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  • Cimitero di Magenta, spesi ulteriori 90mila euro. Tenti: “Siamo intervenuti dove c’erano maggiori difficoltà”

    Cimitero di Magenta, spesi ulteriori 90mila euro. Tenti: “Siamo intervenuti dove c’erano maggiori difficoltà”

    Continuano le operazioni per portare miglioramenti al cimitero. Ne ha parlato il vice sindaco e assessore ai Lavori Pubblici Enzo Tenti questa mattina in conferenza stampa annunciando la realizzazione di 30 nuovi loculi e 30 ossari.

    “Abbiamo speso ulteriori 90mila euro, oltre ai precedenti – ha detto – Man mano che entreranno gli oneri potremo realizzare altri tre lotti aumentando il numero dei loculi”. Altra novità importante per il cimitero di Magenta è il subentro di una nuova cooperativa.

    “Quest’anno – aggiunge Tenti – definiremo il bando per poter affidare la gestione globale del cimitero. Questo sarà l’anno della presentazione delle domande che verranno poi vagliate. Abbiamo investito parecchio nel cimitero intervenendo dove c’erano le difficoltà maggiori per i visitatori. In un anno e mezzo, secondo noi, si è fatto tanto”.

  • Su Freedom ed Italia 1, lunedì sera, si è tornati a parlare dell’Ufo di Magenta

    Su Freedom ed Italia 1, lunedì sera, si è tornati a parlare dell’Ufo di Magenta

    Si torna a parlare del celebre Ufo di Magenta, il caso sul quale gli esperti dibattono da decenni e di cui Ticino Notizie ha scritto in un pezzo di Graziano Masperi nell’agosto del 2023 ( https://www.ticinonotizie.it/le-rivelazioni-dello-007-americano-e-il-mistero-dellufo-caduto-a-magenta-nel-1933/ ).

    Nella fattispecie sono stati Roberto Giacobbo e tutto il suo team, tornati ieri sera, lunedì 15 gennaio, con la prima puntata della stagione 2024 di Freedom – Oltre il confine. Il programma divulgativo, in onda su Italia 1 in prima serata, è giunto così alla sua quinta edizione, e nel corso dell’appuntamento di oggi farà conoscere al pubblico tesori e segreti della storia, attraverso i reportage realizzati in Italia e in Grecia, dai gladiatori del Colosseo, alle Grotte di Castellana in Puglia, passando per la vera storia di Antikythera, il primo computer dell’umanità, sino all’isola di Caprera, in Sardegna, per terminare con una capatina a Milano, dove nell’Archivio di Stato sono conservati i documenti sull”UFO di Mussolini‘.

    Nella nuova stagione di Freedom – Oltre il confine, 13 puntate in tutto che prendono il via questa sera su Italia 1, Roberto Giacobbo si impegna ancora una volta a far conoscere al suo pubblico alcune delle meraviglie della nostra storia. L’appuntamento di oggi, parte dal Colosseo, a Roma, e da una delle figure emblematiche associate a questo luogo, i Gladiatori, vere super star dell’antichità.

    Nel 1933, un Velivolo Non Convenzionale viene ritrovato a Magenta, vicino a Milano: si tratterebbe del primo UFO Crash della storia, 14 anni prima dell’incidente di Roswell in America. Dopo l’evento, il regime fascista istituì un’organizzazione per lo studio del fenomeno: il ‘Gabinetto RS/33’ (‘Ricerche Speciali’), guidato dal Presidente della Regia Accademia d’Italia, Guglielmo Marconi. Le telecamere di Freedom sono entrate nell’Archivio di Stato di Milano, per verificare l’esistenza dei documenti dell’epoca, e nel polo tecnologico di Sesto Calende, per vedere i luoghi dove sarebbe stato nascosto e studiato l’oggetto volante non identificato.

