Categoria: Politica

  • L’ex sindaco di Lodi (Pd): ‘Amministrare non è reato, Sala vada avanti’

    L’ex sindaco di Lodi (Pd): ‘Amministrare non è reato, Sala vada avanti’

    La procura di Milano indaga il sindaco Sala “per il reato di fare l’amministratore” e attraverso l’inchiesta che sta terremotando la giunta comunale esprime un “desiderio di supplenza per una politica urbanistica su cui non concorda, ma che così riesce a orientare”. E’ netta la posizione dell’ex sindaco Pd di Lodi, Simone Uggetti. “Data la mia storia personale – dice all’Adnkronos – posso spingere sull’acceleratore“.

    Era maggio 2016, il governo era guidato dall’allora segretario Pd Matteo Renzi, quando Uggetti venne arrestato e portato a San Vittore con l’accusa di turbativa d’asta per aver manipolato un bando da 5mila euro per la gestione delle piscine estive. Dieci giorni in carcere, quasi un mese ai domiciliari, una carriera politica finita (si dimise nell’agosto) e una nube su di lui che non si dissipò del tutto fino al giugno 2023, quando venne assolto nel processo di appello bis. Una storia giudiziaria che ne ha fatto, suo malgrado, un simbolo dei rischi che corre un amministratore pubblico, a prescindere dal colore politico.

    Rimasto iscritto al Pd, Uggetti lo ricorda in ogni occasione e dall’interno richiama il suo partito a posizioni garantiste. Lo ha fatto quando l’anno scorso venne arrestato il governatore della Liguria Giovanni Toti e a maggior ragione lo fa ora, che a essere indagato (senza richiesta di misure cautelari) è un sindaco di centrosinistra. Sui reati contestati a Sala l’ex sindaco di Lodi non nasconde la sua perplessità. “Per quel che ho letto nelle chat apparse sulla stampa, di fatto ha avuto delle interlocuzioni di lavoro, dei rapporti naturali e fisiologici”.

    “E’ normale che un architetto importante (Stefano Boeri, anche lui indagato, ndr) parli con il sindaco e che il sindaco parli con l’assessore (Giancarlo Tancredi, per cui la procura ha chiesto i domiciliari, ndr) e forse con il presidente della commissione Paesaggio (Giuseppe Marinoni, per cui è stato chiesto il carcere, ndr). L’inchiesta ha forse scoperto che esistono delle relazioni sociali? E’ un’inchiesta sociologica? Nel caso esistono ottime facoltà di sociologia a Milano”
    , commenta sarcastico Uggetti, sfidando “i presunti moralisti: sarebbe molto interessante vedere intercettati per anni i loro telefoni…”. Impossibile per l’ex sindaco di Lodi non empatizzare con chi guida Palazzo Marino.

    “Non solo per l’aspetto giudiziario, mi rivedo anche nelle reazioni dei partiti”, dice all’Adnkronos. All’epoca del suo arresto furono durissimi gli attacchi dell’M5s (Luigi Di Maio se ne scusò pubblicamente anni dopo). “Per i 5 Stelle il garantismo è una malattia”, osserva, non stupito dalle critiche rivolte in questi giorni a Sala dai pentastellati. Bolla invece come “incredibili e pazzesche” le prese di posizione di alcuni esponenti del centrodestra, in primis il presidente del Senato, Ignazio La Russa. Critiche arrivate dalla seconda carica dello Stato che – secondo l’ex sindaco dem – avrebbero forse dovuto accelerare una ‘difesa’ di Sala da parte del Pd.

    “Per mio temperamento, io sarei stato più rapido, ma meglio tardi che mai”. E alla fine, nonostante “timori e tentennamenti”, la presa di posizione è stata “adeguata nei confronti del sindaco e dell’amministrazione. Questo è l’importante”. Certo – aggiunge Uggetti, che al Pd non fa mai sconti – “nel mio partito ideale ci potrebbero essere delle dichiarazioni precedenti al via libera della segretaria”.

