Categoria: Cronaca

  • Milano: sequestrate 2 fabbriche sigarette di contrabbando, 17 arresti

    Milano: sequestrate 2 fabbriche sigarette di contrabbando, 17 arresti

    I finanzieri del Comando Provinciale di Milano, unitamente ai militari del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza, hanno condotto una estesa e articolata operazione congiunta nel settore del contrasto al contrabbando dei tabacchi lavorati e della contraffazione che ha portato all’individuazione, nelle aree rurali ai confini delle province di Milano e Pavia, di 2 opifici occulti dediti alla lavorazione, al confezionamento e al deposito di sigarette.

    In tale contesto sono stati identificati 17 lavoratori di nazionalità ucraina e moldava, tutti arrestati in flagranza dei reati di contrabbando di tabacchi lavorati e contraffazione. La capacità produttiva degli stabilimenti clandestini è rilevabile dagli ingenti quantitativi di materiali di contrabbando rinvenuti e sottoposti a sequestro: nel complesso, oltre 30 tonnellate di tabacco grezzo e lavorato e circa 3 tonnellate di sigarette, in gran parte già confezionate in pacchetti riportanti i marchi contraffatti di noti brand del settore, per un valore complessivamente stimato di oltre 8 milioni di euro. I siti produttivi in questione erano ben mimetizzati attraverso l’adozione di mirati accorgimenti per svolgere nel massimo riserbo l’illecita produzione di sigarette che avveniva al loro interno. Gli impianti venivano alimentati con gruppi elettrogeni, allo scopo di non rendere rilevabile, dai picchi di consumo dell’energia elettrica, la presenza di macchinari funzionanti a pieno ritmo e negli ambienti più interni, illuminati solo artificialmente, erano stati allestiti alloggiamenti precari per il personale addetto alle apparecchiature, proveniente da Paesi dell’Est europeo.

    Effettuato l’accesso, con il supporto dei Finanzieri del Comando Provinciale di Pavia, i finanzieri hanno rilevato la presenza di sofisticate linee produttive, perfettamente funzionanti, con processi automatizzati ad alta velocità per l’assemblaggio delle sigarette e il confezionamento finale dei pacchetti, partendo dal tabacco trinciato e dal materiale accessorio necessario (filtri, cartine, cartoncini per il packaging, etc.), anch’esso riportante il marchio contraffatto di noti produttori internazionali autorizzati e presente in grandissime quantità presso tali siti.

  • Trecate: ricercato da 15 anni per abusi sessuali, moldavo arrestato

    Trecate: ricercato da 15 anni per abusi sessuali, moldavo arrestato

    Era ricercato dal 2010 per presunti abusi sessuali ai danni di una ragazza minorenne il cittadino moldavo arrestato nei giorni scorsi dai carabinieri del Comando provinciale di Novara. L’uomo era destinatario di un mandato di cattura internazionale ed era riuscito a far perdere le proprie tracce dopo aver lasciato il Paese d’origine.

    Il ricercato è stato individuato a Trecate, nel Novarese, dove viveva da tempo sotto falsa identità, avendo assunto le generalità di un cittadino rumeno formalmente residente nella cittadina. Proprio questa copertura gli aveva consentito di integrarsi nel territorio e di eludere per anni i controlli delle autorità.

    Le indagini dei militari dell’Arma hanno preso avvio nell’ambito di una recente compravendita immobiliare. Attraverso l’analisi dei documenti e la ricostruzione dei passaggi burocratici legati all’operazione, i carabinieri sono riusciti a risalire a incongruenze nelle generalità dichiarate dall’uomo.

    Determinante, ai fini dell’identificazione, è stato il confronto tra le fotografie fornite dalle autorità moldave e quelle presenti negli archivi italiani, che ha permesso di accertare la reale identità del soggetto e di confermare la sua corrispondenza con il ricercato internazionale.

    Una volta completati gli accertamenti, i carabinieri hanno proceduto all’arresto dell’uomo, che è stato messo a disposizione dell’autorità giudiziaria competente. Sono ora in corso le procedure previste in vista della sua estradizione nel Paese d’origine, dove dovrà rispondere delle accuse a suo carico.