    Del primo caso «ufologico» in Italia si sa poco: il regime fascista secretò subito la vicenda – un dispaccio dell’agenzia Stefani di carattere «riservatissimo» lo testimonia -, di cui però continuò a occuparsi un ufficio, il Gabinetto RS/33, di cui faceva parte anche Guglielmo Marconi. A provare a dissolvere la nebbia di mistero che avvolge il fatto è stato Roberto Pinotti, fondatore e segretario del Centro ufologico nazionale. Nel convegno «Ufologia», che si è tenuto, guarda caso, sul Lago Maggiore, ad Arona nel 2017, ha spiegato che «i resti dell’Ufo, che nei disegni viene descritto come un velivolo cilindrico, con una strozzatura poco prima del fondo, con oblò sulla fiancata, da cui uscivano luci bianche e rosse, furono portati nei capannoni della Siai-Marchetti a Vergiate, dove rimasero per 12 anni. Così come i corpi dei piloti, conservati in formalina, a lungo studiati. Si sa che erano alti 1,80, avevano capelli e occhi chiari».

    Si capisce quindi perché Mussolini pensò che fossero piloti tedeschi, nonostante l’autorevole parere contrario dello stesso Marconi. L’ipotesi avanzata da Pinotti potrebbe anche ridefinire la storia del periodo pre-bellico: «Il Duce credette, forse, che sarebbe stato opportuno allearsi con una potenza militare come quella della Germania nazista, capace di produrre un velivolo mai visto prima, piuttosto che averla come nemica». Ad ogni buon conto furono gli Alleati a prendere in custodia quelle casse, a guerra finita: negli Anni 50 il personale della US Air Force occupò gli stabilimenti per la manutenzione degli aerei militari e successivamente i resti vennero inviati negli Stati Uniti. E, ad aggiungere ulteriore mistero, chi sapeva e poteva parlare non c’è più. «Stranamente – ha sottolineato Pinotti – le tre persone che erano a conoscenza del trasporto di quelle casse negli Usa sono morte, due in incidenti di mare, una suicida».

    Per rivedere la puntata di ieri: https://mediasetinfinity.mediaset.it/programmi-tv/freedom-oltreilconfine_SE000000000615

    LE ORIGINI DELL’UFOLOGIA
    L’ufologia è nata negli Stati Uniti tra agli Anni ’40 e ’50, nel tentativo di trovare spiegazioni scientifiche ai numerosi avvistamenti di oggetti non identificati. Ma queste ricerche potrebbero essere iniziate ben prima, in Italia? Nuove rivelazioni, da fonti dei servizi segreti USA, evidenzierebbero proprio questo. Nel 1933, un Velivolo Non Convenzionale viene ritrovato come detto a Magenta: si tratterebbe del primo UFO Crash della storia, 14 anni prima dell’incidente di Roswell. Dopo l’evento, il regime istituì un’organizzazione per lo studio del fenomeno: il “Gabinetto RS/33” (“Ricerche Speciali”), guidato dal Presidente della Regia Accademia d’Italia, Guglielmo Marconi.
    Le telecamere di Freedom sono entrate nell’Archivio di Stato di Milano, per verificare l’esistenza dei documenti dell’epoca, e nel polo tecnologico di Sesto Calende, per vedere i luoghi dove sarebbe stato nascosto e studiato il cosiddetto “UFO di Mussolini”.

  • Robecco sul Naviglio, ladri a Carpenzago tentano il furto in via Sant’Anna

    Robecco sul Naviglio, ladri a Carpenzago tentano il furto in via Sant’Anna

    Ladri in azione nella frazione di Carpenzago a Robecco sul Naviglio. Le telecamere di un privato hanno inquadrato pochi giorni fa, il tentativo commesso da tre individui arrivati in via Sant’Anna, poco prima del ristorante Il Glicine, a bordo di una Golf di colore bianco.

    Si sono avvicinati ad un cancello cercando di forzarlo, ma evidentemente si sono sentiti disturbati e si sono immediatamente allontanati. Probabilmente erano gli stessi che si sono introdotti in un’abitazione nella zona delle villette a schiera, sempre nella frazione di Carpenzago.

  • Il Proust di gennaio con Chiara Campari, a  cura di Franca Galeazzi

    Il Proust di gennaio con Chiara Campari, a cura di Franca Galeazzi

    Il tratto principale del suo carattere? Determinazione e lealtà.

    La qualità che preferisce in un uomo? L’educazione, l’attenzione al prossimo e la sincerità.

    E in una donna? Adoro le donne non oche e quelle intelligenti.

    Il suo principale difetto? Sono esigente e testarda.

    Il suo sogno di felicità? Essere e sapere che i miei cari siano in salute.

    Il suo rimpianto? Non aver goduto del tempo al momento giusto.