  • 1990, Siracusa. Paolo Borsellino e quei ragazzi del Fdg… Il coraggio, i tempi lontani, gli ardori

    1990, Siracusa. Paolo Borsellino e quei ragazzi del Fdg… Il coraggio, i tempi lontani, gli ardori

    Quello che segue è il racconto dell’incontro tra Paolo Borsellino e i militanti del Fronte della Gioventù (i ragazzi e ragazze dell’allora Movimento Sociale) avvenuto a Siracusa nel 1990. L’autore è Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera, deputato di Fratelli d’Italia, ma soprattutto e da sempre esponente metapolitico e di avanguardia. Un ricordo da leggere, compulsare, nel ricordo imperituro del magistrato siciliano ucciso il 19 luglio 1992.

    Settembre 1990, a Siracusa si schiattava di caldo, ma le feste del Fronte della Gioventù dovevano peregrinare per l’Italia e fare proseliti, costruire la generazione diversa, creativa, aperta, perennemente laboriosa. Eravamo già stati a Spoleto e Assisi, saremmo transitati per Roma e poi Santa Severa. Ma quella festa non la dimenticherò mai. Nel campeggio una piscina bella e grande, nella piazza principale m’incollai come sempre la realizzazione del palco a fianco al Duomo, ovunque pietra, grigio lava o bianca calcarea e sole, luce, vento tiepido.

    Eravamo i soliti quattro gatti senza un soldo che pretendevano di realizzare eventi da mille e una notte. I ragazzi inarrestabili di Colle Oppio, gli universitari di Fare Fronte, i militanti della Trieste Salario e poi la nidiata dei “non conformi” sparsi per l’Italia, da Verona, Firenze, Milano, più i siciliani di Catania, Palermo e Siracusa, infine la realtà-prodigio della Comunità Giovanile di Busto Arsizio.

    Che meraviglia ritrovarsi senza aspirare a candidature e posti di potere, un’aria fresca che voleva spazzare via l’odore rancido del nostalgismo per sognare una vittoria proibita. Il Movimento Sociale era colpito dall’anatema, uscire anche solo dalle sezioni per vivere gioiosamente la propria militanza sembrava impossibile, come ammonivano i tanti ragazzi morti nelle strade.

    Sulle bandiere finalmente simboli nuovi, Corto Maltese su ogni grafica e vicino a sé un gabbiano ad ali spiegate sembrava indicargli la rotta per l’avventura successiva.
    Si giocava al salto della cavalletta, si cantavano a squarciagola solo canzoni del nostro tempo e ci si gonfiava il petto con le campagne studentesche fresche di stampa: “il gusto della trasgressione”, “tutti gli uomini di valore sono fratelli”, “è amore per il proprio popolo”… Nessun vessillo o ammennicolo passatista, solo originalità e freschezza.

    Molti non capivano e ci dicevano “ma chi credete di essere a fare tutto questo senza richiami al fascismo? Già, solo insopportabili palloni gonfiati.

    Una festa destinata a restarci scolpita nella testa e nel cuore perché sarebbe venuto Paolo Borsellino, il magistrato antimafia, l’ex militante del FUAN di Palermo, uno dei miti di un movimento antico e nuovo al tempo stesso, alfiere di uno stile di vita pesante ed esaltante da portare in dote. L’amico di una vita, Pippo Tricoli, lo condusse per mano sul palco, al fianco di Fabio Granata e Gianni Alemanno e lì si compì il miracolo del “lascito”: «Potrei anche morire da un momento all’altro, ma morirei sereno pensando che resteranno giovani come voi a difendere le idee in cui credono: ecco, in quel caso non sarò morto invano».

    Queste le sue parole, interrotte da qualche tirata di sigaretta, sguardo fiero da predestinato.

    I ragazzini ‘appestati’ che gli stavano di fronte pieni d’orgoglio si sentirono parte della sua missione e non si tireranno mai più indietro, non resteranno chiusi e reietti ad attendere che qualche intellettuale autocritico si accorgesse di loro, protagonisti di una confessione e depositari di una eredità. Quella che a maggio del 1992, a due mesi spaccati dall’orrore di Via D’Amelio e subito dopo l’uccisione di Giovanni Falcone, sarebbe stata raccolta da 47 parlamentari missini che votarono per Paolo Borsellino presidente della Repubblica.

    La Festa finisce, saluti, abbracci e avambracci, pacche sulle spalle, promesse di rivedersi presto. Sulla via del ritorno, di notte, il Camper diretto verso la Lombardia esce di strada, volano in cielo gli animatori della più innovativa aggregazione di sempre, la Comunità giovanile di Busto, Giovanni Blini e Massimo Gervasini. 1600 chilometri per ascoltare Paolo e per rompere ogni monotonia.

