Categoria: Politica

  • Magentino, Italia Viva: Alberto Fornaroli  nuovo segretario per acclamazione

    Magentino, Italia Viva: Alberto Fornaroli nuovo segretario per acclamazione

    RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO – “Si comunica che venerdì 15 dicembre, in Santo Stefano Ticino, Alberto Fornaroli, per acclamazione, è stato eletto Presidente a conclusione dell’iter congressuale degli iscritti Italia Viva del Magentino, che comprende i Comuni di Boffalora sopra Ticino, Corbetta, Magenta, Marcallo con Casone, Mesero, Ossona, Robecco sul Naviglio, Santo Stefano Ticino.

    Gli Iscritti hanno ringraziato calorosamente i Coordinatori Comunali uscenti, il Sig. Stefano Viganò per Magenta, Simone Martini per Corbetta e lo stesso Alberto Fornaroli per Santo Stefano Ticino per il loro impegno profuso e per i contributi che continueranno a dare.

    Gli Iscritti di Italia Viva del Magentino, riconoscono in Alberto Fornaroli grande entusiasmo abbinato ad una grande capacità organizzativa promozionale, viva passione politica, notevole interesse sociale verso la Comunità Magentina in cui vive ed opera da sempre.

    Altresì, gli Iscritti accompagneranno Alberto con il massimo impegno nelle prossime scadenze politiche per le imminenti campagne elettorali dove si voterà per il rinnovo dell’Amministrazioni Comunali ed in contemporanea per le Elezioni europee, per le quali, nella nostra circoscrizione sarà candidato il nostro Presidente Nazionale Matteo Renzi.

    Il Congresso, in opposizione agli estremismi, ha confermato il percorso di Italia Viva ad un approccio democratico, aperto, di dialogo e di collaborazione con le varie Comunità e tutte quelle forze politiche che si riconoscono, nel pensiero liberal democratico, riformista pragmatico ed europeo.
    L’ impegno rimane propositivo, costruttivo, focalizzato sul merito ed i contenuti, improntato all’ascolto, al dialogo ed al rispetto delle parti in gioco.

    Nella consapevolezza del difficile momento che stiamo attraversando, sia a livello Internazionale che Nazionale, Italia Viva non farà mancare la sua assunzione di responsabilità per il lancio di progetti per un possibile futuro sostenibile.

    Vogliamo costruire un percorso politico aperto di cittadinanza attiva sul Magentino e nel Paese per mobilitare soprattutto donne e giovani alla partecipazione che garantisca democrazia, libertà ed uguaglianza alle future generazioni”.

    Magentino Italia Viva.

  • Abbiategrasso: lunedì 18 torna il Consiglio comunale

    Abbiategrasso: lunedì 18 torna il Consiglio comunale

    Il Consiglio Comunale si riunirà lunedì 18 dicembre 2023 alle ore 21:00 presso la sala del Castello Visconteo in prima convocazione ed eventualmente in seconda convocazione martedì 19 dicembre, ore 21:00, stesso luogo, qualora non si raggiunga il numero legale in sede di prima convocazione. Sarà possibile assistere alla seduta anche in diretta streaming, accedendo alla sezione dedicata al Consiglio Comunale sul sito www.comune.abbiategrasso.mi.it.

    Ordine del giorno:
    interventi ai sensi dell’art.26 del regolamento per il funzionamento del consiglio comunale; nota di aggiornamento al documento unico di programmazione 2024-2026 – art. 170 del d.lgs. n. 267/2000; imposta municipale propria (imu) – conferma aliquote e detrazione anno 2024; bilancio di previsione 2024/2026 – esame ed approvazione; esame ed approvazione bilancio di previsione 2024, piano programma e bilancio di previsione pluriennale 2024/2025/2026 dell’azienda speciale servizi alla persona, esame ed approvazione; bilancio di previsione 2024, piano programma e bilancio di previsione pluriennale 2024/2025/2026 dell’azienda speciale servizi alla persona.