  • Cornaredo, accusati di violenza sessuale: assolti tre albanesi

    Cornaredo, accusati di violenza sessuale: assolti tre albanesi

    La Corte d’Appello di Milano ha confermato la sentenza di assoluzione dell’11 novembre 2024 per tre giovani albanesi finiti in carcere il 12 novembre del
    2022 per violenza sessuale di gruppo per aver abusato, secondo
    l’accusa, per quasi 12 ore di una 23enne haitiana, conosciuta
    nel maggio dello stesso anno in una discoteca a Milano e portata
    in una stanza di un motel a Cornaredo, nel Milanese.

    La nona sezione penale (presidente del collegio Marco Di
    Mauro) aveva accolto, poco più di un anno fa, la linea della
    difesa dei tre imputati, con l’avvocato Amedeo Rizza, che aveva
    sempre sostenuto, anche con consulenze medico legali e
    scientifiche, che non ci fosse stata alcuna violenza, che la
    giovane fosse consenziente e che avesse denunciato dopo non aver
    ottenuto un pagamento pattuito.

    Ieri è arrivata in secondo grado, dopo il ricorso della Procura, la conferma del verdetto. Dal processo, aveva scritto il Tribunale nelle motivazioni,
    sono emersi “seri dubbi sull’attendibilità della persona
    offesa”, che avrebbe avuto “ragioni di astio” e un “interesse”
    economico per denunciare coloro che, poi, sono stati arrestati.
    I giudici, dopo che la Procura aveva chiesto tre condanne
    fino a 13 anni, avevano anche annullato le ordinanze di custodia
    cautelare in carcere. Assolti Xhentjan Agaraj, il fratello
    Alvardo Agaraj, in carcere dal 26 ottobre 2022 e già condannato
    per aver ucciso un uomo (è detenuto per questa accusa), e il
    cugino Alfiol Quku.

  • Sequestrate nel Pavese 4 tonnellate e mezzo di materiale pirotecnico

    Sequestrate nel Pavese 4 tonnellate e mezzo di materiale pirotecnico

    La Guardia di Finanza di Pavia, nell’ambito dell’operazione denominata “Innesco”, coordinata dalla Procura della Repubblica e avviata con l’approssimarsi delle festività natalizie, ha sequestrato complessivamente quattro tonnellate e mezzo di materiale pirotecnico, stoccato in otto depositi con modalità ritenute altamente pericolose per la pubblica incolumità.

    I controlli hanno interessato diversi comuni della provincia di Pavia, in particolare Pavia, Casorate Primo, Gambolò, Mortara, Broni, Chignolo Po e Voghera. All’interno dei magazzini perquisiti, le Fiamme Gialle hanno riscontrato gravi carenze sotto il profilo della sicurezza: in numerosi casi è stata rilevata l’assenza di impianti antincendio e l’impraticabilità delle uscite di emergenza, circostanze che avrebbero potuto comportare conseguenze estremamente gravi in caso di combustione o detonazione accidentale.

    Particolare preoccupazione ha destato la collocazione dei depositi, spesso situati in prossimità di abitazioni e attività commerciali, con un elevato rischio per residenti e lavoratori. Nel corso delle operazioni sono stati sottoposti a sequestro circa mezzo milione di articoli pirotecnici, tra bengala, petardi e fuochi d’artificio.

    Al termine degli accertamenti, dieci persone ritenute responsabili delle attività controllate sono state denunciate all’autorità giudiziaria per i reati di detenzione illecita di materiale esplodente e omissione colposa di cautele o difese contro disastri o infortuni sul lavoro.

    Nel medesimo contesto operativo, la Guardia di Finanza di Pavia ha inoltre proceduto al sequestro di circa 55mila articoli natalizi risultati non conformi al Codice del Consumo, in quanto privi delle informazioni minime di sicurezza obbligatorie per legge riportate in etichetta. Sono stati inoltre sottratti al mercato oltre seimila chilometri di filati acrilici, commercializzati come “lana” nonostante la composizione non corrispondesse a quanto dichiarato.

    L’attività di prevenzione e controllo delle Fiamme Gialle pavesi proseguirà anche nei prossimi giorni, con l’obiettivo di tutelare la sicurezza dei cittadini e garantire la legalità del mercato, in particolare nel periodo di maggiore afflusso legato alle festività natalizie.

