Categoria: Salute

  • Salute. Malattie rare neuromuscolari: una nuova tecnica diagnostica grazie all’intelligenza artificiale

    Salute. Malattie rare neuromuscolari: una nuova tecnica diagnostica grazie all’intelligenza artificiale

    Grazie all’utilizzo dell’intelligenza artificiale arriva in Italia una nuova tecnica diagnostica della risonanza magnetica per la diagnosi e il monitoraggio delle malattie rare neuromuscolari. In pochi secondi, fino a un massimo di dieci, è possibile ottenere informazioni accurate sulle proprietà dei tessuti patologici.

    PAVIA – L’impiego sperimentale delle reti neurali per l’acquisizione delle immagini di risonanza magnetica è l’oggetto del progetto di ricerca sviluppato alla Fondazione Mondino di Pavia dal 30enne Leonardo Barzaghi e dalla 26enne Raffaella Fiamma Cabini, dottorandi del Centro “BioData Science” del Mondino, coordinato dalla professoressa Silvia Figini. Sono stati loro, già laureati in fisica a Pavia e Milano, a presentarlo in anteprima mondiale al CompMat Spring Workshop”, l’evento dedicato alle nuove frontiere del machine learning e della matematica computazionale, organizzato oggi dall’Università di Pavia e svoltosi nell’Aula Foscolo.
    Grazie a due borse di studio finanziate dal centro neurologico pavese, i due ricercatori hanno studiato lo sviluppo degli algoritmi di “machine learning” e “deep learning” per la previsione di biomarcatori quantitativi delle malattie dell’apparato muscolo-scheletrico.

    “Per supportare la diagnosi e aumentare la qualità delle immagini anatomiche ad alta risoluzione ottenute tramite la risonanza magnetica, negli ultimi anni sono state sviluppate tecniche che permettono di quantificare le proprietà fisiche dei tessuti patologici – spiega Barzaghi -. L’uso dei modelli più evoluti di intelligenza artificiale consente oggi di accelerare i tempi di acquisizione delle informazioni quantitative della patologia come, ad esempio, quelle realtive alla quantità dell’infiammazione, dell’atrofia e la percentuale di grasso. Grazie alle reti neurali si possono ottenere immagini in pochi secondi, abbattendo i tempi necessari con i metodi standard, quantificabili in ore”.
    La ricerca di Barzaghi si è concentrata sulle immagini cliniche, mentre quella di Cabini su quelle precliniche.

  • Bertolaso: 1500 euro al mese per un infermiere sono un insulto

    Bertolaso: 1500 euro al mese per un infermiere sono un insulto

    MILANO “Bisogna mettere più soldi per i nostri medici e soprattutto per i nostri infermieri: uno stipendio di 1.500 euro per un infermiere è un insulto alla dignità della persona”.

    E’ il pensiero dell’assessore al Welfare della Regione Lombardia Guido Bertolaso, espresso durante l’evento ‘Salute Direzione Nord’ al Palazzo delle Stelline di Milano. Anche i medici di medicina generale secondo Bertolaso “vanno riorganizzati e motivati” perché “rappresentano un valore importante – ha concluso – ma bisogna anche dare maggiori responsabilità e avere idee chiare sui ruoli che devono avere, perché il ruolo dei medici di famiglia è destinato a cambiare”.

    “Mica ho criticato la riforma sanitaria. Voi generalizzate sempre quelle che sono puntualizzazioni. Io sono appena arrivato e ho una legge regionale da applicare. L’ho esaminata: c’è qualcosa da sistemare ma alcuni aspetti sono assolutamente validi”. Lo ha detto l’assessore al Welfare della Regione Lombardia Guido Bertolaso durante l’evento Salute Direzione Nord al Palazzo delle Stelline di Milano, ritornando sulla sua audizione di ieri in commissione Sanità sull’attuazione della riforma sanitaria varata nella scorsa legislatura. “Ognuno deve portare la propria esperienza e la propria conoscenza come contributo di quelli che sono i problemi sanitari – ha aggiunto Bertolaso – c’è qualcosa da sistemare ed è mio compito proporre modifiche per far funzionare la sanità di questa Regione. Non ho fatto alcuna polemica”.