  • Tovaglieri (Lega): ancora materiale Ue che promuove velo islamico, sconcertante

    Tovaglieri (Lega): ancora materiale Ue che promuove velo islamico, sconcertante

    “L’ipocrisia dell’Europa politicamente corretta non ha purtroppo limiti: mentre il Parlamento ha dedicato con coraggio il premio Sakharov a Masha Amini e alle donne iraniane uccise perché non portavano il velo, altre istituzioni Ue hanno mostrato il loro vero volto, dando alle stampe una “Guida all’Ue” nella quale, per illustrare la legislazione in materia di mobilità, hanno scelto la foto di una ragazza seduta su un treno tutta bardata dall’hijab islamico.

    Un nuovo manualetto dell’indottrinamento all’inclusione a ogni costo, anche al prezzo delle libertà femminili, negate in Iran e altri Paesi islamici, dove le donne rischiano il carcere e la vita per rivendicare i propri diritti. Quegli stessi diritti che i progressisti europei difendono solo a parole, mentre nei fatti promuovono, con i mezzi più subdoli, i simboli della sottomissione femminile anche nella nostra Europa. Noi diciamo no”. Così in una nota Isabella Tovaglieri, europarlamentare della Lega.​

  • Mondo. Due notizie ignorate dai mass media: le elezioni a Hong Kong e la morte di Juanita Castro

    Mondo. Due notizie ignorate dai mass media: le elezioni a Hong Kong e la morte di Juanita Castro

    La prima notizia. Domenica scorsa i cittadini di Hong Kong, chiamati alle urne per esprimere un voto “patriottico” secondo le indicazioni di Pechino, hanno reagito in modo chiaro e inequivocabile. Si è registrata l’affluenza più bassa da quando, nel 1997, la ex colonia britannica è stata “restituita” alla Repubblica Popolare Cinese.

    Un’astensione record. I dati sono davvero impressionanti. Appena il 27,5 per cento degli aventi diritto ha deposto la scheda nell’urna. Se si rammenta che nel 2019, dopo le grandi manifestazioni anti-cinesi, la percentuale era stata invece del 71,2 per cento, con una vittoria schiacciante delle forze politiche democratiche, “è facile capire che gli abitanti della città-isola hanno reagito alle imposizioni delle autorità comuniste scegliendo di resistenza passiva.

    Che, del resto, è l’unica possibile nel plumbeo clima di repressione che ha preso il posto della precedente libertà di voto (peraltro mai completa) ereditata dal governo inglese”.
    (Michele Marsonet, La resistenza passiva di Hong Kong: disertate in massa le urne, 13.12.23, atlanticoquotidiano.it). Gli hongkonghesi non avevano alcuna libertà di scelta. I candidati votabili erano tutti, per usare il linguaggio di Pechino, “patriottici”, vale a dire fedelissimi al Partito comunista e al suo capo supremo Xi Jinping.

    Tutti i Leader democratici sono fuori gioco. Chi in carcere, chi è dovuto fuggire in Occidente come l’attivista Agnes Chow (27 anni) e l’avvocatessa Chow Hang-tung (38 anni). L’avvocatessa è riuscita a far uscire dal carcere un documento, che descrive quanto la retorica del potere riesca a cambiare il senso delle parole, e far passare come rispetto della legge la sua insidiosa violazione. “Il potere del Partito di ridefinire le parole e sovvertirne il significato non si ferma al confine cinese […] la Cina di oggi parla invece la stessa lingua liberale dei diritti, della democrazia e della pace. (…)

    Una legge sulla sicurezza nazionale imposta unilateralmente da Pechino ha reso ‘criminali’ molti miei amici, che sono ricercatori, legislatori, avvocati, giornalisti, sindacalisti e attivisti – cioè cittadini rispettosi della legge che fanno quanto hanno sempre fatto, ciò che considerano il loro dovere”.(Gianni Criveller, Libertà e democrazia: la voce di due giovani donne e i seggi vuoti a Hong Kong, 12.12.23, AsiaNews.it)

    Sono documenti davvero straordinari, che meritano di essere letti, conosciuti e divulgati: mostrano da una parte l’elevatissima coscienza morale, civile e politica dei migliori giovani di Hong Kong; e dall’altra provano, in modo tragicamente eloquente, il lato oscuro del regime cinese nei confronti di Hong Kong. Una vicenda che troppi preferiscono ignorare.

