ottenere immagini in pochi secondi, abbattendo i tempi necessari con i metodi standard, quantificabili in ore”.
    La ricerca di Barzaghi si è concentrata sulle immagini cliniche, mentre quella di Cabini su quelle precliniche.