Categoria: Salute

  • Borghetti (Pd): dove sono i 400mila euro per la neonatologia a Rho?

    RHO “Quando Regione Lombardia decise di chiudere la Terapia Intensiva Neonatale di Rho partecipai a diverse discussioni e manifestazioni, a tutti i livelli, per capire le ragioni di quella scelta che a tutt’oggi resta controversa e raccolse e continua a raccogliere molte contrarietà nella popolazione.

    Non si potè però fare nulla. Tuttavia la delibera della Giunta Fontana del novembre 2019 che disponeva la chiusura della TIN conteneva anche l’incremento dei posti letto di neuropsichiatria infantile per l’ospedale di Rho, con una dotazione di 400mila euro. A distanza di quasi quattro anni oggi ci chiediamo: che ne è di quella previsione?

    Non avendo ricevuto la ASST Rhodense ad oggi nulla, ho depositato una interrogazione presso la Regione Lombardia per chiedere conto di quella previsione, che oltre ad indicare la cifra di 400mila euro testualmente recitava: “Si è provveduto ad autorizzare per il presidio ospedaliero di Rho il potenziamento dell’offerta dell’area pediatrica, incrementando sia la dotazione strutturale, con quattro posti letto di neuropsichiatria infantile, sia la dotazione di personale con due unità mediche specializzate in neuropsichiatria infantile, così da valorizzare l’attività del presidio, rafforzandone il ruolo di punto di riferimento nel territorio lombardo per tale specialità pediatrica”. Bellissime parole, ma… a che punto siamo?”.

    Così interviene Carlo Borghetti, consigliere regionale e capogruppo PD in Commissione Sanità del Consiglio regionale della Lombardia a proposito delle previsioni della DGR n.2395 del 11 novembre 2019.

  • Undici anni senza Pietro Di Biasi, cardiorchirurgo rimasto ‘nel cuore’ di Legnano (e non solo)

    LEGNANO Undicesimo anniversario della scomparsa del cardiochirurgo Pietro Di Biasi, ma l’assenza brucia ancora. “Era un bravissimo medico e aveva la capacità di entrare in sintonia con i pazienti”.

    Cosi Germano Di Credico, direttore del Dipartimento cardiotorovascolare e di cardiochirurgia dell’Asst Ovest, ricorda Pietro Di Biasi, cardiochirurgo che lavorò fino al 2012 all’ospedale di Legnano e, prima, al Fatebenefratelli Sacco di Milano, morto a 50 anni, per un tumore cerebrale. Una perdita che lasciò un vuoto nella comunità della sanità di Legnano, del Milanese e dell’Emilia, dove Di Biasi era molto stimato.

    Tra i medici e i pazienti il ricordo di Pietro Di Biasi è vivissimo. Quando si manifestò il male, furono proprio i colleghi di Legnano i primi a curarlo. Di Credico ne ricorda la figura: “Grande competenza e senso di squadra. Pietro si era inserito perfettamente nello staff. Sapeva fare squadra. Una presenza preziosa”. Intanto il Dipartimento della Asst Ovest Milanese è cresciuto: oltre alla Cardiochirurgia in cui lavorava Di Biasi, attualmente comprende due Cardiologie, la Chirurgia vascolare, la Riabilitazione cardiologica e la Nefrologia. “Tra Legnano e Magenta si eseguono 700-800 angioplastiche all’anno, soprattutto in infarto acuto – prosegue il direttore – La Cardiochirrugia, che ha funzionato da hub durante la pandemia, esegue un numero di by pass coronarici fra i primi in Italia e sicuramente il primo in Lombardia”. “Pietro Di Biasi avrebbe condiviso con gioia questi traguardi, – continua Di Credico – sempre con la sua signorile discrezione”.

    A ricordarne la lezione professionale e di vita è anche il fratello Maurizio Di Biasi, direttore della Cardiologia interventistica dell’ospedale Sacco, che ha fondato l’associazione no-profit “Pietro Di Biasi – Amici del cuore”. Convegni, seminari, formazione, consulti on line: infinite le iniziative, ma sempre unite da un filo rosso, l’idea che la cura del malato sia a tutto tondo, malattia e persona. “Era un medico molto serio e di straordinaria umanità – ricorda Maurizio Di Biasi -. Mio fratello rappresenterà sempre la mia forza”.

    Una carriera in rapida ascesa, quella di Pietro. La descrive nelle tappe principali Maurizio Di Biasi: “Laureato in Medicina, specializzato in Chirurgia toracica a Napoli e in Cardiochirurgia a Milano, con il massimo dei voti, Pietro entrò giovanissimo nella Cardiochirurgia del Sacco, dove lavorò per 13 anni, poi si trasferì, nel 1997, nel nuovo centro di Cardiochirurgia dell’Irccs MultiMedica, che contribuì a fondare”. Successivamente – continua il direttore della Cardiologia interventistica del Sacco – “passò all’ospedale di Legnano, una sfida che aveva fortemente voluto, interrotta purtroppo dalla malattia, che affrontò con coraggio, nonostante fosse consapevole della prognosi”. I colleghi di Legnano gli furono vicini anche in quei tragici momenti e lo ricordano con immutato affetto.