    Agnes Chow, la giovanissima ‘eroina’ del movimento degli ombrelli del 2014, dopo le catene, la condanna, il carcere e il rilascio, si trova in Canada da pochi mesi. Entrambe le donne sottolineano l’importanza di due parole che a troppi sembrano essere ormai prive di contenuto, o persino vuoti e inutili orpelli: libertà e democrazia. Il forte astensionismo del popolo Hongkongolese ha offerto un messaggio chiaro: sotto la coltre della repressione c’è un sostegno popolare che resta forte dietro a queste voci e prova a esprimersi nell’unica maniera che può, boicottando cioè delle elezioni svuotate di senso dalle candidature “patriottiche” imposte dall’alto. Dal carcere Chow Hang-tung ci avverte che se “abbandoniamo la ricerca della democrazia, non avremo alcuna speranza di costruire un ordine internazionale giusto e basato sui valori”.

    Due donne, giovani e coraggiose. Sono molte le donne di Hong Kong che sono sottoposte a procedimenti giudiziari e rischiano il carcere. Altre in carcere ci sono già da tempo, dopo una vita impegnata nel sindacato e nella società civile, e sempre adottando la non violenza. Secondo AsiaNews a Hong Kong c’è “una generazione di ragazze e ragazzi che aveva cercato di prendere in mano il proprio destino umano e politico. Ma le autorità locali e centrali sono state del tutto disinteressate ad ascoltarli. Uno degli aspetti più tristi e preoccupanti di questa vicenda è proprio la distanza siderale tra il sentimento e il linguaggio dei giovani, come le due attiviste Chow, e il linguaggio del potere poliziesco, giudiziario e politico”.

    Nonostante il dramma testimoniato dalle due giovani Chow, la vicenda di Hong Kong è quasi sconosciuta e del tutto sottovalutata. Hong Kong era una grande speranza per la Cina, per Taiwan, per l’Asia e per il mondo intero.

    L’altra notizia la ricavo dal quotidiano Libero del 10 dicembre scorso. Antonio Socci prende spunto della morte di Juanita Castro, sorella di Fidel e Raul Castro, per fare delle interessanti riflessioni sulle manifestazioni del femminismo woke di queste settimane.

    Juanita Castro, è morta il 4 dicembre all’età di 90 anni, in Florida, come esule per essersi opposta alla tirannia comunista dei suoi fratelli. All’inizio aveva sostenuto i due fratelli Fidel (a cui era molto legata) e Raul in lotta contro il dittatore cubano del tempo, Fulgencio Batista, fino alla vittoria del 1° gennaio 1959. Anche lei collaborò con loro, dandosi da fare nella ricerca di fondi per ospedali e scuole. Ma nel giro di pochi mesi il nuovo regime cubano prese connotati sempre più dispotici e infine comunisti.

    “Juanita era cattolica e anticomunista. Ieri Carlo Nicolato, su queste colonne, ne ha fatto un bel ritratto. Ha spiegato che la sorella di Fidel divenne “punto di riferimento segreto” degli oppositori. Juanita clandestinamente cominciò a collaborare con la Cia, pur avvertendo che «non voleva soldi, né violenza contro i suoi fratelli». Pare che abbia aiutato più di duecento persone a fuggire da Cuba dopo l’instaurazione del regime che aveva fatto un fiume di vittime e che perseguitava – oltreché dissidenti e cattolici – anche gli omosessuali. Nelle carceri di Fidel, ha scritto Fontaine, “la situazione delle donne” era “particolarmente drammatica” perché venivano “date in pasto al sadismo delle guardie”. Quindi in condizioni durissime”.(Antonio Socci, La sinistra impari da Juanita Castro, che si ribellò ai fratelli patriarcali, 10.12.23, Libero.it)

    Juanita fuggì in Messico, rinunciando a tutto, là fece una conferenza stampa e dichiarò pubblicamente la sua opposizione: «Non posso rimanere indifferente» disse «a quello che sta succedendo nel mio Paese. I miei fratelli Fidel e Raul hanno trasformato Cuba in un’enorme prigione circondata dal mare.