    Il giorno più felice della sua vita? Sono tanti, ma in particolare … il primo sorriso di mia nipote Camilla.

    E il più infelice? Quando ho perso il mio migliore amico, Francesco.

    L’ultima volta che ha pianto? Ieri.

    La sua occupazione preferita? Passeggiare senza una meta … viaggiare, uscire a cena (!!!).

    Materia scolastica preferita? Italiano.

    Autori preferiti? Gabriel Garcia Marquez.

    Libro preferito? ‘L’amore ai tempi del colera’.

    Attore e attrice preferiti? Tom Hanks e Meryl Streep.

    Film cult? ‘La mia Africa’.

    La canzone che canta sotto la doccia? Quelle che mi regalano allegria, ultimamente amo ‘Calcutta’.

    Colore preferito? Il blu.

    Fiore preferito? La dalia.

    Città preferita? Roma.

    Personaggio storico più ammirato? Rita Levi Montalcini e Madre Teresa di Calcutta.

    Personaggio politico più detestato? Hitler.

    Il dono di natura che vorrebbe avere? La lungimiranza.

    Se dovesse cambiare qualcosa del suo fisico, cosa cambierebbe? I Kg in più …

    Stato d’animo attuale? Tendente al sereno, ma variabile.

    Le colpe che le ispirano maggior indulgenza? Quelle fatte in buona fede.

    Come vorrebbe morire? Morire??? E’ obbligatorio???

    Il suo motto? “Male non fare, paura non avere”.

  • Tragedia funivia: mercoledì 17 gennaio si apre processo, sono 8 gli imputati

    Tragedia funivia: mercoledì 17 gennaio si apre processo, sono 8 gli imputati

    Davanti al Gup del Tribunale di Verbania Rosa Maria Fornelli compariranno gli otto imputati, sei persone fisiche e due societa’: l’ex gestore della funivia Luigi Nerini, l’ex capo servizio Gabriele Tadini, l’ex direttore di esercizio Enrico Perocchio, Anton Seeber, presidente del Cda di Leitner Spa, Martin Leitner e Peter Rabanser, rispettivamente consigliere delegato e addetto al customer care della societa’ altoatesina che si occupava della manutenzione e dei controlli.

    Imputate come persone giuridiche anche le societa’ Funivie del Mottarone Srl e Leitner Spa. L’udienza si terra’ nell’auditorium della Casa della Resistenza di Fondotoce: troppo angusta, infatti, e’ stata ritenuta l’aula del tribunale di Verbania. Le accuse sono, a vario titolo, di attentato alla sicurezza dei trasporti, rimozione o omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, disastro colposo, omicidio plurimo colposo, lesioni colpose gravissime.

    Quattordici le vittime della caduta della cabina numero 3 della funivia, salvo solo il piccolo Eitan che aveva cinque anni e che nella tragedia ha perso i bisnonni, entrambi i genitori e il fratellino di due anni. Le indagini dei Carabinieri della sezione di Polizia Giudiziaria e della Compagnia di Verbania sono state coordinate dalla procuratrice Olimpia Bossi e dalla sostituta Laura Carrera.

    Le cause, come appurato dal lungo incidente probatorio, con una complessa perizia tecnica, sono state la rottura della fune traente e il blocco dei freni di emergenza con i cosiddetti forchettoni, apposti come da lui stesso ammesso, dal capo servizio Tadini per evitare i ripetuti stop dell’impianto dovuti ad un cattivo funzionamento del sistema.

    Se il numero degli imputati all’inizio dell’udienza preliminare e’ assolutamente certo, non si sa ancora quante saranno le parti civili. Fino all’ultimo sono proseguite infatti le trattative per i risarcimenti alle famiglie delle vittime condotte dall’avvocato Natascia Forconi, dello studio Cecconi di Milano, per contro della Leitner , che come ribadisce il legale, “si e’ resa disponibile ai risarcimenti in spirito di solidarieta’ e di vicinanza alle famiglie coinvolte e non come effetto di una ammissione di responsabilita’. La societa’ e i suoi vertici sono estranei ai fatti contestati”.