    DA LEGNANO A GUARDIA DEI LOMBARDI
    Da Legnano a Guardia dei Lombardi, nell’Avellinese. Una trasferta per ricordare un medico speciale e saldare un legame che neppure la morte ha interrotto. Ci saranno anche tanti medici legnanesi, il 2 agosto alle 18, alla commemorazione di Pietro Di Biasi, cardiochirurgo dell’ospedale di Legnano fino al 2012 e per tredici anni al Sacco di Milano, scomparso nel 2012, a 50 anni. Al “dottor Pietro”, come lo chiamavano i pazienti legnanesi, verrà conferita la cittadinanza onoraria alla memoria, a Guardia dei Lombardi, paese d’origine della famiglia Di Biasi, nel cui cimitero Pietro riposa accanto ai genitori.

    “Un gentiluomo e un medico bravissimo”, così lo ricorda Germano Di Credico, direttore del Dipartimento cardiotorovascolare e di cardiochirurgia dell’Asst Ovest, che con determinazione aveva voluto Di Biasi nella “sua” Cardiochirurgia legnanese. A dieci anni dalla scomparsa di Pietro, tante cose nella Asst Ovest milanese sono cambiate: il Dipartimento ha fatto passi da gigante (quattordici posti letto, due sale operatorie, sei chirurghi), tra Legnano e Magenta si eseguono 700-800 stent all’anno. Ma il ricordo di Pietro è ancora vivissimo: “Avrebbe condiviso – continua Du Credico – con gioia questi traguardi, sempre con la sua signorile discrezione, perché Pietro aveva un grande dono: un senso di squadra che lo portava a non mettersi mai sul piedistallo, neanche con i colleghi più giovani. Sembra ancora di vedere il suo sorriso in corsia”. Uno choc, quella malattia crudele. I colleghi di Legnano furono i primi a curarlo: “Pietro era la vita in persona, impossibile immaginarlo malato. Adorava il suo lavoro di cardiochirurgo, la sala operatoria e la corsia erano il suo pane quotidiano. Purtroppo fu costretto a smettere di colpo. Noi increduli, e lui ci faceva coraggio”. Un dolore che unì Legnano all’Avellinese: “Tanti pazienti arrivavano al nostro Ospedale dal Sud apposta per lui. Pietro sapeva costruire un rapporto di fiducia totale: i malati si affidavano e lui creava una corrente di empatia che favoriva anche la cura”.

    Oggi più che mai, con la commemorazione del 2 agosto, c’è un filo rosso che corre da Legnano a Guardia. Lo spiega il sindaco di Guardia, Francescantonio Siconolfi: “Purtroppo non ho avuto il piacere e l’onore di conoscere personalmente il noto cardiochirurgo Pietro di Biasi, ma le persone buone d’animo, gentili e generose, oltre che brillanti professionalmente, sono e rimarranno nel cuore di tutti, non solo di chi ha avuto la fortuna di essere loro amico. Il suo operato e il suo impegno professionale, il suo talento e la passione per la cardiochirurgia, nota sin dai primi anni della sua carriera, hanno raggiunto le vette più alte perché hanno toccato gli animi dei pazienti che ancora oggi lo piangono. Con rammarico per la sua prematura scomparsa, dopo dieci anni per noi tutti è un onore concedere questa onorificenza al dottor Pietro Di Biasi”. “Una persona di grande fama e bontà – conclude – non può che essere ricordata sempre. Gli uomini che in vita brillano e si spendono per gli altri, non muoiono mai”.

    Maurizio Di Biasi

    La testimonianza del dottor Di Biasi ha prodotto molti altri frutti. Li ricorda Maurizio Di Biasi, fratello di Pietro, che oggi dirige la Cardiologia interventistica dell’ospedale Sacco di Milano, un’altra eccellenza nella sanità pubblica lombarda: un esempio luminoso è l’associazione no-profit “Pietro Di Biasi – Amici del cuore”, fondata appunto dal fratello Maurizio, che opera con iniziative come convegni, formazione medica, consulti on line. “Pietro – continua il fratello Maurizio – era sempre pronto a inventarsi nuove imprese, un passo avanti rispetto alla realtà. Era un cardiochirurgo nato, studiava e studiava per portare in ospedale interventi complessi e innovativi . Il suo esempio rappresenterà sempre la mia forza,. Continuiamo a camminare insieme”.