    Naturalmente Juanita fu considerata una traditrice dal regime. Dopo il Messico si stabilì in Florida e aprì una farmacia a Miami, dove non le fu facile farsi accettare nella comunità degli esuli cubani. Nel 1984 ottenne la cittadinanza statunitense e per tutta la sua vita continuò a battersi pubblicamente con coraggio contro il regime comunista cubano, in difesa della libertà. Portando sempre nel cuore un’immensa nostalgia per la sua terra, che non ha rivisto più.

    “Eppure – scrive Socci – è stato il fratello dittatore, Fidel, con Che Guevara, a diventare un mito delle piazze europee e ad essere osannato a sinistra come simbolo di libertà. Invece era vero l’esatto contrario. Simbolo di libertà era piuttosto Juanita, che gli si oppose rinunciando a tutto. Dovrebbe diventare una bandiera per “le nuove femministe”. Ma essendo stata cattolica e anticomunista continuerà ad essere ignorata. Anche da quella sinistra che ha acclamato per anni la tirannia maschilista dei barbudos comunisti”.

    Bene questa storia doveva essere adottata dalle varie femministe che stanno martellando ideologicamente contro i maschie e il patriarcato. Una storia che dovrebbe rientrare in quello schema tanto caro al nuovo femminismo woke: due maschi, due fratelli, addirittura tirannici. E dall’altra parte una donna, una sorella, che si ribella al loro regime in nome della libertà. Eroicamente.

    Pertanto, “Ci si aspetterebbe perciò che lei, Juanita, fosse un simbolo per quella folla che ha manifestato a Roma il 25 novembre. Invece non lo è. Ieri Repubblica, in una pagina dedicata al “pantheon delle nuove femministe”, ha elencato le icone che vanno perla maggiore: da Simone de Beauvoir a Michela Murgia, da Angela Davis a Carla Lonzi, da Anna Kuliscioff a Barbie e a Cristina Torres-Caceres per la sua stracitata poesia, perché – scrive sempre Repubblica – “se dagli Stati Uniti importano la teoria, è il Sud America il laboratorio a cui s’ispira il movimento”.

    “Bene, Juanita è appunto figlia dell’America Latina. Se davvero volessero “tenere insieme tutte le soggettività oppresse e marginalizzate”, come dicono, Juanita sarebbe perfetta per quel pantheon: una bandiera della libertà contro l’oppressione dei maschi. Eppure non sembra suscitare il loro interesse.

    E probabilmente non sarà presa in considerazione nemmeno in futuro, dalle manifestanti di “Non una di meno”, né dallo stato maggiore della Sinistra che ha fatto sua la bandiera della lotta al patriarcato. Il problema? Il cognome di Juanita che rimanda a un’intoccabile casta rossa. I due fratelli di cui parlavamo infatti sono Fidel e Raul Castro, simboli di quella Cuba comunista che per decenni ha fatto battere di commozione il cuore a sinistra”.

  • “Lombardia Style” sbarca a Francoforte

    “Lombardia Style” sbarca a Francoforte

    Dopo il ‘debutto’ internazionale a Cannes, il ‘Lombardia Style’ sbarca in Germania, a Francoforte.
    L’occasione è stata l’evento ‘The Cooking Ape’, organizzato al fine di presentare non solo l’offerta turistica di Regione Lombardia, ma un vero e proprio ‘trademark’ che identifica e certifica il meglio della produzione e della creatività ‘Made in Lombardia’.

    L’EVENTO A FRANCOFORTE – L’evento è stato aperto da un video emozionale che ripercorre le bellezze lombarde e dall’intervento di Barbara Mazzali, assessore al Turismo, Marketing territoriale e Moda della Regione Lombardia, che ha creato il nuovo brand ‘Lombardia Style’, che riunisce le eccellenze del territorio (cultura, natura, lifestyle, enogastronomia, moda e artigianato), e che ora promuove anche all’estero.

