Categoria: Politica

  • “Ciao Umberto, grazie per averci regalato un sogno”. I ricordi dai ‘Lumbard’ del Magentino

    “Ciao Umberto, grazie per averci regalato un sogno”. I ricordi dai ‘Lumbard’ del Magentino

    “Un grande uomo che ha saputo cambiare la politica e rimettere al centro l’identità dei popoli. Ho avuto l’onore di poterti seguire passo dopo passo nella costruzione del tuo movimento di popolo. Una rivoluzione che è rimasta incompiuta ma non abbandonata. Ciao Umberto”.

    Mario Cavallin leghista delle prima ora ricorda con queste parole il ‘Capo’. Lui è uno di quelli che è sempre stato vicino ad Umberto Bossi, ha seguito la nascita e l’evoluzione del partito dei lumbard costruendo un legame solido d’amicizia che è proseguito anche quando Cavallin ha lasciato la politica attiva. Accanto a Mario, la moglie Mariangela Garavaglia che conobbe Bossi quando aveva 17 anni. “Un incontro che mi ha cambiato la vita”.

    Sul profilo social di Cavallin campeggiano una serie d’immagini commoventi, che sono la testimonianza più concreta di un legame che non si è mai spezzato, di una vicinanza e lealtà al ‘Capo’ che è continuata anche in quest’ultimo periodo in cui la malattia si è fatta sentire sempre di più.

    Oggi ad essere in lutto è tutta la famiglia della Lega. E allora non può mancare il ricordo di Simone Gelli, classe 77, che ha iniziato a far politica a Magenta coi pantaloni corti – come si diceva un tempo – proprio perchè ‘folgorato’ dall’Umberto.

    “Chi non ti ha conosciuto personalmente, ne ha dette tante. Ma chi come me, ha avuto la possibilità di confrontarsi con te, conosce bene come la pensassi su tanti temi. Il federalismo, le questioni energetiche del paese, la visione sugli enti locali, sono solo alcuni degli argomenti di cui abbiamo discusso. Di un Leader politico se ne può certo parlare bene o male, purtuttavia penso che tante intuizioni abbiano fatto breccia non solo nella Lega ma anche in tanti altri partiti. Sono passati tanti anni, troppi forse da quando al ristorante Bellaria qui a Magenta si giocava a biliardino sino dopo la mezzanotte. Uno di noi sempre.
    Grazie per aver insegnato ad una intera generazione a fare politica, quella seria, ragionata, mai banale, anche assumendo posizioni a volte scomode. È giunto il tempo di dirsi arrivederci. E come ci hai sempre insegnato, MAI MÜLA’. CIAO UMBERTO”. Queste le parole di Gelli

    Ma anche il più giovane Luca Aloi, oggi presidente del Consiglio comunale di Magenta non ha mancato di lasciare il suo pensiero:

    “Ciao Umberto, la prima volta che ti vidi avevo pochi anni, i miei nonni mi portarono a un raduno, tu in canotta, discorsi, parole e un tono di voce incalzante che un bambino sente lontano, ma che lascia una macchia indelebile. Anni dopo entro nella Lega Nord, forse nel suo momento peggiore, la malattia ti aveva già colpito. Cena a Magenta e tu quasi seduto davanti a me, contai 5 discorsi in cui altrettante persone ti intrattenevano allo stesso tempo, tu rispondesti a tutti e 5 gli interlocutori quasi simultaneamente, rimasi incantato.

    Da lì durante la mia militanza le serate e i momenti per ascoltarti ce ne sono stati tanti e in tante sedi diverse, sempre sul pezzo e mai banale nell’analisi. Hai saputo plasmare un movimento, dai gesti alla dialettica, hai cambiato la comunicazione politica, hai saputo guardare avanti decenni e caricarti sulle spalle e dare voce un sentimento di disparità ancora oggi attuale e sentito da tanti. Se oggi sono un amministratore locale lo devo anche a Te, se abbiamo la possibilità di servire le nostre comunità con una tipicità che tutti ci riconoscono lo dobbiamo alla tua Azione. Sempre riconoscente e sempre grato. Grazie Umberto, Grazie Capo!”.

    “Grazie Umberto 💚 Insieme al dolore la gratitudine di aver vissuto una storia bellissima dall’inizio.
    La storia non si cancella e non va dimenticata”. Così Marina Roma, oggi Assessore ad Ossona e già Sindaco a Marcallo con Casone, moglie del Senatore Massimo Garavaglia e in prima fila nel Carroccio sin dagli albori ricorda Bossi. Il tutto con una foto di una serata davvero speciale, datata 28 febbraio 2004 in quel di Marcallo con Casone.

