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  • Milano: 48enne travolto e ucciso da bus dell’Atm

    Milano: 48enne travolto e ucciso da bus dell’Atm

    MILANO “Un grave incidente stamattina intorno alle 9.30 in viale Forlanini ha coinvolto un bus della linea 175 e un uomo di 48 anni, che purtroppo e’ deceduto”. Lo rende noto Atm, l’azienda trasporti milanese, che “esprime la sua profonda vicinanza ai famigliari in questo momento di grande dolore. Sono in corso gli accertamenti da parte delle Forze dell’Ordine con cui c’e’ massima collaborazione da parte dell’Azienda. Atm si impegna a fornire tutto il supporto necessario alla famiglia colpita da questo grave lutto”.

    Si chiamava Fabio Buffo, il 48enne milanese morto dopo essere stato urtato da un autobus dell’Atm in viale Forlanini all’angolo con via Bellosio. Secondo la prima ricostruzione della polizia locale. L’autobus che arrivava dal centro città doveva girare a destra, ma un’auto parcheggiata in avaria ha reso più complicate le manovre e quindi durante la svolta il pedone, che era sulle strisce pedonali, è stato urtato.

  • Vizzola Ticino: cervo ‘innamorato’ cade nel Villoresi e viene salvato

    Vizzola Ticino: cervo ‘innamorato’ cade nel Villoresi e viene salvato

    VARESE A dare l’allarme nella mattinata di ieri, sabato 7 ottobre, sono stati alcuni passanti. Camminando lungo l’alzaia del canale Villoresi a Vizzola Ticino hanno visto un cervo adulti di oltre 200 chili. L’animale era caduto in acqua e non riusciva più a risalire gli scoscesi argini in cemento. Spaventato e disorientato, non si lasciava avvicinare.

    La prima chiamata è arrivata ai vigili del fuoco del distaccamento di Somma Lombardo. Le due seguenti telefonate hanno attivato la polizia provinciale e i veterinari di Progetto Selvatici, servizio attivato nel 2021 dalla Provincia di Varese. Il cervo, caduto in acqua durante la stagione degli amori (quando questi animali si muovono cambiando diverse zone per gli accoppiamenti), è stato narcotizzato. Si tratta di un animale di circa 6 anni, di 200 chili con palco di corna, che può diventare pericoloso se spaventato. Una volta sedato il cervo è stato imbragato e portato in salvo. Sempre sotto il controllo dei veterinari i soccorritori hanno atteso che l’animale si svegliasse prima di liberarlo sano e salvo nei boschi circostanti.

  • Morimondo, domenica 8 torna il Mercato Enogastronomico

    Morimondo, domenica 8 torna il Mercato Enogastronomico

    Torna l’appuntamento a Morimondo, alle porte di Milano, con il catalogo del gusto a chilometro sincero del MEC-Mercatino enogastronomico.

    MORIMONDO Domenica 8 Ottobre 2023, la Corte dei Cistercensi tornerà ad animarsi di genuinità, sapori regionali e gusto. Questo il catalogo di eccellenze enogastronomiche a filiera corta presenti: riso del Pavese, salame di Varzi, formaggi e salumi dell’Oltrepò, le pluripremiate offelle di Parona. Non mancheranno inoltre praline e pasticceria secca, grappe e birra artigianale. Ed ancora miele, vini, salumi di suino e d’oca, pasta fresca, confetture, distillati, olio.

    Nel ricco catalogo del MEC anche semi rurali, antichi e rari in agricoltura bio-rigenerativa, senza l’uso di prodotti chimici; prodotti rifermentati, kefir, fermenti probiotici. Tra i banchi del mercato anche prodotti di bellezza, creme e saponi naturali e nutrienti per la pelle.

    E’ stata inaugurata, presso i locali della Porta del Pellegrino in via Roma 3, Mossi da uno Sguardo: dalla Sagrada Familia all’abbazia di Morimondo. La mostra racconta la storia dell’amicizia nata e cresciuta dall’incontro tra persone impegnate in modo diverso con il fatto cristiano nella rinascita dell’Abbazia di Morimondo e architetti e scultori che seguono oggi la direzione dello sguardo di Gaudì continuando l’opera della costruzione della Sagrada Familia.