    Subito dopo, sul palco si sono susseguiti gli Ambassador del turismo lombardo che, nel corso di un talk show, hanno presentato le ‘perle attrattive’ della Lombardia, che oltre a essere il motore economico dell’Italia, offre paesaggi unici, piatti raffinati ed eccellenze in ambito sportivo e culturale. L’evento ha previsto uno show cooking esclusivo a cura dello chef lombardo Enrico Derflingher, ambasciatore d’eccezione dell’Italia a tavola nel mondo e musica dal vivo.

    “E’ una grande soddisfazione essere qui – ha commentato Mazzali-. Dopo la presentazione all’International luxury travel market in Costa Azzurra, porto la bellezza del Lombardia Style in Germania. I tedeschi già trascorrono da turisti le proprie vacanze sui nostri laghi, nelle nostre città d’arte, amano il nostro cibo e la nostra moda, ma – ha concluso l’assessore – a loro vogliamo far conoscere più a fondo una Regione, la Lombardia ricca di mete ancora da scoprire, con servizi di altissima qualità”.

  • Cecchetti e il decennio salviniano: “Siamo la forza del cambiamento”

    Cecchetti e il decennio salviniano: “Siamo la forza del cambiamento”

    “Dieci anni fa la Lega eleggeva il suo nuovo segretario federale Matteo Salvini. Da allora dieci anni di lavoro di squadra, a livello territoriale e nazionale, con un grande progetto di cambiamento per tutta l’Italia che stiamo attuando guidati da Matteo Salvini, arrivando a diventare una forza politica che esprime oggi cinque ministri al Governo del Paese, che rappresenta la spinta propulsiva del Centrodestra tornato maggioranza nel Paese, che amministra con i suoi Governatori e assessori la maggioranza delle regioni italiane.

    Dieci anni di intenso lavoro quotidiano che ha portato a tante battaglie politiche vinte nel corso di questi anni, ma il bello viene adesso con tante riforme in cantiere, dall’autonomia regionale allo sviluppo infrastrutturale fino alle riforme per lasciare più soldi in tasca ai cittadini, meno tasse e più libertà di impresa. Avanti tutti insieme!”

    Lo dichiara l’on. Fabrizio Cecchetti, segretario d’Aula alla Camera dei Deputati e coordinatore regionale lombardo della Lega Salvini Premier

  • RSA, Borghetti insorge contro Bertolaso: “Nessuno sgravio alle rette, nessuna garanzia di assistenza”

    RSA, Borghetti insorge contro Bertolaso: “Nessuno sgravio alle rette, nessuna garanzia di assistenza”

    “Bertolaso con una sola delibera è riuscito a fare un pasticcio che pagheranno tutti: ospiti dei servizi sociosanitari, personale e gestori” così il consigliere regionale Carlo Borghetti, capodelegazione dem in commissione Sanità, commenta la delibera regionale XII/1513 del 13/12/2023, annunciata ieri dall’assessore al Welfare Guido Bertolaso sul potenziamento del sistema delle residenze sanitarie assistenziali (RSA), delle residenze sanitarie per disabili (RSD) e delle comunità sociosanitarie (CSS) attraverso uno stanziamento di circa 90 milioni di euro.

    “Abbiamo aspettato per anni che Regione Lombardia aumentasse le risorse per i servizi sociosanitari – dice Borghetti – e nel frattempo è anche enormemente aumentato il bisogno da parte delle famiglie lombarde che sono costrette ad attendere mesi o addirittura anni per un posto in RSA o in altre strutture, dovendo poi anche pagare rette molto spesso insostenibili. E ora la Regione che fa?”

    “Stanzia meno della metà dei soldi necessari a coprire i costi sanitari che scorrettamente continua a far pagare alle famiglie – denuncia il consigliere – e sulle rette produce una beffa che Fontana e Bertolaso si guardano bene dal rivelare nei loro comunicati stampa: chi ha problemi cognitivi o dell’alimentazione continuerà a pagare la retta che già paga solo se la sua retta è superiore alla media, mentre a tutti gli altri la retta potrà essere aumentata senza limiti! E mentre la Regione ammette che alcuni bisogni assistenziali si aggravano, continua a dare ai gestori dei servizi gli stessi contributi, indipendentemente dalla qualità assistenziale e dalla quantità di personale in servizio, che varia da struttura a struttura”.