    È solo il mio racconto, per carità, Paolo Borsellino è un eroe italiano, nessuno ha il diritto di etichettarlo, ma è una storia che serve a capire perché noi saremo sempre dalla parte opposta di tutte le mafie, palesi o camuffate. Perché il senso della giustizia e della verità incendia ancora i nostri cuori, nulla accade per caso e io credo che proprio a noi spetti il compito di raccogliere quella fiaccola, rovistare tra le lamiere di Lagonegro e tra quelle di Palermo, recuperare ogni granello di polvere e mettercelo in tasca per toccarlo nei momenti più bui, batterci per un’Italia limpida e pura, un’Italia migliore.

    Fabio Rampelli

  • Pro Vita Famiglia insiste e striglia il Cdx: “Non esiste alcun vuoto normativo. Stanno tradendo gli elettori”

    Pro Vita Famiglia insiste e striglia il Cdx: “Non esiste alcun vuoto normativo. Stanno tradendo gli elettori”

    «Sembra di vivere un incubo. Mentre migliaia di malati soffrono a casa o negli ospedali senza cure palliative e mentre migliaia di disabili sono abbandonati dallo Stato – senza servizi socio-assistenziali – qual è oggi la priorità del nostro Parlamento? Facilitare il suicidio di queste persone e addirittura rischiare di indurle a uccidersi. Questo sarebbe progresso e civiltà?».

    È questo il messaggio lanciato oggi da Pro Vita & Famiglia Onlus in occasione della conferenza stampa “Fermate la Legge, non fermate la Vita”, svoltasi presso l’Hotel Nazionale, a pochi passi dal Parlamento, proprio mentre in Senato è in corso l’iter del disegno di legge che punta a regolamentare il suicidio assistito.

    Un testo, proposto dalla stessa maggioranza di centrodestra, che preoccupa profondamente l’associazione e tutti i partecipanti all’incontro: «Una legge che – ha dichiarato il Presidente di Pro Vita & Famiglia Antonio Brandi – crea una procedura statale per le richieste di suicidio assistito, col pretesto illusorio di mettere dei paletti all’interventismo della magistratura. Ma ogni legge ha un impatto culturale: ciò che diventa legale sembra giusto, persino auspicabile. Nel programma elettorale del centrodestra non c’era nessuna proposta del genere, quindi si tratta di un vero e proprio tradimento che cede alla propaganda radicale e ai continui ricatti della magistratura al Parlamento: chiediamo alle forze di Governo di fermare questo progetto».

    Brandi ha denunciato con forza il rischio di abusi e pressioni sociali sulle persone più vulnerabili, già evidenziato dalla stessa Consulta; ha ricordato che il vero scandalo è la mancanza di accesso alle cure palliative, che colpisce circa il 77% dei malati adulti e circa l’85% dei bambini. Senza una vera alternativa di cure non è scelta è una spinta alla morte. Ha anche portato la sua testimonianza personale: «Anch’io, malato di cancro, ho pensato di farla finita. Ma l’amore dei miei cari e le cure mi hanno salvato. In quel buio, una legge così mi avrebbe potuto spingere a un gesto senza ritorno». Infine, Brandi ha messo in guardia contro la deriva culturale e legislativa già visibile in Paesi come Belgio, Canada e Olanda, dove centinaia di casi di soppressione di depressi e malati psichici sono avvenuti anche senza consenso: «se lo Stato inizia a sopprimere i sofferenti invece della sofferenza, salta ogni confine. Non serve una nuova legge: serve umanità». Sotto accusa, in particolare, l’idea di istituire un Comitato Nazionale governativo incaricato di valutare le richieste di suicidio assistito e la fake news secondo cui il Parlamento sarebbe “obbligato” a legiferare.

    Il Parlamento – ha infatti spiegato il magistrato della Corte di Cassazione e presidente di Sezione Giacomo Rocchi – non ha nessun obbligo di approvare una legge che attui una sentenza della Corte Costituzionale: ciò è del tutto pacifico. La sentenza n. 242 del 2019 non ha creato un vuoto normativo ed è stata direttamente applicata in varie parti d’Italia. Una legge – ha aggiunto – avrebbe l’effetto di aumentare i casi di suicidio assistito e di consolidare nella coscienza sociale il riconoscimento di un presunto “diritto di morire”. Questo riconoscimento mette in pericolo le persone fragili e vulnerabili, gli anziani, i disabili e i malati: per loro la morte anticipata rischia di diventare “la” soluzione più rapida, indolore, economica. La nostra società ha bisogno di altro: riconoscimento del valore di ogni vita, solidarietà, aiuto, vicinanza, impegno collettivo verso tutti i componenti.