    La mostra è stata curata dall’Associazione Amici Centro Culturale Shalom di Abbiategrasso con la collaborazione di Associazione Amici di Gaudì, Jordi Bonet, Etsuro Sotoo, Jordi Fauli, José Manuel Almuzara.

    Ma Morimondo è anche e soprattutto un gioiello immerso nel verde del Parco del Ticino ed un complesso monastico ricco di storia. Scrivendo a fondazione@abbaziamorimondo.it oppure chiamando lo +39 0294961919 è possibile prenotare visite guidate con accompagnamento di operatori (due gli orari di visita previsti ogni domenica, alle 11 e alle 15,30). E’ inoltre possibile, sempre su prenotazione, visitare il Museo di Arte Sacra sito in via Comolli (per prenotazioni chiamare il numero +39 3474481144).

    QUANDO | DOVE
    Domenica 08 Ottobre 2023, dalle ore 10.00 | Corte dei Cistercensi, Morimondo (Mi)

  • Charles Wesley Godwin – “Family Ties” (2023) – by Trex Roads

    Charles Wesley Godwin – “Family Ties” (2023) – by Trex Roads

    Qualche giorno fa sui miei profili social ho confessato che non avrei recensito il nuovo disco di Charles Wesley Godwin. Il motivo era presto spiegato: ero intimorito a parlarvi di un disco che non va raccontato, non va giudicato, ma solo ascoltato.

    Perché ho cambiato idea? Perché la mia missione è far conoscere anche ad un ascoltatore in più la musica indipendente americana e non potevo non fare la mia piccola personale pubblicità ad un disco tanto bello, emozionante, entusiasmante e poetico.
    Non esagero amici. Questo nuovo album dell’ormai leggendario giovanissimo cantautore Charles Wesley Godwin è un’opera monumentale e senza punti deboli, un disco per intenditori, ma anche per gente che si emoziona con le storie vere e nelle quali ci si può specchiare, anche se non si è vissuto in West Virginia ai piedi dei Monti Appalachi.

    Ho seguito quest’uomo da quando ha mosso i primi vagiti discografici recensendo il suo esordio Seneca del 2020 (https://ticinonotizie.it/ascoltati-da-noi-per-voi-by-trex-roads-charles-wesley-godwin-seneca-2020/) e ho visto la sua evoluzione musicale e umana portarlo ad un livello successivo.

    Un livello altissimo raggiungo in pochissimi anni con il secondo disco How Mighty Fall del 2021 (https://ticinonotizie.it/charles-wesley-godwin-how-the-mighty-fall-2021-by-trex-roads/).
    Il suo nome con questa seconda fatica era diventato ormai sinonimo di cantautorato di qualità e la sua fama è diventata sempre più grande. Una fama assolutamente meritata che lo ha portato a condividere il palco con tantissimi grandi artisti, ma soprattutto con il grande Zach Bryan, con cui ha co-scritto anche alcuni brani e con il quale ha esordito come opener nel mitico concerto alla Red Rocks Arena di Morrison, Colorado, concerto poi immortalato nel disco dello stesso Bryan “All My Homies Hate Ticketmaster”.
    Una crescita, anche di songwriting, tanto repentina spesso porta conseguenze e la conseguenza su Godwin è stato il famoso blocco dello scrittore: un’interruzione di ispirazione e voglia (o tempo anche) di scrivere nuova musica.
    Racconta Charles che il successo ha portato ad una pressione psicologica che non aveva mai provato e la firma con un’etichetta ha aumentato questa sensazione di inadeguatezza perché non era abituato ad avere scadenze. Probabilmente la nascita del secondo figlio nel 2022 e una nuova serenità hanno aiutato a rimuovere questo blocco che lo aveva attanagliato e l’ispirazione è tornata a baciare uno dei più talentuosi e poetici cantautori che la musica americana abbia prodotto negli ultimi anni.
    Un’ispirazione che da allora non lo ha mollato più visto che oltre alle 19 canzoni di questa sontuosa opera d’arte che è Family Ties, il nostro si è già fatto ritrarre ancora in studio di registrazione con altre idee da mettere su nastro.