    Una carriera in rapida ascesa, quella di Pietro Di Biasi. Il fratello Maurizio ne ripercorre le tappe: “Laureato in Medicina e specializzato in Chirurgia toracica alla Federico II di Napoli, poi in Cardiochirugia all’Università di Milano, sempre con il massimo dei voti, entrò giovanissimo nella Divisione di cardiochirurgia dell’ospedale Sacco, diretta dal professor Santoli, dove lavorò per 13 anni”. Vinse anche il concorso per assistente in cardiochirurgia e diventò l’assistente più giovane d’Italia”. Poi il premio Donatelli-De Gasperis per il miglior lavoro in cardiochirurgia, la nomina a delegato della Società polispecialistica italiana di giovani chirurghi. Nel 1997, a 36 anni, si trasferì dal Sacco al nuovo centro di Cardiochirurgia dell”Irccs MultiMedica, che contribuì a fondare. Ma era sempre alla ricerca di nuove sfide e nuovi stimoli: così – continua il fratello Maurizio – “passò all’ospedale di Legnano, un’ennesima prova professionale, interrotta purtroppo dalla tragedia della malattia, che affrontò con coraggio, nonostante, da medico, fosse perfettamente consapevole della prognosi. Era innamorato della sua famiglia e cercava di proteggere i piccoli figli, Rocco e Laura”.

    Il 2 agosto è alle porte. Da Legnano a Guardia, amici, colleghi e familiari saranno riuniti assieme per rendere omaggio a Pietro con la cittadinanza onoraria: “Lui da lassù ci vede – conclude Maurizio Di Biasi – e di certo ci è vicino e ci saluta con il suo stupendo sorriso”.

  • Terapisti occupazionali a confronto sul futuro della professione

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    ROMA (ITALPRESS) – Il 24 maggio ricorre la Giornata nazionale del Terapista occupazionale, una data storica che ricorda la pubblicazione del Decreto ministeriale (136/97), contente il profilo professionale, pubblicato successivamente in Gazzetta ufficiale (119/97). Giornata di festeggiamenti per i 3 mila Terapisti occupazionali di Italia. In alcune città le Commissioni di albo dei Terapisti occupazionali degli Ordini TSRM e PSTRP e la Associazione tecnico scientifica AITO (Associazione italiana Terapisti occupazionali) hanno organizzato molti eventi, con l’intento di promuovere la professione e farla sentire più vicina ai cittadini.
    Per l’occasione la Commissione di albo nazionale dei Terapisti occupazionali (TO) annuncia l’avvio verso “Gli Stati generali della Terapia occupazionale”, che si concluderà a maggio 2024.
    “Gli Stati generali, per definizione, sono uno spazio aperto di dialogo, accessibile a tutti i portatori di interessi su una precisa tematica – è il commento di Francesco Della Gatta, presidente della Commissione di albo nazionale TO – auspichiamo pertanto la costruzione di un percorso condiviso tra colleghi, per avviare un confronto proficuo per la nostra professione e che risponda sempre più ai bisogni di salute della popolazione”.
    Il primo appuntamento, in preparazione di quello che si preannuncia uno storico evento per la professione del Terapista occupazionale, si terrà online il prossimo 27 maggio.
    Questo incontro, a cui sono invitati tutti i Terapisti occupazionali, ha l’ambizione di ascoltare e confrontarsi con tutti per il futuro della professione in Italia.
    “Riteniamo che per pensare al Terapista occupazionale del domani, sia determinante coinvolgere la nostra comunità, tutti insieme per la prima volta all’interno di un albo, per “fare ordine” tra identità, formazione, evoluzione delle competenze, aspetti giuridico medico legali, tematiche importanti che sono state al centro delle Giornate nazionali degli anni passati. Daremo la possibilità a tutti di interagire con domande, suggerimenti e spunti”, conclude Della Gatta.

    – foto ufficio stampa Fno Tsrm e Pstrp –
    (ITALPRESS).

  • Ospedale Fornaroli, il Direttore del distretto-dottoressa Sibilano- fa il punto sulle case di comunità a Magenta e Vittuone

    La dottoressa Angelamaria Sibilano è il Direttore del distretto magentino di ASST Ovest Milanese dal primo gennaio di quest’anno. Una figura importante e nuova entrata in vigore proprio adesso e che ha avviato un lavoro intenso per fare rete sul territorio con il coinvolgimento dei 13 comuni per 130mila abitanti.

    MAGENTA – La dottoressa Sibilano ha tratteggiato l’importanza delle case di comunità e di quella attivata al Fornaroli di Magenta di via al Donatore di Sangue. “Ci sono diversi servizi con un punto unico di accesso dove il cittadino può trovare risposte ai propri bisogni – spiega – inoltre abbiamo l’infermiere di famiglia di comunità, il consultorio familiare e l’ufficio di protezione giuridica, i servizi di medicina legale, le dimissioni protette, gli assistenti sociali e le cure domiciliari”.