    A dare voce a chi soffre e chiede di vivere è stato invece Emanuel Cosmin Stoica, influencer, scrittore e attivista per i diritti dei disabili: «Approvare una legge sul suicidio assistito non è un atto di civiltà, ma la sconfitta della civiltà stessa» ha affermato Stoica. «È assurdo che sia proprio lo Stato a fornire scorciatoie per morire anziché offrire strumenti per vivere ed è disumano dire a un malato, a un disabile, a un anziano: “La tua sofferenza non ci riguarda, fai da te”. Al contrario – ha proseguito – uno Stato degno di questo nome non legalizza l’abbandono: garantisce esistenze dignitose, investe in cure, assistenza, vicinanza. Io non chiedo compassione: chiedo giustizia, chiedo responsabilità, chiedo che la vita torni ad essere un diritto, non un’opzione da rifiutare».

    Maria Rachele Ruiu, portavoce di Pro Vita & Famiglia, che ha moderato l’incontro, ha invece denunciato con forza che «guardiamo con sgomento il fatto che anche settori e realtà del mondo laico cattolico si stiano attivamente impegnando per promuovere questa legge, utilizzando il falso argomento secondo cui la situazione attuale sarebbe un male più grave. Ma ad oggi – ha sottolineato – i suicidi assistiti eseguiti in Italia sono solo 7, seppure già troppi. Se la legge venisse approvata, il numero aumenterebbe in modo esponenziale, innescando quel tragico effetto domino già verificato in altri Paesi».

    Per sensibilizzare l’opinione pubblica e ribadire il proprio NO alla legge sul suicidio assistito, Pro Vita & Famiglia ha lanciato anche una campagna nazionale con una petizione popolare già sottoscritta da quasi 20.000 cittadini, affissioni pubbliche e camion vela in diverse città, tra cui Roma e Milano.

    L’immagine raffigura un Parlamento popolato da figure incappucciate con la falce in mano – simboli della Morte – accompagnata dallo slogan: «Siete stati eletti per aiutarci a vivere, non per farci morire».

    L’associazione continuerà la mobilitazione per chiedere il ritiro di qualsiasi proposta di legge sul suicidio assistito e il potenziamento della legge 38/2010 sulle cure palliative.

  • Europa, Tovaglieri (Lega), “Il taglio della Pac colpo di grazia ad agricoltura UE”

    Europa, Tovaglieri (Lega), “Il taglio della Pac colpo di grazia ad agricoltura UE”

    “Assistiamo sconcertati all’ennesimo atto di miope autolesionismo dell’UE, che taglia i fondi a sostegno dell’agricoltura e dello sviluppo rurale mentre tutti i nostri competitor mondiali fanno esattamente l’opposto per proteggere le proprie filiere e la propria autonomia strategica in un mercato globale sempre più agguerrito.

    Il taglio di 86 miliardi alla PAC post 2027 e la proposta della Commissione di far conferire la Politica agricola comune in un fondo unico con il Fondo Sociale e i Fondi di coesione, sono una grave minaccia al futuro agricolo del continente, che rischia di portare al tracollo la nostra agricoltura e il nostro Made in Italy, che già oggi faticano a reggere la competizione con i prodotti di bassa qualità provenienti dal resto del mondo, dove si produce senza rispettare le stringenti regole dell’UE.

    Non possiamo barattare la sopravvivenza dell’agricoltura europea e la sicurezza alimentare dei cittadini con una maggiore disponibilità di fondi per il riarmo e per le costosissime politiche green di Von der Leyen. Come componente della commissione AGRI del Parlamento europeo, mi batterò con forza per scongiurare questo folle scenario”.

    Lo dichiara l’eurodeputata Isabella Tovaglieri (Lega), componente della commissione AGRI dell’Eurocamera.​

  • Maxi-inchiesta Milano, Christian Colombo (Lega): “Indagine su Sala, ma a farne le spese è tutta la Città Metropolitana!”