  • Un polso realizzato con una stampante 3D salva la mano di una neo-mamma

    In evidenza su relaxed-shaw.217-160-88-173.plesk.page/ le ultime più importanti nel campo della Salute e della Medicina.

    ROMA (ITALPRESS) – Eccezionale intervento effettuato al Gemelli dall’èquipe del professor Giulio Maccauro, direttore della UOC di Ortopedia. Salvata la mano destra di una donna affetta da un tumore raro del polso, grazie all’impianto di una protesi costruita su misura con una stampante 3D da un’azienda italiana, con le indicazioni degli ortopedici del Policlinico Gemelli. La giovane donna, diventata da poco mamma, sta bene e muove tutte le dita della mano. E’ il primo intervento di questo tipo effettuato al mondo e rappresenta un eccellente esempio di chirurgia personalizzata.
    E’ una paziente di 39 anni ed è stata già sottoposta a diversi interventi ortopedici per il trattamento di un tumore raro che le aveva completamente distrutto l’articolazione del polso destro. La donna ha riacquistato l’uso della mano destra e scongiurato il pericolo di un’amputazione grazie a un complesso intervento chirurgico che rappresenta anche un ‘first’ assoluto a livello mondiale.
    La paziente è stata sottoposta a resezione e ricostruzione del polso con stabilizzazione radio-metacarpica, grazie al posizionamento di protesi prodotta ‘su misurà per lei con una stampante 3D.
    L’intervento è stato effettuato da un’èquipe altamente specializzata diretta dal professor Giulio Maccauro, direttore della UOC di Ortopedia di Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS e Ordinario di Ortopedia presso l’Università Cattolica, campus di Roma. Insieme a lui, anche il professor Antonio Ziranu, responsabile della UOSD di Traumatologia dell’Ospedale Fatebenefratelli Isola Tiberina – Gemelli Isola e ricercatore di ortopedia presso l’Università Cattolica, la dottoressa Elisabetta Pataia, chirurgo orto-plastico (chirurgo plastico ‘dedicatò all’ortopedia) e il dottorando Camillo Fulchignoni chirurgo della mano entrambi in forze al Policlinico Gemelli.
    Sono i ‘pionierì di una procedura che inaugura un nuovo filone della medicina personalizzata e apre nuova e interessanti prospettive nella chirurgia ortopedica.
    “L’impiego di una protesi 3D personalizzata – spiega il professor Maccauro – ci ha consentito di adattare l’intervento alle specifiche esigenze della paziente, garantendo un’accurata riproduzione anatomica e un elevato grado di funzionalità. La ricostruzione del polso con la stabilizzazione radio-metacarpica rappresenta un notevole progresso nel ripristino delle capacità motorie e nella qualità di vita della paziente”.
    Ed è un intervento che ha un valore aggiunto particolare per una donna che è appena diventata mamma di una bambina; i chirurghi hanno atteso che finisse il periodo di allattamento per intervenire. La paziente è affetta da tumore a cellule giganti, un tumore raro (e la localizzazione al polso è una rarità nella rarità) localmente aggressivo e recidivato più volte, fino a comprometterle del tutto l’articolazione.
    Era necessario, per salvarle la mano, sostituire il polso con una protesi. Ma non esistono protesi ‘industrialì (cioè già pronte) per questa parte del corpo (come accade invece per l’anca o per il ginocchio). “Per questo – aggiunge il professor Maccauro – abbiamo contatto un’azienda italiana, la Adler-Ortho, specializzata nella progettazione e produzione di protesi articolari che, partendo dalla TAC della paziente e seguendo le nostre indicazioni, ha realizzato al computer un prototipo, stampato 3D in plastica; lo abbiamo esaminato, chiesto di fare alcune modifiche e a quel punto è stata ‘stampatà la protesi definitiva in cronocobalto e titanio. Per l’intervento è stato necessario effettuare un doppio accesso – prosegue il professor Maccauro – dalla parte dorsale e dalla parte volare (inferiore) del polso, per liberare e mettere in sicurezza i vasi, i nervi e i tendini flessori ed estensori della mano. Successivamente abbiamo effettuato una resezione ossea prossimale dell’avambraccio e una resezione distale alla base dei metacarpi, che sono le ossa sulle quali si articolano le dita delle mani. Da ultimo abbiamo posizionato questa protesi, che consente di conservare il movimento delle dita”.
    La paziente sta bene, è già tornata a casa e sta proseguendo le sedute di riabilitazione alla mano. Con la sua storia, ha contribuito a scrivere una nuova pagina nella storia della chirurgia ortopedica. Ma, come mamma, a lei forse importa di più poter continuare ad accarezzare e prendere in braccio sua figlia, con quella mano che aveva ormai dato per persa.