    A Magenta la casa di comunità cambierà sede in seguito ai lavori che verranno avviati a breve in una nuova palazzina, in fondo al Fornaroli. “Inoltre – aggiunge la dottoressa – sorgerà un’altra casa delle comunità a Vittuone con i lavori che partiranno il prossimo anno. Nel frattempo si stanno attivando tutti i servizi a Magenta”.

  • Magenta-Salute. Il dottor Matteo Donadon, una nuova risorsa per il Poliambulatorio Santa Crescenzia

    Magenta-Salute. Il dottor Matteo Donadon, una nuova risorsa per il Poliambulatorio Santa Crescenzia

    Intervista allo specialista responsabile della Chirurgia Oncologica presso l’Ospedale di Novara dove è anche docente all’Università del Piemonte Orientale

    MAGENTA- Si aggiunge un altro importante tassello alla rete medico sanitaria al servizio del territorio, offerta dal Poliambulatorio Medico Santa Crescenzia di Magenta, diretto dal dottor Andrea Rocchitelli.
    E’ di questi giorni, infatti, l’ingresso del dottor Matteo Donadon, sicuramente un valore aggiunto significativo, se si guarda al suo curriculum e alle sue specialità. Professore Associato di Chirurgia Generale presso l’Università del Piemonte Orientale a Novara (Dipartimento di Scienze della Salute), nonché, Direttore del Programma di Chirurgia Oncologica – Dipartimento di Chirurgia dell’Azienda Ospedaliero – Universitaria Maggiore della Carità.

    Donadon che abita a Magenta, ha maturato in precedenza importanti esperienze presso l’Humanitas di Rozzano, un centro medico d’eccellenza, dove in particolare, ha sviluppato competenze specifiche rispetto ai tumori del fegato, delle vie biliari e del pancreas. Stiamo parlando ovviamente di malattie difficili da sconfiggere ma rispetto alle quali – ci spiega il dottore – la medicina ha fatto passi avanti importanti, senza contare (come sempre) il ruolo cruciale della prevenzione.

    “Rispetto ai cosiddetti ‘tumori primitivi’ del fegato – sottolinea Donadon – un tempo paradossalmente il percorso era più prevedibile. Spesso e volentieri ci si trovava davanti pazienti con cirrosi epatica o ancor prima colpiti da epatite virale. Oggi, pur non dimenticando queste fattispecie – evidenzia il medico chirurgo – stiamo assistendo ad una vera e propria emergenza di sanità pubblica legata alla malattia da fegato grasso. Questo è un fattore di rischio, talvolta, sottovalutato ma che secondo i più recenti studi è destinato ad aumentare in modo esponenziale nei prossimi 20/30 anni”.

    Ma che fare allora? Innanzi tutto, è fondamentale chiarire il termine ‘malattia da fegato grasso’. “Questa è una condizione per lo più metabolica che si sviluppa – spiega Donadon – in pazienti con diabete mellito e un profilo lipidico ematico alterato”.

    Fare accertamenti periodici, pertanto, diventa cruciale. Così come porre in essere sani stili di vita. “La sedentarietà, il non praticare sport in modo costante, e il trascurarsi a livello di controlli – ribadisce il professionista – indubbiamente non aiutano”. Anche perché l’evoluzione della malattia in un paziente con ‘fegato grasso’ non è affatto scontata. “A costo di ripeterci il fattore tempo, così come una volta scoperta la problematica, mettere in atto tutti i correttivi possibili, fa sì che l’insorgenza di un tumore al fegato sia un’ipotesi tutt’altro che scontata”. Quanto poi agli altri noti fattori di rischio – vedi evoluzione di un’epatite virale cronica – oggi ci sono cure efficaci, tra cui gli agenti virali ad azione diretta”.

    Ciò non toglie – osserva il medico – che stiamo parlando di tumori ‘silenti’ perciò dei più insidiosi. Onde per cui, l’alcolismo e i fattori metabolici debbono sempre essere tenuti sott’occhio.
    Se la prevenzione e i controlli sono essenziali per il tumore al fegato lo sono ancora di più per quello al pancreas che spesso, purtroppo, ha esiti fatali per il paziente.
    “Qui lo scenario per certi versi è ancor più insidioso – aggiunge il nuovo medico del Santa Crescenzia – di certo la presenza di una macchia, è già un campanello d’allarme. Così come un diabete di nuova insorgenza in un soggetto senza fattori di rischio o storia famigliare. fuori controllo in base all’età. Altri segnali possono venire da una diarrea persistente o da una perdita di peso. Ma, beninteso, sono tutte situazioni che debbono essere contestualizzate, perché non sempre questi sono i prodromi di un tumore al Pancreas”.
    Restando in tema di tumore al Pancreas, il Direttore della Chirurgia dell’Ospedale di Novara precisa che le cure sono decisamente migliorate. , a fronte comunque di una prognosi infausta. Insomma, se il tempo e la fortuna ci danno una mano, non bisogna disperare in anticipo e in gergo sportivo ‘conviene giocarsela fino in fondo’.
    Interessante anche capire l’età media d’insorgenza di questi tumori. A questo proposito, anche qui, il dottor Donadon punta l’indice sulla ‘variabile malattia da fegato grasso’. .

