Categoria: Politica

  • Da stasera Carpenzago in Festa: che belle, le sagre popolari…

    CARPENZAGO DI ROBECCO – Le feste e le tradizioni popolari riguardano la storia e l’identità di un territorio e di una comunità. Le rievocazioni storiche e il mantenimento delle feste e delle tradizioni che vengono ripetute di anno in anno costituiscono un bagaglio culturale da preservare e tramandare e rappresentano risorse eccellenti capaci di mettere in atto processi di sviluppo e turismo locali e sostenibili.

    Sottoscriviamo alla lettera questa definizione, soprattutto oggi, giorno in cui comincia la bellissima Festa Patronale dell’amena frazione robecchese organizzata dagli Amici di Carpenzago, , in corrispondenza della ricorrenza dei patroni Sant’Anna e San Gioachino.

    Nella piazzetta antistante la chiesa è tutto pronto: sedie e tavoli, cucina pronta a dispensare bontà, musica dal vivo ovviamente ad ingresso libero: oggi e domani, per famiglie e più piccoli, a disposizione anche il luna park.

    Dalla cucina (ultimissimi posti rimasti; affrettatevi!) usciranno piatti ruspanti: salumi con nervetti, lasagne, risotto al Barolo, grigliata di carne, totani, stinco, cotoletta (viva l’estate…), crostata e brownies.

    Sarà proposta anche una sottoscrizione a premi; l’estrazione sarà il giorno 22 Luglio alle ore 22.00 presso la piazzetta di Carpenzago. Gli ‘Amici’ ringraziano tutti coloro che hanno contribuito per questi meravigliosi premi. Biglietti ancora in vendita presso Valleticino a Castellazzo e durante le serate della festa.

    Andateci, alla Festa di Carpenzago, uno degli ultimi appuntamenti conviviali dei nostri paesi prima della pausa di agosto. Teniamole vive, le tradizioni popolari e comunitarie.

  • Cuggiono, Grande Nord AltoMilanese interroga sull’area ex Cometa

    In base all’art. 42 dello Statuto comunale si inoltra la seguente richiesta al Sindaco Cucchetti e all’assessore Guzzini

    CUGGIONO – Verificato che:
    Con deliberazione del Consiglio comunale n. 6 del 5 marzo 2021 è stata approvata l’individuazione delle aree di rigenerazione urbana, fra di esse l’area ex Cometa.

    Vista:
    La seduta del Consiglio comunale del 15 novembre 2021, nella quale per questo provvedimento, pur votato favorevolmente, erano già emerse criticità in merito alla viabilità.

    Ricordato che:
    L’intervento in questione si compone principalmente in:
    Un fabbricato commerciale di circa 2200 mq
    Un parcheggio pubblico per 126 posti auto
    Tre edifici, di 3 piani, ad uso residenziale di circa 3000 mq
    Una pista ciclabile (illuminata) su via Lattuada e Papa Urbano Crivelli fino al congiungimento con quella esistente nel territorio di Inveruno.

    Preso atto che:
    Con Deliberazione di Giunta n. 39 del 17/03/2023 è stato aggiornato lo schema di convenzione d’attuazione tra le parti, nella documentazione è stata allegata la tavola “Permesso di costruire oneri di urbanizzazione del 14 febbraio 2023” redatta dalla società Gambaro associati, in essa si evince:
    Un ingresso all’area commerciale su via Lattuada, un altro (pare) su via Vittorio Veneto, un ingresso per la parte ad uso residenziale su via Volta, queste ultime due strade con calibro stradale veramente ridotto.

    Tutto ciò premesso, si chiede al Sindaco e all’Assessore di competenza:

    – Dopo più di due anni dall’approvazione dell’intervento non avete riscontrato criticità in merito alla viabilità della zona? Avete dato mandato per redigere un piano?
    – Si sono svolti incontri pubblici con la cittadinanza, in modo particolare con i residenti della zona, per recepire suggerimenti e osservazioni?
    – La tavola citata è una bozza o può considerarsi a tutti gli effetti un progetto esecutivo?
    – Se è presente un passo carrabile in via Vittorio Veneto (il che ci pare privo di senso) cambierà la viabilità? Se sì in che modo?
    – I mezzi per lo scarico delle merci nella parte commerciale quale percorso faranno? Immaginiamo unicamente quello su via Crivelli, se sì la rotonda di connessione fra le vie Lattuada/Badi /Crivelli non necessità di interventi?