    Se nei primi due dischi Charles ci aveva introdotti con storie vere e personali alla vita e alle esperienze del West Virginia, in questo nuovo album fa un concept album sulla sua vita famigliare e sulla sua importanza, sempre immersi nello stato dei minatori, ma in maniera più profonda.
    Una sorta di celebrazione della stabilità, della famiglia e di tutto ciò che il passato rappresenta, in un mondo moderno che invece cerca di cancellare il mondo di prima senza curarsi dei danni del non avere un passato come riferimento.

    La produzione, come nei precedenti, è affidata ad un piccolo genio della produzione: Al Torrence, che ha ormai una simbiosi perfetta con Godwin creando un sound ora epico, ora folk narrativo, ora dal sapore rock.
    La band alle spalle, gli Allegheny High, sono puro talento al servizio di un grande artista che ormai è definitivamente uscito dall’ombra che probabilmente proiettava su di lui Zach Bryan e ci regala uno dei dischi più belli degli ultimi anni. Difficile parlarvi di alcune canzoni, è un disco che si assapora un secondo dopo l’altro.
    Per esempio la title track è emozionante nel suo leggero suono di banjo e violino sotto i cieli di Se-neca. La voce di Godwin è emozionante, potente, evocativa e il brano ha un che di malinconico ed epico.

    Non poteva mancare una canzone sulla vita dei minatori e in Miner Imperfections Charles ne parla come un figlio ci parla degli errori dei padri che si perdonano, sperando che i suoi figli faranno lo stesso con lui. Una ballata che emoziona, da ascoltare e riascoltare.
    Poi c’è la bellezza quasi cinematografica di The Flood: non assomiglia a nessuno dei suoi ispiratori, ormai è lui che ispira gli altri e dal vivo ormai è una certezza che infiamma le anime nei suoi concerti.

    Another Leaf è la canzone che sceglierei se fossi costretto a sceglierne una (ma dopo una lunga riflessione): incalzante, trascinante, poetica. Il violino, la batteria che pulsa e poi il brano si trasforma.
    Prima luci e poi ombre, ma con la meravigliosa voce di Charles Wesley Godwin a portarci dall’altra parte: un capolavoro. Una delle canzoni più belle di questo ormai lunghissimo (musicalmente parlando) 2023. Citazione per il finale che dal vivo sarà tutto fuochi di artificio e corse su e giù per il palco.

    Non posso non menzionare la seconda che sceglierei (sempre se dovessi scegliere) e cioè la fantastica Cue Country Roads: una dedica sentita, emozionante, rock, appassionata della vita nelle terre dominate dai Monti Appalachi. La voce, le chitarre intrecciate ai violini: altro giro altro capolavoro.
    La cover di John Denver, Take Me Home, Country Roads (una delle canzoni country più famose anche alle nostre latitudini), non è solo una cover: Charles la canta e la suona come fosse sua. Un inno della sua terra più che una canzone, un tributo non solo all’autore, ma a tutto il West Virginia che nei cori assume un carattere ancora più intenso ed emozionale. Fantastica.

    Una chiusura del cerchio perfetta.
    Un cantautore meraviglioso che non ha più bisogno di presentazioni per chi ama la musica americana di qualità. Una conferma che lo mette a livello dei più grandi e parlo di gente come Springsteen, Dylan e Petty. Un poeta, un musicista di talento, una voce che è un dono del Cielo al servizio di canzoni epiche, commoventi e mai banali che sfiorano i territori più belli della musica americana moderna dal country, al blues, al rock e al folk. Un disco che rimarrà nei libri sulla storia della musica americana e che diventerà, ne sono certo, l’inno dei ragazzi della sua squadra di football universitario del cuore: i West Virginia Mountaineers dell’Università del West Virginia: da bambino sognava una carriera nell’NFL, ma Dio gli ha regalato un altro dono e lui ne sta facendo buon uso, un disco dopo l’altro, un concerto dopo l’altro, un fan conquistato dopo l’altro.