  • Delitto Poggi, è il giorno dell’udienza: schermaglie tra avvocati

    Delitto Poggi, è il giorno dell’udienza: schermaglie tra avvocati

    Non si decidera’ nulla oggi ma il sapore dell’udienza che chiude l’incidente probatorio sull’omicidio di Garlasco sara’ quello di un processo anticipato.

    Almeno sul tema delle prove scientifiche perche’
    tutto il resto, quelle che vengono definite le attivita’
    tradizionali d’indagine, restera’ fuori dall’aula della giudice
    Daniela Garlaschelli che ha convocato avvocati ed esperti a
    Pavia con inizio alle dieci. Gia’ nelle relazioni depositate a
    24 ore dall’appuntamento che chiude un percorso iniziato a marzo
    le parti scoprono i temi sui quali si accenderanno.

    Pronti via, la parola sara’ data subito alla perita Denise Albani chiamata a
    illustrare i passaggi e gli esiti dell’incidente probatorio a
    cominciare da quelli sul dna trovato sulle unghie di Chiara
    Poggi riconducibile alla linea paterna di Andrea Sempio ma, per
    ammissione della stessa poliziotta scientifica, con diverse
    “criticita’”. E su queste punteranno sia la difesa dell’indagato
    sia la parte civile Poggi mentre la Procura e il team di Alberto
    Stasi esalteranno il dato dell’attribuzione del dna.

    Nella parte della perizia che ha riguardato le impronte e i reperti della spazzatura è uscito l’unico dato finora “inedito”, ossia la presenza del Dna di Alberto Stasi sulla cannuccia del tè freddo. Mentre le analisi sul profilo genetico trovato sulle unghie di Chiara Poggi presentano almeno una decina di “criticità” dal punto di vista scientifico, come il fatto che il software utilizzato non è nemmeno tra quelli di ultima generazione.

    E’ questo, in sintesi, il contenuto di un elaborato di
    osservazioni, redatto da Marzio Capra, consulente con Dario
    Redaelli della famiglia Poggi, depositato oggi in vista
    dell’udienza di domani mattina a Pavia per l’incidente
    probatorio.

    Nella relazione di una dozzina di pagine, divisa in due parti
    (una genetica, l’altra sulle impronte), gli esperti consulenti
    dei legali Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, che
    assistono i genitori e il fratello di Chiara Poggi, segnalano
    che nelle analisi della perita Denise Albani non sono stati
    valutati i dati “grezzi” ed è stato usato un software del 2005.
    E per la parte “biostatistica” – anche quella, secondo i
    consulenti, senza valenza scientifica come la valutazione di
    “dati non consolidati” – è stato usato coma bacino un database
    europeo e non italiano.

    Nelle valutazioni sulla compatibilità del Dna con quello
    della linea paterna Sempio, poi, gli indici di probabilità usati
    – in un caso “da moderatamente forte a forte” e nell’altro caso
    “moderato” – si basano, sempre secondo le osservazioni dei
    consulenti, su una tabella del ’98, mentre ne esiste una con
    valori differenti e che dà minore compatibilità.

  • Dal simbolo della notte magentina all’asta giudiziaria (per oltre 500mila euro): la parabola del “Dubai”

    Dal simbolo della notte magentina all’asta giudiziaria (per oltre 500mila euro): la parabola del “Dubai”

    Per anni è stato uno dei locali più noti della movida di Magenta. Luci, musica, notti affollate e un nome – Dubai – che evocava lusso e mondanità. Oggi, invece, quella stessa discoteca è diventata il simbolo concreto di una vicenda giudiziaria complessa e pesante, che si chiude – almeno sul piano immobiliare – con la vendita all’asta del complesso che la ospitava, pubblicata anche sul portale Immobiliare.it (e in precedenza, a ottobre, da un altro sito specializzato in vendita di edifici da aste giudiziarie).

    La discoteca Dubai ha infatti cessato la propria attività a seguito delle indagini che hanno coinvolto il suo proprietario, Rocco Mongiardo, imprenditore arrestato nel febbraio 2021 dalla Guardia di Finanza di Magenta. Le accuse erano gravi: bancarotta fraudolenta e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. Un’inchiesta che ha portato al sequestro e alla successiva confisca di beni per un valore complessivo rilevante, comprendenti immobili e beni di lusso ritenuti frutto o strumento delle attività illecite contestate.