    Se l’operazione dei risarcimenti di Leitner – che si e’ aggiunta con un peso economico ben maggiore a quella gia’ da tempo portata avanti dal concessionario Luigi Nerini che ha messo a disposizione i dieci milioni della polizza assicurativa stipulata con Reale Mutua – andra’ a buon fine, il numero delle parti civili al processo potra’ ridursi significativamente. Al momento si sa per certo che avanzeranno richiesta di costituirsi nel processo il Comune di Stresa e la Regione Piemonte. Ma il quadro definitivo si palesera’ solo a partire da mercoledi’.

  • Abbiategrasso, in onda la puntata di Report: tanti mascariati, ma zero reati

    Abbiategrasso, in onda la puntata di Report: tanti mascariati, ma zero reati

    «Mascariare» in siciliano significa tingere con il carbone. Basta un tocco e resta un segno. Quello del sospetto, ovviamente. Quando si parla di mafia vengono in mente sempre scenari e complotti. Non amiamo le dietrologie né le teorie della cospirazione, ma certo è alquanto sospetto che quelle intercettazioni che sono inutilizzabili e non rilevanti ai fini delle indagini , diventano invece materia preziosa per il «mascariaramento» a mezzo stampa.

    Crediamo sia la terza volta che ripubblichiamo questo estratto del Foglio risalente al 2015, una descrizione tristemente inappuntabile su quello che da decenni (non certo da ieri) avviene nel rapporto tra la cronaca giudiziaria, soprattutto cerca cronaca, e la tutela degli indagati e soprattutto di chi, senza commettere alcun reato, entra nel tritacarne del circo mediatico giudiziario.

    E così il senza dubbio capace Giorgio Mottola, inviato della tramissione in onda su Rai 3 e condotta da Sigfrido Ranucci, è venuto ad Abbiategrasso per riprendere il clamore dell’inchiesta Hydra, deflagrata lo scorso ottobre e nella quale sono stati fatti i nomi del sindaco Cesare Nai e di altri esponenti politici (e non solo) della città. Il metodo Mottola, o Report che si dica, è oliato e consolidato: interviste, immagini, estratti da documenti della Procura (e in questo caso stralci di video con esponenti di organizzazioni criminali). Peccato che Mottola si sia dimenticato di dire chiaramente, come sarebbe il caso di fare secondo il manuale del giusto diritto di cronaca, che NESSUN reato è stato contestato ad alcun amministratore pubblico della città. Nessun reato, nessun avviso di garanzia.

    Sui rapporti tra crimine organizzato e politica, Mottola ha intervistato due esponenti di Fratelli d’Italia- Carlo Fidanza e Paola Frassinetti, neppure sfiorati dall’indagine- sui rapporti con uno degli 11 arrestati (sulle 154 richieste di arresto avanzate e quasi in toto respinte dalla Direzione Distrettuale Antimafia), Gioacchino Amico. Di cui si è parlato in relazione alla presunta volontà di candidarsi a sindaco di Busto Garolfo. Peccato non si sia mai candidato, e che negli organismi dirigenti (ma anche a livelli assai più bassi) del partito di Giorgia Meloni non ci sia traccia della presenza di Amico.

    Mottola poi ha intervistato l’avvocato Giovanni Bosco, assai noto in città, parente dell’ormai arcinito Paolo Errante Parrino, descritto come imprenditore ma che l’avvocato Bosco, in una ‘contro intervista’ video realizzata da Francesco Catania e disponibile su You Tube, ridimensiona assai. Errante Parrino, condannato in passato, non ha subito alcun provvedimento restrittivo nell’ambito dell’inchiesta. Parla anche Cesare Nai, a Mottola: del caso relativo all’ingegner Carrozza, dell’alloggio popolare richiesto (e mai assegnato), anche di una denuncia (della quale non si era mai parlato prima) di una dipendente comunale ai Carabinieri per le eccessive insistenze nella richiesta del predetto alloggio pubblico. Insomma, al termine del lungo servizio (come spesso capita) resta un’evidenza: non si sono reati CONTESTATI ad esponenti politici di Abbiategrasso. E francamente neppure a privati cittadini tra quelli che sono stati intervistati.