    Anche Stefania Bonfiglio oggi Assessore di Fratelli d’Italia a Magenta di fatto è cresciuta nella Lega. Poi il percorso politico della Bonfiglio ha preso un’altra piega ma se non ci fosse stata la Lega lei non avrebbe mai incontrato la politica attiva. Ecco le parole con cui lo ha voluto ricordare:

    “Ci sono uomini che non si limitano a vivere la politica, ma la stravolgono. Umberto Bossi è stato uno di questi: un combattente, un leader di popolo, un uomo che non ha mai avuto paura di andare controcorrente per difendere le proprie idee. Rispetto e onore a chi ha saputo lottare fino all’ultimo. Buon viaggio Senatùr”.

  • Magenta 1993. La mitopoiesi di Umberto Bossi, Bertarelli sindaco e Torreggiani vice: quando il futurismo si ‘prese’ piazza Formenti- di Fabrizio Provera

    Magenta 1993. La mitopoiesi di Umberto Bossi, Bertarelli sindaco e Torreggiani vice: quando il futurismo si ‘prese’ piazza Formenti- di Fabrizio Provera

    C’è un momento, nella storia di certi territori, in cui la politica smette di essere cronaca e diventa racconto. E poi leggenda. A Magenta, nel giugno 1993, la seconda estate post Tangentopoli (o del Grande Inganno), quel momento ha un nome e un’ora precisa: sera, piazza Liberazione, gremita fino a non lasciare respiro.

    Non è solo un comizio. È una scena fondativa.

    La piazza è un organismo vivo: bandiere che si muovono come onde, voci che si sovrappongono, rabbia e speranza che si mescolano in un’unica temperatura. Sul palco c’è Umberto Bossi, ma sotto il palco – ed è forse questo il punto – c’è già qualcosa che somiglia a un popolo.

    Il sindaco diventerà Franco Bertarelli, e quella stagione amministrativa sembra tenere insieme il livello locale e una tensione più grande, quasi epocale.
    A palazzo Formenti s’insedia una sorta di giunta futurista: Bertarelli sindaco, Emanuele Torreggiani vice e assessore alla Cultura. 25 aprile 1994, omaggio di Bertarelli (la cui genesi familiare si rifà al mondo e alla galassia umana e culturale del Movimento Sociale Italiano) alle tombe dei morti della Repubblia Sociale Italiana. Corteo ufficiale: siamo in 12. Controcorteo di Anpi e sigle varie della galassia antifascista: alcune migliaia. Il futurismo dura poco, come l’impresa di D’Annunzio a Fiume..

    Attorno, nei dettagli che poi diventano memoria, si muovono le figure della prima ora: Mario Cavallin, grafico dei manifesti ruggenti, quelli che non chiedevano permesso ma spazio (sulla sua bacheca ci sono immagini in bianco e nero di lui col Senatur da manuale di storia contemporanea; e con lui Mariangela Garavaglia, militanza quotidiana, concreta, senza retorica. Nomi che oggi sembrano note a margine e che invece, allora, erano trama.

    La mitopoiesi nasce così: non dall’astratto, ma dall’accumulo di gesti, volti, parole gridate e parole trattenute.

    Bossi quella sera parla, e la piazza non ascolta soltanto: risponde. È una lingua nuova, o almeno così sembra. Una lingua che rompe il galateo della politica italiana, che si sporca, che si accorcia, che arriva. La “canotta bianca” diventa segno, non dettaglio: è appartenenza, è rottura, è dichiarazione.

    In quei mesi, mentre altrove si scoperchia il vaso di Pandora di Mani Pulite, qui si costruisce una narrazione alternativa: antipartitocratica, territoriale, quasi tribale nel senso più nobile del termine. La Lega delle origini non è ancora partito compiuto, è movimento, è nervo scoperto.

    E dentro questa scena magentina c’è già tutto: l’intuizione eccessiva, la forza irregolare, la capacità di intercettare un sentimento che non aveva ancora parole precise.

    Molti anni dopo, Massimo Fini (forse l’unico ad averne colto la vena antimodernista e contraria all’euroburocrazia che arriverà da lì a poco: fu l’unico a coglierlo, assieme ad un altro animale politico, Bettino Craxi), racconterà Bossi con un tono diverso, più intimo, quasi disarmato. Una notte, in una pizzeria, verso le tre. Non più il palco, ma il tavolo. Non più la folla, ma la confidenza.

    «Umberto, tu sei più di destra o di sinistra?»

    «Di sinistra, ma se lo scrivi ti faccio un culo così».

    È una battuta, certo. Ma è anche una chiave. Perché il Bossi di quegli anni sfugge alle categorie, le usa e le tradisce, le attraversa senza fermarsi. È “di sinistra” nel senso di una certa idea sociale, territoriale, comunitaria; ma è anche altrove, sempre un passo fuori.

