La geopolitica del caos è una teoria che suggerisce che alcune nazioni, in particolare gli Stati Uniti, abbiano utilizzato conflitti e destabilizzazioni in varie parti del mondo come una strategia per mantenere il controllo e la supremazia globale. Questa strategia può implicare l’intervento diretto o indiretto in conflitti per disorientare le popolazioni locali, indebolire stati rivali e mantenere un ambiente geopolitico favorevole ai propri interessi.
Guerra in Siria
La guerra civile siriana, iniziata nel 2011, è diventata rapidamente un conflitto internazionale coinvolgendo una miriade di attori esterni con interessi contrastanti. Gli Stati Uniti hanno sostenuto vari gruppi ribelli, mentre la Russia ha sostenuto il regime di Bashar al-Assad. L’intervento statunitense in Siria è stato motivato da vari fattori, tra cui (ufficialmente) la lotta contro l’ISIS, il contenimento dell’influenza iraniana e russa nella regione e la promozione del cambio di regime contro Assad. Alcuni analisti sostengono che la frammentazione e la destabilizzazione della Siria potrebbero essere viste come parte di una strategia per indebolire un alleato chiave della Russia e dell’Iran, creando una situazione di caos che impedisca a questi attori di consolidare il loro potere nella regione.
Guerra in Ucraina
Il conflitto in Ucraina è iniziato nel 2014 con l’annessione della Crimea da parte della Russia e il successivo conflitto armato nelle regioni del Donbass. Nel 2022, la Russia ha lanciato una invasione su vasta scala dell’Ucraina. Gli Stati Uniti hanno sostenuto l’Ucraina attraverso aiuti militari e sanzioni contro la Russia, con l’obiettivo di contrastare l’attacco russo e mantenere la stabilità e l’integrità territoriale dell’Ucraina. Molti ritengono che l’impegno degli Stati Uniti in Ucraina possa essere visto come un modo per contenere la Russia, costringendola a spendere risorse significative in un conflitto prolungato, creando instabilità ai confini russi e mantenendo la Russia impegnata e indebolita in modo da allungare le tempistiche di organizzazione dei BRICS*.
Gli Stati Uniti, come altre grandi potenze, hanno utilizzato conflitti e interventi militari come strumenti di politica estera.
Altri analisti interpretano le azioni degli Stati Uniti come tentativi di promuovere la democrazia e stabilità in regioni chiave, contrastare l’espansione di potenze autoritarie o rispondere a crisi umanitarie, piuttosto che una deliberata strategia del caos. Ma è evidente che questo tipo di analisi non tiene conto dei danni provocati alle popolazioni dove gli USA sono intervenuti e soprattutto al fatto che la democrazia non è mai stata realmente esportata ma è sempre stata utilizzata come giustificazione per il conflitto.
Fabrizio Fratus
NOTA:
* I BRICS sono un gruppo di paesi emergenti composto da: Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica. L’acronimo “BRICS” è derivato dalle iniziali dei nomi dei paesi membri. Il gruppo è stato creato con l’obiettivo di migliorare la cooperazione politica, economica e culturale tra questi paesi e di aumentare la loro influenza negli affari mondiali. L’acronimo originale “BRIC” è stato coniato nel 2001 da Jim O’Neill, un economista di Goldman Sachs, per descrivere le economie emergenti che si prevedeva avrebbero giocato un ruolo sempre più importante nell’economia globale. Inizialmente, i membri erano Brasile, Russia, India e Cina. Nel 2010, il Sudafrica è stato invitato a unirsi al gruppo, e l’acronimo è diventato “BRICS”. Questo ha segnato un passo importante verso il riconoscimento dell’Africa come parte integrante delle economie emergenti globali. I BRICS tengono summit annuali in cui discutono questioni di interesse comune e cercano di coordinare le loro politiche in aree come il commercio, la finanza, l’energia, la sicurezza e lo sviluppo sostenibile. I paesi BRICS rappresentano una quota significativa della popolazione mondiale (circa il 40%) e del PIL globale (circa il 25%). La loro cooperazione ha il potenziale per influenzare significativamente l’economia globale, sono un gruppo eterogeneo con diverse strutture economiche, politiche e culturali. Questa diversità consente un ampio scambio di esperienze e buone pratiche, ma presenta anche sfide nella coordinazione delle politiche comuni. A livello geopolitico è importante capire che sono una voce alternativa nel sistema internazionale, sfidando l’ordine globale tradizionalmente dominato dalle potenze occidentali. Essi promuovono un mondo multipolare in cui le economie emergenti hanno un ruolo maggiore nella governance globale.
Fabrizio Fratus