    Nel settembre 2022 è arrivata anche la condanna: quattro anni di reclusione, inflitti con rito abbreviato. Nel corso delle indagini, le autorità hanno inoltre evidenziato una presunta contiguità di Mongiardo con la famiglia di ’ndrangheta dei Musitano, un elemento che ha ulteriormente aggravato il quadro giudiziario e il peso simbolico dell’intera vicenda sul territorio.

    Oggi, a distanza di anni dall’arresto e dalla chiusura del locale, il capitolo si riapre sotto un’altra luce: quella fredda e impersonale delle procedure esecutive. Il complesso immobiliare di via Espinasse, che ospitava il Dubai, è infatti finito all’asta, con un prezzo base fissato a 539.703 euro. L’annuncio, aggiornato al 24 ottobre 2025, descrive un immobile libero, inserito in una procedura di vendita legale, della dimensione complessiva di 274 metri quadrati.

    Si tratta di un articolato complesso immobiliare a destinazione commerciale, composto da più unità: una sala bar al piano rialzato collegata alla sottostante discoteca, con uffici, spogliatoi e servizi; un’ulteriore unità commerciale sempre al piano rialzato; e la vera e propria discoteca al piano interrato, completa di sala da ballo, arredi in muratura, due banchi bar, guardaroba, depositi e servizi igienici, anche per persone con disabilità. Una struttura pensata per l’intrattenimento notturno, oggi sospesa tra passato e futuro.

    L’annuncio, curato da una società specializzata in investimenti immobiliari e stralci, sottolinea la possibilità di diverse modalità di acquisizione, dalla partecipazione all’asta alle procedure alternative previste dalla normativa più recente. Come da prassi, vengono precisati i limiti informativi e il carattere indicativo delle immagini pubblicate.

    Resta, però, il dato più forte: quel luogo che per anni ha rappresentato un punto di riferimento della notte magentina oggi è solo un bene da liquidare, l’ultimo tassello visibile di una storia che intreccia imprenditoria, illegalità, giustizia e territorio. Un passaggio che segna la fine definitiva di un’epoca e che restituisce alla città l’immagine concreta di come le vicende giudiziarie possano incidere, nel tempo, anche sul volto urbano ed economico di una comunità.

  • Bareggio, volontario della Protezione civile salva la vita a un uomo: il plauso del sindaco

    Bareggio, volontario della Protezione civile salva la vita a un uomo: il plauso del sindaco

    Un gesto di grande coraggio e sangue freddo che ha permesso di salvare una vita. È quanto accaduto nelle scorse ore a Bareggio, dove Giovanni Giammarresi, volontario della Protezione civile comunale e autista di autobus, è intervenuto tempestivamente per soccorrere un uomo colto da un improvviso malore in strada.

    A raccontare l’episodio è il sindaco di Bareggio, Linda Colombo, che in un post ha voluto esprimere, a nome dell’intera comunità, il proprio ringraziamento e l’orgoglio per l’operato del volontario. «Giovanni – ha scritto il primo cittadino – non ha esitato a fermare il pullman, scendere e iniziare immediatamente le manovre rianimatorie, prima dell’arrivo dei soccorsi. Grazie al suo intervento tempestivo e alla sua preparazione, l’uomo è stato salvato».

    Secondo quanto riportato da MilanoToday, Giammarresi stava svolgendo regolarmente il proprio servizio quando si è accorto di una persona in difficoltà. Senza perdere tempo, ha arrestato il mezzo, ha messo in sicurezza la situazione ed è intervenuto praticando le manovre di primo soccorso, rivelatesi decisive fino all’arrivo del personale sanitario.

    L’uomo soccorso è stato poi affidato alle cure dei sanitari, mentre il gesto del volontario ha suscitato grande apprezzamento non solo sui social, ma in tutta la comunità locale.

    «Non possiamo che essere orgogliosi di avere cittadini come lui nella nostra comunità», ha concluso il sindaco Colombo, sottolineando l’importanza della formazione, del volontariato e del senso civico, valori che in questo caso hanno fatto la differenza tra la vita e la morte.

    Un episodio che mette in luce il ruolo fondamentale dei volontari della Protezione civile e di tutti coloro che, anche fuori dal servizio, sono pronti a intervenire per aiutare il prossimo.