    Fini lo ricorda mentre parla di donne, amori, motori: discorsi da ragazzi, dice. E forse è proprio questo il punto: quella stagione aveva qualcosa di adolescenziale, nel senso più potente del termine. Energia, incoscienza, visione.

    Visione, soprattutto.

    Con Gianfranco Miglio, Bossi immagina un’Europa delle macroregioni: non Stati nazionali, ma aree coese per economia, cultura, persino clima. Un’idea che oggi suona ancora “visionaria”, e allora lo era ancora di più. La Padania non come etnia, ma come spazio di chi “ci vive e ci lavora”. Senza esami del sangue. Senza burocrazie identitarie.

    Era una costruzione politica, certo. Ma anche una costruzione simbolica. E come tutte le costruzioni simboliche, aveva bisogno di luoghi. Magenta, in quell’anno, è uno di quei luoghi.

    Poi la storia, come sempre, complica tutto.

    Arrivano gli errori, le alleanze innaturali, le paure, il familismo. Arriva il compromesso con Silvio Berlusconi, che Bossi aveva sbeffeggiato con nomignoli taglienti e che poi diventa alleato necessario. Arriva il “trota”, simbolo involontario di una contraddizione che la Lega delle origini non avrebbe voluto incarnare.

    E arriva anche la trasformazione di quel movimento in qualcosa di diverso, più strutturato, più riconoscibile, forse meno libero.

    Fini, nel suo racconto, segna la distanza tra quella prima Lega e le evoluzioni successive. Parla di una deriva, di uno spostamento, di una perdita di quella spinta originaria che non era riducibile a categorie semplici.

    Eppure.

    Eppure, tornando a Magenta 1993, tutto questo non c’è ancora. Non c’è il peso degli errori, non c’è la sedimentazione delle scelte. C’è solo l’inizio.

    C’è una piazza piena che non è solo piena: è tesa, caricata, pronta. C’è un leader che non è ancora “storia”, ma evento. C’è un gruppo umano che non sa ancora cosa diventerà, ma sa perfettamente cosa non vuole più essere.

    La mitopoiesi, in fondo, è questo: il momento in cui una comunità si racconta mentre nasce.

    E a Magenta, quella sera, la storia – almeno per un attimo – ha avuto il passo leggero del mito.

  • Max Ferrari e Marco Linari, il ricordo di Umberto Bossi ‘vergato’ da due (allora) giovani barbari sognanti

    Max Ferrari e Marco Linari, il ricordo di Umberto Bossi ‘vergato’ da due (allora) giovani barbari sognanti

    “Bossi l’aveva detto”. Giusto settimana scorsa a Strasburgo, ce lo raccontavamo e ognuno ricordava una frase del Capo sulla “Unione Sovietica Europea”. Tre giorni fa a Gallarate, alla riunione dei militanti della provincia di Varese c’erano ancora tanti di quelli che c’erano negli anni 80 e uno viene e dice:”ve li ricordate i tempi del 3%? Sono stati i più belli!” Tutti hanno annuito.

    E ancora più bello fu l’inizio: un gruppo di uomini intorno a un capo tribù carismatico (un pellerossa venuto da Varese, scrisse Pansa) che ne ascoltavano il verbo quasi religiosamente e si sentivano depositari dell’eredità e del futuro di un popolo che aveva fatto la storia ma che era stato estromesso dal presente e rischiava di non avere futuro. Se ci penso ora è incredibile come noi 4 gatti fossimo certi che l’Umberto (come si permettevano di chiamarlo solo i vecchissimi e le donne cui tutto era concesso) ci avrebbe portato alla riscossa. La Lega era una fede, e il Capo era il nostro profeta. Ho conosciuto moltissimi politici di alto livello in tutto il mondo e posso dire che solo una manciata aveva quel carisma. Uno era Haider, con cui infatti c’era reciproco magnetismo. Non era un amante della politica estera ma si faceva raccontare le novità e tirava le conclusioni di un esperto. Ricordo ragionamenti da geopolitico di rango su Iraq e Serbia. Restando ai Balcani ricordo l’esaltazione di noi ventenni in partenza nel 1991 per Zagabria in guerra.

    Bossi ci guardava con quel suo sorriso, non ci aveva chiesto lui di partire, non ne era entusiasta perché sapeva bene che avremmo potuto causargli delle rogne e essere attaccati dai giornali (come accadde) ma noi volevamo dimostrare qualcosa e lui non voleva stroncarci, così disse semplicemente:”Non fate troppe cazzate”. Maroni più preoccupato e premuroso venne alla partenza dei camion a raccomandarsi più volte:”ragazzi pensateci bene, non mettetevi nei casini”. La Lega era così: sì un partito leaderistico ma dove il leader lasciava ampio spazio all’iniziativa di chi ne aveva. Personalmente ricordo di aver fatto mille cose di cui Bossi non era entusiasta e magari diceva “i soliti piantagrane” ma lasciava fare. Quando tornai in Lega dopo la parentesi del Fronte Indipendentista mi disse semplicemente:”adesso che sei andato a sbattere contro il muro hai visto che non è facile”? Si ricordava tutti i nostri discorsi di giovani incendiari sulla secessione, la via Migliana, l’esempio croato etc. Ma lui non voleva vedere nessuno di noi in galera. La gente fuori spesso pensava che Bossi spingesse i giovani su posizioni estreme.