    Buon ascolto,
    Claudio Trezzani by Trex Roads

    Nel mio blog troverete la versione inglese di questo articolo.
    www.trexroads.altervista.org

  • La stupenda scultura di Santa Gianna del maestro Mario Pachioli donata alla Parrocchia di Magenta

    La stupenda scultura di Santa Gianna del maestro Mario Pachioli donata alla Parrocchia di Magenta

    La tenerezza di un bambino che abbraccia la mamma. Un pezzo unico, una scultura bellissima quella donata dal professor Mario Pachioli alla Parrocchia di San Martino di Magenta. Oggi il bozzetto di quella che sarà la scultura definitiva è stato consegnato al parroco don Giuseppe Marinoni in casa parrocchiale alla presenza del Sindaco Luca Del Gobbo, insieme al dotto Gian Paolo Leoncini che ha fatto da mediatore tra il maestro e Magenta.

    Per quale motivo il professor Pachioli, originario di Vasto e diplomatosi all’Accademia delle Belle Arti di Firenze, ha scelto di realizzare una scultura in onore di Santa Gianna? “Ho avuto una grazia da lei – racconta – e così ho pensato di fare questo dono in segno di gratitudine alla Parrocchia di Magenta”. Paolo VI diceva che gli artisti sono un po’ dei sacerdoti. Il maestro mostra il bozzetto in tutte le sue parti. Come ha detto il Parroco don Giuseppe l’opera definitiva verrà sistemata all’ingresso della (prossima) casa di Santa Gianna. “E’ un’immagine bellissima che raffigura la quotidianità di una mamma che tiene in braccio un bimbo – commenta – Una mamma che dona la vita a tutti i suoi figli e li circonda di tenero affetto. Sembra proprio l’immagine della Madonna con il Bambino Gesù”.

    Un dono che riguarda tutta la città di Magenta come ha detto il Sindaco Del Gobbo: “Da poco sono terminate le celebrazioni per il centenario. Questa statua del maestro Pachioli ci ricorda tutta la tenerezza di questa donna. Santa Gianna ha fatto della sua vita un esempio per tutti noi”. A fare da tramite con il prof. Pachioli è stato il dott. Leoncini, magentino da 20 anni e amico di vecchia data con il maestro. E’ lui che ha attivato il circuito chiamato, dal parroco, ‘circuito dell’amicizia’.

  • Una docente del  Quasimodo di Magenta sostiene la San Vincenzo San Martino: attivate due borse di studio per altrettanti ragazzi

    Una docente del Quasimodo di Magenta sostiene la San Vincenzo San Martino: attivate due borse di studio per altrettanti ragazzi

    Un gesto importante che aiuterà due liceali a sostenere le spese della scuola. E’ quello di una professoressa del Liceo Quasimodo che vuole rimanere anonima e che ha aderito al progetto della san Vincenzo san Martino di Magenta.

    “Grazie di cuore a “una” prof. del liceo Quasimodo, – dicono dall’associazione san Vincenzo san Martino – laureata in Lingue e Letterature straniere moderne che non ha mai smesso di studiare e di migliorarsi ottenendo un dottorato di ricerca e incarichi prestigiosi che ne fanno un vanto per Magenta.
    Memore della sua esperienza personale, ha “attivato” due borse di studio. In collaborazione con la san Vincenzo san Martino, abbiamo individuato due liceali che usufruiranno di questa borsa per affrontare tutte le spese che la scuola prevede (libri, materiale didattico ), affinché questo possa permettere a questi liceali di concentrarsi solo ed esclusivamente sull’apprendimento scolastico.
    Consapevole che attraverso la cultura i ragazzi possono progettare, sognare e individuare un obbiettivo da perseguire, ringraziamo la professoressa per la sensibilità nei confronti degli altri”

  • Sulla grandezza di Luciano Prada da Corbetta e di Caldarina e pan giald

    Sulla grandezza di Luciano Prada da Corbetta e di Caldarina e pan giald

    Corbetta, anno del Signore 1983, mese di Febbraio. Quaderni del Ticino. Numero monografico intitolato Caldarina e pan giàld, scrive Luciano Prada, fotografie di Gianni Saracchi, disegni di Patrizia Comand, 180 pagine, Lire 5.000. Quaranta gli anni da quella stampa. Trenta dalla morte dell’Autore nel novembre A.D. 1994. Novembre, Gustave Flaubert ne avrà scritto in definitiva, si legge ancora? Non so. Luciano Prada si schianta in auto. Portava una Citroen GS. Notte da nebbia bagnata che specchia, al riflesso dei fari, lattiginosi miraggi. Finisce così.