    – foto ufficio stampa Policlinico Gemelli –
    (ITALPRESS).

  • Tumore, ragazzi sentite gli oncologi. “Adolescenti e fumo, legame sempre più pericoloso”

    Tumore, ragazzi sentite gli oncologi. “Adolescenti e fumo, legame sempre più pericoloso”

    I dati della ricerca sono allarmanti: un adolescente su 10 fuma regolarmente

    MILANO – La lotta alle neoplasie polmonari deve cominciare a scuola contrastando il sempre più precoce vizio del tabagismo. In Italia fumano il 5% degli adolescenti, tra i 14 e i 17 anni, e il 19% dei 18-19enni. In totale quindi più di un teenager su 10 fuma regolarmente mentre il 4% si dichiara ex fumatore. Da qui l’esigenza di sensibilizzare i giovani studenti sull’importanza della prevenzione primaria di forme di cancro molto pericolose.
    Per questo l’AIOT (Associazione Italiana di Oncologia Toracica) in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione ha lanciato la seconda edizione di “Respiriamo insieme”.
    Si tratta di un concorso a cui hanno partecipato nel 2022-23 66 scuole tra primarie e secondarie (di primo e secondo grado). La campagna ha previsto la realizzazione di attività divulgative per promuoverne raccomandazioni salutari. Per le scuole primarie il tema è stato “Metti il fumo in riga” (con la produzione di una poesia recitata in formato video) mentre per le secondarie: “Appendi il fumo al muro” (realizzazione di una locandina illustrata/poster). Per le scuole secondarie di secondo grado il tema è stato “Metti il fumo da (p)Arte” ed è stata prevista la creazione di un’opera d’arte (quadro, scultura, installazione, video promozionale).

    I vincitori sono stati: Scuola primaria, classe 4 sezione A – IC Rodari, Cappelle sul Tavo, Montesilvano (Pe) Scuola secondaria di primo grado, classe 3 sezione A – IC di Cerrina Monferrato G. Marconi, Murisengo (Al); Scuola secondaria di secondo grado, classe 3 sezione B – Istituto di Istruzione Superiore Carlo Beretta, Gardone Val Trompia (Bs).Tutti gli elaborati sono disponibili sul sito oncologiatoracica.it.
    “Il tumore del polmone lo scorso anno ha colpito più di 43mila persone nel nostro Paese – Filippo de Marinis, Presidente Aiot e Direttore dell’Oncologia Toracica dello Ieo di Milano -. Nonostante gli avanzamenti terapeutici, registrati negli ultimi anni rimane, una delle neoplasie con più alta mortalità.
    In tutto il mondo si registrano quasi 1,8 milioni di decessi ogni anno. è dimostrato, da una amplissima letteratura scientifica, la stretta correlazione con il fumo di sigaretta che aumenta di ben 14 volte il rischio di insorgenza. Inoltre sulla malattia spesso si diffondono informazioni non vere come il fatto che la diagnosi precoce non serva o non vi siano cure”.