    Se in linea di principio queste malattie oncologiche si manifestano dopo i 50/60 anni di età, nel caso della cosiddetta ‘Steatosi Epatica’ le statistiche ci dicono che con maggior frequenza si può presentare anche in età più precoce.
    Anche qui va detto che molto possono fare anche le apparecchiature mediche di ultima generazione con esami ad hoc.
    E’ il caso della ‘Elastrografia transitoria del fegato’ che consente di avere una misura quantitativa della ‘Steatosi’ e, quindi, un dato di sostanza su cui basarsi.

    Se queste sono le patologie più infide e complesse su cui si è specializzato il Nostro intervistato, non vanno dimenticate le ernie inguinali, il laparocele, le patologie della cute, così come i calcoli della Colecisti e ovviamente le Colecistiti. Tutta materia del Prof. Donadon.

    Situazioni certamente in ultima istanza più semplici’, verrebbe da dire di routine, ma che non debbono essere sottovalutate.

    Il Dottor Donadon riceve presso il Poliambulatorio Santa Crescenzia tutti i venerdì pomeriggio, previo appuntamento.
    Come si diceva in apertura, una professionalità in più a disposizione della medicina del territorio, ma anche il valore aggiunto di avere un filo diretto sempre aperto con l’Ospedale di Novara, nel caso in cui a seguito di una visita, si dovesse render necessario un ricovero per accertamenti/intervento chirurgico.

    Per info e prenotazioni rivolgersi direttamente al Poliambulatorio Santa Crescenzia:
    www.santacrescenzia.it

  • Pavia: risonanza magnetica in 10 secondi.. grazie all’intelligenza artificiale

    Presentati i risultati della ricerca del Centro “BioData Science”, coordinato dalla professoressa Figini

    PAVIA – È dall’utilizzo dell’intelligenza artificiale che arriva in Italia l’innovazione nella tecnica diagnostica della risonanza magnetica per la diagnosi e il monitoraggio delle malattie rare neuromuscolari: in pochi secondi, fino a un massimo di dieci, è possibile ottenere informazioni accurate sulle proprietà dei tessuti patologici.

    L’impiego sperimentale delle reti neurali per l’acquisizione delle immagini di risonanza magnetica è l’oggetto del progetto di ricerca sviluppato alla Fondazione IRCSS Mondino dal trentenne Leonardo Barzaghi e dalla ventiseienne Raffaella Fiamma Cabini, dottorandi del Centro “BioData Science” della Fondazione Mondino, coordinato dalla professoressa Silvia Figini. Sono stati loro, già laureati in fisica a Pavia e Milano, a presentarlo in anteprima mondiale al CompMat Spring Workshop”, l’evento dedicato alle nuove frontiere del machine learning e della matematica computazionale, organizzato nella giornata di lunedì 22 maggio dall’Università di Pavia e svoltosi nell’aula Foscolo.
    Grazie a due borse di studio finanziate dal centro neurologico pavese di eccellenza, i due ricercatori hanno studiato lo sviluppo degli algoritmi di machine learning e deep learning per la previsione di biomarcatori quantitativi delle malattie dell’apparato muscolo-scheletrico. «Per supportare la diagnosi e aumentare la qualità delle immagini anatomiche ad alta risoluzione ottenute tramite la risonanza magnetica, negli ultimi anni sono state sviluppate tecniche che permettono di quantificare le proprietà fisiche dei tessuti patologici – spiega Barzaghi, attivo nell’Advanced Imaging and Artificial Intelligence Center dell’IRCCS Mondino, guidato dalla professoressa Anna Pichiecchio –. L’uso dei modelli più evoluti di intelligenza artificiale consente oggi di accelerare i tempi di acquisizione delle informazioni quantitative della patologia come, ad esempio, quelle realtive alla quantità dell’infiammazione, dell’atrofia e la percentuale di grasso. Grazie alle reti neurali si possono ottenere immagini in pochi secondi, abbattendo i tempi necessari con i metodi standard, quantificabili in ore».