    Ringraziando per l’attenzione, si chiede risposta scritta

  • Magenta, Forza Italia: “Tre milioni sulle Opere Pubbliche, ma il PD vota contro….”

    Le parole di Samuele Luigi Acri – vice coordinatore Forza Italia Magenta “È trascorso ormai un anno dall’insediamento dell’amministrazione guidata dal Sindaco Del Gobbo di cui Forza Italia è parte integrante sia in Consiglio Comunale, con il capogruppo Fabrizio Ispano e il consigliere Laura Cattaneo, sia in seno alla Giunta con il vicesindaco Enzo Tenti”.

    RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO DA FORZA ITALIA MAGENTA – In questo primo anno, come ha ben ricordato il l’Assessore alle opere pubbliche Tenti, sono stati finalmente messi a
    bilancio ed utilizzati 1,4 milioni di euro nel settore dei lavori pubblici ed entro la fine dell’anno verrà speso un altro milione e seicentomila euro. Dalla riqualificazione della passerella di Pontevecchio a quella di via Pusterla, dagli interventi sugli edifici scolastici al restyling del Parco del Crocione, dalla posa di nuove panchine smart presso Piazza Formenti alla nuova pista ciclabile tra Magenta e Corbetta finanziata grazie al lavoro del nostro Sindaco in Consiglio Regionale, sono solo alcune delle opere che la maggioranza ha messo in cantiere per dare nuovo slancio e lustro alla città in tutti i suoi spazi.

    A fronte di tutto questo, come ben sottolineato dall’assessore Tenti nell’ultimo Consiglio Comunale, il Partito Democratico ha sempre votato contro qualunque strumento amministrativo – ricordiamo, su tutti, l’ultima variazione di bilancio che allocava ingenti risorse in ambito di opere pubbliche, come la scuola di Pontevecchio e le panchine per il parco di via Micca a Pontenuovo – volto a permettere il finanziamento di importanti interventi sul piano infrastrutturale. Una totale incoerenza politica che si scontra duramente con la realtà dei fatti: c’è chi, come Forza Italia e l’attuale maggioranza, sta compiendo azioni concrete per garantire uno sviluppo per Magenta e chi, invece, di concreto ha solo scattato selfie di fronte a cantieri avviati o opere già realizzate, nonostante il voto contrario degli stessi espresso nella sede istituzionale del Consiglio Comunale, come evidenziato dal capogruppo Ispano.

    Tutto ciò dimostra una totale mancanza di serietà e ipocrisia politica di chi, a parole, si intesta la titolarità di risultati e azioni politico-amministrative ma, in sede di votazione palese nella massima assise cittadina, boccia quegli stessi risultati e quelle medesime azioni. Sic est: Forza Italia, con tutto il centrodestra, a sostegno del Sindaco Del Gobbo e di tutta la Giunta, prosegue nel perseguimento degli obiettivi contenuti nel programma di governo su cui i magentini ci hanno dato fiducia.

  • RSA in Lombardia: le regole che la Regione deve (dovrebbe) cambiare – Di Carlo Borghetti

    RICEVIAMO & PUBBLICHIAMO – Gentile Direttore,
    mentre la tragedia dell’incendio nella RSA di Milano riempie ancora i giornali, e lo strazio è ancora forte in tutti noi per le vittime e i feriti, si moltiplicano i commenti intorno al tema dell’assistenza alle persone anziane non autosufficienti.

    Premesso che si deve lavorare sulla intera filiera dell’assistenza (che oggi non esiste), dall’assistenza familiare con badanti all’assistenza domiciliare integrata e agli appartamenti protetti, dai centri diurni integrati alle residenze sanitarie assistite e agli hospice, voglio soffermarmi su qualche breve considerazione intorno alle RSA.