    Un altro peccato deriva dal constatare come Mottola e Report abbiano glissato su quanto scritto ad ottobre dal Giudice per le Indagini Preliminari dall’inchiesta coordinata dalla pm Alessandra Cerreti con la supervisione dell’aggiunto Alessandra Dolci: “è emersa la presenza di contatti tra alcuni appartenenti alle singole componenti criminali, per lo più basati su specifiche conoscenze personali e in ogni caso afferenti a cointeressenze rispetto a singoli affari, talvolta leciti e talaltra illeciti, circostanza questa, che diversamente da quanto ipotizzato dalla pubblica accusa, non costituisce un elemento innovativo nel contesto lombardo”. Insomma, dall’indagine saranno pure emersi reati (gli arrestati sono accusati di porto abusivo di armi, estorsioni, minacce aggravate, traffico di droga, evasione fiscale; circa 225 milioni di euro sono stati sequestrati in via preventiva), ma nulla sorregge il teorema del “sistema mafioso lombardo”. Le parole del gip Perna sono in questo senso nette: “Non è stata raggiunta la prova, nemmeno indiziaria, che gli odierni indagati si sono avvalsi della forza intimidatrice che promana dall’esistenza stessa dell’associazione, con conseguente assoggettamento diffuso della popolazione ad una condizione di omertà generalizzata. Anzi, a ben vedere, la popolazione locale non è nemmeno consapevole dell’esistenza del sodalizio di tipo consortile ipotizzato dalla pubblica accusa”.

    “Nonostante l’ingente mole di intercettazioni telefoniche, condotte in un arco temporale lunghissimo – prosegue il giudice – non è stato individuato alcun atto di intimidazione posto in essere da parte degli odierni indagati nello svolgimento delle più svariate attività economiche a essi riconducibili. Tale circostanza desta più stupore se si considera che, nell’ottica accusatoria, il sodalizio di tipo confederativo ipotizzato ha dovuto necessariamente occupare tutti gli spazi della vita politica ed economica della provincia milanese”.

    Spesso, anzi sempre, bisognerebbe leggere le carte di indagini così complesse. Non solo stralci di intercettazioni o ricostruzioni parziali. Troppe volte si confonde la pubblica accusa coi giudici, terzi, cui il nostro sistema assegna il delicato compito di emettere sentenze o provvedimwenti. Troppo spesso alcune parti politiche e gruppi associativi dimenticano il sacro principio della presunzione d’innocenza, che diventa per loro presunzione di colpevolezza. Cose viste e riviste. Zero reati, ma tanti mascariati. Che tristezza.

    Fabrizio Provera

  • Aperta la Canonica di Bernate Ticino in via eccezionale: ora i lavori al loggiato

    Aperta la Canonica di Bernate Ticino in via eccezionale: ora i lavori al loggiato

    Visitare la Canonica di Bernate Ticino è un’esperienza da fare per chi vive nel territorio. Domenica è stato aperto il loggiato in via eccezionale prima dei lavori di rifacimento voluti e resi possibili da Fondazione Cariplo, Fondazione Canonica, parrocchia di San Giorgio e comune di Bernate Ticino. Ma non solo il loggiato è stato visitato da numerosi gruppi che si sono formati nel corso del pomeriggio. Le visite sono proseguite per tutto il resto della Canonica grazie alle preparate guide dell’associazione Calavas.

    Una di queste è Fabrizio Calcaterra che ci ha mostrato tutto quello che c’è da vedere. Dal chiostro del 1400 dal quale si vede il campanile. Per poi scendere nella cripta che, in realtà, è un luogo ipogeo, andato sottoterra per due metri e mezzo con le piene del Ticino. Suggestiva, anche se completamente stravolta negli anni ‘70, mentre le colonne sono originarie dell’epoca. Le origini di Bernate risalgono al Castrum Romanum quando c’era un ponte di barche per l’attraversamento del fiume e un agglomerato di persone attorno che formavano la comunità. Nel 1185 quando Umberto Crivelli divenne Papa Urbano III tornò a Bernate notando la decristianizzazione del luogo. Vi portò i canonici, inizialmente furono sette insieme a un abate con l’obiettivo di cristianizzare quel posto di proprietà familiare.