    La ricerca di Barzaghi si è concentrata sulle immagini cliniche, mentre quella di Cabini su quelle precliniche. «Uno dei settori della nostra indagine ha riguardato la tecnica della “risonanza magnetica fingerprinting”, che consente di acquisire e calcolare in modo efficiente e più veloce, rispetto ai metodi tradizionali, mappe quantitative che rappresentano le proprietà dei tessuti. A differenza delle immagini convenzionali di risonanza magnetica, che forniscono informazioni principalmente sulla morfologia e sull’anatomia, queste nuove immagini offrono misurazioni quantitative e replicabili dei parametri specifici dei tessuti». Il vantaggio principale di questa tecnica – sottolinea la ricercatrice, attiva nell’International Center for Advanced Computing in Medicine dell’Università di Pavia, guidato dal professor Alessandro Lascialfari – «è la riduzione dei tempi di acquisizione, così da migliorare il comfort del paziente durante l’esame di risonanza magnetica e apportare vantaggi economici alle strutture sanitarie, sia in termini di risparmio energetico per il funzionamento delle macchine sia per la possibilità di analizzare più pazienti».

    «Fin dalla sua nascita avvenuta nel 2017, il Centro “BioData Science” – commenta la responsabile scientifica, Silvia Figini, direttrice del dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’ateneo – ha indirizzato la sua attività di ricerca nello sviluppo di algoritmi per l’analisi automatica di immagini biomediche sia in ambito clinico che preclinico. I risultati ottenuti da Barzaghi e Cabini incoraggiano l’ulteriore applicazione delle tecniche di machine learning, deep learning e modellistica matematica in ambito clinico, offrendo nuove opportunità di ricerca. Proseguiremo il lavoro che abbiamo iniziato, sviluppando metodi innovativi che consentano di velocizzare, aiutare e migliorare la valutazione delle analisi mediche».

  • Salute. Malattie rare neuromuscolari: una nuova tecnica diagnostica grazie all’intelligenza artificiale

    Salute. Malattie rare neuromuscolari: una nuova tecnica diagnostica grazie all’intelligenza artificiale

    Grazie all’utilizzo dell’intelligenza artificiale arriva in Italia una nuova tecnica diagnostica della risonanza magnetica per la diagnosi e il monitoraggio delle malattie rare neuromuscolari. In pochi secondi, fino a un massimo di dieci, è possibile ottenere informazioni accurate sulle proprietà dei tessuti patologici.

    PAVIA – L’impiego sperimentale delle reti neurali per l’acquisizione delle immagini di risonanza magnetica è l’oggetto del progetto di ricerca sviluppato alla Fondazione Mondino di Pavia dal 30enne Leonardo Barzaghi e dalla 26enne Raffaella Fiamma Cabini, dottorandi del Centro “BioData Science” del Mondino, coordinato dalla professoressa Silvia Figini. Sono stati loro, già laureati in fisica a Pavia e Milano, a presentarlo in anteprima mondiale al CompMat Spring Workshop”, l’evento dedicato alle nuove frontiere del machine learning e della matematica computazionale, organizzato oggi dall’Università di Pavia e svoltosi nell’Aula Foscolo.
    Grazie a due borse di studio finanziate dal centro neurologico pavese, i due ricercatori hanno studiato lo sviluppo degli algoritmi di “machine learning” e “deep learning” per la previsione di biomarcatori quantitativi delle malattie dell’apparato muscolo-scheletrico.

    “Per supportare la diagnosi e aumentare la qualità delle immagini anatomiche ad alta risoluzione ottenute tramite la risonanza magnetica, negli ultimi anni sono state sviluppate tecniche che permettono di quantificare le proprietà fisiche dei tessuti patologici – spiega Barzaghi -. L’uso dei modelli più evoluti di intelligenza artificiale consente oggi di accelerare i tempi di acquisizione delle informazioni quantitative della patologia come, ad esempio, quelle realtive alla quantità dell’infiammazione, dell’atrofia e la percentuale di grasso. Grazie alle reti neurali si possono ottenere immagini in pochi secondi, abbattendo i tempi necessari con i metodi standard, quantificabili in ore”.
    La ricerca di Barzaghi si è concentrata sulle immagini cliniche, mentre quella di Cabini su quelle precliniche.

  • Bertolaso: 1500 euro al mese per un infermiere sono un insulto

    Bertolaso: 1500 euro al mese per un infermiere sono un insulto

    MILANO “Bisogna mettere più soldi per i nostri medici e soprattutto per i nostri infermieri: uno stipendio di 1.500 euro per un infermiere è un insulto alla dignità della persona”.

    E’ il pensiero dell’assessore al Welfare della Regione Lombardia Guido Bertolaso, espresso durante l’evento ‘Salute Direzione Nord’ al Palazzo delle Stelline di Milano. Anche i medici di medicina generale secondo Bertolaso “vanno riorganizzati e motivati” perché “rappresentano un valore importante – ha concluso – ma bisogna anche dare maggiori responsabilità e avere idee chiare sui ruoli che devono avere, perché il ruolo dei medici di famiglia è destinato a cambiare”.