    Ritengo che il dibattito “pro o contro” le RSA sia piuttosto surreale: il problema è “quale” RSA vogliamo, non se sia possibile farne a meno, dato che gli ospiti realmente “da RSA” non potrebbero essere assistiti diversamente, e solo una piccola quota di attuali ospiti (sempre più esigua) potrebbe essere assistita in servizi domiciliari appropriati.

    Oggi che succede nelle RSA in Lombardia?

    Si lamentano gli ospiti e le loro famiglie, e hanno ragione: le rette sono mediamente troppo care e i servizi non sempre di qualità adeguata; si lamentano i lavoratori, e hanno ragione: sono pagati troppo poco e il loro numero è spesso insufficiente per il carico di lavoro necessario; si lamentano i gestori, e hanno ragione: i loro bilanci sono in ginocchio (per i sovracosti portati dal Covid, il caro bollette e l’inflazione) e i contributi regionali sono praticamente fermi da anni.

    Le regole per l’assistenza, che sono definite dalla Regione per legge, sono state fissate oltre vent’anni fa e sono ormai superate: prevedono 901 minuti settimanali di assistenza per ciascun ospite, da erogare complessivamente attraverso medici, infermieri, OSS, ASA, fisioterapisti ed educatori, senza specificare quant’è il tempo minimo che ciascuna di queste figure deve garantire. E così ci sono strutture che hanno un medico ogni 40 ospiti e altre che ne prevedono uno per 120 ospiti o più, ad esempio, ma tutte ricevono i medesimi contributi regionali pro-ospite.

    Inoltre 901 minuti a settimana non bastano più, perché gli ospiti sono decisamente peggiorati nelle condizioni di salute che si registrano all’ingresso in RSA rispetto a venti o più anni fa, e dunque il mix di operatori non può essere lasciato indefinito e -peggio- tendere al ribasso. E in effetti molte RSA superano i 1100 minuti settimanali di assistenza, ma ricevono gli stessi contributi regionali di chi eroga 901 minuti.

    La Regione riconosce dunque i medesimi contributi pro-ospite alle RSA indipendentemente dal mix di operatori in servizio e dai minuti di assistenza garantiti: una regola ingiusta, evidentemente da rivedere.

    Anche gli standard strutturali sono definiti per legge dalla Regione e sono oggi superati, a oltre vent’anni dalla loro definizione, perché non rispondono più alle attuali esigenze di un’assistenza di qualità, che dovrebbe dedicare più spazi per la socialità degli ospiti (come i soggiorni) e garantire al contempo anche spazi adeguati per la loro privacy (abbassando il numero medio di persone per camera). Ma oggi le regole regionali non tengono conto di queste esigenze nell’autorizzare le strutture e nel definirne i contributi.

    Circa la retta pagata dagli ospiti o dalle famiglie, la legge prevede che questa vada a coprire i costi assistenziali ed alberghieri, e non vada a coprire i costi dell’assistenza sanitaria (LEA), che deve essere a carico del Servizio Sanitario. In Lombardia, invece, non è così: una parte sempre crescente delle rette va a coprire parte dei costi sanitari dell’assistenza, con il paradosso che se un anziano riceve assistenza sanitaria in ospedale ovviamente non la paga, ma se la riceve in RSA se ne paga un pezzo, anche se non dovrebbe essere così. In questo caso le regole non vanno cambiate, ma vanno applicate.

    Come si può fare dunque un passo avanti rispetto a queste problematiche che riguardano le RSA lombarde, mentre parallelamente ci auguriamo finalmente si sviluppi, anche grazie al PNRR, una vera filiera di servizi dal domicilio all’hospice?

    Servono a mio parere quattro azioni urgenti, tutte di competenza proprio della Regione (rispetto alle quali abbiamo depositato più volte le nostre proposte):

    1. definire nuovi standard regionali gestionali e strutturali per adeguarli alle attuali esigenze degli ospiti e migliorare la qualità assistenziale;

    2. correlare il contributo che la Regione dà alle RSA a parametri qualitativi del servizio, superando l’attuale calcolo pro-ospite;

    3. introdurre criteri di accreditamento che premiano le strutture che calmierano le rette e che migliorano le condizioni contrattuali applicate al personale;

    4. aumentare molto significativamente nel bilancio regionale il budget dedicato all’assistenza degli anziani non autosufficienti in RSA.