  • Vandali al cimitero di Vigevano, danneggiate statue e tombe

    Vandali al cimitero di Vigevano, danneggiate statue e tombe

    Vandali in azione al cimitero di Vigevano, in provincia di Pavia. L’irruzione è avvenuta nella notte tra martedì e mercoledì e ha provocato gravi danni a numerose sepolture. Ignoti hanno infatti danneggiato diverse tombe, abbattendo e sradicando alcune statue in marmo e altri elementi ornamentali, causando un evidente sfregio al luogo di sepoltura.

    Secondo una prima ricostruzione, gli autori degli atti vandalici sarebbero entrati all’interno del cimitero passando dall’unico cancello non dotato di impianto di videosorveglianza. Una volta all’interno, avrebbero agito indisturbati, prendendo di mira più aree del camposanto.

    A scoprire quanto accaduto sono stati i custodi, al loro arrivo questa mattina per l’apertura del cimitero, che hanno immediatamente dato l’allarme. Sul posto sono intervenute le forze dell’ordine, che hanno effettuato un sopralluogo per quantificare i danni e raccogliere elementi utili alle indagini.

    Sono in corso accertamenti per risalire ai responsabili e per verificare l’eventuale presenza di testimoni o immagini di telecamere installate nelle zone limitrofe. Non si esclude che l’episodio possa aver causato un forte disagio ai familiari dei defunti, profondamente colpiti dall’atto vandalico

  • A Sesto San Giovanni spedizione punitiva fuori da una scuola. “Maranza” ancora in azione

    A Sesto San Giovanni spedizione punitiva fuori da una scuola. “Maranza” ancora in azione

    «Esprimo la massima solidarietà al ragazzo aggredito e ai suoi familiari. Episodi come questo sono inaccettabili e colpiscono l’intera comunità. Siamo di fronte a un’aggressione violenta, avvenuta fuori da una scuola, in pieno giorno: un fatto gravissimo che non può essere minimizzato». Così il Sindaco di Sesto San Giovanni Roberto Di Stefano in merito all’episodio avvenuto nel primo pomeriggio di quest’oggi che ha visto coinvolto un ragazzo di 18 anni di origine egiziana, aggredito nei pressi dell’Istituto De Nicola. Il giovane sarebbe stato accoltellato da tre soggetti di origine nordafricana, attualmente non identificati e tuttora ricercati dalle Forze dell’Ordine.

    «Noi sindaci siamo stufi di vivere e raccontare situazioni di questo tipo, che vedono protagoniste baby gang, maranza e gruppi di violenti che pensano di poter trasformare le nostre città in luoghi di regolamenti di conti. Se qualcuno crede che l’Italia sia un Paese dove tutto è permesso, dove si può accoltellare un ragazzo per una lite e farla franca, si sbaglia di grosso.

    «Parlo da padre, prima che da sindaco – ha proseguito Di Stefano – Sesto San Giovanni non accetterà mai che i nostri figli vadano in giro con la paura. È fondamentale che chi delinque paghi davvero, con certezza della pena: auspico che i responsabili vengano individuati e arrestati, soprattutto che non vengano rilasciati nel giro di pochi giorni come spesso accade”.

    Sul posto sono immediatamente intervenuti i soccorsi sanitari e i Carabinieri della Compagnia di Sesto San Giovanni, che stanno conducendo le indagini per individuare i responsabili dell’aggressione.

  • Due morti sulle ciclabili di Milano, assolto l’assessore Granelli

    Due morti sulle ciclabili di Milano, assolto l’assessore Granelli

    Marco Granelli, assessore alla Cura del territorio e delle Opere Pubbliche del Comune di Milano, e tre dirigenti di Palazzo Marino sono stati assolti per non avere commesso il fatto dall’accusa di omicidio stradale in concorso per presunte irregolarita’ nella progettazione e nella
    realizzazione delle piste ciclabili dove avvennero gli incidenti in cui morirono Veronica D’Inca’, 38 anni e Cristina Scozia, 39 anni.

    Le due sentenze sono stata pronunciate dal gup Alberto Carboni nel giro di pochi minuti. D’Inca’ pedalava su una ciclabile senza cordoli di protezione in viale Brianza quando la travolse un camion il primo febbraio 2023.

    Scozia venne uccisa da una betoniera in corso di Porta Vittoria il 20 aprile 2023. La Procura aveva chiesto per la morte di D’Inca’ un anno e 4 mesi, per quella di Scozia un anno. All’epoca dei fatti Granelli era assessore alla Mobilità.