    “Mica ho criticato la riforma sanitaria. Voi generalizzate sempre quelle che sono puntualizzazioni. Io sono appena arrivato e ho una legge regionale da applicare. L’ho esaminata: c’è qualcosa da sistemare ma alcuni aspetti sono assolutamente validi”. Lo ha detto l’assessore al Welfare della Regione Lombardia Guido Bertolaso durante l’evento Salute Direzione Nord al Palazzo delle Stelline di Milano, ritornando sulla sua audizione di ieri in commissione Sanità sull’attuazione della riforma sanitaria varata nella scorsa legislatura. “Ognuno deve portare la propria esperienza e la propria conoscenza come contributo di quelli che sono i problemi sanitari – ha aggiunto Bertolaso – c’è qualcosa da sistemare ed è mio compito proporre modifiche per far funzionare la sanità di questa Regione. Non ho fatto alcuna polemica”.

  • Un polso realizzato con una stampante 3D salva la mano di una neo-mamma

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    ROMA (ITALPRESS) – Eccezionale intervento effettuato al Gemelli dall’èquipe del professor Giulio Maccauro, direttore della UOC di Ortopedia. Salvata la mano destra di una donna affetta da un tumore raro del polso, grazie all’impianto di una protesi costruita su misura con una stampante 3D da un’azienda italiana, con le indicazioni degli ortopedici del Policlinico Gemelli. La giovane donna, diventata da poco mamma, sta bene e muove tutte le dita della mano. E’ il primo intervento di questo tipo effettuato al mondo e rappresenta un eccellente esempio di chirurgia personalizzata.
    E’ una paziente di 39 anni ed è stata già sottoposta a diversi interventi ortopedici per il trattamento di un tumore raro che le aveva completamente distrutto l’articolazione del polso destro. La donna ha riacquistato l’uso della mano destra e scongiurato il pericolo di un’amputazione grazie a un complesso intervento chirurgico che rappresenta anche un ‘first’ assoluto a livello mondiale.
    La paziente è stata sottoposta a resezione e ricostruzione del polso con stabilizzazione radio-metacarpica, grazie al posizionamento di protesi prodotta ‘su misurà per lei con una stampante 3D.
    L’intervento è stato effettuato da un’èquipe altamente specializzata diretta dal professor Giulio Maccauro, direttore della UOC di Ortopedia di Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS e Ordinario di Ortopedia presso l’Università Cattolica, campus di Roma. Insieme a lui, anche il professor Antonio Ziranu, responsabile della UOSD di Traumatologia dell’Ospedale Fatebenefratelli Isola Tiberina – Gemelli Isola e ricercatore di ortopedia presso l’Università Cattolica, la dottoressa Elisabetta Pataia, chirurgo orto-plastico (chirurgo plastico ‘dedicatò all’ortopedia) e il dottorando Camillo Fulchignoni chirurgo della mano entrambi in forze al Policlinico Gemelli.
    Sono i ‘pionierì di una procedura che inaugura un nuovo filone della medicina personalizzata e apre nuova e interessanti prospettive nella chirurgia ortopedica.
    “L’impiego di una protesi 3D personalizzata – spiega il professor Maccauro – ci ha consentito di adattare l’intervento alle specifiche esigenze della paziente, garantendo un’accurata riproduzione anatomica e un elevato grado di funzionalità. La ricostruzione del polso con la stabilizzazione radio-metacarpica rappresenta un notevole progresso nel ripristino delle capacità motorie e nella qualità di vita della paziente”.
    Ed è un intervento che ha un valore aggiunto particolare per una donna che è appena diventata mamma di una bambina; i chirurghi hanno atteso che finisse il periodo di allattamento per intervenire. La paziente è affetta da tumore a cellule giganti, un tumore raro (e la localizzazione al polso è una rarità nella rarità) localmente aggressivo e recidivato più volte, fino a comprometterle del tutto l’articolazione.
    Era necessario, per salvarle la mano, sostituire il polso con una protesi. Ma non esistono protesi ‘industrialì (cioè già pronte) per questa parte del corpo (come accade invece per l’anca o per il ginocchio). “Per questo – aggiunge il professor Maccauro – abbiamo contatto un’azienda italiana, la Adler-Ortho, specializzata nella progettazione e produzione di protesi articolari che, partendo dalla TAC della paziente e seguendo le nostre indicazioni, ha realizzato al computer un prototipo, stampato 3D in plastica; lo abbiamo esaminato, chiesto di fare alcune modifiche e a quel punto è stata ‘stampatà la protesi definitiva in cronocobalto e titanio. Per l’intervento è stato necessario effettuare un doppio accesso – prosegue il professor Maccauro – dalla parte dorsale e dalla parte volare (inferiore) del polso, per liberare e mettere in sicurezza i vasi, i nervi e i tendini flessori ed estensori della mano. Successivamente abbiamo effettuato una resezione ossea prossimale dell’avambraccio e una resezione distale alla base dei metacarpi, che sono le ossa sulle quali si articolano le dita delle mani. Da ultimo abbiamo posizionato questa protesi, che consente di conservare il movimento delle dita”.
    La paziente sta bene, è già tornata a casa e sta proseguendo le sedute di riabilitazione alla mano. Con la sua storia, ha contribuito a scrivere una nuova pagina nella storia della chirurgia ortopedica. Ma, come mamma, a lei forse importa di più poter continuare ad accarezzare e prendere in braccio sua figlia, con quella mano che aveva ormai dato per persa.