    Fu, del territorio suo, forse nostro, il cantore aspro e appassionato perché l’amava e l’amore, come si sa, non è pulsione ma cultura. Non era un sentimentale, ad uso di banale svenevolezza. Al contrario, fu uomo di sentimento. Orecchio fino e occhio acuto. Lettore onnivoro. Quando il Prada scrive guarda ad un mondo in trapasso, “l’homo curbitinus” cui si riferisce testualmente l’Autore sono i suoi padri ed i suoi coscritti, la gens cresciuta tutt’intorno la terra. E Corbetta, con il suo territorio di notevole estensione, era paese profondamente rurale mentre la Magenta, traversata dalla ferrovia era già l’industria, la grande industria quindi la giornata non più ciclica sull’andare delle stagioni e delle campane ma lineare, scandita dalle sirene e dai trilli dei telefoni che rimbombavano nei vari reparti.

    La lingua nella Corbetta delle sue genti è ancora il dialetto, già in Magenta l’italiano, per altro esiguo ma purtuttavia italiano è regola. Nel corso dei decenni sopraggiunti, ed il Prada lo seppe cogliere molto bene, queste differenze antropologiche dettate da diversi metodi di vita sono totalmente svanite. Persistono in altre terre, sempre italiane, ancora profondamente rurali. Ciò che il Luciano Prada mette in luce, ciò che gli interessa, ovviamente, è il linguaggio. Dentro la lingua del latte materno si sugge il sapore della materia, che il contadino esprime in sapienza diretta, trasmessagli a eredità nel corso dei secoli, la sua è parola che immediatamente si fa figura, la concettualità è prerogativa dell’italiano. Tutto questo popolo minuto ora è a dimora.

    Quindi ancora più prezioso il libro che… Perché scrivo di Lui? Il caso ne ha ordinato la necessità. Suona perentorio ‘tu devi’, l’imperativo categorico. Ricollocando, per così dire, la mia biblioteca, sono più di ottomila e mi orizzonto per editori… ecco che, a mano aperta, aggancio una cinquina di volumetti e, il caso vuole, da uno scivola al suolo un cartiglio a lista: “Lucciola, Addio – incontriamo Luciano Prada dieci anni dopo. Venerdì 19 novembre 2004, ore 21, Corbetta, Municipio, sala Grassi: Francesco Prina (Sindaco), Mario Comincini, Giuliano Grittini, Fulvio Rondena, Emanuele Torreggiani, Fabrizio Provera. Era fuoriuscito, il cartiglietto a segnalibro, dal Caldarina e pan giàld. Quindi, ancora all’impiedi, apro il volume, e l’occhio scorre a pagina 74, lato destro, motto catalogato 162, leggo: “Un pà al mantègn dès fioeù, dès fiuoeù mantègnan no un pà. Un padre mantiene dieci figli, dieci figli non mantengono un padre. Proverbio dell’amor paterno e dell’ingratitudine filiale. Già vivo in passato remoto, vivissimo al presente, cupo di prospettive. Ma il progresso, si sa, predispone piscine all’onda e gerontocomi da cortile”.