    Maxi-inchiesta Milano, Christian Colombo (Lega): “Indagine su Sala, ma a farne le spese è tutta la Città Metropolitana!”

    «La notizia dell’indagine a carico di Giuseppe Sala, sindaco di Milano e quindi della Città Metropolitana, e di oltre 70 persone è motivo di grande preoccupazione. Nonostante la maxi-inchiesta riguardi principalmente il capoluogo, dobbiamo ricordare che Giuseppe Sala non rappresenta solo Milano ma è il sindaco di tutti i 133 Comuni che compongono la Città Metropolitana di Milano. È quindi fondamentale interrogarsi su come questa situazione possa condizionare il corretto funzionamento di questo ente, già fragile e poco valorizzato». Lo dichiara Christian Colombo, consigliere metropolitano della Lega.

    «Negli ultimi mesi – continua Colombo – la Città Metropolitana è apparsa sempre più in affanno. L’attività amministrativa è stata ridotta al minimo mentre le sedute del consiglio metropolitano si sono limitate all’essenziale. Basti pensare alla recente votazione del 26 maggio con cui la maggioranza di centrosinistra ha avallato un accordo che ha trasferito alla Città Metropolitana le competenze della Commissione per il Paesaggio del Comune di Milano, dimissionaria proprio a causa delle indagini sulla vicenda urbanistica milanese. Una situazione paradossale, che dimostra quanto sia critica la gestione attuale e quanto serva un’azione politica forte e credibile. Il centrodestra non può farsi trovare impreparato».

    Colombo sottolinea che «le indagini che coinvolgono esponenti di primo piano del Comune di Milano stanno generando un clima di instabilità e incertezza. A prescindere dall’esito delle inchieste, anche qualora non emergano responsabilità penali, è sotto gli occhi di tutti che l’emergenza abitativa – dovuta anche alle scelte urbanistiche della Giunta Sala – rischia di esplodere, con un Comune capoluogo sempre più off-limits a causa dei costi esorbitanti di affitti, beni e servizi. A cascata, la stessa problematica si sta riversando su tutti i Comuni della prima cintura milanese, tra cui la stessa Rho che rappresento anche in Consiglio comunale. I Comuni del territorio restano infatti spesso soli ad affrontare sfide enormi, frutto di scelte politiche che hanno reso Milano sempre meno accessibile e inclusiva».

    «Oggi più che mai – conclude il consigliere della Lega – serve una vera svolta per la Città Metropolitana. Non si può andare avanti per inerzia: servono trasparenza, partecipazione e un governo capace di ascoltare e di incidere sulle politiche locali».

  • Prolungamento M5 a Monza. Corbetta (Lega): “Presentato ordine del giorno per formalizzare nuovo impegno economico da parte di Regione Lombardia”

    Prolungamento M5 a Monza. Corbetta (Lega): “Presentato ordine del giorno per formalizzare nuovo impegno economico da parte di Regione Lombardia”

    “La metropolitana fino a Monza va fatta a ogni costo. Abbiamo presentato un ordine del giorno all’assestamento di bilancio per confermare e ribadire l’impegno di Regione Lombardia a fare la propria parte, anche investendo nuove risorse.

    La Lombardia ha già investito 283 milioni e si è detta disponibile a fare anche uno sforzo ulteriore e con il nostro documento chiediamo di formalizzare l’impegno economico. Credo sia giusto che ogni ente coinvolto faccia sforzi ulteriori per venire incontro alla necessità di coprire gli extracosti.

    Dopodiché è evidente che la parte del leone sui nuovi stanziamenti la deve fare il governo nazionale e in questo ho la piena fiducia del ministro Salvini che sta lavorando incessantemente per trovare soluzioni, coprire gli extracosti e garantire il rispetto dei tempi di avvio dei lavori. Un impegno concreto che dimostra ancora una volta come la Lega, a tutti i livelli istituzionali, lavori per potenziare il sistema dei trasporti in Brianza e Lombardia favorendo gli spostamenti dei cittadini anche delle province confinanti”.

    Lo annuncia Alessandro Corbetta, capogruppo della Lega in Consiglio regionale della Lombardia, commentando la presentazione dell’ordine del giorno, di cui è primo firmatario, nell’ambito dell’assestamento di bilancio 2025-2027 che sarà votato la settimana prossima.