    – foto ufficio stampa Policlinico Gemelli –
    (ITALPRESS).

  • Tumore, ragazzi sentite gli oncologi. “Adolescenti e fumo, legame sempre più pericoloso”

    Tumore, ragazzi sentite gli oncologi. “Adolescenti e fumo, legame sempre più pericoloso”

    I dati della ricerca sono allarmanti: un adolescente su 10 fuma regolarmente

    MILANO – La lotta alle neoplasie polmonari deve cominciare a scuola contrastando il sempre più precoce vizio del tabagismo. In Italia fumano il 5% degli adolescenti, tra i 14 e i 17 anni, e il 19% dei 18-19enni. In totale quindi più di un teenager su 10 fuma regolarmente mentre il 4% si dichiara ex fumatore. Da qui l’esigenza di sensibilizzare i giovani studenti sull’importanza della prevenzione primaria di forme di cancro molto pericolose.
    Per questo l’AIOT (Associazione Italiana di Oncologia Toracica) in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione ha lanciato la seconda edizione di “Respiriamo insieme”.
    Si tratta di un concorso a cui hanno partecipato nel 2022-23 66 scuole tra primarie e secondarie (di primo e secondo grado). La campagna ha previsto la realizzazione di attività divulgative per promuoverne raccomandazioni salutari. Per le scuole primarie il tema è stato “Metti il fumo in riga” (con la produzione di una poesia recitata in formato video) mentre per le secondarie: “Appendi il fumo al muro” (realizzazione di una locandina illustrata/poster). Per le scuole secondarie di secondo grado il tema è stato “Metti il fumo da (p)Arte” ed è stata prevista la creazione di un’opera d’arte (quadro, scultura, installazione, video promozionale).

    I vincitori sono stati: Scuola primaria, classe 4 sezione A – IC Rodari, Cappelle sul Tavo, Montesilvano (Pe) Scuola secondaria di primo grado, classe 3 sezione A – IC di Cerrina Monferrato G. Marconi, Murisengo (Al); Scuola secondaria di secondo grado, classe 3 sezione B – Istituto di Istruzione Superiore Carlo Beretta, Gardone Val Trompia (Bs).Tutti gli elaborati sono disponibili sul sito oncologiatoracica.it.
    “Il tumore del polmone lo scorso anno ha colpito più di 43mila persone nel nostro Paese – Filippo de Marinis, Presidente Aiot e Direttore dell’Oncologia Toracica dello Ieo di Milano -. Nonostante gli avanzamenti terapeutici, registrati negli ultimi anni rimane, una delle neoplasie con più alta mortalità.
    In tutto il mondo si registrano quasi 1,8 milioni di decessi ogni anno. è dimostrato, da una amplissima letteratura scientifica, la stretta correlazione con il fumo di sigaretta che aumenta di ben 14 volte il rischio di insorgenza. Inoltre sulla malattia spesso si diffondono informazioni non vere come il fatto che la diagnosi precoce non serva o non vi siano cure”.

    “Come ricordano gli specialisti di AIOT il tumore del polmone non colpisce solo chi fuma – sottolinea Maria Costanza Cipullo, del Ministero dell’Istruzione – Referente per l’educazione alla salute e alla legalità. Non va però minimamente abbassata la guardia nei confronti di un comportamento scorretto ed estremamente pericoloso. Abbiamo perciò aderito, con grande piacere, alla seconda edizione di un progetto dedicato ai più giovani. Il concorso rappresenta un metodo educativo molto interessante ed efficace dove la corretta informazione e la creatività si uniscono in un percorso virtuoso. Al tempo stesso l’iniziativa può essere d’aiuto, non solo agli studenti, ma anche al personale delle istituzioni scolastiche. Può convincere qualche nostro lavoratore a smettere per sempre con le sigarette. La scuola deve realmente essere un luogo di educazione alla salute e al benessere di tutti”.