    Ovviamente le prime tre azioni dipendono in parte dalla quarta, e da anni lo diciamo, inascoltati, anche alla discussione di ogni Bilancio regionale: mentre il bisogno di servizi sociosanitari per minori, persone anziane o con disabilità cresce di anno in anno, la Regione sbaglia a continuare a dedicare la stessa quota di Bilancio per i servizi sociosanitari che dedicava quarant’anni fa, cioè solo il 10% di quanto stanzia per tutti i servizi per la Salute. Troppo poco.

    “Non ci sono soldi”, qualcuno dirà a Palazzo Lombardia, ma la mia risposta qui è triplice:

    1. più si investe nei servizi sociosanitari, più si prendono in carico le persone al manifestarsi della non autosufficienza, meno si spenderà poi nel servizio sanitario, evitando che queste persone finiscano in ospedale dove “costano” molto molto di più: dunque aumentando il budget dei servizi sociosanitari si risparmia in proporzione molto di più in Sanità;

    2. la salute in generale e la salute dei nostri anziani è una priorità, e deve essere dunque anche una priorità di Bilancio;

    3. deve aumentare in modo cospicuo il Fondo Sanitario Nazionale, aumentando così la quota-parte che viene trasferita alle Regioni.

    Purtroppo nel Documento di Economia e Finanza approvato ad aprile dal Governo si rilevano però previsioni di definanziamento del nostro servizio sanitario drammatiche, data la crisi attuale del sistema: al contrario di quanto ci eravamo sentiti dire in campagna elettorale lo scorso settembre, infatti, si prevede un rapporto spesa sanitaria/PIL che scende dal 6,9% del 2022 al 6,2% nel 2025, mentre il target europeo cui dobbiamo puntare deve superare il 7%.

    L’incendio di Milano chiede lutto, necessita di chiarire al più presto l’accaduto e le responsabilità, ma deve anche spingere la Regione e le altre istituzioni coinvolte a fare un deciso passo avanti per migliorare l’assistenza degli anziani in RSA, tutelare i lavoratori e sostenere i gestori che lo meritano: se non ora, quando?

    Carlo Borghetti
    Consigliere regionale della Lombardia Capogruppo PD in Commissione Sanità

  • Alessio Zanzottera, Giovane Turco dialogante, leghista 3.0 (con un occhio al 4…)

    MAGENTA – EST TICINO 33 anni (adesso sono 35, nda), classe 1988, qui in foto pochi mesi fa con sua moglie Gloria (che l’ha reso, da marzo, papà della piccola Aurora), Alessio Zanzottera è un ‘giovane turco sognante’, pretoriano da tempo dei salviniani e fortemente legato alle leadership del coordinatore regionale Fabrizio Cecchetti (sua, la nomina)

    Assieme a giovani come Riky Grittini e Luca Mazzeo, i cosiddetti ‘giovani turchi’ del Carroccio nell’est Ticino sono cresciuti nel solco del salvinismo e dell’allora Movimento Giovani Padani, divenuto successivamente Lega Giovani.

    A dispetto della giovane età, Zanzottera vanta già un curriculum politico di tutto rispetto: è attualmente vicesindaco del comune di Santo Stefano Ticino, dove è a fianco del rieletto sindaco di centrodestra Dario Tunesi dal 2014.

    Laureato in Economia delle Imprese e dei Mercati alla Cattolica di Milano, con una specializzazione successiva in Amministrazione, Professione e Controllo a Novara, Zanzottera fa parte della nidiata di giovani capaci, svegli e determinati che sono cresciuti da fedeli pretoriani- come detto- dell’onorevole Fabrizio Cecchetti, vicecapogruppo della Lega alla Camera (ma soprattutto, ormai, tra i dirigenti del Carroccio di maggiore peso assieme a Lorenzo Fontana, Andrea Crippa e ovviamente al Gran Visir Giancarlo Giorgetti).