  • Zibido San Giacomo. Sulla ZAF la sindaca chiede la mediazione del Prefetto

    Zibido San Giacomo. Sulla ZAF la sindaca chiede la mediazione del Prefetto

    La sindaca Sonia Belloli, preoccupata per l’improvvisa decisione dei vertici della ZAF di chiudere e licenziare i circa 50 dipendenti, ha chiesto al Prefetto di Milano Claudio Sgaraglia la disponibilità a convocare un tavolo di confronto.

    Tavolo al quale dovrebbero partecipare i rappresentanti della storica azienda conosciuta in tutto il mondo per la progettazione e la realizzazione di scaffalature, insieme all’amministrazione comunale, la direzione lavoro di Città Metropolitana e le organizzazioni sindacali.

    «Appena appresa la notizia – spiega la sindaca Sonia Belloli – ho chiesto a due miei assessori, Giacomo Serra e Giovanni Navicello, di ascoltare le organizzazioni sindacali per avere tutti i dettagli della situazione. Sentita la direzione lavoro di Città Metropolitana, ho ritenuto importante che il Prefetto di Milano fosse investito della problematica e valutasse l’istituzione di un tavolo di confronto. La ZAF è una realtà storica del nostro territorio e quando li ho sentiti si sono subito resi disponibili a partecipare a incontri che possano chiarire meglio la situazione che si è venuta a creare. Li si faranno dopo quello programmato per domani al Mise anche con la struttura presidio crisi di Regione Lombardia».
    La ZAF è un’azienda aperta a Zibido San Giacomo fin dagli anni Cinquanta e sviluppa sistemi espositivi. Ha lo stabilimento nella frazione Badile, al numero 9 della Statale 35 dei Giovi, e un magazzino nel quartiere Rinascita. I suoi prodotti, secondo quanto emerge dal sito web, sono presenti in oltre trenta Paesi fra cui Francia, Regno Unito, Spagna, Portogallo, Grecia, Polonia, Emirati Arabi e Libano. Opera nei settori food & beverage, sport & fashion, personal care, hobbies & work, electronics, home & garden, entertainment, espositori & corner.

    «La nostra preoccupazione – prosegue la sindaca Sonia Belloli – è che attualmente i dipendenti sono stati lasciati senza alcuna prospettiva per il futuro. In un periodo economico particolarmente incerto per una serie di fattori straordinari che incidono sull’andamento del mercato manifatturiero, diventa fondamentale per le istituzioni pubbliche mettere in campo tutti gli strumenti possibili al fine di tutelare donne e uomini lavoratori, ma anche le loro famiglie. Da parte nostra siamo pronti a concordare azioni mirate, anche promuovendo accordi territoriali, per salvaguardare i livelli occupazionali oggi a rischio».

  • Il Presidente Fontana sulla possibile richiesta di dimissioni di Beppe Sala: “No, io da sempre garantista”

    Il Presidente Fontana sulla possibile richiesta di dimissioni di Beppe Sala: “No, io da sempre garantista”

    “Io sono garantista, ma non a giorni alterne: lo sono per tutte le persone che incorrono in questioni di questo genere. Quello che valeva per me deve valere per gli altri. Io sono stato indagato e poi archiviato, ma se facessimo questo ragionamento avrei dovuto dimettermi il giorno dopo aver ricevuto l’avviso di garanzia”.

    Così il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana a margine del giudizio di parificazione del rendiconto generale di Regione Lombardia per l’esercizio finanziario 2024 ha commentato gli ultimi sviluppi dell’inchiesta sull’urbanistica a Milano che hanno visto iscritti nel registro degli indagati tra gli altri il sindaco Giuseppe Sala e l’assessore alla rigenerazione urbana Giancarlo Tancredi.

    Nelle stesse ore cresce il pressing del centrodestra per le dimissioni del primo cittadino. “Adesso la magistratura ascolterà quello che hanno da dire quelli che oggi sono indagati e prima di prendere decisioni, fare valutazioni e assumere sentenze si deve dare possibilità alle persone (di difendersi, ndr). Il sindaco mi sembra abbia dichiarato che ha un’interpretazione completamente diversa e sono convinto che si debba ascoltare anche quello che dichiara il sindaco”, ha aggiunto..