    “Come ricordano gli specialisti di AIOT il tumore del polmone non colpisce solo chi fuma – sottolinea Maria Costanza Cipullo, del Ministero dell’Istruzione – Referente per l’educazione alla salute e alla legalità. Non va però minimamente abbassata la guardia nei confronti di un comportamento scorretto ed estremamente pericoloso. Abbiamo perciò aderito, con grande piacere, alla seconda edizione di un progetto dedicato ai più giovani. Il concorso rappresenta un metodo educativo molto interessante ed efficace dove la corretta informazione e la creatività si uniscono in un percorso virtuoso. Al tempo stesso l’iniziativa può essere d’aiuto, non solo agli studenti, ma anche al personale delle istituzioni scolastiche. Può convincere qualche nostro lavoratore a smettere per sempre con le sigarette. La scuola deve realmente essere un luogo di educazione alla salute e al benessere di tutti”.

  • Salute: verso una cura farmacologica per la sindrome da ‘morte improvvisa’

    I farmaci comunemente usati per modulare il calcio potrebbero essere efficaci nella cura della cardiomiopatia aritmogena, la malattia genetica cardiaca che colpisce soprattutto i giovani e gli atleti

    MILANO – LO rivela uno studio coordinato dal Centro Cardiologico Monzino e finanziato dalla Fondazione Giacomo Ponzone, recentemente pubblicato sul ‘Journal of Translational Medicine’. La cardiomiopatia aritmogena (Acm) si manifesta con una progressiva disfunzione cardiaca e aritmia, cioe’ irregolarita’ del ritmo cardiaco, portando, nei casi piu’ gravi, alla morte improvvisa.
    E’ la tragica storia di giovani atleti come Davide Astori o Piermario Morosini o persone meno famose, come Giacomo Ponzone, a cui e’ intitolata la Fondazione che finanzia questo progetto.
    Ad oggi non esiste una cura per l’Acm, ma solo dei metodi di “supporto” (come l’impianto nel paziente del defibrillatore) che impediscono alle aritmie di diventare letali. Da qui l’importanza di capire il meccanismo che altera le cellule del cuore “impazzito” per poter intervenire all’origine della patologia. Il team coordinato dal Laboratorio di Biologia vascolare e Medicina rigenerativa del Centro Cardiologico Monzino e formato da ricercatori di diversi centri, quali l’Universita’ di Pavia, l’Universita’ di Milano-Bicocca e la New York University, si e’ concentrato sullo studio del disequilibrio del calcio, che e’ un meccanismo noto di scompenso cardiaco, ad oggi poco correlato all’Acm.

  • Sport & Salute. “Passione Tuono” Max Temporali racconta la sua esperienza con il ‘Dream Team’ del Ben-Essere del Santa Crescenzia

    Sport & Salute. “Passione Tuono” Max Temporali racconta la sua esperienza con il ‘Dream Team’ del Ben-Essere del Santa Crescenzia

    Max Temporali, classe 1974, nota voce tecnica di Sky Italia nel mondiale Superbike. Giornalista e tester con alle spalle un passato da pilota nazionale e internazionale e un imbattibile palmares di sfide combattute in sella a varie versioni di Aprilia Tuono. Anche lui è tra i tanti pazienti di Fisio Magenta, l’area del Poliambulatorio Santa Crescenzia dedicata alla Fisioterapia e alla Riabilitazione, ma più in generale, a rimettere in salute le persone, siano esse campioni come Max, siano essere persone ‘normali’.

    MAGENTA – Qualche tempo fa abbiamo scoperto che Max Temporali è un paziente di Fisio Magenta, l’area del Poliambulatorio Santa Crescenzia diretto dal Dottor Andrea Rocchitelli, dedicata alla Fisioterapia, Riabilitazione e, più in generale, alla ‘rimessa in salute’ delle persone.
    C’è chi lo frequenta perché ha un problema posturale o deve eseguire un percorso di riabilitazione, per esempio, ma anche chi ci va perché intende ottenere determinate performance a livello sportivo e vuole essere seguito da un team di professionisti seri, capaci e, soprattutto in costante aggiornamento.