    Era il contrario. Le urla pro secessione a Pontida mentre parlava Miglio (cui fecero piacere) lo fecero incazzare perché lui stava facendo trattative di alto livello sul federalismo e le sparate dei descamisados rischiavano di compromettere tutto. Ci fece sapere senza giri di parole cosa pensava della nostra fuga in avanti ma lasciò correre. Si ispirava ai nostri vecchi ma credeva nei giovani e tanti giovani hanno creduto in lui. Non è andata come abbiamo sperato, non abbiamo ottenuto quasi niente e oggi la situazione è mille volte peggio di allora, ma almeno ci abbiamo provato. Grazie Capo per averci regalato un sogno.

    Max Ferrari

    Ci ho scritto un libro sulla sua Lega. E “Il Volo Padano” rappresenta senz’altro l’esperienza letteraria finora più divertente della mia carriera. Merito di Umberto Bossi, il fondatore, ovvero un genio della politica, ma anche un uomo dai tratti rivoluzionari e dallo stile ruvido, che mescolava il decisionismo alla provocazione, la finezza politica alla prepotenza, il carisma alla spacconaggine, con atteggiamenti viscerali, estrosi e talvolta paradossali, senza mai lesinare colpi di scena e sparate utili al gioco.

    L’ho seguita tutta la parabola di quel movimento che è nato a due passi da casa mia, quand’ero un ragazzino. In uno scatolone in cantina conservo una gigantesca bandiera della Lega Lombarda con l’autografo del Senatur. La firma me la fece a un comizio che tenne in un teatro della mia città: ai tempi del liceo mi affascinavano le battaglie federaliste, le tesi del professor Miglio, la voglia di dare sfogo alla rabbia orgogliosa del Nord, così come l’esuberanza della nuova classe politica interpretata da ragazzi come Marco Reguzzoni. Da giovanissimo fui in qualche modo attratto anch’io da quella gigantesca illusione. Fu una suggestione forte, ma la ricordo ancora bene nella sua inspiegabile capacità di fascinazione.

    La Lega delle origini – che c’entra ormai quasi nulla con quella di oggi – aveva d’altronde dentro un pensiero rivoluzionario. Il Senatur aveva avuto l’intuizione ma anche la capacità di mettere assieme il pulviscolo di partitini federalisti e secessionisti sparsi nelle regioni del Nord, fondendoli in un unico progetto. Tanti ci avevano provato prima di lui, senza successo. Invece il Senatur trovò la chiave per aprire la porta che teneva legati egoismi e primogeniture.

    La palla di neve diventò valanga grazie a lui. Fino alla malattia si dimostrò un gigante, certamente discutibile, a volte spregiudicato, ma tremendamente intelligente.
    Poi arrivò l’ictus a piegarlo, a ruota gli scandali, così l’Umberto è finito nel tempo in un angolo, sempre più dimenticato, a volte tollerato a fatica, ma ancora lucido, benché impossibilitato ad incidere.

    L’ho intervistato in numerose occasioni, non negli anni ruggenti, ma in quelli un po’ tristi del declino. È capitato anche alle 2 di notte, sotto il gazebo di qualche festa leghista, al millesimo sigaro e alla centesima Coca Cola.

    Francesco Speroni mi ha raccontato decine di aneddoti sulla Lega degli esordi, quando lui e Bossi erano inseparabili. Mi ha ricordato le sue sfuriate, i viaggi infiniti, le telefonate alle tre di notte, la prima elezione politica in cui sia lui che il Senatur raccolsero 6 misere preferenze a testa. Sono storie che consegnano l’immagine genuina di un politico di razza, visionario, estroso, a tratti cialtronesco eppure terribilmente geniale.

    Nel finale del suo viaggio gli sono state scaricate addosso tante colpe, alcune evidenti, tante altre eccessive. Molto spesso l’Umberto è semplicemente finito vittima della sua troppa leggerezza nel (non) curare gli aspetti del movimento che non fossero quelli prettamente politici.

    Non era infallibile, né facilmente gestibile. A Busto resta memorabile la bocciatura di un candidato sindaco ormai scelto da tutta la coalizione ma che lui cassò, «perché non possiamo presentare uno con una barba così». Con i suoi modi spicci ha spaccato in tanti momenti le situazioni e chissà, se i malanni non l’avessero piegato, cosa sarebbe riuscito a combinare.