    Così scrivemmo il 6 novembre 2021, e francamente possiamo serenamente dire di essere stati semi profetici.

    Alessio Zanzottera da San Stevan aggiunge al suo cursus honorum già ricco di incarichi e posizioni di prestigio la vittoria di un congresso importante, da cui ne esce una Lega che nonostante il riflusso di voti mantiene una posizione di assoluta centralià nell’Est Ticino.

    Giovane turco e fedelissimo della linea Salvini, Zanzottera ha prevalso su un altro big come Marina Roma, sindaco di Marcallo e moglie dell’ex ministro Massimo Garavaglia.

    Nel direttivo altri salviniani ortodossi, Curzio Trezzani e Riky Grittini, il magentino Kevin Bonetti e Pino Sisti da Bareggio. Compagine forte, senza dubbio alcuno.

    Alessio Zanzottera rafforza così il profilo di leghista dialogante, già forte di un’esperienza (quella in Sardegna) che l’ha portato a trattare direttamente coi Gabinetti del Governo e dei Ministeri.

    E’ dialogante, riflessivo, incarnando così la nuova onda del salvinismo, per quanto gli anni trascorsi a fianco di Massimo Garavaglia lo renda per certi versi affine alla Lega giorgettiana. Per quanto, come detto, sia un fedelissimo salviniano.

    Tornato nella terra natia, maritato con Gloria e padre di una bellissima bambina, dopo la rielezione bulgara di Attilio Fontana in Regione Lombardia Alessio Zanzoterra siede nel Gabinetto della Presidenza, la principale stanza dei bottoni nella prima regione italiana. Da lì, ora, potrà continuare a reggere il territorio dove la Lega continua a vantare le percentuali più alte di tutta l’area metropolitana milanese.

    Più Richelieu che Enzo Erminio Boso (compianto senatore trentino), certo più Mazzarino che Luca Leoni Orsenigo (quello del cappio), Alessio Zanzottera incarna esemplarmente la Lega 3.0. Con occhio già proteso al 4.0…

    Ghino di Tacco

  • Lega Ticino: Alessio Zanzottera nuovo segretario, battuta Marina Roma. I complimenti del ‘Cek’

    MAGENTA “Sta proseguendo senza sosta, come da programma, la stagione dei nostri congressi provinciali in Lombardia: ieri sera a Magenta, nonostante il caldo di questi giorni, si è tenuto anche il congresso provinciale del Ticino (area ovest di Milano), che ha portato all’elezione di Alessio Zanzottera, cui rivolgo i miei complimenti e auguro buon lavoro.

    Grazie all’altro candidato Marina Roma, complimenti a tutti gli eletti nel direttivo provinciale e grazie ai militanti che hanno partecipato a questo congresso con un’affluenza del 75% degli aventi diritto al voto. In queste settimane estive abbiamo rinnovato le segreterie provinciali di Crema, Sondrio, Milano e Ticino: avanti così, avanti con il confronto interno democratico, avanti tutti insieme con Matteo Salvini, avanti per la Lega e per la nostra Lombardia.” Lo dichiara l’on. Fabrizio Cecchetti, coordinatore della Lega Lombarda per Salvini Premier.

    Il congresso si è svolto ieri in sala consiliare. Zanzottera ha ottenuto 183 voti contro i 73 di Marina Roma.

    Il nuovo direttivo è composto invece dai seguenti nomi:
    Boniardi Fabio
    Curzio Trezzani
    Simone Giudici
    Riccardo Grittini
    Kevin Bonetti
    Manuel Imberti
    Federico Colombo
    Alessandro Provini
    Nella Corrado
    Giuseppe Sisti
    Che altro aggiungere..Complimenti alla Lega che i congressi li fa ancora. Gli altri partiti.. meno.