    In questo post pubblicato sui social sulla sua pagina ufficiale da Max, viene raccontata un’esperienza – sono le sue parole – interessante e con presa di coscienza, con tre grandi appassionati del loro lavoro: Roberto Bosoni fisioterapista-osteopata, Eva Mombrini Optometrista e Annalisa Benetti odontoiatra.

    Abbiamo ripreso in toto le parole di Max perché sono la premessa alla parte più di natura tecnica in cui i tre professionisti sopra citati, ci spiegano perché è essenziale, oltre ad essere un valore aggiunto un lavoro di squadra che ‘metta in rete’ diverse professionalità, solo all’apparenza distanti.

    Per poter correre in moto, anche una volta si faceva la visita sportiva. Per quasi vent’anni, una volta all’anno, andavo in un centro di Corso di Porta Vigentina, a Milano. La ragazza dell’accettazione l’ho praticamente vista invecchiare con me. Bene o male il protocollo medico era sempre lo stesso: controllo della vista, dello stato di salute generale, la prova del cuore sotto sforzo e un paio di test neuro qualcosa. A quelli come me interessava essere ok per avere la licenza. Tra di noi c’era chi fumava e beveva, ma non era vissuto come un problema. Oggi fin da bambini si gioca a fare i professionisti e la medicina ha raggiunto livelli da fantascienza. È dimostrato come lavorando su sé stessi si possano migliorare anche le performance sulla moto. Il signore in verde nella foto, il mio amico Roberto, che ogni tanto mi stiracchia i muscoli di vetro, mi ha invitato a questo test che mette in comunicazione tre aree: posturale, occlusale, visiva. “Che c’entra”, mi sono detto. Eh, c’entra… Pensi magari di avere un problema alla vista e la causa è la bocca. Credi di soffrire di cervicale, ma scopri che è colpa della vista… Praticamente hai un corpo scarica barile. E finalmente so anche perché non ho mai vinto un kaiser!

    POSTURA E AMBIENTE: UN LAVORO A 360 GRADI

    “Quando parliamo di postura non parliamo solo di allineamento del corpo ma parliamo di come il nostro corpo si relaziona con l’ambiente. Per fare questo l’elaborazione degli stimoli e la loro qualità è importantissima. La qualità visiva la stabilità occlusale e l’appoggio del piede mandano continua informazioni al nostro sistema nervoso centrale e preparano il sistema del movimento all’esecuzione del gesto. Inoltre, questi sistemi sono in grado di influenzarsi l’uno con l’altro.
    Per questo un’analisi d’equipe fatta da specialisti attenti alle dinamiche posturali può fare la differenza nella valutazione per la gestione di problematiche a carico del sistema muscolo scheletrico o dell’incremento della performance. Quello che è stato fatto con il nostro ormai amico di lunga data Max Temporali è la condivisione in diretta dei tre aspetti posturale occlusale e visivo per comprendere come per esempio un difetto visivo fosse in realtà condizionato da un aspetto occlusale. Per arrivare a questa conclusione abbiamo utilizzato i seguenti strumenti: pedana stabilometrica, elettromiografia di superficie, test visivi specifici”.

    Dott.ssa Annalisa Benetti odontoiatra
    Optometrista Eva Mombrini
    Dott. Roberto Bosoni fisioterapista-osteopata questa l’equipe che in Santa Crescenzia si occupa di postura a 360 gradi.