    Resta la storia di quest’uomo straordinario che, con addosso un’improbabile e simbolica canottiera, ha stravolto equilibri che parevano inscalfibili.
    Ora che se n’è andato, resta il ricordo un po’ romantico e un po’ nostalgico di un personaggio irripetibile che ha creduto in un sogno. O forse soltanto in un miraggio. Ma lo ha fatto dando tutto se stesso.

    Marco Linari

  • Umberto Bossi, il cordoglio delle istituzioni lombarde

    Umberto Bossi, il cordoglio delle istituzioni lombarde

    «Questa notizia mi dà un dolore grande e mi riempie di tristezza» dice il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana, già sindaco leghista di Varese, la culla del “movimento” fondato da Umberto Bossi, scomparso oggi a 84 anni di età.

    «Ci ha lasciato un uomo che ha dedicato tutta la vita alla politica, che ha cambiato la storia d’Italia, che ha saputo anticipare i tempi e dare voce a milioni di persone che si sentivano lontane dalla politica. Ha portato valori autentici, veri: il territorio, la comunità, l’identità. Valori che non muoiono con lui, perché restano vivi in chi ha creduto — e continua a credere — in ciò che ha costruito e sempre creduto

    Grazie, Umberto. Per tutto quello che hai dato a questa terra. Un paio di anni fa, quando ho deciso di insignirti della Rosa Camuna, la più alta onorificenza della Regione Lombardia, qualcuno mi criticò, mi chiese se ne ero proprio convinto. Parole che non hanno in alcun modo scalfito la mia determinazione di premiare e soprattutto ringraziare chi, come te, ha sempre amato e tenuto alto i valori e la storia della nostra Lombardia».

    “Eterna gratitudine per Umberto Bossi. L’uomo, il condottiero che ha svegliato un popolo e portato alla ribalta federalismo, identità e libertà della Padania e della Lombardia. È stato un visionario e un rivoluzionario della politica: fondatore della Lega Lombarda, federatore delle Leghe nella Lega Nord, inventore del leghismo. Vedeva più lontano di tutti: molti dei problemi che oggi vive il nostro Paese sarebbero stati evitati o superati se le sue idee fossero state ascoltate di più.
    Tra le coscienze che ha risvegliato c’è anche la mia: folgorato a 18 anni da quelle battaglie che sono diventate la mia bussola nella vita e nella lotta politica. Grazie di tutto, Capo”.

    Lo dichiara Alessandro Corbetta, capogruppo della Lega in Regione Lombardia.

    «La morte di Umberto Bossi rappresenta un momento di profondo cordoglio per la politica italiana e per la Lombardia», dichiara il capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale, Christian Garavaglia. «Al capogruppo della Lega in Consiglio regionale, Alessandro Corbetta, e a tutti i consiglieri della Lega, esprimo la mia vicinanza e quella di tutto il gruppo FDI in questo momento di lutto. Bossi è stato un protagonista indiscusso della vita politica del nostro Paese, capace di interpretare istanze territoriali e di segnare un’epoca».

    «Al di là delle appartenenze politiche – prosegue Garavaglia – rimane e rimarrà il riconoscimento per un uomo che ha contribuito in modo determinante al dibattito istituzionale e alla costruzione di un rapporto nuovo tra territori e Stato».

    Anche il coordinatore regionale lombardo di Fratelli d’Italia, Carlo Maccari, esprime il proprio cordoglio: «A nome di Fratelli d’Italia Lombardia rivolgo le più sentite condoglianze al segretario regionale della Lega Lombarda, Massimiliano Romeo, e a tutta la comunità leghista. La figura di Umberto Bossi ha segnato la storia politica, lasciando un’impronta che va riconosciuta con rispetto».

    «Alla sua famiglia – conclude Maccari – giunga il nostro pensiero e la nostra vicinanza».

  • Comitato Si’ Riforma del Magentino: evento di chiusura a Santo Stefano Ticino

    Comitato Si’ Riforma del Magentino: evento di chiusura a Santo Stefano Ticino

    Si terrà domani l’evento di chiusura della campagna referendaria in vista del voto del 22 e 23 marzo a Santo Stefano Ticino presso al “Sala degli archi” in via Piave n°9.

    L’iniziativa, intitolata “AperiSì”, in programma alle ore 18,00, sarà un momento di confronto e approfondimento sui temi oggetto del referendum, con l’obiettivo di offrire ai cittadini un’occasione chiara e accessibile per comprendere i contenuti della consultazione.

    All’evento prenderanno parte avvocati ed esponenti istituzionali, tra cui parlamentari, rappresentanti del Governo e della Regione Lombardia, che interverranno per fornire un contributo sui profili giuridici e sulle implicazioni istituzionali del voto.