  • Novara dice NO a registro alias

    NOVARA La maggioranza di centrodestra che governa il Comune di Novara dice no all’introduzione anche nella citta’ piemontese del cosiddetto ‘registro alias’, lo strumento che consente di attribuire il genere ‘di elezione’ alle persone transgender durante la fase di transizione, prima del riconoscimento anagrafico formale.

    Il consiglio comunale ha respinto una mozione – presentata dal gruppo consiliare del Partito Democratico – che impegnava il sindaco ad attivare il registro sulla scorta dell’esperienza del comune di Milano, che lo ha introdotto primo in Italia nel febbraio 2023, e dell’Universita’ del Piemonte Orientale, che ha sede a Novara, dove il registro e’ attivo gia’ dal 2021. I capigruppo di Lega e Fratelli d’Italia, Gaetano Picozzi e Michele Ragno, hanno parlato di “provvedimento inutile che aumenta la confusione” e di iniziativa “al limite dell’illegittimita’”. Non ha smosso le posizioni della maggioranza l’appello del primo firmatario della mozione, il consigliere Pd Mattia Colli Vignarelli, che ha chiesto al centrodestra “una scelta coraggiosa e lungimirante, coerente anche con quello che pensano molte destre liberali in Europa, un atto di civilta’”. Solo la consigliera ex Lega – ora nel Gruppo Misto -Francesca Ricca ha accolto l’invito e ha votato insieme alle opposizioni (Pd, M5S e civici) la mozione, che e’ stata comunque respinta. Delusione e’ stata espressa sui social da Novararcobaleno, l’associazione novarese delle persone LGBTQIA+

  • Dopo la sospensione del Progetto per la discarica al Parco del Roccolo, le reazioni politiche

    Dopo la sospensione del Progetto per la discarica al Parco del Roccolo, le reazioni politiche

    Silvia Scurati (Lega): “Avanti nella battaglia in difesa del territorio contro discarica voluta da Città metropolitana di Milano e Sindaco Beppe Sala”

    MILANO – “Bene l’accoglimento della richiesta di sospensiva contro il progetto di discarica nel Parco del Roccolo, progetto che come Lega abbiamo sempre contrastato viste le evidenti criticità nonché la dubbia gestione di questa vicenda da parte di Città metropolitana di Milano”.

    Così Silvia Scurati (Lega) Consigliere regionale in merito alla sospensiva accolta dal Consiglio di Stato presentata dai comuni di Casorezzo, Busto Garolfo e dal Plis del Roccolo.

    “Assieme a tutto il territorio mi auguro lo stesso riconoscimento anche nell’udienza che ci sarà ad ottobre per mettere fine al progetto di realizzazione della discarica di rifiuti speciali nelle ex cave di Casorezzo, con buona pace di Città metropolitana Milano, del Pd e del Sindaco Beppe Sala” conclude Scurati.

  • Perchè sostenere l’Ucraina è una causa di destra – Di Domenico Bonvegna

    Finalmente un servizio sulla guerra di difesa dell’Ucraina, che chiarisce quale dovrebbe essere la posizione di chi si definisce di destra o meglio conservatore.

    Lo ha scritto Stefano Magni su atlanticoquotidiano.it, (Perché la difesa dell’Ucraina è una causa di destra, 13.7.23) probabilmente, forse, non riuscirà a convincere quella frangia minoritaria che ancora si definisce di destra, magari cattolica, che si schiera apertamente contro la guerra in Ucraina e che probabilmente strizza l’occhio al dittatore Vladmir Putin. Posizione che, forse, poteva avere qualche motivazione nei primi giorni del conflitto, quando ancora non era chiaro l’insano progetto putiniano. Per la verità ero caduto anch’io nel tranello, mantenendo una posizione neutrale. E per questo motivo tra l’altro ho perso l’amicizia di un noto esperto di temi geopolitici.