    “Siamo arrivati alla beffa che con queste regole una RSA può prendere più soldi dalla Regione e potrebbe anche diminuire il servizio ai propri ospiti e lo stipendio al proprio personale” attacca Borghetti.

    “Non servono colpi di delibere qua e là – conclude – serve una revisione complessiva del sistema per mettere finalmente in correlazione qualità assistenziale, contributo regionale e rette, altrimenti ne fanno le spese ancora una volta gli ospiti e le famiglie, a cui le rette vanno davvero calmierate depurandole dai costi sanitari che devono essere a carico del servizio sanitario come previsto dai LEA”.

  • ‘Silvio Berlusconi è quello che Carlo De Benedetti non è mai riuscito ad essere’. Marina dixit. Punto e a capo.

    ‘Silvio Berlusconi è quello che Carlo De Benedetti non è mai riuscito ad essere’. Marina dixit. Punto e a capo.

    “Temo sia proprio questo l’intimo problema di De Benedetti. Mio padre ha saputo creare aziende da migliaia di posti di lavoro, che ogni anno garantiscono allo Stato un cospicuo gettito fiscale e generano utili per i loro azionisti. […] De Benedetti, invece, che cosa ha costruito? A me pare che per lo più abbia distrutto, scaricando i suoi tanti fallimenti sulla comunità. […] La verità resta quella di sempre: per gran parte della sua lunga esistenza, l’Ingegnere non ha fatto altro che invidiare mio padre. Lo si capisce, purtroppo, dal livore acido con cui ne parla perfino oggi, che non c’è più. Il suo cruccio, in verità, è che Silvio Berlusconi rappresenta tutto quello che lui avrebbe sempre voluto essere senza mai riuscirci, come imprenditore, come politico e come padre”

    “È vero che Mediaset non è in vendita, ed è vero che sono innamorata di mio padre. Non potrebbe essere diversamente, per il grande papà e il grande uomo che è stato”. Marina Berlusconi mette sonoramente in riga Carlo De Bendetti, replicando a un’intervista che questi aveva rilasciato al Foglio con annessi e ormai prevedibili veleni contro l’ex Cavaliere e le sue aziende. L’ingegnere “ha sempre invidiato mio padre”, ha sottolineato la presidente di Fininvest e primogenita del compianto imprenditore ed ex premier. Poi la definitiva risposta all’editore del quotidiano Domani, che aveva definito Mediaset come “vecchia” e “incapace di reggere la concorrenza delle piattaforme internazionali”.

    “Si permette di farneticare sul futuro di Mediaset e sui motivi per cui non abbiamo alcuna intenzione di metterla in vendita. Voglio rassicurarlo: ciò che ci guida nelle nostre scelte per le società del gruppo è innanzi tutto la loro solidità, le strategie chiare, le ottime prospettive per il futuro e il fatto che (a differenza di quelle dell’Ingegnere) sono molto ben gestite”, ha affermato Marina Berlusconi, asfaltando l’89enne dirigente d’azienda piemontese. E ancora, l’ulteriore stoccata in punta di fioretto: De Benedetti “dice due cose giuste, il che, rispetto al suo solito, mi pare già un record, visto che non ne ha mai azzeccata una, nell’impresa, così come nella politica. Peccato che tutto il resto sia completamente campato per aria”. Una replica netta, resa ancor più necessaria alla luce di quelle ennesime ostilità pronunciate dall’ingegnere a soli sei mesi dalla scomparsa dell’ex premier.

  • Umberto Bossi celebra i 40 anni della Lega Lombarda

    Umberto Bossi celebra i 40 anni della Lega Lombarda

    Umberto Bossi celebra i 40 anni dalla fondazione della Lega autonomista lombarda, costola dalla quale nel 1991 creo’ la Lega Nord, e chiede di “materializzare il sogno” di “liberta’ dei popoli” per cui il movimento e’ nato, nel suo biglietto d’auguri per il Natale e il nuovo anno. Era il 12 aprile del 1984 quando, a Varese, Bossi riuni’ un gruppo di cinque persone da un notaio e fondo’ la Lega Lombarda.