    L’incontro si propone di favorire una partecipazione consapevole al voto, promuovendo informazione e confronto su un tema centrale per il funzionamento della giustizia e il rapporto tra cittadini e istituzioni.

    L’appuntamento è aperto al pubblico.

  • Magenta, Luca Aloi: “Sul Consiglio comunale abbiamo cercato la soluzione migliore”

    Magenta, Luca Aloi: “Sul Consiglio comunale abbiamo cercato la soluzione migliore”

    Nessun mancanza di rispetto delle minoranze ma solo la volontà di trovare una data plausibile in un calendario già molto denso d’impegni.

    Lo ha spiegato il presidente del Consiglio comunale Luca Aloi rispondendo alle critiche sollevate da Progetto Magenta sulla data della prossima seduta della massima assise cittadina.

    “Abbiamo proposto la data del 25 di marzo per evitare la settimana del referendum così da non esacerbare gli animi. Per quanto riguarda gli altri giorni prima e dopo il 25 diventava impossibile. C’erano diverse assenze già annunciate e, soprattutto, il 26 e il 27 si sarebbe finiti troppo sotto rispetto ai termini che dovevamo rispettare”.

    Aloi a ribadito che la questione di fondo è sempre legata al referendum: “Finestra ristretta questa è la verità vera – afferma Aloi – abbiamo sempre cercato la più grande partecipazione possibile. Anche le proposte di Progetto Magenta le abbiamo sempre prese in esame. Il mio compito è garantire che ci sia la maggioranza e, in secondo luogo, non possiamo davvero andare oltre i tempi predefiniti soprattutto perchè la macchina del Consiglio comunale deve funzionare”.

    Luca Aloi ha rimarcato anche il “metodo condiviso” che ha caratterizzato questi anni di lavoro consiliare. “Si cerca sempre di rispettare il ruolo delle minoranze e più ancora dare già delle date di massima, tant’è che il successivo Consiglio comunale sarà presumibilmente il prossimo 28 Aprile come annunciato. Purtroppo per quanto riguarda quello della prossima settimana, era il primo in agenda dell’annata 2026 e, quindi, si è creata questa situazione ma davvero senza nessuna volontà scavalcare le opposizioni”.

    In chiosa Aloi è tornato sul tema ‘tifoseria’ legata all’imminente consultazione elettorale.
    “Ho detto in apertura che d’accordo con il sindaco Del Gobbo abbiamo voluto tenerci volutamente distanti dalla settimana del referendum e visto quello che è successo a Pontevecchio, con i nostri manifesti per il SI’ stracciati poche ore dopo la loro affissione, penso proprio che abbiamo fatto bene. Sono convinto allora che anche questa polemica sia nata fondamentalmente perché gli animi sono tesi e forse troppo caldi per questa ragione. Ma il Consiglio comunale si occupa dell’amministrazione cittadina non certo di questioni di politica nazionale né tanto meno, è il luogo dove fare propaganda elettorale”.

  • Il Presidente Cirio e l’Assessore Vignale firmano gli accordi di collaborazione per il Fondo di Sviluppo e Coesione

    Il Presidente Cirio e l’Assessore Vignale firmano gli accordi di collaborazione per il Fondo di Sviluppo e Coesione

    Ad Albano Vercellese (Vc), presso la Sala delle Conferenze del Parco del Ticino, il Presidente Alberto Cirio e l’Assessore al Fondo di Sviluppo e Coesione Gian Luca Vignale hanno sottoscritto, insieme a 93 Sindaci delle Aree Omogenee dei Borghi delle Vie d’Acqua e del Novarese, gli Accordi di Collaborazione che permetteranno la realizzazione di 98 progetti grazie ad un contributo regionale di 12.103.000 euro.

    Presenti l’Assessore all’Ambiente Matteo Marnati, i Consiglieri Regionali Carlo Riva Vercellotti, Daniela Cameroni e Simona Paonessa, infine il Presidente della Provincia di Vercelli Davide Gilardino.

    La misura, varata nel 2024, grazie alle sue modalità semplici e rapide ha permesso a molti di questi progetti di essere già realizzati ad esempio nel Comune di Castellazzo Novarese sono stati eseguiti lavori di riqualificazione urbana in via Roma, piazza Cavour, via Chiesa Vecchia, nell’area cimiteriale e nel piazzale della Chiesa, per un importo complessivo di €55.555, di cui €50.000 finanziati con contributo regionale; nel Comune di Mandello Vitta (Area Novarese) riqualificazione di uno spazio pubblico per la realizzazione di un parco giochi e la creazione di un’area polivalente, per un importo complessivo di €56.000 di cui €50.000 di contributo; nel Comune di Ronsecco (VC), nell’ambito dell’Area Borghi delle Vie d’Acqua, è stata completata l’area sportiva comunale e la riqualificazione degli spazi adiacenti del centro storico, per un importo complessivo di €75.000 interamente con contributo regionale; nel Comune di Olcenengo (VC), nella medesima Area, è stata fatta la pista ciclopedonale, per un importo di €75.000; nel Comune di Trino (VC), stessa area, realizzato l’intervento “Le porte di accesso ai borghi” – Lotto 1, per un importo di €187.100; infine nel Comune di Prarolo (VC), infine, riqualificate le aree comunali destinate a servizi e attività sportive, per un totale di €75.000.