    Tuttavia il giornalista mi sembra abbastanza convincente soprattutto per chi usa un poco il buon senso. Spesso la frase che viene sbattuta in faccia a una persona che da sempre si è sentita di condividere una politica di “destra” è la seguente: “Sostieni l’Ucraina? Ma non mi dire che sei diventato un Dem?!”.“Io sapevo che eri di destra, ma proprio non riesco a capire perché sull’Ucraina vai con la sinistra. Che delusione!”. Paradossalmente per Magni, in questo mondo ultra polarizzato, la causa dell’Ucraina è diventata di sinistra, addirittura per qualcuno è diventata, “la nuova religione della sinistra”. I Democratici sono abili nell’alimentare questa polarizzazione: “in pratica, affermano che chiunque sia contro di loro è complice di Putin”. E peraltro, secondo Magni, a destra non si fa nulla per smontare questo teorema. “Anzi, ormai si dà per scontato che a destra si debba stare, se non al fianco di Putin, almeno contro Zelensky, contro la Nato e soprattutto contro Biden”.

    Invece Magni smonta questo mito, sostenendo che appoggiare l’Ucraina è una battaglia di destra. Per sostenere la sua tesi, Magni, porta almeno tre motivi: 1° è una difesa di uno Stato sovrano da un invasore, 2° è la difesa della Mitteleuropa cristiana da un regime post-comunista; 3° infine, è una battaglia di civiltà, in difesa dell’Occidente per come l’abbiamo sempre conosciuto.
    La difesa della sovranità di uno Stato sovrano, è sacrosanto che dovrebbe accomunare tutte le anime della destra: liberali, cattolici, che ritengono che l’unica guerra giusta sia quella difensiva, i sovranisti difendono le frontiere e le tradizioni di una nazione. Insomma, non dovrebbero esserci dubbi da che parte stare.
    Eppure… molti di queste frange politiche che si sentono di “destra”, ricorrono a trucchi concettuali e lessicali, che sembrano attinti dalla propaganda russa, per dire che l’Ucraina non è stata invasa dalla Russia. Anche se per la verità non possono dire il contrario, ma comunque dicono che “è una questione complessa” e nella complessità vale tutto”.
    E tuttavia questi signori messi alle strette, spesso sostengono che questa è una guerra per procura e che Putin è l’unico grande attore internazionale che si oppone all’intero sistema liberale, soprattutto americano. Pertanto sei costretto a scegliere da che parte stare. “E devi scegliere una parte, specie in tempo di guerra”.
    Per la verità questa tesi di Magni l’ho poco sentita, tuttavia mi convince in pieno. La difesa della Mittleuropa cristiana.

    Infatti, oltre a difendere uno Stato sovrano invaso, quella dell’Ucraina è una battaglia per la Mitteleuropa cristiana contro un impero post-comunista. E’ un concetto che hanno chiaro in Polonia, “la nazione più cattolica d’Europa, governata dai successori di Solidarnosc, il primo responsabile del crollo dei regimi comunisti”. Tutti dalla Polonia ai paesi Baltici si identificano correttamente con l’Ucraina invasa. Sono disposti a sostenerla con tutte le loro forze, perché non vogliono correre il rischio di finire di nuovo sotto il Cremlino e la stella rossa.

    Per Magni gli ucraini si battono come leoni, fino all’ultimo uomo perché hanno riscoperto la loro storia. Una storia di cui fa parte anche il genocidio per fame, ordinato da Stalin, l’Holodomor (quasi 6 milioni di morti dal 1932 al 1933) di cui si è potuta celebrare la memoria liberamente solo dopo che il Paese si è liberato, non solo dall’Urss, ma anche dal regime post-sovietico e pro-russo che ha governato ininterrottamente fino al 2004.
    Pertanto, definire la Russia come un impero post-comunista non è un’esagerazione. “I valori cristiani, tanto sbandierati dalla propaganda di Mosca destinata ai conservatori occidentali, sono evidentemente solo un paravento”.
    E’ evidente, piuttosto, per Magni che esiste un certo revanscismo sovietico di Putin. Ci sono diverse prove, soprattutto quelle di simboli:“La stella rossa su tutti i mezzi militari, gli aerei e gli elicotteri, la bandiera “della vittoria” (del 1945) issata nelle città conquistate, sono lì da vedere. E dove arriva l’Armata tornano le statue di Lenin e la toponomastica sovietica, le ricorrenze sovietiche e i vecchi inni”. i russi puntano alla riparazione del “torto” subito nel 1991, con la dissoluzione dell’impero rosso. A questo punto, Putin, che ritiene la fine dell’Urss come “la più grande catastrofe geopolitica” della storia recente, vuole la sua rivincita.
    Contro chi? Ovvio: contro chi ha sconfitto, pacificamente, il comunismo. Contro il blocco occidentale di Reagan e dei conservatori, contro i cattolici e il Papa polacco, contro i popoli che hanno conquistato la loro indipendenza da Mosca. Pertanto, stare dalla parte di Putin, per un conservatore, per uno di Destra è un tradimento della propria storia e un ripudio del proprio trionfo.
    Stare dalla parte dell’Ucraina significa difendere l’Occidente. E siamo alla terza motivazione.