    Dunque mi siedo. Accendo il tabacco e riprendo il testo, Indice: Parole povere; Storia di un titolo; Salvacondotto (in forma di prologo); Proverbi, motti, facezie, massime, locuzioni, detti popolari; Modi di dire, frasi fatte, scherzi di parole; Filastrocche, nenie, tiritere, conte, litanie, pive, cantilene; Richiami, inviti, mottetti del mondo animale; Invocazioni, sospiri, lamenti, ingiurie, scongiuri, grida, giuramenti, battibecchi, sfoghi, spavalderie e altro; Indovinelli; Commiato dal numero 13; Note, Controritratto d’autore, a cura del medesimo. Di sé scrive: “Umanista, uomo di fantasia, esteta del quotidiano, scrivano di contado”. Quando s’incarta con la morte in quella nebbia spessa, il Luciano Prada scrive d’arte per il Corriere della sera e nel 1994 il Corriere era ancora il Corriere. Questo volume, oggi, dopo quarant’anni, oh, certo, quando uscì fu un gran dire… chi scrive ha metà del proprio sangue originario di Corbetta, mia madre Maria detta Angela, i miei nonni Giuseppina Sala e Francesco Cislaghi residenti in corte di proprietà lungo la via Manzoni, ora tutti in dimora, ed io bimbo andavo, accompagnato dal nonno presso la Malpaga, alla terra, la vigna, a dorso di cavallo, di asino, munsi una vacca, decapitai, istruito dal vecchio caporalmaggiore degli alpini Grande Guerra, un gallo feroce che mi aveva beccato allo zigomo, trattenuto al ceppo, con una roncola e arrostito nel forno a legna della cucina economica in ghisa… quando uscì il Caldarina fu clamore, allora, quarant’anni fa, in molti si riconobbero o direttamente o per ceppo (ripetizione voluta ad indicare dapprima l’albero e di poi l’origine che in lombardismo coincidono) di famiglia e la lingua che si parlava nelle case, la lingua era il dialetto tanto che, quando si andavano ad esprimere in italiano, l’italiano pareva lingua tradotta. Oggi, dopo quarant’anni e tutto quel mondo a dimora, e definitivamente significando che mai più risorgerà, il libro assume valore antropologico. Una mappa, come da indice riportato, precisa, ampia e dettagliata, di un modo di vivere, costume, tradizione, culto, cultura, seppellito. Andrebbe ripubblicato. Un libro ricchissimo. Le Note presenti a chiusura danno la dimensione di come l’Autore avesse lavorato in prospettiva. Emerge la Sua capacità di cogliere, dal vernacolo, la lingua colta, classica, riferendo autori, italiani e stranieri, che collimano nel detto, sia alto che basso. Un libro che un qualche studente potrebbe affrontare per una tesi di laurea… le fotografie di Gianni Saracchi, tutte in bianco e nero restituiscono la fissità e la profondità abissale delle lapidi cimiteriale a tal punto che sembra osservino il lettore il che procura il chiasmo dell’anima, mentre i disegni di Patrizia Comand, pur richiamando squarci riconoscibili del paese che fu già affrescano una scena metafisica. Libro d’anime, quindi. Ed a questa chiamata devo la mia bagatella.

    E concludo riportando i nomi delle aziende che si prestarono a finanziare l’impresa dei Quaderni del Ticino, diretti da Ambrogio Colombo, già senatore della Repubblica e specificatamente questo numero monografico. Honeywell; Opel Riccardi Magenta; Ediemme Magenta; Cariplo; Bruno Romeo, Magenta; SA.GI.Auto Ford, Magenta; Binishells Milano; Canale 6 Teleinform 80, Milano; Associazione Legnanese dell’Industria, Legnano; Assimoco, agenzia di Magenta; STF Magenta; Alfa Romeo, concessionarie Fespa Abbiategrasso, Cozzi Legnano, Pagani Magenta, S.A.R.A.V. Vigevano; Banca Popolare di Abbiategrasso; Transco spedizioni, Milano, Firenze, Roma.

    di Emanuele Torreggiani

  • Ladri alla Bottega del Gusto a Magenta: rubano la borsa e costringono la titolare a chiudere fino a domenica

    Ladri alla Bottega del Gusto a Magenta: rubano la borsa e costringono la titolare a chiudere fino a domenica

    E’ bastato un attimo e la borsa è sparita. Un altro furto è avvenuto martedì verso sera in via Garibaldi a Magenta. Vittima la titolare del Laboratorio del Gusto, Valentina De Rossi, costretta a tenere chiusa l’attività che verrà riaperta domenica.