    L’Area Omogenea del Novarese comprendente 42 Comuni ha presentato 43 progetti a cui è andato il contributo della Regione complessivo di 4.967.709 euro (di cui 300.000 euro di premialità).

    L’Area Omogenea Borghi Vie d’Acqua comprendente 51 Comuni ha presentato 55 progetti a cui è andato un contributo regionale complessivo di 7.136.100 euro (con 300.000 euro di premialità).

    <illustra l’Assessore Vignale – una misura che ha portato a 805 comuni piemontesi contributi per 105 milioni che hanno permesso la realizzazione di quasi 900 progetti. La gestione degli iter, semplificata e rapida, ha permesso a poco più di un anno dall’inizio di vedere già i primi progetti completati e molti in avanzata fase di progettazione e realizzazione.

    In particolare, le Aree delle Province di Vercelli e Novara hanno dimostrato una grande capacità di concertazione e organizzazione, moltiplicando con l’apporto di risorse proprie la ricaduta economica che le risorse regionali ha generato. E’ stato così possibile realizzare opere e servizi utili per le rispettive comunità per un valore di oltre 16 milioni di euro>>.

    <>.

    <dichiara l’Assessore regionale all’ambiente Matteo Marnati. Come Regione, siamo impegnati in una sfida duplice: da un lato, garantire la disponibilità della risorsa idrica necessaria per le nostre campagne, sempre più messe a dura prova dai cambiamenti climatici e dalla siccità; dall’altro, proteggere la qualità delle nostre falde e dei nostri corsi d’acqua.

    La Pianura Vercellese e l’intero Piemonte devono raggiungere l’equilibrio tra la produttività agricola e la salute degli ecosistemi. Per questo, stiamo lavorando senza sosta per ridurre l’inquinamento da nitrati, modernizzare gli impianti di depurazione e promuovere un uso dell’acqua che sia sempre più sostenibile e resiliente.

    La firma è un patto che assumiamo con questo territorio: l’impegno a governare la risorsa idrica con lungimiranza, per assicurare un futuro alle nostre imprese e un ambiente migliore alle prossime generazioni>>.

    <> così il presidente della Provincia Davide Gilardino.

  • Progetto Magenta incalza: “Consiglio comunale convocato senza le minoranze: una scelta grave”

    Progetto Magenta incalza: “Consiglio comunale convocato senza le minoranze: una scelta grave”

    RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO – “Il gruppo consiliare Progetto Magenta esprime forte preoccupazione per quanto avvenuto in occasione della convocazione del prossimo Consiglio comunale.

    Nonostante una ampia e concreta disponibilità di date alternative, il Consiglio è stato
    convocato proprio nell’unico giorno in cui i consiglieri di minoranza non potranno essere
    presenti, rendendo di fatto impossibile la partecipazione al dibattito democratico.

    Come emerge anche dal verbale della Conferenza dei Capigruppo del 10 marzo, la criticità
    della data del 25 marzo era stata esplicitamente segnalata e accompagnata dalla proposta di
    numerose alternative (18, 19, 20, 23, 24, 26, 27 marzo). Nonostante ciò, la scelta è ricaduta
    comunque su quella stessa data.

    La convocazione del 25 marzo rischia così di trasformare il Consiglio comunale in un vero e
    proprio “Consiglio senza opposizione”, privando l’istituzione del necessario confronto
    democratico.

    Non solo. Tra le disponibilità indicate dal nostro gruppo vi era persino la serata del 18 marzo,
    durante la quale Progetto Magenta aveva già organizzato un incontro pubblico di confronto
    con la cittadinanza sul prossimo referendum. Una disponibilità che dimostra, ancora una
    volta, il nostro senso di responsabilità istituzionale e la volontà di garantire il funzionamento
    del Consiglio.

    A rendere ancora più grave questa decisione è il contesto: il Consiglio comunale non viene
    convocato dallo scorso mese di dicembre, con un vuoto di oltre tre mesi. Una situazione che
    non può essere considerata fisiologica e che contribuisce a svuotare il Consiglio del suo ruolo
    centrale di indirizzo, controllo e confronto democratico.

    Ancora più preoccupante è il clima emerso durante la Conferenza dei Capigruppo, dove – per
    bocca di un rappresentante della maggioranza – si è arrivati ad affermare che il Consiglio
    comunale, senza le minoranze, “finirebbe prima”.