    “Questa è innegabilmente una guerra di civiltà, – scrive Magni – anche se per ora resta localizzata a una sola nazione. Lo è perché lo dicono gli aggressori: sono ormai innumerevoli le dichiarazioni dei vertici russi contro l’Occidente. La guerra è vissuta dall’opinione pubblica russa come una lotta esistenziale contro l’America e l’Europa”.
    Tra l’altro È un conflitto che ha anche una sua dimensione spirituale, come si legge chiaramente nelle prediche del patriarca Kirill contro la “degenerazione” occidentale, non molto differenti dalle parole che siamo soliti sentir pronunciare dagli ayatollah iraniani o dagli imam radicali sunniti. Certamente è vero che l’Occidente per certi versi è corrotto, ma non possiamo pretendere di convertirlo a cannonate con i tank di Putin. Sull’aspetto spirituale della guerra, ne parla convintamente in continuazione padre Livio Fanzaga il direttore di Radio Maria. E’ una guerra che riguarda tutta la nostra civiltà, “non solo perché gli ucraini sono sostenuti da (poche) armi americane ed europee”, ma soprattutto perché la causa stessa è da rintracciarsi nella fuga a Occidente del popolo Ucraino. Praticamente prima con la rivoluzione arancione del 2004 e poi ancora di più con quella del Maidan del 2013-14, la repubblica ex sovietica ha tentato di dare un taglio al suo passato comunista e all’abbraccio della Russia post-sovietica, per guardare al modello occidentale, fatto di democrazia, mercato libero e diritti individuali.
    Di fronte a questa scelta occidentale, il regime post-sovietico russo si è sentito in dovere di intervenire con la forza, prima in Crimea, poi nel Donbass, infine invadendo tutto il Paese. E allora ribaltiamo la domanda: perché mai chi si definisce di destra dovrebbe schierarsi contro l’Ucraina?

  • Tovaglieri (Lega): BCE e utopia Green europea danneggiano la classe media

    BRUXELLES “Con una sola entrata in famiglia, i nostri genitori riuscivano a comprare la prima casa, a volte anche la casa di villeggiatura, e arrivare a fine mese.

    Oggi una famiglia con due stipendi fatica a sostenere le rate di un solo mutuo, in 4 casi su 10 non riesce a pagare le bollette o lo fa a singhiozzo. La scelta della Bce di alzare i tassi di interesse per combattere un’inflazione generata non dall’aumento della domanda, ma dall’aumento dei prezzi causato da guerra e crisi energetica, è una strategia miope che peserà ulteriormente sul ceto medio e porterà l’Europa alla recessione. Ma il colpo di grazia alla classe media arriverà dalle imposizioni ambientaliste di Bruxelles, come l’obbligo di ristrutturare la casa di proprietà o di acquistare auto più green. Se scomparirà il ceto medio, che paga l’80% delle tasse, sostiene la previdenza e alimenta i consumi, l’economia europea e il tessuto sociale rischiano di implodere. È questo quello che vuole la maggioranza ambientalista di questo parlamento? Lo si dica chiaramente, altrimenti sarebbe doveroso un passo indietro”.

    Così Isabella Tovaglieri, europarlamentare della Lega, nel suo intervento durante la sessione plenaria del Parlamento europeo.