  • Fine Vita. Affissioni e camion vela shock di Pro Vita & Famiglia contro suicidio assistito

    Fine Vita. Affissioni e camion vela shock di Pro Vita & Famiglia contro suicidio assistito

    Gli scranni del Parlamento occupati da decine di figure nere incappucciate con una falce in mano – rappresentazione della Morte – e lo slogan: “Siete stati eletti per aiutarci a vivere, non per farci morire. No alla legge sul suicidio assistito”.

    Questa la forte immagine oggetto della nuova campagna di affissioni e camion vela avviata oggi a Roma da Pro Vita & Famiglia, e che nei prossimi giorni proseguirà in altre città, che si rivolge direttamente ai Senatori della maggioranza di centrodestra perché affossino qualsiasi proposta di legge che apra al suicidio assistito, mettendo in discussione la dignità e il valore della vita di ogni essere umano. Nel mirino dell’associazione, in particolare, l’ipotesi di un Comitato Nazionale di nomina governativa che – secondo il testo base proposto dalla maggioranza – dovrebbe certificare la sussistenza dei requisiti fissati dalla Corte Costituzionale per la non punibilità di chi aiuta altri a morire creando una sorta di ‘bollinatura di Stato’ sulle richieste suicidarie dei cittadini.

    «Per presentare questa campagna, insieme alle altre iniziative volte a sensibilizzare l’opinione pubblica e a incidere sul dibattito parlamentare, saremo domani alle ore 11 davanti al Parlamento, con una conferenza stampa dal titolo “Fermate la legge, non fermate la vita”, presso l’Hotel Nazionale (Sala Cristallo) in piazza Monte Citorio, 131» dichiara Antonio Brandi, Presidente di Pro Vita & Famiglia.

    «Spiegheremo – aggiunge – perché è giuridicamente e socialmente giusto rifiutare qualsiasi normativa sul suicidio assistito, smontando le fake news secondo cui una simile legge sarebbe “imposta” dalle sentenze con cui la Corte Costituzionale ha preteso di sostituirsi al Parlamento aprendo la strada alla deriva eutanasica in Italia» conclude Brandi.

  • Carlo Borghetti: ‘Sulle Case di Comunità…. diciamo la verità’

    Carlo Borghetti: ‘Sulle Case di Comunità…. diciamo la verità’

    RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO – “Oggi in Lombardia su 216 Case di Comunità che la Regione nel 2022 aveva programmato e dichiarato di realizzare ai sensi del PNRR, solo 8 sono aperte e in regola con i requisiti previsti dal Ministero, ben 74 sono ancora totalmente sulla carta e la scadenza del PNRR è giugno 2026, tra 11 mesi…

    Non solo, tra le Case di Comunità formalmente aperte, 9 su 10 non hanno la copertura prevista di medici e infermieri, tra i servizi obbligatori la diagnostica -che serve per effettuare gli esami- manca in metà dei casi, i punti prelievo mancano in un terzo, e in realtà questi servizi risultano disponibili in gran parte dei casi solo qualche ora a settimana.

    Sono i dati che ci ha fornito la Regione stessa, in risposta a 140 puntuali “accessi agli atti” che il PD ha fatto per raccogliere i dati veri sulle Case di Comunità aperte e per andare oltre i proclami di Palazzo Lombardia.

    A noi non interessa fare polemica, ci interessa che si dica la verità e si facciano tutti gli sforzi possibili per raggiungere il traguardo del giugno 2026 nell’interesse dei lombardi:

    la Regione deve mettere in campo un piano straordinario per centrare gli obiettivi PNRR, anche se la cosa pare francamente ormai impossibile, e si annuncia l’ennesimo smacco per la sanità lombarda, come per la mancata realizzazione del Centro Unico di Prenotazione regionale.

    Ne va del rilancio indispensabile della sanità territoriale trascurata da troppi anni, necessaria per fare prevenzione, abbattere le liste d’attesa e sostenere davvero percorsi di riabilitazione.

    Non farlo, tra l’altro, significherebbe anche perdere i soldi europei del PNRR.

    Ne parlo questa sera a Cantù col collega Angelo Orsenigo, Gianni Girelli e altri autorevoli relatori, in quella che sarà la tappa n.239 della mia “maratona territoriale” per il rilancio del servizio sanitario regionale e nazionale”.

    Carlo Borghetti, Consigliere regionale PD Lombardia, responsabile Sanità.