  • Milano, Salute: maxi tumore di oltre 5 kg  asportato ad un 40 enne. Operazione riuscita

    Milano, Salute: maxi tumore di oltre 5 kg asportato ad un 40 enne. Operazione riuscita

    L’intervento completamente riuscito è stato effettuato presso l’Ospedale di Melzo

    MELZO – Un tumore benigno, di 5,240 kg per un diametro di 35 cm, è stato asportato a una 40enne residente nell’area metropolitana milanese dall’equipe di ginecologia dell’ospedale di Melzo (Milano) diretta dal chirurgo Giuseppe Losa. La paziente era affetta da un mioma uterino asportato senza compromettere l’integrità di tutti gli organi dove la massa tumorale aderiva. Un’operazione delicata per le dimensioni della massa e per il rischio, concreto, di andare incontro all’infertilità per una donna ancora giovane.
    “L’intervento – spiega Losa – è perfettamente riuscito. Dopo 4 giorni in reparto e un decorso regolare, è stata dimessa in ottime condizioni”. Un caso molto raro che riaccende i riflettori sull’importanza della prevenzione. A spiegarlo è lo stesso chirurgo: “Le pazienti che hanno disturbi simili, dolori e perdite ingiustificate, devono sempre rivolgersi a uno specialista. Ancora meglio sarebbe che i controlli fossero effettuati con cadenza regolare in modo da poter intervenire, nel caso di dubbi, in tempi adeguati. In questo caso la giovane ha probabilmente sottovalutato i sintomi fino a quando la situazione non è peggiorata in maniera così grave”. Un grande grazie “per la qualità e le eccellenze che hanno dimostrato i nostri sanitari”, arriva dalla Direzione generale della Asst di Melegnano e della Martesana. “Un orgoglio aver salvato non solo la vita di questa donna ma di aver permesso a lei di poter, un domani, donare ancora la vita”, sono le parole di Valentino Lembo , direttore sanitario dell’Azienda di Vizzolo.

  • Sanità Lombardia, Bertolaso: nuove assunzioni per emergenza urgenza. Fontana: triplicati tirocinanti di Medicina Generale

    MILANO Accordo tra Regione Lombardia e strutture sanitarie private per il reclutamento del personale sanitario qualificato per continuare a garantire l’operatività del Servizio di emergenza urgenza extraospedaliera.

    È quanto prevede una delibera approvata dalla Giunta regionale su proposta dell’assessore al Welfare Guido Bertolaso. “Questo accordo – ha dichiarato l’assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso – ci consente di avviare un’importante fase di reclutamento del personale medico e infermieristico utilizzando anche le strutture sanitarie private. Questo perché negli anni scorsi, per la gestione del servizio di emergenza urgenza extraospedaliero, abbiamo dovuto fare i conti con la crescente difficoltà di reclutamento del personale sanitario. Il passaggio successivo sarà la firma delle convenzioni tra Areu e le stesse strutture che darà poi vita alla fase di accesso del personale sanitario delle strutture ospedaliere private accreditate al sistema di emergenza urgenza regionale”.

    “Il medico di medicina generale riveste un’importantissima componente del sistema sanitario lombardo. Fino al 2018 i tirocinanti erano meno di 100 per ogni anno. Oggi più di 300: in Lombardia non c’è una specialità medica post lauream che vede questi numeri”. Lo ha detto il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana intervenendo, questa mattina, all’Aula Magna dell’Università Milano-Bicocca, all’inaugurazione del corso triennale 2022-24 per medici di medicina generale, organizzato da Polis. “Oggi – ha evidenziato il presidente – un quotidiano nazionale scatta una fotografia drammatica della situazione del Paese per quanto riguarda i medici di famiglia: nel 2025, rispetto al 2002 mancheranno in tutta Italia 10.000 medici di medicina generale. E’ chiaro che si deve far fronte a questa realtà, così come è evidente che essa sia il frutto di una programmazione sbagliata a livello nazionale che non ha saputo tener conto dei fabbisogni futuri”. “Per questo motivo – ha proseguito Fontana – come Regioni abbiamo chiesto di poter intervenire autonomamente per monitorare costantemente la situazione. Se ci sarà concessa l’Autonomia, anche in questo campo, potremo programmare in modo appropriato il futuro della nostra sanità, sapendo quelle che sono le effettive esigenze del territorio”.