    Una dichiarazione che consideriamo gravissima e inaccettabile, perché nega i principi fondamentali della democrazia rappresentativa e denota un livello preoccupante di disprezzo per il ruolo delle minoranze.
    A questo si aggiunge un ulteriore elemento critico: il rifiuto di prevedere forme di
    partecipazione da remoto per i consiglieri impossibilitati a essere presenti per motivi di
    lavoro. Una scelta anacronistica e incomprensibile, soprattutto alla luce delle tecnologie
    disponibili e delle buone pratiche già adottate in molti enti locali.

    Quello che si sta delineando è un metodo che, marginalizzando le minoranze e limitando il
    confronto, svuota progressivamente il Consiglio del suo ruolo. Progetto Magenta ribadisce con forza che il Consiglio comunale appartiene a tutti i cittadini, non alla sola maggioranza, e che la presenza delle minoranze è una garanzia essenziale di democrazia.

    Per queste ragioni denunciamo pubblicamente quanto accaduto, riservandoci di valutare ogni
    ulteriore iniziativa istituzionale e politica a tutela della rappresentanza democratica.
    «Una maggioranza allergica al confronto che maggioranza è?»

  • Vanzaghello e Cuggiono, oggi due incontri di FDI per il Sì al referendum sulla giustizia

    Vanzaghello e Cuggiono, oggi due incontri di FDI per il Sì al referendum sulla giustizia

    Prosegue sul territorio il ciclo di incontri pubblici dedicati alle ragioni del Sì al referendum sulla giustizia, con due importanti appuntamenti in programma a Vanzaghello e Cuggiono: due gli incontri in calendario questa sera.

    Il primo incontro si terrà alle ore 18.30 a Vanzaghello, presso la sala consiliare del Centro Civico di piazza Pertini. La serata sarà promossa e coordinata da Elia Piero Peroni, presidente del Circolo FdI di Magnago, ed Edoardo Zara, vicesindaco di Vanzaghello. Interverranno il senatore ed europarlamentare Mario Mantovani, il deputato Umberto Maerna, il capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione Lombardia Christian Garavaglia e l’avvocato Maria Teresa Rizzolo, in rappresentanza del comitato “Magentino per il Sì”, oltre a diversi amministratori locali.

    Il secondo appuntamento è in programma giovedì 19 marzo alle ore 21.00 a Cuggiono, presso la sala di Palazzo Kuster in via Roma 2. Anche in questo caso è previsto un parterre qualificato di relatori: Mario Mantovani, vicepresidente della Commissione Affari Giuridici del Parlamento europeo, il deputato Fabio Raimondo, l’assessore regionale Gianluca Comazzi, il consigliere regionale Silvia Scurati, l’avvocato Federica Garavaglia e l’avvocato Fabrizio Pacchiarotti del Foro di Milano. A moderare l’incontro sarà il sindaco di Buscate Fabio Merlotti.

    Gli incontri rappresentano un’importante occasione di confronto e approfondimento sui temi della riforma della giustizia, con l’obiettivo di informare i cittadini e favorire una partecipazione consapevole al voto.

    Il referendum si terrà il 22 e 23 marzo, quando gli elettori saranno chiamati ad esprimersi su un passaggio ritenuto cruciale per il futuro del sistema giudiziario italiano.

  • Abbiategrasso, Lega all’attacco su lezione a scuola in arabo

    Abbiategrasso, Lega all’attacco su lezione a scuola in arabo

    “In una scuola dell’infanzia ad Abbiategrasso un’iniziativa didattica sta suscitando giuste lamentele dei genitori. Per domani è infatti previsto un incontro con una mediatrice culturale araba per una lezione sull’Egitto in doppia lingua, italiano e arabo. Si tratta di un’attività proposta a bambini di 3 anni che proprio adesso incominciano a imparare l’italiano.

    Come correttamente dicono alcuni genitori aggiungere l’arabo in una lezione crea solo confusione. Francamente non si capisce l’intento di questa attività scolastica: se lo scopo è l’integrazione, il modo migliore per includere bambini di origine straniera è insegnare loro l’italiano. A dire il vero queste iniziative sembrano alimentare un’integrazione al contrario che è inaccettabile, soprattutto a scuola. Qualche anno fa, sempre ad Abbiategrasso, ci fu la polemica su un corso di introduzione alla lingua e alla cultura araba che prevedeva anche “lezioni” su come indossare il velo. Insomma la scuola non deve essere “sfruttata” per proposte didattiche ideologiche e senza alcuna utilità”.

    Così in una nota Silvia Sardone, vice segretario Lega – Silvia Scurati, consigliere regionale Lega – Francesco Bottene, presidente del consiglio comunale ad Abbiategrasso.