    “Stavo scaricando il materiale da portare dentro il negozio – racconta . La porta era aperta, così come il bagagliaio dell’auto. Io facevo avanti e indietro e sistemo la borsa sul tavolo all’interno del negozio. Proprio in quel frangente arriva un ragazzo che ha cominciato a chiedermi, in maniera confusa, informazioni sulle vie”. Quel giovane voleva sapere dove si trovasse la stazione, poi improvvisamente se ne è andato. “E’ avvenuto tutto nel giro di un minuto e mezzo – continua – In quel breve lasso di tempo un complice è entrato nel negozio e ha arraffato la mia borsa”.

    Tramite il servizio ‘trova il mio telefono’ di Google Valentina scopre che era già finito a Novara. Evidentemente quei due individui erano corsi in stazione a prendere il primo treno diretto verso il Piemonte. “Il danno economico è irrisorio – continua la commerciante – c’erano una decina di euro nella borsa. La cosa che mi ha obbligato a fermare l’attività fino a domenica è la trafila burocratica per richiedere i documenti che sono spariti. Con tutte le denunce e le copie da portare ai Carabinieri perderò almeno due giorni”.

  • Magenta. Il perizoma nero e la Vittoria Alata

    Magenta. Il perizoma nero e la Vittoria Alata

    Con la sua consueta sagace ironia il Presidente della Pro Loco Pietro Pierrettori posta sulla sua pagina Facebook una notizia hot che ci mette un po’ di buon umore ….

    MAGENTA – “Vittoria!” Deve aver urlato, lei, di fronte all’omonimo monumento, con incontrollato entusiasmo, dopo aver “conquistato” l’agognato “virilmembromagentino”.
    Il lancio del nero perizoma è un gesto paragonabile ai consueti “riti” dopo la proclamazione della laurea.
    Se, al risveglio, stamane, la giovincella si fosse accorta di essere rincasata, a tarda notte, senza le pudenda, può passare a recuperarle di fronte allo storico monumento. Sono ancora lì (oggi 5 ott 2023 ore 10,40)

    Ogni tanto come detto, ridere fa bene all’umore e soprattutto alla salute. Certo non è cosa di tutti i giorni ritrovare un perizoma nero, peraltro, ben documentato dal ‘Nostro’ dinnanzi a quello che per noi Magentini è conosciuto come il monumento dei ‘Tri Cù’ in pieno centro città.

    I commenti intanto sul post sui social si sprecano. Qualcuno ha suggerito che anche a Magenta la moda delle smutandate fa tendenza …. certo, tornando seri, un po’ di senso civico non guasterebbe. Però, tutto sommato, con quello che siamo soliti ritrovare sui marciapiedi delle nostre città, concludiamo dicendo: meglio un perizoma che qualcos’altro….

  • Abbiategrasso, lavori per quasi 500mila euro in via Pellico e via Maggi

    Abbiategrasso, lavori per quasi 500mila euro in via Pellico e via Maggi

    ABBIATEGRASSO Il Comune di Abbiategrasso settore Lavori Pubblici ha aderito ad un bando di Regione Lombardia per interventi finalizzati all’avvio di processi di rigenerazione urbana totalmente finanziati: riqualificazione paesaggistica di un’area in via Silvio Pellico per la realizzazione di sistemi di infiltrazione delle acque meteoriche a fondo perduto per un importo di complessivo di 188.490 euro; disconnessione rete meteorica di via Carlo Maria Maggi (parco dei Bersaglieri) con recapito in pozzi pendenti per un importo complessivo di 301.584 euro, per un totale di 490.074 euro a copertura dell’intera spesa ammissibile.

    Entrambi gli interventi sono riconducibili alla casistica di prevenzione dei rischi naturali ed idrogeologici che si inseriscono nella continuità al fine di ottimizzare la funzione della vasca di accumulo per le acque miste di via Stignani già in funzione.

    Il Comune ha dato mandato a CAP HOLDING spa. per lo studio del progetto e la sua realizzazione.

    I lavori sono iniziati in questi giorni e porteranno sicuramente vantaggi paesaggisti e funzionali: in via Pellico nella separazione delle acque bianche piovane, che non saranno più scaricate in fognatura; per il parcheggio di via Maggi che sarà completamente rifatto non più con asfalto ma con materiale drenante e relativo adeguamento arborio.