    Con lui erano presenti Pierangelo Brivio, la moglie Manuela Marrone, Marino Moroni, Emilio Benito Rodolfo Sogliaghi e Giuseppe Leoni. La nascita di quel “sogno” e’ il soggetto scelto dal fondatore della Lega per la 28esima edizione del suo biglietto augurale. Il cartoncino, dipinto a mano su bozzetto del senatur dallo stesso artista da 28 anni, viene poi fatto stampare ed inviato ai militanti, al mondo politico-istituzionale e ai simpatizzanti. Nella cartolina di quest’anno, dipinta su sfondo verde con la tecnica della pittura a gouache, e’ ritratto in primo piano Bossi, che attorno ad un tavolo mostra lo schizzo da lui ideato del logo della Lega Lombarda con Alberto da Giussano agli altri cinque componenti, proprio quel giorno, il 12 aprile del 1984, a Varese. In primo piano in evidenza il messaggio scritto in rosso: “Materializzare il sogno: meno tasse, sanita’ e scuola migliori e piu’ liberta’ dei popoli”.

    A seguire gli auguri scritti di suo pugno:”Buon Natale 2023, Buon Anno Nuovo”. Ogni anno lo schizzo e’ fatto da Bossi in base all’attualita’ politica e al messaggio che vuol lanciare, si spiega. I biglietti sono disegnati e dipinti a mano dall’artista degli esordi che vuol mantenere il riserbo piu’ assoluto. Molti biglietti sono stati realizzati ad acquerello, uno tra i primi a matita verde, altri con gouache su carta. Uno con la pirografia su pannello in legno poi fatto stampare su carta. Nell’edizione 2023/2024 con pittura a gouache. Bossi lascia liberta’ assoluta all’artista sulla tecnica pittorica. Una volta completato il dipinto, Bossi lo vaglia personalmente e, di suo pugno, ci scrive una frase apponendoci la firma. Subito dopo viene consegnato al tipografo. Dopo l’approvazione della bozza, viene stampato. Questo biglietto augurale e’ spesso molto conteso. Non solo dai simpatizzanti. E’ divenuto oramai oggetto cult tra i collezionisti.

  • UE, Tovaglieri (Lega): “La Cina è un pericolo per Europa, Bruxelles non sia dipendente da Pechino”

    UE, Tovaglieri (Lega): “La Cina è un pericolo per Europa, Bruxelles non sia dipendente da Pechino”

    “La Cina è un pericolo per l’Europa, dobbiamo dircelo chiaramente. Come il Covid ci ha dimostrato, questo Paese non è un partner affidabile e trasparente, ma un nemico disposto a provocare un disastro globale pur di proteggere i suoi interessi. Ora la storia si ripete con la transizione green.

    La Cina ci tiene in pugno con batterie, microchip e terre rare e contemporaneamente invade il nostro mercato con auto elettriche prodotte a basso costo anche grazie agli aiuti di Stato della dittatura comunista.

    L’Italia ha appena abbandonato il Memorandum sulla Via della Seta, prendendo le distanze dal regime cinese ed è ora che anche l’Europa batta un colpo per non soccombere.

    Nei giorni scorsi, dopo la sua prima e unica missione a Pechino, la Commissione europea ha denunciato i pesanti squilibri negli scambi commerciali tra Europa e Cina e ha addirittura annunciato un’indagine sul dumping cinese. Bene: se avessimo saputo che alla presidente Von der Leyen serviva un viaggio a Pechino per rendersi conto di quello che la Lega dice da cinque anni in questo Parlamento, avremmo organizzato volentieri noi quella trasferta, ma molto tempo prima”.

    Così Isabella Tovaglieri, eurodeputata della Lega, componente della commissione Industria del Parlamento europeo, intervenuta nella sessione plenaria nel dibattito sulle relazioni tra Ue e Cina.