  • E’ tornato Massimo Galli (ci mancava): in corso ondata Covid pre estiva

    E’ tornato Massimo Galli (ci mancava): in corso ondata Covid pre estiva

    MILANO “Dispiace che ciclisti, protagonisti del giro d’Italia, si siano dovuti ritirare per positività a Sars-Cov-2 ma questa è la testimonianza che il problema non è chiuso e che le pandemie non finiscano per decreto. La questione sussiste, seppure con una portata non comparabile a ciò che succedeva mesi fa, quando il numero dei contagiati guariti era minore”.

    A dirlo all’Adnkronos Salute Massimo Galli, già direttore del reparto di Malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano. “E’ verosimile che il virus abbia toccato più di metà degli italiani. Inoltre più di 50 milioni di italiani hanno fatto almeno 2 cicli di vaccinazioni”, l’impatto del contagio è quindi “un altra cosa”. Oggi siamo in presenza di un’ondata pre-estiva che “era prevedibile per diversi motivi, primo tra tutti la grande voglia di normalità che tutti hanno”. Inoltre “oggettivamente il virus circola ed è in continua evoluzione. Abbiamo diverse centinaia di sottovarianti. Ci sono modelli matematici che indicano la probabilità di una variante foriera di un’ondata significativa per l’autunno. Ma sono ipotesi: può succedere, ma può anche non succedere”. In ogni caso “il rilassamento sulla segnalazione dei casi è totale. Ad esclusione di situazioni in cui ci sono protocolli da seguire, come il giro d’Italia, dove poi emerge l’evidenza: la forte circolazione del virus”. Con queste infezioni, ricorda Galli, “tocca convivere. La separazione, ancor meno il divorzio, non ci sono stati. E dobbiamo tenere a mente che il virus evolve: attenzioni e studi sentinella sono assolutamente benvenuti”, conclude. (