    La cripta venne così usata come chiesta invernale. La storia continuò e dalla prima chiesa di San Giorgio ne venne costruita una seconda e poi una terza. La fortuna di quel luogo era il fiume perché portava benessere, ma anche preoccupazioni con le piene. Nella chiesa di San Giorgio c’è il famoso trittico e l’ancor più famoso quadro di Simone Peterzano con la ben nota pennellata di un giovanissimo Caravaggio. E poi ancora, continuando la visita nei locali della Canonica, ci sono le stanze tanto care ai bernatesi che negli anni ‘70 le utilizzavano come oratorio, il camino con lo stemma della famiglia Cicogna di Cuggiono, un pezzo della guglia del Duomo di Milano probabilmente dimenticato durante la seconda guerra mondiale. I segni di alcuni fregi spariti negli anni ‘80 e che, probabilmente, qualcuno si è portato via. E tanto altro che è possibile vedere da marzo a novembre grazie alla guide volontarie di Calavas.

  • Magenta, Vigili del Fuoco in festa. Don Giuseppe: “Meriterebbero il San Martino d’Oro”

    Magenta, Vigili del Fuoco in festa. Don Giuseppe: “Meriterebbero il San Martino d’Oro”

    Vigili del Fuoco in festa oggi a Magenta. I volontari del distaccamento di via Zara si sono ritrovati nella basilica di San Martino per la santa messa celebrata dal parroco don Giuseppe Marinoni. Alle 11.30, sul sagrato della basilica, sono stati benedetti i mezzi. Hanno partecipato i volontari della Croce Bianca di Magenta, la Protezione Civile, i Carabinieri con il maresciallo Simone al quale è stata donata la giacca dei vigili del fuoco, gli assessori Giampiero Chiodini e Mariarosa Cuciniello, il presidente del consiglio comunale Luca Aloi per il Comune di Magenta e l’on. Umberto Maerna.

    E tanti magentini che hanno ringraziato i volontari per il grande impegno che mettono. Applauditissima la fanfara diretta da Imerio Castiglioni. Non sono mancate le colonne di una volta del distaccamento, come Renato Confalonieri e altri ancora sempre legati alla divisa. “Il San Martino d’Oro? Sarebbe da assegnare a tutti loro. Ci vuole coraggio, tanto coraggio per fare il vigile del fuoco”, ha detto don Giuseppe.

  • Cisliano, condanna a 12 anni per la madre che soffocò la figlia nel 2021

    Cisliano, condanna a 12 anni per la madre che soffocò la figlia nel 2021

    La Corte d’Assise di Pavia ha condannato a 12 anni di carcere (ai quali vanno aggiunti altri 5 in una residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza) P.C., la donna di 44 anni accusata del delitto della figlia di soli due anni, soffocata con un cuscino. Il drammatico fatto era avvenuto il 7 marzo del 2021 in un appartamento a Cisliano: l’indagine è stata condotta, per competenza territoriale, dalla Procura di Pavia.

    La pubblica accusa aveva chiesto l’assoluzione dell’imputata, basandosi sulla perizia che l’aveva dichiarata incapace di intendere e volere. La Corte d’Assise invece ha ritenuto più attendibile il giudizio dei periti nominati dalla stessa Corte, che hanno dichiarato Patrizia Coluzzi seminferma di mente. L’imputata è stata anche condannata a risarcire i familiari: 650mila euro al padre della bambina, 460mila ai nonni e 800mila agli altri due figli della coppia. Secondo quanto è emerso dal processo, la donna avrebbe ucciso la figlia a causa del profondo disagio emotivo che stava vivendo in quel periodo.

  • Rho, ruba borsa di valore in Fiera: arrestato 62enne peruviano

    Rho, ruba borsa di valore in Fiera: arrestato 62enne peruviano

    Furto con destrezza di una borsa di lusso all’interno dei padiglioni della fiera di Rho, dov’era in corso la manifestazione ‘Milano home’. I fatti risalgono al tardo pomeriggio di giovedì 11 gennaio. La vittima, una 59enne italiana, si è subito accorta e ha dato l’allarme, segnalando il ladro in fuga.

    L’uomo, un 62enne peruviano, è stato bloccato dagli addetti alla vigilanza e poi arrestato in flagranza dai carabinieri della sezione radiomobile di Rho per furto con destrezza. La borsa, che conteneva un portafogli e un paio di occhiali griffati, per un valore totale complessivo di 2.500 euro, è stata restituita alla 59enne. L’arrestato – riferisce la nota dei carabinieri – è stato trattenuto nelle camere di sicurezza della compagnia di Rho, in attesa del rito direttissimo che si è svolto nella tarda mattinata di venerdì presso il tribunale di Milano. Il giudice ha disposto per l’uomo l’obbligo di firma.