  • Sanità, medici e cittadini chiedono impegno in difesa del Ssn

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    ROMA (ITALPRESS) – Un chiaro impegno in difesa del Servizio Sanitario Nazionale pubblico e universale, è quanto chiedono le Organizzazioni sindacali, che rappresentano oltre 120.000 dirigenti medici, veterinari e sanitari dipendenti del SSN e le Associazioni di cittadini e pazienti, a tutte le forze politiche. Il diritto alla salute, principio fondante della Costituzione Italiana, “è seriamente a rischio – secondo quanto si legge nel Manifesto per la salvezza del Servizio Sanitario Pubblico lanciato in occasione della Conferenza Nazionale per la Sanità pubblica -. E’ in atto, da tempo, un processo di destrutturazione del Ssn pubblico che, di fatto, ha minato la sostenibilità, l’equità e l’accesso alle cure, rendendo marginale rispetto alle politiche nazionali un bene inalienabile come la salute degli italiani. Proprio per questo le associazioni di cittadini e pazienti, le rappresentanze professionali avviano una mobilitazione che a partire dalle fiaccolate del 3 maggio, in onore e memoria di Barbara Capovani, attraverso questa iniziativa odierna e le prossime del 15 giugno, porterà ad una Manifestazione Nazionale a settembre a Roma. Appare superfluo – si legge ancora nel Manifesto – ricordare come la tempesta della pandemia Covid-19 abbia accentuato le fragilità del SSN, funzionando da acceleratore di fenomeni esistenti e cambiando definitivamente lo scenario in cui ci muoviamo. L’Italia è fanalino di coda per quanto riguarda la spesa sanitaria in Europa, sia per valori pro-capite a parità di potere d’acquisto, sia come percentuale di Pil, con un gap vertiginoso rispetto a Paesi di riferimento come Francia e Germania”.
    Per i promotori dell’iniziativa “il definanziamento pluridecennale riservato al sistema sanitario pubblico e ai suoi dipendenti ha prodotto non solo un continuo restringimento del perimetro pubblico del servizio sanitario, con la progressiva privatizzazione dei servizi sanitari, ma addirittura una crescita esponenziale dell’appalto al privato dei professionisti, sempre più raramente disposti a iniziare o a continuare a lavorare nelle strutture pubbliche, a fronte di stipendi dal potere d’acquisto sempre più basso e di condizioni di lavoro in continuo peggioramento. Ma oltre a finanziamenti adeguati, non possiamo immaginare una sanità senza una seria riforma che affronti sia l’emergenza ospedaliera che territoriale. La crisi degli ospedali non si esaurisce nei Pronto soccorso, unica alternativa alle infinite liste di attesa, sovraffollati di pazienti ma sostenuti da pochi medici e professionisti sanitari allo stremo delle forze – si legge ancora nel Manifesto -. E quella del territorio si manifesta con aree geografiche estese prive di medici di riferimento e di sostegno sociale per pazienti con malattie croniche, spesso non autosufficienti, invalidanti. Queste emergenze, tuttavia, non compaiono tra gli interventi prioritari dell’agenda politica”.
    “Il diritto alla salute, che la Costituzione vuole uno e indivisibile, è oggi declinato in 21 modi diversi, causa di quelle diseguaglianze nell’accesso alle cure che costringono i pazienti ai viaggi della speranza lungo il gradiente Sud-Nord, mentre i processi di autonomia differenziata avviati dai Governi Nazionali e dalle Regioni, accentueranno drammaticamente le differenze tra gruppi sociali e aree geografiche, trasformando il diritto alle salute in un bene di lusso che costringerà i cittadini a pagare le cure di tasca propria o a rinunciare all’accesso alle cure quando non potranno permetterselo – spiega ancora il Manifesto -. Oggi il diritto alla salute dei cittadini è strettamente intrecciato al destino professionale di tutti gli operatori sanitari del SSN. Perciò la battaglia in difesa della sanità pubblica è la battaglia di tutti. Solo se saremo uniti potremo vincerla. E’ necessario, quindi, tornare a considerare le risorse stanziate per la salute dei cittadini come un investimento e non come una spesa sacrificabile, che decenni di tagli hanno dimostrato essere una scelta controproducente anche sotto il profilo economico”.
    “Noi chiediamo per l’ennesima volta un impegno alle forze politiche e non ci stancheremo mai di farlo. Questa volta però, vogliamo coinvolgere i cittadini che, insieme a noi, sono l’anello terminale di una serie di scelte politiche che sono state fatte in passato e che saranno fatte in futuro”, afferma Guido Quici, presidente della federazione Cimo-Fesmed, “siamo molto preoccupati, è aumentato il fatto che i cittadini non si curano, ma siamo preoccupati anche perchè non si fa prevenzione. Ci sono problemi negli ospedali, nelle emergenze, ci sono fughe di medici, ci sono una serie di aspetti talmente complessi che necessitano di mettersi attorno a un tavolo e definire qual è il futuro della sanità. Se si vuole la sanità pubblica – osserva – allora si sceglie di investire, se si vuole trasformare il tutto in una sanità privata lo dicessero in maniera molto tranquilla e noi ne prenderemo atto. La possibilità di lanciare una manifestazione a settembre è un’idea, io però vorrei aspettare il nostro contratto di lavoro, vorrei anche aspettare di capire come vogliono impostare la futura finanziaria, perchè se non vorranno investire risorse finanziarie diventa d’obbligo organizzare una manifestazione. Noi abbiamo una destrutturazione del Servizio sanitario nazionale, occorre recuperare i posti letto, recuperare l’offerta sanitaria, il personale. La diagnosi siamo tutti in grado di farla, il problema è che manca la terapia che se non ce la da la politica proveremo a darcela noi”.

    – foto xb1/Italpress –

    